Votazione consultiva per l’aggregazione dei Comuni di Collina d’Oro e Muzzano

Votazione consultiva per l’aggregazione dei Comuni di Collina d’Oro e Muzzano

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della volontà espressa dalla popolazione di Collina d’Oro e Muzzano, che non ha accettato la proposta di aggregazione tra i due comuni.

Il Dipartimento delle istituzioni riconosce l’esito della consultazione popolare odierna, che segna l’abbandono del progetto fortemente voluto dalle autorità politiche locali.
Già in occasione della consultazione dei comuni sugli orientamenti aggregativi espressi dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), esse avevano auspicato l’inserimento di uno specifico scenario aggregativo del comprensorio, che è stato recepito dal Governo e formalizzato nel PCA presentato lo scorso dicembre al Gran Consiglio.
Alla luce dell’esito della votazione, i due comuni continueranno dunque a operare con l’assetto attuale e rinnoveranno i propri organi in occasione delle prossime elezioni generali comunali dell’aprile 2020.
Il Dipartimento delle istituzioni approfondirà nelle prossime settimane il risultato del voto odierno e presenterà al Governo una proposta di messaggio che definirà l’abbandono definitivo del progetto.

(immagine: www.collinadoro.com)

Comuni e Cantone costruiscono il “Ticino 2020” insieme

Comuni e Cantone costruiscono il “Ticino 2020” insieme

Le considerazioni dopo la nascita di Tresa

Eppur si muove… La grande riorganizzazione istituzionale/territoriale dei Comuni prosegue. Proprio questa settimana il Gran Consiglio ha approvato l’aggregazione dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e… Sessa con la creazione del nuovo comune di Tresa. Storia un po’ particolare quella di questa fusione, con il voto consultivo del dicembre 2018 che aveva visto i cittadini di Sessa dire no al progetto, la conseguente decisione del Governo che coerentemente ha proposta una fusione solo con i tre Comuni che avevano votato sì, la petizione lanciata a Sessa che chiedeva invece di rientrare nel nuovo Comune di Tresa e la successiva scelta del Gran Consiglio – che in ultima analisi decide sulle aggregazioni – di includere Sessa, per un’aggregazione in forma coatta, ma forte delle numerosissime firme raccolte dalla petizione.
Ci avviciniamo così a grandi passi al numero di 100 Comuni in Ticino, quando due decenni fa si era partiti da 245! Sullo sfondo poi vi è il Piano cantonale delle aggregazioni, che prefigura una serie di scenari “ma che potranno vedere la luce – sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – solo se dal basso, ossia tra la cittadinanza interessata, verrà dato l’impulso per intraprendere nuove forme di aggregazioni tra Comuni. Un’impostazione dalla quale il Dipartimento delle istituzioni e il Consiglio di Stato non vogliono transigere, coscienti che il successo per una nuova realtà istituzionale che dovesse nascere sta nel convinto sostegno e dunque impegno dei cittadini coinvolti. Solo se davvero si crede nella bontà di una proposta e nelle opportunità che potrebbero vedere la luce, un’aggregazione porterà ad avere Comuni attivi e dinamici”.
Comuni forti, autonomi e propositivi, come quelli che già sono nati e come quelli che ancora mantengono un buon potenziale, sono alla base di una più ampia riorganizzazione e suddivisione dei compiti tra Cantone e Comuni, in quella riforma che viene denominata Ticino 2020. “Stiamo definendo questa riforma in stretta collaborazione con i Comuni – e qui voglio sottolineare l’ottimo rapporto instaurato tra le parti. Il principio su cui poggia Ticino 2020 e quello di affidare al livello istituzionale più confacente (Comuni o Cantone) i compiti e dunque anche le risorse per svolgere nel miglior modo i servizi che il cittadino richiede, utilizzando al meglio le risorse finanziarie a disposizione. Un’analisi a 360 grandi che rende dinamico – e non vissuto solo a parole – il nostro federalismo. Un lavoro appassionante per le visioni che apporta, ma anche per il certosino impegno necessario a tradurre nella realtà queste visioni.”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Tresa, il nuovo Comune che segna un confine

Tresa, il nuovo Comune che segna un confine

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 16 ottobre 2019 del Corriere del Ticino

