Solidarietà con chi lavora nei centri per richiedenti l’asilo

Solidarietà con chi lavora nei centri per richiedenti l’asilo

Norman Gobbi interviene sulle polemiche attizzate da R-esistiamo

Comunicati stampa su comunicati stampa; mini manifestazioni, perché sono presenti pochissime persone e sempre le stesse; alcuni giornali che riempiono le pagine e la RSI che fa servizi su servizi. L’accusa che viene mossa attraverso il collettivo R-esistiamo è sempre la stessa: l’autorità è crudele contro i richiedenti l’asilo, e la polizia, così come gli agenti di sicurezza, abusano del loro potere all’interno dei centri federali per richiedenti l’asilo. Ne abbiamo parlato con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “All’opinione pubblica viene fatta vedere e percepire spesso una realtà distorta. Ormai i cittadini non riescono nemmeno più a capire che quando vi sono risse all’interno di questi centri sono gli asilanti stessi a darsi botte per i più disparati motivi. Molte volte anche perché in preda all’alcol o a sostanze stupefacenti. Le autorità devono intervenire per mantenere l’ordine, affinché non vengano colpiti gli altri ospiti dei centri d’accoglienza, spesso famiglie con bambini. O gli stessi agenti di sicurezza e gli assistenti. Perché occorre subito precisare che i richiedenti l’asilo non sono tutti uguali. C’è chi nel rispetto delle leggi e delle regole segue l’iter per l’ottenimento dell’asilo e durante questo percorso si comporta in modo corretto. Ma c’è chi ha tutt’altro comportamento. Non per nulla spesso delinquono quando sono in giro per le nostre città e per i nostri comuni. Le cronache per fortuna ne danno conto. Così come hanno rivelato dei numerosi falsi allarme incendio lanciati dagli stessi asilanti ospiti a Pasture. Pompieri che corrono inutilmente e fatture di decine e decine di migliaia di franchi da pagare dalla Confederazione. Non mi piace fare di ogni erba un fascio. Mi piace però affermare che la Svizzera è uno Stato di diritto, che si è data leggi e regole ben precise anche nel campo della politica d’asilo (avallate sempre dal popolo) e che svolge i suoi compiti in modo corretto e umano. In questo senso tutti coloro che lavorano e operano in questo settore o a stretto contatto – come possono essere gli agenti delle Polizie cantonale e comunali – e si attengono ai compiti loro assegnati hanno il sostegno del Dipartimento delle istituzioni”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. I numeri dei richiedenti l’asilo attestano un aumento nell’ultimo anno. “Per fortuna a livello di afflusso la situazione nelle scorse settimane si è un po’… normalizzata. Però è vero che se i centri sono più affollati basta una scintilla per far scoppiare una lite. Così come la presenza di diversissime etnie rappresenta un ulteriore aggravio di lavoro e una sfida ancora più impegnativa per la sicurezza. Lo ribadisco: coloro che lavorano nei centri di Balerna Pasture e di Chiasso sotto il coordinamento della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) hanno tutto il sostegno del DI, perché portano avanti i compiti loro assegnati dalle nostre leggi”, conclude Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 aprile 2023 de Il Mattino della domenica 

Falsi allarmi, tra dispiacere e mancanza di rispetto

Falsi allarmi, tra dispiacere e mancanza di rispetto

La Segreteria di Stato della migrazione si dice dispiaciuta per il comportamento dei richiedenti l’asilo
Norman Gobbi: «Gli interventi “a vuoto” potrebbero andare a discapito di altre contemporanee emergenze»

I riflettori sono tornati ad accendersi attorno al Centro federale d’asilo di Pasture, situato tra Novazzano e Balerna. Nell’edizione di ieri abbiamo riportato quanto siano stati sollecitati i militi del Centro Cantonale Soccorso Pompieri Mendrisiotto in questo 2023. Da gennaio, infatti, per quasi un’ottantina di volte i pompieri si sono dovuti recare al Centro per quelli che, in realtà, si sono rivelati essere dei falsi allarme incendio. Allarmi attivati – ha spiegato il presidente della delegazione del Consorzio Samuel Maffi – dagli ospiti: «per inavvertenza, per ignoranza, rispettivamente per dispetto, hanno schiacciato questo tasto il quale innesca una procedura di emergenza ». Il problema è noto anche alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) la quale, da noi interpellata, ieri ci ha risposto dicendosi dispiaciuta per l’accaduto: «Ci dispiace molto che negli ultimi mesi alcuni richiedenti l’asilo abbiano fatto scattare l’allarme antincendio senza motivo. Il risultato sono stati numerosi interventi inutili dei pompieri, che hanno comportato costi altrettanto inutili. Siamo in costante contatto con i pompieri e stiamo cercando di adottare diverse misure per evitare che in futuro si verifichino questi falsi allarmi».

