A scuola in sicurezza, con l’impegno di tutti

A scuola in sicurezza, con l’impegno di tutti

Comunicato stampa

L’inizio dell’anno scolastico rappresenta un momento di grande emozione per bambini e bambine: per alcuni è il primo giorno sui banchi, mentre altri ritrovano gli amici e le amiche di sempre dopo le vacanze estive. Come da tradizione, prende il via anche una nuova fase di sensibilizzazione promossa dal progetto “Strade sicure” e dalla Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali e il Touring Club Svizzero (TCS). L’obiettivo è fornire consigli di prevenzione rivolti sia a chi accompagna i bambini e le bambine a scuola sia ai e alle conducenti di veicoli. In questo periodo dell’anno, infatti, è ancora più importante prestare attenzione e adottare comportamenti responsabili per proteggere tutti.

In base alle statistiche più recenti, lo scorso anno 27 bambini/e si sono infortunati a seguito di incidenti sulle strade ticinesi (40 nel 2023). Di questi, 6 erano pedoni (16), con 2 bimbi/e (3) investiti sulle strisce pedonali.
I più giovani non sempre sono in grado di valutare correttamente la velocità di un veicolo o la distanza che li separa da esso, e potrebbero quindi immettersi repentinamente sulla carreggiata senza la dovuta prudenza, anche dove non è presente un passaggio pedonale.
Le persone adulte sono pure chiamate a dare il buon esempio, evitando, in qualità di pedoni, comportamenti che possano mettere a rischio la sicurezza dei più giovani. Va inoltre evidenziato che questi ultimi, a causa della loro statura, hanno un campo visivo più ridotto rispetto alle persone adulte. Questo può rendere loro più difficile individuare tempestivamente altri utenti della strada e, allo stesso tempo, può essere più difficoltoso per chi guida vederli. 

Rammentiamo quindi alcuni consigli di comportamento nel tragitto casa-scuola:  

Per i bambini e le bambine che si spostano a piedi

  • La regola d’oro è: mai correre o giocare, né in strada né sul marciapiede.
  • Per una maggiore sicurezza camminare sempre sul marciapiede o, dove assente, a lato della carreggiata.
  • Indossare abiti chiari ed elementi riflettenti, soprattutto nel periodo invernale. I colori chiari e sgargianti ti rendono più visibile anche di giorno.  

Quando si attraversa la strada

  • Guardare e ascoltare con attenzione.
  • Prima di attraversare la strada assicurarsi sempre di essere stati visti da chi è alla guida e che il suo veicolo sia completamente fermo.  

Per genitori o conoscenti che accompagnano gli/le scolari/e in auto

  • Non fermarsi nel perimetro scolastico ma usare gli appositi parcheggi.
  • Rispettare la segnaletica presente nelle vicinanze della scuola.
  • Circolare con maggiore prudenza in prossimità degli istituti scolastici.
  • Assicurare sempre correttamente bambini e bambine con gli appositi sistemi di sicurezza all’interno dell’abitacolo.  

Questi e altri consigli sono consultabili sul sito www.stradesicure.ch, nell’opuscolo “Tutti a scuola” – già distribuito nelle classi –, e sui canali social della Polizia.  

Giornata del Presidente del Consiglio di Stato

Giornata del Presidente del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

La tradizionale Giornata del Presidente del Consiglio di Stato, organizzata quest’anno da Norman Gobbi, si svolgerà mercoledì 20 agosto in valle Verzasca.
In mattinata il Governo visiterà il villaggio di Corippo e percorrerà in seguito il sentiero panoramico, fino a raggiungere il Comune di Mergoscia, dove incontrerà la popolazione e terrà la propria seduta settimanale.

La Giornata del Presidente prenderà avvio con una visita dell’«albergo diffuso» creato nel villaggio di Corippo, dove il Consiglio di Stato sarà accolto da una delegazione del Municipio di Verzasca. Al termine dell’incontro, il Governo percorrerà il sentiero sulla sponda destra della valle, per raggiungere il Comune di Mergoscia.  
All’arrivo, è previsto un momento di incontro con le autorità comunali e con la popolazione. Nel pomeriggio, il Consiglio di Stato terrà la propria seduta settimanale nella sala comunale di Mergoscia.  
Con la scelta di visitare la valle Verzasca, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha voluto rendere omaggio alle località che si trovano nel centro geografico del Ticino e sottolineare la vitalità delle zone periferiche del nostro Cantone – anche in vista dell’evento speciale, previsto durante il mese di settembre, che riunirà i rappresentati dei cento Comuni ticinesi.

