“Un passo decisivo per il turismo ticinese”

“Un passo decisivo per il turismo ticinese”

Norman Gobbi: “Una legge moderna e snella per albergatori ed esercenti”

Il settore del turismo, che in Ticino apporta più del 10 per cento del prodotto interno lordo (Pil), avrà a disposizione una nuova legge che migliora le possibilità di lavoro per esercenti e albergatori. “L’approvazione della nuova Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear) avvenuta questa settimana in Gran Consiglio è un fattore che darà una mano concreta a tutto il settore turistico. È un risultato importante quello ottenuto negli scorsi giorni e un segnale forte che il Ticino si muove per migliorare le condizioni quadro in cui sviluppare la propria economia”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, responsabile del dossier approvato mercoledì dal Parlamento. “Esercenti e albergatori si confronteranno con norme chiare, che diminuiscono la troppa burocrazia oggi esistente nel settore. I Comuni avranno più margine di manovra per premiare e promuovere chi lavora a beneficio dei nostri ospiti e di chi risiede in Ticino, ma avranno pure più autonomia per meglio controllare chi opera in malo modo. Si garantisce così la qualità a tutto vantaggio di un settore imprescindibile per il Cantone”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ha voluto dare un’accelerazione all’iter finale di questa legge.

A proposito di tempistica: dai banchi del Gran Consiglio è stato criticato il troppo poco tempo concesso per esaminare la legge. “Mi fanno sorridere coloro che hanno portato avanti questa critica. Ma scherziamo: è dal 2018 che si discute su come cambiare la legge. L’accelerazione finale è il frutto di una condivisione tra tutti i partner del settore interessati. Il sì a questa legge dà la speranza che possa entrare in vigore già per questa stagione turistica, portando i benefici ricordati prima. Per questo ringrazio i due relatori commissionali, Andrea Censi e Giovanna Viscardi. Solo perché la revisione della legge arriva prima delle elezioni cantonali dovevamo attendere ulteriormente? Non comprendo questa logica. Anzi, la comprendo benissimo, ma la rispedisco al mittente. Sono i fatti che contano. Le realizzazioni a volte vengono fermate per tatticismi, magari con “scuse” formali, non di sostanza. Spesso la politica viene criticata perché troppo lenta nel trovare soluzioni. Su questo la gente ha perfettamente ragione ed è una considerazione che facciamo da anni. I cosiddetti “tempi biblici della politica” devono lasciare lo spazio a nuove modalità di condivisione e compartecipazione sulle decisioni così che le tempistiche possano abbreviarsi. Diamoci una mossa per avere un Cantone forte!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 marzo 2023 de Il Mattino

La revisione è servita, ma l’iter fa discutere

La revisione è servita, ma l’iter fa discutere

Il parlamento a larga maggioranza approva norme meno rigide per ristoranti e alberghi. La critica: ‘Consultazione troppo breve’.

Meno restrizioni per alberghi e ristoranti, senza però permettere ai 16enni di entrare in discoteca. Non ha avuto grandi discussioni sui contenuti la revisione totale della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione, approvata dal Gran Consiglio a larga maggioranza con 64 voti a favore, 3 contrari e 12 astenuti. Il punto più controverso del messaggio governativo – l’abbassamento da 18 a 16 anni dell’età minima per poter accedere alle discoteche – era infatti stato escluso dal Consiglio di Stato nelle scorse settimane. Una rinuncia dovuta anche alle numerose critiche e perplessità arrivate da parte di operatori del settore e associazioni attive nel mondo giovanile. Tra le principali novità approvate si trovano quindi: l’abolizione dell’obbligo di presenza del gerente, una maggiore flessibilità negli orari di apertura e chiusura dei locali, l’alleggerimento del percorso formativo del gerente e l’inasprimento delle norme relative alla lotta contro l’abuso di sostanze alcoliche.

Ha fatto invece discutere l’iter che ha portato in parlamento questa proposta: due sole settimane di consultazione, praticamente un record. «Era evidente che ‘il come’ e non ‘il cosa’ sarebbe stato il principale oggetto di questo dibattito. È un po’ la malattia della politica ticinese e svizzera», ha commentato il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi. «Questa revisione è però sui banchi della commissione da anni, durante i quali c’è stato modo di ascoltare le voci dei vari attori in gioco». Opinione condivisa dalla maggior parte del parlamento, che ha deciso di respingere la proposta del capogruppo socialista Ivo Durisch che chiedeva di rimandare in commissione: «Molti piccoli Comuni vorrebbero essere ascoltati. Qui si è voluta forzare la mano. Non è il modo di lavorare. Sui contenuti niente da dire, siamo coscienti che la ristorazione non è facile. Ma ci vuole rispetto per le istituzioni». Opinione condivisa da Sabrina Gendotti (Centro): «Non è questo il modo di lavorare. Fortunatamente il governo ha tolto la possibilità della discoteca accessibile ai 16enni».

