Val Mara: un’aggregazione voluta dai comuni

Val Mara: un’aggregazione voluta dai comuni

Un Ticino forte con comuni solidi

Il Consiglio di Stato, sulla base dell’istanza congiunta dei Municipi di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio del 21 novembre scorso, ha deciso di istituire una commissione, composta dai sindaci e dai segretari comunali dei comuni, incaricata di elaborare un rapporto per l’aggregazione della Val Mara. Tra i comuni non figura Bissone, che ha deciso di non aderire a questo progetto.

I quattro comuni hanno ora l’opportunità di impegnarsi spontaneamente per la creazione del nuovo comune denominato “Val Mara”, ricalcando l’orientamento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un modo di procedere che consente di lavorare con maggiore libertà e con tempistiche più ampie, trattandosi di un progetto aggregativo spinto dal basso, ovvero promosso dai singoli comuni che mostrano il desiderio di unirsi senza l’imposizione dalle autorità cantonali. Queste ultime restano però sempre a disposizione per un supporto specialistico.
La collaborazione tra le parti è certamente un’ottima premessa per la buona riuscita di un processo che necessità di parecchi consensi.

Un’aggregazione per opportunità
Contrariamente ad altri progetti d’aggregazione necessari per sostenere i comuni non più in grado di far fronte ai compiti amministrativi e alle necessità finanziarie, con questa aggregazione si vuole cogliere l’opportunità di ammodernare e consolidare l’offerta di servizi al Cittadino.

Sono certamente felice che lo scenario auspicato dalle persone attive all’interno dei comuni della Val Mara rappresenti, in buona sostanza, la linea tracciata dal PCA. Questo significa che le aggregazioni già portate a termine hanno inciso positivamente sulla sensibilità della gente e sul territorio, creando il bisogno di ulteriori processi aggregativi per convivere con i cambiamenti della società che incidono anche sulle istituzioni più vicine ai cittadini.

I comuni che hanno deciso di confrontarsi con il processo aggregativo possono essere considerati simili per loro capacità di offrire una qualità di vita soddisfacente alla popolazione, con la messa a disposizione di numerosi servizi in una zona a forte vocazione residenziale, pure apprezzata per la sua proposta turistica, favorita dalla collocazione geografica tra il lago Ceresio e il Monte Generoso.

La ricerca di maggiore autonomia
Con questa scelta, è però chiara la volontà di rendersi ancora più autonomi e di garantirsi, con una dimensione più rilevante e un’organizzazione comunale più strutturata, una maggiore capacità decisionale. E ciò, senza perdere le peculiarità che caratterizzano questi territori, che a nord sentono la prossimità della Città di Lugano e a sud la vicinanza del Magnifico Borgo di Mendrisio.

L’obiettivo è quindi quello di dare maggiore potere a delle realtà già autonome a livello amministrativo, che vogliono però potenziare la propria struttura e offerta, incrementando la progettualità per predisporre un comune moderno e soprattutto solido, che sappia soddisfare le aspettative e i bisogni quotidiani della gente.

Ed è questo anche l’obiettivo del Piano cantonale delle aggregazioni, che disegna – con la partecipazione di tutti i Comuni e attori interessati – un Ticino moderno in modo da garantire un assetto istituzionale adeguato per affrontare le sfide future, tanto a livello cantonale come nel contesto nazionale e transfrontaliero.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono convinto che il Comune “Val Mara” saprà proporre alla popolazione delle prestazioni di qualità e diventare un importante interlocutore per il Cantone. Le motivazioni che animano i promotori di questa aggregazione consentiranno di raggiungere risultati concreti in tempi ragionevoli. E questo nell’interesse dei cittadini coinvolti che
potranno vivere in un contesto al passo con i tempi.

 

Un giro di vite dalla prossima stagione

Un giro di vite dalla prossima stagione

Intervista apparsa nell’edizione di venerdì 16 marzo 2018 del Corriere del Ticino

Misure antiviolenza negli stadi: il consigliere di Stato, le idee, gli striscioni e gli insulti

Per combattere la violenza negli stadi Norman Gobbi la sua ricetta l’aveva anticipata a gennaio a Piazza del Corriere. Ora spiega perché occorre verificare l’identità alle entrate degli stadi.

