Uniformazione dei gradi e delle condizioni di stipendio dei Corpi di polizia cantonale e comunali

Uniformazione dei gradi e delle condizioni di stipendio dei Corpi di polizia cantonale e comunali

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo Regolamento che uniforma i gradi e le condizioni di stipendio fra i Corpi di Polizia comunali e la Polizia cantonale. La misura permetterà di aumentare la stabilità degli organici delle forze dell’ordine ticinesi, eliminando in particolare uno dei fattori che regolarmente sono all’origine dello spostamento di agenti.

La Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali – approvata dal Parlamento il 16 marzo 2011 – aveva conferito al Consiglio di Stato una delega legislativa, incaricandolo di proporre un sistema retributivo e lavorativo armonizzato per tutti i Corpi di polizia attivi sul territorio cantonale. Il progetto approvato dal Governo nella seduta odierna – frutto delle riflessioni di un gruppo di lavoro costituito nel maggio 2015 – risponde al mandato e permette di creare condizioni salariali uniformi, eliminando uno dei fattori che comportano regolari spostamenti di agenti. In questo modo, sarà assicurata una maggiore stabilità all’assetto delle varie Polizie ticinesi.

Occorre evidenziare che il progetto proposto non concerne unicamente l’uniformazione dei gradi e degli stipendi degli agenti, ma getta anche le basi per procedere con l’uniformazione in futuro anche delle modalità di avanzamento e di promozione, così come delle norme che regolano le indennità e le modalità di compensazione del lavoro straordinario nonché la formazione dei quadri.

A livello pratico, i Comuni avranno ora due anni di tempo – dall’entrata in vigore del nuovo sistema – per adeguare i gradi dei propri agenti. Per quanto riguarda invece gli avanzamenti salariali, in futuro avverranno in base alle disposizioni della nuova Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti; al momento dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento, i Comuni avranno comunque la facoltà di decidere se riconoscere ai propri agenti in carica i diritti salariali acquisiti.
Il prossimo passo nell’armonizzazione del sistema consisterà in una nuova definizione delle responsabilità fra Polizia cantonale e Corpi comunali, e sarà tematizzato dal gruppo di lavoro Polizia ticinese.

Pubblicato il concorso per il Capo della Sezione degli enti locali

Pubblicato il concorso per il Capo della Sezione degli enti locali

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni informa che quest’oggi è stato pubblicato il bando di concorso per la sostituzione dell’attuale Capo della Sezione degli enti locali, Elio Genazzi, che dal 1. aprile 2018, beneficerà del pensionamento.

La Sezione degli enti locali, composta dall’Ufficio amministrativo e del contenzioso, da quello della gestione finanziaria nonché dagli ispettorati dei patriziati e dei consorzi, si occupa della vigilanza amministrativa e finanziaria su Comuni, Patriziati e Consorzi comunali. Grazie alla sezione è possibile migliorare continuamente il rapporto tra lo Stato e il cittadino così come pure tra gli enti locali e il Cantone.

Il nuovo responsabile avrà il compito di portare avanti i progetti strategici avviati in ambito comunale ovvero il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020. Una funzione chiave, che contribuirà in prima persona a disegnare la futura nuova organizzazione comunale e regionale del nostro Cantone. Oltre a ciò, dovrà assicurare la direzione della Sezione, coordinare l’attività della piattaforma che regola i rapporti tra il Cantone e i Comuni, gestire i cantieri aggregativi, così come presiedere e partecipare a gruppi di lavoro e commissioni cantonali e federali nonché intrattenere i rapporti con gli uffici del Cantone e della Confederazione.

Per svolgere questo ruolo si cerca una persona di cittadinanza elvetica con una formazione accademica conseguita presso un’università svizzera, preferibilmente in economia o in diritto, e con una pluriennale e riconosciuta esperienza in ruoli dirigenziali nonché con una comprovata conoscenza della gestione di progetti. Deve conoscere a fondo la legislazione e l’organizzazione dei Comuni e della realtà dell’Amministrazione cantonale. Deve possedere buone capacità decisionali, di analisi e di sintesi, nonché buone competenze relazionali e comunicative nelle lingue nazionali.
Il dettaglio dei compiti e dei requisiti sono pubblicati nel bando di concorso.

Per i concorsi valgono le condizioni generali in vigore nell’Amministrazione cantonale. Ulteriori dettagli, come le modalità di partecipazione, sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi.

Giustizia: efficienza attraverso dialogo e conduzione

Giustizia: efficienza attraverso dialogo e conduzione

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2017/18 |

Stimati Magistrati di ogni ordine,
Stimato Presidente e membri del Consiglio della Magistratura,
Stimati Giudice federale, Presidente del Tribunale di appello, Procuratore generale,
Stimati Professori,
Funzionari dell’Amministrazione cantonale,
Collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura,
Egregi Avvocati e Pubblici notai,
Gentili Signore ed Egregi Signori,

a nome del Consiglio di Stato, rivolgo un cordiale benvenuto a questo nostro annuale appuntamento che segna con l’ufficialità l’apertura del nuovo anno giudiziario 207/18.