Censi (Lega): ‘Compromesso tecnico’
D’altro avviso Giovanna Viscardi (Plr), relatrice del rapporto insieme al leghista Andrea Censi per la commissione ‘Costituzione e leggi’: «Il rapporto non è stato frutto di una notte. Questa revisione è un tema dal 2018. Si tratta di un compromesso tecnico e non politico, con rivendicazioni arrivate dal basso». Censi ha poi voluto puntualizzare che «si è affrontata senza tabù ogni regola. Anche quella dei 16enni in discoteca, proposta anche troppo mediatizzata e non ancora matura». Sulla stessa lunghezza d’onda Sabrina Aldi (Lega): «La modifica impone meno burocrazia. Un punto importante in un periodo come questo dove il lavoro scarseggia».

Estensione straordinaria di posti esterni: più giornate
Tutti concordi, invece, sulla necessità di dover aggiornare la legge. «Ci troviamo nella situazione dove i Comuni escono dai confini di legge nel concedere l’utilizzo di spazi pubblici. È una risposta alla situazione contingente, emersa anche durante la pandemia», ha spiegato il direttore del Di. Maggioranza del parlamento e governo si sono invece divisi sull’estensione straordinaria dei posti esterni, che permette ai Comuni di rilasciare l’autorizzazione di suolo pubblico (a esercizi già autorizzati). L’emendamento proposto dalla commissione e approvato dal Gran Consiglio chiedeva di portare a 52 (al posto delle 15 ipotizzate dal Consiglio di Stato) il numero massimo di estensioni, della durata di 24 ore. «Si tratta di un numero eccessivo», ha commentato Gobbi. «In questo modo l’eccezione può diventare la regola e le strutture si troverebbero sovraccaricate. Durante queste giornate di estensione, infatti, i ristoranti e le cucine producono più di quanto fanno normalmente». Puntualizzazione che non ha però convinto: «Si tratta di un limite massimo, non è detto che gli esercizi ne facciano uso totalmente», ha risposto Viscardi.

Concetto poco chiaro, l’iniziativa torna in commissione
Tornerà invece in commissione ‘Economia e lavoro’ l’iniziativa parlamentare del socialista Fabrizio Sirica che chiede “di sanzionare aziende beneficiarie di sussidi e che effettuano licenziamenti collettivi nonostante fatturati in utile”. Questo perché sia nell’atto parlamentare che nel rapporto di minoranza – relatore il comunista Massimiliano Ay – c’è un errore di forma. È infatti indicato “nonostante il fatturato del gruppo a cui appartiene segni un utile”. Un problema ammesso anche dai due deputati. «Non si capisce cosa si intenda con questa frase. È ovvio che il fatturato sia in utile», ha fatto notare Daniele Caverzasio (Lega). Il tema tornerà quindi sui banchi della commissione, anche se gli schieramenti sono già chiari. «Siamo in una cultura aziendale, soprattutto quella delle grandi imprese, che mira alla massimizzazione. Una logica di utile che porta a vedere il personale come un ramo secco da poter tagliare» ha affermato Sirica durante il suo intervento. «Questa legge vuole promuovere l’innovazione. Non è il suo scopo vigilare sulle condizioni di lavoro», ha dichiarato Roberta Passardi (Plr). «Per quello ci sono già altre norme». Il tema tornerà sui banchi del Gran Consiglio all’inizio della prossima legislatura.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 16 marzo 2023 de La Regione

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Nuove norme per ristoranti e alberghi «Una legge snella e al passo coi tempi»
POLITICA / Approvata a grande maggioranza dal Gran Consiglio la revisione totale della Lear – Criticata da alcuni la procedura troppo celere Andrea Censi (Lega): «Una risposta importante alle esigenze del settore, che stimola l’imprenditorialità e che tiene conto di tutte le sensibilità»

Sui contenuti, tutti (o quasi) d’accordo. Sulla forma, un po’ meno. Fatto sta che da ieri il Ticino ha una Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear) nuova di zecca. Il Gran Consiglio, con 56 voti favorevoli, 3 contrari (Più donne e un deputato del Centro) e 12 astenuti (tra le fila di PS e Verdi), ha dato il via libera alla revisione totale di questa legge. Una revisione che viene da lontano (se ne discute almeno dal lontano 2018) e che nelle ultime settimane ha subito un’importante accelerata. Nel giro di poco più di un mese, da inizio febbraio a oggi, si è infatti passati dalla consultazione sul messaggio del Governo fino al voto definitivo in aula. Una velocità che, come detto, non è piaciuta a tutti.

