Turista in uniforme

Turista in uniforme

Resoconto di due emozionanti visite al centro di allarme CECAL di Bellinzona e al carcere La Stampa di Lugano.

 di Bruno Coda

Da sempre amo le divise: polizia, pompieri, piloti d’aerei, guardie di dogana, agenti di sicurezza, medici e… dottoresse.
Il caso ha voluto che mia sorella Claudia, giudice nelle competizioni di nuoto, ne parlasse un giorno con Andrea Martinella, vice al centro d’allarme CECAL di Bellinzona e anch’egli giudice di nuoto, il quale è subito corso dal Comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, per chiedergli il permesso di visitare il centro in cui lavora. Ipso facto, mi hanno convocato. I miei genitori erano un po’ preoccupati, pensavano che volessero interrogarmi o anche peggio perché, lo ammetto, di marachelle ne faccio parecchie. Mio papà ha preso una cardio-aspirina e il 17 marzo mi ha accompagnato con Claudia nella mia visita.
Subito dopo l’uscita di Bellinzona sud, l’agente Mattia Da Dalt ha fermato la nostra auto ed è venuto a controllare di persona che fossi presente. Poi con la sua moto ci ha scortati fino alla struttura. Mio papà sudava freddo, pensava davvero di non rivedermi più. Arrivati al centro siamo stati accolti da Cocchi, Martinella, Gianluigi Da Dalt e da tanti altri agenti. Che emozione!
Il centro è spettacolare. C’è una grande sala con enormi schermi sui quali polizia e corpo delle guardie di confine hanno tutto sotto controllo. Anzi, hanno detto che mi terranno d’occhio quando passerò ancora il confine, ma non so perché, in fondo sono un bravo ragazzo… Finito il giro, ci hanno offerto da bere e io ne ho approfittato per scattare alcune foto.
Sempre scortati dalla moto di Mattia, ci siamo spostati a Camorino per una visita al centro della polizia stradale. Appena entrati ho visto subito molte moto e vetture speciali. Ad un tratto, quel poliziotto della scorta che sembrava tanto gentile mi dice: “Bruno, ora però per te è finita!” e, detto fatto, mi ha sbattuto in una cella. Beh, ho capito subito che si trattava di uno scherzo, ma mio papà è svenuto ed ha avuto bisogno dei sali per rinvenire. Povero papà, così anziano e ancora così ingenuo!
Questa giornata è stata così memorabile che ho deciso di scrivere all’onorevole Norman Gobbi, che è a capo di tutti questi servizi. Sono rimasto di stucco quando Norman (sì, Norman, siamo diventati amiconi) mi ha invitato a visitare il carcere La Stampa a Lugano. Anche in questo caso mio papà ha avuto bisogno di soccorso e ricordo bene le parole che ha proferito a mia mamma: “Renata, questa è la volta buona, Bruno lo mettono in gabbia!”
Mia zia Silvia Beyer (eh, sì, mia mamma dice di essere brasiliana, ma è tedesca) appena l’ha saputo è saltata sul primo aereo pur di essere presente. Per una maggiore sicurezza, ho chiesto a mio fratello Mauro di accompagnarmi. In fondo, lui è un gigante che non ha paura di nessuno (tranne della mamma e della sua fidanzata).
Il 2 maggio, alle nove di mattina, ci siamo presentati davanti all’imponente muro del carcere. Subito la porta a sbarre si è aperta e ad attenderci abbiamo trovato il capo sorvegliante, Loris Rigolli. Appena ho visto la divisa ho avuto molto piacere, un po’ meno mio padre, ma sorvoliamo. Una volta entrati, ci ha accompagnati in una grande sala e ci ha chiesto di aspettare. Dopo poco chi vedo arrivare? Norman Gobbi in carne ed ossa! Nessuno ci credeva, è stato di una gentilezza incredibile ed è rimasto con noi per ben due ore e per tutta la durata della visita.
La struttura è davvero impressionante, con imponenti misure di sicurezza fatte di infinite porte e sbarre e videocamere di sorveglianza. L’organizzazione è perfetta, le celle sono ben tenute e dotate di televisione, l’area di ricreazione è molto ampia, e poi ci sono i laboratori di lavoro, le strutture accessorie e molto altro ancora. Forse perché influenzato dai film, pensavo di imbattermi in un ambiente teso e squallido, controllato da persone con i fucili sotto il braccio. Al contrario, ho percepito un clima persino amichevole, a dimostrazione del fatto che in Svizzera il nostro sistema sociale funziona bene.
Nel laboratorio di recente allestimento, dotato di macchinari per la stampa di tessuti e per incisioni laser, ho ricevuto tre regali molto belli: una camicetta con il mio nome e anno di nascita; una penna di legno, anch’essa con il mio nome e racchiusa in una custodia di legno a chiusura magnetica; una tavoletta di rara fattura e incisa con il laser, raffigurante il mio cantante preferito, Freddy Mercury (una volta ogni due mesi riguardo il film sulla sua vita).
Alla fine di questo giro, ho scattato altre foto che porterò nel cuore e che appenderò in stanza assieme a quelle della mia visita al CECAL. Per chiudere in bellezza, sono arrivati altri regali da parte del direttore, Stefano Laffranchini, di Loris Rigolli e di Norman Gobbi: grazie, ragazzi, vi tengo stretti nel cuore.
Confesso che, quando ce ne siamo andati, mio fratello Mauro ha pronunciato una frase un po’ inopportuna all’indirizzo di Loris: “Ciao, spero di non rivederti mai più!

