Imposte di circolazione: coerenza

Imposte di circolazione: coerenza

Dal Corriere del Ticino | L’opinione – Norman Gobbi

È passato quasi un anno da quando, insieme ai colleghi di Governo, abbiamo presentato il pacchetto di misure per riequilibrare le finanze: una serie di interventi che toccano in modo sostenibile e sensato tutti i campi di attività dello Stato e ci accompagneranno fino al sospirato rilancio della progettualità di questo Cantone. Il Gran Consiglio ha approvato la manovra e ne ha condiviso lo spirito: chiedere a tutti, proprio tutti, di fare la propria parte. Tra le misure che il Governo ha proposto e che il Parlamento – voglio ripeterlo – ha approvato vi era l’adeguamento del coefficiente delle imposte di circolazione. È vero, il messaggio sulla manovra era molto lungo e forse impegnativo da leggere fino in fondo, ma mi sembra davvero strano che un deputato del PLR intervenga ora su questo giornale e attacchi il Dipartimento, accusandoci di volere riportare l’equilibrio delle finanze attraverso balzelli. Criticandoci per avere eseguito quanto lui ha votato, il deputato si dimostra come minimo un po’ confuso.

Quanto alla sostanza dell’accusa, davvero abbiamo aumentato le imposte di circolazione per pescare a tradimento nelle tasche dei cittadini? La risposta è ovviamente negativa. Nel 2015 il Ticino ha chiaramente respinto in votazione popolare una modifica della Legge sulle imposte di circolazione. Siamo quindi rimasti fermi al sistema bonus-malus, che però – per «colpa» dei veicoli sempre meno inquinanti – è diventato sempre più difficile da finanziare: se le auto penalizzate sono sempre meno e quelle che godono di sconti sempre più numerose, è chiaro che il meccanismo è destinato ad incepparsi. E visto che la legge non permette al Cantone di indebitarsi per finanziare gli ecobonus – ci mancherebbe! – è stato inevitabile intervenire, onde evitare una perdita di 6 milioni di franchi nel 2017.

Questo abbiamo fatto, senza tuttavia restare indifferenti ai disagi legati all’attuale sistema di calcolo, ormai superato. Negli scorsi mesi ci siamo perciò mossi e, nel corso della primavera, presenteremo un nuovo progetto per rivedere il meccanismo dell’imposta di circolazione. Si tratta di una delle 43 misure che il mio Dipartimento ha elaborato per raggiungere l’obiettivo di risanare le finanze, adattando nel contempo i servizi alle trasformazioni tecnologiche e ai nuovi bisogni della società.

Il Dipartimento è la fanteria dello Stato, con servizi presenti in maniera capillare sul territorio e un livello molto alto di contatto con la popolazione. Ciononostante, l’unico adeguamento di personale che abbiamo chiesto riguarda la sicurezza (polizia e carceri), necessario per assicurare l’ordine interno. Faccio quindi fatica ad accettare l’accusa di volermi arricchire a spese del cittadino, gonfiando l’organico, quando la mia unica colpa è di avere dato seguito – con responsabilità e coerenza – alle scelte del Parlamento.

Più controlli sui permessi

Da laRegione | Chiudono i servizi regionali. I frontalieri in polizia per validare il documento d’identità

