Konsequentes Burka-Verbot: Erstmals Kuwaiterin in der Schweiz wegen Gesichtsverhüllung bestraft

Konsequentes Burka-Verbot: Erstmals Kuwaiterin in der Schweiz wegen Gesichtsverhüllung bestraft

Da Zuerst! Deutsches Nachrichtenmagazin del 5 agosto 2016 | Im Kampf gegen die alltägliche Islamisierung unserer Lebenswelt sind die Nachbarländer viel konsequenter. Im Schweizer Kanton Tessin etwa gilt seit 1. Juli ein Verbot, sein Gesicht im öffentlichen Raum zu verhüllen. Am vergangenen Wochenende wurde das „Anti-Burka-Gesetz“ erstmals konsequent angewendet: Eine Frau aus Kuwait muß 100 Franken (92 Euro) für das verbotene Burka-Tragen bezahlen.

Die Kuwaiterin stand vor einem Restaurant in der Stadt Chiasso. Das Lokal ist nur wenige Hundert Meter von der Grenze zu Italien entfernt. Polizisten erklärten der Frau, daß das Burka-Tragen per Gesetz verboten sei und sie daher 100 Franken zahlen müsse. Nachdem sie die Buße bezahlt hatte, legte sie ihren Schleier ab.

Laut dem Tessiner Polizeidirektor Norman Gobbi war dies der erste Fall, in dem ein Bußgeld eingefordert wurde. Gobbi zeigte sich zufrieden mit den bisherigen Erfahrungen und wird von Medien mit den Worten zitiert: „Die arabischen Touristen sind intelligenter als viele Gegner des Burka-Verbots.“ Auch der Luganer Stadtrat Michele Bertini erklärte: „Wenn man den arabischen Touristen gut erklärt, daß das Parlament dies beschlossen habe, wird das Verhüllungsverbot gut befolgt.“

Das „Anti-Burka-Gesetz“ wurde im Kanton Tessin 2013 per Volksabstimmung beschlossen. Wird eine Frau mit Burka erstmalig erwischt, ist ein Bußgeld in der Höhe von umgerechnet 92 bis 924 Euro fällig. Im Wiederholungsfall droht eine Geldstrafe von bis zu 9240 Euro. Verboten sind sowohl die Burka als auch der unter arabischen Touristinnen gängigere Niqab. Ein Burka-Verbot gibt es auch in Frankreich seit Mitte 2014. In Österreich und Deutschland sehen die Regierungen bislang keinen Handlungsbedarf.

Biasca: nuova età dell’oro per i binari

Biasca: nuova età dell’oro per i binari

Dal Corriere del Ticino del 4 agosto 2016 | Andreas Meyer in visita alla struttura di manutenzione e soccorso da 70 milioni. Il livello occupazionale delle FFS nella regione torna ad essere quello del 1914

«È difficile che i treni AlpTransit si fermino a Biasca». Sono le parole del CEO delle FFS Andreas Meyer che ieri ha accompagnato la stampa in visita ai due centro di manutenzione della galleria di base. In Riviera ad accoglierlo vi erano il consigliere di Stato Norman Gobbi e Loris Galbusera, sindaco della cittadina che ospita i capannoni da 70 milioni di franchi. Nel suo intervento quest’ultimo, prima di presentare ancora una volta la richiesta di tutte le Tre Valli, che ancora una volta non è stata accolta, ha ricordato che, con i posti di lavoro creati in zona dalla FFS (sono 300) si torna ai livelli occupazionali nel settore ferroviario del lontano 1914. E di questo aspetto, nonché degli investimenti miliardari sull’asse del San Gottardo, i politici locali sono grati alle FFS. Lo hanno detto Galbusera e Gobbi che si è espresso in tedesco, ricambiando la cortesia di Meyer che ha invece parlato in italiano lodando: «La famiglia del tunnel», dichiarandosi giustamente «fiero» della modernità degli impianti FFS.

È toccato all’ingegner Denis Rossi illustrare gli aspetti tecnici: dall’11 giugno scorso sono iniziati i lavori di manutenzione ordinaria nel tunnel, anche se non è ancora utilizzato per il traffico normale. Quando si lavorerà a pieno regime, per tre notti alla settimana, dal sabato al martedì, sotto il San Gottardo saranno attivi per tutto l’anno 11 cantieri differenti. Ognuna delle citate notti i treni di manutenzione entrano in galleria e portano materiale e uomini sul posto; a lavori ultimati i convogli vengono ricomposti per tornare a Biasca ed a Erstfeld. I due centri di manutenzione e soccorso sono identici e hanno le medesime competenze (non vi sono limiti territoriali). I pompieri sul versante sud sono comandati da Paolo Tappa ed il loro treno rosso è stato battezzato «Biasca». A proposito di treni, Rossi ha rivelato che la metà del materiale rotabile per i servizi di manutenzione non è ancora stato consegnato e, per sopperire alla mancanza, per il momento vengono noleggiati i macchinari mancanti.

