Giornata obbligatoria anche per le ragazze

Giornata obbligatoria anche per le ragazze

Da Ticinonews.ch | Lo hanno deciso all’unanimità la settimana scorsa i direttori cantonali militari. Si parte il 1. gennaio 2020

Dal primo gennaio 2020 la giornata informativa dell’esercito diventerà obbligatoria anche per le donne: lo hanno deciso all’unanimità i direttori cantonali militari la settimana scorsa, rivela oggi la Neue Zürcher Zeitung (Nzz).

“Vogliamo ottenere l’adesione di più donne per il servizio militare, civile e la Croce Rossa. L’idea che alla giornata informativa debbano partecipare solo gli uomini è antiquata”, ha spiegato al quotidiano zurighese Alexander Krethlow, segretario generale della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) di cui il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi (Lega) è presidente.

La proposta di rendere obbligatorio questo incontro anche per le giovani svizzere è stata avanzata dal responsabile del Dipartimento federale della difesa della protezione, della popolazione e dello sport Guy Parmelin e, dopo averne messo al corrente i Cantoni in qualità di organizzatori della giornata informativa, in febbraio l’idea era stata resa pubblica dal comandante delle Forze terrestri Daniel Baumgartner.

“I rappresentanti cantonali hanno sostenuto che le giovani donne debbano essere meglio informate sugli strumenti di sicurezza politica”, ha detto Krethlow alla NZZ.

Ora su incarico di Parmelin e di Gobbi e con il motto “Una giornata per la sicurezza della Svizzera” verrà elaborata una proposta concreta. Il progetto, portato avanti da Confederazione e Cantoni dovrebbe essere presentato nel maggio 2018.

Le disposizioni scritte nella Costituzione, secondo cui ogni svizzero è tenuto a prestare il servizio militare e secondo cui per le svizzere il servizio militare è volontario, non devono essere cambiate, dichiarano i responsabili della Confederazione e dei Cantoni: la giornata di informazione non è una giornata di servizio.

Contro questo modo di procedere si è espressa la consigliera nazionale Edith Graf-Litscher (PS/TG) secondo la quale “si vuole chiaramente introdurre un obbligo annacquato affinché non si debba procedere a una votazione popolare”. La cosa migliore per interessare le ragazze alla difesa nazionale sarebbe operare all’interno della scuola.

Accoglie invece positivamente la decisione della CG MPP la consigliera nazionale Kathrin Bertschy (PVL/BE), copresidente di Alliance F, la quale ritiene persino che se già c’è un esercito, il servizio militare obbligatorio dovrebbe fondamentalmente valere per tutti.

L’articolo su Ticininonews.ch: http://www.ticinonews.ch/svizzera/380619/giornata-obbligatoria-anche-per-le-ragazze

“Nessuna svolta autocratica”

“Nessuna svolta autocratica”

Da RSI.ch | Norman Gobbi commenta l’annunciata partenza del coordinatore leghista Attilio Bignasca e la sua successione

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CNessuna-svolta-autocratica%E2%80%9D-9153040.html

“Per la scelta del prossimo coordinatore apriremo un processo di scelta aperto e democratico”. Sono le parole di Norman Gobbi, chiamato a commentare la dichiarazione di Attilio Bignasca, intenzionato a lasciare il cantone (e quindi la guida della Lega) entro novembre. Seppur non sia la prima volta che si annuncia partente e invece rimane, sul tavolo rimane infatti il tema della successione alla testa del movimento di Via Monte Boglia.

Anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni prende con le pinze il messaggio di Bignasca (“non è la prima volta”), ma conferma che la scelta di chi gli succederà è un argomento importante. “La Lega del 2017 non è quella del 1991, lo ha detto più volte anche Attilio, per questo escludo svolte autocratiche con una sola persona a decidere per ogni cosa, come invece accadeva in passato”.

Sul processo di selezione Gobbi sottolinea come questo dovrà essere “aperto e democratico, andando a coinvolgere tutti gli eletti nei vari consessi federali, cantonali e comunali e garantendo così l’unità. L’obbiettivo di fondo: le elezioni cantonali del 2019”.

Ma quando partirà questo iter? “Quando Attilio formalizzerà la sua partenza ai colonnelli, che finora non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali”.

Ottimo risultato per la prima asta online delle targhe ticinesi

Ottimo risultato per la prima asta online delle targhe ticinesi

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Ha riscosso un successo immediato e superiore alle attese la nuova pagina web creata dal Dipartimento delle istituzioni per gestire l’acquisto delle targhe ticinesi, attiva da mercoledì 3 maggio. La prima asta – che metteva in palio cinque numeri per autoveicoli e  tre per motoveicoli – ha permesso di raccogliere ben 124 mila franchi; l’offerta più alta è risultata quella di 35 mila franchi, per la TI 888 888. Da segnalare anche l’ottimo successo registrato dalle 220 targhe offerte a prezzo fisso, per un incasso totale superiore ai 63 mila franchi.