L’anno che si sta per concludere è stato costellato da vari avvicendamenti in Magistratura che, come di consueto, vado a ricordare. A livello di giudicature di pace, il popolo ha eletto per il Circolo di Onsernone Bruno Gazza, per il Circolo di Mendrisio Giorgio Romano, per quello di Caneggio Romana Poncioni, per il Circolo di Magliasina Lavinia Sergi-Indemini, per il Circolo di Taverne Lara D’Alessio, per il Circolo di Onsernone Pietro Garbani Nerini e per il Circolo di Agno Chiara Lurati. Per le Preture, il Pretore Matteo Pedrotti ha assunto l’ottobre scorso la presidenza della Pretura di Lugano, subentrando al Pretore Francesco Trezzini. Tre sono stati i Pretori supplenti straordinari nominati nel corso dell’anno: Elisa Bianchi Roth ed Elettra Orsetta Bernasconi Matti in sostituzione della Pretore Sonia Giamboni e Matteo Salvadè in sostituzione del Pretore Enrico Pusterla. L’agosto scorso, ha quindi assunto la Presidenza dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi il giudice Maurizio Albisetti subentrando a Edy Meli. All’interno del Ministero pubblico è stata nominata quale procuratrice supplente straordinaria Cinzia Luzzi in sostituzione della procuratrice pubblica Francesca Lanz e nei giorni scorsi, il Parlamento ha nominato neo procuratrice pubblica Anna Fumagalli in sostituzione di Nicola Corti. Nei prossimi mesi sarà la volta di sostituire la procuratrice pubblica Roberta Arnold. Infine, in quest’anno giudiziario ha preso avvio il rinnovo delle cariche, con l’elezione per il periodo 2017-2027 del Tribunale di espropriazione, sempre presieduto dalla giudice Margherita De Morpurgo e quindi dell’elezione del Consiglio della Magistratura per il periodo 2017-2022, presieduto dal giudice Werner Walser.

Tanti gli avvicendamenti, giustificati da svariati motivi, che rappresentano per i neo eletti una nuova sfida da raccogliere e affrontare. A tutti, formulo i miei auguri per un lavoro proficuo ed efficiente.
Un pensiero di riconoscenza vada anche ai giudici Marco Ramelli e Claudio Lepori, già presidenti del Tribunale di appello, al già giudice d’appello Italo Macconi e all’avv. Gianmaria Mosca, curatore per anni della Raccolta di giurisprudenza in materia di locazione, deceduti negli scorsi mesi.

* * *

Oggi si apre il nuovo anno giudiziario. È questo il momento in cui spetta a me fornire un resoconto ai rappresentanti della magistratura, delle istituzioni e alla collettività, dell’attività legata all’amministrazione della giustizia svolta nel nostro Cantone alla luce dei risultati raggiunti formulati nel Rendiconto della Magistratura 2016. Il momento quindi di indicare i rimedi e le iniziative che, ad avviso del Dipartimento delle istituzioni, sono suscettibili di migliorare la risposta di giustizia che i cittadini attendono.

Sapete che il Progetto “Giustizia 2018” che si prefigge di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, che sappia rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini segue il suo corso. Con qualche ritardo rispetto alla tabella di marcia prefissata, ritardo dovuto a progetti concomitanti del Governo e del Dipartimento, in particolare legati al Pacchetto di misure di risanamento delle finanze cantonali. Faremo il punto i prossimi mesi. Nel frattempo, a questo progetto se ne è aggiunto uno fondamentale ai fini dell’efficienza, derivante dalla nuova Legge stipendi degli impiegati dello Stato. Nuova legge che porterà a partire dal prossimo anno, l’implementazione di un sistema di valutazione delle prestazioni dei collaboratori dell’Amministrazione cantonale e quindi anche della Magistratura, giocoforza definendo a monte gli obiettivi complessivi del rispettivo ufficio che sia amministrativo o giudiziario.

La giustizia è indipendente: ma non dall’efficienza. La buona gestione deve venir prima di tutto. E questo non è un discorso da non affrontare, trincerandosi dietro il principio della separazione dei poteri e dell’autonomia della Magistratura. La valutazione del personale legata a un giudizio sulle prestazioni, definite dagli obiettivi, è determinante per migliorare le prestazioni in qualsiasi organizzazione, così da orientare l’attività verso una sempre migliore partecipazione dei singoli al raggiungimento degli obiettivi definiti dall’ufficio. Una sfida questa, che è stata colta dai Presidenti delle Magistrature permanenti nel corso del primo incontro avvenuto con il Dipartimento il 16 maggio scorso a Bellinzona, i quali hanno dato il loro consenso a costituire nei prossimi mesi un gruppo di lavoro che procederà all’elaborazione di un sistema unico di valutazione del personale da introdurre in Magistratura, declinato alle esigenze delle singole Autorità giudiziarie. Un aspetto centrale della nuova Legge stipendi degli impiegati dello Stato, che presuppone un rafforzamento della cultura dei colloqui regolari e della valutazione per obiettivi generali della singola Autorità giudiziaria e, di conseguenza, della valutazione più specifica degli obiettivi legati ai singoli collaboratori.

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I dati statistici relativi all’anno 2016 che si è concluso di cui al Rendiconto della Magistratura 2016, evidenziano per il Consiglio della Magistratura una situazione che, dal profilo dei numeri, è definita dal “risultato lusinghiero”. Me ne rallegro.
Ma esaminando il Rendiconto, mi rammarico ancora una volta dell’assenza di indicazioni sulla durata dei procedimenti, come pure di un monitoraggio degli incarti prescritti. Dati riconosciuti e conosciuti ormai in tanti Paesi e Cantoni, che in Ticino non sembrano ancora aver assunto quell’importanza che meritano. Dati tuttavia che assumono un’importanza decisiva quando l’Esecutivo e il Legislativo devono determinarsi sui correttivi a eventuali disfunzionamenti – relativi – della giustizia, che vanno a concludersi sempre con potenziamenti organizzativi.