Ma gli impegno delle FFS in Ticino non si limitano all’AlpTransit: nei prossimi anni saranno investiti altri due miliardi di franchi: 1,4 miliardi in ampliamenti infrastrutturali, 490 milioni in moderni treni regionali e altri 84 milioni in progetti immobiliari. Tra questi ultimi figura la ristrutturazione delle due principali stazioni ticinesi, Lugano e Bellinzona. Le nuove stazioni saranno inaugurate come previsto, il 14 ottobre (Bellinzona) e il giorno della messa in servizio della galleria di base del San Gottardo (Lugano). Su ordine delle FFS, Stadler Rail sta costruendo, per 970 milioni di franchi, 29 nuovi treni destinati al traffico sull’asse nord-sud. Meyer parla di una «terza età dell’oro» per la mobilità ferroviaria, anche tra le tre città ticinesi. Il futuro è roseo pure per la linea di montagna che si vuole rilanciare in chiave turistica ricorrendo anche al materiale rotabile storico e alle carrozze panoramiche.

La ferrovia del futuro a Biasca

La ferrovia del futuro a Biasca

Da La Regione del 4 agosto 2016 | Il presidente della direzione Andreas Meyer in visita ieri al Centro di manutenzione e intervento – Norman Gobbi ringrazia Berna per le risorse destinate al Cantone.

«A Biasca si avverte la fierezza dei ticinesi nei confronti della ferrovia moderna». Così il presidente della direzione delle Ffs Andreas Meyer a Biasca, dove, scendendo da un convoglio ‘Gottardino’ partito da Flüelen, ha preso visione dell’avanzamento della fase di test della nuova galleria di base del San Gottardo a fianco del responsabile dell’infrastruttura Philippe Gauderon. Meyer è stato accolto al nuovissimo Centro di manutenzione Ffs (a regime, ancora parziale, dalle scorse settimane) dal sindaco di Biasca Loris Galbusera e quindi dal consigliere di Stato Norman Gobbi. Il Ceo delle Ffs ha elencato gli investimenti fatti dall’ex regia in Ticino e le prospettive aperte con la nuova galleria di base del San Gottardo che abbasserà i costi di manutenzione, rispetto alla vecchia linea di montagna, di più di 20 milioni di franchi l’anno. Dal canto suo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi , ringraziando Confederazione e Ffs per le risorse investite «a nome di tutta l’italianità della Svizzera», ha garantito che il Ticino farà la sua parte in questa rivoluzione dei trasporti. «I ticinesi – ha ammesso però il consigliere di Stato, come ad auspicare un cambio di tendenza – preferiscono ancora l’auto al treno». Il nuovo e moderno stabilimento di Biasca, come sottolineato da Gobbi, sposterà a sud il «centro gravitazionale» della manutenzione in Ticino, centralizzando la quarantina di impieghi presenti ad Airolo.

La risposta alle rivendicazioni avanzate dal Borgo e dalla regione

Ufficialità e convivialità, ma anche l’occasione per mettere qualche puntino sulle i, su un cantiere del secolo che si vorrebbe portasse davvero dei benefici, per tutti, anche per le comunità di valle. Il questo senso il sindaco Galbusera ha ricordato che la ferrovia è sempre stata un partner importante per lo sviluppo della regione. Ora – ha concluso – abbiamo due obiettivi importanti: «Batteremo i piedi (in modo educato) per ottenere qualche fermata dei nuovi treni a Biasca a favore dei pendolari e per il mantenimento della Gotthardbahn da promuovere come via storica». Breve ma significativo l’appunto di Meyer riguardo a questa richiesta rilanciata negli scorsi mesi da Ente regionale di sviluppo Bellinzonese e Valli e Commissione regionale dei trasporti delle Tre Valli, appoggiata da 8’000 persone (che hanno aderito a una raccolta firme) e dal Consiglio di Stato. «In molte località che abbiamo visitato in questi mesi – ha proferito questa volta in tedesco Meyer – ci siamo confrontati con la richiesta di nuove fermate. Noi però dobbiamo mettere al primo posto il cliente». In sintesi il tenore della risposta del quadro è stato questo: possiamo certo discutere di qualche fermata al giorno, ma qui – si è sbilanciato il Ceo delle Ffs – appare più difficile.

In viaggio sul San Gottardo

In viaggio sul San Gottardo

Airolo-Biasca, oggi con la bici elettrica – 13° puntata: http://www.rsi.ch/g/7768577

In viaggio sul San Gottardo – Un viaggio affascinante e suggestivo attorno ad uno dei luoghi più simbolici del nostro Paese, 15 appuntamenti quotidiani all’insegna dell’avventura, della scoperta, del divertimento.
In viaggio sul San Gottardo è un progetto ideato dall’emissione televisiva “Schweiz Aktuell” di SRF per sottolineare in modo originale questo 2016 contrassegnato dall’apertura della nuova trasversale alpina.

