Il Governo fissa il moltiplicatore d’imposta 2019 di Astano

Il Governo fissa il moltiplicatore d’imposta 2019 di Astano

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha fissato d’ufficio il moltiplicatore d’imposta del Comune di Astano per l’anno 2019 al 130%. Questa decisione annulla di fatto la risoluzione dell’Assemblea comunale del 27 maggio 2019 che si era invece determinata a favore di un moltiplicatore d’imposta pari al 100%. L’intervento del Cantone si è reso necessario in ragione del mancato rispetto della LOC da parte dell’Assemblea di Astano e per evitare il dissesto finanziario di una realtà comunale in evidente difficoltà.
Il Comune di Astano versa in una situazione finanziariamente critica, frutto di una serie di disavanzi che lo hanno condotto ad erodere interamente il capitale proprio. In base a quanto stabilito dalla Legge organica comunale (art. 178 cpv. 2 LOC), l’Assemblea comunale avrebbe dovuto aumentare di conseguenza il moltiplicatore di imposta. Non avendo dato seguito, a tre riprese, a questo obbligo, è toccato al Consiglio di Stato, in base al capoverso 3 dell’art. 178 LOC, sostituirsi al Legislativo comunale e fissare il moltiplicatore di Astano per il 2019 al 130%, soluzione di compromesso tra quanto votato dal Legislativo di Astano (100%) e il moltiplicatore aritmetico necessario per chiudere in pareggio i conti del comune alla fine del 2019 (160%).
La norma in questione è in vigore dal 1.1.2017 ed è specificata dall’art. 29 del Regolamento sulla gestione finanziaria e sulla contabilità dei comuni (RGFCC). Essa si prefigge di recuperare in 4 anni il capitale proprio negativo di un comune, evitando una spirale di risultati che potrebbero portare al dissesto finanziario. Il Consiglio di Stato confida non di meno che i comuni abbiano a reagire con misure adeguate ben prima che il capitale proprio sia del tutto esaurito.
Nel caso di Astano, il Governo valuta come la situazione sia in definitiva di carattere strutturale, risolvibile in modo definitivo da un processo di aggregazione del Comune. In tal senso confida che il Municipio di Astano intraprenda prioritariamente i passi necessari in questa direzione, l’unica che potrebbe garantire un futuro istituzionale adeguato al Comune malcantonese. In quest’ottica il Governo si impegnerà nei prossimi mesi a incentivare la procedura aggregativa con gli strumenti a sua disposizione.

(immagine: www.astano.ch)

Assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Comunicato stampa 

 L’Assessore della Regione Lombardia Massimo Sertori alla guida della Comunità di lavoro

L’Assessore della Regione Lombardia con delega ai Rapporti con la Confederazione Elvetica, Massimo Sertori ha assunto oggi la carica di Presidente della Regio Insubrica, durante l’Assemblea generale tenutasi nella splendida cornice di Villa Gallia sul lago di Como. Un momento di lavoro quello di oggi che ha permesso di consolidare strategia e obiettivi della Comunità di lavoro.

GOBBI: PASSI IN AVANTI SULLA COLLABORAZIONE
Il Consigliere di Stato del Canton Ticino e Presidente uscente della Regio Insubrica Norman Gobbi, ha avviato i lavori ricordando l’importanza delle attività di dialogo e confronto transfrontaliero e con una riflessione sull’anno di attività 2018/2019, che ha portato avanti dossier importanti come quello delle auto immatricolate in Svizzera utilizzate da cittadini residenti in Italia, come l’accordo dei lavoratori frontalieri, per il quale la Confederazione chiede di trovare una soluzione tempestiva che vada al di là dell’accordo del ’74, e la problematica di Campione d’Italia, tema sul quale ha espresso preoccupazione auspicando un intervento celere da parte del Governo italiano. “Tramite i tavoli di lavoro della Regio Insubrica – ha detto il Consigliere di Stato Gobbi – abbiamo fatto ottimi passi in avanti che hanno potuto mediare a favore della collaborazione sulla frontiera Italia – Svizzera”. “Attraverso i vari tavoli tecnici – ha concluso – siamo riusciti inoltre a portare avanti progetti strategici a livello locale volti a migliorare la vita dei nostri cittadini”. 
Le numerose attività svolte nel 2018 dalla Regio Insubrica sono state poi ripercorse dal Segretario della Comunità di lavoro, Francesco Quattrini: il rafforzamento del proprio ruolo nell’ambito delle relazioni italo-svizzere, anche attraverso il lavoro costante dei tavoli tecnici, tra cui quello sull’economia e sulla LIA, sull’ambiente e la mobilità (sostenibilità, dissesti idrogeologici, qualità delle acque e gestione degli inerti) e sul turismo, sport e tempo libero (navigazione e sviluppo turistico globale).

