L’esigenza di essere forti

L’esigenza di essere forti

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 de La Regione

Le relazioni con l’Unione europea, le aggregazioni, lo sviluppo delle zone periferiche, la multiculturalità.
I discorsi ufficiali del Primo d’agosto sono stati lo specchio dell’attualità.

È stata una serata del Primo d’agosto meteorologicamente sfortunata quella di ieri in Ticino, con metà cantone sferzato da venti e temporali che hanno in parte rovinato la Festa nazionale. A Lugano sono stati annullati i fuochi d’artificio, che verranno riproposti stasera, mentre in altre località, allocuzioni e festeggiamenti sono stati tagliati, ritardati o annullati per evitare al pubblico gli scrosci dell’acqua battente. In riva al Ceresio il maltempo si è tradotto in vera e propria suspense. In dubbio fino all’ultimo, l’intervento del consigliere federale Ignazio Cassis si è tuttavia regolarmente tenuto dinanzi a una piazza Riforma affollata ma non gremita. Con un excursus storico e soffermandosi sul concetto di unità nazionale basata sulla volontà, il ministro ticinese ha toccato il delicato tema dei rapporti con Bruxelles. «Stiamo consultando Cantoni e partner sociali per capire come procedere nei negoziati circa il futuro delle nostre relazioni con l’Unione europea». Gli accenni al dossier non sono mancati nemmeno di fronte ai propri compagni di partito al Ceneri, qualche ora prima: «Non abbiamo diritto di scordarci che l’Europa ha garantito pace e stabilità al continente. E se il continente non è stabile, non lo siamo nemmeno noi». E poi «i due franchi che avete in tasca oggi varrebbero solo 1,40 se non fosse per i Bilaterali». Negoziando l’accordo quadro istituzionale «dobbiamo cercare di conservare quei 60 centesimi di guadagno, ma anche rimanere liberi e svizzeri. Non è semplice: la politica estera è fatta di interessi, ma come noi difendiamo i nostri, loro difendono i loro. È normale». L’impegno del Consiglio federale è però totale: «Ci stiamo facendo in otto, non in sette, per la Svizzera». Eppure, ha poi ribadito Cassis a ‘laRegione’, «i negoziati con la Svizzera, per l’Ue, sono nulla in confronto a problemi come, ad esempio, la Brexit. Paradossalmente, tuttavia, ciò potrebbe rappresentare un vantaggio per noi. Il fatto che Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea, ndr) abbia demandato il dossier a un commissario esterno significa che vi è la garanzia che il tutto non rimanga bloccato. Inoltre, trattandosi di un commissario austriaco, per noi è più facile spiegargli dove abbiamo bisogno di un compromesso. Se sono rose, fioriranno». Si è recato invece nel Basso Ceresio il consigliere di Stato Norman Gobbi, che – dopo il raduno leghista in Valle Lavizzara – ha trascorso la serata a Melano. Un luogo non casuale, visto il tema scelto per la sua allocuzione: le aggregazioni. «Auspico vivamente – ha detto –, che il progetto possa sfociare nel nuovo Comune ‘Val Mara’ (in cui, oltre a Melano, dovrebbero confluire Arogno, Maroggia e Rovio, ndr)». Il titolare del Dipartimento delle istituzioni ha inserito il tema in un più ampio discorso sull’assetto politico-amministrativo del Paese. «Il successo del federalismo elvetico si basa su Comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità alla popolazione». In quest’ottica, e in un contesto di mutamenti sociali, l’opinione del consigliere leghista è che i processi aggregativi vogliano creare «forti anticorpi territoriali e identitari, ossia Comuni moderni in grado di rispondere alle sfide dell’oggi e del domani».
Intervenuto nella frazione bedrettese di Ossasco, il consigliere di Stato Christian Vitta ha offerto ai presenti un’escursione virtuale nel futuro: dopo aver citato il campo base chiamato “coesione nazionale”, ha… attraversato alcuni ponti. In primis «quello che ci collega alle valli, alle regioni periferiche e al loro grande potenziale che occorre continuare a coltivare». Per il ministro delle Finanze e dell’Economia «occorre dunque stimolare iniziative di sviluppo economico, progetti e idee che danno prospettive e qualità di vita a chi risiede nelle regioni più discoste». Come, ad esempio, «il progetto infrastrutturale in corso per collegare la quasi totalità del territorio ticinese con una rete capillare a banda ultra-larga». Quanto ai “ponti instabili”, Vitta ha citato «quello che ci collega all’Unione europea con la quale la definizione delle negoziazioni risulta essere molto complessa, soprattutto riguardo al tema centrale dell’accordo quadro istituzionale, da raggiungere ma non a qualsiasi costo». Ai ponti ha fatto riferimento a Morcote anche la presidente del Gran Consiglio ticinese Pelin Kandemir Bordoli. «Abbiamo scavato gallerie e costruito ponti per stare meglio assieme in un mondo che sembra voler costruire muri e scavare fossati», ha rimarcato la prima cittadina ticinese. Invece di cadere nella tentazione di rifugiarsi nel localismo, ora bisogna «gettare nuovi ponti per consentire alle diverse idee di comunicare e di contaminarsi». Perché «la Patria è anche questo: un luogo di continua contaminazione in cui è possibile farsi raggiungere dalle idee degli altri apertamente e senza paura di censura alcuna». E ancora: la storia svizzera «è costellata da esempi positivi che ancora oggi ci possono guidare e aiutarci nella comprensione del mondo». Oggi è possibile «credere nel nostro futuro, lavorando per creare una forte comunità in cui tutti e tutte si sentono inclusi e sostenuti». Per farlo bisogna investire «sulla formazione e sul lavoro, conservando e tutelando al contempo territorio e ambiente».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Discorsi La «luce» del diverso e i muri che vanno abbattuti. Il vescovo Lazzeri e gli altri oratori invitano il Ticino ad aprirsi.

«Siamo stanchi di sentire chi ci fa la morale, in un senso o nell’altro. Ciò che ci salva è soltanto un sussulto del cuore». Di fronte ai numerosi fedeli radunatisi ieri sul Passo del San Gottardo, il vescovo Valerio Lazzeri li ha invitati a non chiudersi a riccio, a non essere egoisti. A cercare la luce come scritto nel Vangelo. Questo accade «solo quando non ci isoliamo, non ci separiamo, non ci disinteressiamo di quello che succede fuori dai nostri confini, pensando così di scampare al disastro generale». Il nostro benessere, ha aggiunto monsignor Lazzeri, dev’essere anche quello degli altri. Soprattutto in un’epoca in cui «si esasperano, un po’ dappertutto, i nazionalismi, i protezionismi e i ‘sovranismi’». Secondo il vescovo della diocesi oggi «s’investono le migliori energie per innalzare muri, mentali o reali, che dovrebbero difendere quello che si ritiene essere il proprio mondo, la propria visione delle cose, la propria cultura e il proprio modo di vivere e di stare sulla Terra. Molto spesso però si scambia la difesa della Patria con un irrigidimento, una contrazione su di sé».

