Pubblicato il concorso per il Capo della Sezione degli enti locali

Pubblicato il concorso per il Capo della Sezione degli enti locali

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni informa che quest’oggi è stato pubblicato il bando di concorso per la sostituzione dell’attuale Capo della Sezione degli enti locali, Elio Genazzi, che dal 1. aprile 2018, beneficerà del pensionamento.

La Sezione degli enti locali, composta dall’Ufficio amministrativo e del contenzioso, da quello della gestione finanziaria nonché dagli ispettorati dei patriziati e dei consorzi, si occupa della vigilanza amministrativa e finanziaria su Comuni, Patriziati e Consorzi comunali. Grazie alla sezione è possibile migliorare continuamente il rapporto tra lo Stato e il cittadino così come pure tra gli enti locali e il Cantone.

Il nuovo responsabile avrà il compito di portare avanti i progetti strategici avviati in ambito comunale ovvero il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020. Una funzione chiave, che contribuirà in prima persona a disegnare la futura nuova organizzazione comunale e regionale del nostro Cantone. Oltre a ciò, dovrà assicurare la direzione della Sezione, coordinare l’attività della piattaforma che regola i rapporti tra il Cantone e i Comuni, gestire i cantieri aggregativi, così come presiedere e partecipare a gruppi di lavoro e commissioni cantonali e federali nonché intrattenere i rapporti con gli uffici del Cantone e della Confederazione.

Per svolgere questo ruolo si cerca una persona di cittadinanza elvetica con una formazione accademica conseguita presso un’università svizzera, preferibilmente in economia o in diritto, e con una pluriennale e riconosciuta esperienza in ruoli dirigenziali nonché con una comprovata conoscenza della gestione di progetti. Deve conoscere a fondo la legislazione e l’organizzazione dei Comuni e della realtà dell’Amministrazione cantonale. Deve possedere buone capacità decisionali, di analisi e di sintesi, nonché buone competenze relazionali e comunicative nelle lingue nazionali.
Il dettaglio dei compiti e dei requisiti sono pubblicati nel bando di concorso.

Per i concorsi valgono le condizioni generali in vigore nell’Amministrazione cantonale. Ulteriori dettagli, come le modalità di partecipazione, sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi.

Giustizia: efficienza attraverso dialogo e conduzione

Giustizia: efficienza attraverso dialogo e conduzione

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2017/18 |

Stimati Magistrati di ogni ordine,
Stimato Presidente e membri del Consiglio della Magistratura,
Stimati Giudice federale, Presidente del Tribunale di appello, Procuratore generale,
Stimati Professori,
Funzionari dell’Amministrazione cantonale,
Collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura,
Egregi Avvocati e Pubblici notai,
Gentili Signore ed Egregi Signori,

a nome del Consiglio di Stato, rivolgo un cordiale benvenuto a questo nostro annuale appuntamento che segna con l’ufficialità l’apertura del nuovo anno giudiziario 207/18.

L’anno che si sta per concludere è stato costellato da vari avvicendamenti in Magistratura che, come di consueto, vado a ricordare. A livello di giudicature di pace, il popolo ha eletto per il Circolo di Onsernone Bruno Gazza, per il Circolo di Mendrisio Giorgio Romano, per quello di Caneggio Romana Poncioni, per il Circolo di Magliasina Lavinia Sergi-Indemini, per il Circolo di Taverne Lara D’Alessio, per il Circolo di Onsernone Pietro Garbani Nerini e per il Circolo di Agno Chiara Lurati. Per le Preture, il Pretore Matteo Pedrotti ha assunto l’ottobre scorso la presidenza della Pretura di Lugano, subentrando al Pretore Francesco Trezzini. Tre sono stati i Pretori supplenti straordinari nominati nel corso dell’anno: Elisa Bianchi Roth ed Elettra Orsetta Bernasconi Matti in sostituzione della Pretore Sonia Giamboni e Matteo Salvadè in sostituzione del Pretore Enrico Pusterla. L’agosto scorso, ha quindi assunto la Presidenza dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi il giudice Maurizio Albisetti subentrando a Edy Meli. All’interno del Ministero pubblico è stata nominata quale procuratrice supplente straordinaria Cinzia Luzzi in sostituzione della procuratrice pubblica Francesca Lanz e nei giorni scorsi, il Parlamento ha nominato neo procuratrice pubblica Anna Fumagalli in sostituzione di Nicola Corti. Nei prossimi mesi sarà la volta di sostituire la procuratrice pubblica Roberta Arnold. Infine, in quest’anno giudiziario ha preso avvio il rinnovo delle cariche, con l’elezione per il periodo 2017-2027 del Tribunale di espropriazione, sempre presieduto dalla giudice Margherita De Morpurgo e quindi dell’elezione del Consiglio della Magistratura per il periodo 2017-2022, presieduto dal giudice Werner Walser.

