Scuola di polizia, giurano fedeltà 38 nuovi agenti

Scuola di polizia, giurano fedeltà 38 nuovi agenti

Conclusa la formazione biennale ora lo sguardo è rivolto al 2026, dove i tagli alla formazione preoccupano il futuro del corpo

Con una cerimonia solenne e carica di emozione, 30 uomini e 8 donne hanno giurato sabato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, entrando ufficialmente in servizio come agenti e gendarmi della polizia. Dopo due anni di formazione intensa, questi 38 nuovi professionisti sono pronti ad assumersi la responsabilità di rappresentare lo Stato agli occhi dei cittadini.
“Sono sicuramente un innesto su un sostrato di polizia in Ticino che funziona, garantisce quel bene invisibile che è la sicurezza, proprio perché ci si accorge che manca solo quando non è presente”, ha sottolineato Norman Gobbi direttore del Dipartimento delle istituzioni.
Dalla Scuola di polizia del 2023, 19 gendarmi entreranno in servizio per la polizia cantonale ticinese. Tuttavia, il futuro della formazione appare incerto: a causa di misure di risparmio, il numero di aspiranti sarà drasticamente ridotto e nel 2026 ne verranno ammessi solo una decina. “Se quelli che vanno sono più di quelli che formiamo, a un certo punto saremo in forte deficit”, evidenzia Christophe Cerinotti, capo della Sezione formazione della polizia cantonale.
La questione della riduzione degli effettivi è al centro del dibattito, soprattutto in relazione ai servizi di sicurezza richiesti da eventi sportivi e grandi manifestazioni. Ma tra emozione e senso del dovere, le parole del neo gendarme Raffaele Crameri riassumono lo spirito della giornata: “Speriamo di essere all’altezza e di riuscire a fare bene, ed essere sempre un esempio per gli altri.”

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Scuola-di-polizia-giurano-fedelt%C3%A0-38-nuovi-agenti–2836340.html

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38 nuovi agenti hanno giurato fedeltà, tra instabilità e sfide future
Sono 38 gli agenti, di cui 8 donne, che hanno concluso oggi la loro formazione biennale, entrando a far parte del corpo di Polizia Cantonale. L’anno prossimo, però, i ranghi saranno dimezzati.

“Cercavo un percorso diverso dal mio precedente, in ufficio, qualcosa di più dinamico che mi permettesse di essere a disposizione della popolazione”. E ancora, “sono molto emozionato, è stato un periodo interessante, lungo e difficile, però i risultati si sono visti quindi sono contento di essere qui oggi”: le parole dei nuovi agenti Elisa Visani e Raffaele Crameri tradiscono l’emozione che suscita il giuramento di fedeltà alla costituzione ed alle leggi, avvenuta quest’oggi. L’importanza del momento è confermata dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, presente sul posto. Ticinonews si è recata sul posto per raccogliere sensazioni e prospettive. 

Una giornata di festa, con uno sguardo al prossimo futuro
“È una giornata di festa, perché donne e uomini del territorio si mettono a disposizione di un servizio essenziale quale è la sicurezza pubblica”, conferma Gobbi. L’obiettivo, spiega il direttore del DI, “è garantirla in maniera discreta, attraverso polizie cantonali, comunali e altri corpi per proteggere bene e persone del Ticino”. All’ordine del giorno vi però è anche la questione degli effettivi. Il governo, dopo aver deciso di non aprire la scuola di polizia nel 2026, ha fatto una parziale marcia indietro: vi prenderanno parte “una decina di agenti della Polizia Cantonale, ai quali si aggiungeranno probabilmente una quindicina di agenti delle comunali, della polizia dei trasporti, e della polizia militaire, oltre agli agenti dei Grigioni, che abbiamo la fortuna di poter formare”, spiega il caposezione formazione Christophe Cerinotti. Cerinotti è ottimista: “è comunque meglio di niente. Ci sarà un deficit a fronte dei 30 agenti che in media vanno in pensione ogni anno, ma è sempre meglio di niente”. La richiesta di non abolire la scuola di polizia nel 2026 era arrivata dal direttore del DI: “i compiti essenziali verranno comunque garantiti attraverso il riordino dei compiti previsti nel progetto Polizia Ticinese, che regola i rapporti tra cantonale e comunale. D’altra parte dovremo discutere con chi beneficia di questi servizi come club sportivi e grandi manifestazioni. Magari ai promotori sarà richiesta una partecipazione maggiore”. 

Risparmi su campagne di sensibilizzazione e benefit
Nel frattempo, la politica è al lavoro. La Lega, tra le varie misure di risparmio, ha proposto una riduzione delle campagne di prevenzione della Polizia Cantonale e la rinuncia alle auto di servizio da parte dei graduati non di picchetto. “Il Dipartimento attua misure e revisioni per essere sia più efficace, che più efficiente”, risponde Gobbi. Si cercherà di ottimizzare “quanto riguarda la sensibilizzazione e i benefit degli ufficiali che, ricordo, contribuiscono comunque al veicolo di servizio versando mensilmente una quota”. Per conoscere quali saranno le misure di risparmio bisognerà ancora attendere, tenendo presente l’instabilità e l’incertezza del periodo storico: “le sfide sono molteplici, osserviamo un’instabilità globale che si ripercuote da noi”, conclude Gobbi, “e se penso a quello che il Ticino ha da offrire, un Cantone bello, sicuro, questi elementi vanno mantenuti, perché stiamo attraendo contribuenti in fuga da territori più instabili”. 

https://www.ticinonews.ch/ticino/38-nuovi-agenti-hanno-giurato-fedelta-tra-instabilita-e-sfide-future-412215

Successione del capo dell’esercito: il consigliere federale Martin Pfister designa una commissione incaricata della selezione

Successione del capo dell’esercito: il consigliere federale Martin Pfister designa una commissione incaricata della selezione

Comunicato stampa del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS)

Per la ricerca della persona che succederà al capo dell’esercito, il consigliere federale Martin Pfister ha designato un’ampia commissione incaricata della selezione.
La commissione valuterà le candidature idonee e le sottoporrà al capo del DDPS. La nomina sarà effettuata dal Consiglio federale.