Il Gran Consiglio ha dato il via libera all’aggregazione a quattro nonostante il voto negativo di Sessa, ribaltato da una petizione. Non era mai successo.
Una fusione coatta, ma «sui generis». Così è stata definita in Parlamento l’aggregazione nel nuovo Comune di Tresa anche di Sessa, dove la votazione consultiva per l’unione con Croglio, Monteggio e Ponte Tresa aveva dato esito negativo per una manciata di voti. Ma alla fine una petizione sottoscritta dai cittadini ha avuto un ruolo decisivo nel cambiare il risultato.
Il deputato Omar Balli ha sottolineato: «È una primizia nel panorama delle aggregazioni».

Sessa può abbracciare Tresa
Gran Consiglio decreta la nascita della nuova realtà istituzionale includendo il paese che alle urne aveva detto no. È stata decisiva anche la petizione raccolta dopo la vittoria dei contrari – Adesso in Ticino il Comune più piccolo per estensione è Muralto

C’è stato un battesimo ieri a Palazzo delle Orsoline. Il Gran Consiglio ha dato il via libera alla costituzione del Comune di Tresa, che unirà Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa. Malgrado il voto popolare negativo di Sessa, che ha portato a un’aggregazione coatta, il Parlamento ha accettato la fusione a quattro con 69 sì, 5 no e 14 astenuti. Ad aver annunciato parere positivo sono stati Lega, PLR, PS e Verdi, mentre il PPD si è diviso fra favorevoli e astenuti. No di Più Donne. Ad aprire la discussione è stato Omar Balli (Lega), relatore del rapporto della Commissione Costituzione e leggi, che ha proposto l’aggregazione a quattro. «La maggioranza dei cittadini del comprensorio ha votato a favore e Croglio e Monteggio hanno detto sì pur sapendo che per loro il moltiplicatore d’imposta sarebbe aumentato dall’80% all’85%. Non è da tutti». Questo per dire che il consenso per il progetto di fusione era forte, nonostante il voto negativo di Sessa». Un responso infausto a cui però, ha concluso Balli, «è seguita una petizione pro aggregazione che ha raccolto il 55% degli iscritti a catalogo, cifra che supera i voti contrari nella votazione consultiva: una primizia per le aggregazioni».

«Coatta, ma sui generis»
Dunque è stata una fusione coatta ma «sui generis», come ha ricordato Marco Bertoli (PLR). «L’autodeterminazione è un valore fondamentale, ma non inalienabile. In talune circostanze è giusto privilegiare un bene superiore. La soluzione a quattro ha un pregio maggiore di quella a tre». Invece il PPD al momento del voto si è diviso. Maurizio Agustoni ha affermato che «il nostro partito è convinto della bontà del progetto. Però siamo contrari a qualsiasi fusione coatta per ragioni diverse dall’impossibilità di un Comune di continuare a camminare sulle proprie gambe, che non è il caso di Sessa. Tuttavia da sollecitazioni raccolte sul territorio, abbiamo maturato la convinzione che c’è un sufficiente consenso». Quanto al parere del PS, Nicola Corti ha sostenuto che «questa fusione lascia aperta una possibilità di scelta a chi oggi non sa barcamenarsi per il futuro, cioè le autorità di Astano».

«Garantiremo buoni servizi»
Secondo il democentrista Piero Marchesi, che è anche il sindaco di Monteggio e il principale referente politico del progetto aggregativo, «Tresa saprà garantire buoni servizi, un’amministrazione preparata e una prossimità che, grazie agli sportelli e alle commissioni di quartiere, porterà questi servizi alla popolazione, di cui sapremo cogliere le esigenze».

