Casellario giudiziale: Norman Gobbi non molla di un centimetro!

Casellario giudiziale: Norman Gobbi non molla di un centimetro!

Dal Mattino della domenica l La misura promossa da SuperNorman a tutela della sicurezza dei Ticinesi non si ferma. Nell’incontro con il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, Norman Gobbi ha potuto evidenziare ancora una volta le ragioni per le quali, ad inizio aprile, ha introdotto la misura concernente la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rinnovo oppure il rilascio dei permessi B (dimora) e G (frontalieri). Ragioni che sono legate alla sicurezza e all’ordine pubblico del nostro Cantone, messi a repentaglio dai diversi casi emersi negli ultimi mesi e culminati con la rapina di Novazzano di fine marzo, dove, tra gli autori, vi erano alcuni stranieri beneficiari di un permesso B. Una misura più che necessaria e volta a salvaguardare la sicurezza – e anche il rispetto! – di tutti i Ticinesi.

Una misura straordinaria
Norman Gobbi ha ribadito che questo provvedimento è di natura straordinaria e si giustifica per i fatti concreti avvenuti negli ultimi mesi. Un provvedimento volto a scalfire il mantra del “a sa pò mia”, che troppo spesso abbiamo sentito nel nostro Cantone. In questo contesto, occorre chiarire una volta per tutte come il provvedimento promosso dal nostro Ministro non violi l’Accordo di Schengen, come vorrebbero far credere alcuni parlamentari della vicina Fallitalia, che si riferisce al passaggio fisico delle persone alle frontiere. Un Accordo, peraltro, come dimostra l’agghiacciante gestione dei migranti da parte dell’Europa, ultimamente non molto di moda tra i Paesi fondatori dell’Unione (u€lla!). Il provvedimento relativo all’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti non c’entra nemmeno un fico secco con il blocco dei ristorni, come invece vorrebbe far credere La Regione, animata dai soliti moralismi radikal-chic-europeisti da sbadigli. Il blocco dei ristorni è una decisione politica basata su argomenti economici, mentre la misura introdotta da Norman Gobbi persegue l’obiettivo di salvaguardare la sicurezza del nostro Cantone e di tutti i Ticinesi.

Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere!
Come detto e ripetuto più volte, chi presenterà i certificati richiesti e sarà in regola non avrà nulla da temere. Un atto di rispetto quindi non solo verso i Ticinesi, ma anche verso tutti i cittadini onesti provenienti da altri Paesi che vogliono dimorare o lavorare in Svizzera. Un atto che, a Paesi invertiti, non desterebbe così tanto scalpore, come dimostra il fatto che alle ditte ticinesi coinvolte nei lavori per EXPO è stato chiesto il certificato anti-mafia ai titolari delle aziende e ai rispettivi coniugi/conviventi. In quel caso infatti, la richiesta fatta non ci sembra sia divenuta un “affare di Stato”! Norman Gobbi non mollare e vai avanti per la tua strada, con l’obiettivo di rispondere concretamente ai bisogni del Ticino e dei Ticinesi!

MDD

Le Tessin veut fermer la frontière

Le Tessin veut fermer la frontière

Da 20min.ch l Pour faire face à la hausse du nombre de demandeurs d’asile, le chef du gouvernement tessinois dit vouloir boucler temporairement la frontière. Norman Gobbi ne veut pas que le Tessin devienne «la seule porte ouverte à proximité de Milan». (photo: Keystone/Carlo Reguzzi)

Le nombre de demandeurs d’asile entrant au Tessin a clairement augmenté ces derniers jours. Le chef du gouvernement tessinois Norman Gobbi réfléchit à une fermeture temporaire de la frontière. De son côté, le Secrétariat d’Etat aux migrations (SEM) se veut rassurant. «Si l’afflux de réfugiés depuis l’Italie continue, nous devons fermer temporairement la frontière», déclare Norman Gobbi dans la NZZ am Sonntag. «C’est la seule façon pour la Suisse de faire pression sur les pays qui ne respectent pas leurs obligations».

«Nous accomplissons le travail pour l’Italie et l’Union européenne, notamment avec l’identification des migrants», dit le chef du gouvernement tessinois dans un entretien au journal Schweiz am Sonntag. Il estime que dans le domaine de l’asile, le Tessin est de fait «la frontière sud de l’Allemagne». Norman Gobbi demande davantage de gardes-frontière à la Confédération. «Nous devons donner un signal en arrêtant les clandestins à la frontière sud pour les renvoyer».