La valutazione dell’efficienza, non può unicamente fondarsi su dati lusinghieri, occorrendo analizzare ulteriori indicatori per un’analisi puntuale del settore della giustizia in termini di efficienza: la durata e la percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio, come pure la percentuale delle sentenze impugnate per rispetto a quelle emesse. E l’Esecutivo e il Legislativo, quando decidono un potenziamento – e lo faranno ancora prossimamente – devono poter valutare innanzitutto l’impegno e la professionalità dei magistrati e dei loro collaboratori. Inoltre, devono poter valutare se i ritardi sono ascrivibili a carenze e lacune nell’organizzazione e nell’impiego delle risorse, oppure a situazioni conclamate legate a responsabilità personali che citava il già Consigliere di Stato Alberto Lepori. Questa modalità di monitoraggio è in uso presso l’Amministrazione cantonale, perché non in tutta la Magistratura? Perché non estendere la conduzione efficace che conoscono alcune autorità giudiziarie cantonali a tutto il potere giudiziario?

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La giustizia è un elemento centrale dello Stato di diritto. È quindi fondamentale che essa si modernizzi nell’organizzazione e nella gestione e, in particolare nella conduzione del suo personale, se intende assicurare a lungo termine la propria funzione con qualità, nel rispetto delle garanzie costituzionali e convenzionali, a costi ragionevoli per la collettività.

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Sulla conduzione del personale, ribadisco la necessità di definire gli obiettivi da raggiungere, aspetto che non può prescindere da una rilevazione di tutti gli incarti pendenti presso le varie autorità giudiziarie, così da poter determinare le priorità di intervento. Un primo importante passo per ragionare in ottica di efficienza. Tanto semplice, quanto efficace una volta concretizzato nell’attività giudiziaria.

Connesso a questo tema, vi è quello delle attività accessorie svolte dai magistrati a tempo pieno segnalato dal Consiglio della Magistratura. Un tema che verrà affrontato prossimamente dal Dipartimento, anche per le ripercussioni, non solo sull’indipendenza e l’imparzialità della Magistratura, ma anche, richiamando quanto appena detto, sull’efficienza dell’operato del potere giudiziario.

Altro ambito che mira all’ammodernamento della gestione dell’apparato giudiziario è l’introduzione degli eDossier, i dossier elettronici. Ed è proprio il Tribunale federale che ha dato un impulso di rilievo verso l’automatizzazione delle procedure di giustizia in materia civile, penale e amministrativa. E il Dipartimento delle istituzioni, intende aderire, a questa ulteriore sfida che deve affrontare la Magistratura. Un tema importante, quanto inevitabile, vista l’evoluzione della nostra società, che discuteremo in occasione dei prossimi incontri tra Magistratura e Dipartimento, incontri che vedranno la partecipazione a dipendenza dei temi, anche di interlocutori terzi del potere giudiziario.

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È stato scritto negli scorsi mesi che l’anno giudiziario che si è chiuso, andrà ricordato come l’anno della riduzione dei giudici dei provvedimenti coercitivi e quello delle partenze dei magistrati al Ministero pubblico. Non direi proprio. Anzi.

L’anno che si chiude deve essere ricordato come l’anno dell’inizio di un proficuo dialogo, costante e regolare, tra Potere esecutivo e giudiziario, grazie alla formalizzazione, avvenuta con un primo incontro lo scorso maggio, di un tavolo di discussione e di dialogo costruttivo sui temi della giustizia, nella pur sempre fisiologica dialettica delle rispettive posizioni.

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Termino il mio intervento odierno, con un ragionevole auspicio. Ovverosia quello di poter constatare in futuro che quel tribunale o quell’altra autorità giudiziaria, ha incrementato fortemente la produttività, contraendo in maniera drastica le pendenze e ciò, non a discapito della qualità delle decisioni. Come? Grazie a una conduzione efficace da parte del Presidente, alla condivisione di personale, a riorganizzazioni dei flussi di lavoro e a un’accresciuta collaborazione tra gli attori della giustizia, soprattutto.

Rendere la giustizia efficace attraverso l’efficienza costituisce un obiettivo di lunga durata per le Istituzioni di uno Stato moderno, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo. Da qui l’importanza e la necessità di affrontare il tema seriamente, in maniera partecipata e costantemente.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione inoltrata dai Municipi di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.

Dando seguito all’istanza di aggregazione sottoscritta il 15 maggio 2017 dai quattro Municipi dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, il Consiglio di Stato ha nominato l’apposita Commissione di studio che allestirà lo studio di aggregazione del comprensorio ai sensi della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.

Il Governo valuta positivamente l’iniziativa promossa dai quattro Comuni in vista di un consolidamento istituzionale, ritenuta la vocazione territoriale del comparto della Valle della Tresa e le numerose interrelazioni già oggi esistenti al suo interno. La proposta si inserisce peraltro in modo coerente nel comprensorio Malcantone Ovest definito nel progetto di Piano cantonale delle aggregazioni.

La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

  • per il Comune di Croglio membro Margherita Manzini, Sindaca  (supplente Roberto Ghiazza, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Monteggio membro Piero Marchesi, Sindaco (supplente Mauro Zoccatelli, Municipale)
  • per il Comune di Ponte Tresa membro Daniel Buser, Sindaco (supplente Rinaldo Marchesi, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Sessa membro Sergio Antonietti, Sindaco (supplente Giuliano Zanetti, Vice Sindaco)

I Comuni hanno concordato tra loro che il coordinamento dei lavori venga assunto dal Comune di Monteggio. La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

La Commissione è stata invitata a presentare il proprio rapporto al Consiglio di Stato entro il 31 dicembre 2017.