Allo stadio presentando il documento d’identità: a mali estremi, estremi rimedi?
«Direi un cambiamento necessario. Si tratta di una misura che ha dimostrato la sua efficacia laddove è stata proposta. Penso alla pista di Zugo, dove è stato implementato un dispositivo di prevenzione che prevede il controllo dell’identità ed è stato possibile ridurre sostanzialmente i problemi legati al tifo violento all’interno degli impianti sportivi. Tutti i tifosi ospiti sono obbligati a presentare un documento di legittimazione oltre al biglietto d’ingresso. Questo approccio ha certamente un maggiore effetto dissuasivo, considerato che la possibilità di restare impuniti è drasticamente più bassa che altrove. Nonostante l’attività di prevenzione e di sensibilizzazione svolta, ci sono ancora persone che si recano agli eventi sportivi disinteressandosi completamente del risultato, con l’unico obiettivo di creare disagio e sfidare i tifosi avversari e le forze dell’ordine. Sono una minoranza, ma da sole creano importanti danni d’immagine alle società sportive e soprattutto comportano ingenti costi di sicurezza privata e pubblica. Soldi che potrebbero essere investiti nel rafforzamento sportivo delle squadre e nello sviluppo dei settori giovanili».

Il Dipartimento ha già compiuto passi concreti per indicare la nuova rotta alle società sportive?
«Nelle ultime settimane ci sono stati dei contatti regolari con i club. Questa tematica va approfondita con i principali attori coinvolti: polizia cantonale, federazioni e club sportivi. Si tratta di trovare delle soluzioni condivise e praticabili a breve termine. L’obiettivo è quello di attivare queste misure già a partire dalla prossima stagione».

Qual è stata la risposta?
«I club si sono finora dimostrati piuttosto collaborativi perché stanno considerando seriamente il problema della violenza, anche al loro interno. E come detto, sono interessati a trovare una soluzione per ridurre i costi di sicurezza. Diventa sempre meno sostenibile una spesa di quasi mezzo milione di franchi per la sicurezza privata, senza la certezza di non più essere esposti a minacce. La volontà è stata dimostrata e gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane».

E se qualcuno dovesse opporsi quale sarebbe la sua replica?
«La risposta è chiara. La situazione attuale non è più sostenibile perché non si può restare in balia di situazioni imprevedibili e dal potenziale devastante ad ogni partita. I fatti di gennaio hanno confermato che spesso non c’è relazione tra l’evento e quello che può succedere. È quindi difficile predisporre un dispositivo di sicurezza corretto. Inoltre, questa esposizione al rischio comporta la presenza di un numero sempre maggiore di agenti di polizia, con il pericolo di lasciare scoperti altri compiti sul territorio. La sicurezza totale non esiste ma il rischio potenziale deve essere ridotto».

A fare traboccare il vaso sono stati gli ormai noti fatti della Valascia, oppure questo passo lo avrebbe compiuto a prescindere?
«I fatti accaduti hanno probabilmente accelerato una riflessione e la ricerca di una soluzione che era già in atto da tempo. Sono ormai anni che con vari progetti il mio Dipartimento si impegna a monitorare gli eventi e a trovare delle soluzioni nell’interesse di tutti. Purtroppo la situazione non si è modificata nel modo che avremmo voluto, anche perché i cambiamenti nella società civile e l’evoluzione delle minacce non ci ha certamente agevolato».

Ma basterà per cancellare la violenza dagli stadi?
«Sono dell’opinione che la soluzione vada trovata con la collaborazione delle parti coinvolte. È l’atteggiamento che va modificato, altrimenti il problema persisterà. Penso ad esempio ad una maggiore collaborazione nel rispetto delle regole».

