Dipartimento delle istituzioni: prorogate le regole per l’accesso agli sportelli  

Dipartimento delle istituzioni: prorogate le regole per l’accesso agli sportelli  

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa che le regole introdotte il 20 gennaio scorso concernenti l’accesso dell’utenza agli sportelli dei servizi erogati dal DI vengono prorogate sino a venerdì 19 febbraio 2021. Tutti gli sportelli rimarranno aperti, ma solo su appuntamento.

La misura – che ha avuto una buona rispondenza e accettazione da parte dell’utenza e che in un primo momento era valida sino al 5 di febbraio – si è resa necessaria per garantire una migliore lotta alla diffusione del virus a tutela della salute pubblica. Sino al 19 febbraio prossimo tutti gli sportelli che fanno riferimento al DI accessibili dalle cittadine e dai cittadini continueranno a essere aperti, ma solo su appuntamento.
Sono in particolare toccati gli sportelli della Sezione della circolazione di Camorino, gli sportelli dei servizi della Divisione della giustizia e quelli dello Stato civile della Sezione della popolazione.
Per quanto riguarda Camorino: viene normalmente garantita l’evasione delle pratiche che giungeranno tramite posta, depositate nell’apposita buca delle lettere collocata all’esterno della sede o online. Inoltre per casi di comprovata necessità sarà possibile fissare un appuntamento (da richiedere via e-mail o telefonicamente, allo 091 814 97 00) per evadere la pratica allo sportello. Gli esami di guida e i collaudi, che – vale la pena ricordarlo – già prima della pandemia venivano svolti su appuntamento, continueranno quindi a tenersi in modo regolare.
L’apertura degli sportelli su appuntamento riguarda pure gli uffici dei registri, l’ufficio del registro fondiario federale, l’ufficio del registro di commercio, l’autorità di prima istanza LAFE, gli uffici di esecuzione, gli uffici dei fallimenti e l’ufficio dell’incasso e delle pene alternative, che fanno capo alla Divisione della giustizia. I servizi online già in essere per tutti questi uffici sono garantiti (estratti in generale, documenti giustificativi, ecc.) come pure le pratiche evase per posta (istanze, richieste, ecc.). Non sarà possibile la consegna brevi manu senza appuntamento.
Pure gli sportelli dell’Ufficio dello stato civile della Sezione della popolazione sono accessibili unicamente su appuntamento. Si rammenta anche in questo caso la possibilità di evadere le procedure tramite i servizi online. Le informazioni all’utente saranno fornite esclusivamente via e-mail, tramite i servizi di posta tradizionale o telefonicamente.  

Take-away/asporto: regole chiare da rispettare

Take-away/asporto: regole chiare da rispettare

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni tiene a precisare le regole che permettono l’attività dei take-away e degli esercizi pubblici che si sono convertiti all’asporto. Questo anche a seguito delle numerose richieste e segnalazioni che giungono sia dai centri urbani, sia dalle regioni più periferiche del Cantone.

Le cifre legate alla pandemia sono fortunatamente positive in Ticino nelle ultime settimane. Ciononostante restano in vigore tutte le misure restrittive introdotte a livello federale per salvaguardare la salute pubblica e il sistema sanitario a fronte delle insidie legate alle varianti del virus. In questo contesto, sempre più segnalazioni e richieste giungono a proposito delle attività di asporto e take-away, siano esse concentrate nei centri urbani o nelle regioni più periferiche. Occorre dunque ribadire che l’ordinanza federale stabilisce indicazioni precise e restrittive:

Nel limite delle possibilità di cui dispone, il gestore deve prevedere nel suo piano di protezione anche misure volte a evitare assembramenti di persone all’ingresso della struttura. È vietato predisporre possibilità di consumare i prodotti in piedi o seduti nelle adiacenze; è permesso soltanto l’acquisto di cibi e bevande”.

Le limitazioni imposte a livello federale toccano pure eventuali manifestazioni di carattere gastronomico legate ai Carnevali. In questo senso il Dipartimento delle istituzioni, qualora le società intendessero farsi promotrici di iniziative puntuali, invita le stesse a collaborare con i ristoranti che potrebbero preparare i risotti “del Carnevale” da vendere in forma di asporto.  
Si ribadisce che l’ordinanza federale è valida su tutto il territorio nazionale.