Réintroduction des contrôles

Pour le Secrétariat d’Etat aux migrations, les critères d’une réintroduction temporaire des contrôles à la frontière ne sont pas remplis. Dans une prise de position envoyée dimanche à l’ats, le SEM rappelle que d’après les accords de Schengen, cette décision ne peut être prise qu’en cas de «menace grave» pour l’ordre public ou la sécurité intérieure. Or, «ces conditions ne sont pas remplies».

Cependant, de concert avec le SEM, le Corps des gardes-frontières (Cgfr) a pris les mesures nécessaires «pour maintenir la situation à la frontière sud sous contrôle». La présence des gardes a été renforcée, des collaborateurs d’autres régions de Suisse ayant été transférés au Tessin. De plus, le Secrétariat d’Etat aux migrations et les cantons ont augmenté les capacités d’accueil. Trois abris de la protection civile ont été temporairement mis en service au Tessin et deux en Suisse alémanique, à Bâle et Kreuzlingen (TG). D’autres ouvertures sont actuellement à l’étude. «Jusqu’à présent, toutes les personnes qui se sont présentées dans un centre d’accueil à leur arrivée ont pu être accueillies, y compris en fin de semaine», assure dimanche Gaby Szöllösy, responsable de la communication au SEM.

(ats)

http://www.20min.ch/ro/news/suisse/story/Le-Tessin-veut-fermer-la-frontiere-29188444

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la terza seduta del 2015 – la 33. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi. La riunione ha consentito di affrontare alcuni temi di particolare attualità e di rivolgere lo sguardo alle priorità per la prossima Legislatura cantonale.

Riforma «Ticino 2020»

La seduta ha permesso di discutere le proposte presentate dai Municipi di Chiasso, Lugano e Mendrisio e dall’Ente regionale di sviluppo del Luganese per la correzione della Lettera d’intenti fra Cantone e Comuni. È stata illustrata in modo dettagliato la posizione condivisa dagli enti locali sottocenerini, sostenuta anche dall’Associazione dei Comuni ticinesi; il Consiglio di Stato ha quindi preso atto delle proposte di modifica e presentato le proprie osservazioni. A livello cronologico, è stato indicato l’anno 2020 come scadenza per l’applicazione delle prime misure correttive, con una priorità per la riorganizzazione dei sistemi orizzontali di perequazione, in ambito finanziario e sociale. Le parti hanno inoltre convenuto che d’ora in avanti eventuali revisioni legislative che dovessero modificare flussi e competenze fra Cantone e Comuni saranno discusse preventivamente dalla Piattaforma, e progettate in modo da rispettare lo spirito della riforma. La Lettera d’intenti verrà ora aggiornata e trasmessa alle parti per poi essere sottoscritta.

Pianificazione ospedaliera

Il Dipartimento della sanità e della socialità ha quindi fornito alcuni aggiornamenti sullo stato di avanzamento del progetto di riforma del settore sanitario cantonale, che intende rispondere – con una soluzione sostenibile – alla prevista diminuzione del fabbisogno di cure acute stazionarie in Ticino. È stato ricordato come la più recente proposta del Consiglio di Stato prospetti – rispetto alla situazione attuale – un onere annuo supplementare di 3,5 milioni di franchi a carico dei Comuni: l’aggravio risulterebbe quindi inferiore di 6,4 milioni rispetto a quanto previsto dal progetto originale.

Legge sulle commesse pubbliche

Il Dipartimento del territorio ha informato sull’esito della consultazione – conclusa lo scorso 30 novembre – e sulle modifiche al progetto di legge apportate dai servizi cantonali prima dell’adozione del messaggio governativo 7094, avvenuta lo scorso 3 giugno. È stato ricordato che la massima parte delle richieste giunte dai Comuni è stata soddisfatta, e che – ad ogni modo – la discussione parlamentare permetterà di affinare ulteriormente il disegno normativo, così da giungere a una soluzione concordata sugli aspetti più delicati.

Autorità regionali di protezione

Il Dipartimento delle istituzioni ha infine riassunto l’esito della consultazione in merito alle modifiche legislative che regolano il settore della protezione del minore e dell’adulto, che ha portato il Governo a rivedere l’attribuzione del picchetto durante i giorni festivi e i fine settimana a un servizio cantonale designato dal Consiglio di Stato. La raccolta dei dati finanziari sull’attività delle diverse Autorità regionali di protezione è invece ancora in corso.

La Piattaforma tornerà a riunirsi mercoledì 26 agosto.

Migranti, 500 posti tutti occupati

Migranti, 500 posti tutti occupati

Rinforzi in arrivo: in Ticino sono infatti strapieni i centri di registrazione e le strutture di protezione civile a Chiasso e Stabio. Fanno impressione le immagini di questi giorni di profughi ammassati in stazioni, alle dogane o in centri di raccolta italiani ben oltre il limite di capienza. Intenzionati a proseguire verso Nord ma impossibilitati a passare dalle frontiere francesi e austriache, scelgono giocoforza il Ticino per trovare un varco. Anche da noi devono sottostare a puntuali controlli al confine ma essendo l’afflusso veramente straordinario, è squillato il campanello d’allarme. Da più parti si sente dire che la situazione è per ora sotto controllo ma la domanda da porsi è: fino a quando?

