Alain Berset parla al Ticino: “Colpito dalla vostra professionalità. Non esitate a testarvi. Sarà un Natale diverso, ma…”

Alain Berset parla al Ticino: “Colpito dalla vostra professionalità. Non esitate a testarvi. Sarà un Natale diverso, ma…”

Da www.liberatv.ch

Il consigliere federale parla alla popolazione da Lugano: “Vaccino? Sì, ma non sarà a disposizione di tutti inizialmente”

Il consigliere federale Alain Berset ha reso visita al Ticino. Dopo una riunione con il Consiglio di Stato in corpore, Berset e il presidente del Governo Norman Gobbi hanno parlato alla popolazione dalla sala del Consiglio comunale di Lugano. L’incontro informativo è stato aperto dal discorso del sindaco Marco Borradori, che ha ringraziato Berset per la visita e la popolazione per lo sforzo fatto in questi mesi.

Norman Gobbi ha a sua volta ringraziato Berset “per la vicinanza mostrata al Ticino e ai ticinesi. Il federalismo si è dimostrato una volta di più vincente. Anche i Comuni e le città si sono dimostrati reattivi attraverso servizi di supporto e vicinanza. Il Ticino segue gli sviluppi della pandemia, al proprio interno e con un occhio attento a chi ci sta vicino. Noi abbiamo la necessità di confrontarci con la Confederazione, ma dobbiamo saper anche dialogare con Lombardia e Piemonte. Ora siamo in una fase delicata. E il Consiglio Federale ha dimostrato di saper ascoltare quelle che sono le richieste dei Cantoni. I risultati dopo queste prime settimane si vedono. I nuovi casi sono in diminuzione e oggi sono diminuite anche le ospedalizzazioni, ma il numero di decessi è ancora alto”.

Prendendo la parola, Berset ha ringraziato le autorità ticinesi per “l’accoglienza e la collaborazione continua in questi mesi. In Svizzera la situazione è stabile, ma comunque preoccupante e molto seria. La buona notizia è che il sistema ospedaliero sta reggendo grazie all’implementazione dei posti in terapia intensiva. Mi hanno particolarmente colpito l’organizzazione e la professionalità degli ospedali ticinesi. Siete messi molto bene. Faccio un appello alla popolazione: testatevi, testatevi e testatevi se avete sintomi. È davvero importante. Non esitate a fare il tampone qualora presentaste qualche sintomo. Evitate gli assembramenti e indossate la mascherina. La popolazione è stanca, ma serve pazienza perché i mesi invernali saranno tosti”. 

Esprimendosi sul vaccino, il consigliere federale ha ammesso che “abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la Svizzera. Ma dovete sapere che non sarà, almeno inizialmente, a disposizione di tutti”. Quello a cui andiamo incontro “sarà un Natale diverso, come lo sono state le vacanze, la Pasqua e l’estate. Sarà un Natale diverso, ma lo festeggeremo. Onestamente mi preoccupa più la fine dell’anno”.

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

Da www.ticinonews.ch
In diretta la conferenza stampa da Lugano del Consigliere federale, accolto da Norman Gobbi a Palazzo Civico: “Acquistate 13 milioni di dosi di vaccino”
 
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Da www.tio.ch
«Dovremo passare l’inverno senza vaccino contro il Covid-19»
Il consigliere federale Berset è tornato in Ticino a distanza di otto mesi esatti dalla prima visita durante la pandemia. Ha lodato il sistema sanitario e ospedaliero del nostro cantone, ma alla popolazione ha ricordato: «Al primo sintomo andate a fare il tampone!».
https://www.tio.ch/ticino/attualita/1475480/covid-19-vaccino-ticino-cantone-federale****

Da www.cdt.ch

«I prossimi mesi saranno duri, e non ci sarà il vaccino per tutti»
https://www.cdt.ch/ticino/i-prossimi-mesi-saranno-duri-e-non-ci-sara-il-vaccino-per-tutti-AX3462406?_sid=mB5mNE8g

 

Il consigliere federale Alain Berset ha incontrato il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi: «In Ticino ho visto una grande coesione e solidità, abbiamo imparato molto da voi, ma bisogna fare più test»

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il consigliere federale Alain Berset. La visita del capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera. Il consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus. Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico.

Il sindaco di Lugano Marco Borradori accoglie i presenti: «Avervi qui è un segno tangibile della vicinanza del Cantone e della Confederazione alla popolazione, c’è un fattore che ci ha travolti positivamente: un’ondata di solidarietà che ci ha dimostrato come la nostra società civile sia coesa nel rispondere alle difficoltà. è un fatto che mi rende fiero di essere sindaco. Però abbiamo settori che stanno soffrendo moltissimo e sono preoccupati del loro futuro. Ci conforta la presenza del Consiglio federale, Lugano e il Cantone hanno bisogno degli aiuti della confederazione per andare avanti e abbiamo bisogno di una presenza viva per sentirci parte di un solo Paese».

Prende poi la parola il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che pone l’accento sullo spirito federalista: «Il Ticino è l’unico cantone che lei ha visitato per ben due volte durante la crisi COVID. Una dimostrazione che la sua personalità ha permesso a tutta la Svizzera di affrontare con più tranquillità la crisi sanitaria. Durante la prima ondata non ci siamo fatti travolgere, grazie alle misure prese. Gli scenari peggiori non si sono manifestati, grazie all’impegno della popolazione, il dialogo e le soluzioni pragmatiche. È questa la forza della Svizzera: dialogo, confronto, valutazione e decisioni prese. In uno spirito federalista in cui il gioco di squadra è indispensabile. Il nostro cantone è stato in grado in marzo di affrontare la crisi nazionale. Siamo riusciti a far passare il messaggio al resto della Svizzera». Gobbi ha poi parlato dell’Italia: «Il Ticino continua a seguire con attenzione gli sviluppi della pandemia, con un occhio alla Confederazione e uno alle Regioni italiane, Lombardia e Piemonte. Da sempre infatti il Cantone deve saper confrontarsi anche oltre le frontiere di stato. Molti mal sopportano le nostre misure, ma attorno a noi gli Stati, dall’Austria alla Francia, stanno implementando misure più restrittive».

Il consigliere federale Alain Berset ha sottolineato il grande lavoro svolto in Ticino, dopo aver fatto visita alla clinica Moncucco e all’Ospedale italiano: «Questa è la terza volta per me in Ticino. Dall’inizio dell’anno ho avuto l’occasione di lavorare con Christian Vitta, Raffaele De Rosa, e ora sento una continuità governativa: questa è importante per affrontare una crisi del genere. A che punto siamo in questa seconda metà di novembre? La situazione è seria, non siamo più ottimisti come in estate. Il Ticino è stato tra i più colpiti all’inizio, ora è la Svizzera romanda la più in difficoltà, e le cure intense e il sistema sanitario restano sotto pressione ovunque. Il sistema però a livello svizzero, con i trasferimenti intercantonali, funziona e collabora. In Ticino ho visto una grande organizzazione, per garantire cure di qualità a tutti. Avete imparato parecchio in primavera. Siete messi bene, avete una grande solidità e siete molto efficaci. In Ticino c’è una grande coesione tra le autorità e questo permette di gestire meglio la crisi. La situazione è cambiata anche per quanto riguarda le tracciabilità. Ora c’è il materiale e il personale. Siete stati i primi toccati dal virus, avete avuto un ruolo chiave, abbiamo imparato tantissimo nello scambio con voi. I contatti con il Ticino in primavera erano molto frequenti, per trovare le soluzioni migliori. Nei prossimi mesi bisognerà stare attenti, con le temperature più basse e la popolazione sempre più stanca. È fondamentale rispettare tutte le nuove misure introdotte. La situazione è pesante e i mesi invernali saranno ancora più difficili. I test sono importanti per combattere la pandemia. Abbiamo l’impressione che non tutte le persone con sintomi si facciano testare: mi appello alle persone, fate i test senza indugio. Non dobbiamo rischiare di diffondere il contagio. Constatiamo che i test sono in diminuzione, ma di test ce n’è per tutti».

