Nez Rouge verso ‘Strade sicure’

Nez Rouge verso ‘Strade sicure’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 12 marzo 2019 de La Regione

Proposta l’adesione alla commissione cantonale. Cifre in crescita anche durante i Carnevali.
Nel 2018 +2% negli interventi

Nez Rouge dovrebbe entrare a far parte della commissione cantonale ‘Strade sicure’. Lo ha annunciato ieri il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi durante un incontro con la stampa. La candidatura sarà sottoposta al Consiglio di Stato dallo stesso Di. Il governo, ha precisato Gobbi, deciderà dopo le elezioni del prossimo 7 aprile. «Per noi è l’occasione di sederci al tavolo con tutti gli altri attori che si impegnano per ridurre incidenti e morti sulle strade (attualmente i partner coinvolti sono 11, più il Di, il Dipartimento del territorio e il Dipartimento educazione e cultura, ndr)», ha spiegato il presidente di Nez Rouge Ticino René Grossi. Intanto la prevenzione sembra aver prodotto i frutti sperati negli anni, con una riduzione del numero di incidenti, di morti e feriti di oltre il 30% tra il 2011 e il 2017. Calate pure le persone trovate a guidare in stato di inattitudine: «Sino al 2010, una persona su cinque sottoposta al controllo dell’alcolemia era sopra il limite, mentre negli ultimi due anni siamo passati a una su dieci», ha precisato il portavoce della Polizia cantonale e capo progetto di Strade sicure Renato Pizolli. A confermare la maggiore sensibilità dei conducenti verso l’importanza di non mettersi al volante ubriachi, sotto l’effetto di farmaci oppure in stato di spossatezza è anche l’esperienza maturata dai volontari di Nez Rouge: «Le persone che riaccompagniamo vivono spesso in zone discoste, dove i servizi pubblici non circolano a tutte le ore. L’aumento dell’utilizzo dei treni per il Carnevale dimostra che chi può si sposta con un mezzo pubblico», ha rilevato Grossi. Gli altri, costretti a impiegare il veicolo privato, si rivolgono invece anche a Nez Rouge per rientrare a domicilio qualora non se la sentissero di guidare. Durante i recenti Carnevali (sei quelli coperti dall’associazione, compresi Rabadan, Stranociada e Tesserete) sono state riaccompagnate 748 persone in 330 interventi . «Siamo particolarmente soddisfatti – ha fatto notare Grossi –, perché non abbiamo dovuto dire di no a nessuno». Numeri in crescita pure durante tutto il 2018, con un ulteriore aumento dell’11% nei chilometri percorsi (31’428) e del 2% negli interventi (626).

 

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Riconoscimento-per-Nez-Rouge-11524066.html

“Confidiamo nei giudici di Losanna”

“Confidiamo nei giudici di Losanna”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi non si dice preoccupato del ricorso al TF sulla legge di polizia: “Le norme già previste in altri Cantoni”
L’ipotesi di un ricorso era stata ventilata dopo il voto del Gran Consiglio del 10 dicembre scorso. In quell’occasione il legislativo aveva accolto la revisione della Legge cantonale sulla polizia: testo che tra le varie novità introduce la possibilità di indagini, anche mascherate preventive e misure di temporanea privazione della libertà di massimo 24 ore.
Contro la nuova legge, si apprende oggi dalla Regione, è stato inoltrato ricorso al Tribunale federale.
“Viene indebolita la tradizione legata allo Stato di diritto liberale, mentre aumentano i rischi connessi alla creazione di potenziali strumenti legislativi di repressione politica o di controllo sociale” – scrivono i ricorrenti Filippo Contarini e Martino Colombo, già noti per il loro ricorso parzialmente accolto dai giudici di Losanna contro la legge sulla dissimulazione del volto.
I giudici di Mon Repos in questo caso potrebbero avere una lettura diversa da quella dei due giuristi, dato che la legge ticinese ha ripreso norme già vigenti in altri Cantoni, valuta il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi. “Queste motivazioni potranno essere fugate visto che le norme previste per la custodia di polizia, introdotte nella legge di polizia cantonale ticinese, sono già previste in altre leggi cantonali e anche di recente sono state introdotte in altri Cantoni” spiega Gobbi ai microfoni di TeleTicino. “Non solo questa – che è una parte minore – ma soprattutto tutto il mondo delle inchieste preventive e mascherate che per la lotta alla criminalità sono molto più importanti. Quella di custodia di polizia è una misura di ordine pubblico, che ha bisogno delle sue tutele. In questo caso il Gran Consiglio le ha previste”.
“Altri Cantoni” prosegue Gobbi, “avevano già avuto modifiche di legge sottoposte anche al giudizio del Tribunale federale, quindi confidiamo che anche in questo caso possiamo essere tutelati dall’alta corte di Losanna proprio perché non abbiamo inventato nulla e abbiamo previsto – attraverso misure adottate dal Parlamento – delle autorità di controllo e di reclamo qualora la custodia venga valutata in maniera eccessiva”.
Il ricorso può tuttavia bloccare l’attuazione della legge, aggiunge ancora il ministro. “Immaginavamo di metterla in vigore per il primo di luglio, ma se viene dato l’effetto sospensivo, la legge non entra in vigore. Attendiamo le indicazioni da Losanna prima di esprimerci in merito”.