PREIONI: CONFERMATA DISPONIBILITÀ DA NUOVA GIUNTA PIEMONTESE
Intervenendo per portare il saluto della Regione Piemonte il Consigliere Alberto Preioni ha evidenziato la volontà della nuova amministrazione di dare il proprio contributo alla Comunità di lavoro perseguendo un sempre più fattivo rapporto tra Piemonte, Ticino e Lombardia, nonché la propria apertura ad una progettazione congiunta nell’ambito dei programmi di cooperazione transfrontaliera e non solo.

SERTORI: MASSIMA ATTENZIONE PER LAVORATORI FRONTALIERI
“Un ringraziamento all’amico Norman Gobbi – ha dichiarato l’assessore Sertori assumendo la presidenza per l’anno entrante – per il lavoro straordinario fatto fino ad oggi e che dobbiamo portare avanti in maniera continuativa e con lo spirito istituzionale che contraddistingue la Comunità di Lavoro”. “La Regio è una sede dove si affrontano problematiche, con il tipico pragmatistico dei territori da noi rappresentati e con l’obbiettivo di risolverli per le vie brevi. Un metodo che funziona e che vogliamo portare avanti intensificando l’impegno da parte di tutti nel confronto e nella partecipazione ai tavoli”.
“In merito a dossier importanti come quello di Campione di Italia e quello delicato dei frontalieri, l’impegno è quello di adoperarci per proseguire il lavoro fin qui svolto e l’interlocuzione con il governo centrale”.
“Preso atto che l’accordo parafato del 2015 prevede la doppia fiscalità dei lavoratori frontalieri, da simulazioni fatte con incrementi in alcuni casi anche del 70% della tassazione che evidentemente penalizzerebbe in modo importante questa categoria di lavoratori e preso atto che la situazione del frontalierato si è modificata dal 74 ad oggi, generando situazioni a volte di difficoltà alla vicina Svizzera, l’ipotesi di lavoro che Regione Lombardia ha presentato al passato Governo centrale, in una interlocuzione avanzata, prevedeva una sorta di doppio binario che da un lato lasciava immutate le condizioni fiscali degli attuali frontalieri fino al raggiungimento della pensione e dall’altro introduceva, per i nuovi frontalieri, una doppia fiscalità calmierata rispetto a quanto previsto dall’accordo del 2015”.
Anche nell’ambito della Programmazione Interreg 2021/2027 “abbiamo intenzione di portare avanti e sviluppare progetti sempre più di qualità e di valenza strategica sul territorio”. In conclusione, un cenno anche allo scenario delle Olimpiadi invernali del 2026 e che secondo Sertori “Al di là dei confini istituzionali potrà portare dei benefici anche sul territorio svizzero e sono certo che la Regio potrà avvalorare e creare sinergia”.

In conclusione, i membri della Comunità di lavoro hanno approvato i conti preventivo 2019 e consuntivo 2018 che hanno mostrato una positiva solidità finanziaria.

 

Terrorismo: via il passaporto al reclutatore

Terrorismo: via il passaporto al reclutatore

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 settembre 2019 del Corriere del Ticino

La Segreteria di Stato della migrazione ha revocato la cittadinanza all’agente di Argo 1 accusato di proselitismo.
È la prima volta che accade in Svizzera – Era stato condannato per aver favorito due foreign fighter del Luganese.

Per la prima volta la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha revocato il passaporto svizzero a un uomo condannato per legami con il terrorismo islamico. E non è una persona qualunque: si tratta infatti dell’ex agente di sicurezza della Argo 1, Ümit Y., conosciuto anche come «il reclutatore». Classe 1984 e cittadino svizzero di origine turca con la doppia nazionalità, nel 2017 l’uomo è stato dichiarato colpevole dal Tribunale penale federale di Bellinzona per violazione della legge che vieta i gruppi terroristici Al Qaeda ed ISIS. Un caso questo senza precedenti in Ticino e che non aveva mancato di suscitare clamore scoperchiando una realtà che, fino ad allora, si pensava risparmiasse il nostro territorio. Una realtà fatta di proselitismo, di giovani luganesi convertiti all’estremismo islamico e foreign fighter che dal nostro cantone raggiungevano l’Iraq o la Siria pronti a morire per la jihad sotto le bombe della coalizione internazionale.

