Dal servizio civile… alla Protezione civile

Dal servizio civile… alla Protezione civile

Il Consiglio federale propone misure per contrastare la penuria di effettivi di quest’ultima – Esteso l’obbligo di servizio

L’obbligo di incorporazione nella Protezione civile sarà esteso in alcuni casi e i civilisti – se ce ne fosse la necessità – potranno essere obbligati ad assolvere in seno ad essa una parte del loro servizio, fino a 80 giorni. È quanto prevede un messaggio licenziato oggi, mercoledì, dal Consiglio federale. Si vuole così mettere a disposizione del corpo degli effettivi sufficienti.

Una decina di anni fa era stato fissato l’obiettivo di garantire 72’000 militi della protezione civile. L’effettivo reale però è di 60’000 persone quest’anno e si prevede che nel 2030 sarà sceso a circa 50’000 militi se non si adottano provvedimenti, spiega il Governo.

In base alle nuove misure, dovrà prestare servizio nella Protezione civile chi non ha svolto la scuola reclute prima dei 25 anni ed è stato prosciolto dall’esercito e gli ex militari che, dopo la scuola reclute, sono stati dichiarati inabili e avrebbero ancora dovuto svolgere almeno 80 giorni di servizio militare.

Inoltre i militi della protezione civile di cantoni con un’eccedenza di personale potranno essere incorporati in cantoni con effettivi insufficienti, indipendentemente dal loro domicilio. I militi della protezione civile dovranno iniziare l’istruzione di base entro due anni dal reclutamento per essere a disposizione delle organizzazioni di protezione civile nel più breve tempo possibile.

Dalla consultazione è emerso che le disposizioni riguardanti i civilisti potrebbero incontrare opposizioni. La revisione della legge sarà quindi suddivisa in due distinti disegni: uno riguardante le persone soggette al servizio civile e uno relativo alle altre novità. In questo modo, in caso di referendum, le parti non controverse della revisione non saranno ritardate o respinte, precisa il comunicato.

https://www.rsi.ch/info/svizzera/Dal-servizio-civile…-alla-Protezione-civile–2143288.html1

“L’Esercito è essenziale anche in tempo di pace”

“L’Esercito è essenziale anche in tempo di pace”

“Ci sono importanti aspetti che spesso sfuggono all’analisi della gente di fronte a questa emergenza sanitaria. Penso in particolare all’organizzazione che permette di far funzionare tutto il sistema sanitario. Il grande lavoro di riorientamento delle strutture ospedaliere, per esempio, è stato sostenuto in modo importante dai militi della Protezione civile e dell’Esercito”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi a poco più di due mesi ormai dall’inizio della crisi sanitaria esprime il suo ringraziamento a due istituzioni che fanno grande la Svizzera. “È l’occasione per sottolineare l’apporto dato da Esercito, Protezione civile e Servizio civile nell’affrontare tutte le situazioni nuove che si sono create. In tutta la Svizzera e in Ticino in particolare l’impiego ha dimostrato la validità di queste istituzioni a favore della protezione della popolazione. Soprattutto il nostro modello di milizia si è dimostrato vincente e ha permesso il coinvolgimento attivo di parecchie donne e uomini che generosamente hanno risposto presente, contribuendo ad affrontare la crisi”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

Ma si può quantificare questo impegno? “L’Esercito ha messo a disposizione una compagnia sanitaria, che opera a livello cantonale. Possiamo dire che circa 200 soldati hanno e stanno svolgendo i loro compiti, soprattutto legati all’ambito sanitario. Per quanto riguarda la Protezione civile impegnata nella logistica, nei trasporti, nei controlli e che impiega per meno giorni i militi, il numero aumenta e ci attestiamo attorno alle 800 unità. I civilisti presenti nelle strutture socio-sanitarie sono una sessantina”, precisa Norman Gobbi.