Tre misure da adottare
Si punta innazitutto sulla prevenzione attraverso la sensibilizzazione: «Nei colloqui individuali o di gruppo, che si tengono comunque regolarmente, i richiedenti asilo sono stati e sono ulteriormente sensibilizzati su questo tema». Un’altra misura verte sulla collaborazione con la polizia. «In tutti i casi in cui è possibile identificare i colpevoli, viene sporta denuncia» ci viene spiegato da Berna. Infine, si è al lavoro anche per una modifica del sistema di allarme. Sono in atto verifiche per comprendere se l’inoltro automatico della chiamata «possa essere ritardato di qualche minuto, in modo che gli addetti alla sicurezza possano verificare in prima battuta se si tratti di un falso allarme o meno».

«Ci sono regole da rispettare»
Sull’asse Mendrisiotto-Berna si è dunque al lavoro per cercare di risolvere quello che a tutti gli effetti è un problema. Problema che sino ad ora non era giunto sul tavolo del Consiglio di Stato.
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, in tal senso, conferma che «il tema non è di competenza cantonale, ma del Consorzio Centro Soccorso Cantonale Pompieri Mendrisiotto che se ne sta occupando; per questo sinora non è mai giunto sul tavolo del Governo. Ciò nonostante, il consigliere di Stato esprime comunque un parere deciso: «Se gli allarmi scattano a Pasture perché i richiedenti l’asilo di proposito vogliono fare un “dispetto”; siamo di fronte all’ennesima conferma dell’assoluta mancanza di rispetto di alcuni di loro nei confronti delle regole anche minime che devono essere tenute quando si è ospiti di uno Stato. Oltre a provocare ingenti costi, gli interventi “a vuoto” potrebbero andare a discapito di altre contemporanee emergenze e mettere quindi in pericolo persone e cose».

Oltre ai falsi allarme, la cronaca riporta pure interventi da parte della Polizia. L’ultimo in ordine di tempo si è verificato mercoledì sera. A tal proposito, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni evidenzia come «le richieste di intervento alla Polizia cantonale sono sempre state purtroppo numerose. In periodi in cui vi è una maggiore affluenza di richiedenti l’asilo anche i momenti di tensione all’interno dei Centri aumentano. Risse tra gli stessi richiedenti l’asilo, con la messa in pericolo sia delle famiglie presenti con i loro bambini, sia degli agenti della sicurezza privata e del personale addetto all’assistenza».

Episodi «intollerabili»
Per Gobbi si tratta di una «situazione nota, ma che non può essere tollerata. Per questo abbiamo chiesto – il Ticino e altri Cantoni sede di Centri federali – di disporre di basi legali che possano limitare e contenere questi intollerabili comportamenti». Il discorso, a questo punto, si estende anche all’esterno delle strutture e agli episodi che possono verificarsi, in questo caso, nella cittadina. Episodi che comportano un aumento della mole di lavoro per le pattuglie. «Episodi di vandalismo o furti e furti d’uso sono ricorrenti all’esterno del Centro – rileva il nostro interlocutore –. Per le Polizie, sia cantonale sia comunali ciò fa parte del lavoro quotidiano e del contributo necessario legato alla presenza dei centri di registrazione e di accoglienza per richiedenti l’asilo. Il Ticino – evidenzia – è la porta d’entrata a sud della Confederazione e quindi ci dobbiamo confrontare anche con questi aspetti negativi. La collaborazione con la SEM è buona. In questi ultimi giorni ci troviamo confrontati con pesanti critiche. Quasi una beffa, se pensiamo a quanto occorre fare in termini di sicurezza per accompagnare alcuni richiedenti l’asilo che non rispettano le nostre regole. Regole che vorremmo – come detto poc’anzi – più incisive sui richiedenti incapaci di rispettare le istituzioni e il popolo che li ospita». Chiediamo a Norman Gobbi, infine, se anche in considerazione delle diversità culturali, gli agenti devono adottare degli accorgimenti nelle procedure da seguire. «La formazione che viene impartita durante la Scuola di Polizia e la formazione continua – risponde – danno gli strumenti affinché gli agenti siano in grado di confrontarsi con queste nuove realtà».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 29 aprile 2023 del Corriere del Ticino

“La sicurezza al confine deve rimanere una priorità”

“La sicurezza al confine deve rimanere una priorità”

Le riflessioni di Norman Gobbi sulla nuova legge (e riorganizzazione) delle dogane

