“Non possiamo più comportarci come prima”

“Non possiamo più comportarci come prima”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi parla dell’obbligo in vigore da lunedì delle mascherine e della situazione nel nostro Cantone

Da lunedì entrerà in vigore nel Cantone l’obbligo delle mascherine negli spazi chiusi aperti al pubblico. Questo provvedimento si aggiunge a quello della mascherina obbligatoria nelle scuole postobbligatoria, confermato sempre oggi dal DECS. Il Presidente del Consiglio di Stato, intervistato da Teleticino, ha parlato di questa decisione, del coordinamento intercantonale contro il coronavirus, di sport, di case anziani, e dei possibili sviluppi futuri. Ricordando che: “Già in primavera avevamo capito che i nostri comportamenti devono cambiare”.

Da lunedì dunque entra in vigore l’obbligo di mascherine al chiuso?
“Esatto, è un ulteriore misura che abbiamo preso come Governo cantonale dopo quelle delle scorse settimane, che ricordo erano comunque molto più avanti rispetto ad altri cantoni che avevano registrato nelle ultime settimane un aumento esponenziale dei casi. Per esempio, a Zurigo oggi sono passati da 348 a oltre 700 casi. Noi siamo al momento siamo ancora ben al di sotto di questi numeri, anche in proporzione alla popolazione residente. L’obbiettivo non è di limitare ma di contenere il virus allo scopo di limitare il numero di quarantene che impattano sulla vita sociale ed economica di questo paese oltre a non sollecitare troppo le strutture sanitarie, che sono l’anello centrale della struttura”.

In questo modo seguite le sollecitazioni fatte anche oggi dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità di coordinare un’azione comune tra i vari Cantoni evitando. A vostro modo di vedere in questo modo sarà più efficace la lotta al coronavirus?
La lotta al coronavirus è efficace se i cittadini di questo paese partecipano a queste misure facendole proprie. Dal disinfettarsi regolarmente le mani, evitare gli assembramenti e mettere la mascherina quando c’è troppa gente e non è possibile tenere le distanze. Ricordiamoci che il virus è comunque presente. L’obiettivo dei cantoni invece è quello di dimostrare che il federalismo funziona: penso alla riunione di stamattina fatta in videoconferenza dai direttori della sanità pubblica, che hanno voluto coordinare fra loro diverse misure allo scopo di dimostrare alla popolazione e alla Confederazione che i Cantoni sono in grado di applicare delle misure. Il Cantone dei Grigioni lo ha già comunicato stamattina, noi lo abbiamo deciso oggi pomeriggio; altri cantoni andranno a definirlo durante il fine settimana. Vogliamo anche fare il gioco di squadra nella lotta al contenimento del virus, ma soprattutto evitare che si propaghi troppo velocemente. Lo abbiamo visto recentemente nel canton Svitto che a risentire sono le strutture sanitarie”.

Avete anche confermato la chiusura dei locali notturni, delle discoteche aggiungendo quella per i locali erotici. Ci sono altre novità per la ristorazione?
“Abbiamo fatto un passo a favore degli avventori. Negli esercizi pubblici abbiamo deciso che chi entra solo a bere un caffè per un tempo limitato, entra con la mascherina, si siede ma non deve notificare i suoi dati. Questo penso sia un aspetto positivo a favore di chi negli scorsi giorni ha segnalato la necessità di uno sgravio amministrativo, penso a Gastro Ticino. L’obiettivo non è rallentare la vita quotidiana, ma rallentare il virus. Questa nuova norma permette ai cittadini di continuare nella normalità, a patto di mantenere la corretta attenzione. Infatti la notifica permette il tracciamento. È importante mantenere la responsabilità individuale perché anche il tracciamento in questi giorni è stato fortemente sollecitato. Sotto la lente degli epidemiologi ci sono anche gli eventi privati come i matrimoni, le cene o le feste che sempre più spesso si trasformano in focolai peggiorando la situazione del tracciamento dei contatti“.

In questo senso ci sono novità in Ticino?
“Rimangono in vigore le norme attuali, in Ticino non abbiamo avuto focolai importanti e credo che sia da ascrivere al buon comportamento della nostra popolazione. Importante è fare attenzione proprio in quelle situazioni. Se penso anche al mondo sportivo, nell’occhio del ciclone in questi ultimi giorni, non penso che i contatti avvengano all’interno degli spogliatoi o durante la pratica dello sport ma è soprattutto dopo o prima l’attività sportiva. È in questi momenti che bisogna richiamare la responsabilità individuale, applicare i piani di protezione: ogni singola azione ha un effetto. Magari non direttamente sul sistema sanitario, ma per esempio se metto una squadra in quarantena sfalso comunque un campionato. Lo abbiamo visto in questi giorni che alcune squadre non potranno giocare creando un problema organizzativo, anche per i tifosi che vogliono godere della loro passione. In più sono giornate di lavoro che vengono bruciate. Se si possono evitare queste “bruciature” dal punto di vista economico e sociale, si può anche evitare una bruciatura molto più grave, quella del sistema sanitario”.

Molti si complimentano con il governo per aver preso questa decisione che molti sembra aspettassero. Riguardo allo sport, alcuni si chiedono se non sia il caso di fermarlo.
“In questo momento lo sport non è un problema: lo abbiamo visto nei grandi eventi, non abbiamo nessuna prova che in quelle situazioni ci siano stati dei contagi. Proprio nel dimostrare che si può convivere con questo virus, rispettando le semplici regole di igiene accresciuta, alla fine, si concorre al raggiungimento di più obiettivi: quello di evitare il confinamento, che sia personalmente che come membro del governo, non vogliamo più avere in Canton Ticino. Ma per non averlo dobbiamo comportarci correttamente. Questo è l’elemento centrale in questa discussione. Poco fa sono passato di fianco a un matrimonio a Palazzo civico a Bellinzona: sono situazioni che possono continuare se gestite correttamente. Ovvio che non è la grande festa che tutti vorremmo fare, ma lo abbiamo capito già in primavera che i nostri comportamenti devono cambiare. Durante l’estate abbiamo avuto belle occasioni per stare assieme ma adesso dobbiamo capire che non possiamo più comportarci come prima”.

Un altro tema delicato è quello delle case anziani. Si sono appena aperte le porte di queste strutture dopo un lungo periodo e con un grande sospiro di sollievo, adesso c’è il rischio che che si scelga di richiudere le porte?
“L’ambito delle case anziani è sempre stato sensibile, di quelli maggiormente sotto la lente d’attenzione da parte dell’autorità in particolar modo del Medico cantonale. Qui si tratta di rispettare i piani di protezione che tutelano sia gli ospiti che gli operatori e che chiedono a chi arriva dall’esterno maggior cura. Importante è seguire le regole perché come detto poco fa c’è sempre una conseguenza ai nostri comportamenti. Bisogna rispettare in maniera stretta tutte le regole e se c’è un dubbio rinunciare ad una visita, proprio a tutela dei nostri cari. Se necessario l’ufficio del Medico cantonale prenderà ulteriori misure ma in questo momento non ci sono state richieste”.

Per quanto riguarda gli obblighi introdotti da lunedì, ci saranno dei controlli? Se sì come verranno effettuati, sono previste delle sanzioni in caso di non rispetto?
“Io spero di non mai dover dare troppe sanzioni e spero che chi opera sul territorio non debba mai troppo intervenire. Questo vorrebbe dire che la popolazione di questo cantone ha fatto proprie le misure volute dal governo. L’obiettivo è far proprie queste misure e penso anche ai gestori dei vari locali: abbiamo avuto diverse segnalazioni di mancato rispetto delle normative previste, in questo caso spetta anche al cliente chiedere il rispetto; il comportamento sbagliato di un collaboratore può mettere in difficoltà gli avventori e da cliente, pur comportandomi correttamente, rischio di essere messo in quarantena per il comportamento sbagliato di qualcun altro. È il gioco di squadra che deve funzionare”.

