Arrestato un collaboratore dell’Ufficio della migrazione

Arrestato un collaboratore dell’Ufficio della migrazione

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto dell’arresto di un collaboratore e di un’ex collaboratrice dell’Ufficio della migrazione. Le ipotesi di reato nei loro confronti sono di furto, corruzione passiva e infrazione alla Legge federale sugli stranieri.

L’inchiesta ticinese è stata aperta lo scorso anno a seguito della denuncia da parte della Capo Sezione della popolazione a.i. Morena Antonini alla Magistratura. Il Dipartimento delle istituzioni informa che la collaborazione con gli inquirenti è stata, è e continuerà ad essere completa, come avvenuto in questi mesi.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, condanna l’accaduto e deplora che funzionari abusino della fiducia posta nei loro confronti da parte dell’Amministrazione cantonale e della cittadinanza.

La segnalazione da parte della direzione della Sezione della popolazione agli organi di polizia è sinonimo di funzionamento dei controlli interni e dell’attenzione posta su questo fronte. Si sottolinea come i nuovi controlli interni e le nuove procedure che saranno introdotte con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione, decisa la scorsa settimana, sono state elaborate anche sull’esperienza maturata nella collaborazione con la Polizia cantonale nell’ambito di questa specifica inchiesta. Per ogni situazione dubbia saranno ordinati approfondimenti amministrativi e saranno adattati gli eventuali provvedimenti necessari, allo scopo di impedire la possibilità del ripetersi di illeciti.

Per i dettagli sulle accuse a carico degli arrestati si rimanda al comunicato della Magistratura.

Burqa, pochi casi problematici

Burqa, pochi casi problematici

Da RSI.ch | Primo bilancio stilato dal Dipartimento delle istituzioni: rare le segnalazioni di persone a volto coperto

Le infrazioni registrate sul territorio cantonale dall’introduzione delle nuovi leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici (entrate in vigore il 1 luglio 2016) sono state 384. Secondo il bilancio di questi sei mesi – stilato dal Dipartimento delle istituzioni – la maggior parte dei casi (244) è legato a episodi di accattonaggio, mentre sono state rare le segnalazioni di persone a volto coperto: sono state sei – in questo ambito – le procedure avviate e una decina gli ammonimenti, senza verbale di polizia.

Tolti i casi citati, come riferisce il comunicato trasmesso lunedì dalle autorità, figurano 52 episodi di imbrattamento di beni pubblici, 41 di disturbo della quiete pubblica (soprattutto legati all’attività di bar e ritrovi pubblici) e 36 di animali vaganti. Più rari i casi accertati di littering, con sole cinque sanzioni.

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Burqa-pochi-casi-problematici-8682544.html

‘Abbiamo ridotto gli sconti per coprire il disavanzo. Nuovo calcolo dal 2018’

‘Abbiamo ridotto gli sconti per coprire il disavanzo. Nuovo calcolo dal 2018’