Schweiz Aktuell am Gotthard

Schweiz Aktuell am Gotthard

Tag 13: Versteckte Schätze in der Leventina. http://www.srf.ch/sendungen/schweiz-aktuell/tag-13-versteckte-schaetze-in-der-leventina

Das «Schweiz aktuell» Sommerprojekt 2016 – Präsentiert wird die Sendung von Katharina Locher. Die «Schweiz aktuell»-Moderatorin führt zum ersten Mal durch das dreiwöchige Sommerprojekt. Sie begrüsst das Publikum jeden Abend nach 19 Uhr vom Gotthardhospiz inmitten der imposanten Naturkulisse.

Dort empfängt sie Gäste aus Wirtschaft, Politik und Gesellschaft und beleuchtet die vielfältigen Themen rund um die Verbindungsachse Nord-Sud.

 

Migranti: struttura unica per l’accoglienza

Migranti: struttura unica per l’accoglienza

Dal Corriere del Ticino del 3 agosto 2016 | Il centro servirà a ospitare i profughi che trascorrono una notte in Ticino in attesa di riammissione semplificata. Tra le possibilità al vaglio anche un fabbricato a Rancate – Drastico l’aumento di clandestini respinti ai valichi

Le tre Protezioni civili aperte nel distretto per far fronte all’emergenza migranti che sta toccando il Ticino e in particolare il Mendrisiotto in queste settimane non rappresentano più una risposta adeguata. Per affrontare la situazione che si è creata lungo il confine il Consiglio di Stato ha dunque pensato ad una soluzione alternativa: una struttura unica per l’accoglienza temporanea dei migranti in attesa di riammissione semplificata, capace di accogliere oltre 150 persone contemporaneamente.

A comunicarlo con una nota diffusa ieri pomeriggio è il Dipartimento delle istituzioni che chiarisce come il dispositivo messo a disposizione con le tre protezioni civili «era inizialmente pensato per alloggiare fino a 150 ospiti unicamente durante il fine settimana e in maniera del tutto straordinaria. A partire dal primo luglio l’apertura di queste strutture protette si è invece resa necessaria in modo permanente in ragione di un aumento delle richieste d’alloggio. Da qui l’esigenza di trovare una soluzione sostenibile nell’ottica di una gestione costante d’importanti flussi giornalieri di migranti».

«Quest’anno siamo confrontati con un fenomeno nuovo – sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi -, i migranti che arrivano al confine ormai non chiedono quasi più asilo in Svizzera, perché vogliono proseguire il loro viaggio verso il nord Europa. È una situazione nuova che ci costringe a trovare nuove soluzioni per le persone che devono essere riammesse in Italia ma che prima di farlo devono essere trattenute in Ticino una notte». Negli ultimi 4 giorni ad esempio i nuovi arrivi in Ticino sono stati oltre 700, e le persone che hanno alloggiato per una notte nelle strutture della PCi di Coldrerio, Chiasso e Vacallo sono state circa 400. La scorsa settimana gli arrivi al confine sono stati 1.349, in media con i dati dell’ultimo mese, i respingimenti hanno invece superato per la prima volta le mille unità e sono stati 1.102 (quasi 300 in più della settimana precedente). «Le Protezioni civili che accolgono attualmente i migranti in attesa di essere riammessi in Italia si trovano in centro paese o vicino alle scuole – prosegue Gobbi -, tra meno di un mese riprende l’anno scolastico e dobbiamo trovare una soluzione che ci permetta di evitare potenziali situazioni di conflitto. Con la creazione di un centro unico non vogliamo aumentare la capacità, ma garantire la sicurezza. Non bisogna dimenticare che visto che non si tratta di richiedenti l’asilo, tutti i costi relativi ai migranti da riammettere in Italia attualmente sono coperti dal Cantone».

I tempi stringono, l’idea è infatti di rendere agibile la struttura prima dell’inizio delle scuole, lasciando i tre centri della PCi di supporto al fabbricato, nel caso in cui i migranti fossero così tanti da necessitare ulteriori spazi per il loro alloggio. E resta un grande interrogativo. Non è infatti ancora chiaro dove sorgerà il nuovo centro, che dovrebbe trovare spazio in un capannone già esistente. La sola certezza è che sarà nel Mendrisiotto.

Le prospettive

Tra le possibilità al vaglio, vi sarebbe una soluzione che interessa una struttura situata nella zona industriale di Rancate. «Il Municipio – afferma il vicesindaco e responsabile del dicastero Sicurezza Samuel Maffi – è stato subito informato di questa possibilità ed è in contatto a questo proposito con il Cantone da un paio di settimane. Il progetto è stato preavvisato favorevolmente dalla Città, che ha dato la sua piena disponibilità per affrontare la situazione, a patto che vengano rispettate delle condizioni relative alle responsabilità in materia di polizia del fuoco, sicurezza interna ed esterna al centro e in merito alla Legge edilizia». Sia che il centro venga realizzato sul territorio di Mendrisio o in un altro Comune, il Consiglio di Stato dovrebbe infatti adottare una clausola d’urgenza per destinare gli spazi all’accoglienza temporanea dei migranti.

