Pneumatici invernali: perché aspettare la neve?

Pneumatici invernali: perché aspettare la neve?

Comunicato stampa

In autunno e in inverno, anche durante le giornate più miti e soleggiate le temperature possono scendere rapidamente. Freddo, ghiaccio e neve possono quindi rendere il fondo stradale più pericoloso per i veicoli non adeguatamente equipaggiati. In questo senso, il progetto di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale propongono come di consueto una campagna di prevenzione volta a sensibilizzare i/le conducenti sull’importanza di dotare i veicoli del corretto equipaggiamento invernale.

In Svizzera non vi è l’obbligo di utilizzare pneumatici invernali, tuttavia il principio di responsabilità individuale richiede che i/le conducenti mantengano sempre il pieno controllo del proprio veicolo. Chiunque causi disagi alla circolazione o incidenti per mancanza di un adeguato equipaggiamento può dunque essere sanzionato. Se si decide di partire per un viaggio all’estero si consiglia d’informarsi sulle regole delle regioni o sulle strade che si desidera percorrere. In alcune nazioni o regioni è infatti obbligatorio montare gomme invernali e/o avere a bordo le catene da neve della corretta misura.  

Ogni conducente è quindi tenuto a garantire la sicurezza del proprio veicolo. Poiché le condizioni del fondo stradale con il freddo possono velocemente deteriorarsi, utilizzare pneumatici estivi in inverno è fortemente sconsigliato: su un tratto innevato ad una velocità di 40 km/h la frenata con pneumatici invernali richiede circa 30 metri, mentre con pneumatici estivi può richiedere il doppio!  Con le gomme invernali le prestazioni dei mezzi migliorano invece in maniera importante, l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del veicolo è più sicuro.  

Per circolare in sicurezza sulle strade anche durante la stagione fredda si raccomanda di:   

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali prima che la temperatura scenda sotto i 7 °C;     
  • Acquistare nuovi pneumatici invernali quando il profilo del battistrada è inferiore ai 4 mm;
  • Sebbene il limite minimo legale per gli pneumatici sia di 1,6 mm, per quelli invernali si raccomanda una profondità minima di 4 mm;
  • Sulle strade innevate mantenere una distanza di sicurezza di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
  • Evitare manovre brusche improvvise con lo sterzo.

Per ulteriori informazioni e materiali informativi www.stradesicure.ch.  

“Costruiamo ponti, non barriere tra il Cantone e i Comuni”

“Costruiamo ponti, non barriere tra il Cantone e i Comuni”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi rilancia il dialogo

In questi giorni si è parlato molto di rapporti tra Cantone e Comuni, sia a seguito dell’assemblea dell’associazione dei comuni ticinesi (ACT) che ha criticato il ribaltamento di oneri del Cantone sulle spalle dei Comuni, sia dopo la presentazione del preventivo della Città di Bellinzona in cifre rosse e che si lamenta per le stesse cose evidenziate dall’ACT. Sui rapporti difficili tra Cantone e Comuni il Consigliere di Stato Norman Gobbi si era già espresso settimana scorsa proprio sul Mattino della domenica, anticipando alcuni concetti, che vale la pena approfondire. “Stiamo vivendo un momento di crisi tra Cantone e Comuni, è sotto gli occhi di tutti. Ciò avviene a maggior ragione oggi, con la necessità di operare risparmi sia da parte della Confederazione, sia da parte del Cantone e i Comuni rischiano di subire le peggiori conseguenze. Teniamo conto che i 2/3 circa delle spese comunali sono vincolate da decisioni imposte dal livello cantonale o dal livello federale per il tramite del livello cantonale. Detto questo, come responsabile del Dipartimento che si occupa e preoccupa dei Comuni ritengo che siamo giunti a un punto di svolta. Spesso quando i rapporti tra due persone sono al minimo storico si trova il coraggio di guardarsi negli occhi e per un bene superiore si trovano i compromessi o le convergenze per continuare assieme. È ciò che dobbiamo fare. Qui il bene superiore sono le cittadine e i cittadini ticinesi, così come le nostre aziende. Devono essere i loro interessi al centro della nostra azione. Cittadini e aziende che devono affrontare grandi difficoltà. Non possiamo quindi permetterci di “litigare”, di ignorare le loro più che legittime aspettative”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Sì, ma che cosa si può fare? “Non ci sono ricette preconfezionate o soluzioni semplici. Di questo ne siamo tutti ben coscienti. Vi è un punto di partenza positivo evidenziato dai Comuni: la disponibilità di trovare soluzioni assieme. Occorrerà quindi da parte dei Comuni presentarsi in modo compatto su determinati temi, affinché la loro forza contrattuale sia maggiore e non vi siano contasti al loro interno. Da parte del Cantone ci dovrà essere la volontà di collaborare realmente per soluzioni condivise. In questo senso, come avevo già scritto la scorsa settimana sul Mattino della domenica, sono pronto a impegnarmi per trovare soluzioni concrete. Sarà questa una delle priorità che fisserò per il mio prossimo anno da presidente del Consiglio di Stato, a partire quindi dall’aprile del 2025. Anche se già da oggi occorre lavorare nella costruzione di ponti e non di barriere tra Cantone e Comuni”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 novembre 2024 de Il Mattino della domenica