Da laRegione | «Chi oggi sostiene che abbiamo alzato le imposte a chi ha veicoli poco inquinanti sbaglia: in realtà abbiamo ridotto lo sconto. Il principio della neutralità finanziaria va garantito». Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi prende atto del reclamo e motiva il recente adeguamento del sistema bonus/malus nel calcolo dell’imposta di circolazione con la necessità di riportare i conti in nero. «Quando il sistema è entrato in vigore (l’adeguamento alla formula di calcolo attuale risale al 1° gennaio 2014, ndr) abbiamo constatato come, in brevissimo tempo, il ‘tesoretto’ accumulato grazie ai malus è stato eroso dai bonus elargiti». Per intenderci: l’imposta di circolazione calcolata per il veicolo è fissa, mentre lo sconto o la penale, a dipendenza delle emissioni di CO2, fa variare l’importo. «Chi riceve lo sconto, lo riceve perché qualcun altro paga per lui», puntualizza Gobbi. Non si tratta, quindi, di un regalo statale ‘tout court’. Sconti elargiti e penalità recuperate devono bilanciarsi per far quadrare il sistema. «Visto che elargivamo molti più bonus rispetto ai malus che incassavamo, ci siamo ritrovati con un problema finanziario». Se nel 2014 il saldo era positivo (e di parecchio: +5,3 milioni), negli anni seguenti il valore è sceso in picchiata verso lo zero, superandolo nel 2016: disavanzo di 2,3 milioni di franchi. Questo perché il parco veicoli ha continuato ad aumentare, in modo sempre più efficiente. Da qui, la necessità di ricalibrare sconti e penalità: a chi è andata peggio, quest’anno si è ritrovato a pagare il doppio. Trattasi in particolare di chi beneficiava fino all’anno scorso del 50% di bonus, oggi annullato. Siamo sicuri che sia davvero il sistema migliore? «No, evidentemente il sistema ha dato prova di tutti i suoi limiti. Lo sapevamo, per questo da settembre dell’anno scorso stiamo lavorando a un nuovo calcolo dell’imposta di circolazione – riprende Gobbi –. Presenteremo il messaggio a breve, con l’auspicio che entri in vigore già con il 1° gennaio 2018». Quali le modifiche di fondo? «L’imposta deve sganciarsi dal sistema bonus/malus, pur tenendo conto dei consumi. Il sistema dev’essere più stabile e uguale per tutti». L’attuale regime di bonus/malus infatti tocca soltanto i veicoli immatricolati dal 1° gennaio 2009, ossia circa 135mila automobili su 225mila. «L’elemento dello sconto sull’imposta comunque è marginale nella scelta del veicolo – conclude Gobbi –. Va poi rilevato che il mercato ha adeguato la sua offerta con veicoli sempre più efficienti: il sistema bonus/malus sfalsa il calcolo senza tenerne sufficientemente conto. Il disavanzo del 2016 lo dimostra. E questa perdita a bilancio a un certo punto va compensata».

(Articolo di Andrea Manna e Chiara Scapozza)

Pochi i volti coperti Molti, invece, gli accattoni

Pochi i volti coperti Molti, invece, gli accattoni

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi fa un bilancio dei primi sei mesi delle nuove leggi – Due terzi dei reati sono legati all’accattonaggio. Il consigliere di Stato: «Il burqa più che i numeri riguarda i valori».

Un primo bilancio, dopo sei mesi, dall’entrata delle nuove Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto, è stato fatto dal Dipartimento delle istituzioni.
Le infrazioni in totale sono state 384. Si tratta di procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle 8 regioni del Cantone. Come fa sapere il DI per la maggior parte dei casi (244) si tratta di reati legati all’accattonaggio, mentre sono state rare le segnalazioni di persone a volto coperto.

Le nuove leggi sono entrate in vigore il 1. luglio e da quella data sono stati sei i casi in cui è stata avviata una procedura nei confronti di persone con il volto coperto. Mentre in un’altra decina di episodi vi è stato un semplice ammonimento verbale da parte dell’agente di polizia.

Le infrazioni sono state, come detto 384, di queste le più frequenti si sono registrate nel Luganese (127) e a nord di Bellinzona. La maggior parte di questi eventi è legata a fenomeni di accattonaggio (244), imbrattamento di beni pubblici (52 casi) e animali vaganti (36). Altri 41 reati sono legati al disturbo della quiete pubblica (soprattutto causato dall’attività di bar e ritrovi pubblici). Da noi interpellato il direttore del DI Norman Gobbi si è detto: «Soddisfatto del bilancio. Sapevamo che le cifre sul burqa non potevano essere molto alte. E lo abbiamo detto subito che si trattava di salvaguardare dei valori più che controllare un aspetto numericamente rilevante». Le nuove leggi secondo Gobbi: «Erano necessarie in quanto il fenomeno dell’accattonaggio era da controllare meglio. Tanto vero che due terzi delle sanzioni in sei mesi sono da ascrivere sotto questa voce. La Legge sull’ordine pubblico contiene anche questi elementi e non solo il burqa».
Lo stesso consigliere di Stato precisa: «L’accattonaggio ha un effetto diretto sulla percezione della sicurezza. Vedere un accattone in ogni angolo di strada abbassa la percezione di sicurezza nei cittadini. E non dimentichiamo che queste persone sono legate a organizzazioni che li sfruttano».

