Occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza

Occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza

Comunicato stampa

La distrazione alla guida è una delle principali cause di incidente sulle nostre strade. Sempre più spesso infatti, l’attenzione di chi guida è rivolta altrove e questo determina un significativo aumento del rischio di incorrere in un incidente. L’uso del telefonino (ma non solo) mentre si è al volante, può causare un importante rallentamento delle reazioni, che in caso di imprevisti o di situazioni improvvise che si verificano sulla carreggiata possono portare a conseguenze anche gravi. Il progetto di prevenzione Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale tornano quindi nuovamente a sensibilizzare i conducenti sui pericoli derivanti da un atteggiamento distratto alla guida e annuncia che verranno effettuati puntuali controlli, segnatamente sull’utilizzo non corretto del cellulare alla guida.  

In Svizzera sono numerose le campagne di sensibilizzazione che negli anni hanno affrontato il tema della distrazione alla guida. L’attenzione si focalizza in particolare sull’utilizzo scorretto del telefono cellulare, che è fonte di disattenzione e di un conseguente aumento tangibile del rischio d’incidente. A titolo d’esempio basti pensare che per la lettura di un messaggio, che può richiedere all’incirca 7 secondi con lo sguardo lontano dalla strada, si percorrono circa 100 metri completamente al buio! In questi casi la differenza la può fare solo il conducente che si comporta in modo corretto.
Nel 2020 a livello svizzero la disattenzione e la distrazione sono state la causa degli incidenti gravi più spesso registrati dalla polizia. Infatti il 28% dei ferimenti gravi sono imputabili a vittime di incidenti dovuti alla distrazione di un altro utente della strada.
Per quanto riguarda le statistiche relative al Canton Ticino, nel 2021 si sono registrati un totale di 3’656 incidenti della circolazione stradale, nel 2019 3’714 e nel 2018 3’752. Di questi, circa un incidente su dieci ha quale causa principale la disattenzione e la distrazione.
Per questo motivo il progetto Strade sicure e la Polizia cantonale proseguono l’attività di prevenzione e annunciano che verranno effettuati puntuali controlli, con particolare attenzione dedicata all’uso non corretto del cellulare alla guida.
Essere alla guida richiede concentrazione: occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza.

Maggiori informazioni consultando il sito internet di Strade sicure:  
https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/quattro-ruote/distratti-mai/

«C’è chi dice che la conferenza sull’Ucraina sia un regalo avvelenato»

«C’è chi dice che la conferenza sull’Ucraina sia un regalo avvelenato»

A Lugano la prossima settimana si farà, per la prima volta, politica a livello mondiale, ma in vista dell’evento si sentono soprattutto le critiche alla conferenza sull’Ucraina.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi mostra comprensione, ma non sa ancora quali saranno i partecipanti.

Signor Gobbi, nella nostra ultima conversazione ha detto che il vertice sull’Ucraina sarebbe stato una sfida perché non si era mai tenuto un evento politico così importante a Lugano. Qual è la più grande da affrontare?
Per la popolazione della città, la mobilità sarà una sfida. Il blocco del traffico sul Lungolago è previsto per motivi di sicurezza, e già oggi la situazione del traffico a Lugano – come in tutte le città – è complicata. Per il Cantone, la questione della sicurezza è ovviamente centrale. La grande sfida è che non abbiamo ancora ricevuto l’elenco definitivo dei partecipanti alla conferenza. Si tratta di una variabile che influenza l’intero sistema di sicurezza.

Quando riceverete l’elenco dei partecipanti?
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dovrebbe compilarlo nei prossimi giorni.

Questo significa che non sapete ancora se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky verrà?
No, non lo so ancora.

La conferenza è un regalo al Ticino da parte del consigliere federale Ignazio Cassis?
La Svizzera ha sempre fatto regali a Ginevra. Vi ricordo i milioni che la Confederazione versa ogni anno al Canton Ginevra per la sua importanza come città internazionale.

