«Contro la tratta e in aiuto delle vittime»

«Contro la tratta e in aiuto delle vittime»

Dal Giornale del Popolo |  L’appello di Simonetta Sommaruga e Norman Gobbi al convegno internazionale dell’Interpol – La consigliera federale ha anche evidenziato come la Svizzera nel 2017 inizierà un secondo piano d’azione sia per colpire i delinquenti sia per aiutare le vittime.

La tratta di esseri umani è un problema che si combatte collaborando. Un concetto chiaro e che è stato ribadito ieri, alla fine dell quarta conferenza globale dell’Interpol che si è tenuta a Lugano. Un evento che si è svolto per la prima volta in Svizzera e ha visto la presenza di esperti da tutto il mondo.

Tra i presenti anche la consigliera federale Simonetta Sommaruga la quale ha ricordato come questo tema sia una delle priorità strategiche del Consiglio federale. «La Svizzera ha elaborato un piano di azione nel 2012 con misure concrete per combattere la tratta di esseri umani e migliorare l’identificazione delle vittime. E anche il perseguimento penale è stato rafforzato, così come la tutela delle vittime», ha detto la ministra della giustizia. La stessa consigliera federale ha poi aggiunto che «negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti nella lotta alla tratta di esseri umani e la conferenza internazionale in Svizzera dimostra come il Paese sia diventato un protagonista nella lotta a questa piaga».

«La formazione del personale è fondamentale»
Sulla migrazione Sommaruga ammette: «Esiste anche questa difficile situazione che colpisce le persone più vulnerabili e i minori. Ecco perché è necessario avere un personale formato adeguatamente. La formazione è altresì utile anche per riuscire a comprendere se un rifugiato è anche una vittima della tratta di esseri umani».

«Dal 2017 entrerà in vigore il secondo piano d’azione»
Dal 2017 entrerà in vigore in Svizzera un secondo piano di azione per combattere la tratta. «Già con il primo programma abbiamo dimostrato la nostra volontà di agire. Un modo di affrontare il tema diverso rispetto a qualche anno fa quando si mettevano in atto solo alcune misure, ma senza una strategia coordinata. Inoltre – ha continuato Sommaruga – la conferenza di questi giorni è stata molto utile per capire meglio il problema e imparare dagli altri come affrontarlo».

«Il nostro Cantone è terreno fertile per passatori»
Da parte sua il responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha voluto sottolineare come il Ticino, «più di altri Cantoni, fornisce terreno fertile per l’attività dei passatori. Il confine tra Italia e Svizzera è un ostacolo per quei migranti che
vogliono arrivare in Nord d’Europa e per raggiungerlo oltrepassano il confine della legalità. E una volta fuori dalla legge sono facile preda di organizzazioni criminali».

Lo stesso Gobbi ha rilevato come la tratta di esseri umani e quella dei migranti siano strettamente connesse e legate da un vincolo di parentela. Secondo lui «devono essere affrontate come un unico grave problema in quanto dietro si nascondo organizzazioni di criminali che fanno leva sulla povertà».

In Ticino sono state aperte 15 inchieste in un anno
Il Ticino, ha ricordato il consigliere di Stato, dal 2015 si è dotato, per primo, di una task-force che dedica le attività investigative alla lotta dei passatori. I risultati ottenuti sono confortanti. Nel primo anno di attività il gruppo investigativo ha aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro «Contro la tratta e in aiuto delle vittime» delinquenti ch trasportavano migranti dall’Italia alla Svizzera. «Un’attività che ci ha permesso di meglio comprendere la rete criminale e in particolare la filiera africana che controlla il traffico da Somalia, Eritrea e Nigeria». Gobbi ha anche sottolineato come la Polizia cantonale, già dal 2015, si è dotata del gruppo TESEU che si occupa di tratte di esseri umani e di prostituzione.

In Svizzera, quasi mille interventi in 5 anni
Qualche altra cifra importante l’ha fornita la stessa consigliera federale. Secondo i dati dell’Ufficio federale di polizia (fedpol) tra il 2010 e il 2015 è stato fornito aiuto in 812 casi. Mentre il registro del Centro d’assistenza per le vittime delle tratte di donne e migranti conta 905 interventi. Da notare che in alcune circostanze una persona può apparire in entrambi gli archivi.

Un’altra cifra deve far riflettere: da metà e fino a due terzi di tutti i procedimenti registrati in questo settore e nel promovimento della prostituzione riguardano persone che provengono dall’Europa dell’Est: Romania, Bulgaria e Ungheria in primis.

Il Ticino vuole essere partner affidabile
«Il Cantone – ha continuato Gobbi – vuole essere un partner affidabile a livello nazionale e internazionale per questo motivo ci stiamo attivando per raggiungere nuove collaborazioni allo scopo di migliorare il controllo del territorio e in particolare della zona di confine».

Lo stesso responsabile del DI ci ha confermato come «Berna e in particolare la consigliera federale Sommaruga è molto sensibile al tema. E se è stato istituito questo gruppo attivo da un anno è grazie alla sua e alla nostra volontà. È anche molto sensibile alle vittime delle tratte di essere umani. Proprio perché l’azione deve essere fatta anche in questo senso e non solo colpendo i trafficanti. Le istituzioni hanno bisogno anche dell’aiuto delle vittime per riuscire a colpire i criminali».