L’Ufficio della migrazione si riorganizza. Procedure online e centralizzazione degli sportelli a Bellinzona (pratiche standard) e Lugano (dimora e frontalieri indipendenti). Centralizzazione delle pratiche, procedure guidate online e più controlli per il rilascio dei permessi, compresa la verifica dell’autenticità del documento d’identità in Polizia (per i frontalieri) o agli sportelli del nuovo servizio che verrà istituito a Lugano. Sono alcuni degli aspetti della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, presentata ieri alla stampa da parte del Dipartimento delle istituzioni. L’obiettivo, ha detto più volte il direttore Norman Gobbi, è quello di «ottimizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche e ripensare i servizi alla popolazione, migliorando la modalità di erogazione per accrescerne la qualità». Con questo spirito è stata riorganizzata la procedura di rilascio e di rinnovo di tutti i permessi, con un nuovo “flusso” che inizia – ed è già una novità – dalla compilazione del modulo online. «La procedura guidata ci permetterà di ricevere moduli completi con tutti gli allegati richiesti – spiega Morena Antonini, capo dell’Ufficio della migrazione –. Potremo quindi semplificare la fase di ricezione, di controllo e di registrazione delle domande ottimizzando le risorse dedicate alla consulenza all’utenza, che rimarrà garantita dal Contact center». Chiudono invece i Servizi regionali degli stranieri (quello di Agno già in aprile, gli altri da settembre). I richiedenti di permessi C (domicilio), N (richiedenti l’asilo), F (ammessi provvisoriamente) e G (frontalieri dipendenti) faranno capo all’ufficio di Bellinzona (Servizio comunitari e Servizio stati terzi), mentre i richiedenti di nuovi permessi B (dimora), L (dimora temporanea) e G (frontalieri indipendenti) dovranno recarsi a Lugano, dove sarà attivo un nuovo servizio ad hoc che verificherà tramite colloquio individuale sia la validità dei documenti che le reali intenzioni di soggiorno nel Paese. Come si giustifica il colloquio sistematico con tutti i richiedenti? «Ci accorgiamo che sempre di più le domande non sono complete. Chi si occupa di questo controllo oggi lo esegue a livello di documentazione. Non è, per intenderci, lo stesso operatore che si occupa della decisione di rilascio – risponde Antonini –. In futuro invece sarà lo stesso operatore ad occuparsi di incontrare il richiedente dopo aver ricevuto la sua documentazione, capire le sue intenzioni e poi decidere in merito al rilascio del permesso».

Un maggior controllo sarà dunque attuato sia sul piano dei colloqui individuali per i nuovi permessi B,L e frontalieri indipendenti, sia sul piano della verifica dei documenti. Tutti i frontalieri (rilascio e rinnovo del permesso G per lavoratori dipendenti) dovranno recarsi in un posto di polizia per autentificare il proprio documento d’identità. «Agli sportelli degli attuali servizi regionali non è possibile verificare l’autenticità – rileva ancora Antonini –. Non dovrebbe comunque essere un’attività che incide in modo particolare sul posto di polizia. Le domande di permessi G sono in media 40 al giorno». «E le gendarmerie a cui si possono rivolgere i richiedenti sono ben distribuite sul territorio – riprende Gobbi –. I posti di polizia consentono di avere la capillarità che viene meno con la chiusura dei Servizi regionali». Il piano di attuazione prevede la prima fase da aprile, con l’introduzione della nuova procedura per i permessi G e la contemporanea chiusura dello sportello di Agno. La seconda fase inizierà da settembre, quando tutte le domande saranno avviate mediante formulario elettronico e nel contempo saranno chiusi tutti gli sportelli dei Servizi regionali, mentre sarà costituito il ‘Servizio nuove entrate’ a Lugano, competente per l’esame delle domande di nuovi permessi di dimora Bo L e per frontalieri G con attività indipendente.

Razionalizzazione ma ‘senza ridurre i posti di lavoro’ – Norman Gobbi
Tre milioni. È tanto quanto il Dipartimento delle istituzioni riuscirà a risparmiare tramite la riorganizzazione dei servizi (vedi ‘laRegione’ del 27 gennaio), così come deciso nell’ambito della manovra di risanamento delle finanze cantonali. Il nuovo modello organizzativo concepito per la gestione dei permessi – e approvato dal Consiglio di Stato – contribuisce al risparmio, «ma senza perdere posti di lavoro», osserva il direttore del Dipartimento Norman Gobbi. Per quanto concerne la centralizzazione dei servizi, «abbiamo un occhio attento alle necessità territoriali – ribatte Gobbi, facendo riferimento alle critiche di chi lamenta invece una dismissione di impegno nelle regioni periferiche –. Bisogna però uscire dal vecchio dogma per cui tutti i servizi devono essere presenti dappertutto». Del resto, fa notare il consigliere di Stato, negli ultimi anni c’è stato un aumento significativo del numero di permessi e di domande da trattare, mentre le risorse dell’Ufficio della migrazione «sono rimaste le stesse». Motivo per cui occorre rivedere l’impegno del loro tempo, in particolare risparmiando ore dedicate oggi alla consulenza. «La procedura guidata permetterà di presentare la pratica in modo corretto». «Gli effettivi attuali, bisogna pur dirlo, non sono sufficienti – aggiunge Morena Antonini, a capo dell’Ufficio –. Con la nuova organizzazione saremo in grado di offrire un contratto a tempo indeterminato alla gran parte degli ausiliari oggi assunti». A mente dei responsabili, l’Ufficio sarà così in grado di offrire un servizio più veloce ed efficiente, con comunicazioni più tempestive anche all’indirizzo dei Comuni.