La medusa di Stephani
Il progetto ha avuto il sostegno anche dei Verdi, espresso in modo irrituale da Andrea Stephani, che ha mostrato la foto di una caravella portoghese. «È una sorta di medusa, che in realtà è un sifonoforo, ovvero non un solo animale, bensì quattro organismi diversi, specializzati e necessari alla sopravvivenza del super individuo». Il parallelismo con Tresa è evidente. Avrà quattro poli (Croglio scuola, Ponte Tresa istituzioni, Monteggio cura del territorio, Sessa cultura e svago). Più Donne invece, per bocca di Tamara Merlo, ha espresso un voto negativo alla fusione coatta, pur sostenendo che avrebbe accettato la proposta del Governo, ovvero la fusione a tre. Ciò nondimeno proprio il consigliere di Stato Norman Gobbi ha ricordato che «comunque il progetto a quattro è nato dal basso, dalla popolazione e non dal Cantone. Inoltre il Tribunale Federale ha confermato che il Gran Consiglio in materia di aggregazioni ha un ampio margine discrezionale, a differenza del Governo».

Si sposta un primato
La nascita di Tresa riduce di tre il numero di Comuni ticinesi (attualmente sono 115). Oltre a ciò, va ricordato che Ponte Tresa era il Comune più piccolo del Ticino per estensione territoriale (0,41 kmq). Il primato ora passa a Muralto (0,62 kmq).

Antenna violenza domestica, tre papabili

Antenna violenza domestica, tre papabili

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 16 ottobre 2019 de La Regione
Coordinatore/trice cantonale per la gestione del dossier

Tre papabili. Da cinquantatré, tante erano le candidature inoltrate alla scadenza del concorso, si è scesi, dopo una selezione basata sulla carta e una serie di colloqui, a tre profili.
Quelli che la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni sta prendendo in considerazione per il posto di coordinatore/trice chiamato/a a gestire il dossier riguardante la violenza domestica in Ticino.
Un fenomeno – la violenza (fisica, verbale, psicologica) tra le mura di casa – che resta purtroppo di attualità e che vede vittime soprattutto le donne. Da qui l’idea del Dipartimento di dar vita a una figura istituzionale che sul tema collaborerà strettamente anche con la direzione della Divisione giustizia. Una collaborazione volta fra l’altro a realizzare un piano di azione cantonale per concretizzare e monitorare – indicava il bando di concorso pubblicato il 9 luglio – i vari progetti per l’attuazione della Convenzione di Istanbul su prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, così come delle normative federali in materia, fra cui la legge che intende rafforzare la tutela delle vittime e che dovrebbe entrare in vigore nel luglio dell’anno prossimo. I tre candidati (ci sono profili sia femminili che maschili) su cui si è concentrata l’attenzione della Divisione saranno ora sottoposti a degli assessment.
«Nella valutazione e nella scelta verrà coinvolto anche il Dipartimento della sanità e della socialità – dice, da noi contattata, Frida Andreotti, responsabile della Divisione giustizia –. Mi auguro che il Consiglio di Stato possa procedere alla nomina del coordinatore o della coordinatrice nel corso del mese di novembre». Il concorso si era chiuso il 23 luglio e più di cinquanta sono state le candidature. Diverse quelle di accademici. Chi con formazione in campo giuridico, chi in ambito sociale e chi in quello economico. Il/la coordinatore/trice dovrà pure partecipare «a commissioni cantonali e intercantonali, stilare rapporti e curare campagne di sensibilizzazione», ricorda Andreotti. A fine anno, intanto, scadranno i mandati dei membri del Gruppo cantonale di accompagnamento permanente in materia di violenza domestica: «Vorrei proporre – sostiene Andreotti – una composizione maggiormente rappresentativa degli enti che si occupano dell’argomento».

Giornata cantonale dell’integrazione

Giornata cantonale dell’integrazione

Comunicato stampa

Nel fine settimana, sabato 12 ottobre, si è tenuta a Bellinzona la Giornata cantonale dell’integrazione, un evento annuale promosso dal Dipartimento delle istituzioni, in particolare dal Servizio per l’integrazione degli stranieri, quest’anno in collaborazione con l’Ufficio dello sport del DECS.