Settimana scorsa con il Consigliere di Stato Norman Gobbi avevamo affrontato il tema del mancato rispetto da parte dell’Italia dell’Accordo di Dublino, decretato unilateralmente nei confronti di tutti gli Stati firmatari, Svizzera inclusa. Ciò comporta la mancata riammissione verso l’Italia dei richiedenti l’asilo giunti in Svizzera e che avevano presentato la loro domanda in prima istanza alle autorità di Roma. “La già forte pressione ai nostri confini – pur essendo ancora sotto controllo – con questa decisione a lungo andare non può certo migliorare”, afferma Norman Gobbi, che introduce un nuovo elemento. “Tra gli aspetti che occorre tenere presente per garantire la nostra sicurezza interna vi è la collaborazione tra le diverse “agenzie” che sono attive in prossimità del confine. L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini – la nuova denominazione sotto cui vi sono anche le ex guardie di confine – assume un ruolo decisivo, essendo di sua competenza la sicurezza lungo la linea che divide la Svizzera da un altro Stato. Il cambiamento avvenuto negli ultimi due anni nell’organizzazione dell’ex amministrazione doganale e delle ex guardie di confine confluite nel citato Ufficio è stato un passo non da tutti accolto con grande favore e che ha palesato diverse criticità. I Cantoni, Ticino in testa, hanno criticato la recente proposta di revisione della legge. La nostra preoccupazione principale è quella di poter chiarire al meglio ruolo e funzione dei collaboratori chiamati a gestire la sicurezza, sia rispetto al resto del personale dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, ossia i doganieri che si occupano principalmente di applicare i dazi, sia – e soprattutto dal nostro punto di vista – nei confronti delle Polizie cantonali. Il pericolo di avere al confine poca chiarezza su ruoli e compiti in un momento in cui la pressione migratoria è elevata può creare situazioni difficili da gestire. Infatti, una delle proposte criticate prevedeva un’assunzione non giustificata di compiti di sicurezza interna da parte dell’Ufficio federale. È quello che non si vuole. In aggiunta siamo rimasti perplessi dal fatto che la revisione della legge sulle dogane sia giunta quando la riforma organizzativa era stata in pratica già implementata”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Ora sembra che sul piano politico qualcosa si sia sbloccato. “In effetti è di 2 settimane fa la decisione (con risicata maggioranza) della commissione della gestione del Consiglio Nazionale di portare avanti la revisione della legge sulle dogane, dopo un anno in cui erano emerse tutte le criticità poc’anzi ricordate. Ripeto: operativamente abbiamo bisogno di chiarezza e di certezze. Il passo compiuto con la riforma organizzativa è stato anche a giudizio dei Cantoni quantomeno affrettato e con una mancanza di chiarezza sugli obiettivi. Si è voluto rivoluzionare tutta la precedente struttura, cancellandola con un colpo di spugna e chiudendo drasticamente con il passato. Il contraccolpo è stato avvertito soprattutto dalle ex guardie di confine, che – unitamente ai doganieri – hanno perso i punti di riferimento tradizionali. Spero che i passi compiuti riescano a migliorare non solo le entrate finanziarie della Confederazione, ma pure la sicurezza ai nostri confini, anche se qualche dubbio mi sorge ascoltando ex dirigenti del Corpo delle Guardie di confine”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

“Intollerabile. Ci saranno conseguenze”

“Intollerabile. Ci saranno conseguenze”

Norman Gobbi indignato per l’episodio di Paradiso: due minorenni hanno sottratto due pistole cariche alla polizia, durante un’esercitazione, e hanno sparato contro un muro

“È una situazione molto grave, intollerabile per me, proprio perché, per negligenze, si è messa in pericolo la vita di chi stava lavorando, ma anche dei giovani che sono entrati nello stabile… quello che è successo non può essere privo di conseguenze”. Così ai microfoni della RSI Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni e responsabile politico della polizia cantonale, che utilizza parole pesanti nei confronti degli agenti della polizia cantonale che mercoledì pomeriggio, durante un’esercitazione all’hotel Eden di Paradiso (in disuso), si sono fatti rubare da due minorenni due pistole d’ordinanza cariche. I due giovani, fra i 13 e i 15 anni, dopo aver esploso entrambi un colpo contro un muro, hanno gettato le armi nel lago. Sono stati subito fermati e ora sono indagati.

In addestramento all’Eden c’erano le forze speciali, gli agenti scelti dalla cantonale. È preoccupato?
“Il fatto che fossero presenti gli specialisti non svincola da quello che è successo. Potevano essere anche altri agenti, ma quello che è successo è intollerabile e per me non può essere privo di conseguenze. Per questo già ieri ho subito preso contatto sia con il comandante sia con il vice comandante e il responsabile delle forze speciali, per far capire che, per il direttore del dipartimento così come per tutta la popolazione, questa situazione incrina la reputazione della polizia cantonale”, dice Norman Gobbi.

Quindi la fiducia sua e quella dei cittadini è stata messa alla prova, secondo lei?
“Sicuramente. Spero che, però, non sia messa in discussione la fiducia per le prestazioni che la polizia cantonale offre sul territorio ticinese. La reputazione sicuramente ne risente, proprio perché se sono gli istruttori (e chi è più specializzato nell’ambito della sicurezza) a trovarsi in una situazione di questo tipo, in cui sono state messe in pericolo delle vite, significa che qualcosa non ha funzionato ed è per questo che sono state avviate sia le verifiche interne sia una procedura penale (quest’ultima nei confronti dei minorenni n.d.r)”.