Lei è politico, ma anche padre di famiglia. I suoi figli li porta tranquillamente sugli spalti?
«Di principio sì. È tuttavia chiaro che i fatti di gennaio portano a fare alcune riflessioni. Pur trattandosi nel caso specifico di un episodio circoscritto, la possibilità di vivere simili scenari trattiene molte famiglie e ne limita la loro presenza alla Valascia. Una scelta che una volta di più danneggia i club, nel senso che non crea le premesse per una fidelizzazione dei tifosi di domani».

È noto che lei tifa Ambrì e ha anche un passato quale dirigente. A chi dice che la società tratta troppo spesso con i guanti di velluto il tifo organizzato perché teme reazioni negative come risponde?
«Il rapporto tra società e tifoseria non è mai scontato. Le due parti devono essere complementari e cercare assieme di valorizzare l’immagine e l’attività del Club. Riconosco che non è sempre semplice, anche perché a volte gli interessi divergono e le aspettative sono disattese e generano frustrazione. Per quanto mi riguarda, non ho le ho mai mandate a dire ed è per questo che spesso mi sono stati dedicati striscioni, scritte sui muri e via dicendo. Sono però convinto che l’unica strada sia questa per cercare di eliminare il tifo violento negli stadi».

In questi giorni è sotto tiro. Il portale ForumAlternativo ha scritto: «Gobbi ordina il blitz contro la tifoseria biancoblù». È una frase che la impressiona?
«No assolutamente. Ricordo che gli interventi di ieri sono stati ordinati dal Ministero pubblico». Oggettivamente i 13 ticinesi identificati (su 40 in totale) non sono pochi. Sta a significare che la violenza (in questo caso all’interno dello stadio) e spesso a margine dell’evento stesso, non è poi così un fenomeno di nicchia? Sull’arco di una stagione gli episodi critici sono un numero piuttosto contenuto. Il grado di pericolosità delle partite è gestito correttamente e in anticipo. È ovvio che il derby e la rivalità tra Ambrì e Lugano possono richiedere una maggiore attenzione, ma per il resto, a parte rare eccezioni, gli episodi restano circoscritti. La politica dei vari club di ridurre sempre di più gli spazi a disposizione delle tifoserie ospiti favorisce di per sé la diminuzione dei problemi. È chiaro che in presenza di fatti del genere esiste pure il rischio di emulazione».

Questo genere di sedicenti tifosi si attacca violentemente, ma poi i fronti contrapposti sono in grado di coalizzarsi per scontrarsi con le forze dell’ordine. È una perversione all’interno di un comportamento già di per sé perverso. Quale il suo giudizio?
«Effettivamente può succedere. Anche per questo motivo la Polizia in situazioni del genere deve predisporre le misure adeguate al fine di tutelare l’impiego degli agenti in servizio. Auspico che in futuro questi scenari non si verifichino più, proprio perché non si può mettere regolarmente a repentaglio la sicurezza delle forze dell’ordine».

 

Favorisca il documento

Favorisca il documento

Articolo apparso nell’edizione di giovedì 15 marzo 2018 de La Regione

Serie A e B: Gobbi impone ai club ticinesi la verifica sistematica dei tifosi presenti. Per i disordini alla Valascia del 14 gennaio individuata una quarantina di violenti.

Le principali squadre di hockey e calcio ticinesi dovranno dotare i loro stadi di sistemi informatici che registrino alle casse i volti dei tifosi in entrata confrontandoli con i loro documenti d’identificazione. Scopo: verificando le generalità dei presenti, sarà più facile risalire ai responsabili di eventuali disordini. Un metodo deterrente a beneficio della sicurezza di tutti. Lo ha riferito ieri sera la Rsi citando il consigliere di Stato Norman Gobbi. Interpellato dalla ‘Regione’, il capo del Dipartimento istituzioni, con un passato di arbitro d’hockey, conferma di aver sottoposto recentemente questa soluzione ai club di serie A e B. Ignota per ora la risposta. «Ai sodalizi che non accetteranno – specifica – il Dipartimento revocherà la possibilità di giocare le partite in presenza di pubblico a partire dal prossimo campionato. Dove applicata – aggiunge –, la misura ha ottenuto ottimi risultati». Nel moderno impianto di Zugo, ad esempio, «ha permesso di ridurre sensibilmente il dispositivo di sicurezza interno e anche l’impiego della polizia. Quanto ai costi di acquisto e gestione, sono contenuti». E a chi potrebbe gridare allo scandalo per l’ennesimo presunto attacco alla privacy, «rammento che non si tratta di una novità. In taluni parchi divertimento già avviene e talvolta viene chiesta anche l’impronta digitale del pollice».

