Ticino e Lombardia: due giorni di formazione congiunta

Ticino e Lombardia: due giorni di formazione congiunta

Comunicato stampa

Una settantina di quadri, funzionari e ufficiali della Regione Lombardia si stanno formando presso il Centro cantonale d’istruzione della Protezione civile di Pollegio sul modello ticinese di gestione delle emergenze maggiori. Le due giornate, organizzate dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) in collaborazione con la Direzione Generale Sicurezza e Protezione Civile di Milano, si inseriscono in un quadro consolidato di cooperazione transfrontaliera avviato nel 2016 sulla base della Convenzione bilaterale italo-svizzera del 1995.

Il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP), saluta con piacere l’organizzazione e lo svolgimento di due giornate formative dedicate agli enti del Sistema di Protezione Civile della Regione Lombardia, incentrate sul modello ticinese di gestione delle emergenze maggiori.
Le due giornate, che si svolgono l’8 e l’11 giugno presso il Centro cantonale d’istruzione della Protezione civile di Pollegio, sono organizzate in collaborazione con la Direzione Generale Sicurezza e Protezione Civile di Milano e condotte dalla SMPP, e vedono la partecipazione di una settantina di quadri, funzionari e ufficiali deputati al coordinamento del soccorso pubblico e del Sistema di protezione civile lombardo.
Dal 2016 sono in corso pratiche comuni tra il Sistema di Protezione Civile della vicina Lombardia e il Sistema di Protezione della popolazione ticinese – in particolare tra la SMPP e l’Unità Organizzativa di Protezione Civile di Regione Lombardia, con le rispettive Prefetture confinanti di Como e Varese – con il coinvolgimento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, dei servizi sanitari di AREU Lombardia (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza) e dei rispettivi partner della protezione della popolazione presenti sul territorio cantonale.
Una collaborazione che nel corso degli anni ha già trovato concreta applicazione in diverse situazioni di emergenza, tra cui la crisi dei migranti a Como nell’estate 2016 o il vasto incendio boschivo che si è sviluppato sul Monte Gambarogno a gennaio 2022. In entrambe le circostanze, i rapporti consolidati tra le autorità coinvolte hanno consentito uno scambio efficace di informazioni, competenze e risorse, confermando il valore strategico della cooperazione.
Tra le attività si ricorda inoltre il primo corso pilota Extra muro svolto in Lombardia nel 2024, ad Erba in provincia di Como, che ha visto un contingente di futuri Comandanti di compagnia della Protezione civile ticinese formarsi e confrontarsi con la controparte del sistema lombardo.
Queste iniziative si inseriscono nel quadro della Convenzione bilaterale stipulata tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera il 2 maggio 1995 e dei successivi protocolli d’intesa stipulati con le Prefetture di Como, Varese e Verbano Cusio Ossola, per la sponda piemontese di confine, negli anni 2016, 2022 e 2023. L’obiettivo è duplice: costruire una conoscenza reciproca approfondita dei rispettivi sistemi, e sviluppare la cooperazione in materia di previsione e prevenzione dei rischi maggiori, nonché di assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o antropiche.
In quest’ottica, è fondamentale garantire scambi regolari tra i soggetti che si troveranno a intervenire sul terreno e a coordinare squadre di soccorso, affinché conoscano preventivamente le procedure, le norme di ingaggio e le linee gerarchiche di comando e controllo su entrambi i lati del confine.

Protezione civile: il libretto di servizio cartaceo diventa digitale

Protezione civile: il libretto di servizio cartaceo diventa digitale

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa i militi di protezione civile che, a partire dal 1° giugno 2026, il libretto di servizio cartaceo sarà sostituito da un’apposita soluzione digitale sviluppata a livello federale. Il libretto non verrà più aggiornato né rilasciato. Un cambiamento che comporta importanti vantaggi sia per i militi, sia per la gestione dei processi amministrativi.

La misura si inserisce nel processo di digitalizzazione avviato dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), che prevede il passaggio a piattaforme centralizzate per la gestione dei dati amministrativi legati al servizio militare e alla protezione civile.
Per quanto riguarda i militi di protezione civile, in futuro tutte le informazioni finora contenute nel libretto confluiranno nella piattaforma digitale “Gestione dei servizi nella protezione civile”. Questo nuovo strumento permetterà di consultare in modo semplice e immediato i dati relativi alla propria carriera, ai servizi svolti e programmati, nonché ai propri dati personali. La nuova soluzione digitale contribuirà a semplificare i processi amministrativi e consentirà ai militi di accedere al sistema in ogni momento e da qualsiasi luogo. Anche dopo il 1° giugno 2026, il libretto di servizio cartaceo manterrà la sua validità come documento ufficiale per i dati registrati prima del passaggio al nuovo sistema digitale. Esso dovrà pertanto essere conservato fino al termine dell’obbligo di prestare servizio nella protezione civile.08
L’utilizzo della piattaforma digitale non è obbligatorio. L’introduzione del nuovo sistema avverrà in modo assistito e graduale, con il supporto delle Regioni di protezione civile, in occasione dei prossimi servizi.

Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Comunicato stampa

Dal 1° gennaio 2026 sul territorio ticinese sono stati predisposti 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) destinati alla cittadinanza. La loro funzione principale è di offrire un primo punto di riferimento sicuro per ricevere informazioni tempestive e assistenza in caso di situazioni straordinarie. Questi luoghi, distribuiti in maniera capillare, sono il frutto di una stretta collaborazione tra le autorità cantonali, i Comuni ticinesi e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP).