Ma quindi non è in disaccordo sull’affermazione che la conferenza è un regalo?
Alcuni in Ticino dicono che è un dono avvelenato. Dicono che ci sono molte sfide e che una parte della città sarà bloccata. Io, invece, dico che è anche un’opportunità per dimostrare che il Canton Ticino è in grado di organizzare e ospitare una conferenza internazionale di questo tipo.

Il municipale di Lugano Filippo Lombardi si aspetta poco di concreto dalla conferenza, ritenendo che abbia più che altro un valore simbolico. Lei è più ottimista?
Non sono un esperto di politica estera, sono responsabile della sicurezza. Per me è fondamentale che tutto vada come previsto. La dimensione politica è di competenza del Consiglio federale e del Dipartimento degli affari esteri. Ma naturalmente la guerra è ancora in corso e le esigenze dell’Ucraina riguardano più la fornitura di armi che la ricostruzione.

Nella stessa intervista, Lombardi ha affermato che i ticinesi sono più interessati alle restrizioni nella vita quotidiana che alla politica mondiale. Cosa dovranno affrontare oltre ai blocchi stradali?
Faccio sempre il paragone con Davos. Davos è chiusa ogni anno per il World Economic Forum, e non piace né alla popolazione né ai turisti. Sarà così anche a Lugano: la gente non viene in città perché vi si tengono i congressi, ma perché Lugano è un bel posto.

Il leader dell’UDC Marco Chiesa ha dichiarato in un’intervista di non vedere l’utilità di tenere la conferenza. I ticinesi sono contenti?
Come ho detto, è un’opportunità. Non vogliamo arrivare al punto in cui è arrivata Ginevra l’anno scorso, quando il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e quello russo Vladimir Putin si sono incontrati. A quel tempo, alcuni residenti non potevano nemmeno aprire le tende, intere strade erano chiuse. Non avremo nulla del genere. Forse alcuni datori di lavoro consiglieranno il telelavoro per problemi di mobilità, ma staremo a vedere.

Il sindaco di Lugano, Michele Foletti, ritiene che la soluzione preferita sarebbe che i capi di Stato e di governo arrivassero solo martedì, in modo da non avere problemi di alloggio. È questo il piano?
Gli arrivi saranno fatti gradualmente: alcuni arriveranno domenica, altri lunedì mattina.

Come spiega il fatto che ci siano così tante critiche ancor prima della conferenza?
Spero solo che a posteriori prevalga un atteggiamento positivo. Ci sono anche effetti positivi, come la grande visibilità a livello mondiale. La conferenza si terrà sul Lago di Lugano, uno degli angoli più belli della città, e le persone di tutto il mondo vedranno queste immagini. Spero che questo abbia anche un’utilità turistica, simile a quella del Tour de Suisse.

Ci si deve aspettare anche delle dimostrazioni?
Per quanto ne so, sono state presentate un paio di domande per piccole dimostrazioni. Ma non so se sono state approvate.

Il Ticino, ma anche Lugano, è una sede importante per l’industria delle materie prime. Anche le aziende russe vi sono attive. La conferenza comporterà problemi con i russi?
Non credo. È interessante notare che dall’inizio della guerra non abbiamo assistito a tensioni tra russi e ucraini in Ticino, sebbene entrambi i gruppi di popolazione siano ben rappresentati. Già prima della guerra in Ticino vivevano 1.200 russi e 800 ucraini, soprattutto nel sud del Cantone, tra Lugano e Chiasso. Tuttavia, non ci sono mai stati problemi.

https://www.bluewin.ch/it/attualita/regionali/in-ticino-ce-chi-dice-che-e-un-regalo-avvelenato-1280389.html

Da Blue News

Giornata di formazione finisce in tragedia

Giornata di formazione finisce in tragedia

Precipita veicolo militare usato dall’Associazione truppe motorizzate. Muoiono due ticinesi