Il Consiglio di Stato incontra i rappresentanti dell’Esercito svizzero e della realtà accademica ticinese

Il Consiglio di Stato incontra i rappresentanti dell’Esercito svizzero e della realtà accademica ticinese

Palazzo delle Orsoline ospiterà domani un incontro strategico tra Consiglio di Stato, Esercito svizzero e rappresentanti di USI e SUPSI, per gettare le basi di una futura collaborazione in ambito formativo. Al termine dell’incontro è prevista la firma di un Concordato.
Il Governo – rappresentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi (Direttore del Dipartimento delle istituzioni) e dal Consigliere di Stato Manuele Bertoli (Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport) – incontrerà nella mattinata di domani, martedì 12 marzo 2019, le delegazioni del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), dell’Università delle Svizzera italiana (USI) e della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).
L’incontro, voluto dal Comandante di Corpo Daniel Baumgartner, Capo Comando Istruzione dell’esercito, mira a creare un contatto tra Esercito svizzero, autorità e realtà universitaria ticinese, gettando le basi per instaurare relazioni proficue in ambito formativo. Per questo, al termine dell’incontro sarà firmato un Concordato («Memorandum of Understanding») che conterrà i principi generali per una futura collaborazione.
L’Esercito svizzero sarà rappresentato dal Divisionario e Capo dello Stato maggiore dell’esercito Claude Meier e dal Signor Mauro Rossi (progetti Comando Istruzione). Gli istituti universitari ticinesi saranno invece rappresentati dalla signora Dr. Monica Duca Widmer, Presidente del Consiglio USI, da Boas Erez, Rettore dell’USI, dal Presidente del Consiglio SUPSI Alberto Petruzzella e dal Direttore generale SUPSI Franco Gervasoni.

Collaborazione per la sicurezza sulle strade

Collaborazione per la sicurezza sulle strade

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha presentato questa mattina a Rivera una nuova forma di collaborazione con l’Associazione Nez Rouge.
Allo stesso tempo Nez Rouge ha illustrato il bilancio d’attività 2018 e i dati degli interventi effettuati dai volontari nel corso dei carnevali 2019.

Il Dipartimento delle istituzioni sin dalla prima ora ha sostenuto il progetto Nez Rouge. Infatti nel dicembre del 1995 la Sezione della circolazione stradale, il Servizio di cura dell’alcolismo e Rete 3 avevano unito le forze, organizzando un servizio di autisti per riaccompagnare chi non se la sentiva di guidare. Negli anni successivi il legame tra Nez Rouge e la Sezione della circolazione si è consolidato e dal 2002 i progetti e le iniziative dell’associazione di volontari vengono sostenuti dal progetto dipartimentale “Strade Sicure”. Ora è giunto il momento di rafforzare ulteriormente questo legame. Per questo il Dipartimento delle istituzioni proporrà la candidatura dell’associazione a nuovo membro della commissione “Strade Sicure”.
La commissione è presieduta dal capo della Sezione della circolazione, avv. Cristiano Canova, ed è composta da rappresentanti delle seguenti istituzioni o associazioni: Dipartimento delle istituzioni; Dipartimento del territorio; Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport; Associazione delle Polizie comunali; Ufficio della prevenzione degli infortuni (UPI); SUVA; Pro Velo Ticino; Touring Club Svizzero Sezione Ticino; Automobile Club Svizzero Sezione Ticino; Associazione Traffico e Ambiente (ATA); Associazione Svizzera Maestri conducenti; Associazione Svizzera Maestri moto; Mobilità pedonale Svizzera; Ufficio federale delle strade (USTRA).
Nez Rouge, costituitosi ufficialmente in Ticino nel 1996, continua oggi la sua attività di sensibilizzazione, oltre che di azione, per rendere attenta la popolazione sui rischi che si corrono guidando il proprio veicolo quando, per motivi diversi, non si è più in grado di farlo. In questo senso – e sulla scorta delle esperienze sin qui fatte – è da considerare a tutti gli effetti un partner in linea con gli scopi e le finalità che persegue la commissione “Strade Sicure”. Lo slancio volontaristico dell’associazione – sempre alla ricerca di persone che si mettano a disposizione per una o più notti al servizio degli altri – la rende ancora più meritevole.
Nelle differenti occasioni in cui nel 2018 Nez Rouge è stato attivo ha effettuato in totale 626 interventi, accompagnando in sicurezza al proprio domicilio 1’322 persone, percorrendo oltre 31’000 chilometri. Nei principali carnevali 2019 , in particolare a Bellinzona e a Tesserete, ma anche a Gordola, Malvaglia e Locarno, l’associazione ha effettuato 330 interventi, portando a casa 748 persone, per un totale di 13’612 chilometri percorsi.
“Strade sicure” è un programma di promozione per la sicurezza stradale avviato dal Dipartimento delle istituzioni nel 2002. Si occupa di sensibilizzare e sostenere progetti legati alla sicurezza stradale, come pure della formazione e della promozione di una guida più sicura e prudente. Inoltre collabora con gli Enti attivi in questo settore, coordinando la loro azione con quella dello Stato. Sostiene numerose campagne di prevenzione indirizzate a tutti i cittadini, allo scopo di rendere più sicura la circolazione stradale e promuove l’educazione stradale per tutti i vettori di trasporto.

