Le duecento professioni offerte dall’esercito svizzero

Le duecento professioni offerte dall’esercito svizzero

Articolo apparso sull’edizione di venerdì 9 marzo 2018 del Corriere del Ticino.

Tra i vari stand di Espoprofessioni, l’appuntamento che si concluderà domani al centro Conza di Lugano, vi è quello delle professioni dell’esercito che ieri ha accolto anche il consigliere di Stato Norman Gobbi (nella foto, ai comandi del simulatore dell’F/A-18 assieme al divisionario Lucas Caduff). Un’occasione per scoprire i vari mestieri che questa istituzione offre al di fuori dei mestieri in uniforme. Fino alla chiusura ci sarà l’oppportunità di scoprire professioni per tutte le età e per tutti i gusti.
Se si pensa ai mestieri dell’esercito, la mente corre subito ai professionisti in uniforme; ma, in realtà, la Difesa offre lavoro a 9.000 collaboratori, di cui solo un terzo sono militari: contempla 200 professioni diverse in 100 ubicazioni in tutta la Svizzera; con più di 500 apprendisti per 30 apprendistati in 50 luoghi di formazione, di cui 27 al Monteceneri (5 sono ancora i posti di apprendistato vacanti per il prossimo anno formativo) in 7 mestieri differenti. Ad Espoprofessioni si possono incontrare apprendisti e formatori di vari settori: impiegato in logistica, meccatronico di automobili, veicoli leggeri e utilitari così come operatore di edifici e infrastrutture. Anche SPHAIR, l’ente preposto per il reclutamento di piloti civili e militari di aerei ed elicotteri, così come di esploratori paracadutisti, è presente insieme ad un pilota per rispondere alle domande dei giovani interessati. Ci sono pure i pompieri del Centro intervento del San Gottardo, i militi di SWISSINT impegnati ed impiegati nei servizi di promovimento della pace all’estero e i militari, ufficiali e sottufficiali, di professione.

