«Distanti ma vicini» – Gli auguri di buona Pasqua del Consiglio di Stato

«Distanti ma vicini» – Gli auguri di buona Pasqua del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha realizzato un videomessaggio in occasione della Pasqua, per augurare alla popolazione e ai molti amici del Ticino un sereno periodo festivo e rammentare le raccomandazioni di comportamento necessarie per limitare la diffusione del coronavirus nel nostro Cantone.

Il videomessaggio del Presidente del Consiglio di Stato coglie l’occasione dall’imminenza della Pasqua per rammentare le principali regole e raccomandazioni di comportamento legate alla pandemia.
Le giornate più lunghe e le temperature in aumento, infatti, accresceranno la voglia di passare tempo all’aperto, in compagnia di familiari e amici – e di approfittare della bellezza del nostro territorio. Poiché l’evoluzione della pandemia rimane molto incerta, anche per la presenza delle nuove varianti del virus, occorrerà tuttavia continuare a rispettare scrupolosamente le misure sanitarie, come la popolazione ticinese ha fatto finora: solo così eviteremo di vanificare i tanti sforzi profusi da tutti per ridurre i nuovi contagi.
Nonostante la minaccia rimanga presente, il Presidente del Consiglio di Stato ricorda comunque che al momento non mancano i segnali positivi. La campagna di vaccinazione è iniziata e, grazie alla conferma delle forniture, sta prendendo finalmente velocità. Le case anziani sono luoghi sicuri, in cui il virus è quasi completamente scomparso, mentre gli ospedali e il loro personale sono occupati ma non sotto pressione, come in alcuni momenti degli ultimi dodici mesi.
Il Consiglio di Stato è pertanto convinto che in questo 2021 sarà possibile tornare a vivere una Pasqua serena. La condizione affinché ciò avvenga è che tutti, ticinesi e amici del nostro Cantone che vengono da fuori, rispettino le regole.

 

 

Il lockdown non blocca gli spacciatori di droga

Il lockdown non blocca gli spacciatori di droga

Comunicato stampa

Il lockdown del 2020 non ha scoraggiato le attività criminali di trafficati e spacciatori. Per quanto riguarda i sequestri di stupefacenti, in gran parte riconducibili a droga in transito, nel 2020 la collaborazione tra la Sezione antidroga della Polizia cantonale (SAD) e i suoi partner ha permesso di intercettare 245.9 chili di hashish (3.8 nel 2019), 78.7 chili di marijuana (22.6), 16 chili di cocaina (28.5 nel 2019), 11.8 chili di eroina (4.6), 761 grammi di anfetamina, 398 pezzi di Lsd, 77 grammi e 44 pezzi di ecstasy nonché 957 piante di canapa (937). Importanti anche i sequestri di denaro provento del narcotraffico, somme che ammontano a poco meno di 92’000 franchi e a circa 235’000 euro. Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’482 (1’773 nel 2019), di cui 270 minorenni (311). Gli arresti hanno raggiunto quota 84 (115). Le morti per overdose sono state 7 (11). 

A livello mondiale la canapa e i suoi derivati sono le sostanze maggiormente consumate. A questo risultato contribuisce la sua facilità di coltivazione in qualsiasi periodo dell’anno grazie al sistema indoor, che eleva anche il tenore del suo principio attivo. Anche la disponibilità di cocaina, in gran parte prodotta in Colombia, non cessa di aumentare, favorendo prezzi al dettaglio sempre più bassi. Il consumo di oppioidi, compresi i suoi derivati farmacologici, ha causato, secondo alcune stime, i due terzi dei decessi mondiali collegati all’uso di droghe. Altro fenomeno in crescita è quello riferito all’assunzione di droghe sintetiche, soprattutto tra i più giovani, e nuove sostanze psicoattive, sostituti delle classiche droghe che possono comportare analoghe minacce per la salute. In Ticino la situazione è sostanzialmente speculare a quella del resto della Svizzera. Il mercato è dominato dalla marijuana, seguita dalla cocaina e dall’eroina. Sostanza quest’ultima il cui consumo si riteneva in diminuzione. Alle nostre latitudini non si è ancora assistito al forte incremento dell’utilizzo di farmaci, in particolare gli oppioidi, siano essi regolarmente prescritti oppure reperiti sul mercato illegale. Alcuni timidi segnali inducono a ritenere che, trattandosi di sostanze relativamente facili da reperire e dai costi inferiori rispetto alle altre droghe, potrebbe aumentare il numero di consumatori. Una pratica estremamente pericolosa è quella legata all’assunzione simultanea di bevande alcoliche e di sostanze stupefacenti. Fenomeno questo riscontrabile soprattutto tra i giovani che ricercano sempre nuovi modi per raggiungere il massimo dello sballo. Nonostante il lockdown, sia il traffico sia il consumo illecito di sostanze stupefacenti non si sono mai interrotti del tutto. Nel nostro Cantone non vi è mai stata penuria di droga. Si può ipoteticamente ritenere che si sia dato fondo alle scorte già presenti e che nel contempo i canali d’importazione siano stati momentaneamente modificati sia nella rotta, prediligendo l’asse nord – sud, sia nei vettori o nei canali di approvvigionamento, ad esempio il dark web. Le modalità di vendita e di consumo sono rimaste immutate. Salvo rare eccezioni, in Ticino persiste l’assenza della
cosiddetta scena aperta, sia per quanto riguarda lo spaccio sia per il consumo personale. È sempre costante la presenza di spacciatori di origini albanesi che soggiornano illegalmente sull’intero territorio cantonale grazie alla compiacenza di consumatori locali i quali, in cambio di piccole dosi o di una partecipazione alle spese dell’affitto, li ospitano nelle loro abitazioni. Nonostante le inchieste svolte durante l’anno abbiano inferto duri colpi a queste organizzazioni, le stesse hanno regolarmente rimpiazzato gli spacciatori arrestati. Altra presenza costante, specie nel Luganese e nel Locarnese, è quella dei trafficanti di origini dominicane, attivi soprattutto nello spaccio della cocaina. I sequestri effettuati sia dalla Polizia sia dall’Amministrazione federale delle dogane hanno subìto alcune fluttuazioni che comunque non trovano riscontro con una recrudescenza o una diminuzione dell’attività criminosa. La differenza maggiore è data dai sequestri di hashish (246 chili). Un quantitativo più che raddoppiato rispetto al 2019 grazie a un importante sequestro avvenuto alla frontiera con l’Italia. Un’inchiesta coordinata dal Ministero Pubblico della Confederazione ha portato al sequestro di 10 chili di cocaina rinvenuta all’interno di una cassa di banane presso la filiale di un supermercato nel Mendrisiotto. Analoghi riscontri
vi sono stati in diversi altri cantoni. Importante sottolineare che, essendo il Ticino ubicato lungo la principale rotta nord – sud e viceversa, spesso lo stupefacente sequestrato ai valichi doganali non è destinato al mercato svizzero bensì a quello del Nord Europa, rispettivamente della vicina Italia. Nel corso del 2020 il Ticino si è allineato alla procedura che permette di non punire il solo possesso di canapa e derivati ai fini del consumo e per un quantitativo massimo di 10 grammi. La conseguenza è stata una diminuzione delle multe disciplinari canapa, passate dalle 903 del 2019 alle 241 del 2020. 