Nuove misure anti Covid

Nuove misure anti Covid

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 8 ottobre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13499011

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 ottobre 2020 de La Regione

Si stringe oggi, per non chiudere ancora domani
Misure ulteriori per frenare l’evoluzione del coronavirus
Gobbi: Il lockdown non è contemplato e resta l’ultima ratio”

Discoteche, sale da ballo e club chiusi da questa sera e mascherine obbligatorie nei negozi da domani, sabato. Il giro di vite del Consiglio di Stato arriva all’indomani dell’aumento dei contagi riscontrati proprio nei locali notturni. Per quanto concerne l’obbligo d’indossare le mascherine nei negozi, conferma il presidente del governo Norman Gobbi, sono previste delle sanzioni «definite nell’ambito della Legge federale sulle epidemie», in caso di mancato rispetto della disposizione adottata dal governo. Misure necessarie, quelle decise dal Consiglio di Stato, che non preludono, per ora, a un altro lockdown. «L’obiettivo dichiarato da tempo è quello di non chiudere le attività economiche che resta l’ultima ratio se viene meno la responsabilità individuale», ha commentato Gobbi che ha ribadito che la situazione epidemiologica in Ticino non è grave come in altri cantoni, ma l’ulteriore stretta si è resa necessaria per prevenire un peggioramento ulteriore. Da qui l’appello alla responsabilità individuale e al rispetto delle misure igieniche note: disinfettante, distanza e mascherine dove è necessario.

«Stiamo vivendo una situazione che è diventata seria e preoccupante», ha spiegato da parte sua Raffaele De Rosa, responsabile del Dipartimento della sanità e socialità, rigorosamente con la mascherina. «Abbiamo una crescita dei casi positivi a un livello elevato. Ci preoccupa anche l’accelerazione degli ultimi tre giorni», ha affermato. Ricordiamo che ieri erano 40 i testati positivi in Ticino, mentre mercoledì 39. Durante il fine settimana 21 persone sono state trovate positive. La tendenza al rialzo è quindi chiara. «È cresciuto anche il tasso di positività, che è oggi fra il 5 e il 7%, rispetto all1% delle scorse settimane, mentre a livello nazionale siamo attorno al 10%». «Deve far riflettere anche l’aumento dei casi ‘sconosciuti’, quelli dove l’origine della malattia non si riesce a decifrare: indica quanto la diffusione sia aumentata. Al rialzo anche i contagi tra le persone sopra i 60 e i 70 anni, categorie particolarmente a rischio di complicazioni in caso di contagio».

Situazione seria anche per il dottor Giorgio Merlani, capo dellUfficio del medico cantonale: «Siamo di fronte a un raddoppio dei positivi ogni tre giorni, un aumento inaspettato. Non si tratta di un focolaio, ma di casi diffusi, presenti sul territorio cantonale e per buona parte di questi non siamo in grado di definire l’origine del contagio. Per più della metà dei casi non siamo in grado di dire l’origine del contagio. Bisogna evitare di passare a una diffusione comunitaria, senza controllo». I motivi? Per Merlani, sarebbero fondamentalmente due: «Innanzitutto il clima. Negli ultimi giorni di settembre c’è stato un tempo brutto e freddo. Inoltre, ci sono state le vacanze autunnali in vari cantoni svizzeri, che hanno portato a una mobilità interna più pronunciata». Tra le altre misure, si segnala che in tutte le strutture della ristorazione sarà ammessa solo la consumazione al tavolo. I gerenti dovranno provvedere alla raccolta dei dati di almeno una persona per tavolo, per garantire il contact tracing. Le liste dovranno essere messe a disposizione dell’autorità nel giro di due ore, tra le 7 e le 22. E questo 7 giorni su 7. Infine, anche i dipendenti dovranno indossare la mascherina facciale. Non sarà più tollerata quella in plexiglas. Sono previste sanzioni per i trasgressori.

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 ottobre 2020 del Corriere del Ticino

Nuove misure per non subire nuovi picchi
Il Consiglio di Stato questa sera alle 19 farà entrare in vigore un pacchetto di provvedimenti restrittivi al fine di rallentare il diffondersi del virus: chiuse le discoteche, mascherine obbligatorie nei negozi, vietato il consumo in piedi nei bar

Spesso ci è stato detto, da quando abbiamo iniziato a trattare il tema del coronavirus, che un numero non fa statistica, di non fidarci dei dati soltanto, di guardare oltre, di confrontare cifre e situazioni. Al primo netto e repentino aumento dei nuovi casi di contagio, il Consiglio di Stato ticinese ha però deciso di farne non una statistica ma comunque un segnale di allarme. E di dar seguito a questo segnale, subito, senza indugi, e quindi di intervenire. Nessuno evidentemente ha dimenticato la lezione impartitaci dal virus, dal SARS-CoV-2.

Da oggi sino al 30 ottobre
È cresciuto il numero dei nuovi casi, ma non quello soltanto. Quello in effetti non sarebbe bastato a giustificare, agli occhi della popolazione, nuove misure, nuove regole e restrizioni. È cresciuto anche il tasso di positività, così come sono aumentati i casi sconosciuti, non ricostruibili – cani sciolti nella galassia del contact tracing -. Ed è tornata a essere colpita anche la fascia più a rischio, quella legata alla cosiddetta terza età. Non si parla più di «over questo» o «over quello», ritenuti a ragione discriminatori, ma comunque di anziani risultati positivi. Raffaele De Rosa, riferendosi all’insieme degli elementi, al tutto del momento epidemiologico che stiamo vivendo, ha allora parlato di «situazione seria, preoccupante». Lo ha fatto in entrata di conferenza stampa, quasi a voler sgombrare il campo dalle discussioni: bisogna fare qualcosa e bisogna farlo subito. L’insieme delle nuove (vecchie) misure entrerà allora in vigore questa sera, alle 19. Il pacchetto avrà valore almeno sino al 30 ottobre, tre settimane quindi. Ma da molti fattori emersi, qui, di già, come altrove, è lecito temere che si possa anche andare oltre. Il primo citato, di questi fattori, è infatti legato alla stagione in corso, l’autunno, che altro non è – pleonastico sottolinearlo – che il preludio all’inverno, a una stagione ancora più fredda – si prosegue di pleonasmo in pleonasmo -, ancor più legata alla vita «al chiuso». Non è un caso che De Rosa abbia anche aggiunto: «La domanda, a questo punto, non è se arriverà la seconda ondata, ma piuttosto quando».

Non più «caffè» al bancone
Entrando nel vivo del pacchetto annunciato da Norman Gobbi e dallo stesso De Rosa, la misura forse più forte riguarda una volta ancora il settore della ristorazione, il più colpito – a causa della natura stessa del servizio, verrebbe da aggiungere – dall’inizio di questa lunga era pandemica. «In tutte le strutture della ristorazione è ammessa unicamente la consumazione al tavolo, rispettivamente (pensando in particolare agli stadi, ndr) al posto assegnato». Tradotto: guai in arrivo in particolare per i bar che vivono di servizio in piedi, i cosiddetti «caffè». Gli esercenti dovranno poi provvedere a raccogliere in maniera sistematica i dati degli ospiti e il personale addetto al servizio alla clientela dovrà indossare mascherine facciali. «È obbligatoria la mascherina chirurgica o una mascherina in tessuto certificata. Visiere e dispositivi analoghi non possono sostituire la mascherina». Stop alle visiere di plastica insomma.

Troppe quarantene «notturne»
E nuovo stop ai locali notturni, quindi alle discoteche, alle sale da ballo e ai club (ma non ai locali erotici, va sottolineato). I recenti casi emersi qua e là – colpiti locali nel Mendrisiotto, nel Luganese come nel Bellinzonese – hanno generato un’autentica esplosione delle quarantene, ponendo il sistema del contact tracing sotto una pressione sin qui inedita. Alcuni Cantoni hanno addirittura abbandonato il tracciamento a tappeto, concentrandolo soltanto sui rapporti più ravvicinati avuti dai contagiati. Un contact tracing mirato insomma. Va ricordato come le discoteche erano state riaperte soltanto lo scorso 6 giugno, dopo tre mesi di chiusura.