Un bilancio positivo che lo stesso consigliere di Stato condivide con albergatori e Comuni: «Grazie alla loro collaborazione abbiamo potuto meglio controllare questi fenomeni».

(Articolo di Nicola Mazzi)

Maggior controllo su chi vive e lavora in Ticino!

Maggior controllo su chi vive e lavora in Ticino!

Dal Mattino della domenica | Cambiano le modalità per la richiesta di un permesso per vivere o lavorare nel nostro Cantone. Si passa al modulo elettronico, ma con dei controlli più accurati e soprattutto con un contatto diretto con il richiedente. Questa settimana con il mio Dipartimento abbiamo presentato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che sarà messa in atto durante il 2017. Una riorganizzazione che fa parte della manovra di risanamento del Governo, ma che è anche – e soprattutto – una risposta all’aumento degli stranieri che intendono vivere o lavorare sul nostro territorio.

L’evoluzione normativa rispetto agli stranieri, in particolare con l’introduzione nel 2002 dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, ha fatto sì che la popolazione straniera in Ticino negli ultimi anni sia fortemente aumentata (solo negli ultimi due anni, dal 2015 al 2016, le persone straniere residenti nel nostro Cantone sono passate da 97’937 a 100’658). Di conseguenza, sono aumentate anche le sollecitazioni dell’Ufficio della migrazione: nel 2016 le decisioni emesse sono state 75’774! Era quindi necessario attualizzare l’organizzazione dell’Ufficio della migrazione – che risale al 1954 – per far fronte alla crescita delle richieste e soprattutto per migliorare la qualità dei controlli effettuati.

Compito centrale dello Stato è garantire il controllo della popolazione presente sul nostro territorio, o che lo frequenta quotidianamente per lavoro. Proprio per questo motivo, in questi anni la procedura per la richiesta di un permesso ha subito diversi aggiornamenti. Un esempio è l’introduzione nell’aprile del 2015 della misura del casellario, voluta dal mio Dipartimento e che fino ad ora ha portato a negare o revocare il permesso a 64 criminali pericolosi. Una misura che ha dimostrato quanto sia importante analizzare con attenzione le richieste di permessi, per evitare che dei delinquenti vengano a vivere o a lavorare in Ticino!

La riorganizzazione, che si sviluppa in due fasi (la prima ad aprile e la seconda a settembre di quest’anno), prevede di migliorare notevolmente i controlli svolti durante la procedura di richiesta di un permesso, in particolar modo per chi intende stabilirsi o intraprendere un’attività nel nostro Cantone. Le domande riguardanti i permessi di soggiorno “B” e “L” o per frontalieri “G” con attività indipendente saranno infatti sottoposte a un’analisi approfondita, con la verifica del documento di identità del richiedente e un esame accurato del motivo del soggiorno e dell’effettiva attività in Ticino. In particolare, chi richiederà un permesso per lavoratori frontalieri dovrà presentarsi in uno dei vari posti di gendarmeria della Polizia cantonale, per evitare la possibilità che siano presentati eventuali documenti falsi.

L’obiettivo, con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione, è quindi di continuare su questa strada: approfondire l’analisi delle domande per evitare gli abusi, effettuando i dovuti accertamenti (fatti in alcuni casi direttamente nei posti di Polizia) e con un contatto diretto con i richiedenti. Il tutto con minori costi e con risposte più tempestive, evitando così che si crei una situazione per la quale chi è in attesa di una decisione da parte dell’Ufficio, frequenti quotidianamente il nostro Cantone senza un permesso e quindi senza un controllo puntuale (con l’Accordo di libera circolazione delle persone chi richiede un permesso può già infatti vivere o lavorare da noi, in attesa della decisione!). La nuova procedura permetterà inoltre di informare rapidamente i Comuni riguardo ai nuovi cittadini stranieri. Comuni che a loro volta potranno segnalare tempestivamente eventuali casi critici all’Autorità cantonale.