Locarno78: Politica e cinema, un rapporto da consolidare

Locarno78: Politica e cinema, un rapporto da consolidare

I parlamentari ticinesi si sono dati appuntamento, come da tradizione, nel chiostro della Magistrale – Il presidente Fabio Schnellmann ha augurato al festival di «continuare a stimolare lo sviluppo economico e culturale del cantone»

Politica e festival si sono dati di nuovo appuntamento, questa sera, nel tradizionale ricevimento del Gran Consiglio, momento istituzionale che sottolinea il legame storico tra la rassegna locarnese e il Legislativo cantonale.
Nel chiostro della Magistrale, la presidente del Festival Maja Hoffmann ha accolto i parlamentari ringraziandoli, in un breve discorso, per il riconfermato sostegno finanziario di 3,4 milioni di franchi all’anno per i prossimi quattro anni, definendolo «essenziale non soltanto per il suo valore diretto, ma per l’effetto di leva sui partner pubblici e privati».
Hoffmann ha inoltre ribadito l’obiettivo di rafforzare la posizione internazionale della manifestazione, senza rinunciare alle radici locali e al legame con la comunità, sottolineando come «un’opera può crescere unicamente se poggia su solide radici».
Subito dopo, il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, ha augurato al festival di «continuare a parlare alle nuove generazioni e a stimolare lo sviluppo economico e culturale del cantone», ricordando che «la politica può imparare dal cinema: il coraggio di raccontare la verità, immaginare il futuro ed emozionare senza dividere».
Nel suo saluto, il sindaco di Locarno Nicola Pini ha annunciato le dimissioni dal Gran Consiglio, una decisione accolta da un lungo applauso dei presenti, che ha segnato uno dei momenti più intensi della serata.
A chiudere la serie di interventi, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha sottolineato come il festival sia «un evento che porta il nome del Cantone oltre i confini» e un’occasione per «trasmettere la nostra parte migliore nei valori che il Ticino incarna», richiamando anche le riflessioni del CEO del Locarno Film Festival Raphaël Brunschwig sull’«anima collettiva» della regione e sull’importanza di coltivare questa stessa anima attraverso cultura, politica e coesione sociale.
La serata è stata infine arricchita dal saluto a Michele Dell’Ambrogio, al quale è stato conferito il Premio Cinema Ticino. Critico e direttore artistico del Circolo del cinema di Bellinzona, attivo da quasi 50 anni, è stato premiato per il suo impegno nel diffondere il cinema di qualità e avvicinare il pubblico alla settima arte, promuovendo un approccio partecipativo e di confronto critico, capace di creare un dialogo duraturo tra opere, spettatori e territorio. 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 agosto 2025 del Corriere del Ticino

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Il Festival e le radici del cielo
Riflessioni a margine del ricevimento in onore del Gran Consiglio, tra discorsi ufficiali e pellegrinaggi del CdA

Potremmo dire che quella di ieri, al Festival, è stata la giornata del territorio, con il ricevimento in onore del Gran Consiglio e la consegna, in Piazza Grande, del Premio cinema Ticino a una personalità, Michele Dell’Ambrogio, che l’arte cinematografica l’ha sostenuta e difesa innanzitutto nelle sale del cantone (vedi intervista a pagina 15). Potremmo dirlo, che ieri era la giornata dedicata al territorio, non fosse che poi verremmo bonariamente richiamati dalla direzione del Festival perché – immaginiamo già il contenuto del messaggio – “così sembra che il Festival guardi al Ticino un giorno su dieci se non addirittura un giorno su 365, quando l’attenzione è invece continua”.

Non è un tema nuovo, quello del rapporto tra Festival e realtà locali – usiamo questo termine, invece del generico “territorio”, visto che si parla di comunità e attori politici, economici e culturali grandi e piccoli –, ma negli ultimi tempi è diventato ancora più attuale, anche ma non solo in ragione della riorganizzazione del Festival. Per questo i discorsi ufficiali pronunciati ieri alla Magistrale non sono stati solo l’ineliminabile tedio a cui ci si sottopone in attesa dell’aperitivo: ascoltarli, o almeno ascoltarli quasi tutti, è stato interessante proprio per cercare di capire come si sta evolvendo, questo rapporto tra Festival e realtà locali.

Ma è stato anche interessante scoprire che, alcune ore prima del ricevimento con la politica, il vicepresidente del Consiglio d’amministrazione del Festival ha deciso di “fare il giro lungo” mentre andava a pranzo con un altro membro del Cda. Sono passati per alcuni negozi del centro per chiedere quelle impressioni e quelle sensazioni che gli studi sull’indotto economico per forza di cose lasciano indietro.

Torniamo alla parte ufficiale, iniziando dalla presidente del Festival Maja Hoffmann che, dopo i ringraziamenti di rito alla politica per il sostegno finanziario recentemente riconfermato, ha rimarcato come la strategia del Festival sia chiara: rafforzare la posizione internazionale. Ma questo rafforzamento, ha subito aggiunto, «non metterà in discussione le radici e l’ancoraggio locale e regionale». A riprova di ciò, il «necessario» anticipo delle date della manifestazione è stato presentato non come una esigenza di internazionalizzazione, ma come un passo per evitare un arretramento del Festival che danneggerebbe tutti.

Del discorso del Sindaco di Locarno, e ormai già granconsigliere, Nicola Pini si è già scritto. Il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann ha inflitto all’uditorio un discorso sul Festival come punto in cui il Ticino si apre al mondo e il mondo scopre il Ticino perché si crede al potere della cultura e l’arte non ha confini e altri passaggi che parevano scritti da ChatGPT. Decisamente più riuscito (anche perché meno era proprio difficile) il discorso del presidente del governo Norman Gobbi che ha raccontato cosa è il Festival per un politico molto ticinese: un’occasione, in un periodo di «multicrisi», per «proiettare verso l’esterno la nostra immagine migliore, non tanto per piacere agli altri, ma per ritrovare fiducia in noi stessi». E il Festival è una «preziosa eccezione» alla tendenza degli ultimi anni di sottovalutare la nostra creatività, resilienza, capacità di fare squadra (e qui forse c’era un sassolino nella scarpa per i rapporti tra governo e parlamento cantonali) e flessibilità.