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Comunicato stampa

Cerimonia finale sabato scorso a Locarno con i nuovi poliziotti

Sabato scorso al Palacinema di Locarno il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha vissuto, assieme ai responsabili del Comando della Polizia cantonale, uno dei momenti più significativi e intensi del suo anno di lavoro: la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi per oltre una quarantina di neo agenti della Polizia cantonale, delle Polizie comunali e della Polizia ferroviaria. Il Consigliere di Stato si è detto orgoglioso, felice e consapevole del grande impegno che attende i nuovi agenti di Polizia. “Ho scambiato con voi, con ognuno di voi, la stretta di mano. È l’espressione, anche fisica, del patto che avete – che abbiamo! – sottoscritto oggi. Responsabilità, onestà, fiducia, umiltà, collaborazione e tenacia vi guidino sempre sull’arco della giornata lavorativa, ma anche nella vostra vita privata. Voi rappresentate le leggi e le fate rispettare: per tutti i cittadini da questo momento sarete un esempio, un modello. Siate sempre onorati di indossare questa divisa! Onorate sempre la divisa che indossate!”
Mettendo al centro del suo discorso l’importanza della sicurezza per il Ticino, Norman Gobbi ha sottolineato come “il benessere del nostro Cantone passa indiscutibilmente anche – se non soprattutto – dal grado di sicurezza che si riesce a raggiungere a favore delle persone e dei nostri beni. Vivere in un paese sicuro, in un paese che è garante delle leggi rappresenta un fattore, se non il fattore, che qualifica il paese stesso. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, sino a giungere al mondo della finanza, senza dimenticare chi investe nelle nuove tecnologie. Un paese attrattivo in cui vivere, investire o passare del tempo per scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali”. Da qui l’importanza del ruolo e dei compiti dei nuovi agenti per tutta la collettività ticinese.

