«Gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa dei frontalieri»

«Gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa dei frontalieri»

Da Ticinonline | Gobbi e la Polizia Cantonale rispondono al sindaco di Lavena Ponte Tresa: «La chiusura delle dogane era necessaria per garantire la sicurezza». Le critiche? «Marketing politico»

Polizia Cantonale e lo stesso direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, respingono al mittente le accuse mosse ieri sera dal sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino. Il primo cittadino si era infervorato in seguito alla chiusura delle dogane decisa dopo una tentata rapina a una banca Raiffeisen.

Gobbi, infatti, non ritiene che il provvedimento preso sia stata un’azione spropositata. «Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese – spiega -. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento. Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali. Un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle comunali. La misura consente di reagire celermente, nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente, nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico. Una situazione che può verificarsi saltuariamente ma per garantire un bene superiore: la sicurezza dei cittadini e del nostro territorio».

La reazione del Sindaco, per il Consigliere di Stato, è solo una mossa politica: «A livello politico il sindaco del Comune di confine ha sicuramente la libertà di intraprendere le misure che ritiene necessarie per tutelare il suo territorio. Spesso ho sentito le Autorità italiane gridare ai quattro venti che faranno ritorsioni verso la Svizzera. Ho l’impressione che in questo caso si tratti piuttosto di un’operazione di marketing politico. D’altra parte bisogna ricordare che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza. E poi non dobbiamo dimenticare che gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa del traffico generato dai lavoratori frontalieri. Forse in questo caso la reazione del sindaco di Lavena Ponte Tresa a mio modo di vedere non è proprio così proporzionale anche perché i disagi al traffico erano motivati da un motivo più che valido: tutelare la sicurezza dei ticinesi e del nostro territorio».

«Provvedimento necessari per assicurare alla giustizia i malviventi» – Dello stesso avviso è la Polizia Cantonale, come sottolinea il portavoce Stefano Gianettoni: «È stato deciso un dispositivo di ricerca nella zona interessata, in collaborazione con le Guardie di confine e le Polizie comunali. Sono state attuate delle misure, come in altri casi in passato, che hanno sicuramente causato dei disagi al traffico ma che erano necessarie per aumentare le possibilità di assicurare alla giustizia i malviventi e per garantire la necessaria sicurezza alla popolazione».

“Le lamentele del sindaco? Marketing politico”

“Le lamentele del sindaco? Marketing politico”

Da Ticinonews.ch | Norman Gobbi replica alle critiche italiane: “Dobbiamo garantire la sicurezza dei cittadini e del territorio”

La chiusura del valico doganale di Ponte Tresa ad opera delle Guardie di Confine svizzere ha letteralmente fatto andare su tutte le furie il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino, mentre da parte delle forze dell’ordine italiane sono arrivate critiche inerenti presunte mancanze a livello comunicativo (vedi articoli suggeriti).

Nella giornata di ieri lo stesso Mastromarino aveva tuonato contro il modus operandi della autorità elvetiche e oggi ha rincarato la dose. “Misura abnorme e spropositata”, aveva ribadito dopo aver sentito il prefetto di Varese per gettare le basi di una “protesta formale tramite l’Ambasciata italiana in Svizzera o il Ministero”.

Un clima decisamente infuocato sul quale si esprime ora il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“A livello politico il sindaco del Comune di confine ha sicuramente la libertà di intraprendere le misure che ritiene necessarie per tutelare il suo territorio” afferma Gobbi, da noi contattato. “Spesso ho sentito le autorità italiane gridare ai quattro venti che faranno ritorsioni verso la Svizzera. Ho l’impressione che in questo caso si tratta piuttosto di un’operazione di marketing politico”.

“D’altra parte bisogna ricordare che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza” prosegue Gobbi. “E poi non dobbiamo dimenticare che gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa del traffico generato dai lavoratori frontalieri. Forse in questo caso la reazione del sindaco di Lavena Ponte Tresa a mio modo di vedere non è proprio così proporzionale anche perché i disagi al traffico erano motivati da un motivo più che valido: tutelare la sicurezza dei ticinesi e del nostro territorio!”

Gobbi ribadisce inoltre il sostegno alle misure d’urgenza attuata dalla Polizia cantonale e dalle Guardie di confine: “Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento”.

Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali, un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle Polizie comunali. “Si tratta di una misura che consente di reagire celermente, nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico”.

Gobbi tiene a ribadire che non si è trattato di un provvedimento spropositato: “Una situazione che può verificarsi saltuariamente ma per garantire un bene superiore: la sicurezza dei cittadini e del nostro territorio”.

Sicurezza sulle strade, anche durante il Natale!

Sicurezza sulle strade, anche durante il Natale!

Dal Mattino della domenica | Dicembre: l’atmosfera tipica del pe­riodo natalizio si fa strada nelle vie del Cantone. È il periodo nel quale le cene e gli aperitivi, con amici e colleghi d’ufficio, sono all’ordine del giorno. Tra un brindisi e l’altro però, si rischia spesso di alzare troppo il gomito. Pro­prio a una di queste cene alcune sere fa, ho sentito la preoccupazione di al­cuni dei miei commensali “speriamo che questa sera non ci siano blocchi della polizia. Forse ho esagerato con il vino”. Probabilmente una situa­zione nella quale ci siamo trovati in tanti almeno una volta. Una situazione però che rischia di mettere in pericolo sia chi decide di mettersi in marcia dopo aver bevuto qualche bicchierino di troppo ma anche gli altri utenti della strada. E allora come Consi­gliere di Stato responsabile della sicu­rezza e della polizia, ma anche come amico, ho voluto sensibilizzare i pre­senti. Purtroppo a volte è la cronaca, quella che leggiamo sui nostri giornali che ci ricorda i rischi che corriamo come utenti della strada disattenti. E mettersi alla guida in stato di ebbrezza non è mai una buona idea.

Ho voluto quindi ricordare che lo scorso anno, un quarto degli incidenti mortali in Ticino è stato causato da conducenti con un tasso alcolemico nel sangue troppo alto. È un dato che ci deve far riflettere, poiché questi in­cidenti possono, anzi devono, essere evitati! E qualcuno mi ha chiesto “Ma come?”. Il mio non è un invito a met­tere al bando cene e brindisi in com­pagnia. Sono il primo ad amare e a non voler rinunciare a un buon bic­chiere di merlot nostrano per brindare con gli amici. È quasi una tradizione nel nostro Cantone, alla quale nessuno vuole rinunciare soprattutto in occa­sione delle festività di Natale e Capo­danno.

Dopo un momento di festa basta orga­nizzarsi. Magari facendo a turni tra amici per chi rimane “astemio per una sera”, per essere sicuri di tornare a casa senza creare pericoli per se stessi ma soprattutto per gli altri. E come ul­tima ratio, se non ci sono alternative e non è possibile mettersi al volante, c’è la possibilità di rivolgersi a Nez Rouge. Attenzione però, non si tratta di un taxi dal costo ridotto! Si tratta invece di un ottimo servizio per il quale alcuni volontari si mettono a di­sposizione gratuitamente nei periodi festivi per portare a casa senza peri­colo chi ha alzato un po’ il gomito e non può guidare. Quest’anno il servi­zio, che da oltre vent’anni collabora con il mio Dipartimento e la Polizia cantonale, sarà attivo nei week-end di dicembre e per Capodanno.

La sicurezza dei ticinesi passa quindi anche dal comportamento dei condu­centi che circolano sulle nostre strade. Un aspetto che tengo sempre a sotto­lineare. In questo senso il mio Dipar­timento propone “Strade sicure”, un programma di promozione con cam­pagne di sensibilizzazione rivolte agli utenti della strada. I controlli della Po­lizia cantonale prima delle festività non hanno quindi l’obiettivo di “inca­strare” i conducenti. E proprio in que­st’ottica diventa fondamentale il lavoro che sto portando avanti con il mio Dipartimento nell’ambito della collaborazione tra la Polizia cantonale e le comunali. In generale per quel che concerne i controlli stradali l’obiettivo che vogliamo ottenere è quello di ren­dere i controlli sulle strade più effi­caci, distribuiti in maniera ottimale e coordinata sul territorio garantendo soprattutto un servizio che ci per­metta di viaggiare sulle nostre strade sempre più sicure.