Durante le situazioni straordinarie, i normali canali di comunicazione potrebbero risultare compromessi o funzionare solo parzialmente. Per garantire un collegamento costante e diretto tra le autorità e la popolazione, il Cantone Ticino, in collaborazione con i Comuni ticinesi e l’UFPP, hanno organizzato 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) che saranno attivati in caso di eventi eccezionali come catastrofi naturali, interruzioni prolungate della corrente elettrica, o in generale in presenza di situazioni che comportano un pericolo diffuso. In questi luoghi, la cittadinanza potrà ottenere informazioni ufficiali aggiornate.
I punti di raccolta d’urgenza sono distribuiti all’interno dei confini comunali e si trovano in prossimità di strutture pubbliche. La posizione geografica di tutti i PRU è consultabile tramite la pagina www.ti.ch/pru oppure sul geoportale ufficiale della Confederazione.
In caso di situazione straordinaria, l’apertura dei punti di raccolta d’urgenza viene comunicata tempestivamente tramite i media tradizionali (come radio e televisione) dalla piattaforma Alertswiss (www.alertswiss.ch) e dai canali di comunicazione ufficiali del proprio Comune. La prontezza operativa e la gestione dei PRU sono riprese dai Comuni, che hanno designato un responsabile per la protezione della popolazione.
Tra il 16 e il 18 marzo 2026, presso il Centro d’istruzione della protezione civile di Rivera, ai responsabili comunali verrà consegnata una radio POLYCOM. Questo dispositivo, che fa parte della dotazione base di ogni PRU, garantisce la comunicazione d’urgenza anche quando i mezzi di comunicazione convenzionali non funzionano. A margine della consegna è previsto un momento di istruzione curato dai responsabili della Sezione del militare e della protezione della popolazione e dai servizi tecnici della Polizia cantonale. 
Con l’introduzione di questa rete, il Ticino si allinea agli altri Cantoni svizzeri, completando così l’implementazione a livello nazionale di una misura fondamentale di protezione della popolazione. Sebbene l’apertura dei PRU sia subordinata a situazioni straordinarie, i centri rimarranno presenti fisicamente sul territorio e costituiranno un tassello strategico della gestione delle emergenze e delle crisi a livello comunale, cantonale e federale.  

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito: www.ti.ch/pru.

‘Sì alla giornata informativa obbligatoria anche per le donne, ma da Berna un adeguato indennizzo’

‘Sì alla giornata informativa obbligatoria anche per le donne, ma da Berna un adeguato indennizzo’

Esercito e protezione civile, il governo ticinese favorevole alla proposta messa in consultazione dal Consiglio federale. Tema finanze però da chiarire

Sì all’introduzione di una giornata informativa obbligatoria (anche) per le giovani svizzere sul servizio militare e sulla protezione civile, ma la Confederazione sostenga finanziariamente in maniera adeguata i Cantoni per i relativi costi supplementari. Così il governo ticinese sulla proposta del Consiglio federale di estendere l’obbligo di seguire la giornata informativa, ora sancito per gli uomini, alle donne. Per le quali oggi la partecipazione è facoltativa. E per le quali, a differenza dei giovani connazionali di sesso maschile, il servizio militare resterebbe comunque volontario.

‘Pari opportunità rafforzate’
Il Consiglio di Stato accoglie dunque “positivamente” quanto prospettato da Berna. “Questa iniziativa – scrive Bellinzona all’indirizzo del ministro federale della Difesa Martin Pfister – consente alle partecipanti di acquisire il diritto e il dovere di informarsi in modo approfondito sulla nostra politica di sicurezza, nonché di conoscere le numerose possibilità di impegno e le opportunità di carriera offerte dall’esercito e dalla protezione civile”. In tal modo, rileva il governo cantonale, “lo Stato compie un passo concreto verso una maggiore parità tra donne e uomini, contribuendo al rafforzamento delle pari opportunità”. Non solo. L’introduzione di una giornata informativa obbligatoria per le donne “contribuirà a garantire effettivi a favore del personale dell’esercito e della protezione civile favorendone l’omogeneità”, sottolinea il Consiglio di Stato, osservando che “il presente disegno di legge completa così altre misure attualmente adottate in relazione alle volontà di garantire il necessario effettivo di astretti al servizio”.

‘Onere sproporzionato per i Cantoni’
Nella presa di posizione trasmessa di recente a Berna nel quadro della procedura di consultazione, il governo ticinese affronta anche il capitolo finanziario e al riguardo tiene a evidenziare “l’importanza della collaborazione” tra Confederazione e Cantoni. Sì, perché l’eventuale obbligo anche per le donne di partecipare alla giornata informativa “comporterà dei costi aggiuntivi per i Cantoni”. Ragion per cui Bellinzona propone che la Confederazione “indennizzi in misura adeguata le spese supplementari derivanti dalla formazione”. Per il Consiglio di Stato, il principio dell’indennità “andrebbe fissato in linea di massima a livello di legge”, mentre l’importo “andrebbe disciplinato a livello di ordinanza”. E osserva: “Un’adeguata normativa in materia di indennità coprirebbe quindi i costi supplementari generati dalla Confederazione (esercito e protezione civile sono materie di sua competenza, ndr) secondo il principio della causalità, rafforzerebbe l’accettazione del progetto da parte dei Cantoni e garantirebbe la sicurezza per la pianificazione e per l’esecuzione”. Con l’estensione alle donne dell’obbligo di seguire la giornata informativa vi sarebbe infatti “un raddoppio del numero di partecipanti: a causa della preparazione, dell’attuazione e delle ovvie necessità logistiche ampliate, si prevedono costi supplementari annui pari a circa 3,3 milioni di franchi (costi complessivi stimati in circa 7 milioni di franchi)” sul piano nazionale. “Considerato – prosegue il governo ticinese – come la Confederazione quantifichi i propri costi supplementari annui pari a circa 150’000 franchi, risulta dunque sproporzionato l’onere posto a carico dei Cantoni”.
Insomma, il Consiglio di Stato si dice “favorevole” all’introduzione della giornata informativa obbligatoria anche per le donne, “ritenuto come questa misura rientri nel chiaro interesse della Confederazione, che è in ultima analisi la sola, ed esclusiva, responsabile dell’esercito”. Tornando all’aspetto finanziario, Bellinzona reputa però “inappropriato” – alla luce dei “limitati margini di manovra a livello cantonale”, dell’“elevato onere già derivante da altri compiti imposti dal diritto federale” e del “principio dell’equivalenza fiscale” – che i Cantoni “siano chiamati ad attuare l’estensione della giornata informativa senza un adeguato indennizzo”.
L’estensione alle giovani svizzere dell’obbligo di partecipare alla giornata informativa renderebbe preliminarmente necessaria la modifica della Costituzione federale, tramite votazione popolare. Il nuovo secondo capoverso dell’articolo 59, confezionato da Berna, sarebbe il seguente: “Per le Svizzere il servizio militare è volontario. Sono tenute a partecipare a una manifestazione informativa”. Per il Consiglio federale, come indicato dallo stesso nel comunicare lo scorso novembre l’avvio della consultazione, in caso di accettazione da parte del popolo e dei Cantoni, l’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne “potrà avvenire il 1° gennaio 2030”.

