Protezione civile: ecco i nuovi ufficiali

Protezione civile: ecco i nuovi ufficiali

Comunicato stampa

Lo scorso 7 dicembre 2023 si è tenuta presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera una breve quanto significativa cerimonia. Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione e del pool degli istruttori professionisti delle sei Regioni di Protezione civile, il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, col SMG Ryan Pedevilla, si è rivolto ai nuovi ufficiali, ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità a favore della cittadinanza e per l’ottimo livello di formazione raggiunto. Ha in seguito consegnato i diplomi di riconoscimento.

I neo promossi sono:

Regione PCi 3 Valli
capitano Vanza Fabiano
tenente Gaiani Filippo

Regione PCi Bellinzonese
tenente Benelli Fabio
tenente Gada Patrick
tenente Torrigiani Andrea

Regione PCi Locarno e Vallemaggia      
tenente Catone Dario
tenente Decristophoris Noah
tenente Do Vincenzo
tenente Frolli Alan
tenente Gallo Daniel
tenente Pedrini – Pedroli Eleonora
tenente Rosasco Joaquin

Regione PCi Lugano-Campagna
tenente Anzalone Luca
tenente Durmaz Bilgin
tenente Merlini Tommaso

Regione PCi Lugano-Città
tenente Milosevic Mladen
tenente Zoppi Simone

Regione PCi Mendrisiotto
tenente Morotti Davide

Sezione del militare e della protezione della popolazione
I tenente Marchese Luca

Protezione della popolazione – Formazione “SMEPI 23”

Protezione della popolazione – Formazione “SMEPI 23”

Comunicato stampa

Il Locarnese ha ospitato, nel corso del corrente anno, due edizioni del corso per gli stati maggiori degli enti di primo intervento «SMEPI». Si è trattato di una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Per la prima volta hanno partecipato pure dei quadri professionisti delle Regioni di protezione civile. Le attività si sono svolte nei Comuni di Locarno e di Tenero-Contra.

La Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP) propone, ormai da anni, moduli formativi per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione di situazioni che necessitano l’attivazione di uno Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI).
L’edizione 2023 ha visto impegnati circa cinquanta operatori degli enti di primo intervento (EPI) su due giornate di esercitazioni, durante le quali i professionisti del primo intervento e della protezione civile, hanno avuto la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche, coadiuvate da un team d’istruttori esperti.
Gli scenari proposti hanno simulato: un incidente all’interno della galleria Mappo-Morettina, un problema di ordine pubblico all’interno del Castello Visconteo e una situazione di maltempo che ha toccato la zona dei campeggi di Tenero.
I partecipanti hanno così avuto la possibilità di esercitare in modo pratico la propria funzione, chi a capo dello SMEPI, chi di responsabile del proprio servizio chiamato ad intervenire. Durante le simulazioni hanno dovuto allenare l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, come pure l’applicazione dei vari protocolli di condotta.
Gli aspetti logistici sono stati gestiti dal Centro di soccorso cantonale dei pompieri di Locarno e dal Centro sportivo della gioventù di Tenero (CST), con la supervisione della Commissione tecnica istruzione protezione della popolazione (CT istr PP). Nelle singole piazze di lavoro ci si è pure avvalsi delle competenze dei partner specializzati per le singole simulazioni (proprietari e gestori delle infrastrutture e il Centro meteorologico Regione Sud di Meteo Svizzera).
Nel corso del 2024, altre quattro edizioni (due in aprile e due in ottobre) permetteranno ad ulteriori cento operatori di cimentarsi in questa formazione continua.  

Norman Gobbi incontra gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi dell’Esercito

Norman Gobbi incontra gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi dell’Esercito

Comunicato stampa

L’auditorium della Scuola di commercio di Bellinzona ha ospitato venerdì 6 ottobre il tradizionale incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Un momento di dialogo e di condivisione, che quest’anno ha visto la partecipazione del Generale di brigata italiano Andrea Torzani in qualità di conferenziere.