Berset ha poi parlato dei vaccini: «Non avremo il vaccino per tutti nei prossimi mesi: dovremo passare l’inverno senza il vaccino per tutta la popolazione. Dobbiamo cavarcela con le misure che conosciamo. A inizio marzo abbiamo individuato una strategia per acquistare il vaccino, oggi abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la svizzera: in molti casi servono due dosi a testa. Le procedure per i vaccini sono le stesse che valgono per tutti i farmaci in Svizzera».

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il Consigliere federale Alain Berset. La visita del Capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera.

Il Consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus.
Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico. Si è trattato dell’occasione per tornare sulle prime fasi della crisi e sulle differenze con l’attuale seconda ondata, volgendo lo sguardo anche alle prospettive legate ai promettenti esiti delle ricerche per lo sviluppo di un vaccino. Il Consigliere federale Alain Berset ha ricordato in particolare il ruolo del Ticino durante la scorsa primavera, ed elogiato la qualità del sistema sanitario cantonale nel gestire le diverse fasi dell’emergenza.

‘Stimati 43 milioni per il Ticino’

‘Stimati 43 milioni per il Ticino’

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 de La Regione

Nella tarda mattinata di ieri gli auspici comunicati alla stampa da Norman Gobbi e Marina Carobbio, presidenti rispettivamente di Consiglio di Stato e Deputazione ticinese alle Camere federali: più fondi per i casi di rigore, cioè al sostegno di quelle piccole imprese ancora in difficoltà dopo aver già subito pesanti perdite economiche durante la prima ondata pandemica, e l’adeguamento della Legge Covid per la creazione di una base legale che permetta di comminare multe nei casi in cui viene riscontrato il mancato rispetto delle misure di protezione. Nel giro di due ore l’annuncio del Consiglio federale (cfr. pagina 2).

È stata una coincidenza la risposta giunta da Berna a stretto giro di posta, per carità. Ma sicuramente gradita. «Innanzitutto devo dire che nella procedura di consultazione sui casi di rigore, come Canton Ticino abbiamo partecipato attivamente, sollevando criticità da un lato sull’importo e dall’altro sul meccanismo di funzionamento dello strumento», esordisce interpellato dalla ‘Regione’ per un commento il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Ieri, prosegue, «abbiamo ottenuto una prima risposta che è sicuramente positiva: quella riguardo l’aspetto finanziario. Il miliardo di franchi che è stato annunciato, cumulato tra Cantoni e Confederazione, rappresenta una dotazione sicuramente più interessante rispetto all’ipotesi iniziale di 400 milioni». E materialmente quanto verrà attribuito al Ticino? «Non abbiamo ancora delle comunicazioni ufficiali su quanto ci spetterà, ma indicativamente secondo i nostri primi calcoli, che andranno verificati soprattutto in merito alle regole di attribuzione, potrebbe esserci un importo di 43 milioni da suddividere tra Cantone e Confederazione. Ma ripeto, col beneficio d’inventario: sono prime stime». Ben più dei 17 milioni inizialmente previsti.

Sulla seconda criticità rilevata dal Consiglio di Stato, quella del meccanismo di funzionamento, «speriamo che la procedura sia rigorosa perché si tratta di soldi pubblici ed è necessario avere i giusti controlli, ma pure che allo stesso tempo non diventi troppo macchinosa perché complicherebbe il tutto. Su questo ora non possiamo pronunciarci. Quello che è importante rilevare è che parliamo di casi di rigore, non sarà un intervento ad annaffiatoio ma molto mirato in quei settori e quelle aziende che hanno subito in maniera pesante questa pandemia e potrà assumere diverse forme di intervento. La Confederazione parla di sostegni che possono passare dal credito fino al fondo perso, andrà valutato una volta che l’ordinanza sarà pubblicata».

Anche la novità in merito all’estensione delle indennità di lavoro ridotto «è una notizia positiva», rileva Vitta. Perché il lavoro ridotto «è uno di quegli strumenti che è stato più efficace negli interventi in questi mesi. Si pensi che nel solo Canton Ticino da quando è stato applicato fino all’inizio di settembre sono stati distribuiti oltre 600 milioni di franchi». Un’efficacia comprovata, quindi, e che ha aiutato «a mantenere stabile il tasso di disoccupazione in questi mesi ed evitare una sua esplosione».

A unirsi alle buone notizie è anche, per il direttore del Dfe, «il segnale di apertura, a determinate condizioni, a riattivare i crediti Covid. Bisogna dire che hanno aiutato molto in questa fase. Basti ricordare che a inizio novembre abbiamo registrato un calo di fallimenti rispetto all’inizio di novembre dell’anno scorso: nel 2019 erano 1’055, nel 2020 sono scesi a 844. Sicuramente anche frutto di questa liquidità messa nel mercato. Tutti questi strumenti ci hanno permesso di mantenere stabile questa situazione, malgrado sia difficile». C’era il timore diffuso nel vedere i reali effetti della crisi, sia sui redditi sia sull’occupazione, una volta confrontati con la fine degli aiuti. Queste decisioni in arrivo da Berna spostano in là questo momento, dando magari più tempo per (ri)organizzarsi? «Sicuramente – risponde Vitta – l’anno 2021 sarà impegnativo per chi opera a livello economico, a dipendenza dei settori in cui si è attivi. Lo Stato è intervenuto e sta intervenendo per limitare i danni di questa situazione, ma al momento che ci sarà una ripresa economica saranno solo le aziende e i settori più strutturati e solidi che avranno una prospettiva. Chi aveva già difficoltà le ha viste amplificate dalla pandemia, e non tutti riusciranno a passarla in maniera indenne. Altri avranno nuovi slanci. Come tutte le crisi, ce lo insegna la storia, anche questa purtroppo lascerà situazioni negative in ambito economico». E, conclude Vitta, «non dipenderà solo dall’andamento cantonale. Se pensiamo che abbiamo circa il 50 per cento del nostro Prodotto interno lordo che è generato dalle esportazioni bisognerà vedere come si muove il mondo a livello economico».

Anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dopo gli auspici mattutini, è soddisfatto di quanto emerso da Berna. Da noi raggiunto annota come «il fatto che venga riconosciuto un credito superiore rispetto a quanto inizialmente previsto per i casi di rigore, proprio perché tutti i Cantoni hanno evidenziato questa necessità, ci soddisfa perché viene dato seguito anche alle richieste del Ticino. Ma è pure la dimostrazione che se i Cantoni lavorano in maniera concertata il Consiglio federale ci ascolta, ed è importante questo gioco di squadra anche attraverso le singole conferenze dei direttori cantonali». In merito alle multe, come direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi spiega che «ora si può farle, ma l’obiettivo non è sanzionare. Però se i comportamenti non si conformano e c’è una mancanza palese del rispetto delle norme e delle regole alla base del comportamento che ha permesso di correggere la curva dei contagi, e di farla pian pianino abbassare, significa che ogni tanto bisogna anche multare: ma solo come

soprattutto nei confronti di coloro che sono, tra virgolette, più riottosi nel recepire indirizzi e raccomandazioni delle autorità».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Multe celeri, pressing del Ticino su Berna

Le sanzioni disciplinari per chi non rispetta le disposizioni anti-COVID e gli aiuti finanziari per i casi di rigore saranno i temi centrali per la Deputazione in occasione dell’imminente sessione del Parlamento Il Consiglio federale ha intanto innalzato i fondi destinati alle aziende ticinesi, che arriveranno così a 43 milioni

Non manca molto alla sessione invernale delle Camere federali che verrà aperta il 30 novembre. Tema centrale dei dibattiti parlamentari sarà la revisione della Legge COVID in considerazione anche della seconda ondata della pandemia. «I temi all’ordine del giorno non possono fare astrazione dalla situazione sanitaria in corso», ha detto ieri a Bellinzona la presidente della Deputazione ticinese Marina Carobbio Guscetti nel corso dell’usuale conferenza stampa che si tiene prima dell’inizio della sessione, in concerto con il Consiglio di Stato. Gli scambi tra i deputati ticinesi a Berna e i consiglieri di Stato, ha spiegato il presidente del Governo Norman Gobbi, si sono incentrati su due aspetti della revisione dell’ordinanza: gli aiuti finanziari per i cosiddetti casi di rigore e la possibilità di infliggere multe disciplinari anche in caso di situazione particolare e non solo straordinaria.

Contravvenzioni più rapide
Per quel che riguarda le multe disciplinari, il tema è stato presentato sulle pagine del nostro giornale proprio la scorsa settimana. In sostanza, con il passaggio dalla situazione straordinaria, invocata dal Canton Ticino in marzo, a quella ordinaria cui si è tornati in giugno, per la polizia è venuta a mancare la possibilità di sanzionare istantaneamente chi non si attiene alle regole (per esempio multare chi non indossa la mascherina o si raggruppa in assembramenti superiori alle cinque persone proprio come si fa con chi non indossa il casco o non mette la cintura), mentre percorrendo la via «ordinaria» i tempi procedurali sono ben più lunghi. La proposta, ha confermato Carobbio Guscetti, è stata sposata dalla deputazione e verrà portata avanti a Berna a nome del Ticino.

Modifica accordata dal Governo
Nel pomeriggio di ieri anche il Consiglio federale è tornato sul tema proponendo una modifica della Legge sulle multe disciplinari. «Le contravvenzioni di lieve entità della legge sulle epidemie, come le violazioni dell’obbligo di portare la mascherina, devono poter essere punite con una semplice multa disciplinare. Abbiamo bisogno di disciplina», ha detto Ueli Maurer ribadendo che l’obiettivo è quello di ridurre il numero di infezioni. «Si può essere critici, ma indossare la mascherina, in alcune occasioni, è un obbligo».

Più soldi dalla Confederazione
Tornando ai casi di rigore (vedi box a lato), la proposta di modifica, di cui ha parlato anche il Consiglio federale poco dopo la conferenza stampa ticinese, prevede di incrementare gli aiuti finanziari per i casi di rigore fino a un importo complessivo di 1 miliardo di franchi e di aumentare la quota della Confederazione a circa due terzi. L’importo da devolvere da parte di Berna era precedentemente stato fissato a 200 milioni da dividere tra i Cantoni, ai quali questi ultimi avrebbero aggiunto una somma uguale: per il Ticino, questo avrebbe portato ad aiuti per circa 17 milioni di franchi (8,5 da Berna e altrettanti da Bellinzona). L’ammontare è però ritenuto oggi insufficiente sia dal Cantone, sia anche dalla Commissione dell’economia e dei tributi del Nazionale che proprio martedì si è espressa in merito, e anche dal Consiglio federale che, come detto, ha annunciato di aumentare l’importo a 1 miliardo di franchi. L’Esecutivo federale aveva infatti già ammesso che la cifra era stata calcolata sulla base dei fabbisogni così come apparivano prima della seconda ondata. La quota totale destinata al Ticino sarà quindi di 43 milioni. Lo scopo della revisione della Legge, hanno spiegato entrambi i relatori, è ottenere più mezzi e criteri di selezione più precisi. «Molte piccole realtà – ha proseguito Carobbio Guscetti -, pur avendo necessità di essere aiutate, sono inoltre preoccupate di non poter rendere questi prestiti, verrà quindi anche discussa la possibilità di istituire sovvenzioni a fondo perso».

Dai conti alle pigioni
Tra gli altri temi di cui si discuterà a Berna, ha terminato la deputata socialista, figurano il Preventivo e il Consuntivo, che verranno eccezionalmente trattati nella stessa sessione. La Deputazione, infine, vorrebbe anche discutere di una legge a livello federale che tratti le pigioni commerciali.

 

 

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Da www.ticinonews.ch

Pubblicati i risultati del sondaggio promosso tra la popolazione ticinese sulla percezione della comunicazione da parte delle autorità.
Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”

https://www.ticinonews.ch/ticino/pieni-voti-al-governo-nella-prima-ondata-GA3460080

In primavera abbiamo vissuto una situazione senza precedenti, scandita da nuove misure e allentamenti del Governo, comunicati nelle famose conferenze stampa da Bellinzona e da Berna. Si poteva fare meglio o di più? A inizio estate lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta ha promosso un sondaggio online per raccogliere informazioni tra i cittadini ticinesi riguardo la loro percezione della comunicazione delle autorità durante la prima ondata. Sondaggio a cui hanno partecipato 2’856 persone, che hanno espresso giudici e formulato osservazioni sull’operato del Consiglio di Stato e lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Il risultato è chiarissimo: i giudizi raccolti sulla qualità, l’entità e le modalità della comunicazione sono molto positivi. “La gente si è sentita informata e rassicurata” commenta l’autore dello studio Mauro Stanga dell’Ufficio di statistica ai microfoni di Teleticino. “Si cercava quasi protezione e sostegno da parte delle autorità. Nel complesso le valutazioni sono positive. Ma c’è una maggiore attitudine alla critica tra i più giovani e i più formati (che si manifesta comunque nell’ambito di valutazioni globalmente positive). C’è invece un bisogno di sostegno maggiore delle autorità da parte delle fasce più vulnerabili, come gli anziani e le persone con un livello di istruzione più basso”.