La Giornata cantonale dell’integrazione si è incentrata su un’attività all’aperto per rafforzare l’interazione tra le persone, abbinando la conoscenza del territorio all’attività sportiva.
L’appuntamento – che ha radunato circa duecento persone e ha visto la partecipazione del presidente della Commissione cantonale degli stranieri Omar Gianora e del sindaco di Bellinzona Mario Branda – ha permesso alla popolazione ticinese e alle comunità di trascorrere assieme un piacevole pomeriggio, inizialmente partecipando a una camminata d’orientamento in Città e poi a una merenda nel villaggio realizzato al Centro Gioventù + Sport. Uno spazio animato dalle comunità anche con proposte culinarie e con animazioni folkloristiche, da operatori del settore e da alcune Federazioni sportive. In mattinata si era invece approfittato del mercato cittadino per far conoscere le motivazioni e gli obiettivi della Giornata cantonale. Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile la riuscita di questa manifestazione.

Sostegno e affetto alla Polizia Cantonale

Sostegno e affetto alla Polizia Cantonale

“soddisfatto delle porte aperte a Lodrino”

Serietà nell’affrontare il proprio impegno professionale, consapevoli dell’importanza di un lavoro che aiuta tutti i cittadini ticinesi in uno degli ambito più importanti: la sicurezza delle persone e dei beni privati e pubblici. Ma anche cortesia, con la quale occorre rivolversi al cittadino-utente. Senza dimenticare abilità, fiuto, tenacia, preparazione fisica, rispetto delle regole e… buon senso, che non deve mai mancare. Così vuole essere il Corpo della Polizia cantonale e così si è presentato sabato scorso al campo d’aviazione di Lodrino per una giornata di porte aperte. I ticinesi hanno dimostrato di “voler bene” alla “loro” Polizia, partecipando numerosi a questo evento (si stima la presenza di non meno di 6mila persone), interagendo volentieri con gli agenti. Un bene che ha aperto il cuore del comandante Matteo Cocchi, visibilmente felice per l’esito della manifestazione. Per il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi una dimostrazione di fiducia e di affetto delle cittadine e dei cittadini nei confronti del lavoro quotidiano del Corpo della Polizia cantonale. È la miglior risposta alle critiche che spesso vengono montate ad arte contro l’operato degli agenti, anche per colpire chi politicamente ha la responsabilità della nostra sicurezza. “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, scriveva Dante. E guardare avanti significa ogni giorno per la Polizia cantonale mantenere una elevata capacità di intervento per contrastare il crimine, per assicurare l’ordine, per proteggerci, in ultima analisi.
Tante le famiglie giunte a Lodrino, con bambini e ragazzi (ma anche tanti adulti) incantati dalle dimostrazioni pratiche effettuate dai Reparti d’Intervento Speciali (RIS). Dimostrazioni che hanno toccato tutte le specializzazioni della Cantonale e che hanno potuto far capire il grande lavoro che sta dietro le quinte per essere pronti a effettuare gli interventi al fronte, quando le situazioni si presentano.
Indovinatissima l’asta organizzata dal Dipartimento delle istituzioni per vendere i vecchi radar fissi ormai non più in uso. Un modo per sorridere su un aspetto sempre caldo per chi incorre in una infrazione dei limiti di velocità, attirando comunque l’attenzione sul tema della prevenzione e mettendo a disposizione un po’ di denaro (nella fattispecie i 9 apparecchi radar sono stati battuti per un ammontare complessivo di 3’350 franchi) per la campagna “Strade Sicure” del Dipartimento. “Ma è stato anche un modo alla fin fine – sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi – per rispondere al desiderio del Nano della taglia sui radar”.

Fra accoglienza e polemica

Fra accoglienza e polemica

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 11 ottobre 2019 de La Regione

Domani è la Giornata cantonale dell’integrazione, sotto l’egida del Dipartimento istituzioni

Per Norman Gobbi non ci sono contraddizioni fra il suo ruolo istituzionale e la posizione leghista sull’immigrazione: ‘Discussioni all’italiana’
L’integrazione, in fondo, è anche una questione di orientamento: trovare convergenze, parlarsi, superare le distanze. Ecco allora che ‘Orientiamoci insieme’ è un gran bel nome, per la Giornata cantonale d’integrazione che si terrà domani a Bellinzona, sotto l’egida del Dipartimento delle istituzioni (Di). Un pomeriggio dedicato a tutta la popolazione, che inizierà alle 14 con una camminata d’orientamento in otto tappe: un paio d’ore abbondanti per incontrarsi e trovare insieme una direzione (si parte e si torna al Centro Gioventù e Sport; iscrivetevi su www.ti.ch/giornata-integrazione o annunciatevi sul posto). Poi alle 16.30 ci saranno la merenda, lo svago e le attività informative.