Una visione radicale
Il caso era scoppiato il 22 febbraio 2017 quando Ümit Y. era stato arrestato a Lugano, in un blitz che aveva impiegato una centinaia di agenti. Finito davanti alla Giustizia, l’uomo è stato riconosciuto colpevole di proselitismo per il Fronte al-Nusra (affiliato ad Al Qaeda), nonché di aver inneggiato alla jihad e aver aiutato due foreign fighter a raggiungere il Medio Oriente. Azioni che avevano portato i giudici a emettere una condanna di 2 anni e mezzo, di cui 6 mesi da scontare. Al momento del processo, però, l’uomo aveva già scontato 6 mesi in carcere e dopo pochi giorni dalla sentenza era di nuovo a piede libero. Due, come detto, i principali atti di accusa. Da un lato in merito all’attività di proselitismo durante la quale avrebbe trasmesso la sua visione radicale dell’Islam. Numerosi i casi emersi durante il processo a Bellinzona: in un’occasione una donna di Como gli aveva chiesto l’approvazione per partire a combattere mentre un’altra persona avrebbe espresso la medesima volontà. Un terzo uomo sarebbe invece passato da una visione moderata a una radicale. Più complesso il discorso riguardante il supporto fornito a due foreign fighter mai tornati dal fronte: Oussama Khachia (il «jihadista di Pregassona», dato per morto in Siria) e Ylan B. (un 26.enne di Molino Nuovo morto in Iraq nel 2015). Ümit Y. avrebbe ospitato per due giorni Oussama e la moglie nella casa in Turchia, facendo sembrare la trasferta una vacanza tra coniugi per confondere le acque. A Ylan invece, l’ex agente di sicurezza avrebbe fornito indicazioni sui mezzi pubblici per raggiungere il fronte, consegnandogli 100 franchi.

«Condotta di grave pregiudizio»
Un caso intricato insomma, che ha però un finale chiaro: la revoca della cittadinanza svizzera. Un passo, questo, che la Segreteria di Stato della migrazione può compiere nei confronti di «una persona che possiede anche la nazionalità di un altro Stato e qualora la sua condotta sia di grave pregiudizio agli interessi, e quindi alla sicurezza, della Svizzera», si legge in una nota della SEM. Gravi crimini commessi appunto nel quadro di attività terroristiche o di estremismo violento. Nel caso specifico, la SEM «ritiene che i suddetti requisiti siano soddisfatti, come testimonia il lungo periodo da passare dietro le sbarre inflitto all’uomo. Questi, insieme al passaporto, perde anche la cittadinanza cantonale e comunale».

«Decisione determinante»
Una decisione che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha commentato su Facebook: «Il Consiglio di Stato, su proposta del mio Dipartimento, ha dato seguito alla proposta della SEM per la revoca della cittadinanza svizzera, cantonale e comunale di una persona condannata in via definitiva per appartenenza ad un’organizzazione terroristica. La decisione del Cantone Ticino – secondo la recente modifica legislativa – è infatti stata vincolante e determinante al passo compiuto dalla SEM, il primo mai avvenuto a livello elvetico». La decisione non è ancora passata in giudicato e l’uomo ha dunque la possibilità di ricorrere dinanzi al Tribunale amministrativo federale. In giugno, il Consiglio federale aveva affermato che una decina di binazionali sospettati di aver partecipato all’estero ad attività nell’ambito del terrorismo erano stati identificati. V.M.

