Pretura di Riviera: designazione della Pretore supplente

Pretura di Riviera: designazione della Pretore supplente

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato informa di aver nominato l’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti quale Pretore supplente del Distretto di Riviera al 30% a contare da oggi 20 febbraio sino al 12 marzo 2019.
Si è svolta oggi a Bellinzona, alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, della Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, del Presidente del Tribunale penale cantonale Mauro Ermani e del Presidente della Pretura penale Marco Kraushaar la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi dell’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti, chiamata a sostituire nella misura del 30% l’avv. Patrizia Gianelli, titolare della Pretura del distretto di Riviera. La designazione si è resa necessaria per l’incapacità lavorativa al 50% per malattia dell’avv. Gianelli. L’avv. Bernasconi Matti si occuperà delle pratiche penali legate all’attività presso la Pretura penale della Pretura della Riviera. L’attività in ambito civile continua ad essere garantita dalla Pretora titolare.
Il Governo formula i migliori auguri per un pronto ristabilimento alla Pretore avv. Patrizia Gianelli e gli auguri di buon lavoro alla Pretore Elettra Orsetta Bernasconi Matti.

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Comunicato stampa
Quali sono le difficoltà che le donne ancora incontrano nell’ottenere ruoli dirigenziali? Parlare di leadership al femminile significa creare uno stereotipo pericoloso per il ruolo della donna nella società? E le donne sono leader migliori o peggiori degli uomini? A queste e ad altre domande si cercherà di dare risposta nel corso di una serata pubblica promossa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che avrà luogo mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 20.00 nell’Aula magna dell’Università della Svizzera Italiana a Lugano.
Nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dall’ottenimento del diritto di voto per le donne in Ticino, il Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’evento “Leadership al femminile” intende approfondire e discutere il ruolo odierno della donna in posizioni di responsabilità nelle realtà aziendali pubbliche e private.
La serata sarà introdotta con una relazione della Capo Settore Servizio giuridico della Polizia cantonale Bernadette Rüegsegger e in seguito la giornalista Simona Galli modererà la discussione con otto dirigenti che si stanno distinguendo nel loro ambito professionale.
Si tratta di:

Alessandra Alberti
Direttrice Chocolat Stella

Frida Andreotti
Direttrice Divisione della Giustizia del Dipartimento delle istituzioni

Monica Bonfanti
Comandante della Polizia cantonale di Ginevra

Rosy Croce
Membro di Direzione Cooperativa Migros Ticino, Responsabile Dipartimento Risorse umane

Monica Duca-Widmer
Direttrice EcoRisana SA e Presidente del Consiglio dell’USI

Beatrice Fasana
Direttrice generale della Sandro Vanini SA e membro del Consiglio dei Politecnici federali

Maruska Ortelli
Presidente del Consiglio comunale di Lugano

Dounia Rezzonico
Procuratore federale capo, Responsabile della Divisione criminalità economica del Ministero pubblico della Confederazione

Chiuderà il Simposio l’intervento della Presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir-Bordoli.
La serata è aperta a tutta la popolazione; gli interessati sono pregati di iscriversi entro giovedì 28 febbraio 2019 all’indirizzo di posta elettronica di-comunicazione@ti.ch oppure compilando il formulario presente su www.ti.ch/eventidi

La Cantonale al Cpi, ‘presidio e senso di sicurezza’

La Cantonale al Cpi, ‘presidio e senso di sicurezza’

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/play/tv/rsi-news/video/il-dipartimento-delle-istituzioni-sul-territorio?id=11447195

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11448410

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 febbraio 2019 de La Regione

Tra circa un anno sarà operativo il ‘Commissariato del Mendrisiotto’.
Da Lugano a Chiasso una sezione intera della Polizia giudiziaria.

Quella che oggi è una struttura grezza, in futuro sarà l’ultimo tassello che andrà a completare un «unicum in Svizzera»: tutte le forze in campo sotto un unico tetto. Si è detto, visto e scritto tanto del Centro di pronto intervento di Mendrisio e, ora, una volta completata anche la ‘Fase 2’, il disegno – dal lato architettonico curato da Mario Botta – sarà completo. Tra circa un anno, infatti, la ‘Porta di Mendrisio’ – oltre a Polizia Comunale, pompieri e protezione civile – ospiterà anche la Gendarmeria della Polizia cantonale. La visita al cantiere di ieri, per il Dipartimento delle istituzioni guidato dal consigliere di Stato Norman Gobbi, è stata anche l’occasione per fare il punto sulla strategia adottata nel merito della delocalizzazione dei servizi dell’Amministrazione cantonale. Dagli spostamenti avvenuti, quali il trasferimento del Registro di commercio a Biasca, la creazione di un contact center e di un Centro di competenza precetti dell’Ufficio di esecuzione a Faido nonché la riorganizzazione del settore stranieri (con la chiusura dei Servizi regionali); si è arrivati ai progetti futuri: il centro di controllo del traffico pesante a Giornico, il trasferimento della Sezione del militare e protezione della popolazione (nonché della Scuola di polizia) da Bellinzona al Monteceneri, sino alla revisione delle strutture carcerarie. E anche il Mendrisiotto, gendarmeria a parte, sarà toccato da alcuni cambiamenti.

