Bando di concorso aspiranti 2021

Bando di concorso aspiranti 2021

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi aspiranti ispettori/trici di Polizia giudiziaria per la Polizia cantonale, nuovi aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale, di nuovi aspiranti agenti per le Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Biasca, Ceresio Sud, Chiasso, Locarno, Lugano, Mendrisio, Minusio e Muralto nonché per la Polizia dei trasporti. I candidati seguiranno la Scuola di Polizia a partire dal 1. marzo 2021. La formazione di polizia richiede un percorso formativo e certificativo di base su due anni: il primo presso una scuola di polizia riconosciuta (per il Ticino la Scuola di Polizia del V° circondario) e un secondo anno di formazione pratica presso il Corpo di appartenenza. Gli esami federali di professione sono previsti al termine del secondo anno.Come di consueto, l’idoneità dei candidati sarà verificata mediante prove fisiche, di cultura generale, psicologiche, coll oqui di motivazione e verifiche mediche. La decisione sull’assunzione degli aspiranti giungerà entro tre mesi dall’inizio della formazione.Le candidature vanno inoltrate entro il 03.02.2020. Il bando di concorso e i formulari possono essere scaricati dal sito internet della Polizia cantonale, all’indirizzo www.ti.ch/polizia. Inoltre, è in programma un incontro informativo il 17.01.2020, dalle 19:00, presso il Centro d’istruzione della Protezione civile in via Ravello a Rivera. 

Flyer

a Natale non tutti sono più buoni!

a Natale non tutti sono più buoni!

Comunicato stampa

Le festività sono alle porte e la tradizionale corsa ai regali è già iniziata. Un periodo sinonimo di mercatini natalizi e di aperture prolungate dei negozi in cui, per non incorrere in brutte sorprese, è sempre bene mantenere alta l’attenzione poiché i malviventi approfittano della calca e dell’imbrunire per compiere furti e borseggi.

La Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e le Guardie di confine, organizza anche quest’anno, durante tutto il periodo dell’Avvento e fino al 24 dicembre, l’operazione PREVENA 19. L’obiettivo è quello di garantire alla popolazione una presenza accresciuta e capillare di forze di polizia su tutto il territorio e nei luoghi di grande affluenza.

Cogliamo l’occasione per fornire nuovamente alcuni utili consigli per prevenire i furti con scasso nelle abitazioni:

  • chiudere accuratamente tutte le porte e finestre prima di uscire di casa, evitando di lasciare chiari indizi dell’assenza: biglietti sulla porta, luci spente in casa, messaggi particolari sulla segreteria telefonica, eccetera;
  • depositare gli oggetti di valore e i documenti importanti in una cassetta di sicurezza della banca;
  • evitare di nascondere le chiavi di casa sotto lo zerbino, dietro i vasi per i fiori o nella bucalettere;
  • simulare una presenza all’interno inserendo un timer su più di una luce e farlo accendere a intervalli irregolari.

Inoltre per prevenire sgradite sorprese durante gli acquisti si rinnovano i seguenti consigli:

  • evitare, nel limite del possibile, di portare con sé somme consistenti di denaro in contanti e usare preferibilmente le carte di credito;
  • custodire il portamonete nelle tasche anteriori dei pantaloni o in quelle interne della giacca;
  • portare sempre le borsette a contatto con il corpo e preferibilmente sul davanti e con la cerniera chiusa o comunque mai perderle di vista (ad esempio nei carrelli della spesa);
  • mai tenere nello stesso posto le carte bancarie/postali e i codici per il loro utilizzo. Se possibile non conservare i codici per iscritto;
  • prestare attenzione quando qualcuno vi urta nella ressa (sovente gli autori di furti e borseggi provocano lo scontro per distrarre le vittime e sottrarre loro denaro e altri valori);
  • non lasciare oggetti di valore in vista nei veicoli e verificare che le auto siano regolarmente chiuse a chiave quando si lascia il parcheggio.

Non esitate a chiamare il 117 e a segnalare situazioni che possono poi sfociare in reati contro il patrimonio. 

