Ticino a prova blackout

Ticino a prova blackout

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 luglio 2018 de La Regione

Solcà (polizia): ‘Pronti a sganciare lo Stato maggiore’. Con la panne di ieri non è però stato necessario.

Un problema durante la manutenzione a Magadino fa saltare la corrente 45 minuti nel Sottoceneri. E se lo stop fosse durato più a lungo? «Il primo passo lo abbiamo fatto. Poi però considerato che la situazione a breve si sarebbe risolta non è stato attivato lo Stato maggiore cantonale di condotta». Non è stato cioè necessario far “ballare” i telefoni e convocare la lista dei partner che la polizia attiva in un caso come quello capitato ieri mattina nel Sottoceneri. Blackout pressoché totale: luci spente, schermi a nero, ascensori bloccati, semafori inutili. «Siamo intervenuti per persone ferme nei lift e sistemi di allarme partiti automaticamente, poi la panne è rientrata» spiega Athos Solcà, capitano della Polizia cantonale. Sì perché a Magadino, intanto, si era già al lavoro per ripristinare il “problema tecnico” all’origine della “messa fuori servizio delle sottostazioni di Manno e Mendrisio – come spiega l’Azienda elettrica cantonale –, con la conseguente interruzione dell’erogazione di corrente elettrica in gran parte del Sottoceneri”. Sulle cause, precisava ieri in serata Aet, “le dinamiche dell’accaduto sono oggetto di accertamenti”, anche perché il problema si è verificato durante lavori di manutenzione prestati da Aet su impianti di Swissgrid, la Società nazionale di rete responsabile della gestione, della sicurezza e del potenziamento della rete ad altissima tensione. Non è dunque così semplice stabilire le responsabilità del guasto e delle sue conseguenze, comunque limitate ai tre quarti d’ora senza elettricità. Fosse durata più a lungo? Senza ipotizzare scenari fantascientifici, l’esperienza di ieri è bastata per interrogarsi sul ritorno a una società senza corrente, anche solo per un giorno o due. Cosa accadrebbe? Filosoficamente parlando lasciamo al lettore le proprie riflessioni. Dal punto di vista operativo, come detto, le autorità sono pronte. «L’ufficiale di picchetto, dopo l’analisi e in accordo con il comandante, decide se sganciare lo Stato maggiore cantonale di condotta. Se è il caso, vengono convocati i partner della sicurezza così come quelli dei servizi tecnici, penso ai rappresentanti dei fornitori di energia elettrica come quelli delle catene di distribuzione del freddo [per la conservazione degli alimenti, ndr]. In seguito – riprende Solcà – vengono messi in atto dei piani di contingenza già esistenti. Si tratta per esempio di garantire il funzionamento degli impianti della radio della polizia, oppure la possibilità alle stazioni di benzina di poter acquistare carburante, considerato che le pompe funzionano a elettricità. Non ci si pensa, ma sono davvero moltissimi i servizi compromessi in caso di ‘blackout’ elettrico». Tant’è che a livello nazionale nel 2014 si è svolta un’esercitazione a cui ha preso parte anche il Canton Ticino, durante la quale sono stati testati questi dispositivi. «I piani sono stati allenati e sviluppati». Il lavoro continua: il prossimo settembre sarà la Protezione civile a svolgere un’esercitazione, proprio per testare le capacità dei militi a garantire il supporto laddove i piani prevedono il loro intervento (in primis a favore degli enti di primo intervento). E la cittadinanza? Come verrebbe avvertita? «L’informazione viene assicurata dalla Rsi che ha un sistema di continuità per la radio. È chiaro però che in casa occorre poter disporre di un apparecchio a batteria…». L’indicazione di Solcà suona più come un consiglio. «In ogni caso, la polizia è pronta a informare la popolazione grazie alle proprie pattuglie, che per l’occasione si doterebbero di megafono». Altro che internet e la comunicazione istantanea a cui siamo tutti abituati. Una volta scaricate le batterie degli smartphone tanti cari saluti a siti, social network e whatsapp. Un’esperienza che, almeno da questo punto di vista, sarebbe molto probabilmente più arricchente che penalizzante.

Con testa sulla strada e nei laghi e fiumi

Con testa sulla strada e nei laghi e fiumi

Importanti attività di prevenzione durante l’estate
La stagione balneare è iniziata da settimane e, come tradizione, residenti e i turisti che hanno raggiunto il Ticino per le vacanze hanno iniziato ad affollare le rive di fiumi e laghi nonché lidi e piscine per rinfrescarsi.
Nel contempo, il traffico sulle nostre strade non è diminuito, ma si è modificato nelle modalità di spostamento e negli orari.
Per questo motivo il mio Dipartimento è particolarmente attivo, anche durante l’estate, nell’attività di prevenzione, per ridurre l’eventualità che si verifichino gravi infortuni nei fiumi e nei laghi rispettivamente incidenti sulle strade. Un lavoro svolto con l’importante supporto di specialisti e di partner settoriali che nel corso degli anni ha permesso di diminuire il numero di incidenti, così come documentano le statistiche della Polizia cantonale. 
 