Al Monte Ceneri il futuro dell’esercito

Al Monte Ceneri il futuro dell’esercito

Articolo apparso sull’edizione di lunedì 5 febbraio 2018 del Giornale del Popolo

Grande folla, venerdì, nella palestra della caserma del Monte Ceneri. L’occasione era particolare: il rapporto annuale 2018, alla presenza di autorità e alti gradi dell’esercito, che si è tradotto in un’ampia rassegna di passato, presente e futuro del Centro logistico dell’esercito Monte Ceneri (CLEs-MC) in vista dei grandi rinnovamenti che lo attendono nei prossimi anni.
Il Centro, uno dei cinque dell’esercito svizzero, è stato mantenuto con caparbietà in Ticino ed è pronto per affrontare con slancio le prossime sfide, nel suo ruolo di piattaforma logistica dell’esercito a sud delle Alpi e nel settore del massiccio del San Gottardo, con una fondamentale prossimità fisica alle piazze d’armi ticinesi. Se il supporto logistico non è vicino, ha sottolineato il consigliere di Stato Norman Gobbi, tutto diventa molto più complicato e difficile da realizzare. E non si tratta solo di esercitazioni belliche, ma anche di attività d’emergenza come lo sgombero della neve o lo spegnimento d’incendi.
Il Centro logistico, ha spiegato il nuovo direttore Renato Bacciarini, che succede a Fulvio Chinotti (venerdì c’è stato il passaggio ufficiale delle consegne), è una ditta importante, una vera e propria realtà economico-aziendale ben ancorata nel territorio, con quasi 300 collaboratori e sedi di lavoro ubicate in varie regioni. Distribuisce annualmente un indotto di circa 36 milioni di franchi, tra stipendi (circa 28 milioni) e acquisizioni di prestazioni terze. È anche un elemento chiave nell’organizzazione dell’esercito svizzero –sul territorio nazionale ma anche all’estero – sia nell’ambito dell’istruzione che per un possibile impiego. Le professioni offerte e le attività svolte sono ampie e varie; quale azienda formatrice certificata, offre ogni anno anche un importante numero di posti d’apprendistato a favore dei giovani. A livello della logistica, solo per fare qualche esempio, fra le prestazioni fornite nel 2017 nell’ambito della manutenzione più di 2.500 veicoli e rimorchi sono passati nelle officine di Bellinzona, mentre più di 3.500 armi sono transitate nelle officine tecniche generali del Monte Ceneri. E adesso, quali gli scenari per l’immediato futuro? Il punto centrale, sottolineato nel Rapporto annuale di venerdì, è che non si tratta solo di cristallizzare questa struttura esistente a sud delle Alpi, ma di investirvi, e molto, per poter svolgere al meglio tutte le attività necessarie per la sicurezza e la libertà del nostro Paese. Innanzitutto i grossi progetti immobiliari in corso d’esecuzione: il centro di calcolo a nord, con un investimento di circa 150 milioni di franchi, il risanamento delle caserme sulla piazza d’armi a Isone (per circa 50 milioni), la costruzione delle nuove officine, magazzini e garage al Monte Ceneri (circa 35 milioni, tappa 2) con il risanamento dell’ex arsenale (per 11 milioni di franchi). Si è trattato e si tratta – ha spiegato ancora Bacciarini – di accompagnare in qualità di gestori i vari utilizzatori e il proprietario armasuisse nella pianificazione ed esecuzione di tutta questa serie di progetti immobiliari, con risanamenti, rifacimenti, trasformazioni oppure messe in sicurezza o dismissioni. Parlando di cifre annuali, per il solo 2017 nel settore del Centro logistico sono stati investiti 16 milioni di franchi . La cifra per l ’anno 2018 prevede investimenti ulteriori di 17 milioni, a fronte dei sette progetti supplementari tra Uri e Ticino, progetti che magari non hanno una grande risonanza mediatica, ma che sicuramente fanno sì che il lavoro non mancherà così come la conseguente ricaduta economica sul territorio a favore di piccoli e medi imprenditori locali. Andando avanti con lo sguardo negli anni, alla fine del 2019, con un investimento globale di quasi 35 milioni di franchi, verrà consegnata la seconda tappa del nuovo progetto per il futuro quartier generale del Centro logistico, situato sulla piazza d’armi del Ceneri. L’anno scorso, dopo un lungo iter di pianificazione, c’è stata la posa simbolica della prima pietra, e ora il cantiere procede spedito. Tutto dunque porta a guardare con fiducia agli sviluppi del futuro, mentre a conclusione del rapporto annuale c’è anche stata l ’occasione per mettere in evidenza un “gioiellino” che già ora è in funzione al Monte Ceneri: la camera di sicurezza più grande di tutta la Svizzera. L’edificio, ai piedi della piazza d’armi, è stato inaugurato nel 2016 con un investimento di 22 milioni di franchi e vi trovano posto fino a 5.062 palette, grazie alla sua superficie di ben 4mila metri quadrati e 18mila metri cubi. Da questo magazzino ticinese di massima sicurezza si forniscono e si ritirano alla maggior parte delle formazioni il grosso del loro materiale d’istruzione e d’impiego.

IL COMMENTO – Norman Gobbi: «Presenza importante a sud delle Alpi»

Sul culmine della strada che attraversa lo storico passo del Monte Ceneri si sta sviluppando la logistica militare del 21mo secolo, con l’edificazione delle nuove strutture del Centro logistico dell’esercito Monte Ceneri (CLEs-MC). Dopo il moderno centro per una gestione moderna del materiale, è in fase di edificazione la nuova officina meccanica per il parco autoveicoli dell’Esercito e il vecchio arsenale in fase di risanamento. Come politico responsabile dei dossier cantonali degli affari militari non posso che guardare con soddisfazione a questi progetti in grado di garantire grosse commesse alle aziende impegnate nella costruzione e di riflesso un indotto locale importante. Il nuovo Centro logistico rappresenta la volontà dell’esercito di confermare la propria presenza a sud delle Alpi con strutture e posti di lavoro pregiati. Esso permette inoltre di supportare, e nel contempo consolidare, anche in futuro la presenza delle truppe in loco, siano esse scuole reclute o formazioni che stanno svolgendo un corso di ripetizione. Operativamente assicura l’approvvigionamento della truppe anche nel caso in cui il Gottardo fosse impraticabile ed è un caposaldo per la procedura di mobilitazione reintrodotta dal 1. gennaio con l’ulteriore sviluppo dell’Esercito. Senza dimenticare, che in caso di necessità nella collaudata collaborazione civile-militare, il Centro logistico è a supporto delle autorità cantonali per i compiti di protezione della popolazione.