Prevena

Airolo premiato per il progetto di copertura dell’autostrada

Airolo premiato per il progetto di copertura dell’autostrada

Da www.laregione.ch

Il Comune leventinese ha ricevuto il premio biennale Espace Suisse e un assegno di 5’000 franchi. ‘Un esempio da seguire anche per altre regioni’

Il Premio Espace Suisse (già Premio Aspan) del valore di 5mila franchi che l’Associazione per la pianificazione del territorio (EspaceSuisse) assegna ogni due anni a enti pubblici che si sono distinti per interventi lodevoli in questo campo è stato attribuito nel 2019 al Comune di Airolo per la riqualifica del fondovalle nell’ambito del progetto di risanamento della galleria autostradale del San Gottardo. Nel corso della cerimonia, svoltasi ieri ad Airolo, EspaceSuisse ha inoltre assegnato una menzione speciale alle Ffs e all’Autorità cantonale ticinese per la realizzazione della ferrovia Mendrisio-Stabio-Varese-Malpensa.

Vantaggi per tutti
In occasione della premiazione, a cui hanno preso parte il consigliere di Stato Norman Gobbi, la direttrice delle Ffs Regione Sud Roberta Cattaneo, il sindaco di Airolo Franco Pedrini e il presidente di EspaceSuisse Giancarlo Ré, a nome del gruppo di lavoro che ha assegnato il premio è intervenuto Moreno Celio illustrando i motivi della scelta (poi sostenuta dal consiglio direttivo dell’associazione). “Espace Suisse ha rilevato che, nel caso del progetto di Airolo, si è riusciti a trovare una soluzione che avvantaggia tutti gli enti coinvolti: oltre al Comune di Airolo anche Cantone e Confederazione ottengono un notevole vantaggio da questa soluzione che può rappresentare un esempio da seguire per altre regioni”, è stato sottolineato. Se da una parte Ustra non è costretta a trasportare e depositare il materiale a decine di chilometri di distanza (ipotesi peraltro fronteggiata da opposizioni locali), dall’altra non si intaccano volumi in discarica per i potenziali bisogni del Cantone nei prossimi decenni e, soprattutto, il Comune di Airolo ritrova un paesaggio totalmente ricostituito.

100 milioni per 1000 metri
Il progetto previsto nell’ambito della costruzione del secondo tubo del Gottardo – che genererà circa 2,5 milioni di tonnellate di inerti – ha preso il via a seguito della richiesta del Comune di Airolo di individuare una migliore integrazione paesaggistica dell’autostrada, in modo da valorizzazione il fondovalle. Grazie a un investimento di 100 milioni l’A2 potrà essere coperta per circa mille metri di lunghezza con una galleria in parte aperta verso il lato del fiume. Una prima a livello ticinese che rappresenta di fatto un cambiamento epocale: oltre al netto miglioramento ambientale, saranno migliori anche la situazione paesaggistica e la qualità di vita.

https://www.laregione.ch/cantone/bellinzonese/1406211/airolo-premiato-per-il-progetto-di-copertura-dell-autostrada

 

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Da www.rsi.ch/news

Premiato il ridisegno di Airolo
Il comune insignito con l’Espace Suisse 2019 per la riqualifica del fondovalle – Menzione speciale per la Mendrisio-Malpensa

La capacità di Airolo di trasformare i previsti lavori alla galleria autostradale del San Gottardo in opportunità per il riassetto territoriale dell’intero fondovalle si è rivelata esemplare al punto da valere al comune il Premio Espace Suisse 2019.
La consegna del riconoscimento (fino al 2018 noto come ASPAN) è avvenuta sabato mattina nella sala del Consiglio comunale leventinese.
Il presidente Giancarlo Rè e il coordinatore del gruppo di lavoro Moreno Celio, nel motivare la scelta, hanno sottolineato come la realizzazione della copertura dell’autostrada e il deposito del materiale di scavo della seconda galleria, si tradurranno di un cambiamento epocale per buona parte dell’abitato. L’intervento permetterà un netto miglioramento ambientale, con un ritorno a una situazione paesaggistica e di qualità di vita.
Una menzione speciale è stata anche attribuita alle Ferrovie federali svizzere e al canton Ticino per la valenza della ferrovia Mendrisio-Stabio-Varese-Malpensa.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Premiato-il-ridisegno-di-Airolo-12477816.html

“Non si può scherzare sulla sicurezza della gente”

“Non si può scherzare sulla sicurezza della gente”