Sforzi comuni per combattere l’illegalità

Sforzi comuni per combattere l’illegalità

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Conferenza Interpol contro la tratta di esseri umani

Signora Consigliera federale Simonetta Sommaruga,
Signora Roraima Ana Andriani, Direttrice del Reparto crimine organizzato ed emergente dell’Interpol,
Signora Nicoletta Della Valle, Direttrice dell’Ufficio federale di polizia,
Gentili signore,
Egregi signori,

è con immenso piacere e con una punta d’orgoglio che vi porgo questa sera il saluto del Consiglio di Stato: benvenuti in Ticino. È un onore per il nostro Cantone, accogliere qui a Lugano – per la prima volta in Svizzera – la quarta Conferenza mondiale INTERPOL incentrata sul tema della tratta degli esseri umani. È davvero un momento privilegiato per il nostro Cantone, la porta d’accesso alla Svizzera e dal Mediterraneo al nord Europa; credo che ci siano pochi luoghi più adatti per discutere un tema di portata internazionale come la tratta degli esseri umani, che purtroppo tocca da molto vicino anche la nostra realtà.

Ho insistito personalmente affinché la conferenza dell’INTERPOL fosse organizzata sul suolo ticinese: per prima cosa, ritenevo cruciale dare la possibilità a tutti voi di conoscere le peculiarità della nostra regione che la sua conformazione geografica rende un caso unico in Svizzera. Racchiuso a nord dalle Alpi e a sud dal confine con l’Italia, il nostro Cantone è diventato la porta di transito per chi desidera spostarsi verso nord, dal bacino Mediterraneo al cuore dell’Europa.

Durante la scorsa estate il nostro territorio – come può confermarvi anche la Consigliera federale Simonetta Sommaruga – è stato sotto gli occhi dei riflettori del resto del Paese ma non solo. Siamo infatti stati confrontati con una pressione migratoria senza precedenti alla frontiera sud; un fenomeno che, oltre a porre varie sfide per l’accoglienza dei migranti, rappresenta purtroppo la copertura perfetta anche per le organizzazioni criminali.

Il Ticino, più di altri Cantoni svizzeri, fornisce purtroppo terreno fertile per l’attività dei passatori. Il confine tra Italia e Svizzera è visto come un ostacolo dai migranti che vogliono raggiungere i Paesi a nord dell’Europa, e che cercano quindi di superarlo in ogni maniera, anche illegalmente. Purtroppo, una volta entrate nell’illegalità queste persone sono preda facile di organizzazioni criminali. I malintenzionati d’Europa, e non solo, sanno benissimo che possono approfittare dei grandi flussi di persone per celare attività criminali come la tratta di migranti, ma non solo: anche la tratta di essere umani si innesta infatti su questo tessuto di malessere. E questi due crimini, lo sapete bene, sono legati da uno stretto vincolo di parentela, e devono essere affrontati come un unico grave problema.

Sia che si parli di tratta di esseri umani, sia che si parli di tratta di migranti non cambia il nocciolo della questione: le organizzazioni criminali in queste situazioni fanno leva sulla povertà, sulla mancanza di prospettive e sulla speranza di un futuro migliore di queste persone che lasciano il loro Paese per cercare un futuro diverso.

Con un’ottima collaborazione tra le Autorità politiche del nostro Cantone e quelle delle regioni confinanti, il Ticino è comunque riuscito a gestire egregiamente l’importante flusso migratorio. Grazie al coordinamento tra le nostre forze dell’ordine, quelle della Confederazione e quelle di oltre confine, abbiamo portato a termine un lavoro del quale hanno beneficiato non solo i cittadini ticinesi, ma tutta la popolazione svizzera.

In casi come questi, lo voglio ribadire, solo la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti in Svizzera e nella vicina Italia può permetterci di fronteggiare adeguatamente un nemico che fa proprio dell’organizzazione il suo punto di forza.

Oltra a un’ottima rete di contatti e collaborazioni per poter smascherare attività criminali di portata internazionale ovviamente è necessario contare anche su strumenti di lavoro all’altezza dei tempi, e su strutture ben organizzate. Nel settembre 2015 perciò il nostro Cantone ha sviluppato per primo in Svizzera una Task Force che dedica tutta la propria attenzione alle attività investigative di lotta all’attività dei passatori. Si chiama Gruppo Interforze Repressione Passatori, e al suo interno sono rappresentate la Polizia cantonale, la FedPol e il Corpo delle guardie di confine; inoltre, collabora con agenti delle Forze dell’ordine dei Paesi vicini, in particolare l’Italia e la Germania. Questa unità ci permette di disporre di personale competente, con molta esperienza nell’ambito della repressione dei passatori. Il suo compito operativo è chiaro: indagare sul fenomeno dei passatori con l’obiettivo di stroncare questa piaga.

I risultati fin qui ottenuti ci confortano: nel suo primo anno di attività il Gruppo ha già aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino in Germania. Questa attività ci ha permesso di capire meglio il funzionamento di questa rete criminale. È una, in particolare, la grande filiera di trafficanti individuata: quella africana, che si concentra sui migranti provenienti dalla Somalia, l’Eritrea e la Nigeria.

Ma oltre a coprire il traffico di migranti, come dicevamo in precedenza, le emergenze migratorie offrono anche un riparo perfetto a chi tenta di camuffare la tratta di esseri umani. I migranti sono infatti particolarmente a rischio perché si trovano lontani da casa e dal loro sistema giuridico, diventando così molto più vulnerabili. Il nostro Cantone non è stato a guardare neanche in questo caso, e ha scelto di affrontare con decisione anche questo problema. Oltre agli strumenti sviluppati nel corso degli anni dalla Confederazione per semplificare le procedure di denuncia e difendere meglio le vittime e i testimoni, il Ticino ha istituito nel 2005 una sezione della sua Polizia cantonale, la TESEU, che si occupa prevalentemente di inchieste legate a queste attività criminali: tratta di essere umani, promovimento della prostituzione, usura e infrazione alla Legge federale sugli stranieri.

La nostra convinzione è che proteggere e assistere in maniera adeguata le vittime sia il primo elemento di un circolo virtuoso che favorisce la disponibilità di vittime e testimoni a denunciare i loro aguzzini: e questo è un elemento fondamentale per raccogliere informazioni sempre più precise e a risalire fino alla fonte, per estirpare alle radici il fenomeno della tratta di esseri umani.