Permessi per gli stranieri: controlli migliori e in minor tempo

Permessi per gli stranieri: controlli migliori e in minor tempo

La riforma dell’Ufficio della migrazione dà buoni risultati

“Migliorare e approfondire l’esame delle pratiche sulle richieste degli stranieri che chiedono un permesso: era l’obiettivo che mi ero posto per questa legislatura, attraverso la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. E con soddisfazione posso dire, a distanza di un anno dall’implementazione di questa riforma, che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto!”.È soddisfatto il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della presentazione della riorganizzazione dell’importante servizio a Governo e Commissione della Gestione e delle Finanze.
La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione è il frutto del lavoro di uno speciale gruppo interno all’Amministrazione durato 24 mesi e approvato dal Consiglio di Stato il 1° febbraio 2017. A seguito dell’apertura dell’inchiesta penale nota come caso “permessi falsi” l’implementazione della riforma è stata sospesa dal Consiglio di Stato il quale – in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze – ha incaricato l’ex giudice e presidente del TRAM avv. Lorenzo Anastasi di effettuare una perizia sui processi operativi all’interno dell’Ufficio. “Dopo le risultanze del lavoro di Anastasi, che hanno dissipato i dubbi relativi all’organizzazione a suo tempo in vigore presso l’Ufficio della migrazione e salutato positivamente le modifiche pianificate, il Governo, sempre in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze, ha riattivato la riforma dell’Ufficio della migrazione”, precisa Gobbi. Riforma che è partita il 19 giugno 2017, concludendosi il 4 dicembre dello stesso anno.
Cambiamento epocale
“La riorganizzazione ha rappresentato un cambiamento epocale sia per l’unità amministrativa sia per i suoi numerosi utenti, ossia tutti i titolari di un permesso per stranieri in Ticino, i datori di lavoro e le autorità a livello federale, cantonale e comunale toccate dalle pratiche per l’ottenimento di un permesso”,sottolinea il Consigliere di Stato. L’obiettivo posto dal Dipartimento delle istituzioni di migliorare e approfondire l’esame delle pratiche viene pienamente soddisfatto dalla creazione del “Servizio nuove entrate” che incarna al meglio la filosofia della riorganizzazione: un colloquio personale con l’utente, preceduto dall’esame preliminare della domanda e della documentazione, compreso il controllo di autenticità del documento d’identità.
La nuova procedura introdotta a seguito della riforma prevede inoltre un’informazione tempestiva ai Comuni delle domande di soggiorno presentate dai nuovi cittadini stranieri che si stabiliscono in Ticino, ciò che permette di ottimizzare il monitoraggio del territorio e favorire la segnalazione puntuale degli eventuali casi critici.
Oltre a una maggiore efficacia d’esame delle pratiche, la procedura rappresenta un indubbio miglioramento per l’utenza, che interagisce con l’autorità su appuntamento (risolvendo anche l’annosa questione delle lunghe attese agli sportelli degli ex Servizi regionali). Di notevole importanza anche la riorganizzazione del “Servizio cancelleria”, con i settori di “ricezione e registrazione” della corrispondenza (che si occupa principalmente della raccolta, della verifica di completezza e della digitalizzazione delle circa 14’000 pratiche che giungono mensilmente all’Ufficio), e il “Contact center”, il punto di contatto per l’interazione con l’utenza: in media 900 telefonate giornaliere, contro le 566 mediamente ricevute ed evase prima della riorganizzazione.
Frontalieri, verifica dell’identità
Il “Servizio comunitari” oggi esamina ed evade in particolare le domande di rilascio, di rinnovo e di modifica dei permessi di lavoro (dipendente) per frontalieri, oltre a quelle di domicilio, di dimora e di dimora temporanea. “Per quanto riguarda i frontalieri, attraverso la nuova organizzazione è stata introdotta un’importante misura di controllo dei documenti d’identità dei richiedenti, i quali, prima di formalizzare l’istanza, sono tenuti a presentarsi ai preposti Servizi della Polizia cantonale per ottenere una dichiarazione di autenticità del proprio documento”, evidenzia Norman Gobbi.
Controllo interno
Grande attenzione è stata posta, in ogni processo operativo e decisionale, alla riduzione dei rischi che potrebbero prodursi in fattispecie sensibili come quelle legate al rilascio dei permessi per stranieri. È stata introdotta una serie di misure organizzative, logistiche, informatiche, comunicative e di risorse umane. “Fra queste segnalo un sistema di controllo interno che va a toccare le decisioni positive o annullate emesse dai Servizi, ritenuto che quelle negative sottostanno invece al controllo delle istanze di ricorso. Un controllo a campione che permette di contrastare i potenziali rischi o i possibili errori”, sottolinea Gobbi.
Per far fronte alla grande mole di lavoro dell’Ufficio della migrazione, il Consiglio di Stato aveva accolto la proposta della Commissione della Gestione e Finanze atta a congelare – eravamo nel 2017 – la misura di risparmio sulla riduzione del personale. Il 6 giugno 2018 ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni ad assumere, con effetto immediato, 14 collaboratori amministrativi ausiliari (non avventizi). “Il rapporto dell’Ufficio della migrazione – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – evidenzia come nel 2018 le nuove procedure implementate, così come la maggior stabilità delle risorse impiegate abbiano permesso di sbrigare le nuove pratiche con tempestività, senza accumulare nuovi ritardi e a maggiore soddisfazione dell’utenza. Il recupero degli arretrati, uno degli obiettivi principali per il 2019, prosegue a ritmi incoraggianti”.

Il 2018 in cifre
Anche nel 2018 l’Ufficio della migrazione è risultato una delle unità amministrative più sollecitate dell’Amministrazione cantonale. Esso ha infatti incamerato 159’180 pratiche; le telefonate evase dal Contact center sono state 142’968; ogni collaboratore del Servizio comunitari ha trattato durante lo scorso anno in media 6’000 domande di permesso; al Settore giuridico sono invece pervenute 13’947 nuove segnalazioni. Una importante e crescente mole di lavoro: dal 2002 al 2017 vi è stato un aumento del 120% per quanto riguarda le domande di permessi G trattate e un +150% di domande di permessi B.

Fiumi sicuri grazie ai social

Fiumi sicuri grazie ai social

Da www.rsi.ch/news

La Commissione Acque sicure ha predisposto sei videoclip per sensibilizzare turisti e residenti sui rischi legati a corsi e specchi d’acqua ticinesi

I comportamenti a rischio legati a fiumi e specchi d’acqua ticinesi sono oggetto di sei filmati elaborati appositamente per sensibilizzare i bagnanti – tanto i villeggianti quanto pure i residenti. Si tratta di clip a effetto, che in pochi secondi raccontano una storia: la storia di rischi legati appunto agli specchi d’acqua, ad esempio quando si fa un picnic sulla riva del fiume o si decide di campeggiare in una posizione troppo vicina al corso d’acqua.

In vista della prossima stagione turistica, la Commissione Acque sicure, attiva sotto l’egida nel Dipartimento delle istituzioni, desidera sfruttare pure nuovi canali di comunicazione come i social media, allo scopo di veicolare il suo messaggio preventivo. Questi spot si vanno ad aggiungere alla cartellonistica tradizionale, e ai pattugliatori. La nuova campagna sarà lanciata a maggio.