Discorso pronunciato in occasione del rapporto di scioglimento 2017 della Brigata fanteria montagna 9

Discorso pronunciato in occasione del rapporto di scioglimento 2017 della Brigata fanteria montagna 9

– Fa stato il discorso orale –

Signor Consigliere Federale Guy Parmelin,
Signor Presidente del Tribunale penale federale Tito Ponti,
Signor Presidente del Gran Consiglio Walter Gianora,
Signor Sindaco di Bellinzona Mario Branda,
Signor Consigliere di Stato Andreas Barraud,
Signora Consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi,
Signor Consigliere di Stato Beat Villiger,
Signor Comandante di corpo Dominique Andrey,
Signor Comandante di corpo Daniel Baumgartner,
Signor Comandante, brigadiere Maurizio Dattrino,
Signori Ufficiali generali in servizio e a riposo,
Stimati ufficiali, sottufficiali superiori,
Gentili Signore, egregi Signori,

oggi è un momento storico per l’attività militare del nostro Cantone. La brigata fanteria montagna 9, per tutti la Brigata del Gottardo dopo aver raccolto l’eredità della divisione montagna 9 e della brigata di fortezza 23, presenta oggi il suo ultimo rapporto annuale e sarà sciolta con l’Ulteriore Sviluppo dell’Esercito, i cui quattro punti fondamentali prevedono miglioramenti nella prontezza, nell’istruzione dei quadri, nell’equipaggiamento e nell’orientamento regionale più marcato. Si tratta di un momento significativo poiché con lo scioglimento della Brigata si congeda l’unica grande unità trilingue dell’esercito, nella quale la lingua italiana riveste un ruolo prioritario e di tutto rispetto. Verrà chiuso anche l’ultimo comando di una grande unità situato a sud delle Alpi, qui a Bellinzona per essere precisi.

La lingua italiana nell’esercito è parte integrante dell’identità nazionale e continuerà ad esserlo anche in futuro.  Grazie all’ottima collaborazione con il Capo dell’esercito e con i suoi stati maggiori, possiamo contare sul loro particolare impegno per continuare a garantire a tutti i militi ticinesi e ai grigionesi di lingua italiana l’istruzione militare nella lingua madre. Per questo scopo, è stato deciso di concentrarsi su incorporazioni specifiche che permettano di raggiungere la necessaria massa critica di rappresentanti italofoni nei tre ambiti di competenza dell’esercito: la difesa, con il gruppo artiglieria 49, la sicurezza, con il battaglione fanteria montagna 30 e l’aiuto sussidiario in caso di catastrofe, con il battaglione salvataggio 3 (l’unico che al momento non fa parte dei corpi di truppa subordinati alla brigata 9).
La scelta di concentrarsi su pochi settori operativi significa poter fare affidamento su istruttori italofoni e creare così le giuste premesse per i nostri militi di poter ambire a una carriera di successo fino a raggiungere le massime cariche. A tale proposito, vorrei ringraziare i brigadieri Maurizio Dattrino, Silvano Barilli e Stefano Mossi e il colonnello di Stato maggiore generale Stefano Laffranchini, nominato dal Consiglio federale brigadiere a partire dal prossimo mese di gennaio.

Per me, e come per molti di voi, questo momento ha una forte connotazione emotiva.
La Brigata del Gottardo ha sempre riunito la maggior parte dei militi ticinesi ed è associata alle nostre montagne, ovvero a ciò che più si trova – in senso geografico e simbolico – nel cuore della Svizzera. È inoltre una grande unità trilingue che ingloba più culture e fa della brigata fanteria montagna 9 l’espressione per eccellenza del nostro Stato federale.

Oggi, in questa occasione, siete tutti quadri. Insieme avete contribuito a mantenere operativo il livello dei vostri militi. Dobbiamo ricordare che il passo che ci apprestiamo a intraprendere con l’Ulteriore Sviluppo dell’Esercito, rappresenta un’evoluzione necessaria che consentirà all’Esercito svizzero di rimanere al passo con i tempi in modo flessibile e moderno, far fronte alle minacce e confrontarsi con le nuove sfide.
Non dobbiamo quindi pensare che stiamo chiudendo il libro, bensì stiamo aprendo una nuova pagina orientati al futuro. Accantoniamo dunque il sentimento di nostalgia che coglie un po’ tutti noi. I tempi sono cambiati per tutti, e – a maggior ragione – il mondo grigioverde deve adeguarsi a nuove minacce e necessità.