Ad ogni modo, rassicura Maffi, il centro non creerà nessun tipo di disagio: «Si tratta di una struttura temporanea per l’accoglienza di migranti che non chiedono asilo ma vorrebbero solo attraversare il Paese per dirigersi verso nord e vengono quindi riportati alla frontiera. La possibile struttura identificata sul territorio di Mendrisio non si trova in una zona sensibile e rimane discosta e lontana dall’abitato. Se dovesse essere scelto di realizzare il centro a Mendrisio – conclude Maffi – questo non sarà di disturbo alla popolazione».

La richiesta di aprire questa struttura è ora stata inoltrata a Berna, da cui si attende una risposta entro la fine della settimana. In seguito sarà presa una decisione sull’ubicazione.

Muslima lüften den Schleier

Muslima lüften den Schleier

Da Blick.ch del 3 agosto 2016 | Tessiner Polizei zieht Bilanz nach einem Monat Burka-Verbot. Seit Anfang Juli ist im Tessin ein Verhüllungsverbot in Kraft. Zu Problemen hat dies bisher nicht geführt, zumindest nicht bei der Polizei.

Dies berichtet der Polizeivorsteher und Vize-Präsident der Stadt Lugano, die von arabischen Touristinnen im Tessin am häufigsten besucht wird.

Laut Michele Bertini (FDP) gab es im Juli sechs Fälle, bei denen die Polizei verschleierte Frauen angehalten habe. Und alle Fälle seien problemlos verlaufen. Die Frauen seien von der Polizei angesprochen und mit einem arabischen Flugblatt informiert worden.

«Alle sechs Frauen haben dann den Schleier abgelegt», sagt Bertini. Und manche hätten sich auch entschuldigt. Eine Busse habe die Luganeser Polizei im letzten Monat nicht aussprechen müssen.

«Wenn man den arabischen Touristen gut erklärt, dass die Autorität des Kantons – das Parlament – dies beschlossen habe, wird das Verhüllungsverbot gut befolgt», sagt der FDP-Politiker. Darum liess er die Polizei auch speziell schulen. Ein Experte der Universität Zürich habe dem ganzen Polizeikorps erklärt, wie man am besten auf die arabischen Touristinnen zugehe.

Arabische Touristen passen sich mehrheitlich an

Auch der kantonale Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega) ist zufrieden: «Die arabischen Touristen sind intelligenter als viele Gegner des Burkaverbots.» Sie würden sich mehrheitlich anpassen. Der Kanton habe die Einführung des Verbots auch vorbereitet und mit dem EDA die Botschaften in Bern informiert. Man habe lediglich ein Problem mit einer Vertreterin des Islamischen Zentralrates gehabt, die Anfang Juli provozieren wollte, so Gobbi.

Auch bei den Hoteliers haben sich die Befürchtungen nicht bewahrheitet. Laut dem Präsidenten des Tessiner Hotellerieverbandes, Lorenzo Pianezzi, sind die Erfahrungen mit dem Verhüllungsverbot bisher sehr gut.

«Ich bin positiv überrascht», sagt Pianezzi, der in Lugano ein Hotel führt. «Die arabischen Gäste sind gut informiert und zeigen eine grosse Bereitschaft, die Regeln zu respektieren.» Er habe nur einmal einem Gast, der die Regel noch nicht kannte, das Flugblatt gegeben. «Danach hat die Frau sofort auf den Schleier verzichtet», so Lorenzo Pianezzi.

Auch die Übernachtungszahlen stimmen die Tessiner Touristiker zuversichtlich. Trotz des viel diskutierten Burkaverbots sind die Logiernächte von Gästen aus dem arabischen Raum laut Pianezzi dieses Jahr rund 20 Prozent höher als im vergangenen Jahr. Und 2015 verzeichnete der Kanton bereits 45’000 Logiernächte von arabischen Gästen.

Terrorismo: il PPD sollecita il Governo: «Si intervenga»

Terrorismo: il PPD sollecita il Governo: «Si intervenga»

Dal Corriere del Ticino del 28 luglio 2016 | Il gruppo parlamentare chiede una serie di misure a protezione dei ticinesi – Norman Gobbi: «Ci si sveglia adesso»

«Chiediamo una reazione ferma e implacabile da parte delle autorità». Così il gruppo parlamentare del PPD, in una nota diramata ieri, ha sollecitato il Governo affinché si attivi con una serie di misure in grado di prevenire e rassicurare la popolazione ticinese a fronte delle terribili stragi terroristiche che nelle ultime settimane stanno scuotendo l’Europa. «I nemici della pace – si legge nel comunicato – quale sia la loro motivazione e la loro cittadinanza, devono essere annichiliti. Per lottare contro questa barbarie occorre inequivocabile chiarezza negli intenti». Questa la premessa a sei richieste rivolte all’Esecutivo, tra le quali citiamo l’intervento «presso il Consiglio federale affinché il Trattato di Schengen sia ridiscusso e di conseguenza vengano reintrodotti i controlli sistematici alle frontiere». O ancora la «verifica ad ampio raggio sui rischi di radicalizzazione islamista in Ticino», ma pure la «mappatura tra tutti i richiedenti l’asilo e rifugiati politici presenti sul territorio che presentano problemi di dipendenza, fedina penale sporca o problemi di tipo psichiatrico».

