Crisi coronavirus: esercito e PCi rispondono presente

Crisi coronavirus: esercito e PCi rispondono presente

“In Ticino la Protezione civile è a disposizione della sanità pubblica”

La situazione sul fronte coronavirus è delicata. In molti Cantoni, in particolare quelli romandi, l’aumento dei contagi e di conseguenza la crescita del numero delle ospedalizzazioni sta creando molta pressione sui nosocomi. Sia sulle strutture, in quanto a disponibilità di posti letto nelle cure intense, sia sul personale medico e infermieristico, confrontato con un carico di lavoro straordinario. “È una situazione che in Ticino abbiamo vissuto in marzo e aprile, afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Conosciamo bene le problematiche che queste condizioni creano. Oggi in Ticino nonostante il preoccupante aumento del numero di contagi su questo fronte siamo per il momento un po’ più tranquilli, anche grazie – appunto – all’esperienza vissuta in primavera”.

Proprio a sostegno di chi deve affrontare questa crisi, ecco che l’Esercito si è messo in prontezza e a disposizione. “La Consigliere federale Viola Amherd ha annunciato questa settimana che l’Esercito – analogamente a quanto era avvenuto nella prima fase della pandemia – è pronto a intervenire a supporto del settore sanitario. Si tratta di un massimo di 2’500 soldati (uomini e donne) che da subito sono pronti a sostenere l’impegno di questo importante settore. Come è stato fatto dal Ticino, saranno i Cantoni a dover richiedere all’autorità federale un eventuale intervento. Quando c’è bisogno l’esercito risponde presente”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Un ruolo importante nella gestione dell’emergenza in Ticino l’ha sostenuto la Protezione civile. “E sarà così anche in futuro. Lunedì scorso abbiamo deciso di sospendere, sino al 31 dicembre, tutti i corsi di formazione e gli interventi previsti presso il Centro cantonale d’istruzione di Rivera e presso le Organizzazioni regionali. Ciò permetterà a tutto il personale astretto al servizio di Protezione civile di essere impiegato a favore della sanità pubblica, rispettivamente necessari a garantire un supporto nell’ambito dell’attuale emergenza epidemiologica. Ovviamente vengono garantiti gli interventi d’urgenza a favore della popolazione, la prontezza operativa delle singole organizzazioni e il picchetto cantonale. La PCi – conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – si conferma essere la preziosa riserva strategica dei Governi cantonali a fronte di situazioni particolari o straordinarie”.

 

Mascherina obbligatoria anche alle medie

Mascherina obbligatoria anche alle medie

Da www.liberatv.ch

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Spesa vietata in Italia”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie”
Il presidente del Governo: “Stringiamo i denti”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie fino a Natale”. Merlani: “Di questo passo…”

I contagi da coronavirus in Ticino aumentano di giorno in giorno. In Ticino, per il momento, non sono previste nuove misure. Ma le autorità cantonali fanno oggi il punto della situazione per aggiornare la popolazione. All’incontro informativo hanno preso parte il presidente del Governo Norman Gobbi, il Medico Cantonale Giorgio Merlani e il direttore del DECS Manuele Bertoli.

La cronaca della conferenza

“Niente più spesa in Italia”
Gobbi: “Verranno annunciati alcuni adeguamenti che riguardano il mondo della scuola. Comprendiamo la stanchezza della popolazione, ma dobbiamo restare uniti. Il Governo ha mantenuto un approccio equilibrato e coerente. Continueremo ad agire con misure tempestive e graduali tenendo conto di tutti gli aspetti. È uno sforzo per tutti. La situazione in Ticino rimane seria ma sotto controllo. Tra qualche giorno potremo farci un’idea dei risultati dopo le ultime misure. Il Ticino è pronto a fare la sua parte per sostenere gli altri Cantoni. Il Governo ha preso atto del Decreto italiano. Come sapete, la penisola sarà divisa in zone. Sapete anche che, da domani, Lombardia e Piemonte sono considerate zone rosse. Un fatto che avrà conseguenze anche per il nostro Cantone. Non sarà possibile recarsi lì per fare la spesa e incontrare familiari. Chi trasgredirà le regole sono previste pesanti sanzioni. È nostra intenzione introdurre un sistema di controllo coordinato con l’italia. Il Consiglio di Stato ha segnalato alla Confederazione la delicata situazione delle persone che intrattengono contatti stretti al di là del confine. Stringiamo i denti. Vi chiediamo di fare il possibile per sostenere le persone vulnerabili attorno a voi. Seguire le raccomandazioni è fondamentale per noi e per il prossimo”.