Articolo pubblicato nella rivista “Semi di bene” della Fondazione Otaf

Revisione della legge sulla polizia: “Passo decisivo per la sicurezza”

Revisione della legge sulla polizia: “Passo decisivo per la sicurezza”

Norman Gobbi commenta il nuovo testo legislativo posto in consultazione sino al 30 settembre

A supporto dell’attività di polizia ci sarà presto una nuova legge, voluta per assicurare la tutela dei cittadini e delle cittadine e per offrire una migliore operatività nel contrasto al crimine, adattandosi ai cambiamenti in ambito sociale, tecnologico e tecnico. È questo lo scopo dichiarato dalla revisione totale della Legge e del Regolamento sulla Polizia. Un testo legislativo che è stato ora mandato in consultazione a tutti gli interessati, che avranno tempo sino al 30 settembre per rispondere e fare le loro osservazioni. “La revisione totale della legge era necessaria – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Basti pensare che l’attuale legge risale al 1989 ed è quindi stata pensata quando parecchi fenomeni erano ancora sconosciuti, così come l’era di internet era ancora agli albori. Ci sono state nel corso degli anni molte modifiche del testo originale, proprio per adattare la legge all’evoluzione della situazione. Non si potevano però più mettere pezze e rattoppi. Occorreva una revisione totale, per dare omogeneità al testo legislativo. È ciò che abbiamo fatto, dopo un iter che ha ripreso i contenuti di gruppi di lavoro che hanno operato negli ultimi10 anni. Oggi possiamo dire di proporre una legge al passo con i tempi e questo anche a beneficio di tutte le cittadine e di tutti i cittadini”.

Questa revisione totale della legge sulla polizia arriva in un momento in cui ferve il dibattito sulla polizia unica. “La revisione totale della Legge sulla Polizia non va in contrasto con quanto si sta discutendo a livello parlamentare e nemmeno con il lavoro del gruppo “Polizia ticinese” che sta definendo competenze e compiti dei futuri corpi della cantonale e delle comunali. La nuova revisione è stata impostata per contenere unicamente i fondamenti indispensabili. Per cui anche i cambiamenti che dovessero intervenire rientrano nel testo legislativo così come impostato”, specifica il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Il disegno di legge conta 81 articoli e il regolamento è composto di 72 articoli. “Nel nuovo testo si precisano i cambiamenti voluti in questi ultimi anni dal Consiglio di Stato e dal Gran Consiglio. Un esempio: nell’azione di contrasto alla violenza domestica questa revisione attribuisce all’ufficiale di polizia la facoltà di allontanare l’autore o l’autrice dall’abitazione per 30 giorni, contro i 10 giorni oggi codificati. La revisione tiene conto anche della decisione del 2021 del Tribunale federale circa le inchieste mascherate e la custodia di polizia. Sentenze che avevano dato ragione al Governo e al parlamento. Una revisione, ripeto, necessaria e utile per consolidare l’attività della polizia nei prossimi decenni. Un passo in avanti per la sicurezza del nostro Cantone, dei cittadini e delle aziende”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Giornata sulla sicurezza alla Capanna Piansecco

Giornata sulla sicurezza alla Capanna Piansecco

La Sezione Bellinzona e Valli del Club Alpino Svizzero (CAS), in collaborazione con il progetto “Montagne sicure” del Dipartimento delle istituzioni propone una giornata di informazione sulla sicurezza.
L’evento si terrà domani, sabato 16 luglio 2022, alla Capanna Piansecco in Val Bedretto (10.00-15.00) ed è rivolto a tutte le persone che si recano in montagna, in particolare a coloro la frequentano soltanto occasionalmente per escursioni o attività sportive.
È prevista la presenza di monitori qualificati pronti a suggerire utili consigli su temi prioritari (meteo, grado di difficoltà dei sentieri, segnaletica, comportamento in caso di allarme, applicazioni a supporto, …) e a rispondere ad eventuali domande.
La partecipazione è gratuita e senza iscrizione. 
Per maggiori informazioni, chiamare direttamente in capanna: +41 (0)91 869 12 14

www.capanneti.ch/it/capanne/piansecco

www.montagnesicure.ch

Luca Bonanomi nominato Ufficiale cantonale dell’Ufficio di esecuzione

Luca Bonanomi nominato Ufficiale cantonale dell’Ufficio di esecuzione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato il signor Luca Bonanomi quale Ufficiale cantonale presso l’Ufficio di esecuzione. A partire dal 1. agosto 2022 il neo funzionario dirigente guiderà il settore esecutivo cantonale, in sostituzione di Mascia Gregori Al Barafi, neo aggiunta al Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni.

