Esercizi pubblici – La notte avrà un’ora in più

Esercizi pubblici – La notte avrà un’ora in più

Dal Corriere del Ticino | Alla lente una revisione della Legge sugli alberghi e la ristorazione – Lo scenario: chiusura posticipata alle 2 – Norman Gobbi: «Le regole attuali sono troppo rigide, dobbiamo tenere vivo un settore in grave difficoltà»

A distanza di sei anni dalla revisione totale della Legge sugli alberghi e sulla ristorazione (Lear), per il settore è già tempo di una nuova ristrutturazione. Dopo essere stata approvata quasi all’unanimità dal Gran Consiglio nel giugno 2010, dallo scorso ottobre la legge cantonale è oggetto di analisi e approfondimenti da parte di un gruppo di lavoro istituito dal Dipartimento delle istituzioni. L’obiettivo? Rivedere una legge che, come ci conferma il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi «è troppo rigida», nonché proporre «misure legali, pratiche e procedurali per sviluppare il settore degli esercizi alberghieri e della ristorazione». Una revisione richiesta a gran voce non solo dal mondo della ristorazione che ha più volte puntato il dito contro la concorrenza di take away e street food, ma anche da 8.190 cittadini che nel 2015 hanno sottoscritto l’iniziativa «Bar 3.0». Lanciata da un’alleanza interpartitica tra i movimenti giovanili, l’iniziativa popolare mira a prolungare l’apertura degli esercizi pubblici il venerdì, il sabato e durante i prefestivi sino alle 3 del mattino. Una richiesta questa parzialmente accolta dal gruppo di lavoro, che propone al Governo un allentamento sugli orari. «L’iniziativa ‘‘Bar 3.0’’ è stata posta in consultazione ma non ha ricevuto grandi plausi da parte dei Municipi – ci spiega Gobbi – anzi, c’è stata una forte opposizione alla proposta. La nostra idea è dunque quella di trovare una via di mezzo e di spostare dalla 1 alle 2 la chiusura notturna». Ma non solo. Per lasciare una certa autonomia a chi opera nel ramo, la proposta di revisione prevede altresì di «consentire delle chiusure anticipate, proprio perché se ci sono zone come i centri urbani o le regioni turistiche più interessate a chiudere alle 2, allo stesso tempo ci sono esercizi situati in località discoste che non hanno nessun interesse a restare aperti così a lungo», specifica Gobbi. E se da un lato c’è la volontà di tendere la mano agli esercenti, dall’altro non manca un occhio di riguardo verso i cittadini che vivono a stretto contatto con i locali pubblici. In tal senso, il direttore delle Istituzioni rassicura sul fatto che «le autorizzazioni e le deroghe resteranno di competenza dei Comuni che conoscono meglio la situazione e che potranno decidere se prolungare l’orario di apertura dei locali».

Sempre in termini di deroghe, tra le modifiche avanzate dal gruppo di lavoro vi è poi uno snellimento «delle procedure amministrative per i permessi in occasione di eventi speciali e che oggi hanno una durata massima di due settimane – aggiunge Gobbi – l’intento è quello di diminuire l’onere amministrativo e rispondere allo stesso tempo all’evoluzione di usi e costumi della clientela e dei turisti».

Ma la revisione della norma non verte unicamente su deroghe e orari. Tra le modifiche alla lente anche l’obbligo, per i take away, di sottostare alla Lear. «Fino ad oggi questi servizi sono stati gestiti secondo la legge del commercio e quindi con limiti diversi dagli esercizi pubblici – precisa il consigliere di Stato – penso però che si sia riuscita a trovare un’intesa tra GastroTicino, HotellerieSuisse e le diverse associazioni dei take away che sedevano al tavolo di lavoro». In tal senso, l’indirizzo auspicato è quello di adottare un sistema di «regole più chiare e semplici che riconoscano sì le mutate modalità di consumo della popolazione, ma che non vadano a regolamentare eccessivamente un settore che vive una forte concorrenza non solo interna, ma anche transfrontaliera». Come ci conferma il direttore delle Istituzioni, si vuole evitare di inserire nuove regole «fin troppo vessatorie nell’ambito, ad esempio, della ristrutturazione degli esercizi pubblici».

