Sovraffollamento delle carceri, il nodo dei rimpatri

Sovraffollamento delle carceri, il nodo dei rimpatri

La Svizzera supera di gran lunga la media europea – I trasferimenti nei Paesi d’origine sono complessi e i costi elevati con circa 380 franchi al giorno in Ticino

La Svizzera è uno dei Paesi nel continente europeo con più stranieri in carcere. In questa classifica si posiziona dietro a solo tre Paesi molto piccoli. Con il 72% di stranieri, supera di molto nazioni come la Germania, l’Italia e la Francia e la media europea del 25%.
Il trasferimento nel Paese d’origine per espiare la pena, dunque, ritorna un tema d’attualità. “Scontare la pena nel Paese d’origine è sempre la miglior soluzione per reinserire il detenuto nel suo Stato di provenienza. Quindi, a prescindere dal sovraffollamento delle carceri i trasferimenti tramite l’Ufficio federale di giustizia si fanno perché è un atto tra Stati”, spiega ai microfoni del Quotidiano Frida Andreotti, direttrice delle Divisione della giustizia Ticino.
Non solo un problema di sovraffollamento ma anche di costo per la collettività. In Ticino, il costo per detenuto è di 380 franchi al giorno. In un anno sono quasi 140’000 franchi. In casi particolari, come i minorenni, l’importo è ancora più alto.

I trasferimenti dal Ticino
Il Ticino è uno dei cantoni che trasferisce più detenuti con il loro consenso. “Nel corso degli anni abbiamo visto erodere il numero di persone che hanno beneficiato dei trasferimenti nel loro Stato d’origine, passando da 16 persone nel 2017 a 5 quest’anno”, continua Frida Andreotti.
“Ci sono stati casi in cui dei detenuti italiani hanno chiesto di espiare la propria pena nel Paese d’origine” racconta Norman Gobbi, Direttore del dipartimento delle istituzioni. “In passato, il Ticino si era fatto promotore di una richiesta quando c’era il problema con i criminali provenienti dalla Romania. La risposta ricevuta dall’Ufficio federale di giustizia, ma anche dal Dipartimento federale degli affari esteri, è stata negativa perché, in questo momento, non è possibile attuare questo tipo di misure”.
Il Partito liberale radicale queste misure le vorrebbe. Con una mozione chiede al Consiglio di Stato ticinese di fare pressione a Berna per negoziare accordi con gli Stati da cui provengono gli stranieri che hanno commesso reati in Svizzera, in particolare i Paesi del Nord Africa. Con le nazioni europee, una convenzione sul trasferimento esiste già, ma ha dei limiti. “Bisogna capire se il Paese d’origine del detenuto è disposto a prendere a carico il detenuto e capire il consenso del detenuto: alcuni decidono di scontare la pena qua per motivi di strutture, accoglienza e di presa a carico”, spiega Patrick Rusconi, granconsigliere.

Le tempistiche sono rallentate
Le tempistiche si sono allungate. “Soprattutto da parte dell’Italia, che era uno Stato dove venivano trasferiti diversi detenuti” spiega Andreotti. “Inoltre, dobbiamo calcolare che la pena del condannato sia sufficientemente lunga per permettere alle procedure di fare il loro corso: se ci sono stati in cui la lingua non è l’italiano, bisogna procedere a delle traduzioni e ci vuole del tempo. Le procedure richiedono tempo e si possono fare anche quando il detenuto non è d’accordo. Esiste un protocollo e proprio quest’anno abbiamo avviato le prime procedure senza il volere del condannato. Siamo nella fase iniziale, l’esito lo darà l’Ufficio federale di giustizia”.
Quali sono le condizioni per cui si può provare a fare una riammissione? Andreotti racconta che “gli Stati devono aver aderito a questo protocollo addizionale e il condannato deve avere una misura di espulsione o allontanamento dalla Svizzera”.

I rimpatri
I detenuti sono un costo e ogni Cantone paga per le sue carceri. Con il rimpatrio degli stranieri le cose cambiano. “Lo Stato medesimo che si assume l’esecuzione della pena, e decide di farlo, si assume i relativi costi”, aggiunge Andreotti.
Su circa 7’000 detenuti, nel 2004, solo una cinquantina sono stati rimpatriati. Gli accordi esistono, con quasi tutti i Paesi europei, ma spesso i trasferimenti sono solo su richiesta del detenuto e le carceri sono piene anche all’estero. “Con i Paesi extraeuropei è più difficoltoso. Il problema più grande del Ticino sono i detenuti del Maghreb: lì non ci sono degli accordi tra Paesi. Dobbiamo incarcerarli qui fino a espiazione della pena”, aggiunge Rusconi.
Intanto, per contrastare il sovraffollamento delle carceri, una soluzione d’urgenza è quella di mettere a disposizione dei prefabbricati con celle nel terreno della Stampa.

‘Carceri sovraffollate, situazione senza precedenti’

‘Carceri sovraffollate, situazione senza precedenti’

Sul fronte dell’occupazione – meglio, del sovraffollamento – delle prigioni ticinesi è ormai allarme rosso. Sono sempre più piene di detenuti.
“La situazione registrata dall’inizio dell’anno appare senza precedenti, toccando peraltro tutta la Svizzera, e richiede la valutazione di misure straordinarie per quanto ci riguarda”, avverte la direttrice, in seno al Dipartimento istituzioni, della Divisione giustizia Frida Andreotti in una comunicazione all’intero Consiglio di vigilanza – allargato – sulle strutture carcerarie cantonali, nel quale è pure rappresentata quasi tutta la magistratura penale.
Una comunicazione fatta venerdì “a nome del presidente” del citato organo, il capo del Dipartimento Norman Gobbi. I vertici delle Strutture carcerarie e della Divisione, con il coinvolgimento dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e del Servizio di medicina penitenziaria, scrive Andreotti, “stanno esaminando interventi organizzativi immediati per alleviare la pressione”. Si sta valutando fra l’altro “il reintegro di personale di custodia e la possibilità di affidare compiti accessori ad agenzie di sicurezza privata”. I posti letto, aggiunge la responsabile della Divisione giustizia, “hanno dovuto essere aumentati, con tutte le conseguenze negative del caso. Trasferimenti oltre Gottardo e senza consenso nei Paesi d’origine delle persone sono al vaglio”.

Così venerdì scorso
I dati contenuti nella lettera indicano in maniera chiara l’estrema criticità della situazione. Si riferiscono all’occupazione delle strutture detentive nello stesso giorno della comunicazione, cioè venerdì 13 febbraio. Carcere penale La Stampa, destinato alle persone condannate a una pena privativa della libertà: “Tasso di occupazione superiore al 105%. Tale situazione incide direttamente sulla gestione del Carcere giudiziario, poiché, dal momento dell’autorizzazione dell’esecuzione anticipata della pena (oltre 20 persone in attesa), le tempistiche di trasferimento alla Stampa risultano dilatate per carenza di posti disponibili”. Carcere giudiziario La Farera, destinato alla carcerazione preventiva: “Tasso di occupazione del 110%. Per far fronte all’aumento della presenza si sta facendo puntualmente capo alla riconversione delle celle di rigore in celle ordinarie. La presenza di oltre 20 persone di sesso maschile in esecuzione anticipata della pena, di principio trasferibili alla Stampa, evidenzia l’effetto ‘collo di bottiglia’ determinato dalla sovraoccupazione del Carcere penale”. Sezione aperta Lo Stampino: “Tasso di occupazione attorno al 50%”. Celle di polizia (Cantonale) di Lugano e Mendrisio: “Occupazione pressoché al 100%”. Clinica psichiatrica cantonale: “Due persone collocate in camere securizzate per ragioni mediche”. Rileva Andreotti: “Nel complesso per le strutture chiuse si può parlare di un’occupazione totale prossima al 110%”.
Si registra dunque un “forte e persistente” sovraffollamento. Una situazione, di cui il Consiglio di Stato “ha preso atto”, che da un lato “ha ritardato i lavori per la completazione della nuova Sezione femminile al Carcere penale, lavori che verranno avviati per la fase conclusiva in questi giorni”, e dall’altro “rende necessario il collocamento temporaneo di persone in stato di carcerazione preventiva nelle celle di Polizia di Lugano e Mendrisio oltre i termini di omologazione delle celle”.

‘Conseguenze’ e ‘forte preoccupazione’
Il 2025, si ricorda nella recente missiva, è stato caratterizzato “da livelli di occupazione costantemente prossimi alla capacità massima e, in diversi periodi, superiori alla stessa, con conseguente aumento della complessità gestionale e del carico operativo”. L’inizio del 2026 “presenta un ulteriore peggioramento della situazione”. Annota la responsabile della Divisione giustizia: “Il numero significativo di persone attualmente in esecuzione anticipata della pena lascia verosimilmente presagire un protrarsi della pressione su tutta la catena penale e da ultimo sulle Strutture carcerarie cantonali”. Questa situazione “incide in maniera significativa sull’operatività quotidiana e sul carico di lavoro di tutto il personale operante all’interno delle Strutture carcerarie – agenti di custodia, capi arte, servizi amministrativi, operatrici e operatori sociali, nonché il Servizio di medicina penitenziaria – che continua a garantire professionalità, senso di responsabilità e qualità nell’adempimento dei propri compiti anche in un contesto particolarmente gravoso”.
Insomma, c’è “una forte preoccupazione”, anche “per l’evoluzione della situazione”, si legge nella comunicazione al Consiglio di vigilanza. Eloquenti le parole pronunciate lo scorso giugno in Gran Consiglio dal deputato del Plr Patrick Rusconi, autore del rapporto sull’attività tra il maggio 2024 e il maggio 2025 della commissione parlamentare che sorveglia sulle condizioni detentive in Ticino: il sovraffollamento è “ormai cronico”, il sistema penitenziario “non può reggere questa pressione, il rischio è il collasso”. Nel resto della Svizzera non si sta meglio: da un’indagine di Keystone-Ats, pubblicata ieri, emerge che “praticamente tutti i cantoni” hanno prigioni sovraffollate.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 16 febbraio 2026 de La Regione

Sovraffollamento delle carceri, in cerca di una soluzione

Sovraffollamento delle carceri, in cerca di una soluzione

In Ticino, come negli altri Cantoni, gli spazi per i detenuti sono al limite – Norman Gobbi: “I processi logistici, purtroppo, richiedono tempi più lunghi rispetto alle necessità o alle emergenze”

Le carceri ticinesi sono sovraffollate, e non è una novità. Sia alla Stampa sia alla Farera, il carcere preventivo, lo spazio a disposizione non è più sufficiente e, nelle ultime settimane, si è raggiunto il record di presenze. In alcuni casi è necessario l’utilizzo delle celle di fermo della polizia come celle di detenzione preventiva.
È dunque urgente trovare una soluzione. Il tema, del resto, è sul tavolo dal 2024: si discute, infatti, della possibilità di installare alla Stampa dei container prefabbricati per creare nuove celle. Soluzione che, secondo Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese, potrebbe applicarsi d’urgenza senza passare dal Gran Consiglio.
“Ci sono delle limitazioni”, spiega Gobbi ai microfoni di SEIDISERA: “I processi logistici, purtroppo, richiedono tempi più lunghi rispetto alle necessità o alle emergenze. Inizialmente, durante il Covid, si pensava ad un momento transitorio, legato all’aumento dei traffici di droga. Oggi constatiamo che c’è anche un’elevata presenza di persone che, a seguito dei controlli svolti al confine, finiscono nelle nostre carceri”.
E lo Stampino? La sezione aperta in semi-prigionia del carcere penale potrebbe offrire degli spazi da destinare a celle chiuse? “Attualmente è sottoccupato ed è una misura di emergenza che stiamo valutando”, continua Gobbi. “Essendo una struttura aperta, prevede delle regole di impiego diverse: richiede degli accorgimenti logistici e un impegno di personale superiore. Stiamo lavorando con i collaboratori e stiamo discutendo con i sindacati per capire come possiamo affrontare queste sfide”.

Una situazione non soltanto ticinese
Non solo le carceri ticinesi, ma in generale quelle svizzere soffrono e sono sovraffollate. Non è infatti possibile, allo stato attuale, trasferire i detenuti in altri cantoni. Anche il personale è sotto pressione e per questo è stata approvata una nuova edizione della scuola di formazione di agenti di custodia, il cui bando verrà pubblicato prossimamente.

Verso il nuovo carcere femminile
Nel frattempo, è in fase di realizzazione il nuovo carcere femminile. Attualmente le detenute sono collocate alla Farera, ma con l’apertura della nuova area si potrebbero liberare diversi posti. “I lavori sono in fase conclusiva. Quando saranno terminati, potremo trasferire le donne attualmente ospitate alla Farera con l’espiazione anticipata in espiazione di pena presso la nuova sezione. Questo servirà a sgravare l’occupazione elevata al carcere preventivo”.
Resta il fatto che il sovraffollamento persiste ormai da due anni. Ai microfoni di SEIDISERA interviene anche Giulia Petralli, presidente della Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione in seno al Gran Consiglio ticinese: “La soluzione di emergenza presuppone anche delle soluzioni alternative. Per noi sarà importante garantire ai detenuti delle condizioni di detenzione dignitose anche in questi luoghi non adibiti al 100% per una detenzione”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sovraffollamento-delle-carceri-in-cerca-di-una-soluzione–3498577.html

Aperto il concorso per l’assunzione di nuovi Agenti di custodia in formazione

Aperto il concorso per l’assunzione di nuovi Agenti di custodia in formazione

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha pubblicato il concorso per l’assunzione di Agenti di custodia in formazione. La professione unisce compiti di sicurezza, gestione operativa e accompagnamento delle persone detenute nel loro percorso di reinserimento. Le candidate e i candidati selezionati seguiranno una Scuola di 8 mesi a tempo pieno, a partire dall’autunno 2026, al termine della quale – previo superamento degli esami – entreranno nel Corpo degli Agenti di custodia delle Strutture carcerarie cantonali, subordinate alla Divisione della giustizia. Una serata informativa è prevista il 24 febbraio. Il termine per le candidature è fissato al 31 marzo.

Il concorso rappresenta un’importante opportunità sia per chi si affaccia al mondo del lavoro, sia per chi ha già maturato esperienza e desidera inserirsi in un contesto dinamico e ricco di sfide, contribuendo attivamente alla sicurezza e alla gestione delle istituzioni penitenziarie del nostro Cantone, nonché al percorso di reinserimento sociale delle persone detenute.
Sono ammessi al concorso candidate e candidati tra i 21 e i 48 anni. Per rispondere alle esigenze del personale e favorire la conciliabilità tra lavoro e famiglia, già dallo scorso anno è stata introdotta la possibilità di un’assunzione a tempo parziale, al termine del percorso formativo svolto a tempo pieno e una volta superati gli esami.  

Una professione attrattiva
La professione di Agente di custodia è cambiata nel tempo ed oggi comprende una gamma più ampia di compiti e responsabilità, che spaziano dalla sicurezza alla gestione operativa, fino alla dimensione relazionale del ruolo.
La sicurezza resta un elemento centrale, ma non si limita più al solo controllo fisico delle strutture. Le agenti e gli agenti sono chiamati a monitorare e gestire sistemi tecnologici avanzati, come telecamere di sorveglianza, dispositivi di accesso controllato e strumenti per la gestione dei flussi di persone, oltre a interagire quotidianamente con le persone detenute.
Questa funzione richiede la capacità di instaurare relazioni professionali basate sul rispetto e sull’assenza di discriminazioni, nonché una predisposizione ad accompagnare le persone detenute nella gestione della quotidianità. Viene altresì promosso un clima sereno e costruttivo, nel giusto equilibrio tra il rispetto delle regole e l’ascolto delle necessità individuali. Le agenti e gli agenti rivestono dunque un ruolo fondamentale nel processo di rieducazione e reinserimento delle persone detenute, favorendo comportamenti responsabili e sostenendo le attività formative o lavorative intraprese durante la detenzione.
Per svolgere al meglio questa funzione è prevista una formazione iniziale a tempo pieno, seguita da un ampio programma di aggiornamento continuo a livello cantonale e nazionale, che conduce al conseguimento di un Attestato federale. Un titolo che garantisce un solido bagaglio di conoscenze e una preparazione sempre aggiornata, elementi fondamentali per affrontare una professione impegnativa e al contempo gratificante. 

Serata informativa
Per conoscere meglio la professione, il percorso formativo e le modalità di partecipazione al concorso, è prevista una serata informativa presso il Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera, martedì 24 febbraio 2026. L’evento potrà essere seguito anche in streaming all’indirizzo www.ti.ch/multimedia o successivamente sul canale YouTube Repubblica e Cantone Ticino. 
Il bando completo e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi
Il termine per l’inoltro delle candidature è fissato al 31 marzo 2026.  

Flyer – Serata informativa agenti di custodia

Carceri ticinesi oltre il limite, un problema ormai strutturale

Carceri ticinesi oltre il limite, un problema ormai strutturale

La Stampa e la Farera non hanno più posti a disposizione e le autorità sono sempre più spesso costrette a trovare soluzioni «alternative» In arrivo il credito sui prefabbricati – A mancare, oltre gli spazi, sono però anche le risorse umane: si aprirà (di nuovo) il concorso per agenti di custodia

Il sovraffollamento delle carceri ticinesi è ormai un tema ricorrente da diversi anni. «Carcere sovraffollato: se la soluzione è ‘creativa’», titolavamo ad esempio un articolo del 2 gennaio 2024, nel quale riportavamo dell’utilizzo delle «cellette» provvisorie della Polizia cantonale per ovviare alla mancanza di posti alla Farera, il carcere giudiziario per le detenzioni preventive. «Cellette» che, rispetto a quelle normali, non garantiscono lo stesso livello di diritti per i detenuti. Proprio in questi giorni, l’utilizzo di queste celle provvisorie (teoricamente omologate ‘solo’ per 72 ore) è tornato al centro dell’attenzione pubblica grazie alla segnalazione dell’avvocata Elisa Travella, dello Studio Nievergelt & Stoehr. L’uomo difeso dalla legale, infatti, è rimasto ben oltre le 72 ore consentite nelle celle di rigore, portando l’avvocata, appunto, a parlare di «condizioni al limite della dignità umana». Una puntuale situazione, ora rientrata, che rende bene l’idea delle conseguenze concrete di un sistema carcerario che ha ormai raggiunto il suo limite. Come confermatoci dalla direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, da questo punto di vista i dati (aggiornati a ieri mattina) parlano chiaro: il tasso d’occupazione alla Stampa è del 110% (con circa 145 posti disponibili), alla Farera del 107% (con 88 posti). Insomma, le due strutture ticinesi sono già oltre il loro limite. E all’orizzonte, nel breve periodo, non si intravvedono miglioramenti legati a previste scarcerazioni. «Mi risulta essere il caso più lungo che abbiamo avuto, legato a una serie di sfortunate circostanze», afferma Andreotti riguardo all’uomo detenuto nelle «cellette » di polizia per otto giorni. «In ogni caso, la visita medica nelle prime 24 ore viene sempre garantita», rassicura la direttrice, spiegando che «il tema dell’integrità fisica e psichica dei detenuti rimane importantissimo ». Anche se, conferma, «a causa del sovraffollamento alla Farera in casi puntuali bisogna ricorrere a queste soluzioni. Cerchiamo comunque di fare tutto il possibile per garantire condizioni dignitose, malgrado il contesto».

In tutto il Paese
Ora, guardando al di là del caso puntuale, Andreotti rileva che il tema del sovraffollamento non riguarda unicamente il Ticino, ma un po’ tutta la Svizzera, «con un aumento delle carcerazioni del 7% nel 2024 – confermato dal nostro punto di vista anche nel 2025 – e un’occupazione che si aggira attorno al 95%». Non è un caso, da questo punto di vista, che a inizio febbraio una rivolta – che ha coinvolto 32 detenuti per circa 3 ore – sia scoppiata nel carcere Bellechasse a Sugiez (Canton Friburgo). Una protesta, appunto, legata proprio alle condizioni di prigionia. Ma non solo. Sempre la scorsa settimana, anche le autorità retiche hanno parlato di una «situazione tesa» nelle carceri grigionesi, anch’esse ormai prossime al limite strutturale in termini di posti a disposizione. Una problematica diffusa, dunque, che non aiuta certo il Ticino: se anche le carceri del resto del Paese sono sovraffollate, i trasferimenti (che non riguardano però le carcerazioni preventive) diventano ovviamente più difficili.

Alla ricerca di soluzioni
Tornando al contesto ticinese, Andreotti spiega anche quali potrebbero essere le potenziali soluzioni per alleviare un po’ la situazione. Sul corto termine, come abbiamo già avuto modo di riferire lo scorso anno, dovrebbero giungere per il carcere della Stampa i cosiddetti «moduli abitativi-detentivi». Ossia, dei prefabbricati che permetterebbero perlomeno di aggiungere qualche posto al carcere penale. Su questo fronte, spiega Andreotti, «abbiamo già ricevuto il nullaosta dall’Ufficio federale e stiamo dunque preparando la richiesta di credito all’indirizzo del Governo e quindi del Gran Consiglio», che dovrebbe giungere nei prossimi mesi. Per quanto riguarda il carcere giudiziario, invece, la situazione potrebbe migliorare leggermente sul medio termine quando sarà ultimata la sezione femminile, il cui cantiere (come abbiamo riferito nell’edizione di sabato) è nelle fasi finali. Ciò, infatti, permetterà di portare le detenute alla Stampa, liberando qualche posto alla Farera.
Sul lungo (se non lunghissimo) termine, invece, sono ancora nelle fasi preliminari le discussioni per il futuro carcere della Stampa, la cui attuale struttura ha ormai concluso il suo ciclo di vita. Su questo fronte, spiega la direttrice, «la prossima settimana è previsto un incontro con il gruppo di lavoro chiamato a valutare il fabbisogno per le misure terapeutiche stazionarie». Anche per queste misure, infatti, i posti in Svizzera e in Ticino mancano da tempo. E, anche in questo caso, malgrado siano disposte dai giudici non sempre si riesce effettivamente a effettuarle a causa della mancanza di strutture dedicate.

Una questione di risorse
Detto ciò, resta un ultimo tema importante riguardo ai limiti strutturali delle carceri ticinesi: la mancanza, cronica, di nuovi agenti di custodia. Come dire: non è solo una questione di spazi, ma anche di risorse umane. Negli scorsi anni più e più volte sono stati aperti dei concorsi per agenti di custodia. Ma il problema, spiega Andreotti, non è ancora risolto e per questo motivo proprio domani sarà aperto un ulteriore concorso. Il messaggio della direttrice, da questo punto di vista, è chiaro: «Fatevi avanti».

Sotto la lente dei deputati
Del tema del sovraffollamento, va infine detto, si occupa da tempo anche la Commissione (del Gran Consiglio) di sorveglianza delle condizioni di detenzione. Nell’ultimo rapporto, stilato nel maggio dello scorso anno, un intero capitolo era infatti dedicato alla problematica. E, va da sé, anche quest’anno il tema farà capolino nel rapporto annuale della Commissione. «Partecipiamo regolarmente alle riunioni del Consiglio di vigilanza» riguardanti il sovraffollamento, «e il tema ci è dunque noto», spiega la presidente del gremio, la deputata Giulia Petralli (Verdi). Ma, alla luce della problematica, la commissione ha recentemente sollecitato un incontro con la Divisione della giustizia e con il consigliere di Stato Norman Gobbi per fare il punto della situazione. Riunione che, spiega Petralli, «si terrà nelle prossime settimane». Anche se, rileva la presidente, «sappiamo che purtroppo di alternative non ce ne sono molte» e anche che «la Commissione non può fare molto per risolvere la situazione, se non sensibilizzare tutti i colleghi (ndr. del Gran Consiglio) sulla necessità di investire più risorse» nel settore.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 10 febbraio 2026 del Corriere del Ticino

Il giuramento dei nuovi agenti di custodia

Il giuramento dei nuovi agenti di custodia

«Un momento significativo, che formalizza l’impegno professionale al servizio dello Stato».
Si è tenuto sabato pomeriggio all’Usi, il giuramento dei sette nuovi agenti di custodia: due di loro sono donne. La cerimonia di dichiarazione di fedeltà arriva dopo la conclusione del percorso formativo di otto mesi. Hanno preso la parola il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi; la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti e il direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini-Deltorchio.

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