Far la spesa mascherati
Questa nuova chiusura non rappresenta un fulmine a ciel sereno. Ancora meno sorprendente è l’introduzione dell’obbligo di utilizzo delle mascherine per la clientela di negozi e centri commerciali. Più generalmente è raccomandato tale utilizzo in tutti gli spazi chiusi, ovunque non sia garantito il distanziamento fisico. Per il resto, il Consiglio di Stato ha sottolineato che rimangono vietati gli assembramenti di più di trenta persone, che per gli edifici scolastici e di formazione valgono le disposizioni degli specifici piani di protezione e, infine, che le manifestazioni pubbliche o private con presenza superiore ai 300 partecipanti devono essere preventivamente autorizzate dal Comune e approvate dal Gruppo di lavoro grandi eventi.

Già pronte ulteriori restrizioni
Norman Gobbi ha sottolineato che «sono previsti controlli nell’ambito del rispetto delle misure applicate». Potranno insomma fioccare le multe. Lo stesso presidente del Consiglio di Stato, evidenziando il ruolo principale della responsabilità individuale, lo ha detto chiaro e tondo: «Per non tornare a chiudere tutto occorre che tutti seguano le regole stabilite. Queste misure non sono d’altronde pensate per limitare le attività e le libertà, bensì per limitare il diffondersi del virus». E poi: «Il Consiglio di Stato ha comunque già immaginato un prossimo pacchetto di misure, ancora più restrittive, proprio con il preciso obiettivo di evitare un nuovo lockdown». Quello sarebbe l’ultima ratio, un fantasma che tutti vogliono fare in modo di scacciare, una volta per tutte.

La fase di contenimento
Raffaele De Rosa, direttore del DSS – che durante l’intera conferenza stampa ha indossato la mascherina -, ha aggiunto, in merito agli obiettivi da raggiungere o da evitare: «Vogliamo fare in modo di rimanere nella fase di contenimento della pandemia e di non entrare in una fase di mitigazione». Spaventano, in questo senso, l’aumento della mobilità sociale – che porta a un maggiore rimescolamento generazionale – e le situazioni venutesi a creare in altri Paesi, Francia su tutti. Le misure introdotte hanno insomma il sapore – certo non gradevole, ma sono i tempi che sono – di un atto di sensibilizzazione, di un richiamo alla responsabilità individuale. «Va tenuta alta la guardia». Soddisfatto in questo senso il medico cantonale Giorgio Merlani: «La reazione del Consiglio di Stato è stata rapidissima. Il Governo mi ha ascoltato, rivelandosi pronto a scattare di fronte al primo netto aumento dei casi. Tale reazione ci permetterà di rallentare il ritmo del virus, evitando un’immediata evoluzione esponenziale».

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide dal 9 ottobre 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide dal 9 ottobre 2020

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha aggiornato oggi le misure cantonali per limitare la diffusione del nuovo Coronavirus, prendendo atto del significativo aumento dei contagi registrato negli ultimi giorni in Ticino. Le nuove regole entreranno in vigore alle 19.00 di venerdì 10 ottobre 2020.

Le nuove misure decise dal Consiglio di Stato prevedono in particolare la chiusura dei locali notturni (discoteche, sale da ballo, club e simili) e l’obbligo di indossare la mascherina per la clientela di negozi e centri commerciali.
Le manifestazioni con presenza di oltre 300 partecipanti, pubbliche o private, dovranno essere autorizzate preventivamente dal Comune e approvate dal «Gruppo di lavoro grandi eventi» incaricato dal Consiglio di Stato (maggiori informazioni possono essere consultate sulla pagina web www.ti.ch/grandimanifestazioni).

Il Consiglio di Stato ha inoltre adattato, anche in questo caso a partire dalle 19.00 di domani, le disposizioni che riguardano il settore della ristorazione:

  • In bar e ristoranti sarà ammessa solo la consumazione al tavolo, al posto assegnato.
  • È prevista la raccolta dei dati di almeno una persona per ogni tavolo. Il gerente (o il responsabile) deve garantire la correttezza dei dati di contatto rilevati.
  • Per il personale addetto al servizio è obbligatoria la mascherina chirurgica o una mascherina in tessuto certificata, in buono stato e indossata coprendo bocca e naso. Visiere e dispositivi analoghi non possono sostituire la mascherina.
  • Le strutture della ristorazione dovranno essere in grado di trasmettere entro due ore al Medico cantonale le informazioni complete sugli avventori di un determinato giorno. Tale obbligo vale tra le 7.00 e le 22.00, sette giorni su sette.

Su scala nazionale continuano a essere obbligatori l’utilizzo della mascherina sui mezzi pubblici e la quarantena immediata per chi rientra da uno dei Paesi ad alto rischio di contagio (secondo la lista allestita dalla Confederazione). L’uso della mascherina è inoltre fortemente raccomandato quando non è possibile mantenere il distanziamento, come ad esempio nei veicoli privati su cui viaggiano persone non appartenenti alla stessa economia domestica.

Flyer

 

“Il Consiglio di Stato ha reagito con rapidità”. Chiusi discoteche e locali notturni, mascherine obbligatorie nei negozi

“Il Consiglio di Stato ha reagito con rapidità”. Chiusi discoteche e locali notturni, mascherine obbligatorie nei negozi

Da www.liberatv.ch

Le misure entreranno in vigore da domani alle 19. Nei ristoranti si potrà consumare solamente da seduti e bisognerà lasciare i nomi.
“Il lockdown è proprio l’ultima ratio”, sottolinea Gobbi

Dopo parecchio tempo, a causa dell’aumento di casi di Covid, tornano le conferenze stampa del Governo: presenti oggi a Palazzo delle Orsoline Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità e Giorgio Merlani, Medico cantonale.

Gobbi: “Noi sempre attenti”
“Il Consiglio di Stato durante l’estate ha monitorato continuamente l’evoluzione epidemiologica”.

De Rosa: “Ci preoccupano diversi fattori”
“Stiamo vivendo una situazione che è diventata seria e anche preoccupante. Abbiamo una crescita dei nuovi casi positivi a un livello elevato. Ci preoccupa anche l’accelerazione, soprattutto negli ultimi tre giorni. Anche il tasso di positività è cresciuto, ora è tra il 5% e il 7%, è aumentato anche a livello nazionale dove siamo attorno al 10%. Ulteriori elementi che devono far riflettere sono quelli dei casi sconosciuti: prima i casi di cui non si rintracciava l’origine del contagio erano pochi, adesso sono aumentati e questo fa capire quanto la diffusione sia meno controllata. Mi preoccupa anche la diffusione dei contagi presso le fasce di età a rischio. Prima venivano contagiati i giovani e gli under 40, adesso vengono contagiato anche gli over 60 e 70, categorie particolarmente a rischio di complicazioni”.
“Abbiamo avuto anche l’aumento della mobilità, non solo nei trasporti ma anche sociale. Una persona si sposta sul territorio anche a livello sociale, frequentando diversi aumenti, aumentando il mescolamento sociale. Lo vediamo nel numero di quarantene per caso. A febbraio, marzo, aprile, per ogni caso avevamo diverse quarantene, nella fase del lockdown eravamo scesi a 1 o 2 contatti, con la distanza fisica molto rispettata, ora siamo risaliti a doppia cifra di quarantene per caso. Non da ultimo, anche la situazione nazionale desta molta preoccupazione, così come quella dei paesi vicini, vedesi la Francia. Questo mi porta a dire che la domanda non è da porsi se arriverà una seconda ondata ma quando e quale sarà la nostra capacità di gestirla”.
“Segnalo che ci sono state una quarantena di classe del post obbligo, due per frequentatori di locali pubblici e due per squadre non professionistiche. Stiamo andando verso la stagione fredda, dove aumentano i raduni al chiuso. Sta arrivando anche l’influenza stagionale, difficile da gestire col Covid. Abbiamo deciso di adottare una serie di misure importanti di cui parlerà Gobbi”.
“Gli obiettivi sono la tutela della salute della popolazione, imprescindibile anche per tutelare l’economia e la società. Importantissimo è frenare la crescita dei contagi. È fondamentale che riusciamo anche a salvaguardare il contact tracing che è molto sotto pressione. Dobbiamo restare nella fase di contenimento della malattia, come è ora”.
“Segnale due risoluzioni governative: la conferma del sistema sanitario di prontezza, col dispositivo a blocchi di 7 letti di cure intense e 10 per casi acuti, e il rinnovo del sistema dei check point che è stato molto prezioso. Ci sarà l’aggiornamento della nuova campagna di sensibilizzazione, anche verso i giovani, con l’importanza dell’intergenerazionalità, dato che cominciamo a vedere delle positività negli over 65 e over 70, e anche verso chi è a rischio. Abbiamo sempre parlato di maratona, ci sono momenti di crisi, di frustrazione, bisogna tener duro e applicare quanto imparato: distanza, uso della mascherina quando non si può avere la distanza, l’igiene delle mani”.