I 60 anni della SCAM, la corale dal cuore operaio

I 60 anni della SCAM, la corale dal cuore operaio

Nel documentario ‘Un anno con nüm e un po’ da storia’ la musica e le voci del coro nato nella Monteforno. Nicolas Joray (regista): ‘È come una famiglia’

“Le parole che noi cantiamo, hanno avuto un’importanza per chi le ha pensate e per la storia che raccontano”. Lo dice con rispetto, quasi in punta di piedi. Luca Pasci è uno degli elementi della Società Corale Amici della Montagna, la SCAM. Il coro virile della Leventina l’anno scorso ha raggiunto i sessant’anni ed è l’ultima testimonianza della Monteforno, legame al quale la società tiene, tanto che la divisa in alcuni concerti è fatta dagli abiti da lavoro.
Per sottolineare il giubileo, è stato realizzato un documentario co-prodotto dalla stessa corale (da cui è nata l’idea) e da Toro Film Mairengo di Nicolas Joray. Il regista di origine basilese, che vive proprio in Leventina, ha seguito e accompagnato il coro sull’arco di un anno. Ne è uscito un film di 84 minuti, che si apre e si chiude con due concerti di Natale. Di quello del 2022 nella chiesa di Quinto è stato inserito il brano ‘Viva la compagnia’, scelta simpatica e simbolica per iniziare il ritratto di un coro che ha come motto ‘Cantare bene per volersi bene’. Di quello del 2023 nella chiesa di Gordola si può sentire un ‘Silenzio nella neve’ (cantato e suonato insieme alla Filarmonica Verzaschese e al coro femminile DesDes di Faido) che se lo ascolti a occhi chiusi, par di sentirsi avvolti da quel silenzio bianco e ovattato.
In mezzo ai due concerti festivi, molto spazio «ovviamente è lasciato alla musica, anche perché – ci spiega Nicolas Joray – la musica racconta tanto di ciò che è il coro stesso». Non s’è però voluto fare un unico, lungo videoclip con un collage di brani. Ai canti, interi o a frammenti, si alternano spezzoni sulle origini e la storia della SCAM, sulle prove, sulla vita sociale. «È interessante, tramite la musica, vederne e intuirne lo sviluppo avuto negli anni. Rimane un coro amatoriale, ma che ha saputo evolversi fino a cimentarsi anche con brani di classica».
E poi ci sono loro, alcuni degli elementi che fanno e hanno fatto la SCAM. È grazie alle loro voci (“non c’è un’altra cosa meglio della voce, che ci caratterizza” dice il maestro Andrea Cupia) che il documentario si rivolge anche a chi non è strettamente dell’ambiente. Riflessioni, aneddoti ed emozioni raccontano di una «grande famiglia che, insieme, ha attraversato anni, non di rado decenni di vita». C’è Manuel Locarnini, per il quale “un pubblico contento è il miglior ringraziamento che si possa ricevere”. C’è Marcello Ferrari che no, non canta sotto la doccia “sebbene per l’acustica sarebbe il posto ideale”, risata, ma quando canta “ti si apre il cuore e si entra quasi in un’altra dimensione”. C’è Mario Cammarata con la passione per la musica “fin da piccolissimo”. C’è Stefano Mazzoleni (che dal 2022 è il presidente) a spiegare come cantare voglia dire “mettersi lì e dare te stesso agli altri”, perché “se non ci metti della tua persona, lo può fare anche una macchina”. C’è Ivan Arici nella SCAM da oltre trent’anni che ancora ama “trovarci dopo i concerti e farci delle belle cantate”. Perché cantano, conferma Joray. «Cantano per ore. Durante il concerto e pure dopo, all’aperitivo o alla cena. Non smettono mai, è una parte della loro vita che li fa stare bene e si vede». C’è Silvana Gatti, la moglie del Bruno capo della sicurezza al quale venne l’idea di metter su un coro “quella volta che, mi raccontò, girando per la fabbrica con i macchinari spenti sentì gli operai cantare”. C’è Giuliano Bera, uno dei quattro fondatori e presidente dal 1979 al 1980, con la camicia della prima divisa e c’è Angelo Sora, pure corista della prima ora per cui “è stato un sogno: c’è il canto, sì, ma anche l’amicizia”.
Intanto passano ‘La Montanara’, ‘La tua immagine’ (da ‘The Sound of Silence’ di Simon&Garfunkel) e ‘Also sprach Zarathustra’ (cantato all’auditorio Stelio Molo di Besso con gli Italian Harmonists, gruppo vocale formato da artisti del coro del Teatro alla Scala), le toccanti ‘Il Signore delle cime’ e ‘Lentamente’. E poi c’è anche Piero Mainardis, 44 anni nella SCAM di cui venti (dal 1987 al 2007) come presidente, che “in tutti questi anni magari vi ho anche rotto le scatole, ma già cominciate a mancarmi”.