Per riuscire in queste sfide è naturalmente determinante anche la nostra capacità di rafforzare la cooperazione tra le forze dell’ordine, potenziando lo scambio delle informazioni che raccogliamo e le attività d’analisi e di coordinamento al di là delle frontiere. Solo in questo modo potremo consolidare una strategia comune e combattere con successo le attività illegali promosse dai passatori.

Il messaggio di fondo con il quale voglio salutarvi è che il Ticino sta lottando assiduamente contro la tratta di esseri umani: vogliamo essere un partner affidabile a livello nazionale e internazionale, e ci stiamo impegnando per raggiungere nuove collaborazioni e controllare così in modo ancora migliore il nostro territorio e la fascia di confine. Questo obiettivo può essere raggiunto solo con un lavoro serio e quotidiano, non con azioni improvvisate e declamatorie che non aiutano nessuno, soprattutto i migranti. Quest’ultimi diventano protagonisti inconsapevoli di una vera e propria campagna mediatica inscenata solo per attirare l’attenzione sui loro autori, persone che del cosiddetto “sostegno ai migranti a tutti i costi” hanno deciso di fare un cavallo di battaglia politico.

Questa conferenza ci servirà soprattutto per stabilire nuovi contatti, scambiare informazioni e condividere le nostre esperienze: vogliamo conoscere sempre più precisamente questo problema e aumentare la nostra capacità di risposta. Lo scambio e il dialogo ci permetteranno di lottare più efficacemente contro un nemico che rimane temibile e determinato, e di informare sempre meglio l’opinione pubblica riguardo a questo crimine inaccettabile che nessuno di noi può permettersi di ignorare.

Colgo quindi infine l’occasione per ringraziare Interpol per aver scelto il nostro Cantone come scenario di questo convegno, la Polizia cantonale ticinese e la Fedpol per l’eccellente organizzazione dell’evento ma soprattutto per il loro agire quotidiano a favore della sicurezza di tutti noi.

Vi ringrazio per l’attenzione e auguro a tutti voi un buon proseguimento di serata.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Tra mafia e terrorismo

Tra mafia e terrorismo

Dal Corriere del Ticino | Il compito dei servizi segreti in Svizzera e in Italia – Il concetto di «isola felice»

I servizi segreti sono stati al centro della serata organizzata dagli Amici delle forze di polizia svizzere, presieduta da Stefano Piazza, al Centro scolastico Canavee di Mendrisio. L’occasione è stata data dal volume presentato dal generale dei Carabinieri Mario Mori «Servizi segreti. Introduzione allo studio dell’intelligence», che parte dall’epoca pre-romana per tracciare la storia dell’intelligence arrivando ai giorni nostri. Questo perché «la storia dell’intelligence è la storia dell’umanità», ha spiegato Mori, illustrando anche quello che è il lavoro dell’agente segreto: «Non è come viene presentato nei film con Sean Connery, si tratta di un lavoro metodico, di analisi, che viene svolto senza spocchia, nel silenzio». Alla presentazione è intervenuto anche il consigliere di Stato Norman Gobbi , che ha ricordato la nuova legge federale approvata dal popolo lo scorso 25 settembre: «In questo periodo storico siamo confrontati con un aumento del terrorismo in Europa – ha detto – e i terroristi hanno mutato modus operandi, mirando alla destabilizzazione del senso di sicurezza dei cittadini e al loro modo di vivere». Ciò che secondo Gobbi deve far riflettere è il fatto che «i due terzi dei presunti jihadisti arrestati nel 2015 erano cittadini nati in Europa». Anche in Svizzera ci sono numerosi simpatizzanti dello Stato islamico e in aprile ne è stato fermato uno, proveniente dall’Italia, che frequentava il Ticino. Per questo «è fondamentale la collaborazione con le forze di sicurezza italiane anche per lottare contro il terrorismo», ha sottolineato Gobbi che a però anche messo in guardia contro le forme di radicalizzazione, facendo riferimento recente al raduno neonazista a Unterwasser. In seguito c’è stato un dibattito tra Mori e il già procuratore federale Pierluigi Pasi che, moderati e pungolati dal consigliere nazionale Marco Romano , hanno presentato la situazione della lotta al terrorismo e al crimine organizzato in Svizzera e in Italia. Pasi ha posto l’accento sul cambiamento di finalità, poiché «dove prima si parlava di repressione oggi si parla di prevenzione». Pasi ha poi affermato che «il nostro limite è il federalismo, che porta un elevato rischio di sovrapposizione di indagini e di perdita di efficienza ed energie». Ma la Svizzera, ha poi chiesto Romano, è un’isola felice? Per Pasi «è illusorio e pericoloso ritenere che la Svizzera sia un’isola felice non toccata dai fenomeni della criminalità organizzata e del terrorismo». Mori invece, paragonando la situazione elvetica alla storia italiana e del crimine organizzato nella Penisola, ha affermato senza esitazione alcuna «voi vivete in un’isola felice». «Pensare che il nostro Paese con la libera circolazione delle persone non susciti un certo interesse nel crimine organizzato è utopico. A me piacerebbe che sia così, ma generale non lo è. Abbiamo scoperto in Ticino la presenza di centri decisionali della ’ndrangheta».

Igor Zubov’s meeting with delegation of Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of Swiss Confederation

Igor Zubov’s meeting with delegation of Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of Swiss Confederation

Da en.mvd.ru | Today, Deputy Minister of Internal Affairs of Russia Igor Zubov held a working meeting with the delegation of the Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of the Swiss Confederation who wished to learn about the structure, key functions and tasks of the Russian MIA. Chief of the International Law Administration of the Treaty and Law Department of the Russian MIA Vitaly Yakovlev and Chief of the 3rd Division of the National Central Bureau of Interpol of the Russian MIA Ilya Sevostyanov also took part in the event on the Russian part.