Tanti gli avvicendamenti, giustificati da svariati motivi, che rappresentano per i neo eletti una nuova sfida da raccogliere e affrontare. A tutti, formulo i miei auguri per un lavoro proficuo ed efficiente.
Un pensiero di riconoscenza vada anche ai giudici Marco Ramelli e Claudio Lepori, già presidenti del Tribunale di appello, al già giudice d’appello Italo Macconi e all’avv. Gianmaria Mosca, curatore per anni della Raccolta di giurisprudenza in materia di locazione, deceduti negli scorsi mesi.

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Oggi si apre il nuovo anno giudiziario. È questo il momento in cui spetta a me fornire un resoconto ai rappresentanti della magistratura, delle istituzioni e alla collettività, dell’attività legata all’amministrazione della giustizia svolta nel nostro Cantone alla luce dei risultati raggiunti formulati nel Rendiconto della Magistratura 2016. Il momento quindi di indicare i rimedi e le iniziative che, ad avviso del Dipartimento delle istituzioni, sono suscettibili di migliorare la risposta di giustizia che i cittadini attendono.

Sapete che il Progetto “Giustizia 2018” che si prefigge di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, che sappia rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini segue il suo corso. Con qualche ritardo rispetto alla tabella di marcia prefissata, ritardo dovuto a progetti concomitanti del Governo e del Dipartimento, in particolare legati al Pacchetto di misure di risanamento delle finanze cantonali. Faremo il punto i prossimi mesi. Nel frattempo, a questo progetto se ne è aggiunto uno fondamentale ai fini dell’efficienza, derivante dalla nuova Legge stipendi degli impiegati dello Stato. Nuova legge che porterà a partire dal prossimo anno, l’implementazione di un sistema di valutazione delle prestazioni dei collaboratori dell’Amministrazione cantonale e quindi anche della Magistratura, giocoforza definendo a monte gli obiettivi complessivi del rispettivo ufficio che sia amministrativo o giudiziario.

La giustizia è indipendente: ma non dall’efficienza. La buona gestione deve venir prima di tutto. E questo non è un discorso da non affrontare, trincerandosi dietro il principio della separazione dei poteri e dell’autonomia della Magistratura. La valutazione del personale legata a un giudizio sulle prestazioni, definite dagli obiettivi, è determinante per migliorare le prestazioni in qualsiasi organizzazione, così da orientare l’attività verso una sempre migliore partecipazione dei singoli al raggiungimento degli obiettivi definiti dall’ufficio. Una sfida questa, che è stata colta dai Presidenti delle Magistrature permanenti nel corso del primo incontro avvenuto con il Dipartimento il 16 maggio scorso a Bellinzona, i quali hanno dato il loro consenso a costituire nei prossimi mesi un gruppo di lavoro che procederà all’elaborazione di un sistema unico di valutazione del personale da introdurre in Magistratura, declinato alle esigenze delle singole Autorità giudiziarie. Un aspetto centrale della nuova Legge stipendi degli impiegati dello Stato, che presuppone un rafforzamento della cultura dei colloqui regolari e della valutazione per obiettivi generali della singola Autorità giudiziaria e, di conseguenza, della valutazione più specifica degli obiettivi legati ai singoli collaboratori.

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I dati statistici relativi all’anno 2016 che si è concluso di cui al Rendiconto della Magistratura 2016, evidenziano per il Consiglio della Magistratura una situazione che, dal profilo dei numeri, è definita dal “risultato lusinghiero”. Me ne rallegro.
Ma esaminando il Rendiconto, mi rammarico ancora una volta dell’assenza di indicazioni sulla durata dei procedimenti, come pure di un monitoraggio degli incarti prescritti. Dati riconosciuti e conosciuti ormai in tanti Paesi e Cantoni, che in Ticino non sembrano ancora aver assunto quell’importanza che meritano. Dati tuttavia che assumono un’importanza decisiva quando l’Esecutivo e il Legislativo devono determinarsi sui correttivi a eventuali disfunzionamenti – relativi – della giustizia, che vanno a concludersi sempre con potenziamenti organizzativi.

La valutazione dell’efficienza, non può unicamente fondarsi su dati lusinghieri, occorrendo analizzare ulteriori indicatori per un’analisi puntuale del settore della giustizia in termini di efficienza: la durata e la percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio, come pure la percentuale delle sentenze impugnate per rispetto a quelle emesse. E l’Esecutivo e il Legislativo, quando decidono un potenziamento – e lo faranno ancora prossimamente – devono poter valutare innanzitutto l’impegno e la professionalità dei magistrati e dei loro collaboratori. Inoltre, devono poter valutare se i ritardi sono ascrivibili a carenze e lacune nell’organizzazione e nell’impiego delle risorse, oppure a situazioni conclamate legate a responsabilità personali che citava il già Consigliere di Stato Alberto Lepori. Questa modalità di monitoraggio è in uso presso l’Amministrazione cantonale, perché non in tutta la Magistratura? Perché non estendere la conduzione efficace che conoscono alcune autorità giudiziarie cantonali a tutto il potere giudiziario?