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‘Dolore e costernazione per i camerati’
Il comitato e l’associazione hanno comunicato la vicinanza alle famiglie dei due uomini e a tutti i camerati. Al cordoglio si unisce anche il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, Dipartimento da cui dipende anche la Sezione cantonale del militare. «Come ex ufficiale auto sono associato all’Associazione ticinese truppe motorizzate e sono costernato da un lato e triste dall’altro per la perdita di due camerati, alle cui famiglie sono, in questo doloroso momento, vicino – dichiara Gobbi, interpellato da ‘laRegione’ –. Un pensiero va anche ai camerati e alle camerate che hanno partecipato al corso di sabato e che erano presenti sul luogo di questa tragedia». Il capo del Dipartimento istituzioni ricorda poi che «l’autorità cantonale riconosce le attività fuori servizio con contributi minimi alle associazioni militari in base al loro programma, il grosso del sostegno arriva però dalla Confederazione che mette a disposizione mezzi e infrastrutture». L’Associazione ticinese truppe motorizzate collabora, fra l’altro, con manifestazioni come il Military Cross e la Corsa di orientamento notturna.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 giugno 2022 de La Regione

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Camion militare nel dirupo

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Il cordoglio di Norman Gobbi
«Sono costernato per l’accaduto ed esprimo la mia vicinanza ai familiari e ai colleghi dei due camerati che hanno perso la vita», è il cordoglio espresso da Norman Gobbi – direttore del Dipartimento delle istituzioni e colonnello delle truppe di trasporto, a sua volta associato all’ATTM – da noi raggiunto telefonicamente.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Autorità di protezione, una riforma storica

Autorità di protezione, una riforma storica

Le Autorità regionali di protezione – già Delegazioni tutorie comunali e Commissioni tutorie regionali, nel gergo comune meglio conosciute semplicemente come «tutorie» – saranno a tutti gli effetti una nuova Autorità giudiziaria indipendente e autonoma, inserita nell’ordinamento giudiziario cantonale. Questa la direzione che il Parlamento ha approvato praticamente all’unanimità, a soli sei mesi dalla presentazione del relativo messaggio governativo e trovando l’adesione delle principali forze politiche, condividendo il principio cardine della riforma delle Autorità di protezione presentata dal Consiglio di Stato su proposta del Dipartimento delle istituzioni che dirigo. Un passaggio storico per il Canton Ticino, visto che il funzionamento delle Autorità in materia di protezione dei minori e degli adulti è di competenza dei Comuni dal 1803, sancito nella Costituzione cantonale.
Le Autorità di protezione sono l’autorità più incisiva del nostro ordinamento, con un intervento importante sui diritti fondamentali delle persone, toccando la libertà personale, l’autonomia privata e la vita familiare. La sfera di competenza di queste autorità è ampia e può interessare tutta la vita di una persona, dalla nascita sino alla sua morte. L’ottica della riforma è quella di cogliere l’evoluzione naturale delle Autorità di protezione verso il modello giudiziario, già ipotizzato in passato a livello federale e cantonale, accrescendone l’indipendenza, l’autorevolezza e il riconoscimento, anche nei riguardi degli Stati esteri. Una riforma tesa a rafforzare l’organizzazione delle Autorità di protezione e a uniformare l’attività su scala cantonale, ai fini di migliorare la risposta dello Stato in questo ambito delicato della nostra società a tutela delle fasce più fragili della popolazione, tra cui anziani e giovani in situazioni di difficoltà.
La riforma promossa dal Dipartimento delle istituzioni e coordinata dalla Divisione della giustizia è frutto di un percorso costruttivo e partecipato, che ha visto il coinvolgimento di molteplici attori, istituzionali e della società civile, a cui va un sentito ringraziamento per l’apporto fornito e che assicureranno a questo rilevante quanto laborioso progetto, per il quale tengo a ringraziare anche la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti nonché i suoi collaboratori Cristoforo Piattini e Ljence Milani, per il lavoro sin qui svolto. Un riconoscimento da estendere a chi assicura l’attività delle attuali Autorità regionali di protezione con responsabilità e impegno e in particolare ai Comuni, competenti per il funzionamento delle stesse.
La modifica della Costituzione cantonale approvata dal Parlamento volta all’istituzione della nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione, le future Preture di protezione, sarà quindi sottoposta nell’autunno prossimo in votazione popolare. Un esercizio democratico necessario in termini formali che personalmente reputo oltremodo positivo e salutare per la nostra società in quanto metterà in primo piano la Giustizia del nostro Cantone coinvolgendo attivamente la cittadinanza, consentendo la legittimazione di questa nuova Autorità giudiziaria in caso di approvazione della riforma da parte delle cittadine e dei cittadini ticinesi.