Come preannunciato in occasione della serata-evento di mercoledì 3 maggio, la principale novità introdotta grazie alla nuova piattaforma web è costituita dalle aste online, che permettono agli utenti di contendersi a intervalli regolari alcuni numeri molto pregiati. I 570 utenti iscritti al sistema hanno presentato un totale di 178 rilanci per le prime targhe offerte, con il prezzo significativamente cresciuto rispetto alla base d’asta: le cifre più alte offerte sono state, nell’ordine, di 35.000 franchi (TI 888 888), 31.100 franchi (TI 94) e di 18.400 franchi (TI 353). Offerte molto elevate anche per le tre targhe per motoveicoli TI 20, 500 e 66666, aggiudicate – dopo 34 rilanci totali – rispettivamente a 7.200, 7.000 e 8.500 franchi. Successo sbalorditivo anche per le prime 220 targhe offerte a prezzo fisso – a importi compresi fra 150 e 800 franchi – che hanno trovato un detentore molto velocemente.

Conclusa la prima fase, per la Sezione della circolazione è già tempo di accogliere le nuove offerte. Sono infatti da subito aperte – fino alle 21.00 di mercoledì 31 maggio – le aste per le targhe TI 987, 1036 e 44844 (autoveicoli) e TI 77, 333 e 1036 (motoveicoli). Un ulteriore turno è poi in programma dal 24 maggio al 4 giugno, con i numeri TI 233, 5558 e 222 333 (autoveicoli) e TI 91, 166 e 1000 (moto).

In seguito le aste si susseguiranno sul sito con questi intervalli regolari, in modo da garantire sempre un’asta attiva con numeri pregiati a disposizione.

Inoltre, visto il successo riscontrato, 50-60 numeri a prezzo fisso saranno costantemente disponibili sia per autoveicoli che per motoveicoli.

Il ricavato della vendita delle targhe servirà a coprire le spese dei programmi di prevenzione «Strade sicure» e «Acque sicure» promossi del Dipartimento delle istituzioni.

 

Norman Gobbi: “A Berna per portare la voce dei Ticinesi!”

Norman Gobbi: “A Berna per portare la voce dei Ticinesi!”

Dal Mattino della domenica | Collaborazione tra Cantoni e con la Confederazione a favore della sicurezza

Il nostro bel Cantone ha delle peculiarità che lo rendono unico nel territorio nazionale. L’essere a Sud delle Alpi, con il suo clima mediterraneo. L’italiano, che si parla in soli due cantoni elvetici su 26. I nostri modi di fare e la nostra cultura, differenti da quanto possiamo trovare oltre Gottardo.

Il Ticino ha delle caratteristiche uniche, che portano anche a delle necessità altrettanto singolari. Necessità che conosco molto bene e che cerco di portare avanti, non solo nel mio ruolo di Consigliere di Stato ma anche nei diversi impegni nei gruppi di lavoro per i quali mi reco fuori Cantone. Attualmente infatti partecipo alla Conferenza dei Governi cantonali (KDK), della quale faccio parte del Comitato direttivo, e alla Comunità di lavoro Regio Insubrica. Sono inoltre Presidente della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione popolazione e dei pompieri (RK MZF), mentre nell’anno 2014-2015 ho presieduto la Piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (SVS). Infine, sono membro del Comitato direttivo della Conferenza dei Direttori cantonali di giustizia e polizia (KKJPD).

La partecipazione come Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni a questi gruppi di lavoro permette al Ticino di far sentire la propria voce, e quindi di dare spazio alle nostre necessità – tenendo conto delle nostre peculiarità – nel panorama nazionale e internazionale. È questa la mia volontà, attraverso l’impegno nei comitati: farci sentire, soprattutto laddove è particolarmente necessario. Portare avanti gli interessi del nostro Cantone, far capire le specificità del nostro territorio, i nostri timori, le nostre difficoltà. Dedico tempo ai viaggi, in particolare verso Berna, con la certezza che sia importante investire sui rapporti con le altre parti coinvolte, Confederazione e Cantoni, per il bene dei ticinesi.