Segretari giudiziari anche in aula

Segretari giudiziari anche in aula

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 11 settembre 2019 di TG di Teleticino

http://teleticino.ch/il-tg/non-e-un-cerotto-YN1690515

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 settembre 2019 de La Regione

Dal governo il messaggio definitivo per il pp in più.
Maggiori competenze ai collaboratori dei magistrati Potenziamento del Ministero pubblico: sulle misure ora la parola al Gran Consiglio

Spetta ora al Gran Consiglio pronunciarsi sui provvedimenti per rafforzare organico e azione della Procura. Conclusasi intorno alla metà di agosto la consultazione sulle misure proposte dal Dipartimento istituzioni, il Consiglio di Stato ha varato ieri il messaggio definitivo. Confermando, spiega il governo stesso in una nota, gli elementi principali del potenziamento del Ministero pubblico prospettati dalla bozza di messaggio che il Dipartimento aveva sottoposto al parere del Consiglio della magistratura, degli uffici giudiziari, della Polizia cantonale e dell’Ordine degli avvocati. Ossia: un procuratore pubblico in più, da inserire nel gruppo di pp impegnato nelle inchieste sui reati economico-finanziari, e l’assegnazione di competenze decisionali ai segretari giudiziari, stretti collaboratori dei magistrati inquirenti, per quel che concerne il cosiddetto penale minore. Con una novità, che è frutto della consultazione: nell’ambito dei procedimenti contravvenzionali e previa autorizzazione del procuratore generale, i segretari giudiziari dovrebbero poter non solo emanare decreti d’accusa o di abbandono, ma anche – aggiunge l’Esecutivo nel messaggio appena licenziato – “rappresentare il Ministero pubblico nelle sedi giudiziarie competenti”. Dovrebbero dunque poter, ad esempio, sostenere l’accusa in tribunale (Pretura penale) in caso di opposizione o redigere ricorsi.
Tutto questo parlamento permettendo, dato che il passaggio da ventuno procuratori – pg compreso – a ventidue e l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari richiedono una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Prima di approdare al plenum del Gran Consiglio, il messaggio verrà esaminato e discusso dalla commissione Giustizia e diritti.

‘Continuità nella gestione delle procedure delegate’
Tornando ai possibili futuri compiti dei segretari giudiziari, l’obiettivo, sottolinea il governo nel messaggio, è di “sgravare i procuratori pubblici dalla responsabilità dei procedimenti contravvenzionali di natura bagatellare per i quali la pena comminata è esclusivamente la multa”. Questi procedimenti “costituiscono circa il 10 per cento delle entrate annuali del Ministero pubblico (pari a circa 1’200 incarti), casistica di competenza in particolare della Sezione di polizia”, ovvero della squadra di pp dedita alle inchieste su tutti gli illeciti non finanziari. Il governo propone pertanto di conferire al procuratore generale “la facoltà di autorizzare singoli segretari giudiziari – solo quindi quelli che saranno ritenuti idonei – ad assumersi la responsabilità dei procedimenti esclusivamente contravvenzionali, in luogo dei rispettivi procuratori pubblici”. Singoli segretari, poiché, scrive il Consiglio di Stato, “non tutti i segretari giudiziari, per assenza di specifica formazione (accademica), potranno infatti essere autorizzati dal procuratore generale ad agire autonomamente”.
Insomma, il nuovo articolo di legge confezionato dal governo “permetterà a singoli segretari giudiziari di dirigere il procedimento penale nei casi contravvenzionali e meglio: condurre le indagini, trasmettere le citazioni, emanare i decreti di non luogo a procedere, sospendere o abbandonare il procedimento penale, emanare i decreti d’accusa, promuovere l’accusa”. E, per l’appunto, “rappresentare il Ministero pubblico nelle sedi giudiziarie competenti, redigere atti ricorsuali, risposte, osservazioni a reclami ecc.”. Nel messaggio si sottolinea che “l’estensione della delega alla rappresentanza del Ministero pubblico nelle sedi giudiziarie competenti a giudicare l’eventuale impugnativa derivante da una decisione di archiviazione del procedimento contravvenzionale (tramite decreto di non luogo a procedere, decreto d’abbandono o di sospensione) o di opposizione a un decreto d’accusa, discende dall’evidente opportunità di continuità nella gestione delle procedure delegate, nell’ottica di una gestione efficiente ed efficace del procedimento”. Secondo il Consiglio di Stato “appare difatti evidente la necessità che a seguire l’incarto sia la persona che lo ha istruito sin dal principio, piuttosto che indurre un procuratore pubblico a riprenderlo, con un dispendio di tempo e risorse non trascurabile”. A questi segretari giudiziari, osserva dal Dipartimento istituzioni la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, «si darebbe così anche la possibilità di crescere professionalmente». Afferma il direttore del Dipartimento Norman Gobbi: «Ho preso atto con soddisfazione del fatto che il pg Andrea Pagani ha nel frattempo introdotto un sistema di monitoraggio del lavoro dei singoli procuratori e questo per una gestione efficace dell’ufficio».

