‘Il Comune? Deve essere più coinvolgente, più democratico’

‘Il Comune? Deve essere più coinvolgente, più democratico’

Il capo della Sezione enti locali Della Santa: il simposio di giovedì segnerà di fatto l’avvio della riforma della Legge organica comunale
«Con l’evento di giovedì poseremo in un certo senso la prima pietra del cantiere». L’evento è il quinto ‘Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni’ in agenda per il 1º febbraio a Bellinzona nell’auditorium della Scuola cantonale di commercio. Il cantiere, impegnativo, è la riforma della Legge organica comunale, la normativa che disciplina l’attività degli enti pubblici locali ticinesi.
Si parla di una revisione completa del testo entrato in vigore nel 1987. «Nel 2020 durante la pandemia – riprende Marzio Della Santa, alla testa, in seno al Dipartimento istituzioni, della Sel, la Sezione degli enti locali, promotrice del convegno – abbiamo cominciato, come organo di vigilanza sui Comuni ma anche di consulenza e di responsabile della formazione per gli stessi, a riflettere sull’opportunità di un cambiamento della legge che regola il funzionamento del Comune. In questi trentasette anni sono state apportate alla Loc delle modifiche puntuali, tuttavia l’architettura generale è rimasta immutata. Nel frattempo il numero dei Comuni, con il processo delle aggregazioni, è diminuito: da 245 a 106. Ed è destinato a scendere ancora. È calata anche la partecipazione dei cittadini alla vita, politica e non solo, dei rispettivi Comuni. Occorre poi interrogarsi su un aspetto importante, quello dell’autonomia comunale, a fronte anche di leggi settoriali, quale ad esempio la Legge edilizia, che demandano agli enti locali l’esecuzione di determinati compiti, trasformandoli di fatto in sportelli del Cantone, in sue agenzie amministrative sul territorio. Questi e altri fattori, insomma, rendono secondo noi necessario un ampio ripensamento della Legge organica comunale». La Sel, aggiunge il suo capo, «ha così identificato dei temi su cui porre l’accento».

Della Santa, al simposio di giovedì verranno quindi presentate delle ricette preconfezionate, le vostre per intenderci? Ricette da prendere o lasciare?
Nessuna ricetta preconfezionata, tantomeno da accettare o respingere. Per questo al convegno, che durerà tutto il giorno, la Sezione degli enti locali soprattutto ascolterà. Ascolterà gli attori istituzionalmente chiamati a gestire il Comune: municipali, consiglieri comunali e funzionari dirigenti. Per sapere quali sono secondo loro i temi che ritengono debbano essere affrontati nella revisione generale della Loc. Per sapere da politici e amministratori locali cosa funziona e cosa non funziona, cosa dovrebbe cambiare, quali dovrebbero essere le priorità di intervento».

E quali sono i temi individuati invece dalla Sezione che lei dirige e su cui, per citare le sue parole, andrebbe posto l’accento nell’ambito della riforma legislativa?
Temi che nel contempo noi consideriamo gli obiettivi politici della revisione generale della Loc. Dal nostro punto di vista, la riforma dovrebbe poter rafforzare l’autonomia e la responsabilità locale sugli aspetti regolamentati dalla Legge organica comunale. Dovrebbe poter estendere la differenziazione, in base alla sua dimensione o alla sua capacità amministrativa, delle regole di funzionamento del Comune e qui alludo al concetto di federalismo asimmetrico. Dovrebbe poter introdurre strumenti di democrazia partecipativa/deliberativa nei processi di elaborazione delle politiche comunali. Dovrebbe poter incrementare l’efficacia e l’efficienza degli organi istituzionali del Comune – legislativo ed esecutivo, evitando una sovrapposizione, di fatto, dei ruoli come succede in alcune realtà locali –, ma pure delle entità pubbliche preposte all’erogazione delle prestazioni – amministrazione comunale, enti autonomi di diritto comunale, consorzi eccetera –, adottando anche idonei strumenti di delega e di controllo. Quattro obiettivi politici dunque.

Concretamente?
A proposito del primo obiettivo, si tratterebbe di riconoscere il Comune nella sua autonomia operativa, rafforzandola con norme adeguate alla realtà odierna, ma si tratterebbe anche di introdurre una vigilanza maggiormente efficace. Come Sezione enti locali, chiediamo di disporre di strumenti più performanti di quelli attribuitici oggi: non possiamo chiarire con la medesima efficacia e la medesima celerità tutti i casi di presunta irregolarità segnalatici, applicando gli stessi criteri di intervento. Passando al secondo obiettivo, faccio un esempio riguardante gli organi legislativi locali: in base alla dimensione del Comune, e meglio al suo numero di abitanti, abbiamo l’Assemblea comunale, nei Comuni molto piccoli, e il Consiglio comunale. Ci sono anche delle situazioni intermedie, in cui il Comune può optare per l’assemblea o per il consiglio. Ebbene, si potrebbe valutare se estendere questa differenziazione delle regole di funzionamento dell’ente locale, sempre in base al numero di abitanti, ad altri settori di attività del Comune. La legge vigente prevede gli stessi strumenti ad esempio per Linescio e Lugano: realtà molto diverse, peraltro un’eterogeneità diffusa in Ticino, che non possiamo più trascurare. Differenziare le regole di funzionamento significherebbe riconoscere questa eterogeneità.

Tra gli obiettivi politici indicati dalla Sel figura, come da lei ricordato, anche l’introduzione di “strumenti di democrazia partecipativa/deliberativa nei processi di elaborazione delle politiche comunali”…
Sempre dal nostro punto di vista, andrebbe aggiornato il concetto di democrazia diretta, ma non con riferimento alle fasi tradizionali e cioè quella correttiva, quando scatta un referendum, e quella propositiva, quando scatta un’iniziativa popolare. Bisognerebbe coinvolgere i cittadini, più di quanto non accada ora, nell’identificazione di un bisogno e nella ricerca di una soluzione. Un coinvolgimento che deve avvenire tempestivamente. Non bastano le serate informative alla popolazione, sempre più deserte, che vedono i Municipi illustrare i motivi per cui chiedono lo stanziamento di un credito. Si vorrebbe insomma un Comune più democratico soprattutto per quel che attiene all’elaborazione di un’idea o alla ricerca di una soluzione.

Dopo il simposio, quali saranno i successivi passi verso la riforma della Legge organica comunale?
La nostra intenzione è di avviare uno o più gruppi di lavoro misti, Cantone/Comuni, tra la fine di quest’anno e il prossimo. E di mettere in consultazione un avamprogetto di legge, previa approvazione del Consiglio di Stato, nel 2026. Toccherà in seguito al Gran Consiglio pronunciarsi.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 gennaio 2024 de La Regione