(Articolo di Chiara Scapozza)

Rafforzato il controllo sui permessi

Rafforzato il controllo sui permessi

Dal Corriere del Ticino | Verifiche in polizia per i frontalieri e colloqui personali con i dimoranti – Addio agli sportelli regionali

«La sensibilità elevata in materia non è solo politica, ma di tutti i ticinesi che in termini di permessi chiedono maggiore sicurezza». Anche così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha motivato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che nel corso del 2017 cambierà volto sul piano dell’ubicazione – con la chiusura dei 5 uffici regionali e la concentrazione nelle sedi di Lugano e Bellinzona – e della modalità di erogazione dei propri servizi. Un mutamento, questo, non solo legato al pacchetto di risanamento finanziario del Cantone – che si tradurrà in un risparmio di 800.000 franchi a regime sui 3 milioni totali conseguenti alla revisione delle diverse prestazioni dipartimentali – ma finalizzato a una gestione più efficace ed efficiente del rilascio dei permessi agli stranieri. «E parliamo di incarti in costante aumento gestiti però con risorse invariate» ha affermato Gobbi. Da qui il nuovo flusso nell’evasione delle richieste presentato ieri a Bellinzona. «Un sistema – ha spiegato – che garantirà una risposta più tempestiva al cittadino, a fronte degli attuali ritardi nell’evasione delle pratiche, e allo stesso tempo rafforzerà i controlli». Sì perché in futuro le richieste di permesso di domicilio C e per frontaliere G (dipendente) seguiranno una strada diversa da quella per i permessi per frontaliere G (indipendente) e di dimora B. I primi faranno capo agli uffici
di Bellinzona e saranno sottoposti a un controllo standard. I secondi, invece, a una verifica elevata che sarà svolta presso il Servizio nuove entrate a Lugano e che sfocerà in un colloquio personale «teso al controllo del documento di identità e delle reali intenzioni del soggiorno» ha precisato Morena Antonini, capo dell’Ufficio della migrazione. Le novità non finiscono però qui, in quanto la cessazione delle attività degli uffici regionali (da aprile Agno, da settembre gli altri) coinciderà con l’introduzione di una procedura online obbligatoria per tutti i richiedenti di un permesso. «Ci siamo accorti delle ore sprecate nella consulenza agli sportelli – ha indicato Gobbi –, mentre ora saranno i diretti interessati a dover compilare i moduli necessari e ad allegare la documentazione richiesta. Il tutto avendo sempre la possibilità di far capo al contact center e alle postazioni ad hoc installate a Bellinzona». Terminata la procedura online, i richiedenti di un permesso per frontaliere G (dipendenti) saranno oltretutto tenuti a recarsi presso una delle sedi della Polizia cantonale per un controllo personale del documento d’identità. In questo modo, ha sottolineato Gobbi, si vogliono evitare gli abusi tramite documenti contraffatti e promuovere un maggiore controllo sul territorio. «Ma i posti di polizia non saranno oberati» ha tenuto a chiarire Antonini, facendo riferimento alle «circa 40 richieste al giorno per permessi G registrate attualmente». Sono invece state 75.774 le decisioni totali emesse dall’Ufficio della migrazione nel 2016, a fronte di circa 8.700 domande in arretrato registrate al 31 dicembre.

(Articolo di M.S.)

Ufficio della migrazione: migliorano procedure e controlli

Ufficio della migrazione: migliorano procedure e controlli

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione presente nella manovra di risanamento delle finanze cantonali, e approvata ieri dal Consiglio di Stato. Il progetto prevede di mantenere i posti di lavoro e intende aumentare la qualità del servizio, adeguando le procedure di richiesta dei permessi e concentrando l’attività sul controllo delle domande presentate da chi intende stabilirsi o lavorare in Ticino.