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Verso l’unione a due in alta valle

Verso l’unione a due in alta valle

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza aggregativa dei Comuni di Prato e Quinto C’è soddisfazione in quanto «il progetto risponde agli orientamenti cantonali in tema di fusioni»

Primo deciso passo verso la fusione fra Prato Leventina e Quinto. Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza formulata dai due Municipi a fine maggio istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo. Parallelamente viene a cadere la procedura aggregativa tra Airolo e Quinto avviata il 14 ottobre 2009. Il Governo «valuta positivamente l’iniziativa dei Comuni di Prato Leventina e Quinto, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (Pca), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il Pca è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata dai due Comuni leventinesi. Che, già molto uniti da legami territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nello scenario ‘Alta Leventina’ del Pca. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni».

L’aiuto dei consulenti esterni
La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta dal sindaco Davide Gendotti, dal presidente della Commissione della gestione Enzo Celio e dalla segretaria comunale Maria Rita Fransioli per Prato nonché dal sindaco Aris Tenconi, dal presidente della Gestione Curzio Guscetti e dal segretario comunale Nicola Petrini per Quinto. Il consesso «potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali», specifica il Governo in un comunicato.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

(immagine: www.tiquinto.ch)

‘Non lavoro collegialmente? Lo rifiuto in toto’

‘Non lavoro collegialmente? Lo rifiuto in toto’

L’accordo tra Lega, Ppd, Ps, Udc e Verdi porta alle urne
Imposte di circolazione, in parlamento è finale ‘thriller’. Dopo il no al rapporto di maggioranza, sì a quello Ps/Verdi: andrà al voto contro l’iniziativa.

La replica di Gobbi è arrivata subito: «Quando nel 2016 il sottoscritto uscì con l’aumento delle imposte di circolazione, senza ricevere tanti applausi dalla mia fazione, ha fatto il compito del governo. Mettere in dubbio che io non lavori collegialmente lo rifiuto in toto, oggi in questa gazzarra (il dibattito prima del voto è stato senza esclusione di colpi, ndr) ho fatto l’arbitro, non potendo fare altro». Questo prima del voto che con 59 favorevoli, 3 contrari (Mps) e 23 astenuti (Plr) ha chiuso quattro ore di dibattito, entrate a gamba tesa, colpi sotto la cintura. E strategia. Tanta strategia.

Cui hanno partecipato anche Lega e Udc. I democentristi con Paolo Pamini rilevano come «qualsiasi misura che lasci risorse nelle tasche di chi le produce è da noi sostenuta con convinzione e molto piacere». Per i leghisti, con il capogruppo Boris Bignasca, «i cittadini si aspettano questo piccolo sgravio fiscale che per il ceto medio e medio basso diventa importante». A sinistra, negli interventi di Anna Biscossa, Ivo Durisch, Clauda Crivelli Barella e Matteo Buzzi si registra l’importanza di «rendere più sociale e ambientale» l’iniziativa popolare.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 de La Regione

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I ticinesi voteranno sull’imposta di circolazione