The Swiss delegation was led by President of the Government Conference Norman Gobbi.

Igor Zubov told the foreign partners about the specifics of the structure and the organization of the service of the Russian police agency.

In particular, he noted that the Russian Ministry of Internal Affairs was currently the largest and multifunctional part in the country’s law enforcement system. The main criterion for assessing its work is public opinion which is stipulated in the legislation.

“In recent years, we have managed to significantly increase the level of people’s trust. However, this effect cannot be permanent as it depends on multiple factors,” added the Deputy Minister.

He also spoke about issues related to the migration policy both in Russia and in EU countries, having noted that many challenges in that area were common and should be tackled in collaboration.

“We place a great emphasis on international cooperation, including with the Swiss Confederation,” noted Igor Zubov.

The participants in the meeting spoke about positive examples of the cooperation of the National Central Bureau of Interpol and the Investigation Department of the Russian MIA with the law enforcement bodies of Switzerland, especially in the area of search and identification of persons, as well as fight against crime perpetrated using computer technologies.

The Deputy Minister of Internal Affairs of the Russian Federation expressed his hope that negotiations, international events and conferences, including those focusing on fight against crime would help to establish and enhance the collaboration between the two countries in future.

For reference

The Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of the Swiss Confederation is the second most important structure within the state security system of Switzerland uniting members of governments responsible for defense, protection of civilians, and fire safety of the Cantons of Switzerland and the Principality of Liechtenstein. The bodies of the Government Conference include the plenum, the board, the General Secretariat, and the audit commission. The headquarters of the Government Conference are located in Bern.

Gobbi: «Un privilegio contribuire alla sicurezza del Santo Padre»

Gobbi: «Un privilegio contribuire alla sicurezza del Santo Padre»

Dal Giornale del Popolo | Le considerazioni del consigliere di Stato dopo la firma della Convenzione e l’incontro con Francesco

Nel suo intervento prima della firma dell’accordo lei ha detto che spesso la storia militare svizzera è una storia di sacrificio, riferendosi poi alla battaglia di Arbedo, alle porte di Bellinzona…

Ho citato la battaglia di Arbedo del 1422, la prima battaglia combattuta a sud delle Alpi dai confederati contro le truppe milanesi condotte dal conte di Carmagnola, venute a riconquistare Bellinzona. Come sappiamo non ci sono monumenti a ricordare una vittoria, ma c’è una chiesa, la “chiesa rossa” perché – vuole così la tradizione – essa rappresenta il sangue versato dai confederati nella battaglia (oltre mille i morti su 2.500 soldati); la sconfitta fu riscattata poi nel 1478 nella battaglia dei Sassi Grossi di Giornico, nella Valle Leventina, sempre con i medesimi contendenti e con una maggiore presenza di leventinesi.

Lei ha citato poi Marignano e San Nicolao della Flüe, patrono della Svizzera e anche della GSP…

Marignano – definita “La battaglia dei giganti”, combattuta da oltre 50mila uomini, di cui ventimila confederati – rappresentò da una parte la conclusione del fresco dominio svizzero sul Ducato di Milano, dall’altra pose fine alla politica di espansione confederata non solo verso sud, ma anche nelle altre direttrici. Qui mi piace ricordare quanto, secondo un cronista cinquecentesco, disse ai confederati San Nicolao della Flüe (1417-1487) su tale argomento: «Se rimanete entro le vostre frontiere, nessuno vi batterà mai; ma sarete in ogni epoca più forti di tutti i vostri avversari, e li vincerete. Se invece, sedotti dalla cupidigia e dalla passione di dominare, cominciate a dilatare il vostro impero nel mondo, la vostra forza vi abbandonerà presto».

Proprio in quegli anni, nel 1506, fu istituita la Guardia Svizzera Pontificia, che per secoli fu in gran parte formata da svizzerotedeschi. Ancora mezzo secolo fa di ticinesi non c’era l’ombra…

Oggi la situazione è diversa: negli effettivi contiamo 8 ticinesi, tra i quali un maggiore (il primo ufficiale ticinese nella storia della GSP) e in più ci ritroviamo con un accordo impensabile fino a pochi decenni fa… La diffidenza degli amici confederati di lingua tedesca è stata assai diffusa. Inoltre il Ticino – pur essendo cattolico – nella guerra del Sonderbund del 1847, si schierò con i federali, non con i secessionisti dei Cantoni cattolici… Ricordo però con piacere come durante la Seconda Guerra mondiale non ci furono soldati ticinesi condannati per alto tradimento del nostro Paese e questo a dimostrazione del fatto che il motto “liberi e svizzeri” lo sentiamo profondamente nostro. L’abbiamo dimostrato anche con questo accordo: non solo abbiamo ormai superato le diffidenze, ma abbiamo avuto un pubblico e prestigioso riconoscimento della qualità della formazione erogata presso il Centro di formazione di polizia di Giubiasco. Con molto piacere e con molto orgoglio la erogheremo anche alla Guardia Svizzera Pontificia…

… che ha un compito preminente: la difesa personale del Papa…

Mai più mi sarei immaginato di poter fare questo a poco più di cinque anni dalla mia prima elezione in Consiglio di Stato. Poter contribuire a formare chi difende la persona di Sua Santità è un motivo di orgoglio non solo per il Ticino cattolico, ma per il Governo e per il Ticino tutto.

N.B. Il consigliere di Stato Gobbi ha partecipato con gli altri componenti della delegazione alla Santa Messa celebrata da papa Francesco a Santa Marta martedì 27 settembre. Il Santo Padre nell’omelia si è riferito soprattutto alla Prima Lettura, tratta dal Libro di Giobbe. Norman Gobbi ha poi messo su twitter la considerazione che segue:

«Mi sono emozionato e ho trattenuto a stento le lacrime. Due giorni fa, nello Stato più piccolo del mondo con l’uomo più straordinario del mondo. Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo. Sono grato – unitamente alla delegazione ticinese – di aver avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità. Grazie papa Francesco.»