Ora in Ticino
In Ticino le giornate informative, spiega dal Dipartimento istituzioni il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione (Smpp), il colonnello Smg Ryan Pedevilla, «si svolgono al Centro istruzione della protezione civile a Rivera e a esse sono convocati i cittadini svizzeri maschi che in quell’anno hanno raggiunto la maggiore età». Le giornate, organizzate dalla Smpp, sono più di una e concentrate nel mese di settembre. «Durante questi momenti informativi vengono illustrati ruoli e compiti dell’esercito, del servizio civile e della protezione civile e quindi le varie opportunità che si hanno, nell’ambito della politica di sicurezza della Confederazione, di servire il proprio Paese», ricorda Pedevilla. Nel 2025 le giornate sono state seguite da «1’430 giovani, di cui ottantacinque ragazze, che hanno partecipato a titolo volontario». Le giovani donne, continua Pedevilla, «hanno la possibilità di seguire le giornate insieme ai ragazzi oppure di prendere parte a questi momenti informativi in due sabati e in classi di sole ragazze, con la presenza di ufficiali donne in qualità di relatrici».

Da www.laregione.ch

Sirene d’allarme, prova superata

Sirene d’allarme, prova superata

“La verifica dei dispositivi è importante per essere pronti in caso di emergenza”

Pochi secondi di brivido, uno sguardo all’orologio. Sono le 13.30 del primo mercoledì di febbraio. Tutto nella norma. È un appuntamento fisso fin dagli anni Settanta quello con la prova delle sirene che, anche per il 2026, è stata superata. Come ha fatto sapere l’Ufficio federale della protezione della popolazione, il 99 per cento dei 5’000 dispositivi fissi ha funzionato in modo ineccepibile.
In Ticino mercoledì scorso sono stati attivati i 416 dispositivi di Allarme generale che hanno rotto il silenzio con il loro suono modulato e continuo. Nel pomeriggio è stato anche testato il segnale di allarme acqua nelle zone situate a valle delle dighe.
«Un sistema di allarme è credibile solo se viene controllato con regolarità. – sottolinea Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – La prova annuale consente di verificare che ogni componente funzioni correttamente e di intervenire prontamente in caso di criticità».

Prova superata in Ticino
Come rende noto la Sezione del militare e della protezione della popolazione, dal primo rapporto intermedio emerge che l’azionamento delle sirene dalle centrali d’allarme si è svolto regolarmente e senza criticità rilevanti. La verifica del funzionamento e dell’efficacia dei dispositivi può pertanto considerarsi superata.
La prova annuale del sistema permette non solo di testare le sirene ma anche di ricordare alla cittadinanza come comportarsi in caso di emergenza. Nell’eventualità di un vero Allarme generale, la popolazione è infatti invitata a seguire tre indicazioni fondamentali: ascoltare la radio, seguire le istruzioni delle autorità e informare i vicini.  
«La sicurezza è un obiettivo condiviso e il risultato di un lavoro costante – precisa Gobbi – Le istituzioni garantiscono infrastrutture affidabili, ma anche la responsabilità individuale, l’attenzione e la consapevolezza dei cittadini fanno parte del sistema di protezione».

Un sistema utile anche nella vita quotidiana
Il 29 dicembre del 2020 le sirene si attivarono nel comune di 3’000 abitanti di Rorbas nel Canton Zurigo. Accendendo la radio, i residenti hanno scoperto il motivo dell’allarme: l’acqua corrente era stata contaminata e doveva essere fatta bollire prima di essere bevuta. Un caso che ricorda come le sirene non servano solo per scenari estremi come una guerra, ma anche per emergenze concrete e locali che richiedono un’informazione rapida alla popolazione.
La giornata di test è servita anche a verificare la diffusione delle notifiche tramite l’app Alertswiss. In parallelo all’allarme generale, ogni Cantone ha inviato una notifica di livello “Informazione”, che non attiva segnali acustici sugli smartphone, ma consente di testare la corretta ricezione dei messaggi ufficiali. Dal suo lancio nel 2018, l’applicazione è stata installata su oltre 2,3 milioni di dispositivi e viene utilizzata regolarmente dalle autorità per informare la popolazione in caso di eventi rilevanti.
«Le sirene attirano l’attenzione immediata, ma oggi la protezione della popolazione passa anche da strumenti digitali – conclude Gobbi – Alertswiss permette di fornire indicazioni chiare e aggiornate, completando in modo efficace il sistema di allarme tradizionale».

23 nuovi ufficiali di Protezione civile

23 nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni accoglie con soddisfazione la promozione di 23 nuovi ufficiali di Protezione civile, tra i quali figurano anche un nuovo istruttore professionista e due donne.