Si tratta quindi di ottimizzare le risorse pubbliche per far fronte alla necessità di risanare le finanze cantonali, ma si tratta soprattutto di cogliere l’occasione per intervenire dove necessario, adeguando i servizi a quanto richiesto dalla realtà odierna. Con la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione vogliamo dare una risposta a una necessità di tutti i ticinesi: la garanzia di un servizio di qualità, a favore della sicurezza sul nostro territorio.

Norman Gobbi – Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Imposte di circolazione: coerenza

Imposte di circolazione: coerenza

Dal Corriere del Ticino | L’opinione – Norman Gobbi

È passato quasi un anno da quando, insieme ai colleghi di Governo, abbiamo presentato il pacchetto di misure per riequilibrare le finanze: una serie di interventi che toccano in modo sostenibile e sensato tutti i campi di attività dello Stato e ci accompagneranno fino al sospirato rilancio della progettualità di questo Cantone. Il Gran Consiglio ha approvato la manovra e ne ha condiviso lo spirito: chiedere a tutti, proprio tutti, di fare la propria parte. Tra le misure che il Governo ha proposto e che il Parlamento – voglio ripeterlo – ha approvato vi era l’adeguamento del coefficiente delle imposte di circolazione. È vero, il messaggio sulla manovra era molto lungo e forse impegnativo da leggere fino in fondo, ma mi sembra davvero strano che un deputato del PLR intervenga ora su questo giornale e attacchi il Dipartimento, accusandoci di volere riportare l’equilibrio delle finanze attraverso balzelli. Criticandoci per avere eseguito quanto lui ha votato, il deputato si dimostra come minimo un po’ confuso.

Quanto alla sostanza dell’accusa, davvero abbiamo aumentato le imposte di circolazione per pescare a tradimento nelle tasche dei cittadini? La risposta è ovviamente negativa. Nel 2015 il Ticino ha chiaramente respinto in votazione popolare una modifica della Legge sulle imposte di circolazione. Siamo quindi rimasti fermi al sistema bonus-malus, che però – per «colpa» dei veicoli sempre meno inquinanti – è diventato sempre più difficile da finanziare: se le auto penalizzate sono sempre meno e quelle che godono di sconti sempre più numerose, è chiaro che il meccanismo è destinato ad incepparsi. E visto che la legge non permette al Cantone di indebitarsi per finanziare gli ecobonus – ci mancherebbe! – è stato inevitabile intervenire, onde evitare una perdita di 6 milioni di franchi nel 2017.

Questo abbiamo fatto, senza tuttavia restare indifferenti ai disagi legati all’attuale sistema di calcolo, ormai superato. Negli scorsi mesi ci siamo perciò mossi e, nel corso della primavera, presenteremo un nuovo progetto per rivedere il meccanismo dell’imposta di circolazione. Si tratta di una delle 43 misure che il mio Dipartimento ha elaborato per raggiungere l’obiettivo di risanare le finanze, adattando nel contempo i servizi alle trasformazioni tecnologiche e ai nuovi bisogni della società.

Il Dipartimento è la fanteria dello Stato, con servizi presenti in maniera capillare sul territorio e un livello molto alto di contatto con la popolazione. Ciononostante, l’unico adeguamento di personale che abbiamo chiesto riguarda la sicurezza (polizia e carceri), necessario per assicurare l’ordine interno. Faccio quindi fatica ad accettare l’accusa di volermi arricchire a spese del cittadino, gonfiando l’organico, quando la mia unica colpa è di avere dato seguito – con responsabilità e coerenza – alle scelte del Parlamento.