L’auspicio di Valerio Lazzeri è che si eviti di erigere queste barriere politiche ed economiche e che ci si confronti, invece, con l’altro, «con tutto ciò che si tende a dipingere solo come una minaccia per il proprio benessere e la propria stabilità».

Nella nostra società sono importanti le scelte di «chi sa creare buoni esempi. Imprenditori, inventori, persone in grado di cogliere e vincere sfide che vanno oltre i confini. Sono loro a far la differenza». Per il Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione Mauro Dell’Ambrogio, intervenuto a Bellinzona, occorre osare. Come un tempo. «Le società sono migliori nella fase pioniera. Quando ciascuno dà secondo il proprio talento, e pur nella competizione, si perseguono obiettivi comuni», ha sottolineato l’alto funzionario prossimo alla pensione dopo quasi sei anni di impegno a Berna. Secondo il quale l’innovazione tecnologica e nei servizi può essere un fattore di successo economico anche in Ticino, non solo nel resto della Svizzera: «Ma per attirare, o per trattenere le forze qualificate, non basta destinare un’area, attivare una formazione, definire un polo. Le persone di talento, indigene o meno, sono come i capitali: mobili, sono sensibili ai segnali politici e culturali».

Di coesione nazionale «ulteriormente rafforzata» ha parlato il consigliere di Stato Christian Vitta ad Ossasco, in Valle Bedretto. Il ministro è tornato sull’elezione di Ignazio Cassis in Consiglio federale: «Il Ticino e l’italianità dopo tanti anni sono tornati a essere rappresentati nel Governo federale (…). La possibilità di costruire e mantenere buone relazioni e contatti diretti con la Confederazione è fondamentale e favorisce la comprensione reciproca, nell’interesse del Cantone Ticino, dell’intera Svizzera e, appunto, della coesione nazionale». Il nostro Paese è coeso e fa «del rispetto delle diversità e del federalismo la sua forza».

Ha parlato invece a Melano un altro consigliere di Stato: Norman Gobbi. Un discorso, il suo, che partendo dal valore del federalismo ha toccato soprattutto la questione delle aggregazioni. Ricordando tre livelli istituzionali di gestione democratica del potere – lo Stato federale, il Cantone e il Comune – Gobbi ha infatti parlato del ruolo determinante dei Comuni, «enti locali di prossimità, quindi quelli più vicini ai cittadini e ai loro bisogni primari. Per questo motivo si è avviato nel nostro Cantone un importante processo aggregativo». E quindi ha vivamente auspicato «che il progetto che vede oggi coinvolti i comuni di Melano, Maroggia, Rovio e Arogno possa sfociare nel nuovo comune di “Val Mara”».

Il consigliere agli Stati Fabio Abate – che tramite il suo partito, il PLR, ha annunciato ufficialmente che non solleciterà un altro mandato a Berna (vedi servizio a pag. 7)- ha parlato di «patriottismo ragionato» soffermandosi poi sui non facili rapporti con l’Unione Europea. «Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli che non siamo gli unici a decidere il nostro destino. Abbiamo un interlocutore dall’altra parte del tavolo, ossia i rappresentanti istituzionali dell’Unione Europea: sono persone che pian piano stanno cancellando i colori del disegno comunitario, così come storicamente concepito, poiché fanno i loro interessi e non sembra si sforzino di ricordare o addirittura studiare il significato e l’importanza del nostro Paese al centro del Continente, in passato, così come nel presente». La ricetta del consigliere agli Stati? Le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, «che nulla hanno a che vedere con il protezionismo locale (…) non possono essere messe in discussione e diventare oggetto di trattativa ora».

Il consigliere nazionale Marco Romano al Centro Spazio Aperto di Bellinzona si è chiesto se « la Svizzera, la sua popolazione e le sue istituzioni, sono unite oggi». La sua risposta è sì e fa riferimento al modello partecipativco svizzero e al pensiero di Nocolao della Flue: « Oggi immagino consiglierebbe, tanto nella vita quotidiana quanto nel dibattito politico, di preferire il dialogo e il compromesso, garanti di rispetto per le diversità e le minoranze, piuttosto che volere imporre in toto la propria idea o volontà, anche solo con la forza delle parole». Il suo è un invito a superare gli eccessi, da una parte di chi «tende a cancellare simboli, valori e meccanismi tipici della storia recente svizzera» e dall’altra di chi «tende a esasperare il modello svizzero in termini assoluti ed esclusivi, dividendo la società in “noi” (nel giusto) e “loro” (di principio nell’errore)».

Il Grotto Valletta di Massagno – Comune che vedrà nascere a breve un nuovo Campus universitario – ha invece accolto il discorso di Monica Duca Widmer, presidente del Consiglio dell’USI. Il suo pensiero si è rivolto al futuro: parlando della rivoluzione in corso della digitalizzazione, ha osservato che «le modalità di apprendimento non possono più essere quelle di un tempo e devono evolversi e

rispondere alle nuove esigenze in tempo reale; è necessaria un’educazione ad un uso consapevole delle tecnologie ed un rafforzamento dello spirito critico».

Storia, tradizioni, identità e comunità che cambiano nel tempo, spesso senza accorgersene. Di questo ha parlato il regista e coreografo Daniele Finzi Pasca, ospite a Morbio Inferiore. «Abbiamo la fortuna di vivere in una terra dove tutti hanno il diritto di poter pensare quello che pensano e di poterlo garbatamente esprimere – ha sottolineato -. C’è chi ha lottato per garantirci questa possibilità. Credo che quando festeggiamo il nostro Paese dobbiamo ringraziare chi ci ha preceduto e che con sudore, lacrime e allegria ha costruito questa bella avventura. A noi di farla andare avanti».

In piazza Col. Bernasconi a Chiasso, dove si sono tenuti i festeggiamenti congiunti dei Comuni di Chiasso, Vacallo e Balerna, il granconsigliere PPD Maurizio Agustoni ha incentrato il suo discorso sul rapporto tra la Svizzera e la felicità. Citando un sondaggio di 45 anni fa che decretava che la maggior parte degli svizzeri si ritenesse felice, Agustoni si è chiesto se è ancora così. «Non sono convinto che gli svizzeri oggi risponderebbero con lo stesso entusiasmo, ma sono propenso a credere che a quel tempo eravamo felici perché sapevamo che quello che avevamo (ed eravamo) era il frutto del nostro impegno». Ricordando che «la felicità dipende anche dalla capacità di essere noi stessi e di vivere fino in fondo i nostri valori», il granconsigliere ha augurato a tutti di «scoprire e riscoprire il gusto di essere svizzeri».

