Piscine e fiumi presi d’assalto, “l’autoresponsabilità è fondamentale

Piscine e fiumi presi d’assalto, “l’autoresponsabilità è fondamentale

Con il ritorno del caldo aumentano i bagnanti nella Svizzera italiana, mentre i responsabili mettono in guardia da distrazioni e comportamenti pericolosi

Con l’arrivo del caldo, le piscine e i corsi d’acqua nella Svizzera italiana sono stati presi d’assalto. L’estate, però, porta anche rischi di incidenti e infortuni e proprio per questo, a inizio stagione, la sicurezza è la priorità degli addetti ai lavori.
Al lido di Lugano, ad esempio, le misure di sicurezza sono state potenziate, ma Gianfranco Salvati, responsabile dei centri balneari della Città di Lugano, ha ribadito anche l’importanza della responsabilità dei bagnanti. “L’autoresponsabilità è fondamentale in una struttura pubblica dove ci sono dei pericoli come le vasche dei tuffi e quelle profonde. Chiediamo ai genitori, soprattutto di minori, di prestare maggiore attenzione”, ha raccontato alle telecamere del Quotidiano.
Un’attenzione verso i più piccoli, che va mantenuta molto alta anche in aree naturali, come laghi o fiumi. “Un problema sono i genitori che, invece di guardare i bambini, guardano il telefonino. Bisogna pensare che la prudenza non fa rovinare il divertimento ma, anzi, permette di godersi l’estate in tutta tranquillità”, ha spiegato Anna Nizzola, presidente della commissione acque sicure.
Un altro aspetto, è legato alla conoscenza dei luoghi e ai suoi pericoli. Soprattutto per chi arriva come turista. “Abbiamo un problema di persone che si tuffano per fare un video bello o foto d’effetto e fanno cose che sono oltre le loro capacità”, ha continuato Nizzola.
Per la commissione acque sicure, è molto importante quindi raggiungere i visitatori con campagne informative prima che arrivino in Ticino, per renderli consapevoli della forza delle correnti nei fiumi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Piscine-e-fiumi-presi-d%E2%80%99assalto-%E2%80%9Cl%E2%80%99autoresponsabilit%C3%A0-%C3%A8-fondamentale%E2%80%9D–3765388.html

Statuti S in B?:  “Il Ticino non è un bancomat”

Statuti S in B?: “Il Ticino non è un bancomat”

Rifugiati ucraini e politica d’asilo, la trasformazione in statuto B peserà milioni

Il futuro dello statuto S per i profughi ucraini rischia di diventare un boccone amaro da ingoiare per tutti i Cantoni. La Legge federale sull’asilo prevede infatti che, se dopo cinque anni il Consiglio federale non ha ancora abrogato lo statuto di protezione provvisoria, alle persone interessate venga rilasciato permesso B. Un cambiamento che scaricherebbe sui Cantoni costi ingenti come sottolinea il Consigliere di Stato e Direttore del DI Norman Gobbi: “Questo passaggio automatico avrebbe ricadute milionarie sulle casse cantonali. L’aiuto sociale, infatti, non verrebbe più finanziato dalla Confederazione come avviene oggi per lo statuto S. L’onere nei confronti dei titolari di un permesso B ricadrebbe su Cantoni e in parte sui Comuni”.
Nove mesi per cambiare rotta La questione è destinata a diventare concreta già a marzo 2027, quando saranno passati cinque anni dal rilascio dei primi permessi S. Secondo le stime federali il cambiamento coinvolgerebbe fino a 47 mila persone in Svizzera che dal prossimo anno riceverebbero un permesso di soggiorno B. In Ticino, già nel corso del 2027, 1’700 beneficiari accederebbero automaticamente al regime ordinario dell’assistenza sociale applicato ai residenti. Per il periodo 2027-2032 si stima una spesa di ulteriori 330 milioni di franchi per il nostro Cantone. “Non possiamo accettare che uno statuto nato come misura temporanea produca automaticamente gli effetti di un soggiorno durevole a carico dei Cantoni e dei contribuenti” commenta il Consigliere di Stato.

Autonomia finanziaria come condizione
Il contesto internazionale non lascia prevedere a medio termine una diminuzione del numero di persone provenienti dall’Ucraina in cerca di protezione. La prospettiva del cambiamento ha già acceso il dibattito. Negli scorsi giorni è arrivata la dura presa di posizione dei Cantoni della Svizzera centrale attraverso la Conferenza dei direttori e delle direttrici degli affari sociali. Per Gobbi la soluzione più ragionevole, sia a livello finanziario sia dal profilo politico e operazionale, sarebbe quella di concedere lo statuto B alle persone indipendenti dall’aiuto sociale, con un esame approfondito dei presupposti attualmente in vigore per il caso di rigore. Secondo il Direttore del DI, un soggiorno stabile dovrebbe essere riservato a chi ha raggiunto una reale integrazione e soprattutto l’autonomia finanziaria. “ Il principio deve restare semplice: chi ottiene un permesso durevole deve dimostrare di non vivere a carico della collettività”.

Cambio di rotta
Il Ticino aveva già sollevato la questione durante l’analisi della Strategia in materia d’asilo 2027. Il Consiglio di Stato aveva infatti chiesto che la futura strategia d’asilo riconoscesse maggiormente la specificità dei Cantoni di frontiera e introducesse regole più sostenibili anche sul futuro dello statuto S. Nulla è ancora deciso, Berna ha infatti ancora margine di manovra: “Un cambio di rotta è importante”, conclude Norman Gobbi. “Senza correttivi federali, il rischio è che la Confederazione continui a decidere trattando Cantoni e Comuni come dei bancomat a favore di cittadini stranieri”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 24 maggio 2026 de Il Mattino della domenica