Regole di balneazione e per gli sport acquatici
Il nostro Cantone propone scenari paesaggistici gradevoli, dove trascorrere momenti di relax e attività sportive a contatto con l’acqua. Non dobbiamo comunque mai scordare che lo svago può rapidamente trasformarsi in tragedia se si sottovalutano le insidie che si nascondono nelle acque. Il progetto di sensibilizzazione “Acque sicure” ha l’obiettivo di coinvolgere e informare i bagnanti che non valutano adeguatamente o non sanno riconoscere le possibili situazioni di difficoltà che potrebbero verificarsi. Il numero crescente di bagnanti presenti in riva ai fiumi e nei laghi, oltre all’incremento degli appassionati di attività sportive estreme, ha reso necessaria una comunicazione particolareggiata con la messa in evidenza dei rischi associati alle varie attività. L’attenzione deve comunque restare alta, perché sono in aumento gli incidenti nei laghi, solitamente considerati meno impegnativi per l’assenza di mulinelli o dell’innalzamento improvviso delle acque. Una tendenza dovuta essenzialmente alla scarsa conoscenza dei pericoli e delle proprie capacità. Mi auguro pertanto il rispetto e la condivisione delle regole per il bagnante promosse dal progetto.
 
Stile di guida ottimizzato per motociclisti
In questo periodo la meteo favorevole e le temperature gradevoli inducono numerosi automobilisti ad accantonare temporaneamente l’auto per spostarsi con scooter o moto. Ricordo che quando si viaggia su due ruote l’attenzione alla strada deve essere superiore poiché il rischio d’incidenti gravi o letali cresce esponenzialmente. Per fronteggiare questa criticità, il mio Dipartimento in collaborazione con la Polizia cantonale nelle scorse settimane ha organizzato una giornata di sensibilizzazione alla sicurezza in moto sui passi alpini. Questo per ottimizzare lo stile di guida e rendere attenti i motociclisti sui rischi della guida fuori dalle località. Altre campagne nell’ambito del progetto “Strade sicure” hanno invece sottolineato l’importanza di essere vigili e rendersi ben visibili nel traffico e di limitare le distrazioni al volante. L’uso del telefonino alla guida, assieme alla velocità e all’alcool, è tra le prime cause di violazione del codice stradale e di incidenti spesso anche gravi. 
Le campagne promosse dai servizi del mio Dipartimento, soprattutto i positivi risultati conseguiti, dimostrano l’utilità e l’efficacia del lavoro svolto: i pericoli sono ora maggiormente conosciuti dalla popolazione e gli incidenti si verificano con minore frequenza. Il tema dell’acqua è affrontato con l’apertura della stagione balneare mentre i temi sulla sicurezza stradale possono essere puntuali (inizio delle scuole), stagionali (equipaggiamento invernale) o sempre validi (distrazioni, alcool e velocità).
Per un Dipartimento che deve garantire la sicurezza dei propri cittadini, l’attività di prevenzione è fondamentale e può aiutare a salvare delle vite. Assieme possiamo contribuire al raggiungimento di questo obiettivo, con un comportamento responsabile e una buona dose di buonsenso.
 
Un credito da 3,1 milioni di franchi per la formazione della Protezione civile

Un credito da 3,1 milioni di franchi per la formazione della Protezione civile

Il Consiglio di Stato ha approvato nelle scorse settimane lo stanziamento di un credito da 3,1 milioni di franchi per la formazione dei militi della Protezione civile nel periodo 2019/2022. Questo investimento permetterà di consolidare il nuovo concetto d’istruzione in vista della modifica della legge federale prevista per il 01.01.2020.

La convenzione sull’istruzione stipulata tra il Cantone e i sei Consorzi di Protezione Civile (PCi) nel 2015 ha dato il via ad un nuovo concetto di formazione con l’obiettivo di rendere maggiormente efficaci le formazioni di PCi in caso di eventi particolari o straordinari in appoggio degli enti di primo intervento.

Grazie al supporto delle Regioni di PCi è stato ridisegnato il programma di formazione e valutato il materiale ed equipaggiamento necessario per assolvere i propri compiti. In seguito gli oltre 500 astretti al servizio di PCi (reclute, specialisti e quadri), che annualmente vengono formati presso il Centro Cantonale d’istruzione del Monteceneri, sono stati istruiti in differenti corsi tecnici, dapprima individualmente e in seguito in esercitazioni condotte da quadri di milizia.

La gestione oculata delle risorse disponibili da parte della Sezione del militare e della protezione della popolazione, unita all’impegno delle Regioni di PCi, ha permesso un leggero risparmio della spesa annuale a carico del Cantone, ma soprattutto di aumentare considerevolmente la durata della formazione.

Infatti, solo grazie ad una preparazione adeguata, unita alla regolare presenza ai corsi di ripetizione così come alle esercitazioni congiunte si rendono possibili interventi come la costruzione e gestione del Centro temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata a Rancate o la disinfezione di un’azienda agricola dalla malattia di New Castle a Pazzallo.

Il Dipartimento delle istituzioni tiene a ringraziare per la collaborazione i datori di lavoro che, non ostacolando i propri dipendenti chiamati ad assolvere gli obblighi di servizio, partecipano in modo responsabile al bene pubblico. Solo grazie alla regolare formazione dei militi possiamo contare su un valido contributo per migliorare la sicurezza sul nostro territorio.

Sicurezza negli stadi, Gobbi: “Un gesto di fiducia verso i club”

Sicurezza negli stadi, Gobbi: “Un gesto di fiducia verso i club”

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 13 luglio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10684625 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 14 luglio 2018 de La Regione

Da Aeschlimann (Hcl) e Lombardi (Hcap) soddisfazione per la scelta di non identificare tutti i tifosi ma solo gli ospiti.