Droga, tratta di esseri umani e prostituzione illegale
Con l’arrivo della Cantonale al Cpi di Mendrisio, che ne sarà della sede di Chiasso? Ebbene: sul confine si implementerà l’attività della Polizia giudiziaria. Lo ha spiegato ieri il Comandante della Cantonale Matteo Cocchi, assicurando che la cittadina «non rimarrà sguarnita». Gli spazi lasciati vuoti permetteranno infatti «di trasferire una sezione completa di Polizia giudiziaria da Lugano appunto, a Chiasso». Nello specifico, agli uomini che attualmente si occupano di contrastare il traffico di stupefacenti si uniranno quelli dediti a combattere «la tratta di esseri umani e la prostituzione illegale». Al Cpi di Mendrisio invece, come detto, la sede della Gendarmeria andrà a completare la riorganizzazione in atto su tutto il territorio Cantonale. Una sorta di ritorno al passato che, a detta di Cocchi, porterà non pochi vantaggi: si «garantirà infatti un presidio regionale permanente, accessibile alla popolazione, ai partner e alle autorità». Uno degli elementi analizzati durante la strategia di regionalizzazione, ha spiegato il Comandante, è anche quello legato al forte traffico che, di fatto, ha «obbligato a decentralizzare per essere più celeri negli interventi».

Cinquanta milioni… lungimiranti
Parli di Mendrisiotto e, volenti o nolenti, affronti anche il discorso della percezione della sicurezza: il Distretto – ha ricordato Norman Gobbi – «è una regione che sente più di altre la pressione della vicina Italia in diversi ambiti: da quello dell’economia privata a quello, citato, della sicurezza. Ed è proprio da Mendrisio che siamo ripartiti – ha aggiunto – per riportare le sedi della Gendarmeria della Cantonale sul territorio; proprio per aumentare il presidio e il senso di sicurezza percepito dalla popolazione». A queste parole hanno fatto eco quelle del capodicastero sicurezza pubblica di Mendrisio Samuel Maffi: «Abbiamo raggiunto obiettivi invidiabili e impensabili fino a pochi anni fa. Dei livelli di sicurezza oggettiva che sono veramente difficili da raggiungere». E qui scende in campo il Cpi: «Una storia molto importante fatta di decisioni politiche coraggiose e dalla perseveranza» Senza dimenticare «la lungimiranza del Municipio di decenni fa nell’intravvedere nel sedime (dove ora trova spazio la struttura, ndr) la possibilità di costruire un Centro di pronto intervento con più enti legati alla sicurezza». Un investimento da più di cinquanta milioni di franchi.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 febbraio 2019 del Corriere del Ticino

Sforzi e progetti della politica di delocalizzazione

La delocalizzazione dei servizi, volta a favorire l’insediamento di posti di lavoro nelle diverse regioni del Cantone, è uno dei progetti strategici condotti dal Dipartimento delle istituzioni (DI). A questo proposito, sono stati presentati ieri al Centro di pronto intervento di Mendrisio il bilancio degli sforzi intrapresi nel corso delle due passate legislature e i progetti previsti in futuro. Un luogo che non è stato scelto a caso, come ha indicato il direttore del DI Norman Gobbi: «Il Mendrisiotto è una regione che sente più di altre la pressione della vicina Italia in diversi ambiti: da quello dell’economia privata a quello della sicurezza. Per questo motivo la regione necessita di una particolare attenzione da parte dello Stato per preservare i posti di lavoro dell’Amministrazione cantonale». Gobbi ha in seguito illustrato i passi intrapresi dal Governo per procedere con la mappatura degli impieghi cantonali sul territorio e identificare possibili dislocazioni nelle regioni periferiche. «È proprio da Mendrisio che siamo partiti quattro anni fa per riportare le sedi della gendarmeria della Polizia cantonale sul territorio, – ha aggiunto Gobbi – così da aumentare il presidio e il senso di sicurezza percepito dalla popolazione». Tra le misure principali portate a termine spiccano il trasferimento del Registro di commercio a Biasca, la creazione del Contact Center dell’Ufficio di esecuzione a Faido, la realizzazione del centro di competenza dei precetti esecutivi sempre a Faido e le riorganizzazioni della Polizia cantonale. A questo proposito il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha posto l’accento sui vantaggi dell’operazione: garantire un presidio regionale permanente, accessibile alla popolazione, ai partner e alle autorità. Da parte sua il capodicastero di Mendrisio Samuel Maffi ha sottolineato l’importanza per l’intera regione della presenza della Polizia cantonale, che ha contribuito all’aumento della sicurezza soggettiva. Tra i progetti futuri, l’apertura del nuovo centro di pronto intervento della Polizia di Mendrisio e la creazione del nuovo centro controllo del traffico pesante a Giornico, che permetteranno di continuare il riequilibrio degli impieghi in tutti i distretti.