Si può dunque dire che Esercito e Pci hanno risposto presente alle richieste di sostegno giunte in questa situazione. “In effetti, prosegue il Consigliere di Stato Norman Gobbi, la crisi ha dimostrato che il nostro Paese è dotato di strumenti efficaci per affrontare anche le situazioni più impegnative. Il nostro sistema di milizia, poi, è un valore aggiunto, perché permette di coinvolgere donne e uomini che trovano motivazioni supplementari legate allo spirito volontaristico. Mettersi a disposizione per il bene comune – e in questo caso per dare una mano in una circostanza che ha risvolti drammatici o comunque molto pesanti sulla vita quotidiana – fa crescere e maturare tutta la società civile. Per questo motivo non posso che ringraziare tutti i militi che si sono impegnati sino a oggi e che continueranno a farlo anche nelle prossime settimane, assieme alle persone che li guidano per svolgere al meglio i loro compiti”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

La “frittata” della tassa militare

La “frittata” della tassa militare

Da www.rsi.ch/news

I vertici della protezione civile di Lugano denunciano gli effetti perversi delle nuove norme – Il bilancio del 2019

Militi che hanno finito l’assoggettamento con la vecchia legge devono continuare a pagare con la nuova: è il pasticcio, che riguarda centinaia di persone in tutta la Svizzera, denunciato ancora una volta venerdì in occasione dell’annuale rapporto degli ufficiali della protezione civile del consorzio di Lugano Città.

Per effetto di una mancata coordinazione fra il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport e quello delle finanze, da un lato la riforma dell’obbligo di servizio, che prevede un totale di 245 giorni da svolgere in modo flessibile fra i 19 e i 37 anni di età, non è ancora stata approvata dalle Camere e non sarà in vigore prima del 2021. Dall’altro, però, è già scattato il ricalcolo della tassa militare. Prima si faceva di anno in anno fino al 30mo o 32mo, mentre il nuovo meccanismo è cumulativo fino al 37mo, con la conseguenza che coloro che con il precedente sistema avevano effettuato relativamente pochi giorni di servizio si ritrovano confrontati a fatture salate per non aver toccato il traguardo di 245, un obbligo… che ancora non c’è. Fatture salate, oltre tutto, anche perché calcolate sulla base del reddito attuale. “Non si raggiunge così lo scopo di motivare il cittadino a prestare servizio volontario”, secondo il comandante Aldo Facchini, e se non è un sistema per far cassetta “allora bisogna fare retromarcia”.

“Questa misura ha creato una chiara iniquità che deve essere contrastata. L’autorità federale fiscale non voleva entrare in discussione, ma ha dovuto sedersi al tavolo”, spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, “dovranno essere fatti dei conguagli a tutela dei militi trovatisi in questa situazione che danneggia loro, ma anche l’immagine della PC”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-frittata-della-tassa-militare-12475635.html

«La bandiera è un simbolo d’identità»

«La bandiera è un simbolo d’identità»

Da Ticinonline | Queste le parole di Norman Gobbi durante l’inaugurazione del nuovo vessillo del Consorzio Protezione Civile Regione Lugano Campagna svoltasi ieri sera a Mezzovico-Vira

«Investire dei soldi in una nuova bandiera è inutile? No, specie nei nostri tempi digitali in cui un pezzo di stoffa conta sempre di più. La bandiera è importante per ribadire la propria identità, che nel caso del Consorzio Protezione civile Regione Lugano Campagna è fatta di dedizione, ogni giorno e ogni ora dell’anno».

Queste le parole con cui il consigliere di Stato Norman Gobbi ha salutato mercoledì sera a Mezzovico-Vira il nuovo vessillo del Consorzio Protezione civile Regione Lugano Campagna, alla presenza di numerose autorità. Portata in scena ancora chiusa dall’alfiere Oliviero Molinari, il milite con più anni di servizio e il grado di capitano, la bandiera è stata svelata dal cappellano della Protezione Civile Don Mattia Scascighini, che l’ha benedetta, e dalla presidente del Consiglio consortile Lisa Martinenghi.

Il vessillo, ideato da Antonio Fasola, simboleggia la struttura della Protezione civile tramite dei rami arancioni che si propagano dallo stemma ufficiale, a significare la capillarità della sua presenza sul territorio. Rami che richiamano strade, ma anche la natura, elemento fondamentale della regione Lugano Campagna, dove la realtà urbana lascia sovente spazio a boschi, fiumi e montagne. Natura che ritorna anche nei colori di sfondo della bandiera: il verde a richiamare la fauna e il blu a richiamare cielo e corpi d’acqua.

A precedere la presentazione della bandiera si è tenuta una parte ufficiale, condotta dal comandante Ferruccio Landis e allietata dalla musica della Filarmonica Unione Carvina di Monteceneri.

