La chiusura delle scuole
“Il Governo cantonale è molto scettico, perché il diritto all’educazione e alla formazione è sancito dalla carta dei diritti del fanciullo e anche dalla costituzione cantonale. L’obiettivo”, aggiunge Gobbi, “è evitare dopo una crisi sanitaria una crisi socio-economica anche una crisi formativa ed educativa. Se ci dovessero essere delle misure in merito saremmo pronti ad adottarle, ma in questo momento si favorisce la gestione attuale che al momento sta dando un buon riscontro”. “Da alcune settimane infatti”, conclude il Presidente del Consiglio di Stato, “di quarantene di classe non ce n’è più state”.
Anche per le chiusure dei negozi non di prima necessità rimangono dubbi, per esempio sulla definizione di quale sia un bene di necessità. Ma in ogni caso è chiaro al Governo ticinese che se le chiusure ci saranno occorreranno maggiori aiuti ai casi di rigore: “Una delle richieste formulate dal settore, riconosciuta necessaria anche dal Canton Ticino, è quella di abbassare dal 40 al 25% la riduzione della cifra d’affari necessaria per rientrare nella categoria. Proprio per rispondere a un settore, penso a ristorazione e turismo, che ha avuto sì un’estate eccezionale ma che in queste settimane ha comunque subito un danno importante. Ma anche per rispondere ai fornitori che sono parte integrante di un sostrato economico soprattutto locale, che avrà un danno non indifferente”.