 

“Una giornata con i futuri agenti di polizia”

“Una giornata con i futuri agenti di polizia”

Dal Mattino della domenica | Uno dei momenti che preferisco da quando sono diventato Consigliere di Stato è la giornata di porte aperte della Scuola di Polizia. Un momento privilegiato come Capo Dipartimento – ma soprattutto come cittadino. Un evento che offre la possibilità di conoscere e di entrare in contatto con gli agenti di domani, con chi un giorno indosserà la divisa blu per garantire la sicurezza del nostro Cantone.

Da oltre 10 anni il Centro di formazione della Polizia cantonale organizza uno degli appuntamenti immancabili per gli aspiranti agenti, le loro famiglie e i loro Comandi: la giornata di porte aperte. Quest’anno sono 47 gli agenti in formazione di cui 4 sono donne. Oltre agli agenti che lavoreranno per la Polizia cantonale vengono formati dalla scuola anche gli agenti che opereranno per le Comunali e da quest’anno anche gli agenti italofoni della Polizia cantonale del Canton Grigioni. Vale la pena quindi ricordare che dal 1998 la Scuola di polizia propone la formazione unificata per i futuri agenti della cantonale e delle comunali. Il nostro, è un centro riconosciuto a livello nazionale per la formazione di polizia in lingua italiana. La scuola ricopre un ruolo importante e contribuisce a formare oltre ai già citati agenti della cantonale grigionese anche agenti della scuola militare.

Sulla Piazza d’armi d’Isone si sono presentati al loro pubblico. Durante le dimostrazioni hanno mostrato alcune delle tecniche che stanno apprendendo durante la loro formazione e hanno presentato l’attività del poliziotto. Un lavoro, quello dell’agente di polizia, che è in continua evoluzione. Cambiano le sfide che devono affrontare i nostri agenti, quindi la formazione riveste un ruolo ancora più importante. Già, perché il poliziotto ticinese deve essere reattivo e flessibile per poter lavorare nell’era che stiamo vivendo: un’epoca caratterizzata dalle nuove tecnologie e da nuove sfide, anche in ambito di sicurezza.

Fortunatamente possiamo contare su una Polizia reattiva. La nostra polizia è al passo con i tempi, anche grazie ai nuovi strumenti di lavoro, per salvaguardare la sicurezza dei cittadini. Ed è quanto ci hanno dimostrato gli aspiranti agenti ieri. Ci hanno presentato le tecniche impiegate dal corpo come la comunicazione radio. Strumenti che permettono a tutto il corpo di essere più performante nello svolgimento delle diverse mansioni, adattandosi facilmente alle tipologie di reato, sempre in mutamento, e alla criminalità presente alle nostre latitudini.

Rispetto a vent’anni fa, anche il mestiere del poliziotto è certamente cambiato, e il Cantone ne è cosciente. Siamo consapevoli che le sfide che attendono la Polizia cantonale ci impongono di essere sempre pronti, reattivi e tempestivi. Non dobbiamo mai dimenticare che il poliziotto è pur sempre la figura alla quale ognuno di noi, compreso il sottoscritto, pensa quando parla di sicurezza. Perché è proprio il poliziotto la persona che per prima incarna una delle missioni più alte dello Stato, ovvero il compito di salvaguardare la sicurezza dei cittadini. Scegliere questo mestiere vuol dire mettersi al servizio dei cittadini sempre, in qualsiasi luogo e a qualsiasi ora.

Mi è capitato di incontrare in quest’occasione genitori, fratelli, sorelle, mogli e fidanzate dei nostri futuri agenti di polizia e scambiare qualche parola con loro. Sui loro volti ho letto ammirazione per i loro cari che stanno affrontando la formazione. È una sensazione che conosco, perché è la stessa che ho provato alla giornata di porte aperte della scuola dell’infanzia di mia figlia. È la sensazione di trovarci di fronte al nostro futuro. Un giorno questi agenti in formazione indosseranno la divisa blu. Li vedremo sulle nostre strade, al servizio di tutti i cittadini ticinesi, per garantire la sicurezza sul nostro territorio. E come Capo del Dipartimento delle istituzioni, prometto loro che avranno sempre il mio sostegno.

 

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

La confessione di Norman Gobbi: “Anche io ho preso un radar davanti a casa mia…”

La confessione di Norman Gobbi: “Anche io ho preso un radar davanti a casa mia…”

Da Mattinonline.ch | Era il 18 aprile quando in Gran Consiglio si è te­nuto il dibattitto sui radar. Al termine della discussione la maggioranza del Parlamento ha ap­provato le mozioni chiedendo al Consiglio di Stato ulte­riori approfondimenti in particolare sulle segnalazioni dei radar mobili e su un maggior coordinamento nei con­trolli tra la cantonale e le comunali. Il Dipartimento diretto da Norman Gobbi ha fatto i compiti e per dare se­guito alla volontà parlamentare. Ab­biamo chiesto al ministro leghista di spiegarci quali valutazioni sono state intraprese dal suo Dipartimento in questi cinque mesi.