Polo aviatorio della Riviera, luce verde da Berna

Polo aviatorio della Riviera, luce verde da Berna

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 settembre 2019 de La Regione

Luce verde dalla Confederazione sulla prevista trasformazione dell’aerodromo di Lodrino da militare a civile con la creazione del Polo tecnologico dell’aviazione della Riviera (Pavir). Come riportato ieri dal ‘CdT’ online, Armasuisse con una lettera inviata nei giorni scorsi ha accolto quasi tutte le richieste inviatele lo scorso inverno dal Municipio di Riviera allora guidato da Raffaele De Rosa poi eletto in Consiglio di Stato e al quale è poi subentrato il vicesindaco Alberto Pellanda. Il quale ieri ha incontrato una delegazione del Consiglio di Stato formata dal presidente del governo Christian Vitta e dal ministro delle Istituzioni Norman Gobbi accompagnati da diversi funzionari. La lettera giunta da Berna consente ora a Cantone e Comune di affrontare le fasi successive per la concretizzazione del Pavir. Da una parte il Municipio – che lo scorso marzo ha già ottenuto dal Consiglio comunale lo stanziamento di 220mila franchi necessari alla costituzione della Riviera Airport Sa chiamata a gestire il polo – dovrà chiedere al Cc i 910mila franchi già indicati per poter esercitare il diritto di superficie valido 99 anni (Berna ha escluso, ricordiamo, la vendita). Dall’altra il CdS chiederà al Gran Consiglio di confermare l’annunciato aiuto cantonale pari a 3 milioni: 2,6 serviranno a finanziarie adeguamenti infrastrutturali e manutenzioni straordinarie degli immobili; 520mila franchi saranno destinati alla trasformazione da militare in civile. Il Municipio nella sua lettera di febbraio aveva caldeggiato la riduzione del tasso d’interesse dal 3 al 2,5%; richiesta respinta ma siccome il valore dello scalo col passare del tempo si è notevolmente abbassato, l’interesse annuo non sarà di 67mila franchi ma di 33mila; confermato inoltre che i primi cinque anni saranno gratuiti, che dal quinto al decimo anno il prezzo sarà dimezzato e che dopo il primo decennio di attività le parti potranno disdire il contratto qualora il Polo non dovesse risultare finanziariamente sano. Interpellato dalla ‘Regione’, il sindaco Pellanda si dice fiducioso: «Ruag ha confermato di rimanere qui e le ditte presenti anche. Altre hanno già dimostrato interesse e inoltre s’insedierà il Centro di competenza per droni, lo Swiss Drone Base Camp».

Collina Sud «Mai sentite così tante fake news»

Collina Sud «Mai sentite così tante fake news»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 settembre 2019 del Corriere del Ticino

A Muzzano la fusione spacca il paese e girano informazioni inesatte – Della Santa: «Serve serenità»

Lo spettro dell’aggregazione coatta, tante frecciatine, accuse di non amare il Comune. È stata una discussione vivace, che ha a tratti danzato sulla sottile linea dell’attacco personale, quella di lunedì sera al Centro scolastico di Muzzano, il primo di due incontri di questo tipo con la popolazione in merito alla votazione consultiva del 20 ottobre per l’aggregazione con Collina d’Oro (martedì 17 settembre si bissa a Gentilino). Discussione che ha portato il capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa ad affermare di «non aver mai visto un’aggregazione in cui circolano così tante fake news. È un sintomo d’emotività, ma spero che si possa procedere con serenità e rispetto».