L’impressione – dai discorsi ufficiali e dai resoconti captati fra una tartina e l’altra del giro di parte del Cda per le vie della città – è che il passo più urgente non sia anticipare le date del Festival, ma superare l’idea di una bilancia a due piatti, con la dimensione internazionale che cresce necessariamente a discapito di quella locale e viceversa.

Da www.laregione.ch

Saluto del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione del Locarno Film Festival

Saluto del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione del Locarno Film Festival

Ricevimento in onore del Gran Consiglio e del Premio Cinema Ticino

Caro presidente del Gran Consiglio,
Signore e signori Deputati,
Caro Sindaco,
Signore e signori Sindaci e municipali,
Lodevoli autorità tutte,
Signore e signori,  

ringrazio di cuore il Locarno Film Festival per questo invito. È un piacere e un onore essere di nuovo qui, a portare il caloroso saluto di tutti i colleghi di Governo.  
È la terza volta che partecipo a questo ricevimento come Presidente del Consiglio di Stato, e – come nelle altre occasioni – sento l’emozione di essere parte di un evento che porta il nome del nostro Cantone ben oltre i suoi confini.  
In un periodo storico complesso, attraversato da quella che potremmo chiamare una multicrisi, abbiamo bisogno di momenti come questo: occasioni in cui, insieme, proiettiamo verso l’esterno la nostra immagine migliore. Non tanto per “piacere” agli altri, ma per ritrovare fiducia in noi stessi, nei valori che il Ticino incarna ogni giorno.  
Nei primi giorni del mio mandato ho espresso un desiderio chiaro: avviare una riflessione su come parliamo di noi stessi. Negli anni, ci siamo forse abituati a descriverci in modi che non rendono giustizia alla nostra creatività, alla nostra resilienza, alla nostra capacità di fare squadra.  
In questo senso, il Locarno Film Festival è una preziosa eccezione: pur tra discussioni e divergenze, ha sempre lavorato con un obiettivo comune – il bene della rassegna e del territorio – dimostrando che la qualità nasce non solo dai mezzi, ma anche dalla passione e dall’ingegno.  
E questa sera celebriamo anche il Premio biennale Cinema Ticino, attribuito a Michele Dell’Ambrogio: un riconoscimento a un impegno di quasi mezzo secolo, fatto di amore per l’arte e dedizione alla comunità. La Svizzera è forte proprio perché tante persone, come lui, scelgono di mettersi a disposizione in modo disinteressato e costruttivo a favore della comunità.  
La Svizzera è nota per il suo sistema politico, ma anche per evitare di parlare dei temi evidenti. Care e cari deputati, eccoci all’“elefante nella stanza”: fra pochi giorni ci attende una seduta straordinaria del Parlamento che si preannuncia complessa.  
Sappiamo tutti che, da qualche anno e non solo nel nostro Cantone, il dialogo fra Governo e Parlamento è difficile. In altri sistemi politici potrebbe non essere un problema. Ma nella nostra democrazia diretta, fondata sulla partecipazione e la condivisione delle responsabilità, quando una parte si chiude in opposizione sterile, il risultato è il blocco delle decisioni.  
E non dobbiamo mai dimenticare: la ragione per cui siamo qui è servire. Non per fare performance individuali, non per collezionare “like” o applausi momentanei, ma per contribuire – insieme – al bene comune.
Il CEO del Locarno Film Festival, qualche mese fa, ha scritto per la Neue Zürcher Zeitung un articolo molto ambizioso sull’«anima perduta del Ticino», che purtroppo in Ticino è passato piuttosto inosservato.
Ognuno di noi è parte del Ticino, ha scritto Raphael Brunschwig. Una particella elementare con la responsabilità di prendersi cura dell’anima collettiva. Il cambiamento che auspico per il mio Cantone verrà dalla capacità di concentrarci sulle cose più piccole, ai margini e nelle fessure della vita culturale – una «cultura» intesa nel senso più ampio, cioè come il nostro modo molto specifico di fare le cose, in un determinato momento e in un determinato luogo. Uno stile di vita che possa diventare una «via ticinese».
Questo richiamo a un certo «modo di fare le cose» è un’interrogazione che rimane aperta, e intende aprire una discussione che riguarda ovviamente anche noi politici. Sono convinto che il “modo ticinese” di affrontare le sfide, è fatto di rispetto reciproco, ascolto e volontà di costruire.
In tempi di crisi – e noi viviamo tempi di multicrisi – la tentazione di cercare un colpevole è forte. Ma la strada giusta è un’altra: non puntare il dito, ma rimboccarsi le maniche. Non dividere, ma unire. Non isolarsi, ma cercare il punto d’incontro.   Perché il bene comune non è mai frutto del lavoro di uno solo. È sempre il risultato di un cammino condiviso.  
Ecco perché, stasera, oltre a celebrare il Festival, vi invito a portare con voi, nei prossimi mesi, un po’ della sua energia creativa. Mettiamola a servizio della politica, della cultura, della nostra comunità.
Facciamolo non per il nostro nome, ma per il nome del Ticino.
Grazie a tutti. E buona serata.