La Segreteria di Stato dell’emigrazione (SEM) ha intanto predisposto alloggi supplementari e potenziato il contingente di guardie di confine. La SEM definisce la situazione «acuta». Attualmente gli alloggi messi a disposizione sono oltre 500 e le varie strutture sono strapiene, come ha avuto modo di dire il consigliere di Stato Norman Gobbi. Facendo due calcoli, in primis va considerata la condizione in cui lavorano gli addetti del centro di registrazione e procedura (CRP) di Chiasso che dispone di una capacità ricettiva di 134 posti letto: la struttura è la prima a cui ci si indirizza per una prima sistemazione dei migranti fermati per lo più alla stazione della cittadina di confine. Si devono poi aggiungere i 220 posti dei centri esterni di Losone e Biasca ed i circa 150 nelle strutture della protezione civile (PCi) a Stabio e a Chiasso (in via Chiesa e in casa Giardino). Anche nella Svizzera tedesca sono stati predisposti di recente 160 alloggi supplementari in rifugi.

Visti i bisogni di spazi bisogna aspettarsi l’apertura di altre strutture PCi nel cantone? Dal Dipartimento delle istituzioni ci fanno sapere che si sta valutando la questione e che molto dipenderà dall’afflusso. Nella scorsa fine settimana, ad esempio, ci sono state 350 domande d’asilo a Chiasso ma lunedì «solo» una sessantina. Difficile prevedere il futuro.

Rinforzi in arrivo

Per le guardie di confine si tratta di giorni di superlavoro, come rileva il portavoce Davide Bassi. Ci conferma però anche che arriveranno rinforzi da oltre San Gottardo, che andranno ad aggiungersi a quella decina di agenti già venuta in Ticino a dar man forte ai nostri nelle scorse settimane. Le nuove guardie dovrebbero giungere nelle prossime ore. Bassi preferisce comunque non sbilanciarsi sull’effettivo dei rinforzi perché molto dipenderà dall’evoluzione della situazione, e non solo alla nostra frontiera.

http://www.cdt.ch/ticino/cronaca/132988/migranti-500-posti-tutti-occupati.html

Maroni se ne va sgommando

Maroni se ne va sgommando

Da RSI.CH l Ticino e Lombardia rinnovano l’intesa di collaborazione. Ma Gobbi non molla sul casellario giudiziale e questa scelta irrita il governatore

Una firma, ma anche delle scintille. I rappresentanti di Ticino e Lombardia – ovvero il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi e il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni – si sono incontrati martedì a Como nel contesto del rinnovo dell’accordo di cooperazione. Ed entrambi hanno firmato il rinnovo della dichiarazione d’intesa che punta a favorire la collaborazione in diversi ambiti specifici (trasporti, turismo, energia, formazione, cultura e valorizzazione del territorio e delle regioni alpine).

S’è però anche discusso delle recente decisione del Dipartimento delle Istituzioni di richiedere il casellario giudiziale ai cittadini italiani che vogliono lavorare in Ticino con un permesso B o G. E l’incontro è finito con Maroni che se n’è andato sgommando, visibilmente irritato, senza rispondere alle domande dei giornalisti, dopo che Gobbi gli ha comunicato di non avere nessuna intenzione di fare un passo indietro.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Maroni-se-ne-va-sgommando-5588926.html

“Troppi migranti”

“Troppi migranti”

Norman Gobbi chiede di interrogarsi sulla possibilità di vietare l’accesso ai richiedenti l’asilo. “Dobbiamo porci delle domande di fondo e chiederci se in futuro saremo ancora in grado di gestire un flusso così importante di migranti o se non sarà il caso di rimandarli sui loro passi, affinché aprano una procedura per la richiesta d’asilo in Italia da dove arrivano”. Si esprime così il ministro ticinese Norman Gobbi ai microfoni della RSI, sollecitato sul tema della pressione al confine sud.

“La Svizzera sta svolgendo il lavoro che toccherebbe a Roma. È l’Italia che avrebbe dovuto procedere con l’accertamento dell’identità e degli aspetti di sicurezza e sanità legati a queste persone, evitando che vadano in giro senza un documento di identità”, ha aggiunto il capo del Dipartimento delle istituzioni.