Ne approfittiamo per parlare di integrazione a tutto campo col direttore del Di Norman Gobbi, che ‘mette la faccia’ su un ampio piano quadriennale da 12 milioni di franchi, il che a qualche leghista potrebbe anche far storcere il naso.

Gobbi, la giornata si apre alla popolazione. Quali risultati si attende da questa iniziativa?
Come l’anno scorso a Mendrisio, invece di parlare di grandi teorie vogliamo valorizzare il lavoro concreto fatto nei Comuni, visto che sono i più vicini alla realtà dell’integrazione. E lo sport è uno degli ambiti che facilita meglio l’integrazione.

La giornata rientra nel quadro di un programma quadriennale molto ambizioso (vedi accanto). Quali sono i punti di forza della sua applicazione in Ticino?
Sostanzialmente quello di fare le cose normalmente: la politica d’integrazione passa attraverso percorsi consolidati, come i pilastri legati a scuola e mondo del lavoro, dove l’integrazione avviene quasi naturalmente. Succedeva in passato con chi arrivava dall’Italia e poi dalla Jugoslavia, con qualche difficoltà in più perché comunque le distanze culturali aumentavano. A maggior ragione richiede uno sforzo l’integrazione della migrazione da Asia e Africa.

In questo quadro si è istituito anche il corso di Specialista della migrazione. Il suo compagno di partito Lorenzo Quadri si è subito chiesto se questa formazione non ‘incoraggi l’industria dell’asilo.’ Cosa risponde?
Diciamo che non sono convinto neanch’io. Il corso è promosso dal Decs ed è rivolto soprattutto a chi opera nei comuni. Quanto all’industria dell’asilo: c’è già, se penso a quante risorse vi sono impiegate a livello federale. Risorse della collettività che inevitabilmente vengono sottratte ad altri ambiti. La politica d’integrazione invece mira a garantire che chi ha un permesso di soggiorno venga appunto integrato, per evitare quello che avviene in certi paesi vicini: ghettizzazione, scollamento da valori come la democrazia e il rispetto dell’altro sesso.

‘Industria dell’asilo,’ ‘migranti con lo smartphone,’ ‘delinquenti stranieri…’ La comunicazione di molti suoi sodali e del ‘Mattino’ non pare incoraggiare uno degli obiettivi prioritari del progetto: la ‘promozione di un atteggiamento di reciproca attenzione e tolleranza nella popolazione.’
D’altra parte c’è chi parla di frontiere aperte, che è altrettanto aberrante. Comunque il sottoscritto ha portato la politica d’integrazione fuori da quella partitica, lei non faccia l’errore di rimettercela. Ricordo che semmai fu in passato che si verificarono abusi in questo senso. Il sottoscritto, nel bene e nel male, porta avanti una politica d’integrazione che è svincolata da visioni di parte e risponde alle deleghe istituzionali. Ho le mie opinioni, ma quando qualcuno ha diritto di rimanere dev’essere integrato. Poi è vero che la politica d’integrazione non è fine a se stessa: dobbiamo raggiungere determinati obiettivi; per esempio, è opportuno che chi è disoccupato e beneficia di aiuto statale faccia dei passi per inserirsi nel mondo del lavoro.

Insisto: il direttore di un dipartimento ha un ruolo politico, non è un funzionario. E lei è anche uno dei maggiori rappresentanti della Lega. Non può sfuggirmi la contraddizione fra politica d’integrazione e polemiche anti-immigrati.
Appunto. Giudichi la mia politica invece di fare queste discussioni all’italiana.

L’integrazione è anche quella di chi viene da più vicino: ad esempio i residenti europei. Una recente mozione denuncia ‘decine di casi di persone che ricevono continuamente visite di ausiliari di polizia e di impiegati comunali il mattino presto per verificare che cos’hanno nel frigorifero e quale biancheria hanno nei loro armadi,’ per verificarne la residenza. Lo ritiene giusto?
È una misura dettata dalla legge federale, e spetta poi alla polizia verificare l’effettiva residenza. Risponderemo in questo senso alla mozione, nei tempi dovuti.