Arrivano i turisti per Pasqua: “Benvenuti, ma responsabili”

Arrivano i turisti per Pasqua: “Benvenuti, ma responsabili”

Sta per iniziare il periodo delle vacanze di Pasqua. Nelle strutture alberghiere ticinesi le prenotazioni da parte di ospiti della Svizzera interna sono già numerose. E c’è chi esprime preoccupazione per la presenza dei turisti a sud delle Alpi, che potrebbero causare un aumento del numero dei contagi. Qual è il pensiero del presidente del Governo Norman Gobbi? Sentiamolo: “In primo luogo non possiamo impedire alle svizzere e agli svizzeri di raggiungere il Ticino. Rispetto a un anno fa, quando avevo invitato gli amici confederati a non raggiungere il Ticino, le cose sono notevolmente cambiate. Allora stavamo seguendo un regime ferreo di chiusure; il Ticino era il Cantone più colpito dal virus; i morti erano numerosi e i ricoveri negli ospedali altrettanto. Oggi, a distanza di 12 mesi, stiamo vivendo un’altra situazione. Situazione che chiede comunque prudenza e attenzione”.

Quindi lei non si sente tranquillo a pochi giorni dalla Pasqua? “Sono cosciente che dobbiamo coinvolgere gli ospiti che raggiungeranno il Ticino. In questo senso, assieme a HotellerieSuisse Ticino e all’Associazione ticinese dei campeggi, abbiamo lanciato un’azione di sensibilizzazione con il titolo «Benvenuti in Ticino. Distanti e responsabili sempre». Ogni turista che soggiorna nei nostri alberghi o nei camping riceverà un flyer informativo, con il quale si chiede di rispettare le regole basilari: l’obbligo della mascherina nei luoghi chiusi e all’aperto dove viene prescritto; il rispetto della distanza fisica; l’igiene accresciuto per le mani e l’obbligo di non creare assembramenti all’esterno superiori a 15 persone. La stessa campagna viene proposta anche dai Comuni, ai quali abbiamo chiesto di fare avere ai residenti di case secondarie tale documentazione”, sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi.

“D’altronde per il turismo la Pasqua rappresenta un momento molto importante e poter contare su un buon afflusso di ospiti permette agli alberghi e ai campeggi di iniziare bene la stagione. Detto questo, spero che gli amici confederati che soggiorneranno in Ticino siano responsabili e rispettosi delle regole di comportamento che si devono tenere in tutte le parti della Svizzera, non solo qui da noi!”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni.

 

Assembramenti e risse, strategia preventiva

Assembramenti e risse, strategia preventiva

Dal Dipartimento istituzioni un piano d’azione. Si punta al ‘dialogo costruttivo’ con i giovani

Il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi lo ha detto e ripetuto, commentando gli assembramenti di sabato sera alla Foce di Lugano e i successivi scontri tra alcuni giovani e le forze dell’ordine: la sola risposta repressiva non basta. Per gestire disagio e tensioni, da ricondurre pure alle prolungate restrizioni alla libertà di movimento per arginare la diffusione della pandemia, servono anche altri interventi. Di natura preventiva. Da qui la strategia messa a punto dal Dipartimento: l’ha illustrata ieri, nelle sue linee generali, nella seduta (in videoconferenza) della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, alla quale hanno preso parte, fra gli altri, lo stesso Gobbi, il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi e i municipali titolari dei dicasteri Sicurezza dei Comuni polo.

‘Una strategia su più livelli’
Contenuti e scopo della riunione sono riassunti in una nota diramata al termine dell’incontro: “Il Dipartimento istituzioni e per esso la Polizia cantonale in collaborazione con le comunali, davanti a fatti avvenuti negli ultimi mesi che hanno interessato non solo gli spazi alla Foce di Lugano, ma pure il lungolago a Muralto e altre località dove sono avvenute risse con il coinvolgimento di bande di giovani e giovanissimi (sempre però in numero esiguo rispetto alla maggioranza dei giovani che condanna simili atteggiamenti), intende farsi promotore di un’iniziativa che affronti la situazione da angolazioni diverse e con una visione più ampia”. Questo “anche per trasformare il possibile contrasto tra le parti (giovani versus polizia) in un dialogo costruttivo”. La strategia presentata è “su più livelli” e mira a rispondere “alle situazioni più immediate”. Ma con appunto “una visione” anche “a medio termine”: ciò “per approntare una politica di interazione solida e allargata, coinvolgendo i diversi attori presenti sul territorio”. Riguardo alle “necessità immediate” la strategia “comporta un coordinamento delle forze in servizio, con la possibilità di mobilitare in breve tempo risorse che possano sostenere il servizio ordinario di base”. Il tutto “è finalizzato a un intervento preventivo e non repressivo”. Anche altre figure professionali, oltre alla polizia, “potranno essere coinvolte per facilitare il dialogo con i giovani”. Come, ad esempio, gli operatori di strada.

Tre gli obiettivi che ci si prefigge: “Uniformare i principi d’intervento per necessità immediate tra le varie forze di polizia ed enti di primo intervento; incanalare, attraverso operazioni mirate e coordinate regionalmente, le energie di dissenso dei giovani verso forme non violente; applicare il principio della ‘community policing’ con una serie di misure non solo di polizia, affinché il giovane diventi un partner della sua stessa sicurezza e presenza sulla scena cantonale”.

‘Bisogna evitare il ripetersi di certe situazioni’
È una strategia che «si focalizza molto sulla prevenzione e sul far comprendere che non si tratta di un tema solo locale, considerata l’alta mobilità dei giovani e della popolazione in generale», sottolinea Norman Gobbi, raggiunto dalla ‘Regione’ al termine della seduta della Conferenza. Nell’ambito della prevenzione, continua il capo del Dipartimento istituzioni, «si vuole evitare che certe situazioni che abbiamo visto si ripresentino. Marcando presenza, presidiando, ma anche, in caso di necessità, nell’avere un dispositivo d’intervento che possa essere messo in piedi in tempi brevi». Chiaro, se si parla di prevenzione «non si parla solo di un compito di polizia. Ci vuole dialogo e quindi occorre che collaborino anche tutti gli altri attori coinvolti, per far capire ai giovani che in questo momento nel quale si chiedono sforzi e limitazioni a tutti è importante rispettare le regole per continuare a godere delle libertà che comunque ci sono ancora». L’intento, assicura, «non è reprimere, ma evitare appunto che certe situazioni si ripresentino».

