Una polizia tra le più competitive in Svizzera

Una polizia tra le più competitive in Svizzera

Abbiamo puntato su efficienza e ammodernamento

“Il Dipartimento che ho preso in mano otto anni fa è ben diverso dal Dipartimento che dirigo oggi”. Da quando ne è diventato Direttore, Norman Gobbi ha riorganizzato pressoché l’intero DI e più specificatamente le diverse Divisioni e Sezioni che lo compongono, tra cui la Polizia cantonale.

Maggiore vicinanza al cittadino e al territorio.
Tra i cambiamenti più evidenti agli occhi dei cittadini vi è stata sicuramente la riorganizzazione della Gendarmeria, che dai due reparti mobili suddivisi tra Sopraceneri e Sottoceneri si è letteralmente “fatta in quattro” riportando un reparto di gendarmeria per ognuno dei principali distretti del Cantone. Alle centrali di Camorino e Noranco, le quali continuano a servire rispettivamente il Bellinzonese e Alto Ticino nonché il Luganese, si sono aggiunti i posti di Polizia di Chiasso per il Mendrisiotto e di Locarno per il Locarnese. Spiega Gobbi: “Si tratta di una riorganizzazione che subito ha dato i suoi frutti, garantendo una minore dispersione delle risorse e una maggiore prontezza d’intervento, permettendo soprattutto di avere sul campo agenti con una maggiore conoscenza del territorio in cui operano e delle varie dinamiche. Il risultato è indubbiamente una maggiore sicurezza soggettiva e oggettiva per tutti i cittadini, e i numeri sono qui a dimostrarlo!”

Tecnologie moderne e ottimizzazione delle risorse
Se la presenza capillare sul territorio è indubbiamente importante, avere degli strumenti adeguati con cui poter operare è altrettanto fondamentale. In tal senso nel corso di queste due legislature la Polizia cantonale è stata notevolmente modernizzata soprattutto per quanto concerne la digitalizzazione. Da un lato vi sono gli utenti (cioè i cittadini) che oltre al sito internet, attraverso il quale possono reperire in rete la maggior parte delle informazioni e dei moduli di cui hanno bisogno, dispongono pure dell’applicazione per smartphone “Polizia e territorio”. “Si tratta di un ottimo esempio di collaborazione tra il Dipartimento che dirigo e quello del collega Claudio Zali”, sostiene Gobbi. “Con questa App i cittadini sono sempre al corrente e informati su tutte le questioni riguardanti la Polizia e possono visualizzare in tempo reale le condizioni di viabilità sui principali assi di transito”. D’altro canto vi è il lavoro degli agenti che, grazie ai rapidi processi di digitalizzazione, ha permesso di migliorare notevolmente la capacità d’intervento. In futuro gli agenti saranno dotati di appositi telefoni cellulari che permetteranno di velocizzare notevolmente il lavoro: grazie ad un applicativo informatico basterà fotografare un documento d’identità o una targa per ottenere direttamente dai database un riscontro circa eventuali reati senza aver bisogno dell’intermediazione di un operatore di centrale. E a proposito di coordinamento e di cooperazione, impossibile dimenticare l’inaugurazione – avvenuta a settembre del 2018 – della Centrale comune d’allarme (CECAL) nella quale sono stati radunati sotto un unico tetto le centrali d’allarme della Polizia cantonale e della Regione IV del Corpo delle guardie di Confine.

Importanza dei contatti con Berna e con gli altri Cantoni
Una delle forze di Norman Gobbi è sicuramente quella di godere di una fitta rete di conoscenze e di contatti a Berna, con gli omologhi degli altri Cantoni e anche a sud del confine. Contatti che si riverberano positivamente sul nostro Cantone. “Si tratta di una fiducia che ci si guadagna negli anni e che permette di poter interloquire con i servizi federali partendo dallo stesso livello, valorizzando e facendo riconoscere il nostro ruolo determinante tra il Gottardo e il confine di Stato. Questo permette di aprire un tavolo di discussione sui temi sensibili a cui il Ticino è particolarmente esposto e condurre trattative proficue a beneficio della sicurezza dell’intera nazione ma, appunto, soprattutto del nostro Cantone.“

