Istituto cantonale di medicina legale: una necessità tra opportunità e futuri sviluppi

Istituto cantonale di medicina legale: una necessità tra opportunità e futuri sviluppi

Comunicato stampa

L’Istituto cantonale di medicina legale si è presentato lunedì 19 febbraio 2024 nel tardo pomeriggio a tutti i portatori di interesse, dopo aver avviato la sua attività all’inizio del nuovo anno. Teatro della presentazione la sala del Gran Consiglio che ha pure ospitato la consegna dei diplomi a nove medici che hanno completato la formazione di Medici specializzati in ispezioni legali (MSIL).

L’Istituto cantonale di medicina legale, diretto dalla Dr. med. Rosa Maria Martinez, ha ripreso e ampliato l’attività dell’Ufficio delle scienze forensi, creato nell’ottobre del 2022, per rispondere in maniera adeguata ai bisogni della Giustizia del Canton Ticino. Il Consiglio di Stato con uno specifico decreto esecutivo ha sancito la nascita dell’Istituto di medicina legale, che opera dal 1. gennaio 2024. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, intervenendo all’evento ha in primo luogo sottolineato l’indipendenza e l’autonomia di cui gode l’istituto, assoggettato solo amministrativamente, come peraltro tutta la Giustizia, al Dipartimento delle istituzioni e per esso alla Divisione della giustizia.

I passi che hanno portato alla nascita dell’Istituto
Il Consigliere di Stato ha quindi ripercorso la lunga storia che ha portato al risultato odierno, ricordando le tappe principali: da quando per la medicina legale si faceva capo ai maggiori centri della Svizzera interna (prima del 1976), a quando il compito della medicina legale venne assunto dal direttore dell’Istituto cantonale di patologia del Dipartimento della sanità e della socialità (allora DOS). La forte evoluzione della specialità e gli accresciuti bisogni della Magistratura portarono nel 2005 il Governo a decidere il passaggio di competenza dal DSS al DI, in quanto la medicina forense era collegata direttamente all’operato della Magistratura. È in quel periodo che si diede inizio alla collaborazione con l’Istituto di medicina legale di Varese e il referente principale per la decina di medici operanti in Ticino era il compianto dr. Antonio Osculati. Il nuovo Codice di procedura penale entrato in vigore nel 2011 e altri fattori portarono poi a sottoscrivere nel 2012 una Convenzione di collaborazione con il CHUV e il CURLM di Losanna e ad assegnare un mandato peritale permanente a quattro medici sempre dell’Istituto di medicina legale di Varese, coordinati dal dr. Osculati. Nel 2019 il Dipartimento delle istituzioni riavvia le discussioni per creare in Ticino un Istituto di medicina legale. L’improvvisa scomparsa nel 2020 del dr. Osculati accelerò il processo, che portò il 1. ottobre del 2022 alla nascita dell’Ufficio di scienze forensi, ufficio poi confluito nel neo nato Istituto cantonale di medicina legale.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi insistito sulle opportunità che offre l’Istituto e sulla necessità per la Magistratura di far capo a questi medici specialisti indipendenti per migliorare le indagini. Un aspetto che è stato messo in risalto anche dal Procuratore generale del Ministero pubblico, Andrea Pagani, il quale ha sottolineato l’ottima collaborazione e la preparazione dei medici dell’Istituto, grazie alle quali si possono condurre indagini in maniera sempre più mirata alla luce della complessità dei casi. Dal canto suo la dottoressa e direttrice dell’Istituto, Rosa Maria Martinez, ha presentato – anche attraverso una conversazione/intervista con il giornalista Peter Jankovski – l’attività che viene svolta in Ticino per garantire un’assistenza sempre più profilata alle indagini dei magistrati e delle autorità in generale, in ambito di medicina legale clinica e di medicina legale post-mortem. Inoltre ha ricordato alcuni sviluppi che l’Istituto ha già potuto concretizzare. Ne è un esempio il mandato attribuito dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) per la definizione dell’età di giovani adulti richiedenti l’asilo, oppure la formazione specialistica di medici italofoni, in collaborazione con l’Università di Pavia, ma pure la collaborazione con il Servizio d’inchiesta sulla sicurezza (SISI) e la Giustizia militare.

Le competenze di oggi e gli sviluppi futuri
L’Istituto cantonale di medicina legale ha sede in via Carlo Salvioni 14 a Bellinzona; occupa quattro medici e una segretaria. La direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, ha indicato i campi di sviluppo dell’Istituto. Per esempio il rafforzamento dei legami con la Fondazione Alpina per le scienze della vita per la chimica e la tossicologia forense, come pure per la genetica forense con il Laboratorio di diagnostica molecolare. Un ulteriore obiettivo, ha affermato Andreotti, è legato al riconoscimento dell’Istituto cantonale di medicina legale quale centro di formazione FMH. Con tale riconoscimento sarà possibile formare in Ticino futuri medici legali FMH, dando una grande opportunità ai giovani medici. La collaborazione con la SUPSI farà partire nel corso dell’autunno prossimo un CAS in infermieristica forense.

Nuovi medici specialisti in ispezioni legali
Il dr. med Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici e il dr. med. Beppe Savary hanno poi introdotto la parte che ha portato alla consegna del diploma ai neo diplomati medici specializzati in ispezioni legali (MSIL). Si tratta di una proficua collaborazione – ha sottolineato Denti – tra il Dipartimento delle istituzioni, il Ministero pubblico, la Polizia cantonale, l’Ordine dei medici e la Federazione cantonale ticinese servizi ambulanze (FCTSA).
Hanno ottenuto il diploma i medici: Elena Caporali, Davide Consolascio, Renato Bene Delli Carpini, Corneliu Fratila, Simone Ghisla, Ilenia Mascherona, Filippo Scacchi, Leander Sciolli e Adolfo Zeballos.

All’incontro nella sala del Gran Consiglio hanno partecipato il presidente del Consiglio di Stato Raffaele De Rosa, membri del Parlamento, responsabili e rappresentanti delle varie autorità cantonali e federali, del settore giudiziario e di polizia, sanitario, del mondo accademico e del ramo della medicina legale di altri Cantoni

‘La medicina legale ticinese è finalmente indipendente’

‘La medicina legale ticinese è finalmente indipendente’

Il pg Pagani: ‘Non un vezzo o un lusso, ma una necessità’

Anche il Ticino, da inizio gennaio, ha il suo Istituto di medicina legale. «Si tratta di una grande opportunità per il nostro cantone e di un servizio d’eccellenza al quale si potranno rivolgere le nostre autorità di giustizia», spiega il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi.
«Per anni il Ticino non ha potuto disporre di un proprio Istituto, dovendosi rivolgere oltre Gottardo o alla vicina Italia per avere servizi di questo settore. Ora, finalmente, anche noi avremo un Istituto indipendente con standard svizzeri». Durante l’incontro con autorità pubbliche e private nella sala del Gran Consiglio a Bellinzona sono stati illustrati i motivi che hanno reso necessaria la creazione di un centro di medicina legale a sud delle Alpi. Uno su tutti, molto pragmatico: la distanza del nostro cantone rispetto a dove sono situati gli altri otto centri di medicina legale in Svizzera con la conseguenza, come detto, di doversi rivolgere a Istituti lombardi che però hanno altri standard rispetto a quelli elvetici. «La creazione di questo Istituto non è un vezzo di qualcuno, non è un lusso, ma una vera e propria necessità», afferma il procuratore generale  Andrea Pagani «Di principio il Ticino non può appoggiarsi a centri della Svizzera interna o francese. Questo perché i medici legali devono potersi recare con velocità sul luogo dove è richiesta la loro presenza. Un trasporto oltre Gottardo è quindi contrario al principio di prossimità». E gli effetti sulla giustizia ticinese non mancheranno: «Se il lavoro del medico legale è di qualità ne risente positivamente tutta l’inchiesta – dice Pagani –. Questo rappresenta infatti la sottostruttura di tutto il procedimento e a trarne beneficio è il giudizio finale espresso dalle autorità competenti». Il procuratore generale però avverte: «Con la creazione dell’istituto di medicina legale a Bellinzona non bisogna sentirsi arrivati. Il lavoro comincia ora e necessita di aggiornamenti e perfezionamenti costanti».