Bertini: le città da sole non possono farcela
Si dichiara «soddisfatto» il vicesindaco di Lugano e responsabile del Dicastero sicurezza Michele Bertini. «Il Cantone ha preso coscienza, non soltanto a parole ma anche con i fatti, che le città, al momento quelle maggiormente toccate dal problema, non possono farcela da sole a fronteggiare assembramenti e tensioni che ne possono derivare», dice Bertini alla ‘Regione’. «Questo aiuto fattivo da parte del Cantone è dunque molto importante. E mi rallegra che si sia capito che sarebbe stato sbagliato concentrarsi unicamente sulla Foce e i giovani di Lugano», osserva il municipale, ricordando la necessità di agire anche «sulle cause» di determinati fenomeni. «È senz’altro una buona idea quella del Dipartimento istituzioni – sostiene, da noi interpellato, il presidente dell’Associazione delle Polizie comunali Orio Galli, vicecomandante della Polcom di Torre di Redde, reduce dalla riunione della Conferenza –. E siamo pronti a fare la nostra parte». Del resto «quello che si è chiamati ad assolvere è un compito di prossimità: con il supporto di associazioni e altri partner cantonali e comunali si cercherà di dialogare con i giovani in un’ottica preventiva, per scongiurare tensioni e scontri». Si tratterà allora «di spiegare, di sensibilizzare al rispetto delle disposizioni anti-Covid. Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio, molti adolescenti sono infatti consapevoli della necessità di queste norme. È che in questo particolare momento dobbiamo tutti attenerci alle disposizioni». Il progetto del Dipartimento riguarda l’intero territorio cantonale. «Oggi il problema degli assembramenti tocca soprattutto le città – riprende Galli –. Le persone, giovani e non, però si spostano e il problema potrebbe dunque manifestarsi anche nelle zone periferiche. Come Polizie comunali e come è stato nella prima ondata pandemica, collaboreremo con la Polizia cantonale. Attendiamo ora di conoscere i dettagli operativi».

Da www.laregione.ch

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Giovani e violenza, si cerca il dialogo
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13931479 

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 24 marzo 2021 de Il Quotidiano

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“Il coprifuoco non è un tema”
Norman Gobbi spiega la strategia del Cantone per evitare che si ripresentino casi di tensione come quello avvenuto sabato alla foce del Cassarate e la strategia per evitare che l’arrivo di molti turisti crei problemi
Questo pomeriggio le autorità cantonali e delle città che si occupano di sicurezza si sono incontrate in videoconferenza. Il punto all’ordine del giorno era chiaro: i recenti episodi di violenza e di tensione vissuti in alcuni luoghi di aggregazione e il rischio che la situazione peggiori con il pienone di turisti che si attende in Ticino in vista della Pasqua. Teleticino ne ha parlato con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Avete trovato delle soluzioni per evitare il ripetersi di episodi come quello della Foce?
L’obiettivo principale è evitare che queste situazioni possano riprodursi. C’è una necessità di momenti aggregativi che però collidono con le ordinanze federali. L’obiettivo primario è quello preventivo, proprio perché il compito principale degli organi di polizia è prevenire. Prevenire significa presidiare quei luoghi, cercare di evitare delle escalation, cercare di evitare momenti di assembramento che poi sono più difficili da gestire. Questo lo faremo attraverso un dispositivo cantonale, perché questo non è un problema di Lugano o del lungolago di Muralto, ma è un problema cantonale: vista l’alta mobilità dei giovani e dei giovanissimi, ma più in generale della popolazione. L’obiettivo è avere una rete di supporto che non passa solo attraverso gli organi di polizia, ma che dovrà coinvolgere anche gli organi di intervento sociale, pensando agli operatori sociali, gli operatori di strada e i pari che possono parlare con i giovani spiegando che attualmente non è opportuno fare questo tipo di assembramenti proprio perché c’è anche una bassa comprensione da parte della popolazione che le limitazioni le sopporta e le supporta.

Qualcuno ha avanzato l’ipotesi di un coprifuoco alle 22, ne avete parlato?
Il coprifuoco non è un tema. L’obiettivo non è imporre dei coprifuoco, perché sarebbero difficilmente comprensibili. Non siamo un Paese che conosce l’idea del coprifuoco a differenza di repubbliche vicine, penso alla Francia che lo aveva proposto alcune settimane fa o all’Italia con una forte limitazione delle libertà individuali. La Svizzera e il Canton Ticino hanno ancora un tasso di libertà individuale ben superiore rispetto a quello che ci sta attorno. Quindi l’obiettivo è proprio nell’ambito della libertà, lavorare sulla responsabilità ma dall’altra parte intervenire in maniera preventiva proprio per evitare il ripresentarsi di certe situazioni.

Si avvicina anche la Pasqua, avete pensato a dispositivi di sicurezza particolari per l’afflusso di turisti durante le vacanze?
Lavoreremo anche qui sulla prevenzione. Abbiamo coinvolto Hotelleriesuisse Ticino, l’associazione dei campeggi, ma anche l’Azienda ticinese per il turismo. L’obiettivo è proprio quello di informare gli ospiti che arriveranno sul nostro territorio, anche attraverso i comuni per quello che riguarda le case secondarie, nel far comprendere come il rispetto delle regole di comportamento sia un aspetto essenziale di rispetto nei confronti della popolazione nel nostro Cantone, ma anche di rispetto di normative federali. L’obiettivo è far comprendere che ci sono regole da rispettare per evitare momenti di conflitto o di potenziale tensione. Dall’altra parte, però, ci sarà un’attenzione da parte dei comuni che faranno anche loro un’attività di comunicazione, attraverso manifesti o volantini, che servono a tenere alta l’attenzione su un momento comunque difficile per tutti, ma in cui la gente vuole godere del nostro territorio e dei momenti di aria libera e speriamo di bel tempo.

Quindi si parla di prevenzione da una parte e dall’altra di una maggior presenza di polizia nei luoghi più sensibili.
Questa è la strategia proprio nell’ottica di evitare momenti di tensione, perché poi quando bisogna intervenire il dispiego di forze è importante. La prevenzione è la miglior medicina e soprattutto far comprendere che il rispetto delle regole è la miglior medicina per permetterci di godere delle libertà di cui ancora godiamo.

Da www.ticinonews.ch

Riunione della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Riunione della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Questo pomeriggio si è svolta in videoconferenza una riunione della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che ha visto la consueta partecipazione, oltre che del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, anche del Comandante della Polizia cantonale e dei Capi dicastero dei Comuni polo. I temi discussi durante la riunione hanno toccato la gestione operativa nelle prossime settimane con accento su: i giovani, gli assembramenti e le mascherine.

Il Dipartimento delle istituzioni e per esso la Polizia cantonale in collaborazione con le comunali, davanti a fatti avvenuti negli ultimi mesi che hanno interessato non solo gli spazi alla Foce di Lugano, ma pure il lungolago a Muralto e altre località in cui sono avvenute risse con il coinvolgimento di bande di giovani e giovanissimi (sempre però in numero esiguo rispetto alla maggioranza dei giovani che condanna simili atteggiamenti), intende farsi promotore di un’iniziativa che affronti la situazione da angolazioni diverse e con una visione più ampia. Questo anche per trasformare il possibile contrasto tra le parti (giovani versus Polizia) in un dialogo costruttivo. Non bisogna infatti dimenticare che tra i principali compiti che la legge affida alle autorità di polizia vi è quello della prevenzione. Per questo motivo durante l’incontro è stata presentata una strategia su più livelli che sappia rispondere alle situazioni più immeditate, ma che abbia pure una visione a medio termine per approntare una politica di interazione solida e allargata, coinvolgendo i diversi attori presenti sul territorio.