Il presidente commissionale Boris Donda ai microfoni della RSI ha d’altronde rimarcato che molta attenzione sarà dedicata anche al tema dei deflussi minimi, ricordando che proprio di recente il Gran Consiglio ne ha deciso un aumento, contro il quale sono stati inoltrati ricorsi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fiumi-sicuri-grazie-ai-social-11508923.html

La riorganizzazione non è ancora finita

La riorganizzazione non è ancora finita

Intervista pubblicata all’interno dell’edizione di lunedì 4 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Una panoramica sui locali centri di asilo e rinvio, tra chiusure mancate e nuove aperture

I centri di registrazione e rinvio della regione stanno per affrontare una nuova fase di cambiamenti. Negli scorsi mesi, il Cantone ha annunciato che il centro di Rancate, la cui chiusura era prevista nel 2018, rimarrà operativo pure quest’anno e probabilmente anche oltre. Allo stesso tempo, si è saputo che la struttura federale di Pasture, al confine tra Novazzano e Balerna, aprirà i battenti già nel 2019. A Chiasso, il centro di registrazione avrebbe dovuto abbassare le serrande nel 2023 ma la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) ci ha poi ripensato. Con il capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, affrontiamo il tema da un punto di vista regionale e allarghiamo il discorso alla sicurezza nel distretto.

Quando nel Mendrisiotto si parla di migrazione, più che della situazione globale spesso ci si riferisce alle singole – per quanto diverse – strutture: il centro d’asilo di Chiasso, quello unico temporaneo di Rancate e ora anche il futuro centro federale di Pasture. Quest’ultimo ha suscitato molto clamore per la propria ubicazione, per la vastità del progetto e, non da ultimo, per le polemiche sorte in occasione della serata informativa lo scorso settembre. Tenendo in considerazione questi aspetti e il delicato ruolo di intermediario del Cantone tra Comuni e Confederazione, come vede lo sviluppo della situazione?

«Ormai, da parte della Confederazione il dado è tratto visto che le procedure per la creazione del centro federale sono state avviate. La realtà è che il Ticino, anche per la sua posizione geografica, doveva essere protagonista del riassetto del settore dell’asilo entrato in vigore da pochi giorni, facendosi carico di un nuovo centro di registrazione e procedura in sostituzione di quello di Chiasso. La Svizzera centrale ha invece messo a disposizione una località in cui far nascere un centro federale di allontanamento, ospitando coloro la cui richiesta è stata negata e sono quindi in attesa abbandonare il Paese. Credo che le discussioni sorte attorno a Pasture siano state montate ad arte da alcuni rami della sinistra, anche perché le leggi sono state votate dal popolo oltre che dal Parlamento federale. L’impegno di tutti – Consiglio di Stato e Comuni – è ora quello di fare in modo che questa nuova struttura federale abbia il minor impatto possibile sulla popolazione residente».

Dopo i periodi di maggiore calca nel 2016 e vedendo i bassi numeri di affluenza odierni, è mai stata considerata l’eventualità di integrare il Cento unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione di Rancate, gestito dal Cantone, nel centro di Pasture, risparmiando così sui costi di gestione (circa 660 mila franchi annui)?

«A suo tempo lo avevamo proposto alla Confederazione che ha però rifiutato perché sono due tipologie completamente differenti di ospiti. Chi arriverà a Pasture, come chi arriva oggi a Chiasso, tendenzialmente ha già superato le verifiche di sicurezza e la sua domanda d’asilo verrà avviata regolarmente. Chi viene ospitato a Rancate non chiede l’asilo ma entra illegalmente e viene quindi rispedito in Italia. Nel centro federale d’asilo, rispettando determinati orari, la gente può entrare e uscire liberamente, cosa che non avviene invece nella struttura di Rancate. Quindi ci sarebbe una difficoltà nel distinguere un tipo di migrante dall’altro e due località differenti aiutano sia a non fare confusione che dal punto di vista della gestione operativa delle strutture».

È anche vero che chi viene ospitato a Rancate, di solito, è per una o due notti e si tratta di cinque, sei, al massimo una decina di persone alla volta…

«Nell’ottica di ottimizzare i processi, l’eventuale chiusura della struttura di Rancate e la conseguente concentrazione delle attività in un altro centro è in effetti un’opzione che discuteremo nelle prossime settimane insieme alle autorità federali. In particolare, là dove oggi sorge il centro chiassese di via Motta, in prossimità della stazione, potremmo riunire tutte le procedure legate alla fase iniziale del percorso: il controllo dei migranti al loro arrivo e l’identificazione. Seguirebbe poi il loro eventuale accompagnamento verso Pasture nel caso volessero depositare una domanda d’asilo oppure, nel caso dovessero essere rispediti in Italia, potrebbero sostare in quella stessa struttura in via Motta in attesa del rinvio, approfittando così della vicinanza della frontiera e della gendarmeria».