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15427324

Intervento all’interno dell’edizione di mercoledì 22 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Ai ticinesi l’ultima parola
Dopo un acceso scontro, in Gran Consiglio a spuntarla sono state due proposte: quella dell’asse PPD-Lega-UDC e quella del fronte rossoverde

In poche settimane, la vicenda dell’imposta di circolazione è diventata tanto contorta da sembrare la trama di un thriller psicologico scritto e diretto da Christopher Nolan. Tra rapporti commissionali, controprogetti, cavilli giuridici ed emendamenti incrociati, il dossier è diventato così complesso da confondere i politici più navigati e i cittadini più attenti alla cosa pubblica. Alla fine dei “giochi”, però, in Parlamento a spuntarla sono state due proposte (quella di PPDLega- UDC e quella di PS e Verdi) che a novembre – salvo sorprese dell’ultimo minuto – saranno sottoposte al voto popolare. La “strana” alleanza tra l’ala destra del Parlamento e l’ala sinistra ha dunque schiacciato il centro (o meglio, il PLR) e, dopo un duello parlamentare con qualche colpo sotto la cintura, i ticinesi saranno chiamati a esprimersi su due varianti della futura imposta di circolazione: una che propone di limitare l’incasso a 80 milioni (come chiedeva l’iniziativa originale del PPD) e una «più sociale ed ecologica», avanzata da PS e Verdi, che fissa l’importo massimo a 96 milioni.

Democrazia e conformità
L’acceso dibattito in aula è stato degno, appunto, del finale di un thriller. In Parlamento, prima di votare le tre proposte sul tavolo, i deputati si sono dati battaglia su una questione in particolare: decidere quale «testo conforme» sottoporre al voto popolare.
Detto in parole povere, il «testo conforme» è il testo di legge che concretizza l’iniziativa popolare secondo i principi sottoscritti da proponenti e cittadini.
Da una parte, l’asse PPD-Lega- UDC ha proposto il suo «testo conforme» (riprendendo le richieste originali dell’iniziativa) e dall’altra il PLR ha proposto un altro «testo conforme » (andando però a modificare alcune delle richieste originali degli iniziativisti).
Apriti cielo: da parte del PPD le dichiarazioni sono state pesanti. Il presidente Fiorenzo Dadò non ha esitato a parlare di «palese violazione dei più elementari principi della democrazia » e di «inaccettabile stortura messa in piedi per evitare l’esercizio democratico». I popolari democratici hanno contestato il fatto che i liberali radicali volessero portare al voto popolare una proposta differente da quella sottoscritta dagli iniziativisti.
Sul fronte opposto, il relatore del rapporto del PLR, Bixio Caprara, ha rimandato le accuse al mittente, criticando il fatto che da parte del PPD e della Lega nelle scorse settimane non ci sia stata la minima apertura al dialogo o al compromesso: «Ci avete detto: o mangi la minestra, o salti dalla finestra ». Caprara ha inoltre ricordato che è prassi comune, di fronte a un’iniziativa generica, discutere in commissione per trovare un compromesso. «Noi abbiamo cercato una sintesi tra la proposta degli iniziativisti e quella del Governo, tenendo conto di alcune criticità tecniche presenti nel testo originale e fissando l’importo a 96 milioni. Non si tratta di voler evitare il voto popolare, ci mancherebbe, ma di trovare un testo conforme condiviso dalle parti».
Sulla questione del compromesso, poco dopo, è tornato il capogruppo della Lega Boris Bignasca: «La nostra proposta è di per sé un compromesso, poiché sottoscritta da tre forze politiche, e non da una sola» come quella del PLR. E a rincarare la dose ci ha poi pensato il capogruppo PPD Maurizio Agustoni. «È un precedente grave. Oggi il Gran Consiglio non è chiamato a dire se è d’accordo o meno con l’iniziativa, ma a decidere se vuole assumersi, o no, la responsabilità, per la prima volta nella storia, di impedire ai cittadini di esprimersi su un’iniziativa popolare ».
E critiche importanti, per tutti, sono poi giunte dalla deputata socialista Anna Biscossa. «In Commissione gestione e finanze non ho mai vissuto situazioni come questa. Da parte del PPD è stato alzato un muro contro la possibilità di trovare una posizione condivisa e temo che sia dovuto al fatto che si è voluta fare una battaglia partitica in vista della campagna elettorale; da parte del Consiglio di Stato c’è stato un modo di procedere un po’ strano, con una proposta, che si è rilevata fragile di fronte alle considerazioni del Servizio giuridico, arrivata oltre la zona Cesarini; da parte del PLR, strenuo sostenitore del decreto Morisoli, ci si è spaventati di fronte a 15 milioni di mancati introiti, come se da questa somma dipendesse la stabilità finanziaria del Cantone, e invece penso che tale preoccupazione sia dettata dal fatto che poi mancheranno le risorse per una manovra fiscale per i ricchi». Dal canto suo, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha detto di voler vestire i panni dell’arbitro, senza sbilanciarsi sulle proposte e attendendo l’esito del voto. Un atteggiamento che gli è poi valso molte critiche da parte del PLR.