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Piano ambizioso da 12 milioni

‘Orientiamoci insieme’ – l’evento promosso domani dal Dipartimento delle istituzioni insieme a quello dell’Educazione, della cultura e dello sport – è anche il simbolo di una strategia più ampia. La camminata d’orientamento a Bellinzona s’incastona infatti nel programma d’integrazione 2018-2021. Un piano da 12 milioni di franchi, suddivisi equamente fra la Confederazione, da una parte, e il Cantone e i Comuni dall’altra. Il piano si muove lungo molteplici direttrici, e comprende l’informazione e la consulenza a chi è appena arrivato, ma anche quei corsi di lingue fondamentali per trovare un lavoro e adempiere ai requisiti su permessi e naturalizzazioni.
Poi ci sono la formazione e l’avvio al lavoro, con i pretirocini d’integrazione seguiti quest’anno da una cinquantina di giovani adulti e un centinaio di adolescenti: «Un modo per colmare lacune nelle competenze sociali e formative, e aiutare i giovani a trovare la strada più adatta nel mondo del lavoro», spiega il Delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta; «è l’obiettivo più sfidante e impegnativo, ma anche il più importante» in una realtà dove la disoccupazione fra gli stranieri è quasi doppia rispetto a quella degli svizzeri. «Nuovo e prioritario» – prosegue il Delegato – è anche «il sostegno alla prima infanzia, sia per i bambini che provengono dall’estero che per quelli nati qui da genitori immigrati di recente». Uno sforzo strategico di socializzazione precoce, «a partire già dai progetti di inserimento mamma-bambino e negli asili nido, in vista di una migliore integrazione nella scuola dell’infanzia».
Ché chi ben comincia è a metà dell’opera.
Il programma persegue anche la tutela dalle discriminazioni, in particolare attraverso il Centro ascolto razzismo e discriminazione (Cardis), che offre supporto a vittime e testimoni di atti razzisti. Chi ne ha bisogno può contattare il numero gratuito 0800 194 800 o scrivere a cardis@discriminazione.ch. Infine ci sono i servizi di interpretariato e mediazione interculturale. Progetti ai quali possono accedere tutti, anche chi è in attesa di permesso; se ne viene esclusi nel caso in cui il soggiorno sia stato definitivamente negato.  Infine, appunto, c’è l’obiettivo del ‘vivere assieme’ che soffia su questo sabato bellinzonese. E che forse è più intangibile, ma è il traguardo finale di ogni sforzo e di ogni investimento. Con l’auspicio che la popolazione, straniera e no, sia pronta a orientarsi insieme e accolga l’invito.

Protezione della popolazione: i partner si allenano

Protezione della popolazione: i partner si allenano

Comunicato stampa

Il Bellinzonese ha ospitato, martedì 8 e mercoledì 9 ottobre 2019, le ultime due edizioni 2019 del corso per gli Stati maggiori degli enti di primo intervento denominato «SMEPI». Si è trattato di una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si sono alternate tra Monte Carasso, Castione, Camorino e Sant’Antonino.

La Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP) propone, già da alcuni anni, moduli formativi per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione di situazioni che necessitano l’attivazione di uno Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI).
L’edizione 2019 ha visto impegnati circa settanta operatori degli enti di primo intervento (EPI) su quattro giornate di esercitazioni, durante le quali i professionisti del primo intervento hanno avuto la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie a una serie di applicazioni pratiche, coadiuvate da un team d’istruttori esperti.
Gli scenari proposti hanno simulato: un incendio in una fattoria, un’evacuazione di persone nel settore di Monte Carasso-Mornera (compresa la funivia), un problema di ordine pubblico presso un centro commerciale e un cedimento strutturale all’interno di alcuni magazzini di stoccaggio.
I partecipanti hanno così avuto la possibilità di esercitare in modo pratico la propria funzione, chi a capo dello SMEPI, chi di responsabile del proprio servizio chiamato a intervenire. Durante le simulazioni hanno dovuto allenare l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, nonché l’applicazione dei vari protocolli di condotta.
Gli aspetti logistici del programma sono stati gestiti dal Corpo civici pompieri di Bellinzona, con la supervisione della CT istr PP. Nelle singole piazze di lavoro ci si è pure avvalsi delle competenze dei partner specializzati per le singole simulazioni (proprietari delle infrastrutture, protezione civile, soccorso alpino, sezione della protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo e l’ufficio del veterinario cantonale).