La Brigata del Gottardo lascerà un ricordo indelebile in tutti coloro che hanno avuto l’onore di farne parte. Il servizio militare è una tappa fondamentale nella nostra vita; durante i giorni di servizio si creano solide amicizie che continuano a esistere anche al di fuori del contesto militare. Il servizio militare, comunque esso sia vissuto, è un’utile esperienza di vita. Voi quadri, meglio di tutti, conoscete il valore aggiunto impagabile dato dagli insegnamenti che avete ricevuto durante i corsi d’istruzione nell’ambito della condotta e utilizzabili pure nella società civile.

Ribadisco dunque quanto detto in precedenza: guardiamo avanti. Sono certo che come militari svizzeri, e come italofoni, continueremo a rappresentare al meglio la nostra Svizzera: democratica, indipendente, libera e sicura.

Viva la Svizzera
Viva il nostro Esercito di milizia
Viva la brigata fanteria montagna 9

Esercito svizzero,  un libro per celebrare la storia della Brigata fanteria di montagna 9

Esercito svizzero, un libro per celebrare la storia della Brigata fanteria di montagna 9

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Comandante della Brigata fanteria di montagna 9 Maurizio Dattrino hanno stilato oggi un bilancio finale dell’attività svolta dall’unica grande unità trilingue dell’Esercito svizzero, ricordandone la storia e soffermandosi sull’importanza degli investimenti militari per il Canton Ticino. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del libro commemorativo realizzato in occasione dello scioglimento ufficiale della grande unità militare che avverrà all’ultimo rapporto di venerdì 15 dicembre.

Il volume commemorativo pubblicato in concomitanza con la fine della Brigata fanteria di montagna 9 è stato presentato oggi – durante una conferenza stampa organizzata a Palazzo delle Orsoline – dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi insieme al Brigadiere Maurizio Dattrino e al Colonnello SMG Luca Filippini.

Il Consigliere di Stato ha colto l’occasione per ricordare gli sforzi intrapresi in passato dal Cantone per mantenere un’importante presenza militare, in particolare attraverso i continui contatti con il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Grazie a questa proficua collaborazione con le autorità federali, il Ticino – a differenza di altri Cantoni – è riuscito a salvaguardare oltre 750 posti di lavoro qualificati. La presenza dell’Esercito sul nostro territorio garantirà inoltre nei prossimi anni investimenti cospicui – nell’ordine di quasi 200 milioni di franchi – per interventi e sviluppi delle infrastrutture presenti sul nostro territorio: dal nuovo Centro logistico e deposito dei veicoli sul Monte Ceneri, al risanamento delle caserme di Isone e Airolo. Norman Gobbi ha infine riaffermato la costante attenzione del Governo ticinese per la promozione della lingua italiana nell’Esercito, secondo lo spirito federalista che è alla base del sistema democratico elvetico.

Il Comandante Maurizio Dattrino ha in seguito ripercorso la storia della Brigata Fanteria di Montagna 9, ricordando alcuni fatti salienti che ne hanno caratterizzato l’attività e proponendo alcune considerazioni sul futuro di soldati e battaglioni, che saranno integrati nelle altre grandi unità. Il Colonnello SMG Luca Filippini ha infine presentato al pubblico il libro nel quale sono state raccolte testimonianze e materiale che contribuiranno a tenere viva la memoria della grande unità militare.

 

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/13-12-2017-il-libro-della-brigata?id=9900838

Un esercito che “parla” italiano

Un esercito che “parla” italiano

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi: “La Brigata del Gottardo si scioglie ma la nostra lingua non scompare”

Fra due settimane avrà luogo l’ultimo rapporto annuale per la Brigata fanteria montagna 9. Un momento storico per il nostro Cantone: quest’ultima grande unità trilingue con una forte presenza di militi della Svizzera italiana sarà infatti integrata, nel 2018, nella nuova Divisione territoriale 3.