Perizie per stabilire l’età dei richiedenti asilo presunti minorenni
A occuparsene sarà Rosa Maria Martinez, direttrice dell’Istituto, e la squadra che da ottobre 2022 componeva l’Ufficio cantonale di scienze forensi. «L’obiettivo principale della medicina legale è l’esclusione dell’intervento di persone terze. Sia per casi che riguardano persone ancora vive che soggetti deceduti», spiega Martinez. «Nel 2023 il numero di visite medico legali è aumentato di circa cento unità. Questo non vuol dire che in Ticino è cresciuta la criminalità, ma la consapevolezza dell’importanza del nostro lavoro». I numeri mostrano anche come la medicina legale evolva nel tempo. Lo scorso anno sono aumentate le radiologie forensi, di conseguenza sono diminuite le autopsie. Non ci sono però soltanto le autorità ticinesi tra chi utilizzerà le competenze dell’Istituto. La Segreteria di Stato della migrazione (Sem) ha infatti dato mandato al centro diretto da Martinez per l’allestimento di perizie che riguardano l’accertamento dell’età per i richiedenti l’asilo presunti minorenni. «Stimiamo di avere tra i duecento e i trecento casi l’anno di questo tipo» afferma la direttrice. Durante la presentazione sono anche stati consegnati i diplomi ai nove neomedici specializzati in ispezioni legali. «Questo istituto rappresenta un passo importante – dichiara Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici – chissà che un giorno non potremo anche avere una cattedra di medicina legale in Ticino». Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, ha invece parlato degli obiettivi futuri. «Vogliamo consolidare questa realtà e renderla anche un centro dove i giovani ticinesi si possano formare».

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Il Ticino ha il suo Istituto di medicina legale
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2074426

Il nuovo Istituto ticinese di medicina legale
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2074418

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Istituto di medicina legale cantonale
Ufficialmente presentato dalle autorità l’Istituto di medicina legale del Canton Ticino. La direttrice: “Ora l’obiettivo è di ottenere il riconoscimento quale centro di formazione”.
Da gennaio anche il Ticino ha il suo istituto di medicina legale. La sua sede, ufficialmente presentata ieri sera, è a Bellinzona e al suo interno, “su mandato del Ministero Pubblico e della Polizia si effettuano accertamenti sia nell’ambito della medicina legale clinica, sia nel settore di quella post-mortem”, ha spiegato a Ticinonews la direttrice Rosa Maria Martinez. La struttura -che opera su mandato delle preposte Autorità giudiziarie e non può dunque effettuare consulenze in favore di entità private- assicura inoltre un servizio di reperibilità continua 24 ore su 24, 7 giorni su 7 durante tutto l’anno per consulti telefonici e interventi sui luoghi, laddove sia necessaria una valutazione in ambito di medicina legale. E per il futuro l’obiettivo è quello di “ottenere il riconoscimento quale centro di formazione”, ha aggiunto Martinez.

Pagani: “La medicina legale è un partner essenziale”
“Quando occorre creare un’inchiesta di natura panale, è un po’ come costruire un edificio. Questo deve essere costruito con fondamenta solide, perché in questo modo, anche davanti a un piccolo terremoto, lo stabile rimane eretto”. Ha deciso di usare questo esempio il Procuratore generale Andrea Pagani per far comprendere il ruolo che svolge la medicina legale in ambito giudiziario, ovvero quello di “un partner essenziale che permette di costruire le inchieste su basi di qualità”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/istituto-di-medicina-legale-cantonale-pagani-un-partner-essenziale-per-le-inchieste-390289

 

‘Più detenuti ci sono peggio è, qui relativizzi i problemi’

‘Più detenuti ci sono peggio è, qui relativizzi i problemi’

Viaggio con un’agente di custodia all’interno del Carcere giudiziario della Farera, dove sono rinchiuse le donne in attesa di giudizio. Ma anche coloro in esecuzione pena. In vista della (ri)apertura della sezione femminile alla Stampa, prevista per fine 2025, le Strutture carcerarie cantonali sono alla ricerca di aspiranti agenti da formare. Il bando di concorso scade il prossimo 11 marzo

«Le scene forse più impegnative sono quelle dei bambini a colloquio con le madri detenute. Noi agenti siamo un po’ visti come la persona cattiva che porta via la mamma. Un giorno un bimbo mi ha detto che da grande vorrebbe fare il mio lavoro, frase che mi ha sorpresa, proprio perché di solito non stiamo loro particolarmente simpatici. Gli ho quindi chiesto come mai e lui mi ha risposto: ‘Così posso stare tutti i giorni con la mia mamma’. Queste sono cose a cui non ci si abitua».

Selene Alcini si sporge da quel balcone dal quale la società non guarda mai. Lavora da una decina di anni come agente di custodia al Carcere giudiziario della Farera, struttura dove l’abbiamo potuta incontrare per parlare della sua professione. «Noto sempre un certo stupore – ci spiega – quando mi viene chiesto che lavoro faccio». È un lavoro in effetti poco conosciuto quello di Selene e il poco che si sa lo si attribuisce alle serie televisive. «Non è la verità», sottolinea però l’agente di custodia. E aggiunge: «Per motivi di sicurezza è molto difficile far capire quello che facciamo a livello pratico qui dentro. Molti pensano che abbiamo a che fare con chissà quali criminali e che bisogna stare sull’attenti tutto il tempo. In realtà non si tratta che di persone. È innegabile che per fare questo lavoro ci voglia un certo carattere, ma alla fine è alla portata di tutti». Che a Selene il carattere non manchi lo abbiamo capito subito.

‘Avere un’arma implica doverla usare su qualcuno o che qualcuno la usi su di te’
Le Strutture carcerarie cantonali si trovano sul Piano della Stampa, situato ai margini dell’area urbana di Lugano e lungo la piana alluvionale del fiume Cassarate. È in questa zona che nel 1966 si avvia la costruzione del Penitenziario cantonale della Stampa, struttura che aprirà le porte nel 1968 e dove attualmente si contano centoquaranta celle. Nel Carcere giudiziario della Farera, aperto nel 2006, le celle sono invece cinquantacinque per una capienza massima di ottantotto posti.
Il personale delle strutture carcerarie ci apre i cancelli poco prima delle 10. Una voce di uomo proveniente da una delle finestre del carcere, tassativamente ricoperta di sbarre, ci saluta più volte esclamando: «Buongiorno!». E aggiunge in francese, con un tocco di sarcasmo: «Ça va me manquer tout ça (mi mancherà tutto questo, ndr)». All’entrata principale veniamo accolti dal Capo sorvegliante Loris Rigolli. Dopo un controllo dei documenti e dopo aver lasciato tutto il superfluo in un armadietto, passiamo attraverso il metal detector e siamo dentro. A dire la verità non è immediato rendersi conto di trovarsi dentro a un carcere, la struttura ricorda molto un classico istituto scolastico o una colonia. Prendiamo l’ascensore, dentro cui – ed è forse questo il primo indizio inconfutabile che evoca una prigione – si possono aprire delle sbarre e creare una cella per separare i detenuti dal personale.
Ed è al primo piano che Rigolli ci introduce all’agente di custodia Selene Alcini. Selene, prima di iniziare a lavorare alla Farera, aveva un centro estetico a Lugano. Un passato che si indovina dalle lunghe unghie nere delle mani. «È un mondo che mi piace tutt’ora – sorride pensando alla precedente professione –. È però un ambiente che ti porta a lavorare con un certo tipo di clientela per la quale sei l’ultima ruota del carro». Nel 2015, dopo aver partecipato a una serata informativa per la Scuola di polizia insieme a degli amici, Selene inizia la Scuola agenti: «Durante l’incontro è stata presentata la figura dell’agente di custodia e l’ho trovata molto affine alla mia persona. Parlavano infatti di empatia e di dialogo. Non mi convinceva poi il porto d’armi, perché averne una implica l’eventualità di doverla usare su qualcuno o che qualcuno la usi su di te. Noi in effetti non siamo armati, a meno di non deciderlo, ma quando facciamo la ronda abbiamo a disposizione manette e spray al pepe, in caso di intervento». Una peculiarità non scontata: «In genere – precisa Selene – possiamo tenere un coltellino, che ovviamente in determinate situazioni può essere fondamentale, ma è anche vero che la collaborazione tra agenti è alta e il pronto intervento, qualora necessario, tempestivo».