Quello che si dice “inviare un forte segnale”. L’ha fatto ieri mattina la Polizia cantonale bussando alla porta di 13 ticinesi fra i 41 e i 17 anni (si tratta di un solo minorenne) che nel pomeriggio del 14 gennaio avevano preso parte alle violenze scoppiate dentro la Valascia a margine dell’incontro con il Losanna, i cui supporter avevano dato il via agli scontri. Mentre i 13 ticinesi venivano trasferiti in centrale e interrogati – comunicano gli inquirenti – le loro abitazioni sono state perquisite e in talune è stato trovato materiale pirotecnico. Un blitz che alcuni supporter biancoblù non hanno gradito, ritenendolo eccessivo. Ciò che più conta, secondo Polizia e Procura, è che grazie al “minuzioso lavoro d’inchiesta” sono stati identificati una quarantina della sessantina di facinorosi scontratisi; 17 sono ticinesi, habitués della Valascia, mentre gli altri risiedono nei Cantoni Vaud, Uri, Svitto, Berna e Lucerna, le cui Polizie eseguiranno oggi e nei prossimi giorni blitz analoghi. Idem in Germania, a Jena, da dove provenivano 15 supporter della squadra calcistica del Carl Zeiss gemellati con quelli del Losanna. I ticinesi interrogati e poi rilasciati riceveranno dal procuratore pubblico Nicola Respini, titolare delle indagini, proposte di condanna con decreti d’accusa cui potranno opporsi accettando così di sottoporsi a un processo in Pretura penale. A ciò si aggiungeranno le misure anti hooliganismo, in primis il divieto d’accesso agli stadi per alcuni mesi/anni. Diverse le accuse mosse: sommossa, violenza contro funzionari, lesioni, vie di fatto, danneggiamento, infrazione alla Legge federale sulle armi e gli esplosivi nonché dissimulazione del volto. Proprio il fatto che in gran parte avessero il volto coperto ha complicato – ma non reso impossibili – le operazioni d’individuazione. D’aiuto sono stati l’impianto di videosorveglianza interno ed esterno della pista di ghiaccio e le immagini registrate dalle tv presenti.

In questo modo – specificano Procura e Polizia cantonale – s’intende “inviare un forte segnale, affinché si possa godere in sicurezza dello spettacolo offerto dagli eventi sportivi”. Quanto al 14 gennaio, spunta l’aggravante della presenza di numerose famiglie con bambini. Durante gli interrogatori quasi tutti i 13 ticinesi hanno motivato il loro agire con la necessità di rispondere all’attacco. Quel pomeriggio, ricordiamo, sono volati fumogeni, seggiolini, spranghe, girelli conta-persone. Gli agenti hanno esploso proiettili di gomma. In un comunicato diffuso ieri sera, l’Hcap ribadisce le proprie scuse al pubblico e confida che “nelle sanzioni si possa distinguere fra chi ha provocato e chi ha reagito seppure con l’eccesso, e che si tengano in dovuta considerazione il principio di proporzionalità e di parità di trattamento con altri avvenimenti in ambiti sportivi e non sportivi”.

Intervista all’interno dell’edizione del 15 marzo 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10246463

Chiusura temporanea Sezione della circolazione e interruzione servizi online

Chiusura temporanea Sezione della circolazione e interruzione servizi online

Il Dipartimento delle istituzioni informa che venerdì 30 marzo 2018 tutti gli uffici e i servizi della Sezione della circolazione rimarranno eccezionalmente chiusi per permettere l’introduzione della nuova banca dati federale concernente l’ammissione alla circolazione. Per poter collegare il nuovo sistema, l’applicativo informatico della Sezione della circolazione sarà infatti messo fuori rete dal 30 marzo al 2 aprile 2018; pertanto anche i servizi online non saranno utilizzabili per tutta la durata dei lavori di manutenzione e saranno nuovamente disponibili a partire da martedì 3 aprile 2018.