La chiarezza delle informazioni
Per quanto riguarda la chiarezza e la comprensibilità delle informazioni fornite, tre aspetti su cinque (le misure di prevenzione, gli aggiornamenti sull’evoluzione dell’epidemia, come comportarsi in caso di sintomi) sono risultati molto chiari. Raggiunge invece una discreta valutazione media la percezione della chiarezza e della comprensibilità delle informazioni relative alle riaperture delle attività (fasi di allentamento: riapertura scuole, dei bar e dei ristoranti, dell’Amministrazione cantonale, ecc.)”. Anche le informazioni riguardo all’utilizzo della mascherina hanno lasciato qualche incertezza.

Ticinesi più critici verso Berna e il Gran Consiglio
Durante la crisi sanitaria le istituzioni cantonali hanno potuto contare su un elevato grado di fiducia da parte della popolazione. Ma chi ha partecipato allo studio ha manifestato meno fiducia nei confronti delle autorità federali (Ufficio federale della sanità pubblica e Consiglio federale) e del Gran Consiglio. In particolare tra la popolazione ticinese hanno avuto forte risonanza alcune incomprensioni tra le istituzioni federali e quelle cantonali. “Nell’immaginario collettivo si è alimentata ed esacerbata una sorta di contrapposizione (in buona parte preesistente) tra determinate istanze e necessità specifiche del nostro cantone e una pretesa mancanza di attenzione a queste specificità da parte delle autorità federali, ciò che spiega in parte la minor fiducia qui attribuita a queste ultime” si legge nello studio.
Per quanto riguarda il Gran consiglio, nei commenti sono stati espressi con una certa frequenza delle riserve circa le critiche formulate da parte di alcuni deputati su aspetti della gestione della crisi. “Il fatto che ci siano stati dei granconsiglieri che hanno espresso critiche sull’operato del governo è stato percepito negativamente da molte persone che hanno compilato il questionario” spiega ancora Stanga dello studio, che cita per esempio il rinvio delle sedute parlamentari previste a inizio maggio.

Le conferenze stampa, appuntamento quotidiano in tv
Il canale più utilizzato dai ticinesi per tenersi aggiornati sulla situazione è stato la televisione (46,5%), seguita dai canali informativi ufficiali delle autorità cantonali e federali (25,4%), i giornali cartacei e i portali online (16,85). Altri canali, tra cui i social media e la radio, vengono menzionati come fonte principale di informazione da meno del 10% dei partecipanti. Per Stanga la scelta della televisione come canale principale di informazione è un “ritorno al passato”, con le autorità che sono di nuovo entrate nelle case delle persone.

Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”
Dalla prima ondata tante cose sono cambiate anche dal punto di vista della comunicazione. Oggi il Governo riceverebbe gli stessi voti? Teleticino lo ha chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “Il risultato positivo della prima ondata è da leggere anche nell’ambito di un derby tra Ticino-Berna” spiega il consigliere di Stato. “In questa seconda ondata di derby non ne abbiamo fortunatamente avuti. Siamo riusciti a gestire la situazione con limitazioni che hanno permesso comunque delle aperture e di andare avanti, raggiungendo gli obiettivi prefissati”. Ma ora i rapporti tra Bellinzona e Berna sono migliorati? Per Gobbi sì, ma non sono ancora del tutto allineati.

«Un ciclone da una frase “rubata”, non ci si può neppure scusare»

«Un ciclone da una frase “rubata”, non ci si può neppure scusare»

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 17 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi risponde alle critiche che gli sono state rivolte dopo aver pronunciato una frase sopra le righe nei confronti degli italiani e smentisce che in Governo ci sia del nervosismo sulle misure di contenimento da adottare.

Lei è finito nell’occhio del ciclone mediatico e politico per una poco elegante frase nei confronti degli italiani. Concorda sul fatto che sia stata una caduta di stile?
«Quando il ciclone mediatico e politico viene creato su una errata comprensione di una frase “rubata” in un fuori onda televisivo c’è poco da fare. Non ci si può nemmeno scusare. Ciò che è stato riportato (ad arte da alcuni avversari politici) non è ciò che ho detto. Quindi il fatto non esiste. Potremmo star qui ore a disquisire sul bon ton. La realtà è un’altra: questa pandemia necessita di interventi appropriati sia di qua sia di là dal confine e ognuno è chiamato a fare il suo. Unicuique suum: se lo dico in latino va meglio?».

In questa seconda ondata le si rimprovera di avere alzato eccessivamente i toni come presidente del Governo. Concorda o contesta?
«In questa seconda ondata il presidente del Governo si è fatto – come nella prima ondata – portavoce dell’intero Governo. Non sono i toni a essere eccessivi, sono le misure da adottare a essere impegnative, per taluni pesanti e per altri sempre troppo blande. I miei toni sono sempre stati improntati a far passare un messaggio chiaro».

C’è poi la fuga in avanti e la ritrattazione delle misure presentate domenica scorsa in fretta e furia. Un errore di percorso o il segno del nervosismo che inizia a farsi strada anche al vostro interno?
«Il Governo ha voluto e dovuto lanciare domenica scorsa un ultimo appello alla popolazione per evitare di dover ricorre a misure più drastiche. E i numeri degli ultimi giorni sembrano confermare che la popolazione ha recepito l’appello e capito la gravità della situazione. Il fatto che il giorno successivo abbiamo dovuto precisare alcune questioni (sostanzialmente per il mondo dello spettacolo: cinema, teatri e concerti) non mi sembra una tragedia. Il Governo è unito e la conduzione di questa crisi ci sta rafforzando».

È curioso che per spiegare il dietrofront sia stato mandato al fronte il cancelliere Arnoldo Coduri. Tutti i consiglieri di Stato avevano impegni improrogabili al punto da evitare il confronto e la spiegazione ai cittadini?
«Erano spiegazioni di natura tecnica, non politica (da 5 persone si passa per gli spettacoli a 30, come era già stato previsto per le funzioni religiose). Il messaggio politico era: agiamo tutti insieme ora per evitare limitazioni peggiori in un secondo momento. Ricordo inoltre che uno dei compiti del cancelliere è rappresentare il Governo verso l’esterno e infatti la comunicazione e l’informazione sulla crisi attualmente è stata centralizzata, come ho comunicato proprio nel corso della conferenza stampa di domenica scorsa, al SIC (Servizio dell’informazione e della comunicazione del Governo) di cui il cancelliere è responsabile. In tutta franchezza, mi sembra quindi una polemica sterile. Ora è importante guardare avanti perché i prossimi mesi saranno altrettanto impegnativi».

Premesso che sbagliare è umano e nessuno qui vuole infierire, il rischio è che la cittadinanza guardi più alla forma che alla sostanza, perdendo di vista l’obiettivo primario, la salute e la lotta alla pandemia. Cosa ne pensa?
«Ai fiumi di parole noi preferiamo i fatti. Come tutti i ticinesi alla forma preferiamo la sostanza. E in questa crisi le chiacchiere sono dannose. Anzi: fanno sbagliare. Credo che abbiamo ripetuto centinaia di volte qual è l’obiettivo principale di tutte le misure di fronte alla crisi: la salute dei concittadini; e non solo per chi, purtroppo, si ammala di COVID-19, ma anche per coloro che devono affrontare tutte le altre patologie che non si fermano davanti al coronavirus. Quindi: evitare la pressione sulle strutture sanitarie attraverso misure appropriate che non portino alla chiusura di ogni attività. Pena un collasso economico e sociale».