‘È come essere in una pentola a pressione, ogni tanto scoppia’
Ma com’è lavorare all’interno di un carcere? «Dipende molto dalla struttura. Qui alla Farera – contestualizza Selene – abbiamo anche delle celle di isolamento, per cui il carico di stress dei detenuti è molto elevato e questo comporta un alto rischio di autolesionismo e di suicidio. È come essere in una pentola a pressione, che ogni tanto scoppia. Più detenuti ci sono, peggio è». La situazione nelle Strutture carcerarie cantonali è infatti tesa da circa un anno. Già lo scorso maggio si erano toccati livelli storicamente inediti di sovraffollamento nelle prigioni ticinesi, e in particolare alla Farera. Situazione confermata anche da Selene: «Ci sono più donne, più minorenni e più uomini. Le carcerazioni sono aumentate in generale. Tutte queste crisi all’esterno, penso alla pandemia, alle guerre o alle difficoltà economiche, fanno aumentare la disperazione delle persone».
A preoccupare maggiormente è la crescita del numero di donne, che da ormai quasi vent’anni sono detenute, indipendentemente dal tipo di incarcerazione, alla Farera. Non solo le donne in attesa di giudizio: anche quelle in espiazione di pena si trovano nel Carcere giudiziario. Carcere che prevede un regime detentivo più restrittivo rispetto a un Carcere penale, come lo è quello attiguo della Stampa. «Quando ho iniziato la formazione – ricorda Selene – durante i primi otto mesi di scuola non c’era una donna detenuta. Ora ne abbiamo tantissime, attualmente sono ventidue». Per questo motivo negli ultimi anni si è consolidata la necessità di riaprire una sezione femminile alla Stampa, che dovrebbe essere operativa da fine 2025.
La disparità di trattamento alla quale sono sottoposte le donne condannate in Ticino a una pena detentiva è ben nota. «Il nodo centrale – afferma l’agente di custodia – è l’esecuzione della pena. La durata delle loro detenzioni è sempre più lunga e fa emergere i problemi della carcerazione. La differenza con gli uomini è incredibile». E illustra: «Alla Stampa ci sono delle celle singole, mentre qui alla Farera le donne che stanno scontando una pena hanno delle celle singole e doppie. Ora però, dato che sono veramente tante, abbiamo addirittura una cella tripla». Non solo. «Il tempo libero – aggiunge Selene – è un altro punto delicato. Alla Stampa i detenuti possono trascorrere molto più tempo all’esterno della cella: c’è il ‘prato verde’, c’è la palestra, c’è la chiesa, c’è la biblioteca. Alla Farera abbiamo ovviato a questo problema con del tempo libero al piano, che però vuol dire un corridoio di cinque metri nel quale vengono aperte le quattro celle e dove le detenute possono passare due ore e mezza insieme. Ora però stanno un po’ strette. Il passeggio (la cosiddetta ‘ora d’aria’, ndr) lo trascorrono poi su un balcone dal quale non vedono nemmeno il cielo senza sbarre. Lo spazio è nettamente inferiore e non è possibile fare una partita a calcio o sdraiarsi». Ma anche. «Qui alla Farera le donne non possono lavorare e il tempo che passano a scuola non è molto, magari un paio di ore alla settimana. Alla fine le detenute trascorrono la maggior parte della giornata in cella». Non da ultimo. «Alla Stampa gli uomini hanno la possibilità di mangiare tutti insieme al piano, di guardare insieme la televisione e di giocare a carte. Qui alla Farera invece i pasti si fanno in cella perché lo spazio non è abbastanza».

‘All’esterno le chiamano stanze d’albergo, ma non è così’
Qual è la giornata tipo di una detenuta? «La sveglia è alle 6.30, orario in cui – spiega Selene – distribuiamo le colazioni. Poi abbiamo il ristabilimento della cella con il materiale di consumo richiesto dalle detenute che può servire nel corso della giornata. Consegniamo poi le terapie. I turni di passeggio iniziano di prassi alle 8, ma ora siamo talmente pieni che cominciamo un’ora prima. Quando non sono al passeggio le detenute possono fare delle richieste, per esempio chiamare l’avvocato, pulire la camera o utilizzare il rasoio, la pinzetta e il tagliaunghie. Il pranzo è alle 11.30 e consegniamo di nuovo le terapie o la posta. Dal pomeriggio c’è ancora la possibilità di chiamare o essere chiamate dall’avvocato o dal procuratore pubblico (il magistrato inquirente, ndr), come pure di ricevere le visite mediche o dentistiche. Alle 17.30 distribuiamo la cena e le terapie e la giornata è finita. Il tempo da passare in cella è tanto. Hanno il televisore, il gabinetto e la doccia in camera, il che aiuta. All’esterno le chiamano stanze d’albergo, ma non è così. Qui le persone vengono private completamente dell’indipendenza; siamo noi che decidiamo quando si devono alzare, quando uscire dalla cella, quando rientrare, quando mangiare e via dicendo».
Durante la nostra permanenza alla Farera abbiamo potuto visitare i tre piani di detenzione, compresi i passeggi, una cella, un’aula e alcuni locali amministrativi. Non sono in effetti spazi facilmente riconducibili a un soggiorno in hotel, in primis per le sbarre che ostruiscono la vista non importa da quale finestra. Per qualcuno non abituato a frequentare dei luoghi di detenzione come la Farera è poco immediato realizzare che dietro a quelle porte numerate azzurre, attraverso le quali vengono consegnati i pasti, ci siano delle persone che non possono uscire liberamente. Su ogni porta c’è un oblò, apribile solo dall’esterno, che gli agenti di custodia utilizzano per controllare dove si trovi il detenuto prima di aprire il passavivande. Per questa ragione, camminando per i corridoi, la presenza dei detenuti si coglie solo attraverso l’udito. L’unico sguardo di una detenuta lo abbiamo incrociato al ritiro da parte di Selene del vassoio di metallo sul quale vengono serviti i pasti. Sguardo attraverso il quale ci viene restituita la realtà di cosa significhi essere privati della propria libertà.
Nel caso di pene detentive lunghe, alcune donne vengono trasferite oltralpe in carceri penali con delle sezioni femminili. «Tuttavia – mette in luce Selene – se chiediamo a una detenuta con legami sul territorio se vuole essere trasferita in una struttura in cui avrebbe diritto a un trattamento come quello della Stampa, spesso preferisce restare in Ticino, perché uno spostamento in un altro cantone va a sradicare completamente la persona dalla sua rete». E questo nonostante una «donna, diciamocelo, ha anche altre esigenze», sottolinea Selene, e chiarisce: «Sembra una banalità, ma per una detenuta di una certa età avere una ricrescita dei capelli di venti centimetri è degradante. Essendo la Farera una struttura di carcerazione preventiva, dove dunque il livello di sicurezza è alto, non si possono truccare». Oltre a garantire pari diritti, le carceri di regime ordinario d’oltralpe sono adibite all’accoglienza dei figli delle detenute: «Anche noi saltuariamente abbiamo dei bambini, la più piccola aveva ventotto giorni. È un grosso problema di gestione e di responsabilità, che dovrebbe in parte migliorare con l’apertura della nuova sezione femminile».

‘Talvolta è più difficile far rispettare gli ordini se a impartirli è una donna’
All’interno delle carceri anche gli agenti di custodia non possono portare il proprio telefono. In altri termini, durante un turno non si hanno contatti con l’esterno. «All’inizio – scherza Selene – è un bello shock, perché oggi siamo molto abituati a essere sempre reperibili. Una volta che ti abitui capisci che in fin dei conti non è poi così male». Per Selene, fare l’agente di custodia «è un lavoro che ti cambia, impari a relativizzare i problemi». La domanda sorge dunque spontanea, si riesce a staccare dal lavoro una volta finito il turno e a mantenere la distanza dai detenuti? «All’esterno ho molti interessi e un entourage solido. Tant’è che, una volta timbrato il cartellino, esco e non ci penso più». Riguardo alla distanza, «il problema sta nella carcerazione lunga. La preventiva ha un termine relativamente breve, le donne che scontano una pena detentiva restano invece molto più a lungo. Volenti o nolenti, alla fine si instaura un rapporto. La difficoltà sta nel mantenerlo unilaterale». Alla Farera lavorano una quindicina di agenti donne e centotrenta agenti uomini. «Siamo diverse agenti – illustra Selene –, ma siamo arrivate molto scaglionate, una o due all’anno. Con alcuni detenuti è talvolta più difficile far rispettare gli ordini se a impartirli è una donna».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 19 febbraio 2024 de La Regione

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Laffranchini: ‘Verso la parità di trattamento’

‘La risocializzazione inizia dagli affetti, le persone trasferite vengono sradicate. Ora gli uomini passano fuori dalla cella dodici ore al giorno, le donne sei’

“Un cambiamento volto a rispondere all’evoluzione della nostra società anche nell’ambito dell’esecuzione della pena, a dimostrazione del grado di civiltà del Canton Ticino”. Viene spiegato così nel messaggio del Consiglio di Stato l’obiettivo di fondo della realizzazione e messa in funzione della nuova sezione femminile presso il Penitenziario cantonale della Stampa. Messaggio approvato dal parlamento lo scorso giugno. La sezione femminile, la cui apertura è prevista per fine 2025, vuole rispondere in maniera adeguata alle esigenze delle donne in regime di detenzione chiuso e sarà composta di undici posti cella, compresa una cella madre-bambino per le detenute con figli fino a tre anni. Oltre alla (ri)apertura della sezione femminile, vi sono anche le partenze naturali in seno al personale di custodia. Per questi motivi le strutture carcerarie sono alla ricerca di agenti, di entrambi i sessi, da formare. A metà gennaio è infatti stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di agenti di custodia femminili e maschili, che scadrà il prossimo 11 marzo. Ne abbiamo parlato con il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini.