Con un tuffo nella storia il consigliere nazionale UDC Marco Chiesa, oratore a Mendrisio, ha rammentato quanto accaduto nel 1798 proprio a nel capoluogo momò dove la popolazione, issando l’albero della libertà con al culmine il cappello dei Tell e malgrado la vicinanza culturale, linguistica e geografica con Milano, decretò la sua intenzione di aderire alla confederazione svizzera. «Sono convinto che non occorra essere nati svizzeri o avere genitori o nonni nati in Svizzera per sentire pulsare dentro di sé le virtù del nostro paese. È una questione di cuore, di coscienza e di forza di spirito. È la stessa forza che auguro al nostro Paese davanti a un’evoluzione internazionale che non esito a definire preoccupante e che in futuro ci darà ancora molto filo da torcere».

«Tanto è facile cavalcare le paure generate dalla precarietà e dalla pressione sui salari dovuta alla concorrenza estera e soprattutto frontaliera, quanto è difficile invece proporre soluzioni praticabili e affrontabili». Da Riva San Vitale il consigliere nazionale Giovanni Merlini (PLR) ha parlato di economia e mondo del lavoro. Un discorso interrotto per l’improvviso maltempo. Nel testo scritto, Merlini affermava che «oggi può essere faticoso essere ticinesi e in particolare essere cittadini del Mendrisiotto. Rinunciare alla libera circolazione delle persone creerebbe al nostro Paese difficoltà insormontabili, vista la penuria di certi profili professionali. La discriminazione dei non residenti crea illusioni autarchiche e alimenta incomprensioni che non giovano a nessuno».

 

 

Liberi, uniti e indipendenti

Liberi, uniti e indipendenti

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi
in occasione della Festa Nazionale a Melano

1 agosto 2018

– Fa stato il discorso orale –

Autorità comunali
Care cittadine, cari cittadini

è un grande piacere e un onore portarvi il saluto ufficiale in occasione del Natale della Patria, in questa splendida località affacciata sul Ceresio.
Ed è proprio stato questo lago, e il suo importante porto, l’elemento alla base della crescita della comunità di Melano sin dal Medioevo. Il lago costituiva la principale via per i traffici, sia in direzione di Lugano che di Como, altrimenti resi difficili dalla morfologia del territorio. Non è certamente casuale la presenza dell’acqua nello stemma di Melano.
Oggi le vie di comunicazione sono costituite dalla ferrovia, dall’autostrada e dalla strada cantonale: il lago è diventato un valore aggiunto di natura ambientale e turistica.

Un comune, che nel frattempo, ha saputo sfruttare le opportunità del momento, crescendo vieppiù fino a superare i 1’400 abitanti odierni. L’abbinamento del lago con i monti che vi si rispecchiano, arricchisce il paesaggio di panorami sempre diversi ma di insolita bellezza. Il Monte San Giorgio, iscritto nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2003, da una parte e il Monte Generoso con la storica ferrovia e il recente Fiore di pietra di Mario Botta dall’altra, danno invece un tocco di forza, di durezza al paesaggio. Ma anche la storia ha lasciato le sue preziose tracce: si pensi alle chiese, alle cappelle, ai nuclei storici.

Permettetemi ora una breve riflessione, in questa giornata festosa per la nostra Patria, sui valori che hanno segnato la vita della nostra gente: riflessioni sul nostro secolare e solido federalismo.

Il federalismo, dopo la guerra del Sonderbund vinta con grande maestria dal Generale Henri Dufour, nel 1848 ha sostituito la Confederazione di Stati che aveva resistito per quasi 600 anni. Un assetto politico-amministrativo che consente di far vivere aspetti diversi di un’unica realtà. Per la Svizzera, caratterizzata da quattro lingue nazionali, da due religioni e da notevoli differenze culturali e geografiche, è una premessa importante ai fini della convivenza di uno Stato che forzatamente non può essere unitario nel senso giacobino del termine, bensì unitario nel rispetto della diversità locale.

La Costituzione federale del 1848 ha posto dei limiti all’ampia indipendenza di cui godevano i Cantoni ed ha sostanzialmente disegnato la Svizzera moderna con i tre livelli istituzionali di gestione democratica del potere: lo Stato federale, il Cantone e il Comune.
La Costituzione federale definisce i ruoli della Confederazione e dei Cantoni, che a loro volta determinano le competenze dei Comuni. Il tutto retto dal principio di sussidiarietà: ossia quanto può essere svolto da un livello politico non deve essere assunto da un’istanza superiore.

Oggi un po’ tutti parlano con superficialità, nell’Europa unita in particolare, di concetti quali federalismo, potere democratico esercitato attraverso istituti giuridici quali il referendum e l’iniziativa. Paesi che spesso conoscono la democrazia da pochi decenni, dopo periodi di regimi o monarchie e che hanno tuttora visioni del diritto e delle istituzioni deficitarie.

Nel 1848, nasce quindi la Svizzera moderna, con la nuova ripartizione delle competenze fra i tre livelli istituzionali. Ben 170 anni fa è stata scelta una Costituzione di straordinario valore democratico, benché a dire il vero nel primo Consiglio federale presero posto sette rappresentanti dello stesso partito, che palesa comunque un deficit di sensibilità e rispetto delle minoranze (perlomeno politiche), ma che era chiara espressione di chi vinse moralmente la mini guerra civile elvetica.
Questa nostra democrazia è sopravvissuta a crisi, a tensioni nazionali e internazionali e addirittura a due guerre mondiali, grazie appunto anche all’inclusione nel sistema democratico delle minoranze politiche (prima i conservatori, poi i borghesi-rurali e infine i socialisti). Ecco perché ritengo, con orgoglio e fierezza, che questi sani valori siano vitali portatori di ossigeno democratico nel sangue del popolo elvetico, in grado anche di scostarsi dalle indicazioni del governo federale, cantonale o comunale, dando spesso lezioni di saggezza popolare a chi compete il ruolo di amministrare lo Stato. Questi valori vivono e crescono con noi e diventano una parte inseparabile del nostro modo di pensare e di gestire la cosa pubblica. Le elezioni dirette, i referendum e le iniziative popolari nei tre differenti livelli istituzionali sono pilastri del nostro ordinamento democratico e tre bastoni di comando nelle mani delle cittadine e dei cittadini della Confederazione elvetica, che risponde al nome di “Popolo sovrano”.