Quella sera di alcuni giorni fa, rien­trando a casa con mia moglie alla guida dopo la cena con i miei amici, mi è capitato di incontrare una pattu­glia della polizia mentre effettuava alcuni controlli. Sul ciglio della strada, davanti alla propria vettura, un uomo sulla cinquantina era acca­sciato sull’asfalto: nulla di grave, stava dormendo. Gli agenti sul posto mi hanno raccontato che la sua auto procedeva sbandando lungo la car­reggiata e quindi l’hanno pronta­mente fermato. L’uomo non si reggeva in piedi e dopo aver impre­cato contro di loro si è addormentato. Era un serio pericolo per se stesso e per gli altri. Ho ringraziato i poli­ziotti per il lavoro che hanno svolto. Hanno contribuito a tenere al sicuro le nostre strade.

Ogni giorno nel mio lavoro con il mio Dipartimento m’impegno a fa­vore della sicurezza dei ticinesi. I no­stri agenti di polizia si adoperano per un Cantone più sicuro e accogliente, ma ognuno di noi deve prima di tutto fare la sua parte. Per me la sicurezza del nostro territorio passa anche dalla sicurezza sulle nostre strade. Diver­tiamoci quindi, ma non dimenti­chiamo i nostri limiti. Nel dubbio, lasciamo la macchina ferma. Festeg­giamo quindi la fine del 2016, rega­landoci un dicembre 2016 al sicuro anche sulla strada.

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola di polizia del V. circondario

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola di polizia del V. circondario

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato giovedì scorso a Bellinzona, nella sala del Gran Consiglio, gli allievi della Scuola cantonale di polizia; i 47 aspiranti agenti che hanno iniziato la loro formazione lo scorso 2 marzo e affronteranno gli esami federali nel mese di febbraio del prossimo anno.

Per i futuri agenti di polizia, il tradizionale incontro a Palazzo delle Orsoline ha costituito un’occasione privilegiata di confronto con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, responsabile della sicurezza in Ticino. Gli aspiranti hanno quindi colto l’occasione per passare in rassegna, con le loro domande, le principali sfide che hanno visto impegnati il Dipartimento e la Polizia cantonale nel corso del 2016, a cominciare dalla gestione dei flussi migratori alla frontiera sud e dalla strategia di contrasto alle nuove forme di terrorismo.

Durante i 12 mesi di frequenza alla Scuola di polizia del V. circondario, gli aspiranti agenti affiancano alla formazione teorica anche alcuni periodi di pratica, con stage nelle polizie comunali e in quella cantonale. Il percorso formativo intende infatti fornire agli aspiranti agenti gli strumenti necessari a svolgere i compiti di crescente complessità ai quali saranno confrontati nella loro futura attività professionale. Nell’incontro odierno gli allievi si sono pertanto dimostrati molto informati e attenti all’attualità, chiedendo ad esempio al Consigliere di Stato come intenda dare seguito alla richiesta del Parlamento di segnalare le postazioni mobili per il controllo della velocità sulle nostre strade. Non sono mancate, infine, alcune domande di tipo personale, alle quali Norman Gobbi ha risposto con piacere.

In conclusione, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha rivolto agli allievi della Scuola di polizia i suoi migliori auguri, ricordando loro l’importanza del lavoro che svolgono quotidianamente gli agenti a favore della sicurezza di tutti i cittadini.

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Scuola di Polizia 2018: pubblicato il bando di concorso

Scuola di Polizia 2018: pubblicato il bando di concorso

Comunicato stampa della Polizia cantonale | La Polizia cantonale comunica che è oggi stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale, di nuovi aspiranti agenti per le Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Biasca, Chiasso, Giubiasco, Intercomunale del Piano, Locarno, Lugano, Mendrisio, Muralto-Minusio e Stabio nonché per la Polizia dei trasporti. I candidati seguiranno la Scuola di Polizia a partire dal 1. marzo 2018.

La formazione per gli aspiranti agenti di polizia comprende, oltre a una parte teorica,
anche un periodo di pratica con stage sia nei corpi comunali che all’interno della Polizia
cantonale. Questo percorso permette ai candidati di sviluppare le qualità richieste per
questa professione, e di prepararsi adeguatamente alla complessità del lavoro
quotidiano sul territorio.

