Il pugno, il sasso e la bicicletta

Il pugno, il sasso e la bicicletta

 

C’è una relazione tra le manifestazioni di intollerabile violenza – anche contro le forze di primo intervento chiamate a garantire la sicurezza di persone e beni – a cui assistiamo da parte di giovani individui e il perdurare delle chiusure? Domanda retorica: la relazione è evidente. I giovani, dopo mesi di scarsissime opportunità aggregative, non ci stanno più dentro per dirla nel loro gergo. La stragrande maggioranza di loro, come moltissimi adulti, riesce ancora a stringere il pugno in tasca e a ritrovarsi rispettando comunque le regole. A loro va tutta la mia considerazione e ammirazione. Alcuni gruppuscoli, approfittando della situazione, il pugno invece lo sferrano realmente o usano quella stessa mano per raccogliere sassi e bottiglie, scagliandoli contro soccorritori e agenti della polizia (a cui esprimo solidarietà e incoraggiamento!), che devono muoversi in un contesto quasi surreale.

Viviamo settimane davvero difficili. Dando il dovuto rispetto a quanto l’autorità federale ci impone, mi chiedo – e con me molte e molti ticinesi – se davvero il Consiglio federale ha capito quanto stia avvenendo a livello sociale (senza parlare qui delle conseguenze economiche). Ci sono misure tra loro contraddittorie: come giustificare la possibilità di trovarsi per una festa o una cena in 10 a casa e invece proibire di andare al ristorante in 4 attorno a un tavolo? Il tutto inserito in un contesto sanitario che, almeno guardando al Ticino, chiede prudenza senza ancora allarmare. Siamo riusciti tutti assieme a far diminuire drasticamente l’occupazione negli ospedali (ieri 70 ammalati COVID di cui 6 in cure intense). La terza ondata più volte annunciata non è partita. E le vaccinazioni – per le quali mi auguro che la Confederazione garantisca l’opportuna consegna di dosi per soddisfare la forte richiesta che abbiamo in Ticino – ci condurranno verso un drastico abbassamento del numero di ammalati gravi fino all’immunità di gregge. La paura credo abbia fatto novanta all’interno del Consiglio federale. Una scelta che, come detto, dobbiamo rispettare, ma che fa sorgere dubbi e insoddisfazione tra la nostra gente come nel resto del Paese.

Oggi, come ieri, dobbiamo dare una risposta di comunità, che si deve costruire in famiglia, tra genitori e figli, ma anche a scuola con il dialogo tra docenti e allievi per invitare chi sta subendo più di tutti senza più capire i perché – i nostri giovani – a trovare risposte d’aggregazione che non portino alla violenza e, anzi, a condannarla.

Abbiamo imparato negli ultimi 12 mesi a combattere il virus. Questo virus non deve annebbiare oggi le nostre teste. Per non giungere, quasi al termine di questa battaglia giocata su equilibri delicati, ad affermare, come qualcuno ha già scritto proprio ieri: «Abbiamo incendiato la casa per salvare la bicicletta».

Opinione pubblicata nell’edizione di lunedì 22 marzo 2021 del Corriere del Ticino

 

“Il problema non è solo nominare più persone”

“Il problema non è solo nominare più persone”

Norman Gobbi sul potenziamento del Ministero pubblico

Con la decisione di potenziare il Ministero pubblico attraverso la nomina di due nuovi procuratori il Gran Consiglio ha riconosciuto il bisogno di avere più persone che si occupino del contrasto alla criminalità, in particolare per quanto riguarda i reati finanziari. “Già il Governo con un messaggio più di un anno fa aveva accolto la richiesta del Procuratore generale Andrea Pagani di potenziare la Procura. Noi proponevamo un procuratore in più, che sono poi diventati 2 nel corso delle discussioni avute con la speciale commissione parlamentare”, afferma il consigliere di Stato Norman Gobbi. “Bisogna sottolineare che non si tratta di nominare solo 2 persone. Infatti ogni procuratore disporrà di un segretario giudiziario e di un collaboratore con compiti amministrati. Si creano così due nuove “colonne”, come vengono definite in gergo, che andranno a potenziare il MP”.

