Punti sensibili, Cocchi: pronti ad aumentare la sorveglianza

Punti sensibili, Cocchi: pronti ad aumentare la sorveglianza

Così il comandante della Polizia cantonale.
Il direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi: ‘Stiamo assistendo a una destabilizzazione globale’
Sulla scia dell’attacco di Hamas nella Striscia di Gaza, la Svizzera ha inasprito le misure di sicurezza presso l’ambasciata israeliana a Berna e il consolato israeliano a Ginevra: in tal senso Fedpol, l’Ufficio federale di polizia, ha dato disposizioni alle forze dell’ordine cantonali. È quanto ha indicato una portavoce di Fedpol all’agenzia Keystone-Ats. Per non pregiudicare l’efficacia dei provvedimenti, non è entrata nel dettaglio. Analoghe procedure, segnala ancora l’Agenzia telegrafica svizzera, sono state avviate in altri Paesi europei. In Germania e in Francia, per esempio, la polizia ha dichiarato di aver rafforzato i controlli intorno alle sinagoghe e alle scuole ebraiche, così come nei paraggi dei memoriali. In Svizzera della protezione delle istituzioni religiose sono generalmente responsabili le polizie cantonali. Alcune – diciannove nel 2023 stando a Fedpol – ricevono un sostegno finanziario per le misure di sicurezza.

Misure e competenze
«Tutte le misure di polizia volte a una protezione accresciuta di ambasciate, consolati e personalità straniere presenti sul territorio elvetico sono decise dal Servizio federale di sicurezza di Fedpol, che ordina poi di attuare alle polizie di quei Cantoni dove si trovano rappresentanze e persone interessate – spiega il comandante della Polizia cantonale ticinese Matteo Cocchi, interpellato da ‘laRegione’ –. Parliamo in generale di un rafforzamento dei pattugliamenti o di una sorveglianza più stretta degli obiettivi sensibili. Per quanto ci concerne, al momento non abbiamo ricevuto disposizioni da Berna. Comunque a dipendenza di come evolverà la situazione e tenuto conto della presenza in Ticino di istituzioni religiose, decideremo come muoverci sulla base di un’analisi dei servizi interni alla Polizia cantonale, adeguando se del caso le misure necessarie alla sicurezza delle citate istituzioni».
Tensioni internazionali e sicurezza interna. Venerdì scorso, il giorno prima dell’attacco a Israele, si è svolto a Bellinzona il tradizionale incontro fra il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Con la partecipazione stavolta, riporta una nota dello stesso Dipartimento, del generale di brigata italiano Andrea Torzani quale conferenziere. “Un’occasione per le autorità politiche cantonali e militari di confrontarsi su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro cantone”, scrive il Dipartimento in una nota.

‘Una situazione che non vedevamo da tempo’
Gobbi si è soffermato in particolare “sulle sfide future legate agli effettivi di tutti i partner della protezione della popolazione e dell’esercito, così come sul fenomeno migratorio, in riferimento anche all’aumento in questi ultimi mesi delle entrate illegali al confine italo-svizzero”. Commenta Norman Gobbi da noi contattato dopo i recentissimi fatti: «Stiamo assistendo a quella che secondo me è una destabilizzazione globale. Si aprono purtroppo sempre più fronti: in Medio Oriente, in Kosovo, tra Cina e Taiwan, in parte anche in Africa, senza dimenticare ovviamente il conflitto in Ucraina. Una destabilizzazione sempre più diffusa, come non vedevamo da tempo. E che preoccupa».

Il capo dell’esercito si trovava in Israele
Sarebbe dovuto restare tre giorni. I razzi su Israele gli hanno però imposto un rientro anticipato. Il capo dell’esercito svizzero Thomas Süssli era in Israele sabato quando Hamas ha attaccato, inaspettatamente e con la violenza di ‘un’alluvione’ di missili lo Stato ebraico, provocando terrore e morte.
Nessun commento però dal comandante. Da noi raggiunto, il portavoce dell’esercito elvetico Mathias Volke, ha fatto sapere che Süssli «non è disponibile per un colloquio», e che la delegazione in Medio Oriente è tornata sana e salva in Svizzera, tanto che «la sicurezza è sempre stata la massima priorità durante la visita di lavoro. Come concordato, la delegazione svizzera è infatti stata integrata nel sistema di sicurezza dell’United Nations Truce Supervision Organisation, che ha costantemente monitorato e valutato la situazione sul posto».
La trasferta in Israele del capo delle forze armate era in gran parte dedicata alla visita della missione di promovimento della pace per la sorveglianza dell’armistizio, annota l’Esercito. Infatti, presso il quartiere generale ha avuto luogo uno scambio con il divisionario Patrick Gauchat, l’ufficiale svizzero che attualmente dirige la missione dell’Onu fondata nel 1948. Attualmente vi sono impiegati anche dodici ufficiali dell’Esercito svizzero (osservatori militari nonché ufficiali di Stato maggiore).
Oltre alla visita di lavoro, ieri era previsto un incontro con il capo dello Stato maggiore generale delle forze armate israeliane, il tenente generale Herzi Halevi, poi saltato per il forzato rientro.

