9 febbraio: un nuovo voto non risolverà i problemi del Ticino!

9 febbraio: un nuovo voto non risolverà i problemi del Ticino!

È dannoso e controproducente mettere in discussione la volontà del Popolo. Il 9 febbraio 2014, il Popolo svizzero si è espresso in modo chiaro: basta all’immigrazione di massa! Un segnale forte e soprattutto un mandato ben preciso, che obbliga le Autorità politiche a dover agire per rispettare la volontà dei cittadini. In Ticino – lo ripeto, visto che in talune occasioni qualcuno sembra esserselo dimenticato –, quasi il 70% della popolazione ha accettato l’iniziativa, contribuendo in maniera decisiva all’esito finale della votazione federale. Le trattative per mettere in pratica la volontà popolare sono iniziate, non senza qualche difficoltà dato l’atteggiamento scontroso dell’Unione europea e l’approccio fin troppo remissivo dei rappresentanti del nostro Paese. Il Canton Ticino, in particolare nella sua presa di posizione in merito al progetto proposto dal Consiglio federale per concretizzare i contingenti votati dal Popolo, ha già detto la sua: occorre rivedere l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in modo che in esso siano previste delle limitazioni per quanto concerne i cittadini degli Stati UE, che creano anche delle distorsioni al nostro mercato del lavoro. Questo è il punto centrale della discussione; questo è il mandato del Popolo svizzero che le Autorità politiche devono perseguire con tutte le loro forze.

Ora, proprio nel bel mezzo delle trattative, qualcuno ha pensato bene di mettere in discussione la volontà del Popolo svizzero che, a detta dei promotori dell’iniziativa RASA (“Fuori dal vicolo cieco”) porterà la Svizzera alla rovina. Ma siamo sicuri che nel vicolo cieco non ci stiano portando proprio i promotori di questa campagna per riportare i cittadini alle urne? Mentre la congiuntura economica sfavorevole, unita agli effetti negativi sul nostro mercato del lavoro dovuti alla libera circolazione delle persone, mette in ginocchio l’occupazione e la piazza finanziaria del nostro Cantone, chi sta pensando a tutelare gli interessi dei Ticinesi? Chi sta pensando al Ticino, che negli ultimi tempi ha dovuto pure assumersi l’onere – dato il fallimento dimostrato dall’Unione europea in questo ambito – riguardante la gestione dell’emergenza migranti? Non di certo coloro che hanno promosso la raccolta delle firme per ritornare a votare e che ignorano la realtà ticinese! Voglio essere schietto e sincero come mio solito: un nuovo voto non risolverà i nostri problemi! Anzi, rischia di mettere il nostro Paese in una posizione di svantaggio al tavolo delle trattative, con gli euroburocrati di Bruxelles che avrebbero il coltello dalla parte del manico.

Questo è il momento in cui dobbiamo restare uniti, senza dare l’idea di essere divisi su una questione così fondamentale per il futuro della Svizzera. I Ticinesi l’hanno capito, e difatti le firme a sostegno dell’iniziativa RASA provenienti dal nostro Cantone sembrerebbero essere poche. I Ticinesi vogliono risposte chiare e concrete alle loro preoccupazioni: questo è l’obiettivo sul quale dobbiamo focalizzarci. La volontà del Popolo è un principio cardine della democrazia svizzera e, di conseguenza, metterla in dubbio, come ha fatto l’iniziativa RASA, è dannoso. Con il voto del 9 febbraio, tanta gente ha nutrito la speranza di poter cambiare le cose nel nostro Paese e nel nostro Cantone: non sarà quindi certo annullando le decisioni prese senza nemmeno aver provato ad attuarle che i problemi dei Ticinesi troveranno una soluzione. Dobbiamo provarci; e non dobbiamo mollare! Io continuerò ad impegnarmi e a lottare, in particolare difendendo la volontà del 68% dei Ticinesi ogniqualvolta sarò chiamato – come nel caso degli innumerevoli incontri con le Autorità federali – a rappresentare il nostro Cantone e gli interessi dei suoi cittadini.

Norman Gobbi
(Mattino della domenica, 23.08.2015)

Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare

Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare

Personalmente non pensavo che il quotidiano La Regione utilizzasse la lettera di risposta che il sottoscritto ha inviato al Segretario di Stato per la migrazione Mario Gattiker per strumentalizzare la misura introdotta dal mio Dipartimento lo scorso aprile relativa all’obbligo di presentazione del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rinnovo e il rilascio dei permessi di dimora B e di lavoratore frontaliere G. Innanzitutto, tengo a spegnere il taglio ironico con cui La Regione ha tendenziosamente impostato l’intero articolo pubblicato oggi. Dire infatti che “si scopre solo oggi” la natura straordinaria e temporanea della mia decisione è falso, dato che più volte ho ribadito la straordinarietà della misura, legata appunto al contesto straordinario vissuto negli ultimi mesi a livello di sicurezza. Sicurezza, un argomento messo in dubbio dal quotidiano, che cita alcuni passaggi dell’editoriale con il quale, come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, introducevo ad inizio anno il Rapporto d’attività 2014 della Polizia cantonale.
Le cifre estrapolate dal Rapporto e riportate nell’articolo sono parziali e non dicono tutto. Ad esempio, non considerano la criminalità economica, che non è diminuita rispetto al 2013, e che danneggia fortemente l’immagine della nostra piazza finanziaria. E soprattutto ben si son guardati di indicare la provenienza degli autori di questi reati quali truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele e falsità in documenti: il 61% di loro sono cittadini stranieri, con oltre la metà di questi reati commessi da persone di nazionalità italiana; inoltre, non considerano che la criminalità in generale è diminuita solo grazie ai notevoli sforzi messi in campo dal nostro Cantone nel globale, e dal Dipartimento diretto dal sottoscritto nel particolare. 