PG, concorso “affollato”

PG, concorso “affollato”

Da RSI.ch | Tre procuratori in carica e almeno quattro esterni per il posto di John Noseda. Gobbi: “Rimane una carica pubblica importante”

L’approfondimento a Il Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/PG-concorso-affollato-9187078.html

L’interesse per succedere a John Noseda, che tra poco più di un anno concluderà il suo mandato di procuratore generale per raggiunti limiti di età, non sembra mancare, malgrado le dimissioni polemiche di Nicola Corti nei mesi scorsi abbiano creato un po’ di scompiglio.

“Rimane una carica pubblica importante”, ha motivato così l’interesse suscitato dal concorso il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Dal toto-candidati sono usciti diversi nomi di magistrati in carica: quelli dei due sostituti procuratori generali Antonio Perugini e Andrea Pagani, ma pure quelli di Moreno Capella e di Fiorenza Bergomi. I primi tre hanno trovato conferme, il quarto no.

Tanti nomi e un rischio, quello che si crei una lotta interna: “Spero che i procuratori in carica si concentrino non tanto sulla campagna elettorale davanti al Gran Consiglio, ma nello svolgere il loro lavoro in maniera corretta. Dall’altra parte credo che sia anche opportuno che il Parlamento abbia un ampio ventaglio di scelta”, ha precisato Gobbi.

I “papabili” esterni alla Procura sarebbero almeno 4: tra loro ha già confermato pubblicamente la sua discesa in campo l’avvocato Emanuele Stauffer, che è un ex procuratore. Anche l’ex sindaco di Bellinzona Brenno Martignoni ha fatto sapere di essere tra i candidati. La procedura prevede che tutte le candidature siano trasmesse alla Commissione di esperti, chiamata a preavvisarle all’indirizzo del GC. Si potrebbe andare in aula già entro l’autunno.

Bello Figo, Gobbi rassicura

Bello Figo, Gobbi rassicura

Da laRegione | «Il sedicente gruppo con cui erano firmati i volantini, ‘Nuova Destra’, non era nei monitor che controllano i siti estremisti (…)», «La decisione di annullare il concerto di Bello Figo non è venuta dalla polizia cantonale, bensì dai gerenti della discoteca che hanno valutato nell’ottica costi-benefici su quanto sarebbe costato assicurare la sicurezza». Così ieri il consigliere di Stato Norman Gobbi ha tranquillizzato la Sinistra che si era fatta promotrice di un’interpellanza per chiedere al governo quali strategie intraprende per arginare i fenomeni di estrema destra. Il capo del Dipartimento delle istituzioni ha spiegato che il Cantone si muove a livello di prevenzione, alla stessa stregua delle strategie messe in atto a livello di Confederazione contro la violenza giovanile. Il consigliere di Stato Gobbi, rispondendo al caso specifico di Bello Figo, ha evidenziato: «Il miglior deterrente è stato quello di assicurare i due autori alla giustizia». I due autori, sulla ventina, si sono costituiti dopo che i dispositivi di videosorveglianza li avevano immortalati.

La mafia addosso: parla Norman Gobbi.

La mafia addosso: parla Norman Gobbi.

Da LiberaTV.ch | Il ministro: “Non c’è un punto franco ma in un momento di crisi come questo il rischio di infiltrazioni è molto alto. Gli inquirenti devono collaborare meglio. Dobbiamo unire le forze nell’amministrazione e nella società civile: segnalate”

Dopo la nostra indagine sulla presenza mafiosa in Ticino, abbiamo chiesto conto di ciò che è emerso al ministro delle istituzioni: “A livello di Governo federale, diciamo che non percepisco la presa di coscienza in maniera accresciuta, nonostante i Cantoni toccati siano diversi e gli episodi di presenze mafiose dimostrate siamo ormai diverse decine”

Norman Gobbi, dalla nostra inchiesta tra i vari addetti ai lavori che operano sul territorio in ambito di criminalità organizzata, emerge una forte preoccupazione per la così detta “terra di nessuno che nessuno controlla”. Ovvero quella zona grigia creata dalle diverse competenze attribuite ai vari poteri inquirenti. Il Ministero Pubblico della Confederazione e la polizia federale, non controllano il territorio. E la Procura ticinese e la polizia cantonale non sono competenti per inchieste di mafia. Il risultato è questo punto franco di cui non conosciamo la fauna e la flora. Concorda con questa preoccupazione? Cosa si può fare per intervenire?
“Mi permetta di dire che di “punto franco” per le organizzazioni criminali non ve ne sono. È vero le competenze tra le Autorità federali e cantonali sono suddivise in modo chiaro: il pallino delle inchieste di mafia è in mano alla Confederazione. Questo non significa però che il Cantone non possa fare nulla a riguardo. Anche noi facciamo la nostra parte. La dimostrazione? Pensiamo all’inchiesta che qualche mese fa ha portato l’arresto in Ticino di un presunto reclutatore dell’Isis: un ottimo esempio di come, nel rispetto del proprio campo d’attività, gli inquirenti cantonali e federali abbiano collaborato con successo in un caso delicato. Sul piano operativo certamente si potrebbe migliorare ulteriormente la collaborazione, sia tra ministeri pubblici che tra polizie, e questo è un obiettivo continuo dei responsabili”.