Un’estate “di fuoco” per la Stampa: “Il solito calo di detenuti non c’è stato”

Un’estate “di fuoco” per la Stampa: “Il solito calo di detenuti non c’è stato”

Il principio d’incendio che ha interessato ieri il carcere della Stampa avviene in un periodo già complicato, fra detenuti sempre più problematici, persone sotto pressione e sovraffollamento.
Il direttore Stefano Laffranchini: “Il calo che normalmente osserviamo in estate quest’anno non c’è stato”.
 
Polizia, pompieri e soccorritori sono accorsi numerosi ieri sera alla Stampa di Cadro a causa di un principio d’incendio divampato dalla cella di un detenuto. Un agente di custodia e due detenuti hanno riportato una lieve intossicazione e sono stati trasportati all’ospedale per dei controlli, mentre altri due agenti sono stati visitati sul posto. Più gravi i danni materiali alla cella da cui sono partite le fiamme, tali da renderla inagibile. “In 11 anni di direzione del carcere, sarà successo 4-5 volte”, commenta il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini a Ticinonews. “La cosa è particolarmente problematica in un carcere: non è come in un hotel dove sono segnalate le vie di fuga. Le persone detenute dipendono in tutto e per tutto dagli agenti di custodia anche per essere tratte in salvo. Anche gli estintori in carcere sono sottochiave per evitare che si possano trasformare in armi”.
 
Le priorità in caso di incendio
Gli agenti di custodia, equipaggiati e formati anche per casi di questo tipo, sono intervenuti rapidamente, mettendo in sicurezza l’area interessata e i detenuti, accompagnati nel punto di raccolta stabilito, ossia la palestra del carcere. “Il problema principale in caso di incendio non è tanto la propagazione delle fiamme essendoci molto cemento, ma è soprattutto il fumo”, spiega ancora Laffranchini. “Il primo compito del personale è quello di trarre in salvo i detenuti. Una volta fatto questo, ci si concentra sull’evitare che l’incendio si propaghi. Infine, si inizia l’opera di spegnimento”.
 
Incendio doloso?
Toccherà ora all’inchiesta di Polizia stabilire le cause dell’accaduto. Il sospetto però è che possa trattarsi di un incendio intenzionale. Ipotesi di reato che, se venisse confermata, comporterebbe un deciso inasprimento della pena da scontare per il detenuto.
 
Le sfide del carcere
Il fatto di cronaca si inserisce in un periodo già intenso per le strutture carcerarie ticinesi, fra detenuti sempre più problematici da gestire e sovraffollamento. “Né la qualità delle persone detenute, né il periodo di sovraffollamento facilitano interventi di questo tipo”, prosegue Laffranchini. “Il sovraffollamento può essere un problema laddove alcune celle dovessero risultare inagibili a seguito di un incendio o altri eventi perché non avremmo spazi alternativi dove poter collocare i detenuti. Nel corso degli anni abbiamo vissuto una sorta di calo nei periodi estivi, quest’anno purtroppo non è avvenuto. L’allarme è dunque costante”.
 
Personale sotto pressione
Un allarme – 266 persone in detenzione per 267 posti disponibili – che ha conseguenze dirette sul personale. “Il personale è composto da persone straordinarie, ma lavora sotto pressione. Confido in loro e nel fatto che riusciremo a superare questo periodo difficile. Hanno appena concluso la scuola 7 agenti, abbiamo un nuovo concorso e contiamo di assumerne ancora. Questo ci permetterà di respirare”.
 
Nessuna conseguenza per il mini arrocco
Interventi strutturali, ma anche infrastrutturali. In attesa dell’edificazione di un nuovo carcere – lo studio di fattibilità è in corso – a corto termine vi è l’ipotesi concreta di un ampliamento tramite 5 prefabbricati securizzati. Serve però il sostegno politico. In questo senso, per Laffranchini, il fatto che dal mese prossimo Claudio Zali assumerà la conduzione politica di Polizia e Magistratura, mentre Norman Gobbi manterrà quella delle strutture carcerarie, non porrà problemi, nemmeno a livello comunicativo. “I contatti che intratteniamo con la polizia e la magistratura sono a livello operativo e non a livello politico-strategico. Da questo punto di vista non cambierà nulla”, conclude.
 
 
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Principio di incendio al carcere La Stampa

Principio di incendio al carcere La Stampa

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, le Strutture Carcerarie e la Polizia cantonale comunicano che oggi poco prima delle 19.30 vi è stato un principio di incendio presso il carcere La Stampa a Cadro.
Per cause che l’inchiesta di polizia dovrà stabilire, le fiamme sono divampate nella cella di un detenuto.
Gli agenti di custodia sono intervenuti rapidamente, mettendo in sicurezza i detenuti e l’area interessata. Sul posto sono quindi giunti agenti della Polizia cantonale e, in supporto, della Polizia Città di Lugano, i pompieri di Lugano che hanno provveduto a estinguere le fiamme e ad evacuare il fumo, nonché i soccorritori del 144. Un agente di custodia e due detenuti hanno riportato una lieve intossicazione e sono stati trasportati a titolo precauzionale in ambulanza all’ospedale per dei controlli. Due altri agenti di custodia sono stati visitati direttamente sul posto per aver inalato del fumo. Al momento non verranno rilasciate ulteriori informazioni.