Obbligo di mascherina alle Medie fino a Natale
Bertoli: “I piani di protezione sono andati bene. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un aumento di quarantene di classe. È in questo senso che il Governo ha deciso di introdurre l’obbligo di mascherina alle scuole Medie fino alle vacanze natalizie. Una misura in più per cercare di evitare un blocco del sistema. Le mascherine verranno fornite dalla scuola. L’obbligo vale sia all’esterno del sedime sia all’interno. Il nostro obiettivo è quello di continuare con la scuola in presenza. È l’unica scuola che può funzionare. Il periodo prima di Natale è fondamentale per l’anno scolastico. Dobbiamo andare avanti pezzo per pezzo e fare in modo che le cose funzionino. Faccio appello alla responsabilità individuale di tutti”.

Decessi ‘fotocopia’ della prima ondata
Merlani: “Abbiamo toccato i limiti di capacità dei laboratori federali. I decessi sono in aumento e sono quasi una fotocopia della prima ondata. Il concact tracing è sotto controllo dopo un periodo difficile. La Svizzera è uno dei Paesi più colpiti duramente in Europa. Il numero di isolamenti è importante. Ogni caso di isolamento equivale a un caso di quarantena. Alcuni Cantoni informano il caso indice di informare i contatti stretti”.

Nuovo record di contagi Ticino
Merlani: “In Ticino abbiamo un nuovo record con 452 nuovi casi. Parliamo di persone già infettate e che potrebbero presentare complicazioni. Circa il 5% degli infettati possono avere bisogno di un ricovero. Su 450 casi, in media, 25 persone avranno bisogno di assistenza medica. I nuovi ricoveri sono 29 e 9 i dimessi. In terapia intensiva ci sono 18 persone. A marzo, durante il picco, abbiamo raggiunto 350 ospedalizzazioni. Se la crescita è questa rischiamo di arrivare vicini alla soglia del dolore del sistema ospedaliero. Non dobbiamo aspettare di trasferire il problema sul sistema sanitario. Dobbiamo abbassare la curva”.

Bambini non a rischio
Merlani: “I bambini non sono a rischio, però hanno molti contatti e la nostra attenzione è quindi rivolta anche sulla scuola. È opportuno anche a livello di Scuole Media introdurre misure igieniche maggiori, come l’obbligo di mascherina. Come singoli cittadini abbiamo l’occasione di influenzare l’andamento della curva”.

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Da www.ticinonews.ch
 
Mascherina obbligatoria anche alle medie
La misura entra in vigore il 9 novembre fino alle vacanze natalizie. Il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna controlli in entrata e in uscita dall’Italia

Il Consiglio di Stato ha indetto una nuova conferenza stampa per aggiornare sulla situazione epidemiologica in Ticino. Nessuna misure restrittiva in più, come aveva preannunciato Norman Gobbi. Il Governo ha però deciso di introdurre l’obbligo della mascherina anche alle scuole medie. La misura che entrerà in vigore al rientro dalle vacanze (il 9 novembre) “è tesa a contenere il numero dei contagi generati dalla pandemia, aumentando la sicurezza degli allievi per garantire a quest’ultimi la scuola in presenza”, spiegano in una nota.

Per quanto riguarda invece il nuovo Dpcm italiano Norman Gobbi ha spiegato che il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna ulteriori controlli per l’entrata e l’uscita dall’Italia. Non sarà possibile fare acquisti e incontrare parenti o amici nelle zone rosse, in questo caso Lombardia e Piemonte, ma sarà possibile transitare (senza però sostare) dalle regioni munendosi di autocertificazione. In caso contrario, le multe potrebbero variare dai 400 ai mille euro. L’appello, in ogni caso, è sempre lo stesso: limitare i contatti ed evitare spostamenti inutili.
 
“In Ticino non sono previste nuove misure”

“In Ticino non sono previste nuove misure”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi commenta lo sviluppo della situazione italiana e anticipa: “Per il momento in Ticino nessuna nuova misura”

Il nuovo decreto in Italia è stato firmato, è vero. Ma nonostante la conferma delle nuove misure sul territorio nazionale rimane un grosso dubbio: quali saranno le regioni a rischio? E come verranno decretate zone rosse, gialle o verdi? Su questo infatti il Ministero della salute si deve ancora esprimere e deve ancora confrontarsi con i territori interessati. Sul tavolo delle regioni “rosse” al momento ci sarebbero Lombardia e Piemonte. E, nonostante regni la confusione, una cosa è certa: se le due regioni dovessero confermate i contraccolpi della misura si sentirebbero anche da noi.