Lo spirito nel nome
Il 31 dicembre 1994 furono definitivamente spenti i macchinari dell’acciaieria, che nei momenti di maggiore espansione arrivò a occupare fino a 1’750 persone, di cui circa il 90 per cento proveniente dall’Italia. Ma la chiusura dell’azienda nata nel 1946, in concomitanza con lo sviluppo del Ticino industriale, non spense le voci che si erano unite proprio all’interno della fabbrica di Bodio dando vita nel 1963 alla Società Corale Aziendale Monteforno. Voci che, anzi, continuano a levarsi forte. Oggi non sono più le voci degli operati svizzeri e italiani di quella che per un trentennio fu la più importante industria dell’alto Ticino, ma di quelle voci portano avanti il nome, SCAM – dal 1° gennaio 1995 modificato in Società Corale Amici della Montagna – e lo spirito. «Storia e origine operaie si avvertono ancora – dice Nicola Joray –. Degli attuali membri del coro, quasi un terzo arriva da quel mondo e canta con la SCAM già quando era la corale della Monteforno. Trovo bello che abbiano conservato l’acronimo: è un modo per tenere vivo un ricordo e tramandare una tradizione come una staffetta».
Il primo direttore artistico fu l’avvocato Raimondo Peduzzi, appassionato di musica e di canto. “Fu uno degli ideatori che – si legge sul sito internet del coro SCAM –, con paziente dedizione e impegno, per i primi 40 anni di esistenza del coro istruì e condusse i coristi, ottenendo notevoli successi in patria e all’estero”. Alla direzione artistica nel 2003 gli successe Giotto Piemontesi (musicista di Faido), sotto la cui conduzione decennale venne prodotto un CD di canti che è ancora il solo registrato e il coro partecipò a diversi concorsi nazionali, “portando orgogliosamente in Leventina la vittoria dalle competizioni corali di Svitto e Appenzello”.
Oggi la SCAM ha spostato la sede da Giornico a Lavorgo, conta un organico di circa 40 cantori ed è diretta (dal 2013) dal maestro Andrea Cupia, che ha portato la corale a “percorrere strade più ‘moderne’ e aperte all’interazione con altre realtà musicali, tiene concerti in Svizzera e all’estero”.

L’invito di Sandro Pertini al Quirinale
Il repertorio iniziale era prevalentemente costituito da canti della montagna e degli alpini; per poi venire ampliato con brani popolari, del repertorio classico e anche folcloristico di altre culture.
Nicolas Joray, nato a Basilea, dal 2009 vive a Mairengo. Direttore della fotografia in diversi film per il cinema e la tv (tra cui ‘The Yellow Star’, candidato all’Oscar 1981), operatore alle riprese (‘La Tregua’ di Francesco Rosi) e regista (‘Le mamme della Valascia’, documentario del 2012), da tempo è appassionato di fotografia. Il suo documentario ‘La SCAM e i suoi primi 60 anni. Un anno con nüm e un po’ da storia’ verrà proiettato questa sera al Cinema Teatro Blenio di Acquarossa (ore 20.30) e domenica 24 novembre al Cinema Leventina di Airolo (ore 17).
È il 2023, fa buio. Il concerto di Natale a Gordola è finito, ma dal sagrato non se ne va nessuno. È il momento di un brindisi, due chiacchiere e degli scambi di auguri. E naturalmente di intonare un altro brano, ‘L’Universo per me’. “Sono vicino al Felice e sono felice”, dice uno dei coristi della SCAM. “E se lui è felice – gli fa eco un altro –, noi siamo felici”. Viva la compagnia.

Da www.laregione.ch

(Foto: Nicolas Joray)

L’origine dei cognomi ticinesi

L’origine dei cognomi ticinesi

Tra antichi mestieri (come Ferrari e Cattaneo), origini geografiche (Padovani e Mantovani), caratteristiche fisiche (Rossi, Gobbi e Bassi), nomi di residenza (Porta, Sala, Fontana e Chiesa) e zoonimi (Colombo e Galli). Scopriamo da dove provengono alcuni tra i più diffusi cognomi in Ticino.
Tutti abbiamo un cognome. Sin dal primissimo giorno al mondo, la nostra persona viene associata a un nome e a un cognome. Forse è anche per questo che l’onomastica ci affascina tanto.

I cognomi sono “parlanti” e possono raccontare infinite storie. Dentro di essi si condensano antichi usi, curiosi soprannomi e tradizioni passate. Il cognome diventa un catalizzatore di identità, e non solo quella individuale, ma anche collettiva, perché contiene la storia di una famiglia, di un territorio, di un’intera comunità. Il cognome è una porta sul passato, testimone di un periodo lontano che vive però nel più concreto presente. Non c’è infatti uso più quotidiano se non quello delle nostre generalità; ci accompagnano ovunque, da sempre, in ogni situazione di vita. Il cognome è una delle prime parole che impariamo a scrivere ed è uno dei termini che utilizziamo più di frequente. Forse proprio quest’uso ripetuto, automatico e naturale non ci permette più di vedere con chiarezza cosa nasconde al suo interno. La radice ne risulta opaca, come spesso accade a quelle parole sentite troppe volte, a cui non si presta più la dovuta attenzione. Ecco, proviamo allora a rispolverare la superficie, nel tentativo di dar luce nuova a quei significati nascosti tra le lettere dei nostri cognomi.