“Non ci aspettiamo novità da Berna”

“Non ci aspettiamo novità da Berna”

Da www.ticinonews.ch

Così Norman Gobbi sui mormorii relativi a una nuova stretta. E sui malumori in Ticino: “Li comprendo – spiega – ma il nostro agire è nell’interesse di tutti”

Situazione straordinaria? Confinamento nazionale? Nuove restrizioni localizzate? Sono tante le domande alle quali oggi potrebbe rispondere il Consiglio federale (una conferenza stampa è attesa per le 14.30 con Alain Berset). Da un lato l’appello dei Cantoni, dall’altro quello di una parte della componente economica: il comune denominatore è uno solo. Berna deve far sentire la sua voce. Nell’attesa Radio 3i ne ha parlato con il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi, partendo proprio dalla richiesta del Ticino della situazione particolare. “Non penso che la Confederazione voglia andare in questa direzione” spiega Gobbi. “Questa situazione però pone qualche difficoltà al Cantone, che è chiamato a vigilare sul rispetto delle norme federali e cantonali. Non c’è la base legale per poter sanzionare immediatamente con pene pecuniarie, che è prevista solo nell’ambito di una situazione straordinaria”. Una questione, quella delle multe disciplinari, che è stata sottoposta anche all’attenzione di Berna perché aggirare la questione, spiega Gobbi, è difficile. “Ci hanno provato i ginevrini, che sono stati richiamati sul fatto che non dispongono delle basi legali conformi. Abbiamo fatto verifiche anche noi. Purtroppo, con questa situazione, per i Cantoni diventa difficile e vanifica un po’ tutti gli sforzi”.

Le richieste di parte dell’economia
Parte dell’economia ha chiesto a gran voce una sorta di lockdown nazionale al posto di misure restrittive localizzate. In mancanza di una presa di posizione di Berna, potrebbe essere questo il prossimo passo? “Saranno temi da discutere e sui quale dovrà essere data una risposta, ma garantendo una visione d’insieme che deve essere sostenibile, sopportabile e supportabile” precisa il consigliere di Stato.

I malumori in Ticino
In queste ore in Ticino c’è un po’ di malumore per il parziale dietrofront sulle misure, in particolare per quel che riguarda le limitazioni a cinema, teatri e impianti sportivi. “Ci sono degli ambiti in cui un contagio è più evidente, dove c’è una maggiore o minore attenzione delle regole. È soprattutto questo uno dei motivi che ci ha spinto a chiarire in quale situazione dovevano essere ripristinati determinati valori e corretti degli altri”. Ma non era forse più giusto chiudere del tutto queste attività? “È una misura che potremo sempre prendere qualora la curva non dovesse appiattirsi o abbassarsi”.

‘Monitoriamo il pericolo estremismo’

‘Monitoriamo il pericolo estremismo’

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 9 novembre 2020 de La Regione

Norman Gobbi su Covid e proteste, stanchezza della gente e misure ‘necessarie’

In Italia e nei Paesi a noi vicini si stanno moltiplicando le proteste in strada contro le misure sanitarie prese dalla politica per fronteggiare il coronavirus. Anche in Ticino, storia di dieci giorni fa, è stata organizzata la prima manifestazione dal centro sociale ‘Il Molino’, finita con una testata subita da una nostra collega che era lì semplicemente per svolgere il proprio lavoro: fare cronaca. C’è il pericolo che con i contagi in crescita e le paure per ulteriori misure in aumento la protesta si allarghi a macchia d’olio? E soprattutto, la situazione è preoccupante per il governo? «In Ticino, per il momento, non si sono palesati movimenti anti-Covid simili per portata e conseguenze a quanto visto in altri Paesi», risponde il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi a colloquio con ‘laRegione’.

Eppure la manifestazione di venerdì 30 ottobre potrebbe essere una ‘prima’.
L’evento che lei cita è stato organizzato da un gruppo già noto per la sua indole anti-sistema, che come in passato aveva già fatto usando dei pretesti, ha preso spunto dall’attuale situazione sanitaria per sfogare la sua violenza. Al di là di questo episodio, credo che le dimensioni demografiche ridotte del Ticino non favoriscano l’emergere di veri e propri gruppi organizzati. L’abbiamo visto con i movimenti estremisti di destra o sinistra, che difficilmente sopravvivono al salto generazionale.

Però in Italia, ad esempio, si sono verificate infiltrazioni di persone che avevano l’unico scopo di scatenare il caos, indipendentemente dalle ragioni dei manifestanti.
Esatto, diverso è invece il rischio che soggetti isotuna lati si aggreghino attraverso internet per fomentare messaggi estremisti nei confronti di autorità o persone, oppure agiscano in piccoli numeri in nome di ideologie estremiste. Per questo motivo stiamo monitorando il fenomeno dell’estremismo attraverso la Piattaforma di prevenzione della radicalizzazione e in collaborazione con la Polizia cantonale, non tanto o non solo con il Gruppo prevenzione e negoziazione, quanto con il Servizio d’informazione della Confederazione e in particolare con la sua antenna cantonale.

Ciò detto, nella popolazione comincia a emergere una certa stanchezza, sebbene le misure decise vengano seguite. Il Consiglio di Stato come si rapporta al binomio tra importanza della salute pubblica, quindi qualcosa di collettivo, e il timore per il proprio reddito, per la situazione economica o per il posto di lavoro che è qualcosa di personale?
Preoccupazione e stanchezza nei confronti di un fenomeno di cui ancora oggi non conosciamo tutti i contorni e conseguenze mi paiono sentimenti del tutto umani e comprensibili. Ho piena consapevolezza e comprensione dei disagi che la popolazione sta affrontando. So anche che stiamo chiedendo molti sacrifici alla popolazione. Anche per questo abbiamo sempre proposto misure necessarie per contenere il virus che siano sopportabili per la popolazione e pure supportabili, ossia nella massima parte condivisibili, stante l’attuale momento. Alla cittadinanza tutta va il mio e nostro plauso per l’ampio rispetto delle misure e nel contempo chiedo di rinnovarci la fiducia. Come governo stiamo lavorando sette giorni su sette per cercare in tutti i modi di offrire aiuti, sostegno, cure.

Può fare qualche esempio?
Se consideriamo il profilo economico il Consiglio di Stato ha da subito adottato, già in marzo, delle misure urgenti volte a sostenere l’economia cantonale. Inoltre, per portare un esempio concreto, il Dipartimento delle finanze e dell’economia, tramite la Sezione del lavoro, si è impegnato per ottimizzare lo strumento del lavoro ridotto, che permette di rispondere alle esigenze delle aziende in questo periodo di emergenza e di preservare occupazione e competenze al loro interno. Dal profilo sanitario, il Dss mette in campo giornalmente tutti gli sforzi necessari sia per l’adeguamento delle strutture ospedaliere alle reali necessità d’impiego legate alle persone contagiate, sia a sostegno delle persone in difficoltà. Abbiamo la fordi avere un elevato sistema sociale che sinora si è dimostrato in grado di assorbire molti tra i bisogni della nostra popolazione.

