Antenna violenza domestica, tre papabili

Antenna violenza domestica, tre papabili

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 16 ottobre 2019 de La Regione
Coordinatore/trice cantonale per la gestione del dossier

Tre papabili. Da cinquantatré, tante erano le candidature inoltrate alla scadenza del concorso, si è scesi, dopo una selezione basata sulla carta e una serie di colloqui, a tre profili.
Quelli che la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni sta prendendo in considerazione per il posto di coordinatore/trice chiamato/a a gestire il dossier riguardante la violenza domestica in Ticino.
Un fenomeno – la violenza (fisica, verbale, psicologica) tra le mura di casa – che resta purtroppo di attualità e che vede vittime soprattutto le donne. Da qui l’idea del Dipartimento di dar vita a una figura istituzionale che sul tema collaborerà strettamente anche con la direzione della Divisione giustizia. Una collaborazione volta fra l’altro a realizzare un piano di azione cantonale per concretizzare e monitorare – indicava il bando di concorso pubblicato il 9 luglio – i vari progetti per l’attuazione della Convenzione di Istanbul su prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, così come delle normative federali in materia, fra cui la legge che intende rafforzare la tutela delle vittime e che dovrebbe entrare in vigore nel luglio dell’anno prossimo. I tre candidati (ci sono profili sia femminili che maschili) su cui si è concentrata l’attenzione della Divisione saranno ora sottoposti a degli assessment.
«Nella valutazione e nella scelta verrà coinvolto anche il Dipartimento della sanità e della socialità – dice, da noi contattata, Frida Andreotti, responsabile della Divisione giustizia –. Mi auguro che il Consiglio di Stato possa procedere alla nomina del coordinatore o della coordinatrice nel corso del mese di novembre». Il concorso si era chiuso il 23 luglio e più di cinquanta sono state le candidature. Diverse quelle di accademici. Chi con formazione in campo giuridico, chi in ambito sociale e chi in quello economico. Il/la coordinatore/trice dovrà pure partecipare «a commissioni cantonali e intercantonali, stilare rapporti e curare campagne di sensibilizzazione», ricorda Andreotti. A fine anno, intanto, scadranno i mandati dei membri del Gruppo cantonale di accompagnamento permanente in materia di violenza domestica: «Vorrei proporre – sostiene Andreotti – una composizione maggiormente rappresentativa degli enti che si occupano dell’argomento».

Giornata cantonale dell’integrazione

Giornata cantonale dell’integrazione

Comunicato stampa

Nel fine settimana, sabato 12 ottobre, si è tenuta a Bellinzona la Giornata cantonale dell’integrazione, un evento annuale promosso dal Dipartimento delle istituzioni, in particolare dal Servizio per l’integrazione degli stranieri, quest’anno in collaborazione con l’Ufficio dello sport del DECS.

La Giornata cantonale dell’integrazione si è incentrata su un’attività all’aperto per rafforzare l’interazione tra le persone, abbinando la conoscenza del territorio all’attività sportiva.
L’appuntamento – che ha radunato circa duecento persone e ha visto la partecipazione del presidente della Commissione cantonale degli stranieri Omar Gianora e del sindaco di Bellinzona Mario Branda – ha permesso alla popolazione ticinese e alle comunità di trascorrere assieme un piacevole pomeriggio, inizialmente partecipando a una camminata d’orientamento in Città e poi a una merenda nel villaggio realizzato al Centro Gioventù + Sport. Uno spazio animato dalle comunità anche con proposte culinarie e con animazioni folkloristiche, da operatori del settore e da alcune Federazioni sportive. In mattinata si era invece approfittato del mercato cittadino per far conoscere le motivazioni e gli obiettivi della Giornata cantonale. Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile la riuscita di questa manifestazione.