In attesa delle discussioni su Lombardia e Piemonte
“Dobbiamo ancora attendere le discussioni, per quanto ne so c’è in corso una disputa su quali dati epidemiologici devono essere valutati, soprattutto per la Lombardia”, ha confermato Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, ai microfoni di Teleticino.

Cosa vuol dire per il Ticino
Qualora dovessero finire nella lista rossa questo dovrebbe prevedere un divieto di spostamento in entrata e in un’uscita dal territorio “rosso” salvo per esigenze lavorative, di salute o di situazione di necessità. “Quindi i frontalieri potranno continuare a muoversi ma non ci sarà più il turismo della spesa o della ristorazione e saranno interrotte le visite tra amici e famigliari. Questo creerà malcontento”, ha aggiunto Gobbi.

Autocertificazione necessaria
Per quanto riguarda l’autocertificazione, Gobbi specifica: “È una premunizione doverosa, il decreto vale sull’interno territorio nazionale, quindi anche sulla mobilità individuale e chi deve recarsi in Italia è meglio faccia l’autocertificazione”.

Chiudere, di nuovo, le dogane?
A marzo si toccò l’apice con le misure con la chiusura delle dogane. Non è escluso, visto l’aumento repentino dei contagi sia in Italia che in Svizzera che si possa arrivare a tanto. “Dipende come verrà inteso il decreto, questa è l’incognita più grande di questo momento”.

“Nessuna nuova misura in vista”
Per quanto riguarda il Ticino, il Governo ha indetto una conferenza domani pomeriggio per aggiornare sulla situazione del Cantone. Diversi i cantoni che hanno deciso di optare per un mini-confinamento e di chiudere quindi bar, ristoranti e negozi non indispensabili. Ma Gobbi rassicura: “In questo momento non sono previste nuove misure”

“Limitazioni a spesa e affetti transfrontalieri”

“Limitazioni a spesa e affetti transfrontalieri”

Da www.ticinonews.ch

Secondo il presidente del Consiglio di Stato a essere più toccati dal previsto decreto ministeriale italiano saranno turisti della spesa e chi ha affetti Oltreconfine

“Ci sarà sicuramente una maggior difficoltà per coloro che hanno gli affetti dall’altra parte del confine di potersi muovere liberamente, rispettivamente il turismo del commercio vedrà una frenata proprio per queste limitazioni”. È questo che prevede il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in vista del nuovo decreto italiano per lottare il Covid-19. Le misure che saranno decise dal governo italiano non sono ancora chiare, ma una limitazione alla mobilità sembra ormai fuori discussione. “Sarà importante capire cosa ci sarà veramente in questo decreto”, conferma Gobbi. Il consigliere di Stato, invece, non crede che sarà toccata la circolazione dei lavoratori frontalieri in un senso e nell’altro.

Conseguenza delle misure interne
L’Italia, verosimilmente, non toccherà direttamente quello che è l’attraversamento del confine, ma pare difficile che gli svizzeri con interessi in Italia saranno al riparo dalle misure. “La mobilità internazionale non sembra toccata in questa fase, però è una conseguenza delle limitazioni di movimento interne che verranno decretate”, ha detto Gobbi in diretta su Teleticino. Come è successo a marzo, insomma, il rischio è che per attraversare il confine si debba giustificare il motivo del proprio viaggio.
Norman Gobbi, comunque, sottolinea come il previsto lockdown italiano sarà comunque diverso da quello vissuto a inizio anno. “È importante capire che non è più come a marzo, quando in Lombardia si fermò quasi tutta l’economia, anche quella produttiva”.