Per chi non la conoscesse, la Brigata fanteria montagna 9 è una della quattro brigate attive dell’esercito svizzero ed è chiamata anche “Brigata del Gottardo”. La sua particolarità è proprio rappresentata simbolicamente dalla montagna: un’unità che unisce tre lingue e tre culture del nostro Paese, ponendo le sue radici nei cantoni che si collocano a ridosso delle Alpi, compreso il Ticino.

Una nuova divisione territoriale

In questa Brigata l’italiano ha un posto di tutto rispetto, per questo motivo il suo scioglimento porta all’interno del mondo grigioverde dei dubbi riguardo alla perdita della nostra territorialità e della nostra identità militare. A mio avviso però, il rischio non sussiste. Il Ticino continuerà a contribuire, come ha sempre fatto, alla sicurezza del nostro Paese. I corpi di truppa con forte presenza italofona continueranno a operare sotto la divisione territoriale 3, come richiesto dal nuovo piano d’implementazione denominato “Ulteriore Sviluppo dell’Esercito”, per permettere alle forze armate di rimanere al passo dei tempi e per far fronte alle sfide moderne e alle minacce attuali.

Lingua italiana, valore svizzero

Quando pensiamo alla nostra Patria, pensiamo innanzitutto alla pluralità linguistica: per questo motivo credo che l’italianità nell’esercito sia parte integrante dell’identità elvetica. Con il mio Dipartimento e soprattutto grazie alla collaborazione con il capo dell’esercito e i suoi stati maggiori, ci adoperiamo per poter offrire ai militi provenienti dal Ticino e dai Grigioni italiani l’istruzione nella loro lingua madre. E lo facciamo in particolare con tre incorporazioni: la difesa, con il gruppo artiglieria 49, la sicurezza, con il battaglione fanteria montagna 30 e l’aiuto sussidiario in caso di catastrofe, con il battaglione salvataggio 3 (l’unico che non fa parte delle formazioni attualmente subordinate alla brigata 9). Questo permette ai soldati italofoni di avere a disposizione istruttori della loro madre lingua e di poter anche aspirare a una carriera all’interno dell’Esercito.

I ticinesi nell’esercito

La lingua italiana nella sicurezza nazionale è salvaguardata anche dalla presenza tra gli alti ufficiali di ticinesi e grigionesi. Attualmente possiamo contare sui brigadieri Maurizio Dattrino, Silvano Barilli e Stefano Mossi e il colonnello di Stato maggiore Stefano Laffranchini, nominato dal Consiglio federale a brigadiere con effetto al 1. gennaio 2018.

Molti ticinesi hanno un legame personale con la Brigata del Gottardo: questo perché ha riunito gran parte dei militi del nostro Cantone. Il suo scioglimento lascerà perciò un forte ricordo in chi ne ha fatto parte. Il Ticino continuerà però a rispondere presente, nel futuro del nostro Esercito e quindi a favore della sicurezza della nostra Patria. Continueremo a rappresentare una Svizzera libera e sicura, con ogni sua caratteristica. Una Svizzera che parla anche italiano.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Norman Gobbi incontra ufficiali e sottufficiali professionisti dell’Esercito – Ospite l’ingegnere Sergio Magistri

Norman Gobbi incontra ufficiali e sottufficiali professionisti dell’Esercito – Ospite l’ingegnere Sergio Magistri

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Si è tenuto venerdì scorso l’annuale incontro tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i professionisti ticinesi dell’Esercito svizzero. In questa occasione Autorità politiche cantonali e militari si confrontano su temi d’attualità riguardo l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone. Presente anche l’ingegnere dr. Sergio Magistri, che ha parlato di tecnologie per la sicurezza.

Nel suo intervento il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato i principali risultati raggiunti nel 2017, soffermandosi in particolare sull’attività di reclutamento in Ticino e sull’attività nelle truppe ticinesi, sottolineando l’importanza dell’italianità nell’Esercito portata avanti anche grazie alla presenza dei tre brigadieri Br Maurizio Dattrino, Br Silvano Barilli e Br Stefano Mossi e del colonnello di Stato maggiore Stefano Laffranchini.