Nessuna schedatura in entrata per i tifosi locali di hockey su ghiaccio e calcio, nessun obbligo per le società di dotarsi di sistemi informatici che registrino alle casse i volti delle persone come inizialmente ventilato. La soluzione tracciata ieri dal Dipartimento istituzioni per evitare che si ripetano incidenti e tafferugli, come quelli accaduti alla Valascia e alla Resega, è ‘soft’ e, per certi versi, pedagogica. Se da una parte le piste di Ambrì Piotta e Hockey Club Lugano dovranno ‘‘attrezzarsi entro marzo 2019 di sistemi per identificare i tifosi dei settori ospiti’’, ai sodalizi sportivi non vengono date direttive particolari su come provvedere. Nessun obbligo dall’alto insomma, nessuna direttiva ‘ad hoc’. «È una soluzione evidentemente di compromesso – annota interpellato dalla ‘Regione’ Norman Gobbi, direttore del Di –, ora starà ai club attivarsi. La nostra decisione è anche un gesto di fiducia nei loro confronti». Fiducia che però dovrà avere riscontri, «perché sennò le prime ipotesi formulate potrebbero tornare in campo». Ma c’è ottimismo, anche perché, rileva Gobbi, «è anche nel loro interesse evitare che le piste vengano viste da parte dei tifosi come luoghi insicuri, e che quindi smettano di vedere le partite dal vivo nonostante la passione». Se situazioni come quelle post Ambrì Piotta-Losanna si dovessero ripetere, insomma, a essere danneggiati in primis sarebbero i club secondo il direttore delle Istituzioni, «perché ciò porterebbe famiglie con bambini, o coloro che amano lo sport, a rimanere distanti dagli stadi creando un danno economico ai club». Il monitoraggio, leggasi identificazione facciale, dei settori ospiti, d’accordo. Ma nel frattempo? «Quello che chiediamo alle società è di sedersi subito a un tavolo assieme alla Polizia cantonale per valutare gli accorgimenti migliori» spiega Gobbi. La decisione del Di è «valutata abbastanza positivamente» da Filippo Lombardi, presidente dell’Hcap, «ma ci riserviamo, negli incontri che terremo nei prossimi mesi, di discutere col Dipartimento e le forze di polizia». Per Lombardi «era importante che non ci fossero controlli per i settori dei nostri tifosi, sia per i costi sia per l’effetto deterrente che avrebbe un provvedimento simile sul venire o meno alla pista a vedere la partita. Constatiamo con piacere che si sia presa una strada diversa».«Si va nella giusta direzione» per Jean-Jacques Aeschlimann, direttore generale dell’Hcl. Vale a dire «quella della collaborazione, perché Gobbi ha accolto alcune delle nostre perplessità. Noi, ovviamente, siamo pronti a fare la nostra parte». Alcuni punti interrogativi certo rimangono, «soprattutto su chi finanzierà il tutto. A inizio agosto avremo una riunione del nostro Cda, e arriveremo agli incontri con istituzioni e Polizia cantonale con una posizione ufficiale». Per Aeschlimann, ad ogni modo, è importante che «il Dipartimento istituzioni abbia mostrato un’apprezzabile capacità di ascolto».


‘La sicurezza? Tra 20 e 30mila franchi a partita’

Se per l’hockey ci sono quindi cambiamenti all’orizzonte, all’Fc Lugano «abbiamo chiesto di attivarsi presso l’Associazione svizzera di calcio per trovare una soluzione sul come evitare disordini prima, durante e dopo le partite a rischio» afferma Norman Gobbi. Niente riconoscimento facciale quindi, né identificazione alle entrate. Con un avviso neanche tanto velato, però. ‘‘Se la situazione non migliorasse – scrive infatti il Dipartimento istituzioni – ci riserveremo di tornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio di Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti’’. Di più. ‘‘In assenza di significativi miglioramenti, il Dipartimento potrà decidere di aumentare sensibilmente gli importi a carico dell’Fc Lugano per il mantenimento dell’ordine pubblico in occasione delle partite a rischio’’. Costi già alti, dato che «ogni partita per la sicurezza spendiamo tra i 20 e i 30mila franchi» risponde da noi interpellato Michele Campana, direttore generale dell’Fc Lugano. «Ci invitano a discutere con le autorità e la Swiss football league per individuare possibili miglioramenti al più presto – continua Campana – e noi sicuramente lo faremo. Siamo disposti a rimettere in discussione la situazione attuale, ma penso che non ce ne siano tante di più efficienti, anzi. Però siamo a disposizione».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 14 luglio del Corriere del Ticino

Tifosi: il giro di vite soft convince a metà

Il Dipartimento delle istituzioni corregge il tiro e punta a controlli d’identità solo nel settore ospiti delle piste di hockey Ancora scettici i club – Aeschlimann: «Infelice il termine a marzo» – Lombardi: «Disparità di trattamento con il calcio»

