Il Quotidiano – Cade l’obbligo del casellario

Il Quotidiano – Cade l’obbligo del casellario

Da RSI.ch | Il Governo ticinese spaccato, rivede le procedure per l’ottenimento dei permessi per consentire l’intesa sulla fiscalità dei frontalieri

Il servizio al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Frontalieri-addio-casellario-9210670.html

Sparisce l’obbligo sistematico di presentare l’estratto del casellario giudiziario per i lavoratori stranieri che chiedono rilascio e rinnovo dei permessi di dimora (B) e per lavoratori frontalieri (G). Lo ha deciso il Consiglio di Stato ticinese, che mercoledì sottolinea di aver compiuto tale scelta dopo aver “valutato approfonditamente i pro e i contro del progetto di nuovo accordo tra Berna e Roma sulla fiscalità dei frontalieri”.

Il Governo cantonale rimarca che così facendo si rimuove “l’ultimo ostacolo che si frappone alla sua conclusione”, pur consapevoli che tale intesa non risponde “pienamente alle aspettative del Ticino”.

Il nuovo quadro normativo, rimarcano i consiglieri di Stato nella nota, definisce giuridicamente lo statuto di frontaliere fiscale e stabilisce l’assoggettamento alla fonte in Svizzera (limitazione d’imposta al 70%) dei frontalieri residenti in Italia. Il rispetto delle norme di diritto interno italiane dei frontalieri attivi in Svizzera causerà loro un progressivo “aumento del carico fiscale, rendendo meno attrattivo “questo statuto dal punto di vista fiscale”. Così insomma, si dovrebbe contribuire alla lotta contro il dumping salariale in tutto il cantone.

L’obbligo di sottoporre il casellario giudiziario sarà sostituito, secondo i ministri ticinesi, da un “nuovo sistema che prevede, accanto all’autocertificazione già richiesta in passato, anche la presentazione del certificato penale su base volontaria”. Rimane attiva la possibilità per l’ufficio competente, di richiedere in caso particolare l’estratto del casellario.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la prima seduta ordinaria del 2017 – la 43. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Piattaforma ha anzitutto preso atto dell’imminente apertura della seconda fase della consultazione in merito al Piano cantonale delle aggregazioni, che si concentrerà sulle modalità per l’attuazione dei nuovi scenari individuati e sugli incentivi finanziari previsti per la riorganizzazione amministrativa e gli investimenti a carattere socio-economico.

È stato quindi valutato lo stato di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020», e sono stati indicati i primi elementi della nuova impostazione prevista per il sistema di perequazione delle risorse. Entro la fine dell’anno è attesa la consegna del rapporto conclusivo con le misure proposte nei sei ambiti di «priorità 1» – assicurazioni sociali, assistenza, famiglie, anziani, scuole, mobilità, perequazione –, che nel corso del 2018 dovrebbero essere consolidate in un messaggio al Gran Consiglio.

Il Dipartimento del territorio ha poi informato la Piattaforma riguardo al disegno di revisione della Legge sui beni culturali e del suo regolamento, che risponde alle richieste dell’iniziativa popolare «Un futuro per il nostro passato». Le modifiche normative proposte puntano in particolare ad accelerare la procedura per la protezione degli immobili di interesse cantonale, mantenendo l’autonomia decisionale dei Comuni sugli oggetti di rilevanza locale e riequilibrando i contributi finanziari pubblici per la conservazione. È stato deciso che una consultazione sul progetto sarà effettuata tramite la Piattaforma, con l’obiettivo che il messaggio del Consiglio di Stato sia pubblicato entro l’autunno.

Il Dipartimento delle istituzioni ha in seguito presentato la proposta di rivalutazione delle modalità di calcolo degli effettivi delle Polizie comunali, condividendo con la Piattaforma i risultati della consultazione condotta negli scorsi mesi; è stato stabilito che i parametri attuali saranno modificati unicamente per le zone di retroterra e montagna.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcuni aggiornamenti in merito alla nuova Legge cantonale sui pompieri, a temi energetici e alla politica fiscale.