Il primo a prendere la parola è stato il presidente della Delegazione consortile Tarcisio Gottardi che ha scelto due aggettivi per descrivere il vessillo: «semplice e importante». «La bandiera rappresenta l’anima dello scopo della Protezione Civile, è un oggetto che racchiude molti valori. Chi può restare impassibile di fronte a questo simbolo?»

Il sindaco di Mezzovico-Vira Canepa ha da parte sua ricordato lo stretto rapporto fra il suo Comune e il Consorzio. «Per Mezzovico-Vira è un onore che il Consorzio si trovi nel nostro Comune (hanno sede nello stesso palazzo, NDR). In tutto il Cantone la Protezione civile è una presenza bene accetta e rassicurante, che porta conforto in caso di emergenza, e i suoi nobili intenti si inseriscono perfettamente nel nuovo gonfalone, che sventolerà a garanzia dell’impegno civile e dell’importanza che il Consorzio ha nelle nostre vite».

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, oltre alle parole riportate in apertura, ha pure ricordato che a causa delle emergenze climatiche e per colpa del traffico il Ticino è «un cantone sempre più fragile», e che in questo senso la bandiera è anche un segno dell’evoluzione della Protezione Civile, i cui compiti diverranno sempre più preziosi.

La cerimonia si è conclusa con le note del Salmo svizzero e con i ringraziamenti del comandante Landis.

Presenti dal 1972 – Il Consorzio Protezione civile Regione Lugano Campagna è stato costituito nel 1972 e si occupa di 32 comuni della periferia che contano oltre 50.000 abitanti. Il Consorzio è di principio un Ente di secondo intervento, pronto a intervenire e a coadiuvare i partner della Protezione della Popolazione per interventi in situazioni normali, particolari e straordinarie. I Comuni facenti parti del Consorzio, il Comune di Mezzovico-Vira e la Banca Raiffeisen del Cassarate hanno contribuito finanziariamente alla creazione del vessillo.

L’articolo su Tio.ch: http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1161843/-La-bandiera-e-un-simbolo-d-identita-

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Comunicato Stampa del Dipartimento delle istituzioni | Le Tre Valli ospiteranno mercoledì 21 e giovedì 22 settembre 2016 due edizioni del corso «SMEPI 16», una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si svolgeranno a Biasca, Bodio, Personico e Pollegio.

Da alcuni anni la Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione propone moduli di formazione per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione delle situazioni che vedono entrare in azione lo Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI). L’edizione 2016 prevede due giornate di esercitazioni, durante le quali una quarantina di operatori avranno la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche.

Per l’occasione sono stati preparati quattro scenari: l’esplosione di un forno industriale, un incidente di canyoning in Val d’Ambra, un incidente causato da un pirata della strada a Biasca e un franamento in una cava di estrazione di granito di Personico. I partecipanti avranno così la possibilità di esercitare in modo pratico l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, applicare i protocolli di condotta e assumere le funzioni di capo dello Stato Maggiore e di capi dei servizi chiamati a intervenire sul posto.

A occuparsi degli aspetti logistici del programma di formazione sarà il Corpo civici pompieri di Biasca, con la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione. Le piazze di lavoro saranno predisposte in modo da non provocare disagi al traffico e per la popolazione.

L’Esercito continua a investire in Ticino

L’Esercito continua a investire in Ticino

Dal Giornale del Popolo del 26 luglio 2016 | Nel Cantone gli abili al servizio sono sei su dieci, in linea con la media nazionale. Mantenute molte strutture, malgrado i tagli fatti altrove, grazie anche al lavoro di Norman Gobbi.

L’estate è un periodo di vacanze, ma anche, per i giovani in età, di servizio militare. Osservando i dati del Rendiconto cantonale relativi al 2015 abbiamo notato alcune nuove tendenze. Ne abbiamo approfittato per parlarne con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Fabio Conti.

Da qualche anno gli abili al servizio si aggirano attorno al 60%. È un dato in linea con la media nazionale?
Si tratta di una percentuale stabile per il Ticino, nella media rispetto alle cifre del resto del Paese. Tendenzialmente la percentuale di incorporati è più elevata nei Cantoni di montagna, mentre in quelli “di città” il numero è inferiore. Inoltre i militi provenienti dalla Svizzera tedesca sono generalmente più numerosi di quelli della Svizzera francese. Anche se ci sono casi come Giura e Ginevra, dove la Storia ha il suo peso e la vicinanza all’esercito è meno pronunciata.