Per quanto riguarda le necessità immediate la strategia comporta un coordinamento delle forze in servizio, con la possibilità di mobilitare in breve tempo risorse che possano sostenere il servizio ordinario di base. Il tutto è finalizzato a un intervento preventivo e non repressivo, sulla scorta di esperienze positive già messe in atto proprio a Lugano nella zona della Pensilina o a Muralto sul lungolago. Anche altre figure professionali potranno essere coinvolte per facilitare il dialogo con i giovani.

Più in generale e al di là di eventuali interventi immediati, gli obiettivi che si intendono raggiungere sono tre: uniformare i principi di intervento per necessità immediate tra le varie forze di Polizia ed enti di primo intervento; incanalare, attraverso operazioni mirate e coordinate regionalmente, le energie di dissenso dei giovani verso forme non violente e applicare il principio della “community policing” con una serie di misure non solo di polizia, affinché il giovane diventi un partner della sua stessa sicurezza e presenza sulla scena cantonale.

Calo marcato dei furti nel 2020 in Ticino

Calo marcato dei furti nel 2020 in Ticino

Comunicato stampa

Nel 2020 è stato constatato un calo marcato dei furti. L’andamento è legato da un lato alla mobilità delle persone, rimaste per lungo tempo confinate nelle abitazioni e nel proprio territorio a causa delle temporanee chiusure dei confini e degli esercizi pubblici e commerciali. Dall’altro anche ai maggiori controlli a fini sanitari e a un’accresciuta presenza preventiva della polizia sul territorio. Sul fronte dei furti con scasso in generale, questi ultimi sono passati dai 1’240 del 2019 agli 870 del 2020 (-30%). Simile diminuzione pure per i furti senza scasso (1’676, -26%). Pure i furti con scasso nelle abitazioni seguono la stessa tendenza. Nel 2020 infatti se ne sono contati 497 (693 nel 2019), di cui il 30% solo tentato. Stessa sorte per i furti nei veicoli (291, -22%), per quelli di veicolo (606, -9%) per effetto del netto calo dei furti di velocipedi (406, -8%).

 Se nei primi mesi dell’anno la tendenza dei furti è stata simile agli scorsi anni, ne è poi seguito un crollo, in particolare per quelli commessi con scasso. Cessata la prima emergenza pandemica, i numeri hanno in poco tempo nuovamente raggiunto le medie abituali. Numerosi i casi da ascrivere ad autori nomadi, che hanno portato all’arresto di una quindicina di persone nonché al chiarimento di diverse serie di furti con una refurtiva complessiva di oltre 200’000 franchi. Una delle bande finite nel mirino è risultata estremamente organizzata e coordinata da due fratelli croati. Dopo aver reclutato donne di giovane età, procuravano loro alloggio in B&B o piccoli alberghi fornendogli attrezzi da scasso. Il provento dei furti veniva poi nascosto in alcune zone del Cantone e recuperato da un altro complice che attraversava ripetutamente il confine a bordo di un camper. Un gruppo di giovani, residenti prevalentemente nel Sopraceneri, si è reso responsabile di oltre venti furti in abitazioni, ditte e depositi, ma anche in alcune piantagioni di canapa light con l’obiettivo di rivendere la refurtiva al dettaglio.

Le attività di taccheggiatori e borseggiatori fanno spesso capo a gruppi organizzati che operano sull’intero territorio nazionale. Prediligono grandi magazzini e negozi di elettronica, con refurtiva di decine di migliaia di franchi. Un’inchiesta ha permesso di scovare una banda composta da cittadini rumeni soggiornanti in Svizzera con regolare permesso, che dopo i borseggi si recavano presso i bancomat più vicini per tentare prelevamenti con le tessere bancarie sottratte. Tutti i membri sono stati arrestati.

I furti di veicolo (su territorio cantonale) sono stati 607 rispetto ai 663 del 2019. Pure quelli di velocipedi sono calati con una diminuzione dell’8% (442). Stabili invece quelli di ciclomotori elettrici (126). Nel periodo autunnale una serie di furti d’auto ha interessato garage e carrozzerie. I ladri si impossessavano dei veicoli sfruttando l’abitudine delle parti lese di lasciare le chiavi all’interno dei mezzi, lasciati aperti. Dopo il furto rientravano rapidamente in Italia. I responsabili sono stati identificati in un gruppo di cittadini rumeni con base nell’hinterland milanese. Restano frequenti i tentativi di truffa alle assicurazioni da parte dei proprietari delle vetture che, dopo averle vendute/cedute ad una persona compiacente all’estero, ne dichiarano il furto, spesso avvenuto nel fine settimana e in massima parte nella vicina Lombardia. Con l’arresto di uno dei componenti della banda è cessata una serie di furti di veicoli di alta gamma iniziati nel 2019. L’uomo, un cittadino polacco, era stato fermato con tutta l’attrezzatura necessaria (computer portatili, copie di chiavi, jammer). Una delle vetture rubate, del valore di oltre 200’000 franchi, è stata ritrovata e recuperata in Polonia. Sono sempre più frequenti anche i furti di biciclette elettriche e l’attività effettuata ha permesso di identificare oltre 40 autori. La refurtiva complessiva per il solo 2020 ammonta a oltre 850’000 franchi. In relazione a una serie di oltre 60 furti concentrati in particolare nel Locarnese e iniziata nel 2014, è stato possibile arrestare l’autore e recuperare almeno la metà dei mezzi, sia in Svizzera che in Italia, dove l’uomo era solito rivenderli.

Il reato di truffa è uno dei pochi ad essere aumentato nel corso del 2020 (630, +8%). Quelle di prossimità a danno di anziani sono fra le più frequenti. Le importanti e periodiche campagne di prevenzione hanno permesso di contenere il numero delle vittime, rendendo però ancora più intraprendenti i loro autori che in alcuni casi non hanno esitato a fingersi ricoverati nel reparto di cure intense di un ospedale ticinese millantando di essere affetti da coronavirus e di aver bisogno di denaro per potersi sottoporre alle necessarie terapie. I casi di falso nipote si sono tutti concentrati tra luglio e ottobre dove, a fronte di 200 tentativi, in 7 occasioni il colpo è andato a segno per un ammontare complessivo delle somme sottratte di 200’000 franchi. In questo settore di attività è stato identificato e arrestato un uomo che, unitamente a dei complici e spacciandosi per agenti di polizia, ha convinto un’anziana a trasferire il suo intero patrimonio, sottraendogli pure svariati gioielli e valori. L’inchiesta ha pure permesso di sventare una truffa simile nel Canton Ginevra. Infine si segnala l’arresto di una badante che ha prelevato dal conto del suo assistito, in 24 occasioni, denaro per oltre 21’000 franchi.