 

La politica di delocalizzazione dei servizi del DI

La politica di delocalizzazione dei servizi del DI

Comunicato stampa

La delocalizzazione dei servizi è uno dei progetti strategici del Dipartimento delle istituzioni volto a favorire l’insediamento di posti di lavoro cantonali nelle diverse regioni del Cantone. Il bilancio degli sforzi intrapresi nel corso delle due passate legislature e una fotografia di quanto previsto in futuro sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa a Mendrisio.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Municipale della Città di Mendrisio Samuel Maffi, ha presentato in conferenza stampa al Centro di Pronto intervento (CPI) di Mendrisio il bilancio della strategia di delocalizzazione attuata dal Dipartimento delle istituzioni dal 2011 al 2018. Al termine del momento informativo, il Direttore del DI ha visitato, assieme all’architetto Mario Botta, il nuovo Centro di Pronto intervento e ha ufficialmente preso in consegna gli spazi “grezzi” che ospiteranno nel prossimo futuro la Polizia cantonale.
“Non abbiamo scelto a caso il luogo dell’evento odierno: il Mendrisiotto è una regione che sente più di altre la pressione della vicina Italia in diversi ambiti: da quello dell’economia privata a quello della sicurezza. Per questo motivo la regione necessita di una particolare attenzione da parte dello Stato per preservare i posti di lavoro dell’Amministrazione cantonale” ha dichiarato in apertura il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Ed è proprio da Mendrisio che siamo partiti quattro anni fa per riportare le sedi della gendarmeria della Polizia cantonale sul territorio; proprio per aumentare il presidio e il senso di sicurezza percepito dalla popolazione”.
Il Direttore del DI ha illustrato i passi intrapresi dal Consiglio di Stato che nel febbraio del 2013 ha incaricato un gruppo di lavoro interdipartimentale di procedere con la mappatura degli impieghi cantonali sul territorio e identificare possibili dislocazioni nelle regioni periferiche. Dopo una serie di rapporti intermedi, nel settembre del 2016 l’Esecutivo cantonale ha quindi deciso di chiudere il progetto e di non intraprendere nuovi passi operativi per rendere effettiva la dislocazione di impieghi dell’Amministrazione cantonale. Ha tuttavia autorizzato il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Sezione della logistica, a proseguire con i propri progetti di dislocazione.
Norman Gobbi ha continuato ricordando le principali misure portate a termine tra cui spiccano il trasferimento del Registro di commercio nel 2011 a Biasca, la creazione del Contact Center dell’Ufficio di esecuzione a Faido nel 2016, la realizzazione del centro di competenza dei precetti esecutivi a contare dal 2017 sempre a Faido e le riorganizzazioni della Polizia cantonale.
A questo proposito il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha quindi posto l’accento sui vantaggi che sono derivati dalla regionalizzazione della Gendarmeria: garantire un presidio regionale permanente, accessibile alla popolazione, ai partner e alle autorità.
Nel suo intervento il Capodicastero Samuel Maffi ha evidenziato i motivi che hanno spinto il Comune a optare per il raggruppamento dei servizi, sottolineando l’importanza per l’intera regione della presenza della Polizia cantonale, resa possibile dalla delocalizzazione dei posti principali di polizia nell’ambito della riorganizzazione della gendarmeria del 2015. Operazione che ha contribuito all’aumento della sicurezza soggettiva.
In conclusione, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha menzionato alcuni dei progetti che diventeranno realtà in futuro e che permetteranno di continuare il riequilibrio degli impieghi in tutti i distretti ovvero il trasferimento dell’Ufficio esecuzione di Biasca a Faido, l’apertura del nuovo centro di pronto intervento della Polizia di Mendrisio e la creazione del nuovo centro controllo del traffico pesante a Giornico.