Votazioni ed emendamenti
Ebbene, dopo quattro ore di attacchi incrociati, per una manciata di voti il Parlamento ha in prima battuta bocciato il rapporto di maggioranza, ossia la proposta originale targata PPD-Lega-UDC: 44 i contrari, 41 i favorevoli, zero gli astenuti. Poi, si è trattato di decidere quale rapporto di minoranza portare al voto finale. La proposta del PLR è stata bocciata senza appello: 23 i voti a favore, ossia quelli dell’intera deputazione dei liberali radicali. La proposta rossoverde, invece, ha incassato il sostegno dell’asse PPD-Lega-UDC, per un totale di 61 voti. Ed è a questo punto, nel voto finale, che la proposta PPD-Lega-UDC è “rientrata dalla finestra” grazie a una serie di emendamenti proposti dal primo firmatario Marco Passalia e dall’MPS, emendamenti che hanno incassato il sì del Parlamento.
Il Gran Consiglio, in ultima battuta, si è quindi espresso a favore del controprogetto di PS e Verdi, reintegrando allo stesso tempo il «testo conforme » di PPD-Lega-UDC tramite gli emendamenti. Detto altrimenti: saranno i ticinesi a scrivere il finale del thriller, esprimendosi su queste due proposte.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Polizia cantonale: nominato il nuovo ufficiale che dirigerà il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico

Polizia cantonale: nominato il nuovo ufficiale che dirigerà il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico

Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta odierna Franco D’Andrea, con il grado di tenente.

Franco D’Andrea, dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente subordinato al V° Reparto di Gendarmeria stradale, il nuovo Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP), attualmente in fase di edificazione da parte dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). Nella sua funzione ricoprirà pure il ruolo di sostituto dell’Ufficiale di Reparto e sarà responsabile per le attività della Sezione operativa. Questa funzione è stata introdotta nel 2020, in previsione della messa in esercizio del CCVP alla fine del 2022, con l’obiettivo di seguire lo sviluppo del progetto e la formazione degli agenti e degli assistenti di polizia che prenderanno servizio a Giornico. Nel corso del 2023 il CCVP, dopo i primi mesi di messa in funzione, ricoprirà un importante tassello nell’ambito dei controlli specifici che USTRA demanda alla Polizia cantonale con l’obiettivo di aumentare ulteriormente la sicurezza dell’importante numero di veicoli pesanti, che transitano quotidianamente sull’asse del San Gottardo e nel rispettivo tunnel autostradale.  Subentra in questa veste al compianto tenente Luca Ceresetti, prematuramente scomparso il 14 gennaio scorso, nel giorno del suo 47esimo compleanno, dopo breve malattia.
Franco D’Andrea, classe 1980, nel 2014 si è diplomato quale impresario costruttore presso il Centro Formazione Professionale di Gordola della Società Svizzera Impresari Costruttori (SSIC). Questo dopo aver frequentato con successo, dal 2002 al 2005, la Scuola Superiore Tecnica Edilizia presso la Scuola specializzata superiore di tecnica (SSST) del Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano. Dal 2020 è attivo quale Capo perimetro alle dipendenze delle Ferrovie federali svizzere (FFS) e dirige circa 140 collaboratori attivi in diversi settori. A livello militare, con il grado di maggiore, è attivo nello Stato maggiore cantonale di collegamento territoriale subordinato alla Divisione territoriale 3.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per formulare i propri auguri a Franco D’Andrea per la sfida che l’attende all’interno della Polizia cantonale.