Sostegno e affetto alla Polizia Cantonale

Sostegno e affetto alla Polizia Cantonale

“soddisfatto delle porte aperte a Lodrino”

Serietà nell’affrontare il proprio impegno professionale, consapevoli dell’importanza di un lavoro che aiuta tutti i cittadini ticinesi in uno degli ambito più importanti: la sicurezza delle persone e dei beni privati e pubblici. Ma anche cortesia, con la quale occorre rivolversi al cittadino-utente. Senza dimenticare abilità, fiuto, tenacia, preparazione fisica, rispetto delle regole e… buon senso, che non deve mai mancare. Così vuole essere il Corpo della Polizia cantonale e così si è presentato sabato scorso al campo d’aviazione di Lodrino per una giornata di porte aperte. I ticinesi hanno dimostrato di “voler bene” alla “loro” Polizia, partecipando numerosi a questo evento (si stima la presenza di non meno di 6mila persone), interagendo volentieri con gli agenti. Un bene che ha aperto il cuore del comandante Matteo Cocchi, visibilmente felice per l’esito della manifestazione. Per il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi una dimostrazione di fiducia e di affetto delle cittadine e dei cittadini nei confronti del lavoro quotidiano del Corpo della Polizia cantonale. È la miglior risposta alle critiche che spesso vengono montate ad arte contro l’operato degli agenti, anche per colpire chi politicamente ha la responsabilità della nostra sicurezza. “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, scriveva Dante. E guardare avanti significa ogni giorno per la Polizia cantonale mantenere una elevata capacità di intervento per contrastare il crimine, per assicurare l’ordine, per proteggerci, in ultima analisi.
Tante le famiglie giunte a Lodrino, con bambini e ragazzi (ma anche tanti adulti) incantati dalle dimostrazioni pratiche effettuate dai Reparti d’Intervento Speciali (RIS). Dimostrazioni che hanno toccato tutte le specializzazioni della Cantonale e che hanno potuto far capire il grande lavoro che sta dietro le quinte per essere pronti a effettuare gli interventi al fronte, quando le situazioni si presentano.
Indovinatissima l’asta organizzata dal Dipartimento delle istituzioni per vendere i vecchi radar fissi ormai non più in uso. Un modo per sorridere su un aspetto sempre caldo per chi incorre in una infrazione dei limiti di velocità, attirando comunque l’attenzione sul tema della prevenzione e mettendo a disposizione un po’ di denaro (nella fattispecie i 9 apparecchi radar sono stati battuti per un ammontare complessivo di 3’350 franchi) per la campagna “Strade Sicure” del Dipartimento. “Ma è stato anche un modo alla fin fine – sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi – per rispondere al desiderio del Nano della taglia sui radar”.

Fra accoglienza e polemica

Fra accoglienza e polemica

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 11 ottobre 2019 de La Regione

Domani è la Giornata cantonale dell’integrazione, sotto l’egida del Dipartimento istituzioni

Per Norman Gobbi non ci sono contraddizioni fra il suo ruolo istituzionale e la posizione leghista sull’immigrazione: ‘Discussioni all’italiana’
L’integrazione, in fondo, è anche una questione di orientamento: trovare convergenze, parlarsi, superare le distanze. Ecco allora che ‘Orientiamoci insieme’ è un gran bel nome, per la Giornata cantonale d’integrazione che si terrà domani a Bellinzona, sotto l’egida del Dipartimento delle istituzioni (Di). Un pomeriggio dedicato a tutta la popolazione, che inizierà alle 14 con una camminata d’orientamento in otto tappe: un paio d’ore abbondanti per incontrarsi e trovare insieme una direzione (si parte e si torna al Centro Gioventù e Sport; iscrivetevi su www.ti.ch/giornata-integrazione o annunciatevi sul posto). Poi alle 16.30 ci saranno la merenda, lo svago e le attività informative.

Ne approfittiamo per parlare di integrazione a tutto campo col direttore del Di Norman Gobbi, che ‘mette la faccia’ su un ampio piano quadriennale da 12 milioni di franchi, il che a qualche leghista potrebbe anche far storcere il naso.

Gobbi, la giornata si apre alla popolazione. Quali risultati si attende da questa iniziativa?
Come l’anno scorso a Mendrisio, invece di parlare di grandi teorie vogliamo valorizzare il lavoro concreto fatto nei Comuni, visto che sono i più vicini alla realtà dell’integrazione. E lo sport è uno degli ambiti che facilita meglio l’integrazione.

