Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto

Il Governo posticipa il termine di decadenza organizzativa delle Autorità regionali di protezione

Il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio concernente il posticipo del termine di decadenza organizzativa, attualmente fissato dalla legge al 31 maggio 2018, delle Autorità regionali di protezione. Contestualmente, il Governo ha richiesto al Parlamento lo sblocco dei crediti per procedere all’unificazione degli strumenti informatici in uso nelle Autorità di protezione. Queste decisioni rientrano nella riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, inserita nel progetto generale denominato “Giustizia 2018”, per la quale il Governo presenterà una proposta di “cantonalizzazione” del settore. Ciò alfine di permettere al Parlamento di determinarsi definitivamente sulla futura organizzazione – amministrativa o giudiziaria – delle Autorità di protezione.

Il Governo, prendendo atto degli approfondimenti effettuati dal Dipartimento delle istituzioni su espressa indicazione della Sottocommissione tutele e curatele del Gran Consiglio, ha fatto propria la variante concernente il mantenimento del modello amministrativo per il settore della protezione del minore e dell’adulto, con “cantonalizzazione” dello stesso all’interno dei servizi dell’Amministrazione cantonale. Una variante esposta in maniera sommaria nel Messaggio n. 7026 del 23 dicembre 2014 – la cui proposta principale verteva sull’accorpamento delle Autorità di protezione presso le Preture –, che rappresenta una soluzione meno invasiva rispetto all’ipotesi giudiziaria, nonché il modello organizzativo maggiormente condiviso dagli attori coinvolti.
Un modello che permette di far capo a strutture esistenti e che risulta più flessibile data la snellezza delle procedure – che devono comunque rispettare la legislazione in materia – e la prossimità alle persone, queste ultime perno di un settore da sempre caratterizzato da uno stretto legame con il territorio.

Il Consiglio di Stato istituirà a breve un gruppo di progetto con il compito di presentare alla sua attenzione un rapporto che illustri nel dettaglio la proposta di “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, evidenziando in particolare le conseguenze in termini finanziari, logistici, informatici e di risorse umane. Un rapporto che consentirà al Governo di presentare una proposta completa al Parlamento, che potrà così procedere a una decisione definitiva circa l’organizzazione del settore. La proposta di modello amministrativo “cantonalizzato” è quindi da intendersi quale complemento al Messaggio n. 7026 del 23 dicembre 2014.
Una proposta che permetterà di definire le implicazioni di una riorganizzazione che in ogni caso comporterà il passaggio di competenza comunale a quello cantonale, sia esso amministrativo o giudiziario. Un’analisi che si rileva dunque necessaria qualsivoglia orientamento organizzativo deciderà il Gran Consiglio.

Le decisioni del Governo, frutto altresì delle indicazioni fornite dalla competente Sottocommissione parlamentare, implicano giocoforza il posticipo del termine di decadenza organizzativa delle Autorità regionali di protezione, attualmente fissato dalla legge al 31 maggio 2018. Un termine che, con il Messaggio in questione, si intende legare direttamente all’entrata in funzione del nuovo assetto organizzativo. In tal senso, indipendentemente dai tempi di trattazione del Messaggio da parte del Parlamento, le Autorità regionali di protezione continueranno, come oggi, ad assicurare i compiti ad esse attribuiti dalla legge e a svolgere le proprie importanti funzioni. Ciò vista segnatamente la natura prettamente organizzativa del termine di decadenza, pensato e voluto già a suo tempo nell’ottica della concretizzazione della nuova struttura.

Nel contesto della riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, l’Esecutivo ha voluto anticipare uno degli ambiti della medesima ritenuto da più parti prioritario. Il Messaggio prevede quindi da subito anche lo sblocco dei crediti per l’unificazione degli strumenti informatici a disposizione delle Autorità di protezione, che verranno dotate dell’applicativo informatico AGITI/Juris già in uso presso le Autorità giudicanti del Cantone. Un aspetto fondamentale per facilitare un’implementazione celere della nuova organizzazione.

Il Consiglio di Stato è cosciente della vasta portata e dell’unicità della riorganizzazione delle Autorità di protezione, inserita nel più ampio progetto di riassetto dell’organizzazione giudiziaria cantonale denominato “Giustizia 2018”, che sta richiedendo un impegno significativo da parte dei Dipartimenti interessati. Un impegno dovuto, ritenuto come la riorganizzazione sia volta a migliorare l’attività di uno degli ambiti pubblici maggiormente addentro al nostro tessuto sociale. Un’attenzione accresciuta e che si impone in ossequio alla legislazione federale in materia, alla natura e alle caratteristiche di un settore confrontato quotidianamente con delle decisioni che toccano da vicino i diritti fondamentali dei cittadini e delle persone a loro vicine. In quest’ottica, la convergenza sul futuro assetto del settore registrata negli ultimi mesi è da salutare positivamente, in quanto permette oggi di dare, finalmente, uno slancio decisivo a questa importante quanto delicata riorganizzazione.