L’importanza di esercitare le capacità di affrontare le minacce

Più di 2’000 persone coinvolte in tutta la Svizzera, 70 stati maggiori di condotta attivati in tutti i Cantoni: è questo in estrema sintesi il quadro dell’esercitazione della Rete integrata svizzera per la sicurezza, che ha avuto il suo culmine nelle giornate dall’11 al 13 novembre scorso. “Immaginate un attacco terroristico, scenario che Nazioni a noi vicine hanno dovuto subire e che purtroppo non possiamo escludere che si verifichi anche in Svizzera. Ecco, l’operazione svoltasi anche qui in Ticino era proprio incentrata su una tale simulazione” – afferma il consigliere di Stato Norman Gobbi che giovedì a Berna, in qualità di presidente della conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri, nonché responsabile della Piattaforma politica della Rete di sicurezza, è intervenuto nella giornata di chiusura, dopo aver seguito, passo passo nei mesi scorsi l’organizzazione. “Poter verificare e allenare ai più alti livelli e in simulazioni realistiche le capacità di risposta e di intervento contro potenziali grandi rischi – come lo è sicuramente il terrorismo – risulta decisivo per garantire una elevata capacità di intervento, se dovessero verificarsi casi reali, e quindi poter dare la massima protezione alla nostra gente. In particolare, assieme a tutti gli altri enti coinvolti, questo tipo di esercitazione – che è la più importante che si tiene ogni due anni nel nostro Paese – permette di verificare l’interazione tra polizia ed esercito nelle situazioni di minaccia. L’esercito svolge un ruolo cruciale come partner della protezione della popolazione nell’ambito degli impieghi sussidiari di sicurezza, ad esempio per la protezione di infrastrutture sensibili. Per entrare in aspetti più tecnici, il coordinamento di tutte le nostre capacità di risposta alle crisi è un fattore essenziale. La gestione delle crisi spinge gli esseri umani ai limiti delle loro capacità prestazionali. Di fronte a una crisi, specialmente coloro che occupano una posizione di comando, possono sentirsi sopraffatti dall’urgenza, dall’incertezza e dai problemi di informazione. È dunque fondamentale che possano appoggiarsi su processi conosciuti e collaudati. Non si può scherzare di fronte alle minacce. Non si può scherzare quando avvengono sciagure e tragedie. Formare le persone per rispondere al bisogno di protezione della popolazione è un compito dunque essenziale: un’assicurazione sulla nostra vita”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.
Ma come viene valutato questo esercizio, durato 52 ore ininterrotte e che ha visto anche il Consiglio di Stato ticinese coinvolto direttamente, visto che una delle minacce principali era costituita da un possibile attacco al Tribunale penale federale di Bellinzona? “La valutazione finale deve ancora essere fatta nei suoi aspetti più tecnici. Ciò che possiamo dire è che l’esercitazione è stata un successo completo, nella consapevolezza che tali esercizi devono essere effettuati anche in futuro”, conclude Norman Gobbi.

«All’estero e in Svizzera ci considerano un’ottima polizia»

«All’estero e in Svizzera ci considerano un’ottima polizia»

Intervista a Matteo Cocchi pubblicata nell’edizione di lunedì 11 novembre 2019 del Corriere del Ticino

Tante soddisfazioni ma anche tante difficili decisioni da prendere, di quelle che fanno restare svegli di notte. Fare il comandante della polizia cantonale è un compito affascinante, soprattutto in anni come questi. Ne abbiamo parlato con il comandante Matteo Cocchi, in un’intervista in cui si parla davvero di tutto e di più.

Qualche settimana fa ha festeggiato i suoi primi otto anni alla testa della Cantonale. Otto anni sono tanti. Ha ancora la forza di andare avanti?
«L’energia e la voglia di fare sono le stesse del 1. ottobre 2011. È vero, otto anni sono tanti, ma i progetti restano molteplici e, soprattutto, si vedono i risultati. Sono dunque ancora a disposizione per questa avventura».

Anni in cui il Corpo è cresciuto. Gli effettivi ora sono sufficienti?
«La risposta del Governo è stata positiva e l’effettivo è stato adeguato secondo le nostre richieste. Ora il compito di chi dirige la Cantonale è rendere ancora più efficaci le forze a disposizione».

La polizia unica è la soluzione?
«Dell’assetto della polizia in Ticino si discute da moltissimi anni, e spesso si sente dire che non siamo pronti per un cambiamento di questo tipo. C’è un gruppo di lavoro che si è chinato sulla tematica e spero che le idee che ne usciranno potranno servire alle istituzioni per decidere quale strada prendere (o, perlomeno, impostare una situazione intermedia). Ma è un cambiamento che dovrà decidere la politica. A noi sul campo toccherà metterlo in pratica. Si può comunque dire che nei rapporti tra Cantonale e Comunali ci sono situazioni da migliorare, e riguardano soprattutto il coordinamento e le sovrapposizioni delle competenze. Prima o poi sarà necessario prendere una decisione chiara e netta».