Il nostro Cantone ha bisogno di soluzioni per delle questioni che concernono soprattutto – se non solo – il nostro territorio, e che sono di importanza nazionale. Un esempio è la gestione dei flussi migratori, che negli ultimi anni avevo portato a più riprese all’attenzione del Comitato direttivo della Conferenza dei Direttori cantonali di giustizia e polizia. Grazie al Comitato sono state discusse le misure da adottare per gestire il previsto aumento dei flussi migratori. Un tema che ha destato forti preoccupazioni nei mesi estivi dello scorso anno, soprattutto nel territorio di frontiera e quindi nel nostro Cantone, la Porta Sud della Svizzera. Preoccupazione che ho voluto portare all’attenzione della Consigliera federale Simonetta Sommaruga, e alle colleghe e ai colleghi degli altri Cantoni presenti alla conferenza. Nella proposta portata a Berna sono stati infine valutati i vari scenari possibili, per far fronte al probabile aumento dell’afflusso di migranti, che sono stati presi in considerazione e applicati. Il risultato, infine, è stato soddisfacente: ci siamo fatti trovare pronti, con l’organizzazione e le strutture adeguate ad affrontare una situazione che non era affatto evidente.

Soluzioni per la sicurezza del nostro Cantone, che hanno avuto un riscontro molto positivo, non solo in Ticino. Ricordo che alcuni colleghi Consiglieri di Stato, responsabili della sicurezza oltre Gottardo, si sono a più riprese congratulati per il lavoro svolto. Hanno in effetti ammesso come l’operato del nostro Cantone, abbia fatto sì che il problema non si riproponesse nella Svizzera interna, in realtà come quella di Zurigo. Un risultato soddisfacente che ci fa capire come il lavoro di squadra – tra Cantoni e con la Confederazione – sia essenziale e possa portare delle ricadute positive.

Negli scorsi giorni un appuntamento importante si è svolto proprio in Ticino. Lugano ha ospitato l’assemblea annuale della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione popolazione e dei pompieri, da me presieduta. È stata un’occasione, che ho colto al volo, per invitare gli “addetti al lavoro” proprio nel nostro territorio. A partecipare alla Conferenza anche il Direttore del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), Guy Parmelin, e il capo dell’esercito, comandante Philippe Rebord. Con i responsabili della sicurezza dei Cantoni e della Confederazione abbiamo parlato di sfide importanti che ci accompagneranno nei prossimi anni. Sfide che come Ticino affronteremo, coscienti di quanto il nostro lavoro sia essenziale a favore della sicurezza del nostro Paese.

Il mio impegno in Ticino e a Berna è quindi a favore della sicurezza del nostro Cantone, nella ricerca di risposte concrete a questioni che concernono il Ticino e i ticinesi, nelle nostre peculiarità e nelle nostre necessità, collaborando con gli altri Cantoni per portare una voce univoca e forte a Berna. Ma è anche un impegno a favore del nostro Paese, per poter affermare con certezza che il Ticino c’è, ed è pronto ad operare a favore non solo dei proprio cittadini, ma di tutta la popolazione svizzera!

NORMAN GOBBI
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

I Cantoni e le sfide nell’esercito e nella protezione della popolazione

I Cantoni e le sfide nell’esercito e nella protezione della popolazione

Comunicato stampa della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione della popolazione e dei pompieri (RK MZF) |

Lugano, 19 maggio 2017. In occasione della riunione annuale a Lugano, la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) ha preso posizione in merito a numerose sfide strategiche. Temi centrali sono stati l’introduzione di una giornata informativa obbligatoria sul servizio militare per le donne, la creazione di un concordato intercantonale per un’assicurazione obbligatoria contro i terremoti nonché decisioni strategiche nell’ambito della protezione NBC della Svizzera. All’incontro hanno partecipato il Capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, Consigliere federale Guy Parmelin, il capo dell’esercito, Comandante di corpo Philippe Rebord, e Benno Bühlmann, Direttore dell’Ufficio federale della protezione della popolazione. Infine oggi il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato riconfermato Presidente della Conferenza per un altro mandato della durata di quattro anni.

I membri dei governi dei Cantoni responsabili per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri a livello cantonale hanno approvato nel corso della loro odierna conferenza annuale a Lugano la proposta di elaborazione di un progetto per l’introduzione di una giornata informativa obbligatoria sul servizio militare per le donne svizzere. Attualmente, le donne interessate possono partecipare alla giornata informativa a titolo volontario. Senza mettere in discussione il carattere volontario del servizio militare, con il conferimento dell’obbligatorietà si intende utilizzare meglio il loro potenziale a favore della sicurezza. Inoltre, tramite la ristrutturazione della giornata di informazione si intende ampliare le conoscenze delle giovani cittadine e dei giovani cittadini sugli strumenti della politica di sicurezza svizzera. L’Esercito, la protezione civile e la Croce Rossa offrono numerosi, interessanti modelli di servizio, carriere dei quadri e opportunità professionali. Gli interessati possono informarsi al riguardo per esempio tramite il sito internet. In tal modo si raggiunge però solo un numero esiguo di giovani svizzere. Con l’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne possibile eliminare le esistenti lacune informative. Il progetto intende verificare la fattibilità dell’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne a li-vello personale, finanziario e giuridico. Dopo gli usuali processi politici di approvazione, si prevede un’eventuale attuazione del progetto a partire da inizio 2020.