L’attuale sistema composto da quattro diverse banche dati – MOFIS (che registra i dati relativi all’immatricolazione dei veicoli), FABER (che raccoglie i dati relativi ai conducenti) ADMAS (che documenta le misure amministrative) e TARGA (che raccoglie i dati relativi ai certificati tipo dei veicoli) – attivo da oltre trent’anni è ormai obsoleto e la manutenzione è possibile unicamente con notevole dispendio di risorse e di energie.

Da questa necessità e dal bisogno di centralizzare queste quattro differenti banche dati, è nata l’esigenza da parte dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) di offrire un nuovo sistema centralizzato – denominato sistema informativo di ammissione alla circolazione (SIAC) – molto più performante e capace di eliminare le ridondanze dovute alla presenza di dati di medesimi soggetti in diverse banche dati e sovrapposizioni tra Cantoni.

La scelta di introdurre il sistema nel fine settimana pasquale è stata concordata tra l’USTRA e tutti i Cantoni della Svizzera al fine di permettere l’installazione del sistema SIAC su tutti gli applicativi informatici delle varie Sezioni della circolazione cantonali.

Il Dipartimento delle istituzioni conferma il proprio impegno nello snellire le procedure burocratiche, così da rendere più rapida e soddisfacente l’interazione fra la cittadinanza e l’autorità cantonale. La Sezione della circolazione, uno degli uffici più sollecitati dell’Amministrazione cantonale, si conferma così una volta ancora all’avanguardia nell’alleggerimento delle procedure e nel miglioramento della qualità del servizio.

Val Mara: costituita la Commissione di studio per l’aggregazione

Val Mara: costituita la Commissione di studio per l’aggregazione

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato, sulla base dell’istanza congiunta dei Municipi di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio del 21 novembre 2017, ha formalmente istituito una commissione incaricata di elaborare un rapporto per l’aggregazione dei Comuni della Val Mara. Nella sua decisione il Governo ha preso atto della volontà del Municipio di Bissone di non intraprendere la procedura aggregativa.

Convinti che i tempi siano maturi per la costituzione di un Comune unico, i Municipi intendono concretizzare un’aggregazione definita d’opportunità. Si tratta, infatti, di quattro realtà locali oggi amministrativamente autonome, che vogliono tuttavia consolidare il proprio assetto politico-amministrativo nell’interesse dei cittadini. L’Esecutivo di Bissone ha deciso, dal canto suo, di non partecipare al progetto.

In quest’ottica il Consiglio di Stato ha deciso di accogliere l’istanza di aggregazione dei quattro Comuni, istituendo nel contempo la Commissione di studio incaricata di allestire la proposta aggregativa. I quattro Comuni promotori del progetto aggregativo hanno infatti espresso la volontà di non interferire con la decisione di Bissone, ritenendo che l’aggregazione proposta sia conforme al Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) nel quale i Comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio appartengono allo scenario aggregativo “Val Mara”.

La Commissione designata dal Governo è formata da:
• per il Comune di Arogno: Corrado Sartori, Sindaco (supplente: Claudio Firpo, Vicesindaco)
• per il Comune di Maroggia: Jean-Claude Binaghi, Sindaco
• per il Comune di Melano: Daniele Maffei, Sindaco (supplente: Davide Cresta, Vicesindaco)
• per il Comune di Rovio: Riccardo Costantini, Sindaco
e dai rispettivi segretari comunali, questi ultimi con un ruolo tecnico.

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.


