Gobbi & Zali: “Siamo ancora qui: come prima, più di prima!”

Gobbi & Zali: “Siamo ancora qui: come prima, più di prima!”

Dal Mattino della domenica del 20 marzo 2016

Da 25 anni vicini ai Ticinesi, da sempre al servizio della nostra comunità

“La Lega è una realtà”, titolava il Mattino della domenica del 13 gennaio 1991, sancendo così ufficialmente la discesa in campo del Movimento della Lega dei Ticinesi. Al centro della prima pagina del giornale, una cartina del Cantone contenente i visi dei cittadini ticinesi, della “nòsa gent”, per la quale la Lega è nata ed ha combattuto – e vinto – negli anni numerose ed importanti battaglie. Questa è sempre stata la Lega: un Movimento vicino ai Ticinesi ed ai loro bisogni, pronto a difendere gli interessi del nostro Cantone e delle molte persone ormai escluse dal cerchio magico – il vecchio tavolo di sasso – della politica. Un Movimento che, dopo 25 anni, checché ne dica qualcuno, si basa sempre e comunque sui suoi valori originari: valori chiari, sinceri e genuini, così come sanno essere solo i cittadini ticinesi, i quali proprio per questo ci hanno sostenuto e ci hanno dato fiducia. Una Lega che, da “stato d’animo” come veniva definita dal nostro indimenticabile Flavio Maspoli, è divenuta la maggior forza politica del Canton Ticino.

Dopo 25 anni dunque, siamo ancora qui: come prima, più di prima! Se nel 2011 il raddoppio del nostro Movimento nel Governo cantonale ad alcuni è potuto sembrare come “un incidente di percorso”, il risultato ottenuto dalla Lega, come Movimento, e dai sottoscritti, come persone, alle elezioni cantonali di aprile 2015 dimostra quanto il nostro lavoro ed il nostro impegno siano stati apprezzati dai cittadini. Un lavoro ed un impegno che, vi assicuriamo, continueranno nell’avvenire con sempre più forza ed energia alfine di rispondere concretamente alle esigenze della cittadinanza. Oggi, però, è il giorno della festa. Un giorno speciale dove la mente corre con un po’ di nostalgia ai tempi passati e alle persone che hanno fatto la storia del nostro Movimento. Una corsa che si traduce in molti grazie ai nostri amici che vorremmo fossero qui accanto a noi per festeggiare insieme. Nano, Flavio, Michele, Rodolfo, Giorgio e tutti gli altri guerrieri: grazie di cuore per quello che avete fatto per il Ticino! Sappiate che la vostra Lega c’è, più viva che mai, e continua a lottare per difendere gli interessi di questo Cantone e della sua splendida gente. Non molleremo!

Una voglia di lottare che ci guiderà anche in futuro. In quest’ottica, tra meno di un mese avremo subito un’altra grande sfida rappresentata dalle elezioni comunali, per la quale dovremo farci trovare tutti pronti, in modo da poter iniziare a lavorare per i cittadini già nelle Istituzioni a loro più vicine. Una sfida che, con la fiducia dei Ticinesi, riusciremo nuovamente a vincere, uniti dal profondo amore che ci lega al nostro territorio. Le schede elettorali sono già giunte nelle vostre case: è quindi giunto il momento di decidere chi amministrerà la “cosa pubblica” del vostro Comune. Care e cari Ticinesi, continuiamo a far sentire la nostra voce e a lottare per il nostro Cantone, votando ancora una volta la Lega dei Ticinesi. Da 25 vicina ai cittadini, da sempre al servizio della nostra comunità!

Gobbi: «Ogni cittadino è una sentinella»

Gobbi: «Ogni cittadino è una sentinella»

Da Giornale del popolo / Nicola Mazzi

Il presidente del Consiglio di Stato sottolinea anche che a dipendenza
dell’evolversi della situazione i controlli potranno intensificarsi
oltre che alle frontiere anche all’interno del territorio.