In giardino o come bucalettere una nuova casa per i vecchi radar

In giardino o come bucalettere una nuova casa per i vecchi radar

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 ottobre 2019 del Corriere del Ticino

Gli apparecchi fissi sono stati aggiudicati all’asta in occasione della giornata delle porte aperte della Polizia cantonale a Lodrino.
Tensione tra lanci e rilanci con due battitori d’eccezione, il consigliere di Stato Norman Gobbi e il comandante Matteo Cocchi

Incubo di non pochi automobilisti, i radar fissi hanno trovato una nuova casa. Ufficialmente in pensione da gennaio, dopo oltre 15 anni di servizio gli apparecchi sono stati protagonisti sabato a Lodrino di un’asta promossa dal Dipartimento delle istituzioni in occasione della giornata delle porte aperte della Polizia cantonale (vedi articolo a fianco). E anche se ormai «definitivamente in panchina», i radar non hanno mancato di scaldare gli animi dei numerosi potenziali acquirenti che, a suon di rilanci, si sono dati battaglia incitati da due battitori d’eccezione: il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, affiancati dal direttore di Teleticino Matteo Pelli che ha dato brio all’evento. «Signore e signori – ha detto Pelli – fatevi avanti per questa splendida inutilità della quale non si può fare a meno. Sarete tra i nove in tutto il cantone che potranno vantarsi di avere un radar in giardino. Insomma, cosa c’è di meglio per cuccare?». Detto, fatto. Ad accaparrarsi il primo radar fisso è stato Christian di Riazzino che ha sbaragliato la concorrenza con 350 franchi (il prezzo di base era fissato a 100 franchi). «Mia moglie non era così contenta mentre rilanciavo ma l’occasione era più unica che rara – ci dice – insomma, chi può dire di lasciare in eredità ai propri figli un radar?». Poco importa se la figlia, ancora nel passeggino, per il momento sembrava più interessata ai pony della Polizia cantonale che al nuovo acquisto di papà.

Si torna nel Malcantone
Rotto il ghiaccio, i successivi otto esemplari sono stati battuti all’asta in poco meno di un’ora per un totale di 3.350 franchi. Soldi che – e non poteva essere altrimenti – verranno utilizzati per una campagna di sensibilizzazione sulle strade. Ma più che il ricavato a restare nella memoria dei presenti sarà sicuramente l’ironia che hanno contraddistinto l’evento. Basta pensare che, per invitare il pubblico a rilanciare, ad un certo punto Cocchi ha affermato che «per chi offre 300 franchi c’è in bonus una nottata con Gobbi». Pronta la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani che però, alla resa dei conti, è stata sorpassata da Milko che per riportare nel Malcantone il famigerato radar di Magliaso ha speso la cifra record di 450 franchi. «Quando ho sentito che l’apparecchio era proprio quello del Malcantone non ho potuto trattenermi e l’ho comprato – ci racconta – per 450 franchi si può ben fare una follia. Dove lo metterò? Penso in cascina, in casa ho il dubbio che non ci stia».

