Medico del traffico, si raddoppia

Medico del traffico, si raddoppia

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 5 agosto 2019 de La Regione

Da settembre in Ticino saranno due. Il secondo verrà messo a disposizione dal Curml di Losanna.

La soluzione transitoria individuata dal Dipartimento istituzioni con il Centro universitario romando.

Oggi ce n’è uno: la dottoressa Mariangela De Cesare. Presto ce ne saranno due. Due medici del traffico in Ticino. Il secondo specialista – attivo dal 1° settembre – verrà messo a disposizione dal Curml, il Centro universitario romando di medicina legale, sede a Losanna, con cui il Dipartimento istituzioni sta valutando la fattibilità dell’annunciato Istituto ticinese di medicina legale. Un secondo specialista che si esprimerà anche in italiano.

Il raddoppio è stato deciso dallo stesso Dipartimento ed è stato possibile proprio grazie ai contatti, e ai buoni rapporti, avviati con il Curml in vista della realizzazione – alla quale il Consiglio di Stato ha dato luce verde quest’inverno – del citato istituto, che ospiterà pure il servizio di medicina del traffico, venendo così ‘cantonalizzato’. Il raddoppio è stato voluto anche per dare una risposta concreta e nell’immediato a quegli atti parlamentari – l’ultimo in ordine di tempo è a firma Udc – piuttosto critici sull’operato del finora unico medico del traffico di livello 4 autorizzato in Ticino (De Cesare), segnatamente per le tariffe ritenute assai salate. E più in generale su una figura che è comunque contemplata dalla legge federale in seguito al giro di vite di alcuni anni fa in materia di circolazione stradale con l’adozione a Berna delle disposizioni di ‘Via Sicura’: in presenza di gravi infrazioni, l’idoneità alla guida deve essere verificata da un medico (del traffico) riconosciuto dalla Ssml, la Società svizzera per la medicina legale.

«Stiamo predisponendo, nel Bellinzonese, i locali dove lavorerà lo specialista messoci a disposizione dal Curml», dice alla ‘Regione’ Norman Gobbi. Dal prossimo mese, prosegue il direttore del Dipartimento istituzioni, «i conducenti obbligati dalla Sezione della circolazione a sottoporsi a una perizia sulla loro idoneità alla guida potranno così farsi esaminare da questo medico del traffico anziché dalla dottoressa De Cesare. Ricordo che di principio c’è la possibilità di scegliere i medici del traffico. Anche di altri cantoni. Una possibilità cui però i ticinesi solitamente rinunciano per motivi linguistici». Una soluzione transitoria, quella prospettata dal consigliere di Stato, in attesa dell’Istituto cantonale di medicina legale. Che dovrebbe entrare in funzione «a metà del 2020» e che permetterà la ‘statalizzazione’ anche del medico del traffico.

La sentenza del Tribunale cantonale

Ai piani alti del Dipartimento non è intanto passata inosservata la recente sentenza con la quale il Tribunale cantonale amministrativo ha in pratica smontato la perizia stilata da De Cesare su una conducente che viaggiando a luci spente e sbandando era stata fermata per un controllo dalla polizia: era al volante in stato di ebrietà. Il referto del medico del traffico “non risulta poggiare su un impianto sufficientemente solido e attendibile”, annotano fra l’altro i giudici nelle diciassette pagine del verdetto, datato 18 luglio, che accoglie parzialmente il ricorso dell’automobilista, patrocinata dall’avvocato Tuto Rossi, la quale su ordine della Sezione della circolazione (Dipartimento istituzioni) si è sottoposta all’esame peritale. La perizia “non risulta inoltre sufficientemente intelligibile e motivata”, rincara il Tram. “L’analisi del capello – aggiunge – costituisce per contro un serio indizio d’inidoneità (alla guida, ndr.): occorre quindi che la situazione dell’insorgente”, cioè della conducente, “venga ulteriormente approfondita, in particolare procedendo all’assunzione di un’ulteriore nuova perizia, da affidare a un altro specialista in possesso del titolo di medico del traffico Ssml”. Ergo: gli atti “vanno retrocessi al governo, affinché si pronunci nuovamente, previa nuova istruttoria”. Al Consiglio di Stato la donna si era rivolta impugnando la revoca della patente disposta dalla Sezione della circolazione sulla scorta della perizia di De Cesare, autorizzata nel 2015 dalla medesima Sezione a operare in veste di medico del traffico. Niente da fare: contestazioni dell’automobilista respinte. Di qui il suo ricorso al Tribunale amministrativo. Che di recente ha deliberato, rinviando il dossier all’esecutivo: serve un altro esame peritale. «È assolutamente importante – riprende Gobbi – che le perizie siano allestite, e qui richiamo le parole dei giudici, in maniera solida e attendibile. Parliamo infatti di referti su cui si fondano provvedimenti della Sezione della circolazione, quale il ritiro a tempo indeterminato della patente, fortemente restrittivi della libertà di spostamento». Come Dipartimento, rileva il consigliere di Stato, «ci siamo tuttavia mossi mesi prima del verdetto giudiziario, decidendo di avvalerci nel campo delle perizie anche della collaborazione del Curml di Losanna». Non è da escludere che possa essere lo specialista messo a disposizione dal Centro universitario romando a redigere pure la perizia bis sull’automobilista alla quale il Tram ha parzialmente accolto il ricorso.