La giornata rientra nel quadro di un programma quadriennale molto ambizioso (vedi accanto). Quali sono i punti di forza della sua applicazione in Ticino?
Sostanzialmente quello di fare le cose normalmente: la politica d’integrazione passa attraverso percorsi consolidati, come i pilastri legati a scuola e mondo del lavoro, dove l’integrazione avviene quasi naturalmente. Succedeva in passato con chi arrivava dall’Italia e poi dalla Jugoslavia, con qualche difficoltà in più perché comunque le distanze culturali aumentavano. A maggior ragione richiede uno sforzo l’integrazione della migrazione da Asia e Africa.

In questo quadro si è istituito anche il corso di Specialista della migrazione. Il suo compagno di partito Lorenzo Quadri si è subito chiesto se questa formazione non ‘incoraggi l’industria dell’asilo.’ Cosa risponde?
Diciamo che non sono convinto neanch’io. Il corso è promosso dal Decs ed è rivolto soprattutto a chi opera nei comuni. Quanto all’industria dell’asilo: c’è già, se penso a quante risorse vi sono impiegate a livello federale. Risorse della collettività che inevitabilmente vengono sottratte ad altri ambiti. La politica d’integrazione invece mira a garantire che chi ha un permesso di soggiorno venga appunto integrato, per evitare quello che avviene in certi paesi vicini: ghettizzazione, scollamento da valori come la democrazia e il rispetto dell’altro sesso.

‘Industria dell’asilo,’ ‘migranti con lo smartphone,’ ‘delinquenti stranieri…’ La comunicazione di molti suoi sodali e del ‘Mattino’ non pare incoraggiare uno degli obiettivi prioritari del progetto: la ‘promozione di un atteggiamento di reciproca attenzione e tolleranza nella popolazione.’
D’altra parte c’è chi parla di frontiere aperte, che è altrettanto aberrante. Comunque il sottoscritto ha portato la politica d’integrazione fuori da quella partitica, lei non faccia l’errore di rimettercela. Ricordo che semmai fu in passato che si verificarono abusi in questo senso. Il sottoscritto, nel bene e nel male, porta avanti una politica d’integrazione che è svincolata da visioni di parte e risponde alle deleghe istituzionali. Ho le mie opinioni, ma quando qualcuno ha diritto di rimanere dev’essere integrato. Poi è vero che la politica d’integrazione non è fine a se stessa: dobbiamo raggiungere determinati obiettivi; per esempio, è opportuno che chi è disoccupato e beneficia di aiuto statale faccia dei passi per inserirsi nel mondo del lavoro.

Insisto: il direttore di un dipartimento ha un ruolo politico, non è un funzionario. E lei è anche uno dei maggiori rappresentanti della Lega. Non può sfuggirmi la contraddizione fra politica d’integrazione e polemiche anti-immigrati.
Appunto. Giudichi la mia politica invece di fare queste discussioni all’italiana.

L’integrazione è anche quella di chi viene da più vicino: ad esempio i residenti europei. Una recente mozione denuncia ‘decine di casi di persone che ricevono continuamente visite di ausiliari di polizia e di impiegati comunali il mattino presto per verificare che cos’hanno nel frigorifero e quale biancheria hanno nei loro armadi,’ per verificarne la residenza. Lo ritiene giusto?
È una misura dettata dalla legge federale, e spetta poi alla polizia verificare l’effettiva residenza. Risponderemo in questo senso alla mozione, nei tempi dovuti.

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Piano ambizioso da 12 milioni