Il settore esecutivo e fallimentare ha conosciuto in questi ultimi anni un’importante riforma organizzativa, approvata dal Parlamento nel 2019. A partire dall’agosto dello scorso anno è diventata operativa la nuova Sezione di esecuzione e fallimento della Divisione della giustizia che si occupa, per il tramite del Caposezione, avv. Fernando Piccirilli, di coordinare, in una visione strategica, i due settori esecutivo e fallimentare. L’Ufficiale cantonale ha il compito di assicurare la direzione (conduzione, gestione, coordinamento, pianificazione e controllo) dell’Ufficio di esecuzione del Cantone, composto dalle sedi di Lugano, Mendrisio, Bellinzona, Locarno e dalle agenzie di Biasca, Faido, Acquarossa e Cevio.
Luca Bonanomi, 57 anni, ha ottenuto un master in economia all’Università di Zurigo e un master in statistica all’Università di Neuchâtel. Vanta una lunga esperienza professionale sia nel settore privato, sia nel settore pubblico. In quest’ultimo contesto ha operato, per 5 anni, quale Ufficiale esecuzioni e fallimenti della Regione Moesa, con sede di lavoro a Roveredo Grigioni, esperienza che gli permetterà di mettere a frutto le competenze fin qui apprese, a beneficio dell’intero settore. La sua entrata in carica è prevista al 1° agosto. 
Il Consiglio di Stato si congratula con Luca Bonanomi, formulandogli i migliori auguri per questa sfida professionale all’interno dell’Amministrazione cantonale e ringrazia Mascia Gregori Al Barafi del lavoro svolto, augurandole parimenti soddisfazioni nella nuova attività. 

Impiego di materiale della protezione civile per fronteggiare la siccità

Impiego di materiale della protezione civile per fronteggiare la siccità

Comunicato stampa

Il prolungato periodo di siccità delle ultime settimane sta causando gravi difficoltà all’agricoltura, soprattutto nel Mendrisiotto.
Per ridurre il problema è stato autorizzato l’impiego di materiale della protezione civile a favore degli agricoltori.  

II Dipartimento delle istituzioni d’intesa con il Dipartimento delle finanze e dell’economia e con il Dipartimento del territorio ha approvato, grazie alla collaborazione delle organizzazioni regionali di Protezione Civile (PCi), la messa a disposizione di motopompe e tubi per l’irrorazione delle colture. Si tratta di una soluzione che già in passato era stata applicata con successo ed è indirizzata principalmente alle aziende agricole.  

D’intesa con l’Ufficio dell’energia ed i servizi cantonali competenti, si potranno fare prelievi temporanei d’acque di superficie tramite il preavviso favorevole del Guardiapesca locale. In caso di più prelievi dallo stesso corso d’acqua, al fine di evitare il sovrapporsi degli effetti dei prelievi, saranno stabiliti degli orari precisi entro i quali il singolo titolare potrà procedere al pompaggio.  

Il formulario per la richiesta del materiale messo a disposizione della PCi e/o del prelievo di acque pubbliche di superficie, comprensivo di descrizione della procedura e delle informazioni necessarie, è disponibile sul sito internet www.ti.ch/agricoltura sotto la rubrica “Comunicati” o presso la Sezione dell’Agricoltura.  

Escursioni in montagna: «Prudenza e conoscenza»

Escursioni in montagna: «Prudenza e conoscenza»

Muore escursionista in Val di Blenio

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15467128

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 10 luglio 2022 de Il Quotidiano

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11I consigli del portavoce della Federazione alpinistica ticinese Enea Solari dopo la terza tragedia in poco più di un mese nel Sopraceneri
Fondamentale essere preparati, in forma e riforniti, oltre che correttamente equipaggiati

«Credo che a scopo preventivo sia utile richiamare le norme di prudenza, di conoscenza del territorio e di lettura del terreno sul quale ci si sta incamminando: questo a prescindere dal caso specifico di sabato, di cui non conosco i dettagli e sulle cui cause si esprimeranno le autorità competenti». Enea Solari, portavoce della Federazione alpinistica ticinese (FAT) oltre che presidente della Società alpinistica ticinese (SAT) Lucomagno, lancia un appello pubblico in seguito al terzo infortunio mortale sulle montagne del Sopraceneri in poco più di un mese. Dopo la Verzasca il 7 giugno e la Riviera il 18 giugno, stavolta lo scenario di una caduta letale durante un’escursione è stata l’alta Valle di Blenio, dove sabato ha perso la vita un 64.enne appassionato di gite nella natura domiciliato nel Luganese. Quelli evocati da Enea Solari sono in sostanza i principi di prevenzione del progetto del Dipartimento delle istituzioni «Montagne sicure », a cui tutti possono comodamente attingere digitando www.ti.ch/montagnesicure.
Sulla stessa pagina si può scaricare una brochure informativa ed è possibile leggere approfondimenti su vari temi: cosa mettere nel sacco, come equipaggiarsi, come informarsi sugli itinerari, come prepararsi per gite in MTB o e-Bike.

«Siamo solo a inizio stagione»
Sempre a prescindere dalla dinamica del caso concreto, su cui si esprimerà l’inchiesta della Polizia, l’appello è più che mai valido dopo questo nuovo dramma perché è già il terzo in poche settimane nella regione: «E siamo solo all’inizio della stagione », sottolinea il portavoce della FAT. La campagna di prevenzione «Montagne sicure» ha lo scopo di sensibilizzare coloro che, indipendentemente dalla stagione, trascorrono il loro tempo libero o praticano delle attività in montagna. Per quanto riguarda le escursioni in estate, i consigli principali sono i seguenti: essere in forma e sicuri, scegliendo un percorso idoneo, comunicandolo e non cambiandolo; essere attrezzati in maniera consona, a partire dagli scarponi (inoltre nel sacco non devono mancare indumenti per la pioggia e per il freddo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso, una cartina e un cellulare); andare a passo sicuro ma non troppo elevato, concedendosi delle pause, bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione; infine, in caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere i bambini che partecipano alla gita.