Aggregazione tra Prato Leventina e Quinto: istituita la commissione di studio

Aggregazione tra Prato Leventina e Quinto: istituita la commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai municipi di Prato Leventina e Quinto e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i due comuni.

Lo scorso 31 maggio 2022 i Municipi di Prato Leventina e Quinto hanno sottoscritto e trasmesso al Governo un’istanza congiunta per l’avvio di uno studio di aggregazione tra i loro comuni. Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza nominando nel contempo l’apposita commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo conformemente alla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni. Parallelamente viene a cadere la procedura aggregativa tra i Comuni di Airolo e Quinto avviata il 14 ottobre 2009; di conseguenza la relativa Commissione di studio è sciolta.
Il Governo valuta positivamente l’iniziativa dei comuni di Prato Leventina e Quinto, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il PCA è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata dai due Comuni leventinesi. I due comuni, già molto uniti da legami territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nello scenario “Alta Leventina” del PCA. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.

La commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

per Prato Leventina:

  • Davide Gendotti, Sindaco
  • Enzo Celio, Presidente Commissione della gestione
  • Maria Rita Fransioli, Segretaria comunale

per Quinto:                                    

  • Aris Tenconi, Sindaco
  • Curzio Guscetti, Presidente Commissione della gestione
  • Nicola Petrini, Segretario comunale

La commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(immagine: www.pratoleventina.ch)

Siccità, l’Italia chiede aiuto al Ticino

Siccità, l’Italia chiede aiuto al Ticino

I territori che contano sull’acqua del Po domandano collaborazione – Norman Gobbi: “Ce n’è poca per tutti, anche noi senza riserve”

L’Italia è alle prese con un’emergenza siccità praticamente senza precedenti. La situazione è drammatica soprattutto lungo il Po, sceso, come il Lago Maggiore, a livelli mai visti negli ultimi 70 anni. Meucci Berselli, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume, ai microfoni della RSI si è rivolto alla Confederazione, chiedendo “agli amici svizzeri di sostenere con un principio di cooperazione e sussidiarietà attraverso i laghi e gli invasi alpini il livello del Lago Maggiore, che in questo momento ha un riempimento che sfiora il 20%”. Se dovesse abbassarsi ancora, poiché i deflussi sono necessari per i prelievi – aggiunge – “va in crisi il lago stesso e tutto l’arco del Po che è sotteso al Ticino”.

La richiesta di aiuto è stata tematizzata proprio oggi, martedì, in un incontro della Regio Insubrica, durante il quale l’assessore della Regione Lombardia Massimo Sertori ha discusso con il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi per cercare di ottenere un rilascio maggiore di acqua attraverso la chiusa di Miorina, sul Verbano vicino a Sesto Calende.
“La discussione è stata incentrata in generale sull’approvvigionamento idrico”, ha spiegato lo stesso Norman Gobbi alla RSI, “non solo per quanto riguarda l’agricoltura, ma anche in merito all’acqua potabile e per la produzione idroelettrica, centrale per l’arco alpino”. “Siamo tutti nella stessa situazione – continua Gobbi –, tutti siamo davvero con poca acqua. Il problema esiste, e non è solo ticinese”.