Questa è la vera concezione democratica e federalista: il popolo svizzero è legato a questi diritti, a questi principi. La nostra democrazia federalista si è sviluppata dal basso, dal potere dei Comuni e dei Cantoni per poi decidere quali competenze attribuire allo Stato federale. I Cantoni sono depositari di tutte le competenze che non sono state cedute allo Stato federale attraverso uno specifico articolo costituzionale, che ha dovuto passare attraverso un voto maggioritario che necessita del voto favorevole di Popolo e Cantoni. Quindi le competenze detenute dalla Confederazione sono espressione concreta della volontà di popolo e Stati, e di conseguenza della coesione nazionale. I Cantoni definiscono poi in modo autonomo, sempre rispettosi delle tradizioni e delle peculiarità locali, quali competenze lasciare ai comuni. Tutti conosciamo e tocchiamo con mano le differenti competenze cedute dai singoli Cantoni ai propri Comuni: a dipendenza dei casi, si passa da un’ampia libertà d’azione concessa ai Comuni, a Cantoni più centralizzatori.
Questa struttura federalista, anche se può sembrare eterogenea e complessa, funziona bene e porta buoni risultati. L’esperienza ci dà una Patria solida, basata su fondamenta stabili e una buona organizzazione, elementi nei quali il cittadino si identifica.
Il successo del federalismo elvetico si basa dunque su comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità alla popolazione. I cambiamenti nella società rendono necessarie nuove risposte, poiché ci sono dimensioni umane e sociali che si modificano nel tempo.

I comuni, e qui entro nell’attività del mio Dipartimento, mantengono quindi un ruolo determinante: sono gli enti locali di prossimità, quindi quelli più vicino ai cittadini e ai loro bisogni primari. Per questo motivo si è avviato nel nostro Cantone un importante processo aggregativo, in collaborazione con la Sezione degli enti locali.

Molti pensano che sia una moda, indotta magari da quel “morbo di Parkinson della Storia che si chiama globalizzazione” per citare lo scrittore francese Sylvain Tesson, ma al contrario vuol creare forti anticorpi territoriali e quindi identitari ossia Comuni moderni in grado di rispondere alle sfide dell’oggi e del domani e quindi capaci di resistere alle sferzate di questo morbo tremolante.

Il Piano cantonale della aggregazioni punta molto sulla condivisione, dando spazio alle iniziative aggregative che provengono dal basso e che spesso si dimostrano dei validi progetti. Il processo aggregativo ha toccato comuni urbani (penso a Lugano, Mendrisio e Bellinzona), ma anche comuni di valle, di zone periferiche (penso alla Leventina, alla Valle di Blenio, e alla Valle Verzasca di recente per citarne alcuni).

Ma anche la vostra regione, se vorrà affrontare le sfide del futuro, dovrà riorganizzarsi creando un grande comune che unirà territori lacustri e zone collinari. Una realtà che saprà sviluppare e promuovere i propri valori e le proprie peculiarità, unendo forze e beni. Auspico vivamente che il progetto che vede oggi coinvolti i comuni di Melano, Maroggia, Rovio e Arogno possa sfociare nel nuovo comune di “Val Mara”. Le premesse per un buon esito di questa aggregazione per opportunità (e sottolineo non per necessità) ci sono tutte, in primo luogo il desiderio dei comuni di unirsi in modo spontaneo. Con questa scelta è chiara la vostra volontà di rendervi ancora più autonomi. La collaborazione tra le parti è fondamentale per la buona riuscita di un processo che necessita di parecchi consensi.
Il vostro obiettivo – come già detto – deve essere di potenziare la struttura organizzativa e l’offerta di servizi, incrementando la progettualità per un comune moderno e soprattutto solido, che sappia soddisfare le aspettative e i bisogni quotidiani della gente.
Questo nuovo comune diventerà un valido interlocutore e punto di riferimento per il Cantone, nell’affrontare le tematiche che vi toccano da vicino. Penso all’attenzione da prestare nel prevenire e combattere la criminalità, fenomeno accentuato dalla vicinanza di numerosi valichi di frontiera. La riorganizzazione dei corpi di Polizia, con una maggiore presenza di forze dell’ordine sul territorio ha permesso negli ultimi anni di ridurre sensibilmente gli episodi criminali a favore di una maggiore sicurezza. A sud del Pontediga di Melide il numero di furti commessi negli ultimi anni è stato drasticamente ridotto: dal 2012 al 2017 i furti sono quasi dimezzati.
La presenza del lago mi offre lo spunto per ricordare la campagna di sensibilizzazione “Acque sicure” promossa dal Dipartimento.
Dobbiamo tuttavia continuare a lavorare e mantenere sempre alta l’attenzione anche su temi ricorrenti come la migrazione, la radicalizzazione ed altri ancora.
Il mondo cambia e con esso le minacce, dove anche l’autorità comunale – come ente di prossimità – ricopre un ruolo importante nel riconoscere fenomeni di devianza o presenze strane sul territorio di competenza. Il nuovo comune saprà inoltre valorizzare un territorio nelle sue componenti paesaggistiche, nella qualità di vita offerta, nella ricchezza di opportunità di sviluppo. Un territorio legato ad un Mendrisiotto dinamico e competitivo e vicino ad una Lugano dotata di grandi strutture e opportunità.

L’augurio a voi, in questa giornata festosa, è di poter offrire alla cittadinanza qualità di servizi, una residenzialità di eccezionale valenza, una sicurezza oggettiva e soprattutto soggettiva e delle opportunità occupazionali e di crescita.
Il mio Dipartimento e più in generale l’Amministrazione cantonale vi saranno vicini e di supporto, specialmente durante la fase di transizione.

Concludo ricordando una frase che mi sta tanto a cuore, che fu pronunciata dal Generale Henri Guisan il 1 agosto 1940, in piena guerra mondiale: “pensate da Svizzeri”, ossia amate la vostra terra, rispettando l’uomo e restando fedeli a voi stessi e “da Svizzeri agite”, ossia servite il vostro paese, “mettete in atto la vostra solidarietà civica non solo per la difesa del nostro paese ma anche per il suo rinnovamento. Ognuno di noi deve agire da cittadino responsabile del bene comune (…).
Solo in questo modo salveremo la nostra libertà e la nostra indipendenza (…)”. Dopo 78 anni questa frase, seppur in un contesto differente, ha ancora tutta la sua forza comunicativa ed è una sorta di ordine – non militare ma morale: la difesa della nostra indipendenza passa dall’essere svizzeri fino in fondo, giorno per giorno, attraverso le nostre azioni e i nostri pensieri.