Un suo predecessore, Alex Pedrazzini, intervenendo a un’assemblea di giovani Ppd definì il Consiglio di Stato in quel momento ‘una cacofonia di tenori stonati’. Questa definizione per lei potrebbe essere estesa a un mondo medico spesso in contraddizione al suo interno?
Innanzitutto mi conceda una premessa indipendente dalla sua domanda ma penso utile per i lettori: se guardo alle decisioni del Consiglio di Stato degli ultimi otto mesi non mi sembra di ravvisare né una cacofonia, né tenori stonati. Dico questo per ribadire un concetto che per me, per tutti noi consiglieri di Stato, è di assoluta importanza: il governo si sta muovendo unito anche di fronte a questa imprevista situazione. Una coesione che non significa avere tutti la stessa idea. Ci confrontiamo giornalmente su determinate posizioni. Ci possono essere divergenze di vedute, di interpretazione. Dal confronto nascono le decisioni, che poi vengono sostenute in modo compatto, unanime. Per quanto riguarda invece la cacofonia, come dice lei, tra i medici la considero un elemento che permette al politico di farsi un’opinione. Non credo che i professionisti del settore vogliano “confondere le acque” o “giocare sporco” di fronte a questa emergenza che li tocca in prima persona. Senza dimenticare poi che il confronto tra medici ed esperti rientra nel “dibattito scientifico”. È proprio una caratteristica del funzionamento delle “scienze”.

Il governo però poi deve trovare una sintesi di tutto questo. È difficile?
All’autorità politica spetta il compito di prendere decisioni, sostenute anche dai servizi e dalle persone che l’organizzazione statale ha previsto per queste situazioni. Sappiamo inoltre perfettamente che siamo inseriti in un mondo in cui l’informazione, di qualità ma anche farlocca, gira velocemente ed è nelle mani di tutte le persone. Ne teniamo conto. Per questo cerchiamo di fare una comunicazione chiara, trasparente e il più possibile univoca. Mi rendo conto che non è sempre facile riuscirvi.

La comunicazione è fondamentale, ma poi occorre anche un’azione mirata. Il problema in questo momento è che le esigenze della popolazione sono varie: si passa da chi ha visto calare il proprio reddito a chi ha perso il lavoro, da chi si è trovato isolato a chi per motivi personali ha vissuto peggio di altri questi mesi. Tutti con diverse ragioni chiedono sostegno, ma anche ascolto da parte del governo. Come fate a concertare il tutto?
Mettendo a disposizione prima di tutto i propri servizi. Faccio un esempio che tocca il mio Dipartimento, assieme al Dss. Parlo della violenza domestica, in particolare contro le donne. Già durante il lockdown avevamo avvertito che la situazione avrebbe potuto aggravare questo fenomeno. E per questo avevamo incrementato l’attività di informazione verso le cerchie più a rischio. Come detto in precedenza, abbiamo una socialità che offre molte risposte, anche concrete, ai bisogni in particolare delle cittadine e dei cittadini più deboli. È evidente che occorre avere le antenne ben alzate. I servizi statali, le collaboratrici e i collaboratori che vi lavorano, sono chiamati a uno sforzo supplementare. Una consapevolezza e una responsabilità che deve riguardare ogni funzionario dello Stato, a partire dai consiglieri di Stato, anche e soprattutto in questa situazione che a tutti richiede sacrifici. Li ringrazio già sin d’ora per il loro prezioso lavoro a favore della collettività ticinese.

Volgendo uno sguardo al futuro, a che punto è il Gruppo di lavoro per il rilancio economico del Paese?
Questo Gruppo strategico, costituito in aprile su impulso del Dfe, si è riunito diverse volte negli scorsi mesi e ha messo a confronto, all’interno di tavoli tematici e trasversali, imprenditori, sindacati, politica e specialisti. Gli approfondimenti sono tuttora in corso e la discussione dei risultati emersi dai tavoli tematici e trasversali all’interno del Gruppo strategico è prevista prossimamente, anche in funzione dell’evolversi della situazione epidemiologica.

Stop a sport e ad assembramenti

Stop a sport e ad assembramenti

Da www.rsi.ch/news

Le nuove misure anti-Covid in vigore in Ticino da lunedì: non più di 5 persone insieme – Allerta diventa rosso

A partire da domani (lunedì) e fino al 30 novembre in Ticino saranno vietati gli assembramenti con più di 5 persone negli spazi pubblici, nelle manifestazioni pubbliche e private. Stop (con alcune eccezioni) anche alle attività sportive di gruppo, salvo quelle per i giovani fino ai 16 anni. Sono queste alcune delle nuove misure decise dal Consiglio di Stato per contenere la pandemia, misure rese note domenica nel corso di una conferenza stampa tenuta a Bellinzona.

“Ultima chiamata”
Questa è l’ultima chiamata (“Last call”), se la situazione non cambia, rischiamo davvero di dover prendere misure ancora più incisive. Dobbiamo riuscire insieme a contenere i contagi. È quanto affermato dal presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi.

Livello di attenzione sale a “colore rosso”
Il Consiglio di Stato ha inoltre deciso di alzare il livello di attenzione al “colore rosso”, e di lanciare un nuovo messaggio: “Insieme facciamo la differenza”. “Limitiamo i contatti personali e rispettiamo scrupolosamente le regole (distanziamento, igiene delle mani e uso della mascherina), solo in questo modo potremo rallentare la diffusione del virus”.

Situazione straordinaria
Il Governo ha scritto al Consiglio federale “affinché venga decretata la situazione straordinaria, provvedimento che permetterebbe di dare uniformità sul territorio nazionale alle misure per frenare i contagi e di creare ancora maggiore efficienza e chiarezza sul fronte della gestione e il coordinamento tra Cantoni”.  Inoltre, lo Stato maggiore di condotta è stato messo in prontezza: ogni settimana ci sarà una riunione per capire come affrontare l’evolversi della situazione.

Vietate le manifestazioni
Saranno vietate tutte le manifestazioni, pubbliche e private, con più di 5 persone. Le uniche eccezioni riguardano assemblee di organi legislativi cantonali e comunali, assemblee inderogabili di diritto pubblico e le raccolte di firme. Saranno ammesse anche le celebrazioni religiose, funerali e matrimoni, con un massimo di 30 partecipanti. 

Stop allo sport di gruppo
Sono vietate tutte le attività sportive di gruppo con alcune eccezioni come per le attività con giovani fino a 16 anni e per attività professionistiche e legate a quadri nazionali (per i dettagli consultare la risoluzione governativa 5692 dell’8 novembre 2020, pubblicata sul sito web del Cantone (www.ti.ch/coronavirus). 

Pressione sugli ospedali a livello di guardia
il Governo ha dato il via libera a un ulteriore potenziamento del dispositivo ospedaliero che ora sale a un totale di 600 letti disponibili, così suddivisi: fino a 82 letti di cure intense e 340 posti nel settore acuto (ripartiti fra Ospedale La Carità di Locarno, Clinica Luganese di Moncucco e Cardiocentro), 150 per il trattamento di pazienti stabili per i quali non si prevede un passaggio in cure intense (Ospedale Faido, Ospedale Italiano e Ospedale Malcantonese di Castelrotto) e 28 posti in riabilitazione (Clinica di riabilitazione di Novaggio e Clinica Hildebrand). Qualora fosse necessario, per ulteriori ampliamenti del dispositivo Covid, il Consiglio di Stato potrà imporre il blocco degli esami e dei trattamenti procrastinabili senza pregiudizio per il paziente, e questo per reindirizzare le risorse di cura nella presa a carico di malati Covid. 