Nella commissione siederanno le seguenti persone:

  • Daniel Büchel, segretario generale del DDPS (presidenza)
  • Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino, direttore del Dipartimento delle istituzioni, membro del comitato direttivo della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP)
  • Consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi, direttrice del Dipartimento di giustizia e di sicurezza del Cantone di Nidvaldo, copresidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP)
  • Consigliere di Stato Vassilis Venizelos, direttore del Dipartimento della gioventù, dell’ambiente e della sicurezza del Cantone di Vaud
  • Divisionario Melchior Stoller, consulente di politica militare del capo del DDPS
  • Comandante di corpo pr S Dominique Andrey, presidente dell’Associazione svizzera di storia e scienze militari e Associate Fellow presso il Centro di politica di sicurezza di Ginevra, ex consulente di politica militare del capo del DDPS
  • Marc Siegenthaler, segretario generale supplente del DDPS e capo Risorse DDPS

La nomina di un successore si svolge in conformità alle istruzioni del 28 novembre 2014 sulla nomina dei quadri di grado più elevato da parte del Consiglio federale e alle istruzioni del DDPS del 21 febbraio 2020 per la preparazione di nomine di alti ufficiali superiori all’attenzione del Consiglio federale.
Come per la successione del direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), anche il posto del capo dell’esercito non verrà messo a pubblico concorso.
La cerchia di persone che può essere presa in considerazione per la nomina si limita agli alti ufficiali superiori, ossia ai comandanti di corpo, ai divisionari e ai brigadieri

(Immagine: www.vbs.admin.ch)

Saluto in occasione dell’Assemblea ordinaria dell’associazione TicinoModa

Saluto in occasione dell’Assemblea ordinaria dell’associazione TicinoModa

Lugano, 13 maggio 2025

– Fa stato il discorso orale – 

Gentili signore e signori,
è un piacere per me essere qui con voi stasera, a portarvi oggi il saluto di tutto il Consiglio di Stato. Grazie per questo invito, che mi lusinga e mi offre un’occasione per condividere alcuni pensieri che riguardano il vostro settore, ma soprattutto il nostro Cantone nel suo insieme.
La premessa obbligata è che, con le mie origini di valle, non sono forse la scelta più scontata come ambasciatore della moda in politica. Sono però un grande appassionato della storia di questo Cantone, e da questo punto di vista non posso che considerarmi un amico di TicinoModa.
Con oltre sessant’anni di storia, la vostra associazione porta con sé un bagaglio di memoria che ci racconta in modo fedele l’evoluzione del nostro Cantone lungo tutto il secondo dopoguerra – nelle sue molte luci e nelle ombre che qua e là vi sono state.
La vostra storia ci racconta l’arco di sviluppo che ha portato questo nostro piccolo triangolo di territorio prealpino a diventare una delle regioni più ricche d’Europa – e a guadagnarsi l’attenzione di personalità celebri e gruppi economici internazionali, che hanno deciso di chiamare il Ticino «casa».
La vostra è una storia di successo, e sa il cielo quanto abbiamo bisogno di storie di successo – in questa fase storica complicata, per il mondo ma anche per il piccolo microcosmo ticinese.
Da qualche settimana sono per la terza volta stato eletto Presidente del Consiglio di Stato. È un onore che negli ultimi cinquant’anni hanno avuto pochi politici del nostro Cantone, molti dei quali sono dei veri e propri monumenti della nostra storia recente, come Giuseppe Buffi e Marco Borradori – e fra i quali c’è anche la vostra presidente Marina Masoni.
Pur essendo tuttora anagraficamente il più giovane Consigliere di Stato in carica – il che forse dice qualcosa più sull’evoluzione della nostra democrazia che non su di me – posso quindi dire, a ragion veduta, di essere ormai un uomo di governo di lungo corso.
È per questo motivo che durante i prossimi dodici mesi ho pensato di dedicare la mia presidenza ad alcune riflessioni di fondo sulla direzione che sta prendendo il Ticino – osando anche spingermi su un piano che sta al di sotto del dibattito politico, e sul quale la politica si avventura troppo poco spesso.
Vi dico tutto questo perché siete la prima assemblea alla quale mi rivolgo in questa mia terza Presidenza – ma anche perché sarete, forse, uno dei consessi destinati a mostrarsi più ricettivi verso il messaggio che voglio portare in giro per il Ticino, nei prossimi dodici mesi.
La mia impressione è che ci stiamo muovendo, da qualche tempo, su un piano pericolosamente inclinato. Potrei usare un termine di quel gergo militare che mi è naturalmente affine, e quel termine è «disfattismo» – ma per non esagerare mi limito a parlare di «negatività diffusa».
C’è tanta negatività attorno a noi, di questi tempi. Troppa negatività. Sono sicuro che ve ne siete accorti. Alcune recenti notizie legate al vostro settore, in particolare, sono state come benzina gettata sul fuocherello di chi ama parlare male, dall’interno, di come le cose vanno in Ticino e al Ticino.
Queste persone alimentano una visione a tinte apocalittiche del nostro Cantone che definire sbagliata sarebbe riduttivo. Non è solo falsa: è letteralmente il contrario della verità – è una «anti-verità». Certo, il Ticino ha molte difficoltà – come ogni altro territorio del nostro Paese – ma è ben lungi dall’avere imboccato la strada di un declino inarrestabile che alcuni dipingono, giorno dopo giorno dopo giorno, dai loro piccoli e grandi pulpiti, cartacei o digitali, ai loro piccoli o grandi uditóri di riferimento.
Perché lo fanno? La Premier Giorgia Meloni ha introdotto, anche nel gergo politico della lingua italiana, un concetto molto suggestivo: la cosiddetta «oicofobia» – quell’odio verso se stesso che l’Occidente coltiva da tempo, ma che ultimamente in alcuni Paesi assomiglia a un liquido pestilenziale che è sul punto di traboccare da tutti i contenitori.
In Svizzera e in Ticino non siamo ancora arrivati a questo punto, per nostra fortuna, e per quanto ci riguarda è più corretto parlare di autolesionismo. Questo autolesionismo è il bersaglio che ho scelto per questa presidenza, e il mio obiettivo è di contrastarlo con la forza dei fatti, del contatto personale e dell’entusiasmo che ho da sempre messo nel mio fare politica – e che perfino i miei non-follower mi hanno sempre riconosciuto.
Per contrastare questa negatività diffusa, questo autolesionismo, il Ticino di cui voglio parlare in questi prossimi dodici mesi è un Ticino che cerca di essere vincente.