In merito al progetto per l’introduzione del voto elettronico, la Piattaforma ha espresso il proprio sostegno per questa modalità di espressione della volontà popolare ed è stata informata sui progressi compiuti dal Gruppo di lavoro istituito dal Cantone e sulle discussioni in corso con la Sottocommissione parlamentare.

Il prossimo incontro della Piattaforma è previsto per mercoledì 23 agosto.

Chiusura del poligono di tiro Rovagina a Morbio Superiore

Chiusura del poligono di tiro Rovagina a Morbio Superiore

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni informa che a causa di un cedimento strutturale del sottotetto, il poligono di tiro a 300 metri Rovagina a Morbio Superiore è inagibile fino a nuovo avviso. I tiri obbligatori e il tiro in campagna a 300 metri possono essere eseguiti presso qualunque poligono di tiro del Cantone. I tiri con la pistola a 25 metri si svolgeranno regolarmente.

A causa di un cedimento di parte del sottotetto avvenuto negli scorsi giorni, si stanno effettuando gli accertamenti del caso. In attesa dei risultati il poligono di tiro a 300 metri è stato chiuso precauzionalmente.

Pertanto per il tiro obbligatorio a 300 metri previsto a Morbio Superiore per mercoledì 7 giugno 2017 così come i tiri in campagna previsti per venerdì 9, sabato 10 e domenica 11 giugno 2017 sono annullati. Per chi fosse interessato a eseguire iI tiro obbligatorio e il tiro federale in campagna a 300 metri, vi ricordiamo che gli stessi possono essere eseguiti gratuitamente su qualsiasi altro poligono di tiro del Cantone. Ulteriori informazioni circa giorni e orari sono consultabili sul sito www.ti.ch/militare.

Il tiro obbligatorio e il tiro in campagna alla pistola a 25 metri potranno essere svolti regolarmente negli orari previsti presso il poligono della Rovagina a Morbio Superiore.

Il poligono a 300 metri della Rovagina, Morbio Superiore rimane chiuso fino a nuovo avviso.

Gobbi è “su tutte le furie”

Gobbi è “su tutte le furie”

Da Ticinonews.ch | I due leghisti hanno votato contro l’abolizione della richiesta del casellario. “Sono fortemente contrariato”

È un Norman Gobbi “su tutte le furie”, come scrive lui stesso su Facebook, quello che commenta la decisione presa oggi a maggioranza dal Consiglio di Stato ticinese di rinunciare alla richiesta del casellario giudiziale per l’ottenimento del permesso B (dimoranti) o G (frontalieri).

“La misura del casellario sarà eliminata alla firma dell’accordo sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri da parte di Svizzera e Italia” scrive Gobbi. “Così ha deciso oggi la maggioranza del Consiglio di Stato ticinese, contro la mia volontà e del collega Claudio Zali.”

“Una misura per la nostra sicurezza, la sicurezza di tutto il Cantone che verrà quindi presto a cadere” prosegue il consigliere di Stato leghista. “Una misura che – lo ricordo – ha raccolto ampi consensi nella popolazione ticinese e che sta facendo breccia anche a Berna.”

“Sono fortemente contrariato e continuerò a far sentire la voce del Ticino che vuole un’immigrazione controllata” conclude il direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Non smetterò di combattere per il bene e la sicurezza del nostro Paese e della sua gente!”

Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione: entrano in vigore le modifiche legislative

Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione: entrano in vigore le modifiche legislative

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella propria seduta odierna il Consiglio di Stato ha stabilito che il 15 giugno 2017 entreranno in vigore le modifiche alla Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear) e il relativo regolamento. Gli esercizi pubblici potranno perciò posticipare alle 2.00 la loro chiusura ogni venerdì, sabato e nei giorni prefestivi.

La decisione segue il voto del Gran Consiglio, che lo scorso 11 aprile ha approvato il controprogetto all’iniziativa popolare legislativa elaborata «Ticino 3.0 – Bar aperti fino alle 03.00». Il Consiglio di Stato ha ora stabilito che le modifiche legislative adottate dal Parlamento entreranno in vigore il 15 giugno 2017.