Il medico cantonale, Giorgio Merlani, lo ricordiamo, sabato ha avvertito che, se i numeri della pandemia proseguono con l’andamento attuale, il picco dell’epidemia potrebbe arrivare tra 4-5 settimane.  Merlani ha ribadito che “al di là dei decessi ci sono anche persone giovani che finiscono all’ospedale, anche sotto i 40 anni, in terapia intensiva”. Persone che possono impiegare mesi a riprendere uno stato di salute adeguato.

Case per anziani: 170 positivi
Nelle case per anziani ticinesi sono stati censiti 170 casi. Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, ha affermato che saranno le singole strutture a comunicare direttamente e pubblicamente i contagi interni.

“Nessuno si può considerare immune”
Raffaele De Rosa ha affermato che l’adeguamento del dispositivo per far fronte ai malati di coronavirus ha un impatto particolare su ospedali e pazienti. “Non possiamo continuare a lungo chiedendo il potenziamento, senza chiedere alla società intera che faccia la sua parte. Ci appelliamo alla responsabilità dei singoli. Se il virus continuerà la sua corsa, saremo costretti a intervenire più drasticamente. Circa il 25% dei pazienti ricoverati nei nostri ospedali ha meno di 60 anni e circa la metà dei pazienti ha meno di 70 anni. In cure intense anche un giovane di 33 anni. Nessuno si può considerare immune”.

Sostegni economici
Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, ha affermato che il Governo continuerà a sostenere l’economia del Cantone. Continuano a essere in vigore le misure nel campo del lavoro ridotto e dell’indennità di perdita di guadagno (IPG Corona). Quest’ultima misura è stata prorogata fino a giugno 2021. Inoltre, a seguito di questa seconda ondata, il Cantone sta partecipando alla consultazione della Confederazione che riguarda un nuovo strumento di sostegno finanziario per le aziende in difficoltà che operano in settori particolarmente in crisi. Questo strumento andrà ad aggiungersi ai crediti COVID-19 e agli interventi cantonali già messi in atto. In Ticino, attraverso lo strumento del lavoro ridotto, sono già stati erogati oltre 610 milioni di franchi, attraverso lo strumento dell’indennità di perdita di guadagno circa 150 milioni, a cui si aggiungono circa 1.3 miliari di crediti COVID-19 e misure specifiche cantonali per circa 120 milioni, sotto forma di sostegni o rinunce di incasso.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Stop-a-sport-e-ad-assembramenti-13586308.html

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Da www.ticinonews.ch

Stop agli assembramenti con più di 5 persone
Il Consiglio di Stato ha presentato nuove misure restrittive anti-Covid. Stop anche a sport di gruppo e a manifestazioni con più di 5 persone. Gobbi: “È l’ultima chiamata”
Le ospedalizzazioni continuano ad essere alte e costanti in Ticino. Gli ospedali Covid, ieri, hanno ricevuto un’ordinanza governativa per aumentare i posti letti acuti ma, il direttore della Clinica Luganese Moncucco ha detto ai microfoni di Teleticino di non essere sicuro possa essere una misura sufficiente.
Il Consiglio di Stato ha deciso di limitare gli assembramenti. Da domani infatti saranno possibili assembramenti con al massimo cinque persone sullo spazio pubblico, manifestazioni pubbliche e private con non più di 5 partecipanti e stop alle attività sportive di gruppo. Queste le misure decise in Ticino per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus, diffusione che sta mettendo sotto pressione il sistema sanitario ticinese. Sono previste delle eccezioni: per le manifestazioni, sono escluse dal divieto le assemblee di organi legislativi, le assemblee inderogabili di diritto pubblico e la raccolta firme. Cerimonie religiose, funerali e matrimoni sono consentiti con un massimo di 30 partecipanti. Per quanto riguarda lo sport, non sottostanno alle limitazioni le attività con giovani fino a 16 anni e le attività professionistiche.
 
 
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 9 novembre 2020 de La Regione

Non più di cinque nello spazio pubblico.
Coronavirus, le nuove misure decise dal governo. Altri contagi nelle case anziani

‘The last call’, come il titolo di un film apocalittico. A coniarlo è il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi nel descrivere, ieri in conferenza stampa a Bellinzona, la situazione – «seria», addirittura «fatale» per le strutture sanitarie e che «urge quindi correggere» – e nel presentare le ulteriori misure decise dal governo – soprattutto nuove restrizioni alle libertà individuali – per cercare di appiattire la curva dei contagi in Ticino da Covid-19. Per contrastare l’impennata dei casi, che sta drammaticamente caratterizzando qui come altrove questa seconda ondata. Fra sabato e domenica 186 le persone risultate positive, 27 i ricoveri (otto pazienti dimessi) e 6 i decessi. «Questa – dice Gobbi – è l’ultima chiamata». Prima di? La parola lockdown ancora non la pronuncia: parla solo di «altri provvedimenti» se le cose non dovessero migliorare. Una nuova chiusura totale, aveva del resto dichiarato qualche mese fa, “sarebbe psicologicamente, socialmente ed economicamente insostenibile”. Proprio per questo l’obiettivo è di scongiurare assolutamente un lockdown bis. Da qui il giro di vite che scatta stamane e che durerà almeno sino al 30 novembre.

Le disposizioni da subito in vigore
Secondo la nuova risoluzione governativa, sono vietati gli assembramenti di più di 5 persone nello spazio pubblico, “segnatamente in piazze pubbliche, luoghi di passeggio e parchi, salvo per persone che vivono nella stessa economia domestica”. È vietato lo svolgimento di manifestazioni, pubbliche e private, con più di 5 partecipanti. Fanno eccezione: le assemblee degli organi legislativi cantonali (Gran Consiglio) e comunali (Consiglio o assemblea comunali), quelle “inderogabili” di enti di diritto pubblico e le raccolta di firme. Matrimoni, funerali e cerimonie religiose: massimo 30 persone. Il limite massimo delle cinque persone «vale anche per teatri e cinema», conferma alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. Per musei e sale di esposizione si veda l’Ordinanza federale Covid, all’articolo 6f capoverso 1 che rimanda ai piani di protezione.

Sono inoltre vietate, tornando alla risoluzione del Consiglio di Stato, tutte le attività sportive di gruppo “salvo: quelle di bambini e giovani fino al compimento dei 16 anni, ad eccezione delle competizioni; dal compimento del 16esimo anno di età gli allenamenti organizzati da società sportive affiliate a federazioni riconosciute, svolti alla presenza di 15 persone al massimo, senza contatto tra gli atleti, e per i quali sono predisposti specifici piani di protezione (“anche in questa categoria le competizioni sono vietate”); gli allenamenti e le competizioni di atleti di punta membri dei quadri nazionali di una federazione sportiva nazionale svolti alla presenza di 15 persone al massimo o in squadre di competizione a composizione stabile per i quali sono predisposti specifici piani di protezione; gli allenamenti e le competizioni di membri delle squadre “che fanno parte di una lega prevalentemente professionistica per i quali sono predisposti specifici piani di protezione”.