Non sto ad elencare le misure introdotte perché sono sicuro che tutti se le ricordano; i media le hanno riportate più volte e sono state parte integrante del dibattito politico della scorsa legislatura cantonale e dell’attuale legislatura federale. Aggiungo però che fra quelle misure è integrato anche l’obbligo di presentazione del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti. Analizzare quest’ultimo come se fosse un provvedimento a sé rappresenta un esercizio miope e fuorviante. Il provvedimento è, e così è sempre stato dichiaratamente, una misura straordinaria. Di fronte a situazioni come quelle vissute dal Ticino negli ultimi mesi, le misure introdotte devono poter essere accompagnate – e questo è un aspetto che ho ricordato alle Autorità federali – da misure straordinarie che permettano di continuare a garantire la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone e di tutti i suoi cittadini.

Sulla sicurezza non bisogna mai abbassare la guardia. In qualità di responsabile politico e istituzionale della sicurezza nel nostro Cantone, il sottoscritto deve pensare alla tranquillità di tutti i cittadini, messa a repentaglio da persone che approfittano del contesto d’apertura – ahimè causato dagli accordi internazionali firmati dal nostro Paese – per entrare a delinquere sul nostro territorio. Sicurezza e tranquillità che, nel caso di questa misura, fanno rima con rispetto. Rispetto per tutti i Ticinesi ma anche per tutti i cittadini stranieri che vogliono dimorare o lavorare onestamente nel nostro Cantone, e che sono quindi anch’essi tutelati dalla mia decisione (prova ne è che nessuno si è lamentato, anzi). Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare; ed è proprio per questo che ho difeso e continuerò a difendere la mia decisione presso le Autorità federali, così come presso quelle europee e italiane.

Se questo mio comportamento non trova l’approvazione di alcune testate giornalistiche come La Regione o Il Caffé, pazienza. La sicurezza e il benessere del Popolo ticinese sono sempre state fra le mie priorità. Obiettivi a cui mi sono dedicato nella passata legislatura (durante la quale ho deciso l’introduzione di questo provvedimento, e se ne stiamo ancora discutendo significa che non si è trattato, come supposto da qualcuno, di una manovra elettorale), assicurando al cittadino che lo avrei fatto anche se mi avesse concesso un secondo mandato. Il Popolo ticinese mi ha confermato la sua fiducia, al di là di ogni dubbio. Non tenere fede a quanto detto in campagna elettorale sarebbe stato deludente e irriverente per chi mi ha sostenuto con il suo voto. È per questo che adotterò ogni provvedimento che riterrò necessario, anche se scomodo ad alcuni ambienti, per aumentare il livello della sicurezza nel nostro Cantone.

Norman Gobbi

I Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia in visita in Ticino

I Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia in visita in Ticino

È stata mostrata loro l’area di confine e s è parlato della questione migranti. Giovedì 20 e venerdì 21 agosto i membri del Comitato della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia si sono riuniti a Chiasso, su invito del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. L’invito era finalizzato a mostrare direttamente “i problemi cui, specialmente negli ultimi tempi, si trova confrontato, il Canton Ticino”.

L’accento è stato posto in particolare sui flussi migratori, una questione già evidenziata dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, che nel mese di giugno scorso aveva reso partecipi i membri del Comitato sulla criticità della situazione. Le preoccupazioni ticinesi sono state sostenute dalla Conferenza, che aveva postulato alle Consigliere federali Eveline Widmer-Schlumpf e Simonetta Sommaruga un rafforzamento dei controlli alla frontiera associato a un aumento del numero delle guardie di confine in Ticino.

I rappresentanti della Polizia cantonale, del Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso e del Corpo delle guardie di confine hanno illustrato la situazione attuale e hanno poi guidato i membri del Comitato in una visita alla dogana della stazione ferroviaria di Chiasso e al Centro di registrazione situato in Via Motta.

“Queste visite hanno permesso di rendere attenti i membri del Comitato della Conferenza sull’onere significativo di cui si fa carico il Canton Ticino nell’ambito della difesa e del controllo di quella che è la Porta Sud della Svizzera”. Si tratta di un onore, aggiunge il Dipartimento delle istituzioni, “che presuppone una stretta collaborazione tra le Autorità cantonali e quelle federali, che dovrà essere ulteriormente rafforzata in modo da continuare a garantire la salvaguardia della sicurezza e dell’ordine pubblico del nostro Paese”.