Si tratta di un passo importante per il nostro Cantone, che il Governo – su proposta del Dipartimento delle istituzioni – ha voluto compiere con la massima celerità possibile, in modo da rispondere alle esigenze del settore turistico, in vista dell’imminente inizio della stagione estiva riconoscendo l’importanza del settore turistico e alberghiero per l’economia ticinese e fornendo strumenti adeguati e flessibili per le sfide future.

Come noto, la revisione normativa introduce la possibilità di posticipare la chiusura degli esercizi pubblici alle 2.00 il venerdì, il sabato e durante i giorni prefestivi; ogni esercente manterrà comunque la possibilità di anticipare la chiusura del proprio locale, fino a un massimo di due ore prima dell’orario notificato al Comune, tramite un semplice avviso alla Polizia comunale territoriale competente. Inoltre nell’ambito del mantenimento dell’ordine e della quiete è stata rafforzata la figura del gerente, la cui competenza è stata estesa oltre che all’interno dei locali, alle immediate vicinanze dell’esercizio pubblico.

Va infine sottolineata la possibilità di estendere la durata dei permessi speciali dagli attuali 15 giorni a 3 mesi, mantenendo la competenza per il loro rilascio ai Comuni, con il preavviso del Cantone. Ciò risponde alla crescente importanza assunta dalle manifestazioni organizzate sul territorio ticinese, che contribuiscono in larga misura a favorire la coesione sociale e la promozione del settore del turismo e hanno ripercussioni economiche rilevanti sia per i Comuni sia per il Cantone.

Libertà sì, estremismo no!

Libertà sì, estremismo no!

Dal Mattino della domenica | Il ministro Norman Gobbi si interroga sulla diffusione del Corano nelle piazze ticinesi

La Svizzera è un Paese libero. Ma la Svizzera è anche un Paese sicuro. Sicurezza e libertà: due valori che sono strettamente connessi, che a volte sono messi in contrapposizione, ma che sono entrambi essenziali per il benessere di ogni cittadino. Un equilibrio sul quale mi sono interrogato in questo mio contributo, prendendo spunto dalla discussione in atto sulla distribuzione del Corano nel nostro territorio.

In questi giorni alcuni conoscenti mi hanno chiesto cosa ne pensavo della diffusione del Corano nelle nostre piazze, dopo che questo argomento è stato tematizzato nella risposta a un’interrogazione del Gran Consiglio, nella quale come Consiglio di Stato abbiamo affermato che non è necessario proibirne la distribuzione.

In Ticino, Città e Comuni possono decidere di non concedere l’autorizzazione all’allestimento di bancarelle e alla distribuzione del Corano allo scopo di proteggere la sicurezza pubblica. La legge lascia questo compito al livello più vicino alla popolazione del nostro sistema federalista, che ha una sensibilità particolare riguardo il proprio territorio. A livello federale invece, tra le misure per la salvaguardia della sicurezza interna, viene definita la possibilità di vietare qualsiasi attività che promuova il terrorismo e l’estremismo violento. Soprattutto negli ultimi anni, la legge si è adeguata definendo in maniera mirata il divieto di promuovere determinati gruppi che si sono resi noti a livello internazionale con quegli atti di violenza inaudita che purtroppo noi tutti conosciamo. La legge federale vieta già i gruppi estremisti e associazioni a loro riferite, come l’associazione “Lies!”. Quindi, in caso di reale minaccia sul nostro territorio, gli strumenti ci sono e possono essere utilizzati per proibire la distribuzione del Corano da parte di persone estremiste.

Nel nostro Cantone la situazione, che è costantemente monitorata dall’intelligence della Polizia cantonale, al momento non sembra destare timori a riguardo. Nelle nostre piazze fortunatamente non circola materiale propagandistico che possa mettere in pericolo la sicurezza dei ticinesi. Se fosse il caso, i nostri agenti agirebbero senza timori per risolvere il problema, allontanando chi rappresenta una minaccia per la popolazione, come del resto sono abituati ad agire nel loro lavoro quotidiano a favore della nostra sicurezza.