In merito all’apertura provvisoria di nuovi centri di accoglienza in Ticino, il consigliere di Stato afferma: “Alcuni comuni hanno già espresso reticenze e questo andrà tenuto in considerazione”.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Troppi-migranti-5585875.html

Migranti, scatta la cellula di crisi

Migranti, scatta la cellula di crisi

La richiesta è partita dalla Polizia cantonale per gestire l’ondata di profughi che premono sul confine. A seguito della situazione creatasi sulla fascia di confine, il Comandante della Polizia cantonale ha richiesto l’attivazione di uno Stato Maggiore di Condotta ad hoc.

Questa misura è stata avvallata dal Direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi. Questo pomeriggio a Rivera vi è stata la prima riunione di coordinamento, sotto la direzione del Comandante Matteo Cocchi, alla presenza di rappresentanti della Polizia cantonale, del Centro di Cooperazione Doganale e di Polizia di Chiasso, della Sezione del Militare e della Protezione della Popolazione, dell’Ufficio del Medico cantonale, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze, del Corpo delle Guardie di Confine regione IV e della segreteria di Stato della migrazione (Centro di registrazione di Chiasso).

Durante il rapporto di coordinamento si è proceduto ad uno scambio d’informazioni da parte di tutti i rappresentanti presenti, allo scopo di avere una chiara e attuale visione d’insieme della situazione creatasi. Al momento non sono state intraprese delle disposizioni particolari, in quanto quelle già messe in atto dai differenti enti negli ultimi giorni, risultano essere appropriate e opportune.

In base all’evoluzione della situazione seguiranno ulteriori incontri di coordinamento, da cui potranno scaturire ulteriori direttive che andranno ad aggiungersi a quelle attualmente in atto. Un importante aspetto discusso durante l’incontro è stato quello della situazione sanitaria. Il medico cantonale ha ribadito quanto già comunicato, nel corso del pomeriggio, da parte del Consiglio di Stato e della Città di Chiasso.

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Le immagini dalla stazione centrale di Milano sono lo specchio del fallimento europeo in materia di controllo dell’immigrazione. La stessa UE critica però la Svizzera, e l’Italia critica il Ticino per voler evitare di cadere nel baratro verso cui il Continente si è avviato velocemente e ciecamente!
Centinaia di immigrati clandestini, profughi e non, si ammassano nottetempo per dormire nella stazione di Milano Centrale (vedi foto). Questa triste immagine è la tragica conferma del fallito tentativo europeo di controllare l’immigrazione, e quindi degli accordi di Dublino in materia di asilo. Parallelamente la Francia ha posto controlli più stretti alla frontiera italo-francese, cosa già fatta dagli austriaci. Tutto ciò palesa come gli Stati europei, e non l’UE, facciano i propri interessi in barba alla solidarietà e alla libera circolazione; e allora perché la Svizzera viene criticata quando il suo Popolo decide di fare altrettanto? Evidentemente scopo dell’UE è indebolire la Svizzera, che patisce già un Governo federale accecato dal baillame globalista e europeista, e non sa riconoscere la tragicità e la serietà della situazione in cui ci troviamo, Ticino in maniera particolare.

L’Italia, come solito, vive sopra le righe e lo fa con disarmante sconsideratezza in questo momento di grave crisi migratoria. Il suo Ministro dell’Interno Angelino Alfano è ormai travolto dallo scandalo di “Mafia capitale” legata ad appalti e lucro mafioso sui flussi migratori e i richiedenti l’asilo. Come si può pretendere che il Ministero preposto alla sicurezza e al controllo dell’immigrazione sia concentrato sulla sua missione, quando il ministro stesso è attorniato da inquisiti e collusi? Evidentemente, tutto questo sfugge a Berna che continua a considerare l’Italia un paese normale.

Diana! Il Ticino sta facendo un lavoro immane nel tenere sicura la porta sud della Confederazione, a fronte di flussi migratori in esplosione e una criminalità dilagante in Lombardia. Veniamo criticati perché chiediamo i pendenti e i precedenti penali, perché stringiamo sull’afflusso di persone straniere; ci si dimentica però che l’Italia è ormai allo sbando, con popolazione in subbuglio (anche nei Comuni di sinistra) per l’arrivo sconsiderato di profughi, oppure che oggi il Ticino e la Svizzera fanno il lavoro che si sarebbe dovuto fare in Sud Italia, ossia registrare tutti i clandestini che chiedono asilo; già, ma nei CARA italiani (centri di accoglienza per richiedenti l’asilo) gestiti dalle cooperative interessa incassare le indennità, non fare il lavoro!