È un duro colpo per l’immagine della polizia. Cosa ha detto agli agenti coinvolti?
“Direttamente a loro non ha detto niente, ma sia il comandante che il vice comandante hanno sentito le parole “pesanti” che di solito usa il direttore… che non tollera queste situazioni, perché creano situazioni di disagio e incrinano l’immagine della polizia cantonale. Con un singolo fatto si vanificano tutti gli sforzi fatti quotidianamente a tutela della protezione delle persone e dei beni di questo territorio”.

Ha già in mente correttivi? Ad esempio, ha ancora senso fare esercitazioni in centro città?
“I correttivi dovranno essere le conseguenze di verifiche interne che sono in corso, per capire quali misure ulteriori debbano essere prese per tutelare la sicurezza durante le esercitazioni… dobbiamo pensare l’impensabile, immaginare l’inimmaginabile, proprio per migliorare ulteriormente la sicurezza… dobbiamo considerare questi elementi come imponderabili, ma comunque considerarli”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Intollerabile.-Ci-saranno-conseguenze-16189798.html

Da www.rsi.ch/news

 

Al via un progetto pilota a Tresa e Losone sulla qualità di vita sostenibile …

Al via un progetto pilota a Tresa e Losone sulla qualità di vita sostenibile …

Comunicato stampa

Ha preso formalmente avvio il progetto pilota del Dipartimento delle istituzioni che mira a stimolare la partecipazione attiva dei cittadini e delle aziende presenti sul territorio alla vita politica dei Comuni di Tresa e di Losone. Con il progetto si intende creare un “Bilancio della qualità di vita residenziale” e della sua sostenibilità che possa essere poi replicato in tutte le realtà comunali. L’iniziativa gode del riconoscimento e del parziale sostegno finanziario dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, attraverso il programma di incentivazione per lo sviluppo sostenibile.  

Da qualche anno la Sezione degli enti locali sta portando avanti una riflessione sul ruolo del Comune nel Ticino in questo inizio di XXI secolo.
Uno degli obiettivi della nuova legislatura sarà quello di concretizzare queste valutazioni nella revisione del quadro normativo che regola il funzionamento del Comune ticinese. In quest’ottica sono stati avviati una serie di progetti innovativi, tra cui si rammentano il Comune socialmente responsabile il Buon Governo locale.  
Inoltre, nell’ambito degli incontri istituzionali, degli eventi e della formazione promossi tra gli enti locali sono emerse una serie di esigenze e di nuovi bisogni ai quali si intende dare seguito, completando l’offerta di iniziative con un nuovo progetto pilota.
Si tratta del Bilancio partecipato della qualità di vita residenziale, il cui obiettivo è quello di tracciare un bilancio della qualità della vita delle persone fisiche e giuridiche residenti in due realtà comunali – Tresa e Losone –  e della relativa sostenibilità. Per farlo la cittadinanza e le aziende del territorio verranno coinvolte attivamente e insieme alle autorità contribuiranno a individuare le aree di intervento per l’attuazione di politiche locali, volte allo sviluppo sostenibile della qualità di vita residenziale. Questo processo consentirà ai partecipanti di riconoscere l’importanza di essere parte integrante di una comunità, andando nel contempo a rafforzare la propria responsabilità individuale.
Gli elementi innovativi di questa proposta sono, da un lato, il collegamento quanto più naturale possibile del linguaggio politico con quello della sostenibilità e, dall’altro, l’innesco di un processo di cambiamento culturale che coinvolga un numero significativo di domiciliati.  
La Sezione degli enti locali insieme alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, alla ditta di consulenza Consultati SA e ai Municipi di Tresa e di Losone svilupperà il progetto pilota nel corso di un intero anno. Un’occasione di prestigio per il Canton Ticino che è sostenuto finanziariamente dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, attraverso il programma di incentivazione per lo sviluppo sostenibile.
Al termine del progetto verrà inoltre realizzato uno specifico manuale, che sarà messo a disposizione di tutti i Comuni, in modo da permettere loro di intraprendere lo stesso tipo di esperienza.     

(Immagine: www.tresa.ch)

Meno fatica, più attenzione: prudenza, rispetto e visibilità

Meno fatica, più attenzione: prudenza, rispetto e visibilità

Comunicato stampa

Sono tre le parole chiave della campagna “Meno fatica, più attenzione” proposta dal progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure, che pongono l’accento sulla sensibilizzazione del sempre crescente numero di utenti di biciclette e di monopattini elettrici.