«Una zona impervia»
Come anticipato il 64.enne del Luganese è già la terza vittima della montagna nello spazio di un mese nel Sopraceneri. Dopo la Verzasca il 7 giugno e la Riviera il 18 giugno, stavolta lo scenario di una caduta mortale durante un’escursione è stata la Valle di Blenio. Il dramma si è consumato sabato nella zona del Cogn di Camadra. «È una zona comunque impervia e che presuppone la conoscenza del terreno e dove è indispensabile non avventurarsi al di fuori dei sentieri» spiega ancora da noi sollecitato Enea Solari senza però come detto poter entrare nei dettagli del caso specifico, di cui non dispone. La segnalazione del mancato rientro dell’uomo è scattata intorno alle 22. «In breve tempo è stato avviato un dispositivo coordinato dalla Polizia cantonale con il coinvolgimento anche del Soccorso Alpino Svizzero e della REGA», riferisce la Polizia. Sulla base degli accertamenti e delle informazioni raccolte è stato così possibile circoscrivere la zona delle ricerche. Stando ad una prima ricostruzione e per cause che spetterà all’inchiesta stabilire, il 64.enne, poi ritrovato verso la una di domenica mattina, è rimasto vittima di una caduta, precipitando in un burrone in una zona impervia situata a un’altitudine di oltre 2.100 metri. I soccorritori della REGA non hanno potuto fare altro che constatare la morte a causa delle gravi ferite riportate.

I precedenti recenti
Il 18 giugno a perdere la vita durante un gita nella zona del Pizzo di Claro era stato un 66.enne di Grono, originario della Calanca, caduto a quota 2.400 metri. Mentre stava scendendo è precipitato per circa otto metri. Il 7 giugno un dramma si era consumato poco dopo le 19 in territorio di Frasco ( Verzasca). Vittima anche in questo caso di una caduta un 53.enne residente in Germania che stava effettuando un’escursione in zona Passo di Piatto a un’altitudine di circa 2.000 metri. È precipitato per un centinaio di metri morendo sul posto.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 11 luglio 2022 del Corriere del Ticino

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Il miracolo della vita in carcere: “Evento con molti significati”

Il miracolo della vita in carcere: “Evento con molti significati”

Gobbi: la nascita di un bebè evidenzia la necessità della Sezione femminile e l’assunzione di nuove/i agenti di custodia

“È il miracolo della vita che si ripropone, nonostante il contesto di costrizione del carcere. Per gli agenti di custodia, poi, chiamati ad aiutare con il parto, è stata un’esperienza straordinaria”. Con queste parole il direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini, ha commentato la nascita di un bambino all’interno del carcere giudiziario della Farera, avvenuta la scorsa settimana. “Un avvenimento straordinario – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi; il primo avvenuto in Ticino. Si è svolto tutto molto velocemente. La mamma aveva il termine due settimane più tardi. Dopo una visita in ospedale il giorno prima, era poi stata dimessa e riportata in carcere. Ma in un attimo, il giorno dopo, la donna ha dato alla luce il bebè. Un’emozione per tutte le persone che si sono prodigate in questa circostanza. Ringrazio tutti per l’ottimo lavoro svolto, sul quale anche la speciale commissione parlamentare ha subito esperito un approfondimento per capire come si erano svolti i fatti. Questa esperienza mette in risalto due aspetti: da un lato l’umanità che è necessaria anche in un contesto di sorveglianza come quello carcerario; dall’altro lato la necessità di dotare le nostre Strutture carcerarie di celle appositamente pensate per le donne”.
E a questo proposito ci sono delle novità. “Sì, è così – ci dice il Direttore del Dipartimento Norman Gobbi. Nel 2007 la sezione femminile alla Stampa era stata chiusa, perché le donne in detenzione per espiazione della pena o in attesa di giudizio erano molto poche. Si preferì quindi allora far capo soprattutto a strutture della Svizzera interna. Oggi il numero di detenute è aumentato e gli attuali spazi non sono più adeguati. Da qui la volontà di creare una Sezione femminile all’interno del carcere. Come ho avuto modo di dire anche in Gran Consiglio, stiamo elaborando il messaggio. Si tratterà di una ristrutturazione interna, consci che la soluzione ottimale sarebbe invece la realizzazione di un nuovo carcere cantonale. Purtroppo per questo progetto dobbiamo ancora attendere, anche se il tema è sul tavolo delle discussioni. Cerchiamo comunque di trovare i migliori accorgimenti per soddisfare questa nuova esigenza. La Sezione femminile sarà composta da 12 celle, una delle quali destinata alle mamme con bambini. Confidiamo di essere pronti per la fine del 2023”, precisa Norman Gobbi.
Per queste nuove esigenze occorre avere anche nuovi agenti di custodia. “In effetti abbiamo appena aperto un nuovo concorso per l’assunzione di aspiranti agenti di custodia, che parteciperanno poi alla specifica formazione. Abbiamo bisogno anche, se non soprattutto, agenti donne. Per la nuova Sezione ne servono almeno 9. Il concorso è aperto sino al 31 agosto e il 20 luglio a Rivera terremo una serata informativa per tutte e tutti gli interessati. Una serata promossa assieme alla Città dei mestieri che potrà pure essere seguita in streaming su www.ti.ch/multimedia. Confido che molte persone possano interessarsi a questa professione. Un mestiere impegnativo, certo, ma che sa regalare anche tante soddisfazioni ed emozioni, come abbiamo potuto vedere con la nascita del bebè la scorsa settimana”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Riunione rappresentanti Gran Consiglio ticinese e Consigli regionali di Lombardia e Piemonte