Infine, toccate dalla revisione saranno anche le autorizzazioni per gli esercizi «con offerta di alloggio». «Pensiamo ad esempio alle proposte quali AirB&B o Tripadvisor che si promuovono tramite piattaforme online – continua Gobbi – nella nuova legge vi saranno capitoli appositi volti non solo ad assicurare un maggior controllo dei pernottamenti, ma anche per evitare erosioni fiscali». In un discorso più generale, per il direttore delle Istituzioni è importante ribadire che «non sarà una legge più restrittiva perché l’obiettivo è comunque quello di tener vivo un settore che è in grave difficoltà».

Presentate le proposte di modifica, spetterà ora al Dipartimento delle istituzioni avanzare «in tempi brevi una modifica della legge all’attenzione del Gran Consiglio». Modifica questa che, come conclude Gobbi, procederà a tappe, «partendo dagli orari delle aperture serali». Intanto, soddisfazione è stata espressa dal comitato di Generazione giovani del PPD che «auspicava questi passi per rendere il Ticino più attrattivo e competitivo sul piano nazionale, ma anche internazionale».

(Articolo di Viola Martinelli)

Bar aperti fino alle 2 di notte e meno carico di burocrazia

Bar aperti fino alle 2 di notte e meno carico di burocrazia

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi: «Vogliamo adeguare la legge a esigenze mutate nel tempo da parte dei residenti e dei turisti».

Sta venendo alla luce una revisione di legge molto importante. Stiamo parlando della normativa che regolamenta gli esercizi alberghieri e la ristorazione: la Lear.

Infatti, lo scorso ottobre, il Governo aveva istituito un gruppo di lavoro con le varie associazioni di categoria, l’associazione dei Comuni, le Polizie comunali, ecc., con l’obiettivo di proporre riflessioni su più ambiti d’intervento. Inoltre si voleva e si vuole dare una risposta all’iniziativa popolare legislativa “Ticino 3.0 Bar aperti fino alle 3” con la quale si chiedeva una proroga degli orari di apertura degli esercizi pubblici.

Il gruppo di lavoro ha elaborato le sue riflessioni che hanno visto emergere l’esigenza di un sistema di regole più chiare e semplici. Uno spirito che ha poi portato a formulare alcune proposte concrete come ad esempio la proroga degli orari di apertura degli esercizi pubblici alle 2 di notte.

In proposito abbiamo sentito il direttore del DI Norman Gobbi che ora ha in mano il dossier. «Vogliamo adeguare la legge a esigenze mutate anche per il consumo. Gli usi e i costumi dei residenti e dei turisti sono cambiati negli ultimi anni. In particolare vogliamo regolamentare meglio i take away, ma anche mettere ordine nei permessi speciali, allungandoli dagli attuali 15 giorni a 3 mesi per rispondere a necessità nuove, soprattutto nel periodo estivo. Nel contempo vogliamo semplificare, dal punto di vista amministrativo, le regole di un settore che è fortemente sotto pressione come quello dell’albergheria e della ristorazione».

Per quanto riguarda la classificazione degli esercizi pubblici si intende ridurre le denominazioni. «Da un lato intendiamo tutelare quelle che hanno un carattere locale
e tipico come i grotti, ma d’altro lato intendiamo lasciare più libertà ai singoli esercizi pubblici di chiamarsi come vogliono».

Una semplificazione burocratica anche per quanto riguarda i requisiti strutturali e igienici degli esercizi pubblici e le autorizzazioni per gli esercizi con offerta di alloggi.

Tornando sull’orario di chiusura Gobbi spiega: «Vogliamo elaborare un messaggio in tempi brevi soprattutto per rispondere all’iniziativa dei movimenti giovanili che in questa fase coinvolgeremo. Personalmente mi sembra che questo compromesso vada incontro alle loro esigenze, ma anche alle critiche arrivate dalle Polizie comunali e dai Comuni. Ci sarà comunque anche la possibilità di concedere chiusure anticipate. Non sempre e non ovunque è necessario tenere aperto fino alle 2 di notte».

Interesse dai giovani PPD
Da parte sua il Comitato di generazione Giovani prende atto con piacere che l’iniziativa lanciata dai gruppi giovanili abbia attivato il CdS nel rivedere tutti gli aspetti della Legge. Il prolungamento degli orari fino alle 2 nel fine settimana e nei giorni prefestivi è visto con interesse dal Comitato che auspicava questi passi per rendere il Cantone più attrattivo e competitivo.