‘Orientiamoci insieme’ – l’evento promosso domani dal Dipartimento delle istituzioni insieme a quello dell’Educazione, della cultura e dello sport – è anche il simbolo di una strategia più ampia. La camminata d’orientamento a Bellinzona s’incastona infatti nel programma d’integrazione 2018-2021. Un piano da 12 milioni di franchi, suddivisi equamente fra la Confederazione, da una parte, e il Cantone e i Comuni dall’altra. Il piano si muove lungo molteplici direttrici, e comprende l’informazione e la consulenza a chi è appena arrivato, ma anche quei corsi di lingue fondamentali per trovare un lavoro e adempiere ai requisiti su permessi e naturalizzazioni.
Poi ci sono la formazione e l’avvio al lavoro, con i pretirocini d’integrazione seguiti quest’anno da una cinquantina di giovani adulti e un centinaio di adolescenti: «Un modo per colmare lacune nelle competenze sociali e formative, e aiutare i giovani a trovare la strada più adatta nel mondo del lavoro», spiega il Delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta; «è l’obiettivo più sfidante e impegnativo, ma anche il più importante» in una realtà dove la disoccupazione fra gli stranieri è quasi doppia rispetto a quella degli svizzeri. «Nuovo e prioritario» – prosegue il Delegato – è anche «il sostegno alla prima infanzia, sia per i bambini che provengono dall’estero che per quelli nati qui da genitori immigrati di recente». Uno sforzo strategico di socializzazione precoce, «a partire già dai progetti di inserimento mamma-bambino e negli asili nido, in vista di una migliore integrazione nella scuola dell’infanzia».
Ché chi ben comincia è a metà dell’opera.
Il programma persegue anche la tutela dalle discriminazioni, in particolare attraverso il Centro ascolto razzismo e discriminazione (Cardis), che offre supporto a vittime e testimoni di atti razzisti. Chi ne ha bisogno può contattare il numero gratuito 0800 194 800 o scrivere a cardis@discriminazione.ch. Infine ci sono i servizi di interpretariato e mediazione interculturale. Progetti ai quali possono accedere tutti, anche chi è in attesa di permesso; se ne viene esclusi nel caso in cui il soggiorno sia stato definitivamente negato.  Infine, appunto, c’è l’obiettivo del ‘vivere assieme’ che soffia su questo sabato bellinzonese. E che forse è più intangibile, ma è il traguardo finale di ogni sforzo e di ogni investimento. Con l’auspicio che la popolazione, straniera e no, sia pronta a orientarsi insieme e accolga l’invito.

Protezione della popolazione: i partner si allenano

Protezione della popolazione: i partner si allenano

Comunicato stampa

Il Bellinzonese ha ospitato, martedì 8 e mercoledì 9 ottobre 2019, le ultime due edizioni 2019 del corso per gli Stati maggiori degli enti di primo intervento denominato «SMEPI». Si è trattato di una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si sono alternate tra Monte Carasso, Castione, Camorino e Sant’Antonino.

La Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP) propone, già da alcuni anni, moduli formativi per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione di situazioni che necessitano l’attivazione di uno Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI).
L’edizione 2019 ha visto impegnati circa settanta operatori degli enti di primo intervento (EPI) su quattro giornate di esercitazioni, durante le quali i professionisti del primo intervento hanno avuto la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie a una serie di applicazioni pratiche, coadiuvate da un team d’istruttori esperti.
Gli scenari proposti hanno simulato: un incendio in una fattoria, un’evacuazione di persone nel settore di Monte Carasso-Mornera (compresa la funivia), un problema di ordine pubblico presso un centro commerciale e un cedimento strutturale all’interno di alcuni magazzini di stoccaggio.
I partecipanti hanno così avuto la possibilità di esercitare in modo pratico la propria funzione, chi a capo dello SMEPI, chi di responsabile del proprio servizio chiamato a intervenire. Durante le simulazioni hanno dovuto allenare l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, nonché l’applicazione dei vari protocolli di condotta.
Gli aspetti logistici del programma sono stati gestiti dal Corpo civici pompieri di Bellinzona, con la supervisione della CT istr PP. Nelle singole piazze di lavoro ci si è pure avvalsi delle competenze dei partner specializzati per le singole simulazioni (proprietari delle infrastrutture, protezione civile, soccorso alpino, sezione della protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo e l’ufficio del veterinario cantonale).

In giardino o come bucalettere una nuova casa per i vecchi radar

In giardino o come bucalettere una nuova casa per i vecchi radar

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 ottobre 2019 del Corriere del Ticino

Gli apparecchi fissi sono stati aggiudicati all’asta in occasione della giornata delle porte aperte della Polizia cantonale a Lodrino.
Tensione tra lanci e rilanci con due battitori d’eccezione, il consigliere di Stato Norman Gobbi e il comandante Matteo Cocchi

