“I giovani possano crescere orgogliosi di essere svizzeri”
Ho molti ricordi dei giorni che precedevano il Primo Agosto quando ero bambino. Nella bottega dei nonni a Piotta aiutavo a decorare la vetrina con le bandiere della Svizzera. Poi arrivava il giorno di festa e, mentre si aspettava l’accensione del falò, giravamo con i bengala e i lampioncini per le strade del paese. Senza rendercene conto, condividevamo già quel senso di appartenenza che considero ancora oggi il vero patrimonio della Svizzera. Nel Patto federale del 1291 c’è un’espressione che continua a colpirmi: “reciproco aiuto, consiglio e appoggio”. Questi uomini liberi ci hanno insegnato una lezione semplice: quando la libertà e la sicurezza sono messe in discussione, gli svizzeri sanno e devono fare fronte comune. Uniti, ma senza rinunciare alla propria identità. Parliamo quattro lingue, abbiamo tradizioni, dialetti e sensibilità diverse. Eppure, ci riconosciamo negli stessi valori: la cultura del lavoro, il senso di responsabilità, la fiducia nelle istituzioni e il profondo legame con le nostre origini. È questa cultura condivisa, costruita nel tempo e tramandata di generazione in generazione, che ci tiene uniti e ci fa sentire parte della stessa comunità, pur nelle nostre differenze. Sia chiaro, amare la propria Patria non significa farsi andare bene tutto. Il Ticino, con la sua posizione di presidio al confine sud, vive dinamiche che sono poco comprese oltre Gottardo. Anche per questo abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce e difendere gli interessi del nostro Cantone. Ma questa responsabilità non si esaurisce nell’azione politica. Riguarda anche il modo in cui sappiamo trasmettere alle nuove generazioni il senso di appartenenza alla nostra Patria. Il mio auspicio è proprio questo: che i giovani possano crescere con l’orgoglio di essere ticinesi e svizzeri, consapevoli della storia, dei valori e delle responsabilità che questa appartenenza comporta. Perché amare il proprio Paese si impara. Si impara dagli esempi, dai gesti quotidiani, dai racconti di chi ci ha preceduto e dalla consapevolezza che libertà, sicurezza e democrazia non sono conquiste irreversibili, ma valori da difendere ogni giorno. Se il Primo Agosto continuerà a emozionare i nostri figli e, domani, i nostri nipoti, significherà che avremo assolto al nostro compito: consegnare loro una Svizzera fiera della propria storia, delle proprie radici e determinata a custodire ciò che l’ha resa un Paese libero e sicuro.
Viva la Svizzera, Viva il Ticino!
Opinione di Norman Gobbi pubblicata nell’edizione di domenica 26 luglio 2026 de Il Mattino della domenica