Da www.laregione.ch

(Immagine: lanostrastoria.ch)

Norman Gobbi incontra gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi dell’Esercito

Norman Gobbi incontra gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi dell’Esercito

Comunicato stampa

L’auditorium della Scuola di commercio di Bellinzona ha ospitato venerdì 6 ottobre il tradizionale incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Un momento di dialogo e di condivisione, che quest’anno ha visto la partecipazione del Generale di brigata italiano Andrea Torzani in qualità di conferenziere.

È diventato un appuntamento fisso quello che vede il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontrare annualmente gli Ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. Un’occasione per le autorità politiche cantonali e militari di confrontarsi su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone.
La serata è stata aperta dal saluto introduttivo di Ryan Pedevilla, Capo della Sezione del Militare e della Protezione della popolazione, che ha ripercorso le attività salienti del 2023. Ha poi preso la parola Norman Gobbi, il quale ha esposto le sfide, attuali a future, che attendono la Svizzera, il Cantone Ticino e il Dipartimento delle istituzioni, soffermandosi in particolare sulle sfide future legate agli effettivi di tutti i partner della protezione della popolazione e dell’esercito, così come sul fenomeno migratorio, in riferimento anche all’aumento in questi ultimi mesi delle entrate illegali al confine italo-svizzero.
Il testimone è poi passato al Generale di brigata italiano Andrea Torzani, che ha incentrato il suo intervento sulle “operazioni militari all’estero”. Prima del consueto saluto alla bandiera il comandante della Divisione territoriale 3 – divisionario Maurizio Dattrino –  ha tenuto a ringraziare per l’organizzazione e per il costante supporto che il Dipartimento delle istituzioni offre all’Esercito svizzero.

Ristoranti ticinesi stellati: “uno stimolo per tutto il settore”

Ristoranti ticinesi stellati: “uno stimolo per tutto il settore”

Norman Gobbi sottolinea il valore dell’enogastronomia nel nostro Cantone

Undici stelle nel firmamento gastronomico ticinese, dopo l’annuncio in settimana da parte della Guida Michelin. “È sicuramente un vanto per il Ticino. Un cielo sempre più luccicante”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che prende l’occasione per sottolineare questo successo. “Ritengo che nel nostro Cantone si stia lavorando bene nel settore della gastronomia. Si è capito che a risultare vincente è la capacità di coniugare la tradizione con l’innovazione. Non sto parlando solo dei locali pubblici più rinomati e premiati. Dobbiamo mantenere le nostre tradizioni culinarie, perché i ticinesi cercano ancora i gusti tipici di questa nostra meravigliosa terra e ai turisti piace gustare i nostri piatti e i nostri prodotti e li vanno a ricercare sempre di più. E poi le nostre location sono invidiabili, non solo nelle strutture, ma in tutto quel che le circonda. Assieme ai piatti possiamo poi proporre anche l’accompagnamento di un ottimo vino. E non è poco!”, sottolinea il nostro interlocutore.

“Se pensiamo anche alla manifestazione “San Pellegrino, Sapori Ticino”, promossa ormai da quasi vent’anni da Dany Stauffacher, che porta in Ticino chef pluri-stellati a collaborare con i nostri ristoranti ci rendiamo conto del livello raggiunto. Il nostro tessuto storico-culturale favorisce lo sviluppo dell’enogastronomia. Un settore sempre più attrattivo dal punto di vista turistico e quindi con un ritorno positivo per la nostra economia. Abbiamo molti “atout” da giocare in Ticino anche quale unico Cantone a sud delle Alpi. Il successo della Festa federale della Musica popolare andata in scena due settimane fa a Bellinzona deve essere un ulteriore stimolo. Migliaia di confederati hanno apprezzato la capitale e l’organizzazione dell’evento. Il corteo finale ha visto oltre 35 mila persone assieparsi lungo viale Stazione per una festa che ha accomunato ticinesi e ospiti d’oltre San Gottardo”, afferma Norman Gobbi. E parlando di enogastronomia locale, “ricordo inoltre che attualmente è in corso la rassegna gastronomica del Mendrisiotto e Basso Ceresio, giunta alla sua 60esima edizione!”