Care cittadine e cari cittadini, vi ringrazio per l’attenzione e auguro una buona serata.
Viva Melano, viva il Ticino, viva la Svizzera e viva il suo Popolo sovrano.

 

Pronti al peggio sul fronte incendi

Pronti al peggio sul fronte incendi

L’esercito ha dislocato un elicottero in Ticino ed è pronto ad intervenire nel caso in cui le autorità civili e gli enti di pronto intervento avessero bisogno di un aiuto supplementare per lottare contro gli incendi di boschi. L’obiettivo è di ridurre i tempi di reazione in caso di allarme. Dato il lungo periodo di siccità e l’elevato pericolo di roghi, specifici piani di pronto intervento sono stati varati per il sud delle Alpi. Nelle zone di montagna del Ticino circa 300 militi sono di picchetto. Nei Grigioni alcune cisterne piene d’acqua sono state collocate in zone particolarmente aride.

 

Politici e fuochi d’artificio

Politici e fuochi d’artificio

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 31 luglio 2018 de La Regione

Domani non si festeggerà solo a Lugano, ma anche in molti altri comuni di tutto il Cantone. Per quanto riguarda il Luganese, al lido di Melano dalle 19.15 sarà in funzione la griglia, con accompagnamento musicale e fuochi d’artificio. Alle 21 ci sarà la parte ufficiale con il consigliere di Stato Norman Gobbi. A Massagno l’allocuzione è invece stata affidata a Monica Duca Widmer, presidente dell’Università della Svizzera italiana, che si terrà nell’ambito dell’aperitivo e pranzo al Grotto Valletta dalle 12 in poi. A Morcote la festa inizia alle 20 con un concerto di corni delle Alpi. Alle 21.30 Pelin Kandemir Bordoli, presidente del Gran Consiglio, terrà un discorso, seguito dai fuochi d’artificio. A Savosa si festeggia dalle 18 nel capannone del Parco Vira con un ricco programma, a Caslano la manifestazione inizia alle 20.30 e parlerà l’economista Amalia Mirante. Infine a Piandera si parte la mattina alle 9.30 e si va avanti tutto il giorno. I dettagli delle feste sui siti Internet dei vari Comuni.

“Il nuovo Governo italiano è più sensibile”

“Il nuovo Governo italiano è più sensibile”

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 31 luglio 2018 del Corriere del Ticino

Attilio Fontana, presidente Regione Lombardia

Il presidente della Regione Lombardia sulla Svizzera e la «Roma ladrona» che non c’è più.
Il Consiglio di Stato e la Regione Lombardia oggi tornano al tavolo delle discussioni. Il 25 maggio il numero uno lombardo, il leghista Attilio Fontana, era stato ricevuto a Palazzo delle Orsoline e ora tocca al presidente dell’Esecutivo Claudio Zali e all’altro leghista Norman Gobbi recarsi a Milano. L’incontro è stato voluto per fare un passo in avanti nella definizione di una road map per trovare soluzioni condivise lungo il confine dopo anni di strappi e sgambetti: dalle liste nere italiane ai ristorni dei frontalieri congelati. Il Corriere del Ticino ha intervistato il presidente della Regione Lombardia Fontana che sottolinea il cambio di passo del nuovo Governo italiano con Lega e Movimento 5 stelle.

Questa mattina Regione Lombardia e Canton Ticino torneranno al tavolo. Con quale spirito affronta questo nuovo tentativo di riavvicinamento?
«Con spirito assolutamente costruttivo e, lasciatemi dire, anche con spirito da autonomista quale sono e pertinente con le politiche che sto attuando, dato che in questi giorni ho anche formalizzato la richiesta del progetto di maggior autonomia al Ministro italiano Stefani. I tavoli con il Canton Ticino hanno come obiettivo di individuare le priorità dei progetti tra Regione Lombardia e Canton Ticino: sono convinto che la progettualità, e quindi le priorità, debbano essere stabilite dai territori e questo lo abbiamo condiviso con gli amici ticinesi che hanno certamente un grado di autonomia gestionale superiore rispetto a quella lombarda. L’auspicio è quello di arrivare ad un livello di autonomia simile a quello che hanno i Cantoni in Svizzera».

Da anni dai due fronti della frontiera ci si guarda con diffidenza reciproca. Come lo spiega?
«È evidente che ci possono essere anche degli interessi contrapposti, ma credo che la formula che stiamo utilizzando sia quella vincente. Laddove ci siano delle esigenze o posizioni diverse, grazie al confronto obiettivo e costruttivo, si possono trovare le soluzioni. Questo è il metodo che stiamo utilizzando».

Nel 2011 la maggioranza del Governo aveva congelato parte dei ristorni dei frontalieri. Fu quella mossa a creare uno strappo fino ad oggi apparso come non ricucibile?
«Durante il recente incontro avuto a Bellinzona con il presidente e il Governo ticinese, abbiamo parlato anche dei ristorni dei frontalieri. La richiesta del Governo ticinese era quella di utilizzare queste risorse per migliorare i collegamenti viari e ferroviari o in quei progetti che possono comportare un alleggerimento delle situazioni creatasi con i frontalieri (che sono quasi 64.000). Da questo punto di vista ci siamo permessi di segnalare che l’attuale Governo italiano ha una forte sensibilità nei rapporti con la Svizzera e il Ticino che è oggettivamente superiore rispetto ai Governi che si sono succeduti fino ad ora e conosce perfettamente i problemi che vi sono tra la Svizzera e i territori lombardi confinanti. Questa è l’occasione per avere un Governo a Roma che possa incidere nella risoluzione definitiva di quei problemi che sono cronici e storici. Con un Governo amico e sensibile riusciremo ad affrontare delle problematiche che sono state lasciate in sospeso a livello nazionale».

In sostanza lei cosa proporrà oggi alla delegazione leghista che verrà a Milano?
«Più che una proposta saranno istituiti tavoli di lavoro su singole tematiche, con un livello tecnico che cercherà di trovare soluzioni comuni e un momento politico che a seguito di risultanze tecniche, determinerà, nell’ordine dei progetti, quali sono ritenuti prioritari. Una volta stilata una graduatoria, sarà a cura di Regione Lombardia trasferire questo elenco al Governo di Roma e da parte del Cantone del Ticino fare altrettanto con la Confederazione e quindi con Berna. Tutto questo deve però fare seguito ad un momento di sintesi da parte dei territori che sono quelli che effettivamente conoscono le problematiche e come affrontarle».