Il controllo e il monitoraggio del territorio è fondamentale anche per cogliere quei segnali difficilmente visibili altrimenti. Ad esempio si sa che la criminalità organizzata predilige “investire” anche in attività dove gira contante: bar, ristoranti e lavanderie ad esempio. Il che, di riflesso, significa anche il pericolo di un’infiltrazione diretta nel tessuto socio economico. Anche lei avverte questo rischio e in che misura?
“Soprattutto in un momento congiunturale come quello che stiamo vivendo, in cui la crisi economica ha segnato la piazza finanziaria e l’economia cantonale, il rischio che aumentino i reati economici è molto alto. Quando c’è difficoltà nel mondo dell’edilizia, della ristorazione, del commercio, ecc. è possibile che organizzazioni criminali si possano inserire nel nostro tessuto economico e sociale, in maniera non violenta ma criminale dal punto di vista del riciclaggio del denaro proveniente da attività illegali. Fondamentale in questo senso è mantenere alta la guardia e garantire una costante collaborazione tra tutti gli attori coinvolti. Un tema che ho portato diverse volte anche all’attenzione dei miei colleghi: per combattere pericoli come l’infiltrazione mafiosa bisogna unire le forze – non solo con le autorità federali – ma anche all’interno della stessa macchina amministrativa e con la società civile, penso in particolare a fiduciari, notai, avvocati e operatori immobiliari. Occorre uscire dalle logiche burocratiche e statali che stagnano il sistema e garantire uno scambio d’informazioni costanti – nel limite di quanto concesso dalle leggi – e una collaborazione attiva”.

Lei parlò del pericolo mafioso anche in apertura di un anno giudiziario. Da allora che tipo di evoluzione ha potuto osservare dal suo osservatorio. Qual è il suo grado di preoccupazione?
“Diciamo che quando richiamai l’attenzione degli avvocati e dei notai sul mondo della criminalità organizzata, taluni non colsero quanto reale il pericolo fosse e sia tutt’oggi. Chiedersi da dove provengano i soldi, evitare di prestare il fianco ad economie distorte, segnalare casi sospetti fanno parte di quegli anticorpi che dobbiamo sviluppare. Quando si parla di sicurezza in generale non bisogna mai abbassare la guardia. Occorre restare allerta, come per altre minacce quali ad esempio quella terroristica, perché pensare che la nostra società sia immune a questi fenomeni è irreale. Anche per la posizione del nostro Cantone, vicina alla grande metropoli milanese, siamo un territorio a rischio per questo genere di crimini”.

Ritiene che l’allarme sociale sia in questo momento adeguato ai rischi, oppure nella popolazione e nel mondo politico si tende un po’ a sottovalutare il problema?
“Diciamo che la presa di coscienza sul problema non è ampiamente diffusa. Proprio seguendo il monito di Paolo Borsellino a voler parlare di mafia allo scopo di affrontare il problema, qualche mese fa a Lugano ho voluto organizzare un incontro con il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, per discutere a 360 gradi di tematiche di competenza del Ministero pubblico federale, ed è stata l’occasione di capire anche quello che sta accadendo alle nostre latitudini: ovviamente si è parlato anche di indagini legate alla mafia. Inoltre, stiamo lavorando ad un progetto per sensibilizzare l’apparato statale nei confronti di questi fenomeni e di fenomeni legati agli abusi sulle prestazioni statali”.

Come giudica il fatto che ci sia un solo un Procuratore Federale ad indagare su inchiesta di mafia in lingua italiana?
“Ricordiamoci che in Ticino abbiamo un antenna del Ministero pubblico della Confederazione. Una presenza importante per il nostro territorio. Si potrebbe fare di più e in maniera più attiva? Certo, ma poi bisogna concedere a livello federale le risorse finanziarie e umane, oltre che trovare persone adeguate ad assumere un ruolo non facile, come quello di combattere le organizzazioni criminali”.

Come giudica il fatto che non disponiamo di una fotografia precisa – anche a causa dei problemi posti poc’anzi – rispetto alla presenza della criminalità organizzata in Ticino? Ritiene sia necessario farsi sentire maggiormente a Berna in modo da meglio precisare e circoscrivere il problema?
“Su mia proposta, il Consiglio di Stato del nostro Cantone (e siamo gli unici) incontra il Procuratore della Confederazione: l’ultima volta che Lauber è venuto a Bellinzona è stato lo scorso mese di novembre. Non mi tiro mai indietro quando bisogna far sentire la nostra voce oltre Gottardo, e se lo ritenessi necessario interverrei anche in queste circostanze. A livello di Governo federale, diciamo che non percepisco la presa di coscienza in maniera accresciuta, nonostante i Cantoni toccati siano diversi e gli episodi di presenze mafiose dimostrate siamo ormai diverse decine”.

A suo avviso che impatto hanno avuto la crisi economica e la Libera circolazione delle persone su questa problematica?
“Sicuramente non hanno aiutato. In un momento congiunturale non favorevole per la nostra economia, il crimine – in ambito economico e finanziario – prova a insediarsi. Non sono un sostenitore della libera circolazione, ma è cosa nota. Infatti, non a caso ho introdotto la misura del casellario proprio per tutelare la nostra sicurezza e avere un controllo di chi intende entrare a insediarsi o a lavorare sul nostro territorio. La nostra comunione territoriale e linguistica con l’Italia ci espone più di altri a questi tentativi da parte delle organizzazioni criminali, in quanto il nostro sistema giuridico-amministrativo liberale e la mancanza di strumenti legislativi rafforzati per combattere le mafie fanno del nostro territorio ticinese un obiettivo appetibile”.