Di giustizia si è fatto un gran parlare negli ultimi mesi. “Soprattutto – sottolinea Norman Gobbi – vi sono state molte polemiche. Il tutto attorno alla nomina, che avviene ogni 10 anni, di tutti i 20 membri del Ministero. Si sono mischiati però in queste discussioni molti altri temi, che hanno poi finito per avvelenare il clima. L’ho sempre detto: la nostra Giustizia ha bisogno di cambiamenti e riforme, come abbiamo evidenziato con i lavori del grande progetto Giustizia 2018. Li stiamo facendo, a tappe, e la riforma che riguarda le autorità di protezione (ARP) appena messa in consultazione ne è un esempio. Ma le riforme passano anche attraverso le donne e gli uomini che lavorano per la nostra giustizia. Un processo di maturazione progressivo che non può essere imposto dall’alto, ma costruito assieme. Così ci muoviamo e anche il potenziamento del MP è un passo in questa direzione”, sottolinea il presidente del Governo Norman Gobbi.

Con un’avvertenza che il Consigliere di Stato ha voluto ancora una volta ricordare davanti al Parlamento: “Pensare che nominare più procuratori pubblici basti per risolvere il problema dei dossier in giacenza è illusorio e fuorviante. Ci vuole anche una verifica regolare sull’efficacia e sull’efficienza di un’organizzazione”. Insomma, in poche parole, occorre anche lavorare bene sfruttando al meglio i mezzi (umani, ma non solo) a disposizione. Messaggio chiaro, che Gobbi ha ribadito già negli scorsi anni e che assume un valore più grande in questo momento, quando 20 procuratori hanno da poco iniziato il loro mandato decennale ed è stato deciso un potenziamento del Ministero.

«Sono state date false aspettative, settori al limite»

«Sono state date false aspettative, settori al limite»

Il presidente del Governo Norman Gobbi si appella a popolazione e turisti per il rispetto delle regole

Tutto come da copione. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi non è affatto sorpreso della decisione presa dal Consiglio federale. «Era prevedibile. Già la scorsa settimana tre dei quattro indicatori presi in considerazione non erano favorevoli a una politica di allentamento delle misure. Va però ricordato che ci saranno dei settori – come la ristorazione e quello culturale e del tempo libero – che rimarranno chiusi per oltre cento giorni. Un elemento, questo, che andrà considerato in vista di ulteriori misure di sostegno». «La risposta della popolazione rimane il punto centrale», sottolinea Gobbi. «L’autorità politica può sì introdurre alcune regole, ma se dall’altra parte non c’è adesione, rimangono vuote. Per questo motivo è fondamentale far passare il messaggio che la situazione è ancora fragile dal punto di vista epidemiologico ed è per questa ragione che la Confederazione ha preferito attendere ancora prima di riaprire». «Il disorientamento c’è – ammette il presidente del Consiglio di Stato -. L’errore è stato dare false aspettative a settori come la ristorazione, la cultura e il tempo libero. Aspettative che sono state deluse appena sette giorni dopo. Questi settori, ancora una volta, vedono confermate le chiusure per un altro mese. La loro sopportazione è evidentemente al limite, e la stessa cosa vale per la popolazione, che vuole legittimamente tornare alla normalità, a godersi un film o uno spettacolo. O semplicemente tornare a sedersi al tavolo di un ristorante». Se per quattro settimane si dovrà aspettare ancora, secondo il presidente del Governo «è importante che al termine diquesto periodo vi siano delle risposte e che la popolazione non debba subire ulteriori limitazioni. Quello che possiamo fare è continuare a essere solidali, mostrare un reciproco sostegno e rispettare le regole». Il prolungamento delle misure restrittive suona un po’ come una beffa, a fronte del pienone di turisti atteso per le festività pasquali. «Se lo scorso anno l’invito a non venire in Ticino era giustificato, perché era tutto chiuso, questa volta gli alberghi saranno sì aperti, ma non ci sarà molto da fare, se non godere del nostro bel territorio», ammette Gobbi. «È fondamentale però, anche in vista delle riunioni famigliari per Pasqua, continuare a essere prudenti. Il Consiglio federale si è infatti detto preoccupato per la situazione epidemiologica e per una possibile terza ondata, anche se le cifre, per il momento, rimangono piuttosto contenute». Ai turisti, ma anche alla popolazione, Gobbi rinnova l’appello alla responsabilità individuale: «Dobbiamo rispettare le regole e proteggerci, solo in questo modo potremo garantirci le libertà». «Libertà che, pur limitate, – sottolinea Gobbi – sono comunque maggiori in Svizzera rispetto ai Paesi vicini, in primis l’Italia, dove al momento non ci si può nemmeno spostare da un Comune all’altro».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 20 marzo 2021 del Corriere del Ticino