La sala a Muzzano era gremita in ogni ordine di posti, circa 150 i cittadini di ambo i Comuni presenti, e – a giudicare dagli applausi a seguito dei vari interventi – più o meno spaccata a metà fra il sì e il no. Come ci si poteva attendere, in quanto a Muzzano col comitato contrario si sono schierati diversi municipali e consiglieri comunali. Uno temi dei temi principali è stato quello dello spettro dell’aggregazione coatta, in caso Muzzano respingerà la proposta d’unione. «Contrariamente alle voci fuorvianti che girano, questo non accadrà», ha detto ad esempio il municipale di Muzzano, Dario Poretti (schierato con il no), che ne ha chiesto conferma al direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, che l’ha esclusa, ricordando che «il Piano cantonale delle aggregazioni è un indirizzo, non un’imposizione», e che il processo aggregativo «deve avere condivisione popolare. Per mia esperienza è un tema che prende poco la testa, un po’ il cuore e tanto la pancia. Eppure quanto vent’anni fa si parlava per il 2020 di un Ticino a 110 Comuni sembrava di bestemmiare in chiesa, e invece oggi ci siamo».

Fra gli argomenti favorevoli all’aggregazione, espressi in particolare dalla sindaca di Muzzano Simona Soldini, vi sono il rafforzamento degli enti locali, la salvaguardia del territorio e un maggiore potere contrattuale: «Se fossimo stati insieme non ci avrebbero portato via il trenino», ha detto un cittadino.

Per i contrari invece si teme una perdita d’autonomia, la chiusura e l’accentramento degli sportelli e il divenire «un’anonima frazione». «I problemi di Collina d’Oro non sono i nostri – ha detto un cittadino – noi siamo la collina di ponente, con altra entità e geografia». «Ci guardiamo in faccia, ma non ci parliamo e non ci conosciamo», ha rincarato un’altra. L’amministrazione di Muzzano è stata anche accusata di non amare il proprio Comune, un’affermazione che alla sindaca Soldini non è piaciuta: «Voler bene a un Comune vuol dire conoscerlo e vedere le sue debolezze, e provare a risolvere. E comunque non stiamo parlando di Milano e Palermo». «Nessuna frazione è anonima a Collina d’Oro», ha invece puntualizzato la sindaca di Collina d’Oro Sabrina Romelli, ricordando che il suo Comune ha già vissuto l’aggregazione della frazione di Carabietta, ben più discosta di Muzzano, senza particolari patemi.

L’ex sindaco di Muzzano Daniele Brugnoni (per i no), infine, ha chiesto se era possibile vincolare i contenuti del progetto aggregativo in modo legale affinché non si rivelino promesse da mercante. Uno strumento simile non esiste, è stato detto. Ma, come spiegato dal consulente Michele Passardi (che ha assistito la Commissione aggregativa), al Gran Consiglio sono stati chiesti dei vincoli. Anche perché quest’aggregazione non riceverà contributi finanziari dal Cantone, essendo le finanze dei due Comuni buone, se non ottime.

E qui risiede la particolarità di questa proposta aggregativa: la proposta non nasce per necessità finanziarie, quanto per opportunità, per diventare nelle intenzioni più forti.

(immagine: www.muzzano.ch)

All’asta le postazioni radar

All’asta le postazioni radar

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 settembre 2019 de La Regione

“Una struttura metallica comprendente palo e cassetta, altezza circa tre metri e mezzo, peso 280 chili”.
Descritto così il pezzo all’asta il prossimo 5 ottobre alle 14 all’aerodromo di Lodrino non dirà nulla ai più. E invece si tratta di un oggetto – ne saranno battuti nove – che gli automobilisti conoscono bene e da molti temuto: la postazione dei radar fissi, recentemente dismessi dal Dipartimento delle istituzioni, ora pronto a liberarsene definitivamente.
La notizia è stata anticipata ieri da Tio e Ticinonews.
La base d’asta – si legge nel sito dell’Ufficio esecuzione e fallimenti (Uef ) – è fissata a cento franchi e “per questioni logistiche e di trasporto sarà presente un solo oggetto, gli altri hanno simili caratteristiche”, precisa l’Uef. Si potrà prenderne visione già a partire dalle 10, direttamente sul posto. Le vecchie postazioni radar saranno vendute, forse è bene precisarlo, senza apparecchio di rilevamento della velocità. Erano postazioni fisse, ubicate in punti della rete stradale cantonale considerati a rischio di incidenti. Quali particolari ricordi o quali interessi possono indurre all’acquisto di queste postazione, è difficile dirlo. Non resta che attendere.
Il tema dei radar anti-velocità è stato anche al centro del dibattito politico, quando qualche anno fa si è deciso di segnalare la presenza, a determinate condizioni, di quelli mobili.