Alla base di questo passo, ci spiega il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò, v’è il timore che «se non si prende sul serio l’altissima preoccupazione della gente, presto o tardi i nostri valori di solidarietà, uguaglianza e libertà verranno minati». Per Dadò «non si può più tergiversare e perdersi in scaramucce. Serve intervenire senza paura con delle misure attuabilissime che non recheranno danno a nessuno ma aumenteranno la percezione della sicurezza».

Da parte sua il deputato Giorgio Fonio, presidente della Commissione petizioni e ricorsi, si esprime in merito alla proposta di subordinare, prima che venga discussa in Parlamento, la concessione delle cittadinanza cantonale a una nuova ulteriore verifica di sicurezza da parte del Dipartimento delle istituzioni. «Alla prima seduta commissionale in settembre – annuncia – proporrò ai miei colleghi di convocare il direttore Norman Gobbi per valutare l’applicabilità delle diverse misure da noi avanzate».

«Lista di consigli già evasa»

Chiamato in causa dal PPD, il direttore delle Istituzioni – da noi contattato – non nasconde il proprio scetticismo: «La lista dei consigli se non già evasa è sicuramente in corso». Per poi accogliere con riserva l’azione intrapresa in casa PPD: «Chi si sveglia nel luglio del 2016 avanzando tali richieste, forse si è dimenticato gli spezzoni precedenti del tragico film iniziato un anno e mezzo fa con la strage di Charlie Hebdo». In merito a quanto fatto a sud delle Alpi, Gobbi tiene poi a illustrare due casi concreti: «Sul nostro territorio abbiamo avuto alcuni passaggi di questo filmato, fortunatamente senza strisce di sangue. Penso all’identificazione e all’espulsione dal Ticino del simpatizzante dell’ISIS Oussama Khacia, e questo su richiesta dell’autorità cantonale. Rispettivamente all’arresto in Italia del presunto jihadista Abderrahim Moutaharrik, a riprova di come le antenne sul territorio a livello di intelligence, la collaborazione fra Cantone e Confederazione e quella con le autorità italiane, hanno dimostrato di funzionare». Sulla revisione di Schengen, invece, Gobbi specifica: «Già oggi c’è chi critica il rafforzamento dei controlli alla frontiera degli ultimi mesi, dimenticando che la nostra sovranità doganale ci permette di andare più in profondità, e oltre a Schengen. E il fatto che settimanalmente due terzi dei circa 300 arrivi giornalieri siano respinti significa che il controllo c’è ed è efficace. In più, coloro che chiedono l’asilo sono registrati e sistematicamente verificati dal punto di vista della sicurezza, a differenza di quanto fatto in Italia o nella stessa Germania». L’attuazione di misure straordinarie è a sua volta già contemplata, ma – indica Gobbi – cercando di non spaventare il cittadino: «In generale viene fatta una costante verifica della minaccia, e penso a come abbiamo gestito, discretamente e senza allarmare la popolazione, il dispositivo di sicurezza per l’inaugurazione di AlpTransit».

‘Accoglienza ma con garanzie’

‘Accoglienza ma con garanzie’

Da La Regione del 28 luglio 2016 | Il PPD chiede al Consiglio di Stato di rafforzare i controlli e rassicurare la popolazione – Fiorenzo Dadò: «Intervenire contro l’escalation di sentimenti negativi verso gli stranieri».