Eliminando le Comunali, salterebbero anche i loro comandanti…
«È chiaro che determinate figure, e non solo quelle, andrebbero a scomparire. Ma ci sono progetti in Svizzera che hanno funzionato. Non fraintendetemi però, io non sono uno che dice necessariamente sì alla polizia unica. E, in ogni caso, non sarebbe una cosa da fare dall’oggi al domani».

Una parte dei cittadini riconosce alle polizie locali una conoscenza del territorio che magari la Cantonale non ha.
«In realtà la polizia di prossimità la fanno tutti, anche la Cantonale. Ma quando si parla dei rapporti tra Cantonale e Comunali credo sia necessario dire che in futuro occorrerà separare i compiti ed evitare i doppioni. Sapere cosa deve fare la Cantonale e cosa le Comunali. E assicurarsi che questi compiti vengano svolti da tutti in modo efficace, 365 giorni l’anno e 24 ore su 24».

Cambiamo tema. Come sono cambiati i giovani che si iscrivono alla scuola di polizia? C’è vocazione o c’è anche chi la prende come una via di fuga?
«Il Ticino dal punto di vista delle candidature è messo molto bene. Da noi i numeri non mancano. Ogni anno circa 300 giovani si annunciano per la scuola. Ad essere cambiata è la maturità dei candidati che superano tutta la selezione, infatti anche la loro esperienza di vita gioca un ruolo importante. Una volta la maggior parte degli agenti faceva la scuola subito dopo l’apprendistato. Oggi invece molti si iscrivono dopo aver percorso altre strade, magari creando una famiglia. Una maturità che si nota. C’è di sicuro chi tenta di entrare in polizia per ripiego, ma sono situazioni che poi si notano durante le selezioni. E sì, la vocazione c’è ancora».

E la Cantonale come è cambiata?
«È vista meglio rispetto al passato dentro e fuori dai nostri confini. Oggi è riconosciuta a livello svizzero come un’ottima polizia. Ci siamo impegnati molto in questo senso. Io per esempio sono vicepresidente della conferenza dei comandanti e rappresento la Svizzera nel gruppo Atlas (che raggruppa le forze speciali di polizia europee), così come diversi ufficiali sono attivi in gruppi di lavoro a livello nazionale. Ma poi, soprattutto, abbiamo dimostrato con diverse operazioni di essere capaci. Pensiamo all’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo nel 2016: una dimostrazione d’efficienza e in cui siamo riusciti, per la prima volta, a condurre un’operazione tra due cantoni con un capo impiego unico».

Un tempo c’erano le correnti e le assunzioni/promozioni fatte con il manuale Cencelli.
«Non so come era prima. Io sono arrivato e ho tentato di instaurare un mio stile di condotta. Quel che ho sempre detto è che quando si parla di carriere non è corretto promuovere qualcuno in base all’appartenenza politica. Sono convinto che per il buon funzionamento dell’istituzione polizia, siano i meriti e le capacità a fare la differenza. In Cantonale il clima è buono. A me piace avere rapporti quotidiani con gli agenti e a volte esco in pattuglia con loro. Pur mantenendo la gerarchia, abbiamo accorciato la distanza tra vertici e base».

Gli agenti sono uomini (e donne) e possono sbagliare. Lei si comporta da «padre» attento e premuroso o è molto severo?
«Il mio compito è di comandare, e in molte situazioni occorre decidere in modo drastico. Quando è possibile cerco il dialogo. Quando la situazione è grave neppure si discute».

E dal lato umano che comandante ritiene di essere?
«Nel Corpo ci sono tanti uomini e donne, persone che vivono la loro vita, con alti e bassi come noi tutti. E capita che vi siano momenti di difficoltà. Ovviamente la giornata storta va capita, ammesso che non si superi il limite».

Ma l’agente rappresenta lo Stato. Occorre quindi inflessibilità, altrimenti il cittadino non riconosce più l’autorità della polizia.
«L’agente che sgarra non la fa franca. Faccio un semplice esempio: se inciampa nelle regole della circolazione verrà “multato” non una, ma più volte. Al Comando arriva la segnalazione su quanto accaduto, viene aperto un procedimento disciplinare e, oltre alla multa, possono quindi esserci ulteriori conseguenze. Proprio perché l’agente deve essere un esempio, siamo più rigorosi».