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L’Italia, il Ticino e i nuovi limiti

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/LItalia-il-Ticino-e-i-nuovi-limiti-13572871.html

Il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi sull’atteso decreto italiano: “Probabili limitazioni anche sui movimenti dalla Svizzera verso l’Italia”

Viaggi e turismo della spesa in Italia saranno probabilmente di nuovo sospesi – a breve – a causa del coronavirus. E questo per effetto delle previste decisioni del Governo italiano, che sta ancora trattando con le regioni e tutti gli attori coinvolti e il nuovo decreto è in fase di approvazione.
Oggi il premier italiano Giuseppe Conte, davanti al parlamento, ha comunque delineato lo scenario che si vuole applicare da mercoledì: ci saranno delimitazioni valide per tutto il territorio nazionale, la chiusura dei centri commerciali nel fine settimana, lo stop a mostre e musei e un probabile coprifuoco. Soprattutto però le regioni verranno classificate in base al rischio; per chi è messo peggio in termini epidemiologici verranno definite restrizioni ancora più severe, ma soprattutto vigerà il divieto di spostamento da e per quella regione. Una decisione che avrà un impatto sugli spostamenti dalla Svizzera italiana visto che pur non essendo ancora stata ufficializzata la lista delle zone rosse, sembra abbastanza scontato che le due regioni di confine – Lombardia e Piemonte – saranno tra quelle off limits.

Gobbi: “I frontalieri non dovrebbero avere problemi”
Se quindi non siamo di fronte a una chiusura vera e propria delle frontiere come tra marzo e giugno, di fatto poco cambia per gli svizzeri italiani, come conferma ai microfoni della RSI il presidente del governo ticinese Norman Gobbi: ”Dovremo attendere i reali contenuti del decreto presidenziale del Consiglio dei ministri per capire quali influssi ci saranno sulla mobilità transfrontaliera. È vero che se l’Italia verrà divisa in tre in base al rischio basso o medio, evidentemente sappiamo che la Lombardia – con l’attuale epicentro di Milano – rischierà di essere toccata dalle misure più severe e ci saranno quindi forti limitazioni anche sui movimenti dalla Svizzera verso l’Italia. Quello che sappiamo è che già nel primo decreto della scorsa primavera i lavoratori avevano potuto continuare a muoversi, mentre i contatti famigliari si erano interrotti proprio per le difficoltà a oltrepassare la frontiera.”
Per quanto riguarda il transito dei frontalieri le prospettive sembrano quindi simili alla scorsa primavera: “Questo dipenderà dalle loro valutazioni, però quello che è già certo è che la Confederazione ha già previsto delle eccezioni per le zone di frontiera, non solo il Ticino.”
Così come nella prima ondata niente più viaggi, né turismo degli acquisti oltre frontiera. A destare però maggiore preoccupazione è il delicato tema dell’annullamento dei contatti famigliari, con i legami affettivi di nuovo spezzati: “Questa è la variante peggiore che potrebbe presentarsi, proprio perché abbiamo visto i grossi problemi e le incomprensioni creati in primavera. Nel caso dovremo impegnarci a gestire queste situazioni, rispettivamente ci sarà anche un impatto sul fronte del turismo del commercio in entrambe le direzioni” conclude Gobbi. 

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Intervista all’interno dell’edizione di lunedì 2 novembre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13573390

Gobbi: «Sui grandi eventi si è andati oltre»

Gobbi: «Sui grandi eventi si è andati oltre»

Da www.cdt.ch

La reazione del Governo ticinese ai provvedimenti su scala nazionale annunciati oggi a Berna – De Rosa: «Siamo già all’opera per i test rapidi»

Il Consiglio federale ha adottato oggi nuove misure per limitare la diffusione del coronavirus. Tra queste figurano la chiusura di bar, ristoranti e discoteche dalle 23 alle 6; divieto di manifestazioni con più di 50 persone e di attività sportive e culturali nel tempo libero con più di 15 persone; l’obbligo della mascherina ulteriormente esteso; scuole universitarie a distanza; nuove disposizioni sulla quarantena per chi viaggia e testi rapidi. Abbiamo chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e al direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa di commentare con noi questi nuovi provvedimenti che, in alcuni casi, in Ticino erano già in vigore.

Il Ticino ha anticipato Berna proponendo sue misure, ora in gran parte riprese dalla Confederazione; direttor Gobbi si aspettava più coraggio o le sembrano ancora adeguate di fronte alla situazione odierna?
«Le ritento adeguate e lasciano comunque la possibilità ai Cantoni maggiormente colpiti di stringere ulteriormente. Da un lato è stata data una risposta alle aspettative cantonali, se penso ad esempio all’orario di chiusura degli esercizi pubblici portato dalle 22 ad almeno le 23. Dall’altra parte se penso ai grandi eventi si è andati oltre vanificando un po’ tutti gli sforzi fatti dagli organizzatori e dai club, dal mondo culturale e sportivo che comunque hanno messo in piedi e applicato dei Piani di protezione molto stretti e rispettandoli così come li hanno rispettati gli spettatori. Quindi è un peccato che questi eventi non potranno più tenersi nella forma che abbiamo conosciuto in queste ultime settimane».