Norman Gobbi, ci dica dunque, come ha fatto i compiti?
Volevamo capire l’efficacia di segna­lare i radar mobili. La Gendarmeria stradale della Polizia Cantonale ha effettuato un test, sperimentando tre tipi di controllo della velocità su un determinato tratto stradale: uno non segnalato, uno segnalato 200 metri prima da un cartello e infine uno se­gnalato e seguito da un ulteriore radar, 300 metri dopo, per rilevare nuovamente la velocità. Il test ha mostrano come gli automo­bilisti tornavano a schiacciare il gas subito dopo aver passato il controllo. I risultati sono chiari, e a volte anche piuttosto preoccupanti: il caso più eclatante lo abbiamo registrato con un’automobile che all’altezza del primo radar viaggiava a 100 km/h, mentre 300 metri dopo aveva già rag­giunto i 150 km/h. Posizionare un cartello 200 metri prima dei radar non educa e non sen­sibilizza quindi a una guida corretta e minimizza invece il loro effetto preven­tivo. Prevenzione e sensibilizzazione che sono il motore di questo tipo di controlli.

Dobbiamo quindi affermare che la volontà parlamentare questa volta non sarà perseguita?
Assolutamente no! Sarà difficile – ma non impossibile!- soddisfare le richie­ste, per come sono state formulate. In­tendiamo trovare il modo di rispettare quanto stabilito dal Gran Consiglio senza venir meno al compito della Po­lizia di prevenzione contro gli incidenti stradali.

In che modo?
Una possibilità sarebbe di informare in maniera generica gli automobilisti riguardo aree o regioni nelle quali sa­ranno effettuati dei controlli stradali. In questo caso l’effetto preventivo non verrebbe a cadere, perché gli automo­bilisti manterrebbero l’attenzione sulla propria guida non solo in un punto specifico. Ma stiamo ancora valutando la soluzione migliore.

Adotterà anche altri accorgimenti?
Con il Dipartimento del territorio di Claudio Zali censiremo i limiti di ve­locità in tutto il Cantone, per indivi­duare quei casi che agli occhi dei conducenti possono essere percepiti come trabocchetti, come ad esempio la presenza di diverse segnaletiche in poco spazio. Questo perché vogliamo sensibilizzare e prevenire e non fare cassetta! Inoltre dovremo rafforzare il coordi­namento tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali per evitare sovrap­posizioni nei controlli, chiedendo a quest’ultime di segnalarli tramite una piattaforma interna. Questo ci per­metterà in un secondo momento di analizzarne la qualità.

Sarà ancora più importante posizio­nare i radar in maniera adeguata e con buon senso, così da fungere da deterrente vicino a punti sensibili, come scuole o cantieri. Un importante lavoro che sto condividendo da tempo all’interno della Commissione consul­tiva della sicurezza, dove attorno allo stesso tavolo mi siedo regolarmente per discutere di collaborazione tra cantone e comunali con i referenti po­litici in materia di sicurezza per i co­muni e con i rappresentanti delle nostre forze dell’ordine.

E lei, che rapporto ha con i radar?
Mentirei se dicessi di non aver mai preso un radar, e mi è capitato addi­rittura – in un momento di disatten­zione – praticamente davanti a casa mia, ovvero ad Ambrì, con il radar fisso sulla cantonale! Nessuno è im­mune, neanche il Direttore del Di­partimento delle istituzioni. Non è mai un piacere ricevere la multa a casa. Bisogna però riflettere sull’im­portanza dei controlli della velocità a scopo preventivo che permette di scoraggiare chi ha l’abitudine di schiacciare un po’ troppo il pedale del gas, e che ha portato negli anni a una diminuzione degli incidenti e dei decessi causati dall’eccesso di velocità. Ed è questo ciò che conta veramente.

Velocità e prevenzione sulle nostre strade. A Gobbi la parola

Velocità e prevenzione sulle nostre strade. A Gobbi la parola

Dal Mattino della domenica | La Polizia cantonale sta valutando come dare seguito alla decisione del Parlamento di segnalare i radar mobili

Era il 18 aprile quando in Gran Consiglio si è tenuto il dibattitto sui radar. Al termine della discussione la maggioranza del Parlamento ha approvato le mozioni chiedendo al Consiglio di Stato ulteriori approfondimenti in particolare sulle segnalazioni dei radar mobili e su un maggior coordinamento nei controlli tra la cantonale e le comunali. Il Dipartimento diretto da Norman Gobbi ha fatto i compiti e per dare seguito alla volontà parlamentare. Abbiamo chiesto al ministro leghista di spiegarci quali valutazioni sono state intraprese dal suo Dipartimento in questi cinque mesi.

Norman Gobbi, ci dica dunque, come ha fatto i compiti?
Volevamo capire l’efficacia di segnalare i radar mobili. La Gendarmeria stradale della Polizia Cantonale ha effettuato un test, sperimentando tre tipi di controllo della velocità su un determinato tratto stradale: uno non segnalato, uno segnalato 200 metri prima da un cartello e infine uno segnalato e seguito da un ulteriore radar, 300 metri dopo, per rilevare nuovamente la velocità.
Il test ha mostrano come gli automobilisti tornavano a schiacciare il gas subito dopo aver passato il controllo. I risultati sono chiari, e a volte anche piuttosto preoccupanti: il caso più eclatante lo abbiamo registrato con un’automobile che all’altezza del primo radar viaggiava a 100 km/h, mentre 300 metri dopo aveva già raggiunto i 150 km/h.
Posizionare un cartello 200 metri prima dei radar non educa e non sensibilizza quindi a una guida corretta e minimizza invece il loro effetto preventivo. Prevenzione e sensibilizzazione che sono il motore di questo tipo di controlli.

Dobbiamo quindi affermare che la volontà parlamentare questa volta non sarà perseguita?
Assolutamente no! Sarà difficile – ma non impossibile!- soddisfare le richieste, per come sono state formulate. Intendiamo trovare il modo di rispettare quanto stabilito dal Gran Consiglio senza venir meno al compito della Polizia di prevenzione contro gli incidenti stradali.

In che modo?
Una possibilità sarebbe di informare in maniera generica gli automobilisti riguardo aree o regioni nelle quali saranno effettuati dei controlli stradali. In questo caso l’effetto preventivo non verrebbe a cadere, perché gli automobilisti manterrebbero l’attenzione sulla propria guida non solo in un punto specifico. Ma stiamo ancora valutando la soluzione migliore.