Questo è, in maniera riassunta, quanto contenuto nella risposta che come Governo abbiamo dato al parlamento ticinese. Proprio questa risposta ha fatto scaturire le domande dei miei conoscenti, che volevano la mia risposta personale alla questione. Per farlo, ho voluto affrontare la questione da un lato meno “operativo” o “legislativo”, riallacciandomi al delicato equilibrio tra libertà e sicurezza.

La mia risposta è stata semplice e chiara: condivido la posizione che come Governo abbiamo deciso, poiché credo che un libro vada letto per essere capito. Quello che va invece proibito è l’estremismo in ogni sua forma, che – è vero – in alcuni casi può venire da un’interpretazione distorta di un libro. Questo non va tollerato.

Ma aggiungo: non deve essere tollerato in nessuna circostanza e in nessun ambito, poiché distrugge in un solo attimo sia la libertà, sia la sicurezza sulla quale si costruisce il nostro Paese.

Proprio negli scorsi giorni stavo leggendo il rapporto sulla sicurezza della Svizzera, pubblicato dal Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). In primo piano c’erano chiaramente il terrorismo jihadista e i cyberattacchi, che sono il centro della politica della sicurezza ormai in tutti paesi dell’Europa. Scorrendo il resto del rapporto, leggevo di come i flussi migratori possano incidere sulla questione della sicurezza legata al terrorismo, siccome gli attentatori possono sfruttare questa situazione per giungere in Europa. Continuando a leggere, mi è saltato però all’occhio questo paragrafo: “Se in Svizzera, a differenza di altri Paesi in Europa, gli ambienti di estrema destra non hanno sinora fatto ricorso alla violenza contro i richiedenti l’asilo o contro infrastrutture e fornitori che operano nell’ambito dell’asilo, le cerchie di estrema sinistra hanno incluso la migrazione tra i loro temi fondamentali, agendo anche in modo violento.” Per il SIC quindi il problema è sì della possibilità di atti terroristici, ma nella pratica, fino ad ora, ciò che ha creato maggior disagio sono state le azioni collaterali di questi gruppi legati agli ambienti estremisti! Un estremismo che viene da sinistra e che si manifesta in maniera violenta, e al quale l’anno scorso, nel periodo più caldo dell’estate, abbiamo dovuto far fronte anche nel nostro Cantone. Un estremismo che rovina infrastrutture, imbratta edifici privati o pubblici, offende agenti che ogni giorno si adoperano a favore della collettività. Un estremismo… che preoccupa la Confederazione quasi più della minaccia terroristica in sé, poiché è una questione con la quale siamo confrontati già oggi nella pratica!

Mi dovranno scusare coloro che mi hanno fatto la domanda specifica sulla distribuzione del Corano: ma ho voluto cogliere lo spunto per poter discutere con voi di ciò che veramente è il fulcro della questione. Una problematica reale che intacca il benessere dei cittadini, che confonde la libertà di espressione con l’arroganza di imporsi, distruggendo tutto ciò che direttamente e indirettamente entra nel radar del proprio odio. Senza accorgersi che, in fin dei conti, queste azioni si ripercuotono sulla libertà e la sicurezza della collettività per la quale questi gruppi affermano di lottare. Come ministro della sicurezza del nostro Cantone sono quindi sicuro che sia l’estremismo di ogni genere a dover essere il centro del nostro lavoro, indipendentemente da come si manifesti: tramite propaganda nelle piazze o tramite atti violenti nelle manifestazioni.

La Svizzera è un Paese libero. Ma è anche un Paese sicuro. Ed è per questo che lo Stato deve lottare: per la libertà e la sicurezza che sono alla base del benessere di ognuno di noi!

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Uniformazione dei gradi e delle condizioni di stipendio dei Corpi di polizia cantonale e comunali

Uniformazione dei gradi e delle condizioni di stipendio dei Corpi di polizia cantonale e comunali

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo Regolamento che uniforma i gradi e le condizioni di stipendio fra i Corpi di Polizia comunali e la Polizia cantonale. La misura permetterà di aumentare la stabilità degli organici delle forze dell’ordine ticinesi, eliminando in particolare uno dei fattori che regolarmente sono all’origine dello spostamento di agenti.

La Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali – approvata dal Parlamento il 16 marzo 2011 – aveva conferito al Consiglio di Stato una delega legislativa, incaricandolo di proporre un sistema retributivo e lavorativo armonizzato per tutti i Corpi di polizia attivi sul territorio cantonale. Il progetto approvato dal Governo nella seduta odierna – frutto delle riflessioni di un gruppo di lavoro costituito nel maggio 2015 – risponde al mandato e permette di creare condizioni salariali uniformi, eliminando uno dei fattori che comportano regolari spostamenti di agenti. In questo modo, sarà assicurata una maggiore stabilità all’assetto delle varie Polizie ticinesi.

Occorre evidenziare che il progetto proposto non concerne unicamente l’uniformazione dei gradi e degli stipendi degli agenti, ma getta anche le basi per procedere con l’uniformazione in futuro anche delle modalità di avanzamento e di promozione, così come delle norme che regolano le indennità e le modalità di compensazione del lavoro straordinario nonché la formazione dei quadri.

A livello pratico, i Comuni avranno ora due anni di tempo – dall’entrata in vigore del nuovo sistema – per adeguare i gradi dei propri agenti. Per quanto riguarda invece gli avanzamenti salariali, in futuro avverranno in base alle disposizioni della nuova Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti; al momento dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento, i Comuni avranno comunque la facoltà di decidere se riconoscere ai propri agenti in carica i diritti salariali acquisiti.
Il prossimo passo nell’armonizzazione del sistema consisterà in una nuova definizione delle responsabilità fra Polizia cantonale e Corpi comunali, e sarà tematizzato dal gruppo di lavoro Polizia ticinese.

Pubblicato il concorso per il Capo della Sezione degli enti locali

Pubblicato il concorso per il Capo della Sezione degli enti locali

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni informa che quest’oggi è stato pubblicato il bando di concorso per la sostituzione dell’attuale Capo della Sezione degli enti locali, Elio Genazzi, che dal 1. aprile 2018, beneficerà del pensionamento.

La Sezione degli enti locali, composta dall’Ufficio amministrativo e del contenzioso, da quello della gestione finanziaria nonché dagli ispettorati dei patriziati e dei consorzi, si occupa della vigilanza amministrativa e finanziaria su Comuni, Patriziati e Consorzi comunali. Grazie alla sezione è possibile migliorare continuamente il rapporto tra lo Stato e il cittadino così come pure tra gli enti locali e il Cantone.

Il nuovo responsabile avrà il compito di portare avanti i progetti strategici avviati in ambito comunale ovvero il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020. Una funzione chiave, che contribuirà in prima persona a disegnare la futura nuova organizzazione comunale e regionale del nostro Cantone. Oltre a ciò, dovrà assicurare la direzione della Sezione, coordinare l’attività della piattaforma che regola i rapporti tra il Cantone e i Comuni, gestire i cantieri aggregativi, così come presiedere e partecipare a gruppi di lavoro e commissioni cantonali e federali nonché intrattenere i rapporti con gli uffici del Cantone e della Confederazione.

Per svolgere questo ruolo si cerca una persona di cittadinanza elvetica con una formazione accademica conseguita presso un’università svizzera, preferibilmente in economia o in diritto, e con una pluriennale e riconosciuta esperienza in ruoli dirigenziali nonché con una comprovata conoscenza della gestione di progetti. Deve conoscere a fondo la legislazione e l’organizzazione dei Comuni e della realtà dell’Amministrazione cantonale. Deve possedere buone capacità decisionali, di analisi e di sintesi, nonché buone competenze relazionali e comunicative nelle lingue nazionali.
Il dettaglio dei compiti e dei requisiti sono pubblicati nel bando di concorso.

Per i concorsi valgono le condizioni generali in vigore nell’Amministrazione cantonale. Ulteriori dettagli, come le modalità di partecipazione, sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi.