«Se vogliamo che la cittadinanza continui ad accogliere gli stranieri, l’autorità deve dare garanzie migliori rispetto a quanto fa oggi». Fiorenzo Dadò , capogruppo Ppd, è un fiume in piena. In redazione è appena giunto un comunicato stampa a nome del gruppo parlamentare “azzurro”, che elenca una serie di misure (vedi a lato) per “un’efficace prevenzione e una seria rassicurazione della popolazione” di fronte alla “recrudescenza della violenza in vari Paesi europei”. Al punto da chiedere al Consiglio di Stato, ad esempio, l’introduzione di misure di sicurezza straordinarie anche in Ticino? «La premessa dev’essere chiarita bene, altrimenti ci accusano di populismo. Siamo di fronte a un’escalation di sentimenti negativi generalizzati verso gli stranieri e questo ci preoccupa molto: secondo noi, se l’autorità non interviene in modo convincente c’è il rischio che i nostri valori democratici (di solidarietà, di uguaglianza, di libertà) vengano gettati alle ortiche. In Francia ne abbiamo l’esempio con la scalata di Marine Le Pen. In poco tempo, l’Europa tenderà ad andare verso sistemi più autoritari. Penso perciò che dobbiamo reagire subito». Come? «A nostro parere, le possibilità sono quelle che abbiamo elencato nel comunicato stampa. Se si vuole continuare ad accogliere le persone è un dovere dell’autorità dare delle garanzie. Gli assi di intervento sono due: sviluppare misure di controllo più incisive, mirate e sistematiche. E secondariamente, dare delle rassicurazioni alla popolazione. Anche su questo fronte il governo cantonale è troppo silente…». Il Dipartimento delle istituzioni ha chiesto – e ottenuto – di potenziare il numero di agenti sul territorio. Chiedere nuovi sforzi significa, probabilmente, generare altri costi. «Le unità ci sono e vanno orientate. Se è necessario spendere qualcosa in più, lo si spenda anche. Del resto, per la sicurezza a mio avviso bisogna anche essere disposti a rinunciare a un po’ di libertà. Perché più controlli portano a questo». Ad esempio, chiedendo “che venga fatta una mappatura tra tutti i richiedenti l’asilo e rifugiati politici sul territorio che presentano problemi di dipendenza, fedina penale sporca e problemi di tipo psichiatrico”. «Dati che devono rimanere nelle mani delle forze dell’ordine, ma che bisogna iniziare ad avere – continua il capogruppo popolare democratico –. È importante che l’autorità sappia chi c’è sul territorio. Il caso di emulazione è enorme. Pensiamo ad esempio all’attentato di Nizza. Si tratta di personaggi potenzialmente arruolabili, ma che poi si scopre non essere legati a gruppi terroristici». Profili che, a mente del Ppd, devono essere tenuti sotto controllo. Qualora il Consiglio di Stato non dovesse recepire i suggerimenti, il partito “si riserva di intervenire attraverso gli strumenti democratici previsti dalla legge”. Ergo? «Atti parlamentari, iniziative cantonali, e se del caso iniziative popolari. Se non si attiva l’autorità politica, dovrà attivarsi la popolazione», chiude Dadò.

LA REAZIONE – Il ‘ministro’ Gobbi: ‘Già operativo un sistema di verifica e sicurezza’
«Già oggi siamo pronti a mettere in campo tutta una serie di misure necessarie alla sicurezza dei cittadini, e lo abbiamo dimostrato con l’inaugurazione della galleria AlpTransit del Gottardo quando sono giunti in Ticino cinque premier e numerose autorità federali e internazionali» commenta Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni, da noi sollecitato sulla presa di posizione popolare democratica. Quanto è possibile fare, detto altrimenti, già si fa. «L’intero dispositivo, in quell’occasione – aggiunge Gobbi – è stato applicato senza problemi anche a tutela della sicurezza di migliaia e migliaia di cittadini presenti per l’occasione a Pollegio». Senza contare che in queste, come in altre simili, circostanze la gestione della sicurezza è sì visibile ma anche – e soprattutto – no, per evidenti motivi. «In effetti in queste occasioni vi è una forte presenza di agenti in divisa ma soprattutto di poliziotti in borghese, meno appariscenti. E questo – aggiunge il direttore del Dipartimento delle istituzioni – anche per evitare che feste popolari come quella tenutasi in giugno a Pollegio generino momenti di apprensione non giustificati». Fatta la premessa, Gobbi ricorda che da tempo la polizia è preparata a reagire in casi di episodi gravi ma riconducibili a un solo attore, spesso giovane, come è capitato recentemente a Monaco di Baviera o come succede spesso nelle scuole statunitensi. Anche le forze dell’ordine svizzere sono istruite e attrezzate per far fronte a simili tragici eventi, dove peraltro la dinamica spesso si somiglia a prescindere dalla matrice terroristica o meno. «Su questo fronte si deve casomai potenziare il lavoro di intelligence, ma a poco serve subordinare la concessione del permesso B a una sistematica verifica dei richiedenti l’asilo come chiede il Ppd. Non serve, come ci dimostra l’esperienza anche recente». E a questo proposito il consigliere di Stato cita l’esempio di Oussama Khachia, simpatizzante dichiarato del Califfato, giunto in Ticino per ricongiungimento familiare perché marito di una cittadina con doppia nazionalità italiana e svizzera. È stato espulso dalla Svizzera nel novembre 2015, grazie al lavoro di verifica svolto in Ticino. «L’impegno sulla sicurezza casomai è un altro ed è quello che già facciamo. Lo stesso che ci ha portato a collaborare con l’Italia quando è stato arrestato a Lecco il pugile Abderrahim Moutaharrik, che frequentava una palestra luganese, sospettato di adesione all’Isis e che presentava un rischio potenziale» ricorda ancora Gobbi. Tutte misure di sicurezza, conclude il direttore del Di, messe in atto da un anno e mezzo, dopo la strage parigina alla redazione di Charlie Hebdo.