L’utilizzo sempre più diffuso di biciclette e monopattini elettrici è una tendenza che coinvolge tutte le fasce di età. D’altra parte, anche le statistiche relative agli incidenti riscontrano questo andamento: in particolare per la categoria delle e-bike in Ticino lo scorso anno si sono contati 45 incidenti, di cui 16 con feriti gravi. A titolo di paragone, dai 5 incidenti registrati nel 2013 si era passati a 20 nel 2018.
Si tratta di veicoli comodi, dinamici ed ecologici. Tuttavia, come per tutte le novità, non è semplice essere aggiornati sulle disposizioni di legge e sulle regole comportamentali o trovare un equilibrio nella convivenza con l’utenza stradale. Ad esempio non tutti sanno che prima dei 14 anni non è consentito utilizzare un’e-bike o un monopattino elettrico su suolo pubblico.
Con la campagna “Meno fatica, più attenzione” il progetto di prevenzione Strade sicure quest’anno intende focalizzare l’attenzione su tre aspetti:

  • La prudenza: significa adottare uno stile di guida difensivo e indossare un casco di protezione anche se non obbligatorio;  
  • Il rispetto: inteso come rispetto delle regole, delle persone e dell’ambiente circostante;  
  • La visibilità: il consiglio è di vestire indumenti ad alta visibilità e di ricordarsi l’obbligo di luci accese anche di giorno per tutti i veicoli a due ruote elettrici.  

La campagna sensibilizzerà l’utenza attraverso diversi canali, in particolare sui social, e sarà presente a manifestazioni pubbliche inerenti la mobilità lenta. A questo proposito si ricorda che Strade sicure e Polizia cantonale saranno presenti domenica 23 aprile a slowUp Ticino con uno stand informativo dove sarà possibile mettere alla prova le proprie abilità cimentandosi in una gimcana e partecipando a un concorso a premi.
Parallelamente a queste attività, da parte della Polizia cantonale saranno effettuati controlli mirati atti a verificare il rispetto delle norme vigenti e a sensibilizzare l’utenza a questo specifico ambito, con un occhio di riguardo ai luoghi in prossimità degli istituti scolastici per accrescere la sicurezza in queste zone maggiormente sensibili.
Maggiori informazioni e tutto il materiale informativo su www.stradesicure.ch.  

“Situazione sotto controllo ma bisogna trovare una soluzione”

“Situazione sotto controllo ma bisogna trovare una soluzione”

Norman Gobbi sul blocco delle riammissioni di migranti deciso da Roma

Attualmente (i dati si riferiscono a giovedì scorso) sono circa 300 le persone in Svizzera che secondo l’accordo di Dublino dovrebbero essere ritrasferiti in Italia. “Si tratta di quelle persone che hanno presentato la loro domanda d’asilo in Italia e che successivamente sono entrate in Svizzera. Costoro, secondo appunto l’accordo di Dublino, devono proseguire il loro iter per ottenere l’eventuale asilo nel primo paese in cui hanno fatto richiesta. In Italia, dunque, e non in Svizzera. Da qui la necessità di ritornare in Italia. Se arrivano in Svizzera è perché in Italia hanno trovato difficoltà e dunque tentano di ottenere l’asilo da noi. Ma, come detto, gli accordi internazionali impongono il loro rientro”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Su questo argomento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni si esprime anche a pagina 6. “Qui vorrei sottolineare come la situazione non sia per il momento preoccupante. In Ticino abbiamo infatti solo 14 migranti che avrebbero dovuto essere riammessi dall’Italia. Il numero è destinato però ad aumentare, considerando che la data del 2 maggio fissata da Roma per mettere fine a questo blocco potrebbe essere prorogata. I tempi si allungherebbero e di conseguenza anche le persone che entrano in Svizzera potrebbero aumentare. In questo senso ho scritto alla Segretaria di Stato della migrazione, signora Christine Schraner Burgener, per capire che cosa intenda fare l’autorità federale competente, tenuto conto che purtroppo anche in questo caso i Cantoni non hanno ricevuto alcuna informazione preventiva, ma soprattutto proattiva. Solo in seguito al mio scritto ho potuto sapere che Berna si sta attivando assieme ad altri Stati membri dell’accordo di Schengen presso la commissione europea per chiedere in maniera congiunta all’Italia di ritornare a rispettare questi accordi e quindi di riaccogliere i migranti. Un passo giusto, che pone l’Italia di fronte alle proprie responsabilità e soprattutto al rispetto di accordi internazionali firmati da parte italiana. Allo stesso tempo però anche tutti gli altri Stati europei devono portare avanti quella politica coordinata di riassegnazione dei migranti, che consenta all’Italia di riuscire a sopportare l’arrivo sulle proprie coste dei profughi. Su quest’ultimo aspetto – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – l’azione della Svizzera potrebbe anche profilarsi maggiormente, cercando le migliori soluzioni tra gli Stati europei. Non far parte dell’Unione europea dovrebbe essere un vantaggio per fare da arbitri in una partita in cui tutti cercano di scaricare sugli altri l’assunzione di responsabilità. Vedremo, per concludere, quale sarà l’effetto delle pressioni presso la commissione europea”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 16 aprile 2023 de Il Mattino