Il muro ipotizzato dal Nano deve diventare sempre più una realtà, non tanto fisica quanto operativa nei controlli stretti al confine, nei respingimenti dei clandestini e nella collaborazione interforze. Dobbiamo evitare che la stazione di Chiasso diventi Milano Centrale, che il Ticino diventi un territorio insicuro e che la Svizzera resti l’unica porta aperta attorno all’Italia. Dobbiamo reagire con forza e fermezza, prima che sia troppo tardi.

Norman Gobbi

I Patrizi ticinesi al servizio del Paese

I Patrizi ticinesi al servizio del Paese

Con immutato piacere prendo la parola, a nome del Consiglio di Stato e quest’anno anche nelle vesti di suo Presidente, per portare il saluto dell’Autorità cantonale all’Assemblea generale dell’Alleanza patriziale.

Si tratta di un appuntamento tradizionale e al contempo estremamente significativo per i Patriziati ticinesi e, in particolare, per l’ente mantello che li rappresenta, l’ALPA. Da quando ho il piacere e la responsabilità di dirigere il Dipartimento delle istituzioni è questa la quinta assemblea generale cui presenzio. Dall’assemblea del 2011 non molto lontano da qui, a Tesserete in Capriasca, a quella del 2012 ad Ascona, in riva al Lago Maggiore, al consesso tenutosi l’anno successivo in Alta Valle di Blenio, a Olivone, all’assemblea dell’anno scorso in Lavizzara a Prato Sornico (in un clima quasi invernale, ma riscaldato dalla viva partecipazione, vorrei quasi dire dalla passione, di centinaia di amministratori patriziali), quest’anno l’assemblea generale dell’ALPA, organizzata dai Patriziati di Scareglia, Certara, Cimadera, Colla e Piandera che voglio anche io ringraziare, ha luogo in Valcolla. Ho voluto elencare le località che hanno ospitato le ultime cinque assemblee non per puro spirito di cronaca, bensì per sottolineare come questo peregrinare su e giù per il Ticino sia oltremodo significativo della capillare presenza dei Patriziati in tutto il Cantone. Non vi è certo particolare bisogno, di fronte a questa platea, di ricordare e dare risalto al ruolo fondamentale degli Enti patriziali quali testimoni e sentinelle della nostra storia e identità ticinese. L’ho evidenziato più volte in passato e credo di poter dire che oggi, come e forse ancor di più che in passato, i Patriziati si stanno assumendo a pieno titolo questo ruolo e queste responsabilità.

La strategia cantonale in ambito patriziale, che si fonda sulla Legge organica patriziale del 1995 ed è stata ulteriormente rafforzata con la revisione parziale del 2013, si prefigge l’obiettivo primario di confermare e consolidare il ruolo dei Patriziati quali partner affidabili ed efficienti dei Comuni, in modo particolare nella gestione del territorio, cioè della principale e più preziosa risorsa del nostro Cantone. Questo concetto, semplice e intrigante al contempo, perché rappresenta una sfida a costantemente migliorarsi per assolvere sempre meglio e con maggiore efficacia un reale servizio di pubblica utilità, l’ho espresso e ribadito in più occasioni e in diversi contesti. Posso dire senza timore di smentita che questi obiettivi siano integralmente condivisi anche dal vostro ente mantello, l’Alleanza patriziale, che accompagna l’Autorità cantonale, ognuno nel rispetto dei suoi compiti e delle sue competenze, nel costante lavoro di consolidamento dei Patriziati nel panorama istituzionale ticinese. Proprio per far seguire i fatti alle parole e fornirvi quindi gli strumenti per assolvere gli importanti compiti che la legge vi affida, oltre a rendere operativo il nuovo Fondo per la gestione del territorio e a confermare il fondamentale ruolo di aiuto agli investimenti del Fondo di aiuto patriziale, a partire da quest’anno abbiamo allestito un percorso formativo specifico per gli amministratori patriziali. Grazie a una sinergia tra il Centro per la formazione degli enti locali (CFEL) e i miei collaboratori della Sezione degli enti locali, infatti, hanno avuto inizio questa primavera i corsi di formazione incentrati in particolare sul governo del Patriziato e della sua assemblea e sulle novità in ambito contabile. A quest’ultimo riguardo occorre sottolineare come l’introduzione obbligatoria della contabilità a partita doppia con conto degli investimenti rappresenti un passo importante, fors’anche difficoltoso per alcuni Patriziati, ma indispensabile per una vera gestione finanziaria degli enti patriziali secondo i criteri della pubblica amministrazione. I miei collaboratori mi riferiscono che la rispondenza a questi corsi di formazione è molto buona, ciò che rappresenta un ottimo viatico per il miglioramento dell’efficienza amministrativa dei Patriziati.