Gli episodi denunciati di rip-deal sono stati 8 e gli autori sono riusciti a sottrarre complessivamente oltre un milione di franchi. Gli autori identificati sono stati una decina, in parte già arrestati. Le inchieste hanno inoltre permesso di stabilire che durante il periodo del confinamento sono stati intessuti contatti con più parti lese facendo in modo che, al momento della riapertura dei confini, si potessero concretizzare più truffe possibili. Fra i diversi fermi si segnala quello di tre nomadi mentre tentavano un colpo nel Luganese per oltre 100’000 franchi, e quello di un cittadino rumeno che in estate ha varcato il confine con a bordo una valigia contente oltre 10’000’000 tra euro e franchi facsimile. Banconote destinate alle organizzazioni attive in questo genere di truffe.

Il fenomeno dello skimming è stato piuttosto contenuto, con 25 denunce e alcuni fermi fra cui quello di tre cittadini rumeni che hanno agito in tutta la Svizzera posizionando le loro apparecchiature di clonazione su alcuni bancomat con l’intento di recuperare in seguito i dati. Un’indagine svolta in collaborazione con le autorità estere nei confronti di un gruppo di moldavi ha fatto invece luce su una nuova tecnica. Tramite un foro erano in grado di allacciarsi al sistema operativo del bancomat, forzandolo ad erogare parte del denaro.

Polizia «punto di riferimento» durante l’emergenza sanitaria

Polizia «punto di riferimento» durante l’emergenza sanitaria

Nel 2020 sono calati furti e rapine, ma sono aumentate liti e risse. La Centrale d’allarme è stata subissata di chiamate: ne sono giunte 372 000, il 44% in più rispetto al 2019. Dal punto di vista dei reati, il
2020 è stato un anno anomalo. Col lockdown della scorsa primavera, in Ticino si è fermato tutto. Anche la criminalità. Lo mostrano le statistiche 2020 della polizia cantonale, che parlando di una diminuzione di furti (-27%) e rapine (-32%). Un calo che interessa anche gli incidenti della circolazione (-14%), con un aumento però di quelli mortali (sono stati 16, con 17 vittime). Dati, questi, da ricondurre alla chiusura delle attività e anche delle frontiere, come ha spiegato il capo gendarmeria Marco Zambetti in un incontro con la stampa. Ma la pandemia non ha fermato gli episodi di violenza. Nel periodo post-lockdown si è infatti assistito «a un sensibile rialzo di liti e risse, un fenomeno che per tutta l’estate è rimasto di poco superiore alla media » ha spiegato ancora Zambetti, parlando anche della violenza giovanile: sono infatti stati molti gli interventi per risse tra bande di giovani e giovanissimi. «Il fenomeno va monitorato». Mentre al contrario di quanto ci si aspettava, è Polizia «punto di riferimento» durante l’emergenza sanitaria aumentato solo di poco il numero degli episodi di violenza domestica: con 1 105 casi, +9 rispetto al 2019.
L’anno della pandemia ha comunque dimostrato – lo ha detto Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato e direttore delle Istituzioni – che «la polizia cantonale è un punto di riferimento per la popolazione ». I cittadini si sono infatti rivolti alle autorità con «un impressionante numero di chiamate». Alla Centrale comune di allarme (Cecale) ne sono giunte 372 000 (+44%). «Anche per domande che non erano prettamente legate all’attività di polizia» ha spiegato il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. Eppure la polizia, punto di riferimento e al servizio della popolazione, finisce nel mirino dei cittadini, ha osservato con rammarico Gobbi: «Quando gli agenti intervengono per proteggere la popolazione, subiscono insulti e prendono bottiglie in testa. Poi anche loro diventano oggetto di lunghe e logoranti procedure penali». Procedure che «pesano sul morale della truppa». L’emergenza sanitaria ha inoltre permesso di sfruttare appieno i vantaggi della Cecal. Una struttura che è stata «una manna» per l’attività dello Stato maggiore cantonale di condotta: «Permette di coordinare in maniera centralizzata situazioni come questa» ha sottolineato Cocchi. Ora la Cecal si prepara a crescere: dal prossimo 1. aprile sarà ancora più completa con l’integrazione nella centrale del 144.

https://epaper.20minuti.ch

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“Bilancio della polizia ticinese

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13926157

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 22 marzo 2021 de Il Quotidiano

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Un anno fatto di liti e risse
Ma in generale nel 2020 in Ticino i reati sono diminuiti: i furti sono calati del 27%, le rapine del 32%
Gobbi: «La pandemia ha dimostrato che la polizia è un punto di riferimento, ma allo stesso tempo è bersaglio di violenza»

Dal punto di vista dei reati, il 2020 è stato un anno eccezionale. Anzi, anomalo. Con il lockdown della scorsa primavera, in Ticino si è fermato praticamente tutto. Anche la criminalità.
Lo mostrano le statistiche 2020 della polizia cantonale, che parlano di una sensibile diminuzione dei furti (-27%) e delle rapine (-32%). Un calo che interessa anche gli incidenti della circolazione (-14%), con un aumento però di quelli mortali (sono stati sedici, con diciassette vittime). Dati, questi, da ricondurre alla chiusura delle attività e anche delle frontiere, come ha spiegato il capo gendarmeria Marco Zambetti, in un odierno incontro con la stampa.
Dopo il lockdown, liti e risse – Ma la pandemia non ha fermato gli episodi di violenza. Nel periodo post-lockdown si è infatti assistito «a un sensibile rialzo di liti e risse, un fenomeno che per tutta l’estate è rimasto di poco superiore alla media» ha spiegato ancora Zambetti, parlando anche della violenza giovanile: sono infatti stati molti, su tutto il territorio cantonale, gli interventi per risse tra bande di giovani e giovanissimi. «Il fenomeno va monitorato». Mentre al contrario di quanto ci si aspettava, è aumentato soltanto di poco il numero degli episodi di violenza domestica: con 1’105 casi, +9 rispetto al 2019.
La polizia come bersaglio – L’anno della pandemia ha comunque dimostrato – lo ha detto Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato e direttore delle Istituzioni – che «la polizia cantonale è un punto di riferimento per le necessità e i timori della popolazione». I cittadini si sono infatti rivolti alle autorità con «un impressionante numero di chiamate». Durante tutto il 2020, alla Centrale comune di allarme (CECAL) sono infatti giunte 372’000 chiamate (+44%). «Soprattutto durante la fase acuta dell’emergenza, la CECAL è stata subissata di richieste, anche per domande che non erano prettamente legate all’attività di polizia» ha spiegato il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi.
Eppure, la polizia punto di riferimento e al servizio della popolazione, finisce nel mirino dei cittadini, ha osservato con rammarico Gobbi: «Quando gli agenti intervengono per proteggere la popolazione, subiscono insulti e prendono bottiglie in testa. Poi anche loro diventano oggetto di lunghe e logoranti procedure penali». Procedure che, lo ha sottolineato sempre il presidente del Consiglio di Stato, «pesano sul morale della truppa, bloccano gli avanzamenti di carriera e le ambizioni personali».
La CECAL, il «cervello» dell’attività – L’emergenza sanitaria he inoltre permesso di sfruttare appieno i vantaggi della CECAL, come spiegato durante l’odierna conferenza stampa. Lo scorso 23 febbraio in Ticino è infatti scattata la creazione dello Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC), che durante la fase acuta della pandemia ha coordinato l’attività dei vari enti sul territorio. «La CECAL è stata una manna, poiché permette di coordinare in maniera centralizzata situazioni come queste» ha sottolineato il comandante Cocchi. «In questo luogo – ha aggiunto Gobbi – si è creato il cervello per la capacità di organizzazione e intervento sul territorio».
In arrivo il 144 – Un cervello che a partire dal prossimo 1. aprile sarà ancora più completo. Negli spazi di recente liberati dall’Amministrazione federale delle dogane, entrerà infatti la centrale del 144. In questo modo tutti i numeri di emergenza (117, 118 e 144) si troveranno sotto lo stesso tetto. Nel 2020 è inoltre stata attivata la nuova sede operativa a Mendrisio. Mentre nel 2022 sarà terminata l’edificazione del centro di controllo per veicoli pesanti a Giornico, che comporterà cinquanta nuove unità nell’organigramma della polizia cantonale.
Boccata d’ossigeno per lo sport – A seguito della ridotta attività nell’ambito delle manifestazioni sportive che a causa della pandemia avvengono senza pubblico, è inoltre prevista una boccata d’ossigeno per i club. Senza pubblico, diminuiscono anche gli interventi per il mantenimento dell’ordine, pertanto viene condonata la relativa tassa per le stagioni 2019-2020 e 2020-2021. «Si tratta di un sostegno ai club sportivi» ha concluso Gobbi.