Troppo in fretta?
Non a caso, appunto, la discussione in aula è partita proprio da una richiesta, fatta dal capogruppo socialista Ivo Durisch, di rimandare tutto in Commissione: «Il messaggio del Governo – ha spiegato Durisch – è stato depositato il 27 febbraio, e il 28 c’era già il rapporto commissionale, prima ancora che l’oggetto venisse formalmente assegnato alla Commissione. E, oltretutto, la fase di consultazione è durata solo due settimane. Non è un modo esemplare di lavorare ».
A rispondere è stata la relatrice di maggioranza Giovanna Viscardi (PLR): «È vero che due settimane non sono molte, ma la revisione della Lear è sul tavolo della Commissione dal 2018. E il lavoro fatto dal presidente della Commissione (Andrea Censi della Lega), di concerto con il Governo e il gruppo di lavoro, ha permesso di garantire una costante comunicazione tra le parti», ha spiegato la deputata liberale radicale.
Qualche critica alla celerità con cui si è giunti al voto in aula è arrivata anche da altri partiti ma, alla fine, la sostanza ha prevalso sulla forma. Dopo una breve discussione, la richiesta di Durisch è stata bocciata con 51 voti a 21 e si è quindi potuti entrare nel merito della riforma.

Il dibattito
«Si tratta di un disegno di legge snello, chiaro, che semplifica e aggiorna norme ormai obsolete », ha rimarcato Viscardi, per poi aggiungere: «Un cantone a vocazione turistica come il nostro non può prescindere dall’aggiornare le norme alle tendenze del settore ». A fargli eco, anche l’altro relatore di maggioranza, il deputato leghista Andrea Censi che ha pure fatto parte del gruppo di lavoro (nel quale sedevano pure il Governo e gli attori interessati) che ha lavorato alla proposta: «È una risposta importante alle esigenze della ristorazione, dell’albergheria, ma anche del pubblico avventore e di chi è chiamato a vigilare sul settore, come i Comuni, le forze dell’ordine e il Cantone». Si tratta, ha chiosato Censi, «di una riforma al passo con i tempi, che stimola l’imprenditorialità e che tiene conto di tutte le sensibilità degli attori coinvolti». Sostegno alla proposta è poi giunto dalla Lega, con la deputata Sabrina Aldi a rimarcare che «si tratta di un alleggerimento del sistema che va salutato positivamente perché implica meno burocrazia e condizioni meno restrittive per accedere alla professione e aprire un locale». Detto diversamente: «Lasciamo lavorare chi ne ha voglia».
Qualche critica sulla celerità della procedura è poi giunta anche dal Centro, con la deputata Sabrina Gendotti che ha definito «indecenti» le tempistiche: «Non vi era alcuna ragione per trattare con tale urgenza il tema, se non per motivi elettorali ». Gendotti ha poi rilevato che «fortunatamente, dopo la levata di scudi, il Governo ha deciso di stralciare la proposta che prevedeva di far accedere i 16.enni nei locali notturni». Ad ogni modo, ha poi chiosato Gendotti, «il Centro sostiene la struttura più snella e meno burocratica della Lear».
Da parte del PS, invece, oltre alle già citate critiche sulle tempistiche, nel merito il gruppo ha lasciato libertà di voto, e alla fine alcuni deputati l’hanno approvata, mentre altri si sono astenuti.
Dall’UDC è invece arrivato un sostegno convinto a una nuova legge definita dalla deputata Lara Filippini come «moderna, al passo con i tempi e frutto di un lavoro intenso e di squadra».
Sul fronte governativo, invece, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha voluto rispedire al mittente le critiche sulle tempistiche: « Era evidente che il ‘come’, e non il ‘cosa’, sarebbe stato il principale oggetto del dibattito. È una malattia della politica, quella di concentrarsi di più sulla procedura che sul risultato da raggiungere». Anche perché, ha poi aggiunto Gobbi, «il risultato raggiunto non è frutto del lavoro di una notte, ma di cinque anni di confronto e dialogo». Ad ogni modo, nel merito della riforma, il consigliere di Stato leghista ha definito la nuova legge un progetto che, in generale, risponde alle esigenze degli attori coinvolti.