Facciamo qualche passo indietro. Come mai era stata chiusa la sezione femminile alla Stampa e come mai ora verrà riaperta?
Nel 2006, all’apertura della Farera, la presenza femminile alla Stampa si aggirava intorno alle tre unità su quindici posti previsti per le donne. Non c’era dunque la massa critica necessaria per dedicare spazio, e quindi sottrarlo, ai detenuti maschi. Tant’è che si è deciso di dedicare questi posti cella agli uomini. La situazione è però nel frattempo evoluta, ora ci sono infatti ventidue donne in carcere. Negli ultimi anni non siamo poi mai scesi sotto le quindici presenze.

In termini di occupazione, la situazione nelle carceri ticinesi è tesa da un anno. Come mai c’è stato un tale aumento delle detenzioni?
È un periodo storico particolare. Alle inchieste che coinvolgono le persone legate al traffico di stupefacenti, si aggiunge la criminalità dovuta all’essere un cantone di frontiera. L’aumento è dunque da ricondurre ai flussi transfrontalieri, al contrabbando di sostanze stupefacenti e alla migrazione. Ci troviamo in un contesto nel quale questi tre elementi hanno concorso al crearsi di questa situazione. Situazione che spero vivamente essere puntuale, perché a lungo termine potremmo avere dei problemi non trascurabili. Le donne poi non sono mai state tante come oggi. Il fatto che negli ultimi anni non siamo mai scesi sotto le quindici unità è legato al loro sempre maggior coinvolgimento nel traffico di stupefacenti. Anche la criminalità transfrontaliera, come nel caso dei furti, coinvolge sempre più spesso le donne.

Come mai le sezioni femminili d’oltralpe sono invece rimaste aperte negli anni?
Nel resto della Svizzera è più facile gestire questo tipo di strutture. È infatti più semplice giustificare tale investimento quando sono più cantoni limitrofi a organizzarsi per costruire un carcere specializzato dove detenere tutte le persone condannate che presentano determinate caratteristiche. È il caso per esempio del carcere Curabilis nel Canton Ginevra, che ospita detenuti che necessitano di un trattamento terapeutico istituzionale per gravi disturbi psichiatrici, e del carcere femminile Hindelbank nel Canton Berna. Per il Ticino è più difficile perché il nostro cantone è geograficamente più isolato rispetto agli altri.

Dove sono detenute attualmente le donne condannate in Ticino a una pena detentiva?
Le donne condannate a un’esecuzione di pena vengono al momento o trasferite nelle carceri penali oltre Gottardo oppure, nel caso di detenzioni brevi, rimangono presso la Farera, che è però un carcere giudiziario e prevede tutta una serie di limitazioni, nonché un regime detentivo più duro rispetto a un carcere penale. Le donne trasferite negli altri cantoni devono di solito scontare delle pene di lunga durata ed è per questa ragione che è meglio che ciò avvenga in strutture dedicate alla detenzione femminile. Questo implica tuttavia allo stesso tempo uno sradicamento del tessuto sociale. Una persona con una rete sociale in Ticino, una volta trasferita oltre Gottardo, avrà molte più difficoltà a ricevere delle visite. La risocializzazione inizia dagli affetti: per andare a trovare un detenuto a Berna si impiega al minimo una giornata intera, mentre venire alla Stampa richiede al massimo qualche ora.

Le detenute scontano dunque la propria pena alla Farera. Cosa cambia rispetto alla detenzione di un uomo alla Stampa?
La differenza di ore trascorse fuori dalla cella tra un uomo e una donna in esecuzione di pena è molto emblematica: al Carcere giudiziario le donne ne passano sei sull’arco della giornata, mentre al Carcere penale gli uomini dodici. Alla Stampa ci sono più possibilità legate agli spazi, che sono maggiori che alla Farera. Le donne detenute alla Farera hanno inoltre molte meno possibilità di lavoro e formazione.

Cosa cambierà invece con l’apertura della sezione femminile nel Carcere penale?
Miriamo ad andare verso la parità di trattamento dei detenuti indipendentemente dal sesso, quindi promuovendo pari diritti, pari opportunità e pari prospettive. Alla Stampa si possono seguire delle formazioni e svolgere dei lavori. Dal mio punto di vista è poco sensato tenere delle lezioni solo per uomini o solo per donne. Il docente c’è, quindi perché non prevedere delle classi miste? La Stampa sarà probabilmente l’unico penitenziario in Svizzera ad attuare questo tipo di assetto. Lo scopo della detenzione è la risocializzazione. Escludere quindi qualsiasi tipo di socializzazione tra detenuti di sesso diverso durante periodi che possono essere anche molto lunghi preclude questa risocializzazione. Specifico che questo tipo di attività sarebbero comunque organizzate in un ambiente controllato dato che vanno evitate prevaricazioni di qualsiasi tipo. Al giorno d’oggi le due sezioni sono separate non tanto sulla scia di un retaggio cattolico che vede il penitenziario come un luogo di penitenza, ma perché vi sono delle questioni di sicurezza per i detenuti non indifferenti.

Ci saranno altre particolarità all’apertura della sezione femminile della Stampa?
Terremo conto di ciò che nella letteratura viene sottolineato come una minor propensione alla violenza delle donne rispetto agli uomini. In tal senso le detenute avranno qualche libertà in più rispetto ai detenuti. Potranno rimanere fuori più a lungo la sera, avranno inoltre la possibilità di chiudere a chiave la cella – naturalmente l’accesso degli agenti è garantito –, e avranno degli spazi all’aperto un po’più grandi. Si sfrutterà insomma questo aspetto per garantir loro più libertà. Che gli uomini ne disporranno in misura minore non è per cattiveria, ma per sicurezza.

L’apertura della nuova sezione nel Carcere penale permetterà di risolvere il problema del sovraffollamento femminile alla Farera?
È vero che ora ci sono ventidue donne detenute alla Farera, ma molte di loro sono in regime preventivo. Le nuove undici celle dovrebbero dunque soddisfare il fabbisogno e, in ogni caso, è un importante passo avanti rispetto alla situazione attuale.

La nuova sezione femminile sarà composta di undici posti cella dedicati alle detenute, compresa una cella madre-bambino…
Giusto, ma non è un diritto acquisito. A monte deve infatti sempre essere un’autorità di protezione a determinare cosa sia meno peggio per un bambino: è peggio crescere in un contesto carcerario o è peggio rimanere fuori ma senza la madre? Alla fine quello che conta è il bene del minore e a stabilirlo è un’autorità competente. Al carcere di Hindelbank c’è addirittura un asilo nido, sono molto più attrezzati. Noi non credo raggiungeremo mai quel livello.

È stato aperto un bando per aspiranti agenti di custodia. Quante persone cercate?
Quindici agenti, dieci per la nuova sezione femminile e cinque per il normale turn over. Chi verrà assunto non lavorerà subito nella sezione femminile, perché è importante avere una certa esperienza. Gli agenti verranno infatti selezionati tra chi già lavora nel carcere. Allo stesso tempo, per creare un equilibrio nel Corpo agenti, cerchiamo in particolare del personale femminile. Anche perché ci sono alcune attività, non solo nel Carcere penale, ma anche alla Farera, che devono essere svolte da persone dello stesso sesso, penso ai controlli sulla persona.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 19 febbraio 2024 de La Regione

Tessiner Gefängnisse sind voll – weil der Kanton eine Transitzone für Drogenkuriere ist

Tessiner Gefängnisse sind voll – weil der Kanton eine Transitzone für Drogenkuriere ist

Im Grenzkanton Tessin nehmen die Straftaten zu, die Gefängnisse sind am Anschlag. Die Hoffnungen liegen in der Westschweiz. Doch eine schnelle Lösung ist nicht in Sicht.