L’ipotesi quindi di mantenere dei posti letto a Chiasso anche dopo l’entrata in funzione di Pasture è ancora attuale?

«Certo. E verrebbero così risparmiati i costi di trasporto da e per Rancate oltre a tutti i costi di gestione della struttura».

Rispetto al futuro centro di Pasture, il discorso che sembra maggiormente preoccupare Comuni e residenti è quello della sicurezza. È un problema reale?

«Se il numero di richiedenti l’asilo rimane stabile rispetto a oggi, il problema non si pone. Anche quando ci sono state crisi più importanti come nel periodo delle rapine del 2011-2012 o quello dell’onda migratoria del 2016, siamo sempre riusciti a garantire un ripristino celere della sicurezza. In questo caso, a maggior ragione, il dialogo tra Cantone e Comuni è stretto visto che potenziali situazioni di questo tipo vanno gestite insieme, evitando impatti negativi sulla popolazione locale e puntando su altre misure come la video sorveglianza».

Restando in tema di sicurezza, quella percepita dagli abitanti del distretto è migliorata parecchio rispetto a un decennio fa e lo dimostrano anche i bilanci delle polizie comunali e di quella cantonale. Tuttavia si torna comunque spesso a parlare della chiusura notturna dei valichi secondari. Lei cosa pensa al riguardo?

«Partendo dalla mozione presentata da Roberta Pantani su questo tema, la Confederazione ha deciso di optare, anche in questo caso, per un potenziamento della video sorveglianza. Credo sia una risposta più moderna a una necessità che effettivamente c’era. Una chiusura dei valichi, specialmente in zone come Marcetto o Pedrinate, sarebbe psicologicamente più rassicurante perché si trovano praticamente sulla porta di casa. Dall’altra parte, però, i sistemi odierni di video sorveglianza monitorano i veicoli in transito e, quando serve, aiutano ad identificarli e poi fermarli. Le telecamere sono quindi più efficaci ed è anche grazie a queste apparecchiature che si è riusciti a ridurre se non a debellare per esempio il fenomeno dei furti o delle rapine nelle case oppure quello dei passatori. La mozione Pantani ha tematizzato una preoccupazione che si è poi cercato di placare con altri accorgimenti; il Cantone non aveva però sottovalutato la portata del problema avendo cominciato a muoversi già nel 2011, periodo in cui erano stati messi in piedi tutti i dispositivi mobili coordinati tra polizia cantonale e guardie di confine per presidiare del territorio. Da lì si è iniziato a lavorare assiduamente in questo ambito arrivando poi alla riorganizzazione della gendarmeria, all’aumento degli effettivi e ad altre misure che hanno portato all’aumento della sicurezza percepita da cui siamo partiti nella domanda».

 

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Castel San Pietro

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Castel San Pietro

Comunicato stampa

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso sono al centro degli incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Iniziata nel giugno 2018 con Stabio, la serie è proseguita – dopo 11 tappe – venerdì 1° marzo con Castel San Pietro.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha aperto la riunione sottolineando senso e scopo: “Vogliamo sentire dalla viva voce di chi si mette a disposizione della collettività con spiccato senso civico ciò che va bene e ciò che va meno bene. È la conferma dell’importanza che il mio Dipartimento conferisce a tutte le realtà comunali per stabilire e mantenere un contatto diretto, sul campo, che poggi sullo scambio di informazioni senza mediazione. Il tutto ci permetterà di capire con maggiore precisione cosa sia il Comune ticinese e quale ruolo può avere e deve assumere nel prossimo futuro”.

Castel San Pietro è tra i Comuni ticinesi protagonista di un’aggregazione. Sono ormai già passati 15 anni (si era nella primavera del 2004) da quando Castel San Pietro si unì con gli ex Comuni di Monte e Casima e con la frazione Campora di Caneggio, posta sulla sponda destra della Valle di Muggio. Castello ha una realtà territoriale molto vasta, arrivando sino in vetta al Generoso, ospita alcune ottime aziende, e fonda la sua forza sulla qualità residenziale che può offrire ai suoi abitanti.

Ma qual è la posizione del Municipio sull’ipotesi inserita nel Piano Cantonale delle Aggregazioni (PCA) che prospetta un Comune unico per tutto il Mendrisiotto? E quali sono le criticità nei rapporti Cantone-Comune che emergono dall’esperienza diretta vissuta amministrando Castel San Pietro? Due domande dirette poste dal direttore del Dipartimento Norman Gobbi e dal capo della Sezione degli enti locali, Marzio Della Santa, alla quale i municipali presenti hanno risposto con franchezza e in maniera diretta. “Per ora – è la sintesi fatta dalla sindaca Alessia Ponti – crediamo che Castel San Pietro sia un Comune con buone potenzialità e progettualità e che non ha bisogno di aggregarsi con altri. Possiamo offrire ai nostri cittadini buoni servizi e una qualità di vita invidiabile. Il Comune unico potrebbe rappresentare, in questo momento, una realtà troppo grande, che ci farebbe perdere le nostre peculiarità: essere un Comune accogliente, vivibile e con un buona qualità di vita”.