Durante la campagna elettorale Norman Gobbi in aprile ha voluto incontrare le ticinesi e i ticinesi offrendo un piatto di risotto in molte località del Ticino. “Sono convinto che attorno a un tavolo, mangiando un risotto e bevendo un bicchiere di vino, si crei un’atmosfera che favorisce la qualità della nostra vita. Una convivialità che fa bene anche per affrontare i momenti più impegnativi legati per esempio al lavoro. Spesso da un incontro nascono anche opportunità. Sicuramente si rafforza il nostro spirito comunitario e identitario”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 8 ottobre 2023 de Il Mattino della Domenica

Bodycam sugli agenti, finita la fase test

Bodycam sugli agenti, finita la fase test

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:1900134

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 6 ottobre 2023 de Il Quotidiano

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Le bodycam piacciono, ma occorrerà tempo
Il test condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria «ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione» dello strumento – Norman Gobbi: «Avremo un centro di competenze per l’approvvigionamento del materiale e il recupero dati»

In un futuro non troppo lontano, anche in Ticino i corpi di Polizia potrebbero indossare le cosiddette «bodycam», microcamere portabili utilizzate per registrare e documentare le attività di una pattuglia o di un singolo agente. Un tema di cui nel nostro cantone si parla da molto tempo e che ha visto una prima concreta spinta in avanti nel 2021, quando assieme alla Polizia comunale di Lugano e alla Gendarmeria, è stato avviato un progetto pilota per testare l’utilità di questa tecnologia. E nel frattempo, diversi professionisti del settore hanno chiesto di poter implementare in tempi celeri questa tecnologia. Un auspicio in tal senso, ad esempio, era stato espresso anche dal presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi Orio Galli. Ora, va però detto che allo stato attuale la legge non permette l’utilizzo di queste microcamere per le Polizie comunali. Tuttavia, è oggi pendente in Parlamento il messaggio governativo (licenziato a marzo di quest’anno) riguardante la nuova Legge cantonale di Polizia. Essa, tra le varie novità, darebbe pure le basi legali per implementare proprio le «bodycam».

L’approvazione è pendente
A ribadire nuovamente la bontà del progetto, proprio ieri, è stato anche il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Durante la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza – che riunisce in un tavolo politico il Dipartimento delle istituzioni (DI) e i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi – Cocchi ha presentato i risultati del progetto pilota, condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria. «Un test – si legge in un comunicato del DI – sviluppatosi sull’arco di più mesi, che ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione delle bodycam». Un’implementazione che però, come dicevamo, potrebbe richiedere un po’ di tempo.
Nello stesso comunicato anche il DI ricorda infatti che «per passare alla fase esecutiva occorre ancora attendere l’approvazione della nuova Legge cantonale di Polizia», attualmente pendente nella Commissione parlamentare competente. Oltre a ciò, andranno poi anche definiti «gli aspetti finanziari che una simile novità comporta». Detto diversamente: l’intenzione di andare in questa direzione c’è, ma la strada verso l’implementazione potrebbe essere ancora lunga.

«Non in maniera sistematica»
Il direttore del DI Norman Gobbi, da noi raggiunto, preferisce non sbilanciarsi sulle tempistiche dell’operazione. Ad ogni modo, sottolinea due aspetti dell’esperienza fatta con il progetto pilota. «Da una parte si tratta di un elemento di prova quando la Polizia interviene. E questo è sicuramente positivo, perché non è una terza persona a filmare e, inoltre, tutto rimane a “scatola chiusa”, senza poter essere modificato, a comprova delle varie inchieste». Dall’altra parte, «un altro aspetto che inizialmente si auspicava potesse essere un plusvalore anche per l’operatività degli agenti, non ha dato i risultati sperati: si pensava potesse fungere da deterrente per certi comportamenti violenti da parte delle persone sottoposte a fermo di Polizia. Ma in alcuni casi, magari perché erano scatenati o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, l’aver annunciato di essere registrati non ha avuto un effetto deterrente». In ogni caso, in generale, Gobbi definisce il test pilota «una buona esperienza, la quale è stata anche apprezzata dagli agenti».
Un altro tema da discutere sarà poi quello degli investimenti. A questo proposito Gobbi spiega di aver già discusso con i Comuni della creazione di un centro di competenze cantonale, «che andremo già ad avviare nella sua costituzione per anticipare i tempi e che gestirà tutto il sistema bodycam, sia per l’approvvigionamento delle telecamere sia per il recupero dati in caso di necessità». L’obiettivo del centro di competenze è «quello di avere un organo neutro e specializzato: gli altri corpi di polizia non dovranno avere un informatico di turno per estrapolare i dati in caso di necessità». Ma perché non iniziare già ora – chiediamo infine a Gobbi – a implementarle per la Polizia cantonale (la quale ha già la base legale per farlo)? «Sì, potremmo già incominciare, ma non lo faremo in maniera sistematica. Durante qualche impiego lo si farà, ma per ora non in maniera sistematica. Anche perché – chiosa Gobbi – per farlo dovremo prima chiedere gli eventuali crediti per gli investimenti».