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La giustizia è un elemento centrale dello Stato di diritto. È quindi fondamentale che essa si modernizzi nell’organizzazione e nella gestione e, in particolare nella conduzione del suo personale, se intende assicurare a lungo termine la propria funzione con qualità, nel rispetto delle garanzie costituzionali e convenzionali, a costi ragionevoli per la collettività.

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Sulla conduzione del personale, ribadisco la necessità di definire gli obiettivi da raggiungere, aspetto che non può prescindere da una rilevazione di tutti gli incarti pendenti presso le varie autorità giudiziarie, così da poter determinare le priorità di intervento. Un primo importante passo per ragionare in ottica di efficienza. Tanto semplice, quanto efficace una volta concretizzato nell’attività giudiziaria.

Connesso a questo tema, vi è quello delle attività accessorie svolte dai magistrati a tempo pieno segnalato dal Consiglio della Magistratura. Un tema che verrà affrontato prossimamente dal Dipartimento, anche per le ripercussioni, non solo sull’indipendenza e l’imparzialità della Magistratura, ma anche, richiamando quanto appena detto, sull’efficienza dell’operato del potere giudiziario.

Altro ambito che mira all’ammodernamento della gestione dell’apparato giudiziario è l’introduzione degli eDossier, i dossier elettronici. Ed è proprio il Tribunale federale che ha dato un impulso di rilievo verso l’automatizzazione delle procedure di giustizia in materia civile, penale e amministrativa. E il Dipartimento delle istituzioni, intende aderire, a questa ulteriore sfida che deve affrontare la Magistratura. Un tema importante, quanto inevitabile, vista l’evoluzione della nostra società, che discuteremo in occasione dei prossimi incontri tra Magistratura e Dipartimento, incontri che vedranno la partecipazione a dipendenza dei temi, anche di interlocutori terzi del potere giudiziario.

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È stato scritto negli scorsi mesi che l’anno giudiziario che si è chiuso, andrà ricordato come l’anno della riduzione dei giudici dei provvedimenti coercitivi e quello delle partenze dei magistrati al Ministero pubblico. Non direi proprio. Anzi.

L’anno che si chiude deve essere ricordato come l’anno dell’inizio di un proficuo dialogo, costante e regolare, tra Potere esecutivo e giudiziario, grazie alla formalizzazione, avvenuta con un primo incontro lo scorso maggio, di un tavolo di discussione e di dialogo costruttivo sui temi della giustizia, nella pur sempre fisiologica dialettica delle rispettive posizioni.

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Termino il mio intervento odierno, con un ragionevole auspicio. Ovverosia quello di poter constatare in futuro che quel tribunale o quell’altra autorità giudiziaria, ha incrementato fortemente la produttività, contraendo in maniera drastica le pendenze e ciò, non a discapito della qualità delle decisioni. Come? Grazie a una conduzione efficace da parte del Presidente, alla condivisione di personale, a riorganizzazioni dei flussi di lavoro e a un’accresciuta collaborazione tra gli attori della giustizia, soprattutto.

Rendere la giustizia efficace attraverso l’efficienza costituisce un obiettivo di lunga durata per le Istituzioni di uno Stato moderno, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo. Da qui l’importanza e la necessità di affrontare il tema seriamente, in maniera partecipata e costantemente.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione inoltrata dai Municipi di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.

Dando seguito all’istanza di aggregazione sottoscritta il 15 maggio 2017 dai quattro Municipi dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, il Consiglio di Stato ha nominato l’apposita Commissione di studio che allestirà lo studio di aggregazione del comprensorio ai sensi della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.

Il Governo valuta positivamente l’iniziativa promossa dai quattro Comuni in vista di un consolidamento istituzionale, ritenuta la vocazione territoriale del comparto della Valle della Tresa e le numerose interrelazioni già oggi esistenti al suo interno. La proposta si inserisce peraltro in modo coerente nel comprensorio Malcantone Ovest definito nel progetto di Piano cantonale delle aggregazioni.

La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

  • per il Comune di Croglio membro Margherita Manzini, Sindaca  (supplente Roberto Ghiazza, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Monteggio membro Piero Marchesi, Sindaco (supplente Mauro Zoccatelli, Municipale)
  • per il Comune di Ponte Tresa membro Daniel Buser, Sindaco (supplente Rinaldo Marchesi, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Sessa membro Sergio Antonietti, Sindaco (supplente Giuliano Zanetti, Vice Sindaco)

I Comuni hanno concordato tra loro che il coordinamento dei lavori venga assunto dal Comune di Monteggio. La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

La Commissione è stata invitata a presentare il proprio rapporto al Consiglio di Stato entro il 31 dicembre 2017.