Riunione rappresentanti Gran Consiglio ticinese e Consigli regionali di Lombardia e Piemonte

Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio insubrica

Si è tenuto questa mattina a Mezzana (Canton Ticino), presso la sede della Comunità di lavoro, l’incontro annuale tra i rappresentanti del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino e dei Consigli Regionali di Lombardia e Piemonte.

Alla presenza del Consigliere di Stato del Cantone Ticino e Presidente della Regio Insubrica Norman Gobbi e del Sottosegretario con delega ai rapporti con il Consiglio di Regione Lombardia Fabrizio Turba, hanno partecipato per il Gran Consiglio la Presidente Luigina La Mantia e il secondo Vice Presidente Michele Guerra; per il Consiglio Regionale della Lombardia il Presidente Alessandro Fermi, la Vice Presidente Francesca Brianza e il Presidente della Commissione Speciale Rapporti tra Lombardia e Confederazione Svizzera Roberto Mura; per il Consiglio Regionale del Piemonte il Componente della III Commissione Consiliare Domenico Rossi.       

Di particolare attualità la questione dell’emergenza idrica in merito alla quale il Presidente Mura ha sottolineato la necessità non solo di interventi immediati ma anche di programmare e strutturare azioni a medio e lungo termine eventualmente anche ridefinendo opportunamente le misure del PNRR a valere sul programma di sviluppo rurale. È stata quindi sottolineata la necessità di valutare un maggiore accumulo idrico nei grandi laghi regolati, e in particolare di prendere in considerazione un innalzamento della quota di massima regolazione estiva del Lago Maggiore consentendo un maggiore accumulo idrico.
Il Presidente Fermi ha sottolineato il tema dell’autonomia legato alla navigazione dei laghi e alla sua regionalizzazione, obiettivo prioritario e sul quale Regione Lombardia si sta già attivando in modo concreto.
La Vice Presidente Brianza ha infine posto attenzione sulla prossima programmazione Interreg che per le aree di confine riveste importanza fondamentale e costituisce “una sorta di piccolo ma costante e proficuo PNRR delle aree di frontiera, che deve proseguire e portare al raggiungimento dei risultati e dei benefici come avvenuto con l’ultima programmazione”.

La Presidente La Mantia ha evidenziato come l’importanza della collaborazione transfrontaliera si sia manifestata anche recentemente negli interventi congiunti nell’ambito della protezione civile, messa in opera attraverso l’Esercitazione Odescalchi. Inoltre è stata salutata con apprezzamento l’approvazione da parte del Parlamento ticinese del credito quadro di 5 milioni di Franchi a favore del Programma Interreg 2021-2027, poiché è nell’interesse del territorio e del suo sviluppo economico. Infine ha riferito come l’emergenza sanitaria abbia dato consapevolezza della necessità da parte della Confederazione di investire nella formazione del personale sanitario.

Il Consigliere Rossi ha sottolineato l’importanza di mantenere questi momenti di incontro per elaborare soluzioni condivise a problemi comuni, in particolare con riferimento a delle buone pratiche come l’utilizzo di materiale inerte riciclato per evitare nuovo consumo di suolo. Inoltre ha espresso soddisfazione per la realizzazione degli Stati generali del Turismo e della Cultura che vedranno l’Assemblea plenaria ospitata proprio nel territorio piemontese il prossimo 17 novembre a Novara, dopo una serie di atelier tematici che si apriranno il 5 ottobre e interesseranno tutto il territorio insubrico.

I rappresentanti dei parlamenti cantonale e regionali hanno sottolineato l’utilità di alimentare un clima di costante e costruttivo confronto, al di là dei confini nazionali in particolare per una regione fortemente integrata dal punto di vista economico e sociale come quella tra il Cantone Ticino e le vicine Regioni lombardo-piemontesi.

Nel pomeriggio i membri dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Regio Insubrica incontreranno i rappresentanti dei Comuni soci della Comunità di lavoro per l’annuale aggiornamento sull’attività, un’informativa sugli interventi effettuati nel corso dell’anno per tematiche di interesse transfrontaliero ed un confronto aperto con gli amministratori locali.

Gobbi: una nuova legge per Cantonale e comunali

Gobbi: una nuova legge per Cantonale e comunali

Il capo del Dipartimento istituzioni Gobbi sulla revisione della Legge sulla polizia. Il Consiglio di Stato apre la consultazione, fino al 30 settembre.
Parte la consultazione (sino al 30 settembre) sulla riforma della normativa ticinese sulla polizia. Il nuovo testo dettaglia le disposizioni adottate negli ultimi anni da governo e parlamento.