 

Coronavirus – Adattamento delle disposizioni cantonali

Coronavirus – Adattamento delle disposizioni cantonali

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto delle decisioni del Consiglio federale e ha proceduto a confermare le disposizioni cantonali in vigore per il periodo fra il 22 marzo e il 18 aprile. L’unica modifica sul piano federale rispetto alla situazione attuale è l’innalzamento del numero massimo di persone per gli incontri privati al chiuso che da lunedì 22 marzo potranno avvenire con la partecipazione di 10 persone.
La situazione epidemiologica in Svizzera e in Ticino è segnata da un aumento del numero di contagi e impone quindi la massima prudenza.

Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale e sui pericoli legati alla diffusione delle nuove varianti. Per questo motivo, il Governo ha confermato per il periodo fra il 22 marzo e il 18 aprile le disposizioni attualmente in vigore. L’unica modifica riguarda il numero di persone per gli incontri privati al chiuso che passano da un massimo di 5 a un massimo di 10 persone.

Il Governo coglie l’occasione per ribadire l’importanza di continuare a seguire le disposizioni di comportamento che contribuiscono a limitare la diffusione del coronavirus: indossare correttamente la mascherina, mantenere le distanze, lavarsi frequentemente le mani e farsi testare al minimo sintomo. Il Consiglio di Stato è consapevole della stanchezza che serpeggia tra la popolazione ticinese, dopo più di un anno di pandemia e di misure restrittive, ma considera fondamentale che tutti aderiscano allo sforzo collettivo di responsabilità che è richiesto a ognuno di noi.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare quei Comuni che hanno già risposto positivamente all’invito, lanciato qualche giorno fa, di introdurre l’obbligo di indossare la mascherina negli spazi aperti molto frequentati. Come già affermato si tratta di un provvedimento efficace che si presta bene per gli spazi pubblici – centri urbani, zone di svago, aree a bordo lago, ecc. – per i quali è lecito prevedere un forte afflusso di persone soprattutto nel prossimo periodo pasquale. L’auspicio è che l’invito possa essere accolto positivamente dal maggior numero di Comuni in modo da creare un’uniformità di disposizioni sul territorio cantonale.  

Infine, il Governo ricorda come la campagna di vaccinazione sta procedendo con un ritmo crescente e vedrà settimana prossima l’inizio delle vaccinazioni anche nella categoria delle «persone con malattie croniche ad alto rischio», che possono sin d’ora annunciarsi online per la vaccinazione nei centri cantonali (iscrizione tramite la piattaforma attiva su www.ti.ch/vaccinazione). Si tratta di un nuovo e importante passo della campagna vaccinale che speriamo possa condurci a breve alla fine della crisi e al ritorno alla normalità. Ricordiamo che finora in Ticino sono 53 mila le dosi somministrate e oltre 22 mila le persone che hanno già potuto ricevere una vaccinazione completa (prima e seconda dose). 

«Sono state date false aspettative»

«Sono state date false aspettative»

Il presidente del Consiglio di Stato ticinese commenta le decisioni adottate da Berna: «La Pasqua è oramai compromessa nel senso che non si potrà mangiare nei ristoranti, ma sarà possibile pernottare da noi e per questo faremo un richiamo affinché i turisti rispettino le regole» 