Adotterà anche altri accorgimenti?
Con il Dipartimento del territorio di Claudio Zali censiremo i limiti di velocità in tutto il Cantone, per individuare quei casi che agli occhi dei conducenti possono essere percepiti come trabocchetti, come ad esempio la presenza di diverse segnaletiche in poco spazio. Questo perché vogliamo sensibilizzare e prevenire e non fare cassetta!
Inoltre dovremo rafforzare il coordinamento tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali per evitare sovrapposizioni nei controlli, chiedendo a quest’ultime di segnalarli tramite una piattaforma interna. Questo ci permetterà in un secondo momento di analizzarne la qualità.
Sarà ancora più importante posizionare i radar in maniera adeguata e con buon senso, così da fungere da deterrente vicino a punti sensibili, come scuole o cantieri. Un importante lavoro che sto condividendo da tempo all’interno della Commissione consultiva della sicurezza, dove attorno allo stesso tavolo mi siedo regolarmente per discutere di collaborazione tra cantone e comunali con i referenti politici in materia di sicurezza per i comuni e con i rappresentanti delle nostre forze dell’ordine.

E lei, che rapporto ha con i radar?
Mentirei se dicessi di non aver mai preso un radar, e mi è capitato addirittura – in un momento di disattenzione – praticamente davanti a casa mia, ovvero ad Ambrì, con il radar fisso sulla cantonale! Nessuno è immune, neanche il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Non è mai un piacere ricevere la multa a casa. Bisogna però riflettere sull’importanza dei controlli della velocità a scopo preventivo che permette di scoraggiare chi ha l’abitudine di schiacciare un po’ troppo il pedale del gas, e che ha portato negli anni a una diminuzione degli incidenti e dei decessi causati dall’eccesso di velocità. Ed è questo ciò che conta veramente.

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Comunicato Stampa del Dipartimento delle istituzioni | Le Tre Valli ospiteranno mercoledì 21 e giovedì 22 settembre 2016 due edizioni del corso «SMEPI 16», una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si svolgeranno a Biasca, Bodio, Personico e Pollegio.

Da alcuni anni la Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione propone moduli di formazione per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione delle situazioni che vedono entrare in azione lo Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI). L’edizione 2016 prevede due giornate di esercitazioni, durante le quali una quarantina di operatori avranno la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche.

Per l’occasione sono stati preparati quattro scenari: l’esplosione di un forno industriale, un incidente di canyoning in Val d’Ambra, un incidente causato da un pirata della strada a Biasca e un franamento in una cava di estrazione di granito di Personico. I partecipanti avranno così la possibilità di esercitare in modo pratico l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, applicare i protocolli di condotta e assumere le funzioni di capo dello Stato Maggiore e di capi dei servizi chiamati a intervenire sul posto.

A occuparsi degli aspetti logistici del programma di formazione sarà il Corpo civici pompieri di Biasca, con la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione. Le piazze di lavoro saranno predisposte in modo da non provocare disagi al traffico e per la popolazione.

«Polizie sulla strada giusta»

«Polizie sulla strada giusta»

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi stila il bilancio del primo anno della nuova Legge – Il direttore del Dipartimento delle istituzioni si dice ottimista, sottolineando come sia importante formare (e bene) altri agenti.

Quale bilancio trae da questo primo anno con la nuova Legge sulla collaborazione tra le polizie? Dove si può migliorare?
Come ogni legge di una certa importanza che ambisce a riorganizzare strutturalmente un servizio pubblico – in questo caso l’ordine pubblico – anche la nuova Legge sulla collaborazione tra polizie ha richiesto il tempo necessario affinché tutti i Comuni ticinesi si adattassero alle nuove disposizioni. Ciò ha richiesto uno sforzo, anche economico, da parte di molti Comuni ma ritengo che ora come ora vi siano tutti i presupposti affinché la legge possa adempiere concretamente al suo obiettivo principale, ovvero
dotare ogni angolo del Cantone di un servizio di polizia presente e competente, in linea con le esigenze odierne in termini di sicurezza e percezione da parte dei ticinesi. Ovviamente le convenzioni non sono ottimali dal primo giorno e alcune dovranno essere ricalibrate a seconda delle esigenze locali: fa parte però di una dinamicità che serve ad aderire al meglio alle particolarità
delle singole regioni: sia dal punto di vista operativo, sia organizzativo o finanziario.

Tutte le convenzioni sono state ratificate?
Esatto, attualmente tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Sono 111 gli Enti locali convenzionati con un Comune dotato di un Corpo di Polizia comunale – sia esso strutturato o polo – grazie agli accordi ratificati con il Consiglio di Stato. Per quel che concerne la Regione delle Tre Valli è prevista la creazione di un posto misto di polizia in cui opereranno sia la Cantonale sia la Comunale e la cui concretizzazione è prevista nei prossimi mesi. Altro discorso invece per la Valle Verzasca, dove dopo la sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione è rimasta in vigore la Convenzione transitoria dei Comuni della Valle con la Polizia intercomunale di Gordola.

Dopo un anno ritiene che i comprensori che sono stati creati con gli accordi intercomunali siano ottimali ovunque?
Già nel corso dell’ultima Conferenza consultiva sulla sicurezza a giugno ho illustrato ai rappresentanti dei Comuni Polo la necessità di riflettere sull’attuale accorpamento delle regioni che dividono aree funzionali o distretti ed elencando i limiti di regioni troppo piccole a livello di popolazione e/o territori. In quest’ottica bisogna anche valutare la dimensione necessaria e più adatta che deve avere un Corpo di Polizia strutturato. La riflessione va in particolare avviata per Mendrisiotto, Basso Ceresio, Bellinzonese e Locarnese, promuovendo l’unificazione delle regioni di polizia. Le soluzioni su questi temi non saranno calate dall’alto, ma verranno affrontate nel gruppo di lavoro sulla Polizia ticinese.