Ottantuno articoli contro la trentina della legge vigente, settantadue articoli contro i cinquantasei dell’attuale regolamento. Il Dipartimento istituzioni intende riformare i principali atti normativi che disciplinano l’attività della polizia in Ticino: propone quindi una revisione totale della Legge sulla polizia del 1989 e del relativo Regolamento firmato dal Consiglio di Stato nel 1990. Sugli ottantuno articoli della prima e sui settantadue del secondo, l’Esecutivo cantonale ha aperto ieri la consultazione. Più di trenta – fra autorità giudiziarie, uffici amministrativi, associazione e sindacati – gli enti interpellati. Avranno tempo tre mesi, sino a fine settembre, per esprimersi sul corposo progetto di messaggio governativo. L’obiettivo della riforma, spiega in conferenza stampa il capo del Dipartimento Norman Gobbi , è di conferire «alla Polizia cantonale e alle polizie comunali» una base legale «moderna e solida» affinché le forze dell’ordine possano operare al meglio «a tutela della sicurezza della popolazione» e sempre nel rispetto dei diritti dei cittadini.

Trentatré anni. E li dimostra
La legge odierna, evidenzia Gobbi, «sta per compiere trentatré anni…». Il contesto sociale, si afferma nel progetto di messaggio, è però “in continua e rapida evoluzione, come continuo e rapido è l’aggiornamento delle tecniche, delle modalità e degli strumenti di cui la polizia deve servirsi per svolgere le sue funzioni”: la normativa uscita dal Gran Consiglio “oltre trent’anni fa, in un’epoca sostanzialmente diversa da quella in cui viviamo, non è nemmeno più in grado di sostenere le sfide con le quali la polizia deve ora, quotidianamente, confrontarsi”. La legge va pertanto adeguata.

Quella sentenza del Tribunale federale
Nel nuovo testo si precisano fra l’altro disposizioni adottate in anni recenti da Consiglio di Stato e parlamento. Come ad esempio quella che, nell’azione di contrasto alla violenza domestica, attribuisce all’ufficiale di polizia la facoltà di allontanare l’autore o l’autrice dall’abitazione per dieci giorni: il progetto di messaggio estende la durata del provvedimento a trenta giorni. Con la revisione il Dipartimento istituzioni coglie l’occasione anche per dettagliare le norme riguardanti la cosiddetta custodia di polizia e le indagini – pure ‘mascherate’ – preventive, volte a impedire la commissione di reati. Si tratta delle misure prospettate a suo tempo dal governo, approvate nel dicembre 2018 dalla maggioranza del Gran Consiglio e in seguito impugnate davanti al Tribunale federale da Martino Colombo e Filippo Contarini. Nel 2021 Mon Repos ha bocciato il ricorso dei due giuristi. “I giudici federali – aveva dichiarato Colombo alla ‘Regione’, commentando il verdetto dell’alta Corte – hanno comunque fissato dei paletti entro i quali la polizia potrà agire”. E (anche) di quella sentenza del Tf si è tenuto conto nell’elaborazione del disegno di legge, indica il capitano Elia Arrigoni, alla testa dei Servizi generali della Polizia cantonale.

La gestione delle minacce
Il disegno di legge posto in consultazione regolamenta anche la “Gestione cantonale delle minacce”, gestione affidata a un’apposita unità della Polizia cantonale, formata da agenti e psicologi. “La gestione cantonale delle minacce ha lo scopo di riconoscere precocemente e di prevenire la commissione di reati da parte di persone che mostrano un comportamento o intenzioni che lasciano presupporre una predisposizione a commettere violenza contro terzi e che sono suscettibili di mettere gravemente a rischio l’integrità fisica, psichica o sessuale di terzi (persone che costituiscono una minaccia)”, recita il nuovo articolo 26. Gobbi assicura: non è un ritorno alle schedature e la libertà di opinione «non è minimamente toccata». L’articolo 26 mira a prevenire la commissione di reati e la prevenzione rientra fra i compiti delle forze dell’ordine.

Più gruppi di lavoro
Il progetto di riforma, segnala il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi, è «il risultato di riflessioni e approfondimenti cominciati dieci anni fa e portati avanti da più gruppi di lavoro». Gruppi costituitosi, dietro risoluzione del Dipartimento istituzioni, all’interno della Cantonale. E dei quali hanno fatto parte anche l’ex capo della Gendarmeria Decio Cavallini, l’attuale responsabile Marco Zambetti, Arrigoni e la responsabile del settore giuridico Bernadette Rüegsegger, già procuratrice pubblica del Canton Zurigo e presente ieri all’incontro con i media. Nel mettere a punto la proposta di nuova legge, riprende il capitano Arrigoni, «è stato considerato anche quanto già fatto in altri cantoni sul fronte normativo». Le novità salienti della prospettata riforma ticinese consistono, ricorda l’ufficiale, in una «definizione chiara e univoca dei principi generali», nella «suddivisione fra le competenze della Polizia cantonale e di tutte le polizie» e in una «organizzazione della Polizia cantonale aggiornata e più flessibile». Inoltre: «Sono state inserite le norme fondamentali a garanzia del principio di legalità» e «sono state esplicitate le misure coercitive».
Quando approderà al Gran Consiglio il messaggio governativo concernente la revisione totale della Legge sulla polizia? Impossibile fare previsioni. Molto dipenderà dall’esito della consultazione. Il tema è importante e delicato. Il dibattito non dovrebbe mancare.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 luglio 2022 de La Regione