Die Tessiner Justiz hat ein akutes Problem: Sie findet kaum noch Platz für ihre Angeklagten und vor allem Verurteilten. Der Südkanton verfügt über drei Haftanstalten, die sich alle in der Agglomeration Lugano befinden. Derzeit sind die 159 Plätze im regulären Gefängnis La Stampa voll belegt, ebenso die 88 Plätze im Untersuchungsgefängnis La Farera. Von den 45 Plätzen im offenen Strafvollzug Lo Stampino sind nur 6 frei.
Ende Dezember sah die Situation noch anders aus. Damals waren im Tessin erst 83 Prozent der insgesamt 292 Gefängnisplätze belegt. Dies geht aus der Statistik des Schweizerischen Kompetenzzentrums für den Justizvollzug hervor. Danach lag die Auslastung im Südkanton im vergangenen Jahr zwischen 80 und 88 Prozent, während sie gesamtschweizerisch zwischen 89 und 94 Prozent lag.
Die Situation im Süden hat sich also im letzten Monat massiv zugespitzt. Die Tessiner Gefängnisse sind voll. Zu denken gibt, dass die Behörden darin keine vorübergehende Spitze sehen und auch keine Trendwende erwarten. Es häuften sich ganz bestimmte Arten von Straftaten, erklärt der Regierungsrat und Justizdirektor Norman Gobbi. Dies liege daran, dass der Grenzkanton Tessin die wichtigste Transitregion zwischen Nord und Süd sei.
Damit meint Gobbi vor allem folgende drei Deliktarten: Drogenhandel, Einbrüche im Grenzgebiet und Straftaten im Zusammenhang mit der Migration. In diesen Bereichen ist es zu breit angelegten Polizeiaktionen gekommen, die eine grössere Zahl von Personen hinter Gitter gebracht haben. Alles in allem ist die Kriminalität aber nicht gestiegen. Stattdessen werden eher Straftaten begangen, die zwingend mit einer Gefängnisstrafe verbunden sind.
Spitzenreiter sind die Drogendelikte. Derzeit sitzt rund die Hälfte der im Tessin inhaftierten Personen wegen Handels oder Schmuggels von Drogen ein. Oder wegen der Beschaffungskriminalität, die sich auch in Überfällen auf Tankstellen äussert. Das Problem sei geografisch bedingt, sagt Andreotti, Leiterin des kantonalen Justizamtes. Steige der Drogenkonsum in den Grossagglomerationen nördlich und südlich des Tessins, würden auch mehr Drogen im Kanton selber auftauchen. «Das Tessin ist eine sehr stark genutzte Transitzone für Drogenkuriere», so Andreotti.

Häftlingsverlegung in die französische Schweiz
Die letzten sechs freien Gefängnisplätze befinden sich alle im offenen Vollzug und werden wohl bald besetzt sein. Da auch das Untersuchungsgefängnis voll belegt ist, könnte man noch einige Polizeizellen in Anspruch nehmen, aber nur für kurze Zeit. Eine Lösung könnte in der Mitgliedschaft des Tessins beim Strafvollzugskonkordat der lateinischen Kantone liegen. Das heisst, bei Voll- oder Überbelegung dürfen einzelne Häftlinge in Anstalten der französischen Schweiz gebracht werden.
Der Haken: Auch die Gefängnisse der Romandie sind am Anschlag. Für eine Häftlingsverlegung aus dem Tessin müssten normkonforme Haftplätze zur Verfügung stehen, sagt der Sekretär des lateinischen Konkordats Blaise Péquignot. Aber er bestätigt, dass die Gefängnisse dieses Konkordats insgesamt zur Überbelegung tendieren. Das zeigt auch die Statistik: Ende Dezember waren die Haftanstalten der Romandie und des Tessins zusammen zu 101 Prozent ausgelastet. Einige Gefängnisse des Kantons Genf waren im Schnitt mit 109 Prozent und einige des Waadtlandes mit 115 Prozent deutlich überfüllt.
Daher sollte sich das Tessin eher an die Deutschschweiz richten, was schon in der letzten Zeit der Fall war. Einweisungen sind laut Stefan Weiss, dem Sekretär der Deutschschweizer Strafvollzugskonkordate, im Einzelfall möglich. Jedoch bestehen einige bürokratische Schwierigkeiten, zum Beispiel die unterschiedliche Landessprache im Aktenverkehr. Ausserdem sind gemäss Weiss derzeit auch die Deutschschweizer Gefängnisse stark ausgelastet. Noch Ende Dezember wies die Statistik für die Deutschschweiz insgesamt eine Belegung von 87 Prozent aus. In bestimmten Haftanstalten einzelner Deutschschweizer Kantone war die Auslastung aber 100 Prozent oder höher.

Rekrutierung von Personal aus anderen Kantonen
Um die überfüllten Tessiner Gefängnisse schnell zu entlasten, gelangt in letzter Zeit bei leichteren Fällen vermehrt der Hausarrest mit elektronischem Fussband zur Anwendung. Zudem wird die Einführung von Haftcontainern geprüft, wie sie in einigen Deutschschweizer Gefängnissen zum Einsatz kommen.
Die Erfahrungen mit solchen Containern sind allerdings unterschiedlich. Ihr Einsatz muss laut dem Konkordatssekretär Weiss immer im Einzelfall genau geprüft werden, um den tatsächlichen Nutzen und eine ausreichende Sicherheit im Verhältnis zu den hohen Kosten zu erkennen. Das Tessiner Justizdepartement plant deshalb, eine solche Anstalt zu besuchen, um die Machbarkeit und die maximal mögliche Platzzahl abzuklären. Auch dies wäre jedoch nur eine Übergangslösung.
Schwierigkeiten hat das Tessin auch mit dem Gefängnispersonal im Bereich der Untersuchungshaft. Während früher ein Aufseher durchschnittlich 15 Insassen betreute, sind es heute doppelt so viele. Die Behörden erwägen deshalb, ehemalige Aufseher zu rekrutieren und geschultes Personal aus anderen Kantonen anzustellen.

https://www.nzz.ch/schweiz/tessiner-gefaengnisse-sind-voll-vor-allem-mit-drogendelinquenten-ld.1814370

Da www.nzz.ch

Mobilitiamoci e diciamo sì con convinzione alla 13ma AVS

Mobilitiamoci e diciamo sì con convinzione alla 13ma AVS

Norman Gobbi e Claudio Zali sostengono con convinzione la rendita per i nostri anziani

Ci sono argomenti che più di altri stanno a cuore alla Lega dei Ticinesi. Tra questi, uno dei più importanti e che ha sempre caratterizzato la nostra azione politica è il miglioramento delle condizioni di vita delle anziane e degli anziani ticinesi. È per questo motivo – e lo diciamo subito – che oggi sosteniamo il riconoscimento della 13ma AVS.
Saremo chiamati a dire sì o no a tale rendita il 3 marzo in votazione popolare. Nelle nostre case sono già arrivate le buste per esprimere il nostro voto. È un’occasione da sfruttare al meglio, perché è giunto finalmente il momento di fare questo passo. Il nostro e vostro voto positivo non può mancare.
La maggioranza delle pensionate e dei pensionati ticinesi fatica ad arrivare a fine mese. È un dato di fatto avvalorato dai continui aumenti delle bollette per pagare i premi di cassa malati, per pagare l’elettricità e a volte gli affitti. A ciò si aggiungono le recenti riforme alla Prestazione complementare (PC). Di conseguenza, un certo numero di anziani si vedrà decurtare o addirittura revocare la rendita.
La Lega dei Ticinesi già 25 anni fa aveva portato avanti una “storica” battaglia per accordare agli anziani ticinesi una rendita supplementare. In quel caso si trattava di una prestazione destinata alle persone in età AVS, che sarebbe stata finanziata dal Cantone.
Un’iniziativa pensata ancora dal Nano che sempre ci aveva indicato come fosse indispensabile assicurare ai nostri anziani migliori condizioni di vita.
L’iniziativa venne combattuta da tutti i partiti storici, PS in testa. Dicevano che non c’era bisogno di fare questo “regalo” ai pensionati. Regalo? Ciò che è avvenuto nell’ultimo decennio ci dimostra che non si trattava per nulla di un regalo. La continua e progressiva diminuzione del potere d’acquisto in generale, ma che si ripercuote in maniera esponenziale sugli anziani, è lì a dimostrarlo.
Sono passati più di dieci anni da quando abbiamo sprecato quell’occasione. La nostra speranza è che non venga ripetuto lo stesso errore. Siamo coscienti che questa iniziativa può non essere la migliore proposta in assoluto, perché la 13ma AVS viene distribuita a innaffiatoio a tutte e a tutti, anche ai fortunati benestanti che non ne avrebbero bisogno. Ma se l’alternativa è nessuna rendita, allora dobbiamo finalmente fare questo passo. In seguito si potranno trovare gli accorgimenti legislativi per togliere questa distorsione.
Vogliamo essere pienamente coerenti con il nostro passato, con le azioni che hanno sempre contraddistinto la Lega dei Ticinesi e quindi chiediamo con convinzione un sì alla 13ma AVS per i nostri anziani. È un riconoscimento indispensabile a favore di coloro che hanno contribuito, con il loro lavoro e con i loro sacrifici, a costruire anche il nostro benessere.

Norman Gobbi e Claudio Zali , Consiglieri di Stato

Appello pubblicato nell’edizione di domenica 18 febbraio 2024 de Il Mattino della domenica

Cantoni chiamati alla cassa:“È una proposta indecente”

Cantoni chiamati alla cassa:“È una proposta indecente”

Nuovi alloggi per richiedenti l’asilo: Gobbi rispedisce al mittente la richiesta

 “È una proposta indecente: Berna vuole caricare sulle spalle dei Cantoni anche il 50 per cento dei costi per realizzare nuovi – e a suo dire – urgenti alloggi per richiedenti l’asilo”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi non usa mezzi termini, come suo modo di fare, bollando e rispedendo al mittente la richiesta. “Nello stesso tempo anche i Cantoni hanno preso una posizione contraria a quanto proposto dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Nel recente incontro della KKJPD, la conferenza delle direttrici e dei direttori di giustizia e polizia, ho esposto la nostra ferma contrarietà. Una posizione, tra l’altro, che come Cantoni dovevamo comunicare a stretto giro di posta, senza una vera e propria consultazione. Un no chiaro indicato soprattutto da quei Cantoni come il Ticino che già oggi sono costretti a fare molto sul tema dell’asilo, in virtù della loro posizione geografica di confine”.