(Articolo di Nicola Mazzi)

“Da Vismara accuse fuori luogo”

“Da Vismara accuse fuori luogo”

Gobbi replica al sindaco di Paradiso che grida al complotto: “Non sono stato io ad annullare le elezioni”

“Le accuse del sindaco di Paradiso sono gratuite, infondate e fuori luogo.”

Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, da noi contattato, replica alle dichiarazioni del sindaco di Paradiso Ettore Vismara, che ha accusato lo stesso consigliere di Stato e il sindaco di Lugano Marco Borradori di aver annullato le elezioni comunali dello scorso mese di aprile nell’ambito di un complotto per forzare il suo Comune ad aggregarsi con Lugano (vedi articolo suggerito).

“Voglio ricordare che a stabilire l’annullamento delle elezioni comunali è stato il Tribunale amministrativo cantonale e non il mio Dipartimento” prosegue Gobbi. “Come tutti sanno la separazione dei poteri nel nostro Paese è sacrosanta. Nel Comune luganese si sono verificati gravi errori di procedura che hanno portato alla decisione del TRAM di invalidare l’elezione. Un fatto grave che ha intaccato un principio fondante della nostra democrazia: la sacralità del voto.”

Il consigliere di Stato ricorda poi che, peraltro, “il Municipio di Paradiso non ha inoltrato ricorso al Tribunale federale sulla decisione emessa dall’Autorità giudiziaria cantonale.”

“Le accuse del sindaco lasciano quindi il tempo che trovano” dichiara Gobbi. “Si tratta evidentemente di uno sfogo personale.”

“Vismara ha mischiato il discorso delle elezioni da rifare con i progetti aggregativi” afferma ancora il direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Si tratta di una visione, quella delle aggregazioni, che abbiamo presentato nuovamente nei mesi scorsi ai Comuni degli agglomerati urbani del Luganese, del Mendrisiotto e del Locarnese per riaccendere il dibattito e sentire la loro opinione. Si tratta – come ho già detto più volte – di tracciare le basi per definire il Ticino di domani, un Ticino che sia competitivo e pronto a raccogliere le sfide future che si presenteranno.”

“Ma l’ultima parola” sottolinea in conclusione Gobbi, “non sarà la mia o quella dei sindaci: saranno le cittadine e i cittadini del nostro Cantone ad esprimere come previsto dal nostro sistema democratico.”

Da Ticinonews del 9 gennaio 2017

 

«Adesso voglio una Polizia ticinese, non unica, ma dei nostri cittadini»

«Adesso voglio una Polizia ticinese, non unica, ma dei nostri cittadini»

Dal Corriere del Ticino | L’intervista

«Polizia ticinese» è il nome del gruppo di lavoro creato dal Governo e che dovrà presentare entro un anno nuove proposte organizzative e di collaborazione tra cantonale e comunali. A chi si chiederà «ancora un tavolo di riflessione» come replica?

Non si tratta tanto di riflettere, ma piuttosto di concretizzare. Vogliamo realizzare un progetto grazie a un gruppo di lavoro formato da funzionari pubblici, politici e rappresentanti delle forze dell’ordine. Tutte persone che conoscono a fondo la situazione del Cantone e che potranno così descrivere l’evoluzione futura della nostra polizia sulla base del passato e del presente. In questo modo sono sicuro che troveremo la miglior soluzione per il nostro territorio, che tenga soprattutto conto di quanto fin qui maturato con la collaborazione tra comunali e la cantonale. Il risultato finale del gruppo di lavoro sarà sottoposto alla conferenza consultiva sulla sicurezza e poi sarà messo in consultazione ai Comuni».

Cantonali e comunali: la quadratura del cerchio sembra un eterno dilemma. Come lo spiega?

«In questi anni, come responsabile della sicurezza ho avuto modo di confrontarmi con gli attori del settore: enti locali, cittadini, politici, rappresentanti delle forze dell’ordine per citarne alcuni. L’obiettivo che tutti hanno è sempre uno solo: garantire la sicurezza. A volte però ci si arrocca dentro i propri confini comunali, sfoderando campanilismi più o meno marcati che ci fanno perdere di vista la nostra missione, e ci fanno dimenticare che i fenomeni che creano insicurezza ahinoi non conoscono confini. Un primo passo è stato compiuto con la regionalizzazione delle polizie comunali, anche se ciò non basta. Bisogna sviluppare un progetto che consenta di garantire efficacemente la sicurezza ma con l’impiego efficiente delle risorse disponibili».