Gobbi: “Ecco le misure, il lockdown è l’ultima ratio”
“I maggiori contatti sociali portano a un numero accresciuto di persone in quarantena, tolte dalla formazione e dal posto di lavoro, effetti che vogliamo mitigare. Abbiamo preso diverse decisioni che vanno a aggiungersi a quelle in vigore, da domani alle 19”.
“Restano vietati gli assembramenti con più di 30 persone nello spazio pubblico. Viene decretata la chiusura di discoteche, sale da ballo e club, visto che in questi ambiti ci sono stati parecchi contatti, e hanno portato a molte quarantene. In tutte le strutture della ristorazione è ammessa solo la consumazione al tavolo, o al posto assegnato in caso di stadi. Bisogna prendere il nome dei presenti, almeno uno per tavolo, per favorire il contact tracing”.
“Per il personale impiegato nella ristorazione va tenuto un piano di lavoro per il contact tracing, potranno mettere solo le mascherine facciali e non più le visiere in plastica. Le strutture della ristorazione dovranno mettere a disposizione le liste 7 giorni su 7. L’estate ha mostrato come grazie all’uso della mascherina la fiducia della clientela e dei turisti è stata positiva, abbiamo vissuto un’ottima estate con pochi casi”.
“Sarà obbligatorio usare la mascherina negli spazi commerciali anche per la clientela. Una novità già introdotta in altri Cantoni, ora è arrivato il momento di attuarlo anche da noi, pensando anche alla diffusione della normale influenza. Bisognerà mettere a disposizione dei disinfettanti all’interno dei negozi. Vogliamo garantire i piani di protezione all’interno di queste strutture, con la disinfezione regolare di sportelli, cestini, carrelli. L’uso della mascherina resta fortemente raccomandato in tutte le situazioni quando non si ha la distanza sociale, così come nelle auto familiari se non si appartiene a un gruppo regolarmente a contatto. La mascherina non risolve tutto, bisogna tener presente anche le altre norme igieniche”.
“Un’ulteriore novità è per gli eventi. Quelli a cui partecipano più di 300 persone dovranno essere autorizzate dal Comune e dal gruppo grandi eventi, per poter verificare il contact tracing e i piani di protezione. Il Cantone gestisce quelli sopra i 1’000 presenti, questi spettano al Comune. Durante l’evento valgono regole strette, ma bisogna fare attenzione anche all’esterno delle strutture, perchè a quel punto è difficile ricostruire i contatti. Se il virus si diffonde velocemente, aumentano gli ospedalizzati e le persone in cure intense e noi vogliamo evitare di mettere in sovraccarico le strutture sanitarie, che comunque continuano a essere pronte, così come i check point. L’obiettivo è di evitare il peggioramento della situazione e un ritorno a quanto vissuto durante i mesi più difficili”.
“Abbiamo già pensato alle prossime misure se queste non bastassero. Andranno a restringere ma non a chiudere. Il lockdown è l’ultima ratio, se non c’è un comportamento corretto. Richiamiamo alla libertà individuale di tutti. L’obiettivo è non chiudere”.
“Con comportamenti individuali scorretti la situazione peggiore: lo Stato, i Cantoni, i Comuni possono fare molto, se il singolo pensa di poter fare quello che vuole non va bene, il suo comportamento impatta su tutti. L’auspicio è che tutti noi torniamo a essere consapevoli come durante questa primavera, che il nostro comportamento impatta sulla collettività”.
“Sono previsti controlli delle autorità, perchè abbiamo avuto più segnalazioni di disattenzioni, dalla messa a disposizione del disinfettante al porto corretto delle maschere. Il rispetto delle regole contribuisce a gestire la situazione”.

Merlani: “Rapida risposta del Consiglio di Stato un buon segnale”
“Ci aspettavamo che potevano salire i casi ma ci ha sorpreso la rapidità. Se fino a settimana scorsa eravamo sempre sotto i 10 casi, da lunedì c’è stato un aumento, un raddoppio ogni tre giorni, in maniera non molto prevista e prevedibile, accompagnato dall’aumento della positività sui testati”.
“Non possiamo stabilire su tutti da dove proviene il contagio. Prima il 90% erano per il rientro dalle vacanze, ora questo dato è sceso: almeno la metà dei casi non sappiamo dire dove sono stati contagiati. Abbiamo dei positivi tra quelli in quarantena, abbiamo focolai nello sport e nei locali di divertimento, anche negli uffici ecc. Non dobbiamo far sì che il virus circoli libero nella comunità. Chiedo ai medici di testare, isolare, contattare i sospetti. Se abbiamo sintomi asteniamoci dal lavoro, chiamiamo il dottore, facciamo il test e stiamo a casa fino al risultato del test”.
“Le probabili cause dell’aumento? La stagione ha avuto un influsso, il fenomeno è simile in tutta la Svizzera, mentre prima c’erano alcuni Cantoni in cui c’erano focolai e altri in cui non c’erano. Dobbiamo pensare che ci possa essere qualcosa a livello globale che abbia un impatto, di sicuro il clima c’entra. Una causa è il cambiamento del clima, la gente si è trovata al chiuso e non all’aperto. Un altro aspetto sono le vacanze di autunno in vari Cantoni svizzeri, portando a un rimescolamento tra vari Cantoni e potrebbe in parte spiegare l’aumento”.
“Fondamentale è che a questa rapidità di aumento si è assistito a una reazione rapida del Consiglio di Stato, che mi ha ascoltato subito. Una risposta netta e rapida è un bel segnale anche per la popolazione. Le belle giornate in termini di clima e epidemiologici sono finite, dobbiamo rimettere in campo quanto imparato per convivere con maggior tranquillità possibile con la situazione. Non a caso abbiamo visto che l’aumento dei numeri ha un piccolo impatto sia in termini di diffusione del virus. Una risposta immediata può portarci a rallentare”.
“Nel contact tracing l’obiettivo era restare sotto i 100, a livello svizzero. Adesso sono già dieci volte superiori alla capacità, la prima cosa che mi sento di dire è ringraziare chi lavora nel contact tracing. Umanamente il limite non è infinito, perchè il carico di lavoro diventa maggiore e i tempi si allungano, se le persone da chiamare sono sempre di più, aumentando anche il rischio. Ma non possiamo mettere in quarantena ogni volta mezzo Ticino. Dobbiamo tornare a maggior attenzione”.
“Non perchè le attività non sono vietate vuol dire che dobbiamo farle tutte. Usiamo la nostra libertà in maniera controllata, non abusiamone, altrimenti le misure diventano restrittive sulle nostre libertà”.

De Rosa: “Nelle case anziani anche la solitudine è un problema”.
“Case anziani? Avevamo chiuso per proteggere gli anziani dal virus ma anche la solitudine e l’isolamento facevamo male. Bisogna trovare un equilibrio. Anche le singole case e direzioni possono mettere delle misure autonome, persino la chiusura in caso di casi”.

Merlani:”Mi spezzerebbe il cuore dover richiudere le case anziani”
“Le aperture delle case anziano non sono temerarie ma proporzionate. Abbiamo acquisito ulteriori conoscenze e sono convinto che le persone sono coscienti del rischio di portare il virus in struttura, nessuno è così temerario di abbassare la mascherina o nascondere sintomi. Se dovessero aumentare troppo i casi, siamo pronti a tornare alla situazione di prima, mettendo uno stop. Mi spezzerebbe il cuore dopo due settimane dall’apertura dover richiudere”.
“Non dobbiamo vietare a nessun turista di venire da noi. Bisognerà rispettare in maniera rigorosa le misure. Se chiediamo alla gente di venire in sicurezza si può fare”.
“La strategia è di testare il più possibile. Tutto il mondo cerca di tracciare e si torna in una situazione con forte richiesta e forte crescita. Noi stiamo cercando di aumentare la capacità dei test: non solo farlo, ma formare chi deve farlo, sapere quando, dove, il tampone va inviato e analizzato da un laboratorio con macchinari e persone adeguate, il risultato va comunicato. Bisogna potenziare tutto, per esempio lascia perplessi pensare che abbiamo reagenti solo per due settimane. Dobbiamo lavorare tutti, discutere su come aumentare le capacità. Non vorrei fare passi indietro, tornando a testare solo persone con sintomi importanti, rischiando di contenere molto meno”.