«Mi sono tolto uno sfizio»
E tra chi utilizzerà il nuovo acquisto «come bucalettere» o chi ha «semplicemente voluto togliersi uno sfizio», i motivi che hanno spinto i nove fortunati a lanciarsi nella contesa sono diversi. «L’idea è quello di posizionarlo al bordo della strada davanti alla mia officina», spiega Flavio, di Barbengo, che ha sganciato 350 franchi per l’apparecchio. «Su quel tratto guidano tutti come matti, magari questo servirà da dissuasivo. Ma prima devo chiedere in Comune se ci vuole un permesso speciale». Infine, tra chi è riuscito ad accaparrarsi quello che potremmo ormai definire un oggetto vintage è stato il candidato leghista per gli Stati Battista Ghiggia che ha speso 400 franchi «per fare un regalo a un giovane sostenitore. Sperando che sia la sua unica esperienza con i radar». Insomma, a differenza di quello che si poteva pensare quando è stata lanciata l’idea di un’asta dei vecchi radar, i ticinesi si sono dimostrati tutto fuorché timidi. «La forte affluenza a Lodrino dimostra come da parte dei ticinesi ci sia affetto e fiducia nei confronti della Polizia cantonale», commenta Gobbi che, in veste di direttore delle Istituzioni è più volte finito sotto i riflettori proprio per i controlli di velocità effettuati dalla polizia. «Effettivamente come Dipartimento avremmo potuto comprarci uno dei nove apparecchi per ricordo, ma temo che a Palazzo delle Orsoline il plafone sia troppo basso per ospitare una simile struttura. Tuttavia – conclude – durante l’asta mi ha fatto sorridere il fatto che anche mia moglie abbia provato ad accaparrarsi una postazione. Senza però riuscirci».

Norman Gobbi incontra gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi

Norman Gobbi incontra gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi

Comunicato stampa

La sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona ha ospitato venerdì 4 ottobre il tradizionale incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Si è trattato di un momento di dialogo e di condivisione, nobilitato quest’anno dall’intervento di Stefano Trojani, già istruttore militare e oggi responsabile per la sicurezza del World Economic Forum (WEF).

È diventato un appuntamento fisso quello che vede il direttore del Dipartimento delle istituzioni incontrare annualmente gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. Un’ occasione per le autorità politiche cantonali e militari di confrontarsi su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone.

Dopo il saluto introduttivo di Ryan Pedevilla, Capo della Sezione del Militare e della Protezione della popolazione, ha preso la parola Norman Gobbi, il quale ha esposto alla platea composta da un’ottantina di ufficiali e sottufficiali professionisti nonché da alcuni ufficiali di Polizia i progetti attualmente in atto a favore dell’Esercito, mettendo nel contempo l’accento sull’importanza di difendere e promuovere l’italianità al suo interno. Un obiettivo che sta particolarmente a cuore al capo del Dipartimento delle istituzioni. Norman Gobbi ha citato alcune cifre significative: ”Si è riusciti a mantenere in Ticino 800 posti di lavoro legati all’Esercito, confermando anche la presenza di RUAG. Negli ultimi 10 anni sono stati investiti dalla Confederazione 220 milioni di franchi e altri 117 milioni sono previsti nei prossimi 5 anni a Sud delle Alpi per immobili dell’esercito. La qualità che contraddistingue militari professionisti e soldati di milizia ticinesi viene riconosciuta e ripagata dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport”. L’elenco delle infrastrutture in opera e in programma è lungo: si va dalla Piazza d’armi di Isone, al Centro logistico Monte Ceneri, per giungere al nuovo Centro di reclutamento e Centro modico regionale.

Durante la sua esposizione Gobbi ha pure evidenziato il ruolo del professionista nell’esercito, auspicando che il suo statuto venga sempre meglio difeso e promosso. Tra gli altri temi, ha ricordato i passi che si sono compiuti negli ultimi mesi per cercare di contenere il troppo frequente ricorso al servizio civile. E non è mancato, per concludere, un accenno alla progettazione del Poligono di tiro al Monte Ceneri, il cui credito di progettazione è stato approvato nel corso della primavera dal Gran Consiglio. 

Dopo un momento in cui il Consigliere di Stato ha risposto ad alcune domande poste dagli ufficiali e sottufficiali, è intervenuto il Comandante della Divisione territoriale 3 – divisionario Lucas Caduff – che ha sottolineato gli ottimi rapporti di collaborazione tra le parti. Il testimone è poi passato a Stefano Trojani, attuale responsabile della sicurezza del WEF, il quale ha presentato la complessa organizzazione che si cela dietro l’organizzazione di incontri internazionali (non solo a Davos) promossi dal World Economic Forum. Una “macchina” che si muove per prevenire la violenza contro le persone e le cose, prendendo misure e anticipando eventuali rischi. 

A conclusione della serata, il classico momento conviviale, che ha dato un’ulteriore occasione per approfondire il contatto diretto tra autorità politiche e autorità militari.