Lo scorso 12 dicembre 2025, presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera, si è svolta una breve ma significativa cerimonia. 
Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione, dei collaboratori della Sezione del militare e della protezione della popolazione e di alcuni ospiti – tra cui due funzionari della Direzione generale e sicurezza di Protezione civile Regione Lombardia – il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, si è rivolto ai nuovi ufficiali ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità dimostrati a favore della cittadinanza, nonché per l’elevato livello di formazione raggiunto.
In seguito, ha proceduto alla consegna dei diplomi di riconoscimento.
I neo promossi sono:

Regione PCi 3Valli
tenente Frusetta Florin
tenente Maroni Steve

Regione PCi Bellinzonese
capitano Ducoli Matteo
tenente Paris Christian
tenente Pellegrini Andrea
tenente Ruchonnet Patrick

Regione PCi Locarno e Vallemaggia
tenente Knobel Russel
tenente Maggini Michele
tenente Mancini Christian
tenente Martinoni Filippo

Regione PCi Lugano Campagna
tenente Campana Ruben
tenente Canonica Danilo
tenente Gianinazzi Aramis
tenente Tami Jordan
tenente Vos Robin

Regione PCi Lugano Città                                           
tenente Brasser Jessica
tenente Fuoti Sacha
tenente Manser Loris
tenente Marano Andrea
tenente Pelloni Federico
tenente Prati Emanuele

Regione PCi Mendrisiotto
tenente Caccialanza Giorgio

Sezione del militare e della protezione della popolazione
tenente Pennino Anna                                                                

Ticinesi sempre più in fuga dal militare

Ticinesi sempre più in fuga dal militare

Gobbi: «Preoccupante. Ci vuole un cambio di mentalità»

Sono sempre più numerosi i giovani che preferiscono il servizio civile a quello militare. Dal 15,9% del 2020 si è arrivati al 21,6% del 2024.
Nel 2024 il 21,6% dei giovani ticinesi ha scelto il servizio civile, preferendolo al militare. Una cifra, questa, che segna un deciso aumento (+5,7%) rispetto al 15,9% del 2020 e che è in netta controtendenza con il dato nazionale.
A svelarlo, nell’odierna conferenza stampa dedicata all’Esercito e al suo impatto in Ticino, è stato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
«Bisogna riconoscere l’impegno del soldato» – «A livello svizzero siamo passati dal 16,3% del 2020 al 14,6% del 2024», ha sottolineato il consigliere di Stato, soffermandosi poi sul trend ticinese. «Per il nostro cantone questa crescita è un elemento di preoccupazione perché mancando militi ticinesi anche le nostre formazioni rimangono indebolite».
E secondo Gobbi sarebbe auspicabile un dietrofront. «Bisogna valorizzare maggiormente il milite, e l’Esercito sta già sviluppando la comunicazione in questa direzione. Evidentemente a livello di curriculum fare il soldato di fanteria porta meno che operare come appoggio in una scuola o in una casa anziani. È questa la sfida».
«La verità è che oggi non viene riconosciuto l’impegno del soldato a difesa del proprio Paese e della popolazione», ha sottolineato il consigliere di Stato. «Ci deve essere quindi un cambio di mentalità generale».
Voto in vista e Gobbi raccomanda il “no” – Sull’onda di questo calo di interesse verso la scuola reclute Gobbi ha quindi raccomandato un no alla votazione federale del 30 novembre sul servizio civico. «Oggi più che mai abbiamo bisogno di creare delle forze principali a sostegno della difesa del Paese. Forse l’abbiamo un po’ dimenticato, ma l’Esercito è qui per difenderci. E ricordiamoci che siamo già sotto attacco, forse non siamo bersagliati con armi militari ma lo siamo attraverso gli attacchi informatici».
Difendere, prima di tutto – «La ragione d’essere delle forze armate è quella di difendere», ha convenuto Maurizio Dattrino, comandante della divisione territoriale 3. «Come altri compiti abbiamo aiutare e proteggere, ma se l’Esercito sa difendere sa anche aiutare e proteggere».
«Sì alla giornata informativa obbligatoria per le donne» – Si è quindi parlato del messaggio messo in consultazione questa settimana dal Consiglio federale riguardante l’introduzione della giornata informativa obbligatoria anche per le donne. «Il Ticino sostiene fortemente questa richiesta. E sono già diversi anni che scriviamo alle giovani ticinesi per ricordare loro la possibilità di partecipare», ha dichiarato Gobbi.
Gli investimenti – Al termine della conferenza stampa David Gastaldi, capo del Settore gestione delle costruzioni di Armasuisse, ha infine illustrato gli investimenti passati e futuri fatti dall’Esercito nel nostro cantone.
Tra i progetti futuri a corto termine si prospetta la realizzazione del nuovo Centro medico della regione al Monteceneri, con costi pari a 17 milioni di franchi, e la costruzione di nuovi edifici dedicati alla logistica nel nord del Ticino, con 38 milioni di franchi. I lavori, per entrambi, inizieranno nel 2026.
Con una visione più a lungo termine, è prevista la ristrutturazione totale della caserma del Monteceneri, con investimenti pari a 22 milioni e un inizio dei lavori nel 2033, così come il risanamento delle caserme di Ariolo, il cui cantiere prenderà il via nel 2034. «Questi investimenti hanno delle ricadute economiche dirette sul territorio, anche a favore di privati e Comuni», ha concluso Gobbi.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1883369/ticinesi-sempre-piu-in-fuga-dal-militare-gobbi-preoccupante-ci-vuole-un-cambio-di-mentalita

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Esercito, l’impatto in Ticino è di oltre 5mila militi e 350 milioni di franchi
Il direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi, il comandante della Divisione territoriale 3 Dattrino e Castaldi per Armasuisse immobili fanno il punto.