  • Un Ticino che è cosciente dei suoi problemi senza esserne ossessionato – e ha deciso di affrontarli con ottimismo e fiducia.
  • Un Ticino che continua a progettare e costruire il suo futuro.
  • Un Ticino in cui lo Stato, mentre molti ne parlano male, fa tantissimo per la popolazione… anche là dove non si vede.
  • Un Ticino che resiste a ogni crisi, globale o locale, perché la sua gente lavora sodo nella vita di tutti i giorni.
  • Un Ticino che continua a investire su progetti strategici e per la qualità di vita sul territorio.
  • Un Ticino che piace molto e che attira persone e personalità vincenti, da ogni parte del mondo.
  • Un Ticino che intende cavalcare i processi di trasformazione, tecnologica e sociale, anziché subirli.

Questo è il Ticino che voglio raccontare alle persone in questo mio anno presidenziale. Un Ticino che esiste e che merita di stare in vetrina, anziché nascosto nelle botteghe di chi crea prosperità, ma oggi sembra quasi intimidito all’idea di pubblicizzare i suoi successi.
Stasera so di essere fra persone che hanno deciso di essere protagoniste nella vita, quella personale e quella della comunità – spero di poter contare su di voi per diffondere questo messaggio di ottimismo, dal tavolo di casa vostra alla vostra azienda, fino ai momenti di incontro collettivi ai quali partecipate. Ognuno di noi è chiamato a fare la differenza, in positivo, per non lasciare che la negatività prevalga.
Concludo questo mio saluto augurando all’associazione TicinoModa – e a tutte e tutti voi – di continuare a svolgere il suo prezioso lavoro a favore del vostro settore, delle persone che vi lavorano e, di riflesso, di tutta la collettività ticinese. Solo un’economia dinamica e aperta al futuro – capace di accettare il rischio di muoversi in avanti – potrà permetterci di consegnare un Ticino prospero alle generazioni che verranno dopo la nostra.

Grazie per il vostro impegno e buon lavoro.

Norman Gobbi
Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Fass 90 del militare a casa? “Meno armi ci sono in giro, meglio è”

Fass 90 del militare a casa? “Meno armi ci sono in giro, meglio è”

Intervista a tutto campo a Stefano Laffranchini, nuovo presidente della Società ticinese degli ufficiali. Sulla possibilità di tenere a domicilio il fucile d’ordinanza dopo il servizio militare: “Le effrazioni in casa sono in aumento, le armi rischiano di essere rubate”.
L’ufficiale dell’esercito? Qualcuno “di competente e che sa di cosa parla”. Parola di Stefano Laffranchini, da pochi giorni presidente della Società ticinese degli ufficiali e, nella vita professionale, direttore delle carceri cantonali. Secondo Laffranchini, gli ufficiali delle forze armate svizzere potrebbero fare sentire maggiormente la loro voce informata sui temi di politica militare e di sicurezza, fornendo un contributo alla formazione dell’opinione pubblica. Laffranchini è stato ospite a Ticinonews per un’intervista su diversi temi riguardanti l’esercito.
 
Quanto conta dal suo punto di vista il contesto internazionale in cui ci troviamo, in questa “Terza Guerra mondiale a pezzi”, come aveva detto papa Francesco e come ha ribadito domenica scorsa papa Leone XIV?
“Stiamo vivendo lo stesso fenomeno di quanto avvenuto in epoca Covid, dove chiunque pensava di potersi esprimere con competenza. Tutti ritengono di potere dire qualcosa di intelligente sull’esercito e sulla politica di sicurezza del nostro paese, basandosi spesso tuttavia solo su dogmi e pregiudizi e non su cifre, dati e numeri, come invece sono abituati a fare gli ufficiali”.
 
Lei ha dichiarato che la Società degli ufficiali deve essere attiva nel dibattito pubblico. In che modo concretamente?
“Parlando dei temi che ci riguardano. Una volta si diceva che la Svizzera non aveva un esercito, ma che la Svizzera fosse un esercito. Purtroppo al giorno d’oggi non è più così. Sono sempre meno le persone che vengono confrontate con il servizio militare e ancora di meno quelle che conoscono l’esercito dal profilo gestionale e organizzativo. Gli ufficiali si innestano in questo tipo di dibattito portando la loro competenza: sanno di cosa parlano e possono dare un contributo alla formazione dell’opinione pubblica, sia su temi di politica di sicurezza in senso stretto, sia su temi riguardanti le politiche di sicurezza integrata, penso per esempio ai modelli in discussione del servizio civile e della protezione civile”.
 