Giustizia 4.0

Giustizia 4.0

“Affinché la strada della Giustizia non passi più attraverso montagne di carta”: è lo slogan – che dice più di tanti discorsi –  adottato per il lancio del progetto nazionale Justitia 4.0 volto a informatizzare tutte le pratiche giuridiche su suolo elvetico. “Il Ticino è parte attiva in questo progetto, vista l’importanza della posta in gioco. Siamo entrati nell’era digitale e il mio dipartimento sta producendo gli sforzi necessari per essere protagonisti e non per subire i cambiamenti. La digitalizzazione degli atti in tutti gli ambiti del diritto rappresenta quindi uno dei passi decisivi”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Quanto sinora fatto in Svizzera nella digitalizzazione della Giustizia è stato presentato questa settimana a Lucerna. Erano presenti magistrati di ogni ordine, nonché i consiglieri di Stato dei Governi cantonali.  Il progetto Justitia 4.0 mira a sostituire i dossier cartacei oggi in uso con i dossier elettronici. L’introduzione dell’obbligo di scambi giuridici per via elettronica e la validità giuridica degli atti elettronici comporterà un adeguamento legislativo che è già stato avviato sotto l’egida dell’ufficio federale di giustizia. Maggior celerità nelle pratiche, più sicurezza e minori spese: è l’obiettivo di Justitia 4.0. I frutti dovrebbero essere colti a partire dal 2026. Ma è da oggi che occorre prepararsi. “E noi lo stiamo facendo”, conclude Norman Gobbi.

 

Derby: “Il dispositivo adeguato al tutto esaurito”

Derby: “Il dispositivo adeguato al tutto esaurito”

Da www.ticinonews.ch

Gobbi sulle misure di sicurezza approntate questa sera in vista dell’importante partita

“Questo derby è come tutti gli altri, con un livello di rischio elevato visto l’alto numero di persone presenti e la rivalità tra le squadre. Il dispositivo sarà adeguato alle necessità visto che di solito non si svelano mai le carte tattiche”. Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento Istituzioni, di più non può dire, questioni di polizia. Ma si intuisce che le cose, in vista del derby di questa sera, sono state organizzate con cura: l’incontro è considerato ad alto rischio, le tifoserie sono guardate da vicino e il dispositivo a livello di sicurezza è alto.
“Speriamo che la tensione rimanga solo sul campo. Il dispositivo che l’HCAP ha messo in campo è adeguato a un’affluenza da tutto esaurito” aggiunge il ministro, sottolineando l’importanza del momento sociale e sportivo della partita.
Il tema della sicurezza resta un tema delicato per il Dipartimento. La mente torna ai violenti scontri del 14 gennaio 2018 alla Valascia fra le tifoserie di Ambri e Losanna. Da lì era partito il giro di vite, più volte sollecitato ai club da parte del Direttore del Dipartimento. Finora la reazione è stata tiepida: ma i tempi stringono, l’entrata in vigore delle misure anti-hooligan è previsto entro la fine del campionato.”Hanno già fatto tanto” spiega Gobbi. “Soprattutto stanno partecipando a identificare altre misure, come la sensibilizzazione e misure di controllo. A livello di videosorveglianza negli stadi è stato fatto, ma anche con il dialogo dei club con le autorità”.Secondo Gobbi il problema è da inquadrare su una scala più ampia. A vacillare è lo stesso concordato intercantonale – la convenzione che lega i vari Cantoni in materia di sicurezza. “Il concordato intercantonale è attivo da più anni ed è per questo che ho chiesto di fare una valutazione. Mi rendo conto, vedendo alcune situazioni, come la proporzionalità oggi attuata sia poco tutelante dei veri tifosi (dalla diffida del club, a quella della Cantone, al divieto d’area, all’obbligo di presentarsi in polizia, fino a misure di carattere penale). Tutti questi gradini oggi sono troppo limitanti rispetto a quello che è un vero intervento sui violenti” ha sottolineato Gobbi, citando l’esempio della Gran Bretagna, dove nel calcio hanno debellato i violenti obbligandoli a presentarsi ai posti di polizia, quindi tenendoli fisicamente distanti dagli stadi.

La giustizia sbarca sul digitale con Justitia 4.0

La giustizia sbarca sul digitale con Justitia 4.0

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 febbraio 2019 de La Regione

Gobbi: ‘Finalmente!