Carcere femminile, uno sguardo oltre la cella

Carcere femminile, uno sguardo oltre la cella

In attesa del benestare del Gran Consiglio per la creazione della nuova sezione alla Stampa, un reportage sul mondo carcerario femminile, in Ticino e in Svizzera

Poco meno di due settimane fa il Consiglio di Stato licenziava il messaggio concernente la realizzazione di una nuova sezione femminile al penitenziario cantonale della Stampa. Ne manca una dal 2006. La nuova ala conterrà 11 celle, tra cui una pensata anche per le detenute con bambini fino ai 3 anni. Se fosse già attiva oggi sarebbe occupata al 90%.
Il progetto passerà ora alle valutazioni del Parlamento. Nell’ottica di una sua probabile approvazione, ci vorrebbero poi 20 mesi per la realizzazione. I piani alti delle strutture carcerari ticinesi si stanno già organizzando. “Abbiamo già reperito, in occasione dell’ultima scuola, delle candidate interessate” dichiara Stefano Laffranchini, direttore delle carceri ticinesi. In particolare – ma non esclusivamente – si cercano dei “candidati di sesso femminile”, a cui si ventila la possibilità di lavorare nel nuovo contesto.
La predilezione per guardie carcerarie femminili è dettata soprattutto da “un’affinità comportamentale e mentale”. Il nuovo contesto richiede infatti competenze specifiche, per cui le impiegate dei penitenziari cantonali si stanno già formando.
Naturalmente l’avvento della nuova sezione non cambierà solamente la giornata alle guardie carcerarie, ma anche e soprattutto quella delle detenute, che potranno godere di maggiore libertà. Oggi “arriviamo a far passare loro fuori dalla cella anche sei ore” – informa Laffranchini – “ma questo non sarà mai paragonabile alle attività che potranno svolgere” una volta accessibile la nuova sezione.
Inoltre, alle recluse sarà offerta la possibilità di lavorare e di svolgere una formazione in carcere; possibilità che, contrariamente agli uomini, sotto il regime più duro della Farera è preclusa.

La testimonianza di Mary, guardia carceraria
“Le donne sono un pochino più impegnative degli uomini a livello di carcerazione” racconta Mary ai microfoni della RSI, guardia carceraria dal 1998. “Sono un po’ più furbe”. Lo dice con cognizione di causa, avendo lavorato anche nella sezione maschile. “Gli uomini si capiscono subito, invece con le donne bisogna andare un po’ più a fondo, bisogna capirne la vita personale”.
La guardia saluta con ottimismo la realizzazione della nuova sezione. “In un carcere misto” infatti, spiega, “ci possono essere dei vantaggi e degli svantaggi: per le donne uno degli svantaggi è che vanno accompagnate ovunque si spostano”. Un ricordo esemplificativo: “era un sabato o una domenica, i detenuti maschi erano fuori per il tempo libero nel prato e io dovevo passare in mezzo a 120 uomini con una donna.”
Una delle molte situazioni per le quali Mary crede che “le donne soffrono un pochino di più in carcere”. “Un uomo che vien incarcerato ha sempre l’idea che fuori c’é la madre che si occupa dei figli; quando invece viene incarcerata una madre i problemi sono maggiori”. Spesso fuori dalla cella non c’è nessuno che si può occupare dei bambini e questi vengono allora internati con la mamma.
“Durante i nove anni che sono stata nella sezione femminile ho avuto tre bambini”, racconta. “Il bambino porta un po’ di allegria in carcere, ma le posso dire che, alla sera quando la cella viene chiusa e il piccolo vuole uscire, ti si stringe il cuore”.

Una voce dal canton Vaud
Qualcuno in Svizzera sta già gestendo una sezione interamente femminile. È il caso di David Lembrée, da due anni direttore del carcere La Tuilière, a Loney nel canton Vaud. “Le differenze tra un carcere femminile e uno maschile sono tali da richiedere addirittura una regolamentazione internazionale”.
Questa stabilisce tutta una serie di esigenze, definite dalle regole di Bangkok, che una struttura carcerarie deve soddisfare per accogliere delle donne, “che spesso sono accompagnate da figli”. In tal senso “posso confermare che il mondo carcerario femminile è molto diverso da quello maschile”.
“Contrariamente agli uomini”, spiega Lembrée, “i tre quarti delle donne in detenzione hanno dei figli fuori o nel carcere”. La detenzioni delle madri con figli poi, pone dei problemi particolari come l’allattamento, la necessità di spazi appositi per i bambini e la loro successiva integrazione sociale durante la crescita.
Il reinserimento sociale riguarda però anche le recluse. “Noi insistiamo soprattutto sul rapporto col nucleo famigliare e i figli, e questo prima ancora di un reinserimento professionale” dice il direttore. Senza una precedente integrazione famigliare, “questa persona avrà decisamente maggiori difficoltà a reintegrarsi a livello sociale”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Carcere-femminile-uno-sguardo-oltre-la-cella-16170757.html