Oggi, infine, si è tenuta la consueta riunione del Comitato presso il Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale.

Gobbi risponde picche a Berna

Gobbi risponde picche a Berna

Da ticinonews.ch l Il consigliere di Stato ha risposto a Mario Gattiker. “Le comunico che sui permessi non intendo fare marcia indietro”.

“Le comunico che non intendo farlo.” Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha risposto al segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker, che con una missiva inviata a Bellinzona durante lo scorso mese di giugno gli aveva chiesto di abolire la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio dei permessi B (dimoranti) e G (frontalieri).

Nella sua risposta, riportata oggi dal Corriere del Ticino, Gobbi fa presente a Gattiker che “occorre relativizzare la portata discriminante della misura – un aspetto fin troppo enfatizzato dalle autorità italiane – in quanto essa si applica a tutti i cittadini UE/AELS, indipendentemente dalla loro nazionalità.”

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ricorda inoltre che la misura è volta a tutelare la sicurezza e non a limitare l’esercizio di libera circolazione: “Quale responsabile politico e istituzionale della sicurezza nel Canton Ticino, non posso permettere che vengano a ripresentarsi situazioni di disagio come quelle vissute negli scorsi mesi, situazioni che, oltre a mettere a repentaglio la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone, denotano una mancanza di rispetto sia nei confronti dei cittadini del nostro Paese, sia delle persone straniere che vogliono dimorare e lavorare onestamente sul suolo elvetico.”

Gobbi conclude ribadendo che si tratta di una misura a titolo provvisorio “che verrà rivalutata nel corso dell’autunno, quando disporremo di elementi oggettivi e dati statistici riscontrabili”.

http://www.ticinonews.ch/ticino/247560/gobbi-risponde-picche-a-berna

Gobbi a Robbiani sulle revoche dei permessi: “Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere da noi, deve disporre dei mezzi sufficienti”

Gobbi a Robbiani sulle revoche dei permessi: “Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere da noi, deve disporre dei mezzi sufficienti”

Da liberatv.ch l Dopo le pesanti accuse lanciate dal segretario dell’OCST, ecco la replica del ministro: “La Legge federale sugli stranieri prevede la possibilità di revocare i permessi, allorquando lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale”

Norman Gobbi risponde a Meinrado Robbiani: la prassi adottata dal Dipartimento delle Istituzioni sulle revoche dei permessi di residenza e di domicilio è corretta. Il Consigliere di Stato leghista affida ad una nota stampa le sue puntualizzazioni, dopo che il segretario dell’OCST aveva pesantemente attaccato il DI con una presa di posizione inviata alle redazioni nel primo pomeriggio (leggi articolo correlato).

Una presa di posizione, si legge in un comunicato del Dipartimento di Gobbi, “nel quale è messa in dubbio la legalità della prassi adottata nei confronti dei cittadini stranieri con permessi di dimora e di domicilio a beneficio di assegni familiari integrativi (AFI) e di assegni di prima infanzia (API)”.
“In primo luogo – sottolinea il DI – va rammentato come la Legge federale sugli stranieri prevede la possibilità di revocare i permessi, allorquando lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale. In questo senso, va precisato che sia il Consiglio di Stato che il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite dell’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione, applicano la giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, che ha confermato la prassi adottata dal Governo in materia. Nello specifico, in una recente decisione non ancora pubblicata e oggetto di ricorso al Tribunale federale, il Tribunale cantonale amministrativo, chinandosi sulla questione volta a chiarire la natura degli assegni familiari integrativi (AFI) e degli assegni di prima infanzia (API), ha ribadito come, essendo lo scopo degli stessi quello di coprire il fabbisogno della famiglia, devono di conseguenza essere considerati come delle prestazioni sociali che perseguono scopi assistenziali”.

“Il Dipartimento delle istituzioni – termina la nota – tiene quindi a sottolineare la conformità dell’operato della Sezione della popolazione alla giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, nell’attesa di una decisione definitiva da parte dell’Alta Corte federale, ad oggi non ancora pervenuta”.
E poco dopo la diffusione del comunicato, il ministro leghista ha pubblicato su Facebook un post dove chiarisce ancor meglio il suo pensiero: “L’OCST ha attaccato oggi il mio Dipartimento, reo secondo loro di aver adottato, addirittura con la copertura del Consiglio di Stato, una procedura discriminatoria e arbitraria nei confronti dei cittadini stranieri con figli, che sono minacciati di revoca del loro permesso di dimora o di domicilio, siccome beneficiano degli aiuti sociali. Alla loro richiesta di chiarezza, rispondo con le tante sentenze del Tribunale cantonale amministrativo che confermano la prassi adottata dal Consiglio di Stato e dall’Ufficio della migrazione del mio Dipartimento. Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere nel nostro Paese, deve disporre dei mezzi sufficienti.

http://www.liberatv.ch/articolo/30453/gobbi-robbiani-sulle-revoche-dei-permessi-il-concetto-è-chiaro-lo-straniero-che-vuole

Ufficio dei registri: nominati due nuovi ufficiali

Ufficio dei registri: nominati due nuovi ufficiali

Il Consiglio di Stato ha nominato due nuovi Ufficiali dei registri: Claudia Adami per il Distretto di Locarno e Vallemaggia e Simone Albisetti per il Distretto di Bellinzona e i Distretti di Riviera, Blenio e Leventina. Andranno a sostituire rispettivamente Adriano Pinchetti e Alberto Inderbitzin che lasceranno l’incarico per raggiunti limiti d’età.