Tra i processi che hanno portato alla formazione dei cognomi si possono individuare quattro grandi categorie: quelli legati alla paternità o alla maternità (come Dalessi, Devittori, De Luigi, De Maria, eccetera); quelli relativi a una professione, un mestiere, una carica o un titolo, ad esempio Ferrari (dal latino ferrarius, indicava i fabbri), Caccia, Cattaneo (che deriva da “capitano”), Molinari, Soldati, Giudici, VescoviMarchesi e altri; i cognomi che indicano una caratteristica fisica o un soprannome, come Gobbi, Bassi, Mancini, Bianchi, Rossi eccetera; e infine, ci sono tutti quei cognomi che si riferiscono a un luogo.

Tra questi possiamo ulteriormente distinguere due gruppi: i cognomi di provenienza e quelli di residenza. Ci sono infatti nomi che indicano il luogo di cui si è originari, pensiamo a Mantovani, Padovani, il generico Lombardi, Molteni (dal paese Molteno, vicino a Lecco) e Rezzonico (dal comune omonimo che si affaccia sul Lago di Como), e poi quelli che si riferiscono alla microtoponomastica, cioè i cosiddetti cognomi di residenza, che indicano un punto all’interno di un centro abitato, come Canonica, Villa, Sala, Porta, Corti, Fontana, Riva, Chiesa, Molino, Torre, ma anche alcuni meno ovvi, come Carobbio, che deriva dal dialetto carobì, “incrocio di strade”, Caminada, da “casa con camino”, e Posterla, che indicava la “porta d’accesso al borgo”, derivato dal latino tardo postĕrŭla, “porticina di dietro”.

Un gruppo a sé è costituito dagli zoonomi, cognomi che sono quindi legati al mondo animale. Si tratta di una categoria di cognomi comune nel nord Italia e in Ticino. Non è infatti difficile trovare qualcuno nella nostra rete di conoscenze che si chiami Colombo, Polli, Ratti, Lepori (da lepri), Cavalli e tanti altri. Colombo, uno dei cognomi più diffusi nella vicina Milano, ha una storia particolarmente curiosa: al pari del partenopeo Esposito e del fiorentino Innocenti, Colombo era il cognome assegnato ai bambini “esposti”, cioè ai figli illegittimi abbandonati o agli orfani accolti negli istituti. A iniziare questa tradizione fu l’ospedale Ca’ Granda di Milano, la cui insegna raffigurava una colomba. Se quindi è certamente dallo zoonimo da cui ha origine questo famoso cognome, la sua storia si lega indissolubilmente a quella dei tanti trovatelli lombardi a cui bisognava dare un nome. 

Non tutti i cognomi sono però trasparenti e talvolta riconoscere l’origine richiede uno sforzo maggiore. Se perciò non serve spiegare che Ricci deriva da una caratteristica fisica, un nome con cui si indicavano persone con capelli ricci o crespi (altro cognome tipicamente settentrionale), ci sono infatti casi ben più complessi, che descrivono l’ampiezza di questo studio. La famiglia Cereghetti, originaria della Val di Muggio, ha un’interessante etimologia: il nome deriva presumibilmente da clericus, chierico, da cui derivano poi anche i cognomi Chierici e ClericiFumagalli, un antico cognome nobiliare diffuso soprattutto in Lombardia, sarebbe la contrattura di fuma che in dialetto significa “rubare, sottrarre” e gal; indicherebbe quindi un ladro di polli, che per estensione poteva indicare una persona poco raccomandabile. Su Crivelli ci sono invece alcuni dubbi; potrebbe avere alla radice la parola “crivello”, uno strumento da lavoro utilizzato dai mugnai, oppure potrebbe fare riferimento al crivell, un antico termine dialettale che indica uno stampo per costruire cappelli ed essere dunque nato originariamente come soprannome per i cappellai. In realtà sono moltissimi i cognomi con più di un’etimologia possibile: anche Galli, o Gallo (meno frequente in Ticino), è legato sia all’animale sia al popolo dei Galli.

I più numerosi sul nostro territorio, i Bernasconi, hanno una storia ancora poco chiara. Secondo Ottavio Lurati, esperto linguista e autore del libro “Perché ci chiamiamo così? Cognomi tra Lombardia, Piemonte e Svizzera italiana” uscito nel 2000, questo tipico cognome ticinese era assegnato a chi abitava nella zona della Bernasca, un’area vicino a Novazzano. C’è chi invece azzarda una paraetimologia divertente, ipotizzando un legame con la capitale elvetica Berna. 