Gobbi: “Siamo pronti a sanzionare”
“Già in passato abbiamo fatto controlli dando sanzioni, ci sono procedure giudiziarie in corso. Come sempre si passa dal richiamare l’attenzione a sanzionare”.
“Nei locali erotici si può garantire il tracciamento, ma dato che dovendo effettuare i controlli e segnando i nomi non ci sarà più privacy e quindi andranno a chiudere da soli”.

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Da www.rsi.ch/news

Mascherine obbligatorie nei negozi

Giro di vite del Consiglio di Stato nella lotta contro il coronavirus dal 9 ottobre – Chiuse discoteche, club e sale da ballo

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mascherine-obbligatorie-nei-negozi-13497043.html

Mascherine obbligatorie nei negozi e nei centri commerciali e discoteche, club e sale da ballo chiuse dal 9 ottobre alle ore 19.00 fino al 30 ottobre. Sono due delle misure più incisive decise dal Consiglio di Stato ticinese, che oggi ha comunicato con una conferenza stampa una serie di misure per combattere l’impennata da contagi di coronavirus registrata sia a livello cantonale che nazionale negli ultimi giorni.
Inoltre l’Esecutivo ha decretato che, sempre dal 9 ottobre, in tutte le strutture della ristorazione e ammessa unicamente la consumazione al tavolo. Sempre per quanto concerne questo settore economico è decretato l’obbligo di un piano di lavoro per il personale della ristorazione e il porto di una mascherina chirurgica.
Per gli edifici scolastici e di formazione continuano invece a valere le disposizioni degli specifici piani di protezione. L’uso delle mascherine rimane per il resto fortemente raccomandato.
Queste misure, ha sottolineato Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, durante la conferenza stampa a Bellinzona, sono necessarie per tutelare la salute della popolazione e anche l’economia. “È una maratona: occorre tenere duro, tenere alta la guardia e continuare ad applicare la distanza sociale, lavarsi frequentemente le mani e usare la mascherina quando non si può tenere la distanza”, ha aggiunto De Rosa.
“Se il virus si diffonde troppo velocemente aumenta anche il numero di ospedalizzate e di persone ricoverate in terapia intensiva: l’obbiettivo delle nuove misure è di non sovraccaricare la sanità ticinese”, ha dichiarato il presidente del Governo Norman Gobbi. Se le nuove misure appena varate non basteranno, ha aggiunto Norman Gobbi, “altre misure verranno implementate. Il lockdown, tuttavia, rimane “l’ultima ratio”.

 

Tutti seduti e mascherati. Si riparte così

Tutti seduti e mascherati. Si riparte così

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 del Corriere del Ticino
Il Cantone approva i piani di protezione dei tre club professionistici di punta.
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sottolinea la collaborazione delle società «Hanno affrontato questa situazione di buzzo buono, senza mai mollare il disco o il pallone»

Ci siamo, oramai. Da giovedì, i grandi eventi saranno un po’ più grandi. Addio al limite di mille spettatori. Stadi e piste torneranno a riempirsi, previa autorizzazione cantonale. Eccolo, il gol che tutti stavano aspettando.
I piani di protezione di HC Ambrì Piotta, HC Lugano e FC Lugano sono stati accettati. Su base stagionale, in linea di massima. Poi, va da sé, le autorità potranno intervenire riducendo le capienze o, peggio, annunciando misure più drastiche se le condizioni quadro venissero meno. Intanto, però, le società sportive tirano un grande, grandissimo sospiro di sollievo. Banalmente, all’aumentare dei tifosi sugli spalti aumentano anche gli introiti.

Tante limitazioni
È tutto pronto, dunque. O quasi. Certo, non è stato facile arrivare ad un simile risultato: nello specifico, garantire una capienza pari ai due terzi dei posti a sedere. Non è stato facile considerando le caratteristiche della Valascia, della Cornèr Arena e di Cornaredo. Un risultato possibile grazie agli sforzi, importanti, dei club e all’operato di un gruppo creato ad hoc dal Consiglio di Stato. «Il nostro compito era quello di definire delle linee guida» ha sottolineato Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento delle istituzioni e responsabile del gruppo di lavoro grandi manifestazioni. Linee guida o se preferite direttive uniformi. Nel gruppo sono rappresentati i Dipartimenti delle istituzioni, della sanità e della socialità, dell’educazione, della cultura e dello sport, delle finanze e dell’economia.
Dicevamo delle direttive. Ai club è stato chiesto di allestire un piano di protezione dettagliato e, parallelamente, di garantire il tracciamento dei contatti. A monte, affinché una partita possa disputarsi con oltre mille spettatori devono sussistere condizioni epidemiologiche buone. Allo stadio e in pista, infine, bisognerà adattarsi alla cosiddetta nuova normalità. Addio ai posti in piedi, obbligo della mascherina, obbligo di consumare cibi e bevande al proprio posto, nessun contingente previsto per i tifosi ospiti. Toccherà alle società punire le eventuali trasgressioni.

L’esperienza accumulata
Ecco, ma come si sono organizzati i club? Quali le modifiche attuate? Cosa dovranno aspettarsi i tifosi? «Noi abbiamo accumulato una certa esperienza durante l’estate» ha esordito Michele Campana, direttore generale del Football Club Lugano. «Ci siamo buttati alle spalle sette partite. L’ultima, contro il Lucerna, è stata una sorta di prova generale in vista di cosa succederà con i prossimi allentamenti. Gli spettatori, in generale, sono stati coscienziosi. La configurazione di Cornaredo in tre settori ha funzionato e, credo, funzionerà». Il piano già esistente non è stato modificato più di quel tanto: in totale, saranno 2.416 gli spettatori che potranno accedere allo stadio bianconero. Tutti gli abbonati, quindi, potranno esserci, mentre la società, a seconda dell’avversario, metterà in vendita fra gli otto e i novecento biglietti.
L’Ambrì, innanzitutto, ha puntato su una vera e propria campagna di sensibilizzazione. Spiegando, informando, cercando insomma il contatto diretto con i propri abbonati. La Valascia, al suo ultimo ballo prima di cedere il passo alla nuova pista, avrà un volto differente. «Passeremo da 6.500 a 3.100 posti, con varie modifiche ai flussi e agli accessi degli spettatori». Ecco, il pubblico non potrà interagire con le squadre in pista. Né prima, né dopo la partita. «Chiediamo soprattutto pazienza» ha concluso Mona. «Pazienza e capacità di adattamento. Non sarà facile, tante cose sono cambiate rispetto a prima».
Tanto alla Valascia quanto alla Cornèr i posti in piedi sono stati convertiti in tribune. «In questo senso ci tengo a ringraziare la Città di Lugano e la Protezione civile per l’aiuto fornitoci» ha detto il direttore operativo dell’HC Lugano Jean-Jacques Aeschlimann. I bianconeri hanno testato il loro piano sabato scorso, in occasione del derby amichevole. «Abbiamo capito quale strada percorrere» ha proseguito il dirigente. «Anche noi, come l’Ambrì, abbiamo creato una zona di interesse piuttosto estesa, entro la quale i nostri steward sensibilizzeranno i tifosi sull’uso della mascherina e su altri aspetti, come la registrazione dei dati personali». La nuova capienza sarà di 3.904 persone. «Per ogni settore avremo circa il 35 percento di posti liberi, il che ci permette di garantire un ottimo distanziamento. Apriremo la vendita libera di biglietti, quindi, cercando di rispettare questa percentuale».
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, in conclusione, ha speso parole al miele per le tre dirigenze: «Hanno dimostrato grande flessibilità nell’affrontare una situazione nuova, magari anche scoraggiante vedendo la riduzione dei posti. Ma l’hanno affrontata di buzzo buono, senza lasciare andare il disco o il pallone. C’è stato, inoltre, dialogo con le autorità. Il mondo dello sport, durante e dopo il lockdown, ha vissuto momenti di incertezza. L’obiettivo, adesso, è quello di tornare a vivere le nostre passioni. Ci vorrà capacità di adattamento, già soltanto nei percorsi di avvicinamento allo stadio. Mi dispiace per i ragazzini che non potranno aspettare i propri beniamini ai cancelli, ma bisogna tutelare la salute. Queste limitazioni sono lo scotto da pagare o, meglio, l’investimento affinché i campionati possano ripartire. Rispettare le regole significa mantenere in vita le attività sportive, anche a livello economico».