227 militari di professione tra ufficiali, sottufficiali, specialisti e piloti. 5’382 militi ticinesi, di cui 5’271 assegnati a formazioni dell’esercito, la metà di questi tra Gruppo artiglieria 49, Battaglione fanteria di montagna 30 e Battaglione di salvataggio 3. Un dato allarmante, l’aumento di partenze per il servizio civile prima della scuola reclute – nel 2020 erano il 15,9% adesso il 21,6% –, quando a livello nazionale il dato è in controtendenza. Un altro dato, molto più lusinghiero: 350 milioni di franchi di investimenti dal 2015, con il 75% delle spese per prestazioni, pianificazione e edili che ricade sul territorio ticinese.
È questo in soldoni l’impatto dell’esercito sul Canton Ticino, oggetto di una conferenza stampa convocata oggi con l’obiettivo – afferma il direttore del Dipartimento istituzioni e presidente del governo Norman Gobbi – «di portare un’entità che sembra lontana e ogni tanto poco percettibile più vicina, a una dimensione più reale a livello umano, fisico e di investimento». Partendo dal ‘capitale umano’, i militi, che Gobbi ricorda essere per la metà nel gr art 49, nel bat fant mont 30 e nel bat salv 3 «dal momento che era uno degli obiettivi del Dipartimento, concentrare gli sforzi principali in tre battaglioni almeno a maggioranza assoluta italofona». Certo, le partenze verso il servizio civile fanno riflettere Gobbi: «È un numero molto elevato, ed elemento di preoccupazione perché mancando militi ticinesi anche le formazioni vengono indebolite nella loro alimentazione, che oggi più che mai necessità persone vista la situazione globale e geopolitica per nulla rassicurante». Per questo motivo «come capo del Dipartimento istituzioni raccomando di votare no all’iniziativa del 30 novembre, oggi più che mai abbiamo bisogno di creare sforzi principali a sostegno della difesa del Paese, della protezione della popolazione e per rispondere agli obblighi costituzionali».
Il direttore del Di ha anche salutato positivamente la decisione del Consiglio federale di promuovere la consultazione sull’obbligatorietà delle giornate formative per le donne: «Il Ticino ha sempre sostenuto questa richiesta, da anni scriviamo alle giovani ricordando la possibilità ora facoltativa di partecipare. Fondamentalmente il Consiglio federale chiede la parità di genere e permette di sensibilizzare meglio sulla questione della sicurezza». Che per Gobbi è fondamentale: «Fin da quando siamo piccoli veniamo allenati a scuola e a casa su come si separano i rifiuti, ma della sicurezza si parla poco e ci si accorge che manca solo quando non c‘è più. Per questo è una richiesta sostenuta dai Cantoni, e in Ticino a queste giornate partecipano già molte ragazze. Quindi, questa idea, tanto balzana non è».

‘Se c’è la difesa, ci sono anche tutti gli altri obblighi’
Di fianco a lui, era presente pure il Divisionario Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3, che non ci gira affatto attorno: «La ragion d’essere dell’esercito è difendere, se un esercito è in grado di farlo e ha i mezzi, i sistemi e il personale sufficiente per il compito, è in grado di assolvere anche a tutti gli altri compiti. Che sono aiutare e proteggere». Nella protezione, Dattrino ricorda quanto fatto dall’esercito durante i giorni della Ucraine recovery conference a Lugano nel 2022, e con il prospettarsi di una nuova conferenza nel 2026 «se la Polizia cantonale riterrà giusta una presenza della Divisione territoriale 3, risponderemo presente».
Per quanto riguarda l’aiuto, invece, non bisogna andare tanto in là con la memoria. Basta ricordare il dramma dell’alluvione della Vallemaggia, «con l’impiego ‘Aqua 24’ abbiamo sostenuto e aiutato al meglio possibile la popolazione», rivendica il Divisionario Dattrino.
Sulla difesa, invece, il discorso si fa anche economico: «La presenza militare e dei corsi di ripetizione nel biennio 2024/2025 ha dato 138’747 pernottamenti, con ricadute per Comuni e privati di quasi otto milioni di franchi».
Per non parlare dell’indotto generale, illustrato dal capo settore gestione delle costruzioni presso Armasuisse immobili David Castaldi. Ovvero quei 350 milioni tra progetti partiti, conclusi e previsti in Ticino. Esempi? «Il Centro logistico dell’esercito al Monte Ceneri, la sala polivalente della piazza d’armi di Isone, la centrale termica di Locarno, il centro medico della regione Monte Ceneri e, sempre sul Monte Ceneri, la prevista ristrutturazione delle tre caserme. Anche le tre di Airolo saranno ristrutturate, ma qui i tempi saranno leggermente più lunghi».

Il nodo servizio civile
Quindi molte luci, tanti soldi di indotto ma anche qualche ombra. Quella di un servizio civile più volte definito “concorrenza sleale” e dati che confermano una certa difficoltà nel reclutamento e nel suo mantenimento. Rispondendo a ‘laRegione’ sul tema, Gobbi sottolinea come «l’esercito sta sviluppando molto la comunicazione per valorizzare la figura dei militi. È chiaro: fare il soldato di fanteria a livello di curriculum porta molto meno che fare servizio civile in una scuola o in una casa anziani, non viene riconosciuto il sostegno a tutela della popolazione». Quindi, «occorre valorizzare di più i nostri soldati e militi, non solo quelli di carriera ma tutti. Il loro impegno per la nostra difesa è fondamentale, perché proprio ‘difendere’ oggi è un compito essenziale e che negli ultimi trent’anni è stato un po’ dimenticano. Spesso ci si dimentica che siamo già in una guerra ibrida, siamo già sotto attacco, non con armi militari ma con raccolta di informazioni, azioni di disturbo, minacce alla personalità. L’obiettivo generale è destabilizzare, e il ruolo dell’esercito è fondamentale». Gli fa eco Dattrino: «Ho pieno e assoluto rispetto per chi sceglie il servizio civile per motivi di coscienza, e serve anche essere onesti: a 18 o 19 anni anche io forse avrei preferito continuare i miei allenamenti e la mia vita piuttosto che prendere il treno la domenica mattina e ritornare il sabato. Fare il soldato di guardia alle due di notte al freddo può non essere motivante, ma l’esercito va oltre. E il suo ruolo lo abbiamo ben spiegato. Chiaramente dobbiamo essere coscienti che quella del servizio civile è una grande concorrenza, per questo motivo i Cantoni hanno sempre sostenuto le iniziative per rendere meno interessante questa comoda alternativa».