PG, concorso “affollato”

PG, concorso “affollato”

Da RSI.ch | Tre procuratori in carica e almeno quattro esterni per il posto di John Noseda. Gobbi: “Rimane una carica pubblica importante”

L’approfondimento a Il Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/PG-concorso-affollato-9187078.html

L’interesse per succedere a John Noseda, che tra poco più di un anno concluderà il suo mandato di procuratore generale per raggiunti limiti di età, non sembra mancare, malgrado le dimissioni polemiche di Nicola Corti nei mesi scorsi abbiano creato un po’ di scompiglio.

“Rimane una carica pubblica importante”, ha motivato così l’interesse suscitato dal concorso il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Dal toto-candidati sono usciti diversi nomi di magistrati in carica: quelli dei due sostituti procuratori generali Antonio Perugini e Andrea Pagani, ma pure quelli di Moreno Capella e di Fiorenza Bergomi. I primi tre hanno trovato conferme, il quarto no.

Tanti nomi e un rischio, quello che si crei una lotta interna: “Spero che i procuratori in carica si concentrino non tanto sulla campagna elettorale davanti al Gran Consiglio, ma nello svolgere il loro lavoro in maniera corretta. Dall’altra parte credo che sia anche opportuno che il Parlamento abbia un ampio ventaglio di scelta”, ha precisato Gobbi.

I “papabili” esterni alla Procura sarebbero almeno 4: tra loro ha già confermato pubblicamente la sua discesa in campo l’avvocato Emanuele Stauffer, che è un ex procuratore. Anche l’ex sindaco di Bellinzona Brenno Martignoni ha fatto sapere di essere tra i candidati. La procedura prevede che tutte le candidature siano trasmesse alla Commissione di esperti, chiamata a preavvisarle all’indirizzo del GC. Si potrebbe andare in aula già entro l’autunno.

Nuovi spazi e nuovi orari alla Sezione della circolazione

Nuovi spazi e nuovi orari alla Sezione della circolazione

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Dopo due mesi di lavori di ristrutturazione, da qualche giorno i locali del Servizio immatricolazioni della Sezione della circolazione, a Camorino, sono nuovamente aperti. La nuova impostazione degli spazi è accompagnata da un ripensamento degli orari di apertura all’utenza: dal 1. giugno i principali servizi (immatricolazioni, conducenti e contabilità) saranno infatti disponibili ininterrottamente, dalle 8.00 alle 16.00.

Lo scorso 31 agosto, nell’ambito del pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali, il Consiglio di Stato ha stanziato un credito da 324’000 per la riorganizzazione logistica del Sevizio immatricolazioni della Sezione della circolazione; l’obiettivo dell’investimento era di migliorare il servizio alla cittadinanza attraverso l’incremento del numero degli sportelli aperti e ammodernando il sistema di prenotazione.

Dopo due mesi di lavori di ristrutturazione – durante i quali una parte degli sportelli è sempre rimasta aperta, permettendo lo svolgimento delle pratiche – sono entrate in funzione negli scorsi giorni le nuove postazioni di lavoro, collocate direttamente allo sportello. La nuova impostazione evita spostamenti e perdite di tempo ai funzionari, rendendo ancora più rapido il servizio all’utenza. Il sistema di prenotazione (ticket) è stato invece aggiornato con l’introduzione di un apparecchio di ultima generazione, che permette agli utenti di orientarsi meglio all’interno dello stabile amministrativo e di raggiungere più velocemente il Servizio del quale hanno bisogno. A complemento di questi interventi, a partire dal 1° giugno sarà introdotta l’apertura degli sportelli continuata dalle 8 alle 16, senza pausa nella fascia di mezzogiorno; ciò permetterà a cittadini e professionisti di accedere ai servizi in modo più flessibile e libero.

Da anni il Dipartimento delle istituzioni si impegna costantemente e dedica molte energie alla semplificazione del rapporto tra cittadino e stato: anche gli interventi logistici e organizzativi attuati al Servizio immatricolazione della Sezione della circolazione rientrano in questa visione.

Migrazione, più controlli su frontalieri e permessi B

Dal Giornale del Popolo | A breve prenderà avvio la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione – Due le tappe previste dal Governo per terminare il progetto entro fine anno.