Un 2018 nel segno del successo per la Polizia cantonale

Un 2018 nel segno del successo per la Polizia cantonale

Nelle giornate di ieri e oggi, presso il Centro cantonale della protezione civile di Rivera, si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. In apertura, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha sottolineato che “la nostra azione è rilevante per il sistema Ticino”; da un lato per mantenere alto il livello di sicurezza del territorio mentre dall’altro per garantire l’attrattività economica e turistica del cantone. Complimentandosi con i presenti per la qualità del lavoro svolto, per la dimostrazione di attaccamento al Corpo e per i successi ottenuti dalla Polizia cantonale nel 2018, nell’ambito di un maggiore presidio del territorio con diminuzione del numero di reati commessi e dell’efficienza dimostrata a livello svizzero ed estero, ha evidenziato che “la sicurezza pubblica del Ticino è sensibilmente migliorata negli ultimi anni”. Non bisogna comunque abbassare la guardia secondo il direttore del D ipartimento delle istituzioni, continuando a garantire al Corpo investimenti e risorse adeguate. In ottica futura, il Consigliere di Stato ha tracciato la rotta verso una sempre maggiore specializzazione della Polizia cantonale da ottenere attraverso un’ancora migliore coordinazione con gli altri partner della sicurezza, in modo da anche garantire maggiore vicinanza alla popolazione, maggiori sforzi nel contrasto della cybercriminalità, maggiore coordinazione tra Polizia cantonale e Ministero pubblico nel contrasto della criminalità economica e di quella organizzata, in quest’ultimo settore in collaborazione con la Confederazione. Gobbi ha infine posto l’accento sul rafforzamento delle iniziative di prevenzione nonché sull’importanza di dotarsi di nuovi strumenti per migliorare l’operatività, che deve essere resa ancora più celere.

Il Comandante Matteo Cocchi ha in seguito ripercorso, a parole e immagini, quanto svolto durante lo scorso anno, e informato agenti, inquirenti e amministrativi sugli obiettivi che s’intendono raggiungere nel 2019. Secondo il Comandante i futuri cambiamenti organizzativi dei partner della sicurezza, in particolare quelli che interessando le polizie comunali, impongono alla Polizia cantonale di riorientare le proprie attività e di meglio allocare le risorse umane a disposizione. “Specializzazione in ogni settore della Polizia cantonale, sarà la parola d’ordine per i prossimi anni” ha dichiarato il Comandante. In particolare, ha evidenziato, “favorendo un ancor più accentuato presidio del territorio ed una ancor maggiore attenzione alle sfide della moderna criminalità. Questo attraverso nuove strategie che dovranno essere specialistiche, di nicchia e prioritarie nel contesto generale: a livello informatico, economico/finanziario, di sorveglianza dei flussi m igratori, in ottica di lotta al terrorismo e alle infiltrazioni mafiose in collaborazione con la Confederazione”. Il Comandante ha poi posto l’accento sulla formazione evidenziando le importanti novità future del settore. Gli aspiranti di polizia, con la Scuola di polizia 2020, seguiranno infatti un nuovo percorso formativo di due anni “secondo un rinnovato concetto nazionale e che, grazie alla nostra lungimiranza, abbiamo praticamente già sviluppato “in casa” e che, con qualche ritocco, potrà essere adeguato facilmente al nuovo modello” ha rilevato. Nel corso del primo anno saranno, come ora, gettate le basi per lo sviluppo di competenze operative di base, valutate con specifici esami il cui superamento permetterà l’accesso ad un secondo anno interamente dedicato ad attività sul terreno, supportate sul piano dell’apprendimento da mentori e referenti di pratica. Anche gli esami federali saranno proposti con una nuova formula, non più alla fine del pri mo anno di scuola, bensì al termine del secondo. Pure per gli assistenti di polizia, l’iter di formazione sarà adattato alle nuove direttive nazionali dell’istituto svizzero di polizia, permettendo loro di ottenere una certificazione federale. Evidenziando la forte diminuzione dei reati contro il patrimonio negli ultimi anni, Cocchi ha infine sottolineato che il Corpo potrà ora concentrarsi verso settori che richiedono maggiore attenzione. Ad esempio in ambito di violenza domestica e reati che vedono quali protagonisti i minorenni.