Più controlli sui permessi

Da laRegione | Chiudono i servizi regionali. I frontalieri in polizia per validare il documento d’identità

L’Ufficio della migrazione si riorganizza. Procedure online e centralizzazione degli sportelli a Bellinzona (pratiche standard) e Lugano (dimora e frontalieri indipendenti). Centralizzazione delle pratiche, procedure guidate online e più controlli per il rilascio dei permessi, compresa la verifica dell’autenticità del documento d’identità in Polizia (per i frontalieri) o agli sportelli del nuovo servizio che verrà istituito a Lugano. Sono alcuni degli aspetti della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, presentata ieri alla stampa da parte del Dipartimento delle istituzioni. L’obiettivo, ha detto più volte il direttore Norman Gobbi, è quello di «ottimizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche e ripensare i servizi alla popolazione, migliorando la modalità di erogazione per accrescerne la qualità». Con questo spirito è stata riorganizzata la procedura di rilascio e di rinnovo di tutti i permessi, con un nuovo “flusso” che inizia – ed è già una novità – dalla compilazione del modulo online. «La procedura guidata ci permetterà di ricevere moduli completi con tutti gli allegati richiesti – spiega Morena Antonini, capo dell’Ufficio della migrazione –. Potremo quindi semplificare la fase di ricezione, di controllo e di registrazione delle domande ottimizzando le risorse dedicate alla consulenza all’utenza, che rimarrà garantita dal Contact center». Chiudono invece i Servizi regionali degli stranieri (quello di Agno già in aprile, gli altri da settembre). I richiedenti di permessi C (domicilio), N (richiedenti l’asilo), F (ammessi provvisoriamente) e G (frontalieri dipendenti) faranno capo all’ufficio di Bellinzona (Servizio comunitari e Servizio stati terzi), mentre i richiedenti di nuovi permessi B (dimora), L (dimora temporanea) e G (frontalieri indipendenti) dovranno recarsi a Lugano, dove sarà attivo un nuovo servizio ad hoc che verificherà tramite colloquio individuale sia la validità dei documenti che le reali intenzioni di soggiorno nel Paese. Come si giustifica il colloquio sistematico con tutti i richiedenti? «Ci accorgiamo che sempre di più le domande non sono complete. Chi si occupa di questo controllo oggi lo esegue a livello di documentazione. Non è, per intenderci, lo stesso operatore che si occupa della decisione di rilascio – risponde Antonini –. In futuro invece sarà lo stesso operatore ad occuparsi di incontrare il richiedente dopo aver ricevuto la sua documentazione, capire le sue intenzioni e poi decidere in merito al rilascio del permesso».

Un maggior controllo sarà dunque attuato sia sul piano dei colloqui individuali per i nuovi permessi B,L e frontalieri indipendenti, sia sul piano della verifica dei documenti. Tutti i frontalieri (rilascio e rinnovo del permesso G per lavoratori dipendenti) dovranno recarsi in un posto di polizia per autentificare il proprio documento d’identità. «Agli sportelli degli attuali servizi regionali non è possibile verificare l’autenticità – rileva ancora Antonini –. Non dovrebbe comunque essere un’attività che incide in modo particolare sul posto di polizia. Le domande di permessi G sono in media 40 al giorno». «E le gendarmerie a cui si possono rivolgere i richiedenti sono ben distribuite sul territorio – riprende Gobbi –. I posti di polizia consentono di avere la capillarità che viene meno con la chiusura dei Servizi regionali». Il piano di attuazione prevede la prima fase da aprile, con l’introduzione della nuova procedura per i permessi G e la contemporanea chiusura dello sportello di Agno. La seconda fase inizierà da settembre, quando tutte le domande saranno avviate mediante formulario elettronico e nel contempo saranno chiusi tutti gli sportelli dei Servizi regionali, mentre sarà costituito il ‘Servizio nuove entrate’ a Lugano, competente per l’esame delle domande di nuovi permessi di dimora Bo L e per frontalieri G con attività indipendente.