Il Direttore ha inoltre ricordato le sfide future in ambito militare per il Ticino, che sono soprattutto di tipo logistico (come lo sviluppo dello stand di tiro coperto al Monteceneri) ma che riguardano anche la conoscenza del mondo grigioverde da parte dei giovani, ad esempio con le giornate informative dell’esercito, che dal 2020 potrebbero diventare obbligatorie anche per le donne.

All’evento è intervenuto inoltre l’ingegnere dr. Sergio Magistri, che ha parlato degli sviluppi tecnologici nel settore della difesa. L’ingegnere Magistri è conosciuto soprattutto per il suo ruolo centrale nella produzione e introduzione della prima macchina per la scansione dei bagagli da stiva, che ha comportato una svolta per la sicurezza negli aeroporti.

Caccia militari: “8 miliardi, spesa necessaria”

Caccia militari: “8 miliardi, spesa necessaria”

Da ticinonews | Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi la cifra richiesta dal Consiglio Federale è “ragionevole”

C’è chi lo considera uno sproposito e chi, come il Consigliere di Stato Norman Gobbi (Direttore cantonale degli Affari Militari) un investimento assolutamente necessario. 8 miliardi di franchi: è questa la cifra da capogiro prevista dal Consiglio Federale per il rinnovamento dei velivoli militari e del sistema missilistico dell’esercito.

“Si tratta di sistemi che hanno più di 25 anni e quindi hanno raggiunto la fine-vita tecnologica” racconta Gobbi ai microfoconi di Teleticino. “Anche se da un lato possono essere ammodernati, non sono però più competitivi e performanti. La cifra può sembrare importante, ma si tratta di creare un ombrello a protezione della Svizzera nella terza dimensione”.

Dopo la bocciatura alle urne dei Gripen nel 2014 (3 i miliardi di spesa proposti allora), tre anni dopo il Dipartimento della Difesa ci riprova con un tariffario triplicato. “I mezzi attuali” ha spiegato il Consigliere Federale Guy Parmelin “hanno raggiunto il limite”.

“Dobbiamo pensare che si tratta di difendere il nostro Paese” ha continuato Gobbi. “La difesa e la sicurezza parte anche da una difesa che è militare”.

Intanto è già partito il toto nomi. Tre i velivoli che compaiono nella “top three”: gli Eurofighter, i Raphael francesi e i Gripen svedesi, quest’ultimi già considerati dall’amministrazione i migliori nel rapporto qualità prezzo. Quanti saranno? Difficile dirlo, anche se stando a un recente rapporto del Dipartimento Federale della Difesa sono quattro le ipotesi al vaglio: 20, 30, 40 o 55 nuovi aerei entro il 2030.

Sia quel che sia la mossa, oggi come allora, ha già scatenato un pandemonio. La sinistra è contraria, la destra approva, il centro è scettico. E poi c’è chi, come il Gruppo per una Svizzera senza esercito, è pronto a richiamare in causa il popolo.

Maggiori dettagli nel servizio di Teleticino – http://www.ticinonews.ch/ticino/422259/caccia-militari-8-miliardi-spesa-necessaria

(Articolo di Romano Bianchi)

Cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri

Cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri |

Egregi signori,
Gentili signore,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato ancora una volta qui sul Monte Ceneri, per festeggiare simbolicamente l’inizio di un’ulteriore tappa di questa importante opera per l’Esercito in Ticino.

È passato ormai più di un anno da quando ci siamo trovati in occasione dell’inaugurazione della prima fase di realizzazione del nuovo Centro logistico, nella quale sono stati sviluppati spazi adeguati al deposito, alla movimentazione e alla manutenzione del materiale e dei veicoli, garantendo un netto miglioramento delle prestazioni logistiche. Il nuovo magazzino a scaffalatura alta e il risanamento dell’arsenale sono stati un investimento di oltre 12 milioni di franchi da parte della Confederazione. Assieme a questa seconda fase, che comporterà ulteriori investimenti per un totale di più di 37 milioni di franchi, verranno assicurati i compiti logistici e infrastrutturali per il Ticino, il Grigioni italiano, il Canton Uri e parte dell’Alto Vallese.