La parola è poi passata ai capi area, al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter a capo dello Stato Maggiore, al tenente colonnello Flavio Varini a capo della Polizia giudiziaria e al tenente colonnello Decio Cavallini a capo della Gendarmeria, i quali hanno esposto ai presenti l’insieme delle attività del Corpo svolte nel 2018 proponendo, a supporto, delle retrospettive statistiche sui fatti di stretta competenza della Polizia cantonale. In questa circostanza, particolare accento è stato posto sugli adattamenti informatici e organizzativi. Il personale è inoltre stato informato sui numerosi progetti che miglioreranno l’operatività grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie e sulle sfide alle quali sarà confrontato nell’immediato futuro. Da sottolineare che per i tenenti colonnelli Cavallini e Varini si è trattato dell’ultimo rapporto poiché quasi giunti al termine del loro percorso professionale. Ad entrambi, dopo i ringraziamenti personali del Comandant e, è stato tributato un caloroso applauso e sono stati elogiati per l’ottimo lavoro e per i grandi sforzi profusi negli anni a garanzia della sicurezza del Canton Ticino e della sua popolazione nonché per lo sviluppo del Corpo.

Pubblicato il concorso pubblico per la posizione di Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia

Pubblicato il concorso pubblico per la posizione di Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa che nella giornata odierna è stato pubblicato il bando di concorso pubblico per la posizione di Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia.
L’Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia avrà il compito di coadiuvare la Direttrice nella conduzione, nella gestione e nel coordinamento dell’attività interna ed esterna della Divisione della giustizia. Il/la nuovo/a funzionario/a dirigente della Divisione si occuperà segnatamente di organizzare e coordinare l’attività del servizio giuridico della Divisione, dirigendo e/o coordinando progetti di competenza della medesima. Nell’esercizio della propria funzione, sarà chiamato altresì a partecipare a Conferenze, Gruppi di lavoro e Commissioni cantonali e federali in rappresentanza della Divisione della giustizia, del Dipartimento delle istituzione e del Consiglio di Stato.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica completa in diritto conseguita in un’università svizzera e in possesso di un brevetto di avvocato, che disponga di predisposizione e/o esperienza di conduzione, gestione di progetti e di risorse. Capacità di ascolto e di mediazione, spirito di iniziativa, affidabilità e flessibilità, come pure ottime capacità redazionali, sono altri aspetti che si rivelano essenziali vista l’importanza della posizione a concorso.
Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 15 febbraio 2019, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.

Casellario, bilancio della misura

Casellario, bilancio della misura

Da www.rsi.ch/news

Il Dipartimento delle Istituzione ha presentato i numeri di un provvedimento, che fece molto discutere

L’obbligo di presentare il casellario giudiziale per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno in Ticino non è più uno strumento che suscita tensioni. Visto che l’accordo fiscale tra Svizzera e Italia non è ancora stato firmato, la misura introdotta tre anni e mezzo fa non è più messa in discussione.

Delle 95’020 domande di rilascio e di rinnovo di permessi B e G esaminate dall’Ufficio della migrazione dall’aprile 2015 allo scorso dicembre, 579 hanno comportato maggiori approfondimenti; in 251 occasioni, considerata la gravità delle condanne subite dal richiedente, è stata emessa una decisione di non rilascio o di revoca del permesso.