Ieri a Lucerna ha preso ufficialmente il via il progetto Justitia 4.0, che accompagnerà la giustizia elvetica nel mondo digitale. Promuovendo questo cambiamento, questo ammodernarsi in tutti i settori del diritto: procedura penale, civile e amministrativa. «Finalmente!», commenta a nostra domanda il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, presente all’evento ieri mattina. Finalmente perché «se da un lato è avvenuta grazie a varie spinte, prima del Tribunale federale e poi di Cantoni e Confederazione in generale, è vero che quella digitale è una rivoluzione già in atto». Già, perché «prenotiamo le ferie, compriamo i biglietti, organizziamo tutto attraverso il digitale, facciamo acquisti e molte attività online nella nostra quotidianità, ma la giustizia, in questo ambito, fa ancora fatica. E siamo indietro in confronto ad altri Paesi». Justitia 4.0 quindi è una sfida ambiziosa, che «consiste nel diventare sempre più efficienti, nel garantire maggiore trasparenza e responsabilizzazione di tutte le parti nei procedimenti». Per non parlare «della gestione degli spazi, considerando che da palette di carta usate anche per un singolo incarto, finiremo col parlare al massimo di terabyte». Justitia 4.0, si legge in un comunicato del Dipartimento delle istituzioni, “è molto più di un semplice progetto informatico. Con la digitalizzazione occorrerà giocoforza ottimizzare l’ambiente di lavoro dei funzionari coinvolti. L’infrastruttura e i processi dovranno essere rivisti e adeguati: dalla comunicazione elettronica, all’esame dei dossier presso i Ministeri pubblici e quindi nei tribunali, fino alla trasmissione dei dati alle autorità penitenziarie e infine ai servizi preposti all’archiviazione”. Un cambio di paradigma quindi, a tutti gli effetti. Del quale, stando alle intenzioni, non beneficerà solo il ‘sistema giustizia’, ma la cittadinanza tutta. Sì, perché “i cittadini potranno beneficiare di un accesso facilitato e più esteso alla giustizia. I dati presenti nel sistema saranno in futuro disponibili in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Il tutto sarà più efficiente, perché Confederazione, Cantoni, potere giudiziario ed esecutivo remano nella stessa direzione”.

La Legge sui fiduciari “ha ancora un senso”

La Legge sui fiduciari “ha ancora un senso”

Da www.ticinonews.ch

Per il Governo le attività svolte in Ticino per conto di terzi devono essere soggette a sorveglianza e autorizzazione

Le attività di fiduciario commercialista e fiduciario immobiliare svolte per conto di terzi a titolo professionale nel Cantone Ticino devono continuare ad essere soggette ad autorizzazione e sorveglianza. Lo ha ribadito il Consiglio di Stato nella sua risposta alle due interrogazioni dei deputati PLR Giovanni Pagani e Matteo Quadranti. Entrambi gli atti parlamentari, ricordiamo, chiedevano informazioni sulle ripercussioni per la legge cantonale sui fiduciari in vista dell’entrata in vigore delle norme federali sui servizi e istituti finanziari.

Il 15 giugno 2018 le Camere federali hanno adottato la nuova Legge sui servizi finanziari (LSerFi) e la Legge sugli istituti finanziari (LIsFi). La LSerFi introduce disposizioni intersettoriali per l’offerta di servizi finanziari e la distribuzione degli strumenti finanziari mentre la LIsFi prevede una normativa differenziata in materia di vigilanza per gli istituti finanziari (gestori patrimoniali, gestori di patrimoni collettivi, direzioni dei fondi e società di intermediazione mobiliare). La novità principale consiste nell’assoggettamento alla vigilanza prudenziale dei gestori di patrimoni individuali di clienti individuali, dei gestori di valori patrimoniali di istituti di previdenza e dei trustee. La FINMA autorizzerà all’esercizio dell’attività e avrà la competenza assoluta di svolgere l’attività di enforcement nei confronti dei suddetti soggetti; la vigilanza corrente sui gestori patrimoniali indipendenti e sui trustee sarà esercitata da organismi di vigilanza senza statuto di autorità, autorizzati dalla FINMA. Queste due leggi entreranno in vigore il 1° gennaio 2020

Come detto, per il Governo le attività di fiduciario commercialista e fiduciario immobiliare svolte per conto di terzi devono continuare ad essere soggette ad autorizzazione e sorveglianza. “Lo scopo della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario è assicurare la competenza di chi svolge tale attività, penalizzando l’esercizio abusivo di tale professione – spiega il Consiglio di Stato – È dunque importante mantenere la vigilanza sui fiduciari attivi in settori professionali altrettanto sensibili e importanti quali quello commerciale e quello immobiliare, motivo per cui si reputa che l’Autorità di vigilanza debba continuare nella sua importante attività”.

Attualmente sono in corso i lavori per l’adeguamento della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario che comporteranno la presentazione di un messaggio governativo che verrà posto in consultazione presso le parti interessate nel corso del mese di marzo. I dettagli relativi alla revisione delle norme cantonali sui fiduciari, come ad esempio le designazione di un tribunale come istanza unica per le controversie, verranno esposti nel suddetto messaggio governativo.