L’esplosione della criminalità economica, e la diminuzione delle inchieste a causa delle risorse messe a disposizione, come si evince dalle statistiche della sezione dei reati economici della polizia, è un dato molto preoccupante. Anche in chiave di possibili infiltrazioni mafiose. Come lo state affrontando?
“Da un lato negli ultimi anni abbiamo concesso più specialistici finanziari per sostenere l’attività inquirente; dall’altra va data una priorità di intervento al numero crescente di segnalazioni, anche dal mio Dipartimento su casi di fallimenti poco chiari con elementi di carattere penale. Dal punto di visto operativo, le inchieste finanziarie sono molto onerose per la dimensione cartacea degli incarti; quelle economiche hanno bisogno di numerosi elementi, da verificare e suffragare con dati oggettivi. In tal senso, da due anni abbiamo attivato un master con la SUPSI rivolto agli operatori (magistrati, agenti di polizia, economisti e avvocati) volto a sviluppare le competenze professionali nella lotta alla criminalità economico-finanziaria, permettendo nel contempo un proficuo scambio di opinioni ed esperienze tra le persone che lo stanno seguendo”.

È immaginabile, nel rispetto della legge, che anche gli uffici cantonali che operano in ambiti potenzialmente “sensibili” per la criminalità organizzata, collaborino maggiormente con gli inquirenti attraverso delle segnalazioni?
“Lo facciamo già oggi, e su mia esplicita volontà perchè ognuno deve fare la propria parte. Mi piace definire i nostri cittadini le “sentinelle” attive sul territorio e invito spesso tutti a voler segnalare tempestivamente alla Polizia cantonale movimenti sospetti o situazioni dubbie. Grazie a queste segnalazioni le forze dell’ordine riescono spesso a intervenire e fermare criminali in azione o in procinto di compiere atti illeciti. Lo stesso principio vale quindi anche tra Autorità: il mio invito – l’ho ribadito a più riprese anche all’Associazione dei fiduciari e alle Autorità giudiziarie così come pure a tutti i miei funzionari dirigenti – è quello di segnalare all’autorità competente tutte le situazioni sospette. La collaborazione è un tassello fondamentale nella lotta al crimine organizzato”.

Gli esperti che abbiamo interpellato per la nostra inchiesta lamentano altresì una collaborazione molto migliorabile tra gli inquirenti ticinesi e quelli federali, in ambito di criminalità organizzata. Cosa si può fare per rendere più efficace questa partnership fondamentale?
“Sicuramente favorire momenti di incontro: è quello che faccio io stesso con i miei omologhi oltre Confine e oltre Gottardo. Per contrastare il crimine organizzato la collaborazione in questi casi è fondamentale. Oltre che a livello politico anche tra addetti ai lavori si potrebbe intensificare gli scambi: Besso (polizia federale) e via Bossi (polizia cantonale) distano poche centinaia di metri, ma talvolta la comunicazione è difficile. Su questo ne abbiamo recentemente parlato con la direttrice di Fedpol Nicoletta Della Valle, e si conviene che si possa fare meglio”.

Da ministro di giustizia e polizia di questo Cantone, infine, desidera mandare un messaggio chiaro alle organizzazioni criminali che operano sul nostro territorio e a coloro che si occupano di contrastarla?
“Se mi fosse davvero possibile fermare questo genere di attività criminale tramite un annuncio pubblico, avremo la soluzione a tanti problemi (ndr ride). Non ho bisogno di slogan politici, continuerò come sempre a impegnarmi a fondo insieme ai miei collaboratori proponendo misure concrete – come la misura sul casellario, la formazione professionale e la sensibilizzazione degli attori amministrativi ed economici – per fermare e contrastare l’insorgere di rischi per la nostra sicurezza interna. I risultati si ottengono attraverso i fatti”.

(Articolo di Andrea Leoni: http://www.liberatv.ch/it/article/35030/la-mafia-addosso-parla-norman-gobbi-il-ministro-non-c-un-punto-franco-ma-in-un-momento-di-crisi-come-questo-il-rischio-di-infiltrazioni-molto-alto-gli-inquirenti-devono-collaborare-meglio-dobbiamo-unire-le-forze-nell-amministrazione-e-nella-societ-civile-segnalate)

Terrorismo: mai smettere di rialzarsi e lottare!

Terrorismo: mai smettere di rialzarsi e lottare!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza si esprime dopo gli attacchi terroristici che hanno scosso l’Inghilterra

Sono passati pochi giorni dall’attentato che ha colpito Manchester e toccato –un’altra volta- il resto dell’Europa. Complice forse la giornata di festa di giovedì, mi sono fermato a riflettere. Su come questa minaccia vigliacca ci tocca sempre più da vicino. Su come purtroppo si ha la sensazione che questi attacchi stiano ahimè rientrando nella normalità. “Un altro attacco” ho sentito dire negli scorsi giorni. Un commento isolato. Rimasto nel vuoto. Ma questo genere di minacce non possono e non devono essere archiviate come qualcosa di normale.

Purtroppo i terroristi non guardano in faccia a nessuno e anzi, si distinguono proprio per colpire e uccidere innocenti. A Manchester stavolta le vittime sono 22, fra cui molti giovani e giovanissimi la cui sola colpa era quella di assistere al concerto della cantante preferita, nella normalità di un lunedì sera qualsiasi. Una vigliaccheria d’animo che faccio fatica a descrivere. Un atto ignobile compiuto – a quanto sembra – da un giovane di origine libiche ma nato e cresciuto in Inghilterra all’inizio degli Anni Novanta. Un dettaglio non da poco. Che mi porta inevitabilmente a riflettere. Ancora una volta quindi bisogna evitare – anche in Ticino! – che gli stranieri di fede musulmana che giungono o nascono sul nostro territorio si radicalizzino. E per farlo bisogna evitare che si creino delle zone “ghetto” come sta avvenendo in altri Stati europei. Evidentemente il nostro territorio, senza grandi metropoli, mal si presta a questo genere di situazioni ma come sappiamo, il rischio zero non esiste. Allora cosa possiamo fare? Dobbiamo promuovere i nostri valori e le nuove tradizioni, il nostro essere occidentali, il nostro essere Ticinesi. Bisogna puntare sull’integrazione fondata sui nostri valori e non su un appiattimento cieco e dannoso.