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In cerca di una legge al passo con i tempi

Lanciata la consultazione per una revisione totale della base legale sulla Polizia – Norman Gobbi: «Abbiamo bisogno di strumenti legislativi adeguati per garantire la sicurezza in Ticino» – Il nuovo testo, però, non riguarda il progetto sull’unificazione dei corpi

«La legge attuale sulla polizia è in vigore da oltre 30 anni, da quando c’era ancora il muro di Berlino». È con questa frase che Norman Gobbi ha lanciato la procedura di consultazione sulla revisione totale della legge e del regolamento sulla Polizia, presentata ieri in conferenza stampa a Bellinzona. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sottolineato così il bisogno di adottare, attraverso una revisione totale di quella presente, una base legale che sia «completa, solida e aggiornata». L’obiettivo essenziale è rendere il testo legislativo più chiaro e leggibile, sia per le Polizie comunali e cantonale, sia per i cittadini, in modo che questi ultimi riconoscano il perimetro d’azione delle forze dell’ordine. Ma non solo: la legge dovrà pure rispondere alle nuove sfide apparse negli ultimi tre decenni. E a quelle future.
La revisione della legge, è stato ricordato in conferenza stampa, è iniziata con una consultazione interna alla Polizia cantonale, e proseguirà con un’altra procedura di consultazione più ampia, la quale si protrarrà fino al 30 settembre. Quest’ultima, ha evidenziato Gobbi, ha lo scopo di recepire eventuali critiche e di valutare possibili modifiche e miglioramenti prima che il testo finale sia portato all’attenzione del Parlamento.

Il risultato di un lungo lavoro
Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha fatto alcune precisazioni importanti sul progetto di riforma. «La nuova legge sulla Polizia non ha nulla a che fare con il futuro assetto di quest’ultima. Infatti, essa non vincola in alcun modo la struttura della futura Polizia ticinese», ha affermato, sottolineando il fatto che la revisione mira a elaborare una legge che possa durare nel tempo e possa adattarsi ai futuri modelli di organizzazione.
Altrimenti detto: la revisione della legge non è legata al progetto della Polizia unica ticinese. Il comandante ha poi ribadito che il disegno di legge è il frutto di un lavoro durato dieci anni, conforme alle tendenze osservate in altri cantoni; esso ha 81 articoli e raccoglie un messaggio di 130 pagine. Il regolamento, invece, è composto da 72 articoli e comprende anche un rapporto esplicativo di 21 pagine.
«È stato un lavoro articolato e sviluppato in un lungo lasso di tempo,» ha ribadito il capitano Elia Arrigoni, responsabile dei Servizi Generali della Polizia cantonale. «Gruppi di lavoro interni, composti da operativi e giuristi, hanno collaborato con esterni e specialisti – ha aggiunto – ma anche con la popolazione, che ha fornito spunti significativi per rendere più comprensibile la nuova legge». Riassumendo, le principali novità sono cinque: la definizione chiara e univoca dei principi generali che definiscono l’azione di polizia; la suddivisione delle competenze della Polizia cantonale e di tutte le polizie; l’aggiornamento dell’organizzazione della Polizia cantonale (per renderla più flessibile); l’inserimento delle norme fondamentali a garanzia del principio di legalità; e, infine, l’illustrazione più precisa delle misure coercitive. Tuttavia, non sono ancora stati forniti ulteriori dettagli su cosa effettivamente cambierà per i cittadini e le cittadine. La ragione principale, hanno spiegato le autorità, è che la consultazione lascia ampio spazio al dialogo e, perciò, alla possibilità di cambiare il contenuto della futura legge e del suo regolamento.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 luglio 2022 del Corriere del Ticino

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Una legge più chiara per la polizia ticinese
Per stare al passo con l’evoluzione della società, delle tecnologie e delle tecniche, oggi è stata proposta una revisione della legge che risale al 1989. Gobbi: “Si specificano diritti e doveri”

La Legge sulla polizia attualmente in vigore era stata approvata dal Gran Consiglio ben 33 anni fa, il 12 dicembre del 1989. Col passare degli anni questa si è confrontata con importanti cambiamenti sociali, tecnologici e tecnici. Per questo motivo, è stata proposta una revisione della Legge e del Regolamento sulla polizia al fine di garantire una normativa “moderna e snella a supporto dell’attività di polizia”, assicurando la tutela delle cittadine e dei cittadini, si legge nella nota diramata dal Consiglio di Stato. La nuova proposta è ora in consultazione.

“Necessario un aggiornamento”
Dopo più di tre decenni, ha spiegato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, urge la necessità di adottare una base legale aggiornata e completa tramite una revisione totale. Questa permetterà all’attività di polizia di svolgersi con efficacia e con ancor più chiarezza, restando in linea con l’evolversi della società. “Con questa legge non si ampliano diritti e doveri, ma si specificano. Si mettono inoltre in chiaro aspetti che per il cittadino sono importanti come la proporzionalità e la legalità dell’azione di polizia”, ha spiegato Gobbi ai microfoni di Ticinonews.