Le novità
Ma, concretamente, che cosa cambierà con la nuova Lear? Le novità presenti nella revisione sono parecchie. Tra tutte, però, ne spiccano alcune di particolare interesse per il settore. Possiamo citare, ad esempio, l’abolizione dell’obbligo di presenza fisica del gerente, la possibilità di effettuare la gerenza in più di un esercizio pubblico ( la cosiddetta gerenza multipla) e l’introduzione di una seconda figura responsabile (il gestore) per quanto riguarda il rispetto della legge e del regolamento. Ma non solo. Tra le novità c’è pure la ridefinizione del concetto di capacità ricettiva: essa in futuro sarà basata sul numero di avventori, e non più dei posti disponibili. E, oltre a ciò, è pure prevista una maggiore flessibilità nel poter spostare la capacità ricettiva dall’interno all’esterno del locale, e viceversa. Maggiore flessibilità è anche prevista a livello di orari di apertura e chiusura: verrà a cadere l’obbligo di apertura minima di 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana e verrà pure a cadere l’obbligo di notifica di un’eventuale chiusura anticipata. Saranno poi previste anche sanzioni più severe contro l’abuso di alcol: in caso di violazioni ripetute nel tempo, ad esempio, si potrà arrivare fino a un divieto ( temporaneo o definitivo) di vendita. Infine, nella nuova Lear è pure stato inserito lo strumento per l’estensione straordinaria dei posti esterni (con la possibilità di ottenere un’autorizzazione per l’estensione straordinaria dei posti esterni, fino al 150% della capacità ricettiva massima, per 52 volte all’anno sull’arco di 24 ore). Nella nuova legge, come avevamo riferito nelle scorse settimane, non figura più la possibilità per i 16.enni di accedere alle discoteche.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 16 marzo 2023 del Corriere del Ticino

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https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-nuova-Lear-%C3%A8-servita-16096159.html

Da www.rsi.ch/news

Violenza domestica: prima serata a Locarno di un ciclo di quattro appuntamenti

Violenza domestica: prima serata a Locarno di un ciclo di quattro appuntamenti

Comunicato stampa 

“Violenza domestica: come si previene, sanziona e interviene con chi la commette”: è questo il titolo della prima serata del ciclo di incontri che la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni organizza nell’ambito delle attività di sensibilizzazione previste dal Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. L’appuntamento è fissato per martedì 21 marzo 2023 alle 17.00 nella sala della Sopracenerina a Locarno.

A 5 anni dall’entrata in vigore in Svizzera della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica è tempo di bilanci e di nuove prospettive.
In tale contesto la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Municipio di Locarno, organizza la prima delle 4 serate previste nei prossimi mesi, che si focalizzeranno sugli assi strategici delineati nel Piano d’azione cantonale: prevenzione, protezione della vittima, perseguimento e politiche coordinate.
La prima serata dal titolo “Violenza domestica: come si previene, si sanziona e interviene con chi la commette” è prevista martedì 21 marzo 2023 a Locarno nella Sala Sopracenerina alle ore 17.00. Alla presenza della Capo Dicastero di Locarno Nancy Lunghi, parteciperanno alla serata, moderata dal giornalista della RSI Antonio Civile, il Procuratore generale Andrea Pagani, la responsabile del Centro competenze violenza della Polizia Cantonale, Marina Lang, il Capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa delle strutture carcerarie cantonali, Siva Steiner e un rappresentante dell’Ordine degli Avvocati, nella persona dell’avv. Letizia Vezzoni. Porterà il suo saluto un rappresentante dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU).

Concentrare l’attenzione su chi commette violenza è di fondamentale importanza sia per quanto attiene all’intervento sanzionatorio delle istituzioni, che permette alle vittime di nutrire la necessaria fiducia nelle istituzioni, sia a quello volto a prevenire una recidiva, grazie ad un intervento mirato alla responsabilizzazione e allo sviluppo della consapevolezza per  delle conseguenze del proprio agire sull’intero sistema familiare e sociale, fornendo al contempo gli strumenti necessari volti ad evitare il ripetersi di simili episodi.

Gli approfondimenti tematici promossi dalla Divisione della Giustizia proseguiranno nei prossimi mesi a Lugano, Mendrisio e Bellinzona, per giungere così in novembre al lancio della Campagna dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”. Tali occasioni – grazie alla collaborazione delle città interessate – permetteranno di sensibilizzare la cittadinanza su un tema delicato e costituiranno un momento privilegiato di scambio tra istituzioni cantonali, comunali e società civile.          