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi lo definisce «un compromesso», le società sportive coinvolte e la Città di Lugano continuano però a storcere il naso. Per arginare gli episodi di violenza negli stadi ticinesi le autorità cantonali ritengono necessari degli interventi, anche infrastrutturali. Ma se alla luce degli scontri avvenuti alla Valascia il 14 gennaio scorso tra gli ultras biancoblù e quelli del Losanna il consigliere di Stato aveva inizialmente proposto l’introduzione di controlli d’identità generalizzati all’entrata di piste e stadi, ieri a Comuni e club è stata annunciata una parziale retromarcia. «È confermata – in particolare – la richiesta che le piste di ghiaccio Valascia e Cornèr Arena siano attrezzate – entro il mese di marzo 2019 – di dispositivi per l’identificazione facciale dei tifosi nel settore ospiti» fanno sapere le Istituzioni. Il provvedimento non riguarderà dunque Curva Sud e Curva Nord e nemmeno il pubblico delle tribune.
Risparmiato dalla misura sarà anche Cornaredo. «È stato chiesto al FC Lugano di attivarsi nei confronti dell’Associazione svizzera di calcio (ASF) per contenere significativamente i disordini a margine delle partite considerate a rischio. Una richiesta analoga sarà inoltrata all’ASF dal Dipartimento, in accordo con il Dicastero sicurezza e spazi urbani della Città di Lugano». Detto ciò, le Istituzioni precisano che se la situazione non migliorasse, «il Dipartimento si riserva di ritornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti». Da noi contattato, Gobbi spiega le ragioni alla base di questo giro di vite soft: «Si tratta di un atto di fiducia nei confronti delle società sportive, alle quali è stato richiesto uno sforzo minore rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. Una fiducia che dovrà essere confermata nei fatti, altrimenti saranno da rivedere le misure di sicurezza all’interno degli stadi. In ogni caso – aggiunge – si vuole andare nella direzione di una maggiore responsabilizzazione dei club sul fronte della sicurezza. Mi auguro che questa proposta di compromesso possa trovare l’adesione e la comprensione da parte delle società, che penso abbiano capito che sulla sicurezza non si scherza, visti i possibili pericoli che anche una partita considerata tranquilla può causare».

Badaracco: «Il Cantone contribuisca»

Fin qui la visione dipartimentale. Le società tuttavia condividono solo in parte. «Da subito abbiamo garantito la nostra collaborazione, chiedendo però misure adeguate per risolvere un problema che nessuno nega» indica il managing director dell’HC Lugano Jean-Jacques Aeschlimann. In tal senso, aggiunge, «siamo soddisfatti che Gobbi abbia corretto il tiro». La soluzione ora sul tavolo «è una base sulla quale si può discutere, anche se vi sono alcuni aspetti problematici». Quali? «Il termine di fine marzo per attrezzarsi del sistema d’identificazione non è ideale. Probabilmente si sarebbe in pieni playoff ma – a livello operativo – implementare un dispositivo simile creerebbe qualche grattacapo anche a stagione in corso». C’è poi un altro aspetto sul quale Aeschlimann pone l’accento: «Dotarsi di un sistema di controllo facciale rischia di richiedere dei lavori infrastrutturali, anche perché solo un apparecchio non sarebbe sufficiente per gestire centinaia di tifosi. Bisogna dunque capire se la Città di Lugano, proprietaria della pista, è disposta ad assumersi i relativi oneri. Un dispositivo simile costa attorno ai 30.000 franchi». Abbiamo girato direttamente l’interrogativo al responsabile del Dicastero cultura, sport ed eventi Roberto Badaracco: «Sarò molto chiaro: la Città non è disponibile a farsi carico da sola di altri investimenti». In questo quadro Badaracco critica dunque le indicazioni giunte da Bellinzona: «Il Dipartimento impone delle misure, ma vuole che siano gli altri ad assumersene i costi. Così non va bene. Nei prossimi mesi sarà necessario tornare a sedersi attorno a un tavolo e definire una chiave di riparto alla quale partecipi anche il Cantone». E dello stesso avviso si dice anche il presidente dell’Ambrì Piotta Filippo Lombardi: «C’è soddisfazione poiché rispetto ai preannunci ultimativi degli scorsi mesi ora non si avanza un giudizio definitivo e si ragiona su misure applicabili. Siamo pronti al dialogo, ma sicuramente vi sono alcuni punti sui quali bisognerà avviare nuove discussioni. Penso al timing di fine marzo e al finanziamento del sistema di controllo richiesto». Non solo. Lombardi non nasconde la propria «perplessità» per «la disparità di trattamento tra hockey e calcio. E questo quando è appurato che la sicurezza durante i match di calcio comporta delle spese per singolo spettatore di sette volte superiori a quelle hockeistiche». Nonostante il parziale sconto delle Istituzioni, a regnare in casa FC Lugano non è comunque l’entusiasmo. «Non si capisce quale sia l’obiettivo delle autorità: diminuire i costi o aumentare il controllo dei tifosi?» rileva il direttore generale Michele Campana. Per poi aggiungere: «Noi di margini sul piano logistico e strutturale non ne abbiamo. Già oggi per le partite a rischio spendiamo 30.000 franchi in sicurezza. Accoglieremo però l’invito a farci avanti con l’ASF, anche se rimaniamo perplessi sull’utilità di questa mossa. Il motivo? Per l’accoglienza delle tifoserie ospiti l’ASF promuove le trasferte organizzate, con treni speciali e cortei. E ciò proprio per permettere alle forze dell’ordine di monitorare nel suo insieme i tifosi. Ora – se la volontà è questa – si può anche proibire questo genere di organizzazione. Ma mi chiedo se vi sarebbero più vantaggi o svantaggi».