I fatti di Parigi stanno avendo conseguenze anche alle nostre latitudini. Oltre a un maggiore controllo alle frontiere (vedi articolo a lato) vi è stato un incontro tra Guardie di confine e Polizia cantonale per un migliore coordinamento delle operazioni legate alla sicurezza. Proprio da questo fatto siamo partiti per un approfondimento della situazione con il presidente del Governo Norman Gobbi.

Presidente Gobbi cosa ci può dire dell’incontro tra Polizia cantonale e Guardie di confine?

«Se arriva l’ordine da Berna di intensificare i controlli, evidentemente, oltre ad avere un effetto sulle Guardie di confine, implica delle conseguenze anche sul dispositivo della Polizia cantonale. Sul dettaglio non posso ovviamente esprimermi, anche perché i terroristi sono molto attenti alle informazioni fornite dalle autorità; hanno difatti un buon monitoraggio dei media e quindi occorre mantenere un certo riserbo sulle strategie che adottiamo. Il tutto per una maggiore sicurezza delle operazioni. L’incontro di questa mattina conferma comunque l’ottima collaborazione tra le forze dell’ordine presenti sul nostro territorio, collaborazione che in situazioni come questa, viene conseguentemente intensificata».

Il piccolo Ticino può pensare a misure concrete per combattere il terrorismo?

«Ci sono due dimensioni sulle quali lavorare. Per la prima faccio riferimento a un’operazione di polizia avvenuta la scorsa settimana a Merano che ha portato all’arresto di 13 persone implicate nel reclutamento di terroristi. Il fatto che la base di reclutamento si trovasse in un appartamento a Merano, deve farci riflettere. Perché è una citta dina simile alle nostre, con un controllo sociale ancora presente. Ciò dimostra che un sistema di sicurezza deve essere attivato in modo più sensibile. La seconda dimensione sulla quale lavorare riguarda la politica dell’integrazione. Occorre fare in modo che i cittadini stranieri che giungono nel nostro Paese – che siano di prima, seconda, terza o quarta generazione – facciano loro i nostri valori di libertà e democrazia, alfine di scongiurare il rischio di una loro emarginazione dal nostro tessuto socio-culturale. Un aspetto che potrebbe infine implicare pure il reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche, come è accaduto di recente a cittadini svizzeri o francesi cresciuti nei nostri paesi che si sono arruolati nell’ISIS. Un rischio che dobbiamo evitare».

E i cittadini che cosa possono fare?

«I cittadini sono le nostre sentinelle sul territorio: se si sentono insicuri o osservano situazioni dubbie, devono riferirsi all’autorità. E quindi chiamare il 117, numero di riferimento nell’ambito delle urgenze. Si tratta comunque di non perdere d’occhio la normalità. È vero, gli attacchi di Parigi hanno dato un segnale molto chiaro sull’obiettivo che i terroristi volevano colpire: è stata un’aggressione al nostro modo di vivere. Ma ciò non deve impedirci di vivere la nostra libertà».

Da più lettori ci arrivano domande sul fatto che alla dogana si aspettavano code di auto che invece non ci sono state. Una sua precisazione in merito potrebbe essere utile. 

«Come indicato in precedenza, la situazione viene monitorata costantemente dalle autorità federali e cantonali competenti. Al momento nel nostro Cantone sono state attuate delle misure preventive di presenza sul territorio, che non implicano ancora disagi visibili alle nostre frontiere in particolare. A dipendenza dell’evolversi della situazione, i controlli potranno essere intensificati sulla frontiera da parte delle Guardie
di confine e sul territorio cantonale dalla nostra Polizia, ciò che potrebbe anche comportare tempi di attesa così come accaduto negli ultimi giorni sul confine con la Francia e i Cantoni romandi».

Secondo lei si deve continuare come fatto finora o dare più spazio alla repressione rispetto all’integrazione?