Flyer evento 21 marzo 2023

Le Tessin insiste pour être indemnisé par Berne pour l’accueil des migrants

Le Tessin insiste pour être indemnisé par Berne pour l’accueil des migrants

Le Conseil fédéral refuse de rembourser dès cette année les frais encourus par le canton pour la prise en charge des personnes arrivant d’Italie. Au sud des Alpes, cette fin de nonrecevoir passe mal

Pour l’instant, la Confédération ne remboursera pas le Tessin pour l’intégralité de ses dépenses liées à l’accueil et à la réadmission simplifiée de migrants en Italie. C’est ce que le gouvernement a répondu ces jours au conseiller national Marco Romano (Le Centre). Le député tessinois exhortait Berne à indemniser en totalité le canton dès 2023. «Je suis très déçu par le Département de justice et police d’Elisabeth Baume-Schneider. Le Conseil fédéral utilise des arguments bureaucratiques pour se défiler, manifestant une insensibilité déconcertante. Cela est inacceptable!», déplore Marco Romano, signalant qu’il amènera le thème devant la Commission des institutions politiques dont il est président et à laquelle participe la secrétaire d’Etat à la migration (SEM), Christine Schraner Burgener.

Le Conseil fédéral a répondu à l’élu qu’un éventuel remboursement n’interviendrait pas avant 2024. Les dispositions d’exécution ad hoc qui devraient entrer en vigueur au printemps de l’an prochain doivent encore être édictées, peut-on lire dans son message. «Ce n’est qu’à partir de ce moment que la Confédération pourra soutenir financièrement les centres de départ des cantons, pour autant que les conditions nécessaires soient remplies», indique-t-il.

Or, la pression à la frontière sud monte sans cesse et le Tessin est confronté à des chiffres comparables à ceux de l’urgence migratoire de 2015-2016, fait valoir Marco Romano. «Au Tessin, personne ne dort dans la rue ou à la gare, comme c’est actuellement le cas à Côme; tous les migrants sont logés et nourris», souligne-t-il, précisant que cela a un prix et qu’il n’est pas juste qu’il ne pèse que sur le canton italophone. «Chaque année, plusieurs centaines de milliers de francs sont dépensées pour quelques milliers de migrants», signale-t-il. «Pour les caisses cantonales, ce n’est pas rien. Le Tessin doit gérer cette problématique uniquement à cause de sa position géographique, alors que l’arrivée de migrants concerne tout le pays.»

Après le refus de Berne, le chef du Département des institutions tessinois, Norman Gobbi (Lega), a écrit aux conseillères fédérales Elisabeth Baume-Schneider et Karin Keller-Sutter. «Notre intention est de faire comprendre au gouvernement suisse, dans un esprit fédéraliste, la valeur politique de l’engagement du Tessin dans la gestion du flux migratoire à la porte sud du pays, en particulier en ce qui concerne les procédures simplifiées de réadmission avec l’Italie», explique-t-il. Grâce à une gestion efficace et professionnelle, le Tessin a limité au maximum la migration illégale de transit à travers la Suisse, considère le conseiller d’Etat. «Cela en assurant la sécurité du territoire et en évitant aux autres cantons de devoir faire face à une affluence de migrants, avec tous les problèmes et dépenses qui en découlent.»

Un coût de 4,5 millions de francs

Sur la base d’accords de durée limitée établis au début de l’urgence migratoire en 2016, la Confédération a contribué pour un montant d’un peu moins de 1,5 million de francs aux dépenses engagées par le Tessin entre 2017 et 2019. Mais les frais totaux pour la gestion et la sécurité du centre de réadmission simplifiée entre 2016 et 2022 s’élèvent à un peu plus de 6 millions de francs. «Le calcul est vite fait: les coûts supplémentaires supportés par le Tessin sont d’environ 4,5 millions de francs. Attendre plus longtemps – pour un canton qui financièrement fait face à plusieurs difficultés – n’est plus admissible», martèle Norman Gobbi.

D’autant qu’une base légale entrera en vigueur prochainement pour assurer ce dédommagement. En effet, une motion présentée en 2017 par l’ex-conseiller aux Etats Fabio Abate (PLR) a été adoptée en 2022. Elle demande à la Confédération la création d’une base légale permettant de soutenir financièrement les cantons qui gèrent des logements temporaires accueillant les étrangers devant être renvoyés dans un Etat voisin en vertu d’un accord de réadmission. Dès lors, le département de Norman Gobbi a adressé une demande de soutien financier aux autorités fédérales, à l’Office fédéral des douanes et de la sécurité des frontières (OFDF) et au Secrétariat d’État aux migrations (SEM), sans succès, rappelle-t-il. «Le Tessin demande à être reconnu pour son engagement extraordinaire et indispensable à la sécurité intérieure du pays, et servant les intérêts de tous les cantons», réitère-t-il.

Articolo originale

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 marzo 2023 di Le Temps

 

“Nel ruolo di pompiere spengo le scintille tra i candidati di lista”

“Nel ruolo di pompiere spengo le scintille tra i candidati di lista”

Norman Gobbi, consigliere di Stato uscente e candidato al Governo per la Lega, ha risposto alle domande di Ticinonews sull’accordo Lega-UDC, il rapporto con i colleghi in Governo e un bilancio di questi 12 anni.