Da www.rsi.ch/news

SATI: una realtà in continua evoluzione

SATI: una realtà in continua evoluzione

Comunicato stampa

Il concreto aumento dei cyber-rischi sia nell’ambito professionale sia nell’ambito privato è una diretta conseguenza della digitalizzazione della nostra società. Un fenomeno al quale le Autorità di polizia sono chiamate a rispondere adeguando i propri strumenti di contrasto. In questo senso, è previsto un rafforzamento della Sezione analisi tracce informatiche (SATI) della Polizia cantonale con l’integrazione di alcune figure professionali specialistiche.
Nel corso del 2022 la SATI ha sviluppato 31 inchieste (36 nel 2021), effettuato 101 (72) perquisizioni in supporto ad altri servizi, eseguito 1’026 (1’095) analisi informatico-forensi, elaborato 49 (45) analisi criminali operative, collaborato durante 25 (27) ricerche d’urgenza ed evaso 221 (250) richieste e-mail giunte da utenti o altre autorità. Inoltre, ha fornito un importante supporto alla Polizia giudiziaria e alla Gendarmeria nelle indagini classiche in cui vi erano delle componenti informatiche in gioco. Le attività illecite più frequenti riscontrate sono le truffe denominate Business Email Compromise (BEC) – che hanno generato un danno
economico di circa 1’260’000 franchi – e gli attacchi ransomware. È stato inoltre osservato un aumento di reati in cui l’illecito profitto è stato incassato in cripto-valute.

In queste tipologie d’indagine, una delle difficoltà più grandi risiede nell’identificazione degli autori i quali, operando prevalentemente dall’estero, utilizzano espedienti che permettono loro di mantenere l’anonimato. Pertanto la collaborazione con le polizie estere risulta cruciale: in tredici occasioni la SATI ha infatti collaborato con le autorità estere in base alla Convenzione sulla criminalità informatica di Budapest (che fornisce una base giuridica per la cooperazione internazionale in ambito di indagini), per procedere alla conservazione di dati presenti su server di società ticinesi. Inoltre, un intervento scaturito da una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale da parte delle autorità italiane ha portato alla perquisizione di una società situata nel Sopraceneri e al sequestro di alcuni server, nonché di materiale per l’acquisizione e distribuzione non autorizzata di segnali IPTV, tra i quali Sky e Dazn.

Un aspetto fondamentale resta la formazione, di base e continua, in ambito della cybercriminalità, della criminalità digitale e di quella legata all’evoluzione tecnologica. A questo proposito, lo scorso anno 34 ispettori e ispettrici di Polizia giudiziaria hanno conseguito la certificazione rilasciata dall’Istituto Svizzero di Polizia (ISP) nell’ambito della criminalità informatica. Inoltre, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente l’attività di contrasto a questi fenomeni, è in previsione l’inserimento di figure professionali specialistiche all’interno della SATI.

Quando l’anello debole della sicurezza informatica è il fattore umano, la prevenzione riveste un’estrema importanza. In particolare, vi sono alcuni accorgimenti che ogni utente può adottare per diminuire i rischi. Tra i tradizionali consigli vi è l’invito a diffidare delle e-mail ricevute senza sollecitazione e di cui non si conosce il mittente; a non dare seguito a richieste di pagamento; a usare prudenza se si ricevono e-mail che sollecitano un’azione da parte di chi le riceve e si minaccia altrimenti di conseguenze (perdita di denaro, querela penale, blocco del conto, disgrazia), a non aprire link e allegati in caso di e-mail sospette.
Un altro aspetto cruciale in questo ambito è la protezione degli accessi, fisici e virtuali: in quest’ultimo caso servirsi di password complesse, cambiandole regolarmente e utilizzando combinazioni diverse per i vari servizi online e, se possibile, attivare l’autenticazione a più fattori. Inoltre, un consiglio importante valido in tutti gli ambiti – ma in maniera specifica per le aziende – è mantenere costantemente aggiornati il sistema operativo e gli applicativi (ad esempio antivirus), effettuare delle copie di backup e investire coscienziosamente nella sicurezza della propria infrastruttura informatica e nella formazione dei propri collaboratori e
delle proprie collaboratrici.

È possibile informarsi consultando i siti della Polizia cantonale www.polizia.ti.ch, del gruppo cantonale Cyber Sicuro www.cybersicuro.ch e della Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) https://www.skppsc.ch/it/temi/internet/. Per quanto riguarda invece le segnalazioni è attivo il Centro nazionale per la cybersicurezza (NCSC) all’indirizzo https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home.html.