Incubo di non pochi automobilisti, i radar fissi hanno trovato una nuova casa. Ufficialmente in pensione da gennaio, dopo oltre 15 anni di servizio gli apparecchi sono stati protagonisti sabato a Lodrino di un’asta promossa dal Dipartimento delle istituzioni in occasione della giornata delle porte aperte della Polizia cantonale (vedi articolo a fianco). E anche se ormai «definitivamente in panchina», i radar non hanno mancato di scaldare gli animi dei numerosi potenziali acquirenti che, a suon di rilanci, si sono dati battaglia incitati da due battitori d’eccezione: il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, affiancati dal direttore di Teleticino Matteo Pelli che ha dato brio all’evento. «Signore e signori – ha detto Pelli – fatevi avanti per questa splendida inutilità della quale non si può fare a meno. Sarete tra i nove in tutto il cantone che potranno vantarsi di avere un radar in giardino. Insomma, cosa c’è di meglio per cuccare?». Detto, fatto. Ad accaparrarsi il primo radar fisso è stato Christian di Riazzino che ha sbaragliato la concorrenza con 350 franchi (il prezzo di base era fissato a 100 franchi). «Mia moglie non era così contenta mentre rilanciavo ma l’occasione era più unica che rara – ci dice – insomma, chi può dire di lasciare in eredità ai propri figli un radar?». Poco importa se la figlia, ancora nel passeggino, per il momento sembrava più interessata ai pony della Polizia cantonale che al nuovo acquisto di papà.

Si torna nel Malcantone
Rotto il ghiaccio, i successivi otto esemplari sono stati battuti all’asta in poco meno di un’ora per un totale di 3.350 franchi. Soldi che – e non poteva essere altrimenti – verranno utilizzati per una campagna di sensibilizzazione sulle strade. Ma più che il ricavato a restare nella memoria dei presenti sarà sicuramente l’ironia che hanno contraddistinto l’evento. Basta pensare che, per invitare il pubblico a rilanciare, ad un certo punto Cocchi ha affermato che «per chi offre 300 franchi c’è in bonus una nottata con Gobbi». Pronta la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani che però, alla resa dei conti, è stata sorpassata da Milko che per riportare nel Malcantone il famigerato radar di Magliaso ha speso la cifra record di 450 franchi. «Quando ho sentito che l’apparecchio era proprio quello del Malcantone non ho potuto trattenermi e l’ho comprato – ci racconta – per 450 franchi si può ben fare una follia. Dove lo metterò? Penso in cascina, in casa ho il dubbio che non ci stia».

«Mi sono tolto uno sfizio»
E tra chi utilizzerà il nuovo acquisto «come bucalettere» o chi ha «semplicemente voluto togliersi uno sfizio», i motivi che hanno spinto i nove fortunati a lanciarsi nella contesa sono diversi. «L’idea è quello di posizionarlo al bordo della strada davanti alla mia officina», spiega Flavio, di Barbengo, che ha sganciato 350 franchi per l’apparecchio. «Su quel tratto guidano tutti come matti, magari questo servirà da dissuasivo. Ma prima devo chiedere in Comune se ci vuole un permesso speciale». Infine, tra chi è riuscito ad accaparrarsi quello che potremmo ormai definire un oggetto vintage è stato il candidato leghista per gli Stati Battista Ghiggia che ha speso 400 franchi «per fare un regalo a un giovane sostenitore. Sperando che sia la sua unica esperienza con i radar». Insomma, a differenza di quello che si poteva pensare quando è stata lanciata l’idea di un’asta dei vecchi radar, i ticinesi si sono dimostrati tutto fuorché timidi. «La forte affluenza a Lodrino dimostra come da parte dei ticinesi ci sia affetto e fiducia nei confronti della Polizia cantonale», commenta Gobbi che, in veste di direttore delle Istituzioni è più volte finito sotto i riflettori proprio per i controlli di velocità effettuati dalla polizia. «Effettivamente come Dipartimento avremmo potuto comprarci uno dei nove apparecchi per ricordo, ma temo che a Palazzo delle Orsoline il plafone sia troppo basso per ospitare una simile struttura. Tuttavia – conclude – durante l’asta mi ha fatto sorridere il fatto che anche mia moglie abbia provato ad accaparrarsi una postazione. Senza però riuscirci».