Norman Gobbi, consigliere di Stato uscente della Lega e direttore del DI, è stato protagonista della undicesima intervista pre elettorale a Ticinonews. Fra i temi discussi l’accordo Lega-UDC, il rapporto con i colleghi in Governo, la violenza nello sport e un bilancio di questi 12 anni.

Partiamo da un fotomontaggio del Mattino: è raffigurato insieme agli altri candidati di lista per il Governo (Zali, Marchesi, Bignasca e Pamini) e a lei spetta il ruolo di pompiere. Il titolo è asilo Mariuccia.  Abbiamo sentito spesso le voci di Zali, Bignasca, Marchesi…Lei invece ha parlato poco. Come mai?
“Proprio perché devo fare il pompiere (ride). Cerco di tenere insieme la squadra. L’obiettivo strategico come lista è di mantenere le posizioni, crescere e dare espressione politica a un elettorato molto presente e che ci ha sempre sostenuto”.

Ha dovuto strigliare i suoi compagni?
“No. Un pompiere cerca di smussare gli angoli e cerca si spegnere le fiamme tra uno e l’altro. Fiamme che sono tra l’altro naturali in una campagna dove ognuno cerca di raggiungere il miglior risultato personale”.

È vero che all’interno del Consiglio di Stato ognuno bada al proprio dipartimento, senza pestare i piedi l’uno all’altro?
“Non direi. Ognuno di noi fa parte di un collegio in cui si prendono delle decisioni che a volte non sono gradite a tutti. Ognuno di noi è a capo di un Dipartimento e ne porta la responsabilità non solo dal punto di vista politico, ma anche operativo. Una volta che vengono prese le decisioni però non è ottimale per il Consiglio di Stato uscire con fratture o divisioni verso l’esterno. Credo che questo sia un elemento che ci distingue un po’ dalla vicina Repubblica, dove si continua a bisticciare. Una volta che si è presa una decisione è la decisione del Governo, anche se a qualcuno non piace o piace meno rispetto ad altre. Il confronto interno del governo non è sempre da Mulino Bianco. Anzi, su alcuni temi ci si confronta in maniera molto aspra”.

Settimana scorsa ricorreva il decimo anniversario della scomparsa di Giuliano Bignasca. È rimasto qualcosa di quella Lega?
“Quella Lega è nata in un periodo storico completamente diverso: è entrata come elemento di rottura contro una partitocrazia che gestiva e amministrava il Cantone come se fosse cosa sua e non dei cittadini. La Lega ha voluto dare voce ai cittadini e credo che questo aspetto sia rimasto, così come la volontà di portare la politica vicino alla gente. Quest’anno il nostro slogan è “continuità”, che rompe con quello che il Nano portava in avanti nel ’91, ma c’era un sistema diverso”.

Violenza nello sport. È notizia di ieri che le società possono, ma non sono obbligate a introdurre il biglietto nominale. Cosa ne pensa?
“È una decisione molto prudente per il mondo del calcio, un mondo in cui si creano spesso problemi di ordine pubblico. È una decisione già contenuta nel concordato contro l’hooliganismo avallato da più cantoni, anche se mancano quelli più refrattari, come Basilea, Zurigo e San Gallo. Credo che ci si debba confrontare sul fatto che gli stadi devono essere luoghi sicuri e che i costi generati dal tifo violento non ricadano sulla comunità. È un passo avanti rispetto a prima, l’importante è che non rimanga un fumogeno”.

12 anni di presenza in Governo. Si è dato un limite di tempo?
“Fintanto che ho voglia e interesse credo che potrò andare avanti. Comincio ad affrontare questa campagna elettorale e se il popolo lo vorrà la prossima legislatura”.

C’è qualche rammarico?
“Spesso per fare dei cambiamenti ci vuole davvero tanto tempo. I tempi per l’elaborazione di certi messaggi sono molto più lunghi di quello che uno potrebbe immaginarsi. Questo è un po’ il problema della politica. Se guardo però quanto abbiamo fatto sulla nuova legge della ristorazione e gli alberghi, che voteremo in questi giorni, siamo riusciti con un colpo di reni a portarla avanti in tempi brevi. E questo a favore di un settore economico importante per il nostro Cantone”.