Bisogna sempre considerare che i cognomi nella forma odierna possono aver subito svariate modifiche e alterazioni, tali da rendere la radice quasi irriconoscibile. In molti casi, la trasmissione orale e scritta di queste parole ha contribuito a opacizzare la forma originaria, al punto che riconoscere un’unica etimologia è sostanzialmente impossibile.

In ogni caso, questo argomento continuerà a esercitare grande fascino. I cognomi sono parte di noi, perché sono il primo, essenziale, passo nel mondo sociale. Sono ciò che ci rendono umani, l’elemento che ci restituisce individualità e che al contempo è intimo legame con una collettività più ampia.

https://www.rsi.ch/cultura/societa/L%E2%80%99origine-dei-cognomi-ticinesi–2331183.html

Le reazioni della politica ticinese dopo il ritorno di Trump

Le reazioni della politica ticinese dopo il ritorno di Trump

Dopo l’elezione di Donald Trump, alcuni rappresentanti dei principali partiti ticinesi esprimono opinioni contrastanti sull’elezione. I Verdi sono delusi, i socialisti si mostrano più moderati mentre democentristi e leghisti sono sorpresi ma felici. PLR e Centro dal canto loro si dicono preoccupati. Tutti però concordano sul carattere controverso di Trump e sull’importanza di un’analisi approfondita delle strategie politiche.

Fra delusione e soddisfazione, insegnamenti da cogliere e auspici in vista dal futuro, anche la politica ticinese reagisce all’elezione di Donald Trump, personaggio controverso ma a detta di molti col pregio di avere un programma politico più chiaro rispetto alla rivale Kamala Harris. Ticinonews ha quindi voluto far un giro di voci sulle Presidenziali statunitensi interpellando alcuni esponenti dei principali partiti ticinesi, iniziando con Nara Valsangiacomo dei Verdi, che non nasconde la sua delusione per l’elezione di Donald Trump.

Gobbi: “Una presidenza positiva per l’economia, anche europea”

Un’elezione, quella di Trump, che soddisfa anche il leghista Norman Gobbi. “Sicuramente potrà dare degli spunti positivi, penso in particolare anche a una risoluzione del conflitto in Ucraina dato che il Cremlino si è detto disposto a sedersi a un tavolo di pace. Quindi credo che sia davvero una delle prospettive principali, perché se l’Europa è destabilizzata dai conflitti ecco che ne patiscono soprattutto gli europei e di conseguenza anche la Svizzera. Perciò credo che questa presidenza sia positiva, da un lato per l’economia americana, ma poi di riflesso anche per la realtà socio-economica europea, spero”. Ma se avesse potuto, avrebbe votato Trump o Harris? “Avrei votato per Trump, perché incarna molto di più i miei valori e talvolta ha dei atteggiamenti sopra le righe, ma questo fa parte del personaggio”.
 
Valsangiacomo: “Verso un’evoluzione preoccupante della protezione ambientale”

“È un peccato, un’occasione persa. Le politiche della presidenza Biden-Harris avevano portato delle misure concrete per raggiungere gli obbiettivi della politica climatica. Io penso soprattutto in questi termini. Il ritorno di Trump significherà non solo dei passi indietro in termini di politica climatica – lo ha già annunciato – ma anche delle misure che aveva già messo in atto nel suo primo termine che riguardavano portare indietro le politiche della tutela dell’ambiente del suolo, dell’acqua e dell’aria. Vedremo un’evoluzione molto preoccupante dal punto di vista della protezione dell’ambiente”.

 
Branda: “Il tema dell’immigrazione è un combustibile fenomenale”
Più moderato, restando a sinistra, il giudizio del socialista Mario Branda, anche perché non sorpreso dall’esito delle urne. “Un risultato tutto sommato immaginabile, forse non in queste proporzioni e con questa nettezza con cui si è poi rivelata. Devo dire che i fattori possono essere molteplici – e lo sono -, però in politica il tema dell’immigrazione, della sicurezza e dei confini rimane sempre un combustibile fenomenale dal punto di vista di una campagna elettorale. Specialmente quando si è confrontati, come capita anche in America, con una popolazione anche in difficoltà o che sta subendo degli importanti processi di trasformazione.
 
Morisoli: “Chi ha condotto questo quadriennio deve piangere se stesso”
Ad essere invece sorpreso è il democentrista Sergio Morisoli, secondo cui un ritorno di questo genere, quindi di un ex presidente, “non sia mai successo prima nella storia, o perlomeno non nei recenti secoli. Per cui è una sorta di rivincita, ma si tratta soprattutto di un popolo che non ha mollato durante un quadriennio disastroso: quello condotto dai democratici. Quindi penso che chi ha condotto questo quadriennio deve rimpiangere se stesso per come lo ha condotto, perché il risultato lo abbiamo visto”. E questo nonostante una politica meno protezionistica rispetto a Trump. Non si tratta dunque di una contraddizione per un liberale convinto?  “Dal mio punto di vista il protezionismo – anche se non mi piace – è uno strumento di ritorno da sfoggiare, perché il mondo non sta andando verso un mondo liberale o liberista o di liberi mercati. Ognuno fa i propri interessi e quando quelli commerciali non bastano, ecco che arrivano anche quelli militari come stiamo vedendo. Io penso che questo protezionismo (che può essere di breve o media durata) sia una soluzione per un continente grande come l’America, che è chiamato a giocare un ruolo di primo ordine a livello mondiale, quindi è una formula economica che sul momento può pagare”.
 