Giustizia: efficienza attraverso dialogo e conduzione

Giustizia: efficienza attraverso dialogo e conduzione

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2017/18 |

Stimati Magistrati di ogni ordine,
Stimato Presidente e membri del Consiglio della Magistratura,
Stimati Giudice federale, Presidente del Tribunale di appello, Procuratore generale,
Stimati Professori,
Funzionari dell’Amministrazione cantonale,
Collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura,
Egregi Avvocati e Pubblici notai,
Gentili Signore ed Egregi Signori,

a nome del Consiglio di Stato, rivolgo un cordiale benvenuto a questo nostro annuale appuntamento che segna con l’ufficialità l’apertura del nuovo anno giudiziario 207/18.

L’anno che si sta per concludere è stato costellato da vari avvicendamenti in Magistratura che, come di consueto, vado a ricordare. A livello di giudicature di pace, il popolo ha eletto per il Circolo di Onsernone Bruno Gazza, per il Circolo di Mendrisio Giorgio Romano, per quello di Caneggio Romana Poncioni, per il Circolo di Magliasina Lavinia Sergi-Indemini, per il Circolo di Taverne Lara D’Alessio, per il Circolo di Onsernone Pietro Garbani Nerini e per il Circolo di Agno Chiara Lurati. Per le Preture, il Pretore Matteo Pedrotti ha assunto l’ottobre scorso la presidenza della Pretura di Lugano, subentrando al Pretore Francesco Trezzini. Tre sono stati i Pretori supplenti straordinari nominati nel corso dell’anno: Elisa Bianchi Roth ed Elettra Orsetta Bernasconi Matti in sostituzione della Pretore Sonia Giamboni e Matteo Salvadè in sostituzione del Pretore Enrico Pusterla. L’agosto scorso, ha quindi assunto la Presidenza dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi il giudice Maurizio Albisetti subentrando a Edy Meli. All’interno del Ministero pubblico è stata nominata quale procuratrice supplente straordinaria Cinzia Luzzi in sostituzione della procuratrice pubblica Francesca Lanz e nei giorni scorsi, il Parlamento ha nominato neo procuratrice pubblica Anna Fumagalli in sostituzione di Nicola Corti. Nei prossimi mesi sarà la volta di sostituire la procuratrice pubblica Roberta Arnold. Infine, in quest’anno giudiziario ha preso avvio il rinnovo delle cariche, con l’elezione per il periodo 2017-2027 del Tribunale di espropriazione, sempre presieduto dalla giudice Margherita De Morpurgo e quindi dell’elezione del Consiglio della Magistratura per il periodo 2017-2022, presieduto dal giudice Werner Walser.

Tanti gli avvicendamenti, giustificati da svariati motivi, che rappresentano per i neo eletti una nuova sfida da raccogliere e affrontare. A tutti, formulo i miei auguri per un lavoro proficuo ed efficiente.
Un pensiero di riconoscenza vada anche ai giudici Marco Ramelli e Claudio Lepori, già presidenti del Tribunale di appello, al già giudice d’appello Italo Macconi e all’avv. Gianmaria Mosca, curatore per anni della Raccolta di giurisprudenza in materia di locazione, deceduti negli scorsi mesi.

* * *

Oggi si apre il nuovo anno giudiziario. È questo il momento in cui spetta a me fornire un resoconto ai rappresentanti della magistratura, delle istituzioni e alla collettività, dell’attività legata all’amministrazione della giustizia svolta nel nostro Cantone alla luce dei risultati raggiunti formulati nel Rendiconto della Magistratura 2016. Il momento quindi di indicare i rimedi e le iniziative che, ad avviso del Dipartimento delle istituzioni, sono suscettibili di migliorare la risposta di giustizia che i cittadini attendono.

Sapete che il Progetto “Giustizia 2018” che si prefigge di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, che sappia rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini segue il suo corso. Con qualche ritardo rispetto alla tabella di marcia prefissata, ritardo dovuto a progetti concomitanti del Governo e del Dipartimento, in particolare legati al Pacchetto di misure di risanamento delle finanze cantonali. Faremo il punto i prossimi mesi. Nel frattempo, a questo progetto se ne è aggiunto uno fondamentale ai fini dell’efficienza, derivante dalla nuova Legge stipendi degli impiegati dello Stato. Nuova legge che porterà a partire dal prossimo anno, l’implementazione di un sistema di valutazione delle prestazioni dei collaboratori dell’Amministrazione cantonale e quindi anche della Magistratura, giocoforza definendo a monte gli obiettivi complessivi del rispettivo ufficio che sia amministrativo o giudiziario.