Cosa si attende entro la fine del 2017? Una pozione miracolosa?

«Mi attendo e mi impegnerò in prima persona per un progetto realistico e ben ponderato, che ci permetta di creare una Polizia ticinese pronta per le sfide di questo secolo».

Concretamente lei auspica possa tornare in auge la polizia unica?

«L’ho detto in occasione della discussione in Parlamento sulla mozione presentata dal deputato Giorgio Galusero che ha avuto luogo nell’estate del 2015. Voglio parlare espressamente di polizia ticinese e non di polizia unica. Una polizia di tutti i cittadini che
costruiremo insieme e che possa rispondere alle nuove sfide. Un progetto che dovrà soprattutto considerare il lavoro impostato in questi anni di attuazione della collaborazione tra la cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per
i cittadini».

Il cittadino chiede sicurezza. In che senso maggiore collaborazione significherebbe raggiungere l’obiettivo?

«I nostri agenti sul territorio sono il primo riferimento dei cittadini: la loro divisa è blu, indipendentemente dallo stemma portato sul braccio. Al cittadino non interessa se appartengano alla comunale o alla cantonale: l’importante è che rispondano ai bisogni concreti della popolazione e tutelino l’ordine pubblico e la sicurezza. Occorrerà rafforzare l’attuale impostazione orientandosi verso un maggior coordinamento delle forze dell’ordine sul territorio, con anche una chiara ripartizione delle competenze. In questo senso le polizie comunali inizieranno a utilizzare lo stesso programma per la gestione informatica. Un primo passo importante: cantonale, comunali e guardie di confine parleranno la stessa lingua informatica e questo permetterà di migliorare la comunicazione e, di riflesso, la collaborazione. Segno che, in fondo, l’idea di avere la polizia ticinese non è un’utopia. La vogliamo costruire con il dialogo, forti delle esperienze di tutti gli attori coinvolti e a una condizione sulla quale non arretrerò mai di un centimetro: una sicurezza sempre più efficace ed efficiente per tutti i ticinesi».

“Sicurezza, non ci si può fermare”

“Sicurezza, non ci si può fermare”

Da laRegione | Norman Gobbi: da otto a cinque regioni di polcomunale anche per poter garantire sempre e comunque la copertura delle 24 ore

Polizia, cantiere sempre aperto? «Per affrontare in maniera efficace ed efficiente i cambiamenti della società e le conseguenti sfide, lo Stato deve necessariamente rivedere di volta in volta anche il proprio apparato di sicurezza. Ed è quanto come governo, in collaborazione con i Comuni, ci proponiamo di fare per migliorare ulteriormente il servizio alla popolazione, mettendo quindi in piedi una struttura di polizia ticinese ancor più performante. Al cittadino che ha bisogno non importa se arriva prima la pattuglia della Cantonale o quella della comunale. Ciò che conta è che riceva una risposta competente e tempestiva. Da questo punto di vista si può e si deve ottimizzare l’attuale organizzazione, anche per rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul terreno». Il capo del Dipartimento istituzioni (DI) Norman Gobbi spiega così, alla ‘Regione’, l’obiettivo della missione affidata dal Consiglio di Stato al gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’ che ha appena costituito (cfr. l’edizione di ieri). Coordinato dal segretario generale del Di Luca Filippini e formato da ufficiali della Polcantonale (comandante Matteo Cocchi incluso), da rappresentanti dei Comuni e dei corpi di polizia locale e dal presidente dell’Associazione delle polcom Dimitri Bossalini, il gruppo allestirà e consegnerà entro fine dicembre 2017 alla direzione del Dipartimento un rapporto “sulle possibili nuove forme di organizzazione e collaborazione” fra la Cantonale e le comunali, riferisce il governo in una nota.

Le recenti riforme che hanno interessato le forze dell’ordine non sono sufficienti?