Da www.tio.ch

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Rapine e furti giù, effetto pandemia
L’attività della Polizia cantonale nel 2020. ‘Il lockdown ha ridotto la circolazione delle persone’. Ma preoccupano risse, scontri e violenza domestica

Meno furti e rapine, e di riflesso meno interventi delle forze dell’ordine, lo scorso anno in Ticino: è uno degli effetti collaterali, questo senz’altro positivo, della pandemia. Il calo è da ricondurre al lockdown della scorsa primavera, con la chiusura di esercizi pubblici, altri commerci e frontiere, provvedimenti decisi dalle autorità che si sono tradotti (anche) in una minor mobilità sul territorio delle persone, comprese quelle malintenzionate. «Le cifre risentono fortemente di una situazione del tutto eccezionale e andranno quindi considerate un’anomalia in ogni futura analisi storica di lungo periodo», ha premesso il maggiore Marco Zambetti, capo della Gendarmeria, intervenendo stamattina – insieme con il comandante Matteo Cocchi e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – alla presentazione dell’attività svolta nel 2020 dalla Polizia cantonale. Ecco le cifre. Rispetto all’anno precedente, i furti constatati hanno registrato una «forte diminuzione»: il 27 per cento in meno. Più marcata la flessione del numero di rapine: meno 32 per cento. Peraltro, ha rilevato Zambetti, nessuna di quelle messe a segno ha coinvolto banche o uffici postali.
Sono scesi anche gli interventi della polizia per incidenti della circolazione stradale: un «nuovo» calo. Interventi che l’anno scorso hanno subìto una riduzione del 14 per cento.  Non sono purtroppo mancati gli incidenti gravi. E non sono stati pochi. Sedici infatti I mortali. Hanno cagionato diciassette vittime: undici automobilisti, tre motociclisti, due ciclisti in sella a e-bike e un pedone, ha dettagliato il responsabile della Gendarmeria.
La statistica 2020 della Cantonale parla inoltre di 568 controlli legati al mercato del lavoro, in particolare per verificare l’impiego regolare di manodopera estera. Oltre duemila le persone finite sotto la lente, per la precisione 2’367. Di queste, ha indicato Zambetti, quarantadue sono risultate non in regola (permessi ecc.). Le verifiche sono sfociate nella denuncia anche di «quindici datori di lavoro».

Ordine pubblico: niente tassa per le società sportive
Si diceva di tensioni sociali. Tensioni dovute anche alle restrizioni alla libertà di movimento per contenere la diffusione del virus e delle sue varianti, da ricondurre alla crisi economica innescata dalla pandemia e alle fosche prospettive per lavoro e occupazione. È una situazione che non può essere gestita unicamente in termini repressivi, ha sottolineato Norman Gobbi, ribadendo quanto dichiarato in questi giorni a proposito degli scontri a Lugano tra giovani e forze dell’ordine. Serve allora uno sforzo comune, a più livelli e con la partecipazione di più attori, ha aggiunto il direttore del Dipartimento istituzioni, evidenziando pure «il grande impegno degli agenti, uomini e donne, cui va il mio ringraziamento, per mantenere l’ordine pubblico». Un’attività nella quale chi indossa una divisa si espone al rischio anche di denunce per presunto abuso di autorità. «I procedimenti penali, nella fattispecie innescati da una querela, sono non di rado – ha detto Gobbi – lunghi e logoranti, bloccano temporaneamente promozioni e carriere e in alcuni casi hanno portato alle dimissioni di poliziotti, nonostante siano poi stati scagionati o risultati estranei ai fatti contestati».
Restando al mantenimento dell’ordine pubblico, non sono state praticamente necessarie operazioni di polizia nei dopo incontri sportivi. Il motivo è semplice: l’assenza di pubblico per via delle misure anti-virus. Per questo «abbiamo deciso di non prelevare presso le società sportive la relativa tassa sia per la stagione 2019-2020 sia per quella 2020-2021: un gesto per non penalizzare ulteriormente i sodalizi», ha fatto sapere il consigliere di Stato e presidente del governo.

‘372mila chiamate’
Ma la pandemia è stata un banco di prova anche per l’organizzazione cantonale che viene attivata per gestire emergenze ed eventi straordinari. E che vede la Polizia cantonale, ha ricordato Gobbi, giocare un ruolo centrale e di coordinamento nello Stato maggiore cantonale di condotta («Quarantasei riunioni, con la partecipazione di più enti»). È stata così fra l’altro «intensificata», ha sostenuto a sua volta il comandante Matteo Cocchi, la collaborazione con i vari partner, quali le polizie comunali. Ma anche, sempre lo scorso anno, con la polizia federale (fedpol) per monitorare e contrastare determinate forme di criminalità nel nostro cantone.