Da www.cdt.ch
Si è riunita la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Si è riunita la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è riunita ieri a Bellinzona per la 25ma volta la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Il focus è stato posto sul progetto Bodycam e sulla formazione degli agenti di polizia.

La Conferenza cantonale consultiva si è ritrovata per la prima volta dall’inizio della legislatura cantonale 2023-2027. Introducendo i lavori il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ribadito l’importanza di questa piattaforma, che permette di sviluppare progetti e affrontare problematiche nell’ottica di migliorare la collaborazione delle forze dell’ordine a favore della sicurezza dei cittadini.

In particolare durante l’incontro odierno il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, ha presentato i risultati del progetto pilota “Bodycam”, condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria. Si tratta, in sintesi, dell’introduzione dell’uso delle telecamere per registrare e documentare le attività di una pattuglia. Un test sviluppatosi sull’arco di più mesi, che ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione delle Bodycam. Per passare alla fase esecutiva occorre ancora attendere l’approvazione della nuova Legge cantonale di Polizia, oltre alla definizione degli aspetti finanziari che una simile novità comporta.

Tra gli altri temi affrontati si segnala l’aggiornamento legato alla formazione in corso alla Scuola cantonale di Polizia 2023 e le selezioni per quella del 2024, nonché informazioni sulle procedure di notifica dei precetti esecutivi. Inoltre il Segretario generale del DI e presidente del Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese” Luca Filippini ha portato gli aggiornamenti sulle attività del gruppo.

La Conferenza tornerà a riunirsi venerdì 15 marzo 2024.    

Aperto il concorso per un/una criminologo/a nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali

Aperto il concorso per un/una criminologo/a nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali

Comunicato stampa

Su richiesta del Dipartimento delle istituzioni, il Consiglio di Stato ha approvato l’introduzione di una figura criminologica nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali. Tale figura, inserita nell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia, sosterrà a partire dal 2025 le istanze deputate all’esecuzione delle sanzioni penali nel definire la pianificazione e gli interventi necessari per ridurre i rischi di recidiva delle persone condannate.

La Conferenza latina dei Capi dei Dipartimenti di giustizia e polizia, di cui anche il Canton Ticino è parte tramite il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sviluppato un processo di esecuzione delle sanzioni penali orientato al rischio, sul modello di quanto in vigore dal 2018 nei Cantoni svizzero tedeschi (“Risikoorientierter Sanktionenvollzug), denominato PLESORR, Processo latino dell’esecuzione delle sanzioni orientato ai rischi e alle risorse.

PLESORR, che entrerà in vigore obbligatoriamente a partire dal 2025 nei Cantoni di Friborgo, Vaud, Vallese, Ginevra, Giura e Ticino, mira a ridurre la recidiva delle persone condannate penalmente, contribuendo così non solo a una maggiore sicurezza pubblica, ma anche a un più efficace reinserimento sociale. Questo processo prevede quattro fasi di intervento: un triage iniziale teso a una prima definizione dell’intensità del rischio (alto, medio o basso), una valutazione criminologica approfondita per i casi ad alto e medio rischio, la pianificazione della sanzione penale e la presa a carico della persona condannata volta alla riduzione dei rischi.

È nella fase della valutazione standardizzata del rischio che interverrà la nuova figura del/la criminologo/a, identificando il grado e il tipo di rischio e suggerendo alle istanze deputate all’esecuzione delle sanzioni penali i migliori interventi volti alla riduzione del rischio di recidiva.

La nuova figura opererà all’interno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia, che già oggi è competente per l’elaborazione e l’implementazione della pianificazione delle sanzioni penali e collaborerà con tutte le istanze implicate nell’esecuzione delle sanzioni penali, con gli istituti penitenziari e con i centri per le misure penali.

Informazioni dettagliate relative a compiti e requisiti di questa nuova figura sono consultabili all’indirizzo www.ti.ch/concorsi.   

“È stata la chiusura peggiore per un derby”

“È stata la chiusura peggiore per un derby”

A That’s Hockey Norman Gobbi ha parlato della rissa di Lugano, di conseguenze e soluzioni

Nella puntata di questa settimana di That’s Hockey non si è potuto fare a meno di parlare del caso della settimana, ovvero dei tafferugli avvenuti tra alcuni tifosi dopo il derby della Cornèr Arena. In collegamento per parlare di quanto successo vi era anche il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni del Cantone Norman Gobbi, che ha commentato su quale saranno le conseguenze per gli autori di quei brutti gesti: “È stata la chiusura peggiore per un derby. Ora la prima cosa sarà identificare i responsabili e non è facile vista l’omertà tra tifosi. Le misure che verranno prese poi saranno delle diffide, sia da parte del club che del Cantone per evitare che questi episodi si ripetano”.