Ripeto, si deve fare di più. Sia chiaro, le riforme erano necessarie. Alludo in particolare alla ‘regionalizzazione’ della Gendarmeria della Polizia cantonale e – con l’entrata in vigore della Legge sulla collaborazione tra Cantonale e corpi locali, la LcPol – alla regionalizzazione delle polizie comunali. Ricordo inoltre che con l’attivazione del supporto informatico di aiuto alla condotta e della Cecal, la Centrale cantonale di allarme, si intende ridurre i tempi di intervento nell’ambito delle misure d’urgenza: sul luogo dell’evento si porterà la pattuglia più vicina e potrà essere una della Cantonale o una della comunale oppure una delle Guardie di confine. Nel frattempo è però indispensabile agire su altri fronti della cooperazione soprattutto fra Polizia cantonale e polizie comunali, ragionando pure sulla gestione delle risorse umane nei corpi locali.

Quali sono i problemi?

Pensiamo per esempio ai costi a carico dei Comuni. La Legge sulla collaborazione tra Polizia cantonale e polizie comunali ha introdotto il sacrosanto principio per cui tutti gli enti locali sono tenuti a partecipare alle spese legate alla sicurezza. In che modo? Dotandosi di un corpo di polizia ‘strutturato’, composto di un minimo di sei agenti (comandante compreso) oppure stipulando una convenzione per le prestazioni di polizia con un Comune della stessa regione (per esempio il Comune polo) che ha un corpo strutturato. Tuttavia ci sono ora piccole polizie comunali confrontate con grandi costi. C’è poi un altro problema.

Cioè?

Riguarda sempre i piccoli corpi locali. In alcuni sono emerse delle difficoltà nella gestione delle risorse umane: il comportamento di un singolo agente può così arrivare a compromettere l’operatività del corpo di polizia comunale. E dunque la collaborazione con la Polcantonale.

È per questo che in ottobre, in occasione della seduta della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, cui partecipano anche i Comuni polo, lei ha auspicato ‘ulteriori accorpamenti fra regioni’ di polizia comunale, attualmente otto?

Sì, e l’obiettivo, condiviso dalla Conferenza, è di avere cinque regioni con altrettanti Comuni polo. Ciò per creare delle sinergie, non solo per cercare di risolvere i problemi ai quali ho accennato, ma anche per poter mettere le polizie comunali nelle condizioni di garantire il servizio 24 ore su 24, come stabilito dal Regolamento della LcPol. Cosa che adesso in alcune regioni si fatica molto a garantire. Eventuali accorpamenti regionali e altri dossier, come quello delle competenze e delle deleghe da assegnare alle comunali nell’ambito della sicurezza di prossimità, saranno valutati dal neoistituito gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’.

Un gruppo di lavoro che potrebbe rilanciare il tema della polizia unica, che ha diviso fra gli altri il Gran Consiglio?

A me piace la Realpolitik e ho capito che il discorso polizia unica non passerà mai, alla luce di certi arroccamenti. Che però si giustificano dove si assicura un efficace ed efficiente servizio ai cittadini. Oggi non è sempre e ovunque così. Bisogna allora rendersi conto che l’odierna suddivisione del Ticino in otto regioni di polizia comunale è un passo intermedio verso un miglior dispositivo di sicurezza, fondato anche sulla collaborazione fra Polizia cantonale e corpi comunali. Proprio per questo preferisco parlare di Polizia ticinese.

Formato il gruppo di lavoro per la futura nuova Polizia

Formato il gruppo di lavoro per la futura nuova Polizia

Dal Giornale del Popolo | Le proposte al Governo saranno elaborate entro fine 2017

Ieri il Governo ha istituito il Gruppo di lavoro «Polizia ticinese», che ha ricevuto l’incarico di presentare al Dipartimento delle istituzioni – entro il 31 dicembre 2017 – un rapporto sulle possibili nuove forme di organizzazione e collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali. La creazione del Gruppo di lavoro segue la discussione avvenuta durante la recente Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza che, nell’ottobre scorso, ha visto i capi dicastero dei Comuni Polo e gli operatori del settore condividere la volontà di migliorare ulteriormente l’attuale organizzazione e collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali.