Lo spirito della manovra di riequilibrio delle finanze cantonali consiste nel trovare soluzioni per utilizzare in modo ottimale le risorse a disposizione dell’ente pubblico: il Dipartimento delle istituzioni ha quindi colto l’occasione per ripensare i propri servizi e adeguarli all’evoluzione economica, normativa e tecnologica degli ultimi anni. Nel settore dei permessi di soggiorno, in particolare dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, è stato registrato un marcato aumento della popolazione straniera in Ticino (le persone straniere residenti nel nostro Cantone nel 2015 erano 97’937, mentre nel 2016 erano 100’658), con una parallela sostanziale crescita delle sollecitazioni per l’Ufficio della migrazione. Per affrontare al meglio la nuova situazione, il Dipartimento ha quindi avviato un progetto di riorganizzazione del servizio, modificando la procedura di presentazione delle domande in modo da ridurre i tempi di evasione. In futuro, per chi vorrà inoltrare la richiesta di un permesso il primo passo da compiere sarà la compilazione di un formulario sul sito dell’Ufficio della migrazione (www.ti.ch/migrazione), evitando di recarsi allo sportello del Servizio regionale degli stranieri. Per ogni necessità, sarà possibile rivolgersi al Contact Center oppure recarsi nella sede di Bellinzona dove saranno allestite alcune postazioni dotate di computer per compilare il modulo.

Punto centrale, la riorganizzazione permetterà di migliorare in modo sensibile i controlli. Le domande riguardanti i permessi di soggiorno “B” e “L” o per frontalieri “G” con attività indipendente saranno infatti sottoposte a un controllo approfondito che prevede la verifica del documento di identità del richiedente e un esame accurato del motivo del soggiorno e dell’effettiva attività in Ticino. Il richiedente di un permesso per lavoratori frontalieri si dovrà presentare ai vari posti di gendarmeria.

La nuova procedura permetterà di informare in modo rapido gli Uffici comunali del controllo abitanti riguardo ai nuovi cittadini stranieri che intendono stabilirsi nella loro giurisdizione. Ciò consentirà ai Comuni di migliorare il controllo del proprio territorio e di segnalare tempestivamente eventuali casi critici all’Autorità cantonale.

A livello pratico, la riorganizzazione avverrà in due fasi. La prima a inizio aprile 2017, con l’introduzione della nuova procedura per la richiesta di permessi “G” e la contemporanea chiusura dello sportello del Servizio regionale di Agno. La seconda fase è invece prevista per l’inizio del mese di settembre 2017, quando tutte le domande saranno avviate mediante formulario elettronico. Nel contempo saranno chiusi gli sportelli di tutti i Servizi regionali e sarà costituito il “Servizio nuove entrate” a Lugano, competente per l’esame delle domande di nuovi permessi di dimora “B” o “L” e per frontalieri “G” con attività indipendente.

Con il rinnovamento dell’Ufficio della migrazione, il Dipartimento delle istituzioni prosegue i propri sforzi nell’adeguare i servizi dello Stato ai nuovi bisogni della popolazione, nel rispetto dell’accresciuta sensibilità dei cittadini del nostro Cantone per la sicurezza e la stabilità economica.

Il Dipartimento delle istituzioni si riorganizza

Il Dipartimento delle istituzioni si riorganizza

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato nella sua seduta settimanale ha approvato il rapporto che illustra gli indirizzi dei progetti di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni. Grazie a queste misure sarà possibile garantire la presenza dei servizi dell’Amministrazione cantonale nelle regioni periferiche e procedere a una revisione dei compiti dello Stato risparmiando circa 3 milioni di franchi come previsto nella manovra.

Durante la discussione del “Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali” avvenuta lo scorso 20 settembre 2016, il Gran Consiglio decise di rinviare alla Commissione della gestione l’esame della modifica della Legge cantonale di applicazione della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento (LALEF). A questo proposito il Consiglio di Stato ha quindi elaborato un rapporto che ha l’obiettivo di presentare il tema della distribuzione degli impieghi dell’Amministrazione cantonale sul territorio, in particolare illustrando in modo più esteso i progetti di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni fornendo una visione d’insieme dei cambiamenti in atto.
Nel documento inviato alla Commissione della gestione sono stati riassunti brevemente i principali ambiti del Dipartimento delle istituzioni toccati dalle riorganizzazioni, che mirano da una parte ad accrescere l’efficienza e l’efficacia del servizio fornito alla cittadinanza e dall’altra rispondono alle esigenze della società in continuo mutamento.