La minaccia è costante e insidiosissima, perché la violenza si accende in singoli individui o piccoli gruppi che si radicalizzano velocemente e passano all’azione con strumenti rudimentali. In Svizzera si sta mettendo in atto una strategia per contrastare questo processo di radicalizzazione, per evitare che potenziali cellule isolate si tramutino in fabbriche di morte. Occorre muoversi con agilità ed efficacia su più binari: prevenzione, sorveglianza, dispositivi di sicurezza, affinamento degli strumenti legislativi, rafforzamento concreto delle forze dell’ordine. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni vivo da vicino gli sforzi che si stanno dispiegando e che sostengo, molti dei quali sono impercettibili per la cittadinanza, ma capillari e a corrente continua.

Ma sono anche un libero cittadino. E soprattutto, un cittadino che non smette un momento di indignarsi per queste morti assurde e di impegnarsi nella difesa dei nostri valori, ovunque. Uguale se a Parigi, Manchester oppure a Berlino. Non possiamo cedere a una progressiva indifferenza, perché la nostra normalità è fatta sì di preoccupazioni quotidiane, ma non di scenari così sanguinari e ignobili. La cultura del terrore non può insinuarsi, perché altrimenti scenderemmo a compromessi con il male. Dobbiamo continuare a rialzarci e a lottare.

Non dobbiamo essere timidi. A sinistra si relativizza sempre, si richiamano le solite colpe coloniali, si tollerano flussi migratori incontrollati “perché da sempre l’uomo si muove”. Senza bisogno di chiuderci in un bunker, dobbiamo continuare a lottare per la nostra libertà e per la nostra sicurezza, con tutte le misure necessarie, togliendoci i guanti del politicamente corretto. La fede musulmana radicalizzata è un problema serissimo, non solo simbolicamente. Una piaga che non si riarginerà mai con il ritornello dei pretesti legati alle “difficoltà socioeconomiche”, o nascondendoci dietro ad alibi. I nostri valori prima di tutto!

Ancora una volta, stringiamoci attorno a una comunità che ha perso delle vite e al dolore di chi non vedrà più un proprio amico e un proprio caro. E stringiamoci nella lotta per una società giusta, libera e sicura, senza se e senza ma. Ma soprattutto senza alibi. E senza giustificare i lupi travestiti da agnelli, continuiamo a lottare per la nostra Libertà e la nostra Sicurezza.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Hoffnung auf mehr Solidarität bei Erdbeben

Hoffnung auf mehr Solidarität bei Erdbeben

Da NZZ.ch | Schutz des Wohneigentums

Für viele Schweizerinnen und Schweizer gilt die Devise «Lieber eine Versicherung zu viel als eine zu wenig». Deshalb ist es umso erstaunlicher, dass die meisten Hausbesitzer ungenügend auf die Naturkatastrophe mit dem höchsten Schadenspotenzial vorbereitet sind. Lediglich 8 bis 9 Prozent der in Privatbesitz befindlichen Gebäude sind hierzulande nämlich gegen Erdbeben versichert. Im Unterschied zu allen anderen Naturgefahren wird dieses Risiko in fast allen Kantonen nicht durch die Gebäudeversicherung abgedeckt. Für die privaten Versicherungsgesellschaften ist dieses Geschäft wenig lukrativ und deshalb kaum interessant.

Widerstand in den Kantonen

Seit fast zwei Jahrzehnten versuchen Politik und Versicherer deshalb eine obligatorische Erdbebenversicherung für die ganze Schweiz zu schaffen. Bisher scheiterten alle Versuche am Widerstand einzelner Kantone. Jetzt startet die Regierungskonferenz Militär, Zivilschutz und Feuerwehr (RK MZF) einen neuen Anlauf für ein Interkantonales Konkordat für eine obligatorische Erdbebenversicherung. Dieses Konkordat tritt in Kraft, wenn eine Anzahl Kantone beigetreten ist, die zusammen mindestens 85 Prozent der zu versichernden Gebäude und Sachwerte der Schweiz abdecken.

Dieses vorsichtige Vorgehen wird gewählt, weil es sich als illusorisch herausgestellt hat, alle Kantone ins Boot zu holen. So sprachen sich bei einer Umfrage der Konferenz der Kantonsregierungen letztes Jahr 16 Kantone grundsätzlich für eine obligatorische Erdbebenversicherung aus, 17 Kantone befürworteten eine Lösung mithilfe eines interkantonalen Konkordats. Appenzell Ausserrhoden, Thurgau und Zug wollten überhaupt keine Lösung. Je höher das Erdbebenrisiko in einem Kanton ist, umso enthusiastischer fällt die Zustimmung aus. Bis Ende 2017 sollen die Kantone nun eine verbindliche Stellungnahme zur 85-Prozent-Lösung abgeben. Definitiv entschieden ist also noch nichts.

Auch das eidgenössische Parlament treibt das Thema obligatorische Erdbebenversicherung seit längerem um. Zuletzt bemühte sich die Umweltkommission der kleinen Kammer um eine Lösung aufgrund eines Vorstosses des Walliser Ständerats Jean-René Fournier. Sie spielte den Ball damals an die Kantone zurück. Bei Ständerat Werner Luginbühl kommt der neue Vorschlag der RK MZF gut an: «Das ist ein Lichtblick. Zum ersten Mal besteht damit eine realistische Chance, dass wir doch noch zu einer vernünftigen Lösung kommen.» Für den BDP-Politiker ist klar, dass mit dem 85-Prozent-Modell der Druck auf die nicht willigen Kantone steigt, so dass am Schluss doch eine nationale Regelung resultiert.