 

 

 

 

Confermata l’espulsione di un pluritruffatore

Da www.ticinonews.ch

Respinto il ricorso di un 49enne italiano, colpevole di truffa e falsità in documenti, cui era stato negato un permesso C

Il Tribunale federale (TF) ha confermato l’espulsione di un 49enne cittadino italiano cui la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni aveva rifiutato il rilascio di un permesso di domicilio a causa delle condanne subite dal richiedente sia in Italia che in Svizzera. L’uomo aveva potuto beneficiare di un permesso di dimora B valido fino al 30 giugno 2013 che non gli era stato rinnovato dalle autorità ticinesi al momento delle richiesta di poter beneficiare di un permesso C. Tale provvedimento è stato confermato su ricorso dapprima dal Governo ticinese, quindi dal Tribunale cantonale amministrativo (TRAM).

Anche i giudici di Mon Repos, cui il 49enne si era rivolto in ultima istanza, hanno tuttavia dato ragione alla Corte cantonale e hanno ritenuto conforme alla legge la decisione del TRAM. Una volta giunto in Svizzera, infatti, il ricorrente “ha occupato le autorità giudiziarie con regolarità, rendendosi tra l’altro colpevole di appropriazione indebita, ripetuta truffa (tentata e consumata) e ripetuta falsità in documenti”. Questi reati, ha spiegato il TF, “sono d’altra parte del medesimo genere di quelli da lui commessi prima di lasciare la vicina Penisola (falsità in scrittura privata, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta e omissione di deposito di bilanci)”: ciò dimostra che – nonostante le condanne che già aveva subito, tra cui una (sospesa) ad un anno e otto mesi di reclusione – “egli non ha affatto mutato il proprio atteggiamento”.

Il ricorso è stato pertanto respinto con sentenza del 2 luglio scorso pubblicata oggi e le spese giudiziarie di 2’000 franchi interamente poste a carico del 49enne, che dovrà quindi lasciare definitivamente la Svizzera.

 

Sicurezza negli stadi – Il Dipartimento risponde a Comuni e club

Sicurezza negli stadi – Il Dipartimento risponde a Comuni e club

Il Dipartimento delle istituzioni ha comunicato oggi ai Club sportivi e ai Comuni toccati da manifestazioni sportive sottostanti al regime di autorizzazione le proprie decisioni sulle misure di sicurezza a margine delle partite di hockey e di calcio, precisando che la protezione dell’incolumità del pubblico resta la priorità, insieme al contenimento dei costi a carico della collettività. È stata confermata – in particolare – la richiesta che le piste di ghiaccio Valascia e Resega siano attrezzate – entro il mese di marzo 2019 – di dispositivi per l’identificazione facciale dei tifosi nel settore ospiti.

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto delle osservazioni dei club sportivi ticinesi e dei Comuni coinvolti.
In una lettera, le Autorità cantonali hanno quindi precisato le proprie intenzioni, ricordando che il pacchetto di misure proposte intende tutelare in modo più incisivo la stragrande maggioranza dei tifosi, che desiderano assistere alle partite di hockey e calcio in piena sicurezza, accompagnati anche dai propri figli.

Nel dettaglio, il Dipartimento delle istituzioni ha comunicato che:

È confermata la richiesta che gli stadi della Valascia e della Resega siano attrezzati – entro il marzo 2019 – di sistemi per identificare i tifosi nel settore ospiti. Le caratteristiche dei dispositivi dovranno essere definite insieme agli specialisti della Polizia cantonale, e i costi di installazione dovranno essere ripartiti fra i club e i proprietari degli stadi. Questa misura non sarà per contro attuata, per il momento, negli stadi di calcio.

È stato chiesto al FC Lugano di attivarsi nei confronti dell’Associazione svizzera di calcio (ASF) per contenere significativamente i disordini a margine delle partite considerate a rischio. Una richiesta analoga sarà inoltrata all’ASF dal Dipartimento, in accordo con il Dicastero sicurezza e spazi urbani della Città di Lugano. Se la situazione non migliorasse, il Dipartimento si riserva di ritornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio di Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti.

I responsabili di tutte le strutture sono stati invitati a voler identificare, unitamente agli specialisti della Polizia cantonale e – per Lugano – della locale polizia cittadina, ulteriori misure di tipo logistico, strutturale e in ambito di videosorveglianza, utili ad aumentare sensibilmente la prevenzione di atti di violenza.

Qualora le misure indicate in precedenza non comportassero dei miglioramenti significativi per quanto attiene l’ordine e la sicurezza all’interno e all’esterno degli stadi, il Dipartimento delle istituzioni si riserva di aumentare sensibilmente gli importi a carico del FC Lugano per il mantenimento dell’ordine pubblico in occasione di partite a rischio.

Targhe, meno 5% per tutti

Targhe, meno 5% per tutti

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 11 luglio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10677896


Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 luglio 2018 de La Regione

A preventivo per l’anno prossimo saranno quindi inseriti 107,5 milioni, anziché 112,5
Chiunque possieda un veicolo immatricolato in Ticino, nel 2019 – e nei prossimi anni – pagherà un po’ di meno l’imposta di circolazione. La riduzione, ha reso noto ieri il governo, si aggirerà attorno al 5 per cento, ed è stata decisa dal Consiglio di Stato in seguito a tre sentenze, emesse in gennaio, della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello. Sentenze che hanno accolto parzialmente i ricorsi di tre conducenti, rappresentati dal Fronte automobilisti Ticino, che lamentavano un incremento dell’imposta di circolazione prevista per il 2017 – e versata in eccesso anche per l’anno in corso – dovuto al nuovo sistema di calcolo degli ecoincentivi, con la riduzione del numero di chi può beneficiare di questo bonus, stabilito dal governo nell’ambito della manovra di risanamento del 2016. L’idea iniziale del Dipartimento delle istituzioni (Di) era di prevedere un rimborso per tutti coloro che hanno visto aumentare la tassa oltre il limite del 10 per cento, limite fissato dal Tribunale. Costo stimato, tra gli otto e i nove milioni. È comunque soddisfatto Norman Gobbi, direttore del Di, che rileva come quella decisa sia «una soluzione di compromesso che soddisfa tutti, magari con diverse sfumature, ed è anche più facile da attuare». Già, perché, continua Gobbi, «in Consiglio di Stato abbiamo optato per una diminuzione del prelievo di 5 milioni annui su tutti i detentori di autoveicoli, e non in maniera puntuale su chi avrebbe beneficiato degli aumenti ritenuti eccessivi dal Tribunale». Decisione, questa, presa «sì per una semplicità di comunicazione, ma soprattutto per la praticità e la sostenibilità dell’operazione, visto che calcolare il rimborso puntualmente per il 2017 e il 2018 quando i proprietari possono cambiare i veicoli diventava, amministrativamente, troppo oneroso». La soddisfazione del direttore delle Istituzioni è dovuta anche al fatto che «questa restituzione non sarà una tantum ma duratura nel tempo», e farà il paio con il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione. Che non arriverà, comunque, prima del 2020. «Durante l’estate i tecnici finiranno le simulazioni sui vari modelli – annota Gobbi – poi il Consiglio di Stato elaborerà una proposta». Che terrà conto anche del fatto che le immissioni di CO2 diminuiscono, «e che il mercato automobilistico si sta orientando in questa direzione. La domanda di fondo che porremo sarà se mantenere il sistema degli ecoincentivi come deciso ormai dieci anni fa, o se oggi il mercato è abbastanza maturo e sta andando da solo verso un parco veicoli più efficace dal punto di vista ambientale, energetico e di emissioni». Se Gobbi è soddisfatto, lo è molto meno Fiorenzo Dadò, presidente del Ppd che, da noi raggiunto, commenta come questa decisione sia «un piccolo, minuscolo passo nella giusta direzione, ma insufficiente». Di più. «Noi abbiamo lanciato due iniziative: una per la restituzione completa degli aumenti, e parliamo di poco meno di 30 milioni; l’altra per la modifica completa della base di calcolo, perché il Ticino è il cantone più tartassato». Questa decisione del Consiglio di Stato, commenta Dadò, «la valuteremo, ma evidentemente siamo ancora parecchio distanti tra quanto proposto e il tenore della nostra iniziativa». La riduzione del 5 per cento, va da sé, per il presidente del Ppd «è davvero insufficiente. Se si troverà un punto d’intesa con il Gran Consiglio bene, sennò chiameremo la popolazione alle urne. Le nostre due iniziative restano in piedi».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 luglio 2018 del Corriere del Ticino

Circolazione: uno sconto che vale 5 milioni
Con l’imposta del 2019 gli automobilisti beneficeranno di una riduzione media del 5% sull’importo dovuto.
Il cambio di rotta determinerà anche il prelievo futuro – Gobbi: «Una risposta indiretta alle iniziative PPD»

Il dossier era sul tavolo del Consiglio di Stato da alcune settimane e ieri si è sbloccato. Quale risposta alla decisione della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello, che a inizio anno aveva accolto parzialmente tre ricorsi contro l’aumento delle imposte di circolazione per gli anni 2017 e 2018, si procederà a uno sconto generalizzato per tutti gli automobilisti. A beneficiare di una riduzione media del 5% sull’importo dovuto per il 2019 non saranno dunque unicamente i ricorrenti e quei detentori di veicoli confrontati con la stangata decisa lo scorso anno. Una proposta, quella del rimborso diretto, avanzata in gennaio dal Dipartimento delle istituzioni e che prevedeva il rimborso solo dei cittadini penalizzati, con un alleggerimento delle casse cantonali di 8 milioni (4 sul fatturato del 2017 e 4 su quello del 2018). Il Governo, come detto, ha però voluto correggere in parte il tiro. E dopo aver analizzato le possibili modalità di restituzione, «al fine di garantire la stabilità a lungo termine delle finanze cantonali» ha deciso di «ridurre di cinque milioni di franchi l’importo totale prelevato ogni anno tramite le imposta di circolazione delle automobili». Uno sconto che interesserà tutti, dunque, e che – tenuto conto della citata riduzione media del 5% – avrà i suoi primi effetti sul Preventivo 2019 dove sono stati inseriti «107,5 milioni di franchi, al posto dei 112,5 milioni inizialmente previsti». Nel 2018, lo ricordiamo, le automobili in circolazione registrate a Camorino hanno toccato le 227.908 unità.