Però ci sono stati anche poliziotti colti in fallo e poi riassunti.
«Dissento. Alla Cantonale ci sono stati licenziamenti per fatti gravi. Non tocca a me aprire un discorso sulla successiva riassunzione da parte di alcune Comunali. Non mi resta che constatare che toccherebbe semmai a quelle autorità di nomina spiegare la loro scelta (che, convengo, risulta poco comprensibile)».

L’era dei social network pone un problema in più?
«Sì, specie quando a usare i social sono le generazioni che non sono cresciute con questo strumento. Vietare Facebook agli agenti? Non credo sia la soluzione. Però devono ricordarsi di comportarsi bene online, esattamene come nella vita vera».

Sostegno e affetto alla Polizia Cantonale

Sostegno e affetto alla Polizia Cantonale

“soddisfatto delle porte aperte a Lodrino”

Serietà nell’affrontare il proprio impegno professionale, consapevoli dell’importanza di un lavoro che aiuta tutti i cittadini ticinesi in uno degli ambito più importanti: la sicurezza delle persone e dei beni privati e pubblici. Ma anche cortesia, con la quale occorre rivolversi al cittadino-utente. Senza dimenticare abilità, fiuto, tenacia, preparazione fisica, rispetto delle regole e… buon senso, che non deve mai mancare. Così vuole essere il Corpo della Polizia cantonale e così si è presentato sabato scorso al campo d’aviazione di Lodrino per una giornata di porte aperte. I ticinesi hanno dimostrato di “voler bene” alla “loro” Polizia, partecipando numerosi a questo evento (si stima la presenza di non meno di 6mila persone), interagendo volentieri con gli agenti. Un bene che ha aperto il cuore del comandante Matteo Cocchi, visibilmente felice per l’esito della manifestazione. Per il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi una dimostrazione di fiducia e di affetto delle cittadine e dei cittadini nei confronti del lavoro quotidiano del Corpo della Polizia cantonale. È la miglior risposta alle critiche che spesso vengono montate ad arte contro l’operato degli agenti, anche per colpire chi politicamente ha la responsabilità della nostra sicurezza. “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, scriveva Dante. E guardare avanti significa ogni giorno per la Polizia cantonale mantenere una elevata capacità di intervento per contrastare il crimine, per assicurare l’ordine, per proteggerci, in ultima analisi.
Tante le famiglie giunte a Lodrino, con bambini e ragazzi (ma anche tanti adulti) incantati dalle dimostrazioni pratiche effettuate dai Reparti d’Intervento Speciali (RIS). Dimostrazioni che hanno toccato tutte le specializzazioni della Cantonale e che hanno potuto far capire il grande lavoro che sta dietro le quinte per essere pronti a effettuare gli interventi al fronte, quando le situazioni si presentano.
Indovinatissima l’asta organizzata dal Dipartimento delle istituzioni per vendere i vecchi radar fissi ormai non più in uso. Un modo per sorridere su un aspetto sempre caldo per chi incorre in una infrazione dei limiti di velocità, attirando comunque l’attenzione sul tema della prevenzione e mettendo a disposizione un po’ di denaro (nella fattispecie i 9 apparecchi radar sono stati battuti per un ammontare complessivo di 3’350 franchi) per la campagna “Strade Sicure” del Dipartimento. “Ma è stato anche un modo alla fin fine – sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi – per rispondere al desiderio del Nano della taglia sui radar”.

Fra accoglienza e polemica

Fra accoglienza e polemica

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 11 ottobre 2019 de La Regione

Domani è la Giornata cantonale dell’integrazione, sotto l’egida del Dipartimento istituzioni

Per Norman Gobbi non ci sono contraddizioni fra il suo ruolo istituzionale e la posizione leghista sull’immigrazione: ‘Discussioni all’italiana’
L’integrazione, in fondo, è anche una questione di orientamento: trovare convergenze, parlarsi, superare le distanze. Ecco allora che ‘Orientiamoci insieme’ è un gran bel nome, per la Giornata cantonale d’integrazione che si terrà domani a Bellinzona, sotto l’egida del Dipartimento delle istituzioni (Di). Un pomeriggio dedicato a tutta la popolazione, che inizierà alle 14 con una camminata d’orientamento in otto tappe: un paio d’ore abbondanti per incontrarsi e trovare insieme una direzione (si parte e si torna al Centro Gioventù e Sport; iscrivetevi su www.ti.ch/giornata-integrazione o annunciatevi sul posto). Poi alle 16.30 ci saranno la merenda, lo svago e le attività informative.