L’anno scorso ancora non era stato raggiunto ovunque il numero di agenti procapite previsto. Nel frattempo la situazione è migliorata? Il numero di nuove reclute già annunciate per la Scuola di polizia nei prossimi anni sarà sufficiente?
Per quanto concerne il completamento degli organici, più che la pubblicazione di concorsi per agenti già formati, è di primaria importanza la formazione di nuovi agenti affinché si raggiunga un numero sufficiente, e questo anche per i prossimi anni. Il trend comunque è positivo e molti giovani rispondono presente alle opportunità che offre il mondo della divisa: già con la fine di questa scuola diminuirà il deficit di agenti.

Una delle novità della riforma è il fatto che gli agenti dei Corpi strutturati ora possono assumersi maggiori responsabilità nelle prime fasi d’inchiesta (raccolta delle denunce, stesura dei verbali, primi interrogatori). Tutti i Corpi si sono dimostrati in grado di adempierequeste funzioni?
C’è stato uno sgravio effettivo per la Polizia cantonale? Il Regolamento d’applicazione ha conferito automaticamente dei compiti di base ai Corpi di Polizia comunale strutturati che ora sono obbligati ad adempiere. Inoltre, diversi Comuni hanno richiesto e ottenuto, in ragione del medesimo regolamento, la delega per svolgere inchieste nell’ambito di infrazioni semplici alla Legge federale sugli stupefacenti.

A livello comunale, ci risulta che alcuni politici lamentino un problema di asimmetria d’informazione rispetto ai comandanti di polizia, che rende loro difficile valutare se e quali problemi ci siano all’interno dei Corpi. A lei risulta? Se sì, quali potrebbero essere delle soluzioni?
Tendenzialmente più è piccolo il Corpo di Polizia, maggiore è la possibilità per il singolo elemento di creare scompiglio al suo interno. Esiste però uno strumento utile per gli attori politici che si concretizza nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza prevista dalla legge. Si tratta di una piattaforma di scambio dove politici, rappresentanti della Polizia cantonale e delle comunali stessi dialogano e si confrontano su tutti gli aspetti che concernono la sicurezza del nostro territorio. La cadenza semestrale di questi incontri è un’ulteriore garanzia di un dibattito sempre aggiornato sulla polizia, il suo funzionamento e la sua organizzazione.

Poco più di un anno fa lei aveva annunciato, a sorpresa, il ritiro del messaggio sulla Polizia unica, con la promessa, se non andiamo errati, di riproporlo comunque entro questa legislatura. Il suo intento è ancora questo? Entro quando? Pensa di poter superare una delle maggiore critiche che viene mossa a quest’idea, ossia la difficoltà di garantire la piena conoscenza del territorio da parte degli agenti?
Da parte mia non c’è alcun dietrofront. Si tratta ora di costituire il Gruppo di lavoro che avrà il compito di configurare al meglio il progetto, di cui uno degli obiettivi principali – come da lei accennato – è di garantire non solo la presenza fisica sul territorio, ma anche la sua conoscenza. Aspetti di fondamentale importanza proprio perché influiscono direttamente sulla sicurezza e sulla prevenzione. Occorre tuttavia attendere che la LCPol sarà entrata a pieno regime, altrimenti si rischia di costruire un progetto su
basi precarie. La Polizia del futuro sarà realizzata grazie al contributo di tutti: Cantone, Comuni – favorevoli e contrari – ma soprattutto anche grazie ai cittadini che sono le nostre sentinelle sul territorio. Ritengo che sia il naturale prosieguo della legge, e
non un suo stravolgimento. Come ho già ribadito più che di Polizia “unica” preferisco parlare di Polizia “ticinese”: lo scopo è offrire un servizio all’avanguardia, moderno e efficiente, uguale se a Chiasso, Maggia o a Serravalle. Un progetto importante che, tenendo conto dei risultati ottenuti sul terreno e delle peculiarità del nostro Cantone, permetterà di sviluppare una Polizia garante 24/24h di un bene fondamentale per tutti: la sicurezza.

Sono in preoccupante crescita i casi di minacce e aggressioni ai danni dei poliziotti. Lei come se lo spiega? Si stanno valutando o già applicando dei correttivi, a tutela sia degli agenti sia dei cittadini?
L’agente di polizia per assolvere la sua missione dev’essere presente sul territorio. È il punto di contatto diretto con i cittadini e attraverso la sua divisa rappresenta lo Stato nonché una delle sue missioni principali: garantire l’ordine pubblico. La Polizia incarna dunque un servizio fondante, a tutela non solo delle persone fisiche ma anche giuridiche, consentendo per esempio alle aziende di poter svolgere le proprieattività. Tuttavia nel corso degli anni abbiamo notato, anche statistiche alla mano, un’evoluzione preoccupante della violenza fisica e verbale nei confronti delle forze dell’ordine. Non per caso sono dunque emerse diverse iniziative a tutela degli agenti, come la petizione lanciata dall’Associazione Amici delle Forze di Polizia Svizzere. Ritengo che questi episodi – che non ci possono lasciare indifferenti – si inseriscano più in generale in un minor rispetto nei confronti delle istituzioni rispetto al passato, e la Polizia è uno dei bersagli principali. Da alcuni anni sia nei confronti della cittadinanza che nell’ambito della formazione degli agenti, si è prestata particolare attenzione a sensibilizzare su questo tema. Inoltre a livello federale le commissioni competenti delle due Camere hanno dato seguito all’iniziativa cantonale che propone di riesaminare l’adeguatezza delle pene inflitte in applicazione degli articoli del codice penale 285 (violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari) e 286 (impedimento di atti dell’autorità).