L’attuale sistema di milizia funziona o andrebbe ripensato?
“Il sistema di milizia ha sempre funzionato ed è il motore che fa sì che non si crei un fossato tra cittadini e istituzioni. Io non ritengo che i giovani d’oggi siano meno propensi di un tempo a dare una mano alla collettività, penso anzi che i giovani di oggi siano più maturi su alcune questioni: le persone in cui mi imbatto non hanno perso lo stimolo a mettersi al servizio della collettività”.
 
È però un dato di fatto che molti giovani optano per il servizio civile. È un problema?
“È un problema. Il servizio civile sta diventando qualcosa che non corrisponde più a ciò per cui era stato pensato dal legislatore. Quando mi imbatto in giovani che hanno optato per questa scelta e chiedo loro di spiegare quale sia il problema di coscienza con l’esercito, spesso rispondono di non vivere alcun conflitto di coscienza, ma di avere preferito il servizio civile solo perché più comodo. Quando iniziai la scuola reclute ero studente di biologia e anch’io avrei potuto fare, per esempio, il mio servizio civile presso le Bolle di Magadino. Beh, avrebbe sicuramente fatto curriculum e mi sarebbe tornato comodo. Il servizio civile sta diventando qualcosa di diverso rispetto a ciò a cui si era pensato”.
 
A Berna si discute di allentare le regole per tenere a casa il fucile Fass 90 del servizio militare. Cosa ne pensa?
“Io posso capire che il fucile a casa rappresenti lo spirito di servizio alla comunità. Ricordo che da giovane nelle case c’era il moschetto del nonno, il Fass 57 del papà e il Fass 90 del figlio. È tradizione. Se però vesto i panni di direttore di un carcere, penso che meno armi ci sono in circolazione, meglio è. Non perché non mi fidi del cittadino-soldato, ma le effrazioni sono in aumento e le stesse armi possono essere rubate”.
 
Ciclo di incontri nei Comuni: al centro, dialogo istituzionale e solidarietà intercomunale

Ciclo di incontri nei Comuni: al centro, dialogo istituzionale e solidarietà intercomunale

Comunicato stampa

Questa mattina riparte il dialogo sul territorio tra Cantone e Comuni: il Consigliere di Stato Norman Gobbi visiterà dodici Municipi per affrontare, in modo diretto e costruttivo, i temi della solidarietà intercomunale e del «contributo di centro». Il nuovo ciclo di incontri risponde alle critiche e alle preoccupazioni emerse da diversi Esecutivi e offre l’opportunità di riflettere sugli attuali rapporti istituzionali, segnati da difficoltà e da una crescente necessità di ricostruire un dialogo stabile e produttivo.

Il Dipartimento delle istituzioni annuncia l’avvio di un nuovo ciclo di incontri sul territorio tra il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e i Comuni ticinesi. Da oggi, il Direttore del Dipartimento incontrerà, infatti, i rappresentanti di: Capriasca, Morbio Inferiore, Locarno, Ascona, Paradiso, Lugano, Coldrerio, Mendrisio, Chiasso, Riviera, Bellinzona e Arbedo-Castione.
Questi incontri proseguono il percorso iniziato nel 2018 e si inseriscono nel più ampio sforzo del Dipartimento delle istituzioni per rilanciare un dialogo istituzionale strutturato, franco e orientato alla ricerca di soluzioni condivise.
Al centro del confronto, oltre ai rapporti tra Cantone e Comuni, ci saranno due temi oggi particolarmente rilevanti: la solidarietà intercomunale – intesa sia come perequazione finanziaria sia come possibile introduzione di un «contributo di centro» per i Comuni urbani che offrono servizi a valenza sovracomunale – e la sostenibilità dell’azione pubblica in un contesto di crescente pressione economica e sociale.
«Questo ciclo di incontri vuole essere un’occasione concreta per ascoltare direttamente i Municipi e raccogliere indicazioni su come migliorare la collaborazione tra i livelli istituzionali», afferma il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Solo con un confronto regolare e diretto si può rafforzare la fiducia reciproca e affrontare insieme le sfide che toccano da vicino i cittadini».
Queste visite seguono a pochi giorni di distanza il Simposio Cantone-Comuni, che si è tenuto giovedì 8 maggio a Bellinzona e ha offerto uno spazio di confronto collettivo sui temi del federalismo, dell’innovazione e del benessere nelle comunità locali.
In questo stesso spirito, l’anno in corso sarà segnato anche da un momento simbolico: l’incontro tra il Consiglio di Stato e i 100 sindaci del Ticino, previsto per settembre in occasione del centenario della Conferenza di Locarno, come segno tangibile della volontà del Governo di ricucire e rafforzare il dialogo istituzionale.
«I Comuni sono un pilastro della nostra democrazia di prossimità», sottolinea Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali. «In un momento in cui la complessità sociale e la pressione sulle finanze pubbliche si fanno sentire, solo una collaborazione efficace e regolare potrà garantire un futuro sostenibile per l’intero sistema cantonale».
Questa nuova tappa del dialogo Cantone-Comuni si propone non solo di raccogliere le preoccupazioni degli enti locali, ma anche di costruire – passo dopo passo – un percorso di federalismo moderno, in grado di coniugare autonomia e solidarietà.

 

Passo del Gottardo: l’apertura annuale un costo per molti e un beneficio per pochi

Passo del Gottardo: l’apertura annuale un costo per molti e un beneficio per pochi

Norman Gobbi auspica un uso più sostenibile della galleria di base

Il dibattito sull’apertura annuale del Passo del Gottardo riemerge puntualmente quando le code al tunnel autostradale raggiungono lunghezze chilometriche. Tuttavia, questa soluzione apparentemente semplice nasconde costi esorbitanti e problematiche complesse che ricadrebbero ingiustamente sui contribuenti svizzeri, che non sono certo i principali generatori di traffico durante i periodi “caldi”.