Servizio all’interno de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10251974

Disordini a margine della partita Hcap-Hc Losanna: fermate 13 persone

Disordini a margine della partita Hcap-Hc Losanna: fermate 13 persone

Il Ministero pubblico, la Magistratura dei minorenni e la Polizia cantonale comunicano che oggi, nell’ambito di un’apposita operazione, sono state fermate in Ticino 12 persone di età compresa tra i 41 e i 18 anni nonché un minorenne diciasettenne. Si tratta di persone che il 14.01.2018 ad Ambrì, in occasione dell’incontro di disco su ghiaccio HCAP-HC Losanna, hanno partecipato a vario titolo e con varie responsabilità ai disordini scoppiati a margine della partita. Grazie al minuzioso lavoro d’inchiesta degli inquirenti della Polizia cantonale, è stato possibile identificare una quarantina di persone, appartenenti alla tifoseria locale e a quella losannese, sospettati di sommossa, violenza contro funzionari, lesioni, vie di fatto, danneggiamento, infrazione alla Legge federale sulle armi e gli esplosivi nonché dissimulazione del volto. Durante le perquisizioni è stato trovato del materiale pirotecnico. Sono previste in altri cantoni svizzeri e all’estero, ulteriori operazioni per il fermo di altri pseudotifosi. In questo modo la Polizia cantonale, in collaborazione con altre autorità di polizia, intende inviare un forte segnale, affinché si possa godere in sicurezza dello spettacolo offerto dagli eventi sportivi, punendo chi si macchia di episodi di violenza, quel giorno con l’aggravante della presenza di numerose famiglie con bambini. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore pubblico capo Nicola Respini e dalla Magistratura dei minorenni. Al momento non verranno rilasciate ulteriori informazioni.

Sempre allacciati, anche sui sedili posteriori

Sempre allacciati, anche sui sedili posteriori

Dimostrazione TCS sull’uso delle cinture di sicurezza

Oggi a Tesserete il Touring Club Svizzero, in collaborazione con il Progetto Strade Sicure e la Polizia cantonale, ha messo in atto una dimostrazione sui rischi derivati dal mancato utilizzo delle cinture di sicurezza anche nei sedili posteriori. Se i dati dell’Ufficio Prevenzione Infortuni (UPI) relativi alle persone – conducente e passeggero – che siedono sui sedili anteriori sono confortanti, lo stesso non si può certo dire per quanto avviene nel retro della vettura.
Non allacciare le cinture sui sedili posteriori è un comportamento a rischio elevato che continua a mietere inutili vittime sulle nostre strade. In particolare sui brevi tragitti, quale può essere quello casa-scuola, che vede spesso protagonisti i bambini, o lo spostamento a corto raggio nei dintorni del domicilio. Una tendenza purtroppo confermata dai dati della Polizia cantonale relativi alle contravvenzioni.
Prendendo in considerazione gli anni tra il 2014 e il 2017, la statistica degli incidenti denota una costante diminuzione dei sinistri che vedono implicati i passeggeri (sia anteriori sia posteriori), mentre è costante il numero degli stessi che ha riportato gravi conseguenze (serie ferite o decesso). Nel 2017 gli incidenti nei quali sono stati coinvolti passeggeri di veicoli che hanno riportato ferite leggere hanno toccato quota 116, mentre sono stati 12 quelli con vittime che hanno riportato ferite gravi o hanno perso la vita. Queste cifre non sono imputabili unicamente al mancato uso delle cinture, ma devono comunque far riflettere. Per quanto riguarda le multe comminate dalla Polizia cantonale per mancato uso delle cinture di sicurezza dei passeggeri (OMD 800.1) o per il trasporto di bambini con età inferiore ai 12 anni non assicurati (OMD 312.2), negli ultimi 6-7 anni si evidenzia che hanno mantenuto un andamento costante, con un leggero incremento nel 2014.

Non si deve abbassare la guardia
Nonostante i dati non riescano a sviscerare la reale portata della problematica, la Polizia cantonale, il progetto “Strade Sicure” del Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero in un’ottica di prevenzione rendono attenti i cittadini, chiedendo loro di non abbassare la guardia, poiché a farne le spese sono in particolare bambine e bambini. Evitare anche un solo un incidente è sicuramente un risultato positivo. È necessario quindi continuare a insistere, in ambito di prevenzione, sull’importanza di allacciare le cinture, al fine di garantire la sicurezza di tutti i passeggeri con un semplice gesto.