Dopo lo stop si riparte. La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione sarà introdotta dal 19 giugno. Una seconda e definitiva fase partirà, invece, dal 4 dicembre di quest’anno. Come rende noto il Consiglio di Stato è stato stabilito che l’intera riorganizzazione sarà a regime entro la fine dell’anno. E questo considerato l’esito positivo dell’audit e il via libera al progetto giunto nelle scorse settimane dalla Sottocommissione della Vigilanza in Parlamento. Ma facciamo un passo indietro. Come si ricorderà, lo scorso 7 marzo il Consiglio di Stato aveva sospeso, in via temporanea, l’entrata in vigore di questa nuova organizzazione. E questo in attesa dei risultati della perizia che il Governo aveva dato a un perito esterno. Il tutto, lo ricordiamo, era partito a causa dello scandalo dei permessi. La perizia ha dimostrato la bontà della riorganizzazione e soprattutto l’assenza di problemi particolari. Ecco perché ora, lo stesso Esecutivo cantonale, ha dato il suo ok alla riforma. La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione avverrà in due fasi. Come ci spiega il responsabile del DI Norman Gobbi «rispetto alla proposta approvata dal Consiglio di Stato in marzo non ci sono cambiamenti. Anche l’audit del giudice Lorenzo Anastasi ha verificato che la riorganizzazione permetterà di incrementare sia l’iter sia i controlli sui dossier presentati in fase di rilascio o di rinnovo di un permesso. E quindi ha dato la sua approvazione al tutto». La prima fase, ci spiega ancora il consigliere di Stato, «interessa i lavoratori frontalieri e quindi il rilascio e il rinnovo dei permessi G. La novità più importante riguarda il luogo in cui presentare i propri documenti. Dal 19 giugno, infatti, i frontalieri non dovranno più recarsi allo sportello dell’Ufficio della migrazione, ma dovranno presentarsi a un posto di gendarmeria. Una modifica che garantisce quella prossimità chiesta anche dai Comuni. Concentrando, invece, a Lugano e Bellinzona la verifica si rischiava di perderla». Questo cambiamento, precisa il capo del Dipartimento, «risponde anche alle necessità delle aziende ed è stata salutata favorevolmente dalla Camera di commercio e dagli impresari costruttori. Qualche critica era invece arrivata dall’AITI. Ma noi siamo convinti che la procedura guidata agevola anche l’azienda». Dal mese di dicembre entrerà in vigore un secondo cambiamento che il direttore del DI spiega in questo modo: «La nuova procedura sarà estesa anche ai nuovi o ai rinnovi dei permessi B. In questi casi non ci sarà l’obbligo di presentarsi in un posto di gendarmeria, ma sarà organizzato un colloquio con il richiedente, in modo da verificare eventuali criticità del dossier. In questo modo aumentiamo i controlli per gli stranieri che risiedono sul nostro territorio. È vero che si va un po’ più a fondo nell’analisi delle richieste, ma visto che queste persone risiedono sul nostro territorio e quindi hanno anche diritti (come la disoccupazione o l’assistenza) e doveri, ci è sembrato corretto agire in questo modo». Come rileva lo stesso capo del DI «revocare un permesso B è più difficile che non concederlo e quindi è molto importante il lavoro eseguito in modo preliminare». In questo senso la riorganizzazione con i due centri, a Bellinzona (dove ci si occuperà soprattutto di rifugiati e frontalieri) e quello di Lugano (dedicato ai permessi B e C) «permetterà di avere un controllo migliore della situazione e soprattutto rendere più efficace il servizio offerto alla popolazione. Il tutto mantenendo l’attuale organico». Per quanto riguarda le cifre Norman Gobbi ricorda che «il numero di decisioni, da parte degli Uffici della migrazione, ogni anno, sono diverse migliaia e sgravando la parte sui frontalieri, il loro lavoro sarà sicuramente inferiore e potranno così concentrarsi sugli altri casi».

(Articolo di Nicola Mazzi)

Incontro dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Incontro dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ripercorso ieri pomeriggio a Morbio Superiore insieme ai propri funzionari dirigenti – nel consueto appuntamento semestrale – i temi che hanno occupato il Dipartimento delle istituzioni negli ultimi mesi; sono inoltre stati discussi i principali progetti in corso, e le nuove misure previste nell’ambito della manovra di riequilibrio delle finanze cantonali.

La prima parte della Giornata dipartimentale è stata occupata da una retrospettiva sui principali eventi degli ultimi mesi, dal procedimento penale che ha coinvolto alcuni collaboratori dell’Ufficio della migrazione, al Preventivo 2017 del Cantone, fino alle misure aggiuntive per il risanamento delle finanze cantonali. Un accento particolare è stato quindi dedicato alla gestione dei rischi, tema sul quale il Consigliere di Stato ha richiesto ai propri funzionari dirigenti la massima attenzione. Lo sguardo è stato in seguito rivolto alle sfide che attendono il Dipartimento a breve e medio termine, dalla gestione dei flussi migratori alle riforme «Ticino 2020» e «Polizia ticinese», senza tralasciare le questioni logistiche che coinvolgono le autorità giudiziarie e del dipartimento.