Le riorganizzazioni interesseranno principalmente i seguenti servizi:

Ufficio di esecuzione (Divisione della giustizia), con la creazione del contact center, del centro di competenza per i precetti esecutivi e dell’Ufficio delle Tre Valli a Faido e la riorganizzazione del settore con razionalizzazione delle risorse;

Ufficio dei fallimenti (Divisione della giustizia), con la centralizzazione delle attività del Sopraceneri a Locarno, mantenendo uno spazio a Bellinzona per svolgere alcune prestazioni. Per il Sottoceneri saranno mantenute le sedi attuali;

Settore del registro fondiario e di commercio (Divisione della giustizia), prevede la ricostituzione della Sezione del registro fondiario e di commercio, la creazione dell’autorità di I. istanza LAFE unica e la ridefinizione della struttura degli uffici dei registri distrettuali, misure contenute in un apposito messaggio, che sarà sottoposto al Governo prossimamente;

Uffici dello stato civile (Sezione della popolazione), con l’istituzione di un’unica sede circondariale di riferimento per le Tre Valli, mantenendo spazi nelle altre sedi distrettuali per svolgere alcune prestazioni.;

Ufficio della migrazione (Sezione della popolazione), nuova procedura di richiesta, rilascio, rinnovo e modifica dei permessi per stranieri allo scopo di migliorare il controllo, con la progressiva riduzione delle sedi dei servizi regionali degli stranieri riallocando il personale secondo la nuova organizzazione.

Si ricorda che ci sono altri progetti del Dipartimento delle istituzioni, non indicati nella manovra, che permetteranno di dislocare/creare impieghi cantonali:

a contare dal 2021 con l’apertura del Centro di controllo del traffico pesante della Polizia cantonale saranno creati altri 50 posti di lavoro in Leventina;

la creazione del nuovo centro comune di formazione della Protezione civile e della Polizia e il trasferimento della Sezione del militare e della protezione della popolazione prevedono di dislocare circa 25 impieghi da Bellinzona/Giubiasco a Monteceneri.

Il Consiglio di Stato ritiene che per poter rispondere in modo adeguato alle mutate esigenze della collettività e raggiungere l’obiettivo del risanamento delle finanze pubbliche è fondamentale rivedere l’organizzazione dei servizi. Grazie al progetto di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni sarà possibile ottenere un risparmio di circa 3 milioni di franchi come previsto dalla manovra.

Casellario giudiziale: non molliamo!

Casellario giudiziale: non molliamo!

Dal Mattino della Domenica | Divieto d’entrata a 64 criminali pericolosi sul nostro territorio

64. È il numero di criminali stranieri a cui è stato impedito di venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone dall’aprile del 2015 alla fine del mese di dicembre scorso. Come è stato possibile? Grazie alla misura straordinaria sul casellario giudiziale che ho introdotto ad aprile del 2015 per tutelare maggiormente la sicurezza sul nostro territorio. E negli scorsi giorni, per la seconda volta, la nostra misura ha fatto breccia nella Berna federale! Una notizia incoraggiante per il nostro Cantone e per tutti i cittadini e le cittadini ticinesi.

Sono passati poco più di due mesi da quando il Consiglio di Stato ha inviato una missiva a Berna invitando i parlamentari della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati a sostenere le due iniziative del Gran Consiglio ticinese che vanno nella stessa direzione della nostra misura straordinaria.
Venerdì, infatti, anche la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha sostenuto la richiesta del nostro Parlamento che auspica la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini che provengono dall’Unione europea e che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera.
Un passo importante e che fa ben sperare: nella capitale elvetica la richiesta sistematica del casellario giudiziale per tutti coloro che intendono venire a soggiornare o a lavorare alle nostre latitudini è vista sempre più positivamente!

Quella sul casellario è una misura che ha fatto storcere il naso a molti – tra cui le Autorità italiane – ma che ha raccolto da subito un ottimo consenso: dapprima dal Popolo, che l’ha sostenuta attraverso una petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi, e in seguito dal Parlamento e dal Governo ticinesi. E dopo la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, ora anche la medesima Commissione del nazionale sostiene la nostra proposta. Una proposta osteggiata da più parti soprattutto dai partiti per l’apertura sconsiderata delle nostre frontiere a livello federale PLR, PS e Verdi che proprio negli scorsi giorni hanno votato compatti contro la misura ticinese! Grazie all’ottimo lavoro di squadra con la nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani e al ticinese Marco Romano abbiamo ottenuto un altro traguardo importante.

D’altra parte è chiaro a tutti ormai che non si tratta di una misura che vuole discriminare i cittadini stranieri nel venire a risiedere o a lavorare nel nostro Cantone, come hanno fatto intendere dalla vicina Italia! Quello che vogliamo – e che abbiamo sempre voluto – è offrire più sicurezza al Ticino e ai ticinesi.