“Preoccupa che un singolo deficiente possa provocare cose del genere, soprattutto nel settore famiglie”

Gli ospiti in trasmissione sono stati concordi nel dire che ha sorpreso la mancata presa di posizione da parte di entrambi i club e che un episodio del genere, anche se ormai molto più raro di un tempo, non deve essere minimizzato. Il Consigliere di Stato ha spiegato il mancato intervento della polizia: “La situazione all’inizio era sotto la responsabilità della sicurezza del club, nulla faceva presagire potenziali scontri, ma la mamma degli stupidi è sempre incinta”. Quali soluzioni per evitare episodi del genere in futuro? “Il biglietto nominale potrebbe essere una soluzione”.

https://www.rsi.ch/sport/hockey/%E2%80%9C%C3%88-stata-la-chiusura-peggiore-per-un-derby%E2%80%9D–1895812.html

Intervento durante la trasmissione That’s hockey RSI di lunedì 2 ottobre 2023

 

Pretoriali, al fondo sociale l’incasso delle porte vendute

Pretoriali, al fondo sociale l’incasso delle porte vendute

Vecchie Pretoriali: 8 blindate su 12 sono state comprate da privati generando un incasso di 1’600 franchi a favore del fondo sociale del Penitenziario cantonale

Ne sono state vendute otto su dodici e il ricavato di 1’600 franchi, per decisione di Norman Gobbi, sarà destinato al conto del Penitenziario cantonale usato per attività di risocializzazione.
Otto su dodici per un incasso complessivo di 1’600 franchi versati al Cantone da coloro che sono nel frattempo diventati i nuovi proprietari. Non è stato un successo pieno, ma qualcosa di concreto ha fruttato la messa in vendita delle dodici porte blindate delle vecchie celle sotterranee di Bellinzona. Parliamo delle cosiddette ‘carceri pretoriali’ che le autorità avevano dismesso diversi anni fa e che nei mesi scorsi sono state smantellate nell’ambito dei lavori di rifacimento del Pretorio cittadino destinato ad accogliere servizi penali sia federali, sia cantonali. La messa in vendita delle porte per 200 franchi l’una durante l’estate era stata predisposta dal Dipartimento delle istituzioni, il cui direttore Norman Gobbi ha ora deciso di destinare l’incasso al fondo sociale delle strutture carcerarie cantonali. Di cosa si tratta? Lo abbiamo chiesto al loro direttore.

Il concetto di risocializzazione – sottolinea Stefano Laffranchini riprendendo un’ intervista rilasciata al nostro giornale il 12 luglio 2022 – concerne il reinserimento nel tessuto sociale di chi è stato condannato e ha terminato di scontare la pena. Oltre a quelli della sicurezza e delle condizioni generali per una gestione efficace della struttura, si tratta di uno dei tre pilastri su cui poggia il sistema detentivo cantonale. Nel corso degli ultimi anni molto si è fatto per migliorare i primi due punti, che rappresentano le basi su cui impostare la miglior risocializzazione possibile, dopodiché il focus si è spostato su di essa grazie anche alla rivisitazione della funzione del direttore aggiunto, chiamato ora a coordinare i diversi enti che ruotano attorno alla risocializzazione dei detenuti, sviluppare e ottimizzare il contributo del personale penitenziario per realizzare il piano di esecuzione della pena, sostenere l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa che allestisce e discute il piano con la persona detenuta. Fra gli obiettivi vi è anche quello di ridurre la recidiva, impedire cioè che chi torna in libertà si rimetta poi a delinquere. Da qui gli sforzi volti a un concreto reinserimento nella società e nel mondo lavorativo imparando, o reimparando, a rispettare lo stato di diritto, a cominciare dalle regole interne del carcere.

L’importanza della cassa solidale
In questo ambito il fondo sociale – ci spiega oggi il direttore Laffranchini – rappresenta un elemento non secondario: «In sé si tratta di una sorta di ‘cassa solidale’ che viene alimentata dai detenuti tramite l’acquisto di prodotti di vario genere nel negozietto interno al Penitenziario cantonale della Stampa. Il prezzo maggiorato del 10% consente di destinare il ricavato al finanziamento di attività volute a favore dei detenuti stessi. Attività disciplinate da un apposito regolamento. Cito ad esempio situazioni in cui la persona, una volta scontata la pena, necessita di un aiuto economico per il rimpatrio, oppure i momenti d’incontro collettivi all’interno del carcere cui possono partecipare i familiari, oppure ancora l’esigenza di garantire in determinate situazioni beni di prima necessità».