Il Gruppo di lavoro «Polizia ticinese» sarà composto da: Luca Filippini, segretario generale, Dipartimento delle istituzioni (presidente); Luca Bieri, ufficiale, Polizia cantonale (segretario); Monica Rivola, capostaff, Segreteria generale del Dipartimento delle istituzioni; Alain Scherrer, sindaco, Città di Locarno; Sergio Bernasconi, sindaco, Comune di Novazzano; Matteo Cocchi, comandante, Polizia cantonale; Decio Cavallini, capo gendarmeria, Polizia cantonale; Roberto Torrente, comandante, Polizia Città di Lugano; Dimitri Bossalini, presidente dell’Associazione Polizie comunali ticinesi. I membri potranno inoltre avvalersi della consulenza specialistica di Antonio Perugini (sostituto procuratore generale), Hans Baltensperger (già comandante della Polizia cantonale del Canton Turgovia), Jvan Weber (già comandante della Polizia Città di Lugano) e Paulo Gonçalves (direttore del programma master in Humanitarian Logistics and Management all’USI).

L’orgoglio per la sicurezza dei ticinesi

L’orgoglio per la sicurezza dei ticinesi

Editoriale dicembre 2016, rivista della Polizia del Cantone Ticino |

Sul fronte della sicurezza l’estate ticinese è stata rovente. Il 2016 si è caratterizzato alle nostre latitudini per l’emergenza migranti, dopo la chiusura delle rotte alternative lungo l’Europa per raggiungere i paesi a nord della Svizzera. Siamo stati lungimiranti. Per far fronte a una situazione nuova dovuta alla congiuntura internazionale, abbiamo sviluppato un dispositivo ad hoc composto da Guardie di confine, Polizia cantonale e Polizie comunali. Questa task force per la gestione dei flussi ha funzionato egregiamente, soprattutto grazie alle competenze di ognuno di voi che si è adoperato a favore di quest’attività straordinaria. Il filtro realizzato sul Mendrisiotto non ha giovato unicamente alla popolazione ticinese, ma ha avuto un impatto rilevante anche sulla sicurezza delle altre regioni del nostro Paese.

Nel 2016 abbiamo raggiunto anche un altro importante obiettivo nell’ambito della sicurezza, che non ha avuto la stessa risonanza mediatica, ma che ritengo importante sottolineare: nei primi otto mesi di quest’anno infatti si è registrato un calo del 30% dei furti con scasso commessi sul nostro territorio. Un risultato già di suo soddisfacente, ma ancor più se pensiamo che in zone come il Locarnese e il mendrisiotto, l’incidenza di questo tipo di furti si sia addirittura dimezzata! Inoltre, a marzo di quest’anno, abbiamo raggiunto un record positivo a livello di reati commessi nel Canton Ticino, toccando il minimo degli ultimi dieci anni.

Questi risultati sono sicuramente frutto della nostra maggiore e migliore presenza sul territorio. In quest’ottica, come ben sapete, è stata pensata la riorganizzazione della Gendarmeria, con la volontà di riportare fisicamente i nostri agenti sul terreno, al contatto con la popolazione, rafforzando così il senso di sicurezza dei ticinesi.

La Polizia oggi è confrontata però con nuove minacce che mettono in discussione questo senso di sicurezza. Minacce gravi, globali, che agli occhi di molti crescono impercettibilmente salvo poi manifestarsi con tutta la loro violenza. Scenari che per anni sono sembrati lontani, e che ora si sono presentati con ferocia – e vigliaccheria – vicino a noi. Lo jihadismo non è tabù nemmeno nel nostro Paese: secondo il rapporto 2016 del Servizio delle attività informative della Confederazione, sono all’incirca 400 le persone che in Svizzera simpatizzano per l’ISIS, con il serio rischio di radicalizzazione che ne consegue. Anche se attualmente non risultiamo essere obiettivo primario dei terroristi, sarebbe irresponsabile chiudere gli occhi «perché tanto qui non succederà mai». Proprio per questo motivo la professione di agente di polizia si è evoluta negli anni, integrando nuove competenze e adottando nuovi strumenti, adatti a far fronte alle situazioni con le quali potremmo essere potenzialmente confrontati.

Guardando verso il futuro prossimo, nel 2017 è molto probabile che, con l’arrivo della bella stagione, ci troveremo ad affrontare la stessa emergenza sul fronte migrazione. Sono certo però che l’affronteremo nel migliore dei modi, come abbiamo fatto quest’anno, grazie soprattutto alla vostra professionalità. In un mondo che si evolve, con una complessità e una velocità crescenti, è indispensabile prepararsi e anticipare ogni potenziale scenario. Una missione al limite del possibile, che richiede professionalità, perseveranza e spirito di servizio.