Ma perché la SEM arriva con questa proposta? “Secondo le previsioni sull’andamento degli arrivi di richiedenti l’asilo nel 2024, la Segreteria di Stato della migrazione ritiene di non avere alloggi collettivi sufficienti sul territorio svizzero. Nella seconda metà di quest’anno mancherebbero 1’600 posti, che dovranno aggiungersi ai 10’500 totali oggi a disposizione. La SEM propone un investimento complessivo di circa 60 milioni di franchi, da suddividere 50/50 tra Confederazione e Cantoni. Il credito servirebbe per realizzare alloggi in strutture modulari, che altro non sono che i container adeguatamente predisposti per accogliere richiedenti l’asilo. La proposta di adibire questi speciali container quali alloggi era però stata respinta dalle Camere federali. In quel caso si trattava di un investimento superiore. Anche se in maniera più ridotta, ciò che era uscito dalla porta rientra dalla finestra”.

Ma il Direttore del Dipartimento Norman Gobbi non è sorpreso dalla richiesta di finanziare fifty-fifty l’investimento per nuovi alloggi in ambito d’asilo. “Infatti – spiega – appena la consigliera federale Karin Keller-Sutter, responsabile delle finanze, aveva parlato di risparmi nel bilancio 2025 il settore dell’asilo figurava tra quelli su cui occorreva intervenire. Un’impostazione che condivido, personalmente, ma non chiamando alla cassa i Cantoni! Sulla necessità concreta di aumentare il numero di alloggi per gli RA a mio giudizio ci sono altre soluzioni praticabile, che non comportano una spesa così onerosa per la Confederazione”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 11 febbraio 2024 de Il Mattino della domenica

‘I tre assi del governo in cerca dell’equilibrio’

‘I tre assi del governo in cerca dell’equilibrio’

Presentato il programma legislativo 2023-27: 36 obiettivi e 174 azioni per realizzarli. De Rosa: ‘Il pareggio non è fine a sé stesso, ma una necessità’

Il riequilibrio finanziario è la priorità della legislatura per il Consiglio di Stato. Lo ha voluto ribadire forte e chiaro lo stesso governo presentando i tre assi strategici – e con loro i relativi obiettivi e azioni per realizzarli – che compongono il programma della legislatura 2023-27. «Trovare un equilibrio tra entrate e uscite è fondamentale. Una premessa necessaria per riuscire a concretizzare gli obiettivi che ci siamo posti», afferma il presidente del Consiglio di Stato

Raffaele De Rosa. «Sistemare i conti non è un esercizio fine a sé stesso, ma un requisito importante per portare avanti il nostro Cantone». Un messaggio al Gran Consiglio che, approvando mercoledì dopo lunghe discussioni il Preventivo 2024, ha portato il deficit dai 95 milioni di franchi previsti dal messaggio governativo a oltre 130 milioni? «No. Sono documenti che vogliono creare un dialogo e una condivisione. La loro elaborazione, come va di moda dire oggi, è stata fatta ‘ dal basso’ cercando di coinvolgere un numero ampio di interlocutori. Per trovare la medicina giusta bisogna infatti avere diagnosi condivise, e non sempre si riesce ad averle». L’Esecutivo sottolinea che per realizzare i 36 obiettivi contenuti nel programma di legislatura, correlati da 174 azioni concrete da realizzare, l’equilibrio finanziaria è una premessa importante. «Più ci si avvicinerà al pareggio tra entrate e uscite e maggiore sarà la probabilità di realizzare gli obiettivi che ci siamo prefissati». Aggiornamenti sul raggiungimento degli obiettivi saranno forniti annualmente al parlamento. Il governo ha anche presentato ‘Prospettiva 2040’, un documento che vuole essere «una bussola» con la quale orientare le azioni dei prossimi anni. «In questa fase storica la politica è accusata di navigare a vista, questi documenti dimostrano il contrario. Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare», afferma De Rosa utilizzando una metafora marinaresca.

Gobbi: ‘Rivedere i rapporti tre Cantone e Comuni è una priorità’
Primo dei tre assi: le relazioni tra la cittadinanza e le istituzioni. «Le crisi affrontate negli ultimi anni hanno creato una crescente incertezza che incide sul rapporto di fiducia che nutre la popolazione verso le autorità», dichiara il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «In Ticino questo rapporto fortunatamente è ancora buono». Dati alla mano, oltre il 70 per cento della popolazione esprime un grado di fiducia “piuttosto elevato” o “elevato” verso le istituzioni. «Uno dei primi obiettivi è quello di rivedere il rapporto tra Cantoni e Comuni. Vanno aumentate le occasioni di incontro e ricreato un dialogo aperto e costruttivo». A questo si aggiunge una serie di obiettivi legati alla formazione di base e alla digitalizzazione. «È un cantiere centrale per l’Amministrazione cantonale – rimarca il direttore del Di –. Lo si potrà raggiungere promuovendo lo sviluppo delle competenze digitali all’interno dei collaboratori statali».

Zali: ‘Il trasporto pubblico inizia a funzionare davvero bene’
Un altro punto sul quale vuole insistere il governo è lo sviluppo territoriale e l’attrattività del Ticino. «Sono due le tematiche fondamentali in questo ambito: la mobilità, in tutte le sue sfaccettature, e la decarbonizzazione» commenta Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio (Dt). «Il 2023 – precisa – è stato un anno di grandi risultati. Si inizia a vedere qualcosa di concreto e importante». Soprattutto nel settore dei trasporti. «Dopo la pandemia il trasporto pubblico inizia a funzionare veramente bene e siamo soddisfatti». Diversi gli obiettivi, alcuni dei quali ambiziosi, che il Consiglio di Stato ha inserito nel documento. Tra questi: promuovere il territorio valorizzando il paesaggio e il patrimonio storico-culturale, professionalizzare le filiere culturali e incentivare la partecipazione e sostenere il mondo della ricerca e le università.

Carobbio: ‘Preservare anche la salute mentale’
Il terzo asse strategico riguarda invece la qualità della vita. «È una definizione piuttosto ampia», ammette Marina Carobbio, a capo del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (Decs). «Un punto centrale è sicuramente quello di permettere a tutti di poter vivere degnamente con il proprio reddito. Ne va anche della salute, sia fisica che mentale». A proposito di salute psichica, «un recente sondaggio ha dimostrato che è tra le maggiori preoccupazioni dei giovani. Bisogna quindi rafforzare il sostegno». Il Consiglio di Stato intende anche continuare nell’impegno a favore della lotta della criminalità organizzata e alla prevenzione della violenza, come quella domestica «che è una vera piaga sociale», commenta Carobbio. Tra gli obiettivi che rientrano sotto questo asse strategico: favorire le transizioni durante la formazione e garantire l’inserimento, la permanenza e il ricollocamento nel mondo del lavoro; promuovere la parità di genere, favorire la conciliabilità tra vita familiare e professionale; gestire le persone divenute pericolose e violente a causa del disadattamento sociale, della radicalizzazione e dell’estremismo.

‘Una bussola per orientare la politica’
Il cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri ha invece presentato ‘Prospettiva 2040’. «È un nuovo documento strategico a disposizione di governo, parlamento e amministrazione cantonale. Sostituisce quello precedente, ‘Rapporto sugli indirizzi’, che risale al 2003». Il risultato è stato frutto di un lavoro, come detto, «dal basso». Spiega Coduri: «Abbiamo organizzato workshop, coinvolto i giovani e svolto sondaggi. Il risultato vuole essere uno strumento per sviluppare prospettive sul lungo periodo che superi l’orizzonte temporale della legislatura». Un esempio su tutti, contenuto nelle circa 80 pagine di documento: per affrontare le sfide economiche vengono indicate delle “leve d’azione”. Tra questi si trovano la cultura dell’imprenditorialità, la collaborazione pubblico-privato e la responsabilità sociale delle imprese.