“Abbiamo dimostrato – chiosa il Consigliere di Stato Norman Gobbi – che la richiesta del casellario da un lato libera la nostra amministrazione dall’attività di ricerca, che sarebbe molto più onerosa senza poterne disporre, dall’altra abbiamo dimostrato come la decisione di non rilascio, nei casi in ci sono delle iscrizioni, è commisurata a una certa proporzionalità”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Casellario-bilancio-della-misura-11380356.html

Bilancio 2015-2018 del casellario giudiziale

Bilancio 2015-2018 del casellario giudiziale

Comunicato stampa

Delle 95’020 domande di rilascio e di rinnovo di permessi B e G esaminate dall’Ufficio della migrazione (periodo aprile 2015-dicembre 2018), 579 hanno comportato maggiori approfondimenti; in 251 occasioni, considerata la gravità delle condanne subite dal richiedente, è stata emessa una decisione di non rilascio o di revoca del permesso. L’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini stranieri che richiedono il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G, si è dunque rivelato uno strumento efficace anche in virtù del suo effetto deterrente: il numero dei casi per i quali si rende necessario un ulteriore approfondimento cala infatti anno dopo anno.

Fino al 2002 tutti i cittadini stranieri che richiedevano un permesso di soggiorno dovevano presentare l’estratto del casellario giudiziale. L’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) ha comportato il decadimento di tale obbligo. Nel corso dell’estate del 2008, il Ticino fu scosso da un grave fatto di sangue commesso da un cittadino italiano pregiudicato con gravi precedenti penali in Italia. Fu quindi introdotto nel nostro Cantone un sistema di autocertificazione circa i precedenti penali delle persone straniere richiedenti un permesso. A livello pratico questa misura si è tuttavia rivelata inefficace per contrastare l’insediamento o la presenza sul nostro territorio di persone straniere con gravi precedenti penali. Nell’aprile del 2015 infatti, dopo un altro grave fatto di cronaca che ha viste coinvolte alcune persone alle quali era stato rilasciato un permesso di dimora B sulla base di un’autocertificazione, in seguito rivelatasi falsa, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di introdurre come misura straordinaria per tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B e G. A novembre del 2015 il Governo cantonale ha sospeso la richiesta dei carichi pendenti, in particolare per dare un segnale positivo nell’ambito delle trattative fiscali in corso tra Svizzera e Italia.

A quasi 4 anni dall’adozione di questa misura, non si può che prendere atto dei risultati positivi ottenuti che si riverberano in termini di sicurezza e di ordine pubblico. Gli stessi risultati avevano portato il Governo, nel maggio del 2016, a confermare la misura introdotta dal Dipartimento delle istituzioni.
Dall’introduzione della misura, fino a fine dicembre 2018, le domande di rilascio e di rinnovo di permessi B e G esaminate dall’Ufficio della migrazione sono state 95’020 e i permessi elaborati 94’441. La presenza di iscrizioni sui certificati penali presentati ha comportato maggiori approfondimenti per 579 domande (che rappresentano lo 0,6% del totale). I provvedimenti in seguito adottati sono stati di vario tipo e in 251 casi,considerata la gravità delle condanne subite dal richiedente, è stata emessa una decisione di non rilascio o di revoca del permesso. Per gli altri 328 casi emersi grazie alla misura straordinaria, 219 domande sono state evase positivamente in quanto non è stato riscontrato un pericolo per l’ordine pubblico ai sensi dell’ALC e della relativa giurisprudenza, 66 richiedenti hanno rinunciato spontaneamente, in 34 occasioni è stato pronunciato un ammonimento (che non ha quindi comportato revoche) mentre 9 pratiche sono ancora in corso di accertamenti.
Grazie alla misura, sono quindi emersi 579 casi che presentavano indicatori di rischio, la metà dei quali sono sfociati in una decisione negativa o nella revoca del permesso. Va rilevato positivamente che il numero dei casi per i quali si rende necessaria un’ulteriore analisi sta calando con costanza anno dopo anno: erano 216 nel 2016, 137 nel 2017 e sono stati 92 nel 2018: segno evidente, questo, dell’effetto deterrente intrinseco a una misura che di fatto scoraggia chi sa di non avere un passato irreprensibile oppure di non disporre delle condizioni necessarie all’ottenimento del permesso.