Come giudica, in generale, l’interesse dei giovani per il servizio militare? E quello delle ragazze?
In generale l’interesse è buono e l’attitudine dei giovani verso il militare è positivo. I ticinesi sono sempre “dei buoni soldati”. E devo dire che pure le ragazze hanno sempre maggiore interesse per l’esercito, anche se il loro numero resta pur sempre molto limitato. Detto ciò occorre aggiungere che tra poco sarà presentato al Consiglio federale un rapporto sull’obbligo del servizio che prevede una serie di scenari innovativi tra cui anche alcune differenti proposte sulla possibilità di assolvere un obbligo di servizio per lo Stato. Varianti che interessano uomini e donne.

La “concorrenza” con il servizio civile vi ha penalizzato? In che modo?
Evidentemente il cambiamento di legge avvenuto nel 2008 ha facilitato di molto l’accesso al servizio civile. In particolare a causa dell’abbandono dell’obbligo di giustificare la scelta per motivi etici davanti a una commissione ad hoc. A partire da tale momento vi è stato un importante aumento dei giovani che hanno scelto il servizio civile. Se prima erano mediamente 1.500 l’anno, poi sono passati a 7.000-7.500 per attestarsi a 5.000- 5.500. Questa situazione porta sicuramente a delle difficoltà di alimentazione delle formazioni militari ed è una delle ragioni che hanno spinto alla recente riforma dell’esercito (“ulteriore sviluppo dell’esercito” la cui implementazione è prevista a partire dal 2018). Da notare che la Legge sul servizio civile è recentemente stata modificata proprio per questo motivo introducendo delle restrizioni sulle modalità relative al deposito di una richiesta per il Servizio civile.

Lo scorso anno avete accolto più domande di dispensa dai servizi rispetto agli anni precedenti. E ne avete rifiutate meno. Quali i motivi?
Ciò dipende essenzialmente dal periodo e dal luogo in cui si svolgono i servizi delle truppe ticinesi. Con quasi la metà di giovani che sono studenti, se il servizio cade durante i semestri scolastici, difficilmente il milite potrà effettuarlo. D’altra parte i Corsi di ripetizione oltre San Gottardo rendono più difficile conciliare le esigenze lavorative con il servizio.

Si nota anche un costante calo delle procedure disciplinari per mancato tiro obbligatorio. I giovani sono diventati più disciplinati?
Da una parte la riduzione degli effettivi dell’esercito ha ridotto gli astretti al tiro obbligatorio (TO), dall’altra diverse Società di tiro hanno aumentato le possibilità per i militi di effettuare il TO, allungando l’orario d’apertura degli stand fino alle 19.30.

Allargando il discorso. Come giudica la presenza dell’esercito in Ticino? Quali i progetti in corso o che stanno per essere realizzati?
La presenza militare in Ticino è particolarmente significativa sia economicamente (soprattutto per le regioni periferiche) che quale garanzia di capacità di intervento dell’esercito a supporto delle Autorità civili in caso di eventi straordinari. Il Governo cantonale e in particolare il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi è stato particolarmente attento e attivo nel garantire al Cantone il mantenimento di tutte le sue piazze d’armi e di un centro logistico importante; in tal senso il Ticino è riuscito a mantenere intatta la sua presenza militare malgrado le riduzioni legate all’ultima riforma dell’esercito. Significativi gli oltre 470 posti di lavoro legati alle varie strutture militari (con un indotto globale di circa 123 milioni l’anno) e con investimenti in corso, oppure previsti nei prossimi anni, di 267 milioni di franchi. In particolare ricordo i 60 milioni per il Centro logistico Ceneri, i 30 milioni per il risanamento della caserma di Isone e altri 34 milioni per l’aeroporto militare di Magadino. In futuro sono previsti altri investimenti: 49 milioni per la Piazza d’armi di Isone, 55 milioni per la Piazza d’armi di Airolo e altri 9 milioni al Centro di reclutamento del Monte Ceneri

La Sezione si occupa anche della protezione civile e della protezione della popolazione. Partiamo dalla Protezione civile (PCi). Di che cosa si occupa?
La Protezione civile è un mezzo di secondo intervento (dopo quelli di primo intervento) in caso di eventi straordinari. Tra i suoi compiti dei circa 4.500 militi attivi nella protezione civile vi è l’aiuto alle persone bisognose di protezione, ma anche la tutela dei beni culturali nonché il supporto agli altri enti di primo intervento e il ripristino delle infrastrutture. Nel 2014 sono partiti alcuni progetti importanti che si concluderanno nel 2017 e che permetteranno di migliorare la capacità operativa della PCi. Un cambiamento che prevede un ampliamento dell’istruzione dei militi e dei quadri e l’introduzione per questi ultimi di un pagamento del grado, come già avviene per il militare. Inoltre è previsto il rinnovo del materiale che data degli anni 70 per un investimento globale di 5 milioni. Il tutto anche per adeguarci alle esigenze federali le quali chiedono una migliore formazione e una prontezza d’intervento più elevata.