Als Leiter Public Affairs der Mobiliar-Versicherung kennt der Berner Standesvertreter auch die Position der Versicherungsbranche. Aus deren Sicht sei es sinnvoll, dass auch die Naturgefahr mit der zwar geringsten Eintrittswahrscheinlichkeit, aber dem höchsten Schadenspotenzial Teil des weltweit einzigartigen Elementarversicherungssystems der Schweiz werde. «Es wäre allerdings wichtig, wenn nun die stärker durch Erdbeben gefährdeten Kantone aktiv bei den noch zurückhaltenden Werbung machen würden», erklärt Luginbühl.

20 Milliarden Franken werden abgedeckt

Eine Arbeitsgruppe bestehend aus Vertretern des Bundes, der Kantone und der Versicherungswirtschaft hat bereits verschiedene Eckwerte definiert. «Unabdingbare Voraussetzung für die Schaffung eines interkantonalen Konkordates ist, dass der Bund sich an der Finanzierung der Versicherungslösung beteiligt», erklärt Alexander Krethlow, der Generalsekretär der RK MZF. Damit dies möglich ist, müssen allerdings die verfassungsmässigen und gesetzlichen Grundlagen geschaffen werden. Dieser Prozess wird einige Jahre dauern.

Wie eine obligatorische Erdbebenversicherung konkret aussehen könnte, hat das Eidgenössische Finanzdepartement vor vier Jahren in einem Bericht dargestellt. Es soll eine Leistungskapazität von rund 20 Milliarden Franken zur Verfügung gestellt werden. Mit dieser Summe könnten die Gebäudeschäden voll ausfinanziert werden, wie sie ein alle 500 Jahre vorkommendes Erdbeben verursacht. Gemäss dem Vorschlag der Arbeitsgruppe unter der Leitung von Krethlow soll eine erste Tranche von 5 Prozent der Versicherungssumme von den Versicherten als Selbstbehalt getragen werden.

Prämie von rund 100 Franken

Anschliessend folgen die Beiträge der Assekuranz und des Bundes. Die Assekuranz (kantonale Gebäudeversicherer und Privatversicherungen) übernehmen die Abwicklung der Schäden und tragen eine Milliarde Franken alleine im Rahmen eines Eigenbehaltes. Die restlichen 19 Milliarden sollen je zur Hälfte der Bund und die Assekuranz tragen. Aus der Sicht von Luginbühl ist dieser Vorschlag sinnvoll. So wären die Gebäudeschäden abgedeckt, und die öffentliche Hand könnte sich auf den Wiederaufbau der Infrastruktur konzentrieren.

In seinem Bericht von 2013 hat das Finanzdepartement ausgerechnet, wie teuer die Jahresprämie die Hausbesitzer zu stehen käme. Bei einem Gebäude mit einer Versicherungssumme von 700 000 Franken würde die Jahresprämie bei 84.70 Franken liegen, wenn nur das Gebäude und keine Aufräumungskosten versichert werden. Bei der RK MZF rechnet man gemäss Krethlow mit einer Prämie von rund hundert Franken für ein Einfamilienhaus. Die gegenwärtig bezahlten Prämien für private Erdbebenversicherungen liegen deutlich höher.

Nuovi spazi e nuovi orari alla Sezione della circolazione

Nuovi spazi e nuovi orari alla Sezione della circolazione

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Dopo due mesi di lavori di ristrutturazione, da qualche giorno i locali del Servizio immatricolazioni della Sezione della circolazione, a Camorino, sono nuovamente aperti. La nuova impostazione degli spazi è accompagnata da un ripensamento degli orari di apertura all’utenza: dal 1. giugno i principali servizi (immatricolazioni, conducenti e contabilità) saranno infatti disponibili ininterrottamente, dalle 8.00 alle 16.00.

Lo scorso 31 agosto, nell’ambito del pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali, il Consiglio di Stato ha stanziato un credito da 324’000 per la riorganizzazione logistica del Sevizio immatricolazioni della Sezione della circolazione; l’obiettivo dell’investimento era di migliorare il servizio alla cittadinanza attraverso l’incremento del numero degli sportelli aperti e ammodernando il sistema di prenotazione.

Dopo due mesi di lavori di ristrutturazione – durante i quali una parte degli sportelli è sempre rimasta aperta, permettendo lo svolgimento delle pratiche – sono entrate in funzione negli scorsi giorni le nuove postazioni di lavoro, collocate direttamente allo sportello. La nuova impostazione evita spostamenti e perdite di tempo ai funzionari, rendendo ancora più rapido il servizio all’utenza. Il sistema di prenotazione (ticket) è stato invece aggiornato con l’introduzione di un apparecchio di ultima generazione, che permette agli utenti di orientarsi meglio all’interno dello stabile amministrativo e di raggiungere più velocemente il Servizio del quale hanno bisogno. A complemento di questi interventi, a partire dal 1° giugno sarà introdotta l’apertura degli sportelli continuata dalle 8 alle 16, senza pausa nella fascia di mezzogiorno; ciò permetterà a cittadini e professionisti di accedere ai servizi in modo più flessibile e libero.

Da anni il Dipartimento delle istituzioni si impegna costantemente e dedica molte energie alla semplificazione del rapporto tra cittadino e stato: anche gli interventi logistici e organizzativi attuati al Servizio immatricolazione della Sezione della circolazione rientrano in questa visione.