La Polizia ticinese presente al WEF 2019 di Davos

La Polizia ticinese presente al WEF 2019 di Davos

Comunicato stampa

Così come avvenuto negli scorsi anni, anche in occasione del WEF 2019 di Davos la Polizia cantonale, rinforzata da un agente della polizia comunale Ceresio Nord, mette a disposizione un contingente a favore della sicurezza dell’importante evento di risonanza mondiale.
Per la sua riuscita, questa operazione di polizia può contare sulla partecipazione di tutti i Corpi a livello nazionale.
In questi giorni infatti, gli agenti sono stazionati nella cittadina grigionese garantendo attività di protezione a persone e a strutture in collaborazione con le locali forze di sicurezza.
Fra le diverse missioni, i nostri agenti sono pure chiamati ad assicurare la protezione dell’eliporto di Davos e di edifici particolarmente sensibili, mentre un ulteriore gruppo di agenti garantisce la scorta ravvicinata di alcune personalità presenti.

“Trasporto pubblico e terza età” anche nel 2019

“Trasporto pubblico e terza età” anche nel 2019

Comunicato stampa congiunto DT-DI

Il Dipartimento del territorio (DT) e il Dipartimento delle istituzioni (DI) comunicano che proseguirà per il quinto anno consecutivo la promozione “Trasporto pubblico e terza età” volta a diffondere l’utilizzo del trasporto pubblico, a contribuire alla sicurezza stradale e a proporre un’alternativa di mobilità sostenibile a prezzo ridotto, per limitare gli inconvenienti legati alla rinuncia volontaria della patente.

Scegliere di rinunciare alla licenza di condurre può non essere semplice, ma rappresenta un passo importante verso un nuovo approccio alla mobilità. Per questo motivo DT e DI, con FFS e la Comunità tariffale Arcobaleno, hanno scelto di proseguire anche nel 2019 nel premiare con abbonamenti del trasporto pubblico a prezzo agevolato chi rinuncerà responsabilmente alla licenza di condurre, per limitare gli inconvenienti che possono derivare dal rinunciare al mezzo privato.
Come?
I conducenti che depositeranno volontariamente e in modo definitivo la propria licenza riceveranno dalla Sezione della circolazione una lettera di conferma del deposito, insieme ai buoni-offerta.
I buoni sono così suddivisi: 300 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento Arcobaleno a partire da 2 zone, 200 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento generale di seconda classe, 250 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento generale di prima classe. Tutte le offerte sono valide per un anno. Inoltre, sarà possibile acquistare un abbonamento metà-prezzo in prova per due mesi al prezzo speciale di 33 franchi. Il buono prescelto dovrà essere presentato agli sportelli delle aziende di trasporto pubblico all’atto d’acquisto, insieme alla lettera di conferma emessa dalla Sezione della circolazione (che è personale e serve da giustificativo), un documento d’identità valido e una foto formato passaporto.
Anche in questo caso, il trasporto pubblico si pone come un’alternativa concreta alle difficoltà imposte dal traffico veicolare garantendo un viaggio più fluido e rilassante, senza dimenticare che la rinuncia responsabile della patente può essere in ogni caso una scelta difficile, per questo motivo meritevole di sostegno pubblico.

 

Da www.tio.ch

Ogni anno 1’500 anziani rinunciano alla patente

Cresce l’interesse per l’iniziativa “Trasporto pubblico e terza età”: sono 112 le persone che nel 2018 hanno poi usufruito dell’agevolazione per l’abbonamento dei mezzi, il primo anno erano 21

Rinunciare alla patente? Non è facile, ma dal 2015 anche in Ticino gli anziani che fanno questa scelta hanno poi la possibilità di acquistare a prezzo agevolato un abbonamento per i mezzi pubblici. L’iniziativa, che si chiama “Trasporto pubblico e terza età”, quest’anno viene proposta per la quinta volta. E le adesioni sono in costante aumento: se nel 2015 il buono per l’abbonamento era stato utilizzato da 21 persone, lo scorso anno sono state 112. Dopo che per un paio d’anni il numero si era stabilizzato attorno alla settantina.