Con quasi 80’000 pratiche evase solo nel 2014, gli attuali quattro Uffici dei registri si occupano della tenuta a giorno di tutte le informazioni e gli atti relativi ai fondi situati nel nostro cantone. I due nuovi funzionari dirigenti avranno anche il compito, insieme agli altri Ufficiali già operativi, di adattare le attività del registro fondiario alla nuova legislazione.

È stato comunicato che i nuovi funzionari sono stati scelti dopo un’approfondita analisi delle loro provate competenze in questo settore. Simone Albisetti, dopo aver conseguito la licenza in diritto all’Università di Berna e un master in international legal studies ha ottenuto nel 2002 il diploma di avvocato e nel 2002 il certificato di capacità notarile. Fino al mese di dicembre del 2013 ha svolto l’attività di avvocato e notaio in alcuni studi legali a Lugano e nel mese di gennaio del 2014 è entrato alle dipendenze dell’Amministrazione cantonale in qualità di collaboratore scientifico della Divisione della giustizia. Durante la sua esperienza professionale, nel settore privato dapprima e in quello pubblico in seguito, ha maturato una solida esperienza nell’ambito del notariato.

Claudia Adami, dopo la laurea in diritto conseguita all’Università di Berna nel 1995, ha ottenuto il diploma di avvocato nel 1997 e quello di notaio nel 1999. Nel 1998 entra alle dipendenze dell’Amministrazione cantonale in qualità di giurista della Divisione della giustizia. Dopo la nascita dei figli ha iniziato un’attività lavorativa in uno Studio legale del locarnese. Nel corso delle sue esperienze professionali ha avuto modo di conoscere da vicino la realtà degli Uffici dei registri.

Il Consiglio di Stato in volo sul Ticino, tra territorio e minacce

Il Consiglio di Stato in volo sul Ticino, tra territorio e minacce

Oggi si è tenuta la tradizionale gita estiva organizzata dal Presidente del Governo. Per l’occasione, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha proposto di unire la gita all’invito giunto dal divisionario Marco Cantieni al Consiglio di Stato per la presentazione dell’esercizio di cooperazione transfrontaliera in caso di catastrofe denominato ODESCALCHI e promosso dalla regione territoriale 3 (di cui il divisionario Cantieni è il comandante), in collaborazione con la Polizia cantonale, e gli altri partner della Protezione della popolazione. La regione territoriale 3 è infatti l’organo di riferimento militare per il Canton Ticino – oltre che Uri, Svitto, Zugo e Grigioni – e si occupa di gestire le prestazioni che l’Esercito può fornire, su richiesta dei cantoni, per gestire, nel miglior modo possibile, i grandi eventi; siano essi pianificati (come il WEF di Davos) o imprevisti (nel caso di calamità naturali).

Oltre all’esercizio ODESCALCHI, che è stato creato proprio per testare questa sinergia, il colonnello SMG Franco Piffaretti, capo del progetto, ha voluto illustrare ai Consiglieri di Stato tutti gli ambiti in cui le formazioni subordinate alla regione territoriale sono pronta a collaborare con gli organi civili del nostro Cantone qualora se ne presentasse il bisogno. In seguito ha portato un esempio pratico, entrando quindi nel merito dell’esercizio sopra citato, introducendo gli ospiti alla situazione critica che richiederà l’intervento dei soccorritori: nella fattispecie un incidente ferroviario a Chiasso darà l’avvio all’esercitazione.

Ospiti del comandante Cantieni che li ha accompagnati insieme al colonnello SMG Piffaretti, il Consiglio di Stato in corpore ha poi compiuto una ricognizione aerea lungo i confini del Cantone, con partenza da Magadino e comprensiva di una sosta a Cadagno per un pranzo conviviale.

Il volo, eseguito su due elicotteri dell’Esercito (per motivi di protocollo e di sicurezza i Consiglieri di Stato non possono volare tutti assieme sullo stesso apparecchio), si è soffermato non solo sulle zone integrate nell’esercitazione ODESCALCHI, ma è stata altresì l’occasione per avere una visione generale delle zone ticinesi più sensibili a pericoli naturali (come i pendii scoscesi che sovrastano l’autostrada A2 nella regione di Airolo, e che sono soggetti a valanghe) o industriali (come la stazione di Chiasso). Questa visione d’insieme è fondamentale per sapere come poter dirigere le operazioni di soccorso in un territorio molto condizionato da fiumi, laghi, monti e valli ed essere così pronti ad affrontare al meglio una possibile situazione di reale emergenza.

