Carceri Trenta posti in più per La Stampa

Carceri Trenta posti in più per La Stampa

Dal Corriere del Ticino del 10 maggio 2016

Il tutto esaurito impone una ristrutturazione – Si investiranno 50 milioni, un terzo rispetto al progetto originale Gobbi: «Occorre una struttura più performante» – Laffranchini: «È in diminuzione l’uso della cella di rigore»

Dopo il netto ridimensionamento della ristrutturazione de La Stampa deciso dal direttore dei Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (vedi anticipazione del Corriere del Ticino del 17 ottobre 2015), si pianifica la ripartenza del progetto. In prima battuta il Consiglio di Stato prevedeva la costruzione di quattro edifici ex novo con una spesa stimata tra i 150 e i 180 milioni di franchi. Seppur di minor entità un rinnovo entro il 2020 s’ha da fare: «L’edificio ha 47 anni», ha spiegato Gobbi ieri durante il bilancio annuale delle strutture carcerarie che si è tenuto alla Farera, «la ristrutturazione permetterà di prolungare la vita di altri 25-30 anni e di ampliarne la capacità. Occorre una struttura performante per rispondere alle sfide future. Negli ultimi 15 anni non è stato speso un franco per La Stampa». L’investimento previsto è di circa 50 milioni e garantirà 30 posti in più. La capienza massima passerà così a 180 posti, per far fronte al tutto esaurito che caratterizza la struttura attuale. «È da oltre un anno che abbiamo raggiunto la piena capacità», ha rilevato il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini , «ed è stata creata una lista d’attesa per l’accesso». Al carcere giudiziario la Farera alloggiano infatti anche i detenuti in attesa di passare al La Stampa, che sottostanno però a un regime alleggerito: «Vengono concesse maggiori ore fuori dalla cella, più telefonate e sette ore di visite al posto di quattro», precisa Laffranchini. Oltre al rinnovo con aumento dei posti al La Stampa, Gobbi ha anche rivelato l’avvio di uno studio sulla possibile riconversione a carcere amministrativo dello stabile Navarazz a Taverne-Torricella, «con la possibilità di inglobare anche una gendarmeria che garantirà la sicurezza alla valle del Vedeggio». La gestione delle incarcerazioni amministrative è al momento affidata al Canton Grigioni.

Adeguamenti in vista
Tra le sfide, alcune imminenti altre del futuro, sottolineate dalla neodirettrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti vi è il nuovo diritto in materia di espulsione dei criminali stranieri, che entrerà in vigore tra pochi mesi, il 1. ottobre 2016. «Sarà un giudice della Magistratura penale a decretare l’espulsione e potrebbe esserci un aumento dei detenuti in attesa di giudizio», precisa Andreotti, che evidenzia inoltre come ci siano ancora dei nodi da sciogliere, ad esempio se sarà il Tribunale penale cantonale o la Pretura penale ad occuparsi dei casi. Sempre nell’ambito di legislazione federale, il 1. gennaio 2018 entrerà in vigore la revisione del diritto sanzionatorio, «che reintroduce le pene a breve durata. Per chi ad esempio ha difficoltà a pagare le pene pecuniarie o per chi è recidivo potrà essere applicata una pena detentiva», aggiunge Andreotti. Per ciò che riguarda le modifiche legislative cantonali, si sta lavorando su due grandi filoni: «Nell’ambito della revisione della Legge sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti ci si sta muovendo per migliorare la trasmissione di informazioni, soprattutto nello scambio automatico tra psichiatri e autorità giudiziaria», precisa la direttrice.
Inoltre, «un’altra questione molto sensibile e delicata è lo sciopero della fame, poiché tocca la libertà personale. Anche qui valuteremo nei prossimi mesi le varie possibilità». A livello cantonale è anche «previsto un adeguamento alle problematiche odierne del Regolamento delle strutture carcerarie», evidenzia ancora Andreotti.

Questione di equilibrio

Laffranchini ha inoltre affrontato il tema dell’equilibrio tra sicurezza e libertà personale. Al proposito ha rilevato che da una parte vanno promosse le condizioni generali di vita, dall’altra la protezione della collettività. «Le maglie della sicurezza sono state strette nell’ultimo anno», ha rilevato Laffranchini, «in particolare per quanto attiene i controlli, ad esempio nei rilevamenti di alcol e stupefacenti. Ad esempio eseguiamo controlli delle urine soprattutto su chi è stato incarcerato per infrazioni alla Legge federale sugli stupefacenti. Inoltre quest’anno sono previsti controlli delle acque luride». Sono per contro aumentate altre problematiche: «Il consumo di alcol e stupefacenti è diminuito, ma è aumentata la richiesta di benzodiazepine e farmaci psicoattivi». Il direttore ha inoltre diminuito il ricorso all’isolamento nella cella di rigore, promuovendo le sanzioni pecuniarie per le infrazioni disciplinari.

La visita

Vivere in pochi metri tra l’isolamento e il rischio di suicidio
Durante il bilancio delle strutture carcerarie è stato possibile visitare le celle della Farera. Una vita spesa in pochi metri quadrati, in cui la privacy è difficile da garantire. «Di solito la cella doppia viene utilizzata per contenere il rischio di suicidio», spiega il direttore Stefano Laffranchini, «che si presenta soprattutto con detenuti provenienti dall’ambito finanziario, con una reputazione e numerosi contatti che improvvisamente si trovano isolati». Nelle celle di rigore, simili a quelle singole ma senza televisione, i detenuti possono rimanere fino a 10 giorni senza contatti con gli altri mentre in quelle di contenimento sono usate per i detenuti che manifestano forti problemi comportamentali: l’impatto è forte, solo un materasso direttamente al suolo e un bagno alla turca.