Speziali: “Il presidente deve unire. Trump è una scelta problematica”
Un personaggio che Alessandro Speziali del PLR e Maurizio Agustoni del Centro valutano esattamente allo stesso modo. Per Speziali è chiaro “che nella nostra percezione è un personaggio estremamente controverso. Ha un linguaggio e un atteggiamento che alle nostre latitudini sarebbero inaccettabili. Certo, rappresenta l’anima di una larga parte dell’elettorato americano, ma ci si può aspettare l’elezione di un personaggio simile magari nel Parlamento. Il presidente deve essere anche una persona che unisce e riunisce attorno alle istituzioni. Abbiamo invece visto negli ultimi anni che le istituzioni le ha sfidate. Quindi, da questo punto di vista, è innegabilmente problematica la scelta. Però stiamo a vedere, non facciamo il processo alle intenzioni, vedremo soprattutto nella concretezza cosa avrà da dimostrare”. Speziali ha poi voluto aggiungere che “il partito democratico deve interrogarsi parecchio perché sia sulla persona che i temi è stato sbagliato parecchio. Ogni tanto il centro sinistra si perde in battaglie di società che interessano poco e l’elettorato decide altrove”.

Agustoni: “Chi si candida solo per fare opposizione non suscita entusiasmo”
Agustoni dal canto suo ritiene che lo scrutinio di oggi “insegna anche che chi si candida solo per fare opposizione a qualcun altro (o come alternativa a qualcuno) senza proporre un suo progetto, difficilmente riesce a suscitare l’entusiasmo dell’elettorato e forse questo è la motivazione principale per cui Harris non è stata eletta quale presidente degli USA”.https://www.ticinonews.ch/ticino/fra-preoccupazioni-e-soddisfazione-le-reazioni-della-politica-ticinese-dopo-il-ritorno-di-trump-403160

“Un sistema che da sussidiario è diventato predatorio”

“Un sistema che da sussidiario è diventato predatorio”

C’è un clima sempre più teso tra Cantone e Comuni. All’indomani delle critiche del sindaco di Bellinzona Mario Branda, il consigliere di Stato Norman Gobbi si dice pronto a riaprire il dialogo ma si difende: “È il sistema, dice, ad essere sbagliato”.

Sul fatto che così non si possa più andare avanti sono tutti d’accordo. Lo sono i Comuni, in difficoltà finanziarie, che all’indirizzo di Palazzo amministrativo lamentano scarsa autonomia decisionale. Lo è il Cantone che, per voce del consigliere di Stato Norman Gobbi, riconosce la necessità di risedersi allo stesso tavolo per definire chi fa e paga cosa. Un processo dal nome Ticino2020, da tempo in fase di stallo. Ma con critiche e bordate che agli occhi di Gobbi arrivano un po’ in ritardo. “Diciamo che sarebbe sciocco che siamo in una fase di stallo per diversi motivi. Da un lato c’è stato un cambio di percorso voluto anche da Consiglio di Stato nel momento in cui ha chiesto di introdurre il principio di neutralità finanziaria per ogni livello istituzionale”. Gobbi ha poi proseguito spiegando che, in questo senso, il Cantone non avrebbe quindi dovuto aumentare la sua spesa “e i flussi sarebbero dovuti pertanto venir compensati”.

“Dobbiamo ritrovare la capacità di dialogare”
In quel momento, spiega sempre il direttore del DI, non c’è stata una reazione veemente come invece avviene oggi “nel contrastare questa richiesta del Governo, che ha poi sostanzialmente creato una dinamica diversa da quelle che erano le aspettative iniziali. Oggi dobbiamo però ritrovare la capacità di dialogare e camminare assieme in questo percorso. Non possiamo permetterci di litigare, perché al centro delle nostre attività e servizi ci sono le cittadine, i cittadini e le aziende del nostro territorio”.

“Un sistema che è diventato federalista predatorio”
Cittadini e aziende che a cascata subiscono tagli e misure ai vari livelli. Di martedì la notizia di alcuni provvedimenti adottati dalla città di Bellinzona per far quadrare i conti anche in risposta ai mancati contributi cantonali. “In alcuni ambiti in cui i Comuni partecipano al finanziamento di alcuni costi, come ad esempio il settore anziani, dove la spesa sta aumentando fortemente, anche per il Cantone”. Per Gobbi il problema non è tanto il flusso o l’autonomia, “quanto il sistema che da federalista sussidiario è diventato federalista predatorio. Quindi cerco di prendere risorse laddove ci sono, per pagare e finanziare – per così dire – i miei compiti. E questo va contro lo spirito del federalismo elvetico, dove ogni livello si assume le proprie responsabilità per le proprie competenze”.