Tutto come da copione. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi non è affatto sorpreso della decisione presa dal Consiglio federale. «Era prevedibile. Già la scorsa settimana tre dei quattro indicatori presi in considerazione non erano favorevoli a una politica di allentamento delle misure. Va però ricordato che ci saranno dei settori – come la ristorazione e quello culturale e del tempo libero – che rimarranno chiusi per oltre cento giorni. Un elemento, questo, che andrà considerato in vista di ulteriori misure di sostegno». «La risposta della popolazione rimane il punto centrale», sottolinea Gobbi. «L’autorità politica può sì introdurre alcune regole, ma se dall’altra parte non c’è adesione, rimangono vuote. Per questo motivo è fondamentale far passare il messaggio che la situazione è ancora fragile dal punto di vista epidemiologico ed è per questa ragione che la Confederazione ha preferito attendere ancora prima di riaprire». «Il disorientamento c’è – ammette il presidente del Consiglio di Stato -. L’errore è stato dare false aspettative a settori come la ristorazione, la cultura e il tempo libero. Aspettative che sono state deluse appena sette giorni dopo. Questi settori, ancora una volta, vedono confermate le chiusure per un altro mese. La loro sopportazione è evidentemente al limite, e la stessa cosa vale per la popolazione, che vuole legittimamente tornare alla normalità, a godersi un film o uno spettacolo. O semplicemente tornare a sedersi al tavolo di un ristorante». Se per quattro settimane si dovrà aspettare ancora, secondo il presidente del Governo «è importante che al termine di questo periodo vi siano delle risposte e che la popolazione non debba subire ulteriori limitazioni. Quello che possiamo fare è continuare a essere solidali, mostrare un reciproco sostegno e rispettare le regole». Il prolungamento delle misure restrittive suona un po’ come una beffa, a fronte del pienone di turisti atteso per le festività pasquali. «Se lo scorso anno l’invito a non venire in Ticino era giustificato, perché era tutto chiuso, questa volta gli alberghi saranno sì aperti, ma non ci sarà molto da fare, se non godere del nostro bel territorio», ammette Gobbi. «È fondamentale però, anche in vista delle riunioni famigliari per Pasqua, continuare a essere prudenti. Il Consiglio federale si è infatti detto preoccupato per la situazione epidemiologica e per una possibile terza ondata, anche se le cifre, per il momento, rimangono piuttosto contenute». Ai turisti, ma anche alla popolazione, Gobbi rinnova l’appello alla responsabilità individuale: «Dobbiamo rispettare le regole e proteggerci, solo in questo modo potremo garantirci le libertà». «Libertà che, pur limitate, – sottolinea Gobbi – sono comunque maggiori in Svizzera rispetto ai Paesi vicini, in primis l’Italia, dove al momento non ci si può nemmeno spostare da un Comune all’altro».

Da www.cdt.ch

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Gobbi: “Nessuna sorpresa”

Il presidente del Governo ticinese sulla decisione odierna del Consiglio federale: “Tre su quattro indicatori non erano soddisfatti”

“Non sono sorpreso dalle decisione del Consiglio federale, tre su quattro indicatori fissati per procedere con le riaperture non erano soddisfatti”. Così il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi ha commentato la decisione odierna del Consiglio federale di non procedere con ulteriori aperture.
“Il passo falso è stato quello di sollevare delle legittime aspettative in settori come la ristorazione. È un elemento che dobbiamo considerare, viste le sofferenze vissute”, ha aggiunto.
“La Pasqua, per certi versi, è oramai compromessa: ci sarà la possibilità di pernottare nelle nostre strutture alberghiere, ma non di mangiare al ristorante”, ha concluso Gobbi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-Nessuna-sorpresa-13918216.html

Da www.rsi.ch/news

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Gobbi: ‘Temiamo per la tenuta sociale della popolazione’
Il presidente del Consiglio di Stato non è sorpreso per la dilazione sulle riaperture di ristorazione e attività ricreative. ‘Pensiamo a una riedizione del sostegno al turismo interno’

«Che il Consiglio federale fosse timido sulle riaperture, lo avevamo capito già la scorsa settimana dove sottolineava la possibilità di una terza ondata. Non siamo sorpresi, quindi». Così Norman Gobbi, presidente del consiglio di Stato. «Dei quattro indicatori che il governo tiene sono controllo per valutare l’evoluzione della pandemia, tre sono negativi nel senso che non permettono di allentare le restrizioni in atto», continua Gobbi che sottolinea come il settore della ristorazione e del tempo libero rimarrà chiuso per oltre 100 giorni. «Più di 160 se si tiene conto anche dello scorso anno». In pratica sei mesi di stop forzato. Una situazione che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza di molte attività economiche. «È la preoccupazione principale che abbiamo come governo tanto che potremo valutare, come fatto del resto l’anno scorso, una riedizione del sostegno dato al settore turistico», anticipa Gobbi. «Ne dobbiamo ancora parlare compiutamente», precisa il presidente del consiglio di Stato.