Norman Gobbi incontra gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi

Norman Gobbi incontra gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi

Comunicato stampa

La sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona ha ospitato venerdì 4 ottobre il tradizionale incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Si è trattato di un momento di dialogo e di condivisione, nobilitato quest’anno dall’intervento di Stefano Trojani, già istruttore militare e oggi responsabile per la sicurezza del World Economic Forum (WEF).

È diventato un appuntamento fisso quello che vede il direttore del Dipartimento delle istituzioni incontrare annualmente gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. Un’ occasione per le autorità politiche cantonali e militari di confrontarsi su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone.

Dopo il saluto introduttivo di Ryan Pedevilla, Capo della Sezione del Militare e della Protezione della popolazione, ha preso la parola Norman Gobbi, il quale ha esposto alla platea composta da un’ottantina di ufficiali e sottufficiali professionisti nonché da alcuni ufficiali di Polizia i progetti attualmente in atto a favore dell’Esercito, mettendo nel contempo l’accento sull’importanza di difendere e promuovere l’italianità al suo interno. Un obiettivo che sta particolarmente a cuore al capo del Dipartimento delle istituzioni. Norman Gobbi ha citato alcune cifre significative: ”Si è riusciti a mantenere in Ticino 800 posti di lavoro legati all’Esercito, confermando anche la presenza di RUAG. Negli ultimi 10 anni sono stati investiti dalla Confederazione 220 milioni di franchi e altri 117 milioni sono previsti nei prossimi 5 anni a Sud delle Alpi per immobili dell’esercito. La qualità che contraddistingue militari professionisti e soldati di milizia ticinesi viene riconosciuta e ripagata dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport”. L’elenco delle infrastrutture in opera e in programma è lungo: si va dalla Piazza d’armi di Isone, al Centro logistico Monte Ceneri, per giungere al nuovo Centro di reclutamento e Centro modico regionale.

Durante la sua esposizione Gobbi ha pure evidenziato il ruolo del professionista nell’esercito, auspicando che il suo statuto venga sempre meglio difeso e promosso. Tra gli altri temi, ha ricordato i passi che si sono compiuti negli ultimi mesi per cercare di contenere il troppo frequente ricorso al servizio civile. E non è mancato, per concludere, un accenno alla progettazione del Poligono di tiro al Monte Ceneri, il cui credito di progettazione è stato approvato nel corso della primavera dal Gran Consiglio. 

Dopo un momento in cui il Consigliere di Stato ha risposto ad alcune domande poste dagli ufficiali e sottufficiali, è intervenuto il Comandante della Divisione territoriale 3 – divisionario Lucas Caduff – che ha sottolineato gli ottimi rapporti di collaborazione tra le parti. Il testimone è poi passato a Stefano Trojani, attuale responsabile della sicurezza del WEF, il quale ha presentato la complessa organizzazione che si cela dietro l’organizzazione di incontri internazionali (non solo a Davos) promossi dal World Economic Forum. Una “macchina” che si muove per prevenire la violenza contro le persone e le cose, prendendo misure e anticipando eventuali rischi. 

A conclusione della serata, il classico momento conviviale, che ha dato un’ulteriore occasione per approfondire il contatto diretto tra autorità politiche e autorità militari.

Una festa pazzesca per la Polizia!

Una festa pazzesca per la Polizia!

Da www.liberatv.ch

Cocchi fa la parte del ‘vip’ vittima di terroristi. Show dei gruppi speciali e radar a ruba.
I ticinesi sono accorsi a migliaia oggi all’aeroporto di Lodrino per le porte aperte della Polizia cantonale

Una festa pazzesca! I ticinesi sono accorsi a migliaia oggi all’aeroporto di Lodrino per le porte aperte della Polizia cantonale.
In diversi stand era possibile parlare con gli agenti che gestiscono le diverse specializzazioni: lacuale, cinofila, gruppi di intervento, artificieri, eccetera.
Ma il clou della giornata sono state le due esibizioni dei servizi speciali, dalla cinofila al mantenimento dell’ordine, fino alla protezione delle persone potenzialmente vittime di attentati, con tanto di intervento delle ‘teste di cuoio’ e agenti che si calavano da un elicottero. Nella dimostrazione pomeridiana il comandante della Cantonale, Matteo Cocchi, si è prestato a giocare il ruolo del ‘vip’ da proteggere e, dopo l’arresto dei suoi aggressori (ovviamente figuranti) è stato messo in salvo in elicottero.
Cocchi ha sottolineato che l’obiettivo è perfettamente riuscito perchè l’intento di queste porte aperte era coinvolgere soprattutto le famiglie.
E sono stati anche venduti tutti e nove i vecchi radar fissi, battuti all’asta con una base di 100 franchi.
L’operazione ha fruttato al Dipartimento un totale di 3350 franchi, che verranno utilizzati per una campagna di sensibilizzazione sulle strade.