La giustizia è indipendente: ma non dall’efficienza. La buona gestione deve venir prima di tutto. E questo non è un discorso da non affrontare, trincerandosi dietro il principio della separazione dei poteri e dell’autonomia della Magistratura. La valutazione del personale legata a un giudizio sulle prestazioni, definite dagli obiettivi, è determinante per migliorare le prestazioni in qualsiasi organizzazione, così da orientare l’attività verso una sempre migliore partecipazione dei singoli al raggiungimento degli obiettivi definiti dall’ufficio. Una sfida questa, che è stata colta dai Presidenti delle Magistrature permanenti nel corso del primo incontro avvenuto con il Dipartimento il 16 maggio scorso a Bellinzona, i quali hanno dato il loro consenso a costituire nei prossimi mesi un gruppo di lavoro che procederà all’elaborazione di un sistema unico di valutazione del personale da introdurre in Magistratura, declinato alle esigenze delle singole Autorità giudiziarie. Un aspetto centrale della nuova Legge stipendi degli impiegati dello Stato, che presuppone un rafforzamento della cultura dei colloqui regolari e della valutazione per obiettivi generali della singola Autorità giudiziaria e, di conseguenza, della valutazione più specifica degli obiettivi legati ai singoli collaboratori.

* * *

I dati statistici relativi all’anno 2016 che si è concluso di cui al Rendiconto della Magistratura 2016, evidenziano per il Consiglio della Magistratura una situazione che, dal profilo dei numeri, è definita dal “risultato lusinghiero”. Me ne rallegro.
Ma esaminando il Rendiconto, mi rammarico ancora una volta dell’assenza di indicazioni sulla durata dei procedimenti, come pure di un monitoraggio degli incarti prescritti. Dati riconosciuti e conosciuti ormai in tanti Paesi e Cantoni, che in Ticino non sembrano ancora aver assunto quell’importanza che meritano. Dati tuttavia che assumono un’importanza decisiva quando l’Esecutivo e il Legislativo devono determinarsi sui correttivi a eventuali disfunzionamenti – relativi – della giustizia, che vanno a concludersi sempre con potenziamenti organizzativi.

La valutazione dell’efficienza, non può unicamente fondarsi su dati lusinghieri, occorrendo analizzare ulteriori indicatori per un’analisi puntuale del settore della giustizia in termini di efficienza: la durata e la percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio, come pure la percentuale delle sentenze impugnate per rispetto a quelle emesse. E l’Esecutivo e il Legislativo, quando decidono un potenziamento – e lo faranno ancora prossimamente – devono poter valutare innanzitutto l’impegno e la professionalità dei magistrati e dei loro collaboratori. Inoltre, devono poter valutare se i ritardi sono ascrivibili a carenze e lacune nell’organizzazione e nell’impiego delle risorse, oppure a situazioni conclamate legate a responsabilità personali che citava il già Consigliere di Stato Alberto Lepori. Questa modalità di monitoraggio è in uso presso l’Amministrazione cantonale, perché non in tutta la Magistratura? Perché non estendere la conduzione efficace che conoscono alcune autorità giudiziarie cantonali a tutto il potere giudiziario?

* * *

La giustizia è un elemento centrale dello Stato di diritto. È quindi fondamentale che essa si modernizzi nell’organizzazione e nella gestione e, in particolare nella conduzione del suo personale, se intende assicurare a lungo termine la propria funzione con qualità, nel rispetto delle garanzie costituzionali e convenzionali, a costi ragionevoli per la collettività.

* * *

Sulla conduzione del personale, ribadisco la necessità di definire gli obiettivi da raggiungere, aspetto che non può prescindere da una rilevazione di tutti gli incarti pendenti presso le varie autorità giudiziarie, così da poter determinare le priorità di intervento. Un primo importante passo per ragionare in ottica di efficienza. Tanto semplice, quanto efficace una volta concretizzato nell’attività giudiziaria.