Il Movimento Giovani Leghisti nomina il nuovo Segretario: Giacomo Riccardi

Il Movimento Giovani Leghisti nomina il nuovo Segretario: Giacomo Riccardi

Il Movimento Giovani Leghisti ha nominato Giacomo Riccardi nuovo Segretario del Movimento. La scelta è ricaduta su Riccardi in quanto persona motivata, concreta e con una visione orientata al futuro.
 
La nomina completa il vertice del Movimento Giovani Leghisti, composto dal Coordinatore Alessio Allio e dal vice coordinatore “Dido” Gaberell, con l’obiettivo di formare una squadra dinamica e motivata, unendo esperienze e percorsi differenti.
 
Riccardi è attivo in diversi incarichi politici e associativi a favore della collettività. Nel 2024 ha partecipato come volontario alle operazioni di sgombero in seguito alle alluvioni che hanno colpito la Mesolcina e la Valle Maggia. Oltre all’impegno politico, Riccardi ama mettersi concretamente al lavoro per realizzare progetti e interventi a favore della comunità. Attualmente è Consigliere comunale e Caposezione della Lega a Cadempino.
 
Il Movimento Giovani Leghisti invita tutti i giovani interessati a partecipare attivamente alla vita politica ad aderire al Movimento, contribuendo con idee e proposte per il futuro del Cantone.
Con Giacomo Riccardi come Segretario, il Movimento intende proseguire il lavoro di rappresentanza per aiutare le nuove generazioni a inserirsi nel mondo della politica, in vista delle prossime elezioni comunali, far sentire la propria voce nelle istituzioni e favorire l’ingresso di giovani motivati all’interno delle stesse.
Il Cantone acquista l’ex Infocentro Alptransit di Pollegio

Il Cantone acquista l’ex Infocentro Alptransit di Pollegio

Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha firmato oggi l’atto legale che completa l’acquisizione, da parte del Cantone, dello stabile e del terreno sul quale è edificato l’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio. Come noto, l’operazione di salvataggio dello stabile – che oggi viene utilizzato come Centro di formazione – era uno dei tasselli legati al progetto per la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, in zona Saleggina, e alla parallela rinaturazione del fiume Ticino.

L’acquisizione dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio – che finora era detenuto dal Cantone con la formula del diritto di superficie – era stata avviata nel gennaio 2022, con la firma di un atto di compravendita fra il Cantone e la Confederazione, rappresentata dall’ente militare armasuisse Immobili SA. Dal 2022 viene utilizzato dal Cantone quale centro di formazione per le attività legate alla protezione della popolazione.

La firma del contratto aveva segnato l’avvio di due progetti di interesse cantonale per i quali il Gran Consiglio aveva votato – nella primavera del 2021 – un credito da 16 milioni di franchi. Da un lato, la pianificazione ai Saleggi quale sede per il futuro Ospedale regionale di Bellinzona, unita alla rinaturazione del fiume Ticino; dall’altro, la contemporanea acquisizione da parte del Cantone dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio che occupa una superficie di circa 2.800 m2. Il costo dell’acquisto ammonta a 135 mila franchi.

Con il passaggio di proprietà sottoscritto oggi, la trattativa giunge a conclusione. Il lungo periodo di attesa, che durava dall’inizio del 2022, è stato motivato dall’esigenza di attendere la conclusione dei lavori di bonifica ambientale su un’ex area militare di 10.000 m2 nel terreno della Saleggina a Bellinzona, risanamento che restituisce un ettaro di terreno agricolo di alta qualità, ossia una cosiddetta superficie per l’avvicendamento delle colture (SAC).

 

Il presidente della Diputació di Girona, Miquel Noguer, partecipa all’inaugurazione della 78ª edizione del Locarno Film Festival

Il presidente della Diputació di Girona, Miquel Noguer, partecipa all’inaugurazione della 78ª edizione del Locarno Film Festival

In concomitanza con l’evento, nella località svizzera è possibile visitare anche la mostra «La vita è un viaggio interminabile» su Jack Kerouac, prodotta dalla Casa de Cultura Les Bernardes.

Il presidente della Diputació di Girona, Miquel Noguer, ha partecipato all’inaugurazione della 78ª edizione del Festival del Cinema di Locarno, invitato dall’organizzazione del festival e dal governo del Cantone Ticino (Svizzera). Fino al prossimo 16 agosto, la cittadina diventerà l’epicentro globale del cinema indipendente, con oltre duecento film provenienti da tutto il mondo.

La visita a Locarno per il secondo anno consecutivo è stata motivata dall’inaugurazione — in concomitanza con il festival — della mostra «La vita è un viaggio interminabile» su Jack Kerouac, prodotta dalla Casa de Cultura Les Bernardes di Salt. Questa esposizione, divisa in due parti, sarà visibile durante il mese di agosto presso la galleria Il Rivellino e presso la banca EFG, con sede in Piazza Grande, il cuore pulsante del festival.

La mostra ospita una serie di fotografie dal set del film Los pasos dobles, del regista catalano Isaki Lacuesta. Le immagini, del fotografo Òscar Fernández, hanno come protagonista l’artista Miquel Barceló. Parallelamente, saranno esposti anche alcuni dipinti di Jack Kerouac, seguendo il concetto di viaggio ideato da Les Bernardes.