Da www.ticinonews.ch

«I leghisti dovranno occupare i primi tre posti in lista»

«I leghisti dovranno occupare i primi tre posti in lista»

A tre settimane dalle elezioni cantonali, la Lega, in festa a Pregassona, ha deciso di lasciarsi alle spalle le polemiche degli ultimi giorni con l’UDC e serrare i ranghi: la parola d’ordine è raccogliere voti
«Votate e fate votare Lega». A tre settimane dalle elezioni cantonali, il movimento di via Monte Boglia, in festa a Pregassona, ha deciso di lasciarsi alle spalle le polemiche degli ultimi giorni e serrare i ranghi: la parola d’ordine è raccogliere voti. Il primo a sottolinearlo, oggi, è stato il capogruppo in Gran Consiglio, Boris Bignasca: «Vi chiedo il massimo sostegno, non solo per il Consiglio di Stato ma anche a supporto della lista del Gran Consiglio. Non dobbiamo arretrare», ha detto Bignasca davanti a circa 500 simpatizzanti. E sul botta e risposta con l’UDC, Bignasca ha minimizzato: «Ho sentito dire che ci sarebbe stata qualche polemica interna alla lista. Io di polemiche ne ho sentite poche, anzi direi che è stata quasi una campagna da Mulino Bianco». Anche perché, ha aggiunto, con i «cugini» dell’UDC «ci sono temi che ci uniscono, come la neutralità, ferita e calpestata dal Consiglio federale». Tra le priorità citate dal capogruppo, anche l’attenzione alle famiglie e ai giovani, la sicurezza e le infrastrutture.

A prendere la parola è stato poi il consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha ribadito l’importanza di sostenere il movimento. «Mancano 21 giorni, decisivi, alle elezioni e nelle case è già arrivato il materiale di voto. L’impegno che tutti noi dobbiamo prenderci è di sostenere – e far sostenere – la lista 10 per il Consiglio di Stato e la lista 13 per il Gran Consiglio perché le sfide che ci attendono nei prossimi anni sono molte». La Lega, ha proseguito Gobbi, «è la destra sociale del canton Ticino, una destra che vuole difendere il nostro Paese nei suoi principi fondanti: libertà, neutralità, controllo della migrazione, garanzia di una protezione sociale adeguata in un cantone che più di altri paga lo scotto degli accordi bilaterali».

Nessuna frecciatina ai democentristi anche da parte di Claudio Zali, che nel suo intervento ha sottolineato: «Sono leghista da 30 anni, e oggi sono qui a chiedere il sostegno del popolo della Lega. Io non faccio promesse e proclami, né li faccio votare. Io porto risultati: avremo il potenziamento dell’autostrada con dieci anni di anticipo, e il tram-treno, approvato questa settimana dall’Ufficio federale dei trasporti». E per quanto riguarda le elezioni, Zali ha ribadito la necessità di votare i candidati leghisti. «Come quattro anni fa, abbiamo due ospiti in lista (i due candidati dell’UDC Piero Marchesi e Paolo Pamini, ndr). Ma esattamente come quattro anni fa, i tre candidati leghisti dovranno occupare i primi tre posti di questa lista. Se ci attiviamo numerosi, sarà così e tra tre settimane ci troveremo a festeggiare in via Monte Boglia».

Da www.cdt.ch

Si delinea la Sezione femminile alla Stampa, orizzonte 2025

Si delinea la Sezione femminile alla Stampa, orizzonte 2025

In consultazione la bozza del messaggio governativo

Potrebbe essere realtà fra due anni la “necessaria e urgente” Sezione femminile nel Penitenziario cantonale La Stampa. È quanto si legge nella bozza del messaggio governativo datata 10 marzo che chiede al Gran Consiglio lo stanziamento di un credito di 3 milioni e 32’730 franchi per la sua realizzazione e il suo funzionamento, nonché per l’adeguamento degli spazi da destinare a detenuti anziani e con disabilità fisica motoria. Nella prospettata Sezione femminile – comparto di cui il Ticino non dispone più dal 2006, quando si decise di chiuderlo in concomitanza con l’apertura del carcere giudiziario La Farera considerata la bassa presenza di detenute presso il Penitenziario cantonale – si prevede di realizzare un totale di 11 posti cella, di cui una appositamente concepita per permettere l’eventuale gestione di figli fino ai tre anni di età. A considerare la Sezione “necessaria e urgente” sono in molti, come riferito da ‘laRegione’ lo scorso giovedì 9 marzo: dalla Commissione del Gran Consiglio che vigila sulle condizioni di detenzione, al direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, alla direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, fino al Dipartimento istituzioni e a tutto il Consiglio di Stato. Questo perché le detenute – il cui numero è in aumento – che restano presso il carcere giudiziario La Farera, “malgrado poste in carcerazione di sicurezza o in esecuzione pena anticipata, o che, altresì, già giudicate devono scontare una pena di breve durata o sono in attesa di essere trasferite in una struttura detentiva oltre Gottardo, si ritrovano in tal modo a dover sostenere un regime detentivo duro quanto non adeguato”, scrive il Consiglio di Stato. Attualmente, come spiegato giovedì da Laffranchini, alla Farera ci sono 16 detenute, di cui 8 potrebbero beneficiare del regime di esecuzione della pena. L’obiettivo futuro è dunque di accogliere in maniera adeguata le esigenze delle donne in regime detentivo chiuso nonché di limitare allo stretto indispensabile i collocamenti fuori cantone. L’investimento complessivo – sia a livello logistico che dal profilo informatico– volto alla realizzazione delle opere per accogliere le detenute è quantificato complessivamente in 1 milione e 250mila franchi. È invece di 1 milione e 782’730 franchi l’impatto a gestione corrente dei costi per il personale aggiuntivo necessario alla gestione della Sezione femminile. Il governo evidenzia che la creazione di tale Sezione consentirà di ridurre gli attuali costi riferiti ai collocamenti delle detenute al di fuori del cantone per l’esecuzione della rispettiva pena detentiva. Oltre all’aumento della popolazione carceraria femminile, le Strutture carcerarie cantonali hanno registrato negli ultimi anni anche la tendenza all’aumento di persone in detenzione di età avanzata, segnatamente oltre i 60 anni. Per questo si prevedono adeguamenti logistici ed ergonomici per detenuti anziani e detenuti con disabilità fisiche e motorie.