Non ci resta di aspettare allora il 14 aprile per capire come e quando si tornerà alla normalità? «Questo è un po’ l’aspetto discordante rispetto a quanto ipotizzato la scorsa settimana, ovvero di una rianalisi della situazione ogni quindici giorni. Significa che il Consiglio federale ha davvero paura di questa terza ondata che in questo momento, secondo me, guardando i dati non è visibile. L’aumento dei casi è ancora abbastanza regolare e non esponenziale. Il grosso cambiamento è che l’aumento più importante è stato registrato tra i giovani e giovanissimi», aggiunge Gobbi.

«Dobbiamo ancora avere pazienza, ma soprattutto capacità di sopportazione. Mi preoccupa la tenuta sociale della popolazione, percepiamo che le persone incominciano a essere stanche di questa situazione ed è comprensibile. La campagna sulla salute psichica avviata del Dss va proprio nella direzione di dare sostegno a chi ha bisogno», precisa il presidente del governo ticinese che ricorda le iniziative di alcuni comuni ticinesi di indossare la mascherina protettiva anche nei luoghi pubblici. «Per Pasqua sono attesi molti turisti, visto che gli alberghi per fortuna sono aperti, ed è giusto ricordare di essere sempre e vigili».

Da www.laregione.ch

Elezioni comunali 2021: «Il mio voto, la mia voce»

Elezioni comunali 2021: «Il mio voto, la mia voce»

Comunicato stampa

Settimana prossima inizierà la distribuzione del materiale di voto nei Comuni che il 18 aprile 2021 rinnoveranno i propri Municipi e Consigli comunali tramite un’elezione combattuta. Le cittadine e i cittadini potranno informarsi sulle modalità di voto grazie al materiale ricevuto per posta, o consultando il sito web www.ti.ch/elezioni, che quest’anno conterrà anche istruzioni in «lingua facile». Il Consiglio di Stato esorta la cittadinanza a esercitare il proprio diritto di voto e ricorda l’invito a privilegiare il voto per corrispondenza, che consente a tutti di esprimere le proprie preferenze in piena sicurezza sanitaria.