 

Polizia cantonale: più professionale, moderna e orientata al futuro

Polizia cantonale: più professionale, moderna e orientata al futuro

Bilancio del 2017 e obiettivi 2018

Di recente si è tenuto l’annuale rapporto di Corpo della Polizia cantonale. E’ stata l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività svolta nel 2017 e per presentare gli obiettivi strategici e operativi per il 2018.

Nel mio intervento mi sono complimentato con gli agenti, gli inquirenti e i collaboratori amministrativi per la qualità del lavoro svolto, per la dimostrazione di attaccamento al Corpo e per i successi ottenuti lo scorso anno, dimostrato con un calo dei reati commessi e i recenti arresti di bande organizzate. La Polizia è stata chiamata a intervenire in situazioni pericolose ed estreme, reagendo in modo professionale con unità d’intenti e spirito di Corpo, meritandosi sul terreno il rispetto della popolazione ticinese. Infatti, il livello di sicurezza oggettiva odierna è più che apprezzabile.

La società evolve e le forze dell’ordine devono adattarsi al continuo cambiamento, per dare una risposta efficace alle possibili minacce: il terrorismo, le infiltrazioni criminali, la radicalizzazione, la mobilità delle persone e altro ancora. Si tratta di essere pronti ad intervenire contro questi fenomeni, che potrebbero toccarci da vicino, senza però creare inutili allarmismi. Di questi scenari dobbiamo tenere conto e impegnarci per essere pronti nel caso effettivo.

Il compito della Polizia cantonale è quello di garantire ai cittadini un senso di protezione e di benessere che negli ultimi anni credo di poter dire sia stato raggiunto con la professionalizzazione dei differenti servizi specialistici e il continuo adattamento ai nuovi bisogni della società.

La reattività, ma anche la visione a lungo termine
In aggiunta all’ordinaria attività di prevenzione sul territorio, nel 2017 sono stati sviluppati diversi progetti che rientrano in una visione più a lungo termine del Corpo di Polizia. In particolare è stata realizzata la nuova Centrale comune d’allarme che entrerà in funzione prossimamente: creerà le basi ideali per il perfezionamento di tutti gli interventi e il rafforzamento della collaborazione tra i partner di sicurezza. Un altro importante progetto prevede invece di mettere a disposizione dei differenti servizi nuovi strumenti informatici, così da agevolare lo scambio regolare di informazioni e favorire la tempestività dell’intervento.  Ricordo inoltre i vari impieghi con coinvolgimenti nazionali e internazionali, nonché le operazioni di polizia giudiziaria sempre più numerose e impegnative.

Le priorità operative e la vicinanza ai cittadini
Per quanto riguarda invece il 2018, l’evoluzione del Corpo dovrà continuare per tenere il passo con i tempi. Tra le priorità ci sarà un sempre maggiore e capillare presidio del territorio e una intensa collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali così da ridurre le infrazioni. Nel corso dell’anno verrà introdotto il progetto pilota “Via libera”, che consentirà di accelerare la riapertura dei tratti stradali dopo incidenti o altri eventi. Continuerà pure l’attività di prevenzione dei reati economico-finanziari e informatici: malversazioni finanziarie, reati fallimentari e società bucalettere.
La vicinanza al cittadino sarà invece garantita da numerose campagne di sensibilizzazione (su tutte “strade sicure” e “acque sicure”), dall’utilizzo dei principali social media e dell’App per smartphone per un dialogo facilitato e continuo. Non dobbiamo infine dimenticare il contatto diretto con la gente, favorito da serate sul tema della prevenzione (furti, truffe e sicurezza stradale) e dalla partecipazione ad eventi fino all’organizzazione di giornate delle porte aperte.