Per la ristorazione, valgono le misure già in vigore: 4 persone per tavolo, chiusura dalle 23 fino alle 6, obbligo di restare seduti e di fornire i dati di contatto per permanenze superiori ai 15 minuti.

In una nota diffusa in serata il presidente dell’Ordine dei medici Franco Denti e l’esperto in malattie infettive Christian Garzoni si appellano alla popolazione per scongiurare “una catastrofe sanitaria”. Invitano pertanto i cittadini a “evitare contatti sociali al di fuori del nucleo famigliare”.

Allarme rosso
È quindi ‘allarme rosso’ in Ticino, colore che si riflette nella nuova tonalità della campagna di sensibilizzazione contro il coronavirus (“Insieme facciamo la differenza. Limitiamo i contatti e applichiamo sempre le regole. Così blocchiamo la trasmissione del virus”). E con il nuovo grado d’allerta arrivano anche le nuove misure per contenere la pandemia. «È l’ultima chiamata: se il numero di contagi non diminuirà, se il numero di ospedalizzazioni rimarrà alto, dovremo prendere altri provvedimenti», insiste Gobbi. «Se non ci saranno cambiamenti, la situazione diventerebbe insostenibile sia per il sistema sanitario, sia per chi lavora al contact-tracing – avverte il presidente del governo –. Il virus continua a diffondersi e, a differenza della primavera, non stiamo andando verso un periodo dove si può stare molto all’aperto». Ci vuole pertanto «equilibrio tra sicurezza sanitaria e libertà: abbiamo fatto sempre passi ragionati, che consentissero ai cittadini di capire la gravità della situazione per permettere di combattere assieme il coronavirus». Le nuove disposizioni «vogliono diminuire le possibilità di contatto. Sono limitazioni delle libertà emanate dallo Stato, tuttavia non sono e non saranno i divieti a sconfiggere il virus, ma le azioni dei cittadini. Serve il senso di responsabilità di ognuno».

Intanto lo Stato Maggiore cantonale di condotta, che ha gestito la prima ondata, è stato posto «in stato di prontezza»: terrà per ora «una riunione alla settimana». All’ospedale La Carità di Locarno sono intanto già impiegati 12 militi dell’esercito. Inoltre una quarantina di uomini della Protezione civile stanno dando supporto al sistema di gestione della pandemia.

Pressione sugli ospedali già alta
«Ognuno deve fare la sua parte per preservare l’attività del sistema sanitario» perché «la seconda ondata sarà ancora più lunga» di quella di questa primavera «durata sei settimane e contenuta grazie al lockdown», osserva il ministro della Sanità e socialità De Rosa, ringraziando chi sta lavorando in ambito sociosanitario in questo periodo. «La pressione sugli ospedali ticinesi è già a livello di guardia e aumenterà ancora nei prossimi giorni. Giorni, non settimane». Attualmente «i posti letto occupati aumentano tra 15 e 20 pazienti ogni giorno, al netto delle dimissioni».

Per questo il Consiglio di Stato ha deciso di incrementare la disponibilità di posti in cure intense dagli attuali 60 a «82». Altri 20 letti sono stati aggiunti in cure intermedie. Inoltre sono previsti «320» letti nei reparti acuti delle due strutture Covid (Carità e Clinica luganese Moncucco) e altri 150 letti per il trattamento dei pazienti stabili sono stati ricavati a Faido, all’ospedale Italiano e all’Ospedale di Castelrotto. Per la riabilitazione sono previsti una trentina di posti letto tra la clinica di Novaggio e la Clinica Hildebrand. «In totale circa seicento posti letto sono disponibili per la gestione della crisi», precisa De Rosa, facendo notare che è stato possibile raggiungere questo obiettivo «con la diminuzione dell’attività elettiva». Un dispositivo sanitario cantonale potenziato che deve contare sulla collaborazione anche delle cliniche private. Ad ogni modo, fa sapere De Rosa, il governo ha delegato al Dss «la competenza di precettare il personale necessario». Se le nuove restrizioni non diminuiranno la circolazione del virus «dovremo imporre il blocco degli interventi non urgenti».

‘Nessuno può escludere di finire in ospedale’
La casistica dei pazienti ospedalizzati è molto simile a quella della prima ondata, rileva De Rosa: «Un ricoverato su quattro ha meno di 60 anni e poco meno della metà ha meno di 70 anni. Alla Carità però troviamo malati di 31, 38 e 45 anni, così come persone senza patologie pregresse. In cure intense il più giovane ha 33 anni. È doveroso quindi rendersi conto che tutti potremmo essere esposti a un decorso grave della malattia e nessuno, a priori, può saperlo».

Case anziani: 170 residenti già colpiti

Nelle case anziani si registrano già 170 residenti malati «e il conteggio è in aumento», commenta il capo del Dss: «La situazione è seguita da vicino dall’Ufficio del medico cantonale e dalle autorità sul territorio. I singoli istituti comunicheranno, d’ora in poi, direttamente i contagi interni alla struttura».

Sostegno alle aziende ‘di rigore’
Il perdurare della pandemia rischia di impattare pesantemente sull’economia cantonale. Economia che «il governo vuole sostenere», sottolinea il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. E ricorda che in Ticino tramite lo strumento delle indennità per lavoro ridotto sono stati erogati finora «circa 610 milioni di franchi» e «circa 150 milioni» di indennità di perdita di guadagno («L’Ipg Corona è stata prorogata sino al prossimo giugno»). Senza dimenticare i «circa 1,3 miliardi di franchi» di crediti Covid, i «120 milioni fra sostegni puntuali e rinunce di incasso» e altre misure decise a livello comunale.

Non solo. «Stiamo partecipando attivamente alla consultazione avviata dalla Confederazione per sostenere, assieme a Berna, le attività più in difficoltà, i cosiddetti casi di rigore». Ovvero le aziende «particolarmente colpite dalla pandemia». La Confederazione, settimana prossima, stabilità, «assieme ai Cantoni, i criteri di accesso». Nell’ordinanza in consultazione il Consiglio federale, come indica l’Ats, propone di stanziare 200 milioni di franchi, contribuendo per il 50 per cento alle misure adottate dai Cantoni: il totale degli aiuti ammonterebbe così al massimo a 400 milioni. Il presidente della Conferenza dei direttori cantonali dell’economia pubblica, Christoph Brutschin, ritiene che i fondi debbano essere portati ad almeno un miliardo di franchi. I 200/400 milioni «erano quanto valutato prima di questa seconda ondata pandemica», afferma Vitta, che della Conferenza fa parte: «Si tratta di importi insufficienti, al Ticino spetterebbero infatti tra gli otto e i nove milioni di franchi. Sarebbe dunque meglio puntare a 800 milioni o a un miliardo di franchi»

Chiesta la situazione straordinaria
C’è di più. Il governo ticinese ha chiesto al Consiglio federale di prendere il timone e introdurre la situazione straordinaria. Ciò permetterebbe a Berna, come in primavera, di prendere in mano le redini delle misure di contenimento: «Ci sono approcci troppo difformi tra i vari cantoni», puntualizza Gobbi.