«La situation au Tessin est critique»

«La situation au Tessin est critique»

Da AGEFI.COM l Norman Gobbi. Le président du gouvernement tessinois estime que son canton doit pouvoir appliquer des mesures extraordinaires au marché de l’emploi. Interview: Grégoire Barbey

Plusieurs partis ont récemment émis des propositions pour améliorer la situation du marché de l’emploi tessinois dans le cadre des élections fédérales du 18 octobre (L’Agefi du 5 août). Le vote massif des Tessinois en faveur de l’initiative sur l’immigration l’an dernier a également envoyé un message très clair au reste de la Suisse quant aux difficultés de la région à faire face à la libre circulation des personnes. L’Agefi a rencontré Norman Gobbi, actuel président du Conseil d’Etat tessinois, afin d’évoquer les raisons qui font que son canton peine à contrôler son marché du travail.

Comment qualifieriez-vous la situation de l’emploi au Tessin?

Pas dramatique mais critique. Si on regarde les chiffres officiels du taux de chômage, c’est vrai que le Tessin n’est pas le canton avec la situation la plus difficile à ce niveau. Mais si l’on compte non seulement les personnes au chômage mais aussi celles à l’aide sociale parce qu’elles n’ont plus droit à l’assurance chômage, ce taux augmente. L’aide sociale est d’ailleurs l’un des problèmes financiers le plus important pour les communes tessinoises. A Lugano, le nombre de bénéficiaires de l’aide sociale est pratiquement le double de la moyenne cantonale. La ville environ 30% à 40% des personnes à l’aide sociale du Tessin, alors qu’elle ne compte qu’environ 20% des résidents du canton.

Quels sont selon vous les principaux problèmes liés à la libre circulation des personnes?

Ces dernières années, le canton du Tessin a été le champion suisse en matière d’introduction des contrats-types de travail. C’est bien la preuve que le malaise et surtout les abus dans le marché du travail sont bien présents. L’introduction d’un contrat type de travail dans un secteur économique n’intervient qu’après de longues inspections et vérifications donnant des données très claires quant aux abus salariaux dans certaines branches. Le Tessin a notamment dû introduire ces contrats types de travail pour les employés de commerce des cabinets d’avocats et les informaticiens. On compte actuellement 14 secteurs économiques au Tessin concernées par des contrats types de travail. La concurrence déloyale est très présente dans la région. Prenons un exemple: un jeune ingénieur qui sort de l’école polytechnique fédérale pourra attendre un salaire d’au moins 5000 à 6000 francs. Le même qui s’est formé à Milan ne pourra guère compter sur plus de 1200 euros en Italie. Et pourtant la formation délivrée à Milan est aussi de qualité. Il s’agit donc bien d’une concurrence déloyale. Les attentes salariales des licenciés universitaires italiens sont moins élevées par rapport à celles des Suisses, de même par rapport aux employés de commerce suisse. C’est à cause de telles situations que nous avons dû introduire autant de contrats types de travail.

Pensez-vous que le Conseil fédéral doit faire le nécessaire pour préserver la libre circulation des personnes ou au contraire doit-il la dénoncer?

Le peuple tessinois a toujours voté contre les bilatérales et leur extension. Avec le 9 février 2014, ce signal était clairement contre la libre circulation comme nous la connaissons aujourd’hui.

Mais quelle est la position du Conseil d’Etat tessinois sur la question?

La mienne est bien claire contre la libre circulation, mais la majorité du Conseil d’Etat veut bien maintenir la voie bilatérale. Nous avons toutefois fait une proposition durant la procédure de consultation sur le projet d’application de l’initiative du 9 février – et nous étions unanimes: il faudrait prévoir une clause de sauvegarde pour protéger le marché du travail contre la concurrence déloyale dans un régime de libre circulation des personnes. Cette clause de sauvegarde devrait pouvoir s’appliquer au niveau régional, étant donné que nous n’avons pas un marché du travail national, mais des réalités régionales fort diverses. L’Union européenne connait des clauses de transition et des clauses de sauvegarde: ce sont des mécanismes qui permettent de tenir compte du fait que des grandes différences économiques subsistent en dépit du marché unique.

Le Conseil d’Etat est-il en mesure de régler le problème seul ou a-t-il besoin d’un soutien des autorités fédérales?

C’est bien clair, nous avons besoin de bases légales et ce sont surtout des bases légales fédérales. Nous avons également demandé davantage d’attention de la Confédération à l’égard du Tessin parce que notre situation est particulière. Cela impliquerait des instruments spécifiques pour faire face au contexte unique du Tessin en Suisse: c’est la seule région du pays qui s’imbrique directement dans une grande métropole européenne. Avec plus de 60.000 travailleurs frontaliers italiens, si l’on considère que le Tessin est une grande entreprise, alors c’est l’employeur privé le plus important d’Italie! Cela donne quand même la dimension du problème qui se pose à notre marché du travail: un travailleur sur quatre est frontalier et un travailleur sur deux est étranger.

Pourquoi la pression sur les prix, selon vous, est beaucoup plus forte dans votre canton qu’ailleurs?