Il bilancio dell’attività 2020 della Polizia cantonale non si ferma qui. Con «l’integrazione» progressiva di enti di primo intervento nella Cecal, la Centrale comune di allarme, «possiamo essere ancor più coordinati e celeri nel rispondere concretamente alle richieste di aiuto che giungono dalla popolazione», ha assicurato Cocchi. E a proposito di richieste dei cittadini, richieste di vario genere, quelle pervenute lo scorso anno sono state ben «372mila», il 44 per cento in più rispetto al 2019.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 23 marzo 2021 de La Regione

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L’anno anomalo della polizia: meno reati, ma più violenza

Presentato il bilancio d’attività 2020 – Gobbi: «Le forze dell’ordine hanno avuto un ruolo centrale nella lotta pandemica» – Cocchi: «La centrale CECAL è stata subissata di chiamate» – Zambetti: «Giovani sotto la lente»
Raccontare il 2020 della Polizia cantonale senza un riferimento alla pandemia non è possibile, anche perché – citiamo il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – «l’attività del 2020 è stata fortemente contraddistinta dalla lotta contro il coronavirus attraverso lo Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC) diretto dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi». Il 2020 ha dimostrato come la polizia cantonale e più in generale le forze dell’ordine siano un punto di riferimento imprescindibile per la popolazione, ha detto Gobbi. Basterà citare come esempio il numero delle chiamate registrate dalla centrale d’allarme CECAL con sede a Bellinzona. Nel 2020 sono aumentate del 44% a 372.000 unità. «Una chiamata ogni 85 secondi», ha chiosato Gobbi.

Meno furti e rapine
«Dal profilo degli interventi, il 2020 andrà archiviato come un’anomalia». Le parole sono quelle del capo della Gendarmeria della Polizia cantonale Marco Zambetti. I furti sono diminuiti del 27%, le rapine del 32%, le richieste di intervento per incidenti stradali del 14%. «Le cifre del 2020 risentono della situazione sanitaria eccezionale, ha chiosato Zambetti. Per diversi mesi i valichi doganali sono rimasti chiusi e le attività sul territorio sono state sospese». La conclusione per Zambetti è semplice: «L’andamento dei reati è legato alla mobilità delle persone, rimaste a lungo confinate nelle proprie abitazioni e nel proprio territorio». Per questo motivo, ha aggiunto il capo della gendarmeria Zambetti, «il 2020 entrerà nelle statistiche ma chiaramente non potrà fare testo nelle analisi storiche per gli anni a venire».

Risse e liti in aumento
Eppure, nelle statistiche, ci sono alcuni dati che vanno analizzati con attenzione, partendo da quelli legati a risse, aggressioni e liti: «Finita la fase di confinamento abbiamo registrato un incremento sensibile». Pressoché stabili invece gli interventi per violenza domestica (1.105, +9). Zambetti ha poi concluso il suo intervento aprendo una parentesi sulla violenza giovanile: «Gli interventi per rissa sono stati numerosi, sebbene in linea con gli altri anni. In più di un’occasione erano coinvolte bande (piuttosto strutturate) di giovani e giovanissimi. Episodi simili si sono verificati in tutto il cantone e fortunatamente si sono risolti senza conseguenze irrimediabili». La recrudescenza, la brutalità e l’impiego occasionale di armi, tuttavia, obbligano il comando a considerare il fenomeno con la dovuta attenzione, ha concluso Zambetti. Anche perché, gli ha fatto eco il direttore del DI Norman Gobbi, «inevitabilmente la questione finisce per ripercuotersi anche sul corpo di polizia. Non solo perché gli agenti intervenendo si trovano a dover far fronte a questa violenza, ma anche perché capita sempre più spesso che gli agenti, a loro volta, diventino oggetto di una procedura penale».

Un lavoro di coordinamento
«È stato un anno anomalo», gli ha fatto eco il comandante Matteo Cocchi. Il numero degli interventi è sì diminuito, ma non per questo è stato un anno meno intenso. «Si è lavorato molto, attingendo anche a soluzioni innovative. La pandemia, tuttavia, non ha cancellato l’attività di polizia. La nostra missione è proseguita». Il Comandante Cocchi è poi tornato con la mente all’inizio di questo lungo anno pandemico. Il 23 febbraio il Cantone si stava preparando a gestire i possibili casi di coronavirus sul territorio. In quel momento in Svizzera non si erano ancora verificati contagi e in Ticino non risultavano né casi sospetti né persone poste in quarantena. Quel giorno alla CECAL di Bellinzona si era tenuta una primissima riunione strategica per riflettere sui possibili scenari. «Lo Stato maggiore di condotta è stato pensato per dare delle risposte limitate nel tempo. In questo caso, invece, l’attività è dovuta proseguire per mesi». Di conseguenza, anche la Polizia cantonale si è dovuta riorganizzare. È stato quindi creato lo Stato maggiore di Polizia sotto la condotta del sostituto comandante, il tenente colonnello Lorenzo Hutter. «L’attività di polizia ha assunto un ruolo diretto nella lotta alla pandemia, ha spiegato Cocchi, prima attraverso un’azione di sensibilizzazione sulle misure COVID decise a livello federale e cantonale, poi anche a livello di repressione».

«L’efficienza dello Stato maggiore cantonale di condotta non s’improvvisa», ha commentato dal canto suo Gobbi. È frutto di un allenamento preparato negli anni e di una visione politica di lungo termine, implementata grazie ad alcune decisioni strategiche». In questo gioco di coordinamento di livelli operativi, la CECAL ha rivestito un ruolo centrale: «È stata una manna», ha chiosato Cocchi. Il fatto di avere una struttura centralizzata dal profilo dei comandi ha permesso di coordinare in maniera efficace le operazioni di polizia». Cocchi ha poi commentato il dato impressionante delle chiamate registrate dalla CECAL. «Gli operatori, attivi 24 ore su 24, sono stati subissati di domande che non erano sempre legate all’attività di polizia». E questo, a riprova della centralità assunta dalla polizia nella gestione della crisi. «Un traguardo reso possibile anche da una rete di collaborazioni cantonali e intercantonali», ha aggiunto Cocchi. Il comandante ha poi chiuso il suo intervento ricordando le novità introdotte nel 2020: dall’attivazione del 118 sotto il tetto della CECAL (accanto al 117 e al 144) alla nuova sede operativa di Mendrisio per la Gendarmeria e la Polizia giudiziaria.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 23 marzo 2021 del Corriere del Ticino

 

 

Parmelin incontra il Governo ticinese a Lugano

Parmelin incontra il Governo ticinese a Lugano

Il Presidente della Confederazione Guy Parmelin ha incontrato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. L’appello agli altri Cantoni: “Seguite l’esempio del Ticino“
Il Presidente della Confederazione si è recato in Ticino per far visita al nuovo Campus Est a Lugano di Usi e Supsi. Dopo la visita al nuovo stabile a Viganello, Guy Parmelin ha incontrato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. A margine dell’incontro è stata organizzata una conferenza stampa nella Sala del Consiglio comunale di Lugano. Quasi un anno fa, il 2 maggio 2020, Simonetta Sommaruga veniva in Ticino elogiando il Cantone per come aveva gestito la pandemia di coronavirus. La situazione del Consiglio federale e del Consiglio di Stato rimane comunque tesa, soprattutto per quanto riguarda le misure anti-Covid e i controlli alle dogane che il Ticino chiede a gran voce ormai da qualche mese. Presente anche il sindaco di Lugano Marco Borradori.
 