La CG MPP ha pure approvato un documento di riferimento in merito all’istituzione di un concordato intercantonale per un’assicurazione obbligatoria contro i terremoti (CIAT). La CG MPP è dell’avviso che tale concordato sia da introdurre. Esso entrerà in vigore solo quando avranno aderito un numero sufficiente di Cantoni tale da riuscire a coprire almeno l’85% degli edifici e dei valori reali della Svizzera. La creazione di una CIAT è tuttavia subordinata alla partecipazione della Confederazione al finanziamento della soluzione assicurativa. Dato che non esistono ancora le necessarie basi costituzionali e normative per una tale partecipazione, la Confederazione è invitata a creare le basi per una corrispondente competenza federale. La prossima tappa prevede entro fine 2017 l’attuazione, tramite la Conferenza dei governi cantonali CdC, di un sondaggio vincolante presso i Cantoni sulla creazione di una CIAT sulla base del documento di riferimento elaborato. In seguito la CG MPP deciderà in merito all’elaborazione concreta del concordato.

Siccome un’efficace protezione NBC in Svizzera è possibile solo a condizione di una buona cooperazione tra la Confederazione, i Cantoni e terzi, il Capo del DDPS e il presidente del-la CG MPP hanno incaricato nel dicembre del 2016 un gruppo di lavoro diretto dalla ComNBC di elaborare proposte per la definizione di una piattaforma nazionale per la protezione NBC. Il gruppo di lavoro ha quindi presentato il progetto per l’istituzione di un organo di coordinamento per la protezione NBC (OrCNBC) a livello operativo. Tale concetto è stato oggi approvato dall’assemblea plenaria della CG MPP. Lo scopo dell’organo è il miglioramento della collaborazione tra Confederazione, Cantoni e gli altri attori coinvolti. Si concentrerà su pochi compiti il cui coordinamento permette di incrementare l’efficacia e l’efficienza e di ridurre i costi. I compiti dell’OrCNBC comprendono in particolare il coordinamento e la determinazione delle priorità delle misure preventive nella protezione NBC nonché l’accertamento delle competenze per il loro adempimento, il monitoraggio dell’esecuzione delle misure nella protezione NBC, la promozione della regionalizzazione nella protezione NBC, il rafforzamento del trasferimento delle conoscenze e del flusso d’informazioni tra gli attori nella protezione NBC come pure il coordinamento dei contatti internazionali in vista della protezione NBC in Svizzera. Ora la piattaforma dovrà elaborare entro novembre 2017 una convenzione da sottoporre in seguito al DDPS e alla CG MPP per la firma. La Confederazione e i Cantoni si dividono il sostegno tecnico e amministrativo del progetto, segnatamente mettendo a disposizione le risorse umane occorrenti a tal fine. Dopo al massimo tre anni dall’istituzione dell’organo di coordinamento si procederà a una valutazione d’insieme del progetto.

Inoltre, i membri della CG MPP sono stati informati dal Capo del DDPS, il Consigliere federale Guy Parmelin, su temi attuali della politica di sicurezza e della protezione della popolazione.

Il capo dell’esercito, comandante di corpo Philippe Rebord, ha riferito in merito alla situazione dell’esercito, segnatamente in previsione del suo ulteriore sviluppo nel quadro del progetto Ulteriore sviluppo dell’esercito USEs.

Il Direttore dell’UFPP, Benno Bühlmann, ha informato sullo stato della Revisione della Legge sulla protezione della popolazione e delle protezione civile (LPPC) attualmente in corso. Sulla questione i membri della CG MPP si sono espressi in favore di una divisione della LPPC in due leggi separate. Alla Confederazione dovrebbero inoltre essere messi a disposizione – secondo necessità – dei membri della Protezione civile attraverso un accordo di prestazione.

Infine, l’assemblea plenaria ha confermato, per altri quattro anni, Norman Gobbi come
Presidente della Conferenza. La Consigliera di Stato argoviese Franziska Roth, la Consigliera di Stato del Canton Vaud Béatrice Métraux e il landamano del Canton Appenzello interno Martin Bürki sono invece stati eletti nuovi membri del consiglio direttivo.