«Il lavoro del mio Dipartimento, in questi anni, ha sempre posto grande attenzione all’integrazione: dall’arrivo di uno straniero sul nostro territorio alla sua dimora in Ticino. Abbiamo sempre cercato di lavorare sulla condivisione dei nostri principi, lo abbiamo fatto con una pubblicazione di benvenuto con la quale spieghiamo a queste persone quali sono i nostri valori e il nostro modo di vivere, alfine che esse, nel loro processo d’integrazione, li facciano propri. È un aspetto centrale, perché dobbiamo evitare che nascano dei ghetti, piccoli o grandi che siano; forse qualcuno già c’è, ma dobbiamo evitare che si diffondano e che diventino incontrollati come invece può capitare nelle grandi città europee. Un compito che dovrebbe essere facilitato dall’essere una piccola realtà. Ma ci vuole l’impegno di tutti, a cominciare dalle comunità straniere presenti in Ticino che già oggi sono attive in questo senso. Per quanto riguarda il Cantone, ci troviamo in una fase di transizione con la partenza del delegato all’integrazione Francesco Mismirigo. Ma le preoccupazioni appena descritte, assieme al programma d’integrazione della Confederazione e del Cantone, dovranno essere centrali anche in avvenire».

La collaborazione con le altre Polizie degli altri Cantoni sarà intensi ficata?

«Per prima cosa va ricordato che la sicurezza interna nel nostro Paese è di competenza della Polizia e quindi dei vari corpi cantonali. Il livello operativo nazionale viene coordinato dalla Conferenza dei comandanti delle Polizie cantonali svizzere che ha attivato, anche a seguito degli attacchi di inizio anno in Francia, un apposito stato maggiore di condotta di polizia. Questa coordinazione avviene in stretta collaborazione con la Polizia federale, così come anche con il Dipartimento federale della difesa. Una collaborazione tra autorità cantonali e federali che ha quale obiettivo il coordinamento in caso di eventi maggiori, così come la raccolta e la gestione di tutte quelle informazioni potenzialmente sensibili che devono essere condivise tra tutti i partner».

I contatti con il Consiglio federale o i Dipartimenti federali che si occupano di affari esteri o di sicurezza sono potenziati?

«Personalmente ho contatti regolari. Per esempio giovedì e venerdì ero a Davos per l’incontro con i direttori cantonali dei Dipartimenti di giustizia e polizia e con i consiglieri federali Ueli Maurer e Simonetta Sommaruga. Credo che ogni Cantone debba sentirsi coinvolto in questa situazione. Certo, alcune regioni possono essere potenzialmente più esposte come Ginevra e Vaud con le multinazionali, Basilea con l’industria farmaceutica, Zurigo con la piazza finanziaria, Lucerna con i suoi simboli cattolici o Argovia con le centrali nucleari. Ogni Cantone ha degli obiettivi sensibili e potenzialmente nel mirino di qualche organizzazione terroristica. E ciò deve farci riflettere: nessuno può guardare solo al suo orticello, ma occorre agire tutti insieme per rafforzare la nostra sicurezza. La collaborazione intercantonale è dunque importante, così come quella tra la Svizzera e gli altri Paesi. A questo proposito domani sarò in visita ufficiale a Milano e quello della collaborazione sarà sicuramente un tema di discussione con le autorità italiane».

Per una Svizzera più forte e sovrana, lista 5 LEGA e Battista Ghiggia

Per una Svizzera più forte e sovrana, lista 5 LEGA e Battista Ghiggia

Lo so. Vi ho inondato di richieste di sostegno alla mia persona per le elezioni cantonali dello scorso aprile. Ne sono cosciente e vi ringrazio di cuore per il grande risultato ottenuto sia dal sottoscritto che dalla Lega dei Ticinesi. Ora però dobbiamo impegnarci con la stessa forza per l’importante sfida sotto la cupola di Palazzo federale, poiché – come indicano alcuni sondaggi – le posizioni potrebbero cambiare e indebolire il nostro fronte.

Si tratta di decidere che futuro dare al nostro Paese: quello sempre più piegato (poco a poco, così da non far male) al volere di Bruxelles con la ripresa automatica del diritto comunitario, oppure quello fondato sulla Libertà e la Sovranità della nostra amata Svizzera? Io non ho dubbi: scelgo la Libertà e la Sovranità! Questa scelta non è facile come la soluzione relativa all’adeguamento incondizionato verso cui oggi il Governo federale ci spinge, ma richiede ad ognuno di noi impegno, responsabilità e amore per il nostro Paese; richiede ad ognuno di noi di lottare per difendere la Svizzeri i valori sui quali è stata fondata!