Proprio i contatti con i familiari, sottolinea ancora il direttore Laffranchini, rappresentano una componente importante della risocializzazione: «Parliamo di contatti sani che sono degni di essere salvaguardati, proprio nell’ottica di costruire, passo dopo passo, una fruttuosa risocializzazione. Per fare un esempio, vi sono stati casi in cui il fondo sociale ha aiutato parenti di nostri detenuti ad affrontare il viaggio per la visita, che altrimenti non si sarebbe svolta». Occasioni invero semplici ma preziose in un contesto molto ampio e complesso voluto per reindirizzare persone che nell’arco della loro vita hanno vissuto situazioni criminogene per le quali sono chiamate a pagare il conto con la giustizia. Persone che – ha stabilito il sistema penale e detentivo elvetico – non vanno semplicemente rinchiuse. In quest’ottica non sembra dunque paradossale il fatto che a sostenere la struttura carceraria nell’esercizio di risocializzazione sia proprio il ricavato della vendita di porte dietro le quali, in condizioni inadeguate, hanno trascorso infinite giornate migliaia di persone nelle prime ore successive all’arresto. Celle pretoriali bellinzonesi come detto smantellate nel 2006 – insieme a quelle di Locarno, Lugano e Mendrisio – perché giudicate disumane anche da organismi come Amnesty International e il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura, dei trattamenti e delle pene disumane o degradanti. E perciò sostituite dal Carcere giudiziario costruito al Piano della Stampa.

Truffa del falso nipote: “Niente panico! Riappendete subito!”

Truffa del falso nipote: “Niente panico! Riappendete subito!”

Norman Gobbi presenta la campagna nazionale contro questo odioso crimine

“Truffare i nostri anziani è una delle cose più brutte che si possano fare. “Giocare” poi sui sentimenti, sulla paura e sulle emozioni è un modo di fare ancora più odioso. Le truffe telefoniche, conosciute con la definizione “del falso nipote”, stanno purtroppo diventando un atto criminale sempre più usato da cittadini stranieri senza scrupoli!”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha lanciato l’allarme, assieme ai suoi colleghi d’oltre San Gottardo, e sta per partire una campagna nazionale proprio per mettere sempre di più sull’attenti le persone che possono cadere in queste situazioni e perdere così anche tanti soldi.
“Queste truffe sono in aumento in tutta la Svizzera” – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “In Ticino solo nel 2023 vi sono stati diverse centinaia di tentativi e almeno in una trentina di casi sono andate a segno. Il danno economico subito dalle vittime si aggira addirittura sul milione e mezzo di franchi! In tutta la Svizzera nel 2023 le truffe telefoniche tentate sono state 2’800 e il danno finanziaria supera gli 8 milioni di franchi. Da gennaio a oggi la Polizia cantonale ha effettuato una decina di arresti. Un successo, perché si riesce ad assicurare alla Giustizia almeno una parte di questi criminali. Si tratta solitamente di persone legata a gruppi famigliari, che hanno la loro base in Polonia e in Italia”.
Davanti a questo crescendo di truffe e tentativi di truffa è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione e di prevenzione in tutta la Svizzera da parte dell’ente Prevenzione Svizzera della Criminalità e dai Corpi di polizia cantonali e comunali. “Con questa campagna si vuole sensibilizzare la popolazione su come agire quando si riceve una chiamata scioccante – perché di regola chi chiama comunica sempre una notizia molto brutta (ma falsa) riferita a un parente stretto che provoca nella vittima uno stato di stress. La campagna ha per slogan: “Niente panico! Riappendete subito! “. Con spot televisivi, manifesti, volantini, informazioni sui social e altre iniziative si danno consigli utili. Come quello di chiamare subito la polizia. Le raccomandazioni sono quelle di non farsi mettere sotto pressione da sconosciuti che chiamano; di interrompere subito la chiamata; di contattare la persona indicata come vittima e chiedere se va tutto bene; di non consegnare mai contanti o altri oggetti di valore a una persona sconosciuta e, appunto, segnalare la truffa alla polizia”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
La campagna è promossa in collaborazione con Pro Senectute e si svilupperà nelle sue varie forme a partire dai prossimi giorni.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 ottobre 2023 de Il Mattino della Domenica