I servizi del mio Dipartimento trattano migliaia di pratiche di rinnovo e di rilascio dei permessi ogni mese e non dispongono degli strumenti adatti per poter effettuare verifiche approfondite e identificare eventuali elementi di rischio. Non possono infatti accedere alle banche dati di cui dispongono le forze dell’ordine. L’unico mezzo a disposizione dell’Autorità amministrativa è quindi la consultazione dell’estratto del casellario giudiziale.

Grazie a questo efficace strumento abbiamo impedito l’entrata sul nostro territorio a 64 cittadini stranieri che si erano macchiati di reati quali – per citarne alcuni: sequestro di persona, furti, spaccio di droga, estorsioni, porto illegale d’armi, reati economici, rapine, omicidio e distruzione di cadavere (!).

Un’ulteriore conferma per tutti noi: stiamo lavorando nella giusta direzione. Qualche settimana fa mentre mi recavo a Berna per uno dei tanti incontri con le Autorità federali in un commento sulla mia pagina Facebook qualcuno ha insinuato che queste azioni non servono a nulla e non portano a niente. “Tutto tempo sprecato”. E invece no! È quello che ho risposto: farmi portavoce degli interessi del nostro Cantone con le Autorità federali e i Consiglieri federali non è mai tempo sprecato. Non intendo mollare su questo fronte. Perché con tenacia, impegno e costanza anche nella nostra capitale si stanno rendendo conto delle criticità alle quali è sottoposto il nostro Cantone. I risultati però non mancano: a inizio anno – per citare un esempio – il Consigliere federale Ueli Maurer ha annunciato che partirà da questa primavera un progetto pilota per la chiusura notturna dei valichi secondari. Un tema che ho portato sul tavolo della discussione regolarmente nei miei viaggi d’Oltralpe. Un ottimo lavoro di squadra su più fronti che ha consentito al Ticino di portare a casa un successo!

Non dimentichiamo poi che il Ticino è spesso un laboratorio per il resto della Svizzera: di frequente ci capita di testare misure che risolvono problematiche che inizialmente sono una prerogativa tutta ticinese e solo in seguito diventano una preoccupazione condivisa dal resto del Paese. Pensiamo ad esempio alla problematica legata ai flussi migratori: siamo stati i primi a toccare con mano il problema, e ce ne siamo fatti carico dando una mano al resto della Svizzera.

Non è solamente uno slogan elettorale: la sicurezza è un bene primario e fondamentale non solo per i Ticinesi ma per tutta la Svizzera. Continuerò sulla strada tracciata: non mollerò e continuerò a difendere la misura del casellario. Per il nostro bene, e per quello di tutto il Paese!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

64 Bewilligungen verweigert

64 Bewilligungen verweigert

Da Luzerner Zeitung | Tessin Zum Ärger des Bundesrats verlangt der Kanton Tessin von Ausländern Strafregisterauszüge. Der politische Support wächst.

Italien ist verschnupft, der Bundesrat nicht amüsiert. Trotzdem verlangt das Tessin seit April 2015 Strafregisterauszüge von Ausländern, die im Kanton wohnen oder als Grenzgänger arbeiten wollen. Das bleibt nicht ohne Folgen. Die Zahl der verweigerten Bewilligungen steigt, wie das Sicherheitsdepartement mitteilt. Bis im Januar dieses Jahres haben die Behörden insgesamt 64 Gesuche abgeschmettert. Geprüft wurden bisher 40 703 Gesuche. In 350 Fällen tauchten Vorstrafen auf. 64 Mal waren sie so gravierend, dass der Kanton keine Bewilligung erteilte. Konkret hielt er etwa Personen von seinem Gebiet fern, die wegen fahrlässiger Tötung oder mehrfachen Raubes verurteilt worden waren.

Bundesrat sieht Verstoss gegen Personenfreizügigkeit
Bern hat den Kanton Tessin mehrfach aufgefordert, sein Vorgehen zu stoppen. Der Bundesrat wittert in der flächendeckenden Einforderung der Strafregisterauszüge einen Verstoss gegen die Personenfreizügigkeit. Das tut auch Rom. Ausserdem würden damit die italienischen Grenzgänger schikaniert. Sicherheitsdirektor Norman Gobbi kontert.
«Wir diskriminieren nicht die Italiener. Vielmehr belegen unsere Zahlen einen positiven Einfluss auf die Sicherheit», sagt der Lega-dei-Ticinesi-Politiker.
Auf politischer Ebene läuft es gut für Gobbi. Die staatspolitische Kommission des Nationalrats stimmte am Freitag zwei Tessiner Standesinitiativen für die systematische Einholung der Strafregisterauszüge zu. Die ständerätliche Schwesterkommission hatte das schon früher getan. Nun muss eine der beiden Kommissionen eine Vorlage ausarbeiten.