Connesso a questo tema, vi è quello delle attività accessorie svolte dai magistrati a tempo pieno segnalato dal Consiglio della Magistratura. Un tema che verrà affrontato prossimamente dal Dipartimento, anche per le ripercussioni, non solo sull’indipendenza e l’imparzialità della Magistratura, ma anche, richiamando quanto appena detto, sull’efficienza dell’operato del potere giudiziario.

Altro ambito che mira all’ammodernamento della gestione dell’apparato giudiziario è l’introduzione degli eDossier, i dossier elettronici. Ed è proprio il Tribunale federale che ha dato un impulso di rilievo verso l’automatizzazione delle procedure di giustizia in materia civile, penale e amministrativa. E il Dipartimento delle istituzioni, intende aderire, a questa ulteriore sfida che deve affrontare la Magistratura. Un tema importante, quanto inevitabile, vista l’evoluzione della nostra società, che discuteremo in occasione dei prossimi incontri tra Magistratura e Dipartimento, incontri che vedranno la partecipazione a dipendenza dei temi, anche di interlocutori terzi del potere giudiziario.

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È stato scritto negli scorsi mesi che l’anno giudiziario che si è chiuso, andrà ricordato come l’anno della riduzione dei giudici dei provvedimenti coercitivi e quello delle partenze dei magistrati al Ministero pubblico. Non direi proprio. Anzi.

L’anno che si chiude deve essere ricordato come l’anno dell’inizio di un proficuo dialogo, costante e regolare, tra Potere esecutivo e giudiziario, grazie alla formalizzazione, avvenuta con un primo incontro lo scorso maggio, di un tavolo di discussione e di dialogo costruttivo sui temi della giustizia, nella pur sempre fisiologica dialettica delle rispettive posizioni.

* * *

Termino il mio intervento odierno, con un ragionevole auspicio. Ovverosia quello di poter constatare in futuro che quel tribunale o quell’altra autorità giudiziaria, ha incrementato fortemente la produttività, contraendo in maniera drastica le pendenze e ciò, non a discapito della qualità delle decisioni. Come? Grazie a una conduzione efficace da parte del Presidente, alla condivisione di personale, a riorganizzazioni dei flussi di lavoro e a un’accresciuta collaborazione tra gli attori della giustizia, soprattutto.

Rendere la giustizia efficace attraverso l’efficienza costituisce un obiettivo di lunga durata per le Istituzioni di uno Stato moderno, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo. Da qui l’importanza e la necessità di affrontare il tema seriamente, in maniera partecipata e costantemente.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione inoltrata dai Municipi di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.

Dando seguito all’istanza di aggregazione sottoscritta il 15 maggio 2017 dai quattro Municipi dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, il Consiglio di Stato ha nominato l’apposita Commissione di studio che allestirà lo studio di aggregazione del comprensorio ai sensi della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.

Il Governo valuta positivamente l’iniziativa promossa dai quattro Comuni in vista di un consolidamento istituzionale, ritenuta la vocazione territoriale del comparto della Valle della Tresa e le numerose interrelazioni già oggi esistenti al suo interno. La proposta si inserisce peraltro in modo coerente nel comprensorio Malcantone Ovest definito nel progetto di Piano cantonale delle aggregazioni.

La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

  • per il Comune di Croglio membro Margherita Manzini, Sindaca  (supplente Roberto Ghiazza, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Monteggio membro Piero Marchesi, Sindaco (supplente Mauro Zoccatelli, Municipale)
  • per il Comune di Ponte Tresa membro Daniel Buser, Sindaco (supplente Rinaldo Marchesi, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Sessa membro Sergio Antonietti, Sindaco (supplente Giuliano Zanetti, Vice Sindaco)

I Comuni hanno concordato tra loro che il coordinamento dei lavori venga assunto dal Comune di Monteggio. La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

La Commissione è stata invitata a presentare il proprio rapporto al Consiglio di Stato entro il 31 dicembre 2017.