In caso di abrogazione parziale dell’Autorità di vigilanza, che è un organo amministrativo indipendente e autonomo dal punto di vista finanziario e decisionale, non vi sarebbero minori introiti o risparmi in personale per l’Amministrazione cantonale. “Già attualmente l’Autorità di vigilanza si finanzia da sé – ha spiegato il Governo – le tasse d’autorizzazione e d’esercizio permettono l’autofinanziamento dell’attività di sorveglianza, ragione per cui già attualmente non vi è alcuna incidenza finanziaria sulle casse dell’ente pubblico”.

‘Polizia unica, serve riflessione’

‘Polizia unica, serve riflessione’

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 febbraio 2019 de La Regione

Sondaggio della Sezione enti locali: il 74% degli intervistati chiede più responsabilità del Cantone
Cavadini, sindaco di Mendrisio: la prossimità la garantisce solo un Corpo comunale.
Pissoglio (Ascona): ormai è simile alla Cantonale.

Il 74 per cento degli interpellati dal sondaggio promosso dalla Sezione degli enti locali e dal Dipartimento delle istituzioni lo dice chiaro: in materia di polizia, la preferenza è attribuire una maggiore responsabilità al Cantone. Solo il 18 per cento si è espresso a favore, invece, del fatto che questa responsabilità sia conferita ai Comuni. Un dato netto, una differenza più che ampia, che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, raggiunto dalla ‘Regione’ a margine del primo simposio tra Cantone e Comuni andato in scena ieri a Castione, rileva «vada tematizzata all’interno del progetto ‘Polizia ticinese’, soprattutto per definire meglio i ruoli tra Cantoni e Comuni». Nel senso che «oggi spesso sono sovrapposti, e per l’utenza, la cittadinanza, è difficile capire quando chiamare una o far intervenire l’altra. Insomma, chi si occupa di un tema delicato come quello della nostra sicurezza». Questa risposta, assicura Gobbi, «vale la pena discuterla, e lo faremo nelle prossime riunioni». Che la questione vada affrontata non ci piove, ci conferma Samuele Cavadini, sindaco di Mendrisio. Ribadendo però che «andare verso una polizia unica è un po’ prematuro, e nemmeno credo sia la soluzione». Una soluzione che però si può trovare nella «collaborazione tra i vari Corpi, perché ogni regione ha le sue peculiarità ed esigenze». Senza rinunciare, va da sé, alla Polizia comunale. «Ma assolutamente no – rincara Cavadini –, soprattutto per un discorso di prossimità. Certo, c’è bisogno che vengano strutturate bene, perché il fine ultimo è evitare che ci siano doppioni, e che le responsabilità, i compiti siano chiari a tutti». Per il sindaco di Ascona, Luca Pissoglio, la situazione è un po’ diversa. Più «ibrida», diciamo. «Non vedrei male che alcune responsabilità, come ad esempio per quanto riguarda le rapine, fossero di competenza cantonale» ci risponde. Questo perché «la Polizia comunale, per come la vedo io ad Ascona, è sempre più simile a quella cantonale. Manca il poliziotto di quartiere, manca il vero rapporto, sano e sincero, di prossimità e vicinanza alla gente, ai concittadini. Non è più come una volta, ahimè».
Ma tanti sono stati i temi toccati dal simposio, prendendo spunto dall’indagine statistica che ha coinvolto 825 ticinesi. A farla da padrone, le aggregazioni. «Negli anni Novanta la situazione dei Comuni era molto difficile – ricorda Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali – e per fronteggiarla è stata presa la decisione di procedere con le aggregazioni». Oggi, a vent’anni di distanza, il bilancio è buono? «Stando al sondaggio, sì, lo è. Le risposte indicano che hanno portato vantaggi, più forza e potere contrattuale anche col Cantone. La gestione del nuovo Comune appare più efficiente, e i servizi hanno maggiore qualità». Ma c’è anche qualche nota stonata, a ricordare come la guardia debba rimanere sempre alta. Comuni grandi portano, leggendo le risposte, «a un allontanamento delle autorità dal cittadino, disorientamento della popolazione nei confronti dell’amministrazione perché manca prossimità. E, dopo un’aggregazione, alcune risposte lamentano la perdita di tradizioni e identità locali». Risposte che vanno ascoltate e devono essere di stimolo anche per le riflessioni che accompagnano ‘Ticino2020’, perché, conclude Della Santa, «l’allontanamento dei cittadini significa una certa disaffezione democratica, che noi dobbiamo combattere ricordando che ogni Comune ha le sue peculiarità».