Come Direttore del Dipartimento, credo molto nella promozione dell’immagine della Polizia cantonale tra la popolazione. Desidero infatti che i servizi offerti siano conosciuti e soprattutto cerco il coinvolgimento dei ticinesi nel collaborare con le varie forze dell’ordine per mantenere la sicurezza nel nostro Cantone. Più volte ho definito i cittadini “le sentinelle” presenti sul territorio e molti interventi della polizia sono stati agevolati dalle preziose informazioni fornite proprio dai cittadini.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle Istituzioni

Le duecento professioni offerte dall’esercito svizzero

Le duecento professioni offerte dall’esercito svizzero

Articolo apparso sull’edizione di venerdì 9 marzo 2018 del Corriere del Ticino.

Tra i vari stand di Espoprofessioni, l’appuntamento che si concluderà domani al centro Conza di Lugano, vi è quello delle professioni dell’esercito che ieri ha accolto anche il consigliere di Stato Norman Gobbi (nella foto, ai comandi del simulatore dell’F/A-18 assieme al divisionario Lucas Caduff). Un’occasione per scoprire i vari mestieri che questa istituzione offre al di fuori dei mestieri in uniforme. Fino alla chiusura ci sarà l’oppportunità di scoprire professioni per tutte le età e per tutti i gusti.
Se si pensa ai mestieri dell’esercito, la mente corre subito ai professionisti in uniforme; ma, in realtà, la Difesa offre lavoro a 9.000 collaboratori, di cui solo un terzo sono militari: contempla 200 professioni diverse in 100 ubicazioni in tutta la Svizzera; con più di 500 apprendisti per 30 apprendistati in 50 luoghi di formazione, di cui 27 al Monteceneri (5 sono ancora i posti di apprendistato vacanti per il prossimo anno formativo) in 7 mestieri differenti. Ad Espoprofessioni si possono incontrare apprendisti e formatori di vari settori: impiegato in logistica, meccatronico di automobili, veicoli leggeri e utilitari così come operatore di edifici e infrastrutture. Anche SPHAIR, l’ente preposto per il reclutamento di piloti civili e militari di aerei ed elicotteri, così come di esploratori paracadutisti, è presente insieme ad un pilota per rispondere alle domande dei giovani interessati. Ci sono pure i pompieri del Centro intervento del San Gottardo, i militi di SWISSINT impegnati ed impiegati nei servizi di promovimento della pace all’estero e i militari, ufficiali e sottufficiali, di professione.

I Cantoni latini e le Città uniti contro la discriminazione

I Cantoni latini e le Città uniti contro la discriminazione

In occasione della Settimana internazionale di azione contro il razzismo, dal 21 al 28 marzo 2018 le istituzioni ticinesi uniranno le loro voci per promuovere la diversità e combattere la tentazione del rifiuto e della discriminazione. Anche quest’anno i Cantoni latini – Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Ticino, Vallese e Vaud – e numerose città elvetiche collaboreranno per lanciare una campagna di sensibilizzazione, secondo il motto “La diversità, un valore svizzero?”

L’edizione 2018 della Settimana internazionale di azione contro il razzismo vedrà Comuni e spazi pubblici del nostro cantone ospitare nuovamente conferenze, esposizioni, momenti di sensibilizzazione nelle scuole, serate-film, accompagnati da trasmissioni radiofoniche e televisive. Gli appuntamenti, coordinati dal Servizio cantonale per l’integrazione degli stranieri, saranno organizzati in collaborazione con Comuni, enti, associazioni e comunità di stranieri residenti in Ticino.

L’evento speciale in programma per quest’anno sarà dedicato al progetto “Lugano Città Aperta”, promosso dalla Fondazione Spitzer e la Città di Lugano (da gennaio e aprile 2018) con una serie di eventi per valorizzare la tradizione umanitaria di Lugano e della Svizzera italiana verso chi ha subito l’oppressione politica, raziale, religiosa e la negazione della libertà.
Il progetto culminerà con l’inaugurazione del “Giardino dei Giusti al Parco Ciani” di Lugano il 26 aprile 2018; Giardino che vuole rendere omaggio a quattro figure di Ticinesi che con il loro impegno determinante hanno contrastato l’oppressione e/o salvato la vita di chi era perseguitato.