(Articolo di Kari Kälin)

Il casellario cerca ancora sostegno

Il casellario cerca ancora sostegno

Dal Corriere del Ticino | Nuova lettera a Berna: dopo l’appoggio della Commissione degli Stati ora il Governo sollecita il Nazionale Salgono a 64 le decisioni negative – Norman Gobbi: «Abbiamo dimostrato che la misura non è vessatoria»

La richiesta automatica dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini provenienti dall’Unione europea che intendono lavorare o soggiornare in Ticino torna alla ribalta. Il Consiglio di Stato ha scritto mercoledì 18 gennaio alla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale in vista della seduta di oggi, invitandola a confermare il sostegno alle iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario. Mossa che segue quella già messa in atto lo scorso novembre, quando il Governo aveva scritto alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, che aveva in seguito deciso di sostenere la misura straordinaria introdotta nell’aprile 2015 dal Dipartimento delle istituzioni per tutelare la sicurezza del territorio. L’Esecutivo ha fornito anche un nuovo bilancio sulla misura al fine di «sottolineare i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri)». Ecco dunque le cifre aggiornate: a fine dicembre il numero di decisioni negative è salito a quota 64, l’aumento negli ultimi due mesi è stato dunque di 11 permessi non accordati o rinnovati. Numero che a un anno dall’introduzione della misura (aprile 2015-aprile 2016) si attestava a 33 decisioni negative. «Queste cifre dimostrano che l’attenzione del Dipartimento non è diminuita, il numero delle pratiche evase è aumentato», commenta il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , da noi raggiunto. «Il numero di domande esaminate dalla Sezione della popolazione a fine dicembre era di 49.321. Nel 99,14% dei casi la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, mentre in 350 occasioni sono invece emersi elementi di natura penale e in seguito alla loro valutazione solo 64 di queste richieste sono state respinte», ha proseguito Gobbi. Tra questi 64 casi si trovano infatti persone che hanno alle spalle condanne per reati gravi, come ad esempio omicidio continuato, distruzione di cadavere, rapina continuata o ancora detenzione illegale di armi e munizioni. Gobbi tiene inoltre a precisare che «spesso si rimprovera il Dipartimento sugli aumenti di risorse. Questo maggiore sforzo assunto dalla Sezione della popolazione è stato fatto senza aumentare il personale, migliorando l’efficienza interna». Per il direttore delle Istituzioni è altresì importante sottolineare come la misura straordinaria «non sia vessatoria, proprio perché oltre il 99% delle richieste è stata accolta e quindi i diritti sono stati salvaguardati, così come viene salvaguardato il diritto del territorio ticinese di evitare l’entrata di persone con precedenti penali gravi». Inoltre, nella nota stampa il Consiglio di Stato spiega che la Sezione della popolazione non dispone di alcun tipo di accesso a banche dati di polizia e che «l’identificazione di eventuali elementi di rischio accresciuto è quindi possibile unicamente attraverso la consultazione dell’estratto del casellario giudiziale». Nel frattempo il Dipartimento di Gobbi era stato chiamato a elaborare una variante sostitutiva alla presentazione automatica del casellario giudiziale per l’inizio del 2017. Questo per cercare di sbloccare il dossier fiscale tra Svizzera e Italia, parafato il 22 dicembre 2015. Su questo Gobbi precisa che «la variante sostitutiva arriverà per la metà del 2017». In caso di decisione positiva da parte della Commissione del Nazionale la posizione del Governo ticinese, che continua a mantenere la misura, ne uscirebbe rafforzata: «Ora è auspicabile che Berna ci copra le spalle e l’auspicio è che anche e la Commissione del Nazionale approvi le richieste del Gran Consiglio. Comunque qualsiasi misura sostitutiva verrebbe introdotta avrà eguale effetto rispetto alla prassi attuale», ha concluso Gobbi.