Come di consueto, l’idoneità dei candidati sarà verificata mediante prove fisiche,
mediche, di cultura generale e psicologiche. La decisione sull’ammissione dei singoli
candidati alla Scuola di Polizia giungerà entro la fine del mese di ottobre 2017.
Le candidature vanno inoltrate entro il 31 dicembre 2016. Il bando di concorso e i
formulari possono essere scaricati dal sito internet della Polizia cantonale, all’indirizzo
www.ti.ch/polizia. Inoltre, è in programma un incontro informativo lunedì 19 dicembre
2016, dalle 19 alle 22, nell’Aula magna dell’Istituto Cantonale di Economia e Commercio
in viale Stefano Franscini 32 a Bellinzona.

Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie

Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie

Comunicato stampa della Polizia cantonale | Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie. Oggi presso la Piazza d’armi di Isone quindici future guardie hanno iniziato il loro percorso formativo, sotto l’egida della Polizia cantonale e in collaborazione con il Dipartimento delle istituzioni (DI), che getterà le basi delle competenze richieste per garantire l’incolumità del Papa e la sicurezza del Vaticano. Questo in base ad un’apposita convenzione firmata lo scorso 26.09.2016 in Vaticano dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Comandante della Guardia svizzera pontificia Christoph Graf. Per quanto riguarda gli aspetti di supporto logistico e la messa a disposizione delle infrastrutture, si sottolinea il fattivo contributo dell’Esercito, in particolare del Comando forze speciali, per il tramite del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS).

La prima giornata è iniziata di buon mattino alle 6.20 seguita poi, alle 8, dall’Appello sulla Piazza d’armi. La formazione vera e propria è poi cominciata alle 8.15 con l’orientazione geografica sul terreno dei partecipanti per poi passare a lezioni di psicologia. Oltre a questa materia, la formazione prevede pure corsi di diritto, formazione antincendio, rianimazione cardiopolmonare, tiro e sicurezza personale, comportamento tattico e sport. Istruttori e formatori, tutti specialisti nel loro ambito di materia e con solide esperienze di formazione, erogheranno formazioni in lingue diverse, così da assicurare la comprensione e l’assimilazione dei contenuti trattati, avvicinando al contempo le reclute di lingua tedesca o francese all’italiano. Lingua di Dante che utilizzeranno durante le loro attività quotidiane in Vaticano.

I corsi sono coordinati dal Centro formazione di polizia (CFP) di Giubiasco, uno dei cinque centri riconosciuti a livello nazionale. Il suo mandato integra la formazione di base e continua degli aspiranti e degli agenti assunti da corpi di polizia di lingua italiana i cui collaboratori possono portare il titolo di Agente di polizia con Attestato professionale federale. Oltre alla Polizia cantonale, alle Polizie comunali, alla Polizia dei trasporti e alla Polizia militare, su richiesta, come in questo caso da parte delle Guardie svizzere pontificie, le sue proposte possono rivolgersi anche ad altri enti di sicurezza pubblica o privata, o ancora ad altre istituzioni che necessitano di corsi in cui la polizia è centro di competenza. Il corso destinato alle Guardie svizzere pontificie rientra appunto in questo ultimo ambito.

La permanenza delle future Guardie pontificie in Ticino e di 30 giorni, dopodiché
continueranno la loro formazione a Roma. Sono già state pianificate altre due formazioni per il 2017: una a febbraio, con una quindicina di reclute, ed un’altra a cavallo fra ottobre e novembre con una ventina di partecipanti.

Con l’avvertimento, le turiste hanno subito levato il burqa

Con l’avvertimento, le turiste hanno subito levato il burqa

Dal Giornale del Popolo |  Bilancio della nuova legge – Più problemi dall’accattonaggio

L’avanzamento della riforma dei rapporti tra le Polizie cantonale e comunali, l’applicazione delle nuove disposizioni su ordine pubblico e dissimulazione del volto negli spazi pubblici e la strategia in materia di controlli radar. Questi gli argomenti principali discussi venerdì a Palazzo delle Orsoline, nella 11esima riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La riunione ha visto coinvolti il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione su vari temi legati alla sicurezza nel nostro Cantone.