“Mantenere aperto il passo durante i mesi invernali, da novembre a maggio”, esordisce Norman Gobbi, “richiederebbe interventi strutturali e di manutenzione continua con costi difficilmente giustificabili. Le nevicate abbondanti, le temperature rigide e il rischio valanghe renderebbero necessario un sistema di protezione e manutenzione straordinario, con personale dedicato 24 ore su 24 e mezzi speciali sempre operativi. È fondamentale comprendere che le code al Gottardo sono generate principalmente da un traffico stagionale e turistico, concentrato in momenti specifici dell’anno. Si tratta quindi di un disagio temporaneo che coinvolge principalmente viaggiatori occasionali, mentre i costi di un’apertura annuale ricadrebbero su tutti i contribuenti svizzeri”. Per Gobbi, la sproporzione tra beneficiari e finanziatori è evidente: “chi utilizza il passo per una o due settimane all’anno godrebbe di un’infrastruttura finanziata da chi la utilizza occasionalmente. Inoltre, i veicoli in transito stranieri contribuiscono solo parzialmente al sistema fiscale svizzero attraverso la vignetta autostradale, insufficiente a coprire i costi reali di un’apertura invernale”. Per Gobbi, oltre ai costi economici, l’apertura annuale del passo avrebbe un impatto ambientale considerevole: “gli interventi continui di sgombero neve richiederebbero l’utilizzo di mezzi pesanti inquinanti, con un aumento significativo delle emissioni di CO2. La fragilità dell’ecosistema alpino, già messo a dura prova dai cambiamenti climatici, subirebbe ulteriori pressioni. Le aree montane attraversate dal passo rappresentano un habitat delicato, che durante l’inverno trae beneficio dalla pausa nel traffico veicolare. L’apertura annuale comprometterebbe questo equilibrio, con conseguenze imprevedibili sulla biodiversità locale”.

“La Svizzera ha già investito miliardi in soluzioni alternative più sostenibili”, insiste Gobbi: “la galleria di base ferroviaria del Gottardo, inaugurata nel 2016, rappresenta un’opera ingegneristica straordinaria pensata proprio per spostare il traffico dalla gomma al ferro, riducendo l’impatto ambientale e alleggerendo la pressione sull’autostrada. Incentivare l’uso del trasporto ferroviario, migliorare la gestione dei flussi di traffico attraverso sistemi intelligenti e promuovere una migliore distribuzione dei periodi di viaggio rappresentano soluzioni più eque ed efficaci rispetto all’apertura forzata del passo durante l’inverno, che potrebbero inoltre non solo acuire, come sarebbe il caso di una apertura invernale, ma limitare il problema del traffico parassitario che si riversa sulla strada Cantonale in occasione di attese ai portali del tunnel”.

Gobbi conclude ribadendo un concetto fondamentale; “L’apertura annuale del Passo del Gottardo rappresenterebbe un esempio di ingiustizia fiscale, dove i costi sono socializzati mentre i benefici rimangono privati. Anche i contribuenti di regioni lontane dal Gottardo, che utilizzano poco quel collegamento, si troverebbero a finanziare un’infrastruttura per una minoranza di utenti, molti dei quali non residenti in Svizzera”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 11 maggio 2025 de Il Mattino della domenica

«Difesa totale» e «Comportamento in caso di crisi e guerra»

«Difesa totale» e «Comportamento in caso di crisi e guerra»

Comunicato stampa della Conferenza governativa per gli affari militari , la protezione civile e i pompieri.

 La Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CGMPP) ha deciso, durante la sua assemblea annuale, di dare maggiore rilievo al concetto di «difesa totale». Entro la fine del 2025 verrà pubblicata una «Guida al comportamento in caso di crisi e guerra» destinata alla popolazione. Sono state inoltre prese decisioni fondamentali per quanto riguarda la successione del sistema di comunicazione Polycom e la digitalizzazione della protezione civile.

I membri della CGMPP – cioè i direttori cantonali della sicurezza – hanno approvato, alla presenza del nuovo capo del DDPS, il consigliere federale Martin Pfister, e del capo dell’esercito, comandante di corpo Thomas Süssli, la strategia della CGMPP per gli anni 2025–2030. Questa strategia illustra come la conferenza dei governi intende orientarsi rispetto ai cambiamenti nella politica di sicurezza nel contesto della guerra in Ucraina, nonché di fronte a catastrofi e situazioni d’emergenza di origine naturale o tecnologica. Dal punto di vista dei contenuti, l’attenzione è rivolta al rafforzamento della capacità di difesa della Svizzera, all’introduzione di un nuovo modello di obbligo di servizio, all’ottimizzazione della protezione e della protezione civile della popolazione, nonché all’attuazione di importanti progetti di allarme e telecomunicazione.

Nel contesto dell’elaborazione in corso della «Strategia di politica di sicurezza 2025» da parte del DDPS, la CGMPP ritiene che, nella scelta di un termine che definisca la risposta globale della Svizzera alle minacce e ai pericoli, ai Cantoni debba essere riconosciuto un ruolo determinante.
La CGMPP ha quindi deciso di raccomandare al Consiglio federale di includere nella Strategia di politica di sicurezza i seguenti termini: il termine «Sicurezza globale» per indicare tutte le misure preventive volte a gestire catastrofi, situazioni d’emergenza e conflitti ibridi e il termine «Difesa totale» per designare l’insieme delle misure militari e civili in caso di guerra, successivamente alla nomina di un comandante supremo. Secondo la CGMPP, il termine «Difesa totale» è significativo ed è profondamente radicato in ampie fasce della popolazione svizzera.