Anche se va pur detto che sono comunque dei grossi assembramenti di persone…
«L’obiettivo in generale delle misure odierne di Berna è infatti quello di limitare in generale il movimento della popolazione, e i grandi eventi comunque mobilitano e fanno muovere tanta gente. Qui è dunque il richiamo all’attenzione e alla prudenza da parte di tutti proprio perché in ogni occasione, se non facciamo la scelta giusta e se non ci comportiamo correttamente mettiamo a rischio la nostra salute e anche quella degli altri, se siamo portatori ad esempio asintomatici».

Dal suo punto di vista, Berna ha invaso le competenze cantonali o effettivamente serviva una maggiore uniformità?
«È stata molto stretta senza però passare ad uno stato di situazione straordinaria, cosa che avrebbe rafforzato il ruolo della Confederazione. Ha voluto regolamentare molto, andando anche in parte sui piedi dei Cantoni, ma è anche vero che la Conferenza dei direttori cantonali della sanità pubblica ha sostanzialmente accolto le proposte fatte da Berna, e quindi i direttori cantonali hanno comunque accolto le proposte della Confederazione».

I club, dopo aver sostenuto ingenti spese nell’ambito dei protocolli e dei piani di protezione per il pubblico, si vedono bloccati dalle quarantene e senza pubblico; come legge le loro “lamentele”?
«Da un lato sono lamentele giustificate perché come detto hanno fatto degli sforzi rispondendo a tutte le richieste dell’autorità federale, penso in particolare ai posti tutti seduti, limitando le capacità, applicando dei Piani di protezione e modificando le abitudini dei tifosi, ma si arriva comunque purtroppo a una chiusura del settore, con lo svolgimento delle manifestazioni senza più pubblico. Questo evidentemente crea un danno economico e dovrà trovare una risposta da parte dell’autorità federale».

I club puntano all’aiuto a fondo perso, accogliendo freddamente gli annunciati prestiti della Confederazione; la SFL ad esempio punta ad un coinvolgimento di Città e Cantoni ritenendo i club “patrimoni culturali”. Cosa può fare oggi il Cantone? E lo stesso può valere nell’ambito della cultura?
«Qui dipenderà da quanto vorrà mettere in campo la Confederazione: ritengo che se la Confederazione ha deciso di limitare il numero di spettatori a 50, beh, è la Confederazione che ha deciso: di solito chi comanda paga, hanno comandato loro questa misura, pagano loro».

De Rosa: “È importante fare tutto il possibile”

Direttore De Rosa, il mondo della sanità si può dire soddisfatto delle misure prese da Berna alla luce del fatto che la Svizzera è l’hotspot europeo del coronavirus?
«Le misure presentate oggi sono salutate positivamente dal Cantone e rispecchiano in gran parte quelle poste in consultazione nel weekend a cui il Cantone aveva risposto; su diverse misure il Consiglio di Stato si era chinato nel weekend in vista della seduta straordinaria di lunedì, e aveva anticipato queste decisioni proprio perché ogni giorno conta e la progressione della malattia è esponenziale e quindi è importantissimo non perdere tempo e intervenire immediatamente con misure adeguate per fare tutto il possibile per rallentare l’evoluzione dei contagi. In questo senso diverse misure sono perfettamente in linea con decisioni già prese dal Consiglio di Stato mentre per altre avevamo deciso Berna ritenendo che sia importante avere una soluzione coerente a livello nazionale».

I Cantoni hanno ancora margini di manovra. Il Ticino alla luce degli ultimi numeri intende andare oltre le misure decise da Berna?
«Nella situazione particolare è importante coordinarsi bene tra i due livelli istituzionali, quindi Confederazione e Cantone, e anche tra i Cantoni stessi. È importante sapere che in questa situazione i Cantoni possono essere più restrittivi ma non meno restrittivi rispetto alle decisioni del Governo federale. Ma questa flessibilità è importante perché la pandemia si trova a livelli diversi nei vari Cantoni e quelli più colpiti possono così agire con misure più restrittive. Per quanto ci riguarda, continueremo a valutare costantemente e quotidianamente la situazione e poi sulla base dell’evoluzione valuteremo se ci sarà la necessità di introdurre ulteriori provvedimenti per rallentare il ritmo dei contagi».