J’oserai affirmer que nulle part ailleurs en Europe nous avons des différences économiques sur la frontière aussi grandes comme le long de la frontière italo-suisse: un repas à Lugano coute deux à trois fois ce qu’il couterait à Como ou à Varese.

Les montants des sanctions infligées aux entreprises pratiquant le dumping salarial sont plutôt faibles. Le gouvernement ne devrait-il pas proposer de changer cela?

C’est mieux de mettre en place des mesures préventives que des mesures répressives. Il faudrait par exemple introduire une voie préférentielle pour les employés locaux. Et surtout des mesures de protection du marché du travail comme la systématisation des contrats types de travail (une requête que nous avons faite il y a des années à la Confédération). Il faut du temps pour contrôler les entreprises. En plus de cela, certains travailleurs italiens sont très malins. Ils produisent des feuilles de salaire en prétendant qu’ils travaillent à 50% pour 2500 francs alors qu’en vérité ils sont engagés à plein temps. On a aussi vu des cas où des frontaliers déclaraient des salaires de 6000 francs. Mais ils n’avaient été payés qu’une fois en trois mois. Soit 2000 francs par mois. Les Italiens ne sont pas des Européens comme les autres: ils appliquent de façon beaucoup plus souple les règlements de l’Union européenne.

Vous aviez proposé il y a quelques mois de fermer les frontières. Cela règlerait le problème, d’après vous?

Non. Ma proposition était surtout liée à la question de la migration de pays extra-européens. Fermer la frontière permettrait surtout de contrôler les flux migratoires. La moitié des gens qui entrent en Suisse pour présenter une demande d’asile passent par Chiasso. La pression est donc aussi forte dans ce domaine. Heureusement que le système suisse fonctionne bien: la prise en charge est directe et les migrants sont bien répartis entre les cantons.

Les Tessinois ont semble-t-il souvent l’impression d’être ignorés par le Conseil fédéral. Votre proposition visant justement à fermer les frontières n’avait-elle pas pour objectif de sous-entendre que votre canton pourrait prendre son indépendance par rapport à la Confédération?

Non. Je l’ai dit pendant la visite du Conseil fédéral au Tessin en juillet. Les Tessinois ont toujours dit qu’ils sont libres et Suisses. Il y a chez nous un puissant amour de la liberté et une grande loyauté à l’égard de la Suisse. Mais c’est vrai que cela fait plus de 15 ans que le Tessin n’a plus de conseiller fédéral. Dans une situation aussi sensible que la nôtre, le fait que le canton le plus loin – du point de vue culturel et économique – ne soit pas représenté au gouvernement constitue de plus en plus un problème.

Vous espérez avoir un conseiller fédéral tessinois après les élections fédérales de cet automne?

Il faudra voir si la conseillère fédérale Widmer-Schlumpf sera réélue au Conseil fédéral. Cela dépendra du résultat des élections. Et ce seront de toute manière les partis représentés à l’Assemblée fédérale qui prendront cette décision.

A ce stade, qu’est-ce que le Conseil d’Etat envisage pour améliorer la situation du marché de l’emploi?

Nous agissons notamment à travers l’activité de contrôle. Le Département des institutions – dont j’ai la charge – a mis sur pied un projet pour créer une police du travail. Ce qui signifie intensifier la collaboration entre tous les services cantonaux pour augmenter la pression contre le travail au noir et les abus salariaux. Sans oublier une campagne de sensibilisation à l’égard des employeurs.

Ce sont les frontaliers le cœur du problème ou l’absence de mesures d’accompagnement à la libre circulation des personnes, selon vous?

Les deux. Jusqu’à la fin des années 1990, les problèmes du Tessin étaient limités. Les frontaliers étaient habituellement engagés dans des secteurs comme l’hôtellerie, la restauration, les structures hospitalières et de la santé ainsi que la construction et l’industrie à faible valeur ajoutée. Aujourd’hui, le Tessin compte de nombreux frontaliers dans les banques, dans les assurances et dans les cabinets d’avocats. En effet, le nombre de frontaliers travaillant au Tessin a doublé depuis l’introduction de la libre circulation des personnes. C’est donc bien une situation de concurrence avec les travailleurs locaux: une évolution qui a sensibilisé les Tessinois à cette situation.

Comment voyez-vous l’évolution du marché du travail tessinois ces prochains mois?