Verso la fusione a due, eppure si parla ancora di tutta l’Alta Valle

Verso la fusione a due, eppure si parla ancora di tutta l’Alta Valle

Quinto e Prato, prima serata pubblica sul progetto aggregativo

È partita dal centro scolastico di Ambrì la serie di serate pubbliche in vista della votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra Quinto e Prato Leventina. Giovedì sera le autorità comunali e cantonali hanno presentato alla popolazione il dossier elaborato dalla Commissione di studio che funge da base per la proposta di fusione che il 26 novembre porterà i cittadini alle urne. Di fronte a una gremitissima aula magna, i sindaci Aris Tenconi (Quinto) e Davide Gendotti (Prato Leventina), unitamente al consigliere di Stato Norman Gobbi, hanno ribadito che è questo il momento opportuno di unire le forze e dare vita a un comune di 1’350 abitanti (970 a Quinto e 380 a Prato), che intende puntare in particolare su attrattiva residenziale (migliorando i servizi in generale per attirare nuovi abitanti, soprattutto famiglie), nuove attività lavorative e promozione turistica. Il tutto grazie anche a un’ottimizzazione delle risorse, un’amministrazione comunale meglio strutturata e un maggiore peso nei confronti del Cantone. Un processo aggregativo, è stato messo in chiaro, che ha voluto subito coinvolgere la popolazione con la giornata di studio organizzata nel novembre del 2022, occasione per captare impressioni e suggerimenti degli abitanti di cui la commissione ha tenuto conto nell’elaborazione del rapporto.

L’auspicio dell’ex sindaco Jelmini
Al termine della presentazione, dal pubblico sono giunti elogi alla proposta, alcune richieste di chiarimento e nessuna vera critica o manifestazione di scetticismo. Da qui al 26 novembre ci saranno altre due serate pubbliche per tastare il polso dei residenti, il 5 ottobre a Rodi e l’11 ottobre sempre alle scuole di Ambrì. Bisognerà capire come tirerà il vento sullo scacchiere politico, tenendo conto che a Quinto il Consiglio comunale si è spaccato, dando preavviso favorevole all’aggregazione per un solo voto (12 favorevoli e un’astensione l’esito a Prato Leventina). Il momento dedicato a domande e osservazioni dal pubblico ha offerto spunti di riflessione grazie in particolare all’intervento di Valerio Jelmini. Per 20 anni municipale di Quinto, di cui 12 in qualità di sindaco, ha voluto esprimere il proprio sostegno a questa fusione ridotta, anche se il suo auspicio è quello di vedere un giorno confluire tutta l’Alta Valle in un ente locale unico di circa 3’000 abitanti. Un’aggregazione a cinque Comuni, e quindi con anche Airolo, Dalpe e Bedretto, di cui Jelmini fu sostenitore in passato e che in un certo modo ne ha rilanciato l’esigenza. «Non possiamo avere dei comuni troppo piccoli che non riescono a fare quello che vogliono perché non ne hanno i mezzi – ha detto l’ex sindaco –. Dobbiamo avere un territorio grande, e penso all’intera Alta Leventina anche perché ci sono delle sfide importantissime e solo uniti e forti si riesce a difendere quello che abbiamo. C’è ad esempio il tema dell’energia, con le centrali e le aziende elettriche presenti. Bisogna essere in grado di stimolare i nostri politici e dargli la possibilità di crescere e fare qualcosa di concreto». D’altro canto da decenni si parla dell’aggregazione dell’intera AltaValle – obiettivo peraltro tuttora previsto dal Piano cantonale delle aggregazioni del Dipartimento delle istituzioni (Di) –, senza però essere mai riusciti a concretizzarla. Dopo il tentativo fallito quasi 20 anni fa (con la votazione popolare del 2007 che vide a favore solo Airolo e Quinto) e altre piccole speranze svanite nel 2018, nei primi mesi del 2022 Quinto e Prato hanno rilanciato l’idea, chiedendo ad Airolo (1’400 abitanti), Bedretto (100) e Dalpe (170) il loro eventuale interesse a unirsi; picche la risposta dei Municipi guidati rispettivamente da Oscar Wolfisberg, Ignazio Leonardi e Mauro Fransioli. La riflessione di Jelmini è stata definita pertinente da Norman Gobbi. È infatti uno degli obiettivi del Di quello di avere amministrazioni meglio strutturate per sgravare i municipali dalle questioni più tecniche e permettergli di concentrarsi sulla progettualità e le opportunità di crescita e sviluppo dei Comuni. Ricordiamo che Gobbi, interpellato da laRegione al momento del ‘No’ di Bedretto, Airolo e Dalpe, si era detto favorevole a una strategia in due tempi per giungere all’unione di tutta l’Alta Valle. Dalla sala è stato quindi chiesto se l’unione tra Quinto e Prato non sia troppo minuta per avere un vero salto di qualità. «Guardando alle aggregazioni degli ultimi 20 anni – ha risposto il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa–, quello che fa differenza sono le persone e la loro capacità di impegno e dedizione per seguire degli obiettivi. E credo che con le premesse di questo studio aggregativo, e la capacità amministrative che oggi il Cantone già vi riconosce, ci siano tutti gli ingredienti per fare bene».