Ne approfittiamo per parlare di integrazione a tutto campo col direttore del Di Norman Gobbi, che ‘mette la faccia’ su un ampio piano quadriennale da 12 milioni di franchi, il che a qualche leghista potrebbe anche far storcere il naso.

Gobbi, la giornata si apre alla popolazione. Quali risultati si attende da questa iniziativa?
Come l’anno scorso a Mendrisio, invece di parlare di grandi teorie vogliamo valorizzare il lavoro concreto fatto nei Comuni, visto che sono i più vicini alla realtà dell’integrazione. E lo sport è uno degli ambiti che facilita meglio l’integrazione.

La giornata rientra nel quadro di un programma quadriennale molto ambizioso (vedi accanto). Quali sono i punti di forza della sua applicazione in Ticino?
Sostanzialmente quello di fare le cose normalmente: la politica d’integrazione passa attraverso percorsi consolidati, come i pilastri legati a scuola e mondo del lavoro, dove l’integrazione avviene quasi naturalmente. Succedeva in passato con chi arrivava dall’Italia e poi dalla Jugoslavia, con qualche difficoltà in più perché comunque le distanze culturali aumentavano. A maggior ragione richiede uno sforzo l’integrazione della migrazione da Asia e Africa.

In questo quadro si è istituito anche il corso di Specialista della migrazione. Il suo compagno di partito Lorenzo Quadri si è subito chiesto se questa formazione non ‘incoraggi l’industria dell’asilo.’ Cosa risponde?
Diciamo che non sono convinto neanch’io. Il corso è promosso dal Decs ed è rivolto soprattutto a chi opera nei comuni. Quanto all’industria dell’asilo: c’è già, se penso a quante risorse vi sono impiegate a livello federale. Risorse della collettività che inevitabilmente vengono sottratte ad altri ambiti. La politica d’integrazione invece mira a garantire che chi ha un permesso di soggiorno venga appunto integrato, per evitare quello che avviene in certi paesi vicini: ghettizzazione, scollamento da valori come la democrazia e il rispetto dell’altro sesso.

‘Industria dell’asilo,’ ‘migranti con lo smartphone,’ ‘delinquenti stranieri…’ La comunicazione di molti suoi sodali e del ‘Mattino’ non pare incoraggiare uno degli obiettivi prioritari del progetto: la ‘promozione di un atteggiamento di reciproca attenzione e tolleranza nella popolazione.’
D’altra parte c’è chi parla di frontiere aperte, che è altrettanto aberrante. Comunque il sottoscritto ha portato la politica d’integrazione fuori da quella partitica, lei non faccia l’errore di rimettercela. Ricordo che semmai fu in passato che si verificarono abusi in questo senso. Il sottoscritto, nel bene e nel male, porta avanti una politica d’integrazione che è svincolata da visioni di parte e risponde alle deleghe istituzionali. Ho le mie opinioni, ma quando qualcuno ha diritto di rimanere dev’essere integrato. Poi è vero che la politica d’integrazione non è fine a se stessa: dobbiamo raggiungere determinati obiettivi; per esempio, è opportuno che chi è disoccupato e beneficia di aiuto statale faccia dei passi per inserirsi nel mondo del lavoro.

Insisto: il direttore di un dipartimento ha un ruolo politico, non è un funzionario. E lei è anche uno dei maggiori rappresentanti della Lega. Non può sfuggirmi la contraddizione fra politica d’integrazione e polemiche anti-immigrati.
Appunto. Giudichi la mia politica invece di fare queste discussioni all’italiana.

L’integrazione è anche quella di chi viene da più vicino: ad esempio i residenti europei. Una recente mozione denuncia ‘decine di casi di persone che ricevono continuamente visite di ausiliari di polizia e di impiegati comunali il mattino presto per verificare che cos’hanno nel frigorifero e quale biancheria hanno nei loro armadi,’ per verificarne la residenza. Lo ritiene giusto?
È una misura dettata dalla legge federale, e spetta poi alla polizia verificare l’effettiva residenza. Risponderemo in questo senso alla mozione, nei tempi dovuti.