La situazione della politica di sicurezza in Europa si è notevolmente deteriorata dal momento dell’attacco russo all’Ucraina nel 2022. Il ritorno della politica di potenza classica, che utilizza la guerra come strumento per raggiungere obiettivi politici, rende possibile anche un conflitto su larga scala in Europa. Una guerra di questo tipo colpisce direttamente la popolazione civile, come dimostrano gli eventi attuali a livello globale. Anche la Svizzera ne sarà inevitabilmente coinvolta. Stati europei, come ad esempio la Svezia, stanno già informando la loro popolazione sulle possibili misure da adottare. La CGMPP ha deciso oggi di elaborare un opuscolo informativo e di commissionare un apposito concetto di comunicazione. Il volantino dovrà essere pronto al più tardi entro la fine del 2025.

Nel settore della comunicazione mobile per la sicurezza – cioè per la sostituzione del sistema Polycom – si sono svolte intense discussioni che permettono ora di proseguire i lavori in modo mirato. Nel settore delle sirene, è stato conferito al presidente della CGMPP il mandato di avviare negoziati con il capo del DDPS in merito al relativo finanziamento.

Inoltre, le consigliere e i consiglieri di Stato hanno deciso di garantire il proprio sostegno al progetto «Digitalizzazione della protezione civile». L’obiettivo del progetto è digitalizzare l’interazione e la comunicazione con i membri della protezione civile. Attraverso un portale, i membri potranno accedere e consultare tutti i dati e le informazioni a loro rilevanti riguardanti la protezione civile, nonché gestire digitalmente interazioni importanti con l’ente convocante. Da un lato, ciò consente di ridurre il carico amministrativo sia per i membri della protezione civile che per gli enti convocanti; dall’altro, con questo progetto si crea un’offerta di comunicazione moderna e al passo con i tempi. Da parte dell’esercito è in corso il progetto “Digitalizzazione dell’esercito di milizia”. La stretta collaborazione tra l’esercito e l’Ufficio federale della protezione della popolazione consente un utilizzo ottimale delle sinergie disponibili.

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La CGMPP in breve

La CGMPP unisce i membri dei governi dei cantoni e del Principato del Liechtenstein responsabili per gli affari militari cantonali, la protezione civile e i vigili del fuoco. Ha sede a Berna. Nei settori degli affari militari cantonali, della protezione civile e dei vigili del fuoco, coordina e affronta questioni politiche, organizzative, tecniche e finanziarie. La CGMPP promuove la collaborazione tra i cantoni, il Principato e la Confederazione, nonché con terzi. Fornisce informazioni su questioni di interesse nazionale nei suoi ambiti di competenza.

Presentazione e visita della Polizia scientifica

Presentazione e visita della Polizia scientifica

Comunicato stampa

Anche quest’anno torna il tradizionale appuntamento con il “Pomeriggio informativo sulle Scienze forensi”. L’evento si terrà sabato 24.05.2025 dalle 14.00 alle 17.00 a Bellinzona in Via Chicherio 20d (ritrovo al cancello d’ingresso, eventuali veicoli sono da posteggiare all’esterno del sedime). La proposta, che offre l’occasione di entrare in contatto con la realtà della Polizia scientifica e con i professionisti della materia, è rivolta in particolare a studenti e studentesse – di età non inferiore ai 18 anni e fino ai 22 anni di età – che intendono informarsi sui possibili studi accademici nelle Scienze forensi.

L’incontro prevede tre momenti distinti:

1)    Presentazione dell’attività della Polizia scientifica;
2)    Momento informativo sugli studi in Scienze forensi presso l’École des Sciences Criminelles (ESC) dell’Università di Losanna, con uno spazio dedicato alle domande dei e delle partecipanti;
3) Visita guidata della sede.

Le persone interessate sono pregate di annunciarsi preventivamente al centralino della Polizia scientifica telefonando allo 091 814 19 12 (orari di ufficio), entro e non oltre mercoledì 21.05.2025. 

‘La politica non può limitarsi alle diagnosi. Deve dare risposte’

‘La politica non può limitarsi alle diagnosi. Deve dare risposte’

‘Il dipartimentalismo complica le relazioni’

Il dialogo tra i due livelli istituzionali «presuppone in ogni caso e sempre un ascolto reciproco». Detto altrimenti «non devono essere solo i Comuni ad ascoltare, ma anche e soprattutto l’autorità cantonale e tutti suoi rappresentanti». Intervenendo ieri al Simposio Cantone-Comuni edizione 2025, il sesto promosso dal Dipartimento istituzioni tramite la Sezione degli enti locali, il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi (Act) Felice Dafond entra subito nel tema. Che è quello degli attuali difficili rapporti tra Cantone e Comuni. Questi ultimi, aggiunge l’ex sindaco di Minusio e già deputato al Gran Consiglio, «hanno specifiche competenze e autonomie, nelle quali i cittadini si riconoscono, e che devono rimanere tali e non devono essere bistrattate come è purtroppo avvenuto spesso nel recente passato».
I rapporti con il Cantone, continua Dafond richiamando anche quanto emerso da un incontro promosso alcune settimane fa dall’Act e rivolto ai Municipi, «non vanno bene, sono insoddisfacenti su più aspetti». E una più che «indispensabile» riforma «non può limitarsi a una mera ridefinizione dei flussi finanziari» tra i due livelli istituzionali, rileva il presidente dell’Act alludendo al progetto ‘Ticino 2020’: «Ma deve inderogabilmente coinvolgere il ruolo del Comune, la sua autonomia e le sue competenze». Secondo Dafond, a complicare «ulteriormente e pesantemente» le relazioni fra Cantone e Comuni è «‘il dipartimentalismo’». Critica non nuova all’indirizzo del Consiglio di Stato. Dafond non ha dubbi: «Per disporre di Comuni forti e sani in questo cantone», che possano contribuire al suo sviluppo, occorre riconoscere agli enti locali «più autonomia e rispetto».