Scuola media: ‘Traballante la sede di Ambrì’
L’esigenza di unire le forze, e ben venga se al momento l’unica volontà è quella di Prato e Quinto, è stata evocata anche dalla granconsigliera leventinese Diana Tenconi. Lo ha fatto rendendo attenti sulla Nuova legge delle scuole dell’obbligo con cui intende dotare il Ticino di un solo testo legislativo per l’intera formazione obbligatoria. Il relativo messaggio governativo è stato licenziato a fine marzo, ma la Commissione formazione e cultura (dove siede anche Tenconi) ha chiesto e ottenuto dal Decs di aprire una fase di consultazione per sentire il parere di ordini scolastici e Comuni. «Un messaggio che dice che si vorrebbero avere sedi di Scuola media con almeno 200 allievi: ad Ambrì non ci sono 200 allievi, e nemmeno ad Acquarossa. Dunque queste due sedi diventano un po’ traballanti», ha affermato la deputata Plr, promettendo il suo impegno «per evitare che il messaggio possa essere votato in questo modo». Sul tema si è espresso anche il sindaco Gendotti: «Evidentemente questa legge ci preoccupa e dovremo quindi darci da fare per mantenere questa sede scolastica, fondamentale per essere attrattivi per le famiglie».

L’elenco degli obiettivi
In sintesi il rapporto stilato dalla commissione di studio prevede: moltiplicatore d’imposta al 90%, sede politica e amministrativa a Quinto e Ufficio tecnico a Prato, ottimizzazione dei servizi pubblici esistenti, Municipio di cinque membri e Consiglio comunale di 21, due circondari elettorali, mantenimento delle attuali sedi scolastiche, nuovi incentivi alle famiglie per migliorare la qualità di vita e favorire l’insediamento, contributi finanziari a favore delle associazioni, creazione di un’area per lo svago e lo sport per giovani e famiglie accanto alla Gottardo Arena di cui va ottimizzato l’utilizzo, centro aggregativo intergenerazionale, assunzione di un manager del territorio, attirare sulla piana di Ambrì industrie innovative e attente alla sostenibilità ambientale. In caso di esito positivo alle urne il 26 novembre, la legislatura corrente durerà un anno in più per permettere al Gran Consiglio di esprimersi sul messaggio governativo e ai servizi locali di preparare l’unione a due che verrebbe siglata nel 2025 con la nascita del nuovo Comune. Due le opzioni sul nome: Quinto o Quinto-Prato.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 30 settembre 2023 de La Regione

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Aggregazione fra Quinto e Prato «Un’opportunità per la regione»
Serata pubblica positiva in vista della votazione consultiva del 26 novembre

Dalla bassa all’alta valle. È una settimana di «prime uscite» pubbliche per i due progetti aggregativi in Leventina al voto domenica 26 novembre. Dopo la serata di lunedì dedicata al matrimonio fra Bodio e Giornico, giovedì è stata la volta di quella riguardante le possibili nozze fra Quinto e Prato. Oltre un centinaio di persone ha partecipato all’incontro svoltosi nell’aula magna delle scuole di Ambrì alla presenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa e dei suoi collaboratori. I quali hanno snocciolato i vantaggi dell’unione per una regione che fa e farà ancora leva, principalmente, sul turismo e sullo sport. In particolare, come abbiamo riferito nelle scorse settimane, si sta concretizzando il progetto di un campus da 120-150 milioni per giovani talenti con fulcro l’ex Sanatorio di Piotta. Verranno inoltre realizzate delle infrastrutture quali palestre e piscina.

«È il momento giusto»
«È il momento giusto». «Peccato che non ci siamo aggregati prima». Questo il tenore degli interventi dei cittadini. In alta valle, insomma, c’è la consapevolezza che l’occasione è d’oro. Come evidenziato anche da Norman Gobbi, si tratta di una grandeopportunità per l’intera regione. Il nuovo Comune, di circa 1.350 abitanti, sarà guidato da un Municipio di 5 membri, mentre ilLegislativo sarà composto da 21 persone. Moltiplicatore iniziale al 90%. Il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un sostegno finanziario di 1,7 milioni con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione per iniziative significative dal profilo del progresso in ambito socioeconomico e territoriale. Il 26 novembre gli aventi diritto di voto dei due enti locali dovranno scegliere pure il nome: «Quinto» o «Quinto-Prato». Le prossime serate sono in agenda giovedì 5 ottobre alle 20 al Salone Tremorgio a Rodi e mercoledì 11 ottobre alle 20 di nuovo alle scuole di Ambrì. 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 30 settembre 2023 del Corriere del Ticino 

(Immagine: www.tiquinto.ch)