L’incontro si è anzitutto concentrato sull’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata in vigore il 1. settembre 2015 per gli otto circondari istituiti sul territorio cantonale; è stato in particolare verificato che tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi espresso l’intenzione del Dipartimento di procedere a ulteriori accorpamenti fra regioni, per migliorare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali. In questo ambito ha pure informato che entro la fine del 2016 intende costituire il Gruppo di lavoro che lavorerà sul dossier della Polizia ticinese, coinvolgendo attivamente la Conferenza.

BURQA – Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato ai rappresentanti dei Comuni il primo bilancio dopo l’entrata in vigore – lo scorso 1. luglio – del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Nei primi tre mesi, le polizie comunali si sono occupate principalmente di accattonaggio e disturbo alla quiete pubblica; nei casi di dissimulazione del volto, la maggior parte delle turiste ammonite dalla polizia ha cooperato e si è prontamente adeguata alle nuove disposizioni. In merito a questa norma è stato comunque ricordato che è tuttora pendente un ricorso al Tribunale federale. Prossima riunione il 7 aprile 2017.

 

Polizia, previsti ulteriori accorpamenti

Polizia, previsti ulteriori accorpamenti

Da Ticinonews.ch | Nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza focus su forze dell’ordine, dissimulazione del volto e radar

L’avanzamento della riforma dei rapporti tra le Polizie cantonale e comunali, l’applicazione delle nuove disposizioni su ordine pubblico e dissimulazione del volto negli spazi pubblici e la strategia in materia di controlli radar. Questi gli argomenti principali discussi venerdì a Palazzo delle Orsoline, nella 11. riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La riunione ha visto coinvolti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione su vari temi legati alla sicurezza nel nostro Cantone.

L’incontro si è anzitutto concentrato sull’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata in vigore il 1. settembre 2015 per gli otto circondari istituiti sul territorio cantonale; è stato in particolare verificato che tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi espresso l’intenzione del Dipartimento di procedere a ulteriori accorpamenti fra regioni, per migliorare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali. In questo ambito ha inoltre informato che entro la fine del 2016 intende costituire il Gruppo di lavoro che lavorerà sul dossier della Polizia ticinese, coinvolgendo attivamente la Conferenza.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato ai rappresentanti dei Comuni il primo bilancio dopo l’entrata in vigore – lo scorso 1. luglio – del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Nei primi tre mesi, le polizie comunali si sono occupate principalmente di accattonaggio e disturbo alla quiete pubblica; nei casi di dissimulazione del volto, la maggior parte delle turiste ammonite dalla polizia ha cooperato e si è prontamente adeguata alle nuove disposizioni. In merito a questa norma è stato comunque ricordato che è tuttora pendente un ricorso al Tribunale federale.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 7 aprile 2017.

Combattiamo l’illegalità unendo le forze!

Combattiamo l’illegalità unendo le forze!

Dal Mattino della domenica | La scorsa settimana il Ticino ha accolto per la prima volta in Svizzera una conferenza dell’Interpol – l’organizzazione internazionale della polizia criminale – sul fenomeno della tratta di esseri umani. Un evento che ho fortemente voluto sul nostro territorio e che è stato organizzato con una collaborazione tra la nostra Polizia cantonale e la FedPol.

La tratta di essere umani è un fenomeno davanti al quale non possiamo rimanere indifferenti. Un fenomeno che tocca da vicino anche la nostra realtà. Un’opportunità – quella della conferenza – imperdibile per il nostro Cantone; ho insistito parecchio con le Autorità federali affinché l’evento si tenesse sulle rive del Ceresio, per dare l’opportunità a tutte le persone coinvolte – e parlo di partner internazionali – di toccare con mano la situazione del nostro Ticino. Inoltre, va evidenziato che sono momenti privilegiati per conoscere gli attori coinvolti e scambiare metodi di lavoro ed esperienze.

Ho avuto modo di ricordare a tutti i presenti – rappresentanti della Confederazioni compresi – che il nostro bel Cantone nel corso dell’estate è stato sotto i riflettori per l’ondata di migranti che sono giunti alla nostra frontiera. Non dobbiamo dimenticare che siamo la porta d’accesso alla Svizzera e al resto dell’Europa, un territorio di transito, per chi dal Mediterraneo vuole andare verso Nord.