Polizia a regione… unica

Polizia a regione… unica

Da laRegione | Entro l’estate il Dipartimento delle istituzioni incontrerà gli attori in causa – Il tema della riunificazione ha tenuto banco durante l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi tenutasi al Cpi di Mendrisio

Stesso luogo – il Centro di pronto intervento di Mendrisio –, appuntamenti diversi (due giorni fa era la presentazione del rapporto d’attività della Polizia Regione II, ieri l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi presieduta da Dimitri Bossalini), stesso tema affrontato in entrata dei lavori: la polizia… riunita. Tiene banco, evidentemente, la questione di riunificare le regioni di polizia. Tiene banco, a maggior ragione, nel Mendrisiotto. I Comuni polo di Mendrisio e Chiasso non vedono la questione di buon occhio, il Dipartimento delle istituzioni ‘spinge’ affinché si faccia un passo avanti. E in tal senso entro l’estate, ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi, avverrà una «consultazione formale», la quale sottoporrà agli attori in causa «la riunificazione delle regioni di Polizia comunale». Questo perché, a detta del ministro, «le zone urbane hanno bisogno di regioni uniche: all’interno di piccole realtà è molto più difficile e anche oneroso garantire la copertura (del servizio di polizia, ndr) 24 ore su 24 per tutto l’anno». Ma su questo argomento, non v’è l’unanimità. Lo stesso capodicastero Sicurezza pubblica di Mendrisio, Samuel Maffi (ieri presidente di sala), aveva ribadito due giorni or sono che con l’organizzazione in atto «siamo perfettamente in grado di coprire il servizio» (vedi ‘laRegione’ di ieri). Par di capire, dunque, che (almeno) nel Mendrisiotto si dovrà far breccia in altri campi. E in tal senso Norman Gobbi ha spiegato che la riunificazione prevista «non significa annullare i corpi». E sebbene «la rivalità tra Mendrisio e Chiasso l’abbiamo più o meno ‘messa via’ sul corpo pompieri (la creazione di un consorzio unico, ndr) adesso ne troveremo un’altra». Lo stesso consigliere di Stato, si legge tra le righe, è già pronto a più o meno accese discussioni: «Ma è inevitabile – ammette – che nel Mendrisiotto ci sarà una regione di polizia sola» e il Distretto «può affrontare questa sfida senza problemi». Pareri condivisi, per contro, su quanto fatto negli ultimi anni. Riorganizzazioni e implementazioni «hanno portato oggettivamente a un aumento chiaro e netto della sicurezza» ha evidenziato in entrata di assemblea Samuel Maffi. Questo grazie «a una marcata attività sul terreno di tutte le forze dell’ordine». Ma pure grazie «alla regionalizzazione delle Polizie comunali: una scelta vincente». Il Mendrisiotto, «quello che militarmente e tecnicamente era indifendibile, grazie alle collaborazioni oggi è più difeso e più sicuro» ha confermato Gobbi. I dati sono lì da vedere. Le regioni di polizia hanno dato i frutti auspicati. La polizia unica farà lo stesso? Il Dipartimento ‘spinge’, i Comuni polo temporeggiano.

(Articolo di Stefano Lippmann)

La sfida della Magistratura: conciliare qualità con rigore

La sfida della Magistratura: conciliare qualità con rigore

Dal Giornale del Popolo | Faccia a faccia ieri tra i vertici del DI e un pool di procuratori e giudici

Risparmi dovranno essere trovati anche nella Giustizia, ma non è detto che non ci siano nuovi spazi di manovra.

È una Magistratura che saluta con piacere il rinnovato dialogo con il suo referente istituzionale, quel Dipartimento delle Istituzioni, diretto da Norman Gobbi, che ieri ha organizzato il primo di una serie di incontri «regolari» con la Magistratura e i suoi rappresentanti (al faccia a faccia erano presenti, tra gli altri, il Procuratore generale John Noseda, il Presidente della Pretura Penale, Marco Kraushaar, il Magistrato dei minorenni, Reto Medici e tutti i Pretori delle Preture regionali), proprio per «condividere le necessità – ha riferito il consigliere di Stato – e guardare con una prospettiva di medio lungo termine alle esigenze future».

Dopo 7 anni dall’entrata in vigore dei nuovi Codici di procedura penale e civile, ha rilevato il ministro, «valeva insomma la pena fare una riflessione su quale evoluzione potrà avere la giustizia in rapporto alle risorse».

