Borradori e l’effetto domino

Borradori e l’effetto domino

Domenica 14 aprile 2013 i cittadini della sempre più grande Lugano e quelli di Mendrisio, il secondo polo del Sottoceneri, saranno chiamati a rinnovare Municipio e Consiglio comunale con un anno di ritardo sulla normale tabella di marcia. La stessa cosa accadrà per le Terre di Pedemonte. È l’effetto del rinvio delle elezioni previste nel 2012, indispensabile per concedere i necessari tempi tecnici alla realizzazione dei tre progetti aggregativi. In pratica gli amministratori locali in carica hanno goduto (o magari qualcuno sosterrà di avere subito) una legislatura artificialmente prolungata. Quella ventura vedrà invece i confermati e le new entry amministrare l’ente locale per soli trentasei mesi. L’anno in più a disposizione ha concesso maggior respiro a municipali e consiglieri comunali, procrastinando di un anno lo stress da campagna elettorale. 

Eppure oggi, a otto mesi dall’appuntamento che avrebbe dovuto tenersi lo scorso aprile, non ci sono ancora certezze su chi correrà o rinuncerà. Ovviamente l’interesse per le poltrone è tutto catalizzato su Lugano, ormai la Città-Cantone, che in futuro sarà sempre più in grado di influenzare l’orientamento della politica cantonale. E già solo per questo fatto le sette poltrone luganesi fanno sempre più gola. 

Gli interrogativi che contano sono noti da tempo: il sindaco Giorgio Giudici, in Municipio dal 1978, si ricandiderà? Marco Borradori, già municipale agli esordi della sua carriera politica, consigliere di Stato dal 1995, tenterà di subentrare a re Giorgio? Fino ad ora è stata vana l’attesa di chi attendeva conferme ufficiali e definitive da parte dei diretti interessati. Nessuno di loro ha voluto uscire allo scoperto, entrambi restano in trincea, in attesa delle mosse altrui. Questo non significa ancora che si guardino in cagnesco. Anzi. 

Ma, per dirla tutta, farebbe più rumore una rinuncia di Borradori per Lugano che una sua disponibilità. Per quanto concerne Giudici, se fino alle elezioni cantonali del 2011, segnate dallo tsunami leghista in Consiglio di Stato, gli organismi locali del PLR erano propensi a mostrargli lo statuto del partito che limita a 16 anni le cariche politiche (con facoltà di deroga per un altro quadriennio), oggi le difficoltà nell’individuare personalità elettoralmente competitive, unitamente al fatto che quella che verrà sarà una sorta di legislatura-lampo, ha portato a rivalutare la candidatura Giudici. Eppure il sindaco di Lugano, nella recente uscita pubblica per l’inaugurazione della galleria Vedeggio-Cassarate, è apparso piuttosto affaticato. A parlare più di molte parole sono le fotografie che lo ritraggono con Borradori pubblicate sul nostro portale online www.cdt.ch. Per certi versi quelle immagini mostrano un confronto impietoso. Ma tutti sanno che a determinare il destino di Giudici non sarà nessun altro che lo stesso Giudici.

Se fino a qualche tempo fa per la corsa era prevedibile un «o tu o io», ora non ci sarebbe da stupirsi se si dovesse assistere ad un testa a testa. Le mosse dei politici per il Municipio di Lugano potrebbero avere anche ricadute a livello di Consiglio di Stato. La partenza di Borradori dal Dipartimento del territorio lancerebbe per la sostituzione Lorenzo Quadri in qualità di primo subentrante. Ma l’interessato, di andare a Bellinzona non ne vuole proprio sapere. Forte del primato di voti nella corsa al Consiglio nazionale e conscio delle prevedibili difficoltà nel confermare i due seggi leghisti in Governo tra poco meno di tre anni, Quadri non intende abbandonare il certo per l’incerto e finire per entrare in concorrenza con Norman Gobbi. Il secondo subentrante non è altri che il conducator leghista Giuliano Bignasca che in maggio, sull’onda della polemica per il caso Giorgio Orelli, aveva minacciato: «Si preparino, io vado in Consiglio di Stato». L’ennesima boutade o c’è qualcosa di più? Sicuro è che se davvero sarà lui ad entrare a palazzo dello Orsoline in quota Lega, ci saranno fuochi d’artificio. Almeno all’inizio. Gli verrà riproposto l’ingombrante e politicamente poco gratificante Dipartimento delle finanze e dell’economia che il PLRT aveva cercato di mollare dopo il raddoppio leghista? Lo scenario non è propriamente di quelli da fantapolitica. 

Per la successione di Borradori potrebbe anche finire con la sottoscrizione di rinuncia a cascata dei subentranti leghisti (il quinto sulla lista è Michele Barra) e la decisione di piazzare un’altra persona per la Lega. 

Bignasca al DFE è solo una delle ipotesi, mentre non è da sottovalutare il possibile effetto domino provocato da un’eventuale partenza anticipata di Borradori, che darebbe lo stimolo per un nuovo giro di valzer alla guida dei dipartimenti. Il PS pare essere posteggiato alla scuola (per tradizione nelle mani del PLRT), mentre il suo approdo naturale è il DSS e il PPD non ha mai dimenticato il Territorio mollato da Alex «monello» Pedrazzini. L’unico inamovibile, almeno sino a termine del quadriennio, sembra essere Norman Gobbi alle Istituzioni. Non rimane che il DFE evitato da tutti gli eletti del 2011 e destinato a fungere da Peppa tencia dipartimentale.

Gianni Righinetti, Corriere del Ticino, 30.07.2012

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