Impossibile, come ho ribadito anche davanti alla Consigliera federale Simonetta Sommaruga, parlare di tratta di esseri umani senza fare nessun collegamento con i flussi migratori e la tratta di migranti. Due crimini connessi da uno stretto legame di parentela. Situazioni come la pressione migratoria che si è verificata al confine sud qualche mese fa, portano infatti con sé una copertura perfetta per le attività delle organizzazioni criminali.

Il Ticino, più di altri Cantoni svizzeri, fornisce purtroppo terreno fertile per attività criminali come quella dei passatori. Per i migranti che vogliono raggiungere i Paesi del Nord Europa il confine è visto come un ostacolo, da superare in ogni maniera, anche illegalmente. Ed è in questa situazione che entrano purtroppo in gioco i criminali che approfittano della povertà e della mancanza di prospettive di queste persone: un meccanismo tipico nella tratta di esseri umani.
Buona la collaborazione transfrontaliera

Grazie alla collaborazione tra il nostro Cantone, la Confederazione e le regioni italiane confinanti, sia in termini politici sia di coordinamento tra le forze dell’ordine, abbiamo garantito una gestione ottimale del flusso migratorio. Uno dei nostri obiettivi era anche quello di disincentivare la criminalità organizzata ad operare sul nostro territorio; in questo senso chi opera al fronte per la nostra sicurezza è riuscito a fermare alcuni passatori che stavano cercando di portare illegalmente alcune di queste persone oltre la frontiera. In casi come questi è determinante una solida collaborazione tra tutti gli attori coinvolti sia al di qua che al di là del confine. Un tema che non manco mai di discutere quando ho l’occasione di incontrare i miei partner politici di riferimento oltre Gottardo e negli altri Paesi per gli aspetti di sicurezza.
Una task force contro i passatori

Per far fronte alla problematica legata alla tratta di migranti ho voluto ricordare che il Ticino nel settembre del 2015 ha istituito – come prima nazionale – una Task Force dedicata alla lotta contro l’attività dei passatori. Il Gruppo Interforze Repressione Passatori è composto da rappresentanti della Polizia cantonale, della FedPol e del Corpo delle guardie di confine, e collabora con agenti delle Forze dell’ordine dei Paesi vicini, in particolare l’Italia e la Germania, in modo da disporre di personale competente, con molta esperienza nell’ambito della repressione dei passatori.

I risultati ottenuti, da settembre dello scorso anno fino ad oggi, sono soddisfacenti: una quindicina di inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino in Germania.
Il Ticino non solo contro i passatori

Il nostro Cantone non si batte unicamente contro i passatori, ma negli anni ha sviluppato degli strumenti operativi contro le attività più infime dei criminali che sfruttano anche il flusso migratorio: tratta di essere umani, promovimento della prostituzione, usura e infrazione alla Legge federale sugli stranieri. Il Ticino ha istituito nel 2005 una sezione della sua Polizia cantonale, la TESEU, che si occupa prevalentemente di inchieste legate a queste attività criminali.

Davanti ai rappresentanti della sicurezza di altri Stati ho quindi ribadito che nel nostro Cantone ci stiamo adoperando per essere un partner affidabile, a livello nazionale e internazionale, nella lotta contro la tratta di esseri umani. È questo che porta a dei risultati: un lavoro serio e quotidiano, in collaborazione con la Confederazione e gli altri Paesi europei. Non sono di certo le azioni improvvisate e declamatorie che aiutano i migranti e tutte le altre vittime di questo crimine. Al contrario! Le azioni di questo tipo sono controproducenti e vanno a complicare il lavoro di coloro che contro questo fenomeno lavorano ogni giorno; azioni che – sottolineo ancora – servono quindi solo ad attirare l’attenzione dei media sugli autori e a impinguare una dubbia campagna politica. Ancora una volta grazie quindi a tutti gli agenti delle forze dell’ordine che si sono impegnati nel corso dell’estate e continuano a farlo quotidianamente per garantire la sicurezza non solo del nostro Cantone, ma di riflesso anche di tutta la Confederazione.