 
Da www.ticinonews.ch
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Ticino, un “cantone ottimista”
Il disagio della popolazione – giovane ma non solo – fra i temi dell’incontro ticinese di Guy Parmelin

“Le giovani generazioni sono penalizzate a più livelli”, ha ammesso Guy Parmelin, sollecitato sul tema del disagio giovanile a Lugano, teatro nel fine settimana degli scontri alla Foce del Cassarate. Il presidente della Confederazione ha sottolineato però come in Svizzera, perlomeno, “siamo riusciti a tenere le scuole aperte”.

Il Consiglio federale ha allentato le condizioni per gli assembramenti – da oggi, lunedì, si sono possono riunire fino a 10 persone all’interno – “diminuendo una forte restrizione delle libertà individuali”, ma è convinto che le misure in vigore costituiscano la strada migliore per uscire rapidamente dalla pandemia. Certo, ha detto, bisognerà evitare discriminazioni e fintanto che tutti coloro che lo desiderano non avranno avuto la possibilità di vaccinarsi, “sarebbe ingiusto” raccontare a un giovane che non può assistere a uno spettacolo perché non immunizzato.

“È difficile dire alla popolazione che deve reggere ancora alcune settimane”, ha ammesso Parmelin, che, in Ticino per inaugurare il campus USI/SUPSI di Viganello, ha detto comunque di aver trovato un cantone “ottimista” e di cui anche il resto della Svizzera dovrebbe seguire l’esempio per quanto riguarda la campagna vaccinale, la via da percorrere per arrivare all’uscita dal tunnel.

Quello del disagio della popolazione è stato un tema più volte evocato nella conferenza stampa a Palazzo Civico. “Speriamo che la primavera lasci dietro di sé non solo l’inverno, ma anche un po’ alla volta la situazione che tristemente conosciamo”, aveva detto il sindaco Marco Borradori, invocando “una nuova stagione” anche per il futuro dei nostri giovani “confrontati con una situazione particolarmente destabilizzante”. 

Nell’incontro con Parmelin “abbiamo avuto modo di esprimere il disagio della popolazione – non solo quella giovane – di fronte a un periodo lungo di chiusure”, gli ha fatto eco il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Un disagio emerso anche nel resto del paese. “C’è bisogno di risposte e prospettive”, ha detto Gobbi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-un-cantone-ottimista-13924492.html

Da www.rsi.ch/news

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Guy Parmelin ai ticinesi: “È dura, ma chiediamo pazienza. I motivi per ben sperare ci sono”
Il presidente della Confederazione in visita al Ticino: “Tutti i Cantoni devono seguire il vostro esempio in materia di vaccinazioni”

LUGANO – Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha reso visita al Ticino. In mattinata ha visitato il nuovo campus USI/SUPSI a Lugano. Lì ha pure incontrato il presidente del Governo Ticinese Norman Gobbi per poi parlare alla popolazione da Palazzo Civico.

A introdurre l’ospite speciale è stato il padrone di casa Marco Borradori. “Grazie di essere qui. È un bel segnale di unità da parte di Confederazione e Cantone. C’è la volontà, nonostante le divergenze, di uscire insieme da questa crisi. Siamo vicini a vedere la luce in fondo al tunnel. Bisogna avere fiducia e pazienza. Vale la pena aspettare”.

“Il dialogo – commenta Gobbi – è continuo. Abbiamo segnalato a Berna anche i disagi della popolazione. Ci sono attività chiuse da oltre cento giorni. Ci chiedono di tenere duro. E la vaccinazione sarà uno strumento importante per uscire dalla crisi. Vogliamo tornare in possesso delle nostre libertà. Dobbiamo agire insieme a favore del Paese”.

Parmelin ha ringraziato il Ticino per la calorosa accoglienza. “È importante – sottolinea – avere fiducia. Tutti gli altri Cantoni devono seguire l’esempio del Ticino in materia di vaccinazioni. Sappiamo che è dura. La popolazione è stanca e tutti vogliamo uscirne, ma siamo a un crocevia. I motivi per ben sperare ci sono…”.

Da www.liberatv.ch
 
“Ai giovani vanno fornite altre risposte”

“Ai giovani vanno fornite altre risposte”

Qual è il suo commento su questi fatti incresciosi? «La polizia è intervenuta a seguito di una rissa scoppiata fra alcuni giovani – risponde Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni –. Il mancato rispetto delle norme anti-Covid-19 è stato eclatante nella notte alla Foce dove si sono riuniti giovani in numero impressionante. La Polizia avrebbe comunque dovuto intervenire». Lei, venerdì dopo la conferenza stampa di Berna, ha evocato il rischio che col passare del tempo le limitazioni potessero generare insofferenza. Quanto capitato alla Foce, potrebbe rientrare in questa interpretazione? «Le potenziali aperture annunciate dieci giorni fa dal Consiglio federale, poi smentite venerdì scorso, aumentano ancora di più quella carica d’insoddisfazione, di rabbia e si possono generare fenomeni che sono poi da gestire e da affrontare sul territorio. Quindi vale la pena fare una riflessione su quale sia la maniera migliore per gestire questa crescente insofferenza da parte soprattutto dei giovani, che sono in giro anche se gli spazi e i locali pubblici sono o vengono chiusi. Questo scenario è potenzialmente esplosivo – osserva Gobbi –. La categoria dei giovani è forse quella meno abituata a resistere. Probabilmente servono altre risposte. Le risposte da parte dei giovani, però, non possono essere quelle deprecabili che abbiamo visto nei filmati, in cui si prende di mira la pattuglia e le forze di primo intervento, ambulanza compresa, che è arrivata sul posto per prestare soccorso. Il rispetto chiede rispetto. La situazione di pandemia pone limitazioni ma queste si potrebbero affrontare cercando di conquistarsi alcune libertà. Però libertà non significa prendere di mira in maniera intollerabile le forze dell’ordine intervenute a ripristinare il quieto vivere e la civile convivenza fra le persone. Le autorità sono confrontate a un fenomeno che va affrontato anche con altre misure non solo quelle di polizia. Per il disagio che si manifesta come necessità di ritrovare momenti aggregativi occorre una strategia su più fronti. Una risposta di comunità che parte dalle famiglie, tra genitori e figli, per investire anche la scuola, dove i docenti devono continuare a tenere un dialogo con gli studenti per portarli a condannare la violenza e a trovare altre forme di aggregazione. Servono altri strumenti oltre a quello repressivo. La polizia si sta riorganizzando per avere una visione d’insieme. Diverse centinaia di giovani che vogliono stare assieme vanno comunque gestiti anche in un’ottica preventiva». Cosa ne pensa di una nuova chiusura della Foce? «La questione, come accennavo, va affrontata su più fronti, proprio perché assistiamo a manifestazioni che esprimono un’insofferenza della popolazione che vive male queste limitazioni sia a sud delle Alpi che nel resto della Svizzera».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 22 marzo 2021 de La Regione