Test rapidi: quando arrivano e quando saranno a disposizione? Chi gestisce tutta la catena ticinese?
«Salutiamo positivamente la possibilità di sfruttare anche i test rapidi all’interno della strategia molto importante e che va mantenuta, formata da testing, tracing, isolating e quarantine (TTIQ). È importante però anche sapere che ci sono delle raccomandazioni molto stringenti da parte dell’autorità federale e quindi questi test rapidi non saranno per tutti. In questo senso la cellula sanitaria capitanata dal medico cantonale già questa sera sarà al lavoro per integrare al meglio questa opportunità data dai test rapidi all’interno della strategia di test. È difficile esprimersi in termini temporali, cercheremo di fare il più rapidamente possibile, ritenendo anche che i test rapidi partiranno a inizio novembre».

 
“Dobbiamo bloccare i contagi”

“Dobbiamo bloccare i contagi”

Da www.rsi.ch/news

Christian Garzoni caldeggia l’adozione di nuovi provvedimenti in Ticino – Ricoverati per Covid-19 anche dei trentenni senza malattie pregresse

L’adozione in Ticino di nuovi e più incisivi provvedimenti per ridurre la diffusione del coronavirus tra la popolazione è urgente. Ne è assolutamente convinto Christian Garzoni che alla RSI non nasconde la sua preoccupazione per l’evoluzione della situazione che ha indotto l’Ente ospedaliero e la Clinica Moncucco a rivolgersi nuovamente al Consiglio di Stato per chiedere, tra le altre cose, l’introduzione dell’obbligo della mascherina nei luoghi chiusi, in quelli all’esterno affollati e anche alle medie. Inoltre le scuole dovrebbero evitare le gite.
“Si tratta di raccomandazioni facilmente attuabili che non ledono la libertà individuale e che non hanno conseguenze economiche”, sottolinea il membro della task force cantonale che non ha dubbi: “se non blocchiamo la diffusione del virus tra la popolazione le ospedalizzazioni, i ricoveri in cure intense e i decessi aumenteranno ancora”, avverte alla luce dell’evoluzione della seconda ondata. I contagi sono cresciuti in modo esponenziale (da alcuni giorni sono costantemente più di 250), da oltre una settimana crescono velocemente anche i ricoveri e vi sono stati altri decessi.
“Il virus non è cambiato – ribadisce il direttore sanitario della Moncucco, specialista di malattie infettive -. Attualmente ci sono ricoverate varie persone che sono nelle categorie a rischio, ma purtroppo abbiamo anche pazienti giovani, dei trentenni, senza nessuna malattia di base che hanno dei decorsi molti brutti”.

Il Consiglio di Stato si riunirà in seduta straordinaria lunedì per valutare sia le misure sottoposte ai cantoni dalla Confederazione sia le richieste degli esperti ticinesi.

Dare una mano per migliorare il Comune

Dare una mano per migliorare il Comune

Non sappiamo ancora come si svilupperà la curva dei contagi nelle prossime settimana. “Quello che però possiamo già sin d’ora fare è trovare accorgimenti pratici, concreti, per sostenere e aiutare le persone o anche le iniziative che potrebbero subire nei prossimi tempi ripercussioni negative. Insomma: far crescere quel movimento spontaneo di solidarietà che si era sviluppato nelle settimane in cui erano in atto le diverse chiusure”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che prosegue: “In quelle settimane molti giovani, ragazzi e adulti legati alle parrocchie o ad altre associazioni, ma anche persone singole hanno aiutato soprattutto gli over 65, spesso propri parenti. Sono andati a fare la spesa, a fare i pagamenti, mantenendo un contatto reale anche con chi non poteva uscire di casa. Uno spirito solidale che ha mostrato il meglio della nostra comunità. L’obiettivo del Consiglio di Stato e mio personale è non arrivare a quelle situazioni di necessità, però ciò che è stato fatto potrebbe essere utile anche in futuro, sotto forma di altri tipi di intervento”.

Che cosa si può fare concretamente? Sentiamo ancora il Presidente del Governo Norman Gobbi: “Il gruppo Cantone-Comuni chiamato “Covid Inverno” coordinato dalla Sezione enti locali si sta adoperando per fornire ai Comuni spunti e soluzioni atte ad assicurare alcuni servizi, come l’accudimento dei figli, la consegna della spesa a domicilio, il dog sitting, ecc., per i cittadini che ne dovessero avere la necessità. Se in marzo e aprile la maggior parte della gente era a casa, perché erano state sospese le attività lavorative e quindi vi erano molte persone che hanno potuto mettersi a disposizione degli altri, in futuro – confidando di non vivere un secondo lockdown – potrebbero esserci ancora taluni bisogni, ma con meno cittadini in grado di dare una mano. È una bella sfida per i nostri Comuni”.