Nel programma ufficiale del festival sarà proiettato anche Kerouac’s Road: The Beat of a Nation, che esplora come l’eredità e l’impatto di On the Road, l’iconico romanzo di Jack Kerouac, si riflettano nell’America di oggi.

La mostra è stata inaugurata dopo che il presidente Miquel Noguer è stato ricevuto presso il Municipio di Locarno dal vicesindaco Claudio Franscella e dall’assessora alla Cultura Nancy Lunghi. Con loro ha potuto scambiare opinioni sull’impatto del festival sulla città e sull’importanza della cultura come motore sociale ed economico.

Successivamente, si è incontrato con il presidente del Cantone Ticino, Norman Gobbi, per esplorare possibili collaborazioni culturali tra le due regioni. Miquel Noguer gli ha donato una riproduzione del busto di Demetra, dea ellenistica dell’agricoltura, come omaggio istituzionale. Tra i presenti all’incontro vi era anche l’ex presidente del Parlamento del Cantone Ticino e attuale deputato, Michele Guerra.

Durante la sua visita a Locarno, il presidente della Diputació di Girona ha avuto anche incontri con il vicepresidente senior della banca privata EFG, Adriano Rampazzi, e con il sindaco di Locarno, Nicola Pini, poco prima dell’inaugurazione del festival del cinema.

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El president, Miquel Noguer, assisteix a la inauguració de la 78a edició del Festival de Cinema de Locarno

Coincidint amb l’esdeveniment, a la localitat suïssa s’hi pot veure també l’exposició «La vida és un viatge interminable» sobre Jack Kerouac, produïda per la Casa de Cultura Les Bernardes

El president de la Diputació de Girona, Miquel Noguer, ha assistit a la inauguració de la 78a edició del Festival de Cinema de Locarno, convidat per l’organització del certamen i pel govern del cantó Ticino (Suïssa). Fins al proper 16 d’agost, la localitat es convertirà en l’epicentre global del cinema independent, amb més de dues-centes pel·lícules de tot el món. 

La visita a Locarno per segon any consecutiu ha estat motivada per la inauguració -coincidint amb el festival de cinema- de la mostra «La vida és un viatge interminable» sobre Jack Kerouac, produïda per la Casa de Cultura Les Bernardes de Salt. Aquesta exposició, dividida en dues parts, es podrà veure durant aquest mes d’agost a la galeria Il Rivellino i al banc EFG, amb seu a la Piazza Grande, centre neuràlgic del certamen. 

La mostra acull un seguit de fotografies del rodatge de la pel·lícula Los pasos dobles, del gironí Isaki Lacuesta. Les imatges, del fotògraf Òscar Fernández, tenen com a protagonista l’artista Miquel Barceló. Paral·lelament, també s’exposaran algunes pintures de Jack Kerouac seguint el concepte de viatge ideat a Les Bernardes. 

En la programació oficial del festival, s’hi podrà veure també Kerouac’s Road: The Beat of a Nation, que explora com el llegat i l’impacte d’On the Road, la icònica novel·la de Jack Kerouac, es reflecteix en l’Amèrica actual. 

L’exposició s’ha inaugurat després que el president, Miquel Noguer, hagi estat rebut a l’Ajuntament de Locarno pel vicealcalde, Claudio Franscella, i la regidora de Cultura, Nancy Lunghi. Amb ells, ha pogut intercanviar impressions sobre l’impacte del festival a la ciutat i la importància de la cultura com a motor social i econòmic.

Posteriorment, s’ha reunit amb el president del cantó Ticino, Norman Gobbi, per tal d’explorar possibles vies de col·laboració cultural entre les dues regions. Miquel Noguer li ha fet entrega d’una reproducció del bust de Demèter, deessa hel·lenística de l’agricultura, com a obsequi institucional. Entre els assistents a la trobada, hi havia l’expresident del Parlament del cantó Ticino i actual diputat, Michele Guerra.

Durant la seva visita a Locarno, el president de la Diputació de Girona també ha mantingut trobades amb el vicepresident sènior de la banca privada d’EFG, Adriano Rampazzi, i amb l’alcalde de Locarno, Nicola Pini, just abans de la inauguració del festival de cinema. 

https://www.ddgi.cat/web/noticia/15013/el-president-miquel-noguer-assisteix-a-la-inauguracio-de-la-78a-edicio-del-festival-de-cinema-de-locarno;jsessionid=74DEFCDE51537074BE96286FC9312F8B

«Das ist ein Traum von mir»

«Das ist ein Traum von mir»

Matteo Cocchi, Tessiner Polizeikommandant und oberster Polizist der Schweiz, über die Frauen-EM, die Super League und Tendenzen in Italiens Fussball.

Sie sind oberster Polizist der Schweiz. Wie haben Sie die Frauen-EM erlebt? 
Matteo Cocchi: Sehr positiv. Es war ein Fest ganz im Sinne des Sports, das international ausgestrahlt hat. Die Menschen gingen mit einer anderen mentalen Vorbereitung an die Spiele, als wir es manchmal in der Super League erleben: Sie wollten eine positive, friedliche und fröhliche Atmo-sphäre erleben. Es wäre wünschenswert und schön, könnten wir so etwas auch bei allen internationalen Männer-Nationalmannschaften oder sogar bei Spielen der Super League sehen. Das ist ein Traum von mir. Vielleicht wird er ja eines Tages wahr.