Già, perché i temi sul tavolo non sono pochi, a cominciare dalla richiesta di dotare la Procura di un Procuratore straordinario per liquidare le pendenze e dare una mano
al settore finanziario, «avvallata dal Consiglio della Magistratura», ha annotato il suo presidente Werner Walser, e di potenziare il Tribunale penale con 4 nuovi vice-cancellieri, proposta anch’essa ben vista dal Consiglio della Magistratura.

Non meno importante è anche l’idea, avanzata proprio ieri al Dipartimento dal pool di giudici e magistrati, di dare più poteri ai Segretari giudiziari, così da concedere loro il potere di istituire e decidere per il settore delle contravvenzioni. Per procedere in questo senso, è stato spiegato ieri ai giornalisti dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, dal presidente Walser e da Matteo Cassina, presidente del Tribunale d’appello, occorrerà una modifica legislativa ad hoc.

Allo stesso modo interessante ieri è stata inoltre definita l’ipotesi lanciata settimana scorsa dal giudice Marco Villa, in modo un po’ provocatorio, di introdurre per gli avvocati della prima ora un tetto di spesa per certi reati, «così come avviene già in altri Cantoni», ha specificato il presidente del Consiglio della Magistratura.

Quel che è certo, ha riferito Gobbi, è che «andranno fissate alcune priorità di intervento», tra cui troverà sicuramente posto «il mantenimento del dialogo avviato oggi e la volontà di rispondere alle esigenze della giustizia». Giustizia che, da parte sua, ha sottolineato Walser, è chiamata «anche lei a fare i compiti», come nel caso della pianificazione delle risorse umane e dei limiti imposti a tutti i settori dello Stato dal Gran Consiglio con la manovra di rientro finanziario.

«È una grossa sfida, perché alla qualità non si può fare sconti – ha annotato Walser -, ma sul versante della riduzione di personale stiamo valutando dove e con quali misure organizzative si riesca a mantenere il livello di oggi con qualche persona in meno, soprattutto sul versante del personale amministrativo».

(Articolo di Andrea Bertagni)

Il futuro dell’esercito è oggi

Il futuro dell’esercito è oggi

Da laRegione |

Il mondo è cambiato, deve cambiare anche l’esercito. L’ha ricordato sabato scorso a Lugano, Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, nel corso dell’assemblea della Società ticinese degli ufficiali (Stu) che per l’occasione aveva come ospite d’onore il nuovo capo dell’esercito Philippe Rebord. I cambiamenti, un verità, già ci sono e vanno nella direzione della flessibilità, ovvero garantire la sicurezza contro le nuove minacce. Del resto, ha aggiunto Gobbi, «le nuove reclute non sono quelle di trent’anni fa; entrano nell’esercito con nuove competenze e hanno una facilità nell’utilizzo delle tecnologie» circondate quotidianamente, come sono, dai molteplici dispositivi dell’era digitale. Giovani, dunque, «che si aspettano di trovare nell’ambiente grigioverde le stesse tecnologie che fanno parte del loro quotidiano, con le stesse funzionalità». Dunque non si può attendere oltre, anche l’esercito deve dotarsi di nuovi mezzi capaci di rispondere all’esigenze del futuro. Che è già presente. Un esempio? L’uso sempre più frequente – anche delle istituzioni – dei droni, e cioè dei velivoli multifunzionali. La Polizia cantonale, ha ricordato Gobbi, ne fa uso per riprese aeree degli incidenti. L’esercito li ha usati in Ticino la scorsa estate per controllare i flussi migratori; mezzi ormai vetusti che per fortuna verranno presto sostituiti. La necessità imperativa di condurre in porto il progetto USEs (Ulteriore sviluppo dell’esercito), i problemi legati agli effettivi e l’attenzione al potenziale femminile, l’esigenza di regolamentare in modo più restrittivo le possibilità di accesso al servizio civile, la reintroduzione del concetto di mobilitazione, le scadenze che incombono in tema di mezzi (aerei, ma anche veicoli, cannoni ecc.): questi i temi principali toccati invece dal nuovo capo dell’esercito, comandante di corpo Philippe Rebord. Che ha sottolineato: l’USEs costituisce il classico “compromesso svizzero” tra esigenze e possibilità, tra qualità e costi. Ma rappresenta oggi un passaggio obbligato, da implementare con convinzione, poiché senza di esso non solo l’esercito non potrebbe garantire il suo essenziale contributo alla sicurezza del Paese, ma non ci sarebbero nemmeno le premesse per affrontare con altre misure l’evoluzione futura della situazione. Tra le novità annunciate da Rebord, la reintroduzione del concetto di mobilitazione, con relative esercitazioni per tutti i battaglioni. Un segnale di ripensamento del quadro strategico e del possibile riemergere di minacce militari convenzionali. Questo significa che torneremo un giorno al “grande esercito di difesa”, come vorrebbe qualcuno? Rebord, pur rilevando che non sarà comunque per domani, ha lasciato l’interrogativo sostanzialmente aperto, alla luce anche di quanto sta avvenendo in altri Paesi d’Europa (ad esempio in Germania). Il presidente della Società svizzera degli ufficiali, col Smg Stephan Holenstein, gli ha garantito il sostegno dell’ufficialità, non senza precisare che sarà “costruttivo” ma anche “critico”. L’assemblea ha pure ascoltato un’ampia relazione del presidente Stu Col Marco Lucchini, che ha insistito in particolare sull’importanza di valorizzare la formazione militare anche per contrastare il disinteresse di studenti e datori di lavoro.