Il tracciamento
Ci siamo, oramai. Pazienza, capacità di adattamento e, non da ultimo, anche un po’ di savoir-faire sul fronte tecnologico. Già, perché andare allo stadio sarà un po’ come fare il check-in in aeroporto. HC e FC Lugano in tal senso si affidano alla nota piattaforma loggaTI, l’Ambrì Piotta invece sfrutterà Ticketcorner. Il tifoso, in ogni caso, dovrà registrare i suoi dati prima della partita quindi, armato di abbonamento e smartphone, grazie ad un apposito codice QR potrà accedere all’impianto. Per alcuni sembrerà complicato, ma in fondo è un piccolo sacrificio nel nome di una grande passione. Lo sport. Ci si vede giovedì.

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 de La Regione

Ecco i numeri della nuova normalità
Da giovedì nello sport inizia la fase due: via il limite di mille spettatori. ‘Servirà pazienza’.
Dopo le parole ecco le cifre. Nel lunedì che precede l’avvio del campionato di hockey, ma pure una decina di giorni dopo l’inizio di quello del calcio, il Cantone ufficializza infine quanta gente potrà affollare (si fa per dire) le tribune ad Ambrì e a Lugano nella stagione della pandemia. Numeri impietosi: 3’100 posti alla Valascia – il 52% meno del solito, per capirci –, 3’904 alla Cornèr Arena e, fronte calcio, 2’416 a Cornaredo.
Numeri ufficializzati ieri pomeriggio in una conferenza stampa indetta dal Consiglio di Stato e dal Gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni”, istituito a fine agosto per dare risposte agli organizzatori di eventi con oltre mille persone dopo la decisione adottata il 2 settembre dal Consiglio federale. «L’ordinanza federale parla chiaro – dice Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento istituzioni –, e dice che sono occupabili due terzi dei posti disponibili. Pensando allo sport professionistico, cioè a calcio e hockey, per ottenere l’autorizzazione sono diverse le condizioni da rispettare. La prima è che ci siano soltanto posti a sedere, senza alcun contingente destinato ai tifosi ospiti. Poi, ogni spettatore dovrà indossare obbligatoriamente la mascherina, e nel caso in cui decidesse di rifocillarsi lo farà al proprio posto. In caso di trasgressioni spetterà all’organizzatore intervenire». In altre parole, sarà il club stesso a dover vegliare sul rispetto delle regole. «L’autorizzazione speciale che abbiamo rilasciato, di principio vale per tutta la stagione – puntualizza Filippini –. Naturalmente dopo una fase iniziale di rodaggio magari bisognerà ritoccare qualcosina, lavoro che eventualmente dovranno fare i club. Da parte nostra potremmo invece intervenire nel caso in cui la situazione pandemica dovesse peggiorare, o nel caso in cui le direttive non venissero rispettate». Nuova normalità, però, fa rima anche con nuove misure. A cominciare dalle due distinte zone delineate all’esterno di Valascia e Cornèr Arena, per entrare in tema hockey: la prima detta d’interesse, la seconda di responsabilità. «Ad Ambrì – spiega il direttore generale Nicola Mona – la zona d’interesse s’estende dalla zona dell’aeroporto, dall’hangar 5 per chi se ne intende, fino alla stazione ferroviaria. In questo spazio avverrà sostanzialmente una prima cernita, con i nostri steward e le nostre hostess che chiederanno ai tifosi, in maniera anche selettiva, se hanno con sé la mascherina e se hanno registrato i propri dati personali. Se invece non fosse il caso verrebbero dirottati all’infopoint, dove potrebbero acquistare la mascherina e registrare i propri dati personali nel sistema». All’interno della zona d’interesse si trova poi quella di responsabilità: «Vi si potrà accedere unicamente indossando la maschera protettiva», spiega Mona. Quanto alla registrazione dei dati personali, fondamentale per il tracciamento nel caso in cui si dovessero ricostruire i contatti in caso di contagio, Mona rivela che gli abbonati biancoblù «avranno due possibilità: registrarsi via internet sul sito di Ticketcorner, oppure farlo tramite l’applicazione da scaricare sul telefonino: il risultato sarà un codice QR (una sorta di codice a barre, ndr) che riporta nome, indirizzo e posto a sedere del tifoso in questione. Starà poi agli addetti alla sicurezza verificare la corrispondenza tra quei dati e quelli riportati sull’abbonamento». Abbonamento che arrischia di essere il solo modo per poter seguire le partite alla Valascia. «A oggi abbiamo venduto il 95% dei posti a disposizione tramite abbonamento – conclude –, e nelle prossime ore riapriremo la campagna così che anche le ultime tessere possano essere vendute».

‘Ci vorrà tempo per abituarsi’
A Lugano, invece, un primissimo indizio di ciò che succederà lo si è avuto sabato, al secondo e ultimo derby amichevole. «Diciamo che abbiamo avuto le prime indicazioni sulla strada intrapresa e capito ciò che c’è ancora da fare – dice Jean-Jacques Aeschlimann, direttore amministrativo del Lugano –. Il più grande cambiamento per il pubblico riguarda la gestione dei flussi e le differenti entrate: sono cose a cui servirà tempo per abituarsi, perché ci sono tifosi che fanno il medesimo percorso magari da vent’anni».
Alla Cornèr Arena, la zona di interesse si estenderà dall’ipermercato Resega fino alla fermata Tpl davanti al Cinestar. «Sarà il primo punto di contatto tra il personale appositamente istruito e i tifosi, che verranno informati su tutto ciò che devono sapere prima di entrare nella zona di responsabilità, dove si può accedere unicamente indossando la mascherina, e dove gli agenti della sicurezza si occuperanno di verificare che le direttive vengano scrupolosamente osservate». Tra cui quella riguardante il tracciamento. «Anche noi, come l’Fc Lugano, ci appoggiamo a LoggaTi.ch,
sito al quale gli abbonati devono annunciarsi una sola volta per tutta la stagione, per poi effettuare semplicemente la scansione del codice QR che troveranno all’entrata del loro settore allo stadio. Tuttavia, sabato al derby ci siamo accorti che questo cambiamento non è ancora stato recepito, pertanto vorrei fare un appello a tutti i nostri tifosi affinché effettuino la registrazione a casa loro, prima di arrivare in zona pista. E voglio ringraziare anticipatamente tutti per la pazienza che dovranno avere nei prossimi mesi. Nei confronti del nostro personale in particolare – conclude Aeschlimann –, che si prodiga per far sì che la gente possa venire alla pista in tutta sicurezza».

Campana: ‘I tifosi sono collaborativi’
Un filo meno complicata dovrebbe essere la gestione a Cornaredo. Anche perché l’Fc Lugano una prova generale già l’ha effettuata, per quanto ancora con mille spettatori, all’esordio in campionato contro il Lucerna. «Ne abbiamo tratto indicazioni positive – afferma il direttore generale Michele Campana –, in particolare per quanto riguarda l’atteggiamento dei tifosi, rivelatosi collaborativo e coscienzioso. Rispetto alle esperienze effettuate dalla ripresa dell’attività (24 giugno), la società bianconera ha deciso di non modificare il piano esistente. La configurazione dello stadio a tre settori rimarrà invariata, con due entrate dalla tribuna Monte Brè (897 posti ciascuno) e una dalla tribuna principale (622 posti). Tutti i circa 1’500 abbonati avranno dunque accesso allo stadio, i posti rimanenti (800-900) verranno messi in vendita secondo modalità che saranno comunicate nei prossimi giorni. Tutti gli spettatori dovranno registrarsi alla piattaforma loggaTi per permettere il checkin all’entrata nel proprio settore. Il Ristorante 1908 sarà invece accessibile solo agli spettatori della tribuna principale.