Gobbi: ‘La politica non può limitarsi alle diagnosi. Deve dare risposte’
Ma anche il presidente del governo e direttore del Dipartimento istituzioni non ha dubbi. «La collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile, è necessaria – evidenzia Norman Gobbi –. E se è vero che non abbiamo mai vissuto una ‘guerra istituzionale’, non possiamo nemmeno permetterci un gelo nei rapporti». È che oggi, osserva il presidente del Consiglio di Stato, «ci troviamo in una situazione di stallo». Se le pressioni economiche globali «continuano a influenzare negativamente le finanze pubbliche, anche nel nostro cantone, è soprattutto il deterioramento del tessuto sociale a destare maggiore preoccupazione: famiglie sempre più fragili, un senso di solidarietà che si affievolisce, condizioni di lavoro spesso stressanti e redditi che non tengono il passo con l’aumento del costo della vita generano insicurezza e frustrazione». Insomma «in questo contesto complesso, il dialogo si è indebolito, le posizioni si sono irrigidite e la fiducia reciproca si è progressivamente logorata». Proprio per questo «è essenziale che le istituzioni dimostrino lucidità e determinazione nell’affrontare i nodi irrisolti». La politica «non può limitarsi alla diagnosi. Deve dare risposte».

‘Nella Costituzione verrà esplicitato ancor più il principio dell’autonomia comunale’
Situazioni di stallo, come quella in cui si trova il progetto ‘Ticino 2020’, la riforma riguardante flussi e competenze fra Cantone e Comuni. «Ha raggiunto un punto di impasse che non possiamo ignorare». Restare fermi «non è un’opzione». Da qui «un appello diretto ai Comuni e al parlamento, che intendo condividere con la collega e i colleghi di governo: basta slogan e critiche senza contenuti. È ora di avanzare con soluzioni concrete, senso di responsabilità e soprattutto con il coraggio di cambiare rotta. E di farlo insieme». Il punto di partenza «deve essere il riconoscimento vero – anche giuridico – dell’autonomia comunale». Preannuncia Gobbi: «Per questo intendo proporre all’attenzione del Gran Consiglio e del popolo ticinese una modifica della Costituzione cantonale per inserire in modo ancor più esplicito rispetto a oggi il principio dell’autonomia dei Comuni: non come enunciazione di principio, ma come fondamento operativo». Ciò «per ricostruire su basi più solide e condivise i rapporti e la collaborazione tra il Cantone e i Comuni: o affrontiamo questa sfida insieme, o ci condanniamo alla paralisi. Il nostro sistema federalista ha bisogno di risposte coraggiose, non di rinvii».

‘Piattaforma, servono incontri più frequenti e un confronto franco’
Non solo: «Intendo affrontare la riforma della Piattaforma di dialogo politico tra governo e Comuni, perché sebbene gli incontri trimestrali finora organizzati siano stati utili, oggi non sono più sufficienti. È necessario creare un vero spazio di confronto politico, regolare e soprattutto franco, in cui le decisioni siano orientate al bene pubblico, ai cittadini e al futuro del nostro territorio». E non è tutto: «Desidero proporre un passo concreto e simbolico: una Dichiarazione ticinese sul federalismo». Ovvero «un documento che definisca chiaramente i principi di collaborazione tra Cantone e Comuni, non come un atto puramente formale, ma come un impegno politico e amministrativo a lavorare insieme, con lealtà e produttività. Un vero e proprio patto di fiducia, che getti le basi per una rinnovata cooperazione istituzionale».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 maggio 2025 de La Regione

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«Anche il Governo deve avere una visione d’insieme sui Comuni»
Il presidente dell’ACT Felice Dafond sulle parole di Gobbi in merito alla riforma Ticino2020

Il progetto Ticino2020, che mira a ridefinire i rapporti tra il Cantone e i Comuni ticinesi, si trova «in una fase d’impasse, e negarlo sarebbe poco serio». La riforma, dunque, «è giunta a un punto cruciale che richiede un rilancio deciso, chiaro e coraggioso». Le parole di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, rilasciate in un’intervista al Corriere del Ticino in vista del sesto «Simposio Cantone-Comuni», svoltosi ieri a Bellinzona, hanno rilanciato un tema, quello della riforma Ticino2020 che, appunto, si trova ormai a un bivio.