Je dis toujours que si l’Italie va bien, le Tessin va mieux. Malheureusement l’économie italienne ne donne pas de grands signes de reprise. Si l’on pense qu’environ 200.000 jeunes italiens sont partis ces cinq dernières années à Londres pour y travailler, c’est bien un signal que l’Italie – comme dans les années 1950 et 1960 – est un pays exportateur d’employés. La situation problématique du canton Tessin va donc demeurer la même tant qu’il n’y aura pas eu de mesures concrètes de la part de la Confédération.

http://www.agefi.com/quotidien-agefi/suisse/detail/edition/2015-08-17/article/norman-gobbi-le-president-du-gouvernement-tessinois-estime-que-son-canton-doit-pouvoir-appliquer-des-mesures-extraordinaires-au-marche-de-lemploi-404657.html

Norman Gobbi ad alzo zero su Berna

Norman Gobbi ad alzo zero su Berna

Da CDT.CH l Alla giornata degli ambasciatori al Festival di Locarno il direttore delle Istituzioni ha attaccato il Governo federale

LOCARNO – Il sostegno unanime alla richiesta obbligatoria del casellario giudiziale per il rilascio dei permessi B e G, dichiarato negli scorsi giorni dalla deputazione ticinese a Berna, deve aver dato nuova linfa al fautore Norman Gobbi, sino a quel momento confrontatosi con i molteplici attacchi dall’Italia, come pure con lo scarso appoggio delle autorità elvetiche. E proprio in tal senso, ieri in occasione della giornata degli ambasciatori – svizzeri all’estero e viceversa – al Festival del film Locarno, il presidente del Consiglio di Stato ha sferrato un duro attacco verso Berna, nel quadro della gestione della politica estera, ma non solo.

Un discorso, quello pronunciato alternando quattro lingue (italiano, tedesco, francese e inglese) davanti anche ad alcuni diplomatici dell’Unione europea, volto in primis a tutelare il cantone. Una regione le cui difficoltà, ha rilevato Gobbi, «da anni erano ben visibili nei numeri, ma che sono state valutate a lungo dagli analisti a Berna come variazioni statisticamente poco significative rispetto alla situazione generale». Un riferimento alla delicata situazione del mercato del lavoro ticinese, caratterizzato dall’importante afflusso di manodopera frontaliera, e alla gestione dei migranti in arrivo da sud.

Fenomeni ritenuti dal consigliere di Stato soprattutto cantonticinesi e meno confederati. «Le difficoltà del Ticino – ha ammonito – sono quelle di un territorio che si sente la zona sacrificale della Confederazione; una parte di Paese che il Governo federale sembra aver scelto consapevolmente di abbandonare al proprio destino, mettendola nella condizione di pagare, da sola, il prezzo dell’interesse generale elvetico». Sempre in merito alla libera circolazione delle persone, Gobbi ha dunque voluto ricordare il 9 febbraio 2014 e «quel 68% di cittadini che ha votato sì ai contingenti sull’immigrazione». Una fascia dell’elettorato definita come «solo la punta di un iceberg di malessere: un malessere che se non dovesse essere riconosciuto e affrontato da parte dell’amministrazione e dalla politica federale, non potrà che crescere fino a mettere a rischio la nostra stessa coesione nazionale».

Parole dure sono poi state pronunciate a proposito della citata crisi dei migranti, in continuo arrivo dal Nord Africa. «Cosa pensa il resto della Confederazione, al sicuro e al riparo dietro la catena delle Alpi, della pressione quotidiana sulla nostra frontiera meridionale?» ha interrogato provocatoriamente il direttore delle Istituzioni. Per poi proseguire con una serie di critici quesiti. «I nostri concittadini confederati sanno che dal Ticino ormai passa la linea di tensione fra l’Europa continentale e i disperati che attraversano il Mediterraneo in cerca di una vita migliore? E se lo sanno, perché sembrano indifferenti?».

http://cdt.ch/ticino/politica/136834/norman-gobbi-ad-alzo-zero-su-berna.html

Tessiner Offroader gegen das Ferrari-Land

Da BERNERZEITUNG.CH l Der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi) verärgert mit seinen Massnahmen gegen italienische Grenzgänger Bundesbern und Rom gleichzeitig. Kein Problem für ihn.

Norman Gobbi (38) ist ein Brocken von einem Mann, mächtig und schwer wie die Felsen über dem Dorf Piotta, wo er mit seiner Frau und den beiden kleinen Kindern lebt. Im Moment ist er in den Ferien – in der Leventina, wie jeder echte Leventinese, im Rustico hoch über dem Talboden.

Auch von dort aus twittert der Tessiner Regierungspräsident täglich, und einmal die Woche steigt er hinunter nach Bellinzona, um Pendenzen zu erledigen. Er sei «ein 4×4 der Politik», sagt der studierte Kommunikationsexperte von sich, geländegängig wie ein Jeep, der selbst offroad in seiner Spur bleibt – besonders dann, wenn er aus dem Ferrari-Land Italien angegriffen wird.

Den verstorbenen Lega-Gründer Giuliano Bignasca hat Norman Gobbi einst begeistert, weil er schon als Teenager Feuer und Flamme war für die populistische Bewegung. Heute, 20 Jahre später, ist Gobbi immer noch der Jungstar der Lega, aber mit staatsmännischem Auftritt. Die derzeit immer unfreundlicheren Attacken aus Rom und Bern lässt er regungslos abprallen.

Im April verfügte Gobbi, dass Grenzgänger, die ihre Bewilligung erneuern, einen Strafregisterauszug sowie einen Beleg über allfällige laufende Verfahren vorlegen müssen. Norditalienische Politiker reagierten postwendend mit tiefer Entrüstung, Gobbi tat das cool als «Sturm im Wasserglas» ab.