La Giornata dipartimentale ha avuto quale sfondo lo stand di tiro Rovagina, e ha quindi offerto ai partecipanti l’opportunità di cimentarsi nella tradizionale competizione del tiro federale in campagna, con una gara alla pistola e al fucile. Vincitore della competizione in combinata è risultato il Presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser, ospite d’eccezione al momento dedicato al tiro, mentre nella classifica individuale con il fucile si è distinto Athos Solcà, ufficiale della Polizia cantonale. Il migliore tiratore della gara alla pistola, ancora una volta, è stato Werner Walser. Per le donne si è classificata al primo posto alla pistola la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti mentre al fucile si è distinta Jessica Canavarro, segretaria della Direzione del Dipartimento delle istituzioni.

«Nessun costo, sono investimenti»

«Nessun costo, sono investimenti»

Dal Corriere del Ticino | Il procuratore generale John Noseda ribadisce la necessità di potenziare la Magistratura, Norman Gobbi replica: «Oltre a concentrarsi sulle risorse bisogna ragionare sui processi» – Si scalda la polemica sulle note spese degli avvocati.

Chiamati a dialogare per il bene e la sicurezza del cittadino, ma sovente costretti a fare i conti con differenti esigenze in termini di risorse. Il controverso intreccio tra il potere giudiziario e quello politico ieri sera è stato il protagonista della puntata di Piazza del Corriere su TeleTicino. Una puntata, quella moderata dal caporedattore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, che ha potuto contare sulla presenza del procuratore generale John Noseda. E quest’ultimo è subito stato chiaro: «Capisco benissimo i problemi politici, ma bisogna rendersi conto di una cosa. Se chiediamo un potenziamento del Ministero pubblico o della polizia nell’ambito dei reati finanziari è perché questi generano un costo enorme per il Cantone sul piano dei fallimenti, degli oneri sociali non pagati o della fiscalità». Fatta questa premessa Noseda è quindi tornato a ribadire: «Un debito potenziamento dell’apparato giudiziario permetterebbe di reprimere maggiormente i fenomeni citati. Nessuna spesa dunque, parliamo di investimenti». Chiamato in causa, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha però sottolineato: «È importante concentrarsi non solo sulle risorse ma anche sui processi e sulla loro ottimizzazione. E questo al fine di liberare forze per i dossier prioritari». Il presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser ha tuttavia ricordato come «quello della sottodotazione del personale è un tema di discussione quotidiano». E sulle possibili soluzioni ha aggiunto: «Più che magistrati abbiamo bisogno di specialisti». Un appello, questo, sposato in toto da Noseda: «Il mio problema è l’inchiesta, poiché senza di essa non si trovano i colpevoli e la verità. E per condurre un’inchiesta servono analisti, ispettori e giuristi supplementari». Riconoscendo tra il serio e il faceto di essere «cascato in un periodo sfortunato» per le casse del Cantone, il procuratore generale ha quindi esortato: «Il Parlamento, ma anche il direttore del DFE devono finalmente essere disponibili».

A proposito di Gran Consiglio e di una sorta di «carenza di vocazione» per il ruolo di procuratore pubblico, il presidente dell’Ordine degli avvocati Renato Cabrini ha poi evidenziato: «So che la legge assegna al Parlamento l’autorità di nomina. Ma si dovrebbe dare più importanza alla professionalità e alle competenze del magistrato». Dello stesso avviso Gobbi, che ha riconosciuto «un freno» nell’avvicinarsi alla carica giudiziaria. Noseda ha perciò invitato le parti in causa a studiare una struttura «che garantisca davvero l’accesso dei migliori», dando maggiore peso alle analisi approfondite della Commissione di esperti.

Tornando all’attualità e ai cantieri aperti l’attenzione si è quindi spostata sulla nomina di un procuratore pubblico straordinario e sulla riforma Giustizia 2018. In merito al primo dossier Gobbi ha anticipato: «Il messaggio arriverà prima dell’estate. Sarà un incarico a scadenza con obiettivi ben precisi in termini di incarti da evadere». Nel quadro della riforma giudiziaria la lente del direttore delle Istituzioni si è invece posata sul Ministero pubblico: «Bisogna capire se l’organizzazione così orizzontale è ancora confacente a una struttura che nel tempo è evoluta. In tal senso eliminare la figura del procuratore pubblico sostituto fu un errore». Un’affermazione condivisa da Walser, secondo cui «servono meno ufficiali e più soldati, creando un percorso di carriera interna». «Questo va fatto, non fosse altro perché è una gerarchia che esiste ovunque» ha confermato Noseda, che in merito ai compiti futuri del capo della Procura ha per contro affermato: «Il procuratore generale ha un’unica facoltà disciplinare che è quella di togliere l’incarto a un magistrato. Sarebbe forse il caso di disporre di un margine d’intervento maggiore». È per questo motivo che Noseda ha troppi incarti? lo ha sollecitato Righinetti. «No semplicemente ho assunto molti degli impegnativi incarti finanziari esplosi negli ultimi anni» ha risposto Noseda, che sulla scelta del suo sostituto ha infine affermato: «Il Gran Consiglio si dia una mossa per giungere a una soluzione in settembre». Riferendosi al periodo di nomina di soli 2 anni Cabrini ha però avvisato: «Un libero professionista avrebbe molte difficoltà ad assumere questo ruolo. Servirebbero garanzie più durature».