Ma questo potrebbe anche essere messo in pratica non solo… in tempo di guerra, facciamo presente al nostro interlocutore. “Esatto, proprio così. Ed è per questo che ai miei occhi assume una valenza doppia. Perché si tratta di un “esercizio” che rafforza il senso di appartenenza a una comunità e sviluppa la qualità di vita e il benessere residenziale che i cittadini ricercano. Le forme di volontariato, che si manifestano spesso nell’associazionismo sportivo, culturale o scautistico, sono i vettori che costruiscono Comuni migliori. Sostenere le iniziative della società civile in forma sussidiaria da parte dell’autorità comunale diventa quindi uno strumento ideale per far crescere un Comune, soprattutto se questo Comune è l’espressione di una recente aggregazione”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Coronavirus – Il Governo rilancia la campagna di prevenzione

Coronavirus – Il Governo rilancia la campagna di prevenzione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha presentato oggi il proprio punto della situazione, in merito alla diffusione del coronavirus in Ticino. L’evoluzione dei contagi è seria e preoccupa il Governo, che ha ricordato le misure in vigore e presentato la nuova campagna di sensibilizzazione intitolata «Le scelte giuste ci proteggono». Sarà fondamentale, oltre al rispetto delle misure di igiene personale e di distanziamento, anche limitare i contatti e proteggere se stessi e le persone più vulnerabili.

Il Consiglio di Stato ha ricordato che le priorità delle autorità federali e cantonali è salvaguardare la salute della popolazione ed evitare un nuovo «lockdown», che non sarebbe sostenibile né socialmente né economicamente. La campagna di sensibilizzazione viene rilanciata oggi con il messaggio «Le scelte giuste ci proteggono». Oltre al rispetto delle raccomandazioni igieniche e di distanziamento, il Governo intende porre l’accento sull’importanza di limitare il numero quotidiano di contatti personali, una scelta che contribuisce in maniera significativa a evitare la diffusione incontrollata del virus. Un altro aspetto importante è l’uso della mascherina che solo se utilizzata in maniera corretta, in modo che copra naso e bocca, offre una protezione efficace. 

Le autorità cantonali rimangono attente alla situazione epidemiologica e agiscono con proporzionalità, in modo tempestivo e progressivo, mantenendo la calma e introducendo di volta in volta le misure più adeguate alla situazione. L’obiettivo è di mantenere la situazione sanitaria sotto controllo e salvaguardare la vita e la libertà delle cittadine e dei cittadini. Il Governo ha poi ricordato che il nostro sistema sanitario è in stato di prontezza, e che medici e personale sanitario hanno acquisito negli scorsi mesi una migliore conoscenza della malattia, per curare ancora meglio la nostra popolazione.

Per quanto riguarda la scuola, è stato spiegato che la situazione è sotto controllo e conferma la bontà dei piani di protezione adottati in Ticino. Il numero di contagi è molto basso in relazione agli oltre 50 mila allievi degli istituti del nostro Cantone, e la ricostruzione dei pochi casi positivi mostra che il virus viene contratto al di fuori dell’ambiente scolastico.

In merito alle misure in vigore in Ticino, è stato ricordato che a partire da questa settimana il Governo ha esteso l’obbligo di indossare la mascherina a tutti gli edifici dell’Amministrazione cantonale. Da ieri, e almeno fino al 15 novembre, l’accesso al telelavoro per il personale dell’Amministrazione cantonale è stato inoltre facilitato.

Flyer – le scelte giuste ci proteggono

Flyer – come si usa la mascherina

 

Oggi si valuteranno nuove misure

Oggi si valuteranno nuove misure

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 19 ottobre 2020 de La Regione

«Le decisioni del Consiglio federale ricalcano quanto noi e altri Cantoni sostanzialmente abbiamo deciso venerdì scorso. La novità è la riduzione da 30 a 15 persone per quanto riguarda gli assembramenti».
Così Norman Gobbi, presidente del consiglio di Stato ticinese in seguito al giro di vite dato dal Consiglio federale.