Vitta: ‘Responsabilità collettiva e pragmatismo’
A fornire un quadro conclusivo durante l’incontro con i media è Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia. «Occorre essere consapevoli che la misura della realizzazione di questi obiettivi dipende dall’equilibrio finanziario, che condizionerà pesantemente la legislatura. È una sfida tanto importante quanto difficile. Serve presa di responsabilità collettiva, un approccio concreto e pragmatico. Dobbiamo trovare equilibrio con cambiamenti che sono a tutt’oggi ancora gestibili».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 febbraio 2024 de La Regione

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Una bussola per il futuro
Il Consiglio di Stato ha presentato il programma di legislatura che guiderà le sue politiche in questo quadriennio – Tre gli assi strategici: le relazioni con la cittadinanza, l’attrattività del cantone e la qualità di vita – La «premessa fondamentale» rimane però la necessità di ritrovare l’equilibrio delle finanze

«In questa fase storica la politica è spesso accusata di navigare a vista. Questi due documenti dimostrano il contrario ». È racchiuso in questa frase, pronunciata dal presidente del Consiglio di Stato Raffaele De Rosa, l’intento del Governo, che ieri pomeriggio a Bellinzona ha presentato il « Programma di legislatura 2023-2027 » e il documento «Prospettiva 2040». Due corposi documenti tramite i quali, appunto, si vuole dimostrare che «la politica in Ticino sa guardare lontano», perché «il Governo sa bene che non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare ». Già, più volte negli scorsi giorni dal Parlamento sono giunte sollecitazioni all’Esecutivo per presentare l’atteso programma di legislatura. E, a stretto giro di posta, il Governo ha quindi presentato il documento che orienterà le sue politiche in questo quadriennio.
Sono tre, concretamente, gli assi strategici individuati dal Governo: le relazioni con la cittadinanza e le istituzioni; lo sviluppo e l’attrattiva del cantone; la qualità di vita. Tre assi poi declinati in 36 obiettivi e 174 azioni concrete, misurabili, quest’ultime, tramite 280 indicatori d’attuazione che permetteranno di monitorare l’avanzamento dei lavori.

La premessa fondamentale
E fin qui, tutto bene. Lo spettro (soprattutto di questi tempi) che veleggia attorno a tutti questi buoni auspici, però, è racchiuso nella premessa fatta dallo stesso Governo nel documento: in questo contesto occorrerà tener conto «del fatto che il riequilibrio delle finanze cantonali costituirà l’obiettivo prioritario del quadriennio ». O, per dirla con le parole utilizzate da De Rosa durante la conferenza stampa: «Il Consiglio di Stato è consapevole che c’è un presupposto fondamentale per affrontare le sfide e garantire al cantone uno sviluppo sostenibile: la presenza di un margine di manovra finanziario». Ecco perché, ha proseguito il presidente, «il Governo considera l’equilibrio delle finanze una premessa essenziale della propria strategia». Un equilibrio che «non è un fine in sé, ma una condizione senza la quale non potremo dare concretezza ai progetti». Detto in soldoni: niente soldi, niente progettualità e investimenti.

Dalla fiducia alla salute mentale
Detto di questa premessa si è quindi passati alla presentazione degli «assi strategici» individuati per la presente legislatura.
Il primo dei quali, illustrato dal direttore del DI Norman Gobbi, riguarda le relazioni con la cittadinanza e le istituzioni. Su questo fronte il primo obiettivo centrale è quello di continuare a garantire l’elevato grado di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Perché, come sottolineato da Gobbi, «solo la fiducia dei cittadini garantisce il funzionamento dei complessi meccanismi della democrazia diretta svizzera». Particolare attenzione sarà poi posta nel migliorare il dialogo con i Comuni, ma anche con la Confederazione, gli altri Cantoni e le regioni d’oltre frontiera. L’accento sarà poi messo sulla digitalizzazione, in particolare per migliorare la qualità dei servizi e delle prestazioni offerte dallo Stato. Non da ultimo, poi, è stato citato «il coinvolgimento attivo dei giovani e di tutta la popolazione nei meccanismi della democrazia diretta», anche per «interrompere l’erosione della partecipazione».

Per il secondo asse strategico, quello relativo allo sviluppo e l’attrattività del cantone, il direttore del DT Claudio Zali ha invece posto l’accento su due «tematiche fondamentali ». In primis, la mobilità, creando le infrastrutture necessarie ma anche continuando a spostare il traffico dalla strada al trasporto pubblico. Su questo fronte, ha assicurato Zali, «dopo essere stati frenati dalla pandemia, ora si inizia a vedere un cambiamento concreto». L’altro dossier fondamentale, poi, riguarda «la decarbonizzazione e la lotta al cambiamento climatico». Per fare ciò, ha affermato il consigliere di Stato, si continuerà a sostenere finanziariamente l’abbandono delle fonti fossili.

Il terzo asse, relativo alla qualità di vita, è stato presentato dalla direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti. Un tema estremamente vasto, ha evidenziato, mettendo però in primis l’accento sulla salute mentale dei giovani, e poi anche sull’orientamento scolastico e sul sistema sanitario, sulle pari opportunità e la lotta alla violenza di genere.

Le riflessioni conclusive sono state invece affidate al direttore del DFE Christian Vitta, il quale ha messo in evidenza il fatto che la concretizzazione delle misure concrete inserite nel programma dipende essenzialmente da due fattori. Il primo dei quali, come scritto, è l’equilibrio finanziario. «Una tela di fondo che condizionerà in maniera importante la presente legislatura» e che «richiede una presa di responsabilità del Governo, del Parlamento e della cittadinanza ». Il secondo fattore, infine, riguarda il contesto. Ossia il fatto che «il nostro cantone non è immune da quello che accade nel resto del mondo». In tutto ciò, però, l’Esecutivo, tramite questi due documenti, ha anche voluto restare positivo e propositivo, dimostrando «che anche in tempi difficili come quelli attuali vi è la possibilità di gettare lo sguardo anche al medio e lungo termine».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

 

Il Consiglio di Stato presenta il Programma di legislatura 2023-2027 e il documento «Prospettiva 2040»

Il Consiglio di Stato presenta il Programma di legislatura 2023-2027 e il documento «Prospettiva 2040»

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha presentato, nel corso di una conferenza stampa organizzata a Bellinzona, il Programma di legislatura per il periodo 2023-2027. Il documento contiene gli obiettivi politici condivisi che durante i prossimi anni orienteranno l’attività del Governo cantonale – tenendo conto del fatto che il riequilibrio delle finanze cantonali costituirà l’obiettivo centrale del quadriennio. Il Consiglio di Stato ha inoltre presentato il documento «Prospettiva 2040», elaborato secondo una metodologia innovativa, che presenta gli scenari per lo sviluppo a lungo termine del nostro Cantone.

La Legge sulla pianificazione cantonale prescrive che il Consiglio di Stato presenti al Gran Consiglio un Programma di legislatura e un aggiornamento a cadenza annuale. Come in passato, il documento descrive obiettivi e intendimenti che vanno al di là dei progetti dei Dipartimenti e della Cancelleria, e abbraccia una prospettiva che si estende anche al di là dei quattro anni della legislatura in corso.  
Il Consiglio di Stato ha confermato tre assi strategici sui quali intende costruire le proposte politiche della legislatura 2023-2027 e degli anni seguenti, in modo da rispondere ai bisogni della popolazione e del territorio cantonale: relazioni con la cittadinanza e le istituzioni, sviluppo e attrattiva del Cantone Ticino e qualità di vita.  
Il Programma di legislatura 2023-2027 contiene 36 obiettivi correlati a 174 azioni concrete da realizzare. Lo stato di avanzamento delle azioni sarà monitorato, grazie a un sistema di indicatori aggiornato annualmente. L’insieme del documento si allinea agli intendimenti dell’«Agenda 2030» dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, della quale abbraccia la prospettiva orientata a uno sviluppo sostenibile.  

«Prospettiva 2040»  
L’intenzione di realizzare un documento strategico intitolato «Prospettiva 2040» era stata annunciata dal Consiglio di Stato nello scorso Programma di legislatura 2019-2023, e i lavori sono entrati nel vivo subito dopo la fine della pandemia, fra il 2022 e il 2023. Le sfide e le opportunità descritte sono il frutto delle discussioni avvenute durante un ciclo di workshop che hanno coinvolto oltre trecento persone. Su questi preziosi materiali, i Dipartimenti e la Cancelleria hanno condotto verifiche e approfondimenti tecnici che hanno permesso di precisare i messaggi condivisi dai partecipanti agli incontri, trattenendone lo spirito. A partire da queste fondamenta, il gruppo di lavoro «Prospettiva 2040» ha descritto l’analisi del contesto e sviluppato tendenze e leve d’azione. 
Grazie a questo approccio innovativo, «Prospettiva 2040» è in grado di presentare una visione delle principali sfide future per il Cantone nel contesto delle tendenze in atto sul piano nazionale e internazionale. Da una parte vengono messi in evidenza elementi limitanti e problemi; a lato, vengono elencate possibili leve d’azione da utilizzare per rispondere a tali tendenze e influenzare il cambiamento, senza tuttavia proporre interventi concreti.  
Il Consiglio di Stato ha apprezzato la scelta dell’approccio partecipativo, e dopo avere valutato il lavoro svolto e preso atto dei contenuti del documento «Prospettiva 2040» ha deciso di farlo proprio e trasmetterlo per discussione al Gran Consiglio – come prevede la Legge sulla pianificazione cantonale.