Im Vorfeld hat das Bundesamt für Informatik vor Cyberangriffen gewarnt. Gab es solche?
Nein, es gab sie nicht. Wir hatten zwar aufgrund unserer Erfahrungen mit Grossanlässen eine Liste mit möglichen Bedrohungen aufgestellt. Darin waren auch Cyberangriffe enthalten. Doch die Euro verlief tatsächlich sehr ruhig. Könnte man sich wünschen, wie ein Grossanlass verlaufen sollte, wäre die Frauen-EM das Musterbeispiel. 

Vor der Männer-Euro 2008 war die Situation anders. Die Nervosität war hoch, Bundesrat Samuel Schmid führte im Vorfeld Terrorübungen durch.
Ich war zwar 2008 noch nicht Polizeikommandant, sondern Berufsoffizier in der Armee. Klar ist aber: Seit der Euro 2008 gab es eine deutliche Entwicklung. Wir haben in dieser Zeit sehr viel gelernt, auch wegen der Terroranschläge von 2015 in Europa. Wir haben Polizeitaktiken neu konzipiert, die Dispositive weiterentwickelt. Die Partner im Sicherheitsverbund Schweiz arbeiten heute viel enger zusammen als damals.

Sorgten Grossanlässe wie Euro 2008, WEF , Wiederaufbau-Konferenz in Lugano und Bürgenstock-Konferenz für eine Art Routine?
Wir und alle beteiligten Sicherheitspartner bereiteten die Frauen-EM im Hintergrund so vor, wie wir heute jeden Grossanlass vorbereiten: ohne allzu grosse Öffentlichkeitsarbeit. Selbstverständlich gibt es eine sehr enge Zusammenarbeit der verschiedenen Polizeikorps innerhalb der Konferenz der Kantonalen Polizeikommandantinnen und -kommandanten der Schweiz KKPKS. Sagen wir es so: Die Maschine ist gut geölt. 

Gibt es polizeitaktisch einen wesentlichen Unterschied zwischen der Euro 2008 und der Euro 2025? 
Der Einsatz im Jahr 2008 verlief damals im Sinne der Vereinbarung über die interkantonalen Polizeieinsätze, auch weil ein wesentlich grösseres Polizeiaufgebot nötig war. 2025 waren die Kantone und Städte selbst für die Sicherheit verantwortlich, sie bewältigten die Einsätze selbstständig und unterstützten sich, wo nötig, innerhalb der Polizeikonkordate. Der Führungsstab Polizei erbrachte an der Euro 2025 stärkere Leistungen in der Koordination und in der Beurteilung der Lage als bei anderen Veranstaltungen.

Wer gehört dem Führungsstab Polizei an?
Geführt wird er von Andreas Moschin, dem Leiter der Flughafenpolizei Zürich und stellvertretenden Kommandanten der Kantonspolizei Zürich. Ihm stehen sämtliche Kanäle des Sicherheitsverbunds Schweiz offen, um ein Lagebild zu erstellen. Dazu gehören auch der Nachrichtendienst des Bundes und das Bundesamt für Polizei. Jeder Kanton ist mit einer Person im Stab vertreten. Wichtig ist, dass sich bei einem Grossanlass alle Partner des Sicherheitsverbundes Schweiz austauschen können.

Welche Leistungen erbrachte der Führungsstab? 
Er erstellte etwa ein Konzept für die Drohnenabwehr in den acht verschiedenen Stadien, wo die Spiele ausgetragen wurden. Heute müssen sich die Einsatzkräfte bei jeder Grossveranstaltung auf Drohnenangriffe vorbereiten. Wir haben dies im Vorfeld zentral koordiniert, damit bei jedem Spiel die Abwehr gewährleistet war mit den Mitteln, die zur Verfügung stehen.

Als Besucher fiel auf, dass die Städte unterschiedlich gewichteten. Bern sicherte die Fanzone beim Bundeshaus doppelt und sperrte für die Fanmärsche alle Seitenstrassen. In Basel waren die Seitenstrassen offen. Genf wiederum hatte eine hohe Polizeipräsenz. 
Genau wie in der Super League war eben jeder Kanton selbst für die Sicherheit von Spielen, Fanzonen und Fanmärschen verantwortlich. Bis auf wenige Empfehlungen machten weder der Führungsstab noch die Polizei kommandantenkonferenz Vorgaben auf Detailebene. Ich kann mir gut vorstellen, dass Schutzmassnahmen auch mit dem Standort verbunden waren. In der Innenstadt von Bern müssen andere Infrastrukturen geschützt werden als auf der Fanmarschroute in Basel.

Sie denken an Bundeshaus, Nationalbank und Berner Altstadt als Unesco-Weltkulturerbe?
Zum Beispiel. Grundsätzlich wenden wir im Ordnungsdienst die 3-D-Strategie an: Dialog, Deeskalation, Durchgreifen. Das ist die Basis. Die Frauen-EM konnten wir fast ausschliesslich über Dialog begleiten. 