La bozza di messaggio, spiega a ‘laRegione’ la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti è stata posta in consultazione ed è stata trasmessa ai servizi centrali dell’Amministrazione cantonale, quindi alle Finanze, alla Logistica e Risorse umane, all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, al Tribunale penale cantonale e al settore esecuzione delle pene e delle misure. Ma anche, per informazione, alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ e a quella preposta a vigilare sulle condizioni detentive in Ticino. I tempi sono stretti. «Come già indicato – afferma Andreotti – intendo sottoporre il progetto di messaggio al Consiglio di Stato, per la sua approvazione, nella seduta del 29 marzo». Non sarebbe stato meglio attendere la realizzazione del nuovo carcere penale per soddisfare tutte le esigenze legate alle differenti tipologie di persone detenute? «La costruzione del nuovo penitenziario, che è la soluzione su cui dovremolavorare visto che La Stampa ha più di cinquant’anni, richiederà comunque molti anni, più di quelli che si prospettano con questa bozza di messaggio – evidenzia la responsabile della Divisione giustizia –. Noi abbiamo invece bisogno oggi di soluzioni logistiche. Per le detenute, per i detenuti anziani e per i detenuti con disabilità fisica e motoria».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 marzo 2023 de La Regione

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16087396

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 12 marzo 2023 de Il Quotidiano

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https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-Stampa-pronti-i-piani-per-sezione-femminile-16086880.html

Da www.rsi.ch/news

“È il fattore umano l’investimento più importante per la sicurezza”

“È il fattore umano l’investimento più importante per la sicurezza”

Norman Gobbi saluta i nuovi agenti di Polizia e agenti di custodia

“L’investimento più importante per la sicurezza è il fattore umano. La formazione di nuovi agenti di polizia, così come di nuovi agenti di custodia, assume una valenza decisiva per la sicurezza delle cittadine e dei cittadini ticinesi, per i loro beni e per le nostre aziende e attività economiche in generale. Per questo le due cerimonie svoltesi nei giorni scorsi al termine dei rispettivi percorsi formativi delle nuove e dei nuovi poliziotti e degli agenti di custodia che lavoreranno nelle nostre strutture carcerarie hanno un’importanza particolare”, così afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo aver ringraziato le donne e gli uomini che hanno concluso la Scuola cantonale di Polizia 2021 e le due Scuole per agenti di custodia del 2020 (in piena pandemia) e del 2022. “Le nuove e i nuovi agenti hanno svolto una formazione accurata. Hanno sviluppato le competenze necessarie per fare la loro professione nel migliore dei modi. Dovranno affrontare situazioni difficili, impegnative. Nel corso della loro carriera dovranno inoltre ritornare… sui banchi di scuola, perché al giorno d’oggi la formazione continua e il perfezionamento professionale sono d’obbligo, se si vuole rimanere aggiornati e in grado di affrontare le nuove sfide”. Le cerimonie al termine delle varie scuole assumo sempre un elevato valore istituzionale, proprio perché queste giovani e questi giovani andranno a svolgere dei compiti legati alla sicurezza dello Stato e di tutte le cittadine e cittadini. “Assieme ai loro superiori e colleghi sono chiamati a vigilare, prevenire e intervenire a nostro favore. Per rendere il Ticino sempre più sicuro, per un Cantone sempre più forte”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 marzo 2023 de Il Mattino