Ma le rinunce volontarie della patente sono molte di più, come si evince dai dati della Sezione della circolazione. Soltanto nel 2018 sono infatti 1’508 le persone che hanno deciso volontariamente di non mettersi più al volante. Un dato, questo, che negli ultimi anni è rimasto più o meno stabile (c’è stato un leggero aumento tra il 2015 e il 2017, ossia da 1’386 rinunce a 1’518). «A deposito avvenuto della licenza, trasmettiamo all’interessato la conferma scritta e relativi buoni sconto per l’acquisto di un abbonamento per il trasporto pubblico» ci dice quindi Aldo Barboni, sostituto caposezione.

Al momento, soltanto una bassa percentuale di persone decide però di usufruire dell’agevolazione. «È un dato che non ci sorprende, perché l’iniziativa non rappresenta un incentivo, bensì una misura d’accompagnamento in uno specifico momento della vita» conclude Nadia Bellicini del Dipartimento del territorio.

 

 

Due comuni che si “parlano”

Due comuni che si “parlano”

Da: Il Mattino della domenica

Dando seguito all’istanza per l’avvio di uno studio di aggregazione sottoscritta dai Municipi di Bedano e di Gravesano, il Consiglio di Stato nei giorni scorsi ha nominato l’apposita Commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo.
“Il Governo – commenta Norman Gobbi – valuta con favore l’iniziativa promossa dai due comuni, poiché si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), recentemente approvato dal Consiglio di Stato e ora all’esame del Gran Consiglio”.
Il PCA – aggiunge il Direttore del Dipartimento delle istituzioni – “predilige infatti le iniziative provenienti dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza”.
La proposta coinvolge due comuni confinanti appartenenti al comprensorio Malcantone Est definito nel PCA, che prevede la possibilità di realizzare gli scenari in tappe successive ed è pertanto pienamente in linea con gli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.
La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, potrà avvalersi del supporto della Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni  e costituire gruppi di lavoro su temi specifici.

Patriziati: nuove opportunità date dai processi aggregativi

Patriziati: nuove opportunità date dai processi aggregativi

Da: Il Mattino della domenica

Fondamentali per la continuità delle tradizioni dei quartieri

Confederazione, Cantone e Comuni: i tre livelli istituzionali svizzeri. C’è però anche chi come il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ne considera un quarto: i Patriziati. L’ultima revisione totale della Legge organica patriziale (LOP) è entrata in vigore nel 2013 e ha confermato questa tesi, mettendo in evidenza l’importanza dei Patriziati ticinesi quali partner affidabili dei Comuni e del Cantone in particolare nella cura, gestione e promozione del territorio. Per mantenere aggiornata la base legale e fornire agli Enti patriziali gli strumenti per svolgere efficacemente i compiti affidati, il Governo lo scorso agosto ha incaricato la Commissione di coordinamento patriziale di elaborare una revisione parziale della LOP. Il Dipartimento delle istituzioni ha colto al volo questa occasione anche per porre le basi legali di una gestione più moderna, performante e semplice dei registri patriziali. Si tratta di un’esigenza specifica, alla quale si intende dare una risposta concreta attraverso il progetto di Registro elettronico dei patrizi, che mira a facilitare il compito degli Uffici patriziali, favorendo l’allestimento e l’aggiornamento dell’elenco dei patrizi. Ma quanto contano i Patriziati? Che presente e che futuro hanno? Come fare per sostenerli? La parola al nostro Consigliere di Stato.

Allora, iniziamo proprio da qui: che importanza dare, oggi, ai Patriziati?

Quello dei Patriziati è un tema a me caro in quanto considero questi storici enti una parte integrante e rappresentativa della nostra società. Noto, purtroppo, che a volte la loro importanza passa un po’ in secondo piano e che c’è chi ne dimentica il fondamentale ruolo che ricoprono. Un ruolo che attraverso le aggregazioni comunali ha trovato una nuova energia, oserei dire una nuova vita. E qui faccio riferimento tanto alle aggregazioni di valle quanto a quelle urbane. Pensiamo ad esempio a quanto accaduto di recente nella Nuova Bellinzona, dove i Patriziati sono stati integrati quali elementi di collante territoriale e di salvaguardia delle numerose comunità confluite nell’agglomerato urbano. Un meccanismo che ha unito e non certo diviso.