È per questo motivo che vi invito a sostenere chi per questi valori si impegna – non solo sotto le elezioni – a favore di una Svizzera libera, forte e sovrana. Vi invito quindi a votare lista n.5 Lega dei Ticinesi al Consiglio Nazionale, e Battista Ghiggia al Consiglio degli Stati. Il 18 ottobre 2015 decidiamo di restare padroni in casa nostra!

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“Il Ticino, partner affidabile”

“Il Ticino, partner affidabile”

Da ticinonews.ch l Così il capo dell’esercito André Blattmann durante un incontro a Bellinzona per parlare della riforma dell’esercito

I più alti gradi militari ticinesi, nonché i rappresentanti dell’economia e della politica si sono riuniti quest’oggi a Bellinzona per parlare della riforma dell’esercito.

A prendere la parola per primo è stato il divisionario Marco Cantieni, comandante della regione territoriale 3, che, oltre a specificare il ruolo della regione territoriale, ha spiegato le ricadute economiche dell’esercito in Ticino: 7,5, milioni è la cifra stimata nel 2014 per i corsi di ripetizione e le scuole reclute.

“L’autorità cantonale deve creare le premesse per l’attività dell’esercito” ha dal canto suo ribadito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “In Ticino lo facciamo e l’esercito è ben voluto. Peccato per il voto sui Gripen, ma questo è un altro discorso”.

Ospite d’onore alla conferenza odierna è stato il capo dell’Esercito André Blattmann: “Il Ticino è un partner affidabile dell’esercito perché la questione della sicurezza ha un valore diverso rispetto a quanto vivono nella Svizzera centrale”.

Blattmann ha poi commentato la diminuzione del budget a disposizione delle forze armate: “La decisione del Consiglio federale e del Parlamento è da rispettare, ma non dobbiamo commettere l’errore di rinunciare a investire. Ci sono conflitti in tutto il mondo ed eventi drammatici improvvisi”.

http://www.ticinonews.ch/ticino/250844/il-ticino-partner-affidabile

La democrazia diretta ai nostri giorni

La democrazia diretta ai nostri giorni

Vi porgo il saluto del Consiglio di Stato e vi ringrazio per l’invito. Da quando sono stato eletto in Governo è la prima volta che vesto i panni del Presidente del Consiglio di Stato durante la celebrazione della nostra festa nazionale.

È un grande piacere presenziare questa sera ai festeggiamenti per il Natale della Patria nell’incantevole e suggestiva piazza del Comune di Caslano affacciata sul Ceresio. Un Comune, il vostro, ricco di storia e tradizione.
Tradizioni come il corteo patriottico per le vie del vostro nucleo storico al quale abbiamo appena preso parte, che emozionano e rendono fieri, una volta di più, di essere cittadini svizzeri.

Sono passati 724 anni dal 1. Agosto del 1291, il giorno che sancì la nascita del nostro Paese con la sottoscrizione del Patto del Grütli. I valori che spinsero i Padri fondatori della nostra patria a unirsi, con l’intento di tutelare l’autonomia regionale nonché la sicurezza interna ed esterna, sono più che mai attuali. Mi piace riassumere il patto del 1291 con il motto “Uno per tutti e tutti per uno”, perché ognuno di noi ha bisogno di riconoscersi e identificarsi nella realtà federale, ma deve anche fare la sua parte.

Per quel che concerne la sicurezza, essendo a Capo del Dipartimento delle istituzioni chiamato, tra le varie attività, a gestire la Polizia cantonale e gli aspetti regionali legati al militare e alla protezione civile, vi posso garantire che lavoriamo instancabilmente e con impegno per offrire a tutti i Ticinesi un luogo in cui vivere protetto e difeso. I cantieri aperti sono molti nella nostra Confederazione. E noi facciamo la nostra parte, rispettando lo spirito confederale che ci contraddistingue.