LE MISURE
Sicurezza – Introduzione di misure di sicurezza straordinarie atte a rassicurare la popolazione, in particolare durante manifestazioni pubbliche rilevanti

Frontiere – Intervenire presso il Consiglio federale affinché il trattato di Schengen sia ridiscusso e di conseguenza vengano reintrodotti i controlli sistematici alle frontiere

Controlli – Effettuare una verifica ad ampio raggio sui rischi di radicalizzazione islamista in Ticino

Permessi – Subordinare la concessione dei permessi B a una sistematica ed efficace verifica di sicurezza, in collaborazione con lo Stato di provenienza del richiedente

Mappatura – Svolgere una mappatura tra tutti i richiedenti l’asilo e rifugiati politici ospiti in Ticino che presentano problemi di dipendenza, fedina penale sporca e problemi di tipo psichiatrico

Cittadinanza – Subordinare la concessione della cittadinanza cantonale a una nuova verifica di sicurezza da parte del Dipartimento delle istituzioni, prima che approdi in Gran Consiglio, affinché sia sottoposta al controllo e al nullaosta definitivo dei servizi competenti

L’Esercito continua a investire in Ticino

L’Esercito continua a investire in Ticino

Dal Giornale del Popolo del 26 luglio 2016 | Nel Cantone gli abili al servizio sono sei su dieci, in linea con la media nazionale. Mantenute molte strutture, malgrado i tagli fatti altrove, grazie anche al lavoro di Norman Gobbi.

L’estate è un periodo di vacanze, ma anche, per i giovani in età, di servizio militare. Osservando i dati del Rendiconto cantonale relativi al 2015 abbiamo notato alcune nuove tendenze. Ne abbiamo approfittato per parlarne con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Fabio Conti.

Da qualche anno gli abili al servizio si aggirano attorno al 60%. È un dato in linea con la media nazionale?
Si tratta di una percentuale stabile per il Ticino, nella media rispetto alle cifre del resto del Paese. Tendenzialmente la percentuale di incorporati è più elevata nei Cantoni di montagna, mentre in quelli “di città” il numero è inferiore. Inoltre i militi provenienti dalla Svizzera tedesca sono generalmente più numerosi di quelli della Svizzera francese. Anche se ci sono casi come Giura e Ginevra, dove la Storia ha il suo peso e la vicinanza all’esercito è meno pronunciata.

Come giudica, in generale, l’interesse dei giovani per il servizio militare? E quello delle ragazze?
In generale l’interesse è buono e l’attitudine dei giovani verso il militare è positivo. I ticinesi sono sempre “dei buoni soldati”. E devo dire che pure le ragazze hanno sempre maggiore interesse per l’esercito, anche se il loro numero resta pur sempre molto limitato. Detto ciò occorre aggiungere che tra poco sarà presentato al Consiglio federale un rapporto sull’obbligo del servizio che prevede una serie di scenari innovativi tra cui anche alcune differenti proposte sulla possibilità di assolvere un obbligo di servizio per lo Stato. Varianti che interessano uomini e donne.

La “concorrenza” con il servizio civile vi ha penalizzato? In che modo?
Evidentemente il cambiamento di legge avvenuto nel 2008 ha facilitato di molto l’accesso al servizio civile. In particolare a causa dell’abbandono dell’obbligo di giustificare la scelta per motivi etici davanti a una commissione ad hoc. A partire da tale momento vi è stato un importante aumento dei giovani che hanno scelto il servizio civile. Se prima erano mediamente 1.500 l’anno, poi sono passati a 7.000-7.500 per attestarsi a 5.000- 5.500. Questa situazione porta sicuramente a delle difficoltà di alimentazione delle formazioni militari ed è una delle ragioni che hanno spinto alla recente riforma dell’esercito (“ulteriore sviluppo dell’esercito” la cui implementazione è prevista a partire dal 2018). Da notare che la Legge sul servizio civile è recentemente stata modificata proprio per questo motivo introducendo delle restrizioni sulle modalità relative al deposito di una richiesta per il Servizio civile.

Lo scorso anno avete accolto più domande di dispensa dai servizi rispetto agli anni precedenti. E ne avete rifiutate meno. Quali i motivi?
Ciò dipende essenzialmente dal periodo e dal luogo in cui si svolgono i servizi delle truppe ticinesi. Con quasi la metà di giovani che sono studenti, se il servizio cade durante i semestri scolastici, difficilmente il milite potrà effettuarlo. D’altra parte i Corsi di ripetizione oltre San Gottardo rendono più difficile conciliare le esigenze lavorative con il servizio.

Si nota anche un costante calo delle procedure disciplinari per mancato tiro obbligatorio. I giovani sono diventati più disciplinati?
Da una parte la riduzione degli effettivi dell’esercito ha ridotto gli astretti al tiro obbligatorio (TO), dall’altra diverse Società di tiro hanno aumentato le possibilità per i militi di effettuare il TO, allungando l’orario d’apertura degli stand fino alle 19.30.