“L’intento nel 2025 come presidente di Governo è riallacciare il dialogo”
Quindi qual è la soluzione? “Da un lato riprendere lo spirito iniziale del progetto, ma dobbiamo ancora discuterne assieme. Questo perché le finanze comunali, cantonali e federali non sono rosee. La Confederazione cerca infatti di ribaltare i suoi oneri sui Cantoni. Fra i miei principali auspici nel mio anno di presidenza al Governo nel 2025 ci sarà la volontà di riallacciare il dialogo e il rapporto fiduciario – che oggi sembra scricchiolare, se non mancare – fra Cantone e Comuni nell’ottica di capire che siamo sì due livelli istituzionali, ma al centro c’è sempre il popolo ticinese”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-un-sistema-che-da-sussidiario-e-diventato-predatorio-403143

“Alle prossime elezioni intendo ricandidarmi”

“Alle prossime elezioni intendo ricandidarmi”

Il Consigliere di Stato ha annunciato l’intenzione di rinnovare il proprio mandato: “Credo ancora nel lavoro che sto facendo”.

16 anni in Governo, ma potrebbero diventare di più. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha annunciato l’intenzione di ricandidarsi alle prossime elezioni cantonali durante la trasmissione di “Detto tra noi”, in onda questa sera alle 19.30 su Teleticino. “Lo faccio perché credo ancora nel lavoro che sto facendo”, ha dichiarato il ministro. Inoltre, andare alle elezioni senza i due consiglieri di Stato uscenti leghisti “è problematico”, ha ammesso.

Sui rapporti con l’UDC, Gobbi ha dichiarato che occorrerà lavorare insieme nell’interesse dell’area politica. “È chiaro che l’UDC vuole un seggio in Governo e credo che ce la farà la prossima legislatura. L’obiettivo è di mantenere i due seggi di area. Deve essere una lista forte, indipendentemente da chi ci sarà”. Gobbi non intende invece candidarsi per il Consiglio degli Stati ad ottobre: “Non potrei mai immaginare di candidarmi ad aprile per il Consiglio di Stato e sei mesi dopo per il Consiglio degli Stati”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-alle-prossime-elezioni-intendo-ricandidarmi-403140

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Gobbi si ricandida. Bignasca: “Felice che voglia restare”

Con il capogruppo della Lega parliamo anche della vittoria di Trump vista dal Ticino e della crisi del Governo tedesco

https://www.liberatv.ch/news/liscio-e-macchiato/1795072/gobbi-si-ricandida-bignasca-felice-che-voglia-restare

Matteo Cocchi, un nuovo slancio per le Polizie cantonali

Matteo Cocchi, un nuovo slancio per le Polizie cantonali

Recentemente eletto presidente della conferenza dei comandanti delle Polizie cantonali svizzere, ha condiviso le sfide che la Polizia dovrà affrontare nei prossimi anni.

Matteo Cocchi, recentemente eletto presidente della conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere, ha condiviso le sue visioni e le sfide che il corpo di polizia si troverà ad affrontare nei prossimi anni. In un’intervista ai microfoni di ticinonews, Cocchi ha sottolineato l’importanza di coordinare le forze di polizia a livello nazionale per garantire una risposta efficace alle esigenze di sicurezza del paese. “Il mio compito sarà quello di coordinare tutti i comandanti e di portare tutti i miei colleghi a decisioni comuni nel bene del paese,” ha affermato, evidenziando il valore della collaborazione inter-cantonale.

Sicurezza in Svizzera: una percezione distorta
Parlando della situazione della sicurezza in Svizzera, Cocchi ha notato che, nonostante il paese goda di un buon livello di sicurezza, emergono nuove sfide. “È chiaro che ci sono delle nuove tendenze, ci sono delle situazioni che ritornano,” ha dichiarato, citando l’aumento di furti e rapine. Cocchi ha anche richiamato l’attenzione sulla percezione della sicurezza, sostenendo che “la sicurezza a volte è molto soggettiva” e che la comunicazione mediatica gioca un ruolo cruciale nel formare l’opinione pubblica riguardo a questi temi.

Innovazione e collaborazione nella lotta alla criminalità
Un tema centrale dell’intervista è stato il bisogno di un sistema integrato tra le Polizie cantonali. Cocchi ha risposto a una dichiarazione del suo predecessore, che criticava l’assenza di dialogo tra le varie polizie, riconoscendo che “oggi come oggi la possibilità di condividere informazioni tra cantoni è limitata.” Ha quindi enfatizzato l’importanza di modernizzare le leggi e le procedure per consentire uno scambio efficace di informazioni, fondamentale per affrontare fenomeni come la criminalità organizzata e la cybercriminalità. “La collaborazione negli anni è diventata migliore e si percepisce molto di più,” ha detto, indicando un passo positivo verso una maggiore integrazione.