Razionalizzazione ma ‘senza ridurre i posti di lavoro’ – Norman Gobbi
Tre milioni. È tanto quanto il Dipartimento delle istituzioni riuscirà a risparmiare tramite la riorganizzazione dei servizi (vedi ‘laRegione’ del 27 gennaio), così come deciso nell’ambito della manovra di risanamento delle finanze cantonali. Il nuovo modello organizzativo concepito per la gestione dei permessi – e approvato dal Consiglio di Stato – contribuisce al risparmio, «ma senza perdere posti di lavoro», osserva il direttore del Dipartimento Norman Gobbi. Per quanto concerne la centralizzazione dei servizi, «abbiamo un occhio attento alle necessità territoriali – ribatte Gobbi, facendo riferimento alle critiche di chi lamenta invece una dismissione di impegno nelle regioni periferiche –. Bisogna però uscire dal vecchio dogma per cui tutti i servizi devono essere presenti dappertutto». Del resto, fa notare il consigliere di Stato, negli ultimi anni c’è stato un aumento significativo del numero di permessi e di domande da trattare, mentre le risorse dell’Ufficio della migrazione «sono rimaste le stesse». Motivo per cui occorre rivedere l’impegno del loro tempo, in particolare risparmiando ore dedicate oggi alla consulenza. «La procedura guidata permetterà di presentare la pratica in modo corretto». «Gli effettivi attuali, bisogna pur dirlo, non sono sufficienti – aggiunge Morena Antonini, a capo dell’Ufficio –. Con la nuova organizzazione saremo in grado di offrire un contratto a tempo indeterminato alla gran parte degli ausiliari oggi assunti». A mente dei responsabili, l’Ufficio sarà così in grado di offrire un servizio più veloce ed efficiente, con comunicazioni più tempestive anche all’indirizzo dei Comuni.

(Articolo di Chiara Scapozza)

Rafforzato il controllo sui permessi

Rafforzato il controllo sui permessi

Dal Corriere del Ticino | Verifiche in polizia per i frontalieri e colloqui personali con i dimoranti – Addio agli sportelli regionali

«La sensibilità elevata in materia non è solo politica, ma di tutti i ticinesi che in termini di permessi chiedono maggiore sicurezza». Anche così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha motivato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che nel corso del 2017 cambierà volto sul piano dell’ubicazione – con la chiusura dei 5 uffici regionali e la concentrazione nelle sedi di Lugano e Bellinzona – e della modalità di erogazione dei propri servizi. Un mutamento, questo, non solo legato al pacchetto di risanamento finanziario del Cantone – che si tradurrà in un risparmio di 800.000 franchi a regime sui 3 milioni totali conseguenti alla revisione delle diverse prestazioni dipartimentali – ma finalizzato a una gestione più efficace ed efficiente del rilascio dei permessi agli stranieri. «E parliamo di incarti in costante aumento gestiti però con risorse invariate» ha affermato Gobbi. Da qui il nuovo flusso nell’evasione delle richieste presentato ieri a Bellinzona. «Un sistema – ha spiegato – che garantirà una risposta più tempestiva al cittadino, a fronte degli attuali ritardi nell’evasione delle pratiche, e allo stesso tempo rafforzerà i controlli». Sì perché in futuro le richieste di permesso di domicilio C e per frontaliere G (dipendente) seguiranno una strada diversa da quella per i permessi per frontaliere G (indipendente) e di dimora B. I primi faranno capo agli uffici
di Bellinzona e saranno sottoposti a un controllo standard. I secondi, invece, a una verifica elevata che sarà svolta presso il Servizio nuove entrate a Lugano e che sfocerà in un colloquio personale «teso al controllo del documento di identità e delle reali intenzioni del soggiorno» ha precisato Morena Antonini, capo dell’Ufficio della migrazione. Le novità non finiscono però qui, in quanto la cessazione delle attività degli uffici regionali (da aprile Agno, da settembre gli altri) coinciderà con l’introduzione di una procedura online obbligatoria per tutti i richiedenti di un permesso. «Ci siamo accorti delle ore sprecate nella consulenza agli sportelli – ha indicato Gobbi –, mentre ora saranno i diretti interessati a dover compilare i moduli necessari e ad allegare la documentazione richiesta. Il tutto avendo sempre la possibilità di far capo al contact center e alle postazioni ad hoc installate a Bellinzona». Terminata la procedura online, i richiedenti di un permesso per frontaliere G (dipendenti) saranno oltretutto tenuti a recarsi presso una delle sedi della Polizia cantonale per un controllo personale del documento d’identità. In questo modo, ha sottolineato Gobbi, si vogliono evitare gli abusi tramite documenti contraffatti e promuovere un maggiore controllo sul territorio. «Ma i posti di polizia non saranno oberati» ha tenuto a chiarire Antonini, facendo riferimento alle «circa 40 richieste al giorno per permessi G registrate attualmente». Sono invece state 75.774 le decisioni totali emesse dall’Ufficio della migrazione nel 2016, a fronte di circa 8.700 domande in arretrato registrate al 31 dicembre.