Un 2022 intenso per i Commissariati di polizia

Un 2022 intenso per i Commissariati di polizia

Comunicato stampa

L’attività dei Commissariati di Lugano, Mendrisio, Bellinzona e Locarno ha conosciuto nel 2022 una sostanziale stabilità per quanto riguarda i casi di violenza più gravi. Gli eventi più efferati, come quelli di omicidio (uno ad Avegno) o come alcuni tentati omicidi avvenuti a Stabio, Agno e Pura hanno impegnato particolarmente gli investigatori e le investigatrici. Un centinaio le costatazioni di decessi, dovuti a infortuni, decessi poi rivelatisi naturali o ad atti propri. Le rapine, gli incendi di grandi dimensioni, come nel Gambarogno e nelle Centovalli, come pure quei reati finanziari che colpiscono principalmente le persone più vulnerabili (ad esempio “money mule” e “romance scam”) si presentano pure con una certa frequenza.

L’attività dei Commissariati si estende su molteplici campi d’investigazione che riguardano prevalentemente la media e grande criminalità. Le inchieste possono quindi comprendere omicidi, rapine, aggressioni, estorsioni, incendi, truffe, appropriazioni indebite e furti, infortuni, scomparse persone e morti sospette. Gli approfondimenti, che possono essere condotti in stretta collaborazione con altre sezioni della Polizia cantonale, concernono in prevalenza la realtà territoriale del distretto di competenza ma, sempre più spesso, possono implicare anche collaborazioni con altri Cantoni svizzeri e/o altre Nazioni.

Tra le inchieste più complesse nel 2022 vi è l’omicidio avvenuto ad Avegno a inizio aprile, quando un giovane ha ucciso la madre all’interno dell’abitazione. Vi è stato poi il tentato omicidio e il suicidio consumatisi a fine luglio da parte di un uomo, che dopo aver ucciso a Cantello (I) con un’arma da fuoco un altro uomo che riteneva rivale in amore, ha raggiunto Stabio e ha ferito gravemente la compagna, per poi togliersi la vita sparandosi. Nel corso dell’anno si contano altri due tentati omicidi in ambito familiare: a Pura a metà marzo una donna ha accoltellato l’ex marito mentre ad Agno, nel mese di agosto, un padre ha ferito il
figlio con un’arma da fuoco.

Per quanto riguarda le rapine si contano 23 episodi sulla pubblica via (26 nel 2021), 2 nelle stazioni di servizio e 7 in abitazioni private. La quasi totalità delle rapine avvenute sulla pubblica via è stata chiarita con l’identificazione e l’arresto degli autori, mentre in un caso la rapina si è rivelata falsa e legata ai problemi finanziari del denunciante. Fra gli eventi di maggior rilievo si segnala una rapina in abitazione nel Mendrisiotto, con vittima una coppia di anziani, commessa da quattro individui mascherati fuggiti poi con la refurtiva. Vi è inoltre stato un caso di tentativo di rapina e sequestro di persona, avvenuto nel Luganese a fine anno. In questa circostanza gli autori hanno aggredito il proprietario mentre lasciava l’abitazione e, dopo averlo percosso, sono fuggiti con il sopraggiungere della polizia.

Altro ambito ad aver impegnato in maniera importante i Commissariati è legato all’infortunistica, con un centinaio di casi nel 2022. Tra gli infortuni più gravi si conta l’incidente aviatorio con esito letale sopra Gordola nel mese di marzo, quando un elicottero ha colliso con i cavi dell’alta tensione facendolo precipitare e, qualche mese dopo in Valle di Blenio, una caduta accidentale durante una gita in montagna ha causato la morte di due adolescenti e un terzo è rimasto gravemente ferito.

Rilevante per l’attività svolta, l’inchiesta nel Gambarogno sull’incendio boschivo che tra fine gennaio e inizio febbraio ha attivato per diversi giorni gli enti di primo intervento e che ha portato anche ad alcune evacuazioni preventive nell’abitato di Indemini. Gli accertamenti hanno permesso di stabilire l’origine colposa dell’incendio, causato da due uomini, poi identificati e interrogati, che durante un bivacco notturno non avevano spento completamente un fuoco. Nello stesso periodo anche nelle Centovalli un incendio di rilevanti proporzioni ha impegnato pompieri e inquirenti.

Per quanto riguarda i reati finanziari, la casistica è molto variegata. In particolare si sono registrate truffe che colpiscono le fasce più fragili della popolazione (ad esempio “money mule” e “romance scam”, per le quali è stata svolta una decina d’inchieste). Hanno fatto parte della casistica trattata dai Commissariati pure alcune inchieste relative a truffe per crediti Covid (in parte approfondite in collaborazione con la Sezione Reati economico-finanziari).