Un altro ambito del quale si parla sempre poco è la Protezione della popolazione. Ci può far capire di che cosa si tratta?
Questo servizio si occupa essenzialmente dei preparativi per i casi di emergenza e di catastrofe. Ciò si traduce in pratica in una valutazione dei rischi possibili/probabili in Ticino, nella pianificazione delle attività sulla base di scenari predefiniti, nell’istruzione del personale dei vari enti chiamati ad intervenire e, in caso di un evento straordinario, nella coordinazione e nella gestione dei mezzi a disposizione. Un altro aspetto di fondamentale importanza è quello delle esercitazioni che regolarmente sono organizzate dalla nostra Sezione; in caso di crisi è infatti fondamentale operare con modalità e persone conosciute, vista la moltitudine di istanze coinvolte (Confederazione, Cantoni, Comuni, Polizia cantonale, Federazione cantonale ticinese dei Corpi Pompieri, Federazione cantonale ticinese dei Servizi autoambulanze, organizzazioni regionali di protezione civile, servizi tecnici cantonali, servizi dello Stato Maggiore cantonale di catastrofe, esercito, ecc…).

Come funziona? Ci può fare un esempio?
Valutando i vari rischi nei quali incorrere la popolazione, noi elaboriamo degli scenari. Facciamo l’esempio che vi sia un blackout in Ticino. Dapprima occorre valutare quali possono essere le conseguenze e quali sono le carenze principali nei mezzi a disposizione per poi mettere in atto le misure necessarie. Studiando questo particolare scenario abbiamo notato una mancanza nel sistema di comunicazione della rete radio Polycom. Un sistema che avendo poca autonomia, smetterebbe di funzionare dopo poche ore. Ecco perché attualmente stiamo provvedendo, quale misura d’urgenza, ad una alimentazione supplementare delle antenne tramite dei generatori, le quali, anche in caso di blackout, potranno funzionare e garantire la condotta con questo indispensabile mezzo di trasmissione. Un esempio di esercizio è quello effettuato poche settimane or sono con il nome “ODESCALCHI”. Sicuramente una delle più grandi e complesse esercitazioni effettuate in Svizzera su uno scenario di incidente chimico alla stazione ferroviaria di Chiasso. Questo evento ha coinvolto tutti gli enti di primo intervento, la PCi e l’esercito sia svizzeri che italiani. Ciò ha portato insegnamenti a tutti i livelli operativi, di condotta ma anche di gestione da parte delle Autorità politiche coinvolte. Questi esercizi, dal più piccolo al più grande, verificano pure l’attendibilità degli scenari pensati a tavolino. Perché la pratica è sempre diversa dalla teoria.

Odescalchi, c’era anche Parmelin

Odescalchi, c’era anche Parmelin

Da ticinonews.ch l Si avvia alle fasi conclusive l’operazione Odescalchi: la più grande collaborazione transfrontaliera organizzata dall’Esercito svizzero partita domenica all’alba con la simulazione di un maxi incidente ferroviario a ridosso del confine.

Nelle ultime ore i 5000 militi e partner civili impegnati sul campo hanno ultimando i lavori di ripristino tra Chiasso e Como. In particolare si è proceduto allo sgombero delle macerie, alla messa in sicurezza dei cantieri e alla ricostruzione degli assi stradali. Un esercizio imponente di cui nei prossimi giorni TeleTicino proporrà un ampio reportage e che oggi numerose autorità hanno potuto visitare in prima persona. Tra loro il consigliere federale Guy Parmelin, i ministri Paolo Beltraminelli e Norman Gobbi e il prefetto di Como Bruno Corda.

“Sono impressionato dalla giornata” ha affermato il Consigliere federale ai microfoni di TeleTicino. “Penso che l’esercizio sia stato preparato in modo eccellente e anche che potremo trarne degli insegnamenti per essere ancora migliori”.