Filippini: ‘Restano le analisi dei rischi’

Pur se da piste e stadi spariranno temporaneamente i posti in piedi, il Cantone ribadisce che sul piano della gestione della sicurezza niente cambierà. «Come negli scorsi anni, anche quest’anno la polizia farà le sue analisi dei rischi, cercando di capire che piega potrebbe prendere la situazione alle partite – spiega Filippini –. In altre parole, questo lavoro di tipo preventivo da parte di polizia, Lega e club andrà avanti come d’abitudine. Tuttavia, ricordiamoci che attorno agli stadi ci sono zone in cui non si può arrivare senza mascherina, senza contare che a livello ticinese resta in vigore la proibizione di assembramenti sopra le trenta persone. Chi di dovere dovrà far rispettare tali misure».

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Da www.teleticino.ch

https://www.ticinonews.ch/sport/piani-approvati-da-giovedi-si-riparte-BA3244715

Piani approvati, da giovedì si riparte
Da giovedì stadi e piste potranno accogliere più di mille spettatori a partita. Tutto diverso dal periodo pre-Covid: 3’100 posti alla Valascia, 2’416 a Cornaredo e 3’904 alla Cornèr Arena

Non manca molto a giovedì primo ottobre. Gli amanti dello sport lo sanno: fra tre giorni stadi e piste potranno accogliere più di mille spettatori a partita. Ma non come eravamo abituati prima del Covid: i club hanno dovuto ottenere un’autorizzazione cantonale che include tante regole precise.

Grandi eventi, sì ma solo con regole precise
Si potranno organizzare grandi manifestazioni, è vero, ma le cose a cui tenere conto sono diverse. Nel caso specifico dello sport oltre ad essere muniti di un piano di protezione e ad avere una situazione epidemiologica favorevole, i club devono garantire la tracciabilità dei contatti e garantire il posto a sedere a tutti i tifosi. Ma non solo: sarà obbligatoria la mascherina e bibite e cibo si potranno consumare solo ed esclusivamente al posto. Inoltre, lo ricordiamo, non saranno ammessi i tifosi della squadra ospite. Oggi a Rivera il gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni” ha presentato i piani di protezione nel dettaglio per Cornaredo, Cornèr Arena e Valascia. Quest’ultima, infatti, potrà accogliere 3’100 spettatori (riduzione del 52%), Cornaredo 2’416 e la Cornèr Arena 3’904.

Il compito di far rispettare le norme ai Club
Le criticità emerse dai piani sono essenzialmente tre: l’afflusso e il deflusso delle persone, l’esterno delle piste e degli stadi e il rispetto delle regole all’interno. Norman Gobbi, ai microfoni di Teleticino, ha sottolineato la responsabilità dei Club: “Sarà compito delle società gestire e punire le eventuali trasgressioni”. Ora che i piani sono stati approvati Gobbi specifica: “Le autorità continueranno a monitorare il virus per valutare se intervenire con ulteriori restrizioni”. “L’obiettivo era trovare un accordo, ma soprattutto un dialogo”, ha aggiunto.

“Positivo sperimentare”
Per l’FC Lugano, il direttore generale Michele Campana ha dichiarato: “È stato positivo sperimentare quest’estate un piano per mille persone, abbiamo riscontrato un comportamento ineccepibile dei tifosi”. “La configurazione dello stadio in tre settori rimarrà la medesima”, ha aggiunto.

“Contenti di ripartire ma ai tifosi chiedo rispetto”
Nicola Mona, direttore generale dell’Ambrì Piotta, ha commentato: “Conciliare grandi eventi con le misure di sicurezza non è un compito semplice”. Da una parte per l’HCAP, dunque, “significa un mancato ricavo in termini di biglietti”, dall’altro “siamo contenti di poter ripartire in questo modo”. Per i tifosi Mona sembra fiducioso: “Ultimamente tutti abbiamo imparato a convivere con questo virus, la mascherina fa parte del nostro assetto ordinario, ma quello che chiedo è i il rispetto delle regole e una certa dose di flessibilità e di rispetto”.“Tanta felicità”
“Proviamo un sentimento di felicità”, così Jean Jacques Aeschlimann, direttore operativo HC Lugano. “Fino a qualche mese fa non si pensava nemmeno di giocare”. Sulla particolarità del cashfree nelle piste spiega: “Abbiamo la fortuna di avere un partner che è riuscito a fare lo stadio tutto cashfree per evitare che la gente debba portare le banconote”.

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Da www.tio.ch

Alla pista e allo stadio in più di 1’000: i club sono pronti
Le società e il gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni” hanno lavorato per garantire gli standard di sicurezza

Con la Super League che ha già consumato due giornate e l’hockey pronto all’ingaggio d’inizio della nuova stagione, il 1. ottobre è ormai alle porte e porterà con sé importanti novità relative ai grandi eventi. Previa autorizzazione cantonale – a questo proposito verrà sempre monitorata la situazione epidemiologica sul territorio -, gli impianti potranno infatti accogliere più di mille spettatori a partita. Nello specifico in piste e stadi si potranno occupare i 2/3 dei posti a sedere disponibili, con l’Ambrì pronto ad accogliere fino a 3’100 spettatori, l’HC Lugano fino a 3’904 e l’FCL fino a 2’416.
Nella conferenza stampa organizzata ieri a Rivera dal Consiglio di Stato e dal “Gruppo di lavoro Grandi manifestazioni” – creato appositamente per gestire la situazione e del quale è responsabile Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento delle istituzioni -, sono stati presentati i piani di protezione degli impianti e ribaditi anche alcuni aspetti essenziali. Garanzia del tracciamento dei contatti, posti unicamente a sedere, uso obbligatorio della mascherina e consumo al posto di cibi e bevande, anche per favorire il distanziamento sociale.
Il dg dell’FCL Michele Campana, quello dell’Ambrì Nicola Mona e il direttore operativo del Lugano J.J. Aeschlimann hanno poi ribadito in coro l’importanza dell’igiene personale e del distanziamento, spiegando poi i sistemi che garantiranno la tracciabilità dei tifosi. Alla Cornèr Arena e a Cornaredo i fan dovranno registrarsi sulla piattaforma loggaTI, mentre alla Valascia per i dati personali ci si affiderà ad un’app di Ticketcorner.
Dopo aver ringraziato le società per la loro applicazione e flessibilità – come nel caso dei piani per gestire i flussi di persone e gli adattamenti agli impianti -, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha poi voluto elogiare anche i tifosi, dimostratisi sin qui coscienziosi nei loro comportamenti.

Carnevali ed eventi sportivi:“Divertimento fa rima con sicurezza”

Carnevali ed eventi sportivi:“Divertimento fa rima con sicurezza”

Carnevali: si torna all’antico. È un po’ questo il succo del discorso, dopo la decisione del Governo cantonale, maturata assieme agli organizzatori dei principali Carnevali ticinesi. “Sì, si può effettivamente dire così – afferma il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. La situazione particolare che stiamo attraversando consiglia prudenza, attenzione e rispetto delle misure introdotte sia a livello federale sia a livello cantonale. Una responsabilità che è stata fatta propria dai responsabili dei principali carnevali ticinesi. Cosi in Ticino ci si limiterà – sempre che non intervengano fattori ancora più negativi – alla possibilità di organizzare le tradizionali risottate. Rispettando comunque sempre le regole della direttiva COVID e le misure introdotte dal settore GASTRO. Manteniamo qualcosa della nostra tradizione carnascialesca, aspettando tempi migliori, che tutti ci auguriamo arrivino almeno per il carnevale del 2022”.