Was kann der Männerfussball von der Frauen-EM lernen? 
So direkt lässt sich das nicht sagen. Der Unterschied liegt nicht in erster Linie beim Fussball selbst, sondern bei den Begleiterscheinungen um den Fussball herum. Besonders deutlich zeigt sich das jetzt in Italien. Da haben inzwischen mit der AC Milan und Inter Mailand Vereine selbst Massnahmen gegen gewalttätige Fans ergriffen.

Die AC Milan und Inter haben nach Ermittlungen gegen Ultra-Gruppierungen entschieden, «unerwünschte Fans», die gegen den Ethik-code der Vereine verstossen, nicht mehr ins San Siro zu lassen.
Genau. Wir müssen die Entwicklungen auch im Ausland beobachten. Sportveranstaltungen sind letztlich dafür da, allen Menschen Freude zu bereiten. Auch Familien sollen ohne Probleme an Fussballspiele gehen können. Deshalb wäre es schön und gut für alle, wenn Sportveranstaltungen generell so ablaufen würden wie die Spiele der Frauen-EM.

Wie beurteilen Sie die Situation heute in den Stadien der Super League? 
Wir müssen die Lage ständig neu beurteilen, weil wir Risiko-spiele haben. Mit dem Kaskadenmodell haben wir 2024 Massnahmen getroffen, die wir in dieser Saison weiterführen. 

Das Kaskadenmodell ist sehr umstritten, auch juristisch. 
Wir werden damit weiterfahren. Nach einer Saison lässt sich kein definitives Urteil fällen. Wir haben eine Linie und eine Modell-entwicklung und sind der Ansicht, dass sich die Situation damit verbessern lässt. Entscheidend bleibt allerdings der Dialog zwischen Bewilligungs-behörden, Polizei und Vereinen. Wir müssen ihn unbedingt weiterführen. Lösungen sind nur im Dialog möglich. Das sage ich in den Gremien immer wieder. Deshalb ist ein verstärkter Dialog auch die erste Massnahme im Kaskadenmodell, wenn etwas nicht gut läuft.

Führt die Polizei auch einen Dialog mit den Fans? 
Der Dialog mit den Fans ist ebenfalls Bestandteil unserer Arbeit. Er ist wichtig.

Die Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren will personalisierte Tickets. Wie sehen Sie das? 
Personalisierte Tickets sind ein mögliches Mittel, welches unter anderem dazu beitragen kann, die Einzeltäterverfolgung und die Sicherheit im Stadion generell zu verbessern. Dafür brauchen wir aber wohl gesetzliche Grundlagen. In anderen Ländern funktionieren personalisierte Tickets, das könnte auch bei uns so sein.

Meist findet Gewalt im Zusammenhang mit Fussball heute ausserhalb der Stadien statt. 
Diese Gewalt hat auch mit dem Spiel zu tun. Klar ist: Im Stadion selbst muss der Verein für Ruhe und Ordnung sorgen, ausserhalb des Stadions die Polizei. Es braucht die Zusammenarbeit aller.

In Zürich versuchen Fans des FC Zürich, GC-Fans mit Gewalt aus der Stadt zu vertreiben. Für wie gravierend halten Sie die Situation?
Diese Frage müssen Sie den zuständigen Polizeikorps stellen. Ich kann die Situation in Zürichnicht beurteilen. Entscheidend ist, dass man in solchen Situationen etwas unternimmt. Das ist in Zürich der Fall.

Sie selbst haben als Kommandant der Kantonspolizei Tessin gezeigt, wie man reagieren kann. Als Ende 2024 Ultras des Fussballklubs Lugano normale Fans des Eishockeyklubs Ambri-Piotta gewalttätig angriffen, reagierten Sie und verhafteten siebzehn Personen. Muss man schnell handeln, um eine Situation wie in Zürich zu verhindern?
Sie haben ein sehr gutes Adjektiv gewählt: schnell. Wenn etwas geschieht, muss man sofort ermitteln, um Fehlbare möglichst schnell anhalten zu können. Nicht nur im Stadion, auch ausserhalb. 

Können Sie sagen, was mit den siebzehn festgenommenen Personen geschehen ist?
Wir ermitteln noch. Aber ich hoffe, dass diese Ermittlungen ein Zeichen sind gegenüber anderen möglichen Gewalttätern.

Wie schätzen Sie sich als Polizeikommandant selbst ein? Sind Sie ein Hardliner? Ich bin sicher kein Hardliner. Aber ich mache als Polizeikommandant meinen Job. Wir sind verantwortlich für Ruhe und Ordnung. Greifen präventive Massnahmen und Dialog nicht und es passiert etwas, muss die Polizei handeln. Für das Urteil ist dann die Justiz zuständig. 

Sie sind seit Ende 2024 oberster Polizist der Schweiz. Hat sich Ihr Leben verändert? 
Nein. Ich sass schon zuvor für die Schweiz jahrelang im Atlas-Verbund der europäischen Antiterror-Spezialeinheiten. Und ich war Direktor der Interventionskurse am Schweizerischen Polizei-Institut. Jetzt habe ich eine neue Herausforderung, die mir sehr gut gefällt. Ich bin ein Mann des Dialogs und glaube, dass ich damit einiges erreichen kann.

Intervista al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi pubblicata su oggi Aargauer Zeitung, Luzerner Zeitung und St. Galler Tagblatt.

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