Si è parlato di una road map. Ma questa non è la solita roboante definizione in politichese, ma priva di sostanza?
«Direi esattamente il contrario. Credo che sia un passaggio fondamentale e concreto. Poi se vogliamo utilizzare un altro termine va bene lo stesso, ma si tratta di incontri costruttivi».

Il nodo da sciogliere, in fin dei conti, è l’accordo fiscale tra Svizzera e Italia?
«Perché è fondamentale che Canton Ticino e Regione Lombardia si trovino per discutere e stabilire progetti e priorità? Proprio perché se la discussione si sposta tra Roma e Berna, non si discute di parcheggi, trasporti e collegamenti tra Province, ma la discussione si allarga a temi di natura nazionale. E questo inevitabilmente mette in secondo ordine i problemi reali che constatiamo tutti i giorni. Ecco perché crediamo sia strategico che le due Regioni dialoghino e individuino le priorità comuni».

Ma ha ancora senso tenere in vita l’accordo fiscale italo-svizzero parafato quando al Governo in Italia c’era un’altra maggioranza?
«A noi interessa prevalentemente risolvere i problemi locali e stabilirne le priorità. Nello sfondo c’è anche questo accordo che non è mai stato ratificato, ma era contenuto in una cornice più ampia. Oggi in Svizzera c’è un Governo che ha al proprio interno una componente che ha una forte sensibilità nei rapporti tra Italia e Svizzera. Rivedere e affinare questi accordi è conveniente non solo all’Italia, ma anche alla Svizzera».

La Lega sarebbe pronta ad affossarlo e ripartire su basi nuove?
«Oggi, ripeto, ci sono situazioni che sono differenti da quelle che c’erano ieri. E noi siamo convinti che siano molto più favorevoli rispetto ai temi di interesse comune».

C’è chi sostiene che la parola magica sia appunto «Lega». Partito forte in Italia e che in Ticino ha la maggioranza relativa in Governo. Lei la pensa così?
«Se dovessi trovare uno degli elementi più comuni tra la Lega in Italia e la Lega dei ticinesi, direi che è l’attaccamento al proprio territorio e alle proprie popolazioni, questo non mi sembra un elemento banale anzi credo sia una buona base sulla quale costruire in modo fondato dei rapporti nuovi. Con una assonanza così forte, ci sono temi che possono essere affrontati con condivisione di intenti».

Le due leghe saranno anche simili, ma difendono interessi contrapposti dei propri cittadini. Allora quella che è stata avviata non è una mission impossible?
«Non la metterei così. La Lega italiana difende gli interessi degli italiani così come la Lega ticinese difende gli interessi dei ticinesi. Entrambi i partiti sono guidati da persone che sapranno trovare le soluzioni che comporteranno benefici per i propri cittadini».

C’è un punto che appare comune: i ristorni oggi il Ticino li versa a Roma che, con calma e trattenendone il 30%, poi li girerà ai Comuni italiani di confine. Va bene così?
«Ho iniziato questa intervista dicendo che sono un convinto autonomista. È chiaro che per la politica del mio partito e per quella che ho in testa bisogna cambiare. Il progetto che sto portando avanti come Regione Lombardia infatti mira ad avere delle forme di autonomia più spiccate rispetto a quanto lo siano state fino ad ora. Più avviciniamo le decisioni alle popolazioni e più l’efficienza è garantita. Più le decisioni vengono assunte lontano dai fruitori dei benefici, e più è garantita l’inefficienza. Basta guardare la differenza tra l’Italia – che è una nazione non federale e quindi ha un’autonomia limitata – e la vicina Svizzera che ha una confederazione e gradi di autonomia importanti. La politica che sto portando avanti come governatore di Regione Lombardia va proprio nella direzione di costruire un’architettura che si avvicini a quella svizzera, guadagnando in termini di efficienza».

Ma questa non è la «Roma ladrona» denunciata per anni dalla Lega, seppur da quella targata Umberto Bossi?

«Sono cambiati i tempi e le situazioni, ma il progetto è immutato. E il progetto consta in maggiori gradi di autonomia. Possiamo utilizzare un sistema piuttosto che un altro, ma lo spirito è il medesimo: padroni a casa nostra».

Con Matteo Salvini ha già avuto modo di parlare dei rapporti con i vicini del Ticino?
«Più volte abbiamo avuto modo di parlare con Salvini dei rapporti con la Svizzera e il nostro leader anche a livello nazionale ha sottolineato che per tante questioni il suo modello è proprio quello svizzero. Oggi ci sono condizioni che prima non c’erano: Salvini, che ora ricopre un ruolo assolutamente importante nel nostro Paese, sa perfettamente come funziona la Svizzera e quali sono gli elementi positivi rispetto all’Italia. Quindi ribadisco che oggi ci sono condizioni radicalmente diverse rispetto a quelle che ci sono state in passato. Per cui è questa una occasione da non perdere sicuramente per noi italiani, per noi lombardi ma, anche per la Svizzera, è una straordinaria opportunità».

Nuova versione dell’App “Polizia e Territorio” uniti per meglio informare il cittadino

Nuova versione dell’App “Polizia e Territorio” uniti per meglio informare il cittadino

Comunicato stampa congiunto DT- Polizia cantonale

Il Dipartimento del territorio (DT), il Dipartimento delle istituzioni (DI) e la Polizia cantonale comunicano che è ora attiva la versione ottimizzata dell’applicazione mobile gratuita “Polizia e Territorio”, disponibile per dispositivi mobili iPhone e Android, e scaricabile da tutti i principali shop online. L’aggiornamento è volto a consentire un accesso ancora più immediato ai servizi ivi contenuti da parte dell’utente.

Oltre a presentare alcune novità di carattere grafico e funzionale – l’App permette di visualizzare separatamente le informazioni di competenza del DT, rispettivamente della Polizia cantonale – è ora possibile personalizzare i contenuti sulla base delle proprie esigenze, a partire dalla schermata principale. In particolare, in caso di geolocalizzazione attiva (webcam e cantieri), è ora possibile impostare un livello di zoom predefinito.

Per quanto riguarda l’area di competenza della Polizia cantonale, se da una parte non si è reso necessario modificare il piano dei contenuti – la nuova versione comprenderà in effetti ancora tutte le sezioni di quella originaria (comunicati stampa, persone ricercate, persone scomparse, postazioni radar fisse, posti di Polizia, webcam, cantieri, chiamate d’emergenza) -, dall’altra sono state apportate delle migliorie sul carattere funzionale dell’applicazione. La nuova veste grafica garantisce infatti una maggiore intuitività nell’utilizzo, nonché un’agevolazione della lettura. Inoltre si è messa a punto la possibilità di personalizzare le viste e di accedere agli allegati dei comunicati stampa.