In effetti, i numeri confermano questa tesi. in Ticino si contano 201 Patriziati e ben 90mila patrizi, proprietari del 75% dei circa 140mila ettari del territorio boschivo che ci circonda. Cifre davvero eloquenti.

Si tratta di persone che si occupano con passione, spirito corporativo e assoluta dedizione della gestione delle proprietà comunitarie non solo del nostro ampio patrimonio boschivo, ma anche di cave, alpi e caseifici, oltre che di infrastrutture sportive e turistiche. Diciamolo pure: i Patriziati sono un patrimonio su cui ogni ticinese – patrizio o no – sa di poter contare. L’attaccamento alle nostre radici, alla nostra identità, non è un limite, bensì una preziosa risorsa. Infatti, un albero per crescere ha bisogno di radici profonde per poter svettare e resistere alle tempeste.

La società evolve velocemente e presenta dinamiche in progressiva trasformazione. C’è chi dice che i Patriziati siano anacronistiche testimonianze del tempo che fu: che ne pensa?

Non condivido affatto questa visione riduttiva. Fortunatamente, il Ticino può affidarsi a Patriziati che guardano al futuro con entusiasmo, sostenuti in questo atteggiamento costruttivo dai Comuni e dal Cantone, con i quali collaborano attivamente. So per certo, perché ne ho esperienza diretta, che il dinamismo non manca, che ci sono Patriziati propositivi e innovativi nella promozione di progetti di gestione e valorizzazione del territorio, in ambiti classici come quello agricolo o quello forestale, ma sempre più anche nel turismo, nel sociale e nel settore culturale. Il Patriziato non è un corpo estraneo e isolato: vive invece all’interno di una società e si sviluppa con essa, offrendo un servizio essenziale per la comunità locale e quindi, di riflesso, per tutto il Cantone, innescando un circolo virtuoso dal quale non può che trarne beneficio la collettività.

Ma cosa fa il suo Dipartimento per valorizzare in modo concreto il lavoro svolto dai Patriziati?
Proprio perché consapevole della centralità dei Patriziati e perché convinto della necessità di sostenere nei fatti la triade Patriziato-Comune-Cantone, il DI mette a disposizione la sua consulenza (attraverso i propri Servizi), così come un aiuto finanziario tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. Se i progetti sono validi, e nella quasi totalità lo sono, Cantone e Dipartimento ci sono!

In questo contesto di costruttiva sinergia, occorre evidenziare il prezioso lavoro di mediazione svolto dall’Alleanza patriziale ticinese (ALPA).
È corretto. Con l’ALPA portiamo avanti numerose iniziative e attività. Nata nel 1938, sostiene i Patriziati e promuove la collaborazione con i Comuni in modo da creare le condizioni-quadro favorevoli alla gestione sostenibile del territorio che, assieme alle persone, è il nostro bene più prezioso. Posso solo confermare quanto ho già avuto modo di sottolineare in altre occasioni: il nostro rapporto è sempre stato eccellente e sono sicuro che potrà consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, generando ricadute benefiche all’istituto patriziale.

Terminiamo questa chiacchierata con un suo ulteriore giudizio dei Patriziati.

Mi lasci dapprima fare una premessa, anzi una promessa: con il Dipartimento e i miei collaboratori, partendo dal Capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa, continueremo a impegnarci per dare il nostro contributo a favore dei Patriziati ticinesi. Essi hanno molto da offrire, rappresentano un servizio essenziale alle comunità locali, valorizzano il prodotto indigeno, promuovono il territorio e la cultura tenendo ben salda la barra della tradizione, coniugata però con l’innovazione. I Patriziati hanno origine nel nostro passato, giocano un ruolo da protagonisti nel presente e guardano con entusiasmo a un futuro che concorrono a costruire. Essi non sono i custodi di fredde ceneri, bensì vivaci ravvivatori del fuoco dello spirito del XXI secolo.