Sicurezza, giustizia. E “un pp in più”

Sicurezza, giustizia. E “un pp in più”

Dibattito promosso da La Regione – 11 febbraio 2019

Siamo al quarto dei cinque dibattiti promossi da ‘laRegione’ in vista delle elezioni cantonali. Su sicurezza, giustizia e Comuni si confrontano quattro candidati: il direttore uscente del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi (Lega), Alessandro Speziali (PLR), Elia Frapolli (Ppd) e Fabrizio Sirica (Ps).

Norman Gobbi, il Ticino è un cantone più sicuro da quando lei ha ereditato dal Ppd il Dipartimento che dirige, quello delle istituzioni?
Non penso sia una questione solo di condotta partitica, piuttosto di come il Cantone abbia voluto affrontare questo tema, ritenuto che nel 2011 il tasso di criminalità era superiore a oggi. I reati comuni, come i furti, sono diminuiti quasi del 70%. Abbiamo poi dovuto affrontare crisi anche di carattere migratorio, con conseguenze subito dopo la ‘Primavera araba’, che ha ridato slancio ad alcune tipologie di furto come quelli nelle auto. Le misure messe in atto hanno permesso di ridurre i reati, grazie anche a una rafforzata collaborazione a più livelli.

Gobbi ha potenziato gli effettivi della Polizia cantonale. Il che significa anche più lavoro per la magistratura. Il Plr di conseguenza chiede di adeguare gli organi giudiziari. Una rivendicazione legittima?
Ritengo che alla richiesta del pg di un procuratore pubblico straordinario il Consiglio di Stato risponderà positivamente. E non sarà per cinque anni. Per il mio Dipartimento, infatti, questo pp dovrà essere non straordinario, ma ordinario. Anche perché, ed è innegabile, al Ministero pubblico vi è un ‘turnover’ elevato delle persone. Antonio Perugini è rimasto una vita in magistratura, oggi purtroppo le giovani generazioni non sono così fedeli alla mansione.

Radar, c’è chi dice che il Dipartimento vuole fare cassetta. È così?
È uno di quei temi di cui il capo del Dipartimento farebbe anche a meno… però nell’ambito della nostra attività rientra anche la prevenzione e la sensibilizzazione, come informare dove sono posati, rispettivamente la repressione. Ma anche, e a maggior ragione, il coordinamento con le polizie comunali, le quali compiono il maggior numero di controlli mobili.

La canapa va depenalizzata?
Depenalizzazione no, regolamentazione sì. Frapolli: Si potrebbero fare dei tentativi. Abbiamo visto nazioni come il Canada che ci hanno provato e possono esserci delle possibilità.

Un tema di questi giorni: i mezzi d’informazione devono pubblicare i nomi degli autori di reati a sfondo sessuale condannati?
In una realtà sociale così piccola come la nostra è importante sapere chi è l’orco tra noi.

Pepita Vera Conforti: l’annunciata legge contro la violenza domestica a che punto è? Se domani proponessimo di obbligare a un colloquio gli autori di violenza segnalati dalla polizia, voi sareste d’accordo?
Il Ticino è stato precursore in quest’ambito: c’è una presa a carico non solo delle vittime, ma anche degli autori, proprio per abbassare la possibilità di recidiva nell’ambito della violenza domestica. Quanto alla legge, la stiamo preparando ma è una normativa ampia, che non tocca solo questa fattispecie. Il tema, prima di competenza della Cancelleria, è stato preso in mano solo negli scorsi mesi dal Dipartimento, perché nessuno politicamente se ne voleva assumere la responsabilità a livello di Consiglio di Stato. La direttrice della Divisione della giustizia se ne è quindi fatta carico: un carico oneroso. A cui sarà legato pure l’annunciato istituto cantonale di medicina legale, visto che si tratterà di sviluppare competenza in ambito di medicina delle violenze. E questo affinché non vengano ignorate le persone, soprattutto donne, che si presentano al Pronto soccorso con dei chiari indizi di violenza domestica.

Anna De Benedetti Conti (Conferenza cantonale genitori): A che punto è il cantiere delle Autorità regionali di protezione (Arp, ex tutorie, ndr)?
Le Arp sono in fase di riorganizzazione e abbiamo chiesto ai Comuni di mettere a disposizione il personale necessario per il loro buon funzionamento. Poi è vero che il fatto che siano una loro emanazione non crea quell’unità di prassi che si dovrebbe pretendere. Oggi questo non avviene perché non c’è una rete di supporto ed è per questo che intendiamo cantonalizzare il settore, mantenendolo amministrativo e garantendo una strutturazione corretta e al contempo la prossimità sul territorio. Un tempo quando si parlava di tutorie si pensava agli orfani, agli anziani non più in grado di gestirsi, o a chi non era più in possesso dei propri diritti. Le Arp invece sempre più intervengono a livello di rapporti familiari, dopo le decisioni dei pretori su divorzi, sui diritti di visita e quant’altro, ciò che palesa la fragilità non solo della società ma anche del nucleo familiare.