Nuova formula in arrivo
A cosa è dovuta, quindi, la differenza di vedute tra Dipartimento ed Esecutivo? «Alla base di questa scelta c’è la volontà di introdurre una correzione che sia duratura nel tempo e non una tantum» spiega il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi: «Alla fine – aggiunge – si tratta di una soluzione anche più economica rispetto al rimborso puntuale. Quest’ultima modalità di restituzione avrebbe in effetti comportato non poche difficoltà procedurali e di conseguenza un incremento degli oneri amministrativi. Si pensi ad esempio ai casi di chi tra il 2017 e il 2018 ha deciso di cambiare il proprio veicolo». Per contro, sottolinea Gobbi, «una misura generalizzata può apparire meno soddisfacente ma quantomeno risulta più solida dal punto di vista legale». Sì perché l’Esecutivo ha fatto anche sapere che la diminuzione di 5 milioni del prelievo d’imposta «sarà inserita nel Preventivo 2019 tramite un apposito decreto legge». Ma non solo. «Quella del Governo è anche una risposta indiretta alle iniziative popolari del PPD, tutt’ora pendenti, per le quali sarà presentato un controprogetto nei prossimi mesi» precisa Gobbi. Per poi annunciare: «Le successive risposte ai cittadini arriveranno con il nuovo sistema di calcolo dell’imposta di circolazione. E in quest’ambito sarà importante capire se il vigente modello basato sugli ecoincentivi rimarrà, o se come altri Cantoni abbandoneremo questa leva e punteremo su altre modalità per ottenere una diminuzione generalizzata delle emissioni. Un trend, questo, al quale per altro contribuisce il progressivo sviluppo tecnologico del parco automobilistico». La prima versione della nuova formula presentata negli scorsi mesi dal Dipartimento prevedeva però ancora, quale variabile per il calcolo d’imposta, il valore delle emissioni. «Il mantenimento o meno di questo principio – per premiare quei veicoli più efficienti – rientra nelle varianti sulle quali dovrà esprimersi il Governo. Entro la fine dell’estate, finalizzati gli ultimi calcoli, la proposta definitiva dovrebbe essere pronta».
E sempre a proposito di bonus e malus. Con la mossa dello sconto generalizzato il Consiglio di Stato non viene meno al principio di neutralità finanziaria su cui si fonda l’attuale sistema di prelievo dell’imposta di circolazione? abbiamo chiesto al consigliere di Stato. «No perché l’intervento va a ridurre il prelievo fluttuante dei bonus/malus ma – in proporzione – l’importo base di ciascuna imposta». In ogni caso, ribadisce Gobbi, «il principio della neutralità finanziaria, fissato oggi nella legge, sarà uno degli elementi d’annullare con il nuovo sistema di calcolo».

 

 

 

 

 

Aggregazione della Tresa – fissata la data della votazione consultiva

Aggregazione della Tresa – fissata la data della votazione consultiva

Il Consiglio di Stato ha approvato la proposta per la creazione di un nuovo Comune denominato “Tresa” fra i Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, che risponde pienamente agli obiettivi cantonali definiti nel Piano cantonale delle aggregazioni. I cittadini delle quattro realtà comunali saranno chiamati a esprimersi in votazione consultiva domenica 25 novembre 2018.

Lo scorso 25 maggio gli Esecutivi dei Comuni coinvolti hanno sottoscritto i propri preavvisi favorevoli e trasmesso il rapporto finale al Governo sull’istituzione del nuovo Comune di Tresa, nonostante il preavviso contrario espresso di stretta misura dal Consiglio comunale di Ponte Tresa. In questo senso i quattro Municipi ritengono il progetto aggregativo importante per valorizzare e consolidare le rispettive identità locali, innalzare la qualità di vita del territorio, offrire migliori e nuovi servizi, migliorare l’organizzazione amministrativa e garantire nuove prospettive in termini di progettualità e sviluppo al comprensorio. In caso di esito positivo della votazione consultiva – prevista per il prossimo 25 novembre – l’entrata in funzione della nuova entità comunale dovrebbe avvenire in concomitanza con le elezioni comunali generali, nella primavera del 2020.

Per la nascita del nuovo Comune, il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un contributo alla riorganizzazione amministrativa di 0,7 milioni di franchi, un contributo per investimenti di sviluppo pari a 1 milione, l’applicazione delle aliquote massime di sussidio per la realizzazione di servizi o strutture a carattere sociale (ad esempio la realizzazione di un asilo nido o di un centro diurno per anziani) fino a 1 milione di franchi. Inoltre, per consentire al nuovo ente locale di adattarsi a livello finanziario, nel primo quadriennio il contributo di livellamento sarà calcolato in modo separato per ogni Comune, applicando per il primo anno i rispettivi moltiplicatori e in seguito il nuovo moltiplicatore.

La nuova realtà locale che si intende costituire sarà gestita da un Municipio composto da cinque membri nonché da un Consiglio comunale formato da 25 persone, dovrà amministrare circa 3’300 abitanti e offrirà 2’000 posti di lavoro. La situazione finanziaria sarà equilibrata grazie all’applicazione di un moltiplicatore d’imposta massimo dell’85% e sviluppando una potenzialità di investimento di circa 1.5 milioni di franchi all’anno.

Imposta di circolazione – Ridotto di 5 milioni l’importo fatturato

Imposta di circolazione – Ridotto di 5 milioni l’importo fatturato

Il Consiglio di Stato – accogliendo parzialmente la proposta del Dipartimento delle istituzioni – ha deciso di modificare il preventivo 2019 del Cantone, riducendo di cinque milioni di franchi il previsto ricavo dell’imposta di circolazione; i detentori di veicoli immatricolati in Ticino riceveranno di conseguenza una riduzione media di quasi il 5% sull’importo dovuto per il 2019. La correzione è destinata a rimanere in vigore in modo duraturo sui prossimi anni.