Citavo poc’anzi il vero e proprio ruolo di servizio pubblico svolto dagli amministratori patriziali. Desidero soffermarmi un momento su questo concetto, ricco di significati e di stimoli per il presente e per il futuro. Conservare, utilizzare, salvaguardare e promuovere i beni d’uso comune – il nostro magnifico territorio in primis – con spirito viciniale e a favore della comunità, come prescrive l’articolo 1 della LOP, rappresenta a non averne dubbi un compito di grande valenza pubblica. Si tratta di un vero e proprio servizio al Paese, che testimonia la riconoscenza verso gli insegnamenti, la storia, i sacrifici, le lotte e le conquiste di chi ci ha preceduti e che giustifica al contempo l’esistenza e l’importanza, oggi e domani, dei Patriziati ticinesi. In una società globalizzata, perennemente connessa con tutto il mondo e che pare non avere più confini, ma che al tempo stesso – quasi paradossalmente! – genera frequenti episodi di ripiegamento su sé stessi, nel segno di un individualismo il più delle volte miope, mi piace pensare all’impegno quotidiano di tutti noi, uomini e donne al fronte nei nostri Patriziati, come una forma semplice ma quanto mai preziosa e sincera di servizio alla comunità. Con le nostre conoscenze, con l’attaccamento alle nostre tradizioni, al nostro territorio e ai suoi beni, con la passione che infondiamo nelle nostre azioni pubbliche in seno ai nostri Patriziati esplichiamo un importante servizio al nostro Paese.

I Patriziati, in misura probabilmente ancora più importante di altri Enti pubblici, sono sorretti da importanti slanci ideali e da una fondamentale componente di volontariato. Questa è una risorsa preziosissima, da conservare e tramandare. Per farlo occorre continuare ad alimentare quel “sacro fuoco” che anima tanti cittadini patrizi e ricordare però anche, nel medesimo tempo, che le regole del gioco sono quelle del diritto pubblico, di una comunità che affronta assieme, e a beneficio di tutti, le sfide della salvaguardia, della gestione e della promozione del patrimonio patriziale. La funzione del Patriziato deve quindi essere anche quella di riferimento culturale e sociale per una società che anche in Ticino tende a dimenticare le sue origini, a disattendere le sue tradizioni e a non sempre promuovere i valori fondamentali della convivenza civile.

In questo contesto, gli enti patriziali rivestono un ruolo fondamentale nell’affermazione e nella difesa dell’identità locale. Eredi in linea diretta delle antiche comunità viciniali, i Patriziati ticinesi più di ogni altro Ente istituzionale incarnano i valori di attaccamento al territorio, alla comunità e alle sue tradizioni, la capacità di affrontare con spirito viciniale – lo ricorda l’articolo 1 della LOP! – e cioè con solidarietà comunitaria, le sfide cui devono fare fronte le nostre comunità, oggi e domani come ieri. Se in passato tali valori identitari si traducevano nella volontà (ancor prima che nella capacità) di affrontare, assieme, le prove imposte da una natura molte volte anche aspra nell’ambito di un’economia agricola e forestale di sussistenza, oggi difendere e promuovere l’identità patriziale significa anzi tutto conoscere, apprezzare e preservare le nostre origini e la lungimiranza di chi ci ha preceduti e continuare quindi a mettersi a disposizione come voi fate – molto spesso in maniera totalmente volontaria, senza alcun tornaconto personale – per l’amministrazione dei Patriziati ticinesi. 

Questi riferimenti appaiono tanto più importanti, quanto in altri ambiti istituzionali devono essere promossi progetti di riforma, in particolare attraverso le aggregazioni, per dare più forza, efficienza e autonomia ai Comuni. Il processo di aggregazione dei comuni non tocca direttamente i patriziati, nel senso che non si sta promuovendo di pari passo anche l’aggregazione dei patriziati (i cui comprensori in moltissimi casi coincidevano con quelli dei vecchi comuni). È pur vero che anche in ambito patriziale, laddove la richiesta proviene dal basso, il Cantone accompagna e sostiene, tramite la Sezione degli enti locali, le istanze di aggregazione. Proprio in questi mesi hanno infatti visto la luce il nuovo Patriziato di Aranno, Cimo e Iseo e quello di Castel San Pietro (frutto dell’unione tra l’omonimo Ente e quelli di Monte, Casima e Campora). Nella maggior parte dei casi, tuttavia, le aggregazioni comunali, indispensabili sul piano politico e istituzionale soprattutto nelle regioni periferiche ma sempre più necessarie anche in contesti urbani, non sono accompagnate da analoghe fusioni tra Patriziati. In tale contesto, questi ultimi assumono quindi un ulteriore e importante ruolo di legame per le comunità, fondato su valori culturali e storici condivisi, sullo sviluppo di iniziative culturali, su una gestione del territorio attenta alle tradizioni e ai significati storici e di identità. Sempre più numerose – lo testimonia l’incremento delle istanze al Fondo di aiuto patriziale e per la gestione del territorio – sono le iniziative promosse dai patrizi in numerosi comuni del Cantone che, attraverso interventi sul patrimonio alpestre, agricolo, forestale e di sentieri, investimenti di ristrutturazione e di manutenzione di immobili, promozione di studi e pubblicazioni, mantengono vivo e presente lo spirito vicinale su cui si è fondata la nascita e l’esistenza degli enti patriziali. 