La barba di Norman Gobbi. Chiacchierata informale con il ministro durante una seduta di rasatura nel salone di Rosi.

La barba di Norman Gobbi. Chiacchierata informale con il ministro durante una seduta di rasatura nel salone di Rosi.

Da LiberaTV | MINUSIO – A fronte di tante professioni storiche che scompaiono sotto il rullo compressore della modernizzazione ce n’è una che sta tornando in voga: quella del barbiere. Un mestiere che per secoli ha segnato la vita popolare delle città e dei paesi di tutta Europa, unendo la cura estetica del viso alla socializzazione, e che ora sta tornando in auge grazie al fenomeno che più di altri ha segnato a livello mondiale il cambiamento del look maschile: il ritorno della barba.

La bottega del barbiere era un po’, sul fronte maschile, quello che per le donne era l’incontro al lavatoio… La massima celebrazione artistica di questo antico mestiere è arrivata nei primi anni dell’Ottocento, quando Gioachino Rossini ha messo in musica la commedia del drammaturgo francese Pierre-Augustin de Beaumarchais. E il personaggio di Figaro, il ‘barbiere di Siviglia’, nonché “factotum della città”, è diventato simbolo universale della professione.

Una delle più attente osservatrici ticinesi delle evoluzioni del look, Rosi Dafond-Campisi, titolare dello studio Total Look di Minusio, aveva già anticipato in questa rubrica il grande ritorno della barba, e nel suo negozio ha dato ampio spazio a questa tendenza già da alcuni anni. Tanto che, racconta, prossimamente creerà un ‘barber corner’ installando una vecchia poltrona da barbiere completamente restaurata.
Tra i vip che hanno contribuito a diffondere la tendenza della barba in Ticino c’è sicuramente il ministro Norman Gobbi, che abbiamo seguito ‘in diretta’ durante una seduta di rasatura da Rosi.

“L’idea della barba mi è venuta per comodità più che per il vezzo di seguire la moda – racconta il consigliere di Stato -. Me la sono lasciata crescere nei giorni di Natale dell’anno scorso, poi, su consiglio di Rosi ho deciso di tenerla”.

“Con Norman abbiamo valutato e deciso insieme la forma da dare alla sua barba – spiega Rosi -, e con il passare dei mesi si è reso conto che il suo nuovo look piace a molti. Credo che nella sua carriera politica abbia imparato l’importanza della cura del look, non per stupire, perché non è un attore o un cantante, ma per trasmettere più sicurezza e vicinanza alla gente che incontra. Devo dire che Norman è stato molto bravo a curarsi la barba da solo, e ogni tre settimane, quattro al massimo, viene in negozio per farsela regolare”.

“Curare la barba non è difficile, ci vuole solo un po’ di costanza – interviene Gobbi -. Basta una buona macchinetta elettrica… Poi però almeno una volta al mese ci vogliono la mano dell’esperta…e chiaramente schiuma e rasoio”.

Gobbi racconta che quella della barba è stata la più importante ‘rivoluzione’ di look dei suoi primi 40 anni. “Anche se devo ammettere che a 16 anni mi ero fatto crescere i capelli e avevo messo anche l’orecchino. Ma quella fase è durata poco…”.