La pandemia ha confermato, una volta di più, la centralità della dimensione locale per il buon funzionamento delle istituzioni svizzere. In vista del 18 aprile, il Consiglio di Stato ricorda perciò a tutta la cittadinanza che votare per le elezioni comunali è essenziale per partecipare alla realtà del proprio Comune.
A causa della situazione sanitaria, la campagna elettorale si sta svolgendo «a distanza»: alla cittadinanza è quindi richiesto uno sforzo accresciuto per informarsi sulle candidate e i candidati. Con una campagna denominata «Il mio voto, la mia voce», il Governo cantonale intende dunque ricordare l’importanza che ognuno esprima le proprie preferenze e contribuisca in questo modo a delineare l’aspetto futuro dei nostri Comuni. L’auspicio è infatti che la pandemia non scoraggi le elettrici e gli elettori dall’esprimere il loro voto.
La busta di trasmissione sarà distribuita per posta dai Comuni nel corso della prossima settimana e conterrà il materiale di voto ufficiale: carta di legittimazione di voto, schede ufficiali per l’elezione del Municipio e del Consiglio comunale, buste di voto per riporre le schede votate, istruzioni di voto e lista dei candidati. È bene ricordare che le schede ricevute a casa dagli aventi diritto di voto sono ufficiali (non si tratta di facsimile). Come di consueto, la busta ricevuta a casa dovrà essere riutilizzata da chi sceglierà il voto per corrispondenza.
Considerata l’attuale situazione epidemiologica, il Consiglio di Stato invita la popolazione a privilegiare il voto per corrispondenza, che sarà possibile dal momento in cui ogni cittadino riceverà il materiale di voto. Le schede compilate potranno essere consegnate a mano alla Cancelleria comunale, depositate nelle cassette comunali per il voto per corrispondenza (entro le 12.00 di domenica 18 aprile 2021), oppure inviate per posta.
Affinché il voto per corrispondenza sia valido, è necessario che l’avente diritto di voto compili correttamente la carta di legittimazione di voto (con la propria firma e la data di nascita completa) e inserisca correttamente le schede votate nelle buste interne, infilando il tutto nella busta di trasmissione: va infatti ricordato che la legge non ammette l’utilizzo di buste non ufficiali. L’elettore che invece preferirà recarsi al seggio elettorale dovrà portare con sé le schede ufficiali ricevute al domicilio e la carta di legittimazione di voto, per dimostrare di non avere già espresso il proprio voto per corrispondenza.
Le schede di voto andranno compilate di proprio pugno dall’avente diritto di voto, utilizzando una penna nera o blu (è vietato l’uso di matite, pennarelli e penne rosse). Potrà essere utilizzato esclusivamente il materiale di voto ufficiale: in caso di danneggiamenti o errori, occorrerà rivolgersi alla Cancelleria comunale del proprio Comune. Eventuali violazioni saranno punite secondo le disposizioni del Codice penale svizzero.
A causa delle disposizioni sanitarie vigenti, i lavori di spoglio saranno rallentati rispetto al passato. Domenica pomeriggio le operazioni inizieranno verso le 13.30 con lo spoglio delle schede dei Municipi, e proseguiranno fino attorno alle 23. È verosimile che i risultati dei Municipi delle Città siano resi noti solo nella giornata di lunedì 19 aprile. I lavori di spoglio dei Consigli comunali saranno avviati subito dopo la conclusione dello spoglio dei Municipi e proseguiranno verosimilmente fino a mercoledì 21 aprile. Tutti i risultati saranno pubblicati sul sito web del Cantone.

Coronavirus – «Distanti e responsabili sempre»

Coronavirus – «Distanti e responsabili sempre»

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha inviato oggi una lettera ai Municipi dei Comuni ticinesi per fornire alcune indicazioni sulla gestione degli spazi pubblici, in vista delle festività pasquali. Fra le possibili misure per ridurre i nuovi contagi, il Governo sostiene l’introduzione mirata dell’obbligo di indossare la mascherina negli spazi aperti molto frequentati.

Nella propria lettera ai Comuni ticinesi, il Consiglio di Stato segnala che in Ticino al momento la situazione epidemiologica rimane fragile: il numero di nuovi contagi appare infatti in aumento, e l’evoluzione a medio termine è molto incerta. In vista dei flussi turistici che potrebbero caratterizzare la Pasqua, il Governo rivolge perciò ai Comuni l’invito a ponderare attentamente le misure da introdurre sul territorio, in modo da assicurare la sicurezza sanitaria della popolazione pur concedendo, nel contempo, il massimo di libertà possibile a residenti e turisti.

Fra le possibili misure di prevenzione a disposizione dei Comuni, il Consiglio di Stato segnala pertanto la propria predilezione per l’introduzione mirata dell’obbligo di indossare la mascherina negli spazi aperti molto frequentati. Questo efficace provvedimento si presta bene per gli spazi pubblici – centri urbani, zone di svago, aree a bordo lago, ecc. – per i quali è lecito prevedere un forte afflusso di persone. Per contro, il Governo sconsiglia soluzioni estemporanee come la chiusura di spazi pubblici «a macchia di leopardo», che finirebbe per generare un quadro disomogeneo fra le diverse località.

A questo scopo, il Consiglio di Stato ha condiviso con i Comuni alcuni materiali di sensibilizzazione tradotti in quattro lingue. Il materiale ricorda le norme sanitarie in vigore nel nostro Cantone, tenendo conto anche del probabile arrivo di molte persone non ticinesi che possiedono una residenza secondaria sul nostro territorio.