Negli ultimi mesi il Ticino ha dovuto affrontare situazioni critiche come l’ondata migratoria. Siamo la porta di accesso al nord delle alpi e quindi al resto dell’Europa e ci siamo trovati in prima persona a dover reagire e trovare soluzioni per gestire l’importante flusso di persone in entrata nel nostro Paese. Soluzioni che poi hanno portato benefici non solo al nostro cantone ma anche al resto della Svizzera.

Spesso, proprio per la sua ubicazione geografica a ridosso del confine, il Ticino deve affrontare situazioni particolari soprattutto nelle relazioni con altri Stati. Dobbiamo essere proattivi e a volte anche audaci.
Come lo siamo stati per la questione del casellario giudiziale: in Ticino deve essere presentato da tutti gli stranieri che richiedono un permesso B o G. Si tratta di una decisione presa per tutelare gli interessi dei Ticinesi.

Vogliamo evitare di concedere permessi a persone che hanno già commesso dei reati all’estero con il rischio di recidiva sul nostro territorio. Ed è un segnale forte e concreto mandato oltre Gottardo: noi siamo pronti a fare la nostra parte.

D’altronde la campagna elettorale che ci siamo lasciati alle spalle qualche mese fa non è mai stata per il sottoscritto un momento per apparire, per pronunciare promesse vuote o sbandierare proclami ai quattro venti.
Tutt’altro: è stata l’occasione per riassumere il lavoro di un quadriennio e per definire gli obiettivi politici da raggiungere nei prossimi quattro anni per il bene di tutti noi, cittadini svizzeri residenti nel nostro Ticino.
Era, e lo è tuttora, una mia priorità dimostrare ai molti ticinesi che stanno soffrendo, che siamo in grado di accantonare le nostre ambizioni personali per dare la priorità ai loro bisogni.
Tra i cantieri in ambito sicurezza ce ne sono alcuni che vi toccano da vicino. Infatti, tra qualche settimana entrerà definitivamente a regime la legge sulla collaborazione tra la polizia cantonale e la polizia comunale.
Si tratta di un importante progetto che abbiamo concretizzato nei primi anni del mio mandato in Consiglio di Stato. Il vostro Comune ha creduto nell’iniziativa e la collaborazione tra i corpi di polizia della vostra regione è diventata realtà.
Il Malcantone, dove ci troviamo oggi, è una delle regioni di frontiera di un Cantone di frontiera, toccato dalle contraddizioni legate agli avvenimenti politici ed economici degli ultimi anni. Il Corpo di Polizia Intercomunale chiamato Malcantone Ovest opererà sul territorio per garantire a tutta la popolazione un’adeguata sicurezza.
Le forze di Polizia potranno quindi operare in modo capillare e coordinato. In questo contesto “l’unione fa la forza”.
La consapevolezza di essere uniti da qualcosa che è più grande delle nostre diversità è ciò che ha costruito la Confederazione e, più in piccolo, anche questo Cantone. Ed è con questo spirito che ho promosso in prima persona il progetto, che traccia le basi per quello che sarà il Ticino di domani. Un Ticino unito e forte che usa con coscienza e cognizione le risorse che ha disposizione, per il bene della comunità.

Anche le istituzioni, lo ripeto, fanno la loro parte: ci impegniamo costantemente per difendere i nostri valori e cerchiamo di dare attenzione e valorizzare anche le regioni periferiche. Ai giorni nostri, però, anche tutti i ticinesi devono fare la propria parte. Il nostro assetto politico, basato sui principi democratici permette ai cittadini di avere un ruolo centrale e aggiungerei anche fondamentale nella gestione della cosa pubblica.
La democrazia diretta offre al popolo la possibilità di essere protagonista, di dire la sua, e di partecipare attivamente alla gestione del nostro Paese. Si tratta di un principio essenziale e centrale e ritengo sia importante ricordare, oggi, quello che possiamo fare per il nostro Stato durante la celebrazione del Natale della patria.
Gli strumenti della democrazia diretta sono molteplici: la petizione, il referendum, la proposta di revoca e il diritto d’iniziativa, così come la partecipazione alle urne in caso di votazione o elezione ci permettono di fare la nostra parte. Ci rendono liberi e artefici del nostro destino.
Si tratta di un grande privilegio che non è concesso in tutti i paesi del mondo. Allora mi raccomando non sottovalutiamoli, ma sfruttiamoli. Prendiamo parte al processo decisionale, non restiamo in disparte a guardare.
Informiamoci sui temi che sono oggetto di referendum o che sono in votazione, rechiamoci alle urne oppure utilizziamo il voto per corrispondenza. Mi impegnerò sempre per tutelare gli interessi del nostro Ticino.