“Gli sforzi dei ticinesi vanno premiati”

“Gli sforzi dei ticinesi vanno premiati”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi ritiene si possa continuare a chiedere riaperture a livello cantonale prima del 28.
Allo stesso tempo non capisce come mai Berna non voglia affrontare il tema della frontiere: “La nostra situazione è particolare”

Lunedì il Governo cantonale ha scritto a Berna per chiedere maggiori controlli alla frontiera a seguito del passaggio della Lombardia in zona gialla. Una richiesta per cui ci si aspettava una possibile risposta nella conferenza stampa odierna del Consiglio federale. Berset ha invece glissato sulla questione, dichiarando che non era stata ancora discussa dall’Esecutivo ma che una risposta verrà sicuramente formulata prossimamente. Teleticino ha sentito il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per sapere il suo punto di vista in merito: “Non si comprende come non si voglia affrontare questo tema che riguarda due territori molto permeabili come Ticino e Lombardia, con due regimi molto diversi. Per lo meno bisognerebbe discuterne riconoscendo la particolarità della situazione, perché in questi giorni siamo tra i Cantoni con l’evoluzione migliore rispetto al resto della Svizzera. Continueremo comunque a cercare il dialogo dato che la situazione andrà avanti fino a fine gennaio”.

“Continueremo a chiedere riaperture a livello cantonale”
Come valuta la posizione di Berset in cui sostiene sia irrealistico aprire prima del 28? Lei in un’intervista ai nostri microfoni aveva parlato di possibili riaperture prima del tempo: “Se fosse necessario formalizzeremo questa richiesta alle autorità federali, chiedendo come in passato delle differenziazioni regionali”, risponde Gobbi, “a novembre la Romandia adottò regole molto stringenti, anche rispetto a quelle ticinesi, per poi trovarsi ora in una situazione peggiore rispetto alla nostra. Gli sforzi fatti dai ticinesi vanno premiati con delle misure di alleggerimento che potrebbero essere anticipate, secondo me, rispetto al 28. Se questa data invece rimarrà in vigore dovremo comunque pianificare assieme le riaperture dopo il 28”.

Il rischio di riaprire troppo in fretta
Riaperture che sembrano rimanere il capitolo più delicato, visto che proprio lì c’è il rischio di rimettere in circolo il virus. Infatti, se diminuiscono i contagi giornalieri, è anche vero che non sono scomparsi del tutto: “Esatto, il virus non è scomparso del tutto e questo è un elemento. Lo abbiamo visto in Lombardia così come nei cantoni romandi: appena si molla qualcosa c’è una grande volontà di tornare alla normalità che poi porta alle immagini che abbiamo visto di assembramenti. Credo sia importante gestire bene le riaperture tenendo anche conto dei bisogni di chi ha chiuso”.

Capitolo scuole
Il Consiglio federale ha ribadito oggi l’autonomia cantonale sul tema scuole. Considerando che molti casi di variante inglese sono stati rilevati negli istituti scolastici, cosa intende fare il Cantone? “Il Cantone ha sempre gestito correttamente la situazione, attuando già prima di Natale quarantene nelle classi interessate. Questo mi fa pensare che da noi queste varianti siano state attive più presto rispetto al resto del Paese. A Morbio Inferiore con i test di massa abbiamo visto come le varianti non fossero però così presenti nel resto della popolazione scolastica. D’altra parte bisogna riconoscere che nel resto della Svizzera stanno arrivando nuove fiammate, che noi abbiamo conosciuto in autunno. Finalmente ora a inizio febbraio vediamo una situazione molto più stabile”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gli-sforzi-dei-ticinesi-vanno-premiati-AG3778714

Allentare la presa è prematuro. La stretta potrebbe continuare

Allentare la presa è prematuro. La stretta potrebbe continuare

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 4 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Il Consiglio federale frena su una possibile riapertura alla fine di febbraio
Le varianti preoccupano Alain Berset: «Siamo in una pandemia dentro la pandemia»
Berna non risponde al Ticino sui controlli ai confini – Norman Gobbi: «Torneremo alla carica»

Allentare le misure prima della fine di febbraio è «irrealistico». Anzi, non è escluso che alcuni provvedimenti vengano prorogati. Il Consiglio federale si è riunito ieri per fare il punto della situazione e, per dirla con le parole di Alain Berset, «ci troviamo di fronte a un dilemma». Da un lato, il tasso di positività e il numero di nuove infezioni giornaliere sono in calo. Dall’altro, «siamo confrontati con una pandemia nella pandemia», ha spiegato Berset riferendosi alle nuove varianti del coronavirus. «Attualmente – ha detto – siamo in una situazione simile a quella di inizio ottobre, con la differenza che le mutazioni inglese e sudafricana sono del 40-50% più contagiose». Il tasso di riproduzione ha in effetti già superato l’1 in una decina di cantoni, e questo malgrado il lockdown.