https://www.liberatv.ch/news/cronaca/1395695/una-festa-pazzesca-per-la-polizia-cocchi-fa-la-parte-del-vip-vittima-di-terroristi-show-dei-gruppi-speciali-e-radar-a-ruba

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Da www.rsi.ch/news

Mai più senza…radar
Sono stati loro i protagonisti alla giornata delle porte aperte della Polizia cantonale ticinese a Lodrino

Vuoi mettere la soddisfazione di portarsi a casa una delle cassette che per anni ha reso docili e contemporaneamente ha immortalato, decine di migliaia di automobilisti col piede pesante in Ticino?
Le nove cassette grigie con tanto di palo di sostegno dello stesso colore che fino a poco tempo fa ospitavano i “radar fissi” della polizia stradale, sono stati gli autentici “protagonisti” della giornata delle porte aperte indetta dalla Polizia cantonale ticinese sabato a Lodrino.
Base d’asta per i cimeli che tanto hanno contribuito alla prevenzione e alla lotta contro i pirati della strada: 100 franchi l’uno, ma durante la messa all’incanto i prezzi pagati per le nove cassette grigie hanno fruttato complessivamente la somma di 3’350 franchi. Soldi che andranno a favorire una campagna di sensibilizzazione sul tema della circolazione stradale.
“Fatevi sotto per garantirvi una di queste splendide inutilità”, ha scherzato il battitore Matteo Pelli (direttore di TeleTicino), che per il piacere del comandante Matteo Cocchi e del capo dipartimento Norman Gobbi, ha dato lustro all’evento.
Per comperare uno dei radar c’è chi si è messo in strada da Moutier (canton Berna), mentre altri due cimeli sono andati ad altrettanti candidati alle elezioni federali.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mai-pi%C3%B9-senza…radar-12263503.html

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Da www.ticinonews.ch / Teleticino

Battuti all’asta i vecchi radar fissi
I nove apparecchi per misurare la velocità sono stati comprati per un totale di 3350 franchi

In occasione delle porte aperte della Polizia cantonale, quest’oggi a Lodrino, sono stati battuti all’asta i vecchi radar fissi ritirati dalle strade ticinesi lo scorso gennaio.
Secondo quanto riportato dal CdT, a partire da un prezzo base di 100 franchi tutti e nove gli apparecchi per misurare la velocità sono stati comprati per un totale di 3350 franchi.
I proventi saranno utilizzati per una campagna di sensibilizzazione sulle strade. Fra i presenti, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, accompagnati dallo speaker Matteo Pelli, direttore di TeleTicino.

http://teleticino.ch/il-tg/una-giornata-con-la-polizia-cantonale-EM1860987

 

 

 

 

In Ticino l’esercito investe e continua a investire

In Ticino l’esercito investe e continua a investire

Norman Gobbi sottolinea gli ottimi rapporti con il Dipartimento federale del militare

Ottocento posti di lavoro, investimenti per 220 milioni di franchi negli ultimi 10 anni e altri 117 milioni da investire nei prossimi 5 anni al sud delle Alpi. Basterebbero queste cifre per comprendere l’importanza della presenza dell’Esercito Svizzero in Ticino. “Una presenza determinante per la nostra economica – sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che venerdì si è incontrato a Bellinzona con gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Il Ticino può beneficiare di un indotto molto interessante anche sotto il profilo dello sviluppo tecnologico. In questi anni abbiamo cercato di promuovere la presenza di ticinesi nelle strutture dell’esercito, aumentando l’italianità. L’esercizio è più che riuscito e anche per questo il Dipartimento federale del militare, della protezione della popolazione e dello sport ci riconosce un ruolo importante”.