Andrea Barzaghini (studente): Tifo violento: progetti o idee per arginare il fenomeno?
Nei primi cinque derby di hockey non abbiamo avuto grossi problemi di ordine pubblico. Ciò significa che il messaggio lanciato dal Dipartimento ai club è passato: le tifoserie sono coscienti che non è creando disordine che si guadagna qualcosa. È vero però che il problema è latente: sabato scorso dopo la partita Ambrì-Ginevra qualche problema c’è stato, e questo dimostra purtroppo come il concordato intercantonale non sia efficace. Faremo una valutazione, soprattutto perché le misure previste sono troppo garantiste. Il modello inglese di allontanare ‘tout court’ i violenti è l’unica soluzione.

Enzo Lucibello: Una valutazione sulle aggregazioni comunali?
Le aggregazioni promosse dal basso sono la strada da seguire. Devono essere colte dai Comuni come un’opportunità. Quella di migliorare i servizi ai cittadini e alle aziende del loro comprensorio. Al Cantone, e penso al progetto ‘Ticino 2020’, il compito di rivedere le competenze degli enti locali, che non possono essere più quelle che conoscevamo sino a pochi anni fa. Perché attualmente ci sono Comuni in grado di garantire un’ampia paletta di servizi sostituendosi al Cantone, Comuni che necessitano di interventi integrativi da parte del Cantone e Comuni che hanno bisogno invece di grossi interventi del Cantone.

Il governo ha detto che con la firma dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri la richiesta sistematica del casellario giudiziale per permessi B e G cadrebbe. Condividete?
Io non sono mai stato di questo avviso. Le misure sostitutive promesse da Berna non sono mai arrivate. L’unico strumento che ci permetterebbe di rimpiazzare il casellario sarebbe l’accesso sistematico a certe banche dati, che però non ci è consentito.

La Regione: Sul nuovo calcolo delle imposte di circolazione, basato per il 70% sulle emissioni e per il 30% sul peso, il Tcs dice che rimaniamo uno dei Cantoni più cari. È così?
No, in base alle tabelle comparative rientriamo nella media nazionale.

Brenno Pezzini (già soc. commercianti Bellinzona): La legge impone un esame della vista quando prendiamo la patente. Fissare una seconda visita a 75 anni non è un errore?
Se c’è un dubbio sulla capacità di condurre, il medico curante deve sempre rinviare a un approfondimento, anche prima dei 75 anni.

La Regione: Come si può rendere più attrattivo il servizio militare?
Negli ultimi dieci anni sono stati fatti grossi passi avanti sull’allineamento tra i calendari accennati da Speziali. Bisogna ricordarsi, inoltre, che in un esercito volontario il Qi medio del soldato, e prendo l’esempio degli Stati Uniti, è nettamente inferiore rispetto a quello di un soldato svizzero.

Carlo Rivolta (commerciante): La volontà è sempre di creare una polizia unica o di continuare ad avere la Cantonale e le polcomunali? E quale sarà il ruolo delle ditte di sicurezza private, ci sarà collaborazione?
C’è il progetto ‘Polizia ticinese’, che rivede le strutture delle polizie comunali perché oggi sono troppo frammentate. La sicurezza passa anche attraverso il supporto di agenzie private, ma le competenze di questi agenti sono uguali a quelle di un qualsiasi cittadino.

Christian Gisondi (studente): Lungo la fascia di confine i crimini sono diminuiti, ma furti e rapine avvengono lo stesso. Cosa è stato fatto per migliorare la situazione?
Grazie alla collaborazione con i colleghi italiani sono state debellate le bande che rapinavano lungo il confine. Quello dei furti nei bancomat è un fenomeno nuovo, subito represso.

Pedro Da Costa (già collaboratore Ufficio integrazione stranieri): Gobbi, quali sono state le misure adottate dal Dipartimento per rallentare la migrazione africana in Svizzera? Agli altri candidati, avete paura della migrazione in Svizzera?
L’ambito migratorio è legato alle legislazioni federali. Il Canton Ticino nei suoi margini di apprezzamento cerca di garantire maggior rigore, volontà espressa a più riprese dal popolo. Poi è importante che la persona a cui viene accordato il diritto di vivere sul nostro territorio si possa integrare correttamente.