Da www.laregione.ch

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L’impatto economico e sociale dell’esercito in Ticino
Posti di lavoro, investimenti e sicurezza – A Bellinzona sono stati presentati i numeri, meno conosciuti, della presenza militare nel territorio

Le ricadute delle attività dell’esercito svizzero in Ticino. Il tema è stato al centro di una conferenza stampa tenutasi venerdì a Bellinzona. Un incontro che il direttore del Dipartimento delle istituzioni, al microfono del Quotidiano, ha motivato così: “Quando se ne parla sembra qualcosa di distante, invece è una realtà presente sul territorio cantonale con posti di lavoro, e sono quasi 850, ma anche ricadute dirette per quanto riguarda acquisti e la presenza della truppa. Ci sono inoltre gli investimenti per gli immobili che armasuisse crea nel nostro cantone”, ha detto Norman Gobbi.
Nella sala stampa di Palazzo delle Orsoline i relatori hanno sottolineato il ruolo dell’esercito nella difesa, nella protezione della popolazione e come aiuto. Ad esempio nella Vallemaggia alluvionata, con l’impiego di forze aeree, per la ricerca di persone, per lo sgombero di materiale e la ricostruzione.
Ma ci sono anche le ricadute economiche che la presenza grigioverde assicura al territorio: “Nel 2024 i pernottamenti sono stati circa 130’000 con una ricaduta di quasi 8 milioni di franchi a beneficio sia dei Comuni sia di alberghi e ristorazione“, ha ricordato Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3.
Per quanto concerne invece gli immobili dell’esercito, sono 350 i milioni di franchi per investimenti conclusi, in fase di realizzazione o in pianificazione. Lavori in gran parte affidati a ditte locali. “Nei prossimi anni – ha detto David Gastaldi, capo settore gestione costruzioni di armasuisse – saranno investiti 38 milioni per edifici a Quinto, Ambrì e Claro, dove è stato comprato uno stabile per avere una connessione con la rete ferroviaria. C’è inoltre il Centro medico regionale del Monte Ceneri dove saranno investiti 17 milioni”.
Un punto critico sottolineato in conferenza stampa è la tendenza, da parte dei ticinesi, a passare dal militare al servizio civile. Ora avviene nel 21,6% dei casi, ben al di sopra del 14,6% della media svizzera.
“Molti ticinesi – ha osservato Gobbi – sono studenti e oggi, per un piano di studi, il servizio civile è molto più compatibile. Questo però deve essere contrastato, secondo noi, con una valorizzazione di coloro che prestano servizio militare. Proprio perché è un servizio a favore della collettività per quanto concerne la sicurezza, la protezione e la difesa del nostro Paese. Un bisogno che oggi è più importante che mai”.
Attualmente sono quasi 5’400 i militi ticinesi, tra di loro le donne sono poco più di un centinaio.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/L%E2%80%99impatto-economico-e-sociale-dell%E2%80%99esercito-in-Ticino–3279551.html

“Una nuova era nella gestione dei migranti”

“Una nuova era nella gestione dei migranti”

Norman Gobbi commenta l’avvenuta inaugurazione del Centro Polifunzionale di Camorino

L’apertura, avvenuta lo scorso 27 settembre, del Centro cantonale polivalente di Camorino rappresenta per Norman Gobbi molto più di una nuova struttura ricettiva. Il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni ha definito questo progetto da 13,5 milioni di franchi “una svolta storica nel modo in cui il Ticino gestisce l’accoglienza dei migranti, restituendo il controllo al Cantone, allo scopo di ridurre i costi operativi e assistenziali”.
Gobbi ha sottolineato come il nuovo centro segni un approccio innovativo: “con questa struttura fuori terra, moderna e funzionale, dimostriamo che è possibile coniugare efficienza amministrativa e percorso integrativo“. I 175 posti letto distribuiti su tre livelli, con camere per famiglie e spazi comuni, sostituiranno non solo il rifugio sotterraneo, ma anche i collocamenti in Hotel o pensioni.
La vera innovazione, secondo Gobbi, sta nel modello gestionale: “Per la prima volta in Ticino un centro d’accoglienza è gestito direttamente dall’Amministrazione cantonale, attraverso un ufficio dedicato. Questo ci permette un presidio più ravvicinato, una razionalizzazione dei costi e soprattutto un controllo diretto sui processi di integrazione“. La collaborazione con la Croce Rossa del Sottoceneri garantisce comunque competenze specifiche mantenendo la regia pubblica.
Il direttore ha evidenziato l’importanza del percorso integrativo: “Gli ospiti non vengono parcheggiati in attesa senza che abbiano nulla da fare, ma seguono attività formative, occupazionali e corsi che li preparano all’autonomia. È un investimento per evitare che dipendano dalla pubblica assistenza e per la sicurezza del territorio“.
Sul fronte della sicurezza interna, Gobbi ha rassicurato la popolazione di Camorino, coinvolta fin dall’inizio nel progetto: “Non ci sono divise, ma personale formato professionalmente. Il dialogo con i cittadini è stato fondamentale, continua e continuerà ad esserlo“.
Guardando al futuro, Gobbi ha voluto lanciare un messaggio chiaro: “Questo centro dimostra che accoglienza efficiente e controllo del territorio non sono incompatibili. È la prova che con trasparenza, gestione pubblica e visione strategica si possono superare le divisioni ideologiche. Il Ticino ha scelto la strada della modernità e della responsabilità, ed è un modello da cui altri cantoni potranno trarre ispirazione“.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

Un nuovo spazio per anticipare le crisi e dare aiuto alla popolazione

Un nuovo spazio per anticipare le crisi e dare aiuto alla popolazione

Camorino: apre le porte il nuovo Centro cantonale polivalente, per accogliere i migranti ma anche chi, in Ticino, si trova ad affrontare situazioni di emergenza