Oggi si parte con la seconda tappa della realizzazione del Centro, che comporta l’insediamento delle officine veicoli e dell’autorimessa. Un ulteriore passo verso la conclusione del progetto logistico che coinvolge, oltre al Ticino, i centri di Grolley (FR), Thun (BE), Othmarsingen (AG) e Hinwil (ZH).

La scelta del Monteceneri, come ribadito più volte dal sottoscritto in questi anni, non è casuale: dalla sua importanza storica come via di passaggio sia in ambito civile sia in ambito militare, alla sua posizione strategica al centro del nostro Cantone, vicino alla rete autostradale che lo rende facilmente raggiungibile da un lato e dall’altro permette il rapido reinserimento nella circolazione.

Il nuovo sito per l’officina veicoli e l’autorimessa del quale inauguriamo i lavori oggi ha quindi un forte valore poiché, trasferendo anche questa struttura dal centro di Bellinzona a questa nuova ubicazione, unisce i maniera logica i veicoli al resto del materiale.

Intendo sottolineare quanto detto un anno fa: questo investimento da parte dell’Esercito in Ticino non è scontato, ed è stato profondamente supportato dal nostro Cantone, con la volontà di essere parte integrante e attiva di un progetto capace di cambiare strategia e in modo da garantire capillarmente un servizio necessario qualora la truppa dovesse entrare in servizio a favore delle autorità.
Ancora una volta quindi il Ticino si dimostra un partner affidabile per la Confederazione e per l’Esercito quando si tratta di sicurezza del nostro Paese.

Come ho già affermato durante l’inaugurazione dello scorso anno, la presenza militare sul Monte Ceneri non sarà un valore aggiunto solo per l’Esercito, ma anche per la popolazione ticinese, poiché le sinergie che si potranno sviluppare con tutti i partner della Protezione della Popolazione garantiranno una pronta e ottimale reazione in caso si emergenza, come ad esempio episodi d’inondazioni e incendi. Come noi tutti ben sappiamo, proprio in questi casi il fattore tempo è essenziale: la tempestività del soccorso, la preparazione dei militi e dei soccorritori, la possibilità di poter fare a capo a mezzi all’avanguardia ma soprattutto adeguati alle possibili situazioni che si possono presentare, hanno un’importanza vitale. Il centro logistico del Monte Ceneri non è quindi solo un punto d’appoggio per l’Esercito in caso d’istruzione o d’impiego, ma è anche una garanzia per la popolazione al Sud delle Alpi in caso di necessità.

L’Esercito deve garantire sì la preparazione dei militi, ma deve anche essere in grado di offrire loro gli strumenti necessari per far fronte al loro compito. Quando parliamo di logistica pensiamo a un servizio ausiliario all’attività, ma dobbiamo pensare che si tratta invece di parte integrante dell’attività, poiché senza il necessario equipaggiamento, dei veicoli pronti all’uso, e l’essenziale per la sussistenza, difficilmente i militi potranno garantire la loro prestazione in maniera ottimale e duratura. E questo materiale deve essere disponibile per garantire un’ottimale attuazione del concetto di mobilizzazione dell’Esercito, che prevede ventiquattr’ore per garantire la prontezza operativa di un corpo di truppa. Questo è, e sarà sempre più fondamentale, non solo a fini militari ma anche a supporto dei civili.

In conclusione vorrei ringraziare Fulvio Chinotti per il lavoro svolto fino ad ora, e auguro a Renato Bacciarini un buon inizio per il suo incarico futuro. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni saluto con piacere i passi già intrapresi dall’Esercito per la sua presenza sul nostro territorio, fiducioso che anche in futuro potremo essere parte integrante dei suoi progetti e poter garantire le nostre competenze a favore della sicurezza del nostro Paese.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il seminario della Regione Territoriale 3: un occhio al passato

Il seminario della Regione Territoriale 3: un occhio al passato

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni informa che negli scorsi giorni la Leventina ha ospitato il tradizionale seminario della Regione Territoriale 3 che, oltre al Comando militare, ha visto impegnati il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i suoi colleghi responsabili degli affari militari degli altri 4 Cantoni coinvolti, i Comandanti delle Polizie cantonali e i capi delle Sezioni del militare e della protezione della popolazione dei 5 Cantoni che compongono l’unità militare (Grigioni, Svitto, Ticino, Uri, Zugo). L’incontro mirava ad allineare le strategie nell’ambito della sicurezza e di rafforzare i legami tra l’autorità militare e quelle politiche.