Quali sono invece le critiche che il Municipio di Castel San Pietro si sente di muovere al Cantone, inteso come entità politica, e ai servizi dell’amministrazione cantonale? Domande, ha spiegato il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, che servono per definire meglio i futuri rapporti tra Cantone e Comuni. “Sostanzialmente – ha sottolineato la sindaca Ponti – ci rendiamo conto che abbiamo sempre meno margine per fare politica, visto che l’80 per cento della spesa corrente viene assorbita da compiti imposti dal Cantone o dalla Confederazione. Ci sentiamo un po’ lo sportello del Cantone”. Ma come allora migliorare questa situazione? Per il Municipio di Castel San Pietro il Cantone dovrebbe sì definire il quadro generale di un compito, senza però stabilire per filo e per segno tutte le modalità e i processi che portano a espletare tale compito. Le esemplificazioni dell’Esecutivo hanno toccato, per esempio, la legge edilizia, la pianificazione, la legge sulle commesse pubbliche, la scuola e l’azione a favore degli anziani.

“Si è trattato di un incontro molto positivo e schietto. È proprio ciò che vogliamo, per capire meglio come saranno i Comuni ticinesi di domani”, ha concluso il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di dichiarazione di fedeltà Scuola cantonale di Polizia 2018

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di dichiarazione di fedeltà Scuola cantonale di Polizia 2018

2 marzo 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signori, egregi signore,
Orgoglioso, felice, consapevole. Tre aggettivi che definiscono i miei sentimenti, oggi, davanti a voi, al termine di questo anno di formazione, che vi ha portati a diventare a tutti gli effetti agenti di polizia, donne e uomini differenti rispetto a 12 mesi fa, donne e uomini con davanti un compito, un impegno essenziale, direi decisivo per la nostra società.

Sono orgoglioso di voi. So che avete sin qui affrontato una formazione impegnativa. Che avete superato momenti belli, ma pure momenti difficili che vi hanno anche messo in crisi, che vi hanno messo alla prova.
Però oggi potete dire di aver raggiunto il primo, importante, traguardo che vi porterà ad operare nelle differenti regioni del Ticino per garantire la sicurezza di tutti noi.
Come capo del Dipartimento delle istituzioni, come responsabile politico di questa Scuola, mi inorgoglisce la consapevolezza di ritrovare oggi, qui, in questa sala donne e uomini pronte e formate. Sono quindi felice per il buon esito complessivo di questa Scuola, ma soprattutto per i risultati che ognuno di voi ha saputo raggiungere. In questi mesi avete potuto fare“squadra”, avete operato in team, avete lavorato fianco a fianco, avete imparato acollaborare, consapevoli che da soli non si raggiunge alcun risultato. Ma per fare ciò, individualmente, avete dovuto profondere il massimo impegno.
Su questo siete stati giudicati. Su questo i vostri formatori hanno ritenuto che voi foste pronti ad affrontare questo importante lavoro.

Sono nello stesso tempo però consapevole che la cerimonia di oggi con la promessa di fedeltà al termine della Scuola cantonale di Polizia 2018 rappresenti solo un momento –bello e gratificante – della vostra carriera professionale.
Da oggi avrete modo di mettere in pratica quanto imparato, sapendo che ogni giorno vi porterà ad assumere nuove conoscenze, ad arricchire il vostro bagaglio professionale, a capire come meglio affrontare le varie situazioni di intervento, i rapporti con il cittadino, con i colleghi, con i superiori.
E sono pure consapevole della responsabilità che siete chiamati ad assumere e a dimostrare.
La divisa che portate è un segno distintivo che vi caratterizza nel lavoro quotidiano. Dice immediatamente chi siete e che cosa fate. Vi dà dei poteri, certo, dei quali però mai dovrete abusare.
Anzi, sempre sarete chiamati a operare con responsabilità e umiltà proprio per la divisa che portate.

Assieme ai vostri colleghi, siete inseriti in quel “sistema sicurezza” che abbiamo costruitoper il Ticino. La regionalizzazione della Gendarmeria avvenuta nel 2015 è un tassello importante diquesto sistema e ci permette una conduzione delle attività in modo regionalizzato sull’arco delle 24 ore, secondo il principio “un capo, un settore, un compito”.

Dopo questo anno, durante il quale già avete maturato esperienza sul campo e importanti nozioni sui banchi di scuola, entrate a tutti gli effetti nel Corpo della Polizia. Un Corpo che ha bisogno di voi per muoversi, agire, operare, intervenire, prevenire, reprimere.

Un Corpo che negli ultimi anni ha rinnovato i ranghi, grazie alle annuali scuole cheriescono a far progredire le capacità delle nostre forze dell’ordine, siano esse laCantonale, le Comunali o la polizia dei trasporti ferroviari.
Oggi la Polizia cantonale ha una dotazione di 678 unità di lavoro a tempo pieno.