Burqua, pochissimi casi

Burqua, pochissimi casi

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 5 agosto 2019 de La Regione

24 infrazioni nel 2018 in Ticino

Nemmeno una multa nel Canton San Gallo, dove il divieto è entrato in vigore a inizio anno; 24 procedure di infrazione avviate nel 2018 in Ticino, dove il medesimo divieto esiste dal primo luglio 2016. È assai magro – stando ai dati pubblicati ieri dal ‘SonntagsBlick’ – il bilancio dell’applicazione delle normative cantonali esistenti sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, note come ‘leggi antiburqa’. Nei due cantoni che fungono da ‘laboratorio’ nell’attesa di un’eventuale, analoga legge sul piano federale (un’iniziativa popolare è pendente in Parlamento, accompagnata da un controprogetto del Consiglio federale), le donne col burqa vanno cercate col lanternino. Pochissime sin qui quelle che sono state multate. Delle 24 procedure avviate lo scorso anno in Ticino, 11 hanno riguardato tifosi di calcio e di hockey col volto coperto; le restanti 13 prevalentemente turiste originarie dei Paesi arabi, precisa il domenicale. “Per noi era chiaro che non si tratta della quantità delle infrazioni, ma di un principio”, ha dichiarato al ‘SonntagsBlick’ Norman Gobbi, capo del Dipartimento delle istituzioni.

St. Gallen and Ticino: 13 proceedings against burqa-wearers

St. Gallen and Ticino: 13 proceedings against burqa-wearers

Da www.kxan36news.com

St. Gallen and Ticino in Switzerland, so something like experimental laboratories: the first to the cantons, they introduced a concealment prohibition for the public space, women who conceal their face, threaten to buses of several Hundred Swiss francs.

What is in the two cantons already law could soon apply throughout the country. The Federal Burka Initiative calls for a cloaking ban. Critics complain that a nationwide Anti-burqa law is a pure symbol politics. Full Muslim veiled the interior one could count in Switzerland on one Hand.

No buses in St. Gallen

You Have right? New Figures show that so Far, in fact, only a few procedures have been initiated. In the Canton of St. Gallen, where the ban is in place since the beginning of the year, has spoken to the police, no buses.

In the Canton of Ticino, the burqa is ban already for about three years. There have so far been launched in only a single procedure. In the year 2018, the police registered 24 cases. However, eleven of which masked soccer and football fans related to. In the rest of the procedure is likely to be mainly tourists from the Arab region.

It’s more the principle of the thing

Norman Gobbi, the head of Ticino’s Department of home Affairs, justice and police, defended the ban: “for Us, it was clear that it is not the amount of violations, but rather a principle.” The law, the Lega politician, grant a higher level of security and defend at the same time the values of our culture.

One way or the other, the Swiss voting population is expected to decide soon whether the veiling ban is extended to the whole of Switzerland. Although the Federal Council has spoken out against the burqa Initiative and tries to move the initiators with an indirect counter-proposal to the withdrawal of your desire. The proposal of the Federal Council are not required, authorities, representatives and train control in your face, if identification is necessary, but nothing more.

The initiators of the right Egerkinger Committee should thus hardly of their Initiative for an answer.

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Dal SonntagsBlick di domenica 4 agosto 2019 

Das im Tessin und in St.Gallen geltende Verhüllungsverbot für den öffentlichen Raum zeigt laut dem «SonntagsBlick» kaum Wirkung. Im Kanton St.Gallen, wo das Verbot seit Anfang des Jahres gilt, hätten Beamte noch keine einzige Busse ausgesprochen. Und im Tessin, wo das Burkaverbot bereits seit rund drei Jahren in Kraft ist, habe die Polizei im Jahr 2018 lediglich 24 Fälle registriert – wovon elf Verfahren allerdings vermummte Fussball- und Eishockeyfans betroffen hätten. Der Chef des Tessiner Departements für Inneres, Justiz und Polizei, Norman Gobbi, rechtfertigte das Verbot dennoch: «Uns war klar, dass es nicht um die Menge der Verstösse, sondern eher um ein Prinzip geht», sagte er zum «SonntagsBlick». Das Gesetz ermögliche eine höhere Sicherheit und verteidige gleichzeitig die Werte unserer Kultur, so der Lega-Politiker.

Discorso pronunciato in occasione del 1 agosto a Melide

Discorso pronunciato in occasione del 1 agosto a Melide

– Fa stato il discorso orale –