La vendita delle postazioni si inserisce nella giornata di porte aperte della Polizia cantonale, che si svolgerà su tutto il perimetro dell’aeroporto rivierasco.
Alle 11 è in programma la dimostrazione dei gruppi speciali e del mantenimento dell’ordine (con bis alle 15).

Licenziato il Messaggio di potenziamento del Ministero pubblico

Licenziato il Messaggio di potenziamento del Ministero pubblico

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio volto al potenziamento del Ministero pubblico con un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare e all’estensione delle competenze decisionali attribuite ai segretari giudiziari. Misure tese a rispondere alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia penale cantonale.
Il Governo – a seguito della procedura di consultazione svoltasi nel corso dell’estate – ha confermato il principio di potenziamento del Ministero pubblico con un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare, licenziando il rispettivo Messaggio governativo di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. La proposta governativa – che recepisce le indicazioni del procuratore generale circa l’importante evoluzione dell’attività nel settore economico-finanziario e la relativa complessità di trattazione degli incarti – verte sull’attribuzione al Ministero pubblico di un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare che andrà a supportare l’attività della Magistratura inquirente nel contesto dei reati economico-finanziari. Il/la procuratore pubblico aggiuntivo/a sarà coadiuvato/a da un/a segretario/a giudiziario/a e da un/a collaboratore/trice con compiti amministrativi, che andranno quindi a costituire una nuova “colonna” all’interno del Ministero pubblico.
Nel Messaggio è parimenti confermata la proposta di estensione delle competenze decisionali attribuite ai segretari giudiziari del Ministero pubblico, segnatamente nell’ambito delle contravvenzioni. Una proposta che mira a sgravare l’attività dei procuratori pubblici, attivi in particolare nella sezione di polizia, responsabilizzando i loro stretti collaboratori giuristi. Spetterà al procuratore generale autorizzare puntualmente l’estensione delle competenze nei confronti dei segretari giudiziari.
Queste misure, rammentiamo, sono accompagnate da alcuni interventi puntuali. Tra questi si richiama la decisione del Governo che a inizio luglio ha potenziato il Ministero pubblico con tre segretari giudiziari aggiuntivi, direttamente attribuiti al procuratore generale. Essi supporteranno l’attività dell’autorità giudiziaria in particolar modo nel settore dei reati economico-finanziario, rispondendo altresì anche all’introduzione della nuova figura del perito contabile presso l’Ufficio dei fallimenti, contestualmente alla lotta contro gli abusi fallimentari.
Il potenziamento complessivo del Ministero pubblico si aggiunge ai potenziamenti decisi negli scorsi mesi dal Consiglio di Stato per quanto attiene all’organico del Tribunale di appello in particolare, a dimostrazione della volontà del Governo – e per esso del Dipartimento delle istituzioni – di fornire una risposta chiara alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia cantonale.

Sorvegliato speciale

Sorvegliato speciale

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 9 settembre 2019 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12163657

A Magliaso prima degli omicidi
Il pregiudicato italiano arrestato venerdì si trovava già in Ticino, dove aveva chiesto il permesso di dimora

Il 51enne arrestato venerdì in un B&B di Magliaso ha accettato l’estradizione immediata. E così, in settimana verrà consegnato alle autorità giudiziarie d’oltre confine. Gli inquirenti calabresi lo accusano del duplice omicidio di due agricoltori di Petilia Policastro, suoi cugini, uccisi a Mesoraca il 21 aprile scorso.
L’uomo, già condannato in Italia e ritenuto vicino alla potente cosca dei Nicoscìa, è un nome noto alla giustizia ticinese. In passato era stato infatti oggetto di un procedimento penale per droga, conclusosi nel 1991.
A Magliaso – si è appreso sempre lunedì – era giunto prima dell’omicidio, in compagnia di un lontano parente. Aveva regolarmente notificato il suo arrivo, inoltrando la richiesta per il permesso di dimora. Permesso poi negatogli in ragione dei precedenti penali.
In attesa della risposta aveva iniziato a lavorare saltuariamente nell’edilizia. Lo ha dichiarato a verbale. Così come ha confermato di essere stato ricoverato, nell’ultimo mese, in un nosocomio luganese.
La sua presenza non era comunque sfuggita alla polizia cantonale, che lo sorvegliava da qualche tempo. Gli agenti hanno sentito anche il famigliare arrivato a Magliaso con il 51enne. Né lui né altri sono indagati dalla procura ticinese.