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Piano ambizioso da 12 milioni

‘Orientiamoci insieme’ – l’evento promosso domani dal Dipartimento delle istituzioni insieme a quello dell’Educazione, della cultura e dello sport – è anche il simbolo di una strategia più ampia. La camminata d’orientamento a Bellinzona s’incastona infatti nel programma d’integrazione 2018-2021. Un piano da 12 milioni di franchi, suddivisi equamente fra la Confederazione, da una parte, e il Cantone e i Comuni dall’altra. Il piano si muove lungo molteplici direttrici, e comprende l’informazione e la consulenza a chi è appena arrivato, ma anche quei corsi di lingue fondamentali per trovare un lavoro e adempiere ai requisiti su permessi e naturalizzazioni.
Poi ci sono la formazione e l’avvio al lavoro, con i pretirocini d’integrazione seguiti quest’anno da una cinquantina di giovani adulti e un centinaio di adolescenti: «Un modo per colmare lacune nelle competenze sociali e formative, e aiutare i giovani a trovare la strada più adatta nel mondo del lavoro», spiega il Delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta; «è l’obiettivo più sfidante e impegnativo, ma anche il più importante» in una realtà dove la disoccupazione fra gli stranieri è quasi doppia rispetto a quella degli svizzeri. «Nuovo e prioritario» – prosegue il Delegato – è anche «il sostegno alla prima infanzia, sia per i bambini che provengono dall’estero che per quelli nati qui da genitori immigrati di recente». Uno sforzo strategico di socializzazione precoce, «a partire già dai progetti di inserimento mamma-bambino e negli asili nido, in vista di una migliore integrazione nella scuola dell’infanzia».
Ché chi ben comincia è a metà dell’opera.
Il programma persegue anche la tutela dalle discriminazioni, in particolare attraverso il Centro ascolto razzismo e discriminazione (Cardis), che offre supporto a vittime e testimoni di atti razzisti. Chi ne ha bisogno può contattare il numero gratuito 0800 194 800 o scrivere a cardis@discriminazione.ch. Infine ci sono i servizi di interpretariato e mediazione interculturale. Progetti ai quali possono accedere tutti, anche chi è in attesa di permesso; se ne viene esclusi nel caso in cui il soggiorno sia stato definitivamente negato.  Infine, appunto, c’è l’obiettivo del ‘vivere assieme’ che soffia su questo sabato bellinzonese. E che forse è più intangibile, ma è il traguardo finale di ogni sforzo e di ogni investimento. Con l’auspicio che la popolazione, straniera e no, sia pronta a orientarsi insieme e accolga l’invito.

Una festa pazzesca per la Polizia!

Una festa pazzesca per la Polizia!

Da www.liberatv.ch

Cocchi fa la parte del ‘vip’ vittima di terroristi. Show dei gruppi speciali e radar a ruba.
I ticinesi sono accorsi a migliaia oggi all’aeroporto di Lodrino per le porte aperte della Polizia cantonale

Una festa pazzesca! I ticinesi sono accorsi a migliaia oggi all’aeroporto di Lodrino per le porte aperte della Polizia cantonale.
In diversi stand era possibile parlare con gli agenti che gestiscono le diverse specializzazioni: lacuale, cinofila, gruppi di intervento, artificieri, eccetera.
Ma il clou della giornata sono state le due esibizioni dei servizi speciali, dalla cinofila al mantenimento dell’ordine, fino alla protezione delle persone potenzialmente vittime di attentati, con tanto di intervento delle ‘teste di cuoio’ e agenti che si calavano da un elicottero. Nella dimostrazione pomeridiana il comandante della Cantonale, Matteo Cocchi, si è prestato a giocare il ruolo del ‘vip’ da proteggere e, dopo l’arresto dei suoi aggressori (ovviamente figuranti) è stato messo in salvo in elicottero.
Cocchi ha sottolineato che l’obiettivo è perfettamente riuscito perchè l’intento di queste porte aperte era coinvolgere soprattutto le famiglie.
E sono stati anche venduti tutti e nove i vecchi radar fissi, battuti all’asta con una base di 100 franchi.
L’operazione ha fruttato al Dipartimento un totale di 3350 franchi, che verranno utilizzati per una campagna di sensibilizzazione sulle strade.

https://www.liberatv.ch/news/cronaca/1395695/una-festa-pazzesca-per-la-polizia-cocchi-fa-la-parte-del-vip-vittima-di-terroristi-show-dei-gruppi-speciali-e-radar-a-ruba

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Da www.rsi.ch/news

Mai più senza…radar
Sono stati loro i protagonisti alla giornata delle porte aperte della Polizia cantonale ticinese a Lodrino