L’App “Polizia e Territorio”, attiva dall’inizio del 2017, è frutto dell’unione delle applicazioni “Viabilità Ticino” e “Vostra Polizia”, ed è stata realizzata allo scopo di fornire alla popolazione una versione ottimizzata dei precedenti applicativi. In aggiunta alle funzioni finora offerte, è possibile, per esempio, consultare la mappa aggiornata delle postazioni radar fisse presenti sul territorio ticinese, ed accedere ad un servizio di geolocalizzazione che permette di individuare webcam e cantieri ubicati nelle immediate vicinanze dell’utente.

Grazie a questo canale informativo, il cittadino può accedere, in maniera più efficace, a notizie in tempo reale relative allo stato della viabilità sulla rete stradale e autostradale della Svizzera italiana (grazie a una serie di webcam di monitoraggio del traffico), a quelle riguardanti la segnalazione puntuale dei principali cantieri e lavori in corso sulle strade cantonali, e ad informazioni concernenti eventuali allarmi e pericoli per la popolazione (rapine, ricerca di persona scomparsa,…).

L’applicazione “Polizia e Territorio” rappresenta, pertanto, un nuovo canale d’informazione a complemento di quelli già a disposizione del cittadino (siti web dedicati, organi di stampa, bollettini radiofonici, pagine Facebook).

Si rammenta che nella sezione webcam vengono trasmesse, in tempo reale, le immagini riprese da una vasta e articolata rete di telecamere. Inoltre, vengono fornite informazioni circa la collocazione delle stesse. Nello spazio dedicato ai cantieri è presente una mappa aggiornata con descrizione della località, del genere di conduzione del traffico e del periodo di esecuzione dei lavori. Non sono visualizzati, per contro, i cantieri di breve durata e quelli che non causano particolari problemi alla circolazione stradale. L’accesso alle webcam attive sulla rete autostradale e alle informazioni sui lavori in corso è possibile sia attraverso una mappa, sia tramite un elenco. Inoltre, le sezioni webcam e cantieri sono consultabili anche mediante un sistema di sintesi vocale e di geolocalizzazione. Quest’ultima permette di accedere ad una speciale mappa concentrata attorno alla posizione dell’utente, in modo  da fornire in modo più dettagliato le immagini delle webcam e le informazioni relative ai cantieri in corso nelle immediate vicinanze. Infine, la nuova applicazione offre l’opportunità d’inserire le sezioni webcam e cantieri nella lista dei preferiti, per una consultazione più rapida e immediata.

Allocuzione di Norman Gobbi al Natale della Patria di Melano

Allocuzione di Norman Gobbi al Natale della Patria di Melano

Da www.ticinonews.ch

Il Consigliere di Stato interverrà alla parte ufficiale nel corso della festa al lago organizzata dal Football Club Melano.
Il Municipio di Melano annuncia in una nota che in occasione del Natale della patria di mercoledì 1. agosto 2018, riproporrà alla popolazione un momento ufficiale presso il piazzale Santa Lucia (Lido comunale).
La serata inizierà alle 19.15 con un rinfresco offerto a tutti i presenti e proseguirà con la festa al lago organizzata dal FC Melano (griglia in funzione, musica e fuochi d’artificio). Alle 21.00, per la parte ufficiale, è prevista l’allocuzione del Consigliere di Stato, On. Norman Gobbi.

 

Impiego di materiale della protezione civile per fronteggiare la siccità

Impiego di materiale della protezione civile per fronteggiare la siccità

Il prolungato periodo di siccità delle ultime settimane sta causando gravi difficoltà all’agricoltura, soprattutto per le colture di soia, patate e mais. Per ridurre il problema è stato autorizzato l’impiego di materiale della protezione civile a favore degli agricoltori.

II Dipartimento delle istituzioni, d’intesa con il Dipartimento delle finanze e dell’economia e il Dipartimento del territorio, ha approntato, grazie alla collaborazione delle Organizzazioni regionali di protezione civile, la messa a disposizione di motopompe e tubi per l’irrorazione delle colture. Si tratta di una soluzione che già in passato era stata applicata con successo ed è indirizzata principalmente alle aziende agricole.
D’intesa con l’Ufficio dell’Energia, si potranno fare dei prelievi temporanei d’acque di superfici con il preavviso favorevole del Guardapesca locale. In caso di più prelievi dallo stesso corso d’acqua, alfine di evitare gli effetti dovuti alla sovrapposizione dei prelievi, saranno stabiliti degli orari precisi entro i quali il singolo titolare potrà procedere al pompaggio.
Il formulario per la richiesta del materiale messo a disposizione dalla PCi e per dell’uso dell’acqua di superficie, comprensivo di descrizione della procedura e delle informazioni necessarie, è disponibile sul sito internet www.ti.ch/agricoltura, rubrica “Comunicati” o presso la Sezione dell’agricoltura.

Ticino a prova blackout

Ticino a prova blackout

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 luglio 2018 de La Regione

Solcà (polizia): ‘Pronti a sganciare lo Stato maggiore’. Con la panne di ieri non è però stato necessario.