(Articolo di Michelle Cappelletti)

Tre giudici: una soluzione che funziona

Tre giudici: una soluzione che funziona

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Il prossimo 12 febbraio ci esprimeremo sulla proposta di un nuovo assetto dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi: in poche parole, in futuro è prevista la presenza di tre giudici al posto di quattro. Questo permetterebbe al Cantone, come noto, di risparmiare più di 250 mila franchi all’anno. La domanda che pongono i contrari al provvedimento riguarda la possibilità che – con un magistrato in meno – sia possibile assicurare la stessa qualità del lavoro. Fortunatamente, a questa domanda possiamo già rispondere in modo affermativo. Dopo il pensionamento di uno dei quattro giudici, nel maggio dello scorso anno, il Cantone lo ha infatti temporaneamente sostituito con un giurista: il nuovo assetto è quindi già operativo e in questi mesi ha garantito la stessa qualità e tempestività, senza nessun abbassamento degli standard.

L’esperienza ha mostrato chiaramente che la presenza di un giurista è utile, poiché permette ai magistrati di concentrarsi sui propri compiti principali, delegando maggiormente le questioni amministrative. La nuova figura offre quindi un supporto concreto al lavoro dei giudici e si fa carico in piena autonomia di una serie di pratiche amministrative, in forte crescita nel corso degli ultimi anni, che appesantirebbero il lavoro dei giudici senza alcun beneficio per i cittadini.

Le risorse umane messe a disposizione dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi sono già state un tema di discussione pochi anni fa. Nel 2011, con l’adeguamento al nuovo Codice federale di diritto processuale, anche il Ticino aveva dovuto stabilire il numero ideale di magistrati del quale dotarsi, per garantire la qualità del servizio. La scelta era stata di rimandare la decisione definitiva, in attesa di dati precisi sui quali fondare una valutazione. Dopo cinque anni di attività, il Consiglio di Stato ha raccolto le necessarie informazioni e ha poi formulato la propria proposta al Parlamento; una proposta che – ripetiamolo – sul campo si è già dimostrata valida e in grado di garantire un giusto trattamento ai cittadini, rispettando contemporaneamente i diritti di tutti gli imputati.

Non da ultimo, in un’ottica finanziaria di medio termine, occorre ricordare che siamo di fronte alla possibilità di ottenere in qualche anno un risparmio milionario. Non sarà certo la salvezza per le casse del Cantone, ma questo provvedimento non va considerato come una misura a sé stante; è uno dei tanti tasselli della manovra di riequilibrio che, proprio perché intervenuta su tutti i compiti dello Stato, potrà invece dare un contributo decisivo al risanamento finanziario e al rilancio del Ticino. È una manovra nella quale il Governo ha creduto, chiedendo a ognuno – magistratura compresa – di fare la sua parte in modo sensato e sostenibile.

‘Decisioni di qualità anche con tre giudici e un giurista’

‘Decisioni di qualità anche con tre giudici e un giurista’

Da laRegione | «Un sacrificio sostenibile». E che di sicuro non «banalizza» né «mette in pericolo» l’amministrazione della Giustizia. Parole del capo del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi che difende la riduzione del numero di Giudici dei provvedimenti coercitivi (Gpc) da quattro a tre. Una riduzione che parte da lontano. Da quando nel 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale penale svizzero, che ha portato il Gran Consiglio a ‘fondere’ due categorie di magistrati che fino ad allora si occupavano di provvedimenti coercitivi e applicazione della pena: i Giar e Giap. Nelle due istanze «erano attivi in totale quattro giudici e – spiega Gobbi – togliere la sedia a una persona sarebbe stato difficile». A suo tempo «si è quindi deciso di mantenerne quattro, riservandosi di valutare criticamente più avanti» la situazione. E l’occasione per togliere quella sedia si è presentata lo scorso luglio con il pensionamento del presidente dei Gpc Edy Meli. In sede di commissione il Gran Consiglio ha tuttavia deciso di compensare il taglio con l’attribuzione all’Ufficio dei Gpc di «un giurista dell’Amministrazione. Utilizzando una risorsa interna il risparmio ottenuto con questa misura è in ogni caso di 256mila franchi». Ma non si rischia di rallentare e di rendere meno efficace la Giustizia? «No. Negli ultimi otto mesi, ossia dal pensionamento di Meli – risponde Gobbi –, l’Ufficio ha gestito la sua attività con tre giudici e un giurista, garantendo decisioni tempestive e di qualità». Senza dimenticare che nell’ambito della lotta alla criminalità «negli ultimi anni si sono messe a disposizione risorse extra per il perseguimento dei reati economici e finanziari».

(Articolo di Paolo Ascierto e Chiara Scapozza)