Gli agenti delle polizie comunali in totale sono 411. Dal 2011 sino al 2018, le 8 scuole per aspiranti poliziotti hanno formato 369 giovani, che sono così andati a compensare le partenze per i pensionamenti e a mantenere gli effettivi ottenuti con il potenziamento. È facile e immediato capire come il Corpo della Polcantonale e quelli delle Polizie comunali beneficino di un forte ricambio di forze.
Da qui anche la necessità di avere però sempre una conduzione efficace, coordinata, forte e sicura per il Corpo di Polizia cantonale. In questo senso permettetemi dunque di rinnovare il mio ringraziamento e la mia stima a tutto il Comando: dal comandante Matteo Cocchi, agli ufficiali dello Stato maggiore con il responsabile vice comandante Lorenzo Hutter; dalle Gendarmerie con il capo area Decio Cavallini, ai tre reparti della Polizia giudiziaria con il capo area Flavio Varini, sino a giungere al Centro comune di cooperazione di polizia e doganale tra Svizzera e Italia Christophe Cerinotti.
Ho lasciato per ultimo, ma non certo per importanza, la Sezione della formazione che organizza e coordina la Scuola di Polizia del V Circondario.
E qui il ringraziamento va al direttore Cristiano Nenzi e a tutti gli ufficiali e docenti che si sono alternati nelle lezioni.
Se il livello di sicurezza in Ticino ha raggiunto un grado di soddisfazione elevato è anche grazie alla formazione che viene impartita agli aspiranti.
Così come – e non lo dimentico – all’importanza della formazione continua e dellaformazione esterna e di mantenimento.

I miei non sono ringraziamenti di rito. Nella mia attività politica ho messo un accento deciso sulla sicurezza. Sono convinto – e con me il Consiglio di Stato – che il benessere del nostro Cantone passa indiscutibilmente anche – se non soprattutto – dal grado di sicurezza che si riesce a raggiungere a favore delle persone e dei nostri beni. Vivere in un paese sicuro, in un paese che è garante delle leggi rappresenta un fattore, se non il fattore, che qualifica il paese stesso. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, sino a giungere al mondo della finanza, senza dimenticare chi investe nelle nuove tecnologie. Un paese attrattivo in cui vivere, investire o passare del tempo per scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali.

Ecco quindi che la sicurezza si trasforma in un volano per migliorare il benessere di tutta la collettività. E voi siete e rappresentate un tassello decisivo in questo contesto. Bisogna esserne coscienti, perché il vostro importante lavoro quotidiano ha un riverbero non solo immediato ma anche a lungo termine.

Di recente, mi ha fatto piacere sentire – in occasione della consegna degli spazi grezzi che ospiteranno a Mendrisio la Gendarmeria – il municipale del capoluogo Samuel Maffiribadire l’alto livello di sicurezza oggettiva raggiunto nel Mendrisiotto, ciò che ha permessodi generare un positivo senso di sicurezza soggettiva tra la popolazione. È l’obbiettivo a cui tendere. È il lavoro che pazientemente facciamo tutti assieme!

Prima di congedarmi, voglio fare un’ultima riflessione: in questa SCP le donne sono sei.È un bel numero, se confrontato con le cifre degli anni scorsi.
Ma vorrei che in futuro le donne fossero più numerose. Un auspicio, una speranza, che vorrei realizzare. Forse anche attraverso nuove attività di sensibilizzazione, così come stiamo però già facendo non solo per la Polizia, ma per tutto il Dipartimento. Vedremo. Intanto oltre a voi, saluto idealmente le vostre 102 colleghe, di cui 64 agenti impegnate sul terreno. Ma oggi per voi deve essere un momento di festa.
Una festa da condividere sì con i vostri colleghi e con chi vi ha seguito in questi mesi, ma soprattutto con i vostri familiari, che saluto con estremo piacere.
Posso solo immaginare la soddisfazione e l’orgoglio che può provare una mamma o unpapà, una compagna, o un compagno, o una moglie o un marito a vivere con il proprio familiare questo momento.
La consapevolezza di affidare la persona forse più cara o comunque più vicina a un compito di grande rilevanza, accompagnandolo nel corso degli anni nella professione di agente di polizia.
Vedo i vostri occhi lucidi: è un’emozione che sento dentro anch’io.

Ho scambiato con voi, con ognuno di voi, la stretta di mano. È l’espressione, anche fisica,del patto che avete – che abbiamo! – sottoscritto oggi. Responsabilità, onestà, fiducia,umiltà, collaborazione e tenacia vi guidino sempre sull’arco della giornata lavorativa, maanche nella vostra vita privata. Voi rappresentate le leggi e le fate rispettare: per tutti i cittadini da questo momento sarete un esempio, un modello. Siate sempre onorati di indossare questa divisa! Onorate sempre la divisa che indossate!