Vuoi mettere la soddisfazione di portarsi a casa una delle cassette che per anni ha reso docili e contemporaneamente ha immortalato, decine di migliaia di automobilisti col piede pesante in Ticino?
Le nove cassette grigie con tanto di palo di sostegno dello stesso colore che fino a poco tempo fa ospitavano i “radar fissi” della polizia stradale, sono stati gli autentici “protagonisti” della giornata delle porte aperte indetta dalla Polizia cantonale ticinese sabato a Lodrino.
Base d’asta per i cimeli che tanto hanno contribuito alla prevenzione e alla lotta contro i pirati della strada: 100 franchi l’uno, ma durante la messa all’incanto i prezzi pagati per le nove cassette grigie hanno fruttato complessivamente la somma di 3’350 franchi. Soldi che andranno a favorire una campagna di sensibilizzazione sul tema della circolazione stradale.
“Fatevi sotto per garantirvi una di queste splendide inutilità”, ha scherzato il battitore Matteo Pelli (direttore di TeleTicino), che per il piacere del comandante Matteo Cocchi e del capo dipartimento Norman Gobbi, ha dato lustro all’evento.
Per comperare uno dei radar c’è chi si è messo in strada da Moutier (canton Berna), mentre altri due cimeli sono andati ad altrettanti candidati alle elezioni federali.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mai-pi%C3%B9-senza…radar-12263503.html

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Da www.ticinonews.ch / Teleticino

Battuti all’asta i vecchi radar fissi
I nove apparecchi per misurare la velocità sono stati comprati per un totale di 3350 franchi

In occasione delle porte aperte della Polizia cantonale, quest’oggi a Lodrino, sono stati battuti all’asta i vecchi radar fissi ritirati dalle strade ticinesi lo scorso gennaio.
Secondo quanto riportato dal CdT, a partire da un prezzo base di 100 franchi tutti e nove gli apparecchi per misurare la velocità sono stati comprati per un totale di 3350 franchi.
I proventi saranno utilizzati per una campagna di sensibilizzazione sulle strade. Fra i presenti, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, accompagnati dallo speaker Matteo Pelli, direttore di TeleTicino.

http://teleticino.ch/il-tg/una-giornata-con-la-polizia-cantonale-EM1860987

 

 

 

 

In Ticino l’esercito investe e continua a investire

In Ticino l’esercito investe e continua a investire

Norman Gobbi sottolinea gli ottimi rapporti con il Dipartimento federale del militare

Ottocento posti di lavoro, investimenti per 220 milioni di franchi negli ultimi 10 anni e altri 117 milioni da investire nei prossimi 5 anni al sud delle Alpi. Basterebbero queste cifre per comprendere l’importanza della presenza dell’Esercito Svizzero in Ticino. “Una presenza determinante per la nostra economica – sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che venerdì si è incontrato a Bellinzona con gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Il Ticino può beneficiare di un indotto molto interessante anche sotto il profilo dello sviluppo tecnologico. In questi anni abbiamo cercato di promuovere la presenza di ticinesi nelle strutture dell’esercito, aumentando l’italianità. L’esercizio è più che riuscito e anche per questo il Dipartimento federale del militare, della protezione della popolazione e dello sport ci riconosce un ruolo importante”.

“In qualità di direttore del Dipartimento delle istituzioni i rapporti con il Dipartimento federale e con Armasuisse sono molto ricorrenti. Il Ticino per l’esercito è importante strategicamente, essendo la parte più meridionale della Svizzera e di frontiera con l’Italia. Siamo riusciti a mantenere una buona presenza al sud delle Alpi e ciò può solo portare dei vantaggi, come si è detto anche economici”.

Discorso aperto quello del reclutamento e della scelta del servizio civile in sostituzione del servizio militare tradizionale. “Le modifiche introdotte nei passati anni per facilitare questa opzione ha comportato una perdita di uomini che si impegnano nel servizio militare. A livello federale si stanno promuovendo iniziative anche politiche per contenere questa diminuzione. È un intervento necessario, pena un impoverimento pericoloso degli effettivi”.

E sul servizio militare per le donne? “Ritengo che favorire la scelta di ragazze ad entrare nell’esercito sia molto positivo. Il Ticino è tra i Cantoni più attivi in questo ambito. Per esempio, alle giornate di informazione dedicate ai giovani in vista poi della giornata di reclutamento vengono invitate anche tutte le ragazze ticinesi. Nel campo delle  pari opportunità, la scelta di arruolarsi nell’esercitosi può rivelare molto attrattiva e portare poi a sviluppi positivi, non solo per la personalità della ragazza, ma anche in concreto per affrontare il mondo del lavoro. E lo stesso esercito può essere un buon datore di lavoro anche per le donne”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.