Il 2017 della REF fra truffe, riciclaggio e abusi con le società

Il 2017 della REF fra truffe, riciclaggio e abusi con le società

L’attività d’indagine della Sezione reati economico finanziari (REF) anche nel 2017 ha coperto tutte le principali attività del settore economico terziario e del settore secondario, in particolare quello dell’edilizia, che ha comportato denunce per illeciti a causa di gravi violazioni nella gestione di società. Nel 2017 la sezione ha proceduto a 14 arresti (17 nel 2016) mentre a fine anno le inchieste ancora aperte ammontavano a 267.

Come negli scorsi anni i reati maggiormente denunciati sono stati la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro. Una buona parte delle inchieste della REF ha avuto una connotazione transfrontaliera. L’internazionalità delle inchieste finanziarie comporta anche l’assistenza con atti coercitivi a richieste rogatoriali di autorità penali estere.

Alcune attività in cifre
• 139 perquisizioni sia domiciliari sia presso uffici di varia natura
• 107 inchieste nelle quali sono state fornite alla Magistratura dettagliate informazioni  di polizia su persone o società inquisite
•   35 inchieste che hanno richiesto complesse e approfondite ricostruzioni finanziarie
•   23 inchieste minori per cui le indagini di Polizia hanno permesso ai Magistrati di  decidere in merito alle denunce sporte
• 491 interrogatori di persone coinvolte a vario titolo nei procedimenti penali
•   14 persone arrestate a vario titolo nei procedimenti penali

Da alcuni anni le banche non denunciano più illeciti penali commessi sia da collaboratori interni a danno di clienti sia da persone esterne. Le cause sono da ricondurre al danno d’immagine che ne deriva e alla lunghezza del procedimento penale. Molte delle inchieste in questo settore riguardano piuttosto intermediari finanziari, quasi sempre sprovvisti di un’autorizzazione ad esercitare l’attività e quindi non affiliati a un Organo di auto disciplina (OAD), che hanno amministrato infedelmente il patrimonio affidatogli dai clienti, o se ne sono appropriati.

Resta ampia l’offerta di locazione di cassette di sicurezza da parte di società che non sottostanno alla Legge sul riciclaggio di denaro (LRD) e a un’autorità di controllo e vigilanza. Un cliente che voglia sfuggire alle regole di compliance lo può fare affittando uno spazio al di fuori del circuito bancario, molto più discreto, e dove le autorità penali faticano ad arrivare.
Dalle inchieste emerge ancora la presenza di società estere con conti bancari in Svizzera che apparentemente si occupano di trading di beni di consumo, ma che in realtà sono delle “cartiere” (società non operativa con il solo scopo di creare fatture false per giustificare il trasferimento di denaro) con il solo scopo di frodare l’IVA di uno stato estero. Le cosiddette “truffe carosello” comportano un danno economico ingente nei riguardi degli Stati europei. Per l’IVA svizzera questa truffa è quasi inesistente essendo l’aliquota non attrattiva per i truffatori rispetto a quella dei paesi europei. La piazza finanziaria ticinese è sovente utilizzata come sponda per la circolazione del denaro e dell’IVA che non verrà pagata, perché le autorità di controllo estere non hanno modo di monitorare con rapidità il flusso del denaro in arrivo nel nostro Paese.

Restano numerose le truffe commesse ai danni delle assicurazioni sociali e di quelle private, la maggior parte delle quali rimangono sconosciute perché non scoperte. In molti casi gli assicurati intascano illecitamente indennità di varia natura presentando documentazione falsa. In altri casi dietro a questi fenomeni ci sono gruppi più organizzati, con basi all’estero, che fanno della truffa alle assicurazioni una vera e propria professione.

La maggior parte dei fallimenti chiusi per mancanza di attivi, di principio, comporta il reato di cattiva gestione. L’analisi dei fallimenti di società “usa e getta” porta spesso all’identificazione di altri abusi perpetrati sul territorio, anche per quanto riguarda l’ottenimento di permessi di residenza con annesse le relative prestazioni sociali. Sono numerosi gli abusi riscontrati attraverso l’uso di società ticinesi in molti casi già al momento della costituzione. Gli autori spaziano da improvvisati imprenditori sprovvisti delle necessarie conoscenze sulle normative che regolano la gestione di una società, a persone che vivono grazie a fallimenti a ripetizione a stranieri che scientemente le utilizzano per compiere reati all’estero (frodi fiscali, bancherotte fraudolenti).

Sul fronte della falsa moneta si segnalano 49 casi di spaccio. I tagli più ricorrenti sono la moneta da 5 franchi con un sequestro di 328 pezzi, e la banconota da 50 euro con 354 banconote sequestrate. La falsificazione degli euro è generalmente di buona fattura perché molto spesso effettuata da tipografie dislocate nel Sud Italia, ben attrezzate e riconducibili a organizzazioni criminali. Per contro la qualità della falsificazione dei franchi svizzeri è piuttosto scarsa, trattandosi quasi sempre di fotocopie a colori.