In conclusione, il Governo ricorda che l’avvicinarsi della bella stagione farà crescere il legittimo desiderio di fruire degli spazi che il nostro magnifico territorio offre, sia fra i residenti sia fra i tanti turisti che apprezzano il Ticino (o che lo stanno riscoprendo, considerate le limitazioni per i viaggi all’estero). Nelle prossime settimane, le autorità politiche dovranno quindi optare per un approccio pragmatico, che – favorendo il tradizionale avvio della stagione turistica, a vantaggio del benessere fisico e mentale di tutti e dell’attività dei nostri operatori economici – ci permetta di conservare, in parallelo, il controllo sulla diffusione del virus nel nostro Cantone.

“Messaggi disorientanti”

“Messaggi disorientanti”

Il Governo ticinese prende posizione sui previsti allentamenti – No a eventi all’aperto con 150 persone – Ribadita la necessità di controlli alle frontiere

Il Consiglio di Stato ticinese, ritenendo necessario procedere “con estrema prudenza” data l’evoluzione dei contagi, ha accolto in modo piuttosto positivo la seconda tappa di allentamenti previsti dal Consiglio federale a partire dal 22 marzo, tranne per quanto riguarda le manifestazioni pubbliche con 150 persone all’esterno. Ma non tutto quanto fatto da Berna è condiviso a Bellinzona. “In questa fase i messaggi del Consiglio federale appaiano non lineari e per certi versi disorientanti” spiega il Governo in una nota specificando che “vengono proposte misure di allentamento in vari ambiti, creando inevitabilmente aspettative negli operatori economici interessati, ma d’altro canto si rileva che numerosi elementi inducono a ritenere ormai iniziata una terza ondata, e che in questo contesto appare indicato rinunciare a ulteriori alleggerimenti oltre a quanto era già stato prospettato a inizio mese”.
Nel dettaglio delle singole misure, il Governo ticinese valuta positivamente quelle che consentiranno la ripresa di talune manifestazioni (compresi gli spettacoli con un massimo di 50 spettatori), i ritrovi privati con 10 persone, l’insegnamento in presenza nelle università (ma con il 50% dei posti e non con 15 presenti). Non ritiene invece opportuno, poiché prematuro, dare la possibilità di organizzare eventi con 150 persone anche all’aperto. Non convincono neppure, “perché privi di evidenze scientifiche”, gli adeguamenti proposti sulla quarantena (eccezioni per chi si sottopone a test regolari e per le persone vaccinate) e le proposte di esenzione.

Terrazze, un primo passo per la ristorazione
“La prospettata riapertura delle sole terrazze per quanto riguarda la ristorazione aveva già raccolto un certo scetticismo nell’ultima consultazione, soprattutto per la disparità fra esercizi pubblici che sono dotati di spazi esterni e quelli che ne sono privi. È vero però che questa variante potrebbe costituire un’opportunità per una prima limitata partenza del settore, e risponde anche alla forte aspettativa di ritorno alla normalità da parte della popolazione” scrive il Consiglio di Stato che ha ribadito a Berna la richiesta di rafforzare i controlli alla frontiera.

Le restrizioni in Italia potrebbero indurre a cercare svago in Ticino
La situazione, per Bellinzona, si è “momentaneamente risolta perché il passaggio in zona rossa delle zone italiane limitrofe comporta la chiusura di bar e ristoranti” ma ora c’è un altro rischio. “L’inasprimento delle misure in vigore in Italia”, si legge nel comunicato, “potrebbe comportare un afflusso ancor più importante di cittadini italiani sul nostro territorio per ragioni di svago e non solo professionali”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Messaggi-disorientanti-13907773.html

Da www.rsi.ch/news

Due procuratori in più

Due procuratori in più

Il potenziamento del ministero pubblico ticinese è stato approvato dal Parlamento

Il ministero pubblico ticinese sarà rinvigorito dall’arrivo dei due procuratori supplementari che palazzo di giustizia aveva chiesto di ottenere nel 2017. Lo ha deciso lunedì quasi all’unanimità il Gran Consiglio, tornato a riunirsi a Bellinzona, dopo le sedute tenute a Mendrisio a causa delle restrizioni legate alla pandemia. La misura comporta una maggiore spesa di circa mezzo milione di franchi.