 

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Una battaglia da vincere insieme

Una battaglia da vincere insieme

Dal Corriere del Ticino | La lotta alla tratta di esseri umani è al centro della 4. Conferenza globale Interpol, per la prima volta in Svizzera Norman Gobbi: «Non servono azioni improvvisate» – Simonetta Sommaruga: «Le soluzioni siano internazionali»

Nascosto e silenzioso. Ma anche globale e affamato di uomini, donne e bambini vulnerabili. Così è stato dipinto il fenomeno della tratta di esseri umani, ieri sera al Grand hotel Eden di Paradiso nell’ambito della 4. Conferenza globale Interpol organizzata per la prima volta in Svizzera. Al centro dei lavori, sino a questo pomeriggio, la lotta alle organizzazioni criminali attive in ambito migratorio, ma altresì nel promovimento della prostituzione o nell’usura. Attività illegali, queste, che anche il nostro cantone conosce da vicino e combatte in prima linea. «Sì, il Ticino rappresenta un hotspot – un punto caldo – per quanto concerne la tratta di essere umani e per questo motivo non è stato a guardare» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Il nostro – ha dichiarato davanti a un centinaio di addetti ai lavori giunti da tutto il mondo – è un contesto particolare non solo per il bel panorama, ma in quanto la scorsa estate è stato confrontato con una pressione migratoria senza precedenti. Un fenomeno che, oltre a porre varie sfide per l’accoglienza dei migranti, rappresenta purtroppo la copertura perfetta anche per le organizzazioni criminali».

Gobbi ha quindi menzionato gli strumenti di lavoro e la rete di contatti fatti propri a sud delle Alpi. In primis la task force Gruppo interforze repressione passatori – composta da Polizia cantonale, FedPol e Guardie di confine – sviluppata nel settembre del 2015 e che «nel suo primo anno di attività ha già aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino alla Germania». Ma in precedenza, nel 2005, il Ticino si era dotato pure della TESEU, la sezione ad hoc della Cantonale votata alla lotta della tratta e dello sfruttamento degli essere umani. Su questo tema Gobbi ha quindi precisato: «Sia che si parli di tratta di essere umani che di tratta di migranti, non cambia il nocciolo della questione. Le organizzazioni criminali in queste situazioni fanno leva sulla povertà, sulla mancanza di prospettive e sulla speranza di un futuro migliore delle loro vittime». Al proposito il consigliere di Stato ha voluto lanciare una frecciatina, riferendosi all’inchiesta in corso contro la deputata del PS Lisa Bosia Mirra. «Un migliore controllo del nostro territorio e della fascia di confine può essere raggiunto solo con nuove collaborazioni e con un lavoro serio e quotidiano, non con azioni improvvisate e declamatorie che non aiutano nessuno, soprattutto i migranti». E ancora: «Così i migranti diventano protagonisti inconsapevoli di una vera e propria campagna mediatica inscenata solo per attirare l’attenzione sui loro autori, persone che del cosiddetto sostegno ai migranti a tutti i costi hanno deciso di fare un cavallo di battaglia politico».

«Una situazione intollerabile»
«Ma in Svizzera tutti sono d’accordo nel voler sconfiggere il fenomeno; non ci sono differenze politiche» ha da parte sua notato al termine dell’incontro la consigliera federale e ministra della giustizia Simonetta Sommaruga. Quest’ultima nel suo intervento ha posto l’accento sulla necessità – per contrastare la tratta di essere umani – di «soluzioni internazionali, mentre spesso l’orientamento politico privilegia strategie nazionali che rischiano di favorire questo mercato criminale». Sommaruga ha quindi evidenziato l’importanza, oltre alla lotta ai passatori, della tutela delle vittime. «Persone – ha detto – sovente invisibili, ma che subiscono una situazione intollerabile». E secondo i dati dell’Ufficio federale di polizia tra il 2010 e il 2015 è stato fornito aiuto in ben 812 casi, con il registro del Centro d’assistenza per le migranti e le vittime di tratta delle donne che invece ha registrato 905 interventi.

La consigliera federale ha in tal senso ricordato il piano d’azione contro la tratta di esseri umani varato dalla Confederazione due anni fa, «mentre ora stiamo lavorando a un secondo pacchetto di misure». Perché, ha concluso, «non dobbiamo deludere chi si aspetta una chiara risposta da parte nostra. Ecco perché questa conferenza è preziosa e potrà fornirci nuove soluzioni».