Un problema durante la manutenzione a Magadino fa saltare la corrente 45 minuti nel Sottoceneri. E se lo stop fosse durato più a lungo? «Il primo passo lo abbiamo fatto. Poi però considerato che la situazione a breve si sarebbe risolta non è stato attivato lo Stato maggiore cantonale di condotta». Non è stato cioè necessario far “ballare” i telefoni e convocare la lista dei partner che la polizia attiva in un caso come quello capitato ieri mattina nel Sottoceneri. Blackout pressoché totale: luci spente, schermi a nero, ascensori bloccati, semafori inutili. «Siamo intervenuti per persone ferme nei lift e sistemi di allarme partiti automaticamente, poi la panne è rientrata» spiega Athos Solcà, capitano della Polizia cantonale. Sì perché a Magadino, intanto, si era già al lavoro per ripristinare il “problema tecnico” all’origine della “messa fuori servizio delle sottostazioni di Manno e Mendrisio – come spiega l’Azienda elettrica cantonale –, con la conseguente interruzione dell’erogazione di corrente elettrica in gran parte del Sottoceneri”. Sulle cause, precisava ieri in serata Aet, “le dinamiche dell’accaduto sono oggetto di accertamenti”, anche perché il problema si è verificato durante lavori di manutenzione prestati da Aet su impianti di Swissgrid, la Società nazionale di rete responsabile della gestione, della sicurezza e del potenziamento della rete ad altissima tensione. Non è dunque così semplice stabilire le responsabilità del guasto e delle sue conseguenze, comunque limitate ai tre quarti d’ora senza elettricità. Fosse durata più a lungo? Senza ipotizzare scenari fantascientifici, l’esperienza di ieri è bastata per interrogarsi sul ritorno a una società senza corrente, anche solo per un giorno o due. Cosa accadrebbe? Filosoficamente parlando lasciamo al lettore le proprie riflessioni. Dal punto di vista operativo, come detto, le autorità sono pronte. «L’ufficiale di picchetto, dopo l’analisi e in accordo con il comandante, decide se sganciare lo Stato maggiore cantonale di condotta. Se è il caso, vengono convocati i partner della sicurezza così come quelli dei servizi tecnici, penso ai rappresentanti dei fornitori di energia elettrica come quelli delle catene di distribuzione del freddo [per la conservazione degli alimenti, ndr]. In seguito – riprende Solcà – vengono messi in atto dei piani di contingenza già esistenti. Si tratta per esempio di garantire il funzionamento degli impianti della radio della polizia, oppure la possibilità alle stazioni di benzina di poter acquistare carburante, considerato che le pompe funzionano a elettricità. Non ci si pensa, ma sono davvero moltissimi i servizi compromessi in caso di ‘blackout’ elettrico». Tant’è che a livello nazionale nel 2014 si è svolta un’esercitazione a cui ha preso parte anche il Canton Ticino, durante la quale sono stati testati questi dispositivi. «I piani sono stati allenati e sviluppati». Il lavoro continua: il prossimo settembre sarà la Protezione civile a svolgere un’esercitazione, proprio per testare le capacità dei militi a garantire il supporto laddove i piani prevedono il loro intervento (in primis a favore degli enti di primo intervento). E la cittadinanza? Come verrebbe avvertita? «L’informazione viene assicurata dalla Rsi che ha un sistema di continuità per la radio. È chiaro però che in casa occorre poter disporre di un apparecchio a batteria…». L’indicazione di Solcà suona più come un consiglio. «In ogni caso, la polizia è pronta a informare la popolazione grazie alle proprie pattuglie, che per l’occasione si doterebbero di megafono». Altro che internet e la comunicazione istantanea a cui siamo tutti abituati. Una volta scaricate le batterie degli smartphone tanti cari saluti a siti, social network e whatsapp. Un’esperienza che, almeno da questo punto di vista, sarebbe molto probabilmente più arricchente che penalizzante.

Con testa sulla strada e nei laghi e fiumi

Con testa sulla strada e nei laghi e fiumi

Importanti attività di prevenzione durante l’estate
La stagione balneare è iniziata da settimane e, come tradizione, residenti e i turisti che hanno raggiunto il Ticino per le vacanze hanno iniziato ad affollare le rive di fiumi e laghi nonché lidi e piscine per rinfrescarsi.
Nel contempo, il traffico sulle nostre strade non è diminuito, ma si è modificato nelle modalità di spostamento e negli orari.
Per questo motivo il mio Dipartimento è particolarmente attivo, anche durante l’estate, nell’attività di prevenzione, per ridurre l’eventualità che si verifichino gravi infortuni nei fiumi e nei laghi rispettivamente incidenti sulle strade. Un lavoro svolto con l’importante supporto di specialisti e di partner settoriali che nel corso degli anni ha permesso di diminuire il numero di incidenti, così come documentano le statistiche della Polizia cantonale. 
 
Regole di balneazione e per gli sport acquatici
Il nostro Cantone propone scenari paesaggistici gradevoli, dove trascorrere momenti di relax e attività sportive a contatto con l’acqua. Non dobbiamo comunque mai scordare che lo svago può rapidamente trasformarsi in tragedia se si sottovalutano le insidie che si nascondono nelle acque. Il progetto di sensibilizzazione “Acque sicure” ha l’obiettivo di coinvolgere e informare i bagnanti che non valutano adeguatamente o non sanno riconoscere le possibili situazioni di difficoltà che potrebbero verificarsi. Il numero crescente di bagnanti presenti in riva ai fiumi e nei laghi, oltre all’incremento degli appassionati di attività sportive estreme, ha reso necessaria una comunicazione particolareggiata con la messa in evidenza dei rischi associati alle varie attività. L’attenzione deve comunque restare alta, perché sono in aumento gli incidenti nei laghi, solitamente considerati meno impegnativi per l’assenza di mulinelli o dell’innalzamento improvviso delle acque. Una tendenza dovuta essenzialmente alla scarsa conoscenza dei pericoli e delle proprie capacità. Mi auguro pertanto il rispetto e la condivisione delle regole per il bagnante promosse dal progetto.
 
Stile di guida ottimizzato per motociclisti
In questo periodo la meteo favorevole e le temperature gradevoli inducono numerosi automobilisti ad accantonare temporaneamente l’auto per spostarsi con scooter o moto. Ricordo che quando si viaggia su due ruote l’attenzione alla strada deve essere superiore poiché il rischio d’incidenti gravi o letali cresce esponenzialmente. Per fronteggiare questa criticità, il mio Dipartimento in collaborazione con la Polizia cantonale nelle scorse settimane ha organizzato una giornata di sensibilizzazione alla sicurezza in moto sui passi alpini. Questo per ottimizzare lo stile di guida e rendere attenti i motociclisti sui rischi della guida fuori dalle località. Altre campagne nell’ambito del progetto “Strade sicure” hanno invece sottolineato l’importanza di essere vigili e rendersi ben visibili nel traffico e di limitare le distrazioni al volante. L’uso del telefonino alla guida, assieme alla velocità e all’alcool, è tra le prime cause di violazione del codice stradale e di incidenti spesso anche gravi. 
Le campagne promosse dai servizi del mio Dipartimento, soprattutto i positivi risultati conseguiti, dimostrano l’utilità e l’efficacia del lavoro svolto: i pericoli sono ora maggiormente conosciuti dalla popolazione e gli incidenti si verificano con minore frequenza. Il tema dell’acqua è affrontato con l’apertura della stagione balneare mentre i temi sulla sicurezza stradale possono essere puntuali (inizio delle scuole), stagionali (equipaggiamento invernale) o sempre validi (distrazioni, alcool e velocità).
Per un Dipartimento che deve garantire la sicurezza dei propri cittadini, l’attività di prevenzione è fondamentale e può aiutare a salvare delle vite. Assieme possiamo contribuire al raggiungimento di questo obiettivo, con un comportamento responsabile e una buona dose di buonsenso.