“In qualità di direttore del Dipartimento delle istituzioni i rapporti con il Dipartimento federale e con Armasuisse sono molto ricorrenti. Il Ticino per l’esercito è importante strategicamente, essendo la parte più meridionale della Svizzera e di frontiera con l’Italia. Siamo riusciti a mantenere una buona presenza al sud delle Alpi e ciò può solo portare dei vantaggi, come si è detto anche economici”.

Discorso aperto quello del reclutamento e della scelta del servizio civile in sostituzione del servizio militare tradizionale. “Le modifiche introdotte nei passati anni per facilitare questa opzione ha comportato una perdita di uomini che si impegnano nel servizio militare. A livello federale si stanno promuovendo iniziative anche politiche per contenere questa diminuzione. È un intervento necessario, pena un impoverimento pericoloso degli effettivi”.

E sul servizio militare per le donne? “Ritengo che favorire la scelta di ragazze ad entrare nell’esercito sia molto positivo. Il Ticino è tra i Cantoni più attivi in questo ambito. Per esempio, alle giornate di informazione dedicate ai giovani in vista poi della giornata di reclutamento vengono invitate anche tutte le ragazze ticinesi. Nel campo delle  pari opportunità, la scelta di arruolarsi nell’esercitosi può rivelare molto attrattiva e portare poi a sviluppi positivi, non solo per la personalità della ragazza, ma anche in concreto per affrontare il mondo del lavoro. E lo stesso esercito può essere un buon datore di lavoro anche per le donne”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Autonomia, responsabilità e i conti da pagare

Autonomia, responsabilità e i conti da pagare

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 4 ottobre 2019 de La Regione

Poter ricercare ed esercitare la propria libertà è un anelito di ogni persona. Occorre però avere la responsabilità delle azioni che si compiono. È quanto un buon padre cerca di insegnare ai propri figli, ma la cosa vale in tutti gli ambiti, politica compresa. Calza a pennello, per esempio, sui rapporti Cantone-Comuni. O meglio: su quello che la politica cantonale, tramite il Dipartimento delle istituzioni, il Consiglio di Stato e in ultima analisi il Gran Consiglio, ha previsto e prevede per lo sviluppo degli enti comunali. Vogliamo Comuni che possano agire – in piena autonomia – a favore dei propri cittadini in maniera ottimale, assumendosi responsabilmente i compiti che a loro competono. Compiti che oggi, anche al termine di numerosi processi aggregativi, vengono aggiornati in quella che è definita “Riforma Ticino 2020”.

È proprio attraverso le aggregazioni che il principio dell’autonomia comunale non solo è riuscito a sopravvivere, ma ha ripreso forza in molte realtà territoriali. L’andamento finanziario generale dei Comuni ticinesi, parallelamente a quanto sta avvenendo per il Cantone, è migliorato, aumentando il margine di intervento dei Comuni stessi.

Non ovunque ciò succede. La situazione di Astano è emblematica. In passato – quasi come un buon padre – il Cantone ha richiamato l’attenzione dell’autorità locale su certe scelte finanziarie, ma non solo (qui penso soprattutto all’occasione avuta nel 2004 di aggregarsi con Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio) che potevano indirizzare le finanze del Comune su altri binari. I cittadini di Astano in assoluta libertà hanno preso le proprie decisioni. A posteriori possiamo però dire che a difettare è stata la responsabilità.

Chiedere ora, come fa qualcuno, che siano tutti i cittadini del Cantone  a farsi integralmente carico delle mancanze degli astanesi (un po’ come – mutatis mutandi – è avvenuto in Vallese con il dissesto di Leukerbad) può essere comprensibile, ma non può essere né automatico né scontato, proprio per il discorso legato all’autonomia e alla responsabilità. Sarebbe un cattivo esempio e un precedente pericoloso. Anche invocare più soldi legati ai contributi geografici o a una migliore perequazione finanziaria vuol dire non aver capito che questi ultimi due strumenti non sono stati voluti per mettere cerotti a chi si è dato una martellata sul dito, ma per sostenere chi ha fatto scelte responsabili.