Va scaldandosi la polemica sulle note spese

Non accenna a placarsi la polemica innescata dal giudice Marco Villa che, al termine di un processo, aveva ridotto da 120.000 a 80.000 franchi le note spese presentate dai legali d’ufficio degli imputati, ritenendo ingiustificate diverse prestazioni (cfr. l’edizione del 6 maggio). A prendere la parola in difesa dei propri affiliati è ora l’Ordine degli avvocati (OATI) che, nel suo ultimo bollettino, non esita a parlare di «grave lesione d’immagine». Le recenti pubbliche esternazioni di un magistrato in ambito di patrocinio d’ufficio – leggiamo – «hanno gravemente leso l’immagine di alcuni affiliati OATI e dell’avvocatura in generale». Nel suo scritto, il Consiglio dell’Ordine tiene a ribadire come i regolamenti prevedano che all’avvocato sia «riconosciuto l’onorario per le prestazioni necessarie per lo svolgimento del patrocinio a un tariffario orario inferiore a quello usuale». Ma non è tutto: «L’avvocato adempie i mandati d’ufficio con la stessa diligenza profusa negli altri mandati. Uno degli aspetti più nobili dell’avvocatura è proprio quella di contribuire all’accesso alla giustizia anche alle classi sociali meno fortunate». «Non si può non sottacere che l’aumento in questo settore della spesa pubblica è indipendente dal nostro volere ed è determinato da fattori esogeni, in particolare la continua espansione del diritto penale materiale e l’introduzione delle recenti riforme di diritto penale procedurale federale».

Infine, l’affondo conclusivo: «L’avvocato si rivolge alle autorità con il rispetto loro dovuto e si attende da loro la medesima considerazione. Il Consiglio dell’Ordine esprime nell’immediato un sentimento di vicinanza ai suoi affiliati messi iniquamente in cattiva luce». Dopo il processo all’origine di tutto, la polemica era tornata a scaldare gli animi in un secondo dibattimento in cui l’avvocato Didier Lelais aveva voluto fare chiarezza per «evitare di passare da avvocato ad accusato». Lo aveva fatto spiegando nei dettagli la nota d’onorario visto che è «sacrosanto il diritto a una difesa dell’imputato».

LA SCHEDA

L’attività della procura Nel 2016 il Ministero pubblico ha aperto 11.124 incarti, ossia 366 in più rispetto al 2015. I dossier riportati sul 2017 sono per contro stati 6.181, a fronte dei 6.320 registrati all’inizio del 2016. Sempre l’anno scorso sono stati emessi 6.527 decreti d’accusa, con un incremento di 577 unità su base annua. Gli atti d’accusa hanno per invece toccato quota 202 (+28 rispetto al 2015), per quello che rappresenta un record dal 2001.

I Tribunali Nel 2016 il Tribunale penale cantonale ha aperto 237 nuovi incarti; l’anno precedente erano stati 219. Il Tribunale cantonale amministrativo lo scorso anno ha da parte sua registrato una leggera diminuzione: gli incarti sono infatti passati da 743 a 722.

Il Magistrato dei minorenni Il segno «+» ha invece accompagnato anche l’attività della Magistratura dei minorenni, con i nuovi incarti cresciuti di 54 unità, per un totale di 874 nel 2016.

Nel complesso In termini complessivi durante il 2016 sono stati 46.702 gli incarti evasi dai 117 magistrati che compongono il nostro apparato giudiziario.

(Articolo di Massimo Solari)

Ottimo risultato per la prima asta online delle targhe ticinesi

Ottimo risultato per la prima asta online delle targhe ticinesi

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Ha riscosso un successo immediato e superiore alle attese la nuova pagina web creata dal Dipartimento delle istituzioni per gestire l’acquisto delle targhe ticinesi, attiva da mercoledì 3 maggio. La prima asta – che metteva in palio cinque numeri per autoveicoli e  tre per motoveicoli – ha permesso di raccogliere ben 124 mila franchi; l’offerta più alta è risultata quella di 35 mila franchi, per la TI 888 888. Da segnalare anche l’ottimo successo registrato dalle 220 targhe offerte a prezzo fisso, per un incasso totale superiore ai 63 mila franchi.