Riuscirà la tanto attesa riforma, nei prossimi mesi, a sbloccarsi? Lo abbiamo chiesto direttamente alla «controparte », ossia al presidente dell’associazione dei Comuni ticinesi (ACT), Felice Dafond. «Condivido la lettura di Gobbi, ma con un appunto: il progetto si trova in una fase d’impasse, ma non per colpa dei Comuni, bensì del Governo, il quale, imponendo la neutralità finanziaria del progetto tra Cantone e Comuni ha creato quell’impasse. Tutti i Comuni, all’unisono, hanno confermato che, se da una parte può andare bene la ridefinizione dei flussi finanziari, dall’altra l’esercizio non può limitarsi a ciò, perché sempre più l’autonomia dei Comuni viene erosa, con il Cantone che si arroga tutta una serie di competenze che dovrebbero essere svolte dagli Enti locali». Insomma, i Comuni ticinesi chiedono maggiori spazi di autonomia. E, non a caso, lo stesso Gobbi nell’intervista ha fatto capire che questo è il momento, per gli Enti locali, di «dire chiaramente al Governo dove necessitano maggiore autonomia, senza timori o esitazioni ». I Comuni, risponde Dafond, «questo lavoro lo stanno facendo. Con l’ACT abbiamo organizzato diverse riunioni molto frequentate. Quindi c’è interesse per questo tema». Ma, aggiunge il presidente, «anche il Consiglio di Stato deve avere una chiara visione d’insieme su quale futuro vogliamo dare ai Comuni. Poiché sovente sono poi i dipartimenti a mettersi di traverso. Il ‘dipartimentalismo’ troppo spesso complica ulteriormente le relazioni tra Cantone e Comuni. E spero dunque che Norman Gobbi non venga lasciato solo, ma sostenuto da tutto l’Esecutivo cantonale e dalla politica in generale». La riforma Ticino2020, in definitiva, è ancora salvabile? «Io lo spero – risponde Dafond –, e ci impegneremo affinché possa sbloccarsi. Ma per fare ciò serve uno sforzo corale da parte di tutti».
Su questo fronte, ricordiamo, una proposta concreta avanzata da Gobbi nell’intervista è stata quella di modificare la Costituzione cantonale per «rafforzare il principio dell’autonomia comunale ». Un’idea che piace anche all’associazione Comuni ticinesi. «Certamente, va benissimo », spiega Dafond. «Ma dirò di più. Il tema è attualmente discusso anche sul piano nazionale, con l’Associazione dei Comuni svizzeri, di cui faccio parte. È dunque un tema sentito anche nel resto del Paese: c’è attenzione per l’autonomia dei Comuni a Bellinzona, ma anche a Berna e in tutta la Svizzera». 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 maggio 2025 del Corriere del Ticino

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2790238&startTime=9381

Servizio al punto 2:36:30 (inizio delle notizie de Il Quotidiano)

Cantone e Comuni a confronto: un passo significativo per il rilancio del dialogo istituzionale

Cantone e Comuni a confronto: un passo significativo per il rilancio del dialogo istituzionale

Comunicato stampa

In un momento segnato da sfide sociali e istituzionali sempre più complesse, il Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni si conferma uno strumento strategico per rafforzare la cooperazione tra i due livelli di governo. L’edizione 2025, promossa dal Dipartimento delle istituzioni, ha puntato su proposte concrete e un nuovo impulso politico, con l’obiettivo di rinnovare la fiducia reciproca e rilanciare una collaborazione efficace e duratura al servizio dei cittadini ticinesi.  

Si è svolta oggi all’Auditorium della Scuola cantonale di Commercio a Bellinzona, la sesta edizione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, un evento annuale che rappresenta un’importante occasione di confronto e collaborazione tra le istituzioni cantonali e locali.
Voluto dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Simposio ha avuto come tema centrale l’attuazione di azioni concrete per migliorare la qualità della vita dei cittadini e delle aziende nelle comunità locali e rafforzare la cooperazione tra i due livelli di governo. All’evento hanno partecipato quasi 200 persone, tra autorità politiche e funzionari attivi sul territorio.
Come sottolineato dal Presidente del Governo Norman Gobbi nel suo intervento di apertura, il Simposio si inserisce in un ampio impegno del Consiglio di Stato volto a rilanciare il dialogo tra Cantone e Comuni: «Per superare l’impasse in cui ci troviamo, è fondamentale che ci sia una volontà politica condivisa di avanzare con soluzioni concrete. Il riconoscimento giuridico dell’autonomia comunale e l’introduzione di nuovi strumenti di dialogo istituzionale sono le basi per un rinnovato impegno verso un federalismo dinamico e moderno».  
Inoltre, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha anche ribadito che il federalismo non deve essere visto come un’eredità statica, ma come una leva per l’innovazione istituzionale, per cui il Governo sta rafforzando gli strumenti di comunicazione anche sul piano tecnico e operativo. A tale scopo, è in corso una revisione dei flussi informativi tra Cantone e Comuni, con l’obiettivo di sviluppare una piattaforma digitale moderna ed efficiente, e si sta lavorando alla riforma della Piattaforma politica di dialogo, per rendere gli incontri tra Governo e autorità locali più regolari e orientati a decisioni condivise.  
Il programma della giornata ha visto la presentazione e discussione di quattordici progetti concreti, sviluppati per affrontare temi come la gestione dello stress termico, la coesione sociale, l’integrazione dei servizi extrascolastici e l’economia locale. I partecipanti, tra cui municipali, consiglieri comunali, autorità politiche cantonali e rappresentanti di partiti e amministrazioni locali, hanno avuto l’opportunità di approfondire le modalità con cui i Comuni possono sfruttare la propria autonomia e collaborare con il Cantone per risolvere le sfide quotidiane delle comunità.  
«Il Simposio di oggi è la dimostrazione di quanto la collaborazione tra le istituzioni possa generare soluzioni pratiche e realizzabili al di là dei vincoli che ci impongono la legge e la ripartizione dei compiti. Non possiamo permetterci di restare fermi davanti alle sfide che ci pone la società contemporanea. Dobbiamo agire con determinazione, partendo dalle necessità concrete dei nostri cittadini», ha dichiarato Norman Gobbi.  
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di esponenti della politica cantonale e comunale, un esperto in relazioni interpersonali e lo stesso Presidente del Governo.  
Il Dipartimento delle istituzioni continuerà a promuovere iniziative che favoriscano il rafforzamento della cooperazione tra le istituzioni cantonali e locali. L’evento di oggi ha confermato l’impegno del Consiglio di Stato per una politica istituzionale orientata al futuro, che metta al centro il dialogo, la fiducia reciproca e la realizzazione di progetti concreti per migliorare la vita quotidiana dei cittadini.