Allargando il discorso. Come giudica la presenza dell’esercito in Ticino? Quali i progetti in corso o che stanno per essere realizzati?
La presenza militare in Ticino è particolarmente significativa sia economicamente (soprattutto per le regioni periferiche) che quale garanzia di capacità di intervento dell’esercito a supporto delle Autorità civili in caso di eventi straordinari. Il Governo cantonale e in particolare il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi è stato particolarmente attento e attivo nel garantire al Cantone il mantenimento di tutte le sue piazze d’armi e di un centro logistico importante; in tal senso il Ticino è riuscito a mantenere intatta la sua presenza militare malgrado le riduzioni legate all’ultima riforma dell’esercito. Significativi gli oltre 470 posti di lavoro legati alle varie strutture militari (con un indotto globale di circa 123 milioni l’anno) e con investimenti in corso, oppure previsti nei prossimi anni, di 267 milioni di franchi. In particolare ricordo i 60 milioni per il Centro logistico Ceneri, i 30 milioni per il risanamento della caserma di Isone e altri 34 milioni per l’aeroporto militare di Magadino. In futuro sono previsti altri investimenti: 49 milioni per la Piazza d’armi di Isone, 55 milioni per la Piazza d’armi di Airolo e altri 9 milioni al Centro di reclutamento del Monte Ceneri

La Sezione si occupa anche della protezione civile e della protezione della popolazione. Partiamo dalla Protezione civile (PCi). Di che cosa si occupa?
La Protezione civile è un mezzo di secondo intervento (dopo quelli di primo intervento) in caso di eventi straordinari. Tra i suoi compiti dei circa 4.500 militi attivi nella protezione civile vi è l’aiuto alle persone bisognose di protezione, ma anche la tutela dei beni culturali nonché il supporto agli altri enti di primo intervento e il ripristino delle infrastrutture. Nel 2014 sono partiti alcuni progetti importanti che si concluderanno nel 2017 e che permetteranno di migliorare la capacità operativa della PCi. Un cambiamento che prevede un ampliamento dell’istruzione dei militi e dei quadri e l’introduzione per questi ultimi di un pagamento del grado, come già avviene per il militare. Inoltre è previsto il rinnovo del materiale che data degli anni 70 per un investimento globale di 5 milioni. Il tutto anche per adeguarci alle esigenze federali le quali chiedono una migliore formazione e una prontezza d’intervento più elevata.

Un altro ambito del quale si parla sempre poco è la Protezione della popolazione. Ci può far capire di che cosa si tratta?
Questo servizio si occupa essenzialmente dei preparativi per i casi di emergenza e di catastrofe. Ciò si traduce in pratica in una valutazione dei rischi possibili/probabili in Ticino, nella pianificazione delle attività sulla base di scenari predefiniti, nell’istruzione del personale dei vari enti chiamati ad intervenire e, in caso di un evento straordinario, nella coordinazione e nella gestione dei mezzi a disposizione. Un altro aspetto di fondamentale importanza è quello delle esercitazioni che regolarmente sono organizzate dalla nostra Sezione; in caso di crisi è infatti fondamentale operare con modalità e persone conosciute, vista la moltitudine di istanze coinvolte (Confederazione, Cantoni, Comuni, Polizia cantonale, Federazione cantonale ticinese dei Corpi Pompieri, Federazione cantonale ticinese dei Servizi autoambulanze, organizzazioni regionali di protezione civile, servizi tecnici cantonali, servizi dello Stato Maggiore cantonale di catastrofe, esercito, ecc…).

Come funziona? Ci può fare un esempio?
Valutando i vari rischi nei quali incorrere la popolazione, noi elaboriamo degli scenari. Facciamo l’esempio che vi sia un blackout in Ticino. Dapprima occorre valutare quali possono essere le conseguenze e quali sono le carenze principali nei mezzi a disposizione per poi mettere in atto le misure necessarie. Studiando questo particolare scenario abbiamo notato una mancanza nel sistema di comunicazione della rete radio Polycom. Un sistema che avendo poca autonomia, smetterebbe di funzionare dopo poche ore. Ecco perché attualmente stiamo provvedendo, quale misura d’urgenza, ad una alimentazione supplementare delle antenne tramite dei generatori, le quali, anche in caso di blackout, potranno funzionare e garantire la condotta con questo indispensabile mezzo di trasmissione. Un esempio di esercizio è quello effettuato poche settimane or sono con il nome “ODESCALCHI”. Sicuramente una delle più grandi e complesse esercitazioni effettuate in Svizzera su uno scenario di incidente chimico alla stazione ferroviaria di Chiasso. Questo evento ha coinvolto tutti gli enti di primo intervento, la PCi e l’esercito sia svizzeri che italiani. Ciò ha portato insegnamenti a tutti i livelli operativi, di condotta ma anche di gestione da parte delle Autorità politiche coinvolte. Questi esercizi, dal più piccolo al più grande, verificano pure l’attendibilità degli scenari pensati a tavolino. Perché la pratica è sempre diversa dalla teoria.