Impegni locali e nazionali: un equilibrio da mantenere
Infine, Cocchi ha affrontato la questione della gestione degli impegni locali mentre si sposta verso un ruolo più nazionale. Ha rassicurato che “la struttura del corpo nel Canton Ticino sicuramente mi permetterà di continuare nella mia attività di comandante”, evidenziando la sua intenzione di mantenere un forte legame con le questioni locali, pur partecipando a iniziative nazionali. La sua esperienza e il suo approccio innovativo promettono di portare nuove idee a Berna, affermando con fierezza che “il Canton Ticino e il corpo della polizia cantonale potranno portare delle idee, delle innovazioni” che saranno cruciali per il futuro della sicurezza in Svizzera.

https://www.ticinonews.ch/ticino/matteo-cocchi-un-nuovo-slancio-per-le-polizie-cantonali-402881

Matteo Cocchi nominato Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere

Matteo Cocchi nominato Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto con soddisfazione della nomina del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi alla Presidenza della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Cocchi succede a Mark Burkhard, Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna, e diventa il secondo ticinese a ricoprire questo prestigioso incarico.

Il Consiglio di Stato ha preso atto con soddisfazione della nomina del Comandante della Polizia cantonale ticinese Matteo Cocchi quale Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Ricordiamo che questa conferenza promuove la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione. La nomina è avvenuta durante l’assemblea annuale del 25 ottobre svoltasi a Emmetten in Canton Nidvaldo. Cocchi subentra per i prossimi tre anni al Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna, Mark Burkhard.  

Si tratta del secondo ticinese a ricoprire questa carica di rilievo a livello nazionale: prima di lui il Comandante Giorgio Lepri, che ha presieduto la CCPCS dal 1966 al 1969. Dal 1947 a oggi, Lepri è stato il solo rappresentante ticinese a capo dell’importante Conferenza.  

In servizio come Comandante della Polizia cantonale dal 1º ottobre 2011, Matteo Cocchi è Vicepresidente della CCPCS dal 2014 e, in seno al comitato, è responsabile per l’ambito polizia di sicurezza. Dal 2013 al 2024 ha, inoltre, rappresentato la Confederazione nella rete europea ATLAS, che riunisce i reparti speciali di polizia degli Stati membri dell’Unione Europea e dei Paesi associati, oltre che dirigere in qualità di Direttore i corsi dedicati agli agenti dei gruppi speciali sotto l’egida dell’Istituto svizzero di polizia (ISP).  

A mente del Governo questa nomina rappresenta un riconoscimento significativo per il lavoro svolto dal Comandante e dalla Polizia cantonale ticinese, che negli anni hanno guadagnato un ruolo centrale nei diversi gremi di polizia a livello nazionale. La presidenza della CCPCS offrirà a Matteo Cocchi l’opportunità di rafforzare ulteriormente la cooperazione tra i Corpi di polizia svizzeri e di consolidare i risultati raggiunti negli ultimi anni dal Ticino nel settore della sicurezza pubblica.

La prostituzione si sposta negli appartamenti su Airbnb

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Norman Gobbi: «Riflessioni in corso per adeguare la legge»
Il consigliere di Stato assicura che le autorità stanno già valutando come intervenire

«Non lasciamo nulla al caso». Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, interpellato in merito alla crescita dell’esercizio della prostituzione in appartamenti non autorizzati, assicura che «la Polizia cantonale e tutte le autorità preposte monitorano costantemente la situazione, sanzionando puntualmente le irregolarità». Tuttavia, il Consigliere di Stato ammette pure che «con la velocità alla quale la nostra società muta, è importante che anche le autorità possano avere la necessaria flessibilità nel mettere in discussione e adeguare puntali aspetti critici che possono emergere in una legge». Insomma, dopo quanto emerso, il capo del DI si dice pronto a ridiscutere la legge sulla prostituzione: «Sono già state avviate delle riflessioni, coinvolgendo i vari partner». E questo perché «sono stati identificati alcuni margini puntuali di adeguamento, che andranno analizzati attentamente e si potranno tradurre in proposte concrete ». In particolare, precisa Gobbi, «il tema degli appartamenti è stato agendato dal gruppo di lavoro, anche se le implicazioni in tutte le dimensioni andranno considerate». In generale, comunque, secondo il Consigliere di Stato rimane «centrale il lavoro di prossimità che le Polizie comunali devono garantire attraverso il controllo abitanti con le preposte autorità amministrative ». Così facendo, «si presidia il territorio e si controllano le attività illegali». Nell’ottica della collaborazione accresciuta tra Cantone e Comuni, inoltre, «alcune Polizie comunali delle città (ma non tutte) hanno richiesto la delega per i compiti TESEU di spettanza comunale e collaborano attivamente con la sezione specialistica della Polizia giudiziaria cantonale». Detto ciò, dalla sua introduzione nel 2019, secondo Gobbi, «questa legge ha portato un miglioramento concreto nel contesto della prostituzione in Ticino ». D’altro canto, «è sempre necessario tenere presente che chi intende trasgredire trova spesso degli espedienti. In questi casi sta anche alle autorità avere la necessaria capacità di adeguare i mezzi di contrasto alle nuove situazioni con cui si trovano confrontate».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 4 novembre 2024 del Corriere del Ticino