La cronaca recente ci mostra come la situazione internazionale sia tesa e difficile. I problemi degli altri Paesi che ci circondano però, non devono minacciare il benessere che abbiamo costruito nel corso degli anni nel nostro Cantone.

I Ticinesi hanno da sempre mostrato due aspetti del nostro carattere. Talvolta l’estrema voglia di libertà e i corsetti ci sono sempre andati stretti; penso a quando più volte le truppe federali scesero in Ticino per rappacificarci, poiché il nostro animo fin troppo libero ci portava a forti confronti interni. A fronte di questa voglia di libertà, un senso profondo di lealtà ci ha sempre contraddistinto; a 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale val la pena ricordare che nessun ticinese fu condannato per tradimento.
Questi due tratti, libertà e lealtà, li troviamo poi nel motto fondante del nostro Cantone e dei Ticinesi, che vogliono essere “liberi e svizzeri”. Prima liberi, poi svizzeri. Questa stessa lealtà ora l’attendiamo da chi deve portare avanti le decisioni del Popolo, attraverso un’applicazione del 9 febbraio nei termini previsti e che sappia riconoscere al Ticino misure preventive a tutela del nostro territorio e della nostra popolazione.
Continuerò a fare la mia parte e chiedo anche a voi, cittadine e cittadini ticinesi, di fare la vostra parte di cittadini attivi. 
Per il nostro bene.
Per il bene del Ticino e della Svizzera.
Per la nostra libertà.
Viva il Ticino.
Viva la Svizzera.

Discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione dei festeggiamenti per il Natale della Patria 2015
1. agosto 2015 – Caslano – Fa stato il discorso orale –

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha approvato nella sua seduta odierna il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico. Nel nuovo testo legislativo il compito di perseguire i comportamenti illeciti è suddiviso in modo chiaro tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Inoltre, nella nuova legge sono stati introdotti alcuni nuovi divieti. In particolare, sono state incluse le misure e le sanzioni relative al divieto di dissimulare o nascondere il viso in pubblico (articolo 9a della Costituzione cantonale).

Adottata dal Governo nel 1941, la legge sull’ordine pubblico è una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico. L’esigenza di un suo aggiornamento deriva non solo dalle varie lacune di ordine giuridico e di attinenza alle mutate esigenze concrete ivi contenute, ma anche dall’inadeguatezza dal profilo linguistico di alcune formulazioni. La necessità di modificare questa legge è stata inoltre oggetto d’esame nell’ambito del progetto di riorganizzazione della giustizia cantonale “Giustizia 2018”, in particolare dal gruppo di lavoro incaricato di rivedere le competenze delle autorità giudiziarie in materia di contravvenzioni che ha proposto di attribuire ai Municipi il compito di sanzionare anche altre infrazioni. Non da ultimo, va ricordato che anche il Gran Consiglio aveva evidenziato la necessità di una revisione della legge sull’ordine pubblico, mediante l’accoglimento dell’iniziativa parlamentare generica del 31 maggio 2010 in cui il deputato Mellini chiedeva di trasferire la competenza di perseguire l’accattonaggio e il vagabondaggio dal Ministero pubblico al Comune.

La revisione totale della legge è stata affidata dalla Direzione del Dipartimento delle istituzioni a un Gruppo di lavoro coordinato da Guido Santini (Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni) e composto da Antonio Perugini (Sostituto Procuratore generale), Guido Corti (Consulente giuridico del Consiglio di Stato) e Francesco Catenazzi (Capostaff della Divisione della giustizia).