«Keinen Millimeter»

Danach kanzelte das eidgenössische Staatssekretariat für Migration Gobbi ab: Es taxierte das Vorgehen des Tessiner Regierungspräsidenten als Verstoss gegen die Regeln der Personenfreizügigkeit mit der EU. Das Tessin weiche «keinen Millimeter» von seiner Position ab, reagierte Gobbi.

«Verstehen nichts»

Letzte Woche musste der Schweizer Botschafter in Rom, Giancarlo Kessler, im italienischen Aussenministerium antraben und sich Italiens Entrüstung über die von Norman Gobbi dekretierte «diskriminierende Behandlung italienischer Staatsbürger» anhören. Während Botschafter Kessler versprach, dem Bundesrat den italienischen Wunsch nach einer raschen Beseitigung des Problems ans Herz zu legen, feuerte Gobbi rhetorisch zurück: «Italienische Politiker verstehen nichts von den Problemen ihrer Landsleute. Sie würden sich besser Gedanken darüber machen, warum jeden Tag mehr als 60000 italienische Grenzgänger ins Tessin zur Arbeit kommen.»

Jetzt, am Telefon, atmet Gobbi erst einmal tief durch. Dann aber redet er sich in seinem sehr tiefen Bass sehr schnell warm. Ihm werde vorgeworfen, mit seinen politischen und administrativen Massnahmen im Grenzgängerdossier bewusst zu provozieren, um die Lega dei Ticinesi für den National- und Ständeratswahlkampf zu positionieren. «Falsch», sagt Gobbi, «ich mache nicht Polemik, ich reagiere auf reale Probleme.»

Man verlange das Vorweisen des Strafregisterauszugs aus sicherheitspolitischen Überlegungen. Beispielsweise, um zu verhindern, dass die organisierte Kriminalität den Grenzgängerkanal dafür nutze, im Tessin Fuss zu fassen. Man müsse dazu wissen, sagt Gobbi, dass heute jedes zweite Delikt, das auf dem Tessiner Finanzplatz aufgedeckt werde, von Italienern an Italienern begangen werde.

Da sei es doch logisch zu versuchen, präventiv etwas dagegen zu unternehmen – zumal es dabei auch um den Schutz der schweizerischen Sozialversicherungen vor unrechtmässigen Bezügen gehe.

Breiter Support im Tessin

Noch vor ein paar Jahren sei das Vorweisen des Strafregisterauszugs die normalste Sache der Welt gewesen, aber im aufgeheizten Klima zwischen Italien und der Schweiz werde das «heute sofort zur diskriminierenden Massnahme hochgekocht».

Es beruhige ihn sehr, sagt Gobbi, dass er mit seinem Vorgehen von vielen Tessinern unterstützt werde – auch von ausserhalb der Lega dei Ticinesi. Das bestärkt ihn, gegenüber Bundesbern nicht von seinem Kurs abzuweichen. Er werde darauf drängen, dass die Tessiner Regierung baldmöglichst erneut mit dem Bundesrat reden könne.

Grösser als Fiat

Die Leiden des Tessins an der Personenfreizügigkeit würden in Bern nach wie vor nicht richtig wahrgenommen. Der Auslöser der wachsenden Grenzgängerzahl sei die anhaltende Krise der italienischen Wirtschaft, hervorgerufen durch die zentralisierte Bürokratie. «Wir müssen nichts tun und haben einen gigantischen Standortvorteil.» 63000 italienische Grenzgänger fahren heute täglich ins Tessin zur Arbeit, damit sei, so Gobbi, «das Tessin inzwischen der grösste italienische Arbeitgeber», grösser etwa als der Fiat-Konzern, zu dem auch Ferrari gehört.

Natürlich habe die Personenfreizügigkeit dem Tessin Wirtschaftswachstum gebracht. Aber diese Sicht sei trügerisch, warnt Gobbi. Das Tessin sauge ungewollt Substanz aus den schwächelnden Nachbarregionen ab, und deshalb sei die wirtschaftliche Situation aus der Sicht vieler Tessinerinnen und Tessiner fragiler als man oft denke: Baue eine Firma im Tessin Stellen ab, würden heute zuerst die Tessiner entlassen, und die Grenzgänger könnten bleiben. Das sei die schmerzhafte Realität des Tessiner Wirtschaftswunders.

Der Leventiner Bergler Gobbi mag nicht mit schriller Lega-Rhetorik einfache Rezepte heraustrompeten. Man müsse ehrlich sein: Nachhaltige Entspannung auf dem Tessiner Arbeitsmarkt brächte nur ein wirtschaftlicher Aufschwung in Italien. Dafür gebe es aber keine sichtbaren Anzeichen. Und deshalb habe er keine andere Wahl, als Bern und Rom gleichzeitig zu ärgern. Jürg Steiner>
(Berner Zeitung)

Erstellt: 10.08.2015, 09:22 Uhr

http://www.bernerzeitung.ch/schweiz/standard/Tessiner-Offroader–gegen-das-FerrariLand/story/30541460