La modifica sull’organizzazione giudiziaria adottata prevede che in futuro il procuratore generale non sia più affiancato da 20 colleghi come finora, ma da 22 con competenza su tutto il territorio cantonale. Il potenziamento dovrà, in particolare, permettere di gestire con più celerità gli incarti riguardanti i reati in ambito finanziario che continuano ad accumularsi anche a causa della loro complessità. Tant’è che, da una verifica interna, era emerso che uno dei magistrati impegnati su tale fronte ne sta gestendo contemporaneamente oltre 500 mentre idealmente nessuno dovrebbe seguire più di 150-180 procedimenti penali all’anno.

Quella decisa lunedì non è l’attesa riorganizzazione del ministero pubblico, auspicata da molti. Questa sarà affrontata in seno alla commissione giustizia e diritti che ha già avviato le proprie riflessioni che riguardano anche la possibile reintroduzione della figura dei sostituti procuratori pubblici e una maggiore attribuzione di maggiori competenze ai segretari giudiziari.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Due-procuratori-in-pi%C3%B9-13905826.html

Da www.rsi.ch/news

Allentamenti: la presa di posizione del Canton Ticino

Allentamenti: la presa di posizione del Canton Ticino

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha risposto oggi alla consultazione del Consiglio federale sulla seconda tappa di allentamenti delle misure in atto per contenere la diffusione del Coronavirus.

Nella sua presa di posizione, il Governo osserva innanzitutto come in questa fase i messaggi del Consiglio federale appaiano non lineari e per certi versi disorientanti. In effetti vengono proposte misure di allentamento in vari ambiti, creando inevitabilmente aspettative negli operatori economici interessati, ma d’altro canto si rileva che numerosi elementi inducono a ritenere ormai iniziata una terza ondata, e che in questo contesto appare indicato rinunciare a ulteriori alleggerimenti oltre a quanto era già stato prospettato a inizio mese. In Ticino la crescita dei nuovi contagi è costante da alcune settimane, presumibilmente a causa della diffusione delle nuove varianti. Ritenendo quindi indispensabile procedere con estrema prudenza, il Consiglio di Stato nel merito delle misure di allentamento proposte formula una serie di considerazioni.
Per quanto attiene le manifestazioni si prende atto positivamente della revoca del divieto di principio, sostituito dal limite di 15 partecipanti. È benvenuto anche il limite di 50 spettatori, soprattutto per gli eventi culturali, e il ritorno al limite di 10 persone per le manifestazioni private. Non si ritiene per contro opportuno, e risulta in ogni caso prematuro, consentire eventi con 150 persone anche se all’esterno.
Sul fronte della formazione si ritiene giustificato tornare all’insegnamento in presenza anche a livello terziario, con il limite di capienza dei locali esteso fino al 50% dei posti abituali (senza quindi il limite assoluto di 15 persone).
La prospettata riapertura delle sole terrazze per quanto riguarda la ristorazione aveva già raccolto un certo scetticismo nell’ultima consultazione, soprattutto per la disparità fra esercizi pubblici che sono dotati di spazi esterni e quelli che ne sono privi. È vero però che questa variante potrebbe costituire un’opportunità per una prima limitata partenza del settore, e risponde anche alla forte aspettativa di ritorno alla normalità da parte della popolazione.
La criticità evidenziata in passato di regolamentazioni differenti dai due lati del confine è per contro momentaneamente risolta perché il passaggio in zona rossa delle zone italiane limitrofe comporta la chiusura di bar e ristoranti. A questo proposito, in termini più generali, il Consiglio di Stato ribadisce la richiesta di rafforzare i controlli alla frontiera, ritenuto che l’inasprimento delle misure in vigore in Italia potrebbe comportare un afflusso ancor più importante di cittadini italiani sul nostro territorio per ragioni di svago e non solo professionali.
Da ultimo, per quanto riguarda gli adeguamenti proposti sulla quarantena (eccezioni per chi si sottopone a test regolari e per le persone vaccinate), si respingono le proposte di esenzione perché prive di evidenze scientifiche.
La situazione rimane fragile e occorrerà monitorare attentamente l’evoluzione epidemiologica per seguire l’impatto che queste eventuali nuove disposizioni avranno nelle prossime settimane. Si invita la popolazione a continuare a seguire le raccomandazioni e le misure di protezione in vigore, utili a contenere la diffusione del virus.