All’inizio del mese di ottobre dello scorso anno il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico è stato sottoposto a una procedura di consultazione che ha coinvolto tutti i Municipi del Cantone (135), il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni e la Polizia cantonale. Sono pervenute 34 prese di posizione di cui 31 da parte degli Esecutivi comunali. In generale il progetto è stato sostanzialmente ben recepito, in modo particolare per quanto riguarda la suddivisione dei compiti tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Sono state pure manifestate alcune preoccupazioni sull’applicazione concreta del divieto di dissimulazione del viso e sul travaso di compiti all’autorità comunale.

Oltre alle novità concernenti il divieto di dissimulazione del viso, nella nuova legge sull’ordine pubblico sono state inserite nuove sanzioni contro chi sporca o imbratta suolo o beni pubblici (littering), l’esercizio della prostituzione nei luoghi pubblici o privati, e l’adescamento sul suolo pubblico o privato. Inoltre, è stato soppresso il reato di vagabondaggio (ormai superato) e mantenuto quello di accattonaggio. Nella legge del 1941 tutte le infrazioni erano perseguite dal Ministero pubblico e dalla Magistratura dei minorenni. Con la nuova legge la gran parte di queste competenze è attribuita ai Municipi.
Ritenuto che in data odierna, l’Assemblea federale ha conferito la garanzia federale alla modifica costituzionale del 22 settembre 2013, il Consiglio di Stato si riserva di elaborare un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso sul modello della legge francese, che pone l’accento su misure d’integrazione.

L’entrata in vigore della presente legge sarà preceduta da opportuni momenti di formazione e di istruzione all’indirizzo di tutti coloro che saranno preposti alla sua applicazione, in particolare per le realtà comunali. Il Governo si riserva infine di allestire delle direttive applicative all’indirizzo dei Comuni al fine di poter salvaguardare un’applicazione unitaria delle disposizioni della presente legge e una prassi sanzionatoria che eviti palesi disparità di trattamento. Questa esigenza è peraltro stata sollevata da vari Comuni nell’ambito della procedura di consultazione.

L’eterno oscillare tra libertà e sicurezza

L’eterno oscillare tra libertà e sicurezza

A cinque giorni dalla brutale strage e dai successivi ed altrettanto brutali eventi avvenuti a Parigi, i quesiti che si pongono sono sempre più numerosi. Dal perché i servizi francesi abbiano interrotto i controlli sui fratelli Kouachi circa sei mesi fa, poiché non ritenuti pericolosi, all’opinabilità delle inevitabili teorie complottiste sollevate da alcuni. Una situazione imprescindibile, come accade sempre dopo dei fatti violenti e incivili che colgono tutti di sorpresa nel nostro vivere quotidiano, ormai convinti che si possa controllare e prevedere tutto.

Wie sicher, wie frei wollen wir sein?

Die kriegsähnlichen Zustände in Paris wühlen die westliche Gesellschaft auf. In der Schweiz wird der Ruf nach mehr Sicherheit laut.

Es war der 3. September, der Didier Burkhalter zum weltweiten Twitter-Star machte. An diesem Tag stellte ein Journalist von «Le Temps» ein Foto ins Netz. Zu sehen war ein Mann, der am Bahnhof Neuenburg auf den Zug wartet und in sein Smartphone tippt. Das Bild zeigte Didier Burkhalter, den Schweizer Bundespräsidenten und Vorsitzenden der OSZE, allein, inmitten von Pendlern. Ohne Bodyguards. 

Il primo impeto democratico del giovane cittadino ticinese

Il primo impeto democratico del giovane cittadino ticinese

A nome del Consiglio di Stato Vi porgo il saluto e Vi ringrazio per l’invito a partecipare a una commemorazione così significativa. Vi sono momenti ed eventi della storia che vanno celebrati e tramandati di generazione in generazione, perché il nostro essere attuale riflette un’evoluzione che ha radici ancorate nel nostro tempo.

Nano, grazie per aver svegliato il Ticino

Nano, grazie per aver svegliato il Ticino

Norman Gobbi ricorda il Nano: “La tua lungimiranza, il tuo fiuto politico e la tua capacità di dar fiducia a noi giovani hanno garantito alla Lega il ricambio generazionale necessario per continuare le battaglie da te avviate”.

Caro Nano,