Sabato pomeriggio a Camorino apre le porte alla popolazione il nuovo Centro cantonale polivalente. Un centro che accoglierà parte dei migranti attribuiti al Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione. Aprirà il 1° ottobre e avrà una capacità di circa 170 posti letto.
Il centro – ed è una prima – sarà gestito direttamente dal Dipartimento delle Istituzioni (DI), che collaborerà con la Croce Rossa. Il nostro Radiogiornale ne ha parlato con il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del DI, che ha spiegato il perché di un centro polifunzionale, ovvero che: “Questo obiettivo lo abbiamo sviluppato dopo le crisi migratorie: abbiamo capito che è importante avere delle strutture in grado di assorbire quelli che sono dei flussi migratori ingenti. Flussi che regolarmente si sono presentati negli ultimi anni. Lo Stato deve anticipare le crisi o le emergenze, essendo (il centro, ndr.) polifunzionale è anche dedicato alla protezione della popolazione. Per esempio, in caso di evacuazioni da immobili per incendi o in caso di allontanamento da casa per violenze domestiche. Oppure pensiamo anche a tutti i pericoli naturali che si stanno manifestando: è un centro a disposizione di tutta la popolazione e non solo nell’ambito della prima accoglienza dei migranti”.
Una delle particolarità di questa struttura, continua Norman Gobbi, è il fatto di essere modulare e vedrà l’intervento anche di funzionari del Dipartimento della sanità e della socialità, nell’ambito della presa a carico delle persone fragili.  

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Un-nuovo-spazio-per-anticipare-le-crisi-e-dare-aiuto-alla-popolazione–3150243.html

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Accoglienza, apre i battenti il centro di Camorino

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?urn=urn:rsi:video:3115100

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Migranti ma non solo al nuovo centro di Camorino, Chiesa: “è concepito per un uso flessibile”

170 i posti letto presenti nella struttura, che potrà essere adottata anche a esigenze di protezione della popolazione. Tutto ciò in un momento in cui il pressing migratorio sul Cantone rimane a livelli estremamente alti.
Porte aperte oggi al nuovo centro polivalente di Camorino. La struttura appena ultimata ospiterà migranti, ma potrà anche essere adattata a esigenze di protezione della popolazione. “È uno spazio concepito per un uso estremamente flessibile”, spiega a Ticinonews Federico Chiesa, capo Ufficio del Centro. “Al pian terreno troviamo degli appartamenti pensati per famiglie o per persone nell’ultima fase di permanenza nella struttura, in modo che abbiano la possibilità di imparare a gestire un appartamento, prima di riceverne uno sul territorio”. Al primo piano, invece, “abbiamo delle camere doppie, triple, quadruple, e degli spazi comuni”. La struttura si vuole assolutamente aperta alla realtà circostante. “Aperta nel senso che vogliamo stimolare le persone a uscire sul territorio. Il nostro obiettivo è di poter mantenere gli ospiti occupati”.
 
I numeri
La collaborazione fra DI, Croce Rossa e DSS permetterà agli ospiti di affrontare al meglio la prima fase d’integrazione, in un momento in cui i numeri migratori in Ticino restano alti. “L’anno scorso sono stati attribuiti al nostro cantone 533 persone facenti parte del settore dell’asilo ordinario”, conferma Renzo Zanini, Capo Ufficio Richiedenti asilo e rifugiati. “Nel 2025 i numeri dovrebbero confermarsi all’incirca su quei valori. Oggi a beneficio di prestazioni assistenziali ci sono 2’400 persone con Statuto di protezione S, a cui si sommano oltre 2’000 individui facenti parte dell’asilo ordinario”. Il Cantone, recentemente, ha portato diverse misure per il contenimento dei costi. “Non è tuttavia possibile farsi bastare quanto eroga la Confederazione, perché il contributo fornito è destinato solo a una parziale copertura delle spese”.
 
La questione della sicurezza
Per il centro resta fondamentale anche la dimensione della sicurezza, che beneficia di un approccio organizzativo innovativo. “Siamo andati a visitare sette Cantoni e un elemento che hanno sottolineato tutti è di evitare assolutamente le divise”. Non per niente “il nostro personale di sorveglianza sarà in civile. Sono professionisti formati nell’ambito della mediazione, dunque per un’interazione serena con gli ospiti”, conclude Chiesa.
 
 
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Inaugurato il nuovo centro per migranti

Aprirà le porte mercoledì 1° ottobre e avrà una disponibilità di 170 posti letto. Si tratta del nuovo Centro cantonale polivalente presentato sabato a Camorino. Ospiterà parte dei migranti assegnati al canton Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione, nel quadro della loro prima fase di integrazione, ma la sua multifunzionalità permetterà di adattarlo anche nel caso in cui ad averne bisogno fosse la popolazione, come nei casi, ha precisato il consigliere di Stato Norman Gobbi, di spostamento di persone a causa di incendi o di allontanamenti dal domicilio successivi a violenza domestica.
Particolarità del nuovo Centro, sarà gestito direttamente dall’Amministrazione cantonale per quel che attiene a logistica, amministrazione, sorveglianza e presa a carico sanitaria.
La Croce Rossa svizzera collaborerà, su mandato del Dipartimento della sanità e della socialità, per quanto riguarda il percorso integrativo degli ospiti.
Ospiti che potranno appartenere a profili diversi: persone in possesso di uno status di rifugiato, persone che non possono essere rimpatriate a causa della situazione politica nel loro Paese e persone in procedura ampliata. Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il nuovo Ccp «risponde a un obiettivo sviluppato dopo le ultime crisi migratorie, per permetterci di assorbire quelli che sono i flussi migratori importanti. Che, per altro, negli ultimi anni si sono ripresentati in maniera regolare».
La nuova costruzione sorge nel quartiere Ala Munda, accanto allo svincolo autostradale e alla Sezione della circolazione, in una zona discosta dall’abitato, la cui popolazione è comunque stata coinvolta nel processo di informazione sull’edificazione del Ccp e che sabato pomeriggio ha potuto visitare la struttura e relazionarsi con il personale.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 settembre 2025 de La Regione
 
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«Integrazione e accoglienza» Tolti i veli al Centro migranti
La struttura, realizzata in zona «Ala Munda», si appresta ad ospitare i richiedenti l’asilo attribuiti al Cantone e prevede un ruolo diretto del Dipartimento delle istituzioni – Il capoufficio Federico Chiesa: «Studiate le soluzioni ottimali»

Accoglienza, apertura e integrazione. Sono le parole usate per descrivere il nuovo Centro cantonale polivalente di Camorino nel quartiere «Ala Munda», la cui inaugurazione è avvenuta sabato alla presenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni e presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del sindaco di Bellinzona Mario Branda. Il nuovo Centro prevede il ruolo diretto dell’amministrazione cantonale (tramite il DI) nella sua gestione in termini logistici, amministrativi, di sorveglianza e di presa a carico sanitaria. «Gli ospiti sono il fulcro di tutta la struttura, abbiamo studiato le soluzioni migliori per garantire un’accoglienza e un’integrazione sul territorio», spiega Federico Chiesa, capoufficio del Centro cantonale polivalente, tracciando il profilo del nuovo stabile che inizierà ad accogliere i primi ospiti mercoledì 1. ottobre.
 
Investimento da 13,5 milioni
«In questi anni è stato fatto un lavoro importante», prosegue Chiesa. La struttura, realizzata con un investimento di 13,5 milioni di franchi, si sviluppa su tre piani e dispone di circa 170 posti letto (oltre agli spazi comuni e amministrativi). Qui saranno accolti parte dei migranti attribuiti al Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione nel corso della prima fase di integrazione. Gli ospiti, durante il soggiorno a Camorino, parteciperanno ad attività occupazionali, integrative, formative e scolastiche per i più piccoli, in attesa che venga loro attribuito un appartamento. Ma non solo richiedenti l’asilo: la struttura è a disposizione anche di chi fugge da situazioni di violenza domestica.
 
Rispondere alla pressione
Un’idea, quella del progetto, che ha visto la luce già una decina di anni fa, sull’onda della pressione migratoria del 2015-2016. « Abbiamo capito che serviva un Centro gestito direttamente dallo Stato», evidenzia Chiesa. Centro che può contare anche sulla collaborazione con la Croce Rossa (che opera su mandato del Dipartimento sanità e socialità) a livello psicologico e sociale. «Per capire come realizzare al meglio questa struttura abbiamo fatto un giro in sette centri di accoglienza migranti della Svizzera, oltre a quelli presenti in Ticino. Volevamo vedere come lavoravano e alcune realtà sono state illuminanti ». Sulla base di queste osservazioni sono quindi stati adattati dei concetti strutturali e gestionali, « pensando anche all’ambito della sicurezza ».
 
Personale in civile
E proprio riguardo alla sicurezza, rileva Chiesa, è stata scelta una linea precisa: «Gli agenti di sicurezza e il personale sanitario lavoreranno in civile per permettere una maggiore vicinanza agli ospiti e fare in modo che anche alla vista la loro presenza sia meno evidente. Abbiamo anche ridotto leggermente la presenza di questo personale rispetto ad altre strutture». Una scelta fatta per evitare di creare troppa dipendenza dalla struttura nei richiedenti l’asilo e lasciare loro più indipendenza. «Anche perché il Centro è pensato per soggiorni dai 9 ai 12 mesi, dopodiché gli ospiti saranno comunque seguiti ma senza più una struttura d’accoglienza. Quello che vogliamo fare è quindi riuscire a creare un equilibrio con l’obiettivo che queste persone, con un vissuto molto difficile, siano pronte a trovare la loro indipendenza». In tal senso il Centro è stato studiato in modo da essere il più possibile uno spazio aperto: «Gli ospiti usciranno per le loro necessità quotidiane, come la spesa, proprio per abituarsi a vivere sul territorio e integrarsi al meglio».
 
Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 settembre 2025 del Corriere del Ticino
Il Cantone acquista l’ex Infocentro Alptransit di Pollegio

Il Cantone acquista l’ex Infocentro Alptransit di Pollegio

Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha firmato oggi l’atto legale che completa l’acquisizione, da parte del Cantone, dello stabile e del terreno sul quale è edificato l’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio. Come noto, l’operazione di salvataggio dello stabile – che oggi viene utilizzato come Centro di formazione – era uno dei tasselli legati al progetto per la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, in zona Saleggina, e alla parallela rinaturazione del fiume Ticino.

L’acquisizione dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio – che finora era detenuto dal Cantone con la formula del diritto di superficie – era stata avviata nel gennaio 2022, con la firma di un atto di compravendita fra il Cantone e la Confederazione, rappresentata dall’ente militare armasuisse Immobili SA. Dal 2022 viene utilizzato dal Cantone quale centro di formazione per le attività legate alla protezione della popolazione.

La firma del contratto aveva segnato l’avvio di due progetti di interesse cantonale per i quali il Gran Consiglio aveva votato – nella primavera del 2021 – un credito da 16 milioni di franchi. Da un lato, la pianificazione ai Saleggi quale sede per il futuro Ospedale regionale di Bellinzona, unita alla rinaturazione del fiume Ticino; dall’altro, la contemporanea acquisizione da parte del Cantone dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio che occupa una superficie di circa 2.800 m2. Il costo dell’acquisto ammonta a 135 mila franchi.

Con il passaggio di proprietà sottoscritto oggi, la trattativa giunge a conclusione. Il lungo periodo di attesa, che durava dall’inizio del 2022, è stato motivato dall’esigenza di attendere la conclusione dei lavori di bonifica ambientale su un’ex area militare di 10.000 m2 nel terreno della Saleggina a Bellinzona, risanamento che restituisce un ettaro di terreno agricolo di alta qualità, ossia una cosiddetta superficie per l’avvicendamento delle colture (SAC).