Non si poteva fare di più? “Non abbiamo la sfera di cristallo per sapere quale sarà la situazione reale sul piano dei contagi da coronavirus nel mese di febbraio, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Ma sappiamo – vedendo un po’ ciò che sta avvenendo attorno a noi – che le condizioni possono cambiare anche rapidamente in senso peggiorativo. Quindi di fronte all’incertezza meglio scegliere la prudenza. Non rischiare, insomma, anche dal punto di vista economico. Imbarcarsi nell’organizzazione di eventi e manifestazioni in grande stile – come sono ormai divenuti diversi nostri carnevali, Rabadan in primis – con il pericolo poi di dover annullare tutto potrebbe davvero avere conseguenze negative sul piano economico”.

Ma la risottata in Piazza della Riforma, dove partecipano a volte anche 4mila persone, potrà ancora essere organizzata? “Sì. Visto però che la partecipazione facilmente potrebbe superare le 1’000 unità, ecco che questa risottata diventa una “grande manifestazione”, per la cui organizzazione occorre l’autorizzazione cantonale. Sotto la soglia dei mille partecipanti (o spettatori se parliamo di eventi sportivi e culturali) fissata dal Consiglio federale non occorre l’autorizzazione cantonale, ma chi organizza dovrà sempre avere un piano di protezione e discuterà direttamente con l’autorità comunale, competente in questi casi”, precisa Norman Gobbi.

“Vorrei sottolineare un aspetto molto positivo: la collaborazione costruttiva con i responsabili dei carnevali. E la stessa cosa sta avvenendo per esempio con i dirigenti dei tre club sportivi, FC Lugano, HCAP e HCL, che si stanno preparano al meglio per aumentare il numero di spettatori presenti alle partite dopo il 1. ottobre, con tutte le misure imposte da Berna e dalle rispettive Federazioni sportive nazionali. È una buona cosa, a garanzia di uno svolgimento in sicurezza per eventi che aggregano molti appassionati”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

(Foto: www.rabadan.ch, Massimo Pedrazzini)

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 5 ottobre 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 5 ottobre 2020

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha confermato fino al 5 ottobre 2020 le disposizioni attualmente in vigore per limitare la diffusione del nuovo coronavirus sul territorio cantonale. L’evoluzione epidemiologica in Ticino conferma che le misure adottate sono al momento efficaci e adeguate alla situazione.

La situazione epidemiologica e sanitaria legata alla diffusione del nuovo coronavirus in Ticino rimane stabile e non si riscontrano novità tali da indurre a riconsiderare le misure attualmente in vigore. L’evoluzione dei contagi conferma che la popolazione ticinese continua a rispettare le norme di protezione formulate a più riprese dalle istituzioni e dagli operatori sanitari. Nella propria seduta settimanale, il Consiglio di Stato ha pertanto confermato fino al 5 ottobre 2020 le disposizioni in vigore dallo scorso 20 luglio 2020.
Rimarranno quindi ancora in vigore il divieto di assembramenti di più di 30 persone nello spazio pubblico e le disposizioni particolari per il settore della ristorazione.
A livello federale continua a rimanere in vigore l’obbligo di mascherina sui mezzi pubblici e la quarantena per le cittadine e i cittadini che rientrano da Stati e Regioni con rischio elevato di contagio, secondo la lista stilata dalla Confederazione. Queste persone devono mettersi in quarantena annunciarsi entro 48 ore all’autorità cantonale, compilando il formulario online oppure tramite la hotline cantonale (0800 144 144). Si sottolinea che il materiale compilato sui mezzi di trasporto – come aerei e treni – non sostituisce in nessun modo queste due modalità di annuncio.
Come finora, il Consiglio di Stato segue costantemente la situazione sanitaria e rinnova l’invito rivolto alla popolazione a continuare ad affidarsi alle buone abitudini apprese in questi mesi per mantenere sotto controllo la diffusione del nuovo coronavirus.

Autorizzazioni per grandi eventi
Dal 1. ottobre 2020 il Consiglio federale permette nuovamente manifestazioni con più di 1’000 persone. Per garantire di tenere sotto controllo l’evoluzione della pandemia da Covid-19 queste grandi manifestazioni necessitano un’autorizzazione da parte delle autorità cantonali competenti. In questo senso il Consiglio di Stato ha costituito il 28 agosto 2020 uno specifico gruppo di lavoro composto da rappresentanti di tutti i dipartimenti cantonali e presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini. Le manifestazioni che attirano più di 1’000 persone sono generalmente eventi sportivi, culturali, congressi, ma pure proposte puntuali pubbliche o private, svolte in uno spazio o su un perimetro definiti, come – per fare un esempio – la posa dell’albero di Natale a Lugano, a cui partecipano generalmente oltre mille persone in Piazza della Riforma. Le domande di autorizzazione per tali eventi devono essere inoltrate all’indirizzo e-mail di-grandieventi(@)ti.ch.
Le fiere commerciali (ArteCasa, ecc.) o i mercati (il mercato di Bellinzona, ma anche i mercatini di Natale) in cui le persone si muovono tra gli spazi di vendita o espositivi in modo ordinato non rientrano in questo disciplinamento. Anche per queste occasioni il gestore deve però elaborare e attuare un piano di protezione.
Per tutte le manifestazioni ed eventi che radunano meno di 1’000 persone, se concernono suolo e infrastrutture comunali, i promotori devono prendere contatto con i Comuni, assieme ai quali definire le modalità di organizzazione nel rispetto delle regole stabilite sia dalla Confederazione sia dal Cantone.

Per ulteriori informazioni si può consultare la pagina web dedicata consultabile all’indirizzo: www.ti.ch/grandimanifestazioni.

Flyer – Misure cantonali fino al 5 ottobre
Flyer – Grandi-manifestazioni

Regioni a rischio: “Non siamo tranquilli”

Regioni a rischio: “Non siamo tranquilli”

Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi commenta la nuova strategia della Confederazione sulla quarantena per chi arriva da Paesi confinanti
Il Consiglio federale ha cambiato metodo. Dei Paesi confinanti potranno essere messe segnalate come a rischio singole regioni senza dover mettere nella lista nera l’intera nazione. Questo ha permesso ieri di imporre a chi viene da tutta la Francia i 10 giorni di isolamento, salvo per chi arriva dalle tre regioni che si appoggiano alla Confederazione.
Una soluzione che non convince fino in fondo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Il fatto che le zone di confine vengano escluse dalla quarantena non ci pone in situazione di tranquillità, proprio perché lo sappiamo che anche i lavoratori frontalieri non tutti risiedono costantemente nelle zone di confine”, ha dichiarato ieri sera a Teleticino.

“Ci sono anche frontalieri che fanno ritorno al proprio domicilio che è fuori dalle zone di confine. Non abitano regolarmente in Piemonte o Lombardia, ma magari ritornano regolarmente in altre regioni dell’Italia o d’Europa”, ha continuato Gobbi. “Questo evidentemente poi diventa più difficile per noi, anche come autorità di polizia e di sanità, verificare queste situazioni. Si è dato un contentino ai rapporti bilaterali tra Svizzera e paesi confinanti, ma dall’altra parte non si risolve un problema che potrebbe presentarsi qualora ci fossero dei focolai in altre zone, ma poi queste persone si spostano in zone vicine ai nostri confini e quindi svicolano alla quarantena”.

Avreste agito in maniera diversa?
“Personalmente ho segnalato questa problematica alla fase di consultazione fatta dalla Conferenza dei direttori di giustizia e polizia, ma evidentemente era una voce minoritaria rispetto alle altre”.

Mascherine, Garzoni: «La politica aveva ragione»

Mascherine, Garzoni: «La politica aveva ragione»

Da www.swisstxt.ch

«La politica ha deciso di non rendere obbligatorie le mascherine nei luoghi chiusi, ed ha avuto ragione di fare così».
Lo ha affermato il dottor Christian Garzoni che, a TicinoNews, alla luce dell’evoluzione della pandemia, ha riconosciuto alle autorità di aver fatto la scelta giusta.
E ciò malgrado i medici caldeggiassero l’introduzione di un obbligo molto più generalizzato di indossare la mascherina in locali chiusi in caso di sosta superiore 15 minuti.
«Eravamo preoccupati per un aumento che fortunatamente non c’è stato – ha spiegato -. Oggi le mascherine restano consigliate a tutti laddove non vi sono gli obblighi previsti dalla politica».