 

Lega di Lugano, campagna lanciata

Lega di Lugano, campagna lanciata

Il movimento ha presentato i suoi candidati sulla lista unica con l’UDC: I due uscenti Michele Foletti e Lorenzo Quadri, Andrea Censi e Andrea Sanvido: «Siamo l’ultimo baluardo contro la deriva green e woke»

«Abbiamo pensato a un concept che risvegliasse l’orgoglio del cittadino luganese ma che fosse anche nel provocatorio stile della Lega». È con queste parole che Lukas Bernasconi ha lanciato ieri all’ex asilo Ciani di Lugano la campagna elettorale del movimento, che è racchiusa nello slogan «Lugano è la capitale». Capitale, s’intende, sportiva, della movida, sociale, tecnologia ed economica («ma non una vacca da mungere»), come si vedrà sui cartelloni pubblicitari che appariranno in questi giorni in città. «Ma dato il tema ne abbiamo messo uno anche davanti alla sede del governo a Bellinzona».

I quattro nomi
La serata è stata anche l’occasione per presentare i candidati d’area sulla lista unica per il Municipio con l’UDC e per quella «solitaria» per il Consiglio comunale, composta da 32 nomi. Per l’Esecutivo ci saranno come noto il sindaco uscente Michele Foletti, il municipale uscente Lorenzo Quadri, e i granconsiglieri Andrea Censi e Andrea Sanvido. Censi è peraltro l’unico candidato in lizza per l’Esecutivo cittadino con il casellario non immacolato: figurano due condanne a pene pecuniarie per guida in stato di ebrietà nel 2019 in Ticino e nel 2021 nei Grigioni.

Le parole di Foletti e Quadri
Alla serata – in parte complicata dal fatto che i due granconsiglieri e il coordinatore Norman Gobbi hanno tardato ad arrivare perché impegnati fino a tardi in Gran Consiglio – ha partecipato all’incirca un centinaio fra simpatizzanti, candidati e ospiti. Come il compagno di lista Marco Chiesa (gli altri due candidati UDC sono Tiziano Galeazzi e Raide Bassi), che ha pure brevemente preso la parola per un saluto.

A parlare sono però stati soprattutto Foletti e Quadri. Il primo ha rivendicato il lavoro fatto dacché è diventato sindaco: «Dopo l’improvvisa e triste morte di Marco Borradori non abbiamo subito scoramento e siamo stati capaci di reagire, e oggi Lugano è una città invidiata in tutta la Svizzera, ben reputata in ambito tecnologico e innovativo e che non lascia indietro nessuno: siamo tornati a essere attrattivi ». Quadri ha invece definito la lista come «l’ultimo baluardo contro la deriva green e woke» e, riferendosi alla sola Lega, ha parlato di «battaglia decisiva per invertire la tendenza », cioè la perdita di consensi del movimento alle ultime tornate elettorali. 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 8 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

C’è l’ok all’acquisto Ma sullo stabile EFG si andrà alle urne

C’è l’ok all’acquisto Ma sullo stabile EFG si andrà alle urne

Al termine di un acceso dibattito il Parlamento ha approvato il credito per comperare l’edificio della banca ma ha anche avallato lo strumento del referendum finanziario

«Due funzionari hanno negoziato il prezzo? Ma per chi ci prendete?». Basterebbe questa piccata risposta di Christian Vitta per inquadrare perfettamente la temperatura dell’aula durante la discussione sull’acquisto dello stabile EFG per insediarvi la cittadella della Giustizia. Una frase detta in risposta a una dichiarazione di Tiziano Galeazzi (UDC), il quale sosteneva che la negoziazione fra Stato e banca sarebbe stata portata avanti, appunto, da «due funzionari della logistica». Insomma, lo avrete capito: fra accuse, risposte e momenti di grande (se non totale) confusione, la discussione sul dossier del progetto di riammodernamento di tutto il settore della Giustizia ticinese ha vissuto momenti complicati. Anche perché il credito di 76 milioni di franchi (circa 82 in totale compresa la progettazione per adeguare lo stabile) si è mischiato inevitabilmente con le oltre 20 ore del dibattito precedente sul Preventivo. Ma tant’è. Il succo, alla fine di un lungo pomeriggio, è questo: il Parlamento ha sì approvato con 54 voti favorevoli, 26 contrari e un astenuto l’acquisto dello stabile EFG. Ma, subito dopo, ha anche scelto di abbracciare per la seconda volta nella storia del Cantone (la prima riguardava le misure di compensazione per gli affiliati alla Cassa pensioni dello Stato) lo strumento del referendum finanziario obbligatorio. Uno strumento che porta direttamente il popolo al voto. A favore di questa soluzione (servivano 25 deputati favorevoli) hanno votato l’UDC, i Verdi, Avanti con Ticino & Lavoro, nonché alcuni deputati di Centro, PS e PLR. La Lega, invece, si è astenuta.

Niente delusione
Per Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, si tratta quindi di una vittoria a metà. Il credito è stato approvato, ma il progetto resta appeso all’esame popolare. Deluso? «Io non sono mai deluso se devono essere i cittadini a doversi esprimere», taglia corto il consigliere di Stato. «Soprattutto quando si parla di un investimento a favore della Giustizia, un servizio essenziale alla collettività. Dare una casa alla Giustizia ticinese, in particolar modo a quella cantonale che non andrà a sottrarre la presenza territoriale garantita dalle Preture e dalle future Preture di protezione cantonali, significa dare una dignità alla magistratura ticinese ma anche ai cittadini e alle aziende del cantone ». A questo punto, si apre però la campagna per il voto. «In aula ho ricordato la storia che ha portato all’edificazione dell’attuale Palazzo di giustizia di Lugano», commenta ancora Gobbi. «Abbiamo dovuto attendere 41 anni e cinque messaggi governativi per arrivare a tetto. Auspico quindi che non si debba attendere così tanto, perché viste le contingenze non possiamo più stare nell’attuale sede a causa dello stato dell’infrastruttura ». Altre soluzioni? «L’affitto. Ma significa spendere soldi senza entrare in proprietà».

Una questione di soldi
C’è da scommetterci che gli avversari, invece, faranno leva anche sui «costi eccessivi» dell’acquisto. Come l’UDC, pronta – se non fosse passato in aula il referendum finanziario obbligatorio – a raccogliere le firme per andare comunque al voto. Non a caso, il capogruppo democentrista Sergio Morisoli ha ricordato in Parlamento il «costo esorbitante » dello stabile EFG. Una spesa del genere, poi, stonerebbe «in un momento di crisi finanziaria in cui si chiedono sacrifici ai cittadini». Per questo, durante il dibattito, l’UDC ha proposto degli emendamenti (poi bocciati) per abbassare il prezzo di acquisto e di progettazione di oltre 11 milioni. «Daremmo una base solida e concreta al Governo per riaprire la negoziazione con la certezza di avere le spalle coperte dal Gran Consiglio », ha spiegato Morisoli. Inoltre, «il venditore saprebbe chiaramente qual è la soglia massima ‘‘di dolore’’». A «tirare » sul prezzo ci ha pensato anche Samantha Bourgoin dei Verdi, con un emendamento (pure questo stralciato dall’aula) che prevedeva un abbassamento del prezzo addirittura di 30 milioni.

L’unica soluzione
Proposte criticate da più parti, in particolare dal PLR. I liberali radicali, come noto, avevano firmato il rapporto di maggioranza del relatore Matteo Quadranti assieme alla Lega. Proprio Quadranti ha evidenziato, dopo aver ripercorso l’iter commissionale, la necessità di acquistare lo stabile per la Giustizia. Una necessità giunta «dopo 15 anni di valutazioni ». Appoggio anche da Natalia Ferrara, che ha spiegato: «L’acquisto è l’unica soluzione possibile. Volete davvero picconare anche la Giustizia? ». Contrari come visto i Verdi, con Bourgoin a parlare di «gigantismo». La maggioranza del PS era invece favorevole: Fabrizio Sirica, pur non risparmiando alcune critiche, ha ricordato la situazione indecorosa in cui versa l’attuale palazzo. Spaccato anche il Centro. Fiorenzo Dadò ha subito attaccato sia sulla centralizzazione, sia sul costo. «Come si può pensare di tagliare dappertutto, di ridurre le tasse ai ricchi e spendere 250 milioni per delle mura?». I suoi colleghi di partito Gianluca Padlina e Michel Tricarico, sottolineando lo stato dell’attuale stabile, si sono però esposti a favore.

Al termine dell’accesa discussione, come visto, il rapporto ha tenuto. Ma sarà il popolo, ancora, ad avere l’ultima parola.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 8 febbraio 2024 del Corriere del Ticino