“Uno strumento fondamentale”
Dal canto suo, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha evidenziato come la Legge sulla polizia sia uno strumento fondamentale dello Stato di diritto atto a determinare i compiti della Polizia cantonale e le competenze sia di quest’ultima, sia delle polizie comunali senza limitare in alcun modo le discussioni in corso sull’assetto della “Polizia ticinese” del futuro.

Frutto di 10 anni di lavori
Questo nuovo disegno di Legge, ha spiegato sempre Cocchi, è il frutto di dieci anni di lavori preparatori, che hanno implicato molteplici elaborazioni valutate a livello giuridico, poi discusse sul piano operativo e un ascolto attivo delle necessità proveniente dal terreno, dai partner e dalla cittadinanza. Il risultato è un disegno di Legge che comprende 81 articoli e un disegno di Regolamento composto da 72 articoli, accompagnato da un rapporto esplicativo.

Fondamenti indispensabili
Per far fronte alla velocità con cui si verificano i cambiamenti sociali, la nuova revisione è stata impostata per contenere unicamente i fondamenti indispensabili, mentre il regolamento – più flessibile negli aggiornamenti – prevede le disposizioni che non richiedono una base legale in senso formale. Il capitano e responsabile dei Servizi Generali della Polizia cantonale, Elia Arrigoni, ha poi illustrato le principali novità della revisione; queste riguardano in particolare una definizione più chiara e univoca dei principi generali, una suddivisione più accurata delle diverse competenze di polizia, un aggiornamento e una migliore flessibilità dell’organizzazione della Polizia cantonale, così come l’aggiunta di norme fondamentali per garantire il principio di legalità e un’esplicitazione delle misure coercitive.

Tempo fino a fine settembre
L’iter prevede ora che le autorità e i partner consultati possano segnalare i loro emendamenti fino al 30 settembre 2022, in seguito il disegno di Legge, una volta elaborati i risultati della procedura di consultazione, sarà sottoposto alla Commissione competente, dopodiché spetterà al Parlamento ticinese pronunciarsi.

Da www.ticinonews.ch

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Verso una nuova legge sulla polizia ticinese
Lanciata la consultazione – Le nuove norme varranno per sia per la cantonale sia per le comunali

Il Consiglio di Stato ticinese ha sottolineato oggi, mercoledì, che è necessario predisporre una nuova legge sulla polizia, anche solo per il fatto che quella attuale è vecchia di più di 30 anni. E così dopo dieci anni di lavori il Dipartimento delle istituzioni ha presentato la nuova normativa che disciplina il lavoro degli agenti di polizia, lanciando la procedura di consultazione. Una legge che dovrà valere per tutti: sia per la polizia cantonale, sia per quelle comunali, in attesa che la politica decida di un’eventuale polizia unica per tutto il Ticino.
La legge sulla polizia in Ticino, è stato ricordato nel corso della conferenza stampa a Bellinzona, porta la data del 12 dicembre del 1989. Un mese prima cadeva il muro di Berlino. Da allora non solo il mondo è cambiato, sono emersi anche nuovi valori e anche il modo di intendere e vivere i rapporti tra cittadino e autorità è di certo mutato. Anche da qui l’esigenza di forgiare una nuova legge in materia. Ma quali sono i principali criteri che hanno guidato questa riforma? “L’attuale legge è vecchia: ci sono ancora definizioni di situazioni che non esistono più o che sono cambiate negli anni. Serve quindi un riordino, inoltre bisogna renderla più semplice e comprensibile e applicarla a quella che è l’evoluzione della società, che negli ultimi 30 anni è cambiata”, risponde il comandante della polizia cantonale, Matteo Cocchi.
La nuova legge che mette l’accento anche su tematiche attuali, come la cybersicurezza o la lotta alla pedopornografia online. Con un filo conduttore: la nuova norma serve per definire gli ambiti di lavoro della polizia, vale quindi per la polizia cantonale ma anche per chi svolge questo compito a livello comunale. Non dà quindi nessuna indicazione per sciogliere il nodo dell’eventuale creazione di un corpo unico su scala cantonale.
Previste invece novità, ad esempio, nel contrasto alla violenza, in particolare per poter allontanare più a lungo dal proprio domicilio chi minaccia o colpisce i famigliari, e qui molto spesso sono le donne a subire le conseguenze di queste violenze. Bernadette Rueggsegger, responsabile del servizio giuridico della polizia ticinese spiega alla RSI che “si è per esempio deciso di portare da 10 a 30 giorni la durata massima dell’allontanamento, una decisione che può essere presa direttamente dall’ufficiale di polizia. Questo è in linea con quanto si fa già in altri cantoni e in Ticino c’è anche stata una mozione in questo senso”.
Si è pertanto preso spunto anche da quanto capita a livello normativo in altri cantoni, aggiunge Cocchi: “Negli ultimi 10 anni vari cantoni hanno cambiato le loro leggi e sulla base di queste esperienze e anche di decisioni del Tribunale federale abbiamo cambiato la legge”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Verso-una-nuova-legge-sulla-polizia-ticinese-15460369.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15460576

Da www.rsi.ch/news