È ancora il tutto esaurito

È ancora il tutto esaurito

Da LaRegione del 10 maggio 2016

Al Penitenziario più giornate di carcerazione. Nuove norme in arrivo, con conseguenze logistiche

In testa i furti. A seguire le infrazioni alla legge federale sugli stupefacenti, le rapine e le truffe. Sono i principali reati all’origine delle incarcerazioni avvenute nel 2015 in Ticino. Dove «da oltre un anno» il Penitenziario della Stampa «registra il tutto esaurito». Occupati dunque i «centoquaranta» posti del Carcere penale, riservato ai condannati. Lo ha evidenziato il direttore Stefano Laffranchini , nel riferire ieri ai media dell’attività annuale delle strutture detentive cantonali, con «l’ottanta per cento» dei reclusi costituito da cittadini stranieri. La piena occupazione genera inevitabilmente qualche problema. Per esempio a quelle persone che, rinchiuse a Cadro nel Carcere giudiziario della Farera, non possono essere trasferite nell’attiguo Penitenziario subito dopo aver ottenuto dal magistrato il via libera all’esecuzione anticipata della pena. Attualmente in lista di attesa «sono in cinque, ma siamo arrivati anche a una quindicina». Ciò «non soddisfa i detenuti interessati, i loro avvocati e i procuratori pubblici», ha osservato Laffranchini. A chi aspetta di passare nel Carcere penale viene perlomeno «alleggerito» il regime detentivo della Farera. Regime che al Giudiziario, destinato a coloro per i quali è stata disposta la detenzione preventiva (in vista del processo o per esigenze di inchiesta), è più duro di quello vigente al Penitenziario. L’alleggerimento consiste «in un maggior numero di ore fuori della cella, di telefonate e di visite».

Il ‘tutto esaurito’ «non ci impedisce di procedere alle incarcerazioni, ma questa situazione comporta uno sforzo organizzativo non indifferente», ha tenuto a precisare Laffranchini. E le prospettive non sono rosee. Le giornate di carcerazione infatti «tendono ad aumentare, tant’è nel 2016, stando alle nostre proiezioni, si dovrebbero superare le 80mila». Inoltre, imminenti novità legislative sul piano federale potrebbero tradursi in un ulteriore incremento della popolazione carceraria. Il prossimo «1° ottobre» – ha ricordato Frida Andreotti , alla testa, all’interno del Dipartimento istituzioni, della Divisione giustizia – scatteranno le norme di applicazione delle disposizioni sull’espulsione degli stranieri che delinquono. Toccherà a un giudice decretare l’allontanamento. Motivo per cui, ha fatto sapere Andreotti, la magistratura penale giudicante prevede un aumento importante degli incarti. Il che renderebbe necessari degli adattamenti. «Vorremmo sapere anche come intendono muoversi gli altri Cantoni», ha aggiunto Andreotti. Il «1° gennaio 2018» entrerà poi in vigore «la revisione del diritto sanzionatorio», con la reintroduzione delle pene detentive di breve durata, inferiori ai sei mesi. Rimedi sono allo studio.

Insomma, i responsabili tecnici e politici delle strutture detentive ticinesi saranno presto confrontati con sfide impegnative a livello logistico. Il Consiglio di Stato, ha ricordato il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , ha archiviato il progetto di «grande ristrutturazione» del Penitenziario. Troppo costoso: l’investimento complessivo si aggirava «intorno ai 150 milioni di franchi». Niente nuovi edifici. Si sta pensando allora di risanare la struttura esistente, che consentirebbe di ricavare «altre trenta celle». Investimento? «Circa 50 milioni». Approfondimenti in corso. Nel frattempo, ha indicato Laffranchini, verranno ripristinate nel Carcere penale «dieci celle, oggi fuori uso: saranno agibili per la primavera del 2017».

NORMAN GOBBI
‘Implementata gran parte delle raccomandazioni dell’audit’

Gran parte delle raccomandazioni «sono state implementate». Le raccomandazioni cui ha accennato ieri a Cadro il titolare del Dipartimento istituzioni sono quelle formulate dalla Tc Team Consult, la società incaricata nel 2013 dal Consiglio di Stato di radiografare l’organizzazione delle strutture detentive e di suggerire, sempre nell’ambito dell’audit, dei correttivi. Se «la quasi totalità» delle misure è già stata attuata, ciò lo si deve, ha sottolineato Gobbi, «al lavoro svolto, con il supporto della Divisione giustizia, da chi opera professionalmente in carcere». La nomina di Laffranchini a direttore delle Strutture carcerarie cantonali, avvenuta nel 2014, ha permesso di accelerare l’implementazione delle raccomandazioni della Tc Team Consult. E positivo, come ha osservato lo stesso Laffranchini, è l’esito del sondaggio effettuato lo scorso anno sul «grado di soddisfazione» del personale: agenti di custodia ecc. Agenti, ha ricordato Gobbi, chiamati a svolgere compiti delicati: «Sono tenuti da un lato a mantenere l’ordine all’interno del carcere e dall’altro a garantire la risocializzazione del detenuto». A proposito di sicurezza interna, «sono state un po’ strette le maglie dei controlli» per evitare l’uso di droghe e di alcol da parte dei detenuti, ha spiegato Laffranchini. Buoni i risultati. Quanto al futuro, il direttore delle Strutture detentive intende fra l’altro «continuare ad alimentare un clima di lavoro disteso» e «incrementare del venti per cento la cifra d’affari dei laboratori» del carcere. Obiettivo quest’ultimo ambizioso, ha riconosciuto. Si cercherà di raggiungerlo «senza ovviamente entrare in concorrenza» con l’economia privata.