“Aspettative alte, ma manca acqua sulle montagne”
Le aspettative di chi ha partecipato all’incontro “erano molto alte”, spiega il consigliere di Stato, aggiungendo tuttavia che “basta guardare sulle montagne per capire dove è il problema”, riferendosi alle scarse precipitazioni degli ultimi mesi che non hanno permesso il formarsi delle necessarie riserve idriche. “Le loro aspettative di poter rilasciare più acqua turbinando nelle centrali idroelettriche non è possibile, anche perché queste operano secondo il fabbisogno. Inoltre, non ci sono grandi riserve nelle nostre dighe, bisognerà quindi trovare soluzioni più a valle poiché non ci sono riserve sulle nostre montagne”.
In futuro si potrà tenere il lago più alto in primavera per accumulare maggiori riserve? “È una discussione eterna – risponde Norman Gobbi –. Abbiamo discusso spesso del lago troppo alto che provocava problemi al turismo, quest’anno il problema è inverso: abbiamo quindi chiesto, finora non ci è mai stata riconosciuta questa possibilità, di poter partecipare a una gestione comune del Lago Maggiore”.

Lago più alto? Se ne dibatte da tempo
La gestione del livello dei laghi, sulla quale si dibatte da tempo, è comunque di competenza federale. Proprio oggi, l’Ufficio federale dell’ambiente ha confermato alla RSI che l’intento resta quello di trovare un accordo soddisfacente sia per la Svizzera sia per l’Italia. Il rischio innalzando il livello del lago è quello di perdere metri di spiagge; proprio per questo è in corso una sperimentazione che si concluderà nel 2026 e che permetterà di capire gli effetti di un effettivo innalzamento del livello del Lago Maggiore. L’idea è di innalzarlo appunto in primavera, per accumulare più acqua per far fronte a eventuali problemi di siccità in estate. Sempre che la meteo faccia la sua parte.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Siccità-l’Italia-chiede-aiuto-al-Ticino-15425005.html

Da www.ticinonews.ch

Niente audit sul «caso permessi»

Niente audit sul «caso permessi»

In Commissione non c’è (più) una maggioranza intenzionata ad affidare le verifiche a un ente esterno
Non sarà un audit esterno a far luce sul «caso permessi», ossia sulle procedure adottate dal Dipartimento delle istituzioni sul rilascio o rinnovo delle autorizzazioni di soggiorno per stranieri. Dopo alcune settimane di discussioni, in aprile la maggioranza della Commissione gestione e finanze aveva deciso di affidare gli approfondimenti tecnici a un ente “non politico”, ma quasi due mesi più tardi – ci spiega il presidente della Gestione Fiorenzo Dadò (PPD) «una maggioranza politica, ora, non c’è più».
Tutto rientrato, dunque? Non proprio: «La Commissione convocherà i sindacati e le associazioni economiche che avevano sollevato il problema per capire se la situazione si è davvero risolta. In caso fossero necessari altri approfondimenti, questi saranno condotti direttamente dalla Gestione».
Il caso, lo ricordiamo, aveva infiammato la politica cantonale nella seconda metà del 2020. Dopo che il 3 settembre un servizio di «Falò» aveva raccolto diverse testimonianze che lamentavano un’applicazione molto restrittiva della Legge sugli stranieri, PS, Verdi, PC, PLR e MPS avevano chiesto chiarimenti in particolare su rifiuti e revoche di permessi per questioni ritenute “minori” o per condanne penali ormai datate, così come sulla proporzionalità dei controlli, ritenuti «spropositati». Quasi un anno dopo, il Tribunale federale aveva adeguato la propria giurisprudenza, rivedendo la portata del «centro degli interessi», elemento che il Ticino aveva considerato centrale al fine del rilascio o del rinnovo di un permesso. L’Alta Corte aveva cioè stabilito che questo aspetto «ha una portata circoscritta» e «non costituisce il criterio principale sul quale basarsi».

Da www.cdt.ch