Dopo che la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello aveva parzialmente accolto tre ricorsi contro le imposte di circolazione per gli anni 2017 e 2018, il Dipartimento delle istituzioni aveva proposto al Consiglio di Stato di restituire gli importi versati in eccesso non solo ai ricorrenti, ma a tutti gli automobilisti ticinesi confrontati allo stesso problema. Nella seduta della scorsa settimana – dedicata all’analisi di alcuni dossier finanziari – il Consiglio di Stato ha analizzato nel dettaglio la questione, e ha deciso di dare seguito parzialmente alla richiesta del Dipartimento.

Dopo aver analizzato le possibili modalità di restituzione, alfine di garantire la stabilità a lungo termine delle finanze cantonali, il Governo ha deciso di ridurre di cinque milioni di franchi l’importo totale prelevato ogni anno tramite l’imposta di circolazione delle automobili. A preventivo per il 2019 saranno quindi inseriti 107,5 milioni di franchi, al posto di i 112,5 milioni inizialmente previsti. Ne consegue che i detentori di veicoli immatricolati in Ticino riceveranno una riduzione media di quasi il 5% sull’importo dovuto per il 2019.

Il Consiglio di Stato sottolinea infine che la diminuzione di cinque milioni di franchi del prelievo sarà inserita nel Preventivo 2019 tramite un apposito decreto di legge; la modifica è inoltre destinata a confluire nel controprogetto – che sarà presentato nei prossimi mesi – del Consiglio di Stato alle due iniziative popolari pendenti che riguardano l’imposta di circolazione.

Centro migranti, ‘aperto’

Centro migranti, ‘aperto’

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 luglio 2018 de La Regione

La struttura di Rancate resterà temporanea fino al 2019 (forse 2020). “Ci dà libertà di manovra”.
Il capo del Di spiega le ragioni. Questione di ‘spinta migratoria’ ma pure di opportunità finanziaria.

Il ‘bagno’ di caldo, umidità e ozono di Norman Gobbi a Mendrisio, ieri, aveva una duplice finalità. Chiusa la prima parte del ‘tour’ che sta portando il capo del Dipartimento delle istituzioni in giro per i Comuni ticinesi, sul tavolo della discussione, lì nella sala del Municipio della Città, si è messo il Centro di Rancate. Struttura che non chiuderà i battenti come previsto alla fine dell’anno. In effetti, l’intenzione di prorogare l’apertura di quello che è diventato il punto d’appoggio (seppur temporaneo) per i migranti in… transito – quindi destinati a essere riconsegnati (in procedura semplificata) alle autorità italiane – era già nell’aria. Ieri, però, la decisione ha assunto i crismi dell’ufficialità, con il sigillo del Consiglio di Stato e l’accordo del Municipio locale. Il Centro, insomma, resterà operativo per tutto il 2019, con una opzione anche sul 2020. Sarà questa la risposta alla “costante presenza della spinta migratoria al confine sud”. Una scelta dettata dal quadro internazionale, dunque, ma anche da ragioni di opportunità finanziaria. Tant’è che, adottate “una serie di misure”, si sono dimezzati i costi fissi. Sta di fatto che i numeri, quelli delle presenze di migranti a Rancate, nel 2017 si sono rivelati in calo; anche le entrate illegali sono diminuite. Lo stesso Di nella sua nota di ieri ribadisce che l’anno scorso non si sono ripetuti i numeri del 2016. Però non si cambia strategia, tenendo aperto l’orizzonte (e forse anche il Centro) fino al 2020. «È per garantirci la libertà di manovra – spiega il direttore Norman Gobbi –. Abbiamo fatto un’analisi delle spese di attivazione delle strutture di Protezione civile (PCi) e delle spese logistiche. E alla fine gli spazi di PCi, peraltro inseriti in territori urbani, in prossimità di scuole, impianti sportivi e abitati, hanno lo stesso costo; con alcuni punti di frizione in più con la popolazione locale. Rancate, invece, ha dimostrato di non essere problematico, anche dal profilo dell’accoglienza da parte dei cittadini del posto». In effetti, la stessa Commissione nazionale per la tortura – “che ha visitato senza preavviso il Centro” – non ha rilevato “criticità insormontabili”. «Non solo – prosegue il capodipartimento – la struttura ha funzionato bene dal profilo della sicurezza, dimostrandosi altresì in grado di alloggiare pochi migranti (come in questo periodo), e allo stesso tempo tante persone, come negli ultimi anni. Quindi meglio avere una struttura flessibile e capace di assorbire anche numeri importanti, piuttosto che dover riattivare le Protezioni civili con costi maggiori per l’operatività del Cantone». Per il futuro si è prospettata l’intenzione di cercare delle alternative stabili, pur non spostandosi dal Mendrisiotto. «Le alternative arriveranno a tempo debito», annota Gobbi. Ci si sta ragionando? «Sì, assieme all’autorità federale: si tratta di un compito congiunto Cantone-Confederazione», ci concede ancora. Nella comunicazione da Palazzo si confermerà poi che “parallelamente alla costruzione del nuovo Centro federale d’asilo si valuteranno possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata, al fine di trovare una soluzione logistica definitiva». Per il momento si cominciano a mettere le basi per l’apertura prolungata: la settimana prossima sarà, infatti, pubblicato il bando per designare l’agenzia privata che si occuperà della sicurezza. Il mandato attuale scade a dicembre.


Servizio all’interno dell’edizione di martedì 10 luglio de Il Quotidiano

(parte finale del servizio)
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10675004