Sono convinto che la strada che stiamo percorrendo sia quella giusta, come lo dimostrano i risultati raggiunti e il sentimento di accresciuta sicurezza percepito dai ticinesi. L’aspetto della sicurezza è strettamente legato a quello del benessere della popolazione, ed è per questo che mi sta veramente a cuore, come sono certo stia a cuore anche a voi. Sapere che le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri conoscenti possano sentirsi protetti dal vostro lavoro, è motivo d’orgoglio. E non smetterò mai di ricordarlo. Perché tutto questo non sarebbe possibile senza di voi. Grazie quindi, ancora una volta, a tutti voi per il vostro impegno e il vostro contributo a favore della collettività.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Battezzato il treno “Göschenen/Airolo”

Battezzato il treno “Göschenen/Airolo”

Da tio.ch l Presenti alla cerimonia Norman Gobbi, il direttore del dipartimento dell’economia del Canton Uri Camenzind e il responsabile FFS Roberto Tulipani. Il treno TILO “Göschenen/Airolo” ha ricevuto questa mattina il proprio battesimo ufficiale ai portali della “vecchia” galleria.

Da oramai una settimana, migliaia di viaggiatori sfruttano i nuovi collegamenti attraverso la galleria di base, risparmiando circa 30 minuti per ogni viaggio. Al contempo, lungo la linea panoramica del San Gottardo, le FFS continuano a proporre un’interessante offerta per gli spostamenti casa-lavoro e rafforzano il turismo regionale. «Crediamo nel mito del San Gottardo e al potenziale turistico della regione», ha affermato Roberto Tulipani, responsabile Regione Sud di FFS Viaggiatori Regioni, in occasione del battesimo di un treno a Göschenen di fronte a circa 200 ospiti.

Il direttore del Dipartimento dell’economia del Cantone di Uri Urban Camenzind ha interpretato la scelta del nome del treno «Göschenen/Airolo» come un segnale positivo da parte delle FFS, ossia l’espressione della loro volontà di rendere ancora più allettante l’offerta al San Gottardo: «La linea panoramica del San Gottardo è una via di transito importante e consente a molti treni di raggiungere la regione delle Alpi centrali. Il collegamento dai centri urbani dell’Altipiano svizzero verso Göschenen deve continuare a essere rafforzato evitando eccessivi cambi. Ci auguriamo che i treni circolino tutto l’anno e più volte al giorno.»

«Un segnale positivo» – Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha dal canto suo ricordato che «oggi festeggiamo un segnale positivo verso le valli del Ticino, soprattutto poiché proviene da un attore vitale per le regioni periferiche, come lo è un servizio di trasporti pubblici. È un messaggio che ci fa ben sperare, che ci dà la possibilità di essere partecipi del nostro futuro, mettendo a disposizione della nostra regione uno strumento essenziale per il proprio sviluppo».

La Sezione degli enti locali incontra il Municipio di Paradiso

La Sezione degli enti locali incontra il Municipio di Paradiso

Dopo l’annullamento dei risultati delle ultime elezioni comunali per il Comune di Paradiso, la Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni si è incontrata oggi con il Municipio della località luganese; la riunione ha consentito di chiarire il margine di manovra del quale gli attuali organi comunali disporranno fino alle nuove elezioni, previste per il 2 aprile 2017.

Come noto, lo scorso 29 novembre il Tribunale cantonale amministrativo ha annullato i risultati delle elezioni del 10 aprile 2016 nel Comune di Paradiso; la sentenza ha inoltre stabilito che gli attuali Municipio e Consiglio comunale – nell’attesa di nuove elezioni – dovranno limitarsi ad atti di ordinaria amministrazione.

L’incontro odierno fra la Sezione degli enti locali e il Municipio si è quindi concluso con un accordo sul fatto che gli attuali organi comunali non potranno adottare decisioni di rilevanza politica; non saranno in particolare decisi e votati nuovi investimenti, né messaggi municipali che riguardino la legislazione comunale o il Piano regolatore. Eventuali eccezioni potranno essere prese in considerazione solo in casi di urgenza, da concordare con la Sezione degli enti locali. Ciò considerato, anche le decisioni prese dal Consiglio comunale nella seduta del 15 novembre 2016, non ancora cresciute in giudicato, saranno tenute in sospeso.