(Articolo di M.S.)

Ufficio della migrazione: migliorano procedure e controlli

Ufficio della migrazione: migliorano procedure e controlli

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione presente nella manovra di risanamento delle finanze cantonali, e approvata ieri dal Consiglio di Stato. Il progetto prevede di mantenere i posti di lavoro e intende aumentare la qualità del servizio, adeguando le procedure di richiesta dei permessi e concentrando l’attività sul controllo delle domande presentate da chi intende stabilirsi o lavorare in Ticino.

Lo spirito della manovra di riequilibrio delle finanze cantonali consiste nel trovare soluzioni per utilizzare in modo ottimale le risorse a disposizione dell’ente pubblico: il Dipartimento delle istituzioni ha quindi colto l’occasione per ripensare i propri servizi e adeguarli all’evoluzione economica, normativa e tecnologica degli ultimi anni. Nel settore dei permessi di soggiorno, in particolare dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, è stato registrato un marcato aumento della popolazione straniera in Ticino (le persone straniere residenti nel nostro Cantone nel 2015 erano 97’937, mentre nel 2016 erano 100’658), con una parallela sostanziale crescita delle sollecitazioni per l’Ufficio della migrazione. Per affrontare al meglio la nuova situazione, il Dipartimento ha quindi avviato un progetto di riorganizzazione del servizio, modificando la procedura di presentazione delle domande in modo da ridurre i tempi di evasione. In futuro, per chi vorrà inoltrare la richiesta di un permesso il primo passo da compiere sarà la compilazione di un formulario sul sito dell’Ufficio della migrazione (www.ti.ch/migrazione), evitando di recarsi allo sportello del Servizio regionale degli stranieri. Per ogni necessità, sarà possibile rivolgersi al Contact Center oppure recarsi nella sede di Bellinzona dove saranno allestite alcune postazioni dotate di computer per compilare il modulo.

Punto centrale, la riorganizzazione permetterà di migliorare in modo sensibile i controlli. Le domande riguardanti i permessi di soggiorno “B” e “L” o per frontalieri “G” con attività indipendente saranno infatti sottoposte a un controllo approfondito che prevede la verifica del documento di identità del richiedente e un esame accurato del motivo del soggiorno e dell’effettiva attività in Ticino. Il richiedente di un permesso per lavoratori frontalieri si dovrà presentare ai vari posti di gendarmeria.

La nuova procedura permetterà di informare in modo rapido gli Uffici comunali del controllo abitanti riguardo ai nuovi cittadini stranieri che intendono stabilirsi nella loro giurisdizione. Ciò consentirà ai Comuni di migliorare il controllo del proprio territorio e di segnalare tempestivamente eventuali casi critici all’Autorità cantonale.

A livello pratico, la riorganizzazione avverrà in due fasi. La prima a inizio aprile 2017, con l’introduzione della nuova procedura per la richiesta di permessi “G” e la contemporanea chiusura dello sportello del Servizio regionale di Agno. La seconda fase è invece prevista per l’inizio del mese di settembre 2017, quando tutte le domande saranno avviate mediante formulario elettronico. Nel contempo saranno chiusi gli sportelli di tutti i Servizi regionali e sarà costituito il “Servizio nuove entrate” a Lugano, competente per l’esame delle domande di nuovi permessi di dimora “B” o “L” e per frontalieri “G” con attività indipendente.