È diventato un appuntamento fisso quello che vede il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontrare annualmente gli Ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. Un’occasione per le autorità politiche cantonali e militari di confrontarsi su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone.
La serata è stata aperta dal saluto introduttivo di Ryan Pedevilla, Capo della Sezione del Militare e della Protezione della popolazione, che ha ripercorso le attività salienti del 2023. Ha poi preso la parola Norman Gobbi, il quale ha esposto le sfide, attuali a future, che attendono la Svizzera, il Cantone Ticino e il Dipartimento delle istituzioni, soffermandosi in particolare sulle sfide future legate agli effettivi di tutti i partner della protezione della popolazione e dell’esercito, così come sul fenomeno migratorio, in riferimento anche all’aumento in questi ultimi mesi delle entrate illegali al confine italo-svizzero.
Il testimone è poi passato al Generale di brigata italiano Andrea Torzani, che ha incentrato il suo intervento sulle “operazioni militari all’estero”. Prima del consueto saluto alla bandiera il comandante della Divisione territoriale 3 – divisionario Maurizio Dattrino –  ha tenuto a ringraziare per l’organizzazione e per il costante supporto che il Dipartimento delle istituzioni offre all’Esercito svizzero.

Firmato il nuovo Protocollo d’intesa in caso di catastrofe tra Canton Ticino e Provincia del Verbano Cusio Ossola

Firmato il nuovo Protocollo d’intesa in caso di catastrofe tra Canton Ticino e Provincia del Verbano Cusio Ossola

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Prefetto di Verbano Cusio Ossola Michele Formiglio hanno sottoscritto ieri pomeriggio sulle Isole di Brissago il nuovo Protocollo d’intesa sulle attività di gestione di emergenze di protezione civile causate da eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo di carattere transfrontaliero. Tale protocollo contribuisce a migliorare la collaborazione del Canton Ticino con tutte le province di confine.

Le Isole di Brissago hanno accolto le delegazioni ticinese e piemontese per la firma del nuovo Protocollo d’intesa. A rappresentare il Canton Ticino, assieme al Consigliere di Stato Norman Gobbi, erano presenti il comandante della Polizia cantonale, col Matteo Cocchi, l’aggiunto sostituto capo della Sezione del militare e della Protezione della Popolazione, Michele Fattorini, il Delegato per le relazioni esterne del Consiglio di Stato, Francesco Quattrini e, quali rappresentanti degli enti partner della protezione della popolazione, il cap Antonio Ciocco per la Polizia cantonale, il cap Tiziano Guarisco per il corpo civici pompieri di Locarno, il Dr. Lorenzo Tommasetti quale presidente dei servizi di autoambulanza di Locarno e Valli e il Sig. Alex Helbling presidente del consorzio di protezione civile Locarno e Valle Maggia. La delegazione italiana era rappresentata dal prefetto Michele Formiglio.

Sia il Consigliere di Stato Norman Gobbi, sia il Prefetto Michele Formiglio hanno ricordato come tra il Ticino e la Provincia di Verbano Cusio Ossola i rapporti di collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe siano fondamentali per il reciproco supporto nell’eventualità di eventi maggiori che potrebbero colpire la regione transfrontaliera, dove il traffico è molto intenso e dove la presenza di attività economiche è molto sviluppata e quindi i rischi di catastrofe non possono essere esclusi. Scenari che sono stati esercitati durante la prima (2016) e la seconda (2022) esercitazione ODESCALCHI. Per questo motivo, per eventi emergenziali di protezione civile che possano interessare il territorio a confine tra la Provincia di Verbano Cusio Ossola e il Canton Ticino, il reciproco concorso tra le squadre d’intervento italiane e svizzere può rappresentare un utile supporto alla comune gestione dell’emergenza.

La firma odierna segue quella avvenuta a Pollegio il 17 giugno 2022 tra il Canton Ticino e la provincia di Varese e quella del 6 settembre 2022 con la provincia di Como.

Protezione civile: in Ticino la riforma preoccupa

Protezione civile: in Ticino la riforma preoccupa

Dal 2026 gli organizzatori di eventi non potranno più contare sull’impiego sui militi del servizio – L’impatto sarà rilevante in termini di budget

In Ticino c’è una certa preoccupazione tra gli organizzatori di eventi che tra due anni non potranno più contare come prima sull’impiego della Protezione civile (PCI) per compiti di logistica, sicurezza e servizio d’ordine. A partire dal 2026 infatti non saranno più concesse deroghe all’applicazione della riforma “Plus” voluta dal Consiglio federale, in seguito alla quale si prevede una diminuzione fino al 40% dei militi.
Le ripercussioni di questa riforma le sentiranno soprattutto coloro che si occupano di organizzare manifestazioni: la PCI costa meno rispetto ai privati, ricorda Alan Facchini, comandante della protezione civile di Lugano, “dai 40 ai 100 franchi giornalieri per persona”. Sarà dunque più faticoso per gli organizzatori rispettare i propri bilanci.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Protezione-civile-in-Ticino-la-riforma-preoccupa-16468003.html

Da www.rsi.ch/news

Effettivi dell’esercito e della PCi: “Una sfida per la nostra sicurezza”

Effettivi dell’esercito e della PCi: “Una sfida per la nostra sicurezza”

Gobbi: “Il numero dei militi deve essere adeguato per assolvere i compiti”

“La presenza dell’esercito a sud delle Alpi rappresenta per il Ticino l’opportunità di avere sul proprio territorio una grande azienda. Anche per questo motivo come autorità politica cantonale è importante mantenere rapporti stretti e privilegiati con i vertici dell’esercito”. Questa affermazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi è avvalorata dai dati che dimostrano come in Ticino il nostro esercito dà occupazione diretta a circa 800 persone, con stipendi medio alti e crea un indotto economico significativo per parecchie altre nostre aziende. “Anche se – tiene subito a precisare il Direttore del Dipartimento delle istituzioni – il valore principale di questa presenza è sempre legato alla sicurezza. La conferma della consigliera federale Viola Amherd alla testa del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) è stata per il Ticino molto positiva. I rapporti sono buoni e la Amherd ha dimostrato nei quattro anni in cui ha diretto il DDPS di saper gestire le questioni legate all’armamento con avvedutezza e lungimiranza. Un solo esempio: la votazione sugli aerei da combattimento”, sottolinea Norman Gobbi.

Sempre più persone in questi ultimi due/tre anni hanno compreso meglio l’importanza dell’esercito. “Le crisi che abbiamo vissuto internamente – penso al coronavirus, all’Ucraina, alla siccità e alla, per ora, scongiurata crisi energetica – hanno visto l’esercito e la protezione civile in prima fila a sostegno della popolazione. La guerra in Ucraina ha evidenziato inoltre che anche alle nostre porte può configurarsi uno scenario di conflitto. Di più: può scoppiare un conflitto vero e proprio! Conviviamo con situazioni di “multicrisi”, ossia crisi o emergenze che si sovrappongono ed è per questo che sul fronte della sicurezza e della protezione della popolazione occorre essere attrezzati. La sfida che ci attende in questi anni è quella di poter dotare l’esercito su piano nazionale e la protezione civile su scala cantonale di un numero sufficiente di militi in grado di adempiere al meglio i compiti loro assegnati”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Ritengo che sul fronte dei rapporti Ticino/Esercito siamo riusciti a costruire dei ponti importanti. In questo solco si spiega, solo per fare un esempio, la fattiva collaborazione nell’ambito delle esercitazioni Odescalchi, che permettono di far collaborare enti di primo intervento, di sicurezza civile e militare, fianco a fianco e in unione con i corrispettivi partner italiani. L’arrivo alla testa della divisione territoriale 3 del prossimo divisionario ticinese Maurizio Dattrino è da salutare con particolare piacere, così come l’ottima collaborazione con l’uscente comandante Lucas Caduff. Ritengo che ci siano tutti i presupposti per un lavoro ancora più approfondito a favore della sicurezza e del benessere delle cittadine e dei cittadini ticinesi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 7 maggio 2023 de Il Mattino

Casa anziani Alto Vedeggio: esercitazione di salvataggio/evacuazione

Casa anziani Alto Vedeggio: esercitazione di salvataggio/evacuazione

Comunicato stampa

Allo scopo di testare la prontezza d’intervento a seguito di un avvenimento interno alla struttura di Mezzovico, la Direzione della casa anziani Alto Vedeggio ha svolto venerdì scorso 31 marzo, dalle 13.00 alle 19.30, un esercizio di salvataggio in scala 1:1. L’operazione ha coinvolto i partner della protezione della popolazione e conseguentemente le strutture di condotta e il personale preposto al salvataggio. Questi ultimi hanno dovuto operare in uno scenario che prevedeva la necessità di evacuare la casa anziani a seguito di un problema tecnico.

L’esercizio, diretto da un quadro della Polizia cantonale in stretta collaborazione con il Servizio della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, ha visto l’impiego di una quarantina di soccorritori provenienti dagli Enti partner della protezione della popolazione. In particolare hanno collaborato: la Polizia cantonale, i corpi pompieri di Lugano e Monteceneri, i servizi d’autoambulanza, l’organizzazione di protezione civile di Lugano Campagna, la Direzione della casa anziani Alto Vedeggio con il proprio personale.  
Grazie allo scenario predisposto si è potuto testare l’attivazione della catena d’allarme e allenare il coordinamento, così come la condotta di un dispositivo d’urgenza al fronte, denominato SMEPI (Stato maggiore degli enti di primo intervento). La direzione d’esercizio ha messo l’accento sulle modalità (tecnico/tattiche) di intervento e sulle capacità di condotta, quali elementi fondamentali per riuscire ad affrontare questo genere di situazioni.  
L’esercitazione, organizzata nell’ambito delle attività della Commissione dell’istruzione della protezione della popolazione (CT istr PP), ha avuto un riscontro molto positivo e ha permesso d’identificare alcuni spunti di miglioramento che verranno ora elaborati e conseguentemente implementati.

Anche qui, utili e concreti: la campagna comunicativa della Protezione Civile entra nella sua seconda fase

Anche qui, utili e concreti: la campagna comunicativa della Protezione Civile entra nella sua seconda fase

Comunicato stampa

Per valorizzare i numerosi compiti di protezione, assistenza e sostegno che la Protezione Civile svolge regolarmente a favore della popolazione ticinese, nel 2022 è stata avviata una campagna comunicativa dallo slogan
“Anche qui: utili e concreti” per mettere in luce e per far conoscere i numerosi impieghi svolti lontano dai riflettori. La campagna comunicativa è pronta ora a entrare nella sua seconda fase, in occasione della quale si informa la popolazione sull’attività di regolazione del traffico che la Protezione Civile svolge durante importanti eventi, tra cui slowUp Ticino.

In programma domenica 23 aprile 2023, l’undicesima edizione di slowUp presenta un percorso di circa 50 km tra Bellinzona e Locarno, lungo il quale i militi delle Regioni di Protezione Civile del Bellinzonese e del Locarnese daranno il loro supporto all’organizzazione dell’evento, assicurando la regolazione del traffico, affinché l’evento si possa svolgere nella massima sicurezza e con il minor disagio possibile. In questo senso, nella settimana che precede l’evento lungo il percorso saranno visibili delle affissioni che – oltre ad annunciare l’imminente evento – mostrano il lavoro svolto dai militi della Protezione civile a favore sia della sicurezza dei partecipanti sia degli utenti della strada, invitando alla dovuta comprensione.

Un modo per ricordare che la Protezione civile… è utile e concreta.

Prova delle sirene di mercoledì 1° febbraio 2023

Prova delle sirene di mercoledì 1° febbraio 2023

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in base alle istruzioni dell’Ufficio federale della protezione della popolazione, informa che mercoledì 1° febbraio 2023 è prevista in Ticino la prova annuale di verifica dei dispositivi di allarme alla popolazione. Saranno coinvolte nel test tutte le sirene della Protezione civile installate sul territorio cantonale, che diffonderanno l’Allarme generale e l’Allarme acqua. Quest’anno, a causa della guerra in Ucraina, la prova delle sirene potrebbe generare insicurezze e paure alle cittadine e ai cittadini ucraini presenti sul nostro territorio. Per questo motivo l’autorità federale ha elaborato un’informazione mirata in lingua ucraina.

Il programma della prova prevede dapprima l’attivazione delle sirene per l’Allarme generale (414 dispositivi); alle 13.30, 13.35, 13.45 e 13.55 sarà diffuso un suono continuo e modulato, dalla durata di 1 minuto. Ricordiamo che – nell’eventualità di un vero Allarme generale, – la popolazione deve ascoltare la radio, seguire le istruzioni delle autorità e informare i vicini.
Alle ore 14.20 ed alle ore 15.10, nelle zone a valle degli impianti di accumulazione (dighe), saranno in seguito attivate le sirene per l’Allarme acqua (128 dispositivi). In questo caso saranno diffusi 12 suoni continui e gravi (più cupi rispetto a quelli dell’Allarme generale), in sequenze di 20 secondi a intervalli di 10 secondi, per un totale di 6 minuti. In caso di vero Allarme acqua, la popolazione deve abbandonare immediatamente la zona a rischio e attenersi alle istruzioni delle autorità.
Trattandosi di prove di funzionamento del sistema, come di consueto non occorrerà intraprendere misure reali: il test serve a controllare lo stato delle installazioni, esercitare il personale ed informare la popolazione sui comportamenti corretti.
Con Alertswiss le informazioni relative alla prova annuale come pure tutte le informazioni e le raccomandazioni in caso di evento sono ora anche disponibili sul sito www.alertswiss.ch o scaricando gratuitamente la relativa applicazione, grazie alla quale ricevere sul proprio cellulare le informazioni.
Informiamo inoltre che accedendo al sito www.ti.ch/allarmi è possibile consultare i prospetti informativi “Allarme acqua – cosa fare, come reagire”, anche nelle versioni tradotte, come pure creare un affisso personalizzato, dove vengono riportati i punti di raccolta in caso di evento.
Sottolineiamo l’importanza di informare dell’evento le categorie più sensibili o che non hanno accesso autonomamente ai canali di informazione. In questo senso si inserisce l’informazione ai Comuni per il tramite delle Regioni di Protezione Civile e la traduzione del comunicato in ucraino. Informazioni che sono state pubblicate anche sulla pagina web  cantonale (www.ti.ch/ucraina) e sul canale Telegram dedicato (@ucrainaTi).
Il Dipartimento delle istituzioni si scusa per eventuali disagi e conta sulla comprensione di tutta la popolazione. Ulteriori informazioni possono essere consultate sui siti internet www.protpop.ch oppure richieste all’indirizzo di-spci@ti.ch.

Protezione civile, nel 2025 mancheranno 2’000 militi

Protezione civile, nel 2025 mancheranno 2’000 militi

C’è preoccupazione in Ticino: il rischio è di non poter più garantire tutti i servizi di pubblica utilità e gli interventi d’urgenza – Il punto

In Ticino, nel 2025, mancheranno 2’000 militi della protezione civile (il 40%), mentre oggi il cantone può contare su 4’500 militi. Nell’ultimo decennio il numero delle nuove incorporazioni è diminuito da 350 a circa 200 all’anno. Un problema che si farà più pressante tra 3 anni.
C’è preoccupazione, anche se il calo prosegue da anni. Il rischio è di non poter più garantire tutti i servizi di pubblica utilità e gli interventi d’urgenza. Per questo si guarda con interesse alle discussioni a livello federale sul raggruppamento di protezione e servizio civile.
Intanto il Ticino ha già cercato di tamponare il “buco”, posticipando la nuova legge che diminuisce da 20 a 12 gli anni di servizio.
E’ da una decina d’anni che la protezione civile è sempre più magra. La colpa è del calo demografico, ma anche di un esercito che recluta il 10% di soldati in più. I compiti, invece, non sono cambiati: dai lavori di ripristino dopo una frana ai corsi di ripetizione, fino alla gestione dei centri anti-Covid o dei flussi migratori. La protezione civile è impegnata anche a Vacallo, dove al pari di Stabio, vengono accolti, solo la notte, quei migranti che non chiedono asilo e sono quindi in procedura sistematica di riammissione in Italia.
Non ci sono molte strade per far fronte al calo degli effettivi, una è quella di aumentare i giorni di servizio. “È una lama a doppio taglio – spiega Ryan Pedevilla, sostituto e aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione – perché comporta la riduzione del tempo d’impiego dei militi che dopo 245 giorni non sarebbero più impiegabili”. L’alternativa sarebbe quella di rinunciare ad alcune prestazioni, delegandole ad altri.
A Berna si sta invece discutendo della terza via: il raggruppamento sotto un’unica unità organizzativa della PCI e del servizio civile. “Solo quando i militi sono preparati si riesce ad essere efficaci”, sottolinea Pedevilla. Detto altrimenti, i civilisti – che hanno detto di no per scelta al servizio militare – andrebbero però istruiti ed equipaggiati.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Protezione-civile-nel-2025-mancheranno-2000-militi-15762973.html

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Protezione civile a corto di militi

La mancanza di uomini preoccupa anche il Ticino – Le nuove leve sono 200 all’anno, troppo poche per garantire le prestazioni Ryan Pedevilla: «Per non ridurre le attività si potrebbe attingere dal bacino del servizio civile» – Ma la scelta dovrebbe spettare ai Cantoni

«Di qui a due anni potremmo rimanere senza il 40% degli effettivi. Il che significherebbe dover ridurre il catalogo delle prestazioni della Protezione civile. La campagna vaccinale? La presa a carico dei profughi ucraini? I flussi migratori? Certamente non potremmo più portare avanti, parallelamente, attività così complesse e durature ». Lo dice chiaramente, il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla: la mancanza di militi è una realtà che preoccupa, anche in Ticino. «E occorre trovare una soluzione in tempi rapidi se non vogliamo tagliare i servizi offerti».

La modifica della legge
La questione è stata sollevata anche lunedì scorso dalla Commissione per la sicurezza del Consiglio nazionale che ha approvato una mozione (di cui è promotore e relatore il consigliere nazionale Rocco Cattaneo, PLR) che chiede di unire la Protezione civile e il servizio civile in un’unica unità organizzativa, sostenendo che «sia necessario un intervento immediato», visti i problemi di effettivi nella PCi. Ma come si è arrivati a questo punto? «Innanzitutto – spiega Pedevilla la revisione della legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC) ha modificato un elemento centrale. Prima, infatti, il servizio durava fino a 40 anni, ora, invece, sono previsti 12 anni dal momento in cui viene conclusa l’istruzione di base (la scuola reclute per gli astretti al servizio di PCi)». Di fatto, quindi, significa una riduzione degli anni in cui presteranno servizio i militi sino al grado di sottoufficiale. «Fatti due conti, questo toglie il 40% degli effettivi. Una riduzione che sul Ticino peserebbe molto», evidenzia Pedevilla.

Il caso ticinese
Quando è entrata in vigore la nuova legge, nel gennaio del 2021, eravamo in piena pandemia ed era in corso la campagna di vaccinazione. «Il contributo della PCi, sia nel supporto delle strutture sanitarie sia nell’organizzazione del dispositivo per la vaccinazione, è stato fondamentale. Privarci del 40% degli effettivi in un momento così delicato avrebbe significato mettere in crisi le prestazioni a favore della popolazione ». Di qui, la mossa del Consiglio di Stato, che ha chiesto di far valere l’articolo 99 della Legge federale, che consente ai Cantoni di ottenere un periodo transitorio, fino al 31 dicembre del 2024. «Di conseguenza, nel nostro cantone rimarrà in vigore il ‘‘vecchio’’ regime ancora per due anni». Il vero problema, per il Ticino, si porrà quindi dal 2025. «Può sembrare parecchio tempo, sì, ma in ottica di una programmazione, il 2025 per noi è praticamente domani». Altri cantoni, invece, hanno deciso diversamente. «Alcuni perché non hanno dispiegato la PCi durante la pandemia, altri – come Zurigo – perché hanno un numero di militi sufficiente per far fronte alle attività delegate a questo importante partner della protezione della popolazione». Militi che, invece, il Ticino fatica a reclutare. «Da noi i militi della PCi sono circa 4.500 e le nuove leve sono attorno alle 200 unità». Troppo poche. «Per garantire continuità ne servirebbero almeno 300-350 all’anno». E proprio qui sta il nocciolo della questione: il numero di nuove leve è in costante calo. Perché? «Una delle possibili spiegazioni è che negli ultimi anni il reclutamento avviene in modo sempre più accurato e differenziato e questo permette l’incorporazione di un numero maggiore di militi a favore del servizio militare», risponde Pedevilla. In sostanza, un 10% degli effettivi che prima finiva nella PCi ora viene comunque reclutato nell’esercito. «In più, vi sono leggere oscillazioni negli anni sul numero di giovani dichiarati inabili dal profilo sanitario a prestare servizio anche in Protezione civile». In tutti i casi, specifica Pedevilla, «non è il servizio civile a ‘‘rubare’’ effettivi alla Protezione civile». I due settori, insomma, non sono affatto in concorrenza tra loro. «Infatti bisogna ricordare che viene impiegato in Protezione civile solo chi non è abile al servizio militare, mentre chi intende fare il servizio civile deve essere abile al servizio militare».

Una possibile soluzione
Ma cosa si può fare per invertire la rotta? Sul tavolo, spiega il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, una proposta ci sarebbe. «Si vorrebbe permettere, ai Cantoni che hanno un concreto e comprovato bisogno, di attingere per la PCi dal bacino dei civilisti. Questo non significherebbe negare la possibilità di fare il servizio civile, semplicemente ai ragazzi verrebbe impartita un’istruzione di base di 17 giorni e dovrebbero garantire, parallelamente al servizio civile, un certo numero di giorni di servizio nella PCi». Lasciare libertà di scelta ai Cantoni, secondo Pedevilla, è fondamentale: «Formare un milite ha un costo, di conseguenza i Cantoni che non ne hanno bisogno potrebbero non doversi rivolgere al servizio civile. Per contro, i Cantoni che sono a corto di effettivi, come il Ticino, potrebbero garantirsi un rinforzo». Sul breve periodo, però, il problema rimane. E le strade non sono molte. «Potremmo aumentare i giorni di servizio per garantire i picchetti. D’altro canto, però, questo non permetterebbe di risolvere il problema, perché i militi terminerebbero i 245 giorni di servizio con largo anticipo. Oppure si dovrebbe far capo ai concordati intercantonali o richiedere puntualmente il supporto, senza la garanzia, tuttavia, di ricevere una risposta positiva. Oppure, e questa è l’estrema ratio, dovremo rassegnarci a ridurre le apprezzate attività che la Protezione civile svolge sul territorio a favore della popolazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 novembre 2022 del Corriere del Ticino