Il Canton Ticino ha avuto quest’anno l’onore di ospitare il seminario della Regione Territoriale 3, diretto dal suo Comandante, il divisionario Lucas Caduff; a fare da cornice è stata la regione delle Leventina. L’importante evento istituzionale ha suscitato piena soddisfazione in tutti i partecipanti e raggiunto gli obiettivi, gettando le basi per un’entrata allineata delle autorità militari e civili nel progetto Ulteriore sviluppo dell’Esercito.

Nella serata di mercoledì 20 settembre, i partecipanti hanno visitato la Scuola reclute sanitaria 42 di Airolo dove il Comandante, tenente colonnello SMG Daniele Mayerhofer, ha presentato la struttura e le sfide future; gli ospiti hanno poi assistito a una esercitazione nella quale i militi hanno dimostrato le proprie capacità e quelle dei mezzi a disposizione. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha da parte sua ricordato le importanti ricadute che la presenza di tre Scuole reclute – Airolo, Monte Ceneri e Isone – genera sul territorio ticinese.

Nella seconda giornata il seminario è proseguito nella storica struttura del Dazio Grande di Rodi-Fiesso, per la parte dedicata alle discussioni politiche. Nella mattinata, dopo una breve retrospettiva e prospettiva da parte del divisionario Lucas Caduff, si sono alternati tre referenti di spicco. In un primo momento il comandante di corpo Daniel Baumgartner ha esposto l’importante passaggio dal Comando forze terrestri al Comando istruzione, che avverrà con il progetto Ulteriore sviluppo dell’Esercito. Ha poi preso la parola il comandante di corpo Aldo Schellenberg, attuale capo delle Forze aeree e sostituto del capo dell’Esercito, che ha presentato un ulteriore cambiamento previsto con il passaggio dal comando Stato maggiore di condotta dell’esercito (SMCOEs) al Comando operazioni. In conclusione, il colonnello SMG Gérarld Vernez si è soffermato su un tema di attualità: i rischi legati al mondo informatico e le modalità che l’Esercito ha individuato per contrastare le cyber-minacce.

Nuovo alto ufficiale ticinese nell’esercito: Stefano Laffranchini-Deltorchio nominato a brigadiere

Nuovo alto ufficiale ticinese nell’esercito: Stefano Laffranchini-Deltorchio nominato a brigadiere

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto con soddisfazione della nomina da parte del Consiglio federale del colonnello SMG Stefano Laffranchini-Deltorchio al grado di brigadiere, con la funzione di sostituto del comandante della divisione territoriale 3.

A partire dal 1. gennaio 2018, per decisione del Consiglio federale, il colonnello SMG Stefano Laffranchini-Deltorchio assumerà il grado di brigadiere, diventando così il terzo ticinese e italofono nel corpo degli alti ufficiali superiori dell’Esercito svizzero.

Il brigadiere (01.01.2018) Stefano Laffranchini-Deltorchio assolverà i suoi nuovi compiti in seno all’esercito col grado di occupazione del 20%, al quale si aggiungono i suoi obblighi di ufficiale di milizia. Laffranchini-Deltorchio continuerà a svolgere con profitto la sua attività professionale principale presso l’Amministrazione cantonale, ossia quale Direttore delle Strutture carcerarie cantonali.

Questa nomina corrisponde al raggiungimento di un ulteriore obiettivo del Dipartimento delle istituzioni nell’ambito degli affari militari: aumentare a tre il numero degli alti ufficiali ticinesi. Laffranchini-Deltorchio si aggiunge infatti ai brigadieri Maurizio Dattrino e Silvano Barilli nominati negli scorsi anni.

Al neo brigadiere vanno le congratulazioni del Consigliere di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni, che interpreta la nomina del Consiglio federale come la dimostrazione di fiducia e di riconoscimento per il lavoro svolto dal corpo degli ufficiali ticinesi a favore dell’Esercito svizzero. Parimenti si ringraziano quegli alti ufficiali ticinesi che sono stati contattati o che hanno partecipato al concorso, dimostrando come l’ufficialità ticinese dispone di persone dalla dimostrata qualità.