Come preannunciato in occasione della serata-evento di mercoledì 3 maggio, la principale novità introdotta grazie alla nuova piattaforma web è costituita dalle aste online, che permettono agli utenti di contendersi a intervalli regolari alcuni numeri molto pregiati. I 570 utenti iscritti al sistema hanno presentato un totale di 178 rilanci per le prime targhe offerte, con il prezzo significativamente cresciuto rispetto alla base d’asta: le cifre più alte offerte sono state, nell’ordine, di 35.000 franchi (TI 888 888), 31.100 franchi (TI 94) e di 18.400 franchi (TI 353). Offerte molto elevate anche per le tre targhe per motoveicoli TI 20, 500 e 66666, aggiudicate – dopo 34 rilanci totali – rispettivamente a 7.200, 7.000 e 8.500 franchi. Successo sbalorditivo anche per le prime 220 targhe offerte a prezzo fisso – a importi compresi fra 150 e 800 franchi – che hanno trovato un detentore molto velocemente.

Conclusa la prima fase, per la Sezione della circolazione è già tempo di accogliere le nuove offerte. Sono infatti da subito aperte – fino alle 21.00 di mercoledì 31 maggio – le aste per le targhe TI 987, 1036 e 44844 (autoveicoli) e TI 77, 333 e 1036 (motoveicoli). Un ulteriore turno è poi in programma dal 24 maggio al 4 giugno, con i numeri TI 233, 5558 e 222 333 (autoveicoli) e TI 91, 166 e 1000 (moto).

In seguito le aste si susseguiranno sul sito con questi intervalli regolari, in modo da garantire sempre un’asta attiva con numeri pregiati a disposizione.

Inoltre, visto il successo riscontrato, 50-60 numeri a prezzo fisso saranno costantemente disponibili sia per autoveicoli che per motoveicoli.

Il ricavato della vendita delle targhe servirà a coprire le spese dei programmi di prevenzione «Strade sicure» e «Acque sicure» promossi del Dipartimento delle istituzioni.

 

Polizia a regione… unica

Polizia a regione… unica

Da laRegione | Entro l’estate il Dipartimento delle istituzioni incontrerà gli attori in causa – Il tema della riunificazione ha tenuto banco durante l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi tenutasi al Cpi di Mendrisio

Stesso luogo – il Centro di pronto intervento di Mendrisio –, appuntamenti diversi (due giorni fa era la presentazione del rapporto d’attività della Polizia Regione II, ieri l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi presieduta da Dimitri Bossalini), stesso tema affrontato in entrata dei lavori: la polizia… riunita. Tiene banco, evidentemente, la questione di riunificare le regioni di polizia. Tiene banco, a maggior ragione, nel Mendrisiotto. I Comuni polo di Mendrisio e Chiasso non vedono la questione di buon occhio, il Dipartimento delle istituzioni ‘spinge’ affinché si faccia un passo avanti. E in tal senso entro l’estate, ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi, avverrà una «consultazione formale», la quale sottoporrà agli attori in causa «la riunificazione delle regioni di Polizia comunale». Questo perché, a detta del ministro, «le zone urbane hanno bisogno di regioni uniche: all’interno di piccole realtà è molto più difficile e anche oneroso garantire la copertura (del servizio di polizia, ndr) 24 ore su 24 per tutto l’anno». Ma su questo argomento, non v’è l’unanimità. Lo stesso capodicastero Sicurezza pubblica di Mendrisio, Samuel Maffi (ieri presidente di sala), aveva ribadito due giorni or sono che con l’organizzazione in atto «siamo perfettamente in grado di coprire il servizio» (vedi ‘laRegione’ di ieri). Par di capire, dunque, che (almeno) nel Mendrisiotto si dovrà far breccia in altri campi. E in tal senso Norman Gobbi ha spiegato che la riunificazione prevista «non significa annullare i corpi». E sebbene «la rivalità tra Mendrisio e Chiasso l’abbiamo più o meno ‘messa via’ sul corpo pompieri (la creazione di un consorzio unico, ndr) adesso ne troveremo un’altra». Lo stesso consigliere di Stato, si legge tra le righe, è già pronto a più o meno accese discussioni: «Ma è inevitabile – ammette – che nel Mendrisiotto ci sarà una regione di polizia sola» e il Distretto «può affrontare questa sfida senza problemi». Pareri condivisi, per contro, su quanto fatto negli ultimi anni. Riorganizzazioni e implementazioni «hanno portato oggettivamente a un aumento chiaro e netto della sicurezza» ha evidenziato in entrata di assemblea Samuel Maffi. Questo grazie «a una marcata attività sul terreno di tutte le forze dell’ordine». Ma pure grazie «alla regionalizzazione delle Polizie comunali: una scelta vincente». Il Mendrisiotto, «quello che militarmente e tecnicamente era indifendibile, grazie alle collaborazioni oggi è più difeso e più sicuro» ha confermato Gobbi. I dati sono lì da vedere. Le regioni di polizia hanno dato i frutti auspicati. La polizia unica farà lo stesso? Il Dipartimento ‘spinge’, i Comuni polo temporeggiano.

(Articolo di Stefano Lippmann)