Con il rinnovamento dell’Ufficio della migrazione, il Dipartimento delle istituzioni prosegue i propri sforzi nell’adeguare i servizi dello Stato ai nuovi bisogni della popolazione, nel rispetto dell’accresciuta sensibilità dei cittadini del nostro Cantone per la sicurezza e la stabilità economica.

Il Dipartimento delle istituzioni si riorganizza

Il Dipartimento delle istituzioni si riorganizza

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato nella sua seduta settimanale ha approvato il rapporto che illustra gli indirizzi dei progetti di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni. Grazie a queste misure sarà possibile garantire la presenza dei servizi dell’Amministrazione cantonale nelle regioni periferiche e procedere a una revisione dei compiti dello Stato risparmiando circa 3 milioni di franchi come previsto nella manovra.

Durante la discussione del “Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali” avvenuta lo scorso 20 settembre 2016, il Gran Consiglio decise di rinviare alla Commissione della gestione l’esame della modifica della Legge cantonale di applicazione della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento (LALEF). A questo proposito il Consiglio di Stato ha quindi elaborato un rapporto che ha l’obiettivo di presentare il tema della distribuzione degli impieghi dell’Amministrazione cantonale sul territorio, in particolare illustrando in modo più esteso i progetti di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni fornendo una visione d’insieme dei cambiamenti in atto.
Nel documento inviato alla Commissione della gestione sono stati riassunti brevemente i principali ambiti del Dipartimento delle istituzioni toccati dalle riorganizzazioni, che mirano da una parte ad accrescere l’efficienza e l’efficacia del servizio fornito alla cittadinanza e dall’altra rispondono alle esigenze della società in continuo mutamento.

Le riorganizzazioni interesseranno principalmente i seguenti servizi:

Ufficio di esecuzione (Divisione della giustizia), con la creazione del contact center, del centro di competenza per i precetti esecutivi e dell’Ufficio delle Tre Valli a Faido e la riorganizzazione del settore con razionalizzazione delle risorse;

Ufficio dei fallimenti (Divisione della giustizia), con la centralizzazione delle attività del Sopraceneri a Locarno, mantenendo uno spazio a Bellinzona per svolgere alcune prestazioni. Per il Sottoceneri saranno mantenute le sedi attuali;

Settore del registro fondiario e di commercio (Divisione della giustizia), prevede la ricostituzione della Sezione del registro fondiario e di commercio, la creazione dell’autorità di I. istanza LAFE unica e la ridefinizione della struttura degli uffici dei registri distrettuali, misure contenute in un apposito messaggio, che sarà sottoposto al Governo prossimamente;

Uffici dello stato civile (Sezione della popolazione), con l’istituzione di un’unica sede circondariale di riferimento per le Tre Valli, mantenendo spazi nelle altre sedi distrettuali per svolgere alcune prestazioni.;

Ufficio della migrazione (Sezione della popolazione), nuova procedura di richiesta, rilascio, rinnovo e modifica dei permessi per stranieri allo scopo di migliorare il controllo, con la progressiva riduzione delle sedi dei servizi regionali degli stranieri riallocando il personale secondo la nuova organizzazione.

Si ricorda che ci sono altri progetti del Dipartimento delle istituzioni, non indicati nella manovra, che permetteranno di dislocare/creare impieghi cantonali:

a contare dal 2021 con l’apertura del Centro di controllo del traffico pesante della Polizia cantonale saranno creati altri 50 posti di lavoro in Leventina;

la creazione del nuovo centro comune di formazione della Protezione civile e della Polizia e il trasferimento della Sezione del militare e della protezione della popolazione prevedono di dislocare circa 25 impieghi da Bellinzona/Giubiasco a Monteceneri.

Il Consiglio di Stato ritiene che per poter rispondere in modo adeguato alle mutate esigenze della collettività e raggiungere l’obiettivo del risanamento delle finanze pubbliche è fondamentale rivedere l’organizzazione dei servizi. Grazie al progetto di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni sarà possibile ottenere un risparmio di circa 3 milioni di franchi come previsto dalla manovra.