In questo contesto, ha spiegato il consigliere federale, «non è realistico» pensare a un allentamento delle misure restrittive prima del 28 febbraio, ma l’Esecutivo tornerà a discuterne tra due settimane. «Vogliamo scongiurare una terza ondata. Dobbiamo osservare quanto sta avvenendo ed essere cauti», ha sottolineato il capo del Dipartimento dell’interno. Ma se un alleggerimento delle misure è per il momento da escludere, dal 1. marzo non bisogna attendersi un’apertura totale. «C’è una luce alla fine del tunnel, ma ci vuole tempo».

Fra accelerazioni e prudenza
D’accordo con la posizione di Berset si dice il dottor Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici: «I casi stanno scendendo, sì, ma le nuove varianti avanzano rapidamente. Il Consiglio federale è stato lungimirante. Anche perché ci troviamo nelle condizioni ottimali per vaccinare “a manetta”: meno virus c’è in circolazione, minore è la possibilità di avere varianti nuove sul territorio». Per Marco Chiesa, presidente dell’UDC, è giunta invece l’ora di riaprire le attività economiche. «A mio parere si sta pesantemente sottovalutando l’impatto che il lockdown sta avendo sulla popolazione» spiega. «Al di là del grave danno economico che impatta direttamente sui posti di lavoro, gli apprendistati e le vite professionali di ognuno di noi, il Consiglio federale sta perdendo di vista, in particolare, l’aspetto sociale e psichico che questo confinamento produce su adulti e bambini. La gente, alla luce dei positivi dati epidemiologici che si registrano oramai da settimane, non ne può più di rimanere chiusa in casa. C’è tanto bisogno di tornare a una normalità ‘‘sicura’’, grazie alle misure che più di tutte si sono rivelate efficaci: mascherine, igiene delle mani, distanziamento. Non possiamo più aspettare: la popolazione ha bisogno di certezze, di una strategia chiara, di risposte. Ha bisogno di tornare a vivere».

«Non mi sorprende che il Consiglio federale voglia andarci con i piedi di piombo e, complici anche le varianti in circolazione, non riaprire prima del previsto. Ce lo attendevamo ed eravamo pronti», commenta invece Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio. «Mi stupisce invece – prosegue – che si dica già adesso che a marzo cambierà poco. Trovo esagerato mettere già le mani avanti. In generale, credo ci sia un po’ di confusione e non vorrei fosse il preludio di una nuova chiusura che, senza aver fatto analisi particolari, possa colpire indistintamente le diverse attività».

Ticino «penalizzato»
«Se prima di Natale il Ticino era uno dei cantoni messi peggio, oggi l’evoluzione epidemiologica da noi è positiva. Paghiamo quindi un po’ il fatto che negli altri cantoni la situazione dei contagi sia peggiore» dice da parte sua il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Gli esperti ci esortano alla prudenza, legata alla presenza delle varianti del virus anche in Ticino. Ma i dati di queste ultime settimane sono positivi. E le attività economiche oggi costrette alla chiusura vorrebbero poter tornare al più presto a lavorare», ha aggiunto. «C’è poi un’altra “aggravante”: l’alleggerimento delle misure in Italia e in Austria stride ancora di più con il regime di restrizioni in vigore in Ticino, cantone che sta conoscendo, come detto, un’evoluzione positiva rispetto al resto della Svizzera. Dovremo tornare ad affrontare la questione, visto che il mese di febbraio è appena iniziato e la stanchezza della popolazione si fa sentire».

Nessuna risposta sui confini
Da Berna, per il momento, non è infatti arrivata alcuna risposta alle richieste presentate dal Governo ticinese per un maggiore controllo ai confini. L’Esecutivo, annuncia Gobbi, tornerà quindi alla carica. «Solleciteremo ancora il Consiglio federale per avere una risposta. Le misure messe in atto hanno permesso al Ticino di far calare i contagi, ma le persone iniziano a far fatica a rispettare le norme».

Anche i frontalieri della sanità
Ieri il Consiglio federale ha anche annunciato alcune misure per estendere la cerchia delle persone che possono farsi vaccinare gratuitamente. Berna assumerà i costi anche per chi vive in Svizzera ma non è soggetto all’assicurazione malattie obbligatoria, come il personale diplomatico e i dipendenti di organizzazioni internazionali. Potranno farsi vaccinare gratuitamente nella Confederazione anche i frontalieri che lavorano nelle strutture sanitarie elvetiche. Secondo le stime, il nuovo disciplinamento interessa circa 150.000 persone. Le spese sono stimate in 3,5 milioni di franchi.