L’articolo su LiberaTV: http://www.liberatv.ch/it/article/34932/la-barba-di-norman-gobbi-chiacchierata-informale-con-il-ministro-durante-una-seduta-di-rasatura-nel-salone-di-rosi-l-idea-di-farmela-crescere-mi-venuta-per-comodit-pi-che-per-il-vezzo-di-seguire-la-moda-un-importante-cambiamento-di-look-ma-a-16-anni-mi-feci-crescere-i-capelli-e-misi-l-orecchino

Flussi migratori: non stiamo con le mani in mano!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza Norman Gobbi analizza la situazione ticinese

La scorsa settimana si è aperta con il Gran Consiglio riunito in sessione plenaria a Bellinzona. Riflettori mediatici accesi sul cambio di presidenza. Tuttavia non è stato l’unico avvenimento degno di nota della giornata di lunedì. Infatti, anche se gli organi d’informazione non ne hanno dato grande risalto, il nostro Parlamento ha tra le varie trattande approvato il credito per il servizio di sicurezza nel centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Questo – lo ricordo – è il nome completo del luogo, dove i migranti che giunti ai nostri confini e non intendono richiedere asilo sul nostro territorio vengono alloggiati. Ciò permette loro di rifocillarsi, riposare e lavarsi, nel caso in cui le autorità italiane, con le quali, lasciatemelo dire, collaboriamo ottimamente, non abbiano la possibilità di riammetterli in Italia prima della chiusura notturna dei loro uffici.

Il centro di Rancate
Una struttura che il Cantone lo scorso anno, su impulso mio e del mio Dipartimento ha creato per gestire il grande numero di afflussi alla frontiera sud del nostro Paese. Anche il Gran Consiglio quindi, approvando la richiesta del Governo, ha riconosciuto l’importanza del centro. Perché è chiaro: la situazione sui confini ticinesi e la pressione da parte di migranti alla frontiera sud, indipendentemente dal fatto che vogliano chiedere asilo alla Svizzera o che il loro interesse per il nostro Paese sia confinato al transito verso altre nazioni del Nord Europa, non è per nulla paragonabile agli altri Cantoni svizzeri. Una decisione che premia gli sforzi del Consiglio di Stato e del mio Dipartimento in particolare.

La situazione attuale
Già, ma come è la situazione al momento attuale? Le cifre pubblicate dalle Guardie di confine confermano la tendenza già sottolineata anche dalla Segreteria di stato della migrazione: al confine sud le richieste d’asilo sono diminuite, mentre a livello nazionale si registra il numero più basso di richieste dal febbraio 2011. Contemporaneamente aumentano rispetto allo stesso periodo dello scorso anno le entrate illegali registrate nel nostro Paese alla frontiera ticinese con un incremento netto di oltre 300 arrivi illegali. Un dato significativo, che non può che farci mantenere alta la guardia perché l’estate in arrivo si preannuncia ancora una volta calda alle nostre latitudini.

Possibili evoluzioni
Non nascondo che personalmente ritengo importante capire cosa succederà nella vicina Francia nelle prossime settimane. Non bisogna escludere che dopo le elezioni presidenziali qualcosa potrebbe cambiare: vale la pena mantenere un occhio vigile sulla situazione francese. Dopo la sconfitta del Fronte Nazionale di Marine Le Pen alle urne non si può scartare l’ipotesi che la Francia si prepari ad attuare una strategia migratoria in linea con la politica “spalancatrice delle frontiere” attuata dalla Germania e fortemente voluta dall’Unione europea, di cui Macron è un fervente sostenitore. Potrebbero decidere di abbassare il blocco a Ventimiglia e, di conseguenza, incoraggiare la rotta italo-francese. Si tratta di una via facile da intraprendere e potrebbe divenire quella prediletta, dopo che da qualche anno è stata chiusa bloccando l’accesso a nord dei migranti in arrivo sul nostro continente. Uno scenario che potrebbe influenzare anche la pressione al confine ticinese. Questo potrebbe spiegare perché nonostante gli sbarchi sul Mediterraneo continuino, secondo fonti italiane, con numeri molto più alti rispetto agli stessi mesi del 2016, non si riscontra la medesima proporzionalità a Chiasso. Dove finiscono queste persone? Forse sono in attesa di capire cosa decideranno le Autorità francesi prima di intraprendere il viaggio verso il Nord Europa.

Ma noi, sempre e comunque, stiamo facendo i passi necessari per affrontare la situazione. E non a parole, ma con fatti, analisi, sforzi coordinati e la determinazione di tutti gli attori in gioco (che non smetterò mai di ringraziare). A livello cantonale, continuiamo a valutare e ad attuare tutte le misure necessarie. Mercoledì scorso si è tenuto un seminario al Centro di istruzione della Protezione civile di Rivera al quale hanno partecipato tutti i partner dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Quest’ultimo, in una costellazione ad hoc, ha gestito i flussi dello scorso anno e si sta preparando a far fronte ai differenti scenari ai quali potremmo essere chiamati a rispondere fra un paio di mesi. E chiaramente non smetterò di concentrare i miei sforzi anche sul piano federale, poiché la Confederazione non deve sottovalutare alcun aspetto: perché ne va della sicurezza del Ticino e di riflesso di tutta la Svizzera!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni