“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

Da www.liberatv.ch

Il presidente del Governo: “Non abbassiamo la guardia. L’obbligo di mascherina? Pronti a tutto, ma lo valutiamo più in là…”

Le autorità cantonali tornano ad aggiornare la popolazione sulle misure cantonali in vigore dal prossimo lunedì 10 agosto per limitare la diffusione di coronavirus in Ticino.
All’incontro con la stampa nell’Aula del Gran Consiglio a Bellinzona ha partecipato il presidente del Governo Norman Gobbi.

Misure prolungate fino al 24 agosto
Gobbi: “Il Consiglio di Stato ha confermato questa mattina e fino al 24 agosto le misure attualmente in vigore. La decisione tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e della sua efficace. Non ci sono novità tali da riconsiderare le misure in atto. Il Governo è pronto a valutare nuove misure: per questo abbiamo scelto un orizzonte temporale breve. L’evoluzione dei contagi indica che la popolazione ticinese continua a seguire le misure. Il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza”.

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”
Gobbi: “Le scuole riapriranno il 31 agosto. La situazione attuale è di convivenza. La popolazione ha ritrovato una nuova normalità, anche se questo comporta il rischio di nuovi potenziali focolai. Il nostro obiettivo è quello di evitare un nuovo lockdown, che non sarebbe sopportabile. Il Governo ha confermato misure cantonali più restrittive: assembramenti e numero di persone sono limitate. Non abbassate la guardia e mantenere il rispetto delle norme”.

Raccomandato l’uso della mascherina
Gobbi: “L’obbligo di mascherina nei commerci sarà valutato più in là. Ci sentiamo di raccomandarlo. In Ticino restano vietati gli assembramenti spontanei con più di trenta persone. Il rispetto delle misure viene impiegato a diversi livelli”.

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Da www.rsi.ch/news

Le misure ticinesi prorogate fino al 24 agosto

Norman Gobbi: “Ricordiamoci che il virus non è sparito”. Nessun obbligo di usare la mascherina nei negozi. Norvegia, quarantena per chi arriva dalla Svizzera

 

Den Bürgersinn wiederentdecken

Den Bürgersinn wiederentdecken

Da www.aargauerzeitung.ch

Ein Gastkommentar von Norman Gobbi zum 1. August.

«Was während der Notlage erreicht wurde, muss auch morgen gelten: Bürgersinn, der zur Schaffung von Wohlstand für alle führt»

Die Schaffung eines neuen «Paktes» zu Gunsten der Schweiz: Das wünsche ich allen Schweizerinnen und allen Schweizern anlässlich dieses 1. August. Angesichts der Krise, mit der wir konfrontiert waren und sind, erhält dieser Feiertag eine neue Bedeutung.

Unser System ist auf die Probe gestellt worden. Wir kommen gut da raus, vor allem dank des grossen Solidaritätsgeistes. Aber Vorsicht: Die Schweiz – bestehend aus Kantonen, aus Gemeinden, aus Bürgerinnen und Bürgern – muss ihren neu gefundenen Modus Vivendi angesichts dieses unsichtbaren Virus erst noch bestätigen.

Es ist insbesondere notwendig, sich als Menschen wiederzuentdecken, der eingefügt in eine Gemeinschaft ist. Eine Gesellschaft, in der jeder Einzelne der Schlüssel zum Erfolg einer ganzen Gemeinschaft ist. Die Coronavirus-Krise hat uns dies gezeigt: Der Bundesrat und der Regierungsrat jedes Kantons haben die Eigenverantwortung ihrer Mitbürgerinnen und Mitbürger eingefordert, um die Ausbreitung der Ansteckung zu bekämpfen. Opfer wurden von allen gefordert.

Gerade als Präsident der Tessiner Kantonsregierung bin ich mir dessen wohl bewusst. Das Opfer, das wir von allen gefordert haben – ich spreche insbesondere von der Tessiner Realität, die ich am besten kenne – hat zu einer massiven Eindämmung der Kurve geführt. Eine fast bewegende Reaktion, die das wahre Gesicht der Schweiz und der Schweizer zeigte. Tatsächlich hat jeder seinen Teil dazu beigetragen, indem er an sich selbst und andere dachte.

Was während der Notlage erreicht wurde, muss jedoch auch heute und vor allem morgen noch gelten: ein wiederentdecktes Konzept des Bürgersinns und des Verantwortungsbewusstseins, das zur Schaffung von Wohlstand für alle führt. Am 1. August müssen wir uns dies sagen und uns daran erinnern.

Die durch die Krise auferlegte Isolation hat uns unser Territorium, «unsere Heimat», wiederentdecken lassen. Der Ort der Zuneigung, der Ort unserer Wurzeln, der Ort, den wir am meisten lieben und für den es sich lohnt, sich einzusetzen. Viele von uns kannten bestimmte Inseln oder weit entfernte Nationen und waren mit dem Gebiet, in dem sie aufwuchsen, nicht vertraut.

In den letzten Monaten haben wir stattdessen die Gelegenheit zu schätzen gewusst, durch die Strassen «unserer Heimat» zu gehen und – endlich – die Orte «unserer Heimat» zu besuchen. Die Produkte «unseres Hauses» zu kaufen, indem man dem Erzeuger, dem Bauern oder dem Gastwirt in die Augen schaut, der uns ein Gericht mit einheimischen Produkten serviert hat.

Der Wert der Wiederentdeckung «unserer Heimat» hat unser Wohl begünstigt, das Wohl unseres Volkes, das Wohl der Arbeiter und der ansässigen Arbeitnehmer. Das Gemeinwohl. Am Tag des 1. August müssen wir es uns sagen und uns daran erinnern.

Diese Wiederentdeckung sollte uns dazu bringen, am 1. August über einen neuen «Pakt» nachzudenken, den jeder von uns mit der Schweiz schliessen kann. Wir müssen stolz darauf sein, was wir in Krisenzeiten getan haben. Aber dieser Stolz kann nur dann in eine treibende Kraft umgewandelt werden, wenn wir in der Lage sind, die Werte zu respektieren und zu erneuern, die unser Heimatland aufgebaut haben.

Werte wie die gegenseitige Hilfe (d.h. die Solidarität zwischen den Menschen), die Verteidigung unserer Freiheit gegen jede Einmischung, auch von aussen, der föderalistische Aufbau unseres Staates, die Achtung der Minderheiten, die Gewährleistung der Autonomie der Kantone, die Freiheit unserer Wirtschaft. Damit jeder Bürger – alle Bürger – frei und Schweizer ist.

Posteggia con rispetto per contribuire alla sicurezza stradale!

Posteggia con rispetto per contribuire alla sicurezza stradale!

Comunicato stampa

A causa di un’affluenza straordinaria rispetto agli scorsi anni, i frequentatori delle zone balneari e a maggiore vocazione turistica del Ticino sono stati nelle scorse settimane confrontati con i limiti infrastrutturali che alcuni di questi luoghi presentano, in particolare strade strette e scarsità di posteggi. Ciò ha indotto alcuni automobilisti ad adottare comportamenti non corretti che, oltre ad un notevole disagio, hanno pure generato delle situazioni di pericolo per la sicurezza stradale. Il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure ritorna quindi ad evidenziare l’importanza del posteggiare nelle zone appositamente adibite.

Posteggiare il proprio veicolo in zone non adibite può rendere estremamente difficoltoso il passaggio dei mezzi di soccorso nonché ostruire la visuale agli automobilisti in transito o ai pedoni che intendono attraversare la carreggiata. Inoltre, spesso spinge i conducenti in transito a scansare il veicolo parcheggiato in zona non idonea, invadendo la corsia opposta e favorendo in questo modo incidenti della circolazione stradale. Parallelamente questo comportamento scorretto può creare notevoli disagi ai residenti di queste zone, confrontati con l’occupazione del proprio posteggio da parte di terzi o l’ostruzione della via d’accesso verso la propria abitazione, come pure ai conducenti di mezzi di trasporto pubblici o di mezzi pesanti che non possono più usufruire delle apposite piazze di giro.

Strade sicure vuole quindi sensibilizzare in relazione ai pericoli e ai disagi che questi comportamenti creano, invitando i conducenti a posteggiare il proprio veicolo unicamente negli spazi appositamente previsti, a seguire le indicazioni del personale di sicurezza (se presente) nonché a usufruire dei mezzi pubblici per raggiungere i luoghi a vocazione turistica.  

Paura per l’autunno sportivo

Paura per l’autunno sportivo

Da www.ticinonews.ch
 
Il campionato d’hockey rischia di ripartire con mille spettatori, ma gli abbonamenti venduti sono già molti di più
A gettare scompiglio nel mondo sportivo, ma non solo, ci ha pensato in questi giorni il presidente dell’Hockey Club Losanna Patrick de Preux. Durante una conferenza stampa ha svelato quali sono gli scenari del Consiglio federale per i grandi eventi a partire da settembre:

Scenario 1: Riapertura normale
Scenario 2: Massimo 1’000 spettatori fino a fine marzo 2021
Scenario 3: Competenza delegata ai cantoni.

Se il primo è il sogno non solo dei club, ma di tutti gli svizzeri (infatti vorrebbe dire che la situazione pandemica sarà molto positiva), gli altri rischiano di mettere in seria difficoltà club sportivi, organizzatori di eventi e mondo culturale.

La conferma
In diretta al Tg Estate di Teleticino, la conferma che questi siano gli scenari sul tavolo arriva da Norman Gobbi. “Mi permetto di dire che il concetto di confidenzialità per il presidente del Losanna è un po’ vago”, ha commentato il presidente del Consiglio di Stato. Berna infatti aveva chiesto che gli scenari rimanessero top secret.

Limitazioni probabili
Secondo Gobbi, anche gli eventi e lo sport dell’autunno e inverno non saranno più fortunati di quelli estivi. “Soprattutto nei luoghi chiusi, in cui c’è un contatto e una promiscuità, la diffusione del virus è molto più elevata”, ha detto. “I grandi eventi rischiano di dover subire limitazioni come quelle conosciute durante l’estate. Questo evidentemente pone dei grossi problemi dal punto di vista della sostenibilità finanziaria ed è una delle preoccupazioni che come autorità abbiamo, ma al primo posto evidentemente poniamo la salute pubblica”.

Mille spettatori
Il calcio ticinese ha vissuto mesi duri, ricominciando con mille spettatori l’Fc Lugano ha dovuto fare acrobazie per accontentare tutti. Ma, si sa, nell’hockey si parla di altri numeri e il caos rischia di essere servito. “I nostri club hanno già fatto una forte campagna abbonamenti, hanno diverse migliaia di abbonati. Il fatto di avere un limite di mille evidentemente porrebbe dei problemi di gestione, dovremo trovare una soluzione ed è stato uno dei segnali che abbiamo dato all’autorità federale”, spiega Gobbi.

Competenza cantonale
E se si optasse per lo Scenario 3? Quello in cui il pallino è in mano ai cantoni? Il Ticino avrebbe paura di assumersi questo compito? “Il problema diventa non tanto la paura di assumersi un compito, perché lo ricordo che il Ticino è il Cantone che ha di fatto bloccato il campionato di hockey”, risponde Gobbi. “Non parlerei quindi di paura, ma di una necessità di coordinamento: se abbiamo lo stesso campionato che si svolge in diversi cantoni o dei grandi eventi sportivi o culturali, serve un coordinamento per evitare che ci sia una concorrenza sleale o una ponderazione sbagliata”.

“Mantenere viva la passione”
Una cosa, però, è sicura secondo il presidente del governo ticinese, Confederazione e cantoni dovranno trovare una quadra per salvare alcuni dei settori più amati dalla popolazione: “L’obiettivo è di mantenere viva la passione per lo sport e la cultura”.

 
«Liebe Deutschschweizer, wir brauchen euch!»

«Liebe Deutschschweizer, wir brauchen euch!»

Da www.blick.ch

Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi zum Massentourismus
Die Schweizer verbringen wegen Corona die Ferien im eigenen Land. Das Tessin wird von Touristen überrannt. Ins schöne Verzascatal pilgern an einem Tag bis zu 10’000 Gäste. Das Gedränge in den Tälern und Grotti freut den Tessiner Regierungspräsidenten Norman Gobbi.

https://www.blick.ch/news/schweiz/tessin/tessiner-regierungspraesident-norman-gobbi-zum-massentourismus-liebe-deutschschweizer-wir-brauchen-euch-id16014344.html

Mascherina al chiuso? “Ultima ratio”

Mascherina al chiuso? “Ultima ratio”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Consiglio di Stato ritiene che l’obbligo introdotto a Ginevre, Giura e Vaud, possa essere evitato rispettando tutte le altre norme

È ormai il tema del momento: la mascherina negli spazi chiusi, in particolare nei commerci. Nei cantoni di Vaud e Giura è ormai la norma, mentre a Ginevra scatterà dalla mezzanotte. E in Ticino? Nei negozi pochissimi ormai la indossano, sono quindi in molti a chiederla (e, chiaramente, altri che la ritengono un’esagerazione). Ma cosa ne pensa il Consiglio di Stato, il prossimo 6 agosto dovrà valutare quali saranno le misure che saranno introdotte dal 10, per il momento il governo valuta l’evolversi della situazione: “Non bisogna introdurre le misure quando non sono ancora necessarie”, ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi al Tg Estate di Teleticino. “Abbiamo scritto a tutti i rappresentanti dei commerci, richiamando al rispetto delle norme di distanza sociale, di igiene accresciute e dei piani di protezione, proprio nell’ottica di usare l’obbligo di mascherina in tutti gli spazi chiusi come ultima ratio”.

“La mascherina non è tutto”
La paura, ha spiegato, è che l’obbligo di mascherina spinga poi a sottovalutare gli altri comportamenti essenziali: “In alcuni paesi come la Germania o la Gran Bretagna, che hanno introdotto questo obbligo, poi si crede che con il porto della mascherina si possa risolvere molto o quasi tutto, mentre è molto più importante mantenere un’elevata igiene e il distanziamento sociale”.

I controlli
Se si introducono delle regole, poi bisogna farle rispettare, ma chi controlla che tutti sia fatto a regola d’arte? “Ci sono diversi livelli ispettorati. L’ispettorato della Suva, l’ispettorato del lavoro, le attività delle polizie comunali, della Polizia cantonale. Vi è il laboratorio cantonale. Ognuno quando fa le sue verifiche settoriali, verifica anche il rispetto di queste misure, nel richiamare un compito che è collettivo”. Ma i primi, come abbiamo imparato durante questa crisi, a dover agire sono i singoli, che devono rispettare le regole. “Abbiamo sempre richiamato alla responsabilità individuale, del singolo cittadino, ma evidentemente anche di chi gestisce un’attività economica. Il suo obiettivo è di gestire un’attività economica, se non rispetta queste misure, il rischio operativo per lui è di dover chiudere. Cosa che crea un danno a lui, ma anche alla collettività”, spiega Gobbi.

Sul bus senza mascherina
Attualmente in Ticino l’unico luogo dove vi è l’obbligo tassativo di indossare la mascherina sono i mezzi pubblici, lo ha deciso la Confederazione. Ma la nuova regola non sempre è rispettata. “Purtroppo dovremo intervenire, perché abbiamo avuto diverse segnalazioni di mancato rispetto di questo obbligo”, conferma Gobbi. “Ci sarà un’attività di controllo, che verrà coordinata nei prossimi giorni, proprio per far capire che un obbligo, soprattutto un obbligo federale, va rispettato. Anche perché vale su tutta la rete di trasporto pubblico: non è che uno può dire in Canton Ticino, non sapevo che vigesse quest’obbligo, proprio perché vale su tutto il territorio nazionale”.

“Le aziende hanno dei doveri”
Sempre restando sui mezzi pubblici, alcuni conducenti si sono lamentati, del fatto di dover controllare che tutti abbiano la mascherina, ma soprattutto di doversi scontrare con chi proprio non la vuole mettere. “ “Posso capirlo, ma non posso comprenderlo. Posso capirlo, perché è una cosa momentanea e le persone devono ancora farci l’abitudine, o perché facendo caldo non si vuole metterla. Ma non posso comprenderlo. Se si pensa al divieto di fumare sui mezzi pubblici, voglio vedere se un conducente di un bus di linea non interviene se un passeggero comincia a fumare sul bus. Questo credo sia comunque una responsabilità non tanto del conducente, me delle aziende di trasporto pubblico. Le quali hanno un mandato pubblico per garantire un servizio pubblico e nell’ambito dell’attività pubblica c’è anche il far rispettare le regole”.

I delatori
Infine vi è la polemica legata all’invito a segnalare chi non rispetta la quarantena, fatto alcuni giorni fa dal Dss. Qualcuno fa paragoni con gli stati totalitari. “Non bisogna esagerare né da una parte né dall’altra”, ribatte Gobbi. “Non chiediamo di fare delazione, ma chiediamo di vigilare. Perché se ci appelliamo ogni volta alla responsabilità individuale dei nostri cittadini, se alcuni cittadini questa responsabilità individuale non la prendono seriamente, mettendo in pericolo la salute della collettività, creano un danno alla collettività”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/cronaca/mascherina-al-chiuso-ultima-ratio-IY2991280

Das Tessin ist eine Insel der Seligen – im Moment

Das Tessin ist eine Insel der Seligen – im Moment

Da www.nzz.ch
Das Coronavirus wütete lange Zeit am schlimmsten im Tessin. Jetzt scheint der Südkanton weniger betroffen als der Rest des Landes. Dennoch ist der Kantonsarzt besorgt, unter anderem wegen der vielen Deutschschweizer Touristen.

«Die meisten Corona-Toten hat das Tessin.» Diese Schlagzeile dominierte während der Covid-19-Krise über etliche Wochen hinweg. Erst gegen Ende der ersten Welle wurde der Südkanton bei den Todesfällen und den Ansteckungszahlen vom Waadtland, von Genf und Zürich überholt. Die Zahl der Tessiner Toten pendelte sich Mitte Juni bei 350 Personen ein und ist bisher unverändert geblieben. Angesteckt haben sich seit Beginn der Pandemie im Südkanton 3416 Personen. Schweizweit sind 1694 Todesfälle zu verzeichnen, und die Gesamtzahl der laborbestätigten Infektionen beläuft sich auf 34 000.

Wie ist nun die Lage im Südkanton, was neue Ansteckungen anbelangt? Nach dem Corona-Peak von Ende März seien die Zahlen stetig gesunken, sagt der Tessiner Kantonsarzt Giorgio Merlani. Gemäss seinen Worten verlief der Juni mit wenigen isolierten Fällen extrem ruhig. Ab Juli gab es wenige endemische Herde, die man schnell unter Kontrolle brachte. In letzter Zeit allerdings träten Ansteckungen konstant auf, so Merlani. Aber es gebe fast nie mehr als 10 Fälle täglich. Zum Vergleich: Auf dem Höhepunkt der Krise verzeichnete man im Tessin am schlimmsten Tag 273 Neuansteckungen.

Weniger Neuinfektionen als in anderen Kantonen
Schweizweit begann die Ansteckungskurve in den ersten Aprilwochen stark zu sinken. Gemäss den Angaben des Bundesamtes für Gesundheit (BAG) war die Situation zwischen Mitte Mai und Mitte Juni sehr ruhig: Die Zahl der täglichen Neuinfektionen betrug meist deutlich weniger als 40 Fälle. Auf dem Höhepunkt der Corona-Krise war diese Zahl bis auf 1456 angesteckte Personen an einem einzigen Tag angestiegen. Seit Ende Juni präsentiert sich die Situation in der Schweiz insgesamt wieder schlechter: Das BAG verzeichnet zwischen 26 und 159 Neuansteckungen pro Tag, häufig über 100 täglich.

Dem Südkanton sei es gelungen, die Ansteckungskurve massiv zu senken, hält der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi fest. «Und der Anstieg der Neuinfektionen in den letzten Wochen fällt in vielen Kantonen höher aus als im Tessin.» Wie die Verlaufskurve auf der BAG-Website zeigt, schwankt zum Beispiel die Zahl der Neuansteckungen im Kanton Zürich seit Anfang Juli ungefähr zwischen 5 und 30 laborbestätigten Fällen pro Tag. Ähnlich zeigt sich die Lage auch im Kanton Genf.

Das deutliche Absinken der Tessiner Fallzahlen nach der ersten Welle führt Gobbi nicht nur auf die zum Teil harten Massnahmen der kantonalen Behörden zurück. Auch sei die Sensibilität im Tessin ziemlich hoch, so der Regierungspräsident. Zumal das von Covid-19 schwer getroffene Italien in unmittelbarer Nachbarschaft liege.

Jedoch stellt Gobbi vor allem unter den jüngeren Tessinern ein Nachlassen der Vorsicht fest. Dies hängt aus seiner Sicht eindeutig mit den Sommerferien zusammen. Dazu erklärt Mattia Lepori, medizinischer Vizedirektor der Tessiner Kantonsspitäler: Etwa die Hälfte der Neuinfizierten habe das Virus im Ausland eingefangen – und zwar nicht nur in den Risikoländern. Insgesamt hätten sich seit Anfang Juli um die 166 Personen in Quarantäne begeben, die aus anderen Ländern in den Südkanton zurückgekehrt seien.

Maskenpflicht für Kellner
Manche Tessiner steckten sich laut Lepori aber auch in anderen Kantonen mit Covid-19 an. Daher sind Lepori und der Kantonsarzt Merlani besorgt wegen der Deutschschweizer Touristen. Denn viele von ihnen verzichten heuer auf Auslandferien und sind im Tessin massiv präsent. Die zahlreichen inländischen Touristen könnten weniger pflichtbewusst sein, was die Einhaltung der Corona-Vorschriften angehe, meinen die beiden Ärzte. Zudem würden auch viele Tessiner selber im eigenen Kanton Ferien machen, was zu einer weiteren Massierung führe.

Gemäss Gobbi hat die Kantonsregierung gleich beim ersten Anstieg der Neuansteckungen gehandelt. So reduzierte sie die Höchstzahl der Gäste in öffentlichen Lokalen und Diskotheken auf 100 Personen für die Zeitspanne eines ganzen Abends. Zudem dürfen sich nur noch maximal 30 Personen draussen versammeln.

Neu müssen seit dieser Woche alle Angestellten von Restaurants und Bars eine Gesichtsmaske tragen. Das finde gerade bei den Touristen wenig Anklang, sagt Merlani. Doch er wie auch Gobbi betonen: Die Gastwirtschaft begünstige gerade im Sommer die Ansammlung von Menschen. Zudem berühre und bereite das Personal Dinge zu, welche dann in den Mund der Gäste gelangten. Also seien hier Schutzmassnahmen besonders angebracht – aber nicht weil es ein akutes Probleme gebe, sondern weil man ein solches vermeiden wolle. Die Maskenpflicht für Kellner und Barkeeper gilt vorerst bis 8. August, doch könnte die Kantonsregierung je nach Situation eine Fristverlängerung ins Auge fassen.

Der Tessiner Staatsrat denkt auch an weitere Vorkehrungen. Bereits hat er die Detailhändler und ihre Zulieferer ermahnt, die Schutzmassnahmen nicht zu vernachlässigen. Nun schliesst die Kantonsregierung auch für die Einkaufsläden eine Maskenpflicht nicht aus.

All diese speziellen Vorschriften liegen in der Befugnis der einzelnen Kantone. Die vom Bundesrat erweiterte Corona-Verordnung des Epidemiengesetzes erlaubt es ihnen, je nach Situation Ad-hoc-Massnahmen zu ergreifen. Zuvor hatte das von Covid-19 besonders versehrte Tessin eigenmächtig Schritte unternommen, um die Verbreitung einzudämmen – mit Erfolg.

Zweite Welle vermeiden
Genau das ist dem Tessiner Regierungspräsidenten so wichtig: Dank der vom Bund gewährten Autonomie könnten die Kantone bei der Corona-Bekämpfung gezielter vorgehen. Denn die Situation präsentiere sich je nach Landesteil und Kanton manchmal ziemlich unterschiedlich.

Im Moment stellt der Kantonsarzt Merlani keine Anzeichen für einen weiteren Anstieg der Ansteckungszahl fest. Dennoch ist er besorgt: Angesichts der Touristenmassen im Südkanton sowie der Tessiner, die sich in den Auslandsferien ansteckten, könnte es rasch deutlich mehr Infizierte geben.

Ist also das Tessin momentan noch eine Insel der Seligen im Vergleich zur Restschweiz? Merlani meint dazu: «Ich würde eher von einer Insel sprechen, deren Bewohner eine zweite

Il Ticino chiede a Berna più controlli alle frontiere

Il Ticino chiede a Berna più controlli alle frontiere

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 21 luglio 2020 del Corriere del Ticino

Sinora sono 166 le persone finite in quarantena dopo essere rientrate da un Paese a rischio Quante quelle che non si sono autodenunciate? Norman Gobbi: «Lottiamo con armi spuntate e occhi bendati»

«Dal 6 luglio 2020 vige l’obbligo di quarantena per chi entra in Svizzera da determinate regioni. Le autorità cantonali effettuano controlli a campione del rispetto della quarantena». Questo quanto riportato all’interno del sito dell’UFSP. Si parla di obbligo in vigore – appunto dal 6 luglio – e di compiti ben definiti a carico delle autorità cantonali. Già, ma qualcosa in questo senso non funziona. Le stesse autorità cantonali si ritrovano oggi con le mani legate, impossibilitate a dare una concreta risposta a questo problema. Il controllo delle frontiere infatti non riguarda le autorità cantonali: è tema federale. Ecco perché la scorsa settimana il Governo ticinese ha fatto richiesta scritta a Berna: vuole controlli più scrupolosi e specifici proprio lì, alle frontiere. Norman Gobbi: «I compiti di controllo alle dogane sono di competenza federale, quindi da una parte la verifica, dall’altra la messa a disposizione delle liste. Altrimenti per i Cantoni è come cercare un ago in un pagliaio. Ne va della protezione della salute pubblica».

Manca un riferimento
Il numero fatto da Gobbi è uno soltanto: 166 persone si sono annunciate – gran parte da Serbia e Macedonia del Nord – e, di conseguenza, messe in quarantena. Manca però un altro numero, fondamentale, quello delle persone realmente rientrate da un Paese considerato a rischio. Manca un riferimento chiaro. «Il problema è proprio questo: sapere quante persone si sono recate nei Paesi inseriti nella lista rossa tracciata dalla Confederazione. È quella la difficoltà che abbiamo. E ci troviamo a lottare con armi spuntate e occhi bendati, proprio perché non abbiamo l’effettivo controllo delle frontiere né la disponibilità delle liste di volo di chi rientra. Possiamo averle di chi rientra a Zurigo, ma non di chi rientra su Malpensa». Chiediamo al presidente del Consiglio di Stato se per caso non ritiene che Berna stia sottovalutando il problema, o quantomeno le difficoltà dei singoli Cantoni. «Non posso dire se Berna stia o meno sottovalutando tutto ciò, però non tiene conto di quelle che sono le nostre necessità nel poter fare dei controlli davvero efficaci. Di queste 166 persone, alcune si sono autocertificate, altre ci sono state segnalate, a volte anche da vicini di casa o colleghi, ma è chiaro che rintracciare chi non si autodenuncia è un compito difficilissimo. E poi anche a fronte delle segnalazioni che ci vengono fatte, non possiamo pensare di muovere la polizia, non sarebbe proporzionato. Tutto passa dal contact tracing». Insomma, mani legate.

I dati sono preoccupanti
Dall’Amministrazione federale delle dogane ci era stato spiegato di come fosse impossibile, in questo momento, aumentare i controlli alle frontiere. Il traffico è tornato quello «normale», pre-coronavirus, per cui rendere i controlli più scrupolosi significherebbe – al di là di un maggiore carico sui funzionari – un’ulteriore crescita del traffico, con potenziali ingorghi. Ora quindi il Cantone che tipo di risposta si aspetta? Gobbi spiega: «Eravamo stati i primi a chiedere maggiori controlli in dogana durante la prima ondata di COVID-19, ora ci ritroviamo, sempre noi, a sollevare questo problema. D’altronde sappiamo che il movimento internazionale è un grande diffusore del virus. E certi dati di quest’ultimo periodo, di chi rientra, equivalgono a un segnale di forte preoccupazione per noi». Metà dei nuovi casi positivi sono infatti legati a rientri da vacanze all’estero. Pochi gli strumenti a disposizione, al di là di questa richiesta alla Confederazione. Sensibilizzare? «Il problema è che molti non si autodenunciano per non rinunciare a dei giorni di vacanza. Chi in questo momento si reca in zone a rischio, si rende conto di comportarsi in maniera negligente. E allora ecco che l’unico invito che possiamo fare è di non recarsi in queste zone. Anche perché in molti casi chi rientra si scopre positivo». La minaccia della multa non è per ora un deterrente. «È vero che alla prima sanzione, che sarà pesante, si potrà avere anche un effetto educativo».

Ticino: 166 in quarantena

Ticino: 166 in quarantena

Da www.rsi.ch/news

La maggior parte di chi si è isolato proveniva da Serbia e Macedonia. Ma per il Governo cantonale in troppi non si annuncerebbero

Dal 6 luglio, da quando Berna ha imposto l’obbligo di quarantena per chi rientra da paesi a rischio, in Ticino si sono annunciate 166 persone. La maggior parte proveniva da Serbia e Macedonia. Ancora troppo poche per il Governo cantonale convinto che in molti, troppi, non si annuncino all’apposita hotline per paura delle conseguenze sul proprio lavoro.
Il Consiglio di Stato chiede dunque a Berna misure di controllo più incisive alle frontiere. “Competente per i controlli alla frontiera, anche quella terrestre, è la Confederazione. E dovrebbe essere maggiormente attiva nei controlli”, commenta Norman Gobbi.
Come? “Chiedendo a chi rientra – aggiunge il presidente del Consiglio di Stato ticinese – di dire da quale paese sta rientrando, in modo da poterlo tracciare. Questo oggi non viene fatto. Ed è uno dei punti che abbiamo sollevato all’autorità federale”. “Questo perché, per l’autorità cantonale, che è competente per tutte le misure di controllo della quarantena, se non sappiamo chi è rientrato e nemmeno da dove, diventa difficoltoso poterlo fare”, conclude Gobbi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-166-in-quarantena-13243392.html

“Il 1. Agosto 2020 può essere decisivo”

“Il 1. Agosto 2020 può essere decisivo”

Riflessioni in vista della Festa della Patria

Vogliamo approfittare di questo ultimo numero del Mattino prima della – per noi – meritata vacanza per parlare con il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi dell’ormai imminente 1. Agosto.
“La nostra festa nazionale quest’anno cade in un momento particolare, in mezzo a due avvenimenti molto significativi per la nostra storia. Da una parte la pandemia legata al Covid-19, un virus che ha tentato e tenta di metterci in ginocchio. Dall’altra la votazione del 27 settembre, quando il popolo sarà chiamato a esprimersi sull’iniziativa “Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)”, con la quale si chiede che la Svizzera possa disciplinare autonomamente l’immigrazione degli stranieri e che non possono essere conclusi nuovi trattati internazionali o assunti altri nuovi obblighi internazionali che accordino una libera circolazione delle persone a cittadini stranieri”.

Quali sono quindi le sue riflessioni? “La lettura di tutta la crisi del coronavirus – sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – deve spingerci a considerare nuove modalità e nuovi modelli che toccano sia il comportamento personale, sia il nostro futuro sviluppo. Il 1. Agosto è il giorno che abbiamo scelto per sottolineare lo spirito della Svizzera. Per ricordare da dove veniamo e quali sono i valori fondanti della nostra Patria. Sono valori che toccano il mutuo soccorso tra le persone, cioè quella volontà di sostenersi con spirito solidale. Sono valori che ci hanno portato a costruire uno Stato federalista per una Nazione libera dalle dominazioni straniere, in cui ognuno con responsabilità costruisce il proprio benessere condividendolo quando possibile con gli altri. Portando prosperità a tutta la collettività in uno Stato che nutre la massima fiducia nei suoi cittadini. Uno Stato non invadente ma sussidiario all’attività degli individui, veri protagonisti della crescita sociale ed economica. Cerchiamo di leggere quindi quello che stiamo vivendo nella lotta al virus e il tema della votazione del 27 settembre attraverso – diciamo così – la lente del 1. Agosto”.

Ci sembra di poter dire che sinora in Ticino e più in generale in Svizzera le modalità scelte per lottare contro il Covid-19 rappresentino bene lo spirito della nostra Nazione. “Esatto. Si punta molto sulla responsabilità individuale – valore essenziale come detto per noi svizzeri – perché il buon risultato del singolo porta al successo di tutta la collettività in uno spirito di solidarietà e mutuo sostegno. Nello stesso tempo quanto vissuto durante le fasi di chiusura delle attività economiche ci permette di meglio orientare alcune scelte. Una di queste è proprio legata all’iniziativa per la limitazione dell’immigrazione in votazione il 27 settembre. Sul mercato del lavoro la Svizzera deve essere maggiormente in grado di “autodeterminarsi”, ossia di avere la possibilità di decidere a priori chi e quanti lavoratori stranieri fanno bene alla nostra economia, senza entrare in conflitto con i lavoratori residenti. Ciò significa porre un limite alla libera circolazione delle persone. Ciò significa sostenere l’iniziativa “Per un’immigrazione moderata”. Che non vuol dire erigere un muro al confine, ma almeno – mi si passi l’espressione – guardare negli occhi chi entra. E non vuole nemmeno dire buttar via lo spirito di accoglienza che ha storicamente caratterizzato la Svizzera, non venendo in alcun modo toccata la nostra politica d’asilo. Spero che alcuni di questi pensieri ci possano accompagnare nel giorno del 1. Agosto”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.