I preventivi per l’anno 2017 saranno per contro votati, considerando come – in linea di principio – il Municipio potrà in ogni caso operare solo per le spese la cui base legale è prevista da leggi, regolamenti, statuti e altre normative superiori. Entro il prossimo 31 maggio sarà poi stabilito anche il moltiplicatore politico d’imposta per l’anno 2017: la proposta sarà sottoposta al Legislativo dal nuovo Municipio, una volta effettuate le nuove elezioni comunali.

Valle Verzasca: riattivata la procedura di aggregazione

Valle Verzasca: riattivata la procedura di aggregazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella seduta odierna il Consiglio di Stato, dopo attenta valutazione, ha deciso di riattivare il processo aggregativo della Valle Verzasca. È stata ricostituita la speciale Commissione di studio che avrà il compito di aggiornare lo studio che definisce i contenuti del progetto di aggregazione per riportare al voto su questo importante tema i cittadini dei Comuni interessati.

Come preannunciato ai Municipi lo scorso 9 novembre, il Governo ha deciso di riattivare il processo di aggregazione dei Comuni di Brione Verzasca, Corippo, Cugnasco-Gerra (frazione di Valle), Frasco, Lavertezzo (frazione di Valle), Sonogno e Vogorno nel comune unico di Verzasca. Il progetto, in base a quanto stabilito dalla legge, includerà la separazione dei comparti di Valle dai rispettivi Comuni di Cugnasco-Gerra e di Lavertezzo.

Va ricordato che il precedente progetto aggregativo non aveva potuto essere concluso in seguito alla sentenza del Tribunale federale del 25 settembre 2015 che, in base alla legge in vigore a quel momento, aveva stabilito l’impossibilità di attuare la decisione del Gran Consiglio di scorporare in modo coatto la frazione di Lavertezzo Valle per attribuirla al nuovo Comune. Nel frattempo, come suggerito dal Tribunale federale, il Governo ha provveduto a completare la lacuna nelle norme cantonali modificando la Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni introducendo la possibilità di procedere alla separazione coatta di una frazione.

Dopo aver approfondito il tema, il Consiglio di Stato considera prematura ogni soluzione che veda uniti la Valle Verzasca e i vicini Comuni del Piano di Magadino. Il progetto del 2012 è quindi il più realistico e l’unico a dotare il potenziale nuovo Comune di un territorio compatto e unito e il solo in grado di raccogliere il consenso della maggioranza della popolazione interessata. Il consolidamento dell’intera Valle appare infatti l’unica variante capace di convincere la maggioranza della popolazione, come peraltro confermato in sede di votazione lo scorso 14 aprile 2013.

Alla base della decisione del Governo vi è la precaria situazione dei Comuni della Valle e l’esigenza di consolidare, senza ulteriori perdite di tempo, l’assetto istituzionale della Verzasca. Il Consiglio di Stato è pure fiducioso che i recenti contatti intrapresi fra i Comuni di Gordola, Cugnasco-Gerra e Lavertezzo sul futuro del comparto presente sul Piano di Magadino nell’ambito del Piano cantonale delle aggregazioni, possano favorire un’adesione al progetto di Verzasca anche da parte dei cittadini della frazione di Lavertezzo-Piano, che si erano in precedenza opposti alla separazione dalla loro frazione di Valle.

La Commissione costituita dal Governo, i cui rappresentanti sono stati designati dai
rispettivi Municipi, è composta da:

per il Comune di Brione Verzasca: Giovanni Scettrini, Vice Sindaco
per il Comune di Corippo: Claudio Scettrini, Sindaco
per il Comune di Cugnasco-Gerra: Michele Dedini, Vice Sindaco
per il Comune di Frasco: Fabio Badasci, Sindaco
per il Comune di Lavertezzo: Roberto Bacciarini, Sindaco
per il Comune di Sonogno: Renato Patà, Sindaco
per il Comune di Vogorno: Ivo Bordoli, Sindaco

La Commissione di studio, i cui lavori saranno accompagnati dal Capo della Sezione
degli enti locali Elio Genazzi e dai suoi collaboratori, dovrà indicativamente presentare il
proprio rapporto al Consiglio di Stato entro la fine del mese di marzo 2017.