Ci sono novità all’orizzonte? «Abbiamo una pianificazione su quello che potrebbero essere le misure ulteriori da attuare, ma le prenderemo solo quando sarà necessario», spiega Gobbi. «Le prime riflessioni le faremo domani (oggi per chi legge, ndr) alla luce dei casi emersi nel weekend. Valuteremo se sarà necessario prendere ulteriori misure o semmai richiamare la cittadinanza a comportamenti più corretti», aggiunge il presidente del governo. A chiedere misure più stringenti, già nei giorni scorsi, era stato invece l’infettivologo Christian Garzoni, medico presso la clinica Moncucco. «Bisogna indossare la mascherina in tutti i luoghi chiusi. Lo dicono anche molti medici ed esperti, compresi quelli della Task Force Svizzera. Da qui l’invito alle associazioni economiche di fare pressione sui loro associati affinché introducano la prassi d’indossare la mascherina ai loro dipendenti negli uffici e nei luoghi di lavoro. La mascherina è una misura semplice, efficace che costa poco e non impatta in maniera importante sulla libertà delle persone». Si tratta quindi di usare il buonsenso.
Lo stesso ragionamento vale negli assembramenti spontanei. «Evitare di frequentare luoghi affollati e ritrovare gli amici in piccoli gruppi è un’altra misura efficace».

“Razionalità e fermezza ma senza creare panico”

“Razionalità e fermezza ma senza creare panico”

Il lavoro del Governo per contenere i contagi da Covid-19

“L’immagine del passo del montanaro vale oggi tanto quanto ieri. La strada che stiamo percorrendo è in salita e pericolosa. Sappiamo che non possiamo correre, pena il rischio di cadere e di farci male. Non possiamo nemmeno stare fermi, ma – come il buon camminatore – dobbiamo mantenere un passo regolare per essere sempre in sicurezza e con la garanzia di giungere alla meta. Nella lotta contro il coronavirus il Governo si muove proprio in questo modo”. Così si esprime il presidente del Governo Norman Gobbi, in un momento in cui la pressione mediatica per l’aumento dei casi di contagio si è fatta più insistente.

Il Consiglio di Stato ticinese ha dimostrato sinora una buona capacità di intervento. “Sono i dati a confermarlo, sottolinea Gobbi. Siamo stati i più colpiti in febbraio, marzo e aprile e abbiamo adottato le misure che ci hanno permesso di salvare il nostro sistema sanitario, mantenendo la capacità di cura di tutti gli ammalati e abbassando la curva dei contagi sino ad azzerarla. Dopo un’estate molto favorevole, il mese di ottobre si è aperto con un innalzamento dei contagi e subito siamo intervenuti, anche se la situazione ticinese è ben migliore rispetto a molti altri Cantoni. La Germania proprio per questo non ha incluso il Ticino nella lista delle aree a rischio, come invece fatto per 8 Cantoni. Abbiamo dovuto far chiudere i locali notturni (discoteche e simili); abbiamo dovuto imporre restrizioni a tutto l’ambito della ristorazione; abbiamo dovuto rendere obbligatorio l’uso della mascherina nei negozi, nei grandi magazzini e in tutti gli spazi pubblici. Oltre a tutte le altre misure già attive. L’obiettivo è chiaro: contenere i contagi non solo per non stressare il sistema sanitario, ma anche per preservare la capacità lavorativa di tutte le persone attive nelle aziende, sia pubbliche che private”.

Lei lo ha detto più volte: non possiamo giungere a un secondo lockdown. “E lo confermo. Oggi siamo in grado di seguire con molte più conoscenze le modalità di “movimento” del virus. Anche la sua virulenza – che esperti di fama mondiale affermano sia più contenuta – viene meglio affrontata. Sappiamo che lo strumento del contact tracing in Ticino funziona ed è indispensabile. L’autorità politica ha l’obbligo di soppesare tutte le variabili a sua conoscenza per giungere alle decisioni più opportune a favore della popolazione. È quanto abbiamo fatto e stiamo facendo, muovendoci, appunto, con il passo del montanaro. E applicando un’autonomia cantonale che finora ha dato, come detto, buoni risultati. Ma oggi rimane ancora indispensabile il richiamo alla responsabilità individuale. I comportamenti di ognuno di noi hanno una conseguenza diretta sulla nostra economia e sul nostro sistema sanitario. Dobbiamo esserne coscienti, applicando quindi le misure che vengono richieste, prime fra tutte l’igiene personale e il distanziamento fisico. Facciamolo tutti assieme con grande responsabilità”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.