La sfida presente e futura che attende i Patriziati ticinesi, oltre all’imperativo di un’accresciuta efficienza amministrativa quale requisito di una sana gestione pubblica, sarà perciò quella della collaborazione concreta ed efficace con i Comuni. È una prova affascinante e imprescindibile, qui in Valcolla, quartiere della Grande Lugano, come nel resto del Cantone, a beneficio di tutta la comunità. Non è una sfida facile da affrontare, tuttavia confido che i Patriziati ticinesi, accompagnati, sostenuti e – se necessario – anche richiamati al loro dovere dall’Autorità cantonale, oltre che ovviamente dall’ALPA, sapranno raccoglierla e portarla a buon compimento con la passione che da sempre li contraddistingue.

Discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale 2015 dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) il 13 giugno 2015 – Fa stato il discorso orale –

Seduta extra muros del Consiglio di Stato

Seduta extra muros del Consiglio di Stato

Le priorità politiche e finanziarie del Cantone per il periodo 2015/2019 sono state discusse dal Consiglio di Stato nella tradizionale seduta extra muros di inizio Legislatura, che – fra la giornata di ieri e quella odierna – ha visto il Governo ticinese trasferirsi in Vallemaggia.

La seduta straordinaria – organizzata a Coglio, frazione del Comune di Maggia – ha permesso al Consiglio di Stato di approfondire i principali temi politici e finanziari che occuperanno il centro dell’attenzione di Governo, Parlamento e cittadinanza durante i prossimi quattro anni.

Il Consiglio di Stato ha anzitutto preso atto dei dati di preconsuntivo per il 2015 (vedi comunicato stampa separato) e discusso il Preventivo 2016 del Cantone. La situazione finanziaria dello Stato desta forte preoccupazione, poiché allo stato attuale è necessaria una manovra di rientro finanziario per almeno 135 milioni di franchi, in modo da mantenere il disavanzo al di sotto della soglia dei 90 milioni di franchi. Per raggiungere questo obiettivo, oltre a operare sull’affinamento dei dati oggi disponibili, sarà necessario procedere prioritariamente con interventi sulla spesa e con misure che toccheranno anche le entrate dello Stato. Non è comunque intenzione del Governo fare capo a un aumento del coefficiente d’imposta.

Il Consiglio di Stato ha quindi fissato i seguenti obiettivi finanziari di Legislatura:

  • Anno 2016: disavanzo massimo di 90 milioni di franchi
  • Anno 2017: disavanzo massimo di 45 milioni di franchi
  • Anno 2018: pareggio dei conti

Per raggiungere questi obiettivi, è richiesta una chiara, forte e coraggiosa assunzione di responsabilità collettiva attorno al tema del risanamento finanziario. Responsabilità che spetta primariamente all’Esecutivo cantonale, ma che deve estendersi anche al Parlamento e a tutti gli attori che – in un modo o nell’altro – hanno un’influenza sulle finanze cantonali: enti parastatali, Comuni, beneficiari di aiuti pubblici e, ovviamente, l’intera cittadinanza. La difficile situazione finanziaria del Canton Ticino sarà affrontata con successo unicamente se tutti gli attori interessati opereranno con l’obiettivo primario del risanamento.

Il Governo ha quindi condiviso i temi strategici sui quali intende orientare il proprio lavoro durante la Legislatura 2015/2019, individuando gli orientamenti di fondo che verranno perseguiti – con uno sforzo collettivo e coordinato – in cinque aree di intervento.

Risorse, sostenibilità finanziaria, governance e relazioni esterne

L’obiettivo è di impostare una politica finanziaria equilibrata – nell’ottica di un pareggio strutturale dei conti entro fine Legislatura – che consenta il rilancio del tessuto economico ticinese e un rinnovamento nella gestione della cosa pubblica, con il rafforzamento della gestione per obiettivi e la diffusione delle forme di e-Government, così da facilitare il contatto fra i cittadini e lo Stato. A livello istituzionale, andranno portate a compimento la riorganizzazione dei rapporti fra Cantone e Comuni – delineata dal progetto Ticino 2020 – e fra Governo e Parlamento, oltre a un rilancio dei rapporti fra i partiti di Governo, attraverso nuove forme di dialogo e condivisione. Nel settore delle relazioni esterne, il Cantone dovrà consolidare la propria presenza negli organismi intercantonali e proseguire nello sforzo già avviato per rendere più note a livello federale le peculiarità e le difficoltà del Ticino nell’attuale contesto economico internazionale.

Formazione, lavoro e sviluppo economico

Nell’ambito formativo l’idea è di migliorare le collaborazioni nel settore postobbligatorio, professionale e liceale; a livello accademico, sarà cruciale portare a compimento il progetto di facoltà universitaria di biomedicina. Il Consiglio di Stato intende anche migliorare le forme di collaborazione interdipartimentale volte a un migliore scambio di informazioni su offerta di posti di lavoro in azienda e personale indigeno disponibile. In questo senso, l’intenzione è di rafforzare la collaborazione fra gli Uffici regionali di collocamento e il settore della formazione professionale. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, il Governo intende impegnarsi anzitutto per garantire l’occupazione ai residenti e prestare attenzione alla qualità degli impieghi offerti sul territorio: ciò passerà anche dall’adozione di misure a tutela dei salari, come la sensibilizzazione all’utilizzo dei contratti collettivi di lavoro e l’adozione diretta dei contratti normali di lavoro, laddove necessario. Accanto a queste misure, proseguirà l’attenzione nella lotta agli abusi. Di particolare importanza saranno anche la concretizzazione della Riforma III dell’imposizione delle imprese. Il Governo ha deciso a questo proposito di orientarsi sull’ipotesi, che sarà ora perfezionata, di un’aliquota di imposizione degli utili del capitale che potrebbe oscillare fra il 6,5 e il 7%. Questo, con l’obiettivo di consolidare l’attuale provento degli introiti fiscali delle persone giuridiche.
Popolazione e flussi migratori

In primo piano per il Cantone sarà nei prossimi mesi il dibattito sull’attuazione del nuovo articolo 121a della Costituzione, con l’obiettivo di vedere riconosciute le esigenze particolari del Ticino. Dovranno inoltre proseguire gli sforzi nel controllo dell’immigrazione e nell’accompagnamento alle procedure di accoglienza per richiedenti l’asilo. Nell’ambito della sicurezza andrà rafforzato il concetto di Ticino sicuro e accogliente, con particolare attenzione a nuovi fenomeni di criminalità organizzata. Il Consiglio di Stato ha infine espresso la volontà di lavorare per rafforzare l’identità cantonale ed evitare il rischio di una perdita del patrimonio culturale ticinese.

Mobilità, ambiente, energia

Il quadriennio appena iniziato vedrà concretizzarsi il concetto di Città-Ticino, stimolato dal completamento della galleria di base del Monte Ceneri: saranno quindi fondamentale una pianificazione territoriale attenta a livello di contenuti, sia nei comparti abitativi che in quelli produttivi, con l’obiettivi per questi ultimi di coordinare lo sviluppo economico e quello territoriale in modo sostenibile, grazie anche all’adozione di strumenti di marketing territoriale. Mobilità e gestione del traffico continueranno a essere al centro dell’attenzione, a cominciare dalla concretizzazione della tassa di collegamento e dal sostegno al trasporto pubblico e alle soluzioni di mobilità aziendale. Occorrerà infine individuare soluzioni adeguate al Ticino nei dossier federali legati alle case secondarie e agli edifici fuori zona. In ambito energetico, proseguiranno il lavoro di coordinamento fra gli attori del mercato elettrico ticinese e il lavoro in vista del recupero delle risorse idroelettriche del Cantone, oltre a quello per la ricerca di una soluzione soddisfacente nell’ambito dei canoni d’acqua.

Bisogni sociosanitari e sfide demografiche

La sfida principale sarà costituita dal contenimento della spesa pubblica nel settore sociosanitario, anche in relazione all’invecchiamento della popolazione e alla bassa natalità. L’assistenza alla popolazione anziana e l’integrazione nel mondo del lavoro – con misure favorevoli alla conciliabilità della vita professionale con quella familiare – figureranno fra i principali campi di interesse per il Governo.
A conclusione di questo primo confronto sulle priorità strategiche per il futuro del Cantone, il Consiglio di Stato intende sottolineare che i prossimi quattro anni porteranno al Ticino profondi cambiamenti e sfide di particolare complessità. Per affrontare questo passaggio storico e cogliere le opportunità che presenta, a cominciare dall’apertura della galleria di base del San Gottardo, il Governo è dell